LICEO SCIENTIFICO ENRICO FERMI A.S. 2007/2008 Tesina di Maturità di Alessandro Pistone V D GLI OPPOSTI SI ATTRAGGONO E detto comune che gli opposti si attraggano, ma è veramente così? Esistono diversi campi di studio che suggeriscono la veridicità di tale asserzione, di seguito ne vengono esposti ed argomentati alcuni: - Fisica, La Legge di Coulomb (pagina 1) - Storia, Missione spaziale congiunta Apollo-Sojuz tra USA ed URSS (pagina 3) - Arte, Giorgio De Chirico (pagina 6) - Filosofia, Dialettica Hegeliana (pagina 8)
FISICA La natura stessa insegna che gli opposti si attraggono, e la fisica, che ne studia le leggi, ha tradotto in termini matematici la forza con cui avviene tale attrazione. La forza di Coulomb, descritta dalla legge di Coulomb, è l'interazione presente tra due corpi elettricamente carichi. Fino alla metà del XVIII secolo, erano noti solo gli aspetti qualitativi della forza elettrica: gli scienziati, quindi, iniziarono a studiarne anche le proprietà quantitative, così che si fece strada l'idea di una somiglianza con la forza di gravità, ovvero una proporzionalità inversa con il quadrato della distanza. Tra il 1777 e il 1785 fu Charles Augustin de Coulomb a provare sperimentalmente che effettivamente la forza elettrica era proporzionale all'inverso del quadrato della distanza. Questo è stato il primo tentativo di capire il funzionamento della forza elettrica. La legge esprime, quindi, quantitativamente l'interazione tra due cariche elettriche puntiformi e ferme nel vuoto. La legge dice che la forza tra due cariche è proporzionale al loro prodotto e inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza. Inoltre essa è attrattiva se le cariche sono di segno opposto, in caso contrario essa è repulsiva. Considerando q 1 e q 2 come cariche puntiformi interagenti nelle posizioni r 1 e r 2, la forza elettrostatica esercitata da una particella carica q 1 su una carica q 2 vale: dove k è la costante di Coulomb. Se è la distanza tra le cariche, il modulo della forza è: dove k è la costante di Coulomb ed è pari a: 1
con ε 0 la costante dielettrica del vuoto, il cui valore è: con μ 0 la permeabilità magnetica del vuoto, il cui valore è: con μ 0 ed ε 0 legati dalla seguente relazione: Per un mezzo diverso dal vuoto è: ε = εo εr Per trovare la forza che agisce su una piccola carica di prova q dovuta a un sistema di N cariche ferme si può usare la seguente formula: 2
STORIA Anche la storia conferma la suddetta tesi, e lo fa in uno dei suoi più complicati e pericolosi periodi. La Corsa allo spazio è un aspetto della Guerra Fredda, durante la quale i due blocchi contrapposti, quello sovietico e quello statunitense, si sfidarono nella rincorsa a sempre maggiori successi nel lancio di missili, satelliti e nella conquista della Luna nel periodo che all'incirca va dal 1957 al 1975 cercando di prevalere l'uno sull'altro. La corsa allo spazio iniziò dopo il lancio dello Sputnik 1 sovietico il 4 ottobre 1957. Essa divenne una parte importante della rivalità culturale, tecnologica e ideologica tra gli Stati Uniti e l'unione Sovietica durante la Guerra Fredda. La tecnologia spaziale divenne una importante arena per questo conflitto a distanza, sia per le potenziali applicazioni militari che per i benefici psicologici derivanti dalla propaganda e il morale. Le radici della corsa allo spazio affondano nelle prime tecnologie missilistiche e nelle tensioni internazionali che seguirono la Seconda Guerra Mondiale. Analizzando il primo aspetto vanno evidenziati i fondamentali contributi tedeschi: A metà degli anni '20 gli scienziati tedeschi iniziarono ad effettuare esperimenti con i razzi spinti da propellenti liquidi che erano in grado di raggiungere altezze relativamente elevate. Wernher Von Braun, un aspirante scienziato missilistico, si unì agli sforzi e sviluppò tali armi per i nazisti da impiegare nella Seconda Guerra Mondiale. Egli prese in prestito molta ricerca originale