2. - CARATTERISTICHE MICROSCOPICHE DEL LEGNO Sono rappresentate dai caratteri anatomici, osservabili al microscopio. Dal punto di vista anatomico, il legno è costituito da un insieme di tessuti dove per tessuto si intende un insieme di cellule morfologicamente simili ed aventi la stessa funzione: tessuto meccanico costituito da cellule allungate in senso assiale, a parete ispessita; assicura la resistenza meccanica dell albero alle sollecitazioni esterne e al peso della chioma. Nelle Conifere le cellule meccaniche hanno funzione di conduzione, mentre nelle Latifoglie le due funzioni sono espletate da cellule appartenenti a tipologie differenti; tessuto conduttore i tessuti conduttori sono lo xilema e il floema. Lo xilema conduce la linfa grezza, il floema la linfa elaborata, Ai fini del riconoscimento del legno interessa soltanto lo xilema; anch esso è costituito da cellule allungate in senso assiale, con la parete più o meno ispessita; permette il flusso delle soluzioni dalle radici alle foglie; tessuto parenchimatico di riserva costituito da cellule parenchimatiche con disposizione sia assiale che radiale; nell alburno hanno funzione di deposito di sostanze di riserva e sono generalmente vive, nel durarne possono venire utilizzate come deposito di sostanze di scarto della pianta; nelle dicotiledoni il durame è formato da cellule morte. tessuto secretore costituito da cellule con funzione secernente, che tappezzano canali e cavità tra le cellule meccaniche. 2.1.Organizzazione dei tessuti xilematici nel fusto Conifere e Latifoglie hanno una diversa organizzazione dei tessuti xilematici: a) Le conifere producono legno omoxilo: così chiamato in quanto il tessuto meccanico e quello conduttore sono costituiti da cellule strutturalmente uguali ed aventi duplice funzione che si differenziano essenzialmente solo nelle dimensioni. tessuto conduttore tessuto meccanico tessuto di riserva tessuto secretore tracheidi fibrotracheidi (nel legno tardivo) tracheidi fibrotracheidi (nel legno tardivo) Cellule parenchimatiche assiali Cellule parenchimatiche radiali Cellule epiteliali dei canali resiniferi Distribuzione percentuale dei diversi tipi cellulari: 13
tracheidi 89-95% cellule dei raggi 4-10% cellule parenchimatiche <1% cellule secretrici <0,5% b) Le latifoglie producono legno eteroxilo: il tessuto meccanico è formato da cellule strutturalmente diverse rispetto al tessuto conduttore; il legno appare eterogeneo per la presenza di cellule di tipo diverso. tessuto conduttore tessuto meccanico tessuto di riserva tessuto secretore trachee tracheidi vascolari tracheidi vasicentriche fibre fibrotracheidi fibre libriformi Cellule parenchimatiche assiali Cellule parenchimatiche radiali cellule secretrici di vario tipo La distribuzione percentuale dei diversi tipi cellulari è più variabile che nelle Conifere, in relazione alla costituzione anatomica in generale si può avere: vasi 8-40% cellule dei raggi 5-29% 14
Esempi di cellule del legno: 1.trachidi assiali primaticce (Pino silvestre); 2.parte di 1 ingrandito (2:1); 3.confronto tra tracheiti assiali primaticce (a sinistra) e tardive (a destra, non in scala); 4.raggio parenchimatico con e senza tracheidi radiali ; 5. fibre (Quercia); 6.fibrotracheidi; 7.fibre libriformi; 8. parenchima assiale; 9.elementi vasali; 10. tracheide vasicentrica. A sinistra: legno omoxilo; a destra: legno eteroxilo 15
