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19 Da Repubblica del 13/01/ Lo scienziato svedese Svante Antenius (Nobel per la chimica nel 1903) teorizza per primo l'influenza dell'anidride carbonica (C02) generata dalla combustione sull'aumento della temperatura terrestre 1958 Nelle isole Hawaii, nell'osservatorio del monte Mauna Loa, gli scienziati americani Charles Keeling e Roger Revelle iniziano a misurare la concentrazione di CO2 nell'atmosfera 1967 Syukuro Manabe e Richard Wetherald dell'università di Princeton elaborano la prima previsione numerica del riscaldamento atmosferico a seguito di aumento dei gas serra 1988 Le Nazioni Unite danno vita all'lpcc (Intergovernamental panel on climat change) l'organo di riferimento internazionale per i dati e gli studi sul clima e sul riscaldamento globale 2005 Entra in vigore il protocollo di Kyoto, siglato nel 1997, che impegna i governi che lo hanno sottoscritto a una riduzione dei principali gas serra del 5,2% entro il 2012 rispetto ai livelli rilevati nel 1990 Intervista / Jeremy Rifkin e gli eco scettici MA IL TEMPO NON E IL CLIMA ANTONIO CIANCIULLO Tendenze Sono in aumento gli eventi estremi. Non succede che ogni Natale sia un po più caldo del Natale precedente; anno dopo anno, in modo geometrico. Registriamo sbalzi in alto e in basso: quello che conta è la tendenza Un Capodanno con il cappotto pesante, qualche aeroporto bloccato per neve e subito l'affondo degli eco scettici: «Il global warming rallenta». C'è veramente un'inversione di tendenza? «Nella letteratura scientifica internazionale non esiste traccia di questi dubbi», risponde dal suo studio di Washington Jeremy Rifkin, presidente della Foundation on Economic Trends. «Forse in Italia c'è ancora qualcuno che confonde il tempo con il clima. Eppure il concetto è semplice: provo a ripeterlo. Per capire dove va il clima occorre osservare i lunghi periodi, prendere in considerazione le serie degli anni. E da questo punto di vista il quadro è chiaro: gli anni Ottanta sono stati i più caldi nella storia della meteorologia, i Novanta li hanno battuti e questo inizio di secolo segue il trend del rialzo di temperatura». Anche con un Natale freddo? «Ecco, appunto, adesso parliamo del tempo, cioè della meteorologia che, tra l'altro,si sta comportando esattamente secondo le previsioni degli scienziati Onu:aumentano gli eventi estremi. In questo caso, per la verità, non si è neppure registrato un evento estremo. Semplicemente non c'è una progressione meccanica; non succede che ogni Natale sia un po' più caldo di quello precedente, anno dopo anno, in modo geometrico. Registriamo sbalzi in alto e in basso: quello che conta è la tendenza». E la tendenza in che direzione ci porta? «In una direzione pessima. Già le previsioni dell'ipcc sono preoccupanti, ma James Hansen, il più importante climatologo degli Stati Uniti, dopo una lunga ricerca sul campo ha lanciato un allarme che deve far riflettere: fermare la concentrazione dell'anidride carbonica in atmosfera a 450 parti per milione non basta se vogliamo evitare uno scenario catastrofico».

