LE INFEZIONI OSPEDALIERE



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LE INFEZIONI OSPEDALIERE Le infezioni ospedaliere (IO) costituiscono una grande sfida ai sistemi di salute pubblica, perché sono un insieme piuttosto eterogeneo di condizioni diverse sotto il profilo microbiologico, fisiologico ed epidemiologico che hanno un elevato impatto sui costi sanitari e sono indicatori della qualità del servizio offerto ai pazienti ricoverati. Vengono causate da microrganismi opportunistici presenti nell ambiente, che solitamente non danno luogo a infezioni, le IO possono insorgere in pazienti immunocompromessi durante il ricovero e la degenza o, in qualche caso, anche dopo la dimissione del paziente e possono avere diverso grado di gravità, fino ad essere letali. Le IO possono interessare anche gli operatori sanitari che lavorano a contatto con i pazienti, e quindi misure adeguate devono essere prese non solo per trattare le persone ricoverate ma anche per prevenire la diffusione delle IO tra il personale che fornisce assistenza e cura. Nonostante l elevato impatto, sia sociale che economico, dovuto alle IO, i sistemi di sorveglianza e di controllo e le azioni per ridurne gli effetti sono invece ancora piuttosto disomogenei da paese a paese e a livello nazionale, anche se negli ultimi anni sono stati messi a punto e implementati numerosi programmi. Gli studi effettuati indicano che è possibile prevenire il 30 per cento delle IO insorte, con conseguente abbassamento dei costi e miglioramento del servizio sanitario. Incidendo significativamente sui costi sanitari e prolungando le degenze ospedaliere dei pazienti, le IO finiscono con l influenzare notevolmente la capacità dei presidi ospedalieri di garantire il ricovero ad altri pazienti. Tipi di infezioni Le fonti di microrganismi che possono dare luogo a IO sono numerose: le strutture stesse, i sistemi di ventilazione e aerazione, i flussi di acqua, il

trattamento dei tessuti e dei campioni di laboratorio, il contatto con animali, l igiene del personale e dell ambiente, le pratiche chirurgiche e gli ausili invasivi (ad esempio cateteri e valvole), l uso scorretto di antibiotici che possono generare resistenze. Normalmente, siti di sviluppo dell infezione possono essere i polmoni, i siti di inserzione di un catetere, il tratto urinario, le ferite (comprese quelle chirurgiche e da decubito). Le infezioni possono avere origine da: flora batterica già presente nel paziente (infezione endogena primaria, ad esempio quella data da Haemophilus influenzae, Streptococcus pneumoniae, Escherichia coli). un microorganismo che proviene da un altra zona del corpo del paziente (infezione endogena secondaria come quella causata da Acinetobacter spp, Serratia spp, Klebsiella). microorganismi provenienti dall ambiente esterno: infezione esogena (Staphylococcus) Nei diversi studi sono stati identificate diverse decine di microorganismi appartenenti a generi diversi. Tra i fattori di rischio per le IO vengono identificati: tubi endotracheali respirazione artificiale e immobilità cateteri urinari e venosi

alto uso di antibiotici che può causare resistenza batterica e crescita di microrganismi fungini inoltre concorrono a costituire rischio: alta densità di malati in corsia e nei reparti di cura intensiva tutte le operazioni svolte in preparazione preoperatoria (la tricotomia è uno dei più importanti fattori di rischio), durata dell intervento fattori intrinseci del paziente: l età, l obesità, il diabete, la gravità della malattia, la generale situazione immunitaria che può essere compromessa anche per l insorgenza di altre malattie e/o di malnutrizione Le infezioni ospedaliere più studiate vengono solitamente classificate in: 1. ISC = infezioni del sito chirurgico (ad esempio, nei pazienti cardioperati queste sono le infezioni più frequenti, seguite da batteriemie e polmoniti.) 2. batteriemie 3. polmoniti 4. infezioni delle vie urinarie (IVU) 5. infezioni associate a catetere intravascolare centrale (CIC)

