CedAS Vallagarina. Centro di Ascolto e Solidarietà Punti di ascolto Parrocchiali

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1 CedAS Vallagarina Centro di Ascolto e Solidarietà Punti di ascolto Parrocchiali Relazione attività 2010

2 Indice Don Alfredo (Tratto dal libro ALSAZIA di Erri De Luca) 3 Riflessione di don Sergio Nicolli 4 Relazione generale 12 Alla scuola dei Santi (esperienza del viaggio a Torino) 17 Gruppo volontari dell Accoglienza (gestione appartamenti ospedale) 18 Sportello lavoro 21 Gruppo dell accoglienza CedAS 24 Gruppo d ascolto 25 Spazio ascolto famiglia 29 Gruppo presa in carico-accompagnamento 32 Dall incontro ascolto alla relazione accompagnamento 38 Esperienza emergenza freddo 39 Unità di strada 39 Servizio mobili 42 Bilancio economico 45 Relazione economica 46 Relazione PaP di Borgo Sacco 48 Relazione CedAS di Mori 50 Relazione PaP di Lizzana 55 Relazione PaP di Santa Maria 57 Relazione PaP di San Giuseppe 58 Relazione PaP di Brentonico 63 Relazione PaP di Marco 66 Relazione PaP di Santa Caterina 67 Relazione PaP di Ala 68 Relazione PaP di Villalagarina 69 2

3 DON ALFREDO (Tratto dal libro ALSAZIA di Erri De Luca) Da quarantadue anni fa il parroco nel paese di Casumaro, don Alfredo. E uno di quelli che non si sono chiusi in canonica, dandosi invece un gran daffare tutto intorno. Ci si conosce da qualche anno, perché viene anche lui a volte in Bosnia con gli aiuti dei volontari di Finale Emilia. Mi racconta sempre qualcosa. Un uomo era venuto a trovarlo in Chiesa per spiegargli certi suoi problemi in famiglia. Aveva parlato così a lungo che intanto si era fatta ora di messa e don Alfredo scusandosi aveva dovuto congedarlo. Si era fatto promettere una seconda visita, ma l uomo non era più venuto. Incontrando però la moglie, giorni dopo in bicicletta, questa lo aveva ringraziato per i suoi consigli. Don Alfredo non ricordava nemmeno di aver aperto bocca. Dopo altro tempo quell uomo tornò in Chiesa e volle ringraziarlo spiegandogli che le cose in famiglia si erano aggiustate grazie ai suoi consigli. Ma quali mai, pensava don Alfredo. Infine capì. Tutto il consiglio era stato di prestare ascolto. Quell uomo aveva bisogno di parlare per sbrogliare la matassa dei problemi. La soluzione l aveva trovata da sé ma l aveva attribuita a don Alfredo, ai suoi consigli. Ci sorride su mentre mi racconta la storia e io ci cavo il pensiero che un ascolto partecipe vale almeno quanto un buon consiglio. La principale preghiera ebraica è Ascolta Israele, che sono le parole del suo inizio. Stare in ascolto è la condizione della preghiera, chi presta attenzione ai problemi degli altri, non sta sottraendo tempo alla preghiera, la sta invece facendo. Ma l ascolto vale anche di più se a prestarlo è don Alfredo da Casumaro. 3

4 DA UNA PASTORALE DI CONSERVAZIONE A UNA PASTORALE CORAGGIOSA Consiglio pastorale decanale Rovereto 28 marzo 2011 don Sergio Nicolli Il senso di un Piano pastorale diocesano Il punto di partenza di questa mia riflessione credo deva essere necessariamente il Piano pastorale che la nostra Diocesi si è data per questo triennio : Viandanti sulle strade di Emmaus Piano pastorale diocesano Quale funzione ha un piano pastorale per una Chiesa? L Arcivescovo lo definisce una scuola di comunione ecclesiale 1. Non si tratta infatti di un programma di azione pastorale imposto dall alto a tutte le parrocchie: ogni comunità ha una sua fisionomia, caratteristiche, problemi, priorità, risorse proprie, e quindi è giusto che ogni Consiglio pastorale faccia un proprio progetto pastorale. Un piano diocesano pluriennale, che parte sempre da una lettura della situazione nella vita sociale ed ecclesiale, intende cogliere alcuni aspetti emergenti e individua qualche scelta che dia un impronta particolare a tutto il contesto pastorale della Chiesa diocesana. Ogni parrocchia è chiamata poi a coniugare le scelte del Piano diocesano con le proprie esigenze, priorità e possibilità, a formulare programmi in modo realistico, a verificarli costantemente, in ascolto della realtà più grande del decanato, della zona e della diocesi. Oltre alle parrocchie, tutte le realtà ecclesiali che riuniscono dei credenti attorno a un particolare carisma e propongono percorsi formativi, sono chiamate a trarre ispirazione dal Piano pastorale diocesano, in sintonia e in comunione con le parrocchie e le varie articolazioni territoriali della Chiesa. Viandanti sulle strade di Emmaus Ci accompagna in questo triennio l icona del Vangelo di Luca (24,13-35), che può dare una impronta innovativa e uno stile nuovo a tutta l azione pastorale. In quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in 1 Viandanti sulle strade di Emmaus Piano pastorale diocesano , pag. 4 4

5 Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto». Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Gesù non si limita ad aspettare i discepoli alla locanda: si fa loro compagno di viaggio, prima che ospite alla mensa per spezzare il pane della comunione 2. Lo stile dell incontro con i due viandanti: mostra interesse alla loro vicenda, li ascolta, entra in dialogo con loro, riscalda il loro cuore attingendo alle Scritture, li accompagna fino a suscitare in loro il desiderio di stare con lui La complessità del nostro tempo Lo stile di Gesù può darci la risposta all interrogativo che oggi molti si pongono tra coloro che si impegnano nella Chiesa a rendere efficace 2 ivi, pag. 28 5