A sinistra: legno omoxilo; a destra: legno eteroxilo 2.2.La parete cellulare La parete cellulare di una cellula legnosa matura è composta da più strati: lamella mediana (M); parete primaria (P); parete secondaria :- S 1 - S 2 ; - S 3 ; strato verrucoso (W). 2.2.1. Lamella mediana Funge da sostanza cementante tra due cellule adiacenti. Contiene pectine e lignina ed è priva di cellulosa. Dapprima elastica, durante il processo di lignificazione viene fortemente lignificata, diventando rigida. La lamella mediana radiale è più lignificata di quella tangenziale: questo modifica le caratteristiche dei ritiri radiali e tangenziali. 2.2.2. Parete primaria Molto sottile, non può essere distinta dalla lamella mediana nelle preparazioni microscopiche, in quanto si colorano in modo simile. Quindi, in sezione, osservata al microscopio ottico, le due pareti primarie di due cellule adiacenti, con in mezzo la lamella mediana, appaiono come un unico strato chiamato lamella mediana composta. E l unico involucro cellulare di una giovane cellula in accrescimento; contiene poca cellulosa (da 5 a 25%) che funge da impalcatura, e notevoli quantità di emicellulose e di pectine. 16
2.2.3. Parete secondaria E la più cospicua come spessore; al microscopio elettronico la parete secondaria di una cellula matura appare costituita da più strati: S 1 a contatto con la parete primaria; S 2 ; intermedia e di elevato spessore S 3 verso il lume cellulare (solo nelle Latifoglie). Ciascuno di questi strati è a sua volta divisibile in strati più sottili. Dei tre strati, S 2 è quello più spesso, e quindi condiziona lo spessore dell intera parete cellulare. Misurazioni su tracheidi hanno dimostrato che lo strato S 2 può arrivare a costituire l 80% dell intera parete. La parete secondaria contiene molta cellulosa, la cui percentuale aumenta andando verso il lume cellulare. 2.2.4. Strato verrucoso Non è sempre presente, pare sia costituito dai residui del protoplasma. Assume importanza quando si deposita a livello delle punteggiature (punteggiature vestite), permettendo una chiusura migliore delle stesse. 2.3.Descrizione degli elementi cellulari Trattando il legno con tecniche particolari (macerazione), sciogliendo la sostanza cementante contenuta nella lamella mediana che le unisce, è possibile isolare le varie cellule che lo compongono. In questo modo si possono evidenziare i seguenti tipi cellulari: Conifere Latifoglie Tracheidi Fibrotracheidi Cellule parenchimatiche Elementi vasali o trachee Fibre Tracheidi Fibrotracheidi Cellule parenchimatiche 2.3.1.Tracheidi Sono cellule morte cave, di forma affusolata, piuttosto lunghe (fino a 6mm). Hanno parete lignificata, ispessita e parte terminale appuntita e cieca. Possono avere direzione sia assiale che radiale. Comunicano tra di loro mediante interruzioni della parete chiamate punteggiature areolate. Si trovano sempre nelle Conifere, ma anche in qualche Latifoglia. 2.3.1.1. Conifere Il 90% del volume del legno di Conifera è composto da tracheidi assiali. Queste sono sottili cellule la cui lunghezza può arrivare ad essere fino a 200 volte il diametro, variando tra i 3 e 5mm. La morfologia varia tra legno primaticcio e tardivo: legno primaticcio le tracheidi hanno sezione poligonale-quadrata, con parete relativamente 17
sottile e lume cellulare ampio; hanno punteggiature areolate sulle pareti radiali; la parte terminale della cellula appare arrotondata in sezione radiale; legno tardivo le tracheidi tardive, più lunghe del 10% rispetto a quelle primaticce, tendono ad avere sezione rettangolare, schiacciata in senso tangenziale; la parete è molto più ispessita, il lume cellulare si riduce sempre più avvicinandosi al termine dell anello; le punteggiature areolate sono più piccole, spesso presenti anche sulle pareti tangenziali; la parte terminale appare appuntita. Tracheiti osservate nelle tre direzioni anatomiche fondamentali A sinistra: tracheite assiale; a destra: punteggiature sulle pareti longitudinali della tracheide Le tracheidi radiali, presenti in alcuni legni (Abete rosso, Lance, Pini, Douglasia), si trovano a margine o frammiste al tessuto parenchimatico radiale: sono notevolmente più piccole rispetto a quelle assiali (lunghezza max. 0,1-0,2mm), di forma irregolare; la parete interna può essere liscia, ondulata o 18
