con la collaborazione di La sicurezza per gli operatori degli impianti di depurazione delle acque reflue civili

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1 con la collaborazione di La sicurezza per gli operatori degli impianti di depurazione delle acque reflue civili Edizione 2009

2 La nuova edizione di questa pubblicazione è stata realizzata da: per la Contarp Centrale: P. FIORETTI, L. FRUSTERI, R. GIOVINAZZO, A. GUERCIO, N. TODARO, G. PETROZZI per la Contarp Lombardia: B. PRINCIPE, P. SANTUCCIU per la Contarp Sicilia: G. GIAQUINTA per il Servizio Pre.S.A.L. della ASL RMC D. DE GRANDIS, F. D ORSI, R. NARDA, A. NORELLI, E. PIETRANTONIO, F. SCARLINI per la ASL RMC - Direzione Generale - UOC - Servizio Prevenzione e Protezione P. S. SOLDATI Fotografie: P. Fioretti Disegni: N. Todaro Supporto per la comunicazione: A. Schneider Graziosi, D. Velardi Per informazioni: Direzione Generale - CONTARP Roma - Via Roberto Ferruzzi, 40 Tel. 06/ Fax 06/ Direzione Regionale Lombardia - CONTARP Milano - Corso di Porta Nuova, 19 Tel. 02/ Fax 02/ Direzione Regionale Sicilia - CONTARP c/o Sede di Catania Palermo - Viale del Fante, 78/D 091/ Fax 091/ / Fax 095/ L edizione è aggiornata al mese di maggio 2009 ISBN Stampato dalla Tipolitografia INAIL - Milano - maggio 2009

3 Questo opuscolo è frutto di uno studio condotto dalla CONTARP dell INAIL che si è avvalsa della fruttuosa collaborazione del Servizio Pre.S.A.L. e della Direzione Generale - Servizio di Prevenzione e Protezione della ASL RMC, estrinsecata non solo nella crescita della ricerca, ma anche nella trattazione dei principali adempimenti normativi in materia di igiene e sicurezza sul lavoro. Tale studio, compreso in un attività più ampia della CONTARP dedicata agli aspetti di salute e sicurezza sul lavoro negli impianti di gestione di rifiuti e di acque reflue, negli anni si è sviluppato attraverso numerosi sopralluoghi in molteplici realtà produttive e in campagne di monitoraggio dei diversi agenti di rischio presenti. Il presente opuscolo è a disposizione di quanti operano in impianti di: - Depurazione di Acque Reflue Civili, o acque di scarico, nei quali sono condotte operazioni di separazione di materiali in sospensione e di biodegradazione degli inquinanti organici in soluzione; - Trattamento dei fanghi derivanti dai processi precedenti per lo smaltimento definitivo in discarica. L obiettivo della pubblicazione, dopo un attenta valutazione dei rischi lavorativi, è illustrare gli opportuni sistemi di prevenzione e protezione, sia collettivi sia individuali, di tipo gestionale, organizzativo e tecnologico-progettuale, indicando gli interventi per migliorare i luoghi e le condizioni di lavoro. Giuseppe Spada Coordinatore Generale CONTARP

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5 Indice 1 Metodologia di valutazione del rischio 7 Pag. 2 Impianti e processi analizzati Impianti presidiati Processi di trattamento liquami Processi di trattamento fanghi Trattamento di rifiuti liquidi speciali Impianti non presidiati (microimpianti) Coordinamento con ditte esterne Mansioni 14 3 I rischi professionali Rischi per la sicurezza Rischi da carenze strutturali dell ambiente di lavoro Rischi da carenze di sicurezza su macchine e apparecchiature Rischi da carenza di sicurezza elettrica Rischi da incendio e/o esplosione Rischi per la salute o igienico-ambientali Agenti chimici Agenti fisici Agenti biologici Rischi trasversali-organizzativi 28 4 Sistemi di prevenzione e protezione Sistemi di prevenzione Qualità dell aria Ambienti di lavoro Sicurezza degli impianti Macchine Manutenzione Organizzazione del lavoro Sistemi di protezione 42 5 Per ricordare meglio: le schede di rischio e dei sistemi di prevenzione e protezione 45 5