6 l annuncio cristiano. Nonostante tanti sforzi di rinnovamento pastorale e il moltiplicarsi delle iniziative, ci accorgiamo che l azione della Chiesa rischia di essere insignificante e di non scalfire in modo rilevante la cultura e la mentalità di oggi. Abbiamo l impressione che la Chiesa sia lontana dal mondo di oggi e che vada per una sua strada che non suscita più nemmeno la curiosità del mondo che ci circonda. Siamo passati senza accorgercene dalla Volkskirche alla Chiesalievito, piccolo gregge, che ha la funzione di segno nel mondo, che offre al mondo la presenza di Cristo e indica la strada della salvezza. Le statistiche tendono tutte a darci l impressione di una Chiesa in estinzione. Il problema è che il nostro tempo è profondamente cambiato. Ci troviamo di fronte a una situazione molto complessa che ha il carattere della novità. E situazioni nuove domandano risposte nuove. Così si esprime il Piano pastorale 3 : Si pensi alla crisi che ha investito il campo dei valori tradizionali, provocando non poche defezioni anche tra i credenti; o all indifferenza nei confronti della dimensione religiosa, che caratterizza non pochi nostri contemporanei e che non di rado assume le forme del relativismo sul terreno dei comportamenti e delle scelte di vita; o ancora al fenomeno del tutto nuovo della multiculturalità, che ci pone a contatto quotidianamente con visuali religiose e mentalità culturali diverse rispetto alla nostra. Questa complessità viene talora definita in termini di post-cristianesimo. In tale contesto, s impone una semplice constatazione: se il mondo pagano di duemila anni fa (quello, per intenderci, cui si rivolgeva l apostolo Paolo) era terreno alquanto difficile da dissodare, non lo è da meno quello post-cristiano dei nostri giorni. Terra di missione è ormai una qualifica che riguarda non solo gli ambiti in cui operano i nostri missionari ad gentes, ma le nostre stesse realtà di appartenenza. Non dobbiamo perciò affrontare il nostro tempo e i nostri contemporanei con la logica della contrapposizione ma dobbiamo accoglierli con simpatia e presentarci a loro disarmati: non ingenui ma con la benevolenza di chi non tiene in mano delle armi per difendersi. Dio stesso si è presentato nella debolezza. È lecito domandarsi se dietro l impoverimento ecclesiale che sperimentiamo in questa stagione della storia non sia da ravvisare un disegno provvidenziale, teso a ridestare una consapevolezza più vera della nostra reale identità di Chiesa 4. 3 pag Viandanti cit, pag. 12 6

7 Limiti e debolezze riportano sempre a quel terreno comune di fragilità che è la piattaforma stessa dell umano: la via percorsa dal Verbo di Dio nella sua incarnazione, la via della salvezza 5. Da una pastorale di conservazione a una pastorale missionaria Una pastorale che si limita ad attendere le persone in chiesa o le invita ad appuntamenti comunitari ormai è insufficiente. Occorre porsi sulle strade degli uomini per incontrarli lì dove si trovano e fare un pezzo di strada con loro. Del resto questo era già, quasi 25 anni fa, lo stile proposto dal nostro Sinodo diocesano, che ha scelto come titolo appunto Insieme sulla strada. Non basta più una pastorale di servizi religiosi, occorre una pastorale che va alla ricerca delle persone per entrare in relazione con loro e con la loro storia, per annunciare un disegno di Dio che ha a che fare con la loro vicenda umana. Occorre una pastorale che rimetta in dialogo la Chiesa con le varie situazioni del mondo in cui la Chiesa vive. Il Concilio aveva affermato solennemente: Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore 6. Occorre una pastorale missionaria. Un bel documento dei Vescovi italiani del affronta decisamente questo tema che richiede una svolta in tutta la nostra pastorale. Una pastorale tesa unicamente alla conservazione della fede e alla cura della comunità cristiana non basta più. È necessaria una pastorale missionaria, che annunci nuovamente il Vangelo, ne sostenga la trasmissione di generazione in generazione, vada incontro agli uomini e alle donne del nostro tempo testimoniando che anche oggi è possibile, bello, buono e giusto vivere l esistenza umana conformemente al Vangelo e, nel nome del Vangelo, contribuire a rendere nuova l intera società. È questa oggi la nuova frontiera della pastorale per la Chiesa in Italia. C è bisogno di una vera e propria conversione, che riguarda l insieme della pastorale... riguarda anche, e per certi aspetti soprattutto, il volto della parrocchia, forma storica concreta della visibilità della Chiesa come comunità di credenti in un territorio, «ultima localizzazione della Chiesa» 8. Nel nostro tempo noi viviamo una tentazione: mano a mano che cala il numero dei preti e diminuisce il numero dei fedeli che partecipano 5 ivi 6 Gaudium et spes, n. 1 7 Conferenza Episcopale Italiana, Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia 8 ivi, n. 1 7

8 attivamente alla vita della Chiesa, può nascere la sensazione di essere una Chiesa in disarmo, che ha bisogno di iniziative che tamponano il salasso di gente che se ne va, che concentra le sue risorse su quei pochi che restano perché almeno questi siano di qualità. Possiamo chiamarlo il complesso della resistenza : il porre le proprie speranze sul piccolo resto, pochi ma buoni. È una sensazione che può indurre ad una pastorale di conservazione. Non è nella natura della Chiesa vivere una pastorale di conservazione! Dobbiamo prendere coscienza che il Vangelo è un tesoro prezioso che ci è stato consegnato e che è in grado di dare il sapore della novità anche alla storia di oggi; che Cristo è presente anche nelle vicende del nostro tempo per trasformarle in storia di salvezza. Va fatto un atto di fede nell incarnazione: Dio è entrato nella storia, ha fatto irruzione nella storia e non se ne va più via da questo mondo; è presente in ogni epoca della storia ed è capace di dare ad ogni storia la dimensione della salvezza nonostante tutti i motivi di pessimismo che oggi ci tentano; questa nostra storia non è una storia maledetta: è una storia salvata, sacra, abitata da Dio. La missione della Chiesa non può ridursi dunque a conservare qualche cosa di un passato che sta scomparendo, ma deve sentirsi a servizio di un lieto annuncio che può venire incontro ai problemi del mondo. Se questo non avviene è perché noi ci stiamo ancora dibattendo, cercando di mettere delle toppe su un vestito vecchio e non abbiamo il coraggio di entrare in una pastorale di novità. La pastorale di conservazione è una pastorale piena di paure, ripiegata su se stessa, in difesa. La pastorale missionaria è pastorale di coraggio, che parte dalla fiducia, dalla fede che Dio è presente e salva questa nostra storia; è una pastorale che non si ripiega sull interno della Chiesa ma che si apre verso l esterno, che non sta sulle difese ma che va all attacco. Dunque dobbiamo passare da una pastorale di conservazione a una pastorale che prende l iniziativa dell annuncio del Vangelo per far conoscere Gesù come l unico che può rispondere pienamente alle attese dell uomo. Quindi per essere davvero cristiani, tutti dobbiamo essere missionari. Ma dove e verso chi? Il volto missionario di una Chiesa si esprime anche attraverso i tanti sacerdoti, religiosi e laici che partono per portare l annuncio del Vangelo in terre lontane. Ma il volto missionario di una Chiesa si può esprimere anche all interno delle singole comunità cristiane con una attenzione particolare a tutti coloro che vivono tra di noi e non conoscono il Vangelo (pensiamo ai molti immigrati) e a coloro che, pur essendo stati battezzati, vivono ormai lontani dall esperienza della fede, hanno abbandonato la pratica religiosa e interrotto già nell adolescenza, dopo aver ricevuto la Cresima, un cammino di formazione nella fede; costoro hanno avuto una prima formazione cristiana mai rinnegata, mai del tutto dimenticata, ma sospesa e rinviata. 8

