Vi racconto il Pantheon

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Vi racconto il Pantheon Molti lettori del blog mi hanno raccontato di aver sbagliato la risposta alla domanda sulla copertura del Pantheon, il famoso edificio romano, partecipando al test Quanto ne sapete di storia dell arte? Un test per scoprirlo. Le possibilità che davo riguardo il materiale della volta erano: cemento armato (impossibile perché questo appare a metà dell Ottocento), opus incertum (risposta sbagliata perché, pur essendo una tecnica romana, era utilizzato per muri a sacco cioè con due strati di pietre irregolari e una colata di cemento al centro), mattoni a spina di pesce (questo era un trabocchetto per i miei alunni in quanto abbiamo studiato da poco la cupola di Santa Maria del Fiore di Brunelleschi che è realizzata con questa tecnica) e, infine, calcestruzzo (e questa, sebbene sia stata contestata, era la risposta corretta). Da questo episodio mi è venuto il desiderio di dedicare un intero post a questo monumento eccezionale, una delle architetture italiane più significative dal punto di vista strutturale, artistico e simbolico.

Ma andiamo con ordine, seguendo le indicazioni che ho dato per la lettura di un opera d arte e iniziamo dalla descrizione del monumento. Il Pantheon che conosciamo tutti venne creato in epoca imperiale (118-128 d-c.) quando, sotto Adriano, fu ricostruito un precedente tempio, ugualmente dedicato a tutti gli dei (dal greco pan, tutto, e theòs, divinità), voluto da Agrippa (63-12 a.c.) ma distrutto da un incendio. La grandezza di questo monumento è data soprattutto dallo spazio interno, un unico vano a pianta circolare coperto da un immensa cupola emisferica di dimensioni impressionanti, talmente avvolgente da dare l impressione di essere sospesi al centro di una grande sfera cava. E in effetti le proporzioni sono proprio quelle di una sfera: il diametro dell aula (43,44 m, corrispondente a 150 piedi romani) è esattamente pari alla sua altezza.

La facciata anteriore ha l aspetto di un tempio ottastilo; il pronao, composto da tre file di colonne corinzie monolitiche lisce in granito egizio, è unito alla rotonda retrostante da un elemento intermedio a forma di parallelepipedo. Il corpo cilindrico (detto anche tamburo) ha uno spessore di circa 6 metri ed è profondamente scavato all interno da nicchie alternativamente quadrangolari o semicircolari intervallate da edicole. Al di sopra di esse corre una trabeazione anulare che sporge solo in corrispondenza delle colonne che affiancano l abside.

Sul tamburo si innesta la grande cupola emisferica (la più grande cupola del mondo fino alla costruzione di quella brunelleschiana nel XV secolo) la cui solidità è garantita dal massiccio rinfianco, cioè l appesantimento della parte più esterna della cupola in modo da verticalizzare le spinte orizzontali che potrebbero far collassare il tamburo. Il profilo esterno della cupola appare, così, ribassato, cioè meno di mezza sfera.

La cupola è realizzata in calcestruzzo, (un impasto di calce, pozzolana, acqua e pietrisco) nella cui composizione, via via che ci si avvicina alla sommità, sono presenti materiali sempre più leggeri (dal travertino iniziale fino alla leggerissima pomice nella parte più alta). Un oculo zenitale, del diametro di quasi 9 metri, costituisce l unica fonte di luce per il grande vano circolare. All interno della cupola sono presenti cinque anelli concentrici di 28 cassettoni quadrangolari ciascuno i quali, da un lato alleggeriscono la struttura (sono infatti degli incavi nello spessore della cupola stessa), e dall altro la rendono più resistente attraverso la griglia di nervature che vanno formare.

L edificio venne consacrato alla Vergine (Santa Maria ad Màrtyres) nel 609. Fu questo il motivo per cui, unico fra le antiche costruzioni templari, ci è pervenuto pressoché integro non avendo subito le devastazioni a cui furono sottoposti tutti gli altri templi pagani dopo l anno 391, quando l imperatore Teodosio (347-395) ne decretò la definitiva chiusura. La copertura in tegole di bronzo dorato e le decorazioni a rosette dei cassettoni furono asportate nel corso dei secoli e sono irrimediabilmente perdute. Ma il ricco pavimento e gran parte del rivestimento parietale interno in pregiati marmi policromi sono ancora quelli originali.

Vediamo adesso alcuni aspetti legati all iconologia, cioè ai significati dell opera. Il primo elemento simbolico, di cui ho già parlato, è la forma dello spazio interno e la sua riconducibilità alla sfera. Si tratta di un allusione all eccellenza in quanto la filosofia greca considerava la sfera il solido geometrico perfetto, simbolo della volta celeste e del creato. Per ritrovare in architettura un riferimento così esplicito alla sfera dovremo attendere fino alla fine del XVIII secolo quando, in pieno Illuminismo, Étienne-Louis Boullée progettò l utopistico Cenotafio di Newton, un immensa sfera dal diametro di ben 150 m tale da ricreare l immensità dell universo come omaggio al celebre scienziato. Il visitatore, entrando nell aula del Pantheon, è compreso fra le due direttrici fondamentali della sua vita: quella terrestre data dall asse orizzontale che collega l ingresso all abside e quella celeste frutto dell asse verticale, l axis mundi, in una dimensione in cui si incontra l umano con il divino.

Lo stesso imperatore Adriano disse: La mia intenzione è che questo santuario per tutti gli Dei riproduca la somiglianza del globo terrestre e delle sfere dei pianeti. La cupola deve rivelare il cielo attraverso una grande apertura al centro, mostrando alternativamente luce ed ombra. Questo Tempio deve essere concepito alternativamente e misteriosamente come un spazio aperto e come uno spazio chiuso come se fosse un quadrante astrologico. Le ore faranno il loro giro su quella volta così laboriosamente pulita da artigiani greci; il disco della luce del giorno resterà sospeso come uno scudo d oro; la pioggia formerà una piscina pulita sul pavimento sotto l oculo, le preghiere saliranno come fumo verso il vuoto dove noi poniamo gli Dei.

L imperatore sembra voler sottolineare proprio l aspetto più importante del Pantheon: il suo rapporto con la luce. È la luce che crea lo spazio interno. Questa è la grande scoperta dei Romani! L architettura fino a quel momento non era molto diversa dalla scultura: il tempo greco o la piramide egizia erano strutture da guardare dall esterno, non era permesso entrarvi. Se ne godeva la perfezione geometrica, l armonia delle proporzioni, ma non erano vivibili come spazi architettonici. Con i Romani arriva lo spazio e con esso la luce che lo struttura. Come scrive Alberto Campo Baeza Architectura sine luce nulla architectura est o, ancora, Se mi si domandassero dei consigli su come distruggere I architettura, suggerirei di chiudere l anello del Pantheon E adesso, per concludere in bellezza, lasciatevi accompagnare dentro il Pantheon da Alberto Angela con uno dei suoi eccezionali documentari.