UNA SCELTA DIFFICILE

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1 parte IV UNA SCELTA DIFFICILE ( L odissea dello Zodiaco.)

2 4.1 PREMESSA Dopo il tentativo di ricomporre, nel Nido delle Aquile, una specie di album di famiglia per i due anni di Caserta,.questa Parte IV - Una scelta difficile - è ancora uno sforzo di ricostruzione del nostro essere ed agire nei tragici anni successivi. Oltre alla riproduzione di estratti dai libri menzionati nella Bibliografia, e naturalmente alle nostre storie, abbiamo inserito alcune pagine del Makpi dello Zodiaco ricostituito al Sud e del Makpi dell Aquila II. Questo corso ha sofferto con noi e come noi le vicende di quel periodo storico. Questa volta lo Zodiaco è insieme soltanto per bande, nel senso storico di reparti combattenti distinti da una propria insegna. Perché ci trovassimo a combattere sotto insegne diverse e nemiche è scritto nella storia d Italia di quel triste periodo. In particolare, per il corso Zodiaco, abbiamo cercato di dare una risposta a questo perché nella Parte che precede. La lettura di Una Scelta difficile può suscitare reazioni contrastanti. Tuttavia la maggior parte di noi superstiti ha consentito alla libera esposizione per tutti dei propri ricordi e dei propri sentimenti, superando il timore che possano riaprirsi vecchie ferite. Abbiamo consentito perché, prima di spiccare il volo finale, abbiamo voluto onorare tutti coloro dello Zodiaco che sotto ogni insegna hanno lealmente operato, combattuto, sofferto e spesso donato la giovane vita per ciò che hanno creduto essere il bene della Patria. E questo vale per i riconosciuti e ancor più per i dimenticati. Abbiamo voluto gridare la nostra verità, che non poteva apparire se avessimo tentato di edulcorare gli avvenimenti, in omaggio alla vulgata di questi ultimi cinquant anni. Noi sappiamo di non poter essere accusati di alcuna crudeltà e di alcuna bassezza. Al contrario, abbiamo pagato molto caro per la viltà e la violenza in cui eravamo immersi. E abbiamo consentito ai racconti di tutte le nostre verità anche perché in noi, o almeno nella maggior parte di noi, alla virtus della giovinezza è seguita la pietas della maturità, che ci ha dato la capacità di intendere e di amare le persone nella loro essenza e non per la loro appartenenza. 2

3 CADUTI PER LA PATRIA* NELLA GUERRA CIVILE (15) CALLERI DI SALA Alberto DE FERRARI Giuseppe DE NAVASQUES Luigi DIAFERIA Domenico GULLI Cosimo IVALDI Adriano MARCHIONI Luigi PAGANELLA Alfredo RIZZI Alberto SAVI Italo SCIARRETTA Fausto SGUERSO Furio SPAZZOLI Arturo STEFANINI Valerio TADDEI Valdano fig.mktgcdti DAL MAKPI DEL TURBINE 3

4 PER INCIDENTI DI VOLO (19) ALOCCO Alfredo GUERRISI Enrico ANGELUCCI Arturo LEUZZI Giovanni BATTINI Ferdinando MAIMERI Giovanni BERTEOTTI Clemente MAINELLA Giulio BISCARDI Antonio NICCOLI Giorgio COCCA Mario PAVESE Giuseppe CORMAGI Domenico SANTINI Ugo DE SANTIS Enrico SOTGIU Agostino FALONE Pasquale TITO Paolo TRIMARCO Agostino fig. MKZgPiet DAL MAKPI DELLO ZODIACO RINATO (*) Secondo i dati a nostra conoscenza 4

5 4.2 CON LA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA ( P e r l on o r e d e l l I t a l i a ) 5

6 fig. EgAR44Pg.jpg dalla Rivista dell Ala Repubblicana AR45-6

7 P R E F A ZI O N E D E L C O M. B A Y L O N fig. DgBaylon.tif Scritto nel novembre del 1999 dal Comandante Baylon come introduzione a questo capitolo. Il Ten. Col. Giuseppe Baylon, Capo Corso del Drago all Accademia Aeronautica, divenne Capo di Stato Maggiore nella Aeronautica della R.S.I., dopo una luminosa carriera di combattente in Ispagna, con Botto, e nel secondo conflitto mondiale fino all armistizio. Divenne famosa una sua frase detta agli aviatori della R.S.I.: Da questa parte la guerra la perderemo; al Sud l hanno già perduta (Bibl. 4 pg. 444). 7

8 CADUTI NELLA R.S.I.* NELLA GUERRA CIVILE (11) DE FERRARI Giuseppe DE NAVASQUES Luigi GULLI Cosimo IVALDI Adriano MARCHIONI Luigi PAGANELLA Alfredo RIZZI Alberto SAVI Italo SCIARRETTA Fausto STEFANINI Valerio TADDEI Valdano PER INCIDENTI DI VOLO SANTINI Ugo (*) Secondo i dati a nostra conoscenza 8

9 LA STORIA DI ALBERTO REA 03 figg. EgR155+0/+1/+2/+3/+4/+5/ IL RACCONTO UFFICIALE DEGLI AVVENIMENTI NELLA R.S.I. 9

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14 L ACCADEMIA AERONAUTICA - BIBL. 03 terzo stralcio, da pag. 155 a pag

15 COMMENTI DALLO ZODIACO LO ZODIACO NELLA R.S.I. Dopo il Bando BOTTO, gli Allievi dello Zodiaco che aderirono alla R. S. I., presentandosi a Firenze o a Forlì, non furono 124, come scrive il REA, ma 182 ed erano motivati e preparati e non.. né maturi né preparati. Alcuni Allievi si arruolarono in altri Reparti della R.S.I. (G.N.R., Brigate Nere ), per tanto gli Allievi che aderirono alla R.S.I. furono circa 200. Possiamo affermare che abbiamo aderito alla R.S.I. per scelta personale e con tantissimo entusiasmo e non perché influenzati dai nostri Ufficiali, che, dopo il comportamento tenuto l , non godevano più della nostra fiducia. A Firenze agimmo di nostra iniziativa, eseguendo rastrellamenti per recuperare materiale aeronautico e militare in genere rubato l Nel corso di questi rastrellamenti, effettuati anche in collaborazione con il Btg. Carità della G.N.R., su segnalazione di coloni della zona (appennino pistoiese), stanchi delle ruberie e soprusi di bande partigiane, abbiamo sostenuto uno scontro a fuoco con un gruppo di ex prigionieri australiani e comunisti italiani. Abbiamo effettuati altri rastrellamenti in Piemonte, abbiamo avuto i nostri Caduti, ma non abbiamo mai corso il rischio di trasformarci in una banda armata a servizio della repressione nazifascista. Nel libro di REA si continua poi con notizie inesatte: ad esempio il Ten. Col. G. SIMINI del Corso Drago era il Comandante del Centro Raccolta di Firenze e non del Corso Zodiaco. Il Col. FALCONI aveva cercato di costituire la Legione Azzurra nell Agosto del 1944 e non nel A comandare l Accademia era stato mandato il Ten. Col. SALVADORI, al quale, in una riunione tenuta a Firenze, avevamo espresso il desiderio di essere mandati a combattere e non riprendere le lezioni. Nominati S.Tenenti siamo stati inviati, come era logico, ai vari Reparti ( Gruppo Caccia, Gruppo Aerosiluranti e Squadriglia Scuola Aerosiluranti, Gruppo Trasporti -Trabucchi e Terraciano, Servizio Informazioni e, a richiesta, al RGT Paracadutisti Folgore ). Anche in questi Reparti abbiamo fatto fino all ultimo il nostro dovere, pagato ancora con un alto tributo di sangue. Fra tutti vogliamo ricordare STEFANINI ucciso dai partigiani a guerra finita con il suo Comandante, Maggiore Pilota Adriano VISCONTI, PAGANELLA fucilato a guerra finita e tanti altri che ricorderemo in altra pagina del libro. Desideriamo anche ricordare Alfredo BELLUCCI, che con il Gruppo Aerosiluranti, in equipaggio con il Cap.Irnerio BERTUZZI, ha 15

16 partecipato a numerose azioni di guerra, compresa quella di Gibilterra, e altri che operarono anche dietro le linee nemiche. Gli Allievi dello Zodiaco non erano dei ragazzi incapaci di intendere e di volere, ma erano degli uomini, che in un momento difficile per la nostra Patria, a differenza di altri, si comportarono da veri italiani, con quello spirito guerriero che Mussolini aveva cercato di insegnare a tutti gli italiani. Alcuni caddero per incidenti di volo, altri in combattimento, o in imboscate tese dai partigiani, o fucilati a guerra finita. Posti in congedo come avieri di governo (nessuno è stato riammesso in Accademia), incominciarono una nuova e non facile vita nell ambiente civile senza rinnegare il passato, raggiungendo in molti casi, posti di prestigio. Noi non abbiamo sbagliato nella nostra scelta: dopo 50 anni i fatti ci stanno dando ragione. Se poi è vero che i nostri colleghi del Sud, interpellati (da chi?) per sapere quali erano i sentimenti verso i compagni di corso che avevano aderito alla R.S.I. abbiano risposto abbiamo sentimenti di comprensione..noi rispondiamo con le stesse parole. Ma stentiamo a credere questo, perché gli allievi del corso Zodiaco, finita la guerra, indipendentemente dalla scelta fatta, si sono ritrovati fratelli. Questa frase conclude una targa, posta vicino ad una tuta di volo in dotazione al Corso, nel Museo dell Aeronautica di Rimini. La iscrizione nella sua integrità è ripetuta nelle pagine di apertura di questo libro (presentazione) come sintesi della vicenda del Corso Zodiaco. DA COMMENTI AL LIBRO DI REA (03) di ELIOS SPERONI 16

17 LA STORIA DELL AERONAUTICA MILITARE DI GREGORY ALLEGI figg.egaaa891/2.jpg 17

18 Dal Mensile AERONAUTICA N. 8 Sett.1998 Estratto dall articolo, pagg. 15 e 16-18

19 LA STORIA DI GIORGIO PISANO - O2 - L ALTRA VERITA SUGLI AVVENIMENTI NELLA R.S.I. fig. EgP4Psn4 alta fig. EgP3Psn3 GLI ULTIMI IN GRIGIO VERDE -BIBL. 05 secondo stralcio, da pagg e fig. EgP4Psn bassa

20 LA STORIA DI NINO ARENA 01 figg. Eg A55+0/+1 L ACCADEMIA AERONAUTICA 20

21 L AERONAUTICA NAZIONALE REPUBBLICANA -BIBL. 04 primo stralcio, pagg. 55 e 56 21

22 fig. DgNomina 22

23 COMMENTI DALLO ZODIACO LO ZODIACO AL NORD Rielaborazione dai libri di REA e ARENA -In corsivo i brani riprodotti dal testo di Rea (R) L atmosfera molto tesa che si era creata a Forlì, per il precipitare degli eventi, con l annuncio dell armistizio, la mancanza di informazioni sulla situazione militare nella regione, e la carenza di comando furono alla base della emanazione di disposizioni affrettate, che posero drammaticamente di fronte a scelte individuali l insieme degli allievi, che rimasero mancanti di guida, di consiglio ed anche di vestiario e denaro. (R) Non erano pochi gli allievi che furono lasciati liberi di decidere individualmente. L organico dei due corsi Zodiaco e Aquila II era di circa 540/560 allievi. Quei giovani, il mattino del 10 settembre, ebbero la sensazione che fosse improvvisamente finita l esistenza della loro Accademia. Ma la vita dell Istituto, e quindi la sua tradizione, sarebbe ripresa a Brindisi dopo poco più di un mese, in una nuova sede. Una parte di allievi aventi famiglia nell Italia meridionale e centrale si diresse subito decisamente al Sud per cercare di passare il fronte. Si calcolò che essi fossero circa un quarto degli allievi presenti a Forlì; la maggioranza si presentarono ai centri di raccolta e furono avviati a Brindisi, dove andarono a formare il primo nucleo dell Accademia ricostituita. I fattori che determinarono la decisione presa furono senz altro: - la località di residenza della famiglia le circostanze altri legami affettivi- e per alcuni una decisione basata su propri convincimenti, ideali, etica morale.(r) Sempre secondo Rea, per gli allievi rimasti al nord potevano sussistere le seguenti possibilità: 1) Scendere al Sud attraversando pericolosamente le linee del fronte, che si stava ricompattando, e raggiungere i comandi nelle Puglie. 2) Presentarsi ai comandi della Aeronautica della R.S.I. che nel frattempo si era appena costituita. 3) Unirsi alle formazioni partigiane che cominciavano a sorgere, specie sulle montagne. A queste possibilità ne aggiungiamo una quarta: Eludere la presentazione intimata dai bandi, celandosi fra mura amiche, in attesa di situazioni più chiare per decidere, ma sempre in balia di rastrellamenti. Con la costituzione della Aeronautica Nazionale Repubblicana furono nominati nei primi giorni dell ottobre 43: - Sottosegretario di Stato per l Aeronautica, il col. pilota Ernesto Botto Capo di Stato Maggiore, il ten.col. pilota Giuseppe Baylon. 23

24 Il 15 ottobre 43 fu diramato il primo bando di chiamata per l Aeronautica. L adesione alla aviazione repubblicana per una buona parte degli allievi rimasti al Nord era del tutto naturale; i giovani educati alla disciplina ed alla obbedienza ritennero che fosse loro dovere presentarsi alle autorità militari.(r) Gli accademisti presentatisi a Forlì furono così destinati: Il corso Aquila rimase nella stessa città, sistemato nella Casa Stadio, un edificio vicino al Collegio Aeronautico. Essi erano riuniti sotto il comando del col. Moore, che fungeva anche da Comandante del presidio aeronautico di Forlì. Gli allievi del corso Zodiaco vennero convogliati a Firenze e alloggiati nei locali della Scuola di Applicazione, posti sotto il comando del ten.col. pilota Gildo Simini, del corso Drago. Per quanto riguarda il numero degli allievi dello Zodiaco presenti nelle varie situazioni, dalla consultazione dei dati forniti da tre fonti diverse si può costruire la seguente tabella: Presentatisi nella R.S.I. Passati al Sud Altre situazioni ignote Probabili in organico Nino ARENA = 63% = 15% 50 circa Giorgio PISANO = 63% = 15% i rimanenti Alberto REA 124 = 43% ¼ dell organico (71) = 25%? 285 all 8 settembre Nella nuova sede di Firenze si sarebbero dovute riprendere le lezioni interrotte nel settembre a Forlì, ma ciò risultò problematico per mancanza di insegnanti e materiale didattico. Quale eccezione ci fu la gradita presenza nella scuola del simpatico insegnante di Geometria Analitica, il prof. Spampinato. I ragazzi dello Zodiaco si resero utili operando nella zona di Firenze per il recupero di materiale militare, abbandonato da reparti dissoltisi dopo l armistizio. Catturarono nel corso di queste operazioni diversi prigionieri alleati, fuggiti dai campi di concentramento. Una situazione da non trascurare fu la convivenza con reparti della aeronautica e di altre forze armate tedesche, che occupavano una buona parte della Scuola di Applicazione. Ciò fu senz altro determinante per la creazione di un ambiente che orientò il comando italiano verso l utilizzo, in alcune occasioni, di parte degli allievi come squadre con compiti di polizia militare e rastrellamento. Con decorrenza 1 dicembre 43, su proposta del Capo di Stato Maggiore, ten.col. Baylon, venne designato il ten.col. Mario Salvadori come comandante dell Accademia, che assunse la denominazione di Raggruppamento Accademisti. La designazione era stata sollecitata dallo stesso col. Salvadori, il quale, conoscitore dei problemi dell Accademia, ritenne di poter contribuire alla salvaguardia degli allievi, che in modo così imprudente erano stati abbandonati a se stessi. (R) 24

25 Successivamente una disposizione del Sottosegretario della Aeronautica, colonnello Ernesto Botto, stabilì lo scioglimento della Scuola di Applicazione dal 15 dicembre 1943 e la ricostituzione della Accademia Aeronautica nella sede provvisoria di Forlì. Pertanto per le feste natalizie gli allievi dello Zodiaco da Firenze vennero inviati in licenza, al termine della quale, con l inizio del 1944, vennero trasferiti (almeno in parte) nuovamente a Forlì, dove si riunirono ai pù giovani colleghi dell Aquila. Essi furono così distolti dalla influenza dell ambiente di Firenze. Sotto questo aspetto risulta, da ciò che espongono gli storici, che il col. Salvadori svolse una azione moderatrice e comunque intesa a preservare gli allievi dal pericolo di precettazione forzata. Il ten. col. Salvadori, dopo la sua nomina a Comandante dell Accademia, si era recato alla Scuola di Firenze e parlò agli allievi dello Zodiaco. Fu un lungo e vago discorso, nel quale furono illustrati promettenti programmi di attività, nuovi criteri formativi e organizzativi, il ripristino delle attività didattiche e di volo, che avrebbero consentito il conseguimento del brevetto militare, la promozione a sottotenenti, la possibilità di trovare una dislocazione dell Accademia vicino ad un campo di volo ed altre idee. Alla generalità degli allievi questo approccio apparve alquanto utopistico, con un illusorio contenuto di promesse, che non tenevano conto della reale situazione conseguente alla guerra in atto e neppure delle richieste già avanzate da diversi allievi, i quali auspicavano una loro partecipazione attiva alla guerra, con compiti da svolgere presso i reparti operativi. Infatti diversi allievi chiesero ed ottennero di essere assegnati con compiti speciali ai reparti, quali il 4 Stormo, il Raggruppamento Paracadutisti, postazioni di contraerea, guardia speciale presso il Comando della Aviazione a Bellagio. (R) In realtà, in questi approcci, si intuisce facilmente lo scopo velato di calmare un poco gli spiriti e le giovanili esuberanze, cercando di mantenere la coesione tra gli allievi e di assicurare quindi la sopravvivenza dell Istituto. Il Raggruppamento Accademisti comprendeva gli allievi di Forlì e quelli di Firenze, le cui attività ed i cui programmi avrebbero dovuto essere regolati secondo gli intendimenti del nuovo comandante designato. Ma i vari programmi annunciati non ebbero alcuna attuazione, né come attività didattica né tanto meno come attività di volo. D altra parte la situazione logistica della Casa Stadio non consentiva una sistemazione tale da permettere una qualsiasi attività. La permanenza a Forlì non durò a lungo. Poiché erano molti gli allievi ufficiali di complemento che al momento dell armistizio si trovavano in addestramento presso le scuole del Nord, l Aeronautica della R.S.I., allo scopo di completare la loro preparazione, aveva attuato un programma di ripristino delle scuole di volo di 25

26 Altessano-Caselle e Casabianca (nei pressi di Torino). Non tutte poterono essere attivate per i soliti problemi: - istruttori, aerei, carburante -, ma la scuola di Casabianca venne effettivamente aperta e resa attiva. Gli accademisti da Forlì vennero perciò trasferiti ad Altessano, frazione di Venaria Reale, nel periodo febbraio-marzo, e sistemati in un ampio complesso di casermette, ivi esistenti. Essi si trovarono così uniti al nutrito gruppo, composto da allievi dello Zodiaco, dell Aquila e anche del Vulcano -, formatosi con coloro che avevano aderito alla Aeronautica Repubblicana in seguito al secondo bando di chiamata, emesso all inizio del Il bando, nei suoi termini, era specificamente rivolto agli allievi della Accademia, e comminava ai renitenti pene severe, non previste nel primo bando di Botto del 15 ottobre Il periodo di Altessano-Casabianca fu l ultimo in cui lo Zodiaco si trovò relativamente riunito. Nei tempi che seguirono gli allievi ebbero vari trasferimenti, in diverse sedi, e come conseguenza il Corso si frammentò progressivamente in gruppi molto piccoli, in diversi settori, con diversi orientamenti. Praticamente è impossibile, dopo Altessano, illustrare le vicende degli accademisti, intesi come appartenenti ad un corso. Il periodo comprendente l attività di volo a Casabianca, anche se molto breve, rappresenta un momento importante e l unico in cui gli allievi furono a contatto con i sospirati aerei e riuscirono a salirci sopra. Inoltre, per questo particolare periodo, esisteva ancora un certo insieme, tale da potersi identificare come Corso. Possiamo quindi cercare di sintetizzare la successione degli eventi in questi pochi mesi. Le Scuole di volo erano così articolate: 1 periodo Casabianca preparazione basica 2 periodo Venaria Caselle caccia 3 periodo Cervere Levaldigi caccia combattimento La Scuola di volo di Casabianca comprendeva accademisti dei corsi regolari Zodiaco e Aquila II, più allievi ufficiali e allievi sottufficiali di complemento. Il materiale di volo era costituito da 37 aerei: -Ba25 Ro41 Fl3 Ca100. Gli allievi erano alloggiati a Rondissone oppure attendati nell aeroporto. Responsabile tecnico era il cap.pilota G.Specker, coadiuvato dai tenenti Colasanti, Dragoni e Vicariotto. Il collegamento (?) era affidato al cap. Calistri. I voli iniziarono il 10 giugno 1944 e furono interrotti, il 17 agosto seguente, da una incursione di Thunderbolt, che causò la distruzione degli aerei. 26

27 Il 25 agosto 1944 si ebbe il colpo di mano di Von Richtofen (Capo dellle Forze aeree germaniche in Italia). Questo è il periodo probabilmente più ricordato dagli allievi, perché dopo tante speranze, richieste, proteste, fu l unico in cui si volò, anche se non tutti. Si annusò l odore dell erba del campo, misto a quello dell olio bruciato dal Ba25. Assomigliava tanto a Grazzanise! I voli in realtà iniziarono un po prima del 10 giugno, data ufficiale riportata nei resoconti degli storici. Cominciarono a volare gli accademisti dello Zodiaco e dell Aquila, e gli allievi ufficiali di complemento del corso Ippogrifo, provenienti da Pescara. Come accennato, gli accademisti erano sistemati in alloggi a Rondissone oppure in tenda nell aeroporto. In particolare lo Zodiaco occupava una grossa tenda da campo, mentre l Aquila II abitava in una accogliente baracca di legno, privilegio conquistato da quei pinguini per essere arrivati primi! Fu svolto anche un servizio di guardia e sicurezza durante la notte. Alcuni ebbero la fortuna di fare il decollo, su Ba25 o su FL3. Altri, che avevano già decollato a Grazzanise, riuscirono a fare qualche volo da soli. Naturalmente i voli non si svolsero sempre con regolarità. Gli aerei erano già fermi da una decina di giorni, per mancanza di benzina, quando il 17 agosto giunsero gli otto Thunderbolt che con ripetuti passaggi a bassa quota mitragliarono gli aerei decentrati fra gli alberi, distruggendone la quasi totalità. Con molta fortuna, nessun allievo rimase colpito. I ragazzi erano già sul chi vive per alcune bombe sganciate a brevissima distanza, qualche minuto prima. Morivano così, con gli amati Ba 25 depositari del nostro affetto filiale le nostre speranze di volo. A breve distanza di tempo giungeva un altro grave colpo. All alba del 25 agosto gli allievi dello Zodiaco e dell Aquila II, dislocati nell aeroporto di Casabianca, ebbero la sorpresa di svegliarsi circondati da paracadutisti tedeschi, che avevano già puntato le mitragliatrici su di loro. Radunati presso la palazzina della mensa, un ufficiale comunicò loro che ora avrebbero fatto parte della Legione azzurra, incorporata nella Luftwaffe, con divisa tedesca, e come tali sarebbero stati avviati alle scuole di addestramento piloti. Dovevano quindi firmare l adesione, o meno. Nel secondo caso sarebbero rimasti sul posto come prigionieri. Gli allievi che non aderirono rimasero in quella situazione per tre giorni. Al mattino del terzo giorno vennero caricati su autocarri e trasportati nella periferia di Torino, a Villa Cristina. Si trovarono in mezzo ad un folto assembramento di militari dell Aeronautica che come loro non avevano aderito. Nessuno sapeva dare spiegazioni. Cessò anche la sorveglianza tedesca. Giunse il ten.col. Falconi; indirizzò ai presenti radunati un violento rimprovero per la mancanza di patriottismo e la mancanza di fiducia nell alleato tedesco, dimostrata con la mancata adesione. 27

28 Ma in definitiva concluse affermando che potevano ritenersi liberi. Si seppe poi e non subito che il tentativo partito da Von Richtofen, comandante della Luftflotte ( forze aeree tedesche in Italia), di incorporare l Aeronautica militare italiana nella Luftwaffe era fallito per un deciso intervento di Mussolini presso Hitler. Dei presenti, parte si allontanò sul momento, altri rimasero a Villa Cristina, dove il giorno dopo furono muniti di licenza a tempo indeterminato. Questi vennero richiamati dopo circa 20 giorni ed inviati ad Albavilla (Como), al Raggruppamento Accademisti. Per la parte di allievi alloggiati a Rondissone le cose non andarono allo stesso modo. Infatti i tedeschi si presentarono ingiungendo agli allievi di trasferirsi all aeroporto di Vicenza per essere arrruolati nella Luftwaffe. Questo messaggio era accompagnato da due cannoni da 20 mm. su autocarri. Gli allievi risposero mettendo in posizione alle finestre due mitragliatrici Safat da 12,7. I tedeschi se ne andarono. Dopo due giorni ritornò il cap. Specker, al momento assente, con gli autocarri per il trasferimento a Vicenza. Durante il viaggio furono inviati due allievi al Quartiere Generale di Salò, dal gen. Graziani, per avere maggiori chiarimenti e direttive. In seguito a questo contatto si ebbe l ordine di non recarsi all aeroporto di Vicenza, ma al Centro Studi ed Esperienze di Desenzano. I messaggeri, dotati di motocicletta, giunsero di sera all aeroporto di Vicenza, dove si stava già scaricando il materiale dagli autocarri, in tempo tuttavia per ricaricare e invertire la marcia.tutta l operazione si svolse disciplinatamente nell aeroporto controllato dai tedeschi. Si giunse così a Desenzano. Il comandante del Centro era il ten.col. Eula, ordinario di aerodinamica, coadiuvato dal ten.col. Anastasi, ordinario di termodinamica. Gli allievi erano alle dipendenze dei capitani Monti e Specker. In tempi successivi, gennaio 1945, il gruppo di Desenzano fu sciolto ed i componenti furono distribuiti fra vari reparti. di AVERARDO PUNGETTI 28

29 LA STORIA DI G. PESCE 01 - LO ZODIACO NELLA A.N.R. (Dopo gli avvenimenti dell 8 settembre N.d.R.) Circa un quarto degli allievi, quelli che avevano famiglia nell'italia centrale o in quella meridionale, attraversarono le linee del fronte e si presentarono al centro di raccolta di Brindisi; fra gli allievi che avevano famiglia al nord, alcuni rimasero fra le mura domestiche, altri passarono ai partigiani ed un certo numero si presentò a prestare servizio nell'anr. Il 15 dicembre 1943 il sottosegretario all'aeronautica decretò lo scioglimento della Scuola di Applicazione di Firenze e la costituzione dell'accademia Aeronautica a Forlì, con sede nella "Casa Studio" ubicata vicino al collegio; i programmi didattici non ebbero tuttavia molto successo perché gli allievi furono spesso impiegati in compiti non previsti presso il Comando Aviazione di Bellagio, il Raggruppamento Paracadutisti ed altri reparti. Nel corso dell'estate del 1944 gli allievi dello Zodiaco in servizio presso la Repubblica Sociale Italiana col grado di aspirante si trovavano sull'aeroporto di Casabianca, non lontano da Torino, per effettuare 1' addestramento al volo con il velivolo Ba 25. Comandante della scuola era il capitano Guglielmo Specker, che dipendeva dal tenente colonnello Tito Falconi. Il 25 agosto giunse la comunicazione che, d'ordine del Feldmarschall von Richthofen, 1' Aeronautica Repubblicana veniva posta alle dipendenze della Luftwaffe, nella persona del colonnello Dietrich. La notizia gettò lo sconcerto tra gli allievi, accantonati a Rondissone; qui furono bloccati da una ventina di tedeschi comandati da un tenente ed armati con due cannoni da 20 mm montati su due autocarri. Gli aspiranti, una cinquantina di persone fra cui Valerio Stefanini, si appostarono allora alle finestre dell'edificio mettendo in postazione due mitragliatrici Safat da 12,7 mm ed impugnando mitra e moschetti; il capitano Specker era a Torino a chiedere ordini. Gli aspiranti Stefanini e Luraschi, che parlavano tedesco, si rivolsero all'ufficiale germanico, che riferì loro che i piloti in addestramento dovevano trasferirsi all'aeroporto di Vicenza per essere arruolati nella Luftwaffe, completare il corso sul velivolo Bücker Jungmeister e poi passare a volare sul Bf 109. Stefanini rispose che non erano in grado di trasferirsi perché non avevano mezzi di trasporto ed ebbe come risposta 1' assicurazione che i mezzi sarebbero stati messi a disposizione dalla Luftwaffe; Stefanini replicò che prima di muoversi avrebbero comunque atteso il benestare del loro comandante. 29

30 I tedeschi se ne andarono e solo dopo due giorni arrivò il capitano Specker con gli autocarri necessari per trasferire tutto il contingente dello Zodiaco a Vicenza; 1' autocolonna partì e fece la prima sosta a Brescia; qui fu tenuto un piccolo rapporto e Specker decise di inviare un messaggio al ministero della difesa. Mentre l autocolonna ripartiva, il tenente Giorgio Bovolenta e l aspirante Duilio Biondi, designati quali latori, si recarono in motocicletta al quartier generale di Graziani a Polpenazze, nei pressi di Salò. I due inviati furono ascoltati dal colonnello Bocca, aiutante di bandiera del Maresciallo Graziani il quale dopo una serie di contatti con i vari uffici del ministero, diede loro 1' ordine di richiamare il gruppo degli aspiranti e di dirottarlo al Centro Studi ed Esperienze di Desenzano. Bovolenta e Biondi raggiunsero i colleghi alla sera all'aeroporto di Vicenza nel momento in cui stavano scaricando il materiale dagli autocarri; tutto fu ricaricato e i mezzi ripartirono per Desenzano uscendo tranquillamente dall'aeroporto presidiato dai tedeschi. Il comandante del Centro di Desenzano era il tenente colonnello Antonio Eula, ordinario di aerodinamica all'università di Roma, assistito dal tenente colonnello Giuseppe Anastasi, ordinario di termodinamica: gli aspiranti vennero rimessi in aula a studiare. Il corso fu posto alle dipendenze dirette dei capitani Ezio Monti e Guglielmo Specker, entrambi del Rex. L'atmosfera non era certo favorevole ad un sereno completamento degli studi: nei gravi momenti in cui si decidevano le sorti dell'italia gli aspiranti si sentivano fuori della mischia; essi pertanto chiesero insistentemente al sottosegretario, generale Bonomi, ed al Capo di Stato Maggiore, colonnello Baylon, di tornare a volare. Nell'ottobre 1944 gli aspiranti dello Zodiaco, con decreto del capo del governo, furono nominati sottotenenti piloti; a gennaio 1945 il gruppo fu sciolto ed i componenti furono distribuiti fra vari reparti; alcuni furono inviati all'aeroporto di Venegono, come i sottotenenti Luigi De Navasquez, Giuseppe De Ferrari e Tommaso Gulli, poi ucciso dai partigiani. A Venegono i sottotenenti Elio Speroni e Mario Eugeni riuscirono a fare voli addestrativi su un S.79; alcuni ufficiali si arruolarono nei paracadutisti di Tradate: fra questi il sottotenente Alberto Rizzi che il 26 aprile cadde in combattimento. Altri invece si arruolarono a Milano nella Flak, come il sottotenente Valdano Taddei, caduto anch'egli il 26 aprile. Alcuni più fortunati furono assegnati ai gruppi da Caccia: Valerio Stefanini, Duilio Biondi, Nello Ranalletta, Eraldo Bartolini e Gastone Caron andarono al 1 Gruppo di Visconti; Mario Massolo al 3. Furono tutti impiegati in varie mansioni di ufficio, di guardia, di amministrazione: nonostante il grande desiderio nessuno riuscì ad avvicinarsi agli aeroplani. D altra parte il gruppo di volo, con al massimo una cinquantina di velivoli efficienti, disponeva di una novantina di piloti fra ufficiali e sottufficiali e quindi non aveva né possibilità né tempo per preparare al combattimento piloti di scarsa esperienza. 30

31 Il sottotenente Duilio Biondi, d'intesa con altri colleghi, chiese una breve licenza e si recò a Milano, in piazzale Novelli, a conferire con esponenti del Ministero dell'aeronautica per cercare di ottenere un'assegnazione operativa; il risultato ottenuto fu che tutto il gruppetto fu trasferito all'ufficio stampa del ministero, agli ordini del capitano Franco Pagliano. Tornato al 1 Gruppo con il trasferimento in tasca, Biondi fu sollevato da terra da Adriano Visconti che non accettava di essere scavalcato dai propri dipendenti; Biondi e Bartolini andarono comunque a svolgere il nuovo lavoro; Biondi venne successivamente destinato in prima linea come corrispondente di guerra. Valerio Stefanini, grazie alla sua conoscenza del tedesco, fu assegnato al servizio del radiolocalizzatore col compito di ricevere le segnalazioni di allarme dal guida caccia tedesco e di passarle al maggiore Visconti; iniziò così una collaborazione fra il giovane ufficiale ed il comandante di gruppo che si trasformò in un legame di affetto e stima, concluso purtroppo con una morte tragica. ADRIANO VISCONTI Asso di guerra -BIBL. 10 primo stralcio, pagg

32 SCUOLA PARACADUTISTI DI TRADATE Dic. 44 Febbr. 45 Lo Zodiaco in addestramento Partecipanti: SANTAMARIA RIZZI SPERONI BERTOLASO CAMPURRA e altri per le insegne vedere pagine centrali a colori del libro di Arena! 32