Prevenzione e sorveglianza Per controllare e ridurre le infezioni ospedaliere, è necessario che le strutture agiscano su più fronti: l attuazione di misure di prevenzione di controllo delle IO attraverso azioni sulle strutture ospedaliere, sui sistemi di ventilazione e sui flussi di acqua, sull igiene del personale e dell ambiente; l individuazione di personale dedicato alla sorveglianza; un protocollo di sorveglianza attiva delle infezioni che si manifestano e un appropriato flusso informativo che permetta l identificazione e la quantificazione delle infezioni stesse nei diversi presidi; la formazione del personale dedicato al trattamento dei pazienti, soprattutto nelle aree critiche di terapia intensiva e chirurgica, e di quello dedicato alla raccolta e analisi dei dati. Uno dei problemi relativi alle IO è la loro identificazione, classificazione e quantificazione. Per cercare di risolvere questo aspetto, sono state messe a punto definizioni di caso dai CDC americani ma anche da programmi europei come Helics e Earss. Negli Stati Uniti e nel nord Europa esiste un sistema di controllo e sorveglianza mentre nel nostro paese questo sistema non è ancora operativo. Gli studi italiani hanno però rilevato che le caratteristiche epidemiologiche delle IO individuate sono simili a quelle descritte dal sistema americano, il National Nosocomial Infections Surveillance System (NNIS), che costituisce quindi un valido punto di riferimento. In Italia, Il Ministero della Sanità ha emanato due Circolari Ministeriali, (la n. 52/1985 e la n. 8/1988) nelle quali vengono definiti i requisiti di base dei programmi di controllo e viene costituito un comitato di controllo per la lotta alle infezioni in ciascuna struttura ospedaliera con la disponibilità di un infermiera dedicata principalmente ad attività di sorveglianza e controllo. La riduzione dell incidenza di infezioni ospedaliere di almeno il 25 per cento rientra poi tra gli obiettivi prioritari del Piano Sanitario Nazionale 1998-2000 (PSN), che fa espresso riferimento alle IO delle vie urinarie, della ferita

chirurgica, alle polmoniti postoperatorie o associate a ventilazione meccanica e alle infezioni associate a cateteri intravascolari. Questo obiettivo doveva essere raggiunto con l avvio di un programma di sorveglianza, prevenzione e controllo delle IO in ogni presidio ospedaliero, che focalizzi l azione sia sui pazienti che sugli operatori sanitari. Nonostante queste misure, in Italia non è però ancora stato attivato un sistema di sorveglianza nazionale (ossia una rilevazione corrente dei casi di infezione ospedaliera). Uno dei problemi individuati da alcuni studi (come il dossier tecnico della Regione Emilia Romagna) è la carenza di personale dedicato ai sistemi di rilevazione e identificazione. Negli Stati Uniti e nei paesi del Nord dell Europa, questa attività è svolta dalle cosiddette Infection Control Nurses (infermiere addette al controllo delle infezioni ospedaliere). Negli ospedali del NNIS, ad esempio, esiste una figura dedicata che può essere un infermiere ma anche un microbiologo, un medico o un epidemiologo, che raccoglie i dati, li interpreta, li comunica al network tramite un database, identifica i problemi, e attua misure di prevenzione. L indicazione data dal NNIS è di avere almeno una persona dedicata ogni 250 pazienti per ogni presidio. Aspetti epidemiologici Negli ultimi quindici-vent anni sono stati effettuati numerosi studi di prevalenza e di incidenza nei diversi paesi per quantificare il fenomeno delle IO. Negli Stati Uniti, il National Nosocomial Infections Surveillance (NNIS), un sistema di rilevazione e di prevenzione delle infezioni ospedaliere, stima che circa due milioni di persone ogni anno siano soggette a infezioni ospedaliere. Il NNIS ha messo in atto, a partire dal 1970, un sistema di sorveglianza negli ospedali (62 ospedali in 31 stati nel 1970, 285 in 42 stati nel 1999) mirato a individuare misure di prevenzione e di formazione del personale sanitario. Inoltre, il NNIS elabora indicatori per la valutazione del rischio, sulla base di