9 La domanda che ci poniamo allora è questa: come oggi la parrocchia e la nostra pastorale può incontrare in maniera significativa queste persone che sono ormai lontane da tempo dall esperienza cristiana e dalla vita ecclesiale, e come può riannunciare in modo nuovo e affascinante il mistero di Cristo come unica risposta agli interrogativi più profondi dell esistenza umana? Come la parrocchia e la pastorale possono rimettere in cammino persone che si sono da tempo fermate nella crescita cristiana e avevano ormai scartato l esperienza di fede come insignificante rispetto ai drammi e alle attese della vita? Fare in modo diverso la pastorale ordinaria Non dobbiamo subito pensare che tutto questo richiede di fare delle cose nuove, che probabilmente affaticherebbero e scoraggerebbero ancora di più sacerdoti e laici. Forse si tratta piuttosto di fare in un modo nuovo la pastorale ordinaria, come si può dare uno stile diverso alle iniziative di sempre. Andare alla ricerca dei lontani è sempre difficile: non sappiamo dove incontrarli e c è sempre l incognita di trovarci di fronte a pregiudizi e a rifiuti incondizionati. Il documento dei Vescovi italiani che ho citato suggerisce alcune occasioni privilegiate nelle quali è possibile dare un volto missionario alle nostre parrocchie 9 : La parrocchia missionaria, per non scadere in sterile retorica, deve servire la vita concreta delle persone, soprattutto la crescita dei ragazzi e dei giovani, la dignità della donna e la sua vocazione e la difficile tenuta delle famiglie, ricordando che il mistero santo di Dio raggiunge tutte le persone in ogni risvolto della loro esistenza. A questo punto, però, non si può non rileggere con coraggio l intera azione pastorale, perché, come tutti avvertono e sollecitano, sia più attenta e aperta alla questione dell adulto. L adulto oggi si lascia coinvolgere in un processo di formazione e in un cambiamento di vita soltanto dove si sente accolto e ascoltato negli interrogativi che toccano le strutture portanti della sua esistenza: gli affetti, il lavoro, il riposo... L esperienza degli affetti è soprattutto quella dell amore tra uomo e donna e tra genitori e figli. La parrocchia missionaria fa della famiglia un luogo privilegiato della sua azione, scoprendosi essa stessa famiglia di famiglie, e considera la famiglia non solo come destinataria della sua attenzione, ma come vera e propria risorsa dei cammini e delle proposte pastorali. Tra le molte occasioni che la pastorale parrocchiale propone, ne indichiamo alcune particolarmente significative. 9 Il volto missionario cit, n. 9 9

10 Anzitutto la preparazione al matrimonio e alla famiglia, per molti occasione di contatto con la comunità cristiana dopo anni di lontananza. Deve diventare un percorso di ripresa della fede, per far conoscere Dio, sorgente e garanzia dell amore umano, la rivelazione del suo Figlio, misura d ogni vero amore, la comunità dei suoi discepoli, in cui Parola e Sacramenti sostengono il cammino spesso precario dell amore. Grande attenzione va dedicata a contenuti e metodo, per favorire accoglienza, relazioni, confronto, accompagnamento. Il cammino di preparazione deve trovare continuità, con forme diverse, almeno nei primi anni di matrimonio. Un secondo momento da curare è l attesa e la nascita dei figli, soprattutto del primo. Sono ancora molti i genitori che chiedono il Battesimo per i loro bambini: vanno orientati, con l aiuto di catechisti, non solo a preparare il rito, ma a riscoprire il senso della vita cristiana e il compito educativo. C è, poi, la richiesta di catechesi e di sacramenti per i figli divenuti fanciulli Non è possibile accettare un assenza dei genitori nel cammino dei figli. È bene valorizzare esperienze che si vanno diffondendo di catechesi familiare, con varie forme di coinvolgimento, tra cui percorsi integrati tra il cammino dei fanciulli e quello degli adulti Infine, non vanno dimenticati i momenti di difficoltà delle famiglie, soprattutto a causa di malattie o di altre sofferenze, in cui persone anche ai margini della vita di fede sentono il bisogno di una parola e di un gesto che esprimano condivisione umana e si radichino nel mistero di Dio La comunità esprima vicinanza e si prenda cura anche dei matrimoni in difficoltà e delle situazioni irregolari, aiutando a trovare percorsi di chiarificazione e sostegno per il cammino di fede. Nessuno si senta escluso dalla vita della parrocchia. Se la famiglia oggi è in crisi, soprattutto nella sua identità e progettualità cristiana, resta ancora un desiderio di famiglia tra i giovani, da alimentare correttamente: non possiamo lasciarli soli; il loro orientamento andrebbe curato fin dall adolescenza. Missionarietà verso i giovani vuol dire entrare nei loro mondi, frequentando i loro linguaggi, rendendo missionari gli stessi giovani, con la fermezza della verità e il coraggio dell integralità della proposta evangelica. Accogliere, ascoltare, accompagnare: insieme Il Piano pastorale diocesano dunque ci chiede di cambiare mentalità, in sintonia con la felice intuizione del Convegno ecclesiale di Verona: mettere al centro dell azione pastorale non tanto i nostri progetti o i nostri programmi particolari, ma le persone, la loro condizione di vita, il loro bisogno di 10

