AGENZIA DELLA CGIL VENETO

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1 AGENZIA DELLA CGIL VENETO fondata da Marco Masi Agenzia della CGIL del Veneto Anno XV n. 23 del 21 settembre 2006 Dir. resp. Simonetta Pento Aut. Trib. di VE n del Redazione via Peschiera Mestre VE - Stampa CPSS Mestre Venezia FINANZIARIA: UN CONFRONTO PROBLEMATICO Il 28 settembre sono convocati gli esecutivi unitari dei Cgil Cisl Uil del Veneto sulla Finanziaria 2007 ed il confronto con il Governo. L'appuntamento è per le ore 14,30 a Mestre, al Centro pastorale Cardinal Urbani (ex villa Visinoni a Zelarino). Sui temi in discussione, un intervento del segretario Generale della Cgil del Veneto. Il confronto con il Governo sulla Legge Finanziaria si presenta alquanto problematico, non solo per la complessità della situazione politica dovuta alle troppe diversità che si manifestano nella stessa compagine governativa, ma anche per la pesante eredità lasciata dal precedente Governo sul versante del debito pubblico, il cui stock ha toccato livelli da record. C'è il concreto pericolo che qualche agenzia di rating possa declassare il nostro debito, con gravi ripercussioni sulle possibilità di risanamento. A ciò va aggiunta la difficoltà ad onorare gli impegni di spesa assunti dal precedente Governo sul versante infrastrutturale e scaricati sul Aveva ragione chi denunciava che il Governo Berlusconi, prima di andarsene, aveva "avvelenato i pozzi". Accanto a ciò ci sono alcuni indicatori positivi, inizialmente sottostimati dall'attuale Governo (il tasso di crescita al +1,7 e il conseguente ammontare delle entrate) e che invece andavano considerati. Tant'è che la previsione nel DPEF sulla manovra da 35 miliardi si è ridotta a 30. Il tasso di crescita rimane tuttavia basso rispetto al resto dei paesi europei e perciò non ci può essere "rilassatezza" su questo versante; al contrario, crescita e sviluppo vanno adeguatamente sostenuti. Ora la vera questione sarà la composizione qualitativa della manovra. Per noi è fondamentale il fatto che la parte da destinare agli investimenti non sia inferiore ai 15 miliardi. Di questi più della metà risultano dalla riduzione del cuneo fiscale (cui va aggiunta la restituzione del fiscal drag) che va attuata in modo selettivo in funzione delle innovazioni e con un rapporto che non penalizzi i lavoratori. Un consistente impegno (3 miliardi) dovrà andare alle infrastrutture, quindi si dovrà realizzare una prima riforma degli ammortizzatori e va finanziata adeguatamente la sanità (almeno 2 miliardi). Necessitano inoltre i fondi per la ricerca ed una quota importante va riservata al rinnovo dei contratti pubblici. Il versante delle entrate segnerà in modo inequivoco il segno sociale e qualitativo della manovra.. Abbiamo più volte affermato che non possono essere sempre i lavoratori e i pensionati a pagare e che sarebbe sbagliato puntare a tagli su sanità, previdenza, scuola, autonomie locali e pubblica amministrazione. Per quanto riguarda i pensionati, vanno realizzati subito l'allargamento della no tax area, il fondo per la non autosufficienza e vanno date risposte al problema degli incapienti se si vuole agire sulla leva detrazioni. Ci sono ampi margini di razionalizzazione dentro una politica riformatrice. Questo riguarda sia la sanità (razionalizzazione della rete ospedaliera e potenziamento delle strutture nel territorio), che la pubblica amministrazione, a partire dallo sfoltimento dei troppi cda e da un forte taglio ai costi della politica. Compito per noi importante è la battaglia contro l'evasione ed il lavoro nero che hanno una rilevantissima incidenza sul debito. Basterebbe il recupero del 10% di queste risorse non solo per rendere non necessaria la manovra, ma addirittura per produrre un avanzo. E' un obiettivo che il Governo deve perseguire con grande determinazione se si vogliono trovare nei prossimi 5 anni risorse sufficienti ad assicurare una crescita del Pil almeno al 2% annuo. Sul fisco, in coerenza con quanto abbiamo detto al Governo - e abbiamo definito nelle nostre proposte - realisticamente nel 2007 si ITALIA, II TRIMESTRE 2006 possono realizzare 3 miliardi dalla lotta all'evasione ed elusione. crescita occupazione Occorre poi allineare la tassazione delle rendite finanziarie a quella europea, al 20%, reintrodurre le tasse di di cui: immigrati sanati successione sui grandi patrimoni ultracinquantenni (misura che non produce un gran gettito, ma segna socialmente la manovra); operare la revisione degli studi nuovi occupati anni di settore (3 miliardi di maggiori di cui entrate). Altri 5 miliardi si possono con rapporto a termine ricavare dalla manovra sull'iva, da una revisione del secondo modulo Il tempo indeterminato deve tornare ad della riforma di Tremonti sull'irpef, essere la normale forma di lavoro. dall'aumento del 2% della contribuzione degli autonomi e da un aumen- Occorre un piano di legislatura che scriva nuove regole del lavoro. to dell'aliquota contributiva sui parasubordinati, ai quali però bisogna Nel frattempo la Finanziaria deve caratterizzarsi per misure di contrasto assicurare l'insieme dei diritti previsti alla precarietà ed al lavoro nero. per gli altri lavoratori Infine diciamo di no ad una manovra strutturale sulle pensioni nella Finanziaria, ma riteniamo opportuno aprire uno specifico tavolo in un secondo tempo per un riordino della riforma Dini. Dunque no all'innalzamento dell'età pensionabile nel 2007, anche se il Governo sembra ora chiedere una disponibilità a discutere della chiusura di alcune finestre, cosa su cui si può eventualmente ragionare. Ma è evidente che ci vogliono segnali circa la direzione che il Governo intende adottare. La riscrittura della riforma del mercato del lavoro, contrastando la precarietà, è un atto importante che attendiamo. Su questi punti misureremo la finanziaria e, se sul quadro generale non ci fosse accordo, non potremmo far altro che procedere ad iniziative unitarie di mobilitazione assieme a Cisl e Uil. Se invece ci fosse un' intesa, questa sarà sottoposta alla consultazione dei lavoratori. Emilio Viafora, Segretario generale Cgil del Veneto

