PILLOLE LINGUISTICHE NAPOLETANE



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PILLOLE LINGUISTICHE NAPOLETANE 28. LE DUE LINGUE DI POMPEI ANTICA Carlo Iandolo

È d obbligo una premessa toponomastica di natura etimologica. Nella protostoria rimangono spesso caliginose le origini di molte città ma, circa l antica Pompei, alcune attestazioni ormai validamente delineate fanno propendere verso la fondazione osca ; con piú autorevolezza di noi lo affermarono famosi archeologi, da G. Fiorelli ( Pompei fu fondata da una popolazione italica ) ad A. Maiuri ( Pompei, al contrario di Cumae e di Neapolis, città greche di nome e di origine, fu certamente fondata dalle genti osche della Campania ). Ne dà conferma l etimo stesso di Pompei, da connettere all antico numerale pompe = cinque (ove la duplicità del fono p di fronte al quinque latino è confermata dal pitpit = quidquid attestato come osco da Pompeo Festo 212): forse unione di cinque villaggi, sí come il primo nucleo di Roma ebbe avvio dal sincretismo di due fra le tre cime del Palatino? O cittadella posta al quinto miglio rispetto a qualche altro centro piú noto in quel tempo (a mo d esempio, le antiche Stabiae = Castellammare oppure Oplonti = attuale Torre Annunziata)? O ancóra perché rappresentò una delle cinque parti d una pentapoli, dal momento che spesso gli Oschi amarono costituirsi in confederazioni, come ci rammenta anche Nola ( Nuvla = la nuova), a capo d una grande associazione di cittadine? Dell ormai acclarata origine osca del nucleo sorto alle falde dello sterminator Vesevo dà ulteriore riprova la struttura politica e linguistica dell etnia, fedelmente (ma parzialmente) conservativa a Pompei fino a quel fatidico 79 d. C., come testimonia la vitalità di monumenti con caratteri bilingui (oschi e latini), spesso contemporaneamente affiancati nell inaugurazione di strade o d edifici pubblici. Ma chi furono questo Oschi od Osci, il cui nome d avvio fu Opici, con suffisso greco *Opiskoí > *Oskoí (forse uomini dediti al lavoro ) dopo la sincope nella sillaba centrale? Carlo Iandolo. Osco a Pompei 2

Tale popolazione rappresenta l ultimo sciame indeuropeo giunto nella nostra penisola (successivamente ai Latini, un cui gruppo diede origine a Roma) insieme con gli Umbri attestatisi nell Italia centrale; invece essi si espansero nell Italia meridionale accanto alle colonie greche localizzate lungo le coste marine e a talune oasi etrusche peculiari anche della nostra regione in molteplici zone. La loro diffusione coinvolse Molise, Campania, Samnium, Lucania, Apulia (esclusa la parte estrema) e Bruttium (= Calabria), oltre alla città di Messana (= Messina), occupata dai soldati mercenari Mamertini provenienti dalla nostra regione nel III-II a. C. e stanziatisi in quella ristretta sede nord-orientale della Sicilia. Ma è importante sottolineare gli effetti di quella massiccia espansione: infatti, finché non ci fu la supremazia militare-linguistico-amministrativa di Roma vittoriosa, nel IV secolo a. C. tutto il Meridione continentale si esprimeva nella loro lingua, il che rappresenta un fondamentale momento storico di unità geo-linguistica ante litteram di quell etnia; per giunta in ogni città ci fu un quasi unitario sistema dirigenziale-amministrativo, che a Pompei fu assunto da quello che era denominato meddix o meddiss tuticus (= capo del popolo), di solito uno solo, con funzioni annuali e primarie di giudice e di comandante militare, di membro religioso e di eponimo (ossia, in quest ultimo ruolo, egli costituiva un indicazione nominale e cronologica per individuare l anno, com era onorificamente tipico dei consoli nella struttura politica di Roma). Carlo Iandolo. Osco a Pompei 3