33 TESTIMONIANZE DELLO ZODIACO ALCUNI FATTI DAI RICORDI DI GIGIO Tra gli ultimi mesi del 1943 ed i primi del 1944 molti allievi, accertata la possibilità di riprendere l attività di volo, incorporati nell Aeronautica Nazionale Repubblicana, si presentarono in tempi successivi, con il grado di aspirante, ad Altessano (TO) dove trovarono gran parte degli altri compagni in attesa di essere trasferiti all Aeroporto di Casabianca. La priorità per il trasferimento in detto Aeroporto fu data a quegli allievi che accettarono di ( eventualmente!) continuare, dopo un breve periodo di addestramento, l attività in Germania. Coloro che non aderirono alla richiesta tedesca restarono ad Altessano per essere successivamente trasferiti a Casabianca dopo che i predecessori, completato il breve addestramento (circa un mese), furono accasati a Rondissone. Il compito degli ultimi arrivati (assieme ad alcuni allievi dell Aquila II) è stato, in un primo momento, la sistemazione degli aerei lungo il bordo del campo (lato brughiera) defilati da un eventuale attacco aereo nemico e, successivamente, il servizio di guardia diurno e notturno, a difesa da eventuali attacchi da terra. Il 17 agosto, nell avanzato pomeriggio, l Aeroporto venne attaccato da una formazione di 8 Thunderbolts che con una serie di passaggi radenti distrussero la quasi totalità degli aerei. Il 25 agosto il Golpe di Von Richtofen, comandante dell Aviazione tedesca in Italia. Prima dell alba gli allievi vennero fatti uscire dalle loro tende, radunati di fronte ad una formazione di tedeschi appostati con mitragliatrice, ed invitati ad aderire alla Legione italiana (con divisa tedesca) incorporati nella Luftwaffe. In alternativa gli allievi non aderenti sarebbero stati messi a disposizione del gen. Graziani. Un consistente gruppo di non aderenti, rinchiuso per due giorni nella casermetta dell Aeroporto e controllato a vista da guardie tedesche, fu trasferito con autocarri in una località vicina a Torino, in un edificio condotto da suore e dal quale alcuni se ne andarono alla chetichella. Gli altri, il giorno dopo, furono muniti di foglio di via e mandati in licenza a tempo indeterminato per essere successivamente richiamati telefonicamente o telegraficamente. Ciò avvenne dopo circa 20 giorni e furono inviati (assieme ad alcuni dell Aquila II) ad Albavilla (Como) dove fu costituito il cosiddetto Raggruppamento Accademisti. Brevi lezioni di navigazione aerea e lingua tedesca. In autunno, promossi sottotenenti, inviati ai vari reparti. Di conseguenzail gruppo, già ben ridotto, si frazionò ulteriormente. Due S.Tenenti furono assegnati (su loro richiesta) al 1 Gruppo Caccia Asso di Bastoni di stanza a Lonate Pozzolo (VA) dove furono raggiunti da qualche altro dopo lo scioglimento dei Gruppi Aerosiluranti e Trasporti. 33

34 Alla cessazione delle ostilità (29 aprile 1945), tra 60 Ufficiali del Gruppo Caccia della A.N.R. (prigionieri cosiddetti di guerra), ai quali era stato concesso l onore delle armi, c erano 3 Sottotenenti dello Zodiaco. Nel pomeriggio di quel giorno due di loro piansero la perdita di due eroi: Adriano Visconti: Comandante del 1 Gruppo Caccia A.N.R. Valerio Stefanini: Sottotenente dello Zodiaco di LUIGI BRATTI (Gigio) fig. MKACsaBn DAL MAKPI DELL AQUILA II 34 - CASABIANCA

35 TESTIMONIANZE DELLO ZODIACO LA MIA STORIA NELLA R.S.I. Nell Ottobre del 1941 venivo ammesso al 1^Corso dell Accademia Aeronautica, proveniente dal Collegio Aeronautico della G.I.L di Forlì. L 8 Settembre 1943 crollava un mondo nel quale avevo creduto. Ho aderito alla R.S.I. appena costituita, seguendo le sorti del Corso Zodiaco da Forlì a Firenze ad Altessano. In questo periodo ho partecipato a scontri a fuoco con bande di partigiani, in maggioranza comunisti, a cui si erano uniti ex prigionieri di guerra inglesi, australiani, slavi evasi dai campi di concentramento. Nella primavera del 1944 venivo assegnato, con altri Camerati dello Zodiaco ( Santamaria, Fiorini, Lovato, Benea, Raja, Eugeni, Fogagnolo, Schiesari) e del Vulcano, alla Squadriglia Complementare Aerosiluranti, di base sull aeroporto di Venegono (VA), dove iniziammo l attività di volo con l S.M. 79. Nell autunno del 1944, per mancanza di carburante, la squadriglia e il personale del Comando del Raggruppamento Aerosiluranti venivano assegnati al 5^ Btg. A.P. A fine Ottobre 1944, aggregati al Rgt. Paracadutisti dell Aeronautica Folgore, partecipammo alle operazioni per la riconquista dell Ossola occupata dai partigiani che avevano costituito la Repubblica dell Ossola. Finito il rastrellamento chiedevo di essere assegnato al Rgt. Folgore. Frequentato il Corso alla Scuola Paracadutisti di Tradate venivo assegnato al Rgt. Folgore. Dopo la resa agli americani, avvenuta con l onore delle armi, raggiungevo la mia famiglia a Riccione. di ELIOS SPERONI 35

36 F I R E N ZE STORIE DELLO ZODIACO Ottobre 1943,Firenze C era l ufficio dello Zodiaco. Al primo piano, comandava il tenente Neri. Organizzazione Duilio Biondi: -Armi e munizioni. Valerio Stefanini ed Elios Speroni, che girava tenendo al collo Colt del peso di due Kg. Provenienza Far West e nonno garibaldino, nel taschino inneschi di siluri con micce da usare come bombette puzzolenti, al traino a volte casse di munizioni, a volte un cannone da 75/17, fabbricazione Skoda Stefanini, Massaccesi, Santini, Massolo, organizzato alla guida di un dovunque ( a saper guidare lui e Salvatore La Pinta ), erano occupati a fregare benzina ai tedeschi e pistole ai carabinieri. Ci mettiamo in divisa da aspiranti. Arriva il sottosegretario col. Molfese con alcuni altri ufficiali e mentre sono a mensa gli tagliamo la corona dal berretto...! Pupa,quanto ti amo, e ti sposo, anzi ti sposerò! DA LUNGA STORIA (13 ) di DUILIO BIONDI 36

37 da sx in piedi: SPERONI-NORMANDO-SGUERSO-RAIA-BALDASSARI-PREMOLI-MARTELLUCCI-MASSACCESI- FIORINI accosciati: GULLI-ZANETTI -al centro: cane ALA del Ten. Pil. Colasanti del corso Sparviero fig. Fg ZodFz (BIBL.04) figg. Fg nomi CAMPURRA - MENCARAGLIA MENCARAGLIA 37 - ANDREUCCETTI

38 ALTESSANO-CASABIANCA LA STORIA DI NINO ARENA 02 figg. EgA301+0/+1 L AERONAUTICA NAZIONALE REPUBBLICANA -BIBL. 04 secondo stralcio, pagg. 301 e 302 Nota di Pungetti a rettifica di quanto accennato nello stralcio che precede: - A Forlì, come già rilevato, gli accademisti non poterono volare -. 38

39 Casabianca (TO) Un Ba25 della Scuola fig. FgBa25Cb (BIBL.04) STORIE DELLO ZODIACO Si vola a Casabianca Da Firenze a Tradate ad Altessano Periodi di trasferimenti, ad Altessano si ozia al sole. Aeroporto di Casabianca luglio Si vola, la chiesa di Rondissone dall alto dei 300 metri, la Dora, la paura quando nel cielo arrivano alti alcuni Thundherbolt, ma fanno la cortesia di non accorgersi di noi... Cecere dirige la mensa. ( non se ne è saputo più niente). Noi andiamo a volare, comanda Specker. Poco prima di Ferragosto si va al Sestrière, ci inviano ad una operazione di rastrellamento con i tedeschi. Non rastrelliamo niente! Ma ci sparano! Da dove non si sa. Passiamo ferragosto sul Fraitève, 3000 metri. Non c è nessuno. Gianni Merlino mette in moto la funivia. E noi incoscenti la usiamo. Lasciamo un rimorchio a Pragelato e torniamo a Casabianca. 39

40 Bisogna ricuperare il rimorchio, ci va un gruppetto, Sciarretta, Normando, De Ferrari, altri...imboscata. sparano. Fausto viene colpito e muore in 20 minuti tra le braccia di Normando. Facciamo i funerali a Torino. DA LUNGA STORIA (14) di DUILIO BIONDI STORIE DELLO ZODIACO Breda 25. Addio Era una calda giornata dell agosto 1944 e precisamente il giorno 17. La pianura piemontese produceva una sostanziosa afa e l Aeroporto di Casabianca non faceva eccezione. Comunque era abbastanza contornato da discreti alberi sufficentemente ombrosi per riparare noi dello Zodiaco, un gruppetto di sistemati in un ampia tenda, ed un gruppo più numeroso di circa 30 allievi dell Aquila 2 alloggiati in una baracca di legno. La vegetazione riparava anche i nostri aeroplani decentrati e infilati in mezzo al verde degli alberi. Erano i nostri amatissimi e affezionati BREDA 25, biplani di vetusto impiego, con il loro poderoso Lincoming stellare da 188 HP che aveva già svezzato una incredibile generazione di neonati aquilotti. Anche qua a Casabianca alcuni zodiacali avevano provato la gioia di sentirsi spuntare le prime piume decollando. Come Meneguzzo e Pachera. Bratti poi che era stato uno dei primi a decollare a Grazzanise poteva permettersi una tantum un giretto da solo; e facciamo notare che con l esperienza acquisita non atterrò più dentro ai fossati! Fra gli attendati, oltre Bratti, ricordo ancora Barba, Plenario, Magagnoli, Gagliardo e quella simpaticissima sagoma di Spairani, che una notte mentre faceva il suo turno di guardia si mise a sparare e cantare per scaldarsi e scuotersi un pò! Ma ora i Breda 25 da un bel po di giorni erano a riposo. I voli erano fermi per mancanza di benzina e alcuni dei menzionati concordano con me su questa situazione. Data la stasi delle attività, andai in giro per i campi che circondavano l Aeroporto, portandomi un fucile

41 Già da qualche giorno avevo notato un certo movimento di selvaggina, più terrestre che volatile e l idea di poter incontrare una lepre, tanto per variare il menu della cucina da campo, aveva promosso questi propositi. Premetto che io non ero mai stato a caccia, quindi esperienza su come e dove cercare la selvaggina e capire a distanza di che si tratta: zero! Ma per avere maggiore probabilità di colpire qualcosa, mi portai pallottole a frattura prestabilita. Avevo già camminato un po, quando ad un tratto vidi, sul campo che avevo davanti, un animale che veniva verso di me: l erba sarà stata alta cm. e quello procedeva a balzi spuntando dall erba e rituffandosi dentro; io lo vedevo solo per l attimo che era fuori. Pensai che fosse una lepre: mi sincronizzai sul periodo delle sue onde e sparai. Non ricomparve andai a vedere non era una lepre-. Era una donnola. L avevo beccata. Poveraccia! Ma nel giro di qualche secondo arrivò improvvisamente qualcuno, più veloce e bellicoso di me, forse anche lui con l intenzione di beccarmi. Questo era un volatile, con le ali, ma senza le penne; non era silenzioso, ma facevo un baccano infernale sputando pallottole non a frattura prestabilita come le mie dalle sue mitragliatrici e dal cannoncino centrale. Era un Thunderbolt a bassissima quota che stava mitragliando sull Aeroporto poco distante, quasi a ruota ne arrivò un secondo: dopo la sua puntata riuscii a guadagnare l incrocio di due fossati e più veloce della donnola ci saltai dentro. Era intuitivo che il loro obiettivo erano le varie strutture dell Aeroporto, e mi stavo chiedendo se sarebbero riusciti a vedere gli aerei in mezzo agli alberi. Ma i Breda 25 non erano di colore mimetico ma di un bel colore argenteo, ed anche se un po ricoperti di fronde si vedevano certamente,. Poi così indisturbati, senza uno schioppo che sparasse contro di loro, con tutta la calma a loro disposizione, la possibilità di scendere a quote bassissime e scegliersi l angolo di mira più idoneo, era un gioco da ragazzi al tirasegno. I nostri cavallini alati, sui quali sognavamo inebriati di diventare piloti, avevano poche probabilità di cavarsela; era una condanna impietosa. Quante volte mi sono pentito di aver sparato a quell inerme donnola! Nella mia posizione all incrocio di due fossati profondi mi sentivo abbastanza sicuro e coperto da qualsiasi direzione venisse la salva dei proiettili; ma quando finita l incursione ho visto la lunghezza dei solchi ed il buco che facevano quei proiettili nel terreno, mi sono ricreduto. 41

42 Erano 8 Thunderbolt: 4 restavano in quota volando in cerchi sopra la zona mentre gli altri eseguivano una serie di passaggi; finito di mitragliare, i primi 4 salivano in quota e venivano giù gli altri. Nella richiamata gli aerei eseguivano una virata sinistra in cabrata e parecchie volte si è verificato che la virata avveniva esattamente sopra il punto dove ero io. Non ci saranno stati più di 50 metri, essendo l aereo inclinato vedevo chiaramente in faccia il pilota, con la testa girata che guardava in giù verso di me. Mi resi conto che ci stavamo guardando in faccia; come io distinguevo lui altrettanto sarà stato per il pilota. Il P47- Thunderbolt con un motore 18 cilindri doppia stella da 2000 HP 8 mitragliatrici cal. 12,5 ed in certe versioni più un cannoncino centrale, era giudicato il più grande, più pesante e potente caccia costruito nella II guerra mondiale. Nell occasione veniva impiegato per eliminare aerei in tela e legno degli anni 30! Questa dimostrazione di supremazia e strapotere, il vedermi girare a qualche decina di metri i piloti avversari sopra la testa che mi osservavano inerme e passivo dentro al fosso mi faceva rimescolare il sangue: mi identificavo nei nostri indifesi Breda 25 e mi sentivo un verme. Ad incursione finita, la constatazione dei risultati sugli aerei era come si poteva prevedere: uno sfacelo! Da allora non ho più visto un Breda 25. Addio amico! di AVERARDO PUNGETTI (Ave) STORIE DELLO ZODIACO Campo di Casabianca Noi sogniamo solo l arrivo della benzina: attorno imperversano il Diavolo Rosso e le Brigate rosse di Moscatelli. Cecere è direttore di mensa. Flapp, un cucciolo alaska che è la nostra mascotte, si infila nei tubi della cucina che scorrono sotto il pavimento: la mensa verrà sospesa finché rotto il pavimento non riusciamo a liberare la bestiola. Il campo di volo dista poco. I nostri trasporti al campo non sempre si salvano da isolate imboscate per fortuna senza conseguenze. Sarò io l ultimo a volare su quel campo. Quel giorno infatti poco dopo il decollo (Breda 25) vedo che dal campo viene sparato un segnale luminoso. Dapprima penso ad uno scherzo poi mi 42

43 guardo attorno e sopra di me vedo il cielo coperto da un numero impressionante di fortezze volanti che andranno a bombardare Chivasso e Torino. Mi butto giù in scivolata seguendo il corso del fiume Dora Baltea, sorvolo i tetti di Rondissone e atterro nel campo dove tutto brucia. Sono appena passati caccia di scorta dei bombardieri. Bar di via Roma a Torino Questo bar la Domenica mattina costituiva un ritrovo abituale per quelli di noi che il Sabato sera si erano recati in permesso da Rondissone, dove alloggiavamo, a Torino.Accade che quella mattina mentre stiamo prendendo la colazione sui tavolini esterni sotto i portici si ferma lì davanti una nostra motrice, guidata da un sottotenente dei servizi con a bordo alcuni di noi fra i quali un Pingue che va in licenza. E' una bella giornata di sole e l'invito è quello di associarsi per una gita. Si va in Val di Susa a prendere un rimorchio.via facendo raggiungiamo e sorpassiamo una piccola colonna con in testa e dietro due mezzi corazzati leggeri e in mezzo due automobili con a bordo il Gen.Mischi che comanda tutta quella zona di fronte ed alti ufficiali tedeschi.quasi subito dopo, da una collinetta alla nostra sinistra, si sgranano furiose mitragliate. La colonna era stata avvistata dai partigiani che ci avevano presi per scorta della colonna stessa.siamo tutti colpiti chi più chi meno gravemente.il Pingue che mi è accanto al mio fianco destro viene colpito alla testa e mi muore tra le braccia; SCIARRETTA colpito al torace si spegne dopo pochi minuti sul tavolo da cucina di una casetta vicino alla strada. Sostituisco col mio il suo colletto bianco della camicia. A sera rientriamo a Rondissone: CECE' mi apostrofa con un epiteto che non ripeto ma che in quella circostanza risuonava pieno d' affetto nei miei riguardi aggiungendo :"tu vuoi proprio morì ammazzato...e vattenne! ". DA FLASH DI VISSUTI LONTANI (03, 04) di MASSIMO CHIZZOLINI 43

44 figg. Fg nomi RANDI BENEFORTI - CIOPPI CORTELLA - BENEFORTI PACHERA PUNGETTI CORTELLA - BENEFORTI - CIOPPI 44

45 figg. Fg nomi da sinistra: CIOPPI-? -GROLLERO-CREA? -CORTELLA-BENEFORTI? -CECERE a terra: CHIZZOLINI fig. FgGrKizz GUCCIONE-SPERONI-BENEFORTI? -BENEFORTI PLANAS-RANDI-PUNGETTI CIOPPI-CARRARA BENVENUTI BENEFORTI 45 - BERTOLASO

46 IL COLPO DI VON RICHTOFEN LA STORIA DI NINO ARENA 03 fig.. EgA204 LA CRISI L AERONAUTICA NAZIONALE REPUBBLICANA -BIBL. 04 terzo stralcio, pag

47 TESTIMONIANZE DELLO ZODIACO CI SI MISE ANCHE VON RICHTOFEN Le nostre sventure non erano evidentemente terminate, dopo la distruzione dei Ba25, perché di lì a pochi giorni se ne profilò una seconda. Il 25 Agosto 44 al mattino presto ci trovammo circondati dai paracadutisti tedeschi che avevano già piazzato le loro mitragliatrici in punti opportuni. I presenti dello Zodiaco e dell Aquila fummo radunati presso la palazzina della mensa. Un ufficiale tedesco ci comunicò che da ora in poi avremmo appartenuto alla Legione azzurra e saremmo entrati a far parte della Luftwaffe: abbandono della nostra divisa per indossare quella tedesca ed in seguito avviati alle Scuole di Addestramento tedesche. La sua non era una proposta, ma una perentoria ingiunzione; dovevamo firmare un documento di Adesione, in caso contrario restavamo lì sotto la mira delle loro armi. Tanto per convincerci che facevano sul serio, tolsero le armi a chi le aveva con se e ci chiusero dentro la mensa, ponendo sentinelle. Per noi non era facile capire che cosa stava accadendo, come al solito eravamo completamente disinformati e non potevamo comunicare, neppure con il paese di Rondissone dove erano i restanti dello Zodiaco. Al primo momento aderì una certa parte, quindi il gruppo dei reclusi cominciò a diminuire; oggi ricordo chiaramente che erano con me Bratti Plenario Magagnoli ed Acerbi del Corso Aquila, perché questi resistettero anche nei giorni seguenti, ma ce ne furono sicuramente anche altri; ai quali ora non riesco ad attribuire il nome. Eravamo depressi e preoccupati, l andamento della situazione non faceva presagire rosee soluzioni e nel giorno seguente non cambiò aspetto. Da un regolare ricorso dell allievo Acerbi avverso al verdetto di indiscriminazione del Consiglio di Disciplina riporto le parole immediatamente disarmati restammo per due giorni rinchiusi in una camerata guardati a vista da sentinelle tedesche. Parecchie volte fummo chiamati alla presenza di un ufficiale tedesco e del ten. Colasanti che ci invitavano con sempre maggior insistenza ad aderire alla proposta tedesca, prospettando poco di buono in caso contrario 47

48 Come già avvenuto in altri momenti decisivi e determinanti ero insieme con l amico Magagnoli, ma questa volta eravamo insieme, non più nella buona sorte che ci aiutò a Forlì, bensì nella cattiva sorte. Avevamo parlato molto, specialmente durante la notte, anche perché le agguerrite cimici di cui erano pieni i pagliericci colà trovati non ci davano pace. Eravamo entrambi convinti e decisi a non voler diventare dei pseudo tedeschi e perdere la nostra divisa; ci proponemmo di continuare a dire no alla adesione ed al tempo stesso essere vigili ed attenti ad ogni occasione che potesse offrire una sensata via di fuga. Il secondo giorno fu ancora più angoscioso, struggente e cominciammo ad essere più silenziosi; ogni tanto qualcuno stanco di quella specie di bilancia delle sorti si avviava per andare a firmare l Adesione. Ci si guardava muti negli occhi con una stretta nel cuore e non sapevi se la sorte dell amico che se ne andava era meglio della tua. Quel lento stillicidio di abbandoni era penoso; forse i tedeschi contavano sul loro effetto convincente. Venne anche il terzo giorno; nel mattino arrivarono un paio di camion fummo radunati fuori dovevamo essere caricati su di essi. Noi eravamo schierati lungo la palazzina della mensa, di fronte a noi i soldati tedeschi in armi con il loro ufficiale. Ad essi si era aggregato il cap. G. Specker. Però in questo quadro c era qualcosa di anomalo, stonato. Il Cap. Specker era il responsabile della Scuola di Volo, quindi nostro comandante. Ma stranamente non era schierato con i suoi soldati bensì dall altra parte, assieme ai tedeschi contro i suoi soldati, che erano dell Aeronautica Italiana. Chissà come mai? Forse perché il suo nome aveva un suono un po teutonico! I suoi soldati, quelli che guardavano il vivo di volata del suo mitra puntato su di loro, sono stati poi cacciati fuori dall Aeronautica. Lui invece è rientrato. Ci fu un altro episodio al quale assistettero anche i miei colleghi Bratti Plenario Magagnoli ed Acerbi. Noi sull aeroporto avevamo come superiore diretto un capitano di Genova del quale non ricordo il nome: anch egli si era rifiutato di aderire alla Luftwaffe ed era rimasto prigioniero insieme a noi. Al momento di partire chiese all ufficiale tedesco di recarsi in una casa nelle immediate vicinanze per prendere effetti personali. Il tedesco acconsente. Il nostro Capitano si incammina e dietro di lui con il mitra spianato lo segue il Cap. Specker! Un ufficiale tedesco dimostra la sua fiducia verso un italiano, mentre un capitano italiano esprime il suoi astio nei confronti di un parigrado della stessa Arma!! 48

49 Chissà cosa pensò l ufficiale tedesco del suo alleato? I due camion presero la strada in direzione di Torino; erano anche scortati da qualche altro mezzo con truppe armate. Nell attraversamento di paesi, ad andatura rallentata, la gente ci guardava, e dall espressione che sorgeva spontanea su quei visi si intuiva cosa pensava di quello strano convoglio. Ma anche noi lo pensavamo ormai; stavamo convincendoci che ci avrebbero portati alla stazione, caricati su qualche vagone merci e deportati in Germania. Ci guardavamo in giro con occhi sbarrati e ansiosi, in cerca di possibili ancore di salvezza, ma capivamo che con la scorta che c era, ogni mossa sarebbe stata soffocata all istante. Queste al momento erano le nostre amare e funeste deduzioni. Chi l ha provato sa come sono questi momenti. In prossimità di Torino l autocolonna non si diresse verso il centro, ma continuò rimanendo fuori verso la campagna. Giunse dove era una grande villa con aspetto di Ospedale o Convento. Entrammo e vedemmo con stupore in uno spiazzo e nel parco una moltitudine di gente tutta dell Aeronautica! Ufficiali Sottoufficiali Avieri. Incontrare così all improvviso tanto azzurro ci portò una ventata di amicizia e cameratismo. Inconsciamente scendemmo, dimenticandoci della nostra scorta, per parlare con qualcuno, ma nessuno sapeva nulla, erano stati portati lì come noi. Poi quando ci accorgemmo che la nostra scorta era scomparsa, i freni del cuore che lo tenevano sospeso in ansia si mollarono e fu una esplosione di immensa gioia irrefrenabile. Apprendemmo di essere a Villa Cristina, ma nessuno sapeva spiegare il perché eravamo lì. Più tardi arrivò il ten. Col. Falconi, molto arrabbiato e indignato con noi perchè non avevamo avuto fiducia nell alleato tedesco e perchè non avevamo aderito a far parte della Luftwaffe. Usò parole roventi e pesanti nei nostri confronti; fatta la sua filippica se ne andò lasciandoci liberi. Ma senza spiegarci altri perché e tanto meno chiarire che cosa era avvenuto in seno a tutta l Aeronautica. Solo dopo diverso tempo sapemmo lo svolgersi degli avvenimenti. Von Richtofen era il comandante dell Aviazione Tedesca in Italia. Avrebbe voluto avere sotto il suo diretto comando anche l Aviazione Repubblicana per utilizzarla secondo i suoi 49

50 criteri. Questo suo progetto si materializzò in un vero e proprio colpo di mano, attuato il 25 agosto. Mussolini venuto a conoscenza intervenne energicamente presso Hitler il quale provvide a richiamare Richtofen in Germania ed il colpo di mano fu bloccato. Da Villa Cristina io e Magagnoli con alcuni dei detenuti di Casabianca andammo in città a Torino. Il patema d animo sofferto stava passando e per far passare del tutto il magone decidemmo di andare a vedere uno spettacolo di varietà presentato da Dapporto. Evidentemente non eravamo i soli ad avere bisogno di un digestivo, specialmente se offerto da una schiera di ballerine; quando siamo entrati in teatro le prime due file della platea erano tutte di un bell azzurro Aviazione! In seguito con Gastone facemmo questi ragionamenti. Le nostre ultime speranze di poter ancora volare se ne sono andate in fumo anzi in fuoco e fiamme una settimana fa e con esse il sognato ideale di diventare ora dei piloti. Ci è andata bene una volta, ma è assai poco probabile che possa andarci bene ancora una seconda volta. Prima di trovarci nelle mani di un alleato che non ci stima e non ci tratta più da alleato, è meglio ritirarci in buon ordine. Dopo qualche giorno su un camion, seduti su una pila di bombole vuote eravamo in viaggio verso casa. Io e Gastone eravamo ancora insieme nella buona sorte. di AVERARDO PUNGETTI STORIE DELLO ZODIACO Arrivano i tedeschi 20 agosto attentato ad Hitler. Golpe nell Aeronautica Repubblicana. Arrivano i tedeschi sotto il nostro accantonamento, nella scuola di Rondissone, con i cannoni da 20 puntati. Andiamo alle finestre, abbiamo un paio di 12,7 e i moschetti 91. Trattativa, Valerio Stefanini sa il tedesco, Duilio gli sta vicino e parliamo romanesco, vorrebbero 50

51 che facessimo fagotto per andare con loro a Treviso ad arruolarci con il grado di sonderfuhrer nella Legione Aerea Italiana, ma con divisa tedesca. Cerchiamo inutilmente di contattare il Comando di Torino, ma niente da fare! Diciamo che in assenza del nostro ufficiale in comando non abbiamo intenzione di spostarci, il tenente tedesco è giovane forse appena più grande di noi. Capisce che se sparano, spariamo. Vanno via. Dopo due giorni torna Specker con i camion per il trasferimento a Treviso e gli ordini da Torino del col Tito Falcone che era il Comandante delle scuole. Partiamo, masserizie, Bernardi con moglie e cane: e gira gira l elica romba il motor questa è la bella vita la vita bella dell aviator E via per l autostrada, fino a Brescia. A Brescia facciamo tappa, ci fermiamo in periferia e ci acconciamo a passare la notte su un bastione. Si fa una specie di Consiglio e la decisione è di inviare una pattuglia a Salò dove c è il Ministero, da Graziani, per sapere ed avere chiarimenti. Ci va il tenente Bovolenta direttore dei voli e Biondi, con la moto. Incocciano nella notte una tempesta estiva di quelle che avrebbero tenuto banco sui media. Ma allora una temporalata anche se distruttiva non faceva notizia. Al comando parlammo con il Capo di Stato Maggiore e ci dissero di non andare da nessuna parte Intanto il grosso dello Zodiaco su tre autocarri era andato e, per quanto noi procedessimo a velocità diversa, li raggiungemmo che erano gia arrivati all aeroporto di Treviso e stavano scaricando i bagagli. Contrordine ragazzi, con calma,torniamo indietro. Senza parere rimettiamo in moto e passiamo davanti al corpo di corpo di guardia tedesco, salutiamo e ce ne andiamo! E arriviamo a Desenzano. DA LUNGA STORIA (15) di DUILIO BIONDI 51

52 D E S E N ZA N O STORIE DELLO ZODIACO L Idroscalo Idroscalo di Desenzano - settembre 1944 Fu per la maggior parte di noi un periodo di goliardica vacanza. Il comando dell idroscalo era stato affidato a due scienziati di chiara fama, il professore di aerodinamica dell università di Roma ten.col. Eula e l altro era il professore di termodinamica, ten.col. Anastasio, a cui una sera di baldoria disegnai i baffetti col carboncino. Nel dopoguerra furono luminari emeriti, Eula fu rettore se non sbaglio a ingegneria. Anastasio titolare della cattedra a Roma. Ovviamente insieme a Stefanini etc ne avevamo acquistato la simpatia. Insieme a Specker venne Ezio Monti che come capitano anziano assunse il comando. Non c era un auto per il comando... Così la fregammo ai tedeschi che da qualche parte l avevano fregata, una aprilia bellissima, mimetica, a gas, che fu portata a velocità supersonica all autoreparto e trasformata in un blu brillante aeronautica a benzina, targa già pronta con tanto di bollo tedesco. Operazione portata a termine magistralmente da Mario Massolo mentre Biondi, Stefanini ed altri nel Ristorante Miralago facevano corona al tavolo degli ufficiali tedeschi, che si accorsero del fatto solo dopo la terza bottiglia di Bardolino. Natale a Desenzano Fu un Natale triste,da una parte. Ma a vent anni niente è triste. DA LUNGA STORIA (16) di DUILIO BIONDI 52

53 STORIE DELLO ZODIACO Il viveur di Salò Negli hangar l'idrovolante di Agello riposa orgogliosamente soddisfatto; da molto tempo ormai ha spento il fremito dei suoi motori. L'ampio calmo specchio del lago non vorrebbe mai sentire, come noi del resto, il cupo minaccioso "arrombare" nel cielo delle fortezze volanti. Su queste sponde rivedo tra gli altri Lodovico Martellucci che quando era in permesso o in libera uscita, non sapendo vincere un curioso bisogno psicologico di burlesco trasformismo, "migrava" a Salò per vivere una sua macchietta che era quella del Viveur tipo "Gastone alla Petrolini". Sentiva il bisogno di catturare l'attenzione del prossimo che lui amava prendere in giro con questa falsa identità. Con tanto di monocolo, guanti bianchi e bastoncino si faceva passare per barone condendo il suo soggetto con l' "erremoscio". O sul lungo lago o incrociando le gambe al tavolino di un gran caffè, denudava ammiccando le belle ragazze che ivi passeggiavano. Per sua fortuna con il nostro riconoscimento potemmo salvarlo in occasione di un brusco incontro con la... "DECIMA MAS". Gli spassi di Desenzano Io ho una camera fuori, a casa della Rosina, moglie del "Bianca" (contrabbandiere del lago) bagnino dell'hotel Mayer. La buona Rosina mi colma di attenzioni. Pane bianco, lasagne fatte in casa, salumi, burro, marmellate, uova, olio d'oliva, di tutto mi viene propinato. Alla fine scopro che in gioventù era stata una vecchia fiamma di mio padre, studente liceale al famoso collegio di Desenzano. In quel periodo ci ospiterà, come attori di uno spettacolo di varietà, il teatro di Lonato. Lo spettacolo ha successo e Stefanini in particolare viene clamorosamente applaudito per la sua versione di "Signorinella pallida...volevo accarezzarti la pansè". Chi allora avrebbe potuto immaginare quello che gli sarebbe accaduto a fianco dell'eroico maggiore Visconti!. Sto per andare in licenza qualche giorno e chiedo al "Bianca"dove posso trovare dell'olio d'oliva da portare con me. Mi manda a Moniga a chiedere del "Monco" che mi provvede di una lattina di cinque litri. Risalgo da Moniga alla soprastante strada costiera e faccio segno di stop ad una macchina che va in direzione di Desenzano. Io sono in divisa con la lattina in mano.la macchina ha le mezze luci perchè è l'imbrunire. Essa si ferma qualche metro più avanti e io la 53

54 raggiungo per chiedere se può portarmi a Desenzano. Il militare autista si volge all'ufficiale che siede dietro chiedendo il permesso che viene concesso. Salgo frettolosamente e mi accorgo di essere vicino al Generale Graziani. Con la naturale soggezione che si impadronisce di me e con la mia lattina tra le gambe resto fermo immobile sul sedile finchè, arrivati nei pressi del centro abitato, mi sento dire da Graziani " Dica all'autista dove vuole scendere". DA FLASH DI VISSUTI LONTANI (05, 06) di MASSIMO CHIZZOLINI fig. FgGrDsnz A DESENZANO 54

55 STORIE DELLO ZODIACO I Kamikaze Bisogna pur raccontarla, questa storia. Non l ho mai sentita ricordare da alcuno, di quelli di Desenzano. Eppure è vera, anche se quasi sicuramente incomprensibile per molti. Che forse hanno dimenticato la loro giovinezza, o forse non l hanno mai vissuta nei suoi aspetti più generosi. fig. EgAR45pg59 A Desenzano, nel gennaio del 1945, qualcuno di noi ha preparato una lettera per Mussolini nella quale si sollecitava l onore di costituire, dopo addestramento in Germania, la prima squadriglia della morte italiana. Eravamo disponibili per fare i kamikaze nella guerra che si stava combattendo. Abbiamo aderito in molti, dopo aver pensato e discusso. Non so in quanti, ma direi qualche decina.. Mi piacerebbe che quelli ancora vivi, tra costoro, mi scrivessero. Tutto poi è sfumato nel nulla. Più tardi ho pensato che la petizione sia stata fermata a qualche livello di Comando, da gente più saggia di noi. Oppure era ormai materialmente impossibile organizzare una cosa del genere nella Germania vicina al disastro. Oppure qualcuno avrà in qualche modo dissuaso gli estensori della lettera. Tutto ciò non ha molta importanza. E stato meglio così. Ne sono morti abbastanza, di bravi ragazzi. Rimane, nei nostri vecchi cuori, l orgoglio di aver offerto in quel momento la nostra vita per l onore dell Italia. di LORIS PACHERA (Cif) 55

56 figg. Fg nomi CORTELLA RABAGLINO INDRIO da sinistra: ORLANDO-MARIN-MASSOLO cap. SPECKER-CELEBRANO DE NAVASQUES-RANDI fig. FgGrSpecker fig. FgTraina&C CREA - IVALDI sopra: TRAINA-RANDICH(?) 56 sotto: ANDREUCCETTI-CELEBRANO

57 figg. Fg nomi PACHERA-MENEGUZZO-CREAfig.FgGr con Comnd RANDI & ragazza GRUPPO CON UFFICIALI DEL COMANDO fig. FgInBarca fig. FgRnd&mitr ANDREUCCETTI-?-CELEBRANO RANDI CELEBRANO -?- ANDREUCCETTI-CAMPURRA 57 PACHERA

58 STORIE DELLO ZODIACO Il corso Zodiaco si scioglie Desenzano 13 Gennaio 45 Sono cominciate stamane le prime partenze. Il corso Zodiaco si scioglie. Ora vorrei veramente essere un fascinoso scrittore per fare l elogio del nostro corso, del nostro cuore, del nostro amore per la Patria. fig. EgLPdiario01 Siamo giovani come ce ne sono tanti, di vent anni, e anche più. Ma abbiamo esaltato tra di noi, attraverso tremendo di entusiasmi, un tirocinio speranze, di di delusioni ricorrenti, l amore immenso per la patria e per la giustizia. Il nostro naturale impeto di sincerità, giovanile generosità, di amore di s è trasformato per gli eventi, che nessuna generazione ha patito quanto patimmo noi, in una sete profonda e cosciente di bene. Non posso dire quel senso doloroso di distacco che ora proviamo. Ci siamo abbracciati non come fratelli ma come fossimo parti di un solo armonioso corpo. I legami che ci uniscono sono ora più sentiti dei legami del sangue. Domani certo non sarà così, ma non avremo mai amato tanto la patria come quando l amore di uno era l amore di tutti. DA UN VECCHIO DIARIO 01 di LORIS PACHERA 58