2 2 giovedì 21 settembre 2006 LEGGE FINANZIARIA 2007 Il documento presentato al governo da Cgil Cisl Uil L' aumento delle entrate fiscali, superiore alle previsioni, ha prodotto la riduzione della manovra da 35 a 30 miliardi di euro e potrebbe essere possibile un'ulteriore ridimensionamento, ma la questione principale, a questo punto, non è tanto la quantità, quanto la qualità della manovra, le caratteristiche degli interventi ed i tempi di realizzazione delle decisioni. La necessità di coniugare risanamento, equità e sviluppo deve concretizzarsi in interventi mirati nella legge Finanziaria. La stessa composizione della manovra deve rappresentare questa esigenza, realizzando un equilibrio certo tra il complesso delle nuove entrate e gli interventi di correzione delle dinamiche della spesa. Occorre, cioè, parità tra le risorse destinate alla correzione dei conti pubblici e quelle finalizzate allo sviluppo. I segnali di ripresa che si stanno manifestando non possono essere depressi, ma vanno sostenuti con politiche, investimenti, sostegno mirato e qualitativo. Il segno dell'equità deve connotare anche e soprattutto gli interventi di correzione delle dinamiche della spesa, avviando un processo significativo di rigore e trasparenza: occorrono segnali tangibili contro sprechi, inefficienze, privilegi. In particolare Cgil Cisl Uil sottolineano alcune questioni: LEGALITÀ FISCALE La lotta all'evasione ed al lavoro nero è la prima delle priorità che la politica economica deve assumere adottando una moderna ed efficace strumentazione: controlli rigorosi e diffusi, incrocio fra i dati previdenziali e fiscali, studi di settore, generalizzazione del durc, riforma codici degli appalti, istituzione degli indici di congruità, ripristino della certificazione di acquisto, contrasto di interesse EQUITÀ FISCALE Occorrono segni tangibili circa il perseguimento di un sistema fiscale socialmente più sostenibile: ripristino della tassa di successione sui grandi patrimoni; incremento della tassazione sulle rendite immobiliari e finanziarie, salvaguardando i piccoli risparmiatori POLITICA DEI REDDITI Fisco - riequilibrio a favore dei redditi più esposti alla riduzione nel potere di acquisto (lavoratori e pensionati) attraverso: revisione del secondo modulo della riforma fiscale al fine di ristabilire la progressività dell'imposta, prevedere almeno l'unificazione della tassa esente per lavoratori e pensionati, individuare misure per gli incapienti, ripristinare ed aumentare le detrazioni per la produzione del reddito. Pensioni - apertura di un tavolo per la rivalutazione delle attuali pensioni Prezzi e tariffe - interventi di controllo e contenimento del caro vita, a partire da: ripristino delle commissioni periferiche di monitoraggio e controllo, ridefinizione del paniere, prevedendo anche articolazioni per categorie sociali, destinazione dei benefici del cuneo fiscale alla diminuzione delle tariffe nelle aziende di pubblica utilità nazionali e locali, nuovo sistema di tassazione sulle accise che eviti una eccessiva lievitazione di imposte a fronte di aumenti di prezzo dei carburanti; vanno proseguite le liberalizzazioni avviate dal decreto Bersani che favoriscono la riduzione dei costi Autonomie regionali e locali - considerando che le politiche dei prezzi e delle tariffe dei servizi pubblici locali incidono concretamente sulla dinamica inflativa, occorre aggiornare il modello concertativo previsto dall'accordo del 1993, da un lato ripristinando la sessione di politica dei redditi a livello nazionale, dall'altro determinando le linee guida per la concertazione a livello territoriale. confronto con il Governo e il sistema delle Autonomie locali finalizzato alla tenuta del potere di acquisto di salari e pensioni che potrebbe essere compromesso dall'ipotesi di tassazione aggiuntiva a livello locale. POLITICHE PER LO SVILUPPO Politica industriale - poiché la competizione vincente non viene dalla rincorsa ai costi più bassi, ma dalla sfida della qualità, diventano centrali l' innovazione tecnologica, la qualità e stabilità del lavoro, la sostenibilità dello sviluppo e la crescita dimensionale delle imprese. A tal fine occorre ripristinare una politica industriale, abbandonata nel nostro paese da molti anni. Strumentazione fiscale di sostegno (cuneo) - agli obiettivi di crescita qualitativa va finalizzata la riduzione del cuneo fiscale. Può essere realizzata con la riduzione di alcuni oneri fiscali e contributivi, con il concorso dei contributi non previdenziali, dell' Irap (affrontando il problema del finanziamento della sanità) e di parte delle risorse disponibili dell' Inail, prevedendo contestualmente un miglioramento delle prestazioni. La sua finalizzazione deve rientrare nell'ambito di una politica fiscale di vantaggio per le aree deboli, a cominciare dal Sud, sia per le aziende che trasformino occupazione precaria in occupazione stabile, sia per incentivare la contrattazione salariale di secondo livello. L'intervento va diretto alle imprese e al lavoro dipendente, per quest'ultimo anche attraverso l'aumento delle detrazioni per la produzione del reddito. Qualità dell'occupazione - la lotta alla precarietà del lavoro, nei settori pubblici e privati deve essere impegno del Governo. contro la precarietà, avvio di un confronto di merito presso il Ministero del Lavoro e il Ministero della funzione pubblica per avere prime risposte nella legge finanziaria e la successiva definizione di un piano di legislatura per la stabilità e la buona occupazione. interventi strutturali per il sostegno e la promozione dell'occupazione femminile Ricerca e sviluppo - è un capitolo decisivo per l'ammodernamento del nostro sistema produttivo. Va affrontato a partire da:

