GIOVANNI, IL VEGGENTE

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1 VENERDÌ 1º FEBBRAIO 2008 GIOVANNI, IL VEGGENTE L Apocalisse si presenta come libro capace di trasformare coloro che lo leggono. Chi parla è Colui che dice di se stesso di essere il «Primo e l Ultimo». Per comprendere il suo messaggio bisogna comprenderne le immagini con cui lo svela «9 Io, Giovanni, vostro fratello e vostro compagno nella tribolazione, nel regno e nella costanza in Gesù, ero nell isola di Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza di Gesù. 10 Fui rapito dallo Spirito nel giorno del Signore, e udii dietro a me una voce potente come il suono di una tromba, che diceva: 11 Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette chiese: a Efeso, a Smirne, a Pergamo, a Tiatiri, a Sardi, a Filadelfia e a Laodicea. 12 Io mi voltai per vedere chi mi stava parlando. Come mi fui voltato, vidi sette candelabri d oro 13 e, in mezzo ai sette candelabri, uno simile a un figlio d uomo, vestito con una veste lunga fino ai piedi e cinto di una cintura d oro all altezza del petto. 14 Il suo capo e i suoi capelli erano bianchi come lana candida, come neve; i suoi occhi erano come fiamma di fuoco; 15 i suoi piedi erano simili a bronzo incandescente, arroventato in una fornace, e la sua voce era come il fragore di grandi acque. 16 Nella sua mano destra teneva sette stelle, dalla sua bocca usciva una spada a due tagli, affilata, e il suo volto era come il sole quando risplende in tutta la sua forza. 17 Quando lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli pose la sua mano destra su di me, dicendo: Non temere, io sono il primo e l ultimo» (Apocalisse 1, 9-17) CHI prende in mano l Apocalisse difficilmente sfugge al fascino delle immagini che la lettura crea, come potrebbe fare un libro illustrato. E non solo l Apocalisse Parola e immagini FRAMMENTI di immagini apocalittiche si trovano in tutto il Nuovo Testamento, e non solo quando si parla di Cristo, bensì quando Cristo stesso parla: le parabole, fictions narrative, come le chiamò Giuseppe Barbaglio, possono illustrare gli aspetti più significativi del Regno di Dio come fossero immagini pittoriche. A tale proposito, potremmo leggere (o meglio «vedere») un testo come Marco 14, 62 come una piccola «icona apocalittica» per non parlare delle diverse apocalissi in Ci hai dato un segno Dio Padre nostro, ti ringraziamo di averci dato un segno più bello del sole, più grande di tutte le meraviglie della tua creazione: Gesù, tuo figlio, con il suo volto umano, con il suo sorriso del bambino di Nazaret, con la sua saggezza ed il suo coraggio del profeta di Galilea, con le sue parole che consolano ed i suoi gesti che guariscono; con la sua accoglienza di coloro che sono al margine della società, con la sua passione e la sua croce, il suo amore senza limiti, le sue ferite e la sua agonia di crocifisso; con la sua tomba vuota al mattino di Pasqua e la promessa di farci partecipare alla sua Vita. Per questo tuo dono di Gesù, che è la verità e la vita e la via che conduce a te, per la sua parola che lo Spirito oggi pronuncia nei nostri cuori, per questo popolo, tua chiesa, che con lui viene verso di te, Dio nostro Padre, ti rendiamo grazie. Amen (da: Un sentiero nella foresta, della Cevaa, 2006, p. 21) mente tra visione e testo. Anche l Apocalisse, proprio come racconto di visioni, ha una sua trama. Esiste, quindi, una tensione costruttiva tra l evoluzione lineare e la sua rappresentazione ciclica. E non mancano i colpi di scena. Leggere un testo del genere letterario «apocalittico» vuol dire godere in prima fila un vero e proprio spettacolo multimediale che vuole coinvolgere, colpire il suo pubblico dall inizio alla fine. Come ha osservato recentemente Ermanno Genre, nel protestantesimo contemporaneo «è in atto una profonda rilettura della relazione parola-immagine; una rilettura critica che coinvolge l interpretazione delle Scritture e dunque anche la propria relazione con la