11 incontrare il Signore, le loro fatiche e le loro attese. Lo stile pastorale va modellato su questa esigenza di accogliere ogni persona, di entrare in relazione ascoltando, di fare un pezzo di strada insieme cercando di riscaldare il cuore con la buona notizia di Gesù, di celebrare i segni sacramentali della presenza del Signore sulla strada di ognuno Ci pensa poi lo Spirito a costruire con ciascuno una storia di salvezza, che spesso noi non siamo in grado di conoscere e di seguire. In questo siamo coinvolti tutti singoli credenti, parrocchie, gruppi, associazioni e movimenti in una impresa che paragonerei all esecuzione di una sinfonia il cui unico Direttore di orchestra è lo Spirito Santo. Il Signore Gesù ci ha costituito come Chiesa assemblea convocata attorno a Gesù, presente nella Parola e nell Eucaristia per essere capaci di accogliere con sim-patia ogni persona e di accompagnarla per quel tratto di strada che ci viene richiesto. Essere Chiesa non significa essere una realtà monolitica nella quale tutti la pensano allo stesso modo e agiscono simultaneamente. La Chiesa è un organismo vivente, nel quale ogni realtà ha una sua funzione, esprime una particolare sensibilità, è in grado di entrare in sintonia con un certo numero di persone. Ma dobbiamo tutti tenere bene d occhio il Maestro, suonare il nostro strumento al momento giusto e in ascolto di tutti gli altri strumenti. Altrimenti la suonata risulta stonata, un insieme di suoni disordinati e disarmonici che feriscono l orecchio anziché accarezzarlo e rallegrare il cuore. Il compito dei sacerdoti che sono responsabili dell annuncio della Parola e che presiedono l Eucaristia è di rendere visibile il Signore Gesù, il Direttore d orchestra, di mediare in modo più possibile preciso la sua regia: questa mediazione è piena di rischi e ha bisogno di una particolare assistenza dello Spirito. Per svolgere bene questo compito, essi devono anzitutto mettersi in ascolto e restare in comunione continua con Lui, ma devono anche mettersi in ascolto della peculiare originalità di ogni persona e di ogni gruppo che suona uno strumento diverso. Per compiere bene questo servizio, noi sacerdoti abbiamo bisogno della vostra fiducia, del vostro affetto e della vostra preghiera; ma abbiamo bisogno anche che voi siate veri nel rapporto con noi, che diciate quello che pensate, che abbiate anche il coraggio della correzione fraterna nei nostri confronti. Credo che soltanto lavorando insieme in questo spirito potremo far divenire le nostre diversità non un freno ma una ricchezza per la costruzione della Chiesa che vive nelle tante comunità cristiane di Rovereto. 11

12 Traccia per la discussione in Consiglio 1. Opinioni (sottolineature, obiezioni, problemi, integrazioni ) sulla proposta di rinnovamento presentata da don Sergio 2. Pensando alla pastorale ordinaria esistente, come possiamo fare diversamente, con uno stile diverso e nuovo, ciò che già facciamo? Pensiamo in particolare a: liturgie domenicali, battesimi, catechesi, preparazione e celebrazione del matrimonio, funerali, giovani, famiglie, ammalati e anziani 3. Quali iniziative nuove possiamo proporre alle nostre comunità? 4. Quale formazione offrire a tutti gli operatori pastorali nei vari settori per mettere in atto un nuovo modo di accogliere le persone, un nuovo stile pastorale? Relazione generale attività CedAS 2010 Se Sant Agostino affermava chi canta prega due volte, allora chi opera nella solidarietà e nell aiuto agli altri quante volte prega? Preghiera e Azione, sono o non sono le due facce della stessa medaglia o, per meglio dire, della medesima esperienza di Fede? A volte, nella nostra vita quotidiana, tentando di semplificare o di dare un senso al nostro essere cristiani, ci schieriamo a favore o della prima o della seconda. Anche noi operatori e volontari delle Caritas, dei Cedas o dei PaP, non possiamo considerarci immuni dal pericolo di separare questi due modi di esprimere il volto della Carità. Nei vari incontri di formazione, nelle verifiche o nelle molteplici occasioni di approfondimento, siamo stati aiutati a ricordare che l Amore/Carità è dono di Dio, è Dio stesso. Dividere se non considerare antitetici questi due aspetti del nostro impegno nella Carità è certamente riduttivo, se non contrario al significato stesso della testimonianza. Lo sforzo che dobbiamo fare continuamente è quello di conoscere e mettere in pratica il vero comandamento dell Amore così come Gesù ce lo ha dato, scevro quindi da visioni personali o da comode giustificazioni morali. Ricordando Santa Teresa di Lisieux sembra perlomeno bizzarro pensare che una santa vissuta in un monastero e pertanto considerata lontana dalla realtà, possa essere stata proclamata patrona delle missioni. San Francesco di Assisi ricorda la sua conversione attraverso gli incontri con il Crocefisso e con il Lebbroso, quasi a voler sottolineare che l uno non può fare a meno dell altro. In tempi più vicini a noi Madre Teresa di Calcutta ci ha 12