dentellata (carattere importante ai fini diagnostici). Anche le tracheidi radiali hanno punteggiature areolate. La conduzione dei liquidi nel legno delle Conifere avviene solo attraverso delle discontinuità della parete delle tracheidi assiali, le punteggiature areolate, in quanto le estremità delle cellule sono chiuse. Il movimento quindi risulta piuttosto lento e con direzione ascendente non rettilinea. Di norma, le punteggiature appaiono in coppia. (A) punteggiatura areolata:1, parete secondaria; 2, lamella mediana; 3, membrana; 4, toro; 5, apertura della punteggiatura; 6, camera della punteggiatura. (B) Come in A, ma la punteggiatura è aspirata. (C) punteggiatura nelle Latifoglie, senza toro. (D) punteggiatura semi-areolata. (E) punteggiatura semplice. Vista frontale di una punteggiatura areolata(f) e di una punteggiatura semplice (G); Morfologia differente delle tracheidi: a parete più spessa nel legno tardivo (a destra), a parete più sottile nel legno primaverile (a sinistra); Fila di tracheiti in direzione radiale, rappresentanti 1 anno di accrescimento. 19
2.3.2. Elementi vasali (o trachee) Presenti solo nelle Latifoglie, sono cellule morte cave, a parete lignificata con le estremità perforate. Sono più brevi delle tracheidi, di forma cilindrica e tozza, spesso più corti che larghi. I vari elementi vasali si sovrappongono a formare i vasi, strutture a forma di tubo, di lunghezza indeterminata, nelle quali il movimento della linfa verso l alto avviene in modo rettilineo, quindi più velocemente rispetto alle tracheidi. In sezione trasversale, i vasi possono essere solitari o riuniti in catene o gruppi; i vasi solitari generalmente hanno forma circolare od ovale, mentre quelli raggruppati hanno forma più o meno irregolare. Le frecce indicano i vasi osservati nelle tre direzioni anatomiche fondamentali A sinistra:particolare del vaso; a destra: vasi osservati al microscopio su sezione trasversale 2.3.2.1 Caratteri della parete degli elementi vasali Ispessimenti elicoidali Perforazioni (o placche di perforazione) Costituiscono la parte terminale dell elemento vasale, attraverso la quale le trachee si collegano l una all altra a formare il vaso. Possono essere semplici o multiple: in quelle semplici (più evolute) la parete terminale manca completamente, o lascia solo un cercine attorno al vaso, 20
Punteggiature così che il flusso di linfa non trova alcun ostacolo nella sua risalita; quelle multiple presentano residui più o meno abbondanti delle pareti divisorie tra gli elementi vasali, che formano placche perforate di vario tipo: nelle perforazioni scalariformi sono presenti barre trasversali, in quelle foraminate la placca si presenta perforata da fori ovali più o meno numerosi. La placca di perforazione può essere orizzontale od obliqua. Sono di due tipi, intervasali e raggio-vaso. Le prime si aprono sulle pareti adiacenti tra due vasi: sono sempre areolate, molto più piccole e numerose rispetto a quelle delle Conifere; sono visibili in tutte le sezioni longitudinali in quanto ricoprono tutta la parete del vaso. Le punteggiature raggio-vaso si aprono in corrispondenza del parenchima radiale: possono essere uguali a quelle intervasali o diverse per dimensioni, forma e densità. Le punteggiature nelle Latifoglie sono prive di toro: possono talvolta presentare incrostazioni (vestured pit). A sinistra: parte terminale dell elemento vasale che consente il collegamento fra un elemento e quello successivo; a destra: particolare della perforazione. 21
In alto: vari tipi di perforazioni (semplice, scalariforme, foraminata); in basso: perforazioni osservate al microscopio a scansione elettronica: semplice (a sinistra), scalariforme (a destra); A sinistra: punteggiature osservate al microscopio a scansione elettronica; a destra: disposizione delle punteggiature sulle pareti dei vasi delle Latifoglie (scalariformi, opposte, alternate). 2.3.2.2 Tille Con la duramificazione, i vasi perdono la funzione di conduzione: questi vengono svuotati e, in molte specie con vasi larghi, occlusi con tille. Esse consistono in una fuoriuscita nel lume del vaso di materiale (protoplasma, sostanze di deposito) proveniente da cellule parenchimatiche assiali o radiali attraverso le punteggiature Tille:a sinistra osservate in sezione longitudinale; a destra in sezione trasversale. 