di Goddard, il quale, nel 1926, progettò un razzo a combustibile liquido realizzabile in pratica. Il missile A-4 tedesco, lanciato nel 1942, divenne il primo proiettile a raggiungere lo spazio. Nel 1943 la Germania iniziò la produzione del suo successore, il razzo V-2, con una portata di 300 km e una testata di 1000 kg. Al termine della guerra i militari e gli scienziati statunitensi, inglesi e sovietici gareggiarono nella cattura di tecnologia e personale addestrato dall'installazione missilistica tedesca a Peenemünde. Attraverso l Operazione Paperclip gli Stati Uniti riuscirono a portare nel loro Paese un grande numero di scienziati missilistici tedeschi, molti dei quali membri del Partito Nazista, tra cui Von Braun. Analizzando il secondo aspetto va descritto il clima che fece sfondo alla corsa allo spazio, la Guerra Fredda: Dopo la guerra gli Stati Uniti e l'unione Sovietica si serrarono in una guerra fredda costituita principalmente da operazioni di spionaggio e propaganda. L'esplorazione spaziale e la tecnologia dei satelliti artificiali confluirono in questa competizione su entrambi i fronti: l'equipaggiamento satellitare poteva infatti spiare una nazione nemica mentre i successi spaziali potevano invece propagandare le capacità scientifiche acquisite e il potenziale militare. Gli stessi missili che erano in grado di inviare un uomo in orbita o colpire un particolare punto della Luna potevano anche inviare un'arma nucleare su una città nemica. Gran parte dello sviluppo tecnologico richiesto per i viaggi spaziali era applicato anche ai missili militari come i missili balistici intercontinentali. Analogamente alla corsa agli armamenti, i progressi spaziali vennero interpretati come un 3
indicatore delle capacità economiche e tecnologiche, dimostrando la superiorità dell'ideologia appartenente ad una data nazione. La data che segnò l'inizio della corsa allo spazio fu il 4 ottobre 1957, data importante per tutta l umanità, perché vide la prima messa in orbita attorno alla Terra di un satellite artificiale: lo Sputnik 1. A causa delle implicazioni militari ed economiche, lo Sputnik provocò timori e dibattiti politici agitati negli Stati Uniti, che incitarono l'amministrazione Eisenhower ad approvare diverse iniziative, tra cui la costituzione della NASA. In risposta allo Sputnik, gli Stati Uniti iniziarono degli sforzi enormi per recuperare questa superiorità tecnologia, tra cui il rinnovamento dei programmi scolastici. Questa reazione è oggi nota come Crisi Sputnik. Circa nove mesi dopo il lancio dello Sputnik 1, gli Stati Uniti lanciarono il loro primo satellite, l'explorer I, anche se a Cape Canaveral si susseguirono molti lanci falliti. La successiva fase al lancio di satelliti fu l immissione in orbita di animali: i moscerini della frutta lanciati dagli Stati Uniti su dei razzi V-2 tedeschi catturati nel 1946 furono i primi animali inviati nello spazio per studi scientifici, mentre il primo animale sovietico inviato in orbita fu il cane Laika, che viaggiò nello Sputnik 2 nel 1957, morendo di stress e surriscaldamento subito dopo aver raggiunto lo spazio. Ma un importantissimo traguardo, che coinvolse l intera umanità, si ebbe con il lancio nello spazio di esseri umani. Il cosmonauta sovietico Yuri Gagarin divenne il primo essere umano a raggiungere lo spazio quando entrò in orbita terrestre sulla navetta Vostok 1 il 12 aprile 1961, un giorno che viene ricordato ancora oggi in Russia come festa. Nella successiva missione Freedom 7, Alan Shepard entrò nello spazio sub orbitale e John Glenn divenne in seguito il primo statunitense ad orbitare con successo attorno alla Terra, completando tre orbite il 20 febbraio 1962. Dopo il lancio di esseri umani USA ed URSS conversero i loro scopi in un unico obbiettivo: l'invio di un uomo sulla Luna. Prima di questo traguardo, l'esplorazione del satellite venne effettuato tramite sonde senza equipaggio, che fotografarono