3 giovedì 21 settembre potenziamento degli investimenti pubblici e privati in ricerca e sviluppo per colmare il forte ritardo dell'italia rispetto agli altri Paesi europei, qualificazione del ruolo propulsivo della pubblica amministrazione, valorizzazione delle caratteristiche dei distretti tecnologici presenti nel Mezzogiorno, recupero di sinergie fra la ricerca di base e ricerca applicata, maggiori collegamenti fra l'impresa, l'università e la comunità scientifica e tecnologica, migliore coordinamento dei diversi strumenti di intervento nazionali e locali. Nel periodo l'italia potrà utilizzare oltre 25 miliardi di euro dei fondi strutturali dell'unione europea, di cui oltre 10 per investimenti diretti in Ricerca e Sviluppo e altri 50 miliardi di euro per la realizzazione di quattro programmi di intervento specifici. Si tratta di utilizzare al meglio queste risorse, internazionalizzando il sistema della ricerca e spostando in avanti la frontiera tecnologica del nostro sistema produttivo. Per raggiungere questo risultato occorre avviare una nuova fase di concertazione fra tutti gli attori interessati, ai diversi livelli, coordinando l'attività dei Ministeri competenti, il ruolo e le funzioni del sistema delle Autonomie regionali e locali, l'azione della pubblica amministrazione, l'azione promozionale e di intervento delle parti sociali. L'obiettivo deve essere quello di riorganizzare le politiche con modalità progettuali che le finalizzino soprattutto allo sviluppo dei settori tecnologici strategici per il Paese. POLITICHE PER IL MEZZOGIORNO Occorrono provvedimenti significativi in materia di: fiscalità di vantaggio per sostenere nuovi investimenti e l'occupazione, contrasto del lavoro nero e per l'emersione, raddoppio della capacità di spesa sulle infrastrutture, trasporti e la logistica, politiche integrate per lo sviluppo dei sistemi urbani e per lo sviluppo locale, consistente rafforzamento delle risorse in istruzione, formazione innovazione e ricerca. POLITICHE DELL'ISTRUZIONE, RICERCA E UNIVERSITÀ E' questo un terreno determinante per lo sviluppo sociale, civile, democratico, economico, tanto più essenziale in una fase in cui il nostro paese sta pagando le conseguenze di ritardi e scelte riduttive e sbagliate. La necessità di politiche di investimento e di riforma nell'istruzione, nella formazione e nella ricerca è dunque evidente ed urgente, in una netta discontinuità con la logica dei tagli di questi anni. Abbattere sprechi e spese improduttive è possibile, ma deve essere chiaro che essi non vanno ricercati nella riduzione degli organici per evitare di compromettere la qualità dell'offerta formativa e il valore civile e promozionale del sistema educativo. POLITICHE DEL WELFARE Emergenze sociali - vanno operati interventi decisi di contrasto alla povertà e all'esclusione. individuazione di fonti specifiche di finanziamento del fondo per la non autosufficienza e degli ammortizzatori sociali, interventi per la famiglia attraverso la combinazione di detrazioni per i figli a carico e assegni per il nucleo familiare, Adeguato finanziamento del fondo per le politiche sociali e definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali. Previdenza - va perseguita la scelta di non inserire nella legge finanziaria interventi strutturali sulla previdenza, limitandosi, nella manovra, alla progressiva armonizzazione dei contributi previdenziali (autonomi e parasubordinati) e delle relative prestazioni per migliorare la sostenibilità finanziaria, rafforzando l'equità del sistema. Nel tavolo di confronto che chiediamo si apra successivamente andranno affrontati i problemi rimasti irrisolti per il completamento della legge Dini e quelli aperti dagli interventi della riforma Maroni. Sanità - si ritengono impraticabili una politica di ulteriori tagli alle prestazioni o l'introduzione di misure di partecipazione dei cittadini alla spesa. Occorre invece avviare una strategia di riforme a livello nazionale e delle singole Regioni che preveda la definizione negoziata e concertata di piani di riorganizzazione del sistema che puntino alla valorizzazione delle risorse umane e professionali, alla funzionalità e qualità del servizio pubblico, ad una migliore performance delle strutture di servizio, ad una revisione dei criteri di accreditamento delle strutture private, ad una riduzione della spesa farmaceutica nel quadro di uno Stato sociale moderno e di una società attiva e solidale. PUBBLICO IMPIEGO La riforma della Pubblica Amministrazione è capitolo centrale di un qualificato ruolo dello Stato nello sviluppo complessivo del Paese. la riqualificazione e valorizzazione del lavoro pubblico è funzionale a questa finalità. vanno rinnovati i contratti collettivi già scaduti da nove mesi, tutelando il potere di acquisto delle retribuzioni e tenendo ferme le relative scadenze. vanno realizzati immediatamente i fondi pensione complementari nei comparti mancanti. NO agli antiabortisti nei consultori Manifestazione in difesa della legge 194 e dei consultori familiari VENEZIA 7 OTTOBRE 2006 Ore 14 corteo dalla stazione S. Lucia a campo S. Margherita Assemblea regionale delle donne in difesa della legge 194