13 dato una testimonianza profetica dell amore nei confronti dei diseredati e a Dio coniugando la preghiera con il servizio. Se anche il nostro essere solidali e servizievoli non ci riconduce, o non dà testimonianza dell Amore per il quale tutti noi siamo stati creati, rischiamo di parlare e di agire per noi stessi. Certamente qui non si tratta di fare proselitismo o di strumentalizzare l azione caritativa per portare gli uomini o le donne nella Chiesa, sia che si tratti di poveri sia che si tratti di volontari. Nei nostri servizi desideriamo piuttosto affermare la natura e il significato dell Amore Carità. Il comandamento dell Amore unisce l amore per Dio all amore per il prossimo in maniera inscindibile. Spetta quindi a noi tutti vivere le varie occasioni d incontro con l altro come se si trattasse di incontrare Gesù. Nella relazione possiamo sperimentare e far sperimentare il vero Amore. E nel solco di queste verità e testimonianze che anche noi, costantemente e incessantemente, dobbiamo vagliare il nostro operare affinché tutto possa essere ricondotto all Amore/Dio. Ogni anno tentiamo, attraverso queste poche righe, di far conoscere e di far partecipi le nostre comunità delle molteplici iniziative-servizi che sosteniamo nel servizio alle vecchie e nuove povertà. Rimane comunque il dubbio che nell elencare numeri, dati e iniziative ci sfugga il vero senso del nostro agire e quindi la difficoltà di promuovere una vera pedagogia della Carità. Affidiamo quindi a Gesù, alle persone che incontriamo ogni giorno, a voi che leggete questo opuscolo e alle nostre comunità, la richiesta/preghiera di aiutarci ad essere sempre più veri testimoni della Carità. Ricordiamo con gratitudine alcune delle esperienze e delle iniziative vissute nel 2010: A) La Commissione europea ha designato il 2010 quale Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale al fine di riaffermare e rafforzare l'iniziale impegno politico dell'ue alla lotta contro la povertà. In questo quadro anche le realtà ecclesiali del nostro territorio hanno inteso offrire un contributo concreto di aiuto, di riflessione e di sensibilizzazione al fenomeno dell emarginazione. Da alcuni anni è stato rilevato da più soggetti ecclesiali, civili e politici un aumento della presenza di persone che vivono tali disagi e la stessa Casa di Accoglienza non era più sufficiente. Per questo motivo, le Caritas della Vallagarina (e i 4 decanati di Ala, Mori, Villalagarina e Rovereto) con il suo CedAS, la Caritas Diocesana di Trento e la Fondazione Comunità Solidale, in accordo con il Comune di Rovereto e in coincidenza dell emergenza freddo, hanno condiviso la necessità di realizzare una struttura di prima accoglienza per le persone senza dimora. La struttura, che è stata individuata e attrezzata dal Comune di Rovereto, ha offerto un posto letto a circa 15 persone nei mesi invernali (22 novembre 14 aprile). L accoglienza delle persone è stata assicurata da 3 operatori e da circa 138 volontari che si sono alternati in questo servizio. 13

14 Sono stati organizzati 3 tipi di servizi: a) servizio notte: presenza notturna al dormitorio (con posto letto assegnato in stanza riservata); b) servizio pulizie giornaliere: 2 ore pulizia locali (al mattino). c) servizio pasti: sono stati garantiti 15 pasti caldi per persone senza dimora B) Domenica 17 gennaio è stata celebrata la Giornata mondiale delle migrazioni, che quest anno ha avuto come tema: Il Minore Migrante Rifugiato, una speranza per il futuro. La Diocesi di Trento quest anno ha scelto come sede per questo momento di preghiera, riflessione e festa la comunità di Lizzana, che ha risposto con grande disponibilità di spazi e di gruppi di volontariato. L intera manifestazione è stata coordinata da don Beppino Caldera, supportato dalle Caritas della Vallagarina e dall Associazione Trentini nel Mondo. La Messa è stata celebrata alla Pieve di San Floriano; dopo l ingresso ufficiale delle bandiere dei Paesi rappresentati, dei circoli dell Associazione Trentini nel Mondo, della Comunità Europea e della Pace, i convenuti sono stati salutati dalle parole del Sindaco di Rovereto, prof. Guglielmo Valduga, che ha ricordato come la realtà della migrazione faccia parte della storia del popolo trentino, oggi chiamato ad ospitare, così come a sua volta era stato ospitato in terre lontane, per lavoro o per le diverse deportazioni. Tutta la Messa è stata animata dalle note del coro di bambini Note Magia di Lizzana, dalle voci dei cantanti sinti e delle cantanti polacche, ucraine e centroamericane, dalla chitarra e dal violino sinti, dalle percussioni africane e così via. Anche le letture e le preghiere sono state proposte nelle diverse lingue: portoghese, polacco, ucraino, albanese, sinto, italiano, di stranieri presenti oggi in terra trentina e di trentini che hanno vissuto l esperienza dell emigrazione in Cile o in Svizzera e che oggi sono tornati. Alcuni segni hanno caratterizzato la celebrazione, in particolare un canotto, portato all altare in memoria di tutti coloro che hanno perso la vita tentando di raggiungere le nostre coste, e la Bibbia di un emigrato, per ricordare come la fede sia sostegno nei momenti di sofferenza e di nostalgia che caratterizzano ogni storia di emigrazione. Un pensiero particolare è stato rivolto alle popolazioni di Haiti, vittime del terremoto. Ha presieduto la Messa, affiancato da numerosi sacerdoti e dal vicario don Lauro Tisi, il Vescovo Mariano Manzana, attualmente in Brasile, che ha saputo farsi interprete dei sentimenti e delle speranze dei presenti. In conclusione di celebrazione ha preso la parola il Presidente dell Associazione Trentini nel Mondo. La benedizione è stata preceduta dalla presenza sull altare di tutte le bandiere, che successivamente hanno accompagnato i partecipanti al corteo, aperto dalla Banda di Lizzana e dalle majorettes, diretto al Centro pastorale di via Livenza, dove la festa è proseguita tra i canti dei vari popoli e del coro Disordine sparso di Rovereto. Il 14

