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1 il caso italiano Il caso Italia merita di essere trattato a parte, dato che questo nostro Paese ha raggiunto da poco la sua unità nazionale, soltanto 150 anni fa, con Roma capitale. E qui, proprio agli inizi voglio ricordare mons. Carlo Castiglioni, Prefetto della Biblioteca Ambrosiana, incontrato a Milano sul finire degli anni 50. Perché lui mi aveva confidato che quando era in seminario (primi anni del 900), correva voce che allorquando giunse a Milano la notizia della presa di Parta Pia - 20 settembre i canonici del Duomo si erano ritrovati in Sant Ambrogio a cantare in gran segreto un Te Deum di ringraziamento per la fine del potere temporale. Questo per dire che la mostruosità di una chiesa = assemblea di fedeli, di una fede religiosa che pretende di farsi Stato, con quel suo enorme avere e potere temporale era già stata avvertita, all interno della stessa comunità di fede, da dei consacrati. Adesso questa mostruosità pare sia da tutti accettata, o almeno tollerata come un residuato storico, che non crea problemi, che non fa danni. Come è noto, la fine di quel potere è durata poco. Nel 1929 il regime fascista si è rafforzato con la conciliazione tra lo Stato e la Chiesa cattolica, con i Patti Lateranensi stipulati sotto l intestazione: In nome della Santissima Trinità. Con il Trattato che concedeva alla Chiesa cattolica un minimo territorio perché potesse ancora disporre di un suo Stato sovrano, con il Papa-Re, monarca assoluto: lo Stato Città del Vaticano, con gli ambasciatori dei vari Paesi residenti in Roma e accreditati presso la Santa Sede. Poi la nostra Costituzione del 1948 la più bella del mondo - grazie al voto favorevole dei comunisti aggiunto a quello dei democristiani ha richiamato nell art. 7 i Patti Lateranensi, stabilendo espressamente che: Le modifiche dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale. Così è stato costituzionalizzato il regime concordatario tra Stato e Chiesa. Ecco perché in Italia non ci sarà mai una democrazia compiuta, ecco perchè lo Stato italiano non potrà mai essere di diritto, con leggi uguali per tutti. Saranno sempre esentati gli enti religiosi cattolici e le persone consacrate previste dagli accordi, faranno sempre eccezione le materie fatte oggetto dei concordati. Per la verità, il nostro è sempre stato un Paese a sovranità limitata, dalle continue ingerenze clericali, poi nel 2 dopo guerra dagli anglo-americani, dagli USA, alleati con il Vaticano: noi, posti in terra di confine, costretti anche col ricatto del pane piano Marshall e aiuti ERP a fare da diga all invadenza del comunismo sovietico. Il patto di Yalta tra Stalin, Roosevelt e Churchill nel febbraio 1945 aveva già stabilito le rispettive aree d influenza. Ma noi di questi accordi si sapeva poco o niente, e così nel 1949 siamo andati a sottoscrive il Patto Atlantico, per difenderci tutti insieme, dando vita alla Nato, tutt ora in funzione. Abbiamo sprofondato un mare di risorse, a non finire in armati e armamenti, anche adesso. Quando nel 1989 il regime sovietico è imploso pacificamente, con tutti i paesi satelliti, ci siano trovati senza più dighe da fare, né mete da raggiungere, senza più valori da affermare: la crisi dei valori, 1

2 appunto. Fu così che la magistratura nel 1992 ha trovato il coraggio di inquisire corrotti e corruttori senza più il sacro timore di fare il giogo del nemico, dei comunisti. E a questo punto è crollato il palco, è venuto giù tutto, baracca e burattini. Tutti allo sbando, che pareva di essere tornati all 8 settembre del 43. La fine della prima Repubblica è avvenuta a Roma, nella basilica di San Giovanni in Laterano, con quel lugubre rito funebre presieduto da Paolo VI alla presenza delle più alte autorità dello Stato in suffragio di Aldo Moro, in assenza della salma del caro estinto: 13 maggio Poi ha avuto inizio la seconda, con il governo di unità nazionale presieduto da Giulio Andreotti, e il debito pubblico di