Rischio idrogeologico e sismico

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COMUNE DI TERNI Direzione Ambiente Mobilità e Trasporti Ufficio Protezione Civile Rischio idrogeologico e sismico Dott.ssa Geol. Raffaela Petralla

UNA FORMULA PER CAPIRE I RISCHI: R = P x V x E R = Rischio P = Pericolosità V = Vulnerabilità E = Esposizione

R = P x V x E La PERICOLOSITA è la probabilità che un evento si verifichi (es. zona a rischio sismico). La VULNERABILITA è la predisposizione di persone, beni e attività a subire o meno dei danni in seguito all evento (es. edifici costruiti con criteri antisismici). L ESPOSIZIONE è data dalla presenza, dalla qualità e dal valore dei beni e delle attività presenti sul territorio che possono essere colpite dall'evento sismico (es. quantità di persone esposte al rischio, presenza di scuole, industrie pericolose o attività economiche, centri storici ).

QUALI SONO I RISCHI PRESENTI IN ITALIA? RISCHI ANTROPICI E NATURALI

IL RISCHIO SISMICO Il Rischio sismico è un rischio naturale Si origina con il verificarsi di un Terremoto Il Terremoto (dal latino terrae motus) è una vibrazione improvvisa, rapida e più o meno potente, della crosta terrestre, provocata dal formarsi di una frattura internamente e a diverse profondità delle superficie terrestre La frattura si chiama faglia

Come si forma una faglia la faglia in profondità libera l energia accumulata a seguito dei movimenti a cui è continuamente sottoposta la crosta terrestre.

FORMAZIONE DI UNA FAGLIA E ORIGINE DI UN TERREMOTO La faglia è generata dal forze di natura tettonica che agiscono costantemente all'interno della crosta terrestre provocando la liberazione di energia in un punto interno della Terra detto ipocentro; a partire dalla frattura creatasi una serie di onde elastiche, dette onde sismiche", si propagano in tutte le direzioni dall'ipocentro, dando vita al fenomeno osservato in superficie; il luogo della superficie terrestre posto sulla verticale dell'ipocentro si chiama epicentro ed è generalmente quello più intensamente interessato dal terremoto dal fenomeno.

Ipocentro - epicentro

COME SI MISURA IL TERREMOTO? SCALA MERCALLI: MISURA GLI EFFETTI E I DANNI CHE IL TERREMOTO HA SULL UOMO E SULLE STRUTTURE DA ESSO COSTRUITE (SCUOLE, CASE, INDUSTRIE ECC.). NON MISURA L ENERGIA DEL TERREMOTO. 12 GRADI, DAL 1, IL PIU BASSO, AL 12 IN CUI IL LIVELLO DI DISTRUZIONE E TOTALE. GIUSEPPE MERCALLI SCALA RICHTER: MISURA L ENERGIA SPRIGIONATA DAL TERREMOTO, LA SUA FORZA (MAGNITUDO). E MISURATA ATTRAVERSO IL SISMOGRAFO, STRUMENTO CHE REGISTRA I MOVIMENTI DEL SUOLO. SISMOGRAFO

MISURA DI UN TERREMOTO

Secondo la teoria della tettonica delle placche la parte più esterna della terra (la crosta o litosfera) è suddivisa in venti placche in movimento le une rispetto le altre. La maggior parte dei terremoti è localizzato nelle zone di margini di più placche.

Tettonica delle placche Le forze di natura tettonica si spiegano grazie alla costituzione interna della terra secondo la quale la crosta terrestre solida galleggia al di sopra di un mantello, viscoso, al cui interno si formano delle celle convettive che fanno muovere la crosta terrestre

STRUTTURA INTERNA DELLA TERRA Grazie allo studio dei sismogrammi si è giunti a considerare l'interno della terra suddiviso in una serie di gusci; difatti si è notato che le onde sismiche subiscono fenomeni di rifrazione nell'attraversare il pianeta. La rifrazione consiste nella modifica della velocità e della traiettoria di un'onda quando questa si trasmette a un mezzo con differente densità. Si sono potute così rilevare superfici in profondità in cui si verifica una brusca accelerazione e deviazione delle onde, e in base a queste sono state identificate quattro zone sferiche concentriche: la crosta, il mantello, il nucleo esterno e il nucleo interno. http://www.ingv.it/ http://www.youtube.com/watch?v=nxe 3vE-gU3k&feature=endscreen&NR=1

AREA SISMOGENETICA UMBRO MARCHIGIANA Il territorio nazionale si estende su più placche. Questo è il motivo per il quale gran parte del territorio è interessato periodicamente da terremoti. I terremoti della provincia di Terni appartengono all area sismogenetica umbromarchigiana e sono espressione di un campo di sforzi tettonici ancora attivo.