15 buffet, veramente fornito, è stato offerto dai volontari delle Caritas e delle parrocchie dei 4 Decanati di Ala, Mori, Rovereto e Villalagarina, nonché dal Volontariato insieme di Lizzana e dagli Scout Agesci di Rovereto. Chi ha partecipato sicuramente conserverà nella memoria i colori delle bandiere e degli splendidi costumi, i suoni e i sorrisi di chi ha sperimentato che stare insieme, conoscersi reciprocamente, pregare lo stesso Dio, fare festa, è fonte per tutti di gioia e di serenità. C) Nel mese di febbraio è stato dato alle stampe il libretto Elemosina o Solidarietà, con le riflessioni e gli approfondimenti sul tema proposti dalle Comunità ecclesiali della zona pastorale della Vallagarina. Questo documento ci è stato utile per capire cosa è per noi l Elemosina e per approfondire i fenomeni ad essa collegati, ma anche per ribadire la volontà di superare il semplice gesto dell elargizione fine a se stessa e far sì che questa diventi l occasione per una relazione più profonda. L incontro con l altro richiede tempo, ascolto, condivisione, empatia ecc. La Carità non può essere ridotta ad un puro assistenzialismo, che non promuove e non fa maturare la persona nella libertà. Con un comportamento assistenzialistico si rischia di assumere atteggiamenti di intransigenza e di rifiuto, mentre, come ci insegna la Parabola del Buon Samaritano, la Carità apre prospettive di relazione di vicinanza e di accompagnamento. D) Dal 15 al 17 ottobre circa 50 volontari delle Caritas e dei Centri di Ascolto si sono recati in pellegrinaggio- gita a Torino Alla scuola dei Santi e dei testimoni torinesi della Carità. Dopo l esperienza di due anni fa ad Assisi, ci è sembrato utile e importante conoscere da vicino i carismi di Cottolengo e Don Bosco e lo spirito di servizio del Gruppo Abele e della Caritas torinese. Abbiamo avuto la sensazione che a Torino, in particolare nel quartiere di Valdocco, veramente lo Spirito Santo abbia soffiato in un modo del tutto particolare. Anche questa esperienza ci ha aiutato a condividere maggiormente gli ideali e i valori del nostro agire. E) Anche nell anno passato è proseguita la strada della formazione permanente. Ci stiamo convincendo sempre di più che non ci può essere un servizio o una disponibilità del cuore, se questa non viene sostenuta da una capacità di confronto o di ripensamento del nostro agire. Da quest anno abbiamo trovato la disponibilità dell associazione A.P.B.P.S. Psicologi di Base, in particolare nella persona del dott. Unterrichter, nell accompagnare i volontari del primo ascolto, i volontari del Cedas di Mori e i volontari del gruppo presa in carico e accompagnamento attraverso la supervisione. Questo supporto è stato valutato positivamente dai vari gruppi, in particolare per quanto riguarda la possibilità di riflettere sul proprio vissuto nel rapporto interpersonale con le persone accolte e con gli altri volontari. 15

16 Per quanto concerne le varie occasioni di confronto e di formazione, desideriamo ringraziare Padre Gabriele Ferrari che, in occasione della giornata di verifica di inizio anno (sabato 25 settembre) ci ha donato molti spunti di riflessione in merito al tema La Carità nella relazione, da ciò che facciamo a come lo facciamo. F) A sostegno del progetto Emergenza Freddo sono state avviate diverse iniziative di informazione e di sensibilizzazione, nonché per la raccolta fondi. Per i mesi invernali si è trattato di un vero e proprio tour de force e di impegno per destreggiarsi tra le varie iniziative. Verso la metà di novembre è stato riproposto un secondo mercatino delle Pulci, presso il Centro Pastorale di Lizzana in via Livenza. Il 28 ottobre è stata proposta una Cena Povera, durante la quale, oltre che a consumare un semplice pasto a base di fagioli, sono state proposte delle testimonianze. Lo scopo era quello di celebrare l Anno europeo della lotta alla povertà e anche quello di raccogliere ulteriori fondi per l Emergenza Freddo. In occasione del Natale dei Poveri, organizzato dal Comune di Rovereto e dal Consorzio del commercianti Rovereto in Centro, circa 50/60 volontari provenienti da gruppi giovanili e dalle varie comunità ecclesiali della Vallagarina hanno gestito per conto del Cedas una Casetta nel Mercatino della Solidarietà. Benché il freddo e la non favorevole collocazione del medesimo Mercatino ci abbiano penalizzati, la partecipazione e il coinvolgimento sono stati sicuramente significativi. In quest occasione abbiamo ospitato per circa 4 giorni alcuni volontari dell associazione Lievito di Palermo, con cui abbiamo allacciato un rapporto di collaborazione e di gemellaggio. Nello stesso periodo del Natale (sempre in collaborazione con il Comune di Rovereto e del Consorzio Rovereto in Centro ) abbiamo promosso una lotteria della solidarietà. E stata la prima volta che ci siamo misurati con un iniziativa come questa e i tempi e gli aspetti gestionali sono stati complessi e difficoltosi, ma siamo riusciti ad avere un buon successo. Vogliamo rivolgere un particolare sentimento di affetto e di sostegno ad Anna, nostra volontaria nel servizio ascolto al Cedas di Rovereto e segretaria della Caritas decanale di Rovereto. Ha passato un anno davvero difficile, ha lottato con molta fede, forza e determinazione per ritornare ad essere presente, attiva e vivace, in pratica per essere di nuovo se stessa. Ora sappiamo che è riuscita a superare tutto, grazie all aiuto di Dio, ad una splendida famiglia e ai tanti amici che l hanno circondata di tutto l affetto che lei ha riservato e continuerà a dare alle persone che le stanno intorno. 16

17 Alla scuola dei Santi e dei Testimoni torinesi della Carità Caritas CedAS - PaP Zona Pastorale Vallalagarina L'esperienza del viaggio a Torino, organizzato dalla Caritas della Vallagarina, nel fine settimana dal 15 al 17 ottobre 2010, si è rivelata intensa e varia. Io, che ho avuto l'occasione di partecipare da esterno, in quanto marito di una volontaria del CedAs, ero curioso anche di conoscere l'ambiente dei volontari, di cui avevo limitata conoscenza. L'atmosfera che si è creata con loro è stata subito di sincera familiarità, caratterizzata da cordialità e rara capacità di ascolto. Il programma è riuscito a comprendere sia l'aspetto storico-artistico che quello più legato alla lunga tradizione torinese di solidarietà. Per quanto riguarda il primo, abbiamo iniziato con Venaria Reale, la reggia costruita dai Savoia nella seconda metà del XVII sec. per poter soddisfare i loro svaghi venatori. L'imponente complesso, immerso in un vasto parco, è stato recentemente riportato all'antico splendore (2007) e dichiarato Patrimonio Unesco dell'umanità assieme alle altre residenze sabaude. Il sabato ha riservato una ricca serie di proposte alla scoperta del mondo torinese improntato alla solidarietà, a cominciare dalla visita alla Piccola Casa della Divina Provvidenza, istituto enorme, a dispetto del nome, fondato da San Giuseppe Cottolengo nella prima metà dell'800, che ora è presente in tutto il mondo. Oltre ad una rapida visita al nucleo storico del quartiere Valdocco e all'esterno del complesso, che si presenta come una piccola città nella città, ci è stata offerta la possibilità di un incontro con una suora, piena di energia ed entusiasmo, e di una ospite di 49 anni, che rifiutata dalla famiglia perché focomelica, è stata accolta nell'istituto dall'età di un anno. 17

