Roma e il Lazio tra reges e principes Tra VII e VI secolo inizia però ad affermarsi un nuovo tipo di scambio: negli empori sulla costa tirrenica, controllati dalle città Etrusche, si verificano nuovi contatti con i greci, come a Gravisca, porto di Tarquinia, dove nasce un santuario con dediche di mercanti non aristocratici provenienti dalla Grecia (Sostratos di Egina). Nel corso del VI secolo gli spazi dello scambio sono ormai integrati nella città: così a Roma, nell area del Foro Boario, presso il porto sul Tevere. Ai legami personali aristocratici e alla garanzia della divinità si sostituisce la città come istituzione. VIII-VII secolo (periodo Orientalizzante), tombe di Praeneste (Lazio) e di Cerveteri (Etruria): oggetti in metallo da area orientale (siro-fenicia, ittita): materializzano il prestigio dei capi aristocratici (keimelion: termine greco omerico, indica il dono di prestigio). Mentre in ambito greco il dominio delle aristocrazie viene a limitarsi già durante l VIII secolo, e dunque questi oggetti venivano dedicati nei santuari, nel mondo etrusco-laziale perdura a lungo il predominio degli aristocratici (principes) sulla società, e gli oggetti di prestigio vanno ad arricchire le tombe familiari, di solito in forme monumentali (tumuli). Il rituale funerario era poi anche collegato con dei ludi funebri presso la tomba (culto degli antenati).
Tessera hospitalis in avorio (inizi VI sec.) dal tempio di S. Omobono a Roma, con nome etrusco Araz Silqetenas Spurianas : il riferimento a Sulcis, centro fenicio in Sardegna, fa pensare ad un personaggio coinvolto nel commercio di alto livello: il nomen gentis riporta alla gens Spurinna di Tarquinia, nota in età arcaica.
Residenze monumentali aristocratiche (regiae): conosciamo quelle di Murlo e Acquarossa in Etruria. A Murlo (SI) il palazzo risale al VII-VI secolo a.c., è costituito da un cortile con peristilio, sul quale si affaccia in posizione centrale un vano aperto (tradizione orientale dell iwan): stessa posizione e funzione del tablinum della casa etrusca e romana nei confronti dell atrium. Di fronte a tale vano si colloca un tempio dedicato probabilmente al culto degli antenati (come sarà il larario della casa romana): un acroterio raffigura probabilmente uno dei progenitori mitici dei proprietari.
Murlo (c. 580 a.c.): in alto: lastra di rivestimento con divinità vestite come magistrati e sacerdoti su selle curuli, con asce bipenni e litui (simboli del potere laico e religioso). In basso: matrice di lastra di rivestimento che raffigurava personaggi a banchetto su klinai al modo greco.
Acquarossa (VT), palazzo: portico C decorato da lastre di terracotta, con scene mitologiche relative all accoglienza tra gli dei di eroi. Databile al 530 circa, riflette una concezione diversa della regalità rispetto al palazzo di Murlo, in quanto l edificio sacro è fuori del palazzo: il princeps dipende dunque da una legittimazione religiosa esterna, mentre a Murlo il culto degli antenati si svolgeva all interno del palazzo. Anche i temi della decorazione figurata sono diversi rispetto a Murlo: ad Acquarossa, l apoteosi di Eracle viene usata per legittimare il potere del princeps, grazie alla speciale predilezione divina, mentre a Murlo bastava la discendenza dagli antenati. palazzo tempio
Acquarossa: lastre di rivestimento con giocolieri e scene di banchetto. I temi raffigurati nelle regiae arcaiche riportavano alla vita di corte, ed erano di solito: -Ludi -Banchetto -Assemblea divina con apoteosi -Nozze
Lavinio: lastra di rivestimento in terracotta, con processione di accoglimento di un antenato mitico tra le divinità. La processione in cui si alternano cavalli terrestri e alati, presente anche in altre lastre di età arcaica del Lazio (Velletri), riporta alla ierogamia del princeps defunto in parallelo con quella del suo successore.
Roma: lastre di terracotta dalla Regia (abitazione del rex sacrorum, il sacerdote erede delle funzioni sacre dei re) nel Foro romano: rappresentazioni legate al mondo aristocratico dei Tarquini (cavalieri; minotauro come esempio di conquista della regalità da parte di Teseo dopo aver superato una prova).
Vasi potori per i simposi: in ceramica di importazione greca (corinzia e attica); in bucchero etrusco.
Cerveteri (Caere): necropoli della Banditaccia, tumulo II
Tarquinia, tomba degli Auguri. Personaggio vestito di porpora seguito da schiavo con sella curule: magistrato defunto che assiste sotto forma di personaggio mascherato ai suoi ludi funebri (M. Torelli)?