la sua superficie. Il primo tentativo fu rappresentato dal programma Pioneer degli Stati Uniti. I sovietici risposero con il Programma Luna. Il presidente degli Stati Uniti John Kennedy e il vice presidente Johnson cercarono un progetto che catturasse l'immaginazione collettiva. Il Programma Apollo raggiungeva molti di questi obiettivi e riuscì a sconfiggere le argomentazioni dei politici di sinistra (che erano favorevoli ai programmi sociali) e di destra (che invece preferivano un progetto più militare). L'Unione Sovietica mostrò un atteggiamento molto ambivalente sul progetto di portare un uomo sulla Luna. Il leader Chruščёv non volle essere "sconfitto" dai rivali e neppure accettare i dispendi economici di un tale programma. Nell'ottobre 1963 egli affermò che "attualmente non si stanno pianificando dei voli di cosmonauti sulla Luna", ma non affermò neppure che si sarebbe ritirato dalla corsa allo spazio. Passò un anno prima che i sovietici iniziarono i tentativi per un atterraggio lunare. Mentre le sonde senza equipaggio sovietiche furono le prime a raggiungere il satellite, l'astronauta americano Neil Armstrong fu la prima persona a mettere piede sulla Luna il 21 luglio 1969. Comandante della missione Apollo 11, Armstrong ricevette il supporto del pilota del modulo di comando Michael Collins e il pilota del modulo lunare Buzz Aldrin in un evento seguito da più di 500 milioni di persone in tutto il mondo. Osservando i suddetti avvenimenti i sovietici poterono affermare di aver vinto la corsa allo spazio con l'invio di un uomo in orbita, mentre gli americani poterono ribattere di aver vinto la competizione con lo sbarco sulla Luna. In ogni caso, man mano che la Guerra Fredda iniziò a rallentare e mentre anche altre nazioni iniziarono a sviluppare dei programmi spaziali, il concetto di "competizione" tra le due superpotenze divenne sempre più debole. Secondo alcuni osservatori l'atterraggio dell'apollo rappresenta l'apice e la fine di tale competizione, altri, come Carole Scott, storica dell'esplorazione spaziale, e Florin Pop 4
stabiliscono invece il termine della corsa allo spazio con la missione congiunta Apollo-Sojuz, dove la navetta Sojuz 19 si agganciò con la capsula Apollo il 17 luglio 1975, permettendo agli astronauti "rivali" di visitare l'altra navetta e partecipare assieme a esperimenti. Tale missione significò un taglio netto con il passato, che era stato caratterizzato, come si è visto, da una vera e propria gara verso lo spazio. Solo dopo vent'anni di reciproco "congelamento" dei rapporti venne iniziata una nuova collaborazione con l'avvio del programma Shuttle-Mir, durante il quale i cosmonauti russi poterono visitare gli Shuttle statunitensi e gli astronauti americani soggiornare a bordo della stazione spaziale russa Mir. 5
STORIA DELL ARTE Giorgio De Chirico "Le Muse inquietanti", 1917 L arte di De Chirico, principale esponente della corrente artistica della pittura metafisica, è un emblema della tesi che è stata sopradescritta. L avanguardia, cui fa capo il famoso artista italiano, non possiede infatti le caratteristiche tipiche delle altre avanguardie, ovvero un particolare culto del futuro ed una smania di fare tabula rasa del passato. Essa fonda bensì parte dei suoi princìpi proprio nell arte più antica. Per comprendere quello che in apparenza pare un paradosso bisogna fare riferimento a due dati biografici di De Chirico: la sua nascita, avvenuta nel luglio del 1888 a Volos, capitale della Tessaglia, regione della Grecia ed il lavoro del padre, un ingegnere palermitano incaricato di costruire la rete ferroviaria locale. Da ciò è facile dedurre come le componenti del progresso e del passato convivano all interno della complessa, misteriosa e talvolta, come in questo caso, contraddittoria personalità dell artista che fu pittore, scultore, scrittore, inventore e ricercatore di tecniche pittoriche, nonché ritenuto precursore del Surrealismo. Abile