4 4 giovedì 21 settembre 2006 ALLA FENICE CON NONO E SOSTAKOVIC Un'occasione per rinnovare l incontro tra la Cgil ed il mondo della cultura, della scienza e dell' Università, dell'informazione, dello spettacolo, oltre che del variegatissimo universo dell'associazionismo e, naturalmente, delle istituzioni, a partire dai maggiori Comuni veneti. E' stato tutto questo il concerto svoltosi la sera del 16 settembre alla Fenice per celebrare il centenario della nascita del maggior sindacato italiano. In sala il pieno. Tanta e varia la gente della Cgil: dal Segretario Generale, Guglielmo Epifani, ai semplici iscritti, quelli che la tessera ce l'hanno dal 1945 a quelli che il sindacato l'hanno appena conosciuto, i delegati storici, quelli alla prima esperienza, i dirigenti sindacali impegnati nelle categorie e nel territorio: tutti quanti protagonisti e spettatori in questi mesi di una miriade di iniziative (se ne contano più di 200) che la Cgil ha realizzato nella regione. La rappresentazione ha proposto due composizioni, "la fabbrica illuminata" di Luigi Nono e la Sinfonia n. 3 di Dmitrij Sostakovic (Orchestra e Coro del Teatro la Fenice; Direttore Jan Latham-Koenig; mezzosoprano Chiara Brunello) che sono anch'esse legate a significative ricorrenze. "La fabbrica illuminata", come ha spiegato l'autore dei testi, Giuliano Scabia, era stata rappresentata per la prima volta alla Fenice proprio il 16 settembre. Era il 1964 e Luigi Nono l'aveva scritta in solidarietà con le lotte dei lavoratori dell' Italsider. Di Sostakovic, invece, ricorre il centenario della nascita e del compositore russo si è messo in scena "il primo maggio", scritto nel 1929 per celebrare lo spirito della "ricostruzione pacifica". "Guardare alla storia per valorizzare, attualizzandoli continuamente, i principi ispiratori dell'azione e dell'elaborazione della Cgil rappresenta - dice Segretario Generale della Cgil del Veneto, Emilio Viafora - il modo più valido per tenere sempre alte la vitalità e la vivacità di un'organizzazione. Per questo il centenario non ha nulla della retorica autocelebrativa, ma è piuttosto l'occasione per approfondire la riflessione sul rapporto tra la nostra evoluzione e le trasformazioni profonde che in 100 anni hanno attraversato il mondo del lavoro. Oggi siamo nel pieno di un cambiamento di portata epocale. Investe il modo di produrre, incide profondamente sulla struttura delle imprese e sul lavoro, traccia relazioni ed interconnessioni fino ad ieri impensabili a livello planetario, ridisegna il tessuto sociale e segna, anche nel Veneto, l'ingresso nel mondo del lavoro di figure completamente nuove, portatrici di nuove domande. Per noi si delinea una sfida immediata: la costruzione del Veneto futuro fondata sulla centralità del lavoro, da un lato, e sulla qualità del vivere, dall' altro. E' una strada che vogliamo percorrere assieme alle tante forze ed intelligenze che condividono con noi questa prospettiva ed anche alle iniziative per i nostri 100 anni di vita abbiamo voluto imprimere questo connotato fortemente aggregativo. Il centenario, oltre che storia della Cgil, è storia collettiva. Nel realizzarlo abbiamo coinvolto l'intera società veneta: lavoratori, pensionati, studenti, intellettuali, storici, artisti, istituzioni e movimenti. Una miriade di soggetti che, riflettendo con noi del passato, tracciano con noi un progetto per l'avvenire". VECCHI E NUOVI ISCRITTI ALLA CGIL Se la Cgil ha 100 anni, tra i suoi iscritti c'è chi ne ha ancora di più. Un'occhiata all' anagrafe e si scopre che nel Veneto gli ultra centenari sono quasi una decina: donne, soprattutto, ma anche due uomini (uno di Rovigo, l'altro di Vicenza), a dimostrazione che la longevità non è necessariamente solo femminile. Anche questo dà il senso di una grande organizzazione, capace di rappresentare le figure più svariate e le generazioni più distanti: dalla signora Ambra di Padova, che tra una settimana compirà 110 anni, al giovane Petru, operaio rumeno che a 17 anni lavora nei cantieri ed ha già in tasca la tessera della Cgil. Esperienze diverse, storie diversissime e certamente anche mentalità diverse. Ma quanto dista, poi, il bisogno di tutela degli uni e degli altri, quanto quello di affermazione della propria dignità e libertà, quanto quello di vedere riconosciuti i propri diritti? E' molto curioso, ma non possono non colpire alcune analogie tra i giovani di oggi e i più anziani. C'è chi comincia a lavorare molto presto e le prime esperienze di lavoro sono difficili. Si è precari, ricattabili; le condizioni sono pesanti e non sempre tra i compagni di lavoro scatta quella molla che rende forti e solidali. L'incontro con il sindacato diventa allora tanto più importante e rappresenta un' opportunità, oltre che per sé stessi, anche per gli altri. Perché consente di vedere le cose in una prospettiva nuova: "mi ha aperto al mente", ci racconta un giovane operaio e spiega che per lui partecipare alla vita del sindacato rappresenta un' opportunità di crescita, anche umana, fino a poco prima impensata. In modo del tutto casuale abbiamo scelto quattro iscritti alla Cgil - andando a pescare tra le primissime adesione e tra le tessere degli ultimi giorni - e raccolto le loro storie. Le riportiamo senza ulteriori commenti. Nicola, 19 anni Lavora come interinale in un'azienda metalmeccanica della provincia di Rovigo e fa il turnista, sulle 24 ore. Assunto a maggio, vedrà scadere il proprio contratto a fine settembre. E' pugliese e si trova nel Polesine, dove è giunto con la famiglia di origine da pochissimi anni. A lavorare ha cominciato giovanissimo, poco più che diciassettenne, e quello attuale, a parte una brevissima parentesi, è il primo lavoro regolare che svolge. Prima ha fatto di tutto, dall'imbianchino al falegname, ingaggiato sempre per brevi periodi ed in nero. "E' accaduto perfino - racconta - di non venire pagato. Mi è successo in un' azienda che mi aveva assunto come tirocinante e fatto lavorare come operaio per un paio di mesi". Nel frattempo ha incontrato la Cgil. "E' stata una mia scoperta", dice. A casa sua - il padre è operaio - nessuno è mai stato iscritto ad un sindacato. "Dove ho lavorato non sempre i colleghi anziani si interessavano a noi precari. In Cgil invece ho trovato un appoggio e, frequentandola, mi si sono aperti orizzonti nuovi; sento che mi aiuta a crescere mentalmente. Non ho molte occasioni di andare al sindacato. Vorrei poter partecipare di più per approfondire tutta una serie di problemi; ma intanto in