59 AI REPARTI NOTA PER VEANT: Come per eventuali altre pagine singole contenenti immagini a colori, lasciamo il colore se è possibile raggruppare le pagine con altre (vedere con Pachera), altrimenti passarle in bianco/nero. 59

60 LA STORIA DI NINO ARENA Tirocinio e Servizio Caduti- fig. EgAlittal / figg. EgA304Sx Dx L AERONAUTICA NAZIONALE REPUBBLICANA -BIBL. 04 quarto stralcio, pag. 304 CADUTI DELLO ZODIACO SOPRA RICORDATI : -STEFANINI-SCIARRETTA-GULLITADDEI-RIZZI-IVALDI-SANTINI-SAVI-DE FERRARI-DE NAVASQUES

61 LA STORIA DI NINO ARENA 05 - LA MORTE DI UGO SANTINI Mentre ferveva a Venegono l attività per la sistemazione del personale e del materiale, una prima sciagura colpì dolorosamente il gruppo Buscaglia. Il 15 novembre (1943 N.d.R.) un SM.79 in volo da Firenze verso Venegono, precipitava a causa di scarsa visibilità nei pressi di Piacenza provocando la morte dei piloti Ten. Ettore Donati e aspirante AU pilota Ugo Santini L AERONAUTICA NAZIONALE REPUBBLICANA -BIBL. 04 quinto stralcio, pag. 260 TESTIMONIANZE DELLO ZODIACO SMISTATO AI REPARTI, DA DESENZANO A COLTANO Desenzano, Novembre 1944 In Novembre del 1944, lo Zodiaco che era a Desenzano venne smistato ai vari reparti dell Aeronautica repubblicana. Io, con altri dello Zodiaco tra cui Massolo e Di Piramo, siamo andati presso il Comando del 3 Gruppo Caccia che aveva sede a Desio (Milano). Il Gruppo era comandato dal Capitano Malvezzi. Ai primi di Gennaio del 1945, Malvezzi mi trasferì al presidio aeronautico di Thiene (Vicenza) con funzione di Comandante in sostituzione di Guccione, sempre dello Zodiaco, 5a Compagnia. La funzione del comando era di dare assistenza logistica alla Forza aerea che utilizzava l aeroporto, composta da tre aerei ME 109 di cui uno poi venne abbattuto in combattimento, uno distrutto a terra e il terzo trasferito all aeroporto di Aviano. Il comando comprendeva, oltre al sottoscritto, un Maresciallo, un Sergente e quindici Avieri. Nei giorni Aprile, dopo il dileguarsi di tutto il personale in forza, rimasi solo alla sede del Comando. 61

62 A Thiene si era trasferito da circa un mese il Comando generale della X MAS. Il Comando era in quel momento tenuto dalla Medaglia d oro Arillo. Il 26 Aprile decisi di presentarmi al suddetto Comandante che mi aggregò alla X MAS; Gruppo combattente ancora tutto unito con armi e servizi logistici. Nella notte del 26 Aprile il Comandante decise di muoversi da Thiene per cercare di ricongiungersi con le forze tedesche in Val d Adige (Rovereto) attraverso la Vallarsa. La partenza avvenne immediatamente in pieno assetto di guerra con circa 40 automezzi. Arrivammo all alba al Passo del Pian delle Fugazze. La pattuglia mandata in avanscoperta ci comunicò che dalla Vallarsa salivano alcuni carri armati americani, i quali poco dopo cominciarono a sparare contro le nostre postazioni. Considerata la nostra inferiorità numerica e di armamento, il Comandante Arillo decise la resa alle forze americane per evitare inutili perdite. Poiché il colore della mia uniforme azzurra poteva fare buon contrasto con il bianco, venni incaricato di uscire allo scoperto con la bandiera bianca della resa. Il fuoco dei carri armati americani cessò subito e fummo fatti prigionieri. Venimmo concentrati prima a Schio e poi a Vicenza, dove fummo aggregati alle truppe tedesche fatte prigioniere in quelle zone. La mattina successiva iniziò l odissea del trasferimento con automezzi verso i campi di prigionia dell Italia centrale. di BEPI MENEGUZZO STORIE DELLO ZODIACO La prima missione-1943 Alla fine di settembre, il comando tedesco ci comunicó che necessitava i locali dell Accademia per costituire un ospedale, che esistevano dei comandi italiani e che, secondo gli accordi presi, avremmo dovuto presentarci a detti comandi. In piú, la Zona Aerea di Padova era, dopo il primo ondeggiamento, tornata a funzionare. Mi presentai a Padova. Qui mi riconobbero il grado di aspirante, e con quel grado ottenni di essere trasferito a un reparto in efficienza di volo, il G.T.V., Gruppo Trasporto Velivoli, addetto al ricupero, accentramento e smistamento degli apparecchi giacenti nei vari aeroporti per la costituzione della nuova aeronautica, gruppo di stanza prima ad Aviano poi a Gorizia. Raggiunsi Gorizia e mi misi a disposizione del maggiore Zigiotti, comandante del Gruppo. 62

63 La prima missione fu il trasporto di un Fiat G.8 da Rimini a Gorizia. In Accademia non avevo ancora decollato sul Ba.25. Causa la rotazione degli istruttori, o il trasferimento dalla 3a Co alla 5a Co, o per mancanza di manico, il che mi dava un senso di inferioritá intima, con lo spettro del ruolo servizi. A Gorizia incontrai quelli del Vulcano che giá erano in servizio a quell aeroporto. Mi presentai la sera del mio arrivo al circolo ufficiali e fu una festa da ritorno del figliolo prodigo. Mi riempirono di consigli e informazioni. Mi dissero che il G.8 era maneggevole come il Ba.25 e che seguissi la costa per raggiungere Gorizia stando bene al largo di Venezia. A Rimini l ufficiale tedesco al quale consegnai l ordine di volo mi informó che non avevano paracaduti. Con la tuta, il casco e gli occhiali dell Accademia decollai con il G.8. Dopo varie vicissitudini, riuscii ad atterrare sano e salvo, e con l apparecchio intatto, a Gorizia. Due giorni dopo il mio rientro, l ordine di volo del giorno mi mandava a Klagenfurt con un FL.3: Prendere quota su Gorizia, e rotta diretta a 3.500/4.000 m. Era una ottima giornata e la visibilitá eccellente. Cominciai a salire a spirale per evitare le prealpi che si affacciavano su Gorizia. Il Tricorno era alla sinistra della mia rotta con m di quota. Eravamo nell autunno a stagione inoltrata. Giá a m si cominciava a sentire freddo e il suolo era divenuto bianco. Per ogni m di quota, la temperatura si sarebbe abbassata di 7 gradi e l ossigeno si sarebbe rarefatto nell atmosfera. Speravo che il maglione, la tuta di volo e i guanti mi avrebbero protetto sufficientemente. Passate le prealpi presi la mia rotta a 60 e, per avere piú ampio raggio di manovra in caso di avaria al motore, continuai a salire raggiugendo i m. Senza contare l influenza dei venti, avrei dovuto raggiungere l aeroporto di arrivo in un ora e quindici minuti. Sotto il panorama era una distesa bianca, da orizzonte ad orizzonte, e il sole mandava riflessi specchiandosi sulla neve e sui ghiacciai. Il freddo era diventato intenso. Giá le dita che stringevano la leva stavano dandomi difficoltá. E ben presto mi prese una euforia da inebriato, forse per l insufficienza di ossigeno. Cominciai allora a cantare accompagnando il ritmo del canto alle oscillazioni dell apparecchio. Ma Klagenfurt dove sta? Non dovevo essere lontano. E cantavo, e cantavo ripassando i versi delle canzoni di marcia. Non potevo vedere l orologio a causa dei guanti e l impossibilitá di usare le dita. Il paesaggio sembrava non cambiare. Forse dovevo aver incontrato dei venti contrari. Dopo ancora una eternitá i picchi cominciarono a scendere di quota. Seguendo l elevazione del terreno finalmente apparve il fiume Drau e dietro si delineó Klagenfurt. Poco piú lontano, l aeroporto. 63

64 Pensavo giá di essermela scampata quando, a ritmo, dense colonne di fumo si elevarono dietro la cittá: alzato lo sguardo verso il cielo, le classiche scie bianche di condensazione d alta quota. Scesi rapidamente a qualche centinaio di metri di quota, facendo giri di campo a una certa distanza. L aeroporto era stato danneggiato. Incerto, dove e come atterrare, un razzo verde su una delle piste mi tolse d imbarazzo. Misi in direzione l apparecchio e al momento opportuno spinsi coi polsi la manetta e cominciai a planare. Finalmente toccai terra ma non potei spegnere il motore. L apparecchio rullava a pochi chilometri all ora. Una camionetta sbucó da qualche parte e un sottoufficiale tedesco correndo, si aggrappó al parabrezza. Mettendo la mano sul cruscotto giró la chiavetta di accensione del motore. Mi sollevarono di peso e con l autoambulanza mi portarono all ospedale. Il giorno dopo il solito Junkers mi riportava a Gorizia. Il freddo era diventato insopportabile. Scesi dalla torretta del frenatore e rifeci il percorso tra la folla per raggiungere la mia cuccetta; sdraiato in quel cubicolo, pensai alla mia terra lontana e a chi avevo lasciato. DAL RACCONTO DALLE ALPI A TERRANOVA (02-fine) di MARIO EUGENI STORIE DELLO ZODIACO La mia preghiera Al G.T.V., Gruppo Trasporti Velivoli, di Gorizia un gran numero di piloti era costituito dai sottotenenti del Vulcano, essendovi stato anche prima dell'8 settembre '43 addestramento di primo periodo per la caccia. Io, aspirante dello Zodiaco, ero l'unico pinguino in circolazione. Trattato salvo eccezioni alla pari, paternalisticamente o altro come "rara species", c'era sempre 64

65 un gruppo che mi trascinava dietro. In servizio, nuovo e inesperto, trovavo sempre assistenza e aiuto con relative raccomandazioni. Era ormai trascorso il mese di novembre e già inoltrato il mese di dicembre. Al G.T.V. le mie missioni erano cristallizzate con dei Fiat G.8, FL3, Ba.25, Saiman 202, Ca.164 e simili. Sembrava che non potessi muovermi da quella categoria. Non si faceva scuola, non si faceva addestramento. Si trasportava solo aeroplani. Quando si sarebbe potuto iniziare l'addestramento per poter entrare in azione? Si sussurrava che la caccia stava organizzandosi e che sarebbe entrata in azione in poco tempo. In più, gli aerosiluranti con nuovi e sufficienti S.79 erano già in avanzato addestramento. Il tutto sarebbe andato bene per gli anziani del Vulcano perchè prima dell'8 settembre erano già in progresso nelle diverse specialità. Per quanto riguardava lo Zodiaco, i tempi sarebbero stati molto più lunghi. Ciò nonostante, da radio fante, avevo appreso che Busca, Santini e Bellucci erano già con il Gruppo Siluranti Buscaglia. Bellucci sarebbe certamente entrato in azione in breve tempo data la sua esperienza di due anni di guerra nella caccia da sottotenente pilota di complemento. Gli altri sarebbero arrivati molto prima di me. Decisi di parlarne con l'aiutante maggiore del gruppo. Ottenuto il colloquio, esposi la mia situazione e il perché della mia presenza al gruppo, dal decollo a Rimini con il Fiat G.8 all'atterraggio a Gorizia. Chiesi poi di poter volare con aerei più avanzati per potere eventualmente essere scelto per le scuole di pilotaggio al tempo opportuno. Fui ricevuto con benevolenza e mi fu spiegato che, data la penuria di personale, avrei dovuto fare addestramento nelle ore libere dal servizio. Inoltre, un pilota sufficientemente addestrato avrebbe dovuto sacrificare le sue ore di riposo per provvedere al detto addestramento. Aggiunse che si sarebbe occupato del mio caso dando seguito alla mia richiesta per la verifica di un CR.30 biposto. Fu così che una sera del 6 dicembre 1943, al crepuscolo, un "istruttore" del Vulcano mi fece montare su un CR.30 a doppio comando. Fece partire il motore e dopo il dovuto riscaldamento, partì a tutta manetta. Non ho mai capito se quello era l'usuale volo impressione o altro. In ogni caso, dopo 25 minuti di acrobazia e passaggi a volo rasente, riatterrammo al campo. Non ci fu nessun cambiamento negli ordini di volo per qualche settimana e io continuai i trasporti dei soliti apparecchi. Forse il comando aveva deciso di cancellare il mio addestramento. 65

66 Ma il 7 gennaio del 1944, con grande sorpresa, lessi sull'ordine di volo del giorno il mio nome con a fianco: CR.30 Aviano Ghedi. Rilessi due volte ed ero proprio io: Asp.Mario Eugeni. Il solito Junkers 52 mi portò ad Aviano. Sceso dall'aeroplano mi incamminai per cercare il comando dell'aeroporto. L'area antistante gli edifici rigurgitava di gruppi di ufficiali e sottufficiali dell'aeronautica che, concentrati ad Aviano, erano in attesa di essere trasferiti ai varii reparti. Chiesi a un maresciallo a quale ufficio dovevo dirigermi. Il maresciallo mi guardò e quando vide che ero un Aspirante mi diede del "signor Tenente". Mi spiegò che era un istruttore dell'accademia. Per le poche ore di volo fatte a Grazzanise non mi ricordavo della sua fisionomia. Alla notizia che ero in servizio al G.T.V. e che dovevo trasportare un CR.30 a Ghedi, esterrefatto mi pregò e mi scongiurò di non andare. Lui avrebbe preso il mio posto. Io non avevo sufficiente esperienza per pilotare un CR.30. Fui veramente toccato dalla sua evidente preoccupazione, ma non avrei mai consegnato a nessuno il mio "foglio di via". Un motorista mi informò che l'apparecchio era stato revisionato e che certamente tutto era in ordine. Avviato e scaldato il motore, mi diressi verso la direzione indicata dalla manica a vento, parallela alla facciata dell'hangar. Al segnale di partenza, tirai la manetta fino al fondo. L'apparecchio rullava velocemente sul prato quando cominciò a tirare a destra verso l'hangar. Sorpreso, e a piena velocità di decollo, mi trovai di fronte l'edificio. Non ebbi altra scelta che sperare di sorvolare l'ostaccolo. Chiusi gli occhi solo per pochi secondi abbastanza per capire che avevo raggiunto lo spazio libero. Tirai su poi a quota fiancheggiando le Alpi accompagnato dalla melodia del motore. Cantai la mia preghiera: "Dio di tutti cieli e dell'infinito, fa che io possa presto raggiungere i miei fratelli che combattono e muoiono per difendere la nostra causa. Dammi la forza e la resistenza di tenere alta la nostra bandiera fino all'estremo, e se per questo è detto di morire, fammi morire combattendo per salvare la nostra terra, per proteggere la nostra gente e per mantenere il nostro onore. Salva tutti coloro che si battono in buona fede." All'aeroporto d'arrivo, il grande prato verde e lo spazio mi diede ampia possibilità di toccare terra senza nessun danno. Rientrato al gruppo, mi sentii importante. Avevo fatto un'altro piccolo gradino che mi avvicinava al sogno da realizzare. L'8 febbraio 1944 mi fu consegnato il solito ordine di volo: Trasporto Fiat CR.30E MM4929 da Villafranca a Venegono. Niente di straordinario. Solita ispezione dell'aeroplano, carburante, comandi, etc. Buona giornata, tempo favorevole. Decollai come al solito e procedetti per Venegono senza preoccupazioni. Purtroppo, arrivato all'aeroporto ebbi la sorpresa di trovare un nuovo fattore: La pista d'asfalto. Per peggiorare la situazione, la manica a vento 66

67 non condivideva la direzione della pista. Dopo due giri di campo, imboccai la pista con grande precauzione per diminuire lentamente la perdita di quota, il che non accadde. Con il relativo impatto, l'apparecchio rimbalzò cappottando. Ebbi la presenza di spirito di spegnere il motore, e mi ritrovai a capofitto sull'asfalto. Mi liberai dalle cinture e uscii a carponi dall'apparecchio senza una graffiatura. Piu tardi, nel mese d'aprile '44, in seguito a ordini ricevuti, trasferito al Reparto Addestramento Aerosiluranti con sede a Venegono, ebbi occasione di rivedere i ruderi delle parti inutilizzate del mio velivolo. Realizzai allora che il Dio di tutti cieli mi aveva esaudito. Dicembre 1999 di MARIO EUGENI STORIE DELLO ZODIACO A Milano, in via Mario Pagano 47 L'aeronautica aveva qui requisito un'appartamento che era la nostra sede milanese. Proprietario è l'avvocato Brusasca, futuro onorevole democristiano. Dopo il 25 aprile verremo a sapere che comandava una brigata di partigiani bianchi in quel di Alessandria. Nello stesso edificio sopra di noi abitavano le signorine Cavalli, cognate di Brusasca. Esse ebbero con noi buonissimi rapporti. Fummo più volte invitati da loro a pranzo. Tutti sapevano di noi e noi di nessuno!. DA FLASH DI VISSUTI LONTANI (07) di MASSIMO CHIZZOLINI 67

68 LA STORIA DI NINO ARENA 06 L IMPRESA DI GIBILTERRA figg. EgA282+0/+1 Dal Diario operativo del Gruppo Autonomo Aerosiluranti Buscaglia Giorno 4 giugno (1944 n.d.r.) at ore 24,30 10 velivoli SM79 bis hanno decollato da Aeroporto Istres per effettuare azione di siluramento notturno rada di Gibilterra. Attacco est stato effettuato da 9 apparecchi tra ore 2,10 et ore 2,35 circa. Siluri sono stati lanciati contro piroscafi alla fonda. Nessuna reazione contraerea. Notata presenza della caccia notturna. Osservata entrata in azione di numerose fotoelettriche. Capitano Marini Marino L AERONAUTICA NAZIONALE REPUBBLICANA -BIBL. 04 sesto stralcio, pagg.282,283 68

69 STORIE DELLO ZODIACO UN RACCONTO DI GUERRA Questo racconto è dedicato alla memoria dell Aspirante Luciano Busca del Corso Zodiaco, VI Compagnia, da me scelto come Secondo Pilota, quando diventato S.Ten. fui designato capoequipaggio. Con me aveva effettuato voli di allenamento e trasporto di materiale e personale ai campi trampolino e nonostante le poche ore di volo all'attivo, oltre ad un indomito coraggio, dimostrò sempre una non comune passione per il volo e per il pilotaggio. Prologo Il ricordo di questa missione di guerra dell'aeronautica della Repubblica Sociale Italiana che si svolse il 2 e il 3 giugno del 1944 nella rada di Alghesiras (Gibilterra), contro le forze alleate angloamericane, vuole essere una testimonianza al valore di quanti, spesso non menzionati, in una situazione storica e politica estremamente complessa e dolorosa, pur consapevoli delle sorti avverse del conflitto, diedero la vita per i propri ideali e per il proprio Paese. La preparazione della missione Dopo la perdita del Capitano Carlo Faggioni, avvenuta durante lo sbarco alleato a Nettuno, fu nominato Comandante del nostro Gruppo Aerosiluranti il Capitano Marino Marini di Castiglione delle Stiviere, che decise subito di tentare una missione contro i convogli navali ancorati nella rada di Alghesiras. La missione, che già era stata effettuata nel giugno del 1943 dalla Regia Aeronautica ed alla quale anche lui aveva partecipato, avveniva proprio mentre le truppe angloamericane entravano in Roma. I nostri aeroplani Savoia Marchetti S.79 vennero ulteriormente modificati per questo volo che si presentava di eccezionale durata. Infatti, per le mutate condizioni politiche, in caso di forzato atterraggio sul territorio spagnolo, l aereo sarebbe stato sicuramente requisito. Equipaggiati con motori Alfa 128 RC18 da 950 Cv, questi S.79 avevano il motore centrale con l'elica predisposta per la messa in bandiera, da usare durante il ritorno per risparmiare carburante. Oltre ai normali serbatoi alari era stato installato un serbatoio da 5000 litri, collocato 69

70 nel vano bombe in sostituzione di quello da 2000, collegato ad un bombolone di azoto a 12 atm., da utilizzare per lo svuotamento rapido in caso di attacco nemico. Erano stati sostituiti anche i tre serbatoi da 47 Kg. per l olio di lubrificazione dei motori con analoghi da 120 Kg. Inoltre, per limitare al massimo il peso, erano state eliminate: la mitragliera anteriore, comandata dal pilota, le laterali da 12,7 mm. con 500 colpi per arma e la gondola ventrale per il puntamento, se non già abolita, usata nelle azioni di bombardamento. Vennero aggiunti un radioaltimetro elettrico di precisione che poteva misurare la quota sul livello del mare fino alla distanza di 2 metri dalle eliche dei motori laterali ed un autopilota Salmoiraghi utile sul solo piano orizzontale. Le uniche dotazioni mantenute furono: il battello di salvataggio, le borse di navigazione, poca alimentazione, paracadute e salvagenti per un equipaggio ridotto da 5 a 4 componenti (con esclusione di un armiere, rimpiazzato dal radio-operatore, per risparmiare peso). Il carico complessivo dell armamento offensivo trasportato, comprendente oltre ai carburanti il siluro di 996 Kg., (con attacchi ed impennaggio di coda) arrivava quindi a circa 7500 Kg; oltre 3500 Kg. più di una normale missione di siluramento. Il Comandante Marini dà dunque incarico al mio capoequipaggio, Tenente Irnerio Bertuzzi del Corso Sparviero, di preparare le procedure e le rotte di andata, attacco e ritorno, dal campo base di Lonate Pozzolo, al campo trampolino di Istres, situato nella Francia meridionale, dotato di una pista lunga 2900 metri, adatta al decollo di velivoli così appesantiti e gli ordina di utilizzare per motivi di segretezza e sicurezza solo me, suo Secondo Pilota. Occorre sviare i sospetti dei molti nemici interni, la cui attività di spionaggio aveva portato in precedenza al bombardamento degli aeroporti di Gorizia e Villafranca e alle gravissime perdite umane subite durante il trasferimento all'aeroporto di Perugia. Si decide perciò di inviare poche ore prima della partenza da Lonate, un autocarro carico di siluri all'aeroporto di Bologna. Inoltre, i dodici equipaggi partecipanti all azione avrebbero ricevuto le istruzioni di volo in busta chiusa, da aprirsi solo dopo la partenza e l incolonnamento dall aeroporto di Lonate Pozzolo e recante la destinazione, la rotta da seguire per raggiungere il campo trampolino di Istres in Francia, da cui avrebbe avuto inizio realmente l attacco verso l'obiettivo. Le successive istruzioni per la rotta di attacco e l'orario di partenza sarebbero state comunicate poco prima della partenza da Istres. L'equipaggio che non avesse potuto decollare in orario avrebbe visto il volo annullato. La Partenza 70

71 Viene decisa la partenza del primo velivolo per le ore venti del 3 giugno. Le previsioni meteorologiche per le successive ore annunciano tempo buono. Alle ore diciannove salgo sull'aereo con il Tenente Bertuzzi, il Sergente motorista Marino Loretti e il Primo Aviere radio-operatore Pasquale Cerino. Effettuo i controlli insieme al Comandante e 15 minuti prima della partenza accendiamo i tre motori. C'è una brezza leggera, il sole sta tramontando. Dodici S.79 rullano fuori del decentramento percorrendo la pista verso Nord; siamo i settimi della fila. Ogni velivolo, seguendo l'ordine di partenza, si porta fuori pista fino alla rete che delimita il campo di volo, spegne i motori e viene rifornito del poco carburante usato per riscaldarli. Secondo la tabellina dei consumi orari che ho stilato, dovremmo avere carburante per 600 minuti di volo, ma fare calcoli esatti è molto difficile, perché all'andata si viaggia con un siluro da 1000 chili attaccato alla pancia, con una notevole resistenza all'aria e con in più il peso dei carburanti. Arriva il nostro turno, il timone di coda è ad un metro dalla rete che delimita l'aeroporto. Mettiamo in moto e spinti da una cinquantina tra avieri, specialisti e militari tedeschi entriamo in pista a circa 10 Km./h. A piena potenza l'aeroplano sembra incollato al suolo. Vedo scorrere le bandiere distanziatrici bianche e rosse. Cinquecento metri. Mille metri. A mille e cinquecento metri la coda si alza. Siamo molto tesi. Duemila metri. Duemila e cinquecento metri. Finalmente le ruote si staccano. Faccio rientrare immediatamente il carrello per diminuire la resistenza all'aria. Ma non è finita ancora: in fondo alla pista, di traverso, c'è l'immancabile linea elettrica ad alta tensione con i fili sospesi a trenta metri dal suolo. Vorrei passare sotto, l'aereo è ancora un po basso. "Alfredo, passiamo sopra". Mi dice Bertuzzi. Richiamo il volantino. L'aeroplano sfiora i fili e diminuisce nuovamente di quota. Sono tutto bagnato di sudore, ma è fatta. Sorvoliamo il Golfo del Leone e dirigiamo verso Capo de Creus. La rotta successiva sarà: Capo San Sebastian - Capo de la Nao - Capo de Palos - Capo de Gata - Punta de Cala Burra Marbella e poi paralleli alla costa fino ad Estepona. Poi rotta per il Lago de Janda - Faro de Tarifa e sottocosta fino alla Rada di Alghesiras* Siamo costretti per i primi duecento chilometri ad una velocità poco superiore a quella di sostentamento; non riusciamo a salire a più di cinquecento metri di quota. E' notte. La Spagna è ora neutrale e le città illuminate sono perfettamente riconoscibili mentre voliamo verso Sud a circa dieci chilometri dalla costa. Appena sorpassata Malaga, con il procedere dei consumi arriviamo alla quota di 1700 metri. E' giunto però il momento di iniziare la discesa. 71

72 Guardo attraverso il finestrino la luna piena che staglia la sagoma inconfondibile di un Sunderland inglese che incrociamo passandogli poco sotto. Il Comandante Bertuzzi, che poco prima aveva scambiato una battuta con Loretti, mi chiede se l'avevo visto anche io, poi ammutolisce nel silenzio della sua preoccupazione. Chissà se è riuscito a dare l'allarme, forse la luce della luna piena che avevamo quasi di fronte ci ha salvato. Comunque, lo sapremo tra poco, penso tra me e me. Siamo a poche decine di metri sul livello del mare, effettuiamo una virata di 45 gradi oltre il punto estremo del faro ed entriamo nella Rada di Alghesiras a 5 metri dal pelo dell'acqua, poi prendiamo leggermente quota: 110 metri per sganciare il siluro. E' circa l'una di notte. Nel porto militare le luci sono accese. La Rada è stipata di mercantili. Bene, il Sunderland che abbiamo incrociato non ha dato l'allarme. Siamo i primi ad essere arrivati. Dall'alto della rocca un riflettore illumina lo scafo in riparazione di una nave da guerra poggiata su un fianco. Altre luci lungo la breve pista di volo e lungo le banchine. Scegliamo per l'attacco il centro di una fila di sette, otto navi ancorate a spina di pesce. "Sgancia tu, Alfredo. Sei pronto? Ora". Ma il siluro non si stacca. "Prova con la tua leva, Irnerio ". "Maledizione, non va nemmeno con la mia. Proviamo a fare un altro giro e ritentiamo lo sgancio " Mormora Bertuzzi con grande disappunto. Ci abbassiamo di nuovo e compiamo una virata a poco più di 20 metri di quota sulla città di Alghesiras. Sento la musica dell'orchestrina di un ristorante. Siamo di nuovo sull'atlantico e con un'altra virata rientriamo nella Baia. Guardo l'orologio: otto minuti interminabili. "Stai pronto all'accoglienza, Alfredo". Mi dice il Comandante. Guardo un attimo intorno per vedere se è giunto qualcuno dei nostri, ma non vedo nessuno. Siamo ancora i primi. Ora le luci sono tutte spente. L'allarme è stato certamente dato, ma la contraerea ancora non ci ha individuato. La luce lunare basta per riconoscere la fila dei mercantili. Tiro di nuovo la leva sotto il volantino. Finalmente il siluro si sgancia. Spero che faccia un buon lavoro. Non c'è tempo per vedere il risultato. Occorre mettersi in salvo. "Tagliamo per l'interno superando le montagne, così recuperiamo i dieci minuti persi per rifare il giro". Mi dice Bertuzzi mentre calcola la rotta verso Valencia. Dobbiamo tornare in fretta, penso, mentre faccio controllare continuamente i livelli del carburante a Loretti per non spegnere il motore centrale e mantenere una buona velocità. 72

73 Sono quasi le cinque del mattino e il sole sta per sorgere. Oramai il confine francese non è distante. Il Motorista guarda sempre più pensieroso le lancette dei livelli del carburante più vicine allo zero. Ogni tanto dà un colpetto sugli indicatori, come ad accertarsi che segnalino correttamente. E' giorno fatto e finalmente vediamo l'aeroporto di Istres. Spariamo i razzi di riconoscimento ed il razzo rosso che segnala la necessità immediata di atterraggio. Gli indicatori del carburante sono sullo zero. Anche adesso dopo oltre dieci ore di volo Bertuzzi vuole che lo porti giù io. Tocco con le ruote a metà della pista e poi rullo verso il bordo dove ci sono i nostri ed i militari tedeschi in attesa. Non vedo altri S.79 sul bordo della pista: anche ora siamo arrivati per primi. Spengo i motori e tiro un sospiro di sollievo mentre escludo i circuiti elettrici. Bertuzzi mi dà una pacca sulla spalla alzandosi dal seggiolino. Anche Loretti e Cerino sono felici e parlano tranquilli mentre apprendiamo che non sono segnalate perdite. Solo parecchio tempo dopo iniziano i primi atterraggi. Poi il Comandante Bertuzzi mi richiama vicino all'aereo e mi dice: "Vieni Alfredo, mi voglio togliere una curiosità". Chiama un gruppo di avieri e fa sistemare la coda del velivolo su di un cavalletto perché sia perfettamente orizzontale. Poi, dopo aver messo un bidone sotto la pancia ordina ad un Sergente specialista di aprire il rubinetto della bombola di azoto per lo svuotamento rapido. Compresi i serbatoi alari, escono circa dieci litri di benzina, neanche sufficienti per fare un giro del campo. Bertuzzi con ironia dice: "Più precisi di così"! * La citazione riportata da alcuni autori sulla rotta di attacco: Punta de Cala Burra - Almina (in Algeria) - Rada di Alghesiras non era attuabile per almeno tre buoni motivi: Provenendo da Nord e passando dietro la Rocca di Gibilterra, si usufruiva del cono d'ombra che oscurava il radar inglese posto non proprio sulla cima della montagna. Al contrario, verso Sud, questo aveva perfetta visibilità di tutte le rotte aeree e navali di approccio comprese fra Malaga e Tangeri. Lungo la costa africana e al largo di quella spagnola, navi da guerra dotate di radar, incrociavano incessantemente controllando ogni traffico aereo e navale diretto o in partenza da Gibilterra. In questa zona operavano, specie in condizioni meteo favorevoli, idrovolanti tipo Sunderland per scoperta avanzata. Epilogo Alla sera del 4 giugno 1944 rientrano dalla missione 6 aeroplani. 1 non è decollato alla partenza da Istres. 3 sono atterrati in territorio spagnolo per cause tecniche 73

74 2 sono atterrati all'aeroporto di Perpignano nella Francia occupata ed in seguito riforniti sono ripartiti per Lonate Pozzolo. Tutti gli equipaggi sono rientrati sani e salvi alla base. Successivamente a Càstano Primo, sede del Comando di Gruppo, vengono conferite le onorificenze, ai partecipanti all'azione, da ufficiali italiani e tedeschi, tra cui il Generale Tessari, il Maggiore Buri, il Maggiore Dielich che reca con sé un telegramma di encomio del Comandante delle Forze Aeree tedesche in Italia Maresciallo Von Richtofen ed il Capitano Steiner. Tutti gli equipaggi vengono decorati con la medaglia d'argento sul campo ed i piloti anche della Croce di Ferro secondo il regolamento tedesco. Il Comandante Marini riceve la Croce di Ferro di I e di II classe; il Tenente Bertuzzi e L'Aspirante Bellucci, già decorati, la Croce di Ferro di I classe, tutti gli altri piloti, la Croce di Ferro di II classe. di ALFREDO BELLUCCI Asp. Alfredo Bellucci - Corso Zodiaco, IV Compagnia Alfredo Bellucci è nato a Roma il 5 febbraio del Nel 1938 ha conseguito gli attestati A e B di Volo Librato. Nel 1939 il Brevetto di Pilota militare. Nel 1940/41 ha conseguito la specializzazione nel Bombardamento diurno e notturno su BR20M. Nel 1943/44 ha conseguito la specializzazione Aerosilurante notturna su S.79 Nel 1948/49 il Brevetto di Pilota Civile (Aerodina) di 3 grado ed il Brevetto di Ufficiale di rotta di 2a classe. Idoneità al pilotaggio : Breda IMAM 25, BA 25 Asso, BA 28, IMAM RO 41, Caproni 310, Fiat BR 20 M,Savoia Marchetti S.79, Caproni CA 164, Saiman 202, Macchi MB 308, Avia FL 3. Fronti di combattimento e zone operative dal 10 giugno 1940 Francia, Grecia, Jugoslavia, Malta (non operativo perché ammesso al Corso Zodiaco della Regia Accademia Aeronautica a Caserta) Azioni di Guerra Bombardamento: 49, di cui effettuate 46, tentate 3 Siluramento notturno: 7, di cui effettuate 4, tentate 3. Decorazioni al Valor Militare Prima dell' 8 settembre 1943: 1 medaglia di bronzo al V.M., 1 Croce di guerra al V.M. Dopo l' 8 settembre 1943: 1 medaglia d'argento sul campo, Croce di Ferro di I e II classe. 74

75 fig. AssiGb da sx: Cap. Irnerio BERTUZZI-S.Ten. Alfredo BELLUCCI-Magg. Marino MARINI BIBL.04 75