18 Nel pomeriggio seguivano altri due incontri. Il primo con il direttore della Caritas della città Pierluigi Dovis e altri volontari, in cui si evidenziavano le pesanti ripercussioni della crisi sulla popolazione torinese con alcuni dati impressionanti: ad es. l'aumento della CIG del 600% nell'ultimo anno, il costante aumento della forbice tra ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri, che sempre più comprendono al loro interno anche l'ex ceto medio in grossa difficoltà e la caduta delle relazioni sociali tra le persone coinvolte. Seguiva poi la visita al Centro del Gruppo Abele di don Ciotti, dove una responsabile ci ha tracciato la storia e i valori alla base del loro lavoro. Infine domenica 17 ottobre, prima del ritorno, il programma è riuscito a comprendere una visita ai luoghi di don Bosco, uno stupendo pranzo in un agriturismo di Giaveno e, gran finale, la visita alla Sacra di San Michele. Sorge in posizione suggestiva su uno sperone roccioso che domina la Val di Susa, fondata probabilmente nel X sec. esattamente a metà di una rete di vie di pellegrinaggio che, attraversando mezza Europa, collegava il Mont Saint-Michel in Normandia con il santuario di San Michele Arcangelo a Monte S. Angelo sul Gargano. Solo il fatto che ad essa si è parzialmente ispirato Umberto Eco per l'ambientazione del suo Il nome della rosa rende l'idea di quale gioiello abbiamo potuto visitare. Un bilancio più che positivo dunque e un sentito ringraziamento a chi ha organizzato questa arricchente iniziativa. Gruppo Volontari dell Accoglienza per la gestione appartamenti per parenti degenti ospedale. Finalità: Il servizio svolto dai nostri volontari ha come finalità l accoglienza delle persone che, provenienti da tutte le regioni italiane, arrivano o sono già presenti in città per accompagnare ed assistere i famigliari per visite specialistiche o ricoveri d urgenza nell ospedale cittadino. Queste persone spesso si trovano a dover affrontare, magari dopo un lungo viaggio, oltre all ansia per lo stato di salute del proprio caro, il problema non indifferente di reperire un alloggio e conseguentemente di sostenere un 18

19 ulteriore onere economico. Il nostro servizio tende una mano a queste persone. Altro finalità, non meno importante, è quello di sensibilizzare le persone affinché formino gruppi analoghi nelle loro zone di provenienza. A chi si rivolge: Questo servizio è prevalentemente rivolto ai parenti di persone ricoverate nel reparto di otorinolaringoiatria; da qualche anno ospitiamo parenti di degenti ricoverati anche in altri reparti. Possono usufruire del nostro servizio le persone già presenti in città a causa di ricoveri d urgenza o, in casi rari e ben motivati, le persone che necessitano di un alloggio per qualche notte. In ogni caso la precedenza è data a chi ha parenti ricoverati in ospedale. Da quest anno abbiamo iniziato una forma di accoglienza per gruppi di giovani che intendono fare un breve periodo di vita comunitaria, per condividere esperienze e obbiettivi. Lo scorso anno è stato consegnato ai responsabili dei vari reparti ospedalieri un volantino di presentazione, che ci ha permesso di far conoscere ad un numero maggiore di persone questo servizio. Rimane comunque fondamentale il rapporto diretto con le caposala, in particolare di otorinolaringoiatria, per richieste, informazioni e controlli riguardanti i degenti. Vi è inoltre una diretta collaborazione con alcuni medici, che ci inviano direttamente i parenti dei pazienti, o ci indirizzano i loro colleghi provenienti da Paesi disagiati, che vengono in Italia per brevi periodi di tirocinio. Come si svolge: Attraverso la pubblicizzazione scritta, il passa parola e su indicazione delle caposala, gli interessati prendono contatto con il Cedas, che indirizza le richieste alla coordinatrice, la quale provvede ad assegnare l alloggio in base al numero delle persone e al tempo richiesto, o necessario per la visita specialistica o per il ricovero ospedaliero. Poi informa i volontari di turno degli arrivi previsti, affinché si possano organizzare per l accoglienza. Il loro compito, infatti, è di accogliere gli ospiti, accompagnarli all alloggio e fornire loro informazioni e indicazioni di carattere generale per favorire l ospitalità e l accoglienza. Il gruppo è formato attualmente da sette volontari, quattro donne e tre uomini. Con turni 19