2.3.3. Fibre Presenti solo nelle Latifoglie, dove costituiscono fino al 50% del volume totale, sono cellule morte con funzione principale di sostegno meccanico. Simili alle ureolate tardive, hanno forma allungata (tra 1 e 2mm) e diametro sottile (0,0-0,05mm). Le estremità sono chiuse, talvolta con forche o denti. La parete, con punteggiature semplici o ureolate, può essere grossa o sottile, e il lume ampio o molto ristretto. Pur dipendendo dalla specie, questo carattere è anche in relazione al periodo di produzione delle cellule: in generale le fibre tardive più vicine al limite dell anello hanno parete più grossa e lume sottile e appiattito in senso tangenziale rispetto a quelle primaticce. Carlquist (1988) definisce complessivamente ureolate e fibre delle Latifoglie come elementi tracheali imperforati, mettendo in evidenza come in realtà non ci sia una vera e propria distinzione 22
tra i vari tipi cellulari: sono infatti presenti tutte le forme di transizione, data l origine filogenetica comune, all interno delle quali vari Autori hanno cercato parametri più o meno arbitrari per definire le diverse categorie cellulari. Carlquist distingue: tracheidi fibrotracheidi fibre libriformi cellule con punteggiature aereolate relativamente abbondanti (suddivise in tracheidi vascolari e tracheidi vasicentriche, anche se è una suddivisione piuttosto artificiosa) elementi tracheali imperforati con punteggiature aereolate meno dense, aventi diametro inferiore e bordo più sottile; possono avere anche limitata funzione di trasporto; elementi tracheali imperforati con punteggiature semplici, sparse, con apertura della punteggiatura ellittica; hanno lunghezza e diametro inferiore alle fibrotracheidi e lume più sottile. Fibre 2.3.4. Parenchima E costituito da cellule prismatiche, più piccole delle altre cellule legnose, lunghe circa 0,1-0,22mm e larghe 0,01-0,05mm. Esse presentano sempre un contenuto cellulare: il parenchima dell alburno, formato da cellule vive, contiene materiale cellulare (protoplasto) e sostanze di riserva (amidi, tannini, grassi, resine); nel durame invece le cellule parenchimatiche muoiono e vengono riempite con varie sostanze, dette duramificanti, talvolta cristalline. Le sostanze di riserva (soprattutto gli amidi) sono utilizzate dalla pianta al momento del risveglio vegetativo. Danni di diverso tipo al cambio possono stimolare la produzione di ammassi anomali di parenchima all interno del legno. La parete è abbondantemente lignificata e punteggiata da punteggiature semplici, in comunicazione fra di loro o con le punteggiature areolate dei vasi; normalmente è più sottile rispetto a quella degli elementi di conduzione. Il parenchima è organizzato in: parenchima assiale costituito da cellule disposte in catene singole o multiple aventi direzione parallela all asse del fusto; generalmente scarso o assente nelle Conifere, è invece sempre presente nelle Latifoglie; parenchima radiale costituito da cellule disposte in nastri, uni o pluriseriati, aventi direzione perpendicolare all asse del fusto; è presente sia nelle Conifere che nelle Latifoglie. 2.3.4.1. Parenchima assiale Nelle Latifoglie il parenchima assiale è generalmente presente, talvolta in quantità piuttosto abbondante, tanto che può risultare visibile ad occhio nudo (Querce); nelle Conifere vi sono legni nei quali manca (Pini, Picee, Tasso), o è presente in quantità piuttosto scarsa (Tsuga, Douglasia); in generale comunque anche nelle specie che lo presentano (Cipresso, Cedro) è in quantità minore rispetto alle Latifoglie, e spesso difficilmente distinguibile anche mediante l osservazione 23