come nessun altro a creare volontariamente effetti sorprendenti e sconvolgenti, ironico osservatore della realtà che non coincide con la verità ma serve a mascherarla dietro la perifrasi della dissimilitudine, De Chirico pone all'osservatore inquietanti interrogativi sull'arte e sulla vita. Per queste sue caratteristiche, Giorgio De Chirico venne riconosciuto dai pittori del Surrealismo un fondamentale riferimento ed un geniale anticipatore della loro poetica, basata proprio sull'accostamento insolito di oggetti quotidiani incongrui rispetto a contesti non conformi, per le sue raffigurazioni di interni claustrofobici colmi di oggetti stravaganti, mappe, telai, manichini talvolta monumentali sullo sfondo di vedute ferraresi. "Le muse inquietanti", un dipinto nel quale già si colgono molto chiaramente i caratteri di quello 6
che sarà il mondo figurativo "metafisico", "al di là delle cose sensibili", di tutta la pittura seguente, rappresenta il tentativo di cogliere un mistero celato nel mondo fenomenico, al di là dell'apparenza, personale elaborazione dell'artista di contatti e frequentazioni con l'irrazionalismo tedesco e le teorie filosofiche di Schopenhauer e di Nietzsche. Le teorie di Nietzsche, filosofo molto amato da De Chirico, rivivono nel rigore dei canoni compositivi tradizionali, negli spazi rarefatti e deserti, nelle architetture stilizzate dall'ordinata geometria e dalla prospettiva deformata, nel ricorrente tema del manichino, metamorfosi misteriosa ed indecifrabile della figura umana, che, non essendo umana, si presta egregiamente ad esprimere quell assenza di vita che caratterizza la pittura metafisica. Ne deriva una satira lucida dell'aspetto comune delle cose in cui la matrice classica dell'origine greca viene annullata e superata in un processo dove si rintracciano concetti postmoderni, dando forma ad una lettura anomala dello spazio e della prospettiva che, devitalizzando la realtà, pongono sotto una nuova luce la stessa identità umana. Il tema dominante è quello di un'eternità immobile e misteriosa, che prevarica l apparenza delle cose ed induce ad interrogarsi sul loro significato ultimo, sul perché della loro esistenza, in un'atmosfera magica da visione onirica. La piazza, scena del quadro, pavimentata di assi, somiglia ad un palcoscenico che ha come sfondale il castello di Ferrara ed una fabbrica con ciminiere, metafora della bipolarità antico-moderno, presente-passato, strutture vuote ed inutilizzate, in un complesso scenario panoramico rappresentato da due punti di vista diversi, uno in alto per la parte inferiore, uno in basso per la parte superiore, chiara citazione della pittura fiamminga del '400. Protagoniste della scena sono le Muse, che l'artista definisce inquietanti perché delega loro il dialogo con il mistero, con la verità al di là dell'apparenza, con una realtà svincolata dal tempo e dallo spazio, in polemica con un concetto di modernità che nega i valori del passato, trasformandole in manichini: quello in primo piano, grazie alle pieghe verticali della veste, pare sul punto di metamorfizzarsi in colonna ionica, mentre l altro, in secondo piano, seduto, ha la testa smontata ed appoggiata a terra. I colori sono caldi, giocati sui toni del rosso-marrone, corposi, privi di vibrazioni, la luce è bassa, le ombre lunghe, nette e definite, la prospettiva converge verso il fondo del palco ligneo a definire uno spazio vasto ed irreale, innaturalmente deserto e statico, un luogo allucinante, dove tutto è cristallizzato in una sospesa realtà atemporale e la vita umana è preclusa, sostituita da quella puramente figurativa dei manichini. 7