76 TESTIMONIANZE DELLO ZODIACO Alfredo Bellucci : 8^ Comp. Allo scoppio del conflitto Bellucci era Serg. Pil. in forza a un gruppo di BR 20. Partecipava alle operazioni sul fronte occidentale e greco albanese, guadagnandosi una Croce di Guerra al V.M. In possesso della maturità scientifica veniva ammesso al 1^ Anno della Accademia Aeronautica, Corso Zodiaco. Dopo l otto Settembre 1944 aderiva alla R.S.I. e veniva assegnato al Gruppo Aerosiluranti FAGGIONI. Come secondo pilota, in equipaggio con il Cap. Bertuzzi Irnerio, partecipava a numerose azioni di guerra: Anzio, Nettuno, Mediterraneo Orientale e alla leggendaria azione di Gibilterra. Per le azioni compiute è stato decorato con due medaglie d argento e Croce di Ferro di 1^ e 2^ Classe e la promozione da Aspirante a S.Ten. per merito di guerra. Riportiamo quanto disse il Gen. Tessari, capo di S. M. della Aeronautica Repubblicana: ragazzi che, come l Aspirante Bellucci, non hanno ancora ultimato l Accademia, ma già sono maturi per gareggiare con i camerati più anziani.non sappiamo se Bellucci in Accademia fosse tra i primi del suo Corso e se le lezioni teoriche di analisi matematica e di meccanica razionale lo appassionassero come ora l appassiona la sua attività bellica. Può darsi che anche per lui la meccanica razionale e l analisi matematica fossero scogli difficili a superarsi. In ogni caso il suo esame, senza l alternarsi preoccupante delle palle bianche e nere, ma la sinfonia non meno preoccupante di rosari di pallottole traccianti, di fumo, di schianti e di scoppi, questo difficile esame l ha superato a pieni voti. BRAVO BELLUCCI! E bravi tutti quelli che, come te, hanno saputo dimostrare che da noi, in mezzo a tanto marcio, esiste ancora gente di fegato e volontà. E con Bellucci ricordiamo tutti i nostri caduti, da Rizzi, ucciso perché rifiutava di arrendersi, a Paganella e a tanti altri. di ELIOS SPERONI GRUPPO AEROSILURANTI FAGGIONI figg. FgAB Bellucci portabandiera del Gruppo Aerosiluranti Alfredo BELLUCCI Con il Gen.Tessari S79 con siluro in partenza per azione contro naviglio nemico 76

77 2 VOLUME DELLA STORIA DI NINO ARENA 01 - I RAGAZZI DELL ACCADEMIA AERONAUTICA SI FANNO ONORE IN BATTAGLIA Nel mese di ottobre 1944 parte degli allievi piloti dell Aquila 2 vennero inviati a Tradate per il conseguimento del brevetto di paracadutista, venendo successivamente inquadrati nella 12.a Comp. del Btg Azzurro e parte nel 5 Btg. Antiparacadutisti, mentre un gruppo, selezionato assieme a diversi S.Tenenti dello Zodiaco venne messo a disposizione del S.I.D. e del Servizio Informazioni dell A.N.R. per l espletamento di missioni speciali. Un numeroso gruppo di S.Tenenti dello Zodiaco venne invece suddiviso fra i tre gruppi Caccia per il tirocinio pratico di reparto rendendo segnalati servizi e distinguendosi per entusiasmo e abnegazione. Il comportamento dei ragazzi dei Corsi Zodiaco e Aquila 2 fu superiore ad ogni elogio per il senso di sacrificio dimostrato in ogni occasione; dai combattimenti sostenuti con saldezza di veterani sui fronti di Nettuno-Roma e sulle Alpi, sia durante i corsi un po travagliati e discontinui della loro preparazione al pilotaggio, al volo a vela e al lancio col paracadute. Brillanti missioni informative vennero espletate oltre le linee alleate. Diversi di loro caddero in servizio, altri vennero decorati per atti di valore. L A. N. R. II VOLUME-BIBL. 09 primo stralcio, pag

78 STORIE DELLO ZODIACO La Morte di De Navasques Lettera di Randi a Pachera 78

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81 da UGO RANDI

82 LA STORIA DI NINO ARENA 07 - LA MORTE DI GULLI, SAVI E LEONARDI Ma mentre gli aviatori repubblicani si preoccupavano del come poter ritornare nuovamente a combattere con più efficaci sistemi il nemico, ignobili individui compivano a sangue freddo delitti contro i piloti del Gruppo Aerosiluranti, in nome di una teoria politica che basava le sue azioni sull omicidio perpetrato senza giustificazioni di sorta. Il 14 marzo, mentre passeggiavano nei pressi di Gallarate, dopo una dura giornata di addestramento, venivano uccisi con raffiche sparate da una siepe i S.Ten. piloti Cosimo Gulli, Italo Savi e Piero Leonardi; tre giovanissimi ufficiali colpevoli di indossare una divisa e di credere in un ideale. N.d.R. Leonardi non era dello Zodiaco L AERONAUTICA NAZIONALE REPUBBLICANA -BIBL. 04 settimo stralcio, pag

83 EUGENI al 3 Gruppo Caccia Nov EUGENI con lo FL Addestramento Aerosiluranti BENEA ed EUGENI a Milano BENEA Squadriglia Addestr. A.S. BENEA (primo piano a dx) a Bellagio con Allievi corso Aquila (?) 83

84 LA FINE STORIE DELLO ZODIACO Il 25 Aprile Io e Ugo Fattori che è dell'aquila partiamo da Padova per Milano, nel pieno del caos. Il viaggio è avventuroso e un po' per le vicende che lo caratterizzano, un po' per la quasi incredulità circa quanto vediamo accadere, andiamo a finire proprio nel concentramento comunista della Magneti Marelli a Crescenzago. Lì ci fanno togliere la divisa e ci mandano in una di quelle torri di cemento armato che fungevano da rifugio antiaereo. Dentro è pieno di gente. Chi ha bisogno di mingere si deve disporre in terziglie che vengono successivamente mandate verso un muro che dista un centinaio di metri: il destino ci mette nella terza terziglia. Così quando le prime due vengono falciate proditoriamente con un balzo ci rifugiamo nuovamente nella porticina da cui eravamo appena usciti. Apriamo le valigie, ci rimettiamo in divisa e con decisione, presenza di spirito e forse un po' di disperazione sventolando in mano quel foglietto lasciapassare di cui allego la fotocopia chiediamo di essere messi a rapporto con i "Capi" loro. Sotto un ritratto di Stalin e un sacco di bandiere rosse strappiamo il permesso di andarcene. Fuori dalla fabbrica mentre camminiamo scorgiamo la testa bianca di una vecchietta dietro una porta. Ci infiliamo in casa sua e lei provvede a nasconderci nel sottoscala. Passeremo la notte in una stalla di cavalli addetti ai trasporti. L indomani mattina percorrendo via Padova arriviamo a Piazzale Loreto. Benito Mussolini e Claretta Petacci penzolano dal distributore di benzina. Arriviamo all'appartamento in via Mario Pagano. Poichè da quella sede avevamo fornito regolari permessi e licenze a quanti ce li avevano richiesti e che si erano uniti ai partigiani, vediamo adesso arrivare gli stessi ad offrirci la loro protezione. Sulla porta dell'appartamento verrà posto un cartello con la scritta C.L.N. Qualcuno di noi però manca all'appello. Non si sa se sia partito per andare a casa o che fine abbia fatto. Date le voci che corrono in città decido di recarmi all'istituto di Medicina Legale. Ci andrò per due mattine di seguito in cerca di eventuali riconoscimenti. Centinaia di corpi sono sparsi ovunque nei corridoi, sopra e sotto i tavoli. Il muro della facciata dell'istituto è scavato a poco più di un metro d'altezza dal livello del 84

85 marciapiede. Qui le mitragliatrici hanno falciato i "carichi" di persone che venivano " depositate" con ogni mezzo, provenienti anche da fuori città. Mi sembra impossibile di essere stato tanto incosciente e tanto fortunato. Forse l'"ala" di pollo si era staccata dal nostro stemma per seguirmi nelle vicissitudini di quei giorni indimenticabili mettendomi sotto la sua protezione. DA FLASH DI VISSUTI LONTANI (08) di MASSIMO CHIZZOLINI 85

86 STORIE DELLO ZODIACO Finisce lo Zodiaco Nord Diaspora dello Zodiaco Nord - gennaio /febbraio aprile 1945 Milano vuota e silenziosa. Ore 6 del mattino, da una millecinque targata WH e con alla guida un sergente tedesco, scende un ragazzotto di poco più di vent anni. Corso Roma, il giovanotto gira per via Sforza, e si infila in un portone. Ore 7 lo stesso giovane esce sulla strada ma la scena è cambiata. Sono arrivati i partigiani, la guerra e finita! Ma Valdano Taddei viene falciato in quei momenti. Rizzi alla testa di un piccolo gruppo di paracadutisti. Ai partigiani che gli chiedono di arrendersi dice andar a fanculo. Catturato, viene massacrato di botte e fucilato Paganella che era il Comandante della Valtellina viene infine preso e fucilato. C è qui la storia del 1 gruppo, ma la può scrivere meglio Giglio Bratti che l ha vissuta di persona. Il 5 maggio ci furono i funerali di Visconti e di Stefanini a Musocco. Eravamo lì in tanti. Al campo 10 Visconti e Valerio sono ancora lì. Una volta possiamo andarci. DA LUNGA STORIA (17) di DUILIO BIONDI Nota aggiuntiva alla storia di Biondi. Alla morte di Valdano Taddei accenna in una sua lettera anche Gilberto Martino. Erano insieme nel Battaglione Azzurro, Caserma di Via Pace a Milano. Il 24 o 25 Aprile il Battaglione riceve 86

87 l ordine di trasferirsi al Comando di Zona Aerea. Durante il trasferimento, in piazza 5 Giornate, bersagliati da più parti,taddei rimane gravemente ferito. Successivamente, portato all ospedale, viene operato di laparatomia. Assistito dalla sua ragazza e da Martino muore dopo due giorni e viene sepolto al Cimitero Maggiore di Milano. STORIE DELLO ZODIACO A Castano Primo con il Magg. Marino Marini 26 Aprile 1945 Siamo isolati, circondati da ribelli e neoribelli. Anzi adesso non si tratta di ribelli. Sarebbe ormai ridicolo pensare a milioni di ribelli e a qualche centinaio di regolari. L Italia è insorta, agli ordini del C.L.N. Le maggiori città sono nelle loro mani, pare. Per noi c è l ordine di arrendersi o perire. Pare, quasi certo, che quasi tutti i presidi armati interni della Repubblica abbiano ceduto le armi. Noi siamo soli, il maggiore Marini ha patteggiato temporaneamente con loro. Ma è evidente che la cosa è di brevissima durata. Se gli inglesi arriveranno tra poco potremmo senz altro opporre una resistenza fino al loro arrivo. E darci a loro, i vincitori. Così, senza ordini, senza speranze, dobbiamo resistere o svestire la divisa? Finora non ci siamo fatti disarmare ma tra qualche ora potrebbe verificarsi l eventualità. omissis I viveri sono quasi finiti. Lentamente tra gli ufficiali si è presa la decisione. Andarsene. Loro in questo caso ci lasciano liberi. Gente che ha combattuto e ha sfidato per anni ogni pericolo. Derisi. Vilipesi. La truppa è pronta a resistere. Noi non siamo dei vigliacchi. Se ci fosse una sola speranza, un solo ordine Quale ventura per me se in questo momento fossi al fronte! omissis Noi abbiamo ragionato male. Han fatto male a morire i nostri compagni. C è ancora qualcuno al fronte che combatte per la R.S.I.? Esiste ancora un fronte nostro? Esiste ancora orgoglio nei nostri animi? Dobbiamo morire noi oggi o serbarci per il domani? E devono con noi morire quei ragazzi che sono con noi? Ancora una volta raminghi per la campagna. Ancora una volta ritornerò a casa in borghese. Con la fronte bassa, perché ho amato sopra tutto la Patria, quella dell onore, perché ho offerto la vita per essa? E la fede che ardeva nel cuore di tutti noi. Esiste ancora? omissis Ma noi non possiamo resistere a lungo perché non abbiamo viveri. Se resistiamo, poi dicono che ci ammazzano. Possiamo noi assumerci la responsabilità della vita di tanti ragazzi? E se alla fine dobbiamo cedere le armi, perché non c è via di uscita, perché non cederle subito, salvando la vita? omissis 87

88 - Ho riprodotto fedelmente, anche se parzialmente, questo secondo brano del mio vecchio diario. Che non descriveva avvenimenti, salvo eccezioni, ma soltanto i miei pensieri e i miei stati d animo. In questo caso tuttavia mi è sembrato lecito offrire al lettore, senza forse annoiarlo, un quadro spontaneo e immediato del tormento psicologico e della passione patriottica di uno fra quelli della R.S.I., in quei momenti tragici. E, visto che ci siamo, mi permetto anche di accennare rapidamente al seguito di questa storia. Il Maggiore Marini si accordò con i partigiani che ci circondavano, per una onorevole resa. Non ricordo, o non ho mai saputo, i particolari. Mi ritrovai per la strada, solo e a piedi, diretto verso il paese di Arconate, nelle vicinanze, dove una mia compaesana abitava, sposata al proprietario di una osteria del luogo. Mi sarei rifugiato da lei, in attesa di poter tornare a casa, in provincia di Mantova, senza gravi pericoli. Fui fermato e perquisito da un gruppo di giovani partigiani, probabilmente, e per fortuna, di quelli dell ultima ora. Avevo un lasciapassare e, mi sembra, una pistola. Mi disarmarono e mi lasciarono proseguire. La sera stessa, o la successiva, stavo nel fumoso stanzone dell osteria, piena di gente, leggendo un libro, in attesa di andare a letto. Gli alleati erano arrivati. Un gruppo di soldati americani entrò nel locale. Uno di loro, ricordo che aveva la pelle alquanto scura, forse era già alticcio, o forse no, si diresse verso di me, estrasse la pistola e mi sparò un colpo. Ebbi il piede destro trapassato dalla pallottola. Immagino che i presenti sapessero che io ero un repubblichino. Immagino anche che qualcuno abbia avvertito gli americani della presenza di un fascista nemico in quel posto. Non ho mai cercato di scoprire come si erano svolte le cose. Dopo un po arrivò un medico (credo). Mi infilò una garza imbevuta di alcol dal foro d entrata e, se non ricordo male con l aiuto di una stecca, la estrasse dal foro d uscita. Fu il momento meno piacevole della mia storia di soldato. Un po più tardi un automezzo, credo americano, mi trasportò in un ospedale vicino. Mi lasciarono davanti al portone di entrata. Qualcuno uscì e fui sistemato a letto in uno stanzone pieno di partigiani feriti. Fui curato, nel senso che mi fecero una ingessatura chiusa a stivaletto senza possibilità di accesso alla ferita, ancora aperta. Allora io non sapevo delle possibili conseguenze di questa particolare terapia. E naturalmente non saprò mai se questa cura è stata voluta, dato che si trattava di un paziente nazifascista. Infatti avvertivo l atmosfera fortemente ostile che mi circondava, e udivo le minacce non molto velate dei miei compagni di camera. Qualcuno tuttavia aveva pregato per me: dopo qualche giorno arrivò mio fratello, Ufficiale dell Esercito e Vicecomandante di una brigata di partigiani nel Mantovano. Aveva saputo dove ero, ed era riuscito a procurarsi una macchina dotata di partigiani sulle predelle e di tricolore sul cofano, in grado di attraversare indenne nel caos di quei giorni la pianura padana (ma non fu facile nemmeno per lui) e di riportarmi a casa. All ospedale di Mantova mi tolsero immediatamente il gesso e mi curarono con perizia. Dopo qualche tempo ero pronto per iniziare a Padova il triennio di applicazione di ingegneria elettrotecnica, avendo ottenuto il riconoscimento di quasi tutti gli esami del biennio fatti a Caserta. Ma questa è un'altra storia. Gennaio 2000 : di LORIS PACHERA 88

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90 LA STORIA DI NINO ARENA 08 figg. Eg A485+0/+1/+2 LA MORTE DI VISCONTI E STEFANINI 29 aprile

91 L AERONAUTICA NAZIONALE REPUBBLICANA -BIBL. 04 ottavo stralcio, pagg

92 LA STORIA DI G. PESCE 02 - VALERIO STEFANINI Visconti fu impressionato dall'entusiasmo e dall'intraprendenza di Stefanini, dalla sua grande simpatia e dalla notevole intelligenza e finì per nominarlo suo aiutante maggiore. Dopo il 25 aprile il gruppo distrusse gli aerei e si asserragliò nell'accantonamento di Gallarate, iniziando una trattativa con la brigata che faceva capo a politici di orientamento democristiano; Stefanini fece da tramite e continuò a fare la spola tra il comando di gruppo e i partigiani. Gli ufficiali furono trasportati a Milano, nella caserma del Savoia Cavalleria, e qui i partigiani della brigata garibaldina decisero di eliminare il comandante di gruppo e tutti i capitani. Quando Visconti fu chiamato per un interrogatorio, Stefanini, come aiutante maggiore si sentì in dovere di accompagnarlo, firmando così inconsapevolmente, per generosità e solidarietà, la sua condanna a morte. Valerio Stefanini, nell'unica immagine nota. Il 15 maggio 1945 un gruppo di ufficiali in borghese, alcuni dei quali del corso Zodiaco, molti sottufficiali ed alcuni avieri del 1 Gruppo, guidati dal colonnello Alessandrini, già comandante del 2 Gruppo, si trovarono a Milano al cimitero di Musocco. Fra le decine di casse mortuarie presenti in un deposito, prelevarono quelle contenenti le salme di Visconti e Stefanini 92

93 e, dopo una breve cerimonia religiosa, le inumarono dove ancor oggi possono essere visitate: al campo dieci, seconda fila a destra, una accanto all'altra, per sempre. Valerio Stefanini, nato a Roma il 25 gennaio 1922, riposa definitivamente a Milano; Biondi che visse con lui 1' ultimo periodo di militanza, lasciò 1' Aeronautica e andò a vivere in Svizzera, a Castagnola. Molti ufficiali dello Zodiaco, che completarono i corsi a Brindisi ed hanno prestarono servizio prima nella Regia Aeronautica e poi nell'aeronautica Militare, ricordano con rispetto e commozione il compagno entusiasta del volo e dell'aviazione, caduto senza colpa sotto i colpi della malvagità umana. fig. FgVStomba Milano-Cimitero Musocco- ADRIANO VISCONTI Asso di guerra -BIBL. 10 secondo stralcio pag. 136 TESTIMONIANZE DELLO ZODIACO ALBERTO RIZZI PROFILO E MORTE Aderiva entusiasta alla R.S.I. seguendo le vicende del Corso Zodiaco a Firenze ed Altessano. Successivamente, a domanda, veniva trasferito alla Scuola Paracadutisti dell Aeronautica di Tradate. Ultimato il Corso Paracadutisti veniva assegnato al Reggimento FOLGORE ed inviato sul fronte francese. Il il Rgt. Folgore si arrendeva agli Americani che concedevano l ONORE DELLE ARMI ed invitavano a raggiungere la zona franca di Ivrea. Alberto lo stesso giorno della resa cadeva in una imboscata tesagli dai partigiani. Nonostante fosse in quel momento disarmato reagiva cercando di disarmare uno dei partigiani. Sul bollettino parrocchiale di Carpignano Sesia (NO), paese dove fu catturato Rizzi, il Parroco, don Guido Berretta (morto nel 1975), nei suoi RICORDI scrive: 93

94 Il S.Ten. RIZZI ALBERTO fu catturato dai partigiani che dopo averlo ferocemente percosso lo portarono dietro il cimitero per fucilarlo. A lui fecero scavare una fossa e dopo averlo ucciso ve lo misero dentro. La salma insanguinata fu poi seppellita all interno del cimitero. Era il 30 Aprile 1945 Altre fonti ci dicono che Rizzi, dopo aver combattuto fino all ultima cartuccia, morì gridando VIVA L ITALIA VIVA LA R.S.I.! RIZZI ALBERTO Nato a Sorbolo (Parma) il Corso Zodiaco 1^ - 5^ Comp. fig. RizziA fig. FgRAfori Alberto Rizzi Muro del cimitero di Carpignano, luogo dove Alberto è stato assassinato dai partigiani, il INFORMAZIONI DAI FAMILIARI E DALLA PARROCCHIA 94 di ELIOS SPERONI

95 UNA STORIA DI G.PISANO ADDIO, RAGAZZI, DEBBO ANDARE DAL LIBRO LA GENERAZIONE CHE NON SI E ARRESA 95

96 ALFREDO PAGANELLA Nato a Mantova il 30 Settembre 1922 Del Corso ZODIACO della Regia Accademia Aeronautica Dopo l 8 Settembre aderì alla R.S.I. Venne arruolato col grado di Sottotenente nella Guardia Nazionale Repubblicana, Comando di Sondrio. fig. EgESbandRSI 96

97 COLTANO Al campo di concentramento di Coltano furono internati i seguenti allievi dello Zodiaco: Sergio DI PIRAMO, Marcello INDRIO, Mario MASSOLO, Giuseppe MENEGUZZO* (*) per quanto a nostra conoscenza 97

98 MARCELLO INDRIO STORIE DELLO ZODIACO 98

99 DIARIO DI COLTANO Riprendo il diario che avevo tralasciato due mesi fa. La prima parte mi é stata sequestrata in una delle tante perquisizioni dei cari cugini inglesi e americani. C'era una raccolta delle notizie dei primi mesi di prigionia, con speciale riguardo alla cattura. Ma forse non è quella la parte più importante della prigionia. Allora ero un iniziato della prigionia e davo importanza a cose che ora da prigioniero esperto le considero bazzeccole. Saltare un pasto: tre pezzi di barbabietola in un giorno, sono cose a cui ci si abitua, specie con lezioni tipo dieci giugno trasferimento San Rossore - Coltano. Tutti quelli che si sono battuti contro gli americani e inglesi avrebbero dovuto passare un loro dieci giugno e si sarebbero convinti che l odio verso di loro non era solo propaganda. Il dormire alla francescana è divenuto quasi un piacere, preferibile certamente ad un sole che nelle ore più afose toglie il respiro. E una volta tramontato il sole e con lui tutti i disagi della fame, della polvere e del caldo, si può pensare alla libertà alla famiglia e a quelli e a quelle che sono fuori da questa tripla fila di reticolato, a vivere una vita che anche noi, prima, durante le libere uscite desideravamo. Ora, qualche volta, quando l umidità ce lo permette, la sognamo. E strano che pensi continuamente a una persona che certamente non pensa a me e che quando uscirò (??? pazzia) sarà fidanzata con uno qualunque che forse non ha fatto un giorno di prigionia. Perché ora sono entrato nell ordine di idee che uno per essere uomo debba avere nel suo bagaglio di vita un periodo di prigionia. 1 Agosto Un altro mese inizia. Ogni inizio di mese sono illusioni che se ne vanno per essere sostituite da altre. Come per gli altri mesi, si sperava che con la fine di luglio si venisse ad una decisione nei riguardi di noi repubblicani. Ora ci si illude che avvenga in agosto. Poi quando sarà il 31 (come sono lunghi questi mesi) si è da capo. 7 Agosto E il compleanno della mamma. Questo giorno l ho dedicato tutto a lei. Ero convinto che questo giorno l avrei passato tutto con lei, o per lo meno che avrebbe segnato una data importante nella mia liberazione. Sono ancora le poche illusioni che rimangono e che bisogna sfruttare per rendere più leggera questa doppia prigionia. Ma è l unico giorno che sono sicuro che il pensiero mio s incontra scambievolmemte con quello della mamma. E questa è la nota bella per me della festa. 12 Agosto Dicono che la guerra con Il Giappone sia finita (che incomodo avere ogni notizia incontrollata). Nuove illusioni per la nostra liberazione. Però è andata anche l ultima speranza di 99

100 vedere umiliati gli irregolari americani. Ho fatto delle nuove conoscenze. Ho avuto un disappunto nei riguardi di molti repubblicani. Mi convinco che molti non sono nemmeno degni del nome di italiani. Ed è meglio, per la conservazione della nostra italianità, che costoro abbiano perso la loro partita. Se accetto forzatamente (sono un vinto) che i miei nemici di idee rovinino talmente la nostra italianità (vedi giornali e fatti), non l avrei potuto sopportare quando ciò fosse stato fatto da noi repubblicani. 19 Agosto La data famosa del mio calendario. ma mi trova di umore nero. Forse a causa della febbre di questa notte e dell affermarsi sempre più chiaro del mio mal di cuore. Mi sembra che di qui non debba più uscire. E un pensiero cui certe volte mi manca la forza di reagire. E questa massa di uomini apatica che non crede più a nulla che ti assorbe, e una volta dentro non te ne liberi più. Io avevo resistito fino a pochi giorni fa, aiutato molto dallo spirito battagliero italiano che era duro a morire. Ma mi accordo oggi che inconsciamente ne sono stato travolto anch'io. Sarà l'ultimo passo della mia vita di prigioniero. Da domani non più diario; ormai sono diventato un numero che mangia (quanto poco mangiamo.) che ha dimenticato lo scopo della sua vita, perché ne è stato troppo fortemente allontanato. 19 Agosto 1945 Ospedale P.W.E. 338 Ottobre 1945 Sembra che la grande ora si avvicini. Ed insieme all ansia gioiosa della libertà e con la struggente trepidazione dei prossimi abbracci, matura in noi l'insopprimibile nostalgia di tutti i distacchi, con qualche cosa che l'eccezionalità delle circostanze differenzia da qualsiasi altra esperienza. Dei campi di prigionia, che in corona di spine da cinque mesi ci ospitano, noi potremmo lasciar dire ai giornali ultimi pervenutici quello che abbiamo letto del mostruoso campo di Coltano: dell'inumana esistenza dei reclusi, della fame, degli stenti, dei morti che vi imperversavano e addirittura della pazzia che attende i non ancor impazziti. Ma spetta a noi soldati e ormai, possiamo dire, crociati e crucciati dell'onore, rimettere le cose a posto. La terra é dura sì, ma buona, non l'abbiamo mai sentita così nostra come da quando ci siamo fatti tutt uno con lei la terra patria e, nell uno e nell altro senso, nostra madre. La tenda è sì bassa e angusta, specie se si debba occupare in sei o otto il posto di quattro; ma nessun altra dimora, se non la familiare, potrà essere nella nostra memoria più presente e più cara di questa viva e vibrante, povera e generosa parvenza di asilo e di tetto, cui dobbiamo sonni e sogni e riposi di ascetica serenità. 100

101 Sì, il cielo, il sole, il vento, se non le rarissime piogge, furono sovente e a lungo spietati. Ma il tesoro d'albe e tramonti, l'incanto di luci e colori, le notti di luna e di astri sul nostro polveroso inferno, il termitaio geometrizzato delle mille e mille tende, simili a tumuli barbari, la miriapode processione di pini marittimi dalle alte chiome distese come una verde nuvola orizzontale su tanta parte dell orizzonte, il fiato del mare vicino, il glauco dei monti non lontani e il cilestrino delle non remote Apuane, ci fanno a volta a volta consolati e commossi. Il reticolato è malvagio, di una malvagità resa più essenziale dalla sua incorporea e tuttavia spinosa trasparenza. Ma qualche timida corolla seppe pur fiorirvi e nulla esso ci nascose della terra e del cielo; non ci precluse a suo tempo i gorgheggi dell usignolo della macchia di lecci; il verticale tripudio dell'allodola; i voli, le soste, le confidenze delle rondini, oggi non ancor tutte partite, quasi che l aerea peregrina della libertà volesse prima veder liberati i tardi prigionieri senza ali. E qual voce mai ci toccherà più addentro di quelle che, oltre l inesorabile nuvolaglia di spine, giungevano da figurette distanti, clamanti, spericolate; falsetti convulsi di donne invocanti un nome, struggentesi in un addio ; acuti di una bimba sibilanti un disperato Papà? La nefanda polvere è stata sì soprattutto una maledizione. Ce ne siamo cibati, abbeverati, vestiti, fatti arida maschera ed impalpabile letto. Ma nel suo nubiloso ossessionante turbinare, nel suo levarsi ed avvoltolarsi e migrare in travolgenti e bibliche trombe d aria scopriamo un che di seminale, di sacrificalmente germinativo, di disperatamente rigenerante. La fame, e da prima anche la sete, ci hanno sì morso le viscere, alleggeriti fino al vacillamento, alla levitazione, al deliquio; taluno ha dovuto soccombere. Potranno gli altri tutti rifarsene? Un alcunché di mirabile ne è pur nato: un affinamento spirituale, una pace nuova, un orgoglioso intimo sfavillare, quasi il cristallo della coscienza si venisse mutando in diamante; un senso di superiorità e di luce che nulla e nessuno cancellerà; che nessuno anzi può intendere se non l abbia vissuto. Dono quest ultimo, io penso, non della sola fame e della sete, o di quella estrema miseria vera soglia della santità che va a caccia della briciola di pane, del barattolo malconcio, del chiodo arrugginito, del foglietto sgualcito, ma dei misconoscimenti, delle ingiurie, delle sassate, delle percosse, delle sevizie, dei soprusi, della spogliazione, delle persecuzioni che accompagnarono la nostra odissea ai campi di concentramento; delle abiezioni fisiche e delle sadiche inibizioni (come l'isolamento totale dalla famiglia e dal mondo per tre mesi e più); umiliazioni e vessazioni eliminate in gran parte, é doveroso riconoscerlo, con il recente passaggio dei campi ad autorità italiane - imposteci nel successivo corso della prigionia, di cui è bene tacere per non acuire risentimenti ed odi là dove noi vogliamo fieramente la concordia e l amore; per non risuscitare dispute là dove non si tratta per ora che di lavorare e di ricostruire, negli spiriti non meno che nella materia. 101

102 Il più bello ed il più alto tra gli incontri l'ho lasciato deliberatamente per ultimo: quello appunto delle anime, e dei cuori. Di tutti? Non sarebbe stato umanamente possibili e non fu. Ma di molti, più assai di quanto basta per garantirci che l austero periodo della rinascita troverà in noi, dopo quest ultimo acerrimo lavacro, sopportato sempre per i peccati altrui, le coscienze più pure, le fronti più altere, le volontà più ritemprate. Questa terra del nostro non infecondo supplizio, testè redenta dall'accidiosa e velenosa palude, oggi selvaggiamente inaridita dal nostro innumerevole giacervi e formicolarvi, noi la ricorderemo come forse nessun altro più felice soggiorno. Essa riavrà le sue messi, riattesterà i prodigi di quella che voleva essere e sarà l Italia. Quanto a noi, le giuriamo che i semi di cui ci si costrinse a defraudarla non andranno perduti - trasfusi idealmente in noi, alimentati dalle acque tacite ma vitali del dolore e del sacrificio; irradiati dal sole della superiore serenità in cui si è risolta la nostra cupa desolazione; germineranno ben presto i fiori e i frutti, forse prima d'ora non visti. Salutiamoci da soldati, levando i volti fermi, gli occhi umidi, il braccio sicuro teso alla fiamma che non cessa di splendere davanti a noi. Ringraziamo il martirio del corpo che ci ha salvati dalla disperazione dello spirito. Al di là delle gioie della libertà e della famiglia, che sembra siano per esserci ridonate, scambiamo promessa di ritrovarci per essere ancora e sempre tutti tra i figli migliori della nostra Italia. DI BEPI MENEGUZZO fig. DgBMdiar 102

103 103

104 L AQUILA II NELLA R.S.I. Non abbiamo potuto dire molto dei nostri pingui, con i quali abbiamo condiviso i momenti più tragici della nostra avventura. Dal loro MAKPI di guerra riportiamo alcune pagine. fig. MKA1aPag DAL MAKPI DELL AQUILA II 104

105 fig. MKAultP1/2 DAL MAKPI DELL AQUILA II 105

106 DAL MAKPI DELL AQUILA II 106

107 Da Ugo Fattori dell Aquila II abbiamo ricevuto, oltre al loro sofferto MAKPI, alcune foto della avventura di Bellagio, che riproduciamo volentieri. in festa da sx CAMUZZI e FATTORI in gita sul lago 107

108 4.3 - CON I PARTIGIANI 108

109 C A D U T I N E L L A L O T T A P A R T I G I A N A ( 4) * CALLERI DI SALA Alberto DIAFERIA Domenico SGUERSO Furio SPAZZOLI Arturo COMBATTENTI NELLE FILE DEI PARTIGIANI (15)* ADREANI Giovanni M. GUERRISI Enrico ANCORDI Antonio PALOSCHI Vittore ANSUINI Silvio RIVA Giuseppe BAZZONI Raffaele SGUERSO Furio BRUNO Vittorio SPAZZOLI Arturo CALLERI DI SALA Alberto VARESE Alfredo DIAFERIA Domenico ZUCCONI Umberto GUCCIONE Pietro (*) Elenchi tratti dalle Storie e Testimonianze pervenute ai coordinatori 109

110 TESTIMONIANZE DELLO ZODIACO I PARTIGIANI Nell immediato periodo successivo all armistizio, quando si rese necessario per gli allievi prendere una decisione sul proprio orientamento, ci fu anche chi non optò né per il Regno né per la Repubblica. Alcuni di questi, già sicuri delle proprie convinzioni o ideologie, entrarono a far parte di formazioni partigiane, quando queste cominciarono a costituirsi. Altri, anche se non del tutto convinti, o per evitare guai peggiori, aderirono alla Aeronautica repubblicana, attratti anche, o soprattutto, dalla prospettiva di poter realizzare il loro sogno, il sogno della loro vita: volare. Ma, per questi ultimi, fu chiara, col trascorrere dei mesi, la interferenza dei tedeschi nella Aeronautica repubblicana e gli ostacoli da loro posti al tipo di addestramento dei giovani piloti italiani. Secondo le teorie tedesche sull impiego degli aerei, tale addestramento era ritenuto infatti completamente insoddisfacente. Volevano quindi averne in pugno la direzione.. Un chiaro esempio di questo atteggiamento fu il colpo di mano di Von Richtofen. Pertanto questi allievi, assolutamente non desiderosi di fornire una qualsiasi collaborazione ai reparti tedeschi, convinti che ormai non sarebbero più riusciti a volare, e temendo anche maggiori coercizioni da parte tedesca, abbandonarono l Aeronautica e passarono nelle file delle formazioni partigiane. Sarebbe facile disporre di notizie su un eventuale gruppo organizzato di partigiani dello Zodiaco, poiché la bibliografia su questo tema non manca. Ma non essendosi verificata tale situazione, risulta praticamente impossibile ricercare, nelle pubblicazioni ufficiali, dove si inserirono gli allievi dello Zodiaco. In effetti, a nostra conoscenza, le partecipazioni alla lotta partigiana furono fondamentalmente individuali e comunque limitate. Pertanto la descrizione delle attività svolte da allievi dello Zodiaco in questo campo è affidata a qualche racconto presentato dagli stessi protagonisti, o dai loro congiunti. Vogliamo tuttavia ricordare, per quelli di cui siamo a conoscenza, i principali esponenti delle vicende partigiane dello Zodiaco, che pagarono con la vita la loro fede. 110

111 Alberto CALLERI DI SALA Inviato in missione speciale dal Sud oltre le linee, fu catturato nella Valle Pellice e fucilato dalle S.S. nel giugno N.d.R.: Secondo altre versioni, riportate più avanti, cadde nel combattimento che seguì una imboscata a Torre Pellice. Arturo SPAZZOLI Operava sulle montagne romagnole e tra altre cose organizzò la protezione, il ricovero e il passaggio del fronte per prigionieri alleati. Cadde in uno scontro con i tedeschi. Furio SGUERSO Comandante di un reparto partigiano operava sulle colline del Savonese. Fu ucciso sul portone di casa in un agguato. Domenico DIAFERIA Caposquadra in un distaccamento partigiano in Val Tisone, durante un combattimento sulla via Emilia veniva gravemente ferito da militari tedeschi e successivamente finito da altri militari intervenuti. di AVERARDO PUNGETTI 111