microscopica. L osservazione del legno in sezione trasversale permette di riconoscere la diversa distribuzione nell anello delle cellule parenchimatiche assiali: su questa base è stata stilata una classificazione utile per la descrizione anatomica: Conifere Latifoglie assente raro presente diffuso zonato a bande paratracheale discontinuo vasicentrico aliforme confluente apotracheale diffuso diffuso zonato terminale a bande terminali iniziali Disposizioni del parenchima assiale in sezione trasversale 24
Parenchima assiale nelle Latifoglie 2.3.4.2. Parenchima radiale In base alla forma della cellula e all orientazione rispetto all asse del fusto si distinguono diversi tipi di cellule parenchimatiche radiali: cellule parenchimatiche procombenti hanno forma prismatica con l asse cellulare più lungo parallelo alla direzione del raggio; cellule parenchimatiche quadrate hanno forma più o meno cubica; cellule parenchimatiche rette hanno forma prismatica con l asse cellulare più lungo parallelo all asse del fusto. Le cellule parenchimatiche radiali si organizzano a formare i raggi, strutture sempre presenti sia nelle Conifere, dove costituiscono il 5-10% del volume totale del legno, che nelle Latifoglie, dove costituiscono dal 5 al 30% del volume totale. Le Conifere hanno raggi costituiti unicamente da una unica fila (raramente due file) di cellule procombenti. L altezza dei raggi varia a seconda della specie: infatti il numero delle assise di cellule può variare da 1-2 fino a oltre 40-50. La composizione cellulare del raggio può essere omogenea o eterogenea: nel primo caso il raggio è costituito esclusivamente da cellule parenchimatiche; nel secondo caso sono presenti anche tracheidi con andamento radiale (tracheidi del raggio o radiali) e canali resiniferi radiali. Questo carattere è legato alla specie, ed è quindi utilizzato nel riconoscimento dei legni: raggi omogenei raggi eterogenei Abete bianco, Cedro, Cipresso, Tasso Lance, Picee, Pini, Douglasia Campi d incrocio (solo nelle Conifere): zona delimitata (in sezione radiale) dall incrocio tra le tracheidi verticali e le cellule parenchimatiche radiali. Ha importanza diagnostica. Punteggiature semplici: differiscono dalle punteggiature areolate in quanto la parete secondaria non si innalza a coprire la parete primaria. Non hanno toro. Sono presenti sulle pareti delle cellule parenchimatiche: particolarmente visibili nei campi d incrocio, in base alla forma sono state classificate a fini diagnostici. 25
Punteggiature tipiche: A, cupresoidi; B, Piceoidi; C, Pinoidi; D, Fenestriformi; E, Taxodioidi Parenchima radiale o raggi parenchimatici nelle Conifere Le Latifoglie hanno raggi composti unicamente da cellule parenchimatiche (mancano tracheidi radiali e canali secretori radiali); i raggi possono essere uniseriati o pluriseriati, a seconda del numero di file cellulari che li compongono. Talvolta più raggi uniseriati si aggregano in una struttura frammista a fibre che ad una osservazione macroscopica appare come un raggio pluriseriato: questa formazione viene detta raggio aggregato o falso raggio. Inoltre, raggi con spessore diverso possono essere presenti anche nello stesso legno. Il carattere spessore dei raggi è utilizzato nel riconoscimento dei legni: raggi uniseriati Castagno, Salici, Pioppi, Ippocastano; raggi multiseriati Querce, Olmo, Robinia, Platano, Faggio; raggi aggregati o falsi raggi Ontano, Carpino. I raggi multiseriati possono essere larghi diverse file di cellule, fino ad essere ben visibili ad occhio nudo (Querce, Faggio): macroscopicamente questo carattere nelle sezioni longitudinali costituisce 26
le specchiature e le lenticelle, che conferiscono un certo valore estetico al legno. Orientamento dei raggi parenchimatici in un albero in piedi; A sinistra: raggio uniseriato; a destra: raggio uniseriato osservato in sezione tangenziale al microscopio; 27