Per appagare un ovvia e forse urgente curiosità, come esempio di tipologia della particolare lingua osca offriamo ora un solo assaggio tratto dall iscrizione su travertino trovato nella Strada dei mercanti : v. púpidiis. v. med. túv. / passtata. úpsan / deded. ísídu. prúfattd 1 = V. Popidius V. filius meddix tuticus porticum hanc faciendam dedit, idem probavit (= V. Popidio, figlio di V., in qualità di capo del popolo fece costruire questo portico, lo stesso l approvò : sott. inaugurando la costruzione). 1 I punti nel testo indicano lo stacco delle parole, mentre le sbarre di separazione sono un sistema moderno per segnalare la fine del rigo sul marmo. L ultimo lemma è forma sincopata di prufatted (come in altra iscrizione), con la radice pruf- corrispondente alla latina prob- ; la desinenza osca sembra anticipare la futura terminazione napoletana nel passato remoto di tutti i verbi di 2 a e 3 a coniugazione ( currette, fujette, murette, partette, perdette, sagliette, sapette, trasette, venette ), com è anche in un gruppo di forme italiane ( abbattette / abbatté, credette, perdette / perse, temette, vendette ) e nel primogenito trenta anni le possette (= le possedette ) del Placito di Montecassino. Va segnalato che sono tutte forme desunte dalla radice del presente indicativo o dall infinito + suffisso -ette (tranne forse il dialettale i jette, se fosse dal perfetto *iv-etti, non dal solito presente). Particolare indugio merita *possid-ette > *posse-ette > possette, che testimonia la caduta di -d- intervocalica, forse per influsso dell area campana ove il fenomeno è frequente: cfr. le preposizioni latine *da(b) > a, de > e; i lemmi biada > bbiava, Paradiso > Paraviso, claudum = chiodo > chiuovo (tutti con -v- suono di transizione); la serie verbale del latino volgare *calidiare > calià, *vadico > *vàico > vaco = vado, *vedico > * véico > veco = vedo ecc., con semplificazione del dittongo tonico discendente; cosí anche nel passaggio in italiano di adiutare > aiutare, (Accusativo) Padu-m > *Pao > fiume Po, Sabaudia > Savoia ecc., addirittura nel gruppo -nd- (verecundia-m > *verecunja- > vergogna; grandiola-m > *granjola- > gragnola; l idronimo Mindione-m > *Minjone- > Mignone), a meno che non sia esito d un fenomeno fonetico meridionale tramite -nd- > -nn- Per singolare coincidenza, anche il primo verbo del Placito sao = so dal lat. sapio mostra dapprima la lenizione dell analoga occlusiva -p- fra vocali, poi la spirante (> -b- > -v- ) e infine la definitiva caduta. Carlo Iandolo. Osco a Pompei 4

Coesistente con l oscità, a Pompei si delineò nel tempo la romanità vittoriosa, la cui lingua particolare va analizzata piú da vicino. In ogni tempo e luogo le forme espressive ravvisabili sono due: sia la lingua parlata o volgare o popolare (= usata quotidianamente da tutti, sulla scia di quanto istintivamente appreso dai genitori e ulteriormente assimilato dal giornaliero contatto con ogni strato sociale), diffusa nell Impero tramite soldati e funzionari, coloni e mercanti, sia la lingua scritta o classica degli ambienti acculturati (una volta quelli aristocratici, emergenti per censo e potere), tipica nei rapporti ufficiali e nei momenti di sacertà scrittoria, rifinita e raffinata attraverso le acquisizioni grammaticali e nozionistiche in genere ricevute da fonti didattiche: latino ufficiale, che doveva molto al decoro esteriore del foro e del senato (Meillet), sapientemente costruito con limpidezza dell ordito fono-morfologico e sintattico sapido d ipotassi, di figure retoriche e di clausole metriche, col fine di consolidare l armonia stilistica del periodare. Ebbene a Pompei abbiamo una serie molto significativa d iscrizioni parietarie (o graffiti) e d epigrafi su muri interni o esterni di edifici pubblici e privati: innanzitutto esse mostrano caratteri di lingua parlata o volgare liberamente e semplicemente espressa, lontana da regole ortografiche e morfo-sintattiche, trattandosi di scritti legati a propaganda elettorale o a dichiarazioni amorose, a sfoghi personali o magari a semplici firme; c è poi il vantaggio d iscrizioni sicuramente databili, giacché non posteriori alla grande eruzione ignea e cinerea del Vesuvio nel 79 d. C. e quasi certamente non anteriori al 63 dello stesso secolo, anno d un terremoto foriero di notevoli distruzioni, cosicché molte case e monumenti furono ricostruiti dopo tale data, senza accennare al rapido processo di deterioramento o di scomparsa delle scritte per rinnovo dell intonaco o dell imbiancatura o per la sovrapposizione di nuovi graffiti. Carlo Iandolo. Osco a Pompei 5

Ora è noto che il latino parlato o volgare, sempre vitale in ogni epoca (con premesse d attestazioni già nella primordiale età arcaica), ebbe caratteristiche molteplici, varie e notevoli rispetto al latino scritto o classico, con distanze ben accentuate e profilate; e qui profittiamo per evidenziare brevemente alcuni tratti distintivi e peculiari deducibili dalle sole iscrizioni pompeiane, attestate nel libro IV del Corpus Inscriptionum Latinarum. Famoso è il messaggio amoroso e minaccioso nel distico elegiaco Quisquis ama valia, peria qui nosci amare; / bis tanti peria quisquis amare vota (C.I.L. IV, 1173 = viva chiunque ama, perisca chi non sa amare; / due volte tanto perisca chiunque vieta di amare!), in cui la regolarità metrica dei due versi testimonia che i volgarismi linguistici del nostro graffito dovevano essere abituali anche in persone acculturate, come appare essere l autore dello scritto. Qui dapprima si constata la caduta della -t terminale dei sei verbi finiti (lat. class. amat, valiat, periat bis, noscit, votat ); poi c è l equivalenza vocalica o / e toniche di noscit votat = nescit vetat, come qua e là si riscontra in alcune forme del latino arcaico e in Sallustio; infine la sostituzione dei tipi classici valeat pereat (in altra iscrizione c è Putiolane = Puteolanae), col passaggio vocalico ad -i + vocale-, come in italiano diventeranno vocalicamente tonici e chiusi con iati meus in mio, deus in dio, ego in io, mentre beato creatura leone passeranno ai dittonghi bbiatö / viatö criatura lionë nel napoletano di secoli successivi. Carlo Iandolo. Osco a Pompei 6