112 TESTIMONIANZE DELLO ZODIACO UNA SCELTA VISSUTA CON DEDIZIONE (Giuseppe Riva) Quando la sera fatale dell' 8 settembre '43, durante la cena, a Forlì, sentimmo il comunicato di Badoglio che sanciva la fine (si fa per dire) della guerra in atto, si è presentata per noi dello Zodiaco la necessità di prendere una decisione impellente e drammatica. Dopo la notte insonne, mi sono alzato con l ansia di raggiungere al più presto la mia famiglia per riabbracciarla e prendere con lei una decisione sul mio futuro. In coscienza, però, devo ammettere che avevo già autonomamente deciso di non continuare più, con i tedeschi, una guerra che consideravo ormai persa da molti mesi. Voglio subito affermare quanto ho più volte dichiarato: fin da allora ho ragionevolmente accettato una diversa scelta dei miei compagni, coi quali avevo fino allora diviso ideali, sacrifici e amicizia sincera, (vogliamo chiamarlo cameratismo, dato che ho scritto compagni?) che per nessun motivo poteva venir compromesso da una diversità di vedute e idee, La mattina del nove ho prelevato dal garage antistante il Collegio che ci alloggiava un'autoambulanza SPA 38, l unico mezzo che sono riuscito a mettere in moto. Davanti alla scalinata del Collegio, con Franco Lacchini, abbiamo invitato a salire una dozzina d allievi dello Zodiaco e dell'aquila che volevano dirigersi con noi verso nord. Ricordo, fra loro, appunto il povero Franco, Capello, Chizzolini, i poveri Rabaglino, Diaferia e altri. Dopo aver fortunosamente recuperato abiti civili e caricati viveri del nostro magazzino, partimmo. Percorremmo strade secondarie e polverose, io alla guida, Lacchini navigatore, sempre tenendoci lontani da percorsi pericolosi e frequentati dai tedeschi, come la Via Emilia. Ricordo anche che incrociando un carro carico di legname io lo sfiorai, e l'amico Capello, che in quel momento si era sporto dal finestrino, rimase gravemente ferito da un tronco d'albero. Fu medicato, con il materiale trovato sull'ambulanza, da Chizzolini, che forse, proprio in quell occasione, svolse la sua prima prestazione di futuro medico. Si rese necessario accompagnarlo a casa, a Adria, con notevole rischio, e consegnarlo ai suoi cosi malconcio. Proseguimmo poi verso nord, lasciando altri amici nei luoghi più prossimi alle loro case e approvvigionandoci di petrolio rosso nelle fattorie che incontrammo sulla strada, fino a raggiungere una località di cui non ricordo il nome, nei pressi di Mantova, dove fummo costretti ad abbandonare l'ambulanza perché circondati ovunque dai tedeschi. Il povero Rabaglino, Diaferia ed io arrivammo, in un primo tempo a casa mia ad Agazzano (PC) in bicicletta. Così fecero anche gli altri, in veste di "dispersi, o "sfollati", come ci chiamavano allora. 112

113 Ho raccontato questa banale mia avventura, analoga a quella che ciascuno di voi avrà vissuto, perché ho capito che è stata determinante per il mio futuro.infatti, mentre su quel mezzo di fortuna fuggivamo verso le nostre case, eravamo spensierati ed allegri, cantavamo, per nulla avviliti e tristi, come in realtà avremmo dovuto essere se fossimo stati coscienti di quanto ci stava accadendo, se avessimo considerato le incerte prospettive del nostro futuro e di quello del nostro Paese, la vanità degli sforzi compiuti, la demoralizzante caduta dei nostri Ideali. Tutto questo perché? Penso perché la vita fino allora vissuta era stata suffragata da ideali che improvvisamente furono distrutti, ideali che avevano soffocato ogni anelito di gioventù, lasciando un vuoto colmo solo di nostalgia per la vita familiare, per le amicizie, gli amori, il proprio paese Ebbene, almeno per me, questi sentimenti prevalsero e determinarono la scelta di non presentarmi ai bandi e di fuggire in montagna come partigiano; una scelta che ho vissuto con dedizione e convincimento, rischiando la vita, come testimoniano i numerosi compagni di gioventù, di scuola, d accademia, caduti in combattimento al mio fianco sull'appennino LigureEmiliano, dove la lotta fu veramente dura, specialmente durante il freddo e nevoso inverno '44/'45. Così è caduto Nino Diaferia, della 6a compagnia, in circostanze descritte brevemente più sotto. E stato del tutto dimenticato, eppure qualcuno della sua compagnia lo ricorderà. Non voglio, per carità, nemmeno pensare che la dimenticanza sia intenzionale. Sono anzi certo che la causa è da ricercarsi nella mancanza d organizzazione e di documentazione che riguarda il nostro corso, nelle scarse possibilità di collaborazione che hanno incontrato i volenterosi fra noi che hanno cercato di abbozzare una specie di Mak P, nonostante io abbia ricordato più volte l episodio, anche per iscritto.ora però, con l attuale opportunità, si deve cogliere l occasione per ricordare l amico fra i nostri caduti. Nino Diaferia, della 6a compagnia, era di San Severo di Foggia, ma aveva preferito fuggire al nord. E stato qualche giorno in casa mia, poi presso sua zia in provincia di Piacenza. Si è poi arruolato con me nei partigiani ed ha fatto la fine accennata, proprio vicino a me, più fortunato di lui. Finita davvero la guerra io, che avevo fatto prima dell'accademia un corso di complemento che mi aveva dato l'opportunità di vivere sui campi d aviazione, di volare molto più che in Accademia, sentivo una gran nostalgia di questa vita, peraltro meno costrittiva e più appagante di quella condotta fra le fila dello Zodiaco, e decisi di riprendere il mio posto in Aeronautica, cosa di cui certo non mi sono mai pentito. 113

114 PINO RIVA (ultimo a destra) con Ettore Botti e Vittorio Renzi durante il rastrellamento dei Mongoli e Tedeschi - inverno BRIGATA PIACENZA GIUSTIZIA E LIBERTA fig. FgRiva1 UN CADUTO (Domenico Diaferia) Eravamo insieme, Nino Diaferia ed io, come capisquadra nel distaccamento partigiano Rocca d Olgisio (Pianello Valtidone). Si effettuavano azioni di disturbo, e si provvedeva allo stesso tempo ai nostri rifornimenti, bloccando sulla via Emilia trasporti di materiale. In pratica quasi sempre camion militari tedeschi. Anche in questa occasione (aprile-maggio 1944), forti di circa 15/20 persone, attaccammo un camion militare tedesco. Ne seguì un aspro combattimento, durante il quale sopravvenne un secondo mezzo militare tedesco, che rovesciò la situazione. Sopraffatti, dovemmo cercare una via di scampo. Purtroppo Diaferia giaceva da un lato, con altri partigiani, gravemente ferito. Date le sue condizioni e la situazione che si aggravava sempre più concordammo con lui di lasciarlo e di tornare a riprenderlo durante la notte. I tedeschi, prima di abbandonare il posto, chiamarono i fascisti repubblicani per telefono. Questi accorsero. Più tardi Nino Diaferia venne trovato trucidato. di GIUSEPPE RIVA (Pino) 114

115 STORIE DELLO ZODIACO L amata Augusta Un lontano giorno della tarda estate 1944 giunse al distaccamento partigiano, che allora comandavo, su un monticello dell appennino piacentino, una bella ragazza, in veste di staffetta. Aveva le credenziali di un mio amico e mi formulava la seguente proposta: il padre di questo mio amico possedeva una bella Lancia Augusta (quella della foto) che, precettata dai tedeschi, stava per essere requisita. Se me la fossi sentita, avrei potuto andarla a prendere nei pressi di Piacenza, me l avrebbero consegnata di buon grado, nella speranza, un po vana, ma unica per loro, che a guerra ultimata avrebbero potuto riaverla. Il rischio era notevole ma non ci pensai due volte, anche perché dovevo arrivare prima dei tedeschi e poi non potevo resistere al desiderio di possedere una bella Augusta. La notte successiva andai a ritirarla. Per qualche tempo ho potuto scorrazzare nelle valli presidiate dai partigiani, suscitando l invidia degli amici, dei valligiani e l ammirazione delle fanciulle, nonché assaporare il piacere della guida, cosa che allora non era nelle possibilità di tutti! Purtroppo questo piacere non durò a lungo. Nell eccezionale freddo nevoso PIONE CISA DIC. 43 RIVA (primo da sx) con la sua AUGUSTAe LANCIA e i partigiani Botti, Cella e Renzi fig. Riva2 inverno successivo, subimmo un tremendo rastrellamento condotto da due divisioni tedesche con soldataglia mongola. Soffrii molto il freddo, la fame, la paura e la perdita di molti amici. Oltre che della mia persona, mi preoccupavo della mia Augusta, che non volevo mollare a nessun costo, mettendo ulteriormente a repentaglio le mie già scarse possibilità di sopravvivenza. Ma la fortuna mi assistette sempre. Già da qualche giorno, essendomi reso conto dell'impossibilità di salvare la macchina, quando ancora non c era molta neve, avevo pensato di sistemarla in qualche cascina, sotto un pagliaio. Nessuno però, logicamente, accettò di correre un simile rischio, nemmeno mio padre, e dovetti ammettere che avevano ben ragione. 115

116 Così, in ritirata, incalzato dal nemico, sofferente, quando non ce la feci più, fui costretto ad abbandonarla sotto la neve, anziché sotto la paglia, in montagna, dove finiva la strada. A guerra ultimata tornai sul luogo, ma della mia cara Augusta non trovai più traccia. di GIUSEPPE RIVA (Pino) STORIE DELLO ZODIACO Una preghiera diversa Forse a molti. non piacerà la preghiera che segue Essa tuttavia esprime bene i miei attuali sentimenti e per questo io mi vi identifico. E stata scritta da un mio compagno del Corso di complemento di cui vi ho già parlato, un uomo probo, cristiano che ha fatto tutta la guerra come pilota. Si chiama Pino Spera. La preghiera non vuole naturalmente fare la concorrenza alla nostra amata famosa preghiera dell'aviatore, anche se, lasciatemelo dire, mi riesce difficile considerarla una vera preghiera, ancora attuale, alle soglie del secondo millennio, in un mondo così cambiato. Mi riesce difficile concepire un Dio che non sia d'amore, di bontà, di grazie, anziché di potenza e di gloria e che sproni ad usare gli artigli delle aquile, non già per difendere i sacri confini della nostra patria, ma, per colpire, ammazzare, aggredire, sopraffare. Su questo libro, datato 2000, non suonerà male. Penso che qualcuno, come me, la apprezzerà. 116

117 Preghiera d'un Vecchio Pilota Signora dei cieli su terre, Ti chiedo perdono! su mari, Nella saggezza nei cieli. della vecchiaia, nella serenità O madre di Cristo, della lunga attesa Signora dei cieli, dell'ultimo volo, Tu, questa mia prece, Ti chiedo perdono. benevola accogli Solcati i cieli e tutti i piloti in giovinezza, sian sempre protetti pien di furore, dal manto celeste pronto ad ardire che stendi nei cieli! contro un nemico Bandita la guerra dato da altri, si trovi l'accordo, Ti chiedo perdono la pace, I'amore per me, per tutti fra popoli tutti che morte arrecammo e specie fra noi a nostri fratelli, che, alto volando, su terre, non più come falchi, su mari, più presso Ti siamo nei cieli. qual rondini vive Ti chiedo perdono in libera gioia. per tutti i fratelli Per noi, del fronte nemico, per tutti, anch'essi portati, per sempre e solo da altri, il Santo Tuo amen, a spargere morte Signora, pronuncia! DA LETTERA AI CARI AMICI..di GIUSEPPE RIVA (Pino) 117

118 STORIE DELLO ZODIACO Foulard azzurro (Vittorio Bruno) Nell infausto periodo settembre 43 aprile 45 io militai nelle file partigiane e più precisamente nel 1 Gruppo Divisioni Alpine di stanza nelle Langhe (Piemonte), un gruppo di circa uomini che occupava una zona che andava dalla provincia di Cuneo al Monferrato e alla provincia di Savona. Allo stesso Gruppo apparteneva anche l amico Varese. Gruppo di ispirazione liberale, con foulard azzurro, fedeli alla Monarchia. Ebbi il comando di una compagnia e fui anche insignito di una medaglia di bronzo. Fin qui la mia storia di quel periodo che nell Italia del Nord ci vide divisi da opposte ideologie. Finita la guerra io, trovandomi dalla parte dei vincitori, presi l iniziativa di contattare i miei più cari amici d Accademia Colleoni e Bongiana, convinto che a quel punto non dovevano più esserci vincitori né vinti. Bene dice Pachera che indipendentemente dalle vicende personali vi è la certezza per tutti noi di avere agito in buona fede, separati nell azione ma profondamente uniti nell ideale di perseguire il bene della nostra Patria. Dopo non poche vicissitudini, dato il trambusto di quel periodo, ci siamo finalmente ritrovati, più amici di prima nonostante ognuno mantenesse le proprie idee circa le quali ebbimo un tacito accordo di mai discutere. Purtroppo Bongiana ci ha lasciato alcuni anni addietro ma io serbo di lui un caro ricordo per il suo carattere buono e generoso. Di lui devo rammentare un altro episodio: - Durante il solito periodo Bongiana e Marchioni rimasero feriti in combattimento e furono ricoverati in un ospedale di Torino. Mia madre, che abitava a Torino, venne a saperlo, non ricordo in quale modo, me ne informò ed io la pregai di visitarli. Fu così che mia madre li visitò frequentemente portando loro conforto morale e quant altro si poteva reperire in quei tempi, fino alla loro guarigione. Di Marchioni ho perso le tracce ma Bongiana serbò un ricordo affettuoso per mia mamma, ovviamente ricambiato, e non passò occasione senza che si inviassero reciprocamente i saluti. Tanto a dimostrazione che la vera amicizia va oltre le ideologie in quanto Bongiana sapeva benissimo che io ero nei partigiani. DA LETTERA AGLI AMICI DELLO Z. APR di VITTORIO BRUNO

119 STORIE DELLO ZODIACO Prima di morire (Giovanni M. Adreani) Antefatto. Nel Novembre del 43 incontro in Alessandria AlfredoVarese, per gli amici Dedo, Zodiaco - 7 Comp. Parliamo delle nostre incertezze. Ambedue iscritti alla Università vorremmo continuare gli studi ma i bandi di arruolamento e richiamo, che si susseguono sempre più minacciosi, rendono molto improbabile questa possibilità. Rimaniamo d accordo che, messo alle strette, avrei raggiunto Bossolasco, nelle Langhe, dove lui avrebbe avuto possibilità di mettermi in contatto con una banda partigiana operante nella zona. Metà di marzo 44 E ormai quasi notte quando Guerrisi (non ricordo più il nome di battesimo) ed il sottoscritto, entrambi Zodiaco - 6 Comp., entrano nell osteria esistente sull unica piazzetta di Manera, piccolo borgo delle Langhe. Sono giunti qui per unirsi ad una banda di Partigiani che, per sentito dire, opera nei dintorni. All oste, oltre a qualcosa da mangiare, chiedono anche come incontrare i Partigiani. Non conosco nessuno. Ci sono nello stanzone alcuni rozzi tavoli di legno; due sono occupati da alcuni anziani che, giocando a carte, osservano i due sconosciuti che stanno mangiando. Entrano due giovani che, dal bancone, ci osservano di sottecchi e se ne vanno. Entrano altri due; stessa storia. Tornano quelli di prima, si siedono al nostro tavolo, ci chiedono... chi siete, da dove venite, cosa volete... e concludono Venite con noi. Usciamo e ci avviciniamo alla porta di fronte mentre i due passano dietro di noi. Potete entrare. Apriamo la porta e ci troviamo di fronte cinque giovani che, armi puntate, ci danno il Mani in alto ; i due rimasti dietro ci perquisiscono e ci sfilano le Beretta. Sottostiamo ancora ad un breve interrogatorio e quando ormai sono le dieci passate due Partigiani ci scortano fuori e ci avviamo

120 La luna illumina la strada bianca fiancheggiata da campi e boschi; le Langhe sono maestose e belle. Per me, appassionato cacciatore, rappresentano un mondo pieno di fascino. Intorno a noi non una luce né un anima viva. Con Guerrisi ci scambiamo qualche parola e confessiamo di non sentirci troppo tranquilli. Privi di esperienza da buoni idealisti, non ci aspettavamo una accoglienza così carica di diffidenza e di sospetti. Avremmo presto imparato quanto questa fosse giustificata. Dopo circa tre ore arriviamo ad una cascina isolata dove, nella stalla, ci uniamo ad altri quattro ragazzi e, finalmente, dormiamo. Di giorno stiamo nei boschi vicini o sull aia e, a notte, rientriamo nella stalla. Ogni due o tre giorni cambiamo cascina. Dopo qualche giorno, un pomeriggio sul presto, veniamo condotti in un bosco di castagni che raggiungiamo scendendo per un ripido sentiero che prosegue verso un profondo calanco. Ci fermiamo in una radura e, poco dopo, ci raggiunge un gruppetto di Partigiani con la stella rossa sul berretto. Il Com.te ZUCCA, ed alcuni suoi compagni ufficiali ci interrogano ancora, separatamente, e ci chiedono di fare i nomi di nostri compagni di Accademia: ne facciamo diversi. Il gruppetto si allontana. Li vediamo discutere animatamente ma non ascoltiamo. Uno di loro, un giovane biondo, dai lineamenti fini e dal comportamento signorile, (saprò poi che era di nobile famiglia ligure), si avvicina giocherellando con la pistola e, sorridendo, dice: Oggi lavora la G.P.U.. Ne giunge un altro: Datemi i vostri documenti. Penso... forse intendono farli pervenire ai nostri famigliari pietosamente informandoli, con qualche falsa giustificazione, della nostra fine... Chiedo Perché ci uccidete?.- Non vi interessa. Riprendiamo il sentiero da cui eravamo giunti che si biforcava; a destra per tornare alla cascina, a sinistra per scendere nel profondo del calanco, posto adatto per la nostra esecuzione, pensavo. Da qui in poi posso soltanto parlare del mio stato d animo e non di quello di Guerrisi. La bocca e la gola erano completamente inaridite e non potevo deglutire. Pensavo intensamente ai miei ultimi istanti di vita.. se giriamo a sinistra è la fine; di sorpresa Biondino mi sparerà un colpo, probabilmente alla nuca, da dietro le spalle, non sentirò nulla. Vedevo il mio corpo a terra, il volto un po sfigurato, spento... PER SEMPRE. Ma giriamo a destra. Già, penso, non di giorno. Ci sono in giro alcuni contadini.. sarà per questa notte. 120

121 Giunti alla cascina, Guerrisi ed io ci sediamo vicini, lontano dagli altri ragazzi, senza dire una parola, chiusi in noi stessi. Rimango così fino a sera, oberato dai ricordi della poca vita già vissuta. Rivivevo tutta la mia vita, fin dall infanzia, ritrovando un infinità di ricordi che non sapevo di possedere. Ogni episodio ripassava nella mia mente ed ogni volta si arricchiva di particolari che credevo assolutamente dimenticati. Riaffioravano invece, nitidi e colorati, come se li stessi vivendo in quegli attimi. Avevo ormai accettato l ineluttabile e non avevo più paura. Avevo solo tristezza, tanta, profonda, dolorosa tristezza. Era il 21 di Marzo, iniziava la Primavera ed io avevo poco più di vent anni. Li avevo vissuti come un introduzione alla vita che avevo sognato ricca di gioie ed emozioni. Invece tutto sarebbe finito qui, tra poco.., PER SEMPRE. MAI PIU avrei rivisto questo cielo azzurro e la natura esplodere nel tepore primaverile. MAI PIU il vento, la neve, il freddo, le nebbie. MAI PIU avrei rivisto i miei cari né loro me. Nessuno MAI avrebbe saputo come, dove e quando la mia vita era stata spenta.. PER SEMPRE. MAI PIU e PER SEMPRE erano le parole che, come macigni, pesavano in me. E venne la notte e ci ritirammo nella stalla. Mi corico e penso:.. tra poco ci chiameranno.. ; nel buio, solo con i miei pensieri mi rendo conto che, in certe circostanze, il nostro spirito supera la materia e ti permette di fare cose di cui, a mente fredda, ti credevi incapace. Appresi così che, di fronte ad un plotone di esecuzione o in combattimento, avrei saputo comportarmi con quella dignità e quel coraggio che avevo sempre ammirato negli uomini veri. Il tempo passava, nessuno chiamava... mi sveglio che è giorno. A questo punto Guerrisi ed io ricominciamo a sperare. Passarono un paio di giorni durante i quali ci tornò l appetito e un poco di serenità. Un pomeriggio ci accompagnano in un casolare semi abbandonato e ci fanno entrare in una stanza dove c erano LUPO, IL GATTINO e qualche altro. Attendiamo qualche minuto e poi la porta si apre ed entra DEDO. Ci abbracciamo tra la gioia di tutti e l incubo finisce. Oggi posso raccontare questa mia esperienza grazie alla concomitanza di una serie di circostanze che ha del miracoloso. Avevo parlato con DEDO - lui aveva raccontato a LUPO - LUPO era presente quel pomeriggio nel bosco - s era ricordato; dopo più di quattro mesi, della informazione - ne aveva parlato a ZUCCA - aveva insistito, con ZUCCA, per avere il tempo di convocare DEDO : 121

122 Se soltanto una di queste concomitanze non si fosse verificata, nessuno avrebbe MAI raccontato questi avvenimenti e il nome di Guerrisi ed il mio sarebbero nell elenco dei compagni non rintracciati. Poco sopra ho detto..questa mia esperienza... Per la verità le esperienze sono state due. Una, valida per tutti, soprattutto giovani in procinto di affrontare la vita. Non arrendersi mai, non perdere mai la speranza, non dare mai per definitiva qualunque situazione, anche la più compromessa. Il destino, la sorte, le circostanze, la nostra volontà, il nostro coraggio possono sempre cambiare gli avvenimenti, anche i più irreparabili, in apparenza. La seconda, squisitamente personale. Scoprii quali sarebbero state le mie reazioni in una situazione estrema. OTTOBRE 1998 di GIOVANNI M. ADREANI TESTIMONIANZE DELLO ZODIACO UN EROE (Alberto Calleri di Sala) E il 18 marzo Nella notte senza luna, un sommergibile inglese emerge, con cautela, in prossimità della costa di Voltri (Genova) e sbarca due giovani italiani, Aldo Fasullo e De Matteis, che rientrano in Patria portando con loro un potente equipaggiamento radioricetrasmittente. Neanche tre mesi dopo, il 9 giugno, Aldo Fasullo, operante con le formazioni partigiane delle valli Chisone e Pellice, cade in un imboscata tesa, a Torre Pellice, da truppe S.S. italiane. Reagisce con le armi ma cade mortalmente ferito dal fuoco nemico. I due episodi danno inizio e termine alla breve guerra coraggiosamente combattuta dall Aspirante Alberto Calleri di Sala Zodiaco 6^ Comp. Medaglia d argento al Valor Militare. Nel 1991, nel corso di un viaggio di lavoro, ero entrato nel paese di Bricherasio, in Val Pellice, alla ricerca di un ristorante per la colazione e m ero ritrovato parcheggiato in Via Alberto Calleri di Sala!!! Mi tornò immediatamente alla mente il volto di Berto e la sua fine è caduto a Genova, sotto il fuoco tedesco raccontatami, molti anni prima, da un 122

123 compagno di Corso. Il lampo di ricordo mi emozionò e pensai, per un momento, di cercare i famigliari (sapevo che la famiglia era di Bricherasio) per avere notizie più precise. Non lo feci. Rinunciai per il timore che il mio interessamento potesse essere interpretato come inopportuna intromissione in affari squisitamente personali. Ma ora, con l obiettivo di affidare ad un nostro libro gli episodi significativi che hanno dato un impronta alle nostre vite, soprattutto negli anni critici del periodo bellico, m è sembrato doveroso approfondire, contattando il dott. Edoardo, fratello di Berto. Sono ora in grado di aggiungere, ai fatti essenziali, altri dettagli non insignificanti. Allontanatosi da Forlì, come tutti noi, in quei giorni cruciali del Settembre 43, aveva raggiunto la famiglia a Bricherasio. Dopo qualche tempo, su invito del padre, Ammiraglio Comandante la Piazza Militare Marittima di Taranto, decise di raggiungerlo. Con mezzi di fortuna, buona sorte e molta improvvisazione riuscì a passare la linea del fronte nei pressi di Sulmona, giungendo a Taranto qualche giorno prima di Natale per mettersi a disposizione dell Autorità Militare Italiana. Partecipa volontariamente ad un corso specifico di addestramento alla guerriglia, creato dallo Stato Maggiore Generale Italiano con il concorso della N 1 Special Force britannica, per essere destinato a supporto delle formazioni partigiane operanti nell Italia del Nord. Lascio la parola ai documenti: Estratto dal libro Terra Ribelle ( ) di Antonio Peano. fig. Dg ACS estratto 123

124 Scheda di Missione Estratta da pubblicazione Ufficiale, curata dal Gen. Rinaldo Crucco, Capo dell Ufficio Storico dello S.M. dell Esercito Italiano. fig. DgACS scheda 124

125 fig. FgACS lapide fig FgACS Berto Due giorni dopo la morte di Alberto, il fratello Edo, appena sedicenne, si univa alla Formazione. Mi fa piacere sapere che, di Alberto Calleri di Sala, ora, oltre alla lapide presso il ponte che da Torre Pellice porta a Blancio, resta in tutti noi il commosso ricordo di un compagno che ha dato onore al nostro Zodiaco. fig. DgACS medaglia P.S. Per la preziosa collaborazione offertami per la ricerca e raccolta della documentazione, sentitamente ringrazio: il Sig. Emilio Bolla Sindaco di Bricherasio il Sig. Luigi Demaria (Com.te Meo) di Luserna S. Giovanni le Sig.re Maura e Lidia funzionarie del Comune FEBBRAIO 1999 di GIOVANNI M. ADREANI 125

126 TESTIMONIANZE DELLO ZODIACO LA CITTA DI SALUZZO ONORA I FRATELLI CALLERI Nell anno 1967 venne intitolata una via cittadina ai fratelli Giorgio Carlo e Alberto Calleri di Sala, appartenenti ad una nobile famiglia saluzzese. Il primo, Guardiamarina uscito dalla Accademia Navale di Livorno, cadde eroicamente nel corso di una battaglia, con l affondamento del cacciatorpediniere Aviere, sul quale era imbarcato.già decorato di medaglie di bronzo e d argento, veniva proposto per la medaglia d oro al valor militare. Su Alberto riproduciamo uno stralcio dalla illustrazione fatta al Consiglio dall Ass. Anz. Avv. Vineis, per l approvazione della proposta di intitolare una strada ai due eroici fratelli. ALBERTO CALLERI DI SALA, nato a Saluzzo il 3/11/1923, compì gli studi a Saluzzo ed entrò nell Accademia Aeronautica nel Nel 1943 allontanandosi da Forlì, dove l Accademia si era trasferita, giunto a Saluzzo si mise immediatamente in contatto con gli ambienti legati alla Resistenza, ricevendo l incarico di attraversare le linee per mettere i Comandi alleati al corrente della situazione del movimento partigiano nel pinerolese. Riuscì a raggiungere Taranto, dove il padre Ammiraglio era comandante della Piazza, ed entrò subito nei reparti speciali che si addestravano presso il Campo di Brindisi alla lotta partigiana; venne quindi paracadutato in Corsica e di qui sbarcato con motoscafo sulla costa ligure (marzo 1944). Giunse a Torino, eludendo la sorveglianza tedesca e portando seco una radiotrasmittente, e venne nascosto presso l Ospedale delle Molinette Fermato dalle SS mentre trasportava la radiotrasmittente che doveva essere impiegata nella Val Pellice riuscì a sfuggire all arresto facendo credere che si trattava di un apparecchio radiologico. Giunse in Val d Angragna con le mansioni di Capo missione e di Istruttore per le formazioni partigiane. Il 9 giugno 1944, mentre scendeva dai monti di Torre Pellice per compiere un azione di sabotaggio, cadde in un imboscata tesagli dalle SS e, in breve combattimento, cadde colpito dalle raffiche dei mitragliatori tedeschi. Per le sue gesta di valore e per lo spirito di sacrificio e di abnegazione dimostrati nella lotta di liberazione, è stato proposto per la massima decorazione militare. DALLA DOCUMENTAZIONE RACCOLTA DA WILMO MONTIGLIO 126

127 TESTIMONIANZE DELLO ZODIACO CADUTO NELLA LOTTA PARTIGIANA (Arturo Spazzoli) Subito dopo l 8 settembre 1943, seguendo il fratello Antonio esponente del partito repubblicano, dette inizio alla resistenza contro i tedeschi a Forlì ed in Romagna, organizzando da principio la protezione, il ricovero ed passaggio oltre le linee di militari sbandati e di prigionieri alleati evasi dai campi di prigionia. Nei primi giorni circa, duecento fra ufficiali e soldati dell 11.mo fanteria, bersaglieri ed avieri, di stanza a Forlì, onde sottrarli ai rastrellamenti tedeschi furono guidati in alta Romagna fino a Corniolo. Fece parte di un gruppo di informatori collegati con ricetrasmittenti al comando angloamericano per gli aviolanci destinati ai partigiani e guidò più volte oltre le linee i prigionieri alleati evasi dai campi di prigionia, fra cui cinque generali. Nel maggio 1944 accompagnò nel forlivese una missione segreta ORI composta da ufficiali italiani ed angloamericani del O.S.S (Office Strategic Service) con cui fu deciso di rifornire, con copiosi aviolanci, la banda Corbari, ardito ed efficiente G.A.P (Gruppo Azione Partigiano), che faceva riferimento ai fratelli Spazzoli. Si decise, pertanto, di costituire sul monte Levane una consistente santabarbara per le future azioni di guerriglia. A fine luglio 1944 truppe tedesche, allertate per i numerosi aviolanci, andarono all assalto di Monte Levame e circondarono la santabarbara partigiana. Dopo un violentissimo scontro a fuoco la banda Corbari riuscì ad aprirsi un varco e si dileguò nei boschi circostanti: restò soltanto l aiutante di Corbari, Adriano Casadei, che novello Pietro Micca, quando le truppe tedesche furono vicine, fece esplodere tutte le munizioni accumulate causando morti e feriti fra gli assalitori. Zigzagando fra le fiamme, gli scoppi, il fumo, i morti ed i feriti Adriano riuscì a fuggire quasi indenne e si trasferì dopo lunga e faticosa marcia in un rifugio segreto della banda a Cornia San Valentino, nella casa colonica di Arturo Spazzoli. Lo attendevano Silvio Corbari con la sua giovane compagna Iris Vergari, gravemente ferita alle gambe ed Arturo Spazzoli. Poiché il 7 agosto era stato arrestato Antonio Spazzoli, i quattro giovani presero a studiare un colpo di mano per liberarlo. 127

128 Ma un ex partigiano della Corbari, tale Franco Rossi, rivelò ai tedeschi il rifugio di Spazzoli: all alba del 17 agosto una squadra nazifascista assaltò in forze la casa colonica. Gli occupanti tentarono disperatamente di reagire con tutte le armi di cui disponevano: Arturo Spazzoli fu ben presto gravemente ferito e cercò, allora, di accentrare su di sé il fuoco degli assalitori onde consentire ai suoi compagni una sortita. Mentre la partigiana Iris, immobilizzata per le ferite alle gambe si uccideva per non cadere prigioniera, Casadei e Corbari riuscirono a fuggire ma questi, caduto malamente nel greto di un torrente, restò bloccato. Casadei non volle abbandonarlo. Catturati tutti, Spazzoli e Corbari, morenti, vennero caricati su una treggia trainata da due buoi, mentre Casadei, legato, fu costretto a seguirli a piedi fino a Forlì. L indomani, 18 agosto, i quattro vennero impiccati con filo spinato ai lampioni di Piazza Saffi a Forlì. I nazifascisti, dopo aver vanamente torturato il prigioniero Antonio Spazzoli, fratello di Arturo, lo trascinarono e lo fucilarono avanti ai resti dei quattro impiccati. M.O. al v.m. alla memoria. DA FIGLI DI UN DIO MINORE di UMBERTO ZUCCONI ARTURO SPAZZOLI nato a Forlì il frequenta il Collegio Aeronautico della GIL di Forlì - ottenuta la maturità scientifica entra nella Accademia Aeronautica a Caserta dopo l 8 settembre 1943 aderisce alla Resistenza ed è ucciso in combattimento contro i nazisti il , a CornioSan Valentino di Modigliana è decorato alla memoria di medaglia d argento al valor militare. breve curriculum inviato dal nipote Aroldo Spazzoli a Elios Speroni 128

129 STORIE DELLO ZODIACO Combattente nella Lotta Partigiana (Umberto Zucconi) Il 9 settembre 1943 il mio pensiero dominante era di tornare a casa a Napoli: fin dallo scorso luglio avevo discusso a lungo con Arturo Spazzoli, cui ero legato da fraterna amicizia, sulle sorti ormai segnate della guerra e sulle nefaste conseguenze delle folli illusioni naziste. Pertanto, sul far della sera, prelevo dall armeria dell accademia un moschetto 91 con qualche pacchetto di munizioni (che risultarono, poi, da esercitazioni con proiettili di legno!) e calzato un paio di scarponcini nuovi, (che essendo di numero piccolo mi causarono un unghia incarnata tutt ora rigogliosa ), nel buio della notte, mi allontanai guardingo dal collegio aeronautico, sede della accademia aeronautica, dove ero stato abbandonato con tanti altri allievi dai vari ufficiali superiori. Intabarrato nella mantella azzurra, sotto la quale si intravedeva la tuta di volo e la gobba inconfondibile del moschetto, mi recai presso la famiglia Montanari in Forlì che mi era stata indicata da Spazzoli come primo rifugio sicuro. Dopo qualche giorno, in attesa di una opportunità per andare al sud, mi aggregai ad una squadra di partigiani che dovevano operare a ridosso delle linee sulle montagne dell alta Romagna: detta squadra era comandata da un tenente di fanteria detto Sandro ed era composta da un militare di nome Mario, armato di una mitragliatrice Breda cui era affezionatissimo, da un ex prigioniero russo di nome Vassilli, da soldati sbandati e da alcuni civili antifascisti fra i quali, ricordo, Olindo, Guardiglion e Curpet, vecchio miliziano antifranchista. Richiesto per motivi di sicurezza personale e familiare di assumere un nome di copertura, l allievo del corso Zodiaco Zucconi Umberto divenne, così, il partigiano Roberto della VIII^ Brigata Garibaldi. Per rifornirci di armi e munizioni furono compiute azioni di disarmo e cattura di militari tedeschi, nonché attacchi quasi sempre incruenti a stazioni di Carabinieri da dove venivano asportati, senza incontrare eccessive difficoltà, i fucili da caccia, le armi e le munizioni sequestrati per ordine del comando tedesco. In una operazione per il recupero di un aereo caduto, furono salvati un ufficiale inglese ed un pilota neozelandese il quale presentava un vasta ferita al capo: per l affinità d arma fu affidato per le cure del caso alle inesperte mani del partigiano Roberto: nonostante la colossale imperizia dell improvvisato chirurgo, la ferita guarì ed il pilota alleato fu inviato alle organizzazione Spazzoli per il passaggio delle linee. 129