raffigurabilità del divino». Colui miniatura nei Vangeli sinottici. Così per le parabole del regno. Non si tratta di un accumulo caotico di singole figure o immagini, vi troviamo piuttosto una sceneggiatura e una composizione molto particolari intese a far sì che l interpretazione oscilli continuache dice «Chi ha visto me, ha visto il Padre» è lo stesso che «nel momento in cui si dà come immagine riconoscibile, si sottrae alla presenza dei discepoli» (Luca 24, 13-35). Una teologia della Parola deve perciò, sempre secondo Genre, saper «entrare in dialettica positiva con l immagine, con una Bibbia ricca di immagini e metafore. Immagini e metafore che, nella loro ambivalenza, offrono innumerevoli possibilità per una raffigurazione del divino oltre l idolo». Un messaggio audiovisivo HA ragione il teologo statunitense R. Bauckham, che ha identificato nel testo dell Apocalisse una delle «maggiori imprese ( ) del cristianesimo primitivo», considerando sia la singolare raffinatezza letteraria, sia la particolare concezione teologica di questo ultimo scritto della Bibbia. In effetti, un testo biblico, così come qualsiasi altra produzione letteraria, va inteso non soltanto come un semplice strumento di informazione, ma come un aspetto di una strategia di comunicazione. Un testo che vuole arrivare ai suoi destinatari deve saper farsi sentire, vedere. Per essere diffuso tramite gli strumenti a disposizione deve seguire le regole della comunicazione, non necessariamente legata al sacro. Per arrivare al suo pubblico il testo deve, anzitutto, incominciare bene a partire dalla efficace scelta del titolo. Il titolo dello scritto di Giovanni promette uno scoprimento, uno svelamento, una sco- perta di eventi cruciali finora rimasti nascosti o ignoti ai più, ma che dovranno, comunque, realizzarsi di lì a poco. Apokalypsis un titolo programmatico per uno scritto la cui prima parola parola chiave con la quale l opera di Giovanni si apre e si lascia aprire cerca di sensibilizzare occhi e orecchie, di sollecitare l attenzione e anche la curiosità del suo pubblico. Ma non si tratta soltanto di apprendere delle novità. Il titolo lascia intendere che ci sarà proprio qualcosa da «vedere». Il messaggio ricevuto e ritrasmesso dal veggente Giovanni alle sette chiese sarà composto quasi completamente da materiale visivo. Mancano i lunghi discorsi, non ci saranno monologhi. Lo stile dell esposizione è semplice, piuttosto ripetitivo («io vidi, ed ecco Cosmè Tura, San Giovanni a Patmos, ca.»), e non ci saranno astratti concetti teologici a fare da linee guida. Tra testo e realtà IL tutto apparirà sotto la forma di uno straordinario e immenso «affresco di parole», a tratti molto cupe, ma non prive di colore anche intenso. Il capitolo finale farà vedere il mondo nuovo di Dio, un mondo pieno di luce; e la vera bellezza di questo happy end sta nel fatto che, proprio alla fine, il testo non si chiude, ma si ricollega con il suo principio e la linearità del racconto si spezza, creando un effetto di circolarità. Si tratta di un opera d arte e di teologia, un opera aperta e chiusa allo stesso tempo. Chi entra in questa prospettiva di lettura del testo potrà subito tornare a rileggersi il tutto un altra volta da capo a coda, quasi all infinito per diventare parte integrante di questo scritto, di questa grande ma difficile «impresa»: un libro che si presenta come un vero e proprio labirinto. A quale «realtà» si riferisce questo enigmatico testo? È un altra domanda cruciale per leggere e capire l Apocalisse. E ancora: si tratta di un testo assoluto, chiuso, oppure di un testo che si riferisce ad altri testi? Il mondo dell Apocalisse di Giovanni è, certamente, quello del primo secolo dopo Cristo; ma in che mondo vive realmente il veggente? A quale contesto si rifanno le sue visioni? Da una parte, il mondo letterario è quello dell Esodo, dall altra il mondo della profezia post-esilica. Il veggente Giovanni ama la musica, il ritmo e la teologia dei Salmi, ma lo