A sinistra: raggio contenente un raggio;a destra: raggio contenente un canale resinifero in sezione tangenziale osservata al microscopio; Raggi pluriseriati in sezione tangenziale Le cellule radiali possono avere forma diversa; si distinguono: raggi omocellulari composti da cellule della stessa forma (procombenti, o quadrate, o rette) raggi eterocellulari composti da cellule di forma diversa (procombenti + quadrate, procombenti + rette, quadrate + rette) Raggi omocellulari ed eterocellulari nelle sezioni tangenziali (a sinistra) e radiali (a destra) 28
2.3.5. Canali e spazi intercellulari a funzione secretrice Sono spazi schizogeni, tra le cellule legnose, formanti canali assiali e radiali, di lunghezza Indeterminata, o tasche di vario tipo, tappezzati da epitelio secernente. Conifere canali resiniferi; tasche di resina; Latifoglie dotti o canali gommiferi. 2.3.5.1 Canali resiniferi Sono sempre presenti in alcune specie di Conifere (Pini, Abete rosso, Douglasia. La,ice); si estendono sia assialmente tra le tracheidi che radialmente entro i raggi. Danneggiamenti al cambio (ferite, traumi da freddo, etc.) possono indurre la formazione di canali resiniferi traumatici anche nelle specie normalmente prive: questi si riconoscono in quanto generalmente sono molto abbondanti e concentrati in una unica zona del legno. A sinistra: canale resinifero in sezione trasversale; a destra evidenziate in verde le cellule secretici del canale resinifero Confronto fra canale resinifero (a sinistra) delineato da cellule secretici e vaso (a destra) delineato da una parete propria. 2.3.5.2 Tasche di resina Nei legni resinosi si possono trovare al limite di un anello discontinuità di forma lenticolare riempite di resina, piuttosto lunghe anche assialmente. Costituiscono un serio difetto tecnologico. 2.3.5.3 Dotti o canali gommiferi Sono il corrispondente nelle Latifoglie dei canali resiniferi. Possono essere assiali o radiali, normali o traumatici. Nei legni di zone temperate di importanza commerciale non se ne trovano. 29
2.4 Riconoscimento della specie botanica mediante l osservazione microscopica di campioni xilematici Diversi sono i motivi che possono indurre il tecnico a dover effettuare il riconoscimento della specie legnosa di un dato legno. È superfluo ricordare infatti che il legno è costituito da elementi tali che ne fanno un materiale tipicamente anisotropo e dalle caratteristiche fisiche e meccaniche le più svariate, in dipendenza della specie e, per una medesima specie, di varie altre contingenze intervenute durante il processo di accrescimento della pianta che quel legno ha prodotto. Non solo ragioni di carattere scientifico, ma anche quesiti di carattere professionale possono essere alla base dell esigenza di conoscere le potenzialità che questa tecnica offre come strumento adatto ad accrescere la conoscenza di un prodotto che, pur se noto da sempre, sembra costantemente nascondere importanti segreti riguardo la sua organizzazione cellulare e subcellulare. Se, infatti, con una chiave diagnostica macroscopica come quella riportata nella pagina seguente può risultare relativamente agevole il riconoscimento di legni della fascia climatica temperata e fredda, non altrettanto semplice può risultare l accertamento di specie utilizzate in aree geografiche sub-tropicali, tropicali ed equatoriali, esportate ormai in tutto il mondo. A causa della crescente presenza sul mercato di legname da opera proveniente da Paesi africani, americani ed Est-asiatici, è sempre più sentita la necessità di ricorrere ad analisi microscopiche mirate all accertamento della specie botanica di appartenenza in tutti quei casi in cui l esame a vista non è sufficiente a rassicurare il committente di una fornitura circa l effettiva specie legnosa di appartenenza. Con l osservazione microscopica è, infatti, possibile pervenire in modo certo alla definizione della specie legnosa senza che, per altro, sia necessaria un attrezzatura particolarmente complessa e costosa. La combinazione della forma, dimensione, distribuzione e frequenza con la quale i diversi elementi che costituiscono il tessuto xilematico (vasi, fibre, cellule parenchimatiche, ecc.) vanno a caratterizzare il