definizioni di caso e di metodi di raccolta e analisi dei dati standardizzati. Nel corso del decennio 90, il NNIS ha centrato l obiettivo di ridurre sostanzialmente (dal 30 al 44 per cento a seconda del tipo di infezione) il numero di IO. In Europa, l incidenza delle IO varia da paese a paese, andando dal 9 per cento della Gran Bretagna (dati 1993-94) all 11,6 per cento della Svizzera (1996), dal 6,7 per cento della Francia (1996) al 4 per cento della Germania (1999). Dal 1974, l Europa ha avviato una serie di iniziative per armonizzare le politiche di controllo delle IO nei paesi dell Unione. Oggi, il progetto di riferimento in questo senso è Hospital in Europe Link for Infection Control though Surveillance (HELICS), nato sotto l egida della divisione di sanità pubblica dell UE. Dopo una serie di studi pilota avviati in Belgio e Olanda, e successivamente in Danimarca, e Francia, Helics ha pubblicato nel 1999 un rapporto che revisiona le strutture e i sistemi di sorveglianza esistenti in 18 paesi dell UE, e getta le basi per avviare protocolli di prevenzione e controllo standardizzati. HELICS è quindi oggi il progetto di riferimento per una strategia globale per l implementazione di un Network sulle IO che associ sorveglianza, controllo, formazione e ricerca. In Italia sono stati effettuati numerosi studi per valutare la prevalenza e l incidenza delle IO. Nel 2000 è stata avviata una attività di sorveglianza attiva all ospedale S. Camillo di Roma, nel reparto di cardiochirurgia, seguendo le definizioni di caso dei CDC e di Helics. Lo studio, pubblicato nel marzo 2001 sul bollettino BEN, ha rilevato che sui quasi 650 pazienti arruolati nei primi nove mesi di sorveglianza, si sono verificate 74 IO in 64 pazienti con una incidenza di infezioni dell 11,5 per cento (60,8 per cento di ISC, 18,9 per cento batteriemie primitive, 13,5 per cento polmoniti e 5,4 per cento infezioni delle vie urinarie). Un dato interessante è che oltre il 40 per cento delle ISC è stato rilevato dopo la dimissione. Nel corso dello studio, sono stati individuati 76 microrganismi (in 54 infezioni): circa il 32 per cento degli isolati è composto da

Staphylococcus aureus, il 14,5 per cento da Pseudomonas aeruginosa e il 12 per cento da altri stafilococchi. Nel 2002 è stato presentato al Convegno Nazionale di Epidemiologia, un altro studio effettuato presso l ospedale S. Camillo: un indagine di prevalenza condotta dal 12 al 24 novembre 2001 in 18 unità operative di chirurgia e 8 di terapia intensiva e rianimazione (area critica), per complessivi 568 posti-letto. In questo caso, su 517 pazienti di cui oltre la metà operati, c è stato un tasso di prevalenza delle IO pari al 6,6 per cento con una alta incidenza di ICS (il 50 per cento), IVU (20 per cento) e batteriemie primitive (15 per cento). Le infezioni associate a catetere intravascolare centrale erano il 12 per cento e le polmoniti il 3 per cento. L area critica è risultata molto più affetta da IO rispetto alle UO di chirurgia. In circa una trentina di casi si sono identificati 33 microrganismi: il 28 per cento erano Staphylococcus aureus, il 21 per cento Pseudomonas aeruginosa e il 12 per cento Enterobacter spp. (liberamente tratto da un testo divulgato dall'istituto Superiore di Sanita')