5 giovedì 21 settembre fabbrica ne parlo ed, anche se non ho nessun incarico nella RSU, i miei compagni di lavoro, quelli che sono interinali come me, mi chiamano "il sindacalista". Oggi mi sento più sicuro, tanto che ho appena affittato una casa. Certo, sono consapevole che il mio contratto di lavoro sta per scadere, ma non ho più paura del futuro. Un lavoro so di poterlo trovare comunque; vorrei trovarlo buono, magari migliore di quello che sto facendo perché il lavoro rappresenta molto per una persona. Mi dà la possibilità di essere autonomo e, in questo modo di crescere, di diventare io un punto di riferimento per gli altri invece di dover dipendere dalla famiglia". Mafalda, 85 anni Possiede une delle primissime tessere della Cgil nel Veneto. Il primo ricordo che ci vuole consegnare è l'occupazione delle campagne e le cariche della polizia nell'immediato dopo guerra che portarono all' uccisione di un giovane bracciante, appena ventenne, a Trecenta, nell'alto Polesine. "Venne Di Vittorio - ricorda - ed io quel funerale non lo dimenticherò mai. E sì che di emozioni ne avevo provate tante e tante cose avevo visto durante la guerra. Ho vissuto l'occupazione nazista ed ho fatto la partigiana. Mio padre era stato perseguitato durante il fascismo e io ho voluto dargli una soddisfazione andando a combattere per la libertà. Ma quel ragazzo ucciso è stato per me come una fucilata. Io in campagna ci lavoravo di giorno. Di notte facevo la lavorante a domicilio per una ditta tessile. Ho dovuto farlo; mio marito si è ammalato poco dopo il nostro matrimonio e non poteva più lavorare. E' stata durissima. In campagna il lavoro era pesante, ma dava da vivere; solo che più di 80 giornate all'anno non si potevano fare. E allora, oltre che continuare a far la sarta fino alle due o alle tre di notte, la mattina facevo qualsiasi lavoro mi venisse offerto. Il sindacato, la Cgil, è stata per me e per la gente come me importantissima. Abbiamo fatto delle grandi battaglie ma abbiamo conquistato dignità e diritti. Oggi non è vero che non ci sia più bisogno di sindacato. Penso a tanti giovani che conosco, ma non solo a loro. Ci vuole più sindacato e mi aspetto che la Cgil si impegni ancora di più di quanto non stia già facendo". Ilirjan, 21 anni Di nazionalità albanese, è arrivato in Italia quando aveva appena compiuto 16 anni, convinto di trovare grandissime opportunità. Invece ha subito capito che la realtà era assi diversa da quella che si aspettava. Per vivere ha dovuto accettare lavori in nero, sempre ricattabile, anche per via del permesso di soggiorno. Ha fatto di tutto, dall'idraulico al metalmeccanico, con i trattamenti più svariati, passando da Trieste, a Padova, a Milano e poi ancora a Padova dove attualmente lavora, in regola, in un cantiere edile, alle dipendenze di un imprenditore rumeno. "Siamo 3 operai - dice - ma nel cantiere ve ne sono molti di più. Noi facciamo un lavoro doppio rispetto a quelli delle ditte maggiori perché siamo pochi e siamo sollecitati in continuazione. Lavorare in edilizia mi piace più che lavorare in fabbrica perché è meno noioso e si guadagna qualcosa di più. Questa volta, però, sono in causa con il mio datore di lavoro che non vuole pagarmi le ferie, né le maggiorazioni dei sabati lavorativi. Sono cose che succedono abbastanza spesso e bisogna starci attenti. Questo lo dico io, che sono un "privilegiato" in quanto sono in regola. Ma il lavoro nei cantieri per chi è meno giovane ed è ancora in nero, è umiliante. Vedo gente di 40 anni svenarsi sul lavoro per prendere 5 euro l'ora (cioè meno di un apprendista), tutto compreso, e deve anche portarsi da casa un panino perché il diritto al pasto non si sa nemmeno cosa sia. La Cgil l'avevo già conosciuta una prima volta un paio d'anni fa quando avevo lavorato per una ditta che non mi ha pagato. Allora mi ci portò un amico e trovai un valido appoggio. Oggi ci sono tornato e mi sono iscritto". Carlo, 63 anni Oggi è pensionato, ma ha fatto l' operaio metalmeccanico, impegnato fin da giovane nel sindacato. "Ho cominciato a lavorare a 14 anni - dice - in una azienda artigiana, ma il grande salto (in tutti i sensi) l'ho fatto quando sono entrato nel 1960 alle officine Stefani di Thiene, una fabbrica di macchinari per la lavorazione del legno con 200 operai. Avevo appena 17 anni e nel giro di 6 mesi ero diventato membro della commissione interna. Fare il rappresentante sindacale era però difficile poiché gli operai più anziani non ci seguivano. Nel '65 fui licenziato per rappresaglia ed è stato terribile perché ero "segnato" e nessuno in tutta l'area mi assumeva più. Dovetti andare a 43 km di distanza, a Lonigo, spostandomi ogni giorno in vespa. Lì c'era una fabbrica nuova che aveva bisogno di operai che conoscessero il mestiere ed il fatto che fossi un attivista della Cgil passava in secondo piano. Fu un momento molto duro, ma non per questo ho abbandonato l'impegno nel sindacato cui credevo moltissimo e che ormai rappresentava una parte di me che non potevo né tradire né abbandonare. Così continuai a fare il sindacalista, anche se cambiavo posto di lavoro, e ricordo un'altra durissima lotta nel '71 durante la quale davanti ai cancelli della fabbrica il titolare mi si era lanciato contro con l'automobile, minacciando di investirmi. La Cgil è stata la mia vita e lo è tuttora che sono pensionato. Per i giovani di oggi il lavoro in fabbrica non è più un traguardo. Lo trovano duro e pesante, mentre per noi era un obiettivo e assieme al lavoro facevamo sindacato. Voglio dire che più dei partiti il sindacato ha rappresentato per tanti di noi una casa dove trovavamo solidarietà e spazi di iniziativa. Per questo è stata ed è così importante".