stile delle sue visioni è biblico-giudaico e ellenistico-pagano allo stesso tempo. Proprio Giovanni, che oppone le sue immagini del regno e della seconda venuta di Cristo al mondo reale, è rimasto colpito (e forse anche in un certo senso sedotto) dal linguaggio delle immagini potenti che lo circondavano. Nell ambiente in cui visse Giovanni l importanza di rappresentare il divino era immensa come dimostra la gigantesca statua di marmo alta sette metri e raffigurante il divo imperatore romano Tito: quest opera fu commissionata dal Dio-imperatore (dominus et deus) Domiziano a Efeso, proprio nella città possibile residenza del nostro veggente prima del suo esilio (o ritiro?) sull isola di Patmos. Nel nome dell Alfa e dell Omega DA dove cominciare? Dove finire? Che cos è, in ultima analisi, l Apocalisse? Il titolo di un libro serve all identificazione del suo contenuto, forse anche alla sua classificazione. Il titolo serve anche a poterlo ritrovare tra i molti altri titoli che si possono vedere in una biblioteca. Nel caso dell Apocalisse di Giovanni (che è, in realtà, l Apocalisse «di Gesù Cristo»), i titoli di testa di questa sceneggiatura possono indicare sia l autore, sia la catena di trasmissione, sia i destinatari del messaggio. Questi titoli di testa offrono già dall inizio l indicazione di una narrazione complessa, le cui componenti sono interconnesse a vari livelli, e insieme ne qualificano la lettura. Infatti è chiamato beato chi sa «leggere» il libro, e beati quelli che ne ascoltano la lettura. Implicitamente questa beatitudine del lettore e degli ascoltatori dice che ignorare i contenuti di questo libro potrebbe essere causa di infelicità irrimediabile. La lettura del testo invece significa vita. In questo senso l Apocalisse si presenta come libro capace di trasformare coloro che lo leggono, li rende già qui e ora partecipi del Regno di Dio. Chi parla è Colui che dice di se stesso di essere «il Primo e l Ultimo», il cui arrivo è prossimo. Per comprendere il suo messaggio bisogna comprenderne le immagini con cui lo propone, lo svela. Ma non si tratta soltanto di decodificare i simboli o di decifrare le singole visioni. Bisogna, anzitutto, considerare l impostazione complessiva, l impianto letterario e strutturale dell insieme. E così, ripercorrendo il cerchio della lettura ciclica ritorniamo al mistero, oppure: a ciò che ci viene nascosto. Quanto di arcano lasciamo alla fede, a Dio stesso? Dio è vero si svela, si fa vedere appena per un attimo, e si «ri-vela» per ritornare sempre di nuovo nella sua oscurità. Scrisse Walter Benjamin in riferimento esplicito a Lévinas: «Dunque il Nome ha un nome, l impronunziabile non è mai designato ma propriamente nominato, e in quanto nominato custodito [ ]: poiché i Nomi sono santi, il Santo si rivela nei Suoi Nomi». (Prima di una serie Ermanno Genre, Raffigurabilità del divino e protestantesimo, in: P. Coda, L. Gavazzi (ed.), L immagine del divino nelle tradizioni cristiane e nelle grandi religioni, Milano, 2005 Giancarlo Biguzzi, Apocalisse, Milano, 2005

2 VENERDÌ 8 FEBBRAIO 2008 «IO SONO LA LUCENTE STELLA DEL MATTINO» Ricordarsi continuamente di Cristo come la stella più brillante che ci sia vuol dire rimanere collegati intimamente con la stessa fonte energetica della nostra fede perché spunti il giorno e la stella del mattino sorga nei nostri cuori «19 Io conosco le tue opere, il tuo amore, la tua fede, il tuo servizio, la tua costanza; so che le tue ultime opere sono più numerose delle prime. 20 Ma ho questo contro di te: che tu tolleri Iezebel, quella donna che si dice profetessa e insegna e induce i miei servi a commettere fornicazione, e a mangiare carni sacrificate agli idoli. 21 Le ho dato tempo perché si ravvedesse, ma lei non vuole ravvedersi della sua fornicazione. 22 Ecco, io la getto sopra di un letto di dolore, e metto in una grande tribolazione coloro che commettono adulterio con lei, se non si ravvedono delle opere che ella compie. 