FILOSOFIA In ultima istanza si può osservare che la tesi gli opposti si attraggono trovi realizzazione nel pensiero di Georg Wilhelm Friedrich Hegel, il pensatore più rappresentativo dell idealismo tedesco. Egli descrive la propria filosofia partendo da due principi fondamentali: il primo afferma che la realtà è spirito, ovvero pensiero, ed il secondo afferma che lo spirito esprime una totalità articolata, in cui ogni aspetto del reale trova la sua collocazione e la sua giustificazione rispetto al tutto. Lo spirito si sviluppa in base ad un movimento dialettico, le cui fasi, individuate nella Fenomenologia dello spirito, vengono precisate dallo stesso Hegel nella Scienza della logica. Nella prima delle due opere citate trovano sviluppo dei presupposti già presenti in opere precedenti. Il primo trova espressione nella formula il vero è l intero. Essa indica che la verità si consegue quando i diversi aspetti parziali della realtà sono considerati come momenti ed articolazioni della totalità di cui fanno parte. Il secondo afferma che la suddetta totalità, che è l oggetto del vero sapere, è il risultato di un processo conoscitivo nel quale il soggetto che conosce è intimamente implicato. Con l espressione la verità è il movimento della verità in se stessa, Hegel indica che la verità non è qualcosa di immobile nella sua compiutezza, ma è bensì attività e movimento. Nella Fenomenologia dello spirito il pensatore tedesco vuole illustrare le fasi del processo che conducono alla verità, ovvero i diversi modi in cui il soggetto conosce se stesso e si rappresenta la realtà. Hegel descrive l esperienza della coscienza che passa progressivamente dai gradi più bassi della conoscenza al sapere assoluto. All inizio del processo conoscitivo il soggetto, che è l Assoluto, si riconosce come insieme delle manifestazioni storiche dello spirito. Solo al completamento del processo la coscienza giunge a conoscere se stessa come Assoluto. I diversi momenti del processo conoscitivo vengono chiamati figure. Ogni figura manifesta il punto di vista acquisito dalla coscienza in un particolare momento del suo sviluppo, ed insieme rappresenta il superamento e la conservazione delle figure che la precedono. II suddetto processo conoscitivo si articola mediante un movimento dialettico, il quale si compone di tre momenti: - nel primo il soggetto appare in sé, come la semplice coscienza di un oggetto; - nel secondo il soggetto viene negato dall oggetto, giacché appare come il suo opposto; 8
- nel terzo il soggetto diviene un per sé, in quanto realizza che l oggetto è la sua alienazione, esso diventa quindi cosciente di sé. Il movimento dialettico si conclude con la realizzazione da parte della coscienza di essere l Assoluto. E poiché la dialettica è il principio interno allo sviluppo dell Assoluto, pare evidente che essa sia, oltre che la legge del pensiero anche la legge che regola lo svolgimento della realtà. La dialettica assume quindi sia carattere logico che ontologico. La coincidenza tra logica e metafisica è espressa da Hegel delle parole: Ciò che è reale è razionale; e ciò che è razionale è reale. Nella Scienza della logica Hegel dà maggiore chiarezza a tale legge: attraverso essa la ragione si riconosce nella realtà, e la realtà si attua nella sua unità razionale. Il movimento dialettico è nella maggior parte delle volte composto di 3 momenti: - tesi, è il momento nel quale ogni determinazione dell intelletto si presenta nel suo essere assolutamente separata ed opposta alle altre; - antitesi, è il momento nel quale ogni determinazione dell intelletto si traduce nel proprio opposto; - sintesi, è il momento nel quale l opposizione e la contraddizione delle determinazioni viene risolta in una superiore totalità. La sintesi, o momento del superamento, è l espediente mediante il quale Hegel riesce a conferire unità alle determinazioni intellettuali che, in quanto escludenti le proprie opposte, sono considerate astratte. BIBLIOGRAFIA - Wikipedia, enciclopedia libera disponibile su internet all indirizzo www.wikipedia.org. - Giorgio De Chirico - Le muse inquietanti guida a cura dell arch. Vilma Torselli (31/05/2002). - G. Cambiano e M. Mori, Le Stelle di Talete 2. Editori Laterza (2004). 9