6 6 giovedì 21 settembre 2006 BILANCIO SOCIALE DELL'INPS: UN CONVEGNO PER AVVIARNE LA COSTRUZIONE Con una iniziativa svoltasi il 14 settembre il Comitato Regionale dell'inps del Veneto ha inteso avviare la riflessione per la costruzione del bilancio sociale dell'istituto previdenziale nella nostra regione. Ai lavori, introdotti dal Presidente del Comitato Veneto, Giovanni Sbardella, dal Direttore Regionale Domenico Romeo e da Franco Rampi, Consigliere Nazionale del CIV, hanno portato il loro contributo il Presidente, Giampaolo Sassi, il rappresentante dell'assessorato alle Politiche sociali, Maglio, e numerosi rappresentanti delle forze sociali, i cosiddetti "portatori di interessi". Per le organizzazioni sindacali sono intervenuti il Segretario Generale della CISL Franco Sech, il Segretario Generale dello Spi del Veneto, Ivan Pedretti, il Segretario regionale della UIL Funzione Pubblica, Pietro Levorato e, per i Patronati Sindacali, Massimo Castellani. Per le Associazioni Imprenditoriali hanno invece preso la parola il Direttore di Confindustria del Veneto, Borga, il Presidente della Confartigianato regionale, Vendemmiano Sartor, e la dottoressa Bigai per la Coldiretti veneta. Il dibattito, importante e qualificato, insieme alle questioni politiche generali riguardanti il sistema previdenziale e gli interventi che si intendono portare, a partire dalla Previdenza Integrativa, ha portato a riflettere in modo approfondito su come l'istituto debba essere sempre di più inserito ed al servizio della comunità locale. Le questioni generali non potevano mancare e non sono mancate, tanto più che l'inps e le pensioni sono al centro dell'agenda politica del Paese. Di particolare interesse le riflessioni sulle pensioni integrative, da avviare subito, sulle quali ormai si sono già persi dieci anni. Perchè i fondi finora non si sono sviluppati a sufficienza? Occorre forse dare più sicurezza e fiducia. Fiducia e sicurezza sono due grandi patrimoni dell'inps, e vanno difesi. Ma allora, perchè non candidare l'istituto anche per le pensioni integrative ed a gestire in futuro il TFR dei lavoratori? L'INPS potrebbe farlo sicuramente; è in grado di competere con gli altri interlocutori. E così si renderebbe competitivo il sistema. Poi la riflessione è proseguita sul ruolo dell'istituto e come deve collocarsi nel territorio. Già l'inps ha iniziato a cimentarsi su questi temi: l' aver sottoscritto un protocollo di collaborazione per l'istituzione di un laboratorio di ricerca sui fenomeni migratori nella nostra regione, assieme a Veneto Lavoro, ne è concreta dimostrazione. E' necessario che sempre più si attivino sinergie e lavori in comune, tali da tracciare il ruolo di importante soggetto che l'inps può svolgere per il consolidamento del welfare locale. Tante altre cose possono realizzarsi; ad esempio la possibilità di portare in un unico ente le competenze per erogare invalidità, così da abbattere in modo significativo i tempi di erogazione delle prestazioni che oggi in alcuni casi tocca l'anno e mezzo. Lo stesso può valere per la gestione di servizi monetari di carattere assistenziale per conto di Comuni, Province e Regione per razionalizzare i costi. Sono tutte cose attuabili, rendendo in tal modo chiaro il ruolo nell'istituto per migliorare le Istituzioni e le Commissioni nella società veneta. L'altro elemento sottolineato con forza dagli interlocutori intervenuti è l'importanza del grande patrimonio di conoscenze, tecnologie, competenze e banche dati che vengono messi al servizio di Istituzioni e parti sindacali. Poter disporre di dati freschi ed in tempo reale, come oggi è possibile, riguardanti i tratti significativi delle trasformazioni socio economiche - come ad esempio occupazione e sua qualità, livelli salariali e pensionistici, ricorso ad ammortizzatori sociali - è fondamentale per leggere puntualmente cambiamenti e trasformazioni ed attrezzare tempestivamente i correttivi necessari. Anche sulla grande questione del lavoro nero e nell'evasione si possono realizzare grandi iniziative. Su tutto questo sono venuti interessanti approfondimenti e sono state espresse importanti disponibilità dalle parti sociali che potranno, nel prossimo futuro, segnare significativi risultati. Per noi il senso di stare dentro il Comitato di questi grandi Enti è questo: vigilare sul lavoro che viene svolto, proporre iniziative per migliorare efficacia ed efficienza nelle prestazioni erogate e far sì che l'istituto stia fortemente dentro il territorio e dia un apporto decisivo allo sviluppo di un welfare di qualità. Etica, trasparenza, alto valore della propria missione istituzionale, centralità delle relazioni con i portatori di interesse sono gli assi portanti del lavoro da sviluppare. Giovanni Sbardella, Presidente reg.le Comitato Inps Ivan Pedretti, Segretario Generale Spi Cgil del Veneto LA NASCITA DELLE 7 CAMERE DEL LAVORO VENETE Le origini della Cgil nel Veneto sono notevolmente diverse nelle varie province, sia per data che per caratteristiche dei soggetti (leghe e società operaie) che le danno vita. Solo Venezia nasce operaia, mentre Rovigo è bracciantile e le altre camere del lavoro sono legate alle attività cittadine (tipografi e insegnanti a Padova e Verona; muratori e fornaciari a Vicenza e Treviso). Le strutture più antiche sono quelle di Venezia e Verona (entrambe datate 1892), mentre la più giovane è Belluno, addirittura del Interessante, tuttavia, notare alcune analogie che contraddistinguono la nascita della Cgil nell' ambito di uno stesso decennio Venezia nasce per iniziativa delle organizzazioni legate alla vocazione marittima della città. La più vecchia, la società di mutuo soccorso dei carpentieri e calafatari dell'arsenale, esisteva già dal 1867, ma presto le si erano affiancate quelle dei pescatori e le leghe cotoniere. Importantissimo il ruolo svolto dalle donne, organizzate nelle leghe delle tabacchine, delle impiraresse e perfino delle ricamatrici. Verona tra le categorie che qui hanno dato vita alla Cgil la più importante era la società dei tipografi. Va ricordato che i tipografi furono tra i più attivi sul piano aggregativo, tanto che diedero vita a una delle primissime Federazioni Nazionali di Settore. Padova anche la Cgil di Padova sorge sulla spinta delle organizzazioni legate "al saper leggere e al saper scrivere", ossia quelle dei tipografi e degli insegnanti. Non a caso tra i principali compiti che la camera del lavoro assume su di sé vi è quello dell'istruzione del proletariato, in gran parte analfabeta, fino a dar vita ad una vera e propria scuola serale per lavoratori. Vicenza la Cgil delle origini ha una dimensione cittadina, promossa dalle leghe dei fornaciai, dei muratori e dei panettieri. Ben presto però si apre al lavoro operaio delle fabbriche tessili e metallurgiche presenti nel territorio circostante. Treviso come per Vicenza, la costituzione della Cgil va attribuita alle società legate alle attività edilizie, presenti soprattutto in città. Rovigo la Cgil nasce sull'onda delle lotte bracciantili che nel Veneto hanno interessato gran parte del Polesine e la bassa padovana ed è un sindacato radicato soprattutto nelle campagne Belluno più varie rispetto alle altre, le categorie che si mettono assieme: ferrovieri, postelegrafonici e tipografi ne sono i fondatori, assieme a Federterra ed alla lega dei panettieri.