6 APPENDICE 1: Adempimenti normativi 64 A1.1 Rischio infortunistico 64 A1.2 Rischio chimico 67 A1.3 Rischio rumore 72 A1.4 Clima e microclima 77 A1.5 Rischio da agenti biologici 80 A1.6 Prevenzione incendi e lotta antincendio 84 APPENDICE 3: Sorveglianza sanitaria 88 A2.1 Sorveglianza sanitaria relativa al rischio da agenti biologici 88 A2.2 Sorveglianza sanitaria relativa ad altri rischi 92 APPENDICE 3 - Metodologia e modalità di analisi 95 A3.1 Agenti biologici 95 A3.2 Agenti fisici 95 Acronimi 97 Glossario 98 Approfondimenti 100 6

7 1 - Metodologia di valutazione del rischio La valutazione del rischio è stata effettuata suddividendo l intero processo in varie fasi ed individuando, per ciascuna di esse, le fonti di pericolo in funzione delle possibili interazioni tra uomo e macchina/impianto/attrezzatura, delle operazioni eseguite, tramite e su di esse, e degli ambienti di lavoro in cui queste ultime si eseguono, al fine di evidenziare eventuali anomalie nella gestione della sicurezza dal punto di vista tecnico, organizzativo e procedurale. Successivamente, si è valutato il livello di rischio professionale, in base ai limiti d esposizione stabiliti dalla normativa vigente, se esistenti, definendo priorità di intervento per l adozione di: misure preventive finalizzate alla riduzione dell esposizione al rischio; misure protettive, sia collettive sia individuali, finalizzate alla riduzione del danno. Le modalità di campionamento e di valutazione dell esposizione ai diversi agenti di rischio sono riportate in Appendice. 7

8 2 - Impianti e processi analizzati Gli impianti di depurazione di acque reflue civili hanno un layout che segue ben precise linee di processo. La dimensione del singolo impianto, valutabile nel numero di abitanti equivalenti 1, può determinare esigenze di trattamento diverse al fine di ottenere acque in uscita verso il bacino recettore rientranti nei parametri di legge (D.Lgs. del 3 aprile 2006, n 152, art. 74, c. 1, lett. a). Si possono distinguere impianti medio-grandi, che necessitano di un presidio costante per l esercizio, la conduzione e la manutenzione, ed impianti piccoli (microimpianti) in cui è sufficiente il controllo dei parametri di processo e la manutenzione secondo una periodicità in funzione dell esercizio e della parcellizzazione della rete di depurazione. In quest ultimo caso, il gestore dispone di una o più squadre di operatori che agiscono sul territorio in diversi impianti. A sua volta, a seconda della gestione aziendale, possono esistere squadre di operatori che agiscono esclusivamente sugli impianti di depurazione e squadre che, al contrario, conducono sia depuratori sia l intero sistema dei servizi idrici integrati (captazione, sollevamento, conduzione, adduzione, raccolta, distribuzione). 1 Abitante equivalente: parametro di equivalenza del carico inquinante prodotto per abitante, pari convenzionalmente ad un BOD di 60 gr. di ossigeno al giorno. È un concetto utile per esprimere il carico di una particolare utenza civile o industriale dell impianto di depurazione, in termini omogenei e confrontabili con le utenze civili. L equivalenza si può riferire o al carico idraulico, o al carico in solidi sospesi, o infine, (ed è questo il caso più frequente), al carico organico espresso come BOD5. Si assume il valore di 54 g/giorno come quantità di ossigeno necessaria per degradare la materia organica contenuta nello scarico giornaliero prodotto da un abitante civile. 8