Comuni, Province, Regioni e amministrazione centrale dello Stato è cominciato a lievitare. Già, perché i partiti non più contrapposti frontalmente facevano a gara con chi prometteva di dare di più, sempre di più, facendo molti debiti, anche lasciando opere incompiute, con sprechi di risorse a non finire. Sono seguiti i 2 governi di Bettino Craxi, dall agosto 1983 all aprile 1987: il debito pubblico è salito ancora, e con alti e bassi nel 2013 siamo arrivati a superare i miliardi di euro: la bancarotta dello Stato italiano. Invece l atrofia, la mortificazione della vita politica italiana è venuta in piena luce nel 1994, con la discesa in campo del faccendiere Silvio Berlusconi, corteggiato dalla Lega nord fondata da Umberto Bossi, in seguito anche da Pier Ferdinando Casini per il centro-destra democristiano, e da Gianfranco Fini per la destra nazionale. Agli inizi degli anni 80, in quasi tutte le nazioni dell occidente era prevalsa in economia la deregulation (senza regole), di Ronald Reagan e Margareth Thatcher: il meno Stato e più mercato. Da noi, in Italia, nei primi mesi del 1978 c era stata la così detta svolta dell EUR da parte dei sindacati, con la nota intervista di Eugenio Scalfari a Luciano Lama pubblicata su La Repubblica il 28 gennaio che già allora auspicava la ripresa dello sviluppo, e quindi dell accumulazione del capitale al fine di accrescere il più possibile l occupazione. Con i lavoratori occupati che dovevano essere disposti a fare dei sacrifici: perché i salari non sono un variabile indipendente dall andamento economico. Bella scoperta, e quando mai lo sono stati? Qui faccio notare che ad un certo punto Scalfari gli pone una giusta domanda: come si concilia la decadenza del capitalismo [che non è più in grado di offrire sbocchi, di fare occupazione] con l ipostesi d una ripresa dello sviluppo economico [e dell occupazione] in Italia, senza la quale lei non vede soluzione ai nostri malanni? E il comunista Lama risponde: Ma questi sono problemi di tendenza a lungo termine ciò non significa affatto che nel medio termine [il capitalismo] non possa ancora sostenere intense fasi di sviluppo. Dieci anni prima, nel marzo del 1967 con la Populorum progressio Paolo VI a proposito del capitalismo liberista lo aveva indicato un nefasto sistema (26), aveva già scritto il mondo è malato (66), e a proposito della crescita demografica: siamo chiusi in un vicolo cieco (37). Pochi anni dopo, del 1972 il Club di Roma, presieduto da Aurelio Peccei pubblicherà il Rapporto sui limiti dello sviluppo. Questo per dire che partiti e sindacati, gente di sinistra, se pur fatti avvertiti non avevano capito dove stavamo andando a finire. 2

3 Non deve dunque sorprendere se questo nostro faccendiere scendeva in campo all insegna del tutto quello che non è proibito è permesso. Che segnava la fine non solo della politica, ma della stessa società civile, che comporta pur sempre delle regole, delle limitazioni alle libertà individuali. Altrimenti subentra la legge della giungla, vince sempre il più potente e danaroso: come in effetti si doveva poi dimostrare. Questa stagione di continuo degrado economico, sociale, politico, cultuale e morale quindi umano - con alti e bassi è durata venti anni, culminata in questi mesi del 2013, con la fine del settennato e l incredibile rielezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica. Dal 2006, sotto la sua sempre saggia, illuminata e lungimirante guida, il nostro Parlamento ha conosciuto la fase più fosca dalla sua storia, da far invidia al di quest aula sorda e grigia potevo fare un bivacco per i miei manipoli (Mussolini, 1922). La caduta del governo Prodi nel gennaio 2008 è stata festeggiata in Senato ingozzando mortadella irrorata da spumate; il 5 aprile 2011 alla Camera la maggioranza dei deputati ha votato a favore per deferire alla Corte costituzionale la soluzione del conflitto di competenza tra la magistratura ordinaria - il Tribunale di Milano - e il Tribunale dei Ministri