20 Abbiamo già superato le 380 parti e fermarsi a quota 450 viene considerato un obiettivo ambizioso. «Hansen ha fatto dei carotaggi sul fondo dell'oceano e ha ricostruito cosa è accaduto in passato quando la concentrazione di anidride carbonica è aumentata molto velocemente. Se si rimane a quota 450 anche per pochi anni, si raggiunge il tipping point, cioè la soglia di non ritorno, e la temperatura sale rapidamente di sei gradi: un salto che comporterebbe la fine della nostra civiltà». Qual è il tetto da non superare? «Le 350 parti per milione. Cioè un valore inferiore a quello attuale: dobbiamo far ridiscendere la concentrazione di anidride carbonica varando piani come quello predisposto dal governo della Gran Bretagna: investire in efficienza e nelle fonti rinnovabili per arrivare a tagliare le emissioni serra dell'80 per cento entro il 2050». Investire con questa crisi economka? «La crisi ci aiuta perché il modello della terza rivoluzione industriale, quella basata sull'energia diffusa, sulle fonti rinnovabili e sull' efficienza, è la sola possibilità per far ripartire il motore dell'economia». Il piano Obama sulle rinnovabili. «Quel piano coglie solo una parte delle possibilità: manca una coerente visione d'assieme. Non basta limitarsi a creare qualche pezzo di economia che funziona: occorre costruire l'infrastruttura necessaria alla terza rivoluzione industriale e da questo punto di vista il ruolo degli edifici è determinante. Dovremo avere milioni di case e di uffici che invece di consumare energia la producono usando il sole, il vento, il riciclo dei rifiuti. Dovremo muoverci con veicoli a zero emissioni che usano idrogeno ottenuto con energia rinnovabile. Dovremo affinare la tecnologia delle fonti rinnovabili usando anche geotermia, maree, onde. Solo in questo modo riusciremo a risolvere assieme le tre grandi crisi che ci minacciano: la crisi della finanza globale, la crisi della sicurezza energetica, la crisi del cambiamento climatico». Chi sarà il protagonista di questa rivoluzione? «Dal punto di vista politico l'unione europea ha molte carte da giocare perché la sua visione strategica è centrata sulla qualità della vita: punta ad aumentare l'efficienza, a conciliare il mercato conia protezione sociale, a trovare soluzioni che tengano conto della collettività e non solo dell'individuo. Dal punto di vista industriale bisogna compensare vent'anni passati ad accumulare debiti e a investire poco in innovazione e ricerca. Per questo abbiamo costruito il Tavolo dei business leader della terza rivoluzione industriale. Hanno già aderito cento tra presidenti e amministratori-delegati delle più importanti industrie a livello globale nei settori strategici: le fonti rinnovabili, l'edilizia avanzata, i trasporti a basso impatto ambientale,le reti intelligenti. Saranno loro a dimostrare che oggi il colore del business è il verde».

21 Le assurde divisioni sul cambiamento climatico I NEGAZIONISTI DEI GAS SERRA PREVISIONI Il riscaldamento degli ultimi decenni è inequivocabile e il legame più CO2 uguale più caldo non è mai stato smentito. Semmai è la complessità delle interazioni nell' intero sistema terrestre a rendere limitata la comprensione del problema LUCA MERCALLI Karasjok, nella Norvegia settentrionale, è uno dei luoghi più freddi d'europa, nel 1886 ha registrato 51 gradi sottozero. Nei giorni scorsi vi faceva più caldo che a Piacenza, con "soltanto" meno nove gradi nel buio della notte polare. Lassù il dicembre 2008 si è chiuso con sette gradi oltre la media. Quindi, mentre nell'italia innevata il riscaldamento globale non va più di moda, in Scandinavia si potrebbero fare titoli cubi tali sulla sua avanzata. L'aggettivo "globale" serve proprio per evitare questo continuo rumore di fondo focalizzando l'analisi su un dato significativo per!'intero pianeta. Michel Jarraud, segretario generale dell'organizzazione Meteorologica Mondiale ha dichiarato che «nonostante l'attuale freddo sull'europa centro-meridionale, la tendenza generale rimane senza dubbio verso il riscaldamento». Ed è la stessa agenzia internazionale, che dal 1951 coordina le osservazioni meteorologiche di tutto il mondo, a ribadire che il 2008 è stato