9 2.1 - Impianti presidiati Processi di trattamento liquami Processo Sale comandi ed uffici Controlli analitici Ricezione di rifiuti liquidi Compensazione e sollevamento Grigliatura Microstacciatura Dissabbiatura e disoleatura Sedimentazione I Equalizzazione Ossidazione Biologica (O.B.) a fanghi attivi convenzionale Denitrificazione (pre/post) O.B. a letto percolatore Attività - supervisione e controllo - attività amministrativa - registrazione automezzi in ingresso - ricevimento rifiuti liquidi e controllo documentazione - prelievo campioni di rifiuti liquidi su autocisterne - prelievo campioni per i parametri di processo - supervisione e controllo dello scarico dei rifiuti liquidi nelle vasche di raccolta - manovra delle paratoie di intercettazione - sollevamento dei liquami in ingresso con pompe sommerse o coclee - rimozione automatica o manuale di detriti - asportazione, movimentazione e raccolta di detriti - sedimentazione di sabbie e flottazione di oli e grassi - schiumatura e aspirazione del materiale separato e raccolta in recipienti per lo smaltimento - sedimentazione di particelle fini in sospensione - stoccaggio in vasche e/o in serbatoi di liquami - ossigenazione primaria con insufflazione di aria - aggiustamento del ph con additivazione di acidi o basi a mezzo di pompe dosatrici - ossidazione del substrato da parte di microrganismi aerobici in vasche, canali o serbatoi con insufflazione di aria - ossidazione del substrato da parte di microrganismi aerobici facoltativi, in vasche anossiche - ossidazione del substrato da parte di microrganismi aerobici, aderenti a materiali di riempimento in vasche circolari aperte 9

10 Processo O.B. a biofiltro O.B. a fanghi attivi a carico progressivo (Reattore Batch) Sedimentazione II (chiarificazione) Filtrazione Sterilizzazione In tutto l impianto Attività - ossidazione del substrato da parte di microrganismi aerobici, aderenti a sferule in materiale plastico in condizioni di letto fluido in vasche, con insufflazione d aria od ossigeno - operazioni di ossidazione a fanghi attivi, denitrificazione, sedimentazione secondaria eseguite in sequenza nel medesimo serbatoio - separazione dei fiocchi di fanghi attivi e di altro materiale solido particellare presente negli effluenti dalla Ossidazione Biologica - estrazione, ricircolo e pompaggio del materiale sedimentato ad ulteriori trattamenti - rimozione del materiale particolato più fine su opportuni substrati: sabbie selezionate, antracite e/o carbone attivo, in serbatoi o vasche - abbattimento della carica batterica residua dal trattamento biologico tramite dosaggio di cloro, sodio ipoclorito, ozono o altro idoneo agente ossidante; operazione condotta in vasche, anche chiuse, o attraverso iniettori - travaso, pompaggio di soluzioni ossidanti; travaso, stoccaggio, vaporizzazione di ossigeno liquido per successiva produzione di ozono su arco elettrico; decomposizione dell ozono residuo effluente dalle vasche di contatto; movimentazione di bombole di cloro liquido, dosaggio con eiettore - manovra, controllo, pulizia e manutenzione di vasche, di sistemi di produzione e dosaggio di agenti fortemente ossidanti, tossici e corrosivi, talvolta in condizioni criogeniche e/o in ambienti parzialmente chiusi - supervisione e controllo - manutenzione e pulizia automatica o manuale di: apparecchiature e ambienti soffianti e condotte per aria compressa; vasche, turbine di aerazione o sistemi di insufflazione d aria, agitatori meccanici; condotte girevoli per la distribuzione del liquame; carriponte, raschiatori, stramazzi; sistemi statici di distribuzione di liquame, acqua e aria di controlavaggio; soffianti e condotte per aria compressa aree verdi e pavimentate interne alla proprietà strade interne pulizia e disinfezione dei locali di laboratorio locali spogliatoio, sale comandi ed uffici 10