per il giudizio al Presidente Berlusconi, tutti conviti che la sua telefonata alla Questura di Milano (il 27 maggio 2010 alle ore 23), era dettata dalla preoccupazione di evitare un incidente diplomatico, tutti convinti che la bella Ruby, ancora minorenne, non fosse una delle sue tante morose, ma la nipote del Presidente egiziano Mubarak. Lui, il saggio Presidente dall alto del Colle stava sempre a guardare, e se mai un po permaloso ha tenuto a far ribadire dalla Corte costituzionale le sue prerogative costituzionali, che nessuno aveva mai messo in discussione (si veda il suo comunicato del 16 luglio 2012). Poi, ai primi di marzo del 2013, subito dopo le elezioni politiche si è degnato di ricevere e rassicurare i parlamentari del Popolo della Libertà, che avevano manifestato e occupato il tribunale di Milano per protestare contro la pretesa persecuzione giudiziaria di Silvio Berlusconi. E il giorno stesso 11 marzo ha convocato i vertici del Consiglio superiore della magistratura, di cui è Presidente, poi ha emesso un comunicato dove si faceva appello al comune e generale senso di responsabilità perché non appaia messa in questione né la libertà di espressione di ogni dissenso né l autonomia e l indipendenza dalla magistratura. No, nessun senso di responsabilità, né comune né generare, perché quella manifestazione di dissenso no, di protesta - metteva proprio in questione l autonomia e l indipendenza dalla magistratura. Il suo era soltanto un riguardoso inchino al più forte, prepotente e danaroso, che però aveva i numeri, i voti elettorali. Da quel incontro, e dal successivo comunicato si poteva già intravedere il suo fermo proposito di dar vita al governo delle larghe intese, detto anche di responsabilità, di pacificazione, di unità nazionale. Come a tutti è noto, l esempio viene dall alto, e dato che quel nostro capo di governo, tanto potente e danaroso era sceso in campo per difendere i suoi interessi privati e aziendali, anche i più sporchi e squallidi, tutti o quasi si sono dati a imitarlo, tutti o quasi impegnati a fare altrettanto, in una paludosa e crescente marea di menefreghisti. Ma quello che a me è parso più 3

4 preoccupante, anche oggi, è la totale assenza di una qualche visione o prospettiva di futuro, prossimo o remoto, da parte di tutti i partiti o movimenti politici, ma anche di quasi tutti gli intellettuali della così detta società civile. Bastava fare i soldi, così come li aveva fatti lui, tanti, il più possibile, senza regole, frodando pure il fisco lo Stato, tutti noi onesti contribuenti - anche da mettere al sicuro all estero, nei paradisi fiscali, poi ognuno per sé famiglia compresa e Dio per tutti : sempre che il buon Dio esistita, e provveda almeno lui per tanti poveri cristi. Ecco perché nel 2008 la crisi finanziaria, questa maledetta bolla di carta straccia che contribuisce a mandare a fondo l economia reale, ci coglieva non tanto impreparati, quanto rimbecilliti, ma anche giubilanti, dato che alcuni nostri statisti e lungimiranti politici si fa per dire - ci assicuravano che la crisi era soltanto psicologica, frutto della immaginazione di pochi catastrofici disfattisti. Il 3 aprile 2010 tre anni fa - mi permetto di invitare i dirigenti del Partito Democratico a fare il loro dovere: il primo vostro dovere morale, culturale e politico è quello di non mentire, di non imbrogliare voi stessi e il prossimo. Voi sapete bene che questa crisi economica e sociale non è destinata a finire, anzi, a peggiorare. Quando Cina, India e i paesi emergenti si saranno messi in pari e avranno superato il così detto benessere materiale raggiunto dal nostro occidente, esploderà una crisi senza termini di confronto in tutta la storia dell umanità. Questo sempre che già prima qualche fanatico non abbia perso la testa, come altri, anche di recente, innescando guerre e guerriglie ancora più catastrofiche di quelle già conosciute, mettendo fine al così detto equilibrio del terrore, iniziato ai primi di agosto del