il decimo anno più caldo dal 1850 (il settimo in Italia dal 1800, dati Cnr-Isac) e ha visto una stagione degli uragani atlantici tra le più attive, con 16 eventi. E i ghiacci artici in aumento? Frutto di un frettoloso giornalismo in cerca di scandali, basato su dati non correttamente interpretati a causa di differenti satelliti utilizzati dal 1979 a oggi per misurare la banchisa artica. (AspoItalia ha fatto chiarezza qui: Ma è assurdo trasformare il problema del cambiamento climatico antropogenico in uno scontro da tifoseria calcistica: oggi fa freddo uno a zero per i negazionisti. domani fa caldo e segnano i serristi. Così come è assurda la divisione, aggressiva e improduttiva, tra elenchi di scienziati pro e contro: la scienza non si fa a maggioranza, ma verificando le ipotesi con fatti ed esperimenti. L' Ipcc, tanto vituperato quanto poco conosciuto, non è certo depositario di verità assolute, ma ha posto in essere dal 1988, anno della sua fondazione, un serrato processo di validazione dei dati che è quanto di meglio oggi si sia riusciti a mettere in atto con la cooperazione di tutti i governi. Il riscaldamento degli ultimi decenni è inequivocabile e l'aumento dei gas serra è il processo fisico che ha maggiori probabilità di spiegarlo, come aveva già intuito nel 1896 il chimico svedese Svante Arrhenius. Sulla previsione del futuro le incertezze sono molte di più, lo diceva già il Nobel per la fisica Niels Bohr, ma da quando nel 1967 Syukuro Manabe e Richard Wetherald del Geophysical Fluid Dynamics Laboratory di Princeton elaborarono la prima previsione numerica computerizzata del riscaldamento atmosferico causato dall'aumento dei gas serra, qualcosa si è imparato e il legame più CO2 uguale più caldo non è mai stato smentito. Semmai è la complessità delle interazioni nell'intero sistema terrestre - atmosfera, oceani, ghiacci, suoli, foreste, alghe, batteri, uomo - a rendere per ora limitata la comprensione del problema. Il fatto che poi le risposte all' aumento della concentrazione di gas serra siano lente rispetto alla durata della vita umana e si esplicitino in molteplici modalità, ci priva di quella desiderabile verifica causa-effetto che in altri settori della scienza è talora più netta, ma meno diffusa di quanto si immagini. Se prendiamo la medicina, vediamo che sono ancora molte le patologie mal conosciute. Non per questo si rinuncia

22 alla cura. E considerando il fumo, pur nella concorde affermazione della sua tossicità, nessuno è disposto a credere che quelle cupe minacce stampate sul pacchetto di sigarette si verificheranno proprio su di sé molti anni più tardi. Se le sigarette uccidessero all'istante, il nesso causa-effetto sarebbe chiarissimo e nessuno fumerebbe. La posta in gioco sul riscaldamento globale è dunque così alta che la sua prevenzione, in sintesi la riduzione dell'uso di combustibili fossili a vantaggio di energie rinnovabili e sobrietà, presenta comunque vantaggi collaterali, come nel caso del fumo; clima o non clima. Consumare meno e meglio, ridurre inquinamento e rifiuti, chiudere i cicli produttivi in un pianeta limitato, è un progetto per la salvaguardia a lungo termine del nostro benessere. Personalmente detesto il caldo e adoro neve e freddo, non sono dunque un teologo del riscaldamento globale, preferirei senz'altro l'avvento di un'era glaciale. Ma le evidenze che qualcosa non funziona nel termostato terrestre sono tanto più numerose di quelle che minimizzano il problema, da non poterle trascurare. LIBRI PASCAL ACOT Catastrofi climatiche e disastri sociali - Donzelli 2007 Storia del clima dal big bangal/e catastrofi climatiche - Donzelli 2004 PIERO BEVILACQUA La terra è finita. Breve storia dell'ambiente - Laterza 2006 GEORGE MONBIOT Calore! - Longanesi 2006 JAMES LOVELOCK La rivolta di Gaia Rizzoli 2006 ANTONIO CIANCIULLO II grande caldo - Ponte alle Grazie 2004 GIANNI MAZZOLENI GIOVANNI SARTORI La terra scoppia - Rizzoli 2004 DINYAR GODREJ I cambiamenti climatici - Carocci 2003 ROBERT KANDEL L'incertezza del clima - Einaudi 1999 EMMANUEL LEROY LADURIE Tempo di festa. tempo di carestia. Storia del clima dall'anno Mille Einaudi 1982

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