11 Processi di trattamento fanghi Operazione Ispessimento Digestione aerobica Digestione anaerobica Disidratazione: nastropressatura centrifugazione filtropressatura Disidratazione: letti di essiccamento Sistema di collettamento e recupero energetico del biogas In tutto l impianto Attività - ulteriore eliminazione di acqua da fanghi in uscita dai trattamenti primari e dal biologico, fino a tenori di secco idonei ai successivi trattamenti - ossidazione biologica dei fanghi attivi di supero, condotta in vasca aperta con insufflazione di aria - decomposizione anaerobica dei fanghi attivi di supero, condotta in reattore chiuso, miscelato e termostatato per la produzione di biogas ad alto tenore di metano - verifica, regolazione, controllo di macchine, sistemi di distribuzione, raccolta e stoccaggio di fanghi disidratati e liquidi separati, sistemi di caricamento su mezzi adibiti allo smaltimento - movimentazione, manipolazione di additivi (polielettroliti) in polvere o emulsione oleosa, da sacchi, sili o serbatoi e di agenti chimici inorganici, in soluzione acquosa o polvere, fortemente corrosivi - additivazione di calce - verifica, regolazione, controllo di sistemi di spandimento dei fanghi su vasche di disidratazione, sistemi di asportazione, raccolta e stoccaggio di fanghi disidratati e liquidi separati, sistemi di caricamento su mezzi adibiti allo smaltimento - verifica, regolazione, controllo di impianto di captazione biogas e recupero energetico - scarico condense da tubi di captazione biogas - deumidificazione, filtrazione ed invio alla combustione del biogas (motore a combustione interna; generatori di vapore; torcia di emergenza) - supervisione e controllo - manutenzione e pulizia automatica o manuale di: soffianti e condotte per aria; vasche; ponti girevoli; stramazzi; elementi filtranti (disidratazione); sistemi di spandimento dei fanghi; sistemi di asportazione, raccolta e stoccaggio di fanghi disidratati e liquidi separati; sistemi di caricamento su mezzi adibiti allo smaltimento; impianto di captazione biogas e recupero energetico; gruppo elettrogeno e impianto elettrico; scambiatori di calore 11

12 Trattamento di rifiuti liquidi Un ulteriore tipologia di trattamento riguarda i rifiuti liquidi. Per rifiuto liquido si intende un acqua che dopo essere stata utilizzata in diversi processi e/o attività (industriali, civili, agricole, ecc.) ha perduto le caratteristiche qualitative originarie divenendo inidonea ad un utilizzo diretto; il trattamento di rifiuti quali reflui agro-alimentari, acque di lavaggio cassonetti, condense di impianti, spurghi di fosse settiche e percolato di discarica, è disciplinato dal D.Lgs. 152/06 che esclude dal proprio campo di applicazione le acque di scarico. Gli impianti di depurazione delle acque di scarico 2 possono gestire anche i rifiuti liquidi poiché la giurisprudenza ammette la coincidenza parziale tra queste e i rifiuti liquidi, definendo quale unico criterio discriminante l immissione diretta o meno nel corpo recettore. Di conseguenza, un impianto che tratti anche rifiuti liquidi deve essere preventivamente autorizzato sia ai sensi della disciplina sulle acque, sia ai sensi della disciplina sui rifiuti, assumendo anche la fisionomia giuridica di impianto di trattamento rifiuti liquidi per conto terzi. Gli stabilimenti autorizzati al trattamento di rifiuti liquidi hanno una sezione di impianto dedicata; essa è dotata di specifici processi, ma il suo utilizzo è strettamente legato al corretto funzionamento della sezione biologica. L adduzione del rifiuto liquido in impianto avviene tramite il conferimento con trasporto su gomma da parte di ditte esterne previo, in fase di accettazione, il controllo di formulari e l analisi di campioni di rifiuto liquido per confermarne la corrispondenza e l accettabilità in impianto; successivamente i liquami sono avviati alla piattaforma di ricezione ed alla misurazione di portata per il controllo delle quantità. Agli Enti Locali è demandata la definizione di limiti quantitativi di rifiuto liquido trattabile (m 3 /annui e giornalieri) in funzione della capacità dell impianto di restituire al corpo recettore acque secondo i parametri di legge. 2 Il D.Lgs. del 3 aprile 2006, n. 152, art. 74, c. 1, lett. gg definisce lo scarico come qualsiasi immissione di acque reflue in acque superficiali, sul suolo, nel sottosuolo e in rete fognaria, indipendentemente dalla loro natura inquinante, anche sottoposte a preventivo trattamento di depurazione. Sono esclusi i rilasci di acque previsti all art