20 concordati 1 volta ogni 4 mesi (quindi 3 volte in un anno), in coppia i volontari assicurano il servizio durante tutto l anno. Dove si svolge: Attualmente disponiamo dell appartamento reso disponibile della parrocchia di S. Maria del Carmine, in via S. Croce, 21. L alloggio si trova in una posizione strategica, molto vicino all ospedale e da solo può accogliere contemporaneamente tre famiglie, per un totale di 10 ospiti; dispone di tre stanze, con bagno e cucina in comune. La condivisione degli spazi favorisce la conoscenza e il passaggio di informazioni tra persone accomunate dagli stessi problemi di salute dei loro congiunti e non solo. Considerazioni: Con il passare degli anni il servizio si rafforza sul territorio, in modo qualitativo più che quantitativo. Continua a essere molto importante, all interno del gruppo, il rapporto umano che si instaura tra gli ospiti e i volontari. Come sempre questo rapporto si traduce, da parte del volontario, nella disponibilità all ascolto, nella presenza durante il periodo di soggiorno, nell interessamento delle condizioni del familiare ricoverato. Insomma tutto quanto può servire a far sentire questi nostri ospiti come fratelli graditi e rispettati. Da parte dell ospite, invece, si concretizza con la gratitudine, il ringraziamento per la disponibilità e l offerta di amicizia fraterna, che spesso fanno mantenere nel tempo i contatti con i volontari, anche lontano dalle situazioni di bisogno. È molto importante per i volontari cogliere il senso di gratitudine da parte degli ospiti per il servizio offerto. Questo li motiva a proseguire nel loro lavoro di volontariato e li gratifica per qualche piccolo sacrificio fatto. Quest anno, anche per merito di controlli incrociati in collaborazione con i reparti, abbiamo evitato preventivamente spiacevoli situazioni. Questa collaborazione è indispensabile per fare carità educativa : saper dire no a chi non ha bisogno per lasciare spazio a chi invece ne ha. Dati statistici: Nel 2010 abbiamo ospitato 70 famiglie con 151 adulti e 64 minori per totale di 220 giorni. 20

21 Se vogliamo leggere questi dati, il 2010 è risultato pressoché simile al 2009: quindi anche quest anno, confrontando i dati con il 2008, rileviamo un minor numero di singole presenze e un minor numero di giorni di permanenza, ma un maggior numero di famiglie. Si è cercato di continuare ad educare le persone al corretto utilizzo del servizio che, come non ci stuferemo mai di dire, é riservato a un numero di ospiti adeguato al singolo caso e per il numero di giorni strettamente necessari concordati con il reparto. L accoglienza fatta secondo questi principi permette di avere la disponibilità a ospitare più famiglie. Con il 2011 questo servizio verrà gestito per questioni di opportunità dall associazione Solidale 365 onlus. L autorizzazione a gestire il servizio è stata concessa dal Cedas e dalla Caritas decanale alla suddetta Associazione, che continuerà a lavorare con le stesse finalità e metodologie seguite dalla precedente gestione Cedas. Sportello lavoro Gli obiettivi L obiettivo dello sportello lavoro rimane quello di essere punto di riferimento per chi cerca lavoro come assistente familiare e per coloro che devono ricorrere a questo tipo di aiuto per far fronte ai bisogni legati alla cura e/o all assistenza di parenti anziani e/o malati. A distanza di 10 anni dalla comparsa sul nostro territorio di questi nuovi profili professionali, si potrebbe tentare di dare lettura a quali modifiche sociali e strutturali abbia comportato il lavoro di assistenza domiciliare e la presenza di tante donne straniere che si dedicano a questa attività. 1. È pensabile che si riesca a quantificare il reale risparmio che tale attività ha comportato per l ente pubblico, il quale ha dovuto far fronte alle esigenze di posti in RSA in misura minore al numero degli anziani che ne avrebbero fatto richiesta? 2. È possibile quantificare il flusso di rimesse che le lavoratrici immigrate hanno inviato ai Paesi d origine arricchendoli ma, al contempo, distraendo somme di una certa rilevanza dal luogo ove esse vengono percepite? 3. È possibile tentare un saldo tra l effettivo risparmio di cui al punto 1 e l innegabile impoverimento di cui al punto 2? Si potrebbe provare, ma si potrebbe anche tentare una lettura di altro tipo. Cosa è successo in Trentino verso la fine degli anni 90? Non c erano posti nelle case di riposo: l economia tirava, le donne lavoravano, i nostri 21

22 genitori diventavano sempre più vecchi e ammalati, noi figli eravamo in giro per l Italia o per il mondo a lavorare, avevamo creduto che l Europa fosse diventata il nostro Paese, pensavamo che il welfare della nostra provincia avrebbe dato ogni risposta, in realtà stavamo diventando vecchi anche noi e non ci eravamo accorti che a casa avevano bisogno di noi. Quanti di noi hanno consumato tempo ed energie per telefonare a tutte le case di riposo della zona di residenza, nei momenti più impensabili perché gli orari di tutti vanno rispettati ma non i nostri, noi che dovevamo cercare i telefoni quando non c erano i cellulari, quanti di noi si sono sentiti rispondere che la lista d attesa è lunga Lista d attesa in una casa di riposo vuol dire che la gente deve morire prima che ci sia un posto per tua madre o per tuo padre La ruota della vita gira e così prima o poi questi benedetti posti si liberavano. Alla fine ma proprio alla fine potevi ricevere una telefonata, sempre di mattina presto o di sera, e qualcuno ti diceva che tutto era finito, e tu non c eri. Le badanti sono apparse sul mercato del lavoro trentino nel 2000, la lingua italiana si è arricchita di un neologismo, molti figli si sono risparmiati sensi di colpa devastanti, in giro per le strade della nostre città abbiamo cominciato a vedere fisionomie diverse, tratti somatici di cui avevamo solo letto nei romanzi ambientati in altri paesi. Di queste donne si può dire tutto il bene che si vuole o tutto il male possibile, sta di fatto che hanno modificato profondamente la nostra società. Noi dovremmo ricordare con più frequenza di quanto si faccia, che le badanti non sono qui per scambi culturali all estero, sono qui per guadagnare, spinte dalla fame, dal bisogno, dalla voglia di offrire qualcosa di più alle loro famiglie rimaste al Paese d origine. Sono donne coraggiose, perché bisogna avere coraggio per partire, lasciare tutti e tutto, affrontare il nuovo senza esserne spaventate, senza lasciarsi scivolare in facili e più divertenti situazioni che non assistere una anziano malato. Perché dai paesi dell Est europeo emigrano le donne e gli uomini restano a casa? Quale posto ha la figura della donna in quelle società? Quali e quante sono le differenze culturali che ci separano? Tutti siamo consapevoli che la marcia di avvicinamento tra culture diverse va fatta per piccoli passi, che si deve lavorare sulle somiglianze e non sulle differenze Per lavorare si dovrebbe, prima di tutto, conoscere su cosa si deve lavorare! Non è sufficiente invitare le associazioni di emigrati che ci incantano con i loro costumi colorati, con i loro balli e con i loro canti, è troppo poco per noi e per 22

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