Questo non è fare del terrorismo a buon mercato, ma semplicemente guardare in faccia la realtà. Lo so, tutto questo è impopolare, e sul momento può anche far perdere voti, ma se davvero vogliamo cambiare la mentalità indotta da troppa televisione commerciale e consumistica non c è altra strada (fax e mail). Nessuna risposta. Ancora il 5 novembre del 2011, Silvio Berlusconi prima di cedere il posto a Mario Monti, nella conferenza-stampa ai margini del G20 di Cannes assicurava: siamo un Paese di benestanti, i ristoranti sono sempre pieni, i posti in aereo tutti occupati. Poco prima, il 5 agosto 2011 il super Ministro Giulio Tremonti annunciava tutto giulivo: per l economia privata ci sarà la madre di tutte le liberalizzazioni, con la modifica dell articolo 41 della Costituzione. Poi, riprendendo un adagio caro al Presidente Berlusconi spiegava che tutto è libero - e permesso - tranne ciò che è espressamente vietato. Questo per fare intendere che bastava lasciare soltanto l inizio dell articolo 41: L iniziativa economica è libera. Poi togliere tutti quegli inciampi paralizzanti: Non può svolgersi in contrasto con l utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. Già sul finire degli anni 70 Guido Carli aveva identificato in lacci e 4

5 laccioli le nostre inutili e costose lungaggini burocratiche, ma 30 anni dopo Giulio Tremonti si proponeva di togliere di mezzo ogni e qualsiasi norma, regola o legge che osasse disciplinare l operare economico. La legge della giunga - appunto - la negazione della società civile, della politica. Il nostro Presidente della Repubblica, sommo custode e garante della Costituzione non ha sentito il dovere di intervenire, di fare una qualche osservazione, e con lui anche i nostri costituzionalisti, i nostri economisti, i nostri giornalisti e commentatori televisivi, tanto grande è la palude nella quale siamo precipitati. Invece non un pericoloso sovversivo, ma Giovanni Battista Montini, Paolo VI, proprio a questo articolo si riferiva nella sua Populorum progressio del Ecco, basta soltanto questo per dare la misura del nostro continuo regredire non soltanto in politica e socialità, in cultura e moralità, quanto nel più semplice e tanto disprezzato buon senso. ^^^^^^^^^ Nota A proposito delle intraprese economiche, al punto 33 dell enciclica di Paolo VI del 1967 stava scritto: La sola iniziativa individuale e il semplice gioco della concorrenza non potrebbero assicurare il successo dello sviluppo. Non bisogna correre il rischio di accrescere ulteriormente la ricchezza dei ricchi e la potenza dei forti, accentuando la miseria dei poveri e rendendo più pesante la servitù degli oppressi. Sono necessari dei programmi per incoraggiare, stimolare, coordinare, supplire e integrare l azione degli individui e dei corpi intermedi. Spetta ai poteri pubblici di scegliere, o anche di imporre gli obbiettivi da perseguire, i traguardi da raggiungere, i mezzi onde pervenirvi, tocca a loro stimolare tutte le forze organizzate in questa azione comune. Certo, devono aver cura di associare a questa opera le iniziative private e i corpi intermedi, evitando in tal modo il pericolo di una collettivizzazione integrale o una pianificazione arbitraria. Per corpi intermedi si devono intendere oltre le famiglie e le comunità locali anche quelli storico-funzionali, come le imprese, i sindacati, oggi si direbbero le parti sociali. Qui di mio aggiungevo: Adesso va di moda parlare di economia sociale di mercato, perché si vorrebbe tentare di mettere d accordo la libertà di impresa, il libero mercato, la libera concorrenza con la socialità, la giustizia sociale. Ma chi, se non lo Stato, la società civile organizzata può e deve intervenire per conciliare, per accordare o armonizzare libertà e giustizia, nel modo sempre più equo? La libertà individuale non può mai stare senza responsabilità verso gli altri, con i quali viviamo in società. Equo significa di tener conto che siamo tutti posti in differenti condizioni economiche e sociali, oltre che di età e di salute. E in che modo può farlo, se non proponendo e attuando un programma o un piano pluriennale? Questo chiamatelo pure socialismo, socialismo umanitario, oppure democratico, chiamatelo come volete, ma fatelo, fin che siete ancora in tempo. ^^^^^^^^^^^^^^^^ 5