13 2.2 - Impianti non presidiati (microimpianti) Il controllo sugli impianti minori non presidiati è effettuato da squadre esterne che si spostano a bordo di automezzi aziendali. Queste squadre operano solitamente su turno giornaliero, svolgendo le seguenti operazioni finalizzate alla conduzione ed all esercizio, al controllo, e alla manutenzione prevalentemente ordinaria: prove di funzionamento del gruppo elettrogeno ispezione delle aree soffianti e delle pompe di sollevamento campionamento di reflui per la verifica dei parametri di processo trasferimenti con automezzi aziendali Coordinamento con organizzazioni esterne La funzionalità, la manutenzione, l adeguamento degli impianti richiedono la continua presenza di organizzazioni esterne, con le quali deve essere prevista un azione di coordinamento per lo scambio delle informazioni relative alla salute e sicurezza dei lavoratori. La Legge 123/07 e il Decreto Legislativo 81/2008 hanno modificato l impianto normativo preesistente, introducendo nuovi obblighi a carico del Datore di Lavoro (Committente) in ordine all azione di coordinamento e scambio di informazioni (art. 26 D.Lgs. 81/08 Comma 3). In particolare, è richiesta a suo carico l elaborazione del Documento Unico di Valutazione dei Rischi da interferenza 3, il cui scopo è indicare, a ognuno dei Datori di Lavoro, i rischi, e i provvedimenti necessari alla loro limitazioni, dovuti al coesistere nel medesimo sito di attività lavorative gestite da imprese diverse. Tali informazioni devono essere eventualmente integrate in funzione delle particolari esigenze della singola commessa in un ambiente di lavoro a rischio, quale è quello dei depuratori di acque reflue. Non è possibile, in questa sede, esaminare nel dettaglio le problematiche legate a tutti gli interventi; è comunque opportuno elencare le tipologie delle organizzazioni presenti negli impianti: enti di controllo e verifica 3 interferenza: effetto che scaturisce dalla contemporaneità di attività lavorative svolte nel medesimo ambiente da diversi lavoratori che rispondono a datori di lavoro diversi 13

14 rappresentanti di enti locali imprese di costruzione imprese di installazione di impianti, apparecchiature, strumenti imprese di manutenzione straordinaria e specialistica ditte conferitrici di rifiuti liquidi ditte di trasporto fanghi in discarica ditte fornitrici di materiali (ipoclorito di sodio, latte di calce, polielettroliti, acidi, basi, materiale da officina, materiale per la sistemazione del verde, materiali edili, etc..) consulenti Mansioni Le diverse figure lavorative presenti e le relative attività svolte sono di seguito descritte. Responsabile della conduzione e responsabile della manutenzione Attività tecnico-amministrativa, coordinamento e verifica delle attività di conduzione/manutenzione dell impianto, coordinamento e verifica delle attività delle ditte esterne, sopralluoghi presso gli impianti. Personale di ufficio Attività amministrativa e documentale per la gestione del ciclo produttivo, con l ausilio di videoterminali ed attrezzatura informatica. Saltuariamente e occasionalmente controlli, sopralluoghi o visite nei vari comparti dell impianto. Addetti alla conduzione dell impianto di depurazione Attività di sorveglianza e conduzione dei vari comparti e delle varie macchine per la corretta gestione dei parametri di processo del ciclo produttivo, condotta presso la sala di controllo ed in campo (sorveglianza visiva e tramite strumentazione per la gestione dei parametri idrici, biologici e chimici del processo). Interventi manuali su valvole e paratoie. Addetti squadra manutenzione dell impianto di depurazione Attività di manutenzione ordinaria e straordinaria dei macchinari e delle strutture degli impianti. Sorveglianza delle operazioni di scaricamento di prodotti chimici e caricamento di fanghi per lo smaltimento. 14

