SALVATORE DI GIUSEPPE (1852 1930) pittore Salvatore Di Giuseppe nacque a Teramo nel 1852. Iniziò la propria formazione artistica sotto la guida del compaesano Gennaro Della Monica, pittore già affermato, suo grande estimatore, che per primo ne scoprì il precoce talento. Vincitore a sedici anni di un concorso per l assegnazione di una borsa di studio, incoraggiato e aiutato dal Della Monica, si trasferì a Napoli per frequentare l Accademia di Belle Arti dove fu allievo del maestro Domenico Morelli, considerato tra i più importanti artisti napoletani del XIX secolo. All Accademia di Napoli, dove ebbe come compagni di corso quelli che saranno i due più grandi pittori abruzzesi: Francesco Paolo Michetti e Teofilo Patini, si distinse subito per estro e bravura. Nella città partenopea il giovane Di Giuseppe si trovò nel cuore di quel vasto fenomeno di rinnovamento figurativo che portò alla elaborazione dell estetica verista. La scuola napoletana produceva in quegli anni la sua rivoluzione emancipandosi dalle norme scolastiche verso una fattura espressiva, sperimentale e non concettuale della realtà. Immerso in questa temperie, l artista teramano ebbe modo di conoscere e frequentare molti dei protagonisti di questo rinnovato realismo pittorico come Eduardo Dalbono, Michele Cammarano, Gioacchino Toma e gli abruzzesi Palizzi. Questo ambiente fu fondamentale per la sua formazione anche se egli, schivo per natura, non vi partecipò mai attivamente preferendo svolgere la propria attività artistica nell amata Teramo, nonostante i ripetuti messaggi di stima ed incoraggiamento che riceveva da Michetti e Patini. Dopo tre anni, per carenze economiche, dovette lasciare Napoli e tornare definitivamente nella sua S. Di Giuseppe Ruetta di Delfico Teramo che non lascerà mai più. Visse appartato, allontanandosi dalla sua città solo in rare occasioni, stabilendo con essa un legame viscerale, con i suoi luoghi, volti e costumanze. Istituì una profonda intimità culturale e psicologica con Teramo che per lui rappresentava lo stimolo e l oggetto di ogni speculazione artistica. Dedicò alla sua città natale la quasi totalità delle sue opere. Si tratta di vedute realizzate en plein air nelle quali l artista cerca di andare al di là della semplice rappresentazione della realtà per arrivare a coglierne l anima. Le vedute teramane assumono una speciale importanza in quanto
associano alla qualità strettamente pittorica preziose testimonianze documentarie sulla realtà urbanistica e antropologica della città di fine secolo, oggi profondamente trasformata e non riconoscibile. Riunite dal figlio Ascanio nella raccolta Schizzi e ricordi di Teramo sparita, le vedute costituiscono un capitolo tipico e singolare nella vasta produzione artistica di Salvatore Di Giuseppe che, con tenace passione, ritrasse la sua città con amore filiale e soprattutto spinto dalla necessità intellettuale di una ricerca intimista sul Vero. Il verismo, infatti, significò per lui portare alla superficie dell oggetto visibile l intimità emozionale dello stesso, descrivere le cose e il sentimento delle cose, concepire la forma come involucro trasparente dei suoi contenuti. Fu proprio questa sua vena introspettiva della sua pittura, praticata tra l altro con notevole tecnica, che gli fece guadagnare la stima di tanti valenti pittori del tempo. Di Giuseppe trattò anche soggetti di carattere religioso, simbolico e sociale, sempre attento ai risvolti intimisti e psicologici ad essi sottesi. La naturale tendenza all introspezione psicologica gli permise di esprimersi al meglio nel genere del ritratto, grazie al quale si procurò una vasta fama. Il Ritratto di Lucrezia Montani, nella sua immediatezza espressiva, appare come una conferma di quanto Fulvia Celommi riferisce a proposito del metodo di lavoro di Salvatore Di Giuseppe, che avvertiva la necessità di trascorrere molto tempo con il soggetto da ritrarre, per poterne studiare non solo l aspetto esteriore ma anche e soprattutto il carattere. Morì dove era nato, a Teramo, nel 1930 e a luglio dell anno successivo la città gli rese degno omaggio allestendo per l uomo che aveva dedicato tutta la sua Salvatore Di Giuseppe Ritratto di Lucrezia Montani esistenza alla pittura, una grande mostra curata dal Circolo Amatori e Cultori d Arte di Teramo, nella quale vennero esposte tutte le sue più importanti tele. Carlo Maria d Este (Centro reg.le Beni Culturali)
Salvatore Di Giuseppe Piazza Martiri 1885 Salvatore Di Giuseppe la gara di biciclette 1895
Salvatore Di Giuseppe la festa della Madonna delle Grazie 1883 Salvatore Di Giuseppe la piazza del Municipio 1882
Salvatore Di Giuseppe quartiere del Cimitero vecchio 1884 S. Di Giuseppe Corso San Giorgio S. Di Giuseppe ruetta del quartiere Santo Stefano 1884
Salvatore Di Giuseppe la caserma San Domenico 1880 BIBLIOGRAFIA E FONTI: Irene De Nigris, Salvatore Di Giuseppe, in Pittori abruzzesi dell Ottocento, Banca Popolare dell Adriatico, 1995 Fulvia Celommi, Pittori teramani tra le due guerre, in Rivista Abruzzese di Studi Storici dal fascismo alla Resistenza, a.iv, 1983, nn.2-3 Pinacoteca Civica di Teramo, Catalogo dei dipinti, delle sculture e delle ceramiche, Teramo, CMT, 1998 Tutte le foto sono tratte dal volume Pittori abruzzesi dell Ottocento, Banca Popolare dell Adriatico, 1995 Aggiunto in Sulmona il 24 marzo 2016