Pericolosità sismica della Provincia di Terni Piano di emergenza provinciale rischio sismico Approvato con Delibera di Consiglio Provinciale n. 79 del 17/10/2007 Per redigere la carta della pericolosità sismica è stato aggiornato il catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani, che contiene tutti i terremoti avvenuti nel territorio nazionale dal mondo antico fino a tutto il 2002, con una stima della magnitudo il più possibile omogenea.

Catalogo C14

Catalogo C14 http://www.ingv.it/

MASSIMI RISENTIMENTI MACROSISMICI DEI COMUNI DELLA PROVINCIA DI TERNI

EPICENTRI DEI FORTI TERREMOTI DEL PASSATO

Classificazione sismica dei territori comunali riferita ai suoli rigidi in termini di accelerazione massima del suolo a g

Zonazione sismogenetica ZS9 della provincia di Terni Il territorio provinciale ricade, nelle zone sismiche 920, 921, 923 e ai limiti della 919, Zona 920: è caratterizzata da una sismicità di bassa energia che sporadicamente raggiunge valori di magnitudo relativamente elevati e coincide con il settore in distensione tirrenica. Zona 921: è caratterizzata da una diffusa sismicità di energia moderata, correlata ad elevato flusso di calore, con pochi eventi di magnitudo più elevata, responsabili di danni significativi su aree di limitata estensione anche per la superficialità degli ipocentri Bagnoregio 1695, Orciano Pisano1846, Piancastagnaio 1919) da Mongelli e Zito, 1991.La fascia che corrisponde al settore più interno della catena appenninica, generalmenteinteressato da importanti faglie primarie e relative sorgenti sismogenetiche, è caratterizzata dal maggior rilascio di energia dell Appennino centrosettentrionale. Tale fascia, dalla Lunigiana fino al confine Abruzzo-Molise, è stata suddivisa in tre zone (915, 919 e 923) che includono le sorgenti sismogenetiche responsabili dei terremoti di più elevata magnitudo che hanno caratterizzato l arco appenninico settentrionale e centrale. La zona 919, nonostante le limitate dimensioni, è caratterizzata da un elevato numero di terremoti,molti dei quali di magnitudo maggiore o uguale a 5. Nella zona 923 sono presenti le sorgenti più estese ed i terremoti con magnitudo più elevata.

Effetti dell amplificazione sismica locale Studi di Microzonazione sismica per il Nuovo Piano Regolatore di Terni Quando arriva un terremoto, se noi avessimo una situazione pianeggiante su substrato roccioso è ovvio che il terremoto produce dei danni insiti nel terremoto stesso, proporzionalmente alla forza di quel terremoto, mentre in caso di amplificazione il terremoto può produrre danni molto maggiori, quindi dobbiamo tener conto di questa possibilità che è in realtà la più frequente Atti del Convegno di presentazione del P.R.G. 12 Giugno 2003

STRALCIO CARTA GEOLOGICA DI COLLESTATTE Area di Papigno

STRALCIO CARTAGEOMORFOLOGICA DI COLLESTATTE Area di Papigno

STRALCIO CARTA DEI DISSESTI C.T.R. COLLESTATTE 347010 Area di Papigno

STRALCIO CARTA LITOTECNICA CTR COLLESTATTE 347010 Area di Papigno

STRALCIO CARTA PERICOLOSITA SISMICA CTR COLLESTATTE 347010 Area di Papigno

Terremoto del Friuli 6 maggio 1976 h 20.00 Intensità: IX - X MCS 976 morti

Terremoto dell Irpinia (Avellino) 23 novembre 1980 h 19.34 Intensità: X MCS 2.570 morti

Terremoto Umbria Marche 26 settembre 1997 h 9.40 Intensità: VIII - IX MCS 11 morti Un grande contributo per la pianificazione della ricostruzione fu fornito dalle strutture tecniche e scientifiche. Furono condotti gli studi di microzonazione sismica dei principali centri storici umbri colpiti dal sisma

Terremoto a S. Giuliano di Puglia (Campobasso) 31 ottobre 2002 h 10.33 Intensità: VII - VIII MCS 27 morti La scossa causò il crollo di una scuola elementare lasciando intrappolati 50 bambini. A seguito di questo evento venne emanata l Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n.3274/2003 con cui si provvide sia alla riclassificazione sismica del territorio nazionale, con conseguente adeguamento della normativa tecnica antisismica. Tutto il territorio nazionale venne classificato in quattro zone a diversa pericolosità sismica, eliminando, quindi, le zone non classificate.