23 Metterò a morte anche i suoi figli; e tutte le chiese conosceranno che io sono colui che scruta le reni e i cuori, e darà a ciascuno di voi secondo le sue opere. 24 Ma agli altri di voi, in Tiatiri, che non professate tale dottrina e non avete conosciuto le profondità di Satana (come le chiamano loro), io dico: Non vi impongo altro peso. 25 Soltanto, quello che avete, tenetelo fermamente finché io venga. 26 A chi vince e persevera nelle mie opere sino alla fine, darò potere sulle nazioni, 27 ed egli le reggerà con una verga di ferro e le frantumerà come vasi d argilla, 28 come anch io ho ricevuto potere dal Padre mio; e gli darò la stella del mattino. 29 Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese» (Apocalisse 2, 19-29) Una delle stelle più brillanti Un giorno la tua storia sarà raccontata una delle più fortunate mai dette un giorno ti daranno gloria, sotto alle luci della tua fama meritata e tutto accade una volta nella vita come sempre tutti ti amano perchè hai preso la decisione di andare a ballare sulla luna, troppo presto e sì, ti hanno detto di fare così noi eravamo gli unici a poterti vedere prima di tutti gli altri noi avevamo sempre saputo che tu eri una delle stelle più brillanti un giorno ti diranno che sei cambiato sebbene loro siano gli unici quelli che sembrano fermarsi e fissare un giorno spererai di finire nella tomba prima che siano i giornali a scegliere di mandarti lì e tutto accade una volta nella vita come sempre nessuno ti ama perché hai preso la decisione di andare a ballare sulla luna, troppo presto e sì, ti hanno detto di fare così noi eravamo gli unici a poterti vedere prima di tutti gli altri noi avevamo sempre saputo che tu eri una delle stelle più brillanti NELL APOCALISSE di Giovanni la struttura della cristologia è sostenuta da immagini, ovvero: l efficacia del discorso teologico dipende completamente da quello che possiamo chiamare una presentazione visiva. Scrisse Alfred N. Whitehead nel 1928: «L arte della società libera consiste in primo luogo nella manutenzione del codice simbolico e in secondo nel suo coraggio di revisione, per assicurarsi che il codice serva a quegli scopi che soddisfano una ragione illuminata». Un immagine chiave dell Apocalisse, l immagine della «stella mattutina», appare ben due volte nell Apocalisse: la prima all inizio del libro, e l altra alla fine, proprio come ultima rappresentazione di Cristo: «Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per attestarvi queste cose in seno alle chiese. Io sono la radice e la discendenza di Davide, la lucente stella del mattino» (Apocalisse 22, 16). Qual è il significato di questa immagine? Che cosa ci comunica? Quale percorso ci indica? («One Of the brightest stars» di James Blunt, dall album: All the lost souls, 2007) Astrologia? LA prima apparizione della stella del mattino si trova alla fine della lettera destinata alla chiesa di Tiatiri. Si tratta di un dono, di un regalo speciale destinato a «chi vince e persevera». È una caratteristica di tutte le sette chiese rappresentate: all interno di ciascuna di esse un determinato gruppo di persone riceverà una ricompensa, un dono particolare per la resistenza alle forze oscure delle false dottrine. Tutti questi doni sono l espressione simbolica della partecipazione alla salvezza. Chi vince, alla fine sarà parte integrante della nuova Gerusalemme celeste che dalla lunga marcia del popolo verso la terra promessa. Nel libro dei Numeri il veggente Balaam proclama il suo oracolo: «Così dice Balaam, figlio di Beor; così dice colui che ha l occhio aperto, così dice colui che ode le parole di Dio, che conosce la scienza dell Altissimo, che contempla la visione dell Onnipotente, colui che si prostra e a cui si aprono gli occhi: lo vedo, ma non ora; lo contemplo, ma non vicino: un astro sorge da Giacobbe, e uno scettro si eleva da Israele; colpirà Moab da un capo all altro e abbatterà tutta quella razza turbolenta. S impadronirà di Edom, s impadronirà di Seir, suo nemico; Israele