materiale oggetto di esame, determina una sorta di combinazione unica ed inconfondibile, caratteristica di ciascuna delle migliaia di specie legnose presenti in natura. Se da un punto di vista concettuale il riconoscimento consiste, in definitiva, nel confrontare campioni del legno incognito con testimoni in precedenza acquisiti, una certa perizia è richiesta nella preparazione del materiale e nelle successive fasi attraverso le quali occorre operare, previa attenta osservazione, una graduale esclusione di interi gruppi di specie al fine di individuare quella esatta. Di seguito si riporta la sequenza di operazioni da compiere per preparare i campioni da sottoporre ad osservazione microscopica. 1. Mediante l uso di un microtomo si procede all esecuzione di sezioni sottili, dell ordine di 10 20 micron di spessore, ritratte dalle facce, anatomicamente ben orientate, di blocchetti di forma parallelepipeda del legno da esaminare. Occorrerà ricavare almeno 5 10 sezioni per ognuna delle direzioni anatomiche fondamentali, avendo l accortezza di orientare le facce radiale e tangenziale in modo che l asse longitudinale delle fibre sia parallelo alla direzione di taglio. Per evitare di sottoporre l utensile da taglio a sforzi eccessivi è bene che lo spigolo dei suddetti prismi non superi i 7 10mm di lunghezza,adottare corretti angoli di spoglia e di attacco (per stabilire le inclinazioni più adatte è bene effettuare alcune prove prima di ciascuna serie di tagli). E altrettanto utile precisare che mentre per legnami teneri (pioppi, betulle, alcune conifere, ecc.) è sufficiente una leggera idratazione del blocchetto prima dell effettuazione del taglio micrometrico, per specie dure (querce, latifoglie esotiche, ecc.) è preferibile immergere i blocchetti, per tempi variabili da qualche ora ad alcuni giorni, in opportune soluzioni (per es.: alcool metilico e glicerina in parti uguali) atte ad agevolarne la successiva microtomia. 2. Al fine di far apparire nitidamente le pareti cellulari è necessario ricorrere alla colorazione delle sezioni appena ottenute mediante l immersione delle stesse in apposite soluzioni. Delle diverse opportunità che per questo scopo si presentano qui riportiamo quella definita della colorazione differenziale Safranina - Verde rapido. Previo risciacquo in acqua 30
demineralizzata, le sezioni sono immerse, per un tempo variabile da 30 a 60 minuti, in una soluzione all 1% di safranina in solvente rappresentato da acqua - alcool etilico al 50%. Questo passaggio consente di esaltare cromaticamente le componenti lignificate, colorandole in rosso. Dopo il risciacquo in acqua corrente fino ad ottenere il totale allontanamento del colore non fissatosi, le sezioni vengono immerse per 10 minuti in 4 cambi di alcool al rispettivamente al 30, 50, 70 e 95%. Quindi si procede all immersione, per un tempo non superiore al minuto, in soluzione all 1% di verde rapido (Fast Green) in una miscela costituita in peso per il 25% da olio di garofano e per il 75% da alcool etilico. Questo pigmento si fissa nelle membrane cellulosiche. Al risciacquo in alcool assoluto segue l immersione per 10 minuti in xilolo. Le sezioni a questo punto sono pronte per il montaggio su vetrino che avverrà, previo utilizzo di eugenolo come chiarificatore, mediante l inclusione, con balsamo del Canada, tra porta-oggetto e copri-oggetto. 3. Come sopra accennato l osservazione al microscopio non pone particolari difficoltà, potendosi eseguire con apparecchi dotati di più obiettivi. Un ingrandimento totale fino a 400x è più che sufficiente a risolvere i più frequenti casi di osservazione. 4. Il confronto con materiale noto, tappa finale che costituisce la fase risolutiva del riconoscimento, sarà possibile grazie alla consultazione di atlanti microfotografici o, nei casi più incerti, ricorrendo alla preparazione di sezioni analoghe (testimoni) prelevate da campioni legnosi di cui si conosce con certezza la specie legnosa. 31