6 Il 15 aprile 2012 mi decido a scrivere al Presidente della Repubblica: forse anche tu, come la stragrande maggioranza della gente, non vuoi prendere atto che in questo nostro occidente siamo ormai arrivati al capolinea. E riporto quanto scritto all inizio del mio testo: riempite la Terra e soggiogatela (Gn.1,28). Siamo quasi tutti consapevoli di essere entrati in una crisi planetaria senza precedenti, dalla quale non ci è dato intravedere se, quando e come ne potremo uscire. Anche perché, prepotenti e litigiosi come siamo, giova sempre ricordare che da qualche tempo nelle nostre mani sono poste armi di distruzione di massa: chimiche, batteriologiche, atomiche e termonucleari. No, non si tratta soltanto della crisi economia e finanziaria prodotta per inseguire un progresso senza fine e senza regole; dalla frenesia di fare soldi coi soldi speculando sul futuro; di sprechi di risorse a non finire, sprofondate per produrre e consumare cose superflue e dannose, accumulando montagne di rifiuti anche tossici e radioattivi, provocando paurose disuguaglianze sociali, con masse di disoccupati, di poveri sempre più poveri e ricchi sempre più ricchi, con ancora tanti bambini lasciati morire di fame, di sete, di incurabili malattie nella nostra quasi totale indifferenza. Questa crisi devastante sta compresa nel più generale degrado ambientale, con mutamenti climatici forse irreversibili, a fronte della crescente pressione demografica. E tutto l eco-sistema, l intera sfera della vita, della biosfera che noi umani abbiamo fatto entrare in una fase critica. Non attendevo alcuna sua risposta, mi bastava di averlo fatto avvertito, perché si rendesse conto nella sorte che ci attendeva. Il 1 maggio 2012 però torno a scrivere a Giorgio Napolitano, a Mario Monti, Presidente del Consiglio dei Ministri e ai presidenti di Camera e Senato: vedo che brancolate ancora nel buio, che parlate di crescita. La sola crescita davvero necessaria sarebbe quella in umanità, questa però è più difficile da ottenere, almeno per molti di noi. Tuttavia mi permetto di dare qualche indicazione sul che fare. Tutto questo carteggio lo potete leggere su internet - in Gian Mario Albani - perché tutto ripreso da Affari italiani sotto il titolo: perché non si dica che nessuno l aveva detto. Poi alla fine di dicembre invio al Presidente Monti, ma anche Bersani, a Vendola, ad alcuni parlamentari di centrosinistra, ai segretari di CGIL, CISL e UIL, oltre a qualche amico un più articolato: Per un programma di governo, in 5 punti. Mi risponde soltanto padre Alex Zanotelli, già missionario in Africa e ora impegnato a far del bene tra i poveri del più povero rione di Napoli. Grazie per la tua lettera con quelle 5 proposte al governo Monti. Mi sembrano molte belle e efficaci. Finché c è gente che la pensa come te, c è ancora da sperare per la vecchia Italia e l Europa (25 gennaio 2013). Come è noto, nell estate del 2011 i mercati esteri davano segni di insofferenza nei confronti della nostra credibilità politica, nella nostra capacità di contenere se non di ridurre il debito pubblico: a tal proposito si era aperto un dissidio intero nello stesso governo. Il 4 agosto giunge a Roma la lettera della Banca centrale europea (BCE), firmata da Mario Draghi e da Jean-Claude Trichet, ma 6