farà prodezze. Da Mosaico a cupola del Mausoleo di Galla Placidia (part.), Ravenna, metà del V sec. scenderà sulla terra. Sono le antiche attese escatologiche del popolo d Israele, rivisitate nella prospettiva della nuova fede in Gesù il Messia. Nell antico mondo orientale, da Babilonia fino all Egitto, la vita dei sovrani era associata agli astri e al loro percorso. Nel libro di Daniele, uno degli ultimi scritti del Primo Testamento, questa connessione tra vita terrena e mondo celeste è ancora molto evidente, seppure in un contesto che potremmo chiamare di «assolutismo attenuato». Daniele dice circa i tempi della fine: «Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno; gli uni per la vita eterna, gli altri per la vergogna e per una eterna infamia. I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento e quelli che avranno insegnato a molti la giustizia risplenderanno come le stelle in eterno» (Daniele 12, 2-3). Non per caso, alla fine del libro dell Apocalisse, all interno della nuova città di Dio, non c è più bisogno di illuminazione: l agnello (Cristo) è diventato la «lampada» che illumina la città l agnello è associato alla luna, mentre Dio e la sua «gloria» sono associati al sole. «La città non ha bisogno di sole, né di luna che la illumini, perché la gloria di Dio la illumina, e l Agnello è la sua lampada. Le nazioni cammineranno alla sua luce» (Apocalisse 21, 23-24). La connotazione, sia militare sia politica di questa concezione della luce come «guida» è evidente dai tempi antichi della storia del popolo d Israele, ovvero a partire Giacobbe verrà un dominatore che sterminerà i superstiti delle città» (Numeri 24, 17-19). Chi sarà questo «astro» sconosciuto? Chi sarà questo messia ancora senza nome e senza volto, che salverà Israele dai suoi nemici storici? Si tratta del re Davide, che ha vinto le storiche battaglie contro Edom e Moab? Oppure possiamo scorgere in questa figura emblematica già Gesù di Nazaret, che nasce proprio sotto la luce misteriosa della «stella di Betlemme»? Potrebbe questa figura alludere a Simon Bar Kochba il suo nome significa letteralmente «Figlio della stella» che venne proclamato Messia da parte di Rabbi Akiba durante la seconda rivolta dei Giudei contro l Impero romano nell anno 132 dopo Cristo? «Jesus Christ Superstar» CHI è la stella indiscussa, chi è il vero astro, la star della nostra vita? Gesù è diventato la stella centrale nel firmamento della fede cristiana. Nel libro dell Apocalisse egli è la figura dominante in mezzo ai sette candelabri, colui che tiene nella sua destra le sette «stelle». Questo ritratto astrologico del Messia come luce delle nazioni è già stato abbozzato in Isaia 49, 6: «Voglio fare di te la luce delle nazioni, lo strumento della mia salvezza fino alle estremità della terra». Il Salmo 2 parla del regno del «figlio», che erediterà il governo sulle nazioni. L apocalittica giudaica ha sviluppato ed elaborato l immagine del Messia come luce e dominatore delle nazioni (Da- niele 7, 14). Il simbolo della verga di ferro si accompagna all immagine della stella del mattino, ovvero: la luce stessa è l arma contro le forze delle tenebre. Dove inizia a brillare la luce del mattino, le tenebre cominciano ad arretrare, potremmo dire automaticamente. Il simbolo regale della verga di ferro riappare poi nel capitolo 12 dell Apocalisse, dove possiamo vedere una donna che partorisce «un figlio maschio il quale deve reggere tutte le nazioni con una verga di ferro» (Apocalisse 12, 5). Alla fine del libro della Rivelazione l ultimo «nome» con cui Cristo si presenta è proprio quello della «lucente stella del mattino». Chi riceve questa stella, riceve Cristo stesso. Cristo stesso è la luce delle nazioni. Nel Vangelo di Giovanni l antico simbolismo della luce che controlla le tenebre è stato ulteriormente allargato in senso cosmologico, quando Gesù afferma: «Io sono la luce del mondo». Più luce IAMO stati testimoni oculari della sua maestà» (2 Pie- «S tro 1, 