130 Verso la fine di novembre ebbero inizio gli attacchi partigiani alle caserme della costituita milizia fascista, con assalti e scontri a Santa Sofia, Galeata, Civitella, Cusercoli, Ricò, con azioni dirette o di fiancheggiamento e copertura. Duro e freddo fu l inverno sull alpe fra i monti Falterona e Fumaiolo: gli abeti erano coperti di neve e sembravano alberi di Natale; ma non c erano le palline colorate, solo pallottole di piombo che echeggiavano nell ovattato silenzio dei boschi imbiancati di neve. I giorni passavano tra attacchi e fughe, scontri e ritirate, addiacci nella macchia e bivacchi fra i boschi, per poi ritrovarci di notte in qualche sperduto capanno o in un diruto casolare a contarci e fare il punto della situazione, sdraiati sulla paglia stretti l uno all altro per scaldarci, mentre fuori, battendo i piedi nella neve, c era un compagno a fare il suo turno di guardia. Erano quelli i momenti in cui, nella silenziosa immensità della montagna, il giovane partigiano Roberto si chiedeva: ma quando torneremo a vivere, liberi ed in pace, nelle nostre case? Le staffette partigiane ci rifornivano di cibo, armi e munizioni, nonché bollettini e notiziari del comando volontari della libertà e del comando unitario militare Emilia Romagna, nonché qualche foglio di stampa clandestina dell Unità. Durante qualche discesa clandestina in pianura, odorose case coloniche accolsero con generosità i partigiani di montagna cui tante belle ragazze scaldarono il cuore con i loro sorrisi, specialmente per Mario il mitragliere con la sua fama di cecchino e per il partigiano Roberto di cui dicevano, ridendo, g ha el gevel en ti occ ( ha il diavolo negli occhi). Care ragazze che hanno spesso pagato con la vita l ospitalità data. Sul finire dell inverno, per reazione alle numerose azioni partigiane, fra cui le uccisioni dei federali fascisti di Forlì, Bologna, Ferrara, del console di Forlì Marabini e di numerosi ufficiali fascisti e tedeschi, i nazifascisti iniziarono grandi operazioni di rastrellamento nell alta Romagna, incalzando da presso i partigiani in ritirata sulle montagne. Durante un ripiegamento nella zona di Pieve Rivoschio, incalzati da reparti tedeschi, una bomba a mano, caduta fortunosamente in un mastello pieno d acqua, investiva il partigiano Roberto con una gragnuola di schegge che lo lasciarono intronato, sanguinante ed accecato. Il ferito fu trasportato a casa di un dottore della zona per le cure del caso: purtroppo non trattavasi di un medico, ma di un dottore commercialista, abilissimo in bilanci e partite doppie, ma non in medicina! Per mancanza di disinfettanti e di ferri chirurgici il ferito venne immerso in una tinozza di ottimo vino bianco locale e con una pinzetta da sopraccigli, gentilmente fornita dalla consorte del dottore, furono estratte una trentina di schegge metalliche e lignee ed un unghia spappolata dell indice della mano sinistra. 130

131 Il vino bianco diventò rosso rubino. Alcune scheggette negli occhi nelle zone periorbitali non fu possibile estrarle per cui Roberto restò momentaneamente privo della vista. Trasportato in pianura, in una accogliente casa colonica, il Roberto, grazie anche alle affettuose cure di una cara ragazza, Gelsomina, recuperò vista e salute. Ai primi di marzo, in previsione di un passaggio delle linee, mi trasferivo a Roma in clandestinità, non tanta, però, da essere nei pressi di Palazzo Barberini, sede del circolo ufficiali tedeschi, durante un azione gappista nella quale fu ucciso un alto ufficiale tedesco. Per sottrarmi alla immediata reazione, con rastrellamento, da parte dei tedeschi, una giovane gappista, Elisa, mi trascinò via e mi nascose proprio negli oscuri sotterranei di Palazzo Barberini ove erano i polverosi depositi della R.E.D.A. (Ramo Editoriale degli Agricoltori): e lì, fra i libri intonsi e con l eco degli spari, fu anche amore La clandestinità romana fu breve e mi trasferii nel Fucino per passare le linee a Villa Vallelonga, ma una tempesta di neve ed un principio di congelamento mi costrinsero a rifugiarmi a Trasacco, ospite di gruppi locali della resistenza. Nel giugno 1944, dopo lo sfondamento della linea Gustav sul fronte di Cassino, collaborai con le avanguardie del Generale neozelandese Freyberg nel respingere da Trasacco, Vallelunga e Villa Vallelonga le ultime retroguardie tedesche in ritirata finché, apertasi la strada attraverso i campi minati di Alfedena e Castel di Sangro, rientrai nell autunno 1944, a casa, in Napoli. Il partigiano Roberto ritornò ad essere Zucconi Umberto: riconosciuto dallo stato italiano come ferito per cause belliche, ricompensato dopo quaranta anni nel 1983 con la favolosa indennità di lire pari a due anni di ottava categoria, un tantum, non rinnovabili. DA FIGLI DI UN DIO MINORE di UMBERTO ZUCCONI 131

132 TESTIMONIANZE DELLO ZODIACO UN AGENTE SEGRETO (Silvio Ansuini) UN COMBATTENTE CADUTO (Furio Sguerso) L otto settembre stavamo a Forlì e il comandante, con vero spirito militare, ci disse di restare se volevamo combattere con i tedeschi, oppure di andare a casa. Dopo due giorni di peripezie arrivai a Roma. Dopo qualche mese un bando mi avvisò che gli accademisti dovevano presentarsi al comando militare. In famiglia con mio padre e mia madre decidemmo che dovevo presentarmi per evitare che mi venissero a cercare a casa. Da circa due mesi avevamo in casa nascosti una famiglia di ebrei, i signori Levi, che erano scappati da Trieste dove erano cominciate le deportazioni degli ebrei. Restarono in casa nostra per nove mesi fino alla liberazione di Roma e poi ritornarono a Trieste. Partii per Firenze e lì rincontrai i miei amici Sguerso e Guccione. Una sera rientrando alle Cascine abbiamo visto al poligono la fucilazione di dieci cittadini.il più giovane aveva circa sedici anni e il più vecchio una settantina.questa scena ci turbò profondamente per la sua crudeltà. In quel periodo fummo avvicinati da un tenente e accettammo subito la sua proposta di entrare nella resistenza nel gruppo di azione partigiana (G.A.P.). Chiedemmo di andare in montagna, ma il comando partigiano ci chiese di restare con la repubblica di Salò. Il mio incarico era di recuperare carte geografiche, bussole e munizioni per la fabbricazione di esplosivi da usarsi per dirottare i treni che portavano in Germania i deportati italiani.per questo avevo spesso dei permessi che mi portavano a Roma dove era più facile reperire questi materiali. Per ragioni di sicurezza non ero a conoscenza degli incarichi dei miei amici. Poi ci fu il trasferimento a Venaria Reale, dove continuai ad avere licenze.consegnavo la merce a Torino dietro appuntamenti. Poco prima della presa di Roma da parte degli alleati, ebbi un permesso speciale per raggiungere la mia famiglia. Dopo la liberazione mi presentai all ufficio di epurazione in via Torino dove fui interrogato più volte. 132

133 Alla fine della guerra non essendo risultate informazioni negative a mio carico per premio fui degradato dal grado avuto con la repubblica di Salò e congedato come soldato semplice in fanteria. Di Guccione ho saputo che era rientrato a casa a Padova. Di Sguerso la notizia della sua morte la ricevetti da parte della moglie.cadde in un imboscata dei fascisti, ucciso davanti al portone di casa.era al comando di un gruppo di partigiani sulle montagne di Savona. omissis di SILVIO ANSUINI STORIE DELLO ZODIACO fig. FgAA valcamonica Ribelle in Val Camonica (Antonio Ancordi) omissis Prima renitente a tutti i bandi del duce, poi ribelle in Val Camonica dove incontrai un ex compagno d Accademia e di camerata (Bazzoni) al quale subentrai quale Vice Comandante di gruppo (e che non ho più visto né saputo niente). Quindi trasportato in circostanze ed in condizioni gravi all Ospedale di Bergamo dove rimasi parecchio tempo. Dimesso dall Ospedale ed in convalescenza, venni arrestato su denuncia di un ufficiale proveniente dal corso Aquila 2 e minacciato di morte alla vigilia di Pasqua 1945 ( Sei fortunato che oggi è Pasqua e a Pasqua non ammazziamo nessuno ). Riuscii a cavarmela in circostanze romanzesche e fui ricoverato ancora a Bergamo. Uscii perfettamente guarito (!) il giorno dell insurrezione. omissis nella foto in alto del periodo ribelle - Ancordi è il primo a destra, con una pistola in mano DA LETTERA A PACHERA E PUNGETTI giugno di ANTONIO ANCORDI

134 TESTIMONIANZE DELLO ZODIACO CAMPAGNE DI VITTORE PALOSCHI Partigiano ribelle-combattente nella Brigata 10 giornate della Divisione Fiamme Verdi. Segnalo che su oltre 300 Allievi del Corso Zodiaco solamente NOVE combatterono nelle file della Resistenza (Sono stati molti di più N. d. R.) DA PROFILO DEL GEN. DI S.A. VITTORE PALOSCHI *** 134 di VITTORE PALOSCHI

135 4.4 NELLA ACCADEMIA RICOSTITUITA AL SUD ( Fedeli al giuramento prestato ) 135

136 fig. MKZgRnsc DAL MAKPI DELLO ZODIACO RINATO 136

137 CADUTI DELLO ZODIACO PER INCIDENTI DI VOLO* NELLA AERONAUTICA MILITARE (18) Durante l addestramento per il conseguimento del brevetto di Pilota Militare (3) Alocco Alfredo 1947 su MC200 a Lecce Trimarco Agostino 1947 su CR42 a Brindisi Cocca Mario 1948 su MC202 a Lecce Angelucci Arturo In servizio (15) 1953 su P51 Mustang Battini Ferdinando 1947 Berteotti Clemente 1963 su F86 Biscardi Antonio 1948 su S79 Cormagi Domenico 1955 su P38 De Santis Enrico 1948 su P38 Falone Pasquale 1949 Guerrisi Enrico 1954 su Heldiver Leuzzi Giovanni 1945 su Baltimore Maimeri Giovanni 1949 Mainella Giulio 1949 su P51 Mustang Niccoli Giorgio 1951 su P51 Mustang Pavese Giuseppe 1948 Sotgiu Agostino 1958 su DH100 Vampire Tito Paolo 1951 su P51 Mustang (*)Secondo dati raccolti

138 RICOMPENSE AL VALORE CONCESSE DALLA A.M.* AGLI APPARTENENTI AL CORSO ZODIACO MEDAGLIE D ARGENTO AL V.M. 5 Capanna Carlo Cocca Mario Cozza Flaminio De Fazio Salvatore Tedesco Luigi MEDAGLIE DI BRONZO AL V.M. 8 Andrei Ercole Berteotti Clemente Biscardi Antonio Ciliberti Renato Dazzi Cesare Fratantoni Paolo Leuzzi Giovanni Tito Paolo CROCI DI GUERRA AL V.M. 3 Ferrante Francesco Giachetta Andrea Trimarco Agostino CROCI DI GUERRA AL MERITO 7 Bramolla Renato Ferretti Evasio Gasparini Vincenzo Leopardi Cesare Pirozzi Luigi Rana Saverio Sallustio Raffaele (*)Secondo dati raccolti DATI STATISTICI SULLO ZODIACO Concorrenti (1941) 993 Idonei alla visita medica 664 Ammessi alla 1a classe 298 Allievi promossi Sottotenenti Piloti in S.P.E. 94 Allievi promossi Sottotenenti di Complemento

139 LA STORIA DI ALBERTO REA 04 LA RINASCITA... EgR

140 EgR

141 EgR161+5 L ACCADEMIA AERONAUTICA BIBL. 03 quarto stralcio, da pag.161 a pag

142 LA STORIA DAL NUMERO UNICO UN RIASSUNTO UFFICIALE DELLA APPASSIONANTE STORIA fig. ElNoUnp5 DA ACCADEMIA AERONAUTICA ZODIACO 1981 BIBL stralcio dalla INTRODUZIONE

143 COMMENTI DALLO ZODIACO CON TUTTO IL RISPETTO A proposito della precedente Introduzione al Numero Unico sui primi tre corsi dello Zodiaco, realizzato in occasione del Battesimo e Giuramento dello Zodiaco 3, è stato ritenuto doveroso apportare alcune precisazioni da parte di un ex Allievo dello Zodiaco, che, attraverso una lunga carriera, ha grandemente onorato l Arma Aeronautica. Ecco le note sull argomento del Gen. S.A. Luigi Pirozzi: Gli Allievi che si trovavano al Nord non vennero convogliati a Firenze, presso la Scuola di Applicazione. La maggior parte di loro, dopo il bando di Botto, si presentò a Firenze direttamente o avviati dai pochi Centri di Raccolta o informati dal passaparola. Gli allievi che invece affluirono ai Centri di Raccolta costituiti al Sud furono avviati a Brindisi, presso l Accademia Navale, ove, insieme a quanti vi erano giunti dal Nord, isolatamente o a gruppi attraverso le linee, ripresero l attività didattica. Giunti al termine della terza classe gli Aspiranti da Brindisi vennero inviati a LECCE (e non a Frosinone), ove conseguirono il brevetto di Osservatore dall aeroplano e poco dopo da neo-sottotenenti furono destinati allo Stormo Baltimore quali Navigatori, dando il loro contributo alla Guerra di Liberazione di LUIGI PIROZZI 143

144 STORIA DELL AERONAUTICA: UN BILANCIO PERCHE CI PORTAMMO AL SUD Dal Mensile AERONAUTICA N. 2 Febbr.1999 Estratto dall articolo, pag DI GREGORY ALLEGI fig. EgAAAfebbr99GA

145 LA CONQUISTA DEL SOGNO TESTIMONIANZE DELLO ZODIACO CONSIDERAZIONI PRELIMINARI Questo lavoro mi è costato fatica, sia per aver dovuto riprendere memoria di certi avvenimenti, e ricordare quindi nomi, date, luoghi, e altro, sia per quello che dentro mi ritornava, rivivendo attraverso la penna una parte della mia vita giovanile (e di altri miei coetanei) così densa di decisioni, di rinunce, di attese, da dubitare che siano accadute a giovani di vent anni o poco più, educati all ordine, all obbedienza, alle cose già predisposte. Tuttavia noi dello Zodiaco non abbiamo per questo rinunciato a scrivere di noi stessi, né abbiamo temuto di ricucire una memoria strappata (come ha detto recentemente un politico). Se mai si sia strappata, l abbiamo già ricucita. Vogliamo ridare verità alla memoria storica, raccontando la vita vissuta personalmente, in tutta la sua realtà quotidiana, senza infingimenti o adattamenti, affinché i nostri nipoti sappiano trarne significativi insegnamenti e forse riprendere, con animo nuovo, quegli ideali che sono stati alla base di ogni nostro comportamento, da qualsiasi parte tenuto. I riferimenti sono personali e, per quanto attiene ad eventi non vissuti, attinti da fonti storiche (vedi bibliografia). UNA SCELTA DIFFICILE In viaggio verso il Sud Quando, dopo l'8 settembre, a Forlì, in molti prendemmo possesso di un autobus dell'accademia con autista un 1º Aviere, non sapevamo esattamente la destinazione del nostro viaggio ma solo la direzione: verso il Sud. Dopo una sosta a Riccione da Elios Speroni, che ci rifocillò e ci diede delle vettovaglie, proseguimmo lungo l'adriatica ma dopo un fortunoso incidente col nostro vecchio e scassato automezzo, ci disperdemmo e proseguimmo a piccoli gruppi in diverse direzioni. E rimanemmo in tre (io, Gianni Viscuso e Ciccio Lumare) a dirigerci insieme verso Sud, con i possibili mezzi di fortuna e... a piedi. 145

146 Un soggiorno al mare, ospiti di una nota famiglia a Francavilla a Mare, una permanenza di una settimana in un fienile (in compagnia di topi di campagna) in provincia di Chieti, una fuga da un accampamento di militari tedeschi che ci avevano presi e trattenuti, mitragliamenti da parte degli Spitfire inglesi che puntavano sulle truppe tedesche che risalivano la penisola, scalate e capitomboli sulle aspre e nude montagne della Maiella in Abruzzo per superare gli Appennini, altri episodi di fame, sete e rischio hanno caratterizzato la nostra vita di fuggitivi. Arrivammo ai primi di ottobre del 43 nella zona a nord di Salerno controllata dagli alleati. Poi ognuno di noi tre prese una direzione diversa. Io mi fermai a Castellamare di Stabia (ospite di amici) e lì seppi da un conoscente della tragica morte di mio padre, avvenuta in un paese di sfollamento dell'entroterra ancora occupato dai tedeschi, che avevano catturato e deportato il medico accorso per salvare il mio genitore da una improvvisa setticemia. Tornai nella mia casa di Aversa, dove rimasi da solo per parecchio tempo (la mia famiglia era ancora "sfollata"). Poi, mentre tentavo di riprendere gli studi universitari a Napoli, venni per caso a sapere, da un sottufficiale, che l'accademia si era ricostituita a Brindisi. E venne il momento della scelta.dopo aver riflettuto sulla strada da seguire (l'università o l'accademia?), scelsi di rientrare in Aeronautica, per riprendere il mio posto e tener fede al giuramento prestato. Arrivai a Brindisi, dopo un altro viaggio avventuroso, ai primi di dicembre del '43 e trovai altri compagni di corso, e non solo delle regioni meridionali. I primi ad arrivare infatti furono 4 colleghi del Nord: Clem Berteotti di Trento, Evasio Ferretti di Livorno, Cesarino Dazzi del Cairo residente a Bologna, Harry Warglien di Fiume e Cesare Leopardi da Verona. I primi tre avevano compiuto parte del viaggio su un barcone a vela. La scelta Ho raccontato questa storia mia, personale, che pensavo di tenere per me ma che è comune a molte altre, perché non venga più scritto (come ho tardivamente letto sulla anonima introduzione al volume ufficiale pubblicato nel 1981 per i tre corsi Zodiaco) che "quelli del Nord vennero convogliati a Firenze, e la maggior parte di quelli del Sud vennero avviati a Brindisi", ma sia detto con chiarezza che ognuno di noi dello Zodiaco, educato all obbedienza e alla disciplina, si trovò a dover fare, dopo l 8 settembre, una scelta, individuale e impegnativa, difficile e sofferta, aiutato o contrastato da disparate circostanze, confortato sempre, però, dalla convinzione di fare il proprio dovere in perfetta buona fede sia che aderisse alla R.S.I. o alla lotta partigiana o rientrasse in Aeronautica, o prendesse altri indirizzi. Nessuno fu convogliato, nessuno fu avviato. Al Sud come al Nord andarono da ogni parte d'italia. Ognuno rimase prigioniero, forse, dei propri ideali, delle proprie convinzioni. E scelse. 146

147 Fig. MKZgSera DAL MAKPI DELLO ZODIACO RINATO NELL'ACCADEMIA RICOSTITUITA AL SUD E... DOPO. Regia Accademia Navale (Brindisi, ) Eravamo in 40 circa gli aspiranti dello Zodiaco che, fra l'ottobre ed il dicembre 1943 ci ritrovammo al Collegio Navale di Brindisi, divenuto sede della Regia Accademia Navale dopo gli eventi dell'8 settembre. Accolti fraternamente dai colleghi del corso parallelo della R.A.N. "Le Raffiche", vestiti alla meglio come si poteva allora con divise di panno blu e sistemati nelle camere del Collegio, dopo breve indottrinamento sulla vita e le punizioni marinare che ci aspettavano, fummo avviati agli studi e dotati di una propria "sede". Si trattava di un'aula al pianoterra dell'edificio, affacciata sul porto; che nelle ore pomeridiane di studio diventava luogo di fumo e di chiacchiere personali. Ad entrarvi ci provò un pomeriggio l Ammiraglio Comandante; ma appena aprì la porta una cortina fumogena investì l'alto ufficiale che prontamente, come per difendersi dal nemico in battaglie navali, la richiuse velocemente e si allontanò con la sua scorta, senza profferir verbo. E fu l unica volta che avvenne un ispezione al nucleo Aeronautica. La disciplina, tutta navale, veniva assicurata da ufficiali della Marina mentre le lezioni previste dal piano di studi della Regia Accademia Aeronautica, rimpolpate da altre più 147

148 propriamente marittime (come Arte navale) erano svolte dai quadri della R.A.N. (professori civili e ufficiali della Marina). Fra di essi spiccava il prof. Ugo Tiberio, inventore del Radar italiano e ordinario di radiotecnica (era, forse, capitano di corvetta di complemento) che riuscì a far capire (ai più) le più avanzate nozioni della materia e fu molto generoso nelle votazioni finali, contrariamente a qualche giovane ufficiale di Marina che ci "spelacchiò" ben bene nelle materie navali. Eravamo diventati anche esperti di vela (uscivamo sovente con le barche dell'accademia Navale ancorate nel porticciolo dell'istituto fuori del porto di Brindisi con rientri talvolta avventurosi) e di armamento navale. Per le materie aeronautiche ci pensò il colonnello pilota Rodolfo Gentile che oltre ad essere l'ufficiale dell'aeronautica più elevato in grado, quale insegnante di meteorologia "imbottì" gli accademisti azzurri di nubi e fronti freddi e caldi. Fu un anno duro, ma ricco di episodi indimenticabili, quali le traghettate su barchette traballanti da una sponda all'altra del porto per godere della "franchigia" (fra noi "libera uscita"), gli intrecci sentimentali con le ragazze di Brindisi, le cenette nelle baracche dei pescatori al porto, i rientri notturni sul "sentiero" che portava all'ingresso posteriore per evitare il corpo di guardia, e le giornate tristi e piovose del Natale '43 trascorso lontano dai propri cari, in attesa di un qualcosa che non si sapeva bene cosa fosse (almeno per alcuni). Gli esami si svolsero con commissioni regolari e severe e, fra il luglio e l'ottobre 1944 terminò il terzo anno accademico dei 1º Gruppo Zodiaco, di quel pugno di ragazzi cioè che avevano trovato accoglienza nella stessa istituzione, la R.A.N., che nel 1923 aveva dato i natali alla R.A.A. e che, nelle avverse vicende, le aveva offerto la possibilità di continuare a vivere, anzi a sopravvivere, prima di riprendere la propria vita autonoma nella sede di Nisida, nel E fummo trasferiti a Leverano. Leverano (1944) Questo piccolo aeroporto nelle vicinanze di Lecce (che fu adattato a Scuola di pilotaggio e di ripresa voli dopo l'8 settembre) fu la nostra sede per l'atteso conseguimento del brevetto di pilota di 1º Grado, che era iniziato nel lontano 1941, sull'aeroporto di Grazzanise, durante la frequenza dell'accademia a Caserta, con un'attività di volo sul Ba.25, per un totale che andava dalle 25 alle 30 ore di volo, senza però conseguire (almeno così ricordo per me...) il sospirato brevetto. A Leverano trovammo la "capretta", cioè il Ca.164 ed altri residuati bellici quali i G8 e venne l'ora del "decollo" dopo un periodo di qualificata attività addestrativa a terra e in volo, quest'ultima impartita da eccellenti piloti provenienti da prestigiosi reparti. 148

149 Fra gli episodi di questo periodo, ricordo: la baracca che ci ospitava e che bruciò per merito di Cesarino Dazzi, che voleva ripulire le brande con un bidone di benzina, le pecore che facemmo fuori con qualche nostro rullaggio un po' anomalo, gli atterraggi corti e quelli lunghi e altri descritti da Ferretti e Salvatelli; meglio di quanto io possa fare. E dopo il conseguimento del brevetto di aeroplano venimmo trasferiti a Lecce (aeroporto di Galatina n.d.r.) per un altro brevetto, quello di osservatore. Un corso di "Osservatore dall'aeroplano" molto particolare. In effetti il conseguimento del brevetto di Osservatore era necessario per la nomina ad ufficiale, non essendo possibile conseguire il brevetto di pilota militare per mancanza di aerei idonei, ma era anche utile per poter essere impiegati quali navigatori a bordo del velivolo "Baltimore" (bombardiere leggero che prevedeva tale ruolo in equipaggio) che era stato dato in dotazione ai reparti italiani che operavano con gli alleati. Sistemati nella palazzina truppa dell'aeroporto in stanzoni gelidi e con il letti biposto in ferro dell'epoca, assordati nelle notti illuminate dai bagliori della catenaria, dal ritmo serrato dei motori dei B-24 americani che atterravano e decollavano per le missioni di bombardamento in Germania, quella "dozzina" di frequentatori si trovava ogni mattina in una baracca di legno, situata dopo gli hangar, per seguire le lezioni del corso teorico, tenute da un ufficiale dello Stormo trasporti che era anche responsabile della nostra disciplina e del controllo delle nostre presenze: ed era una fatica, ogni volta, render conto (da parte del più anziano di noi) dei ritardi di chi aveva passato la notte a Taranto e tornava in bicicletta al mattino tardi o di chi usava ogni mattina lucidarsi scrupolosamente le scarpe logore, apostrofando in malo modo chi lo sollecitava! Il corso prevedeva anche esercitazioni pratiche che venivano effettuate in volo a bordo di tutti i velivoli disponibili allo Stormo: SM.79, SM.82, SM.84, Cant.Z1007bis, BR.20. I voli andavano dal trasporto materiali e personale in Italia (sulle rotte Lecce-Roma, Lecce-Palermo, Lecce Cagliari, Lecce-Capodichino) e all'estero (a me capitò il volo Lecce-Bengasi-Cairo dal 21 al 28 gennaio 1945, durante il quale ebbi la visione del miraggio), alle missioni di aviorifornimento alla Divisione Garibaldi nei Balcani anche con atterraggi a Tirana per recupero personale. Fu la parte più interessante del corso, anche se le nostre funzioni di navigatori non erano tenute molto in considerazione dai piloti dello Stormo Trasporti, che avrebbero costituito, nella maggior parte, l'ossatura della rinascente Aviazione Civile (i capitani Fenili, Prato, Fogazzola ecc.) e del futuro trasporto militare (i capitani Medaglia, Marino, Martinelli). Nel febbraio 1945, dopo quasi 70 ore di volo, quel corso particolare per pochi sparuti aspiranti dello Zodiaco ebbe termine, così che essi non solo potevano essere avviati, con la futura 149

150 nomina a "sottotenente pilota navigatore" allo Stormo Baltimore per partecipare alle missioni di guerra nei Balcani, ma potevano portare con loro, dentro di loro, l'orgoglio di aver volato, fra gli ultimi anche se non come piloti, su macchine gloriose italiane che avevano rappresentato durante tutta la guerra il nerbo della nostra azione offensiva e di trasporto e sulle quali si erano immolati tanti aviatori combattenti di tutto il conflitto. Parteciparono al corso e furono trasferiti allo Stormo Baltimore: Berteotti Clemente, Bramolla Renato, Biscardi Antonio, Ciliberti Renato, Cocca Mario, Cozza Flaminio, Dazzi Cesare, De Fazio Salvatore, Ferrante Francesco, Ferretti Evasio, Fratantoni Paolo, Gasparini Vincenzo, Giachetta Andrea, Leopardi Cesare, Leuzzi Giovanni, Paternostro Mario, Pirozzi Luigi, Rana Saverio, Sallustio Raffaele, Tedesco Luigi, Tito Paolo, Trimarco Agostino, Viparelli Ubaldo, Warglien Harry. Stormo Baltimore (Campomarino, ) Il campo di volo Sistemato in un pianoro che sfocia su una spiaggia, a pochi chilometri dal paese, in prossimità di Termoli (Campobasso), l'aeroporto di guerra di Campomarino si componeva di una zona cosiddetta logistica e di una operativa. Un uliveto, una vigna, una strada carrereccia, tende sparse qua e là e fissate al suolo con paletti, rampini, funi; tende dagli orli svolazzanti entro cui si ingolfava l'aria delle stagioni e su cui si gettavano, per tenerli calmi, palate di terra; era questa la zona dove vivevamo, dormivamo, mangiavamo; sotto decine di tende che avevano per pavimento il nudo terreno, per WC la contigua vigna e per ospiti zanzare, qualche rospo e la gelida nebbia della notte. C'era anche una tenda particolare, piazzata dal Comando per far scorrere, oltre il fiume, anche l'amore, con buona pace del buon costume". fig. MKZgAmor DAL MAKPI DELLO ZODIACO RINATO 150

151 fig.mkzgcamp DAL MAKPI DELLO ZODIACO RINATO Al di là della zona logistica, un burrone e la pista di volo, costruita sulla striscia di spiaggia parallela al mare con grelle metalliche di concezione statunitense, che rimarrà impressa in ogni appartenente a quel piccolo gruppo di aspiranti che furono impiegati quali Navigatori a bordo del Baltimore, in dotazione allo Stormo che era costituito dal 132º Gruppo (con la 253ª e la 281ª Squadriglia) e del 28º Gruppo La figura del Navigatore-puntatore, sistemato nel musetto in plexiglas del velivolo e prevista nell'equipaggio di quattro persone (pilota, navigatore, mitragliere e marconista) era nuova per l'aviazione italiana e, prima degli aspiranti dello Zodiaco, il Comando italiano aveva fatto ricorso a piloti combattenti provenienti anche dalla caccia e da altre specialità per far fronte a questa nuova esigenza. L'attività Dopo qualche volo di esercitazione al tiro di caduta sull'isolotto di Jabuka, e tanti... giri di bussola, si entrava in equipaggio per le azioni di bombardamento su obiettivi quali ponti, ferrovie, depositi ecc. in territorio jugoslavo, ove operava la Balkan Air Force del comando alleato, in zone dai nomi alquanto strani per noi (Busovaca, Popovaca ecc.) 151

152 Di questa attività mi è rimasto impresso come una visione costante, lo scorrere delle grelle della pista sotto le gambe distese sulla pedaliera, durante la partenza e l'atterraggio, ben attento a seguire dal musetto in plexiglas a tutta luce, le manovre del pilota, che doveva mantenere dritto nella stretta pista questo aggressivo e difficile bimotore, la cui tendenza ad imbardare era ben nota a tutti e quattro i membri dell'equipaggio. Le azioni erano fortemente contrastate dalla efficacissima contraerea tedesca schierata in molti punti strategici - è da ricordare che abbatté il comandante dello Stormo (M.O.V.M. Massimiliano Erasi che aveva a bordo un sottotenente del Corso Vulcano) in un'azione sul Canale dell'arsa - e che colpiva frequentemente i nostri velivoli, costretti spesso ad atterraggi di emergenza a Lissa, Biferno e altri campi di fortuna. Gli Zodiacali... volavano in qualità di aspiranti (che non era un grado, ma solo una qualifica) ma fu il tenente colonnello Paolo Moci, comandante del 28º Gruppo, che li sollevò dall'anomala posizione giuridica dopo una rapida puntata a Roma e autorizzò a rivestire i gradi di sottotenente (che peraltro già indossavamo, un po' truccati!) con una sorta di promozione... sul campo. Il periodo di Campomarino fu il più significativo per quanti, venuti al Sud, avevano continuato a rimanere nella Forza Armata (molti avevano preso altre decisioni) seguendone le vicende, dense di rinunce, talvolta anche di umiliazioni, ma che alla fine avevano fatto emergere le "virtù antiche" dell'italica gente anche in un periodo tragico del nostro Paese,operando con umiltà per la Patria, ferita nella sua dignità. Quelli dello Zodiaco che parteciparono alla guerra di Liberazione con lo Stormo Baltimore meritarono: 5 medaglie d'argento al V.M.; 6 medaglie di bronzo al V.M.; 8 croci di guerra ; molti encomi solenni. Dalla tenda di Campomarino all'albergo di Roma (maggio 1945 marzo 1946) L'atterraggio in formazione degli aggressivi Baltimore del 132º e 28º Gruppo sulla pista erbosa dell'aeroporto dell'urbe (già del Littorio) delimitato a fine pista dall'aniene (affluente del Tevere) fu certamente una novità per noi Navigatori abituati alle famose grelle di Campomarino. Anche la sistemazione in parecchi alberghi o pensioni requisite (la Pensione Nazionale di Via IV Novembre affacciava, per un lato su Piazza Venezia) fu certamente un dolce passaggio che, in parte, ci compensava - con le passeggiate notturne in una Roma post-bellica tutta da scoprire (per noi)- della mancanza del volo da pilota. E' vero che molti piloti ci lasciavano i comandi in volo (non al decollo o all'atterraggio perché non avevamo i freni nel nostro abitacolo) ma la nostra attività non era limitata al trasporto personalità (il Capodanno 1945 mi toccò, dopo una celebre sbornia alla Casa dell'aviatore di Via IV Novembre con l allora capitano Giulio Cesare Graziani - medaglia d'oro al V.M. - in vena di 152

153 scherzi..., far da capo equipaggio per un trasporto da Venezia di un'alta personalità del Vaticano) ma comprendeva addestramento in formazione, ricognizioni, collegamenti logistici ecc. Fu durante uno di questi voli che in fase di decollo perse la vita con tutto l'equipaggio uno dei nostri: Giovanni Leuzzi. Comunque, appena si riorganizzarono le Scuole di volo, fummo inviati a gruppi successivi a riprendere l'attività per completare il nostro brevetto di pilota militare ed io fui trasferito nel 1946 alla Scuola di pilotaggio di Lecce e avviato a Leverano, per la ripresa voli sul Ca.164, dove ritrovai il mio istruttore di due anni prima il capitano Avvico, grande aviatore piemontese del 4º Stormo, mutilato di una mano e combattente in tutti i fronti. La lunga trafila per il brevetto di Pilota Militare (Brindisi-Lecce, ) Terminata la ripresa sul Ca.164, fui rispedito a Brindisi dove iniziai i "doppi comandi". sul CR.42 con decollo il 9 Agosto 1947 dopo un estenuante periodo di limitazione dei voli per scarsità di velivoli. Fu a Brindisi però che ci ricongiungemmo con un altro "spezzone di Zodiaci" che erano rientrati in Accademia ed avevano completato a Nisida il 3º anno nel e seguenti. La vita di attesa del proprio turno sul campo di volo si alternava a divertimenti goliardici alla spiaggia del Casale, a fidanzamenti con le ragazze del luogo (con futuri matrimoni); ripresero i balli e le serate danzanti in aeroporto, allietate da una orchestrina jazz che uno di noi (Gigino) aveva formato con un altro di noi (Raffaele) e con elementi di leva professionisti; si ravvivarono le serate di gioco d'azzardo (baccarà, poker e altri) e divenne routine la Messa alla Domenica nella cattedrale di Brindisi; frequenti, infine, le presenze a Teatro nel palco d'onore ed altre... gioie terrene. In questo periodo persero la vita due dello Zodiaco: Agostino Trimarco sul CR.42 a Brindisi e Mario Cocca sul MC.202 a Lecce. Dopo il CR.42 fui avviato a Lecce, dove seguii con altri del corso il seguente iter: - G.55 - Doppio comando e decollo; - MC Decollo senza D.C. con 4 ore e 8 voli; - MC Decollo senza D.C. con 10 ore e 20 voli; - Spitfire V. - Decollo senza D.C.; - Spitfire V. - Decollo Notturno. Il mio Decollo Notturno (il primo decollo notturno di allievi nel dopoguerra) avvenne nella stessa sera in cui decollarono Raffaele Sallustio, Vittore Paloschi e Catullo Nardi (del Corso Aquila II) e fu una nottata indimenticabile con brindisi e champagne (vero francese) offerto dall'allora colonnello Luigi Bianchi, superbo comandante della Scuola di volo. 153