7 di fatto sollecitata e forse anche dettata da Roma, che ci pone sotto un governatorato economico e finanziario europeo: vigilati speciali. In buona sostanza siamo costretti a subire una sovranità nazionale ulteriormente limitata da un governo tecnico sopranazionale, di marca liberista, che opera all insegna dell economia di mercato, che impone l austerità per farci rientrare dal deficit di bilancio e dal debito pubblico, colpendo sempre le fasce più deboli. Per la maggioranza governativa questo è l ultimo, disperato quanto inutile tentativo di restare a galla. Ai primi di novembre il governo Berlusconi viene messo in minoranza alla Camera, il 12 novembre lui è costretto a rassegnare le dimissioni. Siamo in regime di bipolarismo, non ci sono maggioranze alternative, ma Giorgio Napolitano si guarda bene di adempiere al suo dovere costituzionale di sciogliere le Camere e indire nuove elezioni: è probabile vinca il centrosinistra. Non sia mai. No, lui raccoglie il grido siamo sull orlo del barato, là dove ci stanno spingendo i mercati internazionali, gli speculatori finanziari: sono questi che nuove divinità cui prostrarsi in adorazione, sono loro a dettar legge, non la politica e i politici con un accorta programmazione economica a medio se non a lungo termine. Ben pochi, per non dire nessuno vuole intendere che per superare la crisi in corso è necessario, davvero indispensabile invertire la logica dell economia di mercato, dalla libera concorrenza, la legge del consumismo indotto da una pubblicità anche ingannevole, in ogni caso che ci schiavizza. No, non sia mai. Infatti, a questo punto il nostro Capo dello Stato licenzia la politica e i politici, impone il suo governo, detto del Presidente, non previsto dalla Costituzione: mette in scena il governo dei tecnici, previa nomina a senatore a vita del prof. Mario Monti, rettore dalla Bocconi di Milano. Poi, nel 2013 sarà la volta dei saggi, sempre non previsti dalla Costituzione, prima 10, poi 35. Siamo al colmo dell insipienza politica: le cose più urgenti da fare stanno sulla bocca di tutte le persone sensate. Invece i provvedimenti salva Italia del governo Monti impongono tagli a man bassa della spesa sociale, soprattutto sulle pensioni, provocando i così detti esodati. Poi sulla salute, la scuola, la ricerca, la cultura, tutto nel disperato quanto inutile tentativo di ridurre il debito pubblico, che infatti continua a crescere, dato che siamo pur sempre in recessione. Perciò si continua a parlare di riavviare la ripresa economica, mediante l incremento dei consumi, per aumentare la produzione, così da fare occupazione: è sempre la logica perversa dell economia consumistica. Già, ma dato l enorme debito pubblico e gli interessi da pagare quasi sempre in crescita, come fare a diminuire le troppo imposte e tasse per incrementare i consumi? Dove reperire le risorse per fare gli investimenti? Anche perché mezza Europa è in recessione, poi bisogna sempre fare i conti con Cina, India e i paesi emergenti dell America latina. Qui, dove sta quel presidente della piccola repubblica dell Uruguay, Josè Mujica, detto Pepe, che dovrebbe essere preso ad esempio da tutti i capi di Stato e di governo del mondo. Alla conferenza indetta dell ONU in Brasile del 2012 per fare il punto sulla situazione della Terra e sullo sviluppo sostenibile, questo uomo, che in gioventù 7

8 è stato un guerrigliero (nato del 1935), ha tenuto un discorso semplice e chiaro che tutti noi vorremmo sentire dai nostri politici. Lo Stato gli assegna 12 mila dollari al mese per il suo lavoro alla guida del Paese, ma lui dona il 90% a favore dei volontari impegnati a soccorrere persone bisognose, vive in una piccola fattoria perchè ha rinunciato ad abitare nel palazzo presidenziale. Gli bastano circa dollari al mese per vivere, e in una intervista ha dichiarato: questi soldi mi devono bastare, perché ci sono molti uruguaiani che vivono con molto meno. Quanti in Italia lo conoscono o ne hanno sentito parlare? Riporto quel suo breve discorso, ritenuto il più bello del mondo alla fine del libro, tanto è in piena sintonia con quello che da anni vado anch io scrivendo. Torniamo a noi, alla necessità di ridurre le troppe tasse sempre per chi le paga, s intende - per far riprendere i consumi. Ma di quali consumi di beni e servizi si tratta? Di armi e cose belliche, di veleni e pesticidi chimici, di cose superflue, inutili