16). L immagine che viene ricordata e conservata dall apostolo Pietro nella sua seconda e ultima lettera, riguarda proprio il racconto della trasfigurazione di Gesù. In quell occasione la voce dal cielo, la Parola di Dio, aveva rivelato visibilmente la gloria, lo splendore della figura centrale della fede cristiana: Gesù, il figlio di Dio, la stella splendente, la stella che brilla fra Mosè e il profeta Elia. Nel Vangelo di Marco, si dice che le vesti di Gesù «divennero sfolgoranti, candidissime, di un tal candore che nessun lavandaio sulla terra può dare» (Marco 9, 3). È la rappresentazione ultima, la visione definitiva della persona di Gesù Cristo, potremmo dire in puro stile apocalittico, paragonabile alla visione del veggente Giovanni, che incontra all inizio della «Rivelazione di Gesù Cristo» una figura «simile a un figlio d uomo ( ) e il suo volto era come il sole quando risplende in tutta la sua forza». Camminare alla luce che emana da questa figura vuol dire camminare alla luce della Parola di Dio. Le strade della nostra vita spesso sono poco illuminate. Abbiamo bisogno di più luce. Ricordarsi continuamente di Cristo come la stella più brillante che ci sia, vuol dire rimanere collegati intimamente, in maniera stretta, con la stessa fonte energetica della nostra fede, perché spunti il giorno e la stella del mattino sorga nei nostri cuori (2 Pietro 1, 19). La nostra spiritualità deve alimentarsi continuamente di questa relazione di Cristo e della luce che ha portato nel mondo. Non abbiamo altro da ricordare e da raccontare che questa storia piena di luce, non abbiamo altro da lasciare come eredità, come messaggio ultimo alle prossime generazioni che questo racconto luminoso, una storia che ci sconvolge e ci coinvolge personalmente tuttora, perché ci sia dentro di noi e attorno a noi sempre più luce che ci darà anche la capacità di «vedere», di immaginare un futuro nuovo e diverso (2 Pietro 3, 13). (Seconda di una serie Ernst Lohmeyer, Die Offenbarung des Johannes, Tubinga, Alfred N. Whitehead, Simbolismo [1928], Milano, 1998.

3 VENERDÌ 15 FEBBRAIO 2008 GESÙ CRISTO, L AGNELLO DI DIO Di fronte al silenzio dell universo intero e di Dio stesso, l apparizione dell Agnello distrugge il muro della incomunicabilità Cristo stesso è l unico strumento non solo per aprirci il dialogo con l incomunicabile ma anche il dialogo degli uni con gli altri «1 Vidi nella destra di colui che sedeva sul trono un libro scritto di dentro e di fuori, sigillato con sette sigilli. 2 E vidi un angelo potente che gridava a gran voce: Chi è degno di aprire il libro e di sciogliere i sigilli?. 3 Ma nessuno, né in cielo, né sulla terra, poteva aprire il libro, guardarlo. 4 Io piangevo molto perché non si era trovato nessuno che fosse degno di aprire il libro, e di guardarlo. 5 Ma uno degli anziani mi disse: Non piangere; ecco, il leone della tribù di Giuda, il discendente di Davide, ha vinto per aprire il libro e i suoi sette sigilli. 6 Poi vidi, in mezzo al trono e alle quattro creature viventi, in mezzo agli anziani, un Agnello in piedi, che sembrava di essere stato immolato, e aveva sette corna e sette occhi che sono i sette spiriti di Dio, mandati per tutta la terra. 7 Egli venne e prese il libro dalla destra di colui che sedeva sul trono» (Apocalisse 5, 1-7) La speranza della salvezza O Gesù, non metterò mai le mie radici in Te? Mai il tuo volto guarderò fermo e in Te dimorerò? Quanto è instabile la mia mente, sempre in balìa di ogni vento! Presto fa il cuore a lasciare il mio Signore! Cambio strada facilmente, non mi fermo mai per sempre. Forte ora la mia mente, la mia fede ora languente. Cercami, o Signore, ancora! La mia anima ristora. Vieni e resta nel mio cuore! COME ci insegna Ernst Cassirer nella sua trilogia dedicata alla Filosofia delle forme simboliche, un simbolo non ci rinvia direttamente a ciò che esso significa, ma è inserito a sua volta in un complesso sistema di senso. Questo vale in modo particolare anche per le due