Faglia attiva intersecante la superficie topografica

Crollo di massi a Paganica a seguito del terremoto del 2009

Crollo di massi ed evidenze della faglia a Paganica terremoto del 2009

Frana in terra terremoto Aquila 2009

RISCHIO IDROGEOLOGICO E secondo dopo il rischio sismico per pericolosità e vittime E un rischio naturale ma.. E un rischio prevedibile grazie alle previsioni meteo e alle reti di monitoraggio idropluviometriche

RISCHIO IDROGEOLOGICO si manifesta come Rischio Idraulico quando il fenomeno principale è il manifestarsi di eventi di inondazione che producono danni misurabili a persone e cose Si manifesta come Rischio Geomorfologico quando il fenomeno principale è il verificarsi di un movimento franoso

La mitigazione del rischio idrogeologico previsione: attività dirette allo studio ed alla determinazione delle cause dei fenomeni calamitosi, alla identificazione dei rischi ed alla individuazione delle zone del territorio soggette ai rischi stessi; prevenzione: attività volte ad evitare o ridurre al minimo la possibilità che si verifichino danni conseguenti agli eventi catastrofici anche sulla base delle conoscenze acquisite per effetto delle attività di previsione.

La Previsione nel rischio idraulico la conoscenza in tempo reale: dell evolversi delle condizioni meteorologiche dell entità delle precipitazioni interessanti il territorio regionale attraverso le stazioni di misura sul territorio dell andamento del livello idrometrico dei corsi d acqua Attraverso L elaborazione dei dati meteorologici e idrologici e la simultanea diffusione dei medesimi sul territorio verso le postazioni monitor abilitate Rappresenta un valido strumento per la gestione dell emergenza dei fenomeni calamitosi di tipo idraulico http://www.cfumbria.it/index.php?s=68

Legge n. 183 del 18 maggio 1989 Suddivide i bacini idrografici ricadenti nel territorio nazionale in bacini di rilievo nazionale, bacini di rilievo interregionale e bacini di rilievo regionale. Per ciascun bacino, si prevede la predisposizione del piano di bacino che è lo strumento conoscitivo, normativo e tecnicooperativo mediante il quale sono individuate e perimetrate le aree a rischio idrogeologico, sono pianificate e programmate le azioni e le norme d uso finalizzate alla conservazione,alla difesa e alla valorizzazione del suolo e la corretta utilizzazione delle acque sulla base delle caratteristiche fisiche ed ambientali del territorio interessato. Il territorio comunale appartiene all autorità di bacino del Fiume Tevere

Rischio geomorfologico La frana si definisce come il movimento di una massa di roccia detrito e terra lungo un pendio (Cruden, 1991) I movimenti franosi possono essere superficiali o profondi, lenti o rapidi e si verificano secondo un ampia gamma di meccanismi, cause e modalità d innesco (Varnes, 1978)

Principali tipologie di movimenti franosi Le frane si distinguono in base allo stato di attività e al materiale coinvolto Sulla base dello stato di attività le frane possono essere: Frane attive quiescenti inattive I principali movimenti franosi sono: Crolli, ribaltamenti, scorrimenti (rotazionali e traslativi), colamenti lenti, colate rapide di detrito e fango, espansioni laterali e movimenti complessi

FRANE ATTIVE

I MATERIALI COINVOLTI IN UNA FRANA POSSONO ESSERE CLASSIFICATI IN roccia si intende un aggregato naturale di grani minerali legati da forze coesive elevate e permanenti, anche dopo prolungata agitazione in acqua; detrito si intende un aggregato naturale di granuli, costituiti prevalentemente da elementi maggiori di 2 mm, non legati tra loro o che possono essere disgregati con modeste sollecitazioni o per agitazione in acqua; terra un aggregato di granuli, costituito prevalentemente da elementi inferiori a 2 mm, non legati tra loro o che possono essere disgregati con modeste sollecitazioni o per agitazione in acqua

Schema di una frana con movimento complesso http://www.youreporter.it/video_sconvolgente_frana_a_maierato_vibo_valentia_video_1

Frana di Cavallerizzo Cerzeto (Cosenza) 7 marzo 2005

Frana di Cavallerizzo Cerzeto (Cosenza) è 7 marzo 2005 http://www.youtube.com/watch? v=nba7wfvjwl0