7 giovedì 21 settembre Basta inquinare la falda! IL PRIMO OTTOBRE MANIFESTAZIONE A ROSA' IL PROGETTO "CASA FAMIGLIA" DI MOSTAR UN APPELLO DELLO SPI DI BELLUNO Avevamo già parlato del progetto di aiuto alla "Casa Famiglia", una struttura inserita nel Centro per bambini /adulti disabili "Los Rosales" di Mostar, nella Bosnia Erzegovina. Avevamo promesso il nostro interessamento affinché potesse continuare a funzionare permettendo ad una quindicina di ragazzi che provengono da fuori Mostar di continuare a frequentare il Centro. Ci stiamo riuscendo! Occorrono però nuovi aiuti e a tale proposito abbiamo aperto un apposito conto corrente postale assieme all'auser di Belluno che ha mobilitato i sui circoli. Inizieremo a breve una serie di incontri con le maggiori aziende della provincia per poter pubblicizzare il progetto tra i lavoratori ed avere un aiuto nella raccolta di fondi. Vogliamo arrivare ad un obiettivo ambizioso: finanziare la Casa Famiglia per due anni e dare a questi ragazzi la possibilità di vivere durante la settimana in una struttura accogliente che gli insegni ad affrontare la vita attraverso le loro diverse abilità. Il costo complessivo è di almeno euro e chiediamo un contributo a chiunque voglia darlo. Il versamento si può fare sul Conto corrente postale n , intestato a "Auser volontariato territoriale Belluno Onlus", causale "raccolta fondi per centro Los Rosales di Mostar". Per il momento, accettate il nostro grazie. Sapendovi al nostro fianco non perderemo lo slancio in questa bella, impegnativa avventura a cui non abbiamo voluto sottrarci nel rispetto della grande tradizione di solidarietà che ha sempre contraddistinto il movimento sindacale a partire dalla CGIL. La Segreteria dello SPI di Belluno Dal 1990 S. Pietro in Paerno, una frazione del comune di Rosà, anche attraverso un Presidio che dura da quattro anni, sta combattendo una battaglia complessa e senza esclusione di colpi contro chi ha inquinato e chi intende continuare a farlo in disprezzo alle norme più elementari di tutela della salute pubblica e il lungo silenzio di enti ed istituzioni preposti alla vigilanza, controllo ed intervento per impedire la distruzione di quel patrimonio collettivo che è il territorio, l'ambiente e soprattutto l'acqua. I soggetti interessati sono molteplici. La questione di fondo è: chi deve e chi difende l'ambiente ed il territorio in nome della salute pubblica? Mai come in questo caso vige il principio della privatizzazione degli utili e la socializzazione delle perdite, comprese le vite umane, e ciò è strettamente connesso alla capacità dell'uomo di "fare", ma non altrettanto di "prevedere" i risultati delle proprie azioni a medio-lungo periodo; se poi si aggiunge la ricerca del minor costo di produzione saltando a piè pari le norme e regole da rispettare Va da sé che il risanamento è poi possibile, ma non sempre, nel medio-lungo periodo, a carico di tutti, in una rincorsa senza fine tra l'uso e l'usura dei beni essenziali collettivi (territorio, acqua, ambiente), i danni provocati e gli interventi della tecnica. Quello che emerge, anche scorrendo la stampa sul caso dell'inquinamento, è l'attenzione che viene prestata quando il problema esiste già ed è grave: cioè cromo esavalente in falda, le morti di ex dipendenti della galvanica PM chiusa da tempo, il processo per accertare le responsabilità, ecc. Ma non si vede o non si vuole vedere che a monte, poche centinaia di metri a nord e in zona di ricarica di falda, ci sono altre situazioni ad altissimo rischio e l'intenzione è di estendere ed incrementare tale rischio con l'ulteriore insediamento di un mega stabilimento di zincherai. Si deve attendere l'inquinamento totale della falda con metalli pesanti, l'eventuale morte di ex dipendenti, le autocisterne della protezione civile e dell'esercito che distribuiscono l'acqua potabile, per dire che il problema è più grave ed esteso di quello che si pensava? Eppure, almeno il buon senso, ma anche e soprattutto analisi scientifiche serie e preventive, dovrebbero portarci a decidere che il problema è complessivo e complessivamente va affrontato per tutta quell'area, evitando che gli enti ed istituzioni preposte si occupino oggi del cromo esavalente, domani dei metalli pesanti e dopodomani emerga il fatto che tutta l'area è inquinata e perciò la bonifica deve essere fatta su larga scala con evidente crescita dei costi di risanamento, peraltro già oggi altissimi. Se silenzi ingombranti, ignavia e in qualche caso decisioni a dir poco singolari sono sinora prevalsi, nonostante la lotta impari del Presidio di S. Pietro, è giunto il momento che venga sgombrato il campo dagli interessi privati e dai ricatti occupazionali e si affronti il problema nel nome dell'interesse collettivo e della salute pubblica, senza ulteriori perdite di tempo. E gli enti ed istituzioni pubbliche facciano sino in fondo il loro dovere. La CGIL è impegnata a sostenere il Presidio di S. Pietro in Paerno e ad allargare questa battaglia di civiltà, cosciente che i lavoratori ed i cittadini hanno il diritto ad essere informati dei rischi che tutti corrono; ed hanno altresì il diritto di controllare, attraverso incontri, la partecipazione ad iniziative di mobilitazione e le adeguate pressioni, che tutti coloro che sono preposti alla tutela della salute pubblica facciano la loro parte ed i colpevoli paghino. In tal senso, la Cgil aderisce alla manifestazione che si terrà domenica, 1 ottobre, alle ore 14, partendo da Cusinati di Rosà. Maurizio Zancopè, CGIL Padova, zona Alta Padovana 22 settembre Mirano (Ve) Via Porara 99/d ore Inaugurazione della nuova sede CGIL di Mirano. Con Sergio Chiloiro, segr. gen. CdLM Venezia, Ezio De Rossi responsabile di zona CGIL, Gianni Fardin sindaco di Mirano, Umberto Saccone e Sandro Scattina INCA Nazionale, Emilio Viafora Segretario Generale CGIL Veneto. Seguirà un concerto di musica locale ed etnica. 25 settembre Mestre (Ve) NH Laguna Palace Via Torino - ore 9.00/18.30 Politiche del settore agroalimentare, seminario organizzato da FLAI CGIL Veneto e Fondazione Metes. Nel pomeriggio avrà luogo una tavola rotonda sul tema Lo sviluppo locale. 29 settembre Mestre (Ve) Sala 23 marzo Sede CGIL Veneto- ore 9.00/18.00 Attivo provinciale dei quadri e dei collaboratori dello SPI CGIL Metropolitano di Venezia. Partecipano Pier Giorgio Carrer segr. di organizzazione SPI Venezia, Giovanni Speranza segr. di organizzazione SPI Veneto, Renzo Varagnolo segr. di organizzazione CdLM Venezia, conclude Danilo Toccane segretario generale SPI Venezia.