Tomba degli Auguri, ludi funebri: scena di lotta
Tarquinia. Tomba degli Auguri (VI secolo a.c.): porta dell Ade
VULCI museo etrusco di Villa Giulia: scultura funeraria raffigurante un centauro in pietra locale (inizi VI sec.).
CAERE tomba del capitello eolico (VI sec.)
CAERE tomba del capitello eolico (VI secolo): pianta che riprende quella della casa etrusca ORVIETO tempio del Belvedere (V sec.)
MARZABOTTO case etrusche (V secolo): schema della casa romana tradizionale cubiculum tablinum triclinium atrium
MARZABOTTO città etrusca di nuova fondazione V secolo
ROMA templi di S. Omobono (Fortuna e Mater Matuta), fondati da Servio Tullio, ricostruiti nel IV sec. a.c.
Tempio arcaico di S. Omobono
Roma, tempio arcaico di S. Omobono - scultura acroteriale fittile, gruppo di Ercole e Minerva: richiama la propaganda del tiranno Pisistrato di Atene che nello stesso periodo di Servio Tullio si paragonava ad Eracle protetto da Athena.
Muro di fondazione al di sotto del giardino del Palazzo dei Conservatori (A), oggi visibile nel Museo dei Conservatori. Tempio di Giove Capitolino (Iuppiter Optimus Maximus): pianta dei resti della piattaforma e dei muri di fondazione conservati al di sotto del giardino del Palazzo dei Conservatori (A), del Palazzo Caffarelli (B), e del suo giardino (E). Piattaforma sul lato postico del tempio: C. Muro vicino all angolo SW del tempio: D.
Tempio di Iuppiter Optimus Maximus(Giove Capitolino) a Roma: iniziato da Tarquinio Prisco, completato nel 509 a.c. Secondo le fonti era un tempio a tre celle, di tipo etrusco; la cella centrale era riservata a Giove, le laterali a Giunone e Minerva. Distrutto e ricostruito più volte, al di sotto dei palazzi sul Campidoglio ne resta solo la piattaforma di fondazione, che consente varie interpretazioni, secondo che si consideri come destinata ad essere vera e propria fondazione dell edificio, oppure solo di una platea architettonica, più grande del tempio. Pianta dei resti attualmente conservati (stessa scala) Gjerstad Castagnoli / Stamper Sommella Mura
Tempio di Giove Capitolino: A sinistra, ricostruzione della facciata secondo l ipotesi Gjerstad Sommella, e a sinistra la facciata del Partenone, alla stessa scala. Come si vede, la ricostruzione di Gjerstad e Sommella Mura implica dimensioni eccessive in confronto a quelle dei templi contemporanei, anche se le architetture etrusco-italiche erano interamente lignee e rivestite di terracotta, mentre i templi greci erano quasi integralmente litici.
Ricostruzione del colle capitolino tra V e IV secolo a.c. Vulca di Veio: nome tramandato dalle fonti come il coroplasta (modellatore di plastica fittile) che aveva realizzato le statue di culto e la quadriga sulla sommità del tempio. Tale notizia attesta la presenza a Roma di artisti etruschi, probabilmente influenzati dall arte ionica greca, come quelli attivi nel tempio di Portonaccio a Veio, databile alla fine del VI secolo. Iuppiter, Iuno, Minerva Iuno Moneta Ops CAPITOLIVM Fortuna e Mater Matuta ARX FORVM
Tempio tuscanico secondo Vitruvio (libro IV), planimetria: lunghezza : larghezza = 6 : 5. Lunghezza celle : Lunghezza pronao = 1 : 1. Larghezza celle : 3 : 4 : 3.
VEIO tempio di Portonaccio, fine VI secolo. Pianta quadrata, suddivisa in 20 moduli, equivalenti a un diametro inferiore di colonna. Piede usato: attico da 29,5 cm. lunghezza : larghezza = 1 : 1 (6 : 5 Vitr.). Lunghezza celle : Lunghezza pronao = 10 : 9 (1 : 1 Vitr.). Larghezza celle (compresi muri): 3 : 4 : 3 (= Vitr.)
Vitruvio: Altezza dei fusti di colonna: 7 diametri (come nell ordine dorico). Altezza del capitello e della base: ½ diametro
Veio, tempio di Portonaccio: decorazione fittile
TEMPIO DI PORTONACCIO A VEIO (500 a.c): ricostruzione
Tempio di Portonaccio a Veio (circa 500 a.c.): statue acroteriali fittili sul coppo di colmo. Museo etrusco di Villa Giulia, Roma.
TEMPIO DI PORTONACCIO A VEIO (500 a.c): Apollo ed Eracle, statue acroteriali fittili