e dannose, di beni di lusso e griffati da sfoggiare, tanto per apparire, per dare spettacolo? E su questi prodotti che noi dovremmo indirizzare gli investimenti pubblici e privati? A parte il fatto che da noi, in Italia, oltre alla criminalità organizzata che fattura e guadagna più di molte multinazionali messe insieme, furoreggia la più diffusa corruzione, a tutti i livelli, che ammorba perfino l aria da respirare, nel pubblico come nel privato. Da noi imperversa l evasione fiscale, il lavoro nero e le morti bianche. Da noi i lavoratori faticano più degli altri in Europa, ma sono pagati meno. Da noi i lavoratori dipendenti pagano più tasse dei loro datori di lavoro, e così negli ultimi 30 anni il reddito prodotto dalle imprese si è trasferito sempre di più dal lavoro ai profitti, in gran parte non reinvestiti, nemmeno per fare ricerche e innovazioni. Semplicemente ha continuato a divaricare le disuguaglianze sociali, a incrementare l invio di soldi all estero, messi al sicuro nei paradisi fiscali. Noi siamo il Paese, insieme alla Grecia, alla Spagna, al Portogallo e a Cipro in cui la maggioranza delle persone e delle famiglie è costretta a stringere sempre di più la cinghia, e non vede via di uscita: ci hanno rubato la speranza, diceva una donna di Termini Imerese (Sicilia) davanti ai cancelli chiusi della Fiat, per dire ci hanno tolto il lavoro, ci hanno tolto la vita (3 giugno 2013). Mentre una minoranza di benestanti, anche di nullafacenti, da secoli e secoli abituati a campare sulle spalle di una crescente moltitudine di poveri cristi, non patisce, non patirà mai la crisi. Compresi preti e politici - salvo pochi poi gli imprenditori e i professionisti disonesti, i dirigenti e gli impiegati pubblici e privati d alto livello, tutti quelli dal doppio e anche triplo lavoro, dei doppi e tripli incarichi, delle mai finite consulenze nel pubblico come nel privato. Tutti quelli che godono di stipendi, di emolumenti, di vitalizi, di compensi, di ingaggi e di pensioni detti d oro: cifre spropositare, da far vergognare a fronte di quanti, e sempre di più stanno andando in rovina, nella miseria più nera. No, non si prova più alcuna vergogna, non c è più coscienza, nessuna umanità. Queste cose nostre però, sono più dure da estirpare, dato che come ho cercato di farvi intendere con quanto ho scritto dal 2007 (che nessun editore osa pubblicare), mettono capo un vizio antico, frutto della plurisecolare menzogna 8

9 messianica, o cristiana, della più untuosa ipocrisia cattolica, dalla quale non ci siamo mai liberati. Ma poi dico io, sempre nel mio piccolo - si è fatta un indagine o una previsione a breve e a medio, se non a lungo termine dei bisogni primari della popolazione italiana, compresi gli immigrati: di persone, famiglie o coppie di fatto, per fasce di età e stati di salute, oltre che per comunità locali e regionali, così da arrivare sempre più vicino alla gente? Bisogni primari, davvero necessari in ordine agli alimenti, al vestire, all abitare, alla salute, all assistenza, a una buona educazione, con studi adeguati, a una corretta informazione, tanto per essere sempre più liberi e responsabili, per poter prendere parte attiva alle decisioni politiche. E di contro, è mai stato fatto il conto di tutto il superfluo, di tutti i lussi e gli sprechi, di tutte le cose inutili e dannose prodotte, vendute e consumate, di tutte quelle che finiscono nei rifiuti, con quelle possibilmente da riciclare? Poi una previsione in ordine alla mobilità territoriale, alla viabilità e ai trasporti per terra, mare e aria, per valutare carenze, ritardi, sprechi, doppioni, opere inutili e incompiute. E mai stata fatta un accurata ricognizione delle nostre risorse naturali da saggiamente mettere a frutto, o da salvaguardare se non rinnovabili, anche qui per aree locali e regionali? Compreso il piano energetico, per risparmiare energie, per la produzione e l uso di energie pulite, alternative e rinnovabili presenti sul nostro territorio. Poi