8 8 giovedì 21 settembre 2006 LE POLITICHE DEL SETTORE AGROALIMENTARE IN UN CONVEGNO DELLA FLAI Con una giornata di lavoro, organizzata per il 25 settembre (Mestre, Laguna Palace) la Flai del Veneto intende approfondire una riflessione sulle politiche del settore agroalimentare, partendo da tre punti, cui saranno riservate altrettante comunicazioni: l'evoluzione delle politiche comunitarie, i piani di sviluppo rurale e gli orientamenti programmatori della Regione Veneto. L'incontro non si limiterà ad un dibattito in categoria, ma si aprirà al confronto con gli interlocutori istituzionali e con alcuni esperti, chiamati a discuterne in una tavola rotonda prevista nella sessione pomeridiana. Come Flai siamo impegnati da tempo in politiche di valorizzazione delle aree naturali e del paesaggio, di difesa del suolo e della qualità delle risorse idriche, per sostenere e promuovere il rilancio dei Piani rurali. In parallelo abbiamo impostato il nostro lavoro a sostegno dell'innalzamento qualitativo delle produzioni: per un'alimentazione di qualità, per la valorizzazione dei prodotti tipici e biologici, e per la sicurezza alimentare, convinti che ciò faccia un tutt'uno con la sicurezza e la qualità del lavoro e della vita di chi rappresentiamo e che questa sia l' idea guida su cui fondare nuovo sviluppo e nuova competitività. I recenti processi di riorganizzazione e globalizzazione delle risorse agricole e alimentari, le Politiche Agricole Comunitarie che si stanno definendo in questi mesi, consegneranno infatti sempre più a paesi come l'italia e soprattutto a regioni come il Veneto uno spazio di competizione che non potrà più prescindere dalla qualità. Sta ai soggetti istituzionali, imprenditoriali e di rappresentanza saper cogliere queste opportunità. I dati sull'occupazione, divulgati in questi giorni, ci parlano di un Nord Est che ha rallentato la sua crescita e che continua in alcuni settori del maufatturiero a perdere occupazione. Il modello di sviluppo della piccola impresa a rete oggi continua ad essere in difficoltà, le cicatrici delle delocalizzazioni selvagge in settori come il tessile, il metalmeccanico ed il legno non si sono ancora ricomposte e permane una crisi di competitività in quei territori che hanno puntato tutto sulla crescita espansiva, spesso sacrificando a capannoni incolori, oggi chiusi, aree rurali e risorse ambientali di inestimabile valore. Ecco perché come FLAI pensiamo non sia più rinviabile anche qui nel Veneto, una attenta verifica sul nuovo modello di sviluppo. Occorrerà guardare con più attenzione all'agroalimentare, non tanto in alternativa al modello produttivo che fin qui abbiamo conosciuto, ma certamente di supporto e anche di traino. Pensiamo, ad esempio, ad un' agricoltura sempre più di qualità e meno intensiva, pensiamo al turismo, ma anche alla piccola e media industria di trasformazione alimentare, alle nuove fonti bioenergetiche e ai biocarburanti. In questo senso proponiamo vada riaggiornato quel "Patto per la Competitività e lo Sviluppo" sottoscritto a fine 2004 tra CGIL, CISL, UIL e Confindustria veneta che, oltre ad essere datato, assegna uno spazio insufficiente all' agroalimentare e al primario. Allo stesso modo, crediamo che la Regione debba recuperare rapidamente un ritardo strategico rispetto ad altre (Emilia e Lombardia per tutte), attivando momenti di confronto e tavoli concertativi regionali permanenti, attribuendo pari peso specifico a tutti gli attori, sindacato compreso. Per capire di cosa si sta parlando, basti guardare alle difficoltà che sta attraversando uno strumento indispensabile per lo sviluppo, quale il distretto. L'intera filiera veneta lattiero casearia sta attraversando una crisi forse senza precedenti; è mai possibile che non ci sia una cabina di regia regionale che ricomponga questa crisi dentro al distretto stesso, rilanciando il formaggio veneto che ha tutte le caratteristiche per diventare un prodotto di eccellenza? Lo stesso vale per i distretti dell'ittico e dell'ortofrutta che stentano a diventare qualcosa di diverso da semplici contenitori. Eppure la Regione sa benissimo che quando, a fronte di crisi contingenti, siamo stati "costretti" a lavorare assieme, i risultati sono stati davvero importanti: così per il settore avicolo (l'accordo veneto è stato di riferimento nazionale), per il tabacco, ma anche per il lavoro comune appena iniziato sulla riconversione dello zuccherificio di Porto Viro o per la "vertenza simbolo" rappresentata dal salvataggio della Birreria Pedavena. Il confronto con la Regione vogliamo rilanciarlo unitariamente, con l'insieme sindacato confederale, a partire proprio dai contenuti del "Programma di Sviluppo Rurale 2007/2013", uno strumento che davvero può contribuire ad un' idea "più larga" di sviluppo di questo Veneto. Una nuova idea di sviluppo, sostenibile e compatibile, che ponga al centro la valorizzazione del territorio e la salvaguardia dell'ambiente, integrando il primario, le produzioni di eccellenza, l'itticoltura e la trasformazione industriale di qualità ad un rilancio della filiera e del distretto. Collegando il tutto ad un turismo in grado di cogliere e valorizzare questo immenso patrimonio e avendo a supporto un sistema scolastico e formativo capace di dare alle nuove generazioni prospettive concrete di buona occupazione e di giusto reddito. Roberto Montagner, Segretario Generale Flai Veneto

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