figure chiave della visione nel capitolo 5 dell Apocalisse di Giovanni. Charles Wesley Inni e poesie L Agnello e il libro AL centro della visione troviamo, accanto a Colui il cui nome è impronunciabile, due figure particolari: si tratta di un «agnello in piedi che sembrava essere stato immolato» e di un «libro scritto di dentro e di fuori, sigillato con sette sigilli». Sono due immato nell interpretazione di oracoli), sia al concetto della vulnerabilità, ma gli agnelli non vengono mai raffigurati come «vittime innocenti». Per contro, nel mondo egizio l agnello (o l ariete) è un animale associato unicamente alla creazione, alla fertilità e alla protezione. La descrizione dell agnello contemporaneamente immolato e vittorioso deve avere un significato particolare nel linguaggio retorico dell Apocalisse: è una figura potente o vulnerabile? La varietà di significati dell immagine dell agnello nella tradizione ebraica ci lascia intendere le ragioni della varietà di situazioni in cui appare l Agnello anche nell Apocalisse di Giovanni: l Agnello è simbolo non solo di nea non è, quindi, soltanto una delle tante immagini possibili per parlare di Cristo, ma diventa, come l immagine paradossale della croce, una delle chiavi interpretative dell intero messaggio del Nuovo Testamento. Sequela «radicale» NELLA prima lettera di Giovanni troviamo lo stesso concetto, espresso senza l immagine dell agnello, ma come «messaggio» centrale: il sangue di Gesù «ci purifica da ogni peccato» (I Giov 1, 7). Questa idea allude allo stesso concetto espresso dalla visione dei centoquarantaquattromila di Apocalisse 7, 14: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione. Essi hanno lavato le L Apocalisse (Armenia, XIIIº secolo) gini misteriose e paradossali: l agnello è vivo e morto allo stesso tempo, il libro, completamente sigillato e chiuso è potenzialmente apribile e guardabile. Nel vasto labirinto dei simboli dell Apocalisse, l immagine dell agnello non è soltanto una tra le tante espressioni possibili per parlare di Cristo; essa appare all inizio, al centro e alla fine delle visioni «apocalittiche» e il suo destino è legato in modo stretto a quello del «libro sigillato». Il valore simbolico associato all agnello nel mondo dell antica Grecia (Esopo, Omero) appartiene sia alla sfera divina (soprattutqualcuno in particolare, ma di qualcosa in senso più generale. Che cosa è nascosto in questa immagine paradossale? Ovvero: quale teologia vuole proporci l Apocalisse con questa figura? Nell Evangelo di Giovanni, l Agnello di Dio appare due volte. Si tratta di due visioni iniziali di Giovanni Battista. Queste due visioni sono come un preludio, dopo il prologo, dell intero Evangelo di Giovanni. La visione di Giovanni Battista fornisce l impronta, l impostazione iniziale per l immagine complessa di Cristo, come disegnata nel quarto Vangelo: «Ecco l agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo». All interno del Vangelo di Giovanni il riferimento è l Agnello pasquale (Giovanni 19, 33; 36), e perciò la matrice giudaica non può esserne lo sfondo, perché l agnello del Pesah giudaico non «purifica» dal peccato. Forse si tratta di una nuova interpretazione di Genesi 22, vista già nella prospettiva dell interpretazione dell Ultima Cena come rito che purifica dal peccato. In questa prospettiva diventa evidente che nella letteratura giovannea la figura e la simbologia dell Agnello di Dio sono parte centrale e costante dei sistemi cristologici del Nuovo Testamento, e costituiscono tuttora uno dei punti cardinali della specificità della teologia cristiana. L immagine paradossale dell Agnello della tradizione giovanloro vesti, e le hanno imbiancate nel sangue dell Agnello». Essi costituiscono una comunità a parte, la chiesa dei «martiri», dei «testimoni di sangue». Sono coloro che hanno seguito «dovunque vada» (Apocalisse 14, 4) l Agnello sgozzato ma trionfante sul Monte Sion. Troviamo un simile concetto nella cosiddetta «Apocalissi degli