Cosí altrove un abiat (= habeat) quasi preannuncia l ital. abbia e iamus (= eamus) precorre l ital. letterario giamo e il napol. jammö; ecco un Aprodite issa con l assimilazione da ipsa, base prossima dell ital. e napol. essa; poi c è una domna (= dòminam) già con sincope e vicina al nostro donna, nonché un cu ameicis (= cum amicis: normale l apparente perdita di -m, poi vivida nel procurare l assimilativo raddoppiamento iniziale dell analoga preposizione monosillabica napoletana: cu tte, cu llorö ecc.) 2 ; ancóra c è mortus (class. = mortuus ) che già contiene il futuro ital. morto, mentre la duplice forma vocalica interna del latino mortuarius sarà conservata nell aggettivo dotto ital. mortuario ; un Aiutor (= Adiutor ) mostra la stessa caduta di -d- che risulterà nel conseguente ital. aiutare e nel francese aider ; cosí un Febrares (= Februariis) denunzia la -u- consonantizzatasi avanti a vocale e la sua scomparsa nel gruppo come poi nell ital. Febbraio, ove però ha prodotto la doppia già nel latino volgare: cfr. anche Ianuarium > Gennaro, gennaio, placui > piacqui, tenui > tenni, volui > volli, lat. volg. *bibui (class. bibi) > bevvi, *hebui (class. habui) > ebbi, *nacui (class. natus sum) > nacqui, *stetui (class. steti) > stetti, *venui (class. veni) > venni 2 Nel latino volgare, ove ci fu la caduta di quasi tutte le consonanti finali, piú conservativa appare la -s : negli antichi dialetti settentrionali d Italia, in ladino, sardo, catalano, spagnolo, portoghese, provenzale e francese (qui, però, è un relitto esteriore di scrittura). Anche -m ebbe debolezza articolatoria, conservandosi pienamente e saldamente nei monosillabi ( cum, iam, rem, spem > con, giammai, *già(m) venuto > già *vvenuto, speme, francese rien ) e saltuariamente qua e là (specie nei verbi). Carlo Iandolo. Osco a Pompei 7

Infine sono significativi anche i casi sia di Verecunnus (= Verecundus), in cui -nd- latino ha assunto l assimilazione progressiva osca -nn-, poi affermatasi in quasi tutti i dialetti centro-meridionali, dalla linea Grosseto-Ancona in giú, insieme con -mb- > -mm- (cfr. napol. fronna, onna, vënnennö = fronda, onda, vendendo ; abruzz.-molisano revenennö = rivenendo-tornando, calabr. capilli biunni = capelli biondi ), sia dell Accusativo sg. Venere Bompeiiana (= Venerem Pompeianam), dove B- è forse provocata dalla sonorità analogica della sotterranea nasale precedente -m in apparenza scomparsa, ma ancóra sensibile pur nel sottofondo, come dimostra la sua vitale presenza ufficiale nell immediato Accusativo seguente: abiat Venere(-m) Bompeiiana(-m) iratam qui hoc laesaerit (= abeat laeserit) = se ne vada via chi con ciò abbia oltraggiato la Venere pompeiana (divenuta) adirata. 3 Tale esito particolare di B- per P- iniziale pare anticipare quel fenomeno fonetico d omorganizzazione tipico di alcune zone dialettali della Campania e quasi dell intero Meridione tendenti a trasformare mp in mb, come attestano a mo d esempio lemmi quali campo, sempre, tempo, in porto, un ponte, popolarmente pronunziati *cambo, *sembre, *tembo,* im borto, *um bonte 4 3 Carlo Iandolo La desinenza consonantica dell Accusativo sg. -m se ci è consentita l affermazione ha un suono evanescente ma pur sempre vivido e influente, anche quand è nascosto: simile al cu (< lat. cu-m ) del napoletano, che comporta il raddoppiamento dell iniziale consonante successiva per assimilazione regressiva. Es.: cu(-m) te > cu tte = con te 4 Precisiamo le rispettive fonti dei singoli lemmi da noi gradualmente citati ed esaminati, tutti tratti dal IV libro delle iscrizioni latine: 2152 Dp. 563; 538 Dp. 363; 5092 Dp. 581; 1589 Dp. 2; 6865 Dp. 473; 3152 Dp. 715; 5279 Dp. 830; 7069 Dp. 445; 4983 Dp. 769; 1768 Dp. 447; 538 Dp. 363. Carlo Iandolo. Osco a Pompei 8