154 Non tutti seguirono lo stesso iter addestrativo e completamente diverse furono le sequenze degli aerei sui quali altri riuscirono a volare: dal G.50 al MC.200 all'fn.305 ecc.. Terminato il lungo addestramento al tiro, al volo strumentale e notturno e in formazione acrobatica con i migliori piloti della caccia italiana, finalmente a fine 1948 fui destinato al 5º Stormo C.T. sull'aeroporto di Orio al Serio (Bergamo) e assegnato alla 92ª Squadriglia dell'8º Gruppo Caccia dove c erano già due dei nostri: Harry Warglien e Paolo Tito Cominciava l'avventura meravigliosa! I COMPAGNI DEL CORSO Dei trecento compagni del corso soltanto in pochi ci ritrovammo: Nel 1943 a Brindisi presso la regia Accademia Navale BERTEOTTI CLEMENTE, BISCARDI ANTONIO, BRAMOLLA RENATO, BITETTO ROMUALDO, CILIBERTI RENATO, COCCA MARIO, COZZA FLAMINIO, DAZZI CESARE, DE FAZIO SALVATORE, D ERRICO ALDO, DE RUGGERO FRANCESCO, FEDELE VINCENZO, FERRAIUOLO DOMENICO, FERRANTE FRANCESCO, FERRANTE MARIO, FERRETTI EVASIO, FORTUNATO LUIGI, GASPARINI VINCENZO, GIACHETTA ANDREA, GIOSEFFI GIORGIO, FRATANTONI PAOLO, LEOPARDI CESARE, LEUZZI GIOVANNI, MIELE GIUSEPPE, NICOLETTI GUGLIELMO, PATERNOSTRO MARIO, PETRILLO SIMONE, PIROZZI LUIGI, RANA SAVERIO, RICCIARDIELLO ALBENZIO, SALLUSTIO RAFFAELE, SPADACCINO GIOVANNI, TEDESCO LUIGI, TITO PAOLO, TRIMARCO AGOSTINO, VALENTE SALVATORE, VIPARELLI UBALDO, VISCUSO GIOVANNI, WARGLIEN HARRY. Nel 1944 a Brindisi, subito dopo la liberazione di Roma: ALOCCO ALFREDO, ANGELUCCI ARTURO, ARCANGELETTI WILLIAM, BATTINI FERDINANDO, BOVE LUIGI, CARTOCCI ENRICO, CRISTIANINI PIERO, GIOVENGA TOMMASO, LAMBERTUCCI SIRIO, LA TEGOLA ELIO, LOSITO FEDERICO, NICCOLI GIORGIO, RESTUCCI STELVIO, RISTORI FULVIO, SALVATELLI MARCELLO, SANTONICO FABRIZIO, SCERNA ALDO. Nel 1945 e successivamente a Nisida, dopo la liberazione del nord: ANCORDI NINO, ANDREI ERCOLE, AZAIS LUIGI, CAPANNA CARLO, CARRERAS ENRICO, CORMAGI DOMENICO, COSTANTINI GIUSEPPE, DI NATALE 154

155 GIOSUE, FALONE PASQUALE, FRANCESCOTTI GIUSEPPE, GUERRISI ENRICO, LACCHINI FRANCO, MAZZULLO LUIGI, MELOTTI ALDO, NICOLETTI GIUSEPPE, PALOSCHI VITTORE, PAVESE GIUSEPPE, RIVA GIUSEPPE, SOTGIU AGOSTINO, VERIN LUIGI. BIBLIOGRAFIA L ACCADEMIA AERONAUTICA di Alberto Rea SMA Ufficio Storico- Roma 1977 MAK P 100 ZODIACO Edizione 1950 ACCADEMIA AERONAUTICA ZODIACO Numero unico per giuramento corso Zodiaco Edizione CGF Aeronautica Militare R.S.C. LIBRETTO CARATTERISTICO DEI VOLI di Pirozzi Luigi LA REGIA AERONAUTICA di Nino Arena SMA Ufficio Storico Roma 1977 di LUIGI PIROZZI (Gigino) TESTIMONIANZE DELLO ZODIACO LA CONQUISTA DEL BREVETTO MILITARE A metà dell anno 1944 le Forze Alleate occuparono Roma; io ed altri ci presentammo alle Autorità militari italiane, in parte ricostituite presso gli Alleati. Fummo inviati a Brindisi presso l Accademia Navale, che si era trasferita in blocco al Sud e sistemata nel Collegio Navale colà esistente. Eravamo nell inverno L anno precedente (1943) erano già stati inseriti una quarantina di noi, che si trovavano al Sud, i quali avevano condotto gli studi del 3 anno e al completamento avviati ai Reparti A:M: che si stavano riformando. I nuovi giunti (una ventina) frequentammo il 3 anno di studi e si giunse così alla primavera del 1945 e la guerra finì. Dopo gli esami finali, raggiungemmo l aeroporto di Leverano, dove volando nel CA164 (biplano simile al Breda 25) acquisimmo il brevetto di 1 Grado. In quel periodo si soffrì la fame (i nostri alimenti preferiti corned beef e alicette), si dormì in baracche di legno dove spifferi e correnti d aria ci facevano allegra compagnia, dove cimici e pulci danzavano frenetici balli brasiliani; ma eravamo giovani e così pieni di entusiasmo e passione per il volo, che tutto ci sembrava bello e non ci pesava alcun sacrificio. 155

156 Finito il periodo di Leverano fummo trasferiti a Lecce (Aeroporto Galatina), per effettuare il secondo periodo. Là ci aspettavano pochi aeroplani, vecchi e malandati, benzina ancora poca, pezzi di ricambio assenti; tutto ciò non consentiva addestramento sicuro, graduale e razionale. Volammo perciò (soltanto a doppio comando) sul Nardino FN305, aeroplanetto monoplano scarso di motore e di caratteristiche, per una quindicina di ore ciascuno, e successivamente sempre a doppio comando sul FIAT G50. Peraltro gli esemplari a disposizione erano soltanto due e quindi la preoccupazione maggiore per noi e per gli istruttori era quella di evitare di scassarli perché correvamo il rischio di rimanere a terra per molto tempo. I voli sul Nardino e sul G50 erano propedeutici per il decollo sul MC 200, velivolo da caccia dalle caratteristiche più avanzate (brillante aereo da guerra almeno all inizio delle ostilità). Quando giudicati pronti dall istruttore sul G50 si decollava sul Macchi 200. E così facemmo (Ristori, Scerna, Alocco, Niccoli, io, Santonico e altri) proseguendo nell addestramento con l esecuzione di tutte le prove previste per il conseguimento del brevetto militare. Ma il velivolo si dimostrò più difficile di quanto nelle intenzioni di tutti e alcuni incidenti, purtroppo mortali, convinsero i nostri Superiori ad interrompere l addestramento sul MC 200, inviandoci a Brindisi, dove stavano volando alcuni CR42, biplani ad ala alta, da poco recuperati. Svolte le ore previste su quel velivolo ritornammo a Lecce, completammo il ciclo sul MC 200 per arrivare finalmente alla Conquista del brevetto militare. Questa lunga storia peraltro ci era costata tre anni della nostra vita aviatoria; eravamo giunti pertanto al 1948 e soltanto in quell anno i sottotenenti dello Zodiaco cominciarono ad affluire presso i vari reparti dell A:M:I: nel frattempo ricostituiti. Quanto detto peraltro si riferisce soltanto agli allievi dello Zodiaco che uscirono dall Accademia nell anno E gli altri, quelli del 1944, e quelli degli anni successivi al 1945? E tutti coloro che non hanno potuto o voluto rientrare in Accademia, dopo gli eventi bellici? Ad altri di noi spetta quindi il compito di completare l iter di questo nostro Corso, ad altri spetta l onere di raccontare le loro vicende, spesso drammatiche, per completare il quadro dei nostri trascorsi, degni di un vero e proprio romanzo, a volte gioioso, a volte complicato, a volte triste, a volte doloroso, molto doloroso. DA RICORDI DI UN PINGUE ORMAI STAGIONATO di MARCELLO SALVATELLI

157 Fig. MKZgPoes DAL MAKPI DELLO ZODIACO RINATO 157

158 STORIE DELLO ZODIACO Lo Zodiaco brindisino (Premessa di Evasio, l autore : Si tratta di una storia semiseria ed un po personalizzata ma assolutamente veritiera che ha l ambizione di completare quello che ha scritto Gigino Pirozzi) Certo il viaggio era del tipo Turista fai da te e non era stato organizzato da una affermata agenzia turistica ma debbo riconoscere che non ci annoiammo: treno, pedagna, bragozzo, camion, barca a vela, utilizzammo un sacco di mezzi di trasporto, Incontrammo truppe di svariate nazionalità, gente che ci aiutava, sia gratis che a pagamento, ed altra che ci sparava addosso; assaporammo l avventura con attacchi di caccia-bombardieri che ce l avevano con noi, oltre a cannoneggiamenti vari, passaggio delle linee in mezzo ad una battaglia con tutte le regole, traghettamento di un fiume in barca a remi, con il barcaiolo che per poche Lire (di allora) portava i tedeschi da una parte, gli inglesi dall altra e gli italiani da tutte e due. Ci presentammo doverosamente al Comando della ZAT di Bari e cominciammo a capire veramente come stavano le cose: poco mangiare (beh, anche prima non c era da stare allegri ma, detto fra noi, in Accademia ci sentivamo più coccolati). Di uniformi scintillanti o almeno decenti non se ne parlava proprio: eravamo con pantaloni di telina kaki e camicia a mezze maniche e, anche al Sud, l estate stava finendo. Lì però ci rendemmo conto che (fortunatamente o no) l Italia non era scomparsa del tutto: andavamo a rotoli ma al Magazzino Ordinario, ad un Colonnello che sembrava il bandito d Itri, il Maresciallo addetto diceva che non c era più niente da mettersi addosso e a quello che gli faceva notare che al deposito di Trepuzzi aveva visto un sacco di roba, comprese migliaia di scarpe (il Colonnello era praticamente scalzo, come noi, del resto), obiettava: Ma è tutta roba per le situazioni di emergenza! Secondo lui il fatto di aver perso una guerra e di essere invasi da due eserciti che se le suonavano a spese nostre era una situazione normale, appena appena un po fastidiosa. Nel frattempo, in attesa di scaricarci da qualche parte, ci mandarono ad inquadrare soldati sbandati che non avevano nessuna voglia di farsi inquadrare. Volevano solo mangiare in attesa di squagliare a casa. Vedemmo anche tre di quei croati che avevamo in Accademia: erano su una panchina nel lungomare. Poveretti: certo non erano stinchi di santo ma stavano peggio di noi: se si presentavano agli Alleati, come minimo li sbattevano in un campo di prigionia, se trovavano il 158

159 sistema di andare a casa, trovavano di sicuro anche qualcuno che gli faceva la pelle. Chissa che fine avranno fatto! Alla fine l Aeronautica trovò dove mandarci: al Collegio Navale di Brindisi, dove si era installata l Accademia Navale. La storia è nota: l armistizio aveva colto i nostri colleghi della Marina mentre anche loro si trovavano nel Nord Italia e, imbarcati a Venezia sul Vespucci, Il Colombo e l Andrea Doria, erano stati trasportati, non senza correre rischi, fino a Brindisi. Francamente noi all inizio eravamo un po invidiosi ricordando i nostri problemi di viaggio fra cui anche la scabbia, (veramente per noi era dermatite, scabbia era per i Sottufficiali e rogna per la Truppa. Fatevi raccontare da Enzo Gasparini dell Ospedale e del Come stanno questi ragazzi? della Crocerossina) ma loro ci offrirono ospitalità con tanta comprensione e signorilità da meritarsi l amicizia e la riconoscenza che poi sono durate nel tempo. A proposito: molti anni dopo, ma non troppo tardi, ho avuto modo di ricambiarli. Siamo chiari: quella che sto per raccontare è una storia più personale che Zodiacale ma se non ci fosse stato un anno di Accademia in comune con la Marina forse non sarebbe andata come è andata. Bene, ecco qua: dopo la pensione ho sempre continuato ad occuparmi di aviazione ed una volta, nell ambito dei miei impegni professionali, ho dovuto interessarmi dei futuri aerei della Marina Italiana e sapete chi ne era il Capo di Stato Maggiore? Un ex allievo delle Raffiche, il corso parallelo allo Zodiaco. Per farla breve, aveva un problema da risolvere: l acquisizione degli aerei per il Garibaldi. Per la Marina l ideale sarebbe stato un certo velivolo che però non aveva il radar che alla Marina interessava, e parecchio mentre un altro velivolo, con caratteristiche decisamente inferiori al primo, il radar ce l aveva, anche se non proprio fenomenale. Il nostro amico mi disse. Senti, Ferretti, mi dispiace ma a noi serve avere il radar, non possiamo farne a meno, perciò io sarò costretto a far fare alla Marina uno dei peggiori affari della sua storia acquistando il velivolo più scarso. Ti prego, datti da fare. Risultato: presi a cuore il problema, ruppi le scatole ad un sacco di gente sulle due sponde dell Atlantico ed ora la Marina ha l aereo migliore con uno dei migliori radar esistenti; gli aviatori navali ne sono entusiasti ed io sento di aver ricambiato almeno parte di ciò che lo Zodiaco aveva ricevuto tanto tempo fa. (Per i malpensanti: non ci ho guadagnato una Lira, tanto per essere chiari, e mi va bene così). Adesso torniamo a Brindisi: gli arrivi degli Aviatori si susseguivano. Dopo i primi tre pellegrini: Berteotti, Dazzi e il sottoscritto, (Cozza lo avevamo perso per la strada, ma poi arrivò pure lui) se ne presentarono altri, ognuno con la sua parte di avventure e di itinerari fino ad essere più di una trentina, più altri dell Aquila II, e cominciarono le lezioni. E ovvio che gli Insegnanti erano Ufficiali di Marina, salvo un paio dei nostri, per cui alla fine, malgrado i loro sforzi, conoscevamo meglio l idrodinamica dell aerodinamica ed i siluri 159

160 meglio di bombe e mitragliatrici, però rimaneva il fatto che stavamo continuando la nostra Hdemia e che, prima o poi, avremmo ricominciato a volare. Certo, qualcosa di diverso da Caserta c era, come per esempio i castighi, chiamati così fin da quando gli Allievi entravano a 13 anni, o i panini, che lì si chiamavano brenose o i giri di barra sull albero interrato nel cortile - solo per quelli dell Aquila però. Che diavolo, noi eravamo Aspiranti e ce ne approfittavamo, visto che in Marina il grado di Aspirante è un grado effettivo, non come da noi dove era più o meno virtuale e serviva, più di ogni altra cosa, a trattenerci dallo stipendio (!) il costo dei vetri rotti (quali? Mai visto uno) invece di mandare il conto a papà (a parte il trascurabile particolare che fra me ed il mio, di papà, c era di mezzo il fronte). Altre cosette che potevano accadere erano legate a quelle differenze di mentalità oggettiva che esistevano fra le due Forze Armate: la Marina orientata verso il lavoro di gruppo e noi verso l individualismo, tutto derivante dal numero di persone a bordo delle navi con compiti diversi, mentre sugli aerei o c è solo il pilota o lui con altre pochissime persone di equipaggio. Tutto comunque andava avanti come meglio non si poteva, vista la situazione ed i tempi. Con qualche stranezza, ovviamente, come quando un Ufficiale di Marina che non sapeva come andavano le cose, vedendoci vestiti con maglione e pantaloni blu scuro (si, è vero, La Marina ci aveva anche vestiti, oltre che accolti e nutriti) ma con il berretto dell Aeronautica, ci chiese: Ma voi che pesci siete? e noi: Pesci volanti, non si vede? Magari fosse stato vero, in realtà quei pesci volavano certo più di noi. Riprendiamo ora la storia dello Zodiaco Brindisino: Tutte le cose di questo mondo: quelle belle e quelle brutte, hanno una cosa in comune: ad un certo punto finiscono, e noi finimmo l Accademia. E adesso viene il bello: cosa gli facciamo fare? I piloti, naturalmente. E dove, come, con quali aerei? Dio solo lo sa. Evidentemente Dio lo sapeva perché, studia e ristudia, salta fuori Leverano. Cos era? Una striscia erbosa, chiamata pomposamente Aeroporto, dove pascolavano le pecore, e Ciccio Ferrante ne sa qualcosa quando entrò nel gregge in atterraggio, ne fece secche due, raccolte immediatamente dall ambulanza e portate a sirena spiegata una alla mensa Truppa e l altra a quella Ufficiali e Sottufficiali, col pastore che pretendeva il rimborso (esoso) delle pecore ed il Comandante dell Aeroporto che invece gli chiedeva quello (inventato) dei danni all aereo che erano tre volte tanto. Il pastore sta ancora scappando. 160

161 fig. MKZgPeco DAL MAKPI DELLO ZODIACO RINATO 161

162 Sembra strano ma su quella striscia c erano anche pochi Macchi 200 (certamente non per noi) che però non durarono molto, poveretti, visto che ogni tanto se ne sfasciava uno; pensate che un solo pilota ne fece fuori tre in due settimane. Il fatto è che questo pilota voleva fare dei looping, non gli riuscivano, l aereo partiva in autorotazione e lui si lanciava. Gli aerei cascavano, prendevano fuoco e cominciavano a sparare perché c erano i colpi delle mitragliatrici ma nessuno lo sapeva. Non si fece mai niente ma ci rimise tre paia di scarpe (merce preziosa) che gli scappavano dai piedi ad ogni lancio. Sorvoliamo poi sul fatto di quel Capitano, destinato ad una fulgida carriera da Generale (e da ciclista) che fuggì con le braghe in mano quando un altro Macchi investì la baracchetta dove si era ritirato per certe faccende personali. Noi avevamo invece un (si,uno) biblano CA 164 tutto per noi: non eravamo tanti ma rappresentavamo sempre un Corso d Accademia e dovevamo e volevamo volare. E ovvio che lo trattavamo a mollichelle, come dicono a Roma, Tutto tirato a lucido e con disegnato sulla coda un Paperino incavolato perché stava facendo l uovo, lui, un papero maschio! Cosa credete? Che quello fosse il nostro momento fortunato? Sbagliato! Anche quell unico esemplare di Capretta, ebbe un destino tragico: ce lo fece fuori Saverio Rana. Il fatto è che l Aeroporto (si fa per dire) era circondato da vigneti (che noi saccheggiavamo regolarmente) e Saverio aveva il vizio di atterrare troppo lungo, con il rischio di andare a vendemmiare a fondo campo. Perciò: Vacci piano, Saverio, atterra più corto e via pregando. Finalmente un giorno Saverio decise di atterrare corto: noi vedevamo l ombra dell aereo sui vigneti e tremavamo. Grazie a Dio l ombra arrivò sul campo (era circa mezzogiorno) e tirammo un sospiro di sollievo. Purtroppo però un attimo dopo l aereo tirava il suo ultimo respiro: Saverio lo faceva andare tanto piano che stallò, sbattè per terra, cappottò e lì giacque con il muso e l ala superiore appoggiati al suolo e Saverio appeso a testa in giù a due metri da terra nella cabina scoperta. Accorremmo, ma primo fra tutti arrivò Paolo Tito gridando: Saverio, ti sei fatto male? E gli sganciò la cintura. Risultato: insaccata di Saverio per terra da considerare come giusta punizione per chi ci aveva ridotti senza mezzo di gioia e di lavoro. 162

163 fig. MKZgRana DAL MAKPI DELLO ZODIACO RINATO Chi invece ci ridusse in braghe di tela fu Cesarino Dazzi: eravamo in piena estate, non pioveva da mesi e vivevamo in baracca. Lo sciagurato decise di disinfettare il suo letto (un trespolo di ferro, coperto di tela e col materasso pieno di paglia). Lo lavò con la benzina, vide un paio di animaletti scappare, accese un fiammifero per bruciarli e bruciò loro, il letto, la baracca, la baracca di fronte che si incendiò per simpatia ed i corredi di tutti noi. Non eravamo più un Corso d Accademia in addestramento ma un Corso d Accademia in mutande. Comunque, finiti gli aerei, finì anche la faccenda Leverano. Ci mandarono all aeroporto di Galatina, da dove ogni giorno partivano i B-24 per fare il loro lavoro e dove noi cominciammo un Corso di Navigatori andando a rifornire le nostre truppe nei Balcani seguendo, per amore o 163

164 per forza, alcune semplici regole. Per esempio: dovevamo rifornire i nostri di scarpe? Lanciavamo tutte le destre e, la volta seguente, dopo aver avuto conferma della ricezione della merce, lanciavamo le sinistre. Il tutto per evitare che ci fosse qualche esercito non autorizzato a farsi bello con scarpe nuove e lucenti. Per i soldi invece la prassi era un po diversa: venivano messi in contenitori sotto le ali e sganciati come bombe in modo che all equipaggio durante il volo non venisse la voglia di alleggerire il carico alare. E evidente che gli Alleati, che poi erano quelli che fornivano i soldi, non si fidavano più di tanto e forse non a torto. Continuiamo: dopo i lanci ancora a fare i Navigatori con i Corrieri Militari fra Roma, la Puglia, la Sicilia e la Sardegna. Eravamo un po gli antesignani dell Alitalia, con la differenza che i passeggeri, non solo non pagavano, ma erano fortissimamente ammanigliati. E sempre difficile, in Italia, rinunciare alle vecchie abitudini, mentre è facile, sempre in Italia, sopperire alle difficoltà con la libera iniziativa. E ne avemmo la prova vedendo l aiuto al commercio interregionale che veniva attuato con invidiabile dedizione da qualche equipaggio dello Stormo Trasporti, trasferendo cibarie a titolo personale da dove abbondavano a dove invece erano introvabili e ovviamente molto più care (un esempio: a Cagliari il pecorino costava 120 Lire al kilo ed a Roma 500, quindi..). Va da se che un modesto aiuto lo demmo pure noi. E alla fine (non finalmente perché fra buttar scarpe e buttar bombe c è una certa differenza semantica non proprio trascurabile): Stormo Baltimore, sempre come Navigatori, ma questa volta era guerra guerreggiata, non trasporto di papaveri ammanigliati o di pecorino con la goccia. In compenso vivevamo in tende, con un freddo cane che cercavamo di ridurre con il riscaldamento a benzina avio che ogni tanto ne mandava in fumo una ed il fango che ti succhiava le scarpe appena uscivi fuori lasciandoti scalzo. Però volavamo ed al ritorno dalle azioni riuscivamo pure a pilotare. Ricevemmo la notizia che la guerra era finita per radio, mentre eravamo in volo per un bombardamento. Sganciammo le bombe in mare senza togliere le sicure per non ammazzare dei poveri pesci innocenti e tornammo indietro in una formazione più carnascialesca che militare. Finita la guerra, adesso torniamo a fare i piloti, pensavamo. Ma il tempo non era ancora arrivato: per prima cosa a Roma, all Aeroporto dell Urbe, riprendendo a fare i corrieri militari, principalmente tra Roma ed il Nord e continuando ad aspettare. E non solo aspettare: io, per esempio, mi feci un nome come acquirente di patate. Certo, proprio patate, come fosse stata la mia più viva aspirazione fin dal mio arrivo a Caserta. La cosa cominciò così: un giorno, il Capo Ufficio Amministrativo mi disse: Ferretti, Lei domani va dalle parti di Avezzano, nel Fucino, con un camion, un Sottufficiale del mio Ufficio 164

165 con un tascapane pieno di soldi, un bidone di nafta di riserva, un paio di Avieri, un mitra perché sui colli di Monte Bove ci sono i banditi e mi ritorna con le patate per lo Stormo. Io andai, trovai le patate e non trovai nessuno che me le volesse vendere. La ragione? Là costavano 40 Lire al Kilo (lasciamo stare l inflazione) ed a Roma 80. I bravi paesani aspettavano che arrivassero a 100. Comunque, un quintale qua, un altro là e sfruttando l amor patrio, riempii il camion. Accidenti, quante patate può consumare uno Stormo! Dopo poco tempo, bis. E qui mi ricordai di essere di Livorno, cioè di una città fondata per dare un porto a Pisa e riempita con residui delle patrie galere (non erano però ammessi né assassini, né, soprattutto, falsari), mercanti e trafficanti di ogni cosa (sulle donne di allora - stendiamo un pietoso velo). Nota di critica: se i pisani, invece di eliminare i loro prigionieri tagliandogli la testa oppure facendoli morire di fame (vedi il Conte Ugolino che, finiti i nipoti, dovette per forza soccombere) li avessero mandati a riempire la città, Livorno sarebbe stata popolata si di gente da galera, ma di tutt altro livello, vuoi mettere? Ma torniamo al collegamento fra l ereditarietà livornese e le patate. Avevo notato, nella mia prima campagna di acquisti, che nel Fucino non c era fieno per il bestiame. Così, invece di andare ad Est., andai a Sud, dalle parti di Latina, e caricai sul camion, targato AM, 40 quintali di fieno a 10 Lire al Kilo. Poi, via per Avezzano. Là fui assalito dalle richieste. Va bene, accondiscesi, un quintale di patate per uno di fieno, prendere o lasciare. Risultato: abboffai lo Stormo con le patate a 10 Lire al Kilo, assicurandomi l eterna riconoscenza del Capo Ufficio Amministrativo ma, nello stesso tempo, pregando Iddio che la storia finisse. E infatti finì ma, ora lo posso dire, allora me ne vergognavo un po : un Sottotenente quasi pilota addetto alle patate, che roba! Perché racconto tutto questo? Non ha certo un nesso diretto con lo Zodiaco. Lo scopo è di far conoscere che, anche se è vero che la vita è bella perché è varia, i compiti che ci siamo trovati a svolgere qualche volta non erano proprio in sintonia con la nostra professione, cioè con quella alla quale aspiravamo e per la quale ci eravamo fatti un mazzo così, anche se ogni tanto pensavamo che ormai fosse solo un miraggio. E invece, altro che miraggio! Via a Lecce di nuovo, ma questa volta per prendere il primo brevetto quello di aeroplano su un altra Capretta ed un paio di altri simili pezzi da museo poi a Brindisi a volare con i CR 42, poi ancora a Lecce per i G 50, i Macchi 200, 202, 205, gli Aircobra, gli Spitfire ed i Mustang per finire l addestramento ed ottenere finalmente il brevetto e l aquila di piloti militari. Non tutti purtroppo: ad alcuni il destino chiese di pagare il conto in anticipo. A questo punto però, per i fortunati la vita era diventata normale, salvo naturalmente il trascurabile fatto che la guerra era appena finita e che la parola normale aveva un senso più anormale che altro. 165

166 Era comunque naturale che ci ricordassimo che eravamo dei giovani Ufficiali fieri della nostra divisa e dell età che ci imponeva una certa attività, molto attesa e fortissimamente desiderata, che aveva attinenza con le ragazze. Per essere sincero, non è che prima ce le fossimo dimenticate, diciamo che i tempi non erano maturi. Adesso invece, accidenti se erano maturi, ed il fatto che, pur dandoci certi limiti, approfittassimo delle occasioni, dette il via a innumerevoli fatti di costume. Eccone un paio: Si da il caso che la Lecce bene offrisse un certo numero di possibilità, anche se orientate verso cerimonie di fronte a ben bardati ecclesiastici e noi eravamo delle prede ambite. Così, piacevoli inviti in questa e quella casa ci trovavano sempre in assetto di difesa. Non era facile squagliare: mi ricordo che una volta Gigino Pirozzi, sempre alla ricerca di uno strumento su cui precipitarsi, si mise a suonare da par suo, scatenando le ire della maestra di piano della casa - che in fatto di interpretazione musicale stava a Gigino come la Pensione Miramare di Castelvecchio di Sotto sta al Ritz di Madrid - che se ne andò indignata, la qual cosa, Grazie a Dio, fece raffreddare l ambiente e la fanciulla, almeno per quella volta, rimase nubile, forse illibata, e noi potemmo dignitosamente tagliare la corda. E ancora: per la notte di Capodanno fummo invitati nella casa di una nobile famiglia in un paese della provincia. Fummo pregati di andarci con un mezzo dell Aeronautica (niente macchine personali a quei tempi) e di dare, se possibile,un passaggio ad un certo numero di famiglie di Lecce, rigorosamente composte di padre, madre e figlia da marito. Demmo il passaggio e partimmo, padri e madri nei posti anteriori perché certamente più comodi e le figlie dietro, con noi. Ebbene, se fossimo stati tutti dei gentiluomini, cosa da considerare assolutamente obbligatoria per degli Ufficiali, molti fra noi avrebbero dovuto portare quelle figlie all altare ancor prima di arrivare alla festa. Stranamente, così non fu. Mi accorgo di aver allungato il brodo un po troppo: adesso basta, fatemi ripensare con nostalgia al termine dell addestramento, alla consegna delle aquile ed alle destinazioni per i Reparti di volo! Dopo tedeschi, americani, inglesi e aggregati vari, dopo fame, pericoli, disagi, incertezze e, soprattutto, dopo aver perso tanti amici vuoi per la guerra, vuoi per il volo, vuoi ancora per le vicissitudini della vita, i Brindisini dello Zodiaco almeno quelli del primo lotto riuscivano a realizzare il sogno che era cominciato ben 7 anni prima, arrivando a Caserta. Vi basta come storia? E tutto vero, e ci sarebbe anche parecchio altro da raccontare. A risentirci. DA QUELLI DI BRINDISI 03 - di EVASIO FERRETTI 166

167 RIASSUNTO DELLE VICENDE DELLA ACCADEMIA RICOSTITUITA AL SUD* PRIMO GRUPPO (vedi precedente elenco nella Conquista del Sogno di Pirozzi) DATA VICENDE Ottobre/Dicembre 1943 Dopo la dispersione dell 8 Settembre a Forlì, aspiranti dello Zodiaco si presentano a gruppetti o singolarmente Primo corso corrispondente al 3 anno di Accademia Luglio/Ottobre 44 Esami del 3 anno Estate Maggio 45 (fine guerra) - Marzo LUOGO Brindisi, presso la Accademia Navale, trasferita nella sede del Collegio Navale id. NOTE Circa 40 Aspiranti in questo primo gruppo id. 30 Aspiranti (manca Brevetto) Apparentemente non tutti i componenti del gruppo iniziale vi parteciparono Corsi successivi di una dozzina di personecomplessivamente parteciparono circa 25 Aspiranti Addestramento per l ottenimento del Leverano-Aeroporto brevetto di pilota di 1 grado Ma (vicinanze di Lecce) gli aerei sono pochi Corso di teoria ed esercitazioni pratiche, nei voli dello Stormo Trasporti, per il conseguimento del brevetto di Osservatore, in attesa della possibilità di conseguire il brevetto di Pilota Militare Stormo Baltimore Esercitazioni e partecipazione ad azioni di guerra in territorio jugoslavo come navigatoripuntatori Encomi solenni e medaglie al V.M: Stormo Baltimore Vari addestramenti e trasporti Completamento del brevetto di Pilota Militare nelle Scuole di Volo Ripresa e addestramento al tiro, volo strumentale e notturno, formazione acrobatica Assegnazione ai Reparti Galatina (Aeroporto di Lecce) Molte dimissioni Campomarino-Aeroporto (presso Termoli CB) Prime promozioni al grado di sottotenente Aeroporto dell Urbe (Roma) Brindisi Lecce (Aeroporti di Galatina e Leverano) Sottotenenti A gruppi successivi SECONDO GRUPPO (vedi precedente elenco nella Conquista del Sogno di Pirozzi) Una ventina di Aspiranti si presentarono a Brindisi nella seconda metà del 44, dopo l entrata in Roma delle Forze Alleate. Poiché la guerra era finita nell Aprile del 1945, la loro vicenda risultò relativamente più semplice di quella sofferta dal primo gruppo, entrato nel 43. Completarono a Brindisi gli studi del terzo anno e, superati nel 45 gli esami, raggiunsero direttamente le Scuole di Volo (Leverano e Galatina) per il conseguimento del brevetto di 1 grado e quello di pilota militare, quest ultimo ottenuto nel Dopo di che l assegnazione ai Reparti. La storia fu più semplice ma non molto meno sofferta. Anche loro lasciarono un doloroso tributo di caduti, date le drammatiche condizioni in cui ancora dovettero operare per la conquista del sogno. TERZO GRUPPO (vedi precedente elenco nella Conquista del Sogno di Pirozzi) I componenti di questo gruppo si aggregarono, dal 45 in poi, ai vari Corsi, successivi allo Zodiaco, che si erano riorganizzati a Brindisi e a Nisida. (*) Di L.Pachera, sulla base dei documenti e contributi raccolti. 167

168 BRINDISI STORIE DELLO ZODIACO Nel Collegio Navale Brindisi, 16 gennaio Carissimi, la mia situazione, attualmente, a Brindisi, é la seguente: siamo alloggiati nel Collegio Navale. Senza la sontuosità di Caserta, né l'eleganza di Forlì. L'edificio (militare) é isolato dal paese con cui é collegato da apposito traghetto. Non vado spesso in paese, ove peraltro, tranne olio e fichi secchi, non si trova nemmeno la carta da scrivere. Una città che, sebbene ospiti il Re, é in condizioni pietose, peggio del nostro paesetto sul Volturno. Siamo insieme con gli Allievi, al completo, dell'accademia Navale che non ha dovuto subire le dure peregrinazioni dell'aeronautica, perché subito dopo l'armistizio, si é imbarcata a Venezia, raggiungendo, indisturbata, Brindisi. Siamo circondati ovunque dal mare. Nelle giornate di sole si fanno lunghe passeggiate in barca. La sveglia é alle sei. Lezioni e studio dalle otto alle tredici. Pomeriggio ancora studio. Alle 21, ogni sera, proiezione di film, in Accademia. Il vitto, scarso nei primi giorni, poi é migliorato. Ora é sufficiente. Ci è stato rimborsato il viaggio da Napoli a Brindisi. Forse ci saranno concesse altre 700 lire, quale indennità chilometrica da Forlì a Brindisi. Sono ancora Aspirante, non sottotenente. Lo stipendio é di 2500 lire mensili, parzialmente pagate, ridotto a un anticipo di lire mille, in attesa che arrivino i registri degli Uffici Amministrativi di Caserta, che si teme, però siano andati perduti. Purtroppo il nostro Ministro, visitando l'accademia, cui tiene molto, ci ha parlato di una situazione "molto fluida", per il futuro aeronautico italiano. E iniziato, per ovvie esigenze, lo sfoltimento dei quadri della R.A.: migliaia di persone, sono state congedate, tra cui molti Generali. Continuerà a sopravvivere un aliquota ridotta, previa severa selezione, basata su precedenti politici, tecnici, morali, ecc. Con precedenza assoluta per gli Allievi più meritevoli nelle graduatorie: gli esami della prossima estate faciliteranno tale scelta. Dopo gli esami inizieranno le attività di volo. Vaghe notizie che ci arrivano dal Nord, riferiscono un probabile trasferimento dell'accademia, da Forlì a Vienna (?)... DA LETTERE (04) -STRALCI- di UBALDO VIPARELLI 168