Animali» del primo libro di Enoc (I Enoc 89-90), che ripercorre le diverse fasi della storia d Israele. Coloro che soffrono la persecuzione macedone sono descritti come agnelli indifesi, che si trasformano poi in arieti. Essi combattono contro i cattivi «corvi» sotto la guida di un ariete con un corno enorme. Il concetto dell Agnello come guida, nell Apocalisse di Giovanni non è statico, ma evoca una nuova dinamica nella sequela radicale, nella testimonianza, nell osservanza della Parola che è Gesù. Questo è il processo di «purificazione», processo che inizia con l apparizione della gloria della Parola fattasi carne e che volge alla sua destinazione ultima con la morte di Gesù sulla croce. Questo processo di trasformazione costituisce il nuovo essere nella verità dell amore, che prende dimora fissa nella vita del credente: si tratta della necessità di rendere una testimonianza viva e fattiva della Parola di Dio. Seguire l Agnello dovunque vada, in maniera «radicale», vuol dire accettare la fine della storia come fosse vicina e stesse per cominciare l ultima battaglia (Marco 8, 43). Comunità «complesse» IN questo senso l immagine dell Agnello di Dio è un immagine composita di due mondi diversi: il mondo ellenistico e il mondo giudiaco. Il nesso tra due concetti apparentemente opposti ci rivela un dato sociologico sulla composizione delle prime comunità cristiane, e sulle loro impronte culturali diverse nell immaginare Cristo: forte e vittorioso, fragile e sconfitto nello stesso tempo. Si tratta di comunità composite anche nel loro modo di vedere Gesù. Troviamo una composizione simbolica di due linee completamente contrapposte nel simbolo della croce: due linee che sembrano dissociate, contrapposte, insieme formano il simbolo di una realtà completamente nuova. In questa prospettiva possiamo vedere, nell immagine dell Agnello della tradizione giovannea, un frutto religioso inaspettato della globalizzazione in atto allora, in un tempo in cui diverse culture e scuole teologiche si incontrano, sistemi religiosi si mescolano, si confondono e si contaminano a vicenda, creando una nuova visione (o teologia) universale. Comunicare è amare APOCALISSE è il libro sigillato? Che cosa potrebbe rappre- L sentare in questo contesto? Indica la Scrittura nella sua totalità? Oppure l incomprensibile libro della storia umana? Il libro sigillato prima e aperto poi rappresenta forse nient altro che un testo scritto ma mai letto, il testo chiuso, impenetrabile in senso assoluto, una modalità di comunicazione fallita, resa però finalmente comprensibile nella condivisione di un esperienza di vita comune: quella rappresentata dall Agnello ferito a morte ma comunque vivo. Ovvero: non esiste una vera lettura, non esiste una piena comprensione della Parola senza amore, senza l identificazione con la persona che ci parla. Solo quando amiamo, comprendiamo veramente. Leggiamo alla luce di queste considerazioni un testo come Giovanni 14, 24: «Chi non mi ama non osserva le mie parole; e la parola che voi udite non è la mia, ma è del Padre che mi ha mandato». Alla fine, l Agnello ha riaperto una comunicazione fallita. Di fronte al silenzio dell universo intero, e addirittura al silenzio di Dio, l apparizione dell Agnello distrugge il muro dell incomunicabilità. Cristo stesso è l unico strumento non solo per aprirci il dialogo con l incomunicabile («colui che sedeva sul trono») ma anche il dialogo degli uni con gli altri. Scrive Kathleen Norris: «L Apocalisse è il libro di un poeta: non esiste argomentazione migliore per redimerlo dalle interpretazioni fondamentaliste. L Apocalisse ( ) illustra con un infinità di immagini rivelatrici, che si spingono all estremo della lingua e delle metafore per avvincere il lettore in una fiaba pervasa dalla logica appagante, eppure destabilizzante, del sogno». (Terza di una serie AA. VV., Apocalissi. Ventidue modi di leggere i libri della Bibbia, Milano 2007.

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