un piano o programma per la salvaguardia dell ambiente, del nostro territorio sempre più disastrato, per la salvaguardia e la manutenzione dei beni culturali e del nostro paesaggio, per eliminare gli abusi e le deturpazione edilizie, per restaurare edifici ancora validi, magari di pregio, così da arrestare la cementificazione? E stato fatto un piano o programma per l agricoltura, gli allevamenti, la pesca, i pascoli, i boschi, le foreste, per i prodotti alimentari che sono l eccellenza italiana, sempre esportati all estero? Poi per l artigianato, per le piccole e medie industrie manifatturiere, più che le grandi e multinazionali: quelle più congeniali alla nostra gente, il made in Italy, compresa la meccanica di precisione e le biotecnologie. Infine un piano o programma per incrementare il turismo, le visite alle nostre città d arte, ai centri storici, ai musei, ai siti archeologici, per i soggiorni sulle spiagge dei nostri mari, dei nostri laghi, sulle nostre colline e montagne. Senza approfittare e fare i furbi con i turisti stranieri, in quanto questi saranno sempre di più la nostra maggiore fonte di reddito. Perché noi italiani siamo talmente furbi che ci freghiamo con le nostre stesse mani. Poi amiamo piangerci addosso. I soldi per attuare gli interventi e gli investimenti pubblici, per incoraggiare, stimolare, coordinare, supplire e integrare l azione dei privati per stare al dire di Montini del 1967 si possono e si devono ricuperare dimagrendo in modo equo, quindi diminuendo l alto e aumentando il basso, per quanto necessario, tutto l apparato gerarchico e burocratico dello Stato, di Regioni e Comuni, questi con possibilità di consorziarsi tra di loro: basta con Province e 9

10 Prefetture. Ma basta anche con le Regioni a statuto speciale, che creano disparità ormai incomprensibili. Inoltre occorre ridurre i costi della politica, da intendere come un servizio, reso per quanto possibile in modo volontario, percependo quanto basta per vivere e mantenere la famiglia in modo dignitoso. Poi, quanto aspettiamo a tassare gli interessi lucrati su obbligazioni, titoli di Stato, fondi comuni d investimento al 20%, al pari ad altri Paesi europei? Fatti salvi soltanto i fondi pensionistici dei salariati agricoli, di operai e impiegati, i soli che possono essere esentati. Nel 2012 la pressione fiscale sui redditi di lavoro e sulle pensioni è salita al 43%, mentre quella sui redditi di società si è ridotta dal 41 al 31%, e quella sulle transazioni finanziarie è stata portata al 20%: un mondo alla rovescia, da invertire e riequilibrare. Inoltre, è proprio necessario mantenere separati i Carabinieri dalla Polizia di Stato più la Guardia di Finanza? Non è possibile un loro coordinamento in vista di una graduare unificazione, in un solo corpo con le varie specializzazioni? Gli imputati in attesa di giudizio devono stare tutti in carcere, o molti possono attendere il processo agli arresti domiciliari? E proprio necessario mantenere il Ministero della Difesa, con Esercito, Marina e Aviazione militare? Come già ho accennato la NATO (Organizzazione del Trattato dell Atlantico del Nord), è stata istituita nel 1949 (più di 60 anni fa), appunto con il Patto Atlantico, agli inizi della guerra fredda. Il muro di Berlino a caduto nel Ormai è tempo di fare pace e di stare in pace con tutti, di non addestrare giovani uomini e donne a combattere e uccidere. Noi possiamo dare tutti i richiesti preavvisi per incominciare a smobilitare e a disarmare, e state certi che altri paesi e nazioni in Europa e in altri continenti non mancheranno di seguire il nostro esempio. Intanto noi utilizziamo gli edifici, le strutture e le attrezzature militari per scopi pacifici, per alloggiare meglio i carcerati, gli immigrati in attesa di lavoro, per rafforzare la protezione civile. Sarebbe un bel risparmio, con risorse da destinare a progetti di sviluppo, anche nei paesi più poveri della Terra. 10

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