169 STORIE DELLO ZODIACO Fichi secchi Arrivati a Brindisi (cosa volete, io là ero e posso parlare solo di quello che conosco) non è che ci abbuffassimo. La Marina faceva del suo meglio ma non poteva certo permettersi di scialare. Però, se la prorompente gioventù bramava un surplus di quel cibo che non era mai abbastanza, richiedeva anche un minimo di attività fisica (non pensate male, intendo attività sportiva, il resto era più o meno la fiera del bianco) che, con la scarsità di calorie che c era, non sempre era sostenibile. Per unire l utile al dilettevole, a volte (non spesso, per carità) organizzavamo delle partitelle a pallavolo con la posta di un pacchetto di fichi secchi che posavamo in un angolo del campo, ben coperto da un sasso che gli impedisse di essere portato via a spalla da quegli animaletti che lo abitavano, chiamati affettuosamente Fuochisti dai nostri amici marinai e che poi erano parenti stretti di quelli che trovavamo nella minestra. Chi era là se lo ricorderà certamente: superata l iniziale diffidenza, anche i parenti venivano mangiati senza problemi. In fondo tutto fa brodo. DA VITA D ACCADEMIA 02 di EVASIO FERRETTI MKZgPane DAL MAKPI DELLO ZODIACO RINATO 169

170 STORIE DELLO ZODIACO Lezioni peripatetiche Avete presente Mimì Ferraiolo? Napoletano, tarchiato, piuttosto sullo scuro, che quando lo chiamavi da destra, alla terza volta si girava di colpo a sinistra perché ci sentiva da un orecchio solo, lui. Bene, era con noi a Brindisi ed una volta Ma qui occorre introdurre Taschetta. Ecco: Taschetta era un Capitano di Fregata che ci insegnava Aero/idrodinamica e che, se lo volevi, non lo trovavi manco se ti scannavi. O meglio, un sistema c era: occorreva andare a cercare le famiglie. Spiegazione: per famiglie non intendo riferirmi a quei basici agglomerati di esseri umani generalmente composti di padre, madre, uno o più marmocchi e con le opzioni di suocera, altri affini ed animali vari, ma di famiglie, cioè famigli di sesso femminile, di cui un paio di esemplari in circolazione non erano niente male. Lui era lì. Bene, Taschetta, quando faceva caldo, amava tenere lezioni peripatetiche (era un invenzione di Platone o di Socrate? Và a ricordare!) sul prato dell accademia, sotto un albero. Può sembrare strano ma dopo tutto anche il nostro periodo di Allievi non si può certo definire tradizionale. Del resto dovette piantarla presto: una cosa è appisolarsi su di un banco in aula ed un altra addormentarsi secco steso su di un verde prato all ombra di un albero fronzuto e mettersi a russare in piena goduria pretendendo che il Professore non se ne accorga. Comunque, un giorno si parlava di composizione (o scomposizione) delle forze, cioè, ad esempio, che una forza diretta obliquamente verso il basso si può scomporre in una forza orizzontale che fa avanzare ed una verticale che fa scendere. E qui intervenne Mimì con una domanda da lui stesso definita un po barbina : se nell asse posteriore di un mezzo (auto od altro) si montassero delle ruote più grandi di quelle montate sull asse anteriore, il mezzo sarebbe sempre in discesa e non ci sarebbe bisogno di energia per farlo muovere. Risultato: sghignazzata generale e discesa verticale della stima dei futuri Ufficiali dell Aeronautica da parte degli Ufficiali di Marina. Senza dimenticare che non aveva preso in considerazione la retromarcia. Dove sarà finito Mimì? Tempo fa sentii dire che faceva l avvocato a Napoli; mi piacerebbe rivederlo. Intendiamoci: non certo per farmi assistere da lui nel caso mi trovassi ad avere dei problemi giudiziari, per carità. Date le premesse giovanili potrei anche correre dei brutti rischi. DA VITA D ACCADEMIA 05 di EVASIO FERRETTI 170

171 fig. MKZScop DAL MAKPI DELLO ZODIACO RINATO fig. MKZgNave DAL MAKPI DELLO ZODIACO RINATO 171

172 fig.dbgesami 172

173 LEVERANO TESTIMONIANZE DELLO ZODIACO 1943/ SCUOLA DI VOLO AEROPORTO LEVERANO Ricordi di un tempo che fu Alla fine dell'anno 1943 l'italia usciva distrutta dalla terrificante tragedia dell 8 settembre e assisteva, al momento impotente, all'evolversi dei successivi eventi. Anche l Aeronautica, come del resto tutte le Forze Armate nazionali, cercava di recuperare il possibile tra le macerie, in vista di una difficile ricostruzione, che si avvaleva soltanto della volontà degli uomini, della loro tenacia e del loro spirito di sacrificio. In quest opera quasi sovrumana ogni più piccola briciola costituiva pietra miliare e ognuno poteva dare il suo valido contributo con le idee con il cuore, con la forza delle braccia. Il M.llo Antonio Marinone, valente pilota da caccia era uno di quegli uomini; gli avvenimenti successivi al settembre 1943 lo avevano portato come tanti in terra di Puglia dove andavano concentrandosi le sparute forze dell Aeronautica: e fra l'altro anche sull'aeroporto di LEVERANO, striscia erbosa di mera fortuna. Ed ecco cosa ha scritto in occasione del cinquantenario della Scuola di Volo dell Aeroporto di LECCE (Galatina)..Omissis E così nel dicembre del 43, dai residuati bellici nacque in quell'aeroportino la Scuola di Volo di Leverano, alla quale fui assegnato anch'io quale Istruttore. Nel gennaio 1944 furono eseguiti lavori di bonifica del campo di volo. Anche noi, istruttori di volo, armati dì carriole e badili, riempimmo le numerose buche provocate da un bombardamento e delimitammo una striscia erbosa per l'attività di volo. Intanto cominciava il recupero di vecchi velivoli per la Scuola; un R037 doppio comando, che fece solo un paio di voli, un FIAT G8, un SAIMAN 202 e un SAIMAN 200, un FIAT G50 doppio comando. Sul campo c'era già una mezza dozzina, o poco più, di Macchi 200 (forse quelli lasciati dalla disciolta 371^ Squadriglia) e tre o quattro Cr 42. Questa la dotazione iniziale di velivoli della Scuola di Volo di Leverano. Nella primavera del 1944 arrivarono una diecina di Ca 164 e, solo nell'anno successivo, in tempi diversi, si aggiunsero due FN

174 L'inverno '43/ 44 fu molto triste. L'infelice conclusione della guerra deprimeva gli animi. L Italia era ancora divisa e gli americani avanzavano molto lentamente verso il Nord. Quasi tutti avevano i familiari nell'italia occupata dai tedeschi e di loro non avevano notizie. Anche il nostro futuro appariva incerto, insicuro. Si viveva, quasi accampati, in baracche di legno sparse attorno al campo. Sembrava quasi di essere ancora sugli aeroporti dai quali si decollava per le operazioni di guerra. Nella primavera del 44 la Scuola di Volo incominciò ad acquisire una sua fisionomia organizzativa che si consolida col 1 luglio, quando incominciò l'attività vera e propria. Gli aspiranti, che inizialmente andavano e venivano da Brindisi, accompagnati di volta in volta dal Ten. Pil. Buonerba (leccese) o dal Ten. Pil. Fodale si stabilirono a Leverano. Alloggi, mense, uffici e servizi erano sistemati in baracche di legno. La Scuola era stata articolata in due Squadriglie o Reparti. La 1^ comandata dal Cap. Avvico, aveva il compito di addestrare gli aspiranti sul Ca 164. la 2^ Squadriglia, che aveva in dotazione i vecchi Mc.200 ed i Cr42, al comando del Ten. Pil. Enzo Bianchi, si occupava dell'addestramento in coppia dei piloti che effettuavano la ripresa voli. Nel 1944, furono recuperati alcuni S. Tenenti dello "ZODIACO 1. quali D'Errico, Sallustio, Bernicoli,.Ferrante, Fratantoni e Tito i quali, dopo qualche settimana e qualche volo, furono inviati al Gruppo 'Baltimore" a Campo Marino per un corso di navigatori. Ma l'ossatura allievi era costituita dagli aspiranti dello ZODIACO 1 recuperati dopo l 8 settembre 1943, che dovevano ancora portare a termine gli esami presso l Accademia Aeronautica, che provvisoriamente era ancora a Brindisi. Ma l'emozione più grande che mi agita per questa ricorrenza, deriva dal risveglio di quell affettuoso sentimento di rispetto e di stima che ancora oggi lega, reciprocamente, il vecchio istruttore ai suoi ex allievi, sia quelli della ripresa voli che gli aspiranti di allora. Alcuni, come ho già detto, li ho ritrovati al 155 Gruppo del 51 Stormo quando, nel gennaio del 1946 vi sono stato assegnato, come il Ten. Bonifazi, il Ten. Fodale, i S.Ten. Puggioni e Molinaro e, in seguito, uno degli aspiranti che, da pulcino, sarebbe presto diventato un aquila reale sotto tutti gli aspetti: il Ristori Fulvio già Sottocapo di Stato Maggiore ed ora illustre Generale di S.A. a riposo nella sua Firenze. Gli aspiranti, allora, avevano pressappoco la mia età, perciò con essi si era creato subito l'affiatamento che nasce spontaneamente fra coetanei. Per me erano più fratelli che allievi, ed io, credo, sono stato più l'amico che l'istruttore. Perciò oggi, ricordando quei tempi, mi sento afferrare da una forte emozione, da mille ricordi e da tanta nostalgia. 174

175 Non me ne vogliano i miei ex allievi, ora illustri Generali in pensione, per il tono affettuoso e un po confidenziale delle mie espressioni. Per loro, in me, c'è sempre il massimo rispetto, ma nel cuore nessuno mi può impedire di sentirli ancora i cari, teneri pulcini della Scuola di Volo di Leverano. Come non provare ancora tenerezza ricordando alcuni di essi in particolare: Salvatelli (mi pare fosse lui) che aveva sempre il fiato corto. Se l'avessi lasciato fare, avrebbe cercato con tenacia, di atterrare nel vigneto che precedeva il campo di volo. Finché un giorno gli lasciai sfiorare la tragedia. Quel giorno intervenimmo contemporaneamente, in extremis, sul motore e sui comandi. Il pericolo corso lo guarì, tanto che non arrivò più corto. E ancora l aspirante Giovenga, un allievo che andava benissimo ma voleva precedere i tempi atterrando, con il C4 164, con la tecnica che avrebbe poi dovuto adottare sul Macchi 200. E La Tegola, ogni volta che non si sentiva soddisfatto di sé esclamava: "Son cipressi". Così ogni volo diventava per loro, ma anche per me, un esperienza nuova, come dovrebbe essere ogni volo che non deve mai essere sprecato invano. Per me era affascinante il lavoro dì psicologia necessario per poter frenare o stimolare l'allievo a seconda del suo temperamento. E ancora il S.Ten. Dazzi, il S.Ten. Grande, il caro "Carletto" Puggioni che mi preoccupava non poco quando con il Macchi 200 faceva il looping" con il ricciolino al vertice della manovra, senza andare in autorotazione. Il Macchi 200 godeva, forse esageratamente, di una pessima fama: quella di andare facilmente in autorotazione e di non potersi più rimettere nell'assetto normale di volo. Così alcuni allievi, appena il velivolo era andato in autorotazione. si erano lanciati con il paracadute. Ciò era accaduto al serg. Civiere (così mi pare si chiamasse) e al S. Ten. Cauda. Il mio vecchio cuore, probabilmente l'unico tra quelli degli istruttori di volo fondatori della Scuola di Volo di Leverano che batta ancora, pulsa furiosamente e si intenerisce al ricordo di quei tempi che furono da pionieri, ma anche della mia esuberante gioventù, ricca di insaziabile passione per il volo, ancora oggi viva come allora nonostante i miei quasi ottant'anni. Mi rattrista solo il ricordo di coloro che ci hanno lasciato per sempre: non saranno mai dimenticati. Antonio Marinone (Mar. Pil. in pensione) Lecce-- 22 luglio 1996 Via Vito Fornari, LECCE - Tel

176 La figura del M.llo MARINONE è impressa indelebilmente nella nostra memoria, nel nostro cuore, nei nostri pensieri, come del resto la striscia erbosa dell'aeroporto di Leverano, le sue sconnesse baracche, i magri pasti di quei tempi, fatti di corned-beef e... alicette. Come dimenticare poi il CA 164, che perdonava tutti i nostri errori e la nostra inesperienza, come dimenticare i consigli, la pazienza, la valente capacità del M.llo Marinone, sempre tranquillo, sereno, che incuteva fiducia con la sua sagacia, con la sua indiscussa abilità di istruttore e di profondo conoscitore dell'animo umano. Eravamo giovani e allora il volo era la nostra grande passione e l aeroplano era la nostra vita... oggi, non vecchi, ma coi capelli bianchi e col cuore stanco è bello vivere di memorie e di nostalgie! E le rimembranze espresse dal M.llo MARINONE costituiscono viatico spirituale ai nostri giorni, che scorrono lenti, ma inesorabili, nel ricordo di un tempo che fu, difficile ma insostituibile, nel ricordo di quanti cari amici ci hanno lasciato! di MARCELLO SALVATELLI STORIE DELLO ZODIACO Nota: a questa lettera é aggiunto uno scritto autografo di Paolo Tito, amico e ospite spesso della famiglia Viparelli, deceduto, poi, per incidente di volo. Gli agi di Leverano da Leverano addì 7 agosto 1944 Carissimi, é ormai trascorsa già una intera giornata dal mio arrivo alla nuova residenza di Leverano: é proprio quello che ho sognato. Aeroplani, mare, solitudine. L'aeroporto dista dalla città di Lecce di circa 30 Km, alla quale é però collegato da frequenti servizi di autobus del nostro Autoreparto. Ad esclusione del Circolo Ufficiali, tutte le altre costruzioni sono in legno, ma molto ben fatte. Io personalmente, con altri tre che mi seguono in graduatoria, dispongo di una camera a parte, a differenza degli altri miei Colleghi, che dormono invece in una sola camerata. Disponiamo di un Aviere per la pulizia e quanto altro possa occorrerci. Contrariamente a quanto dicevano, abbiamo uno splendido servizio idrico con acqua ottima e quasi ghiacciata, che é stata distribuita a tutti i nostri capannoni, per lavandini, docce, gabinetti, ecc. Alle 11 si va a mensa, che per noi é addirittura esagerata: pasta e pane bianchissimi, vino e frutta magnifici. Non osavo credere ai miei occhi quando, stamane, alzandomi da tavola, ho visto 176

177 pane, vino, frutta, tutto abbandonato, tanto si era sazi. Ciascuno, infatti, può richiedere quanta roba vuole, specialmente pane e vino, sempre in eccesso. Io, come primo giorno ho bevuto... circa un litro di vino, e che vino! Dopo mensa si passa nell'attiguo Circolo, ove c'é il Bar, per il caffè che non solo é gratuito, ma ciascuno può berne a piacere. Alle otto poi si cena. Paghiamo solo 11 lire al giorno. Nel circolo vi sono divani, poltrone, radio. Ieri sera, io e TITO, e un altro, siamo rimasti sino alle tre di notte ad ascoltare musica. La libertà é assoluta: tutto si riduce al servizio di picchetto, di volo e di ispezione in paese. Domattina andremo al mare. Dalle sei alle nove del mattino, attività di volo, idem dalle l8 alle 20. Ma su questo scriverò in una mia prossima: ogni due giorni avrete mie notizie. U. Post scriptum di Paolo Tito: Gentilissimo Sig.Viparelli, avrei desiderato scriverle da Brindisi per ringraziarla ancora una volta della magnifica ospitalità, offertami con cuore paterno, a Limatola. Rimarranno per me giorni indimenticabili. Eccomi ora giunto, insieme a Ubaldo nella nostra nuova destinazione. Alla chiara esposizione fattale da suo figlio, ben poco mi resta da dire: é la vita che noi abbiamo sempre sognato. Libertà, pace, volo, svaghi, nulla sembra per ora mancarci, e tutto sembra propenso a rendere meno dura la spasmodica attesa di nuove, da parte dei nostri cari... P.T. DA LETTERE (05) di UBALDO VIPARELLI 177

178 LEVERANO luglio 1944 Decollo di MARIO COCCA nel CA164 accompagnato dagli scongiuri di Gigino Pirozzi fig. FgMCocca Fig. MKZgInno 178

179 STORIE DELLO ZODIACO Un altra lettera dal maresciallo Marinone Lecce, 12 gennaio 1998 Caro, carissimo Gen.le La Tegola, prima di tutto grazie per gli auguri che ricambio di tutto cuore. Da bambino credevo alla Befana; ora che sono un poco più adulto, sono certo della sua esistenza. E chi mai avrebbe potuto recarmi, oggi, dono più gradito, gratificante e commovente? Il suo biglietto, inutile negarlo, mi ha fatto salire un nodo alla gola e gonfiare gli occhi di lacrime. Se non avessi avuto ancora una briciola di rispetto per la mia testa canuta, avrei sicuramente pianto. Tutti i miei allievi di fine periodo sono ancora vivi nel mio cuore. Eravate troppo bravi ragazzi e la vostra passione per il volo, il vostro entusiasmo, i vostri sacrifici, meritavano tutta la mia attenzione, le mie cure, anche se non potevo trasmettervi altro che la mia esperienza personale, con tutta la più buona volontà e dedizione. E stata la mia prima ed unica esperienza di istruttore, ma è stata unica, meravigliosa, appassionante, vissuta per giunta in un periodo storico particolare, perciò il ricordo dei miei allievi di allora è rimasto scolpito nei miei ricordi. Essi sono così vivi e presenti che di ognuno di voi potrei descrivere dettagliatamente ogni sfumatura caratteriale. Se non temessi di apparire retorico, direi che vi sentivo creature mie, in senso aviatorio naturalmente. Perciò ancora oggi, forse più di allora, vi voglio bene e custodisco il vostro ricordo nel mio cuore. Purtroppo da allora molte cose sono accadute. Molti hanno già compiuto l ultimo decollo per quello che io credo il più bel volo della vita. Penso che Lei ricordi i vecchi, allora, marescialli Papa e Bellisai. Entrambi volano lassù dove l autonomia non ha limiti. omissis Sapermi ricordato affettuosamente come ha fatto lei, è stata una grande gioia che mi ha largamente compensato moralmente del vissuto della neonata scuola di Leverano. Grazie ancora e infiniti auguri di ogni bene a lei e ai suoi cari, e tutti i miei saluti. Mi permetta di abbracciarla con tanto affetto, caro signor Sono cipressi. Suo Antonio Marinone Via Fornari, Lecce LETTERA DI MARINONE A LA TEGOLA 179

180 GALATINA Ottobre 1944 Campo di Niksich (Croazia). Sulla pista l S82 di COCCA, del Gruppo Trasporti, di base a Galatina. A terra è visibile il segno caratteristico per il riconoscimento del campo foto VIPARELLI fig. FgNikCro fig. FgS82Nik Ottobre 1944 Un S.82 del Gruppo Trasporti decollato da Niksich foto VIPARELLI Fig. MKZgNavg DAL MAKPI DELLO ZODIACO RINATO 180

181 STORIE DELLO ZODIACO La Seduta del Tribunale Speciale Da Galatina, addì 21 settembre Carissimi, omissis Vi ho scritto un biglietto da Roma, ove, in seguito ad avaria a un motore, abbiamo dovuto sostare, due giorni. Ciò che mi é capitato, durante l'ultimo dei due giorni di permanenza, ancora oggi mi sembra tanto incredibile che, solo al ricordarlo, mi sento rabbrividire di orrore e di nausea. Era il mattino del 19 settembre. Mi trovavo nei pressi del Palazzo di Giustizia, avendo deciso di assistere, quel giorno, alla prima seduta del Tribunale Speciale contro i crimini fascisti; seduta alla quale era stato concesso al pubblico di intervenire liberamente. L'accusato era l'ex Questore di Roma, tale Caruso, imputato di aver violato l'integrità della Città del Vaticano per scovarvi alcuni patrioti nascosti, e altre cose del genere. La folla, di diverse migliaia, la maggior parte fatta di popolani o plebaglia assetata di vendetta, non preoccupandosi degli Agenti di guardia, travolgendo ogni resistenza, irruppe nel Palazzo, urlando e bestemmiando, finché, sfondate le porte dell'aula, si precipitò persino sui banchi della Corte, e dei testimoni, provocando la sospensione del dibattito, e reclamando, vivo o morto, il Caruso, volendo farsi giustizia da se. Non essendoci riuscita, l'ira si riversò sull'ex Direttore di Regina Coeli, che era addirittura fra i testi di accusa contro il Caruso. In seguito alle ingiurie di una donna, centinaia di plebei inferociti si precipitarono sul disgraziato, e dopo averlo ridotto in fin di vita, e lasciato una prima volta per l'intervento della forza pubblica, lo ripresero, e trascinandolo lungo la strada lo precipitarono nel Tevere. Ma non bastò. La stessa plebe, inseguendolo, mentre l'acqua lo trascinava via, all'altezza di Castel S.Angelo, sebbene ridotto a un ammasso insanguinato di carne, lo finì a colpi di sbarra, e lo infisse sulle sbarre del cancello del Carcere. E' inutile qualsiasi commento... U. DA LETTERE 06 di UBALDO VIPARELLI 181

182 fig. DGgStorm 182

183 STORIE DELLO ZODIACO In soccorso di un partigiano italiano in Jugoslavia ancora da Galatina, addì Carissimi, omissis appena ricevuta questa mia lettera vi prego di scrivere al seguente indirizzo: Corvino Giuseppe Castelpagano - (Benevento). Si tratta del padre di un povero operaio italiano, soldato in Iugoslavia, successivamente catturato dai Tedeschi, che attualmente trovasi presso i "Partigiani" iugoslavi, a Lissa (Dalmazia). Durante un mio volo laggiù (con lo Stormo Notturno) l'ho incontrato, ridotto in condizioni pietose, moralmente avvilito per la impossibilità di un contatto postale con i suoi. Mi ha scongiurato piangendo, di informare la sua famiglia (appena ha saputo che ero della sua zona) e di portargli eventualmente qualche notizia. Non dite ai familiari quanto vi ho esposto: limitatevi a dir loro che GIOACCHINO sta bene, e vorrebbe notizie. Preparino una lettera che invierete a me, e provvederò a consegnarla direttamente al figlio, laggiù... U. DA LETTERE (07) di UBALDO VIPARELLI Roma Ottobre 1944 A spasso per la città Enzo GASPARINI e Gigino PIROZZI, Aspiranti frequentatori del Corso Osservatori, in missione a Roma, con divise di varia fantasia 183

184 CAMPO MARINO TESTIMONIANZE DELLO ZODIACO LO STORMO BALTIMORE Il giorno 11 novembre 1944 lo Stormo "Baltimore" si trasferiva da Campo Vesuvio a Campo Marino, alle dipendenze della 254 Wing-Balkan-Air-Force. L'organico del 132 Stormo é di 32 aerei. I Navigatori dello "ZODIACO" entrano in azione. Prima azione del gruppo, il 15 e 16 novembre; si rivolge contro le forze Tedesche, in Iugoslavia (un ponte nella zona di Scutari) con 12 Baltimore. Nel dicembre 1944 complessivamente si effettueranno 15 azioni di bombardamento. Il 19 dicembre precipita in mare, e muore, in atterraggio, Italo Cavallo. A Natale, la popolazione di Campo Marino, ospita a pranzo gli Aviatori dello Stormo. Continuano a gennaio 45 i bombardamenti sull'istria (bacini dell'arsa). Lo Stormo viene classificato al I posto dagli Inglesi del Reparto della 254 Wing, per i risultati bellici conseguiti. Il 21 febbraio 1945 l'aereo del Comandante Massimiliano Erasi, colpito dalla contraerea, sull'arsa precipita e muoiono con lui il Sottoten. Stelio Di Stefano, e i Serg. Magg. Sciamannini e Rossi. Intanto il Com. G. Cesare Graziani lo sostituisce al comando del 132 Gruppo. In successive azioni muoiono il Ten. Pilota Gino Grazioli e il S. Ten. pil. Vito Petruzzelli. Il Gruppo effettua anche lanci di manifesti invitanti alla resa. Ultima azione bellica il 4 maggio 1945, su un ponte a Sissak (Iugoslavia). Infatti il 5 maggio 24 Baltimore-destinazione scalo ferroviario di Zagabria, ricevono l'ordine-via radio-di rientrare. Causa: FINE delle ostilità. Complessivamente, da metà Novembre 44 al 5 maggio 45, sono state espletati dal Gruppo "Baltimore", con i Navigatori dello "ZODIACO", 4886 ore di volo velivoli-missionelanciate 1225 tonnellate di bombe. DA DIMENSIONE CIELO - AEREI ITALIANI NELLA 2a GUERRA MONDIALE VOLUME VI (GRUPPO BALTIMORE) di UBALDO VIPARELLI 184

185 fig. MKZgAndr DAL MAKPI DELLO ZODIACO RINATO STORIE DELLO ZODIACO Quei "Quattro gatti " navigatori sul "Baltimore " Quando, in una radiosa domenica di ottobre, sono sceso dall'autobus militare che mi aveva puntualmente sbarcato, dopo quattro ore di viaggio, a Campomarino (aeroporto di guerra nel in provincia di Termoli), il mio primo impulso è stato quello di avviarmi verso i colleghi e gli amici che erano già lì. Abbracci, ricordi rapidi, pensieri, nomi di colleghi che non c'erano, incontri con altri che c'erano come il mio Comadante di Squadriglia (l'allora Capitano 185

186 Enrico Marescalchi della 253 ) del mio Comandante di Gruppo (l'allora Maggiore Giulio Cesare Graziani del 132,poi M.O.V.M.), il pilota con il quale avevo svolto il maggior numero di missioni di guerra (l'allora Tenente Crespi) in qualità di navigatore. Già, di "navigatore"! Perchè io, condividendo la sorte di una sparuta schiera di Aspiranti dello Zodiaco e di altri ufficiali già piloti (molti con tante ore di volo di guerra) sono stato a Campomarino, un giorno lontano, impiegato quale navigatore a bordo di un nuovo velivolo bimotore di costruzione americana, il"baltimore". E qui,.sono cominciati i ricordi rivissuti nel luogo, dove tanti anni addietro (quasi 40) sono arrivato, non rammento con quale mezzo, indossando la divisa di Aspirante con l'aquila di 1 grado ed i gradi un pò truccati da sottotenente, per presentarmi al Comando dello Stormo "Baltimore", che aveva come distintivo "I Quattro Gatti" con il motto "sempre i soliti". Il Comando era sistemato in una delle tende che funzionavano da alloggio, mensa, Circolo, attività varie, ed erano collocate su un grande spiazzo, che dominava la pista di volo costruita in "grelle" sulla spiaggia sottostante. La presentazione al Comandante fu breve. Ordini molto semplici e chiari e sistemazione sotto una tenda con altri colleghi, molto "autonoma" (ognuno doveva badare a far da sè il più possibile). Poi, l'attività di volo, dopo qualche tiro di addestramento, le azioni in territorio jugoslavo su obiettivi fortemente difesi dalla contraerea tedesca e che per essere distrutti richiedevano una grande precisione del tiro e forte era per noi la tensione nel premere il pulsante dello sgancio bombe. Spettava, infatti, a noi navigatori tale compito e dovevamo stare molto attenti al momento dello sgancio stesso, poichè questo doveva avvenire in concomitanza con quello effettuato dal Capo Navigatore. Poi, non restava che attendere la propria sorte, perchè il pilota proseguiva dritto fra le bianche bolle della contraerea tedesca. Ma, più di tutto, mi tornava alla mente la grande "attenzione" al decollo e all'atterraggio e rivedevo le grelle della pista scorrere sotto la pedaliera, ben conoscendo il "vizietto" del potente bimotore ad imbardare sulla stretta pista. E, dopo che l'aereo aveva staccato le ruote da terra, ci si sentiva liberi, meglio, mi sentivo io veramente libero, "per aria", concentrando tutta l'attenzione sulla navigazione; e ciò anche se molti piloti non si fidavano di questi"pinguini" dello Zodiaco così poco esperti ma certamente molto preparati teoricamente. Finita l'azione il rientro, talvolta con atterraggio a Lissa per rifornimento o per avaria, e poi di nuovo, le grelle in atterraggio, sotto il musetto in plexiglas del bizzarro Baltimore. La vita, comunque, in campo, era molto movimentata: giri di bussola, riunioni nelle tende e tanti episodi caratteristici di un periodo così particolare. Quindi, il giro in paese, a Campomarino, talvolta chiamati a far da testimoni a qualcuno che aveva incontrato la ragazza che voleva 186

187 sposare, ma che doveva dare, secondo le tradizioni e le consuetudini di questa fiera popolazione di origine albanese, la prova della propria serietà d'intenti. Terminata la guerra di Liberazione,il 15 maggio del 1945,che ci colse in volo,il trasferimento a Roma all Aeroporto dell'urbe, e per noi dello Zodiaco, finalmente, la sospirata Scuola di volo, il brevetto di pilota militare, il rientro nel ruolo per il quale eravamo entrati in Accademia e l'assegnazione ai Reparti di volo. Campomarino divenne il ricordo di un giorno lontano, con un certificato al merito"for the contribution to the cause of freedom" a firma del Gen. Alexander, lasciato nel cassetto fra quelle cose che perdono molta importanza quando la vita e le attività quotidiane ti prendono totalmente. Oggi, nel 1983, nel quarantennale della partecipazione dell Aeronautica Militare alla Guerra di Liberazione, il ritorno a Campomarino tra amici. Una bella cerimonia: celebrazioni ufficiali, presenza del Ministro della Difesa, una significativa stele a ricordo degli aviatori caduti nelle Guerra di Liberazione, lo sfrecciare in perfetta sintonia con gli eventi, di una formazione di "F.104", appartenenti agli Stormi che erano presenti nelle Forze regolari della guerra di liberazione. Dopo, scendo con il nostro Presidente Nazionale (Generale Catullo Nardi) alla spiaggia per la riunione conviviale. Tutta un'atmosfera diversa da allora. Ragazze e ragazzi in jeans, che scherzano, ridono per un nulla, come tutti i giovani. Lì, no, non ci sono più le grelle che scorrevano sotto le mie gambe rannicchiate sulla pedaliera e che mi mettevano un pò di fifa. Il tempo è passato. Tutto è cambiato. Oggi, là dove erano le piste di volo, vi sono spazi ampi per giocare, per vivere in libertà, per guardarsi con amore, ridere, gioire. Forse questo è il più spontaneo riconoscimento dei giovani d'oggi al sacrificio di tanti giovani di ieri che combatterono e morirono per la libertà e che tanto autorevolmente sono stati ricordati nella cerimonia ufficiale. Fra questi, anche quei "quattro gatti" dello Zodiaco-molti dei quali non sono più tra noi-che, provenienti da ogni parte d Italia, furono impiegati quali "navigatori" a bordo del Baltimore, meritando decorazioni al valor militare, a testimonianza della loro fede nella Patria, servita con umiltà anche nei momenti più difficili. di LUIGI PIROZZI Tratto dall'articolo dello stesso L. Pirozzi, pubblicato sul n. 10-ottobre 1983 di AERONAUTICA mensile dell'a.a.a. 187

188 Nota : Il 22 febbraio 1946 Ubaldo Viparelli lascia la R.A.- I motivi sono chiariti nel seguente suo scritto: STORIE DELLO ZODIACO Il Sogno Infranto Ma dopo 30 giorni, il mio ritorno lassù, da LUI, disperatamente da me sperato, venne stroncato dal precipitare degli eventi. Mi fu ordinato di raggiungere il Collegio Navale di Brindisi. Vi giunsi spento, demotivato e disorientato anzitutto dallo spettacolo di odio, esploso inatteso, contro COLUI che aveva fatto di me un Angelo Azzurro, e che in quegli anni aveva persino perduto il figlio pilota Bruno. Tentai di risalire l'abisso senza fine di una amarezza e di un destino, probabilmente inaccettabile per i miei venti anni. Riuscii persino a classificarmi al primo posto agli esami finali del Corso, (1944), seguito in graduatoria da Paternostro, Bramolla e Cocca, al 2-3 e 4 posto - Poi venne Leverano-Galatina, lo Stormo Notturno, e lo Stormo "Baltimore" di Campo Marino. Ma sopravvivevo inutilmente a un sogno ormai infranto per sempre. Vennero poi: Piazzale Loreto - Claretta Petacci - e Savi - e Calleri e Gulli! Impossibile la mia resurrezione: il 22 febbraio 1946 tornai a casa "dispensato su domanda"! Nel ricordo di un Bene infinito che aveva illuminato la mia giovinezza, divenni uno sconosciuto studente di Medicina. Tornai spesso su una Tomba, sede tuttora di pellegrinaggi internazionali, ove su un enorme registro per i visitatori, lessi e ricordo sempre, queste parole trascritte da uno sconosciuto:.. " facesti in tempo a fare l'italia, ma non gli Italiani!.. Si é concluso, così il mio volo di Icaro. DA LUCI E OMBRE DAL MIO PASSATO AZZURRO (03 fine) 188 di UBALDO VIPARELLI

189 AEROPORTO DELL URBE Roma Maggio 1945 A spasso per la città Di nuovo Gigino ed Enzo stavolta azzimati Sottotenenti, naturalmente a spasso, in via Nazionale, dopo la fine della guerra, allo Stormo Baltimore, trasferito a Roma Urbe fig. Aripsg fig. MKZgVolo DAL MAKPI DELLO ZODIACO RINATO 189

190 IL BREVETTO DI PILOTA MILITARE STORIE DELLO ZODIACO Il Macchi 200 Ricordo maggio 45, una lunga striscia di terreno erboso adibita a pista per una sola direzione oltre un muretto trasversale alto un metro. In prossimità alcune vecchie baracche in legno: è l aeroporto militare di Leverano. In uno stanzone squallido quattro tenenti del Vulcano ed io dello Zodiaco stiamo parlando del nostro prossimo addestramento per il passaggio sul Macchi2OO. Proveniamo dai Reparti Baltimore e Trasporti con i quali abbiamo partecipato a missioni di guerra in qualità di navigatori (leggi:passeggeri).: -e allora cosa hanno deciso per noi? -un mini corso a rischio, naturalmente su base volontaria, con i pochi velivoli ancora disponibili:due FN 3 O 5 (Nardino) e un G 50 FIAT.Per ciascuno di noi ci sarebbero una dozzina di ore con il primo e sei con il secondo. Il tutto, però, soltanto a doppio comando esclusi decolli ed acrobazie.i motori sono sfiatati e se non resistono ancora la Scuola dovrà chiudere per i brevettandi. Le acrobazie le faremo col Macchi 200! -tutto ciò per voi quattro. E per me che ho soltanto il decollo sul Caproncino? -anche per te, Zanzara, se ci stai - ci sto sì; sono anni che aspettiamo. -Rivedo me stesso, qualche mese dopo, a bordo del Macchi. Elica a passo minimo. Motore a tutto gas. Via... Fino ad oggi ho al mio attivo ben sei ore di volo con questo velivolo.me l ero sognato sin dall Accademia,ora ci sono finalmente.sono soddisfatto,forse un po euforico, pilota comunque.. 190

191 Prendo