15 Addetti al laboratorio Analisi di acque e fanghi necessarie alla gestione del ciclo produttivo e al controllo dei parametri di processo, anche attraverso la raccolta di campioni di refluo nei vari comparti dell impianto. Assistenti alle ditte esterne Sorveglianza ed assistenza alle ditte esterne. Tale assistenza non comporta lo svolgimento di attività di competenza delle ditte esterne, ma riguarda esclusivamente la gestione delle ditte di manutenzione e di quelle impiegate nelle normali lavorazioni. Addetti ai processi di supporto I lavoratori addetti ai processi di supporto effettuano le seguenti operazioni: manutenzione edile manutenzione di impianti termici manutenzione di impianti elettrici manutenzione a verde prova, calibrazione e manutenzione di strumenti di controllo, di indicazione e di allarme. Essi operano presso le seguenti strutture: magazzini autolavaggio autofficina carpenteria metallica e saldatura distribuzione carburanti officina elettromeccanica. 15

16 3 - I rischi professionali In questo capitolo saranno descritte alcune situazioni potenzialmente dannose per la salute e la sicurezza degli addetti e causate dalla presenza di: rischi da carenze strutturali, organizzative e trasversali rischi da interferenze rischi da carenze di sicurezza di macchine ed apparecchiature rischi da carenze di sicurezza elettrica rischio chimico e fisico rischio da agenti biologici rischi dovuti all accesso in ambienti confinati stress termico, fatica o movimentazione di carichi rischio incendi ed esplosioni. Quanto segue testimonia l attuale mancanza della cultura di base in tema di salute e sicurezza sul lavoro. Le situazioni di rischio individuate sono associate alle scelte tecnologiche e di processo, alle condizioni di esercizio, alla programmazione della manutenzione e alla gestione di questa. I rischi professionali aumentano a fronte del verificarsi di situazioni non previste in fase progettuale che hanno come conseguenza la necessità di interventi manuali degli operatori degli impianti. In particolare, la tipologia delle acque reflue in ingresso, la gestione non ottimale della ricezione, l ingresso di materiale non idoneo al processo di depurazione dovuto ad una scarsa informazione all utenza, possono comportare imprevisti anche di notevole gravità. 16

17 3.1 - Rischi per la sicurezza Rischi da carenze strutturali dell ambiente di lavoro - Altezza dell ambiente Gli impianti di depurazione sono costituiti da unità di processo spesso articolate e intersecanti dove, a causa delle quote obbligate di vasche e/o tubazioni con deflusso a gravità, sono parimenti obbligate posizioni e quote di ingombro pericolose per le persone in fase di stazionamento, di transito o, peggio ancora, durante lo svolgimento delle operazioni. Gli operatori, inoltre, sono spesso costretti a raggiungere punti in elevazione. - Pavimentazioni La specificità dei processi presenti in un impianto influisce significativamente sull integrità delle superfici e delle zone di transito (pavimenti, scale e passerelle). Le condizioni di queste ultime sono spesso compromesse da condizioni di forte umidità, dagli sbalzi termici, dalla formazione di ghiaccio, dalla presenza di sostanze corrosive o viscide per sversamento accidentale o per gocciolamento, dalla proliferazione biologica di microrganismi e vegetali infestanti. Tali fattori, che spesso si alternano e si sovrappongono senza soluzione di continuità, rendono pericoloso il transito degli operatori. 17

18 - Solai Nelle unità di processo sono spesso presenti vani tecnici coperti da solai non calpestabili o realizzati al di sotto di ampie vasche o bacini. Tali locali dovrebbero essere concepiti e realizzati per resistere sia agli agenti atmosferici sia ai rigori di un ambiente corrosivo e a condizioni microclimatiche spesso estreme. In realtà, essi rappresentano fonti di pericolo derivanti dalle modalità realizzative (errata o non completa impermeabilizzazione o trattamento anticorrosione inadeguato o assente), dai materiali impiegati, dalle condizioni di manutenzione e dalla loro evoluzione nel tempo. - Rischi per la sicurezza legati alla scelta del sito ed alla progettazione Gli impianti sono realizzati in posizioni spesso condizionate da esigenze idrauliche: i collettori, almeno quelli principali, devono essere realizzati in pendenza, verso l impianto, prevedendo il minimo numero di sollevamenti intermedi. In generale, gli impianti sono collocati in aree che presentano problematiche di tipo geomorfologico (aree golenali di fiumi, in prossimità della costa o di torrenti, su terreni in pendenza; sono stati rilevati casi di localizzazione su terreni instabili). I rischi per la sicurezza degli operatori sono solo parzialmente mitigabili con soluzioni impiantistiche; sarebbero infatti necessarie opere di sistemazione idrogeologica a monte per evitare il pericolo di inondazione. La presenza di strutture che comportano gravi carichi sulle fondazioni e sui terreni inadeguati può comportare cedimenti e 18

19 fessurazioni, in alcuni casi di entità tali da costringere alla demolizione dei manufatti interessati. Il manifestarsi dei fenomeni precursori dell evento distruttivo, se non adeguatamente considerato, può coinvolgere il personale presente. - Illuminazione La generalità delle installazioni è situata all aperto; gli impianti di depurazione sono perciò caratterizzati da una notevole variabilità di illuminazione, soprattutto in funzione dell irraggiamento solare e dell alternanza di ambienti esterni, fortemente illuminati, e ambienti coperti o al chiuso. Gli interventi in condizioni di limitata visibilità sono sporadici, ad eccezione delle operazioni effettuate durante il lavoro notturno che, di solito, è limitato al controllo remoto del processo. Tuttavia, alcuni interventi tecnici o alcune zone richiedono illuminazione artificiale o di emergenza anche di giorno. Le diverse tipologie di attività (dal semplice trasferimento all ispezione o alla manutenzione di apparecchiature) richiedono livelli di illuminamento diversi e che spesso è difficile assicurare uniformemente, sia per l ampiezza delle superfici (estensioni fino a centinaia di ettari negli impianti più grandi), sia per la difficoltà di evitare fenomeni di abbagliamento. Nel suo giro di ispezione, l operatore-tipo passa da livelli di forte illuminamento (oltre 9000 lux, pieno sole) a condizioni di penombra, semplicemente entrando nei locali dove sono ospitati gli impianti utilizzati per questo esempio (vasca di sollevamento, 7 lux). Le aree all aperto richiedono impiantistiche impegnative, sia come costi, sia come affidabilità (per eventuali emergenze notturne). 19

20 Rischi da carenze di sicurezza su macchine e apparecchiature Gli operatori, durante le operazioni di manutenzione e ispezione su macchine di notevoli dimensioni e potenza, sono esposti al pericolo di schiacciamento degli arti o di trascinamento all interno della macchina, per la presenza di organi meccanici in movimento. Sono presenti: macchine operatrici: pompe, compressori, soffianti, coclee; sistemi di grigliatura e filtrazione a pulizia manuale o automatizzata; nastri trasportatori, centrifughe, nastropresse, filtropresse raschiatori/schiumatori, agitatori, areatori a turbina sommersa o orizzontale apparecchi di sollevamento: carroponte, argani, carrelli elevatori a forca apparecchiature in pressione: sili, gazometri, serbatoi, tubazioni di liquidi, gas, aria compressa e fanghi; filtropresse; sistemi di sterilizzazione con ozono (serbatoi per ossigeno liquido, generatore d ozono) vasche con accesso difficile, profonde, in superficie o coperte o sotterrane (sedimentatori, flottatori, dissabbiatori, disoleatori, chiarificatori, vasche a fanghi attivi, ispessitori, vasche di sterilizzazione; vasche chiuse per ozonizzazione); pozzetti sotterranei di sollevamento, ispezione, manutenzione. Soffianti volumetriche rotative 20

21 Vista Digestori Fanghi/Gazometri Coclea di sollevamento liquami Letto Percolatore Bacino di ossidazione con diffusori sommersi Pozzetto di campionamento (notare la copertura fatiscente) 21

22 Rischi da carenza di sicurezza elettrica La presenza di apparecchiature elettriche in ambienti difficili richiede una selezione ed una manutenzione accurata degli impianti e delle apparecchiature, specie per limitare le dispersioni e i pericoli conseguenti per le persone. I rischi sono legati a fattori quali: idoneità del progetto: oltre ai consueti criteri, essenzialmente basati su corretto dimensionamento, protezione e adeguato isolamento, devono essere considerati fattori quali la corrosione dovuta all esposizione continua all umidità, ad atmosfere aggressive, a condizioni estreme di temperatura (tropicalizzazione), a polveri e aerosol, al ghiaccio idoneità d uso: se poste in siti non facilmente accessibili (gasometri, pozzetti di rilancio), le apparecchiature richiedono ridotti cicli di manutenzione e affidabilità tali da limitare gli interventi manuali impianti a sicurezza intrinseca: atmosfere a rischio di incendio o esplosione sono presenti o possono formarsi sia per ragioni prevedibili dovute al processo (sistemi di trattamento fanghi e produzione biogas), sia per contaminazioni delle alimentazioni (sversamento doloso o colposo di inquinanti pericolosi nella rete fognante) che, oltre a creare i pericoli immediati di cui alla presente trattazione, possono compromettere il normale funzionamento dell impianto nel suo complesso impianti speciali e ridondanza: le emergenze più comuni negli impianti di depurazione sono legate alla mancanza di energia elettrica e agli allagamenti Rischi da incendio e/o esplosione Tali rischi possono verificarsi a causa delle situazioni elencate di seguito: 22

23 - Trattamento, compressione e impiego di materiali infiammabili: il biogas prodotto per digestione anaerobica è sottoposto a trattamento e compressione: fughe da macchine e condutture possono formare miscele infiammabili ed esplosive idrocarburi liquidi possono essere presenti nelle vasche di disoleazione primarie, specie se le vasche sono coperte per ridurre la diffusione di sostanze maleodoranti. - Presenza di depositi di: materiali infiammabili, carburanti, lubrificanti, altri agenti chimici. - Torcia dimensionamento insufficiente della torcia per la combustione del biogas in eccedenza o scarichi di emergenza altezza insufficiente della torcia che può comportare l esposizione a radiazioni termiche di intensità elevata Rischi per la salute o igienico-ambientali I rischi igienico ambientali si possono suddividere in rischi derivanti da agenti chimici, fisici, biologici ma anche organizzativi e psicologici Agenti chimici La presenza degli agenti chimici pericolosi negli impianti di depurazione delle acque reflue è diffusa sia per l impiego di sostanze e preparati sia per la formazione di prodotti di processo. I prodotti impiegati sono in buona parte costituiti da preparati inorganici, spesso in soluzione acquosa. Le modalità di esposizione prevalenti sono di tipo cutaneo (additivanti dei fanghi quali soda caustica e calce utilizzati per regolare il ph) ed inalatorio. Alcune situazioni di potenziale esposizione ad agenti chimici sono: lo scaricamento da mezzi di trasporto, il rifornimento di serbatoi e cisterne e il campionamento di rifiuti liquidi. Se l ingestione è improbabile, l inalazione può assumere aspetti di particolare disagio o pericolo per la presenza sia di composti volatili di natura organica (quali metano, composti solforati, composti organici volatili, peracidi organici) sia di composti inorganici (quali composti clorurati, polielettroliti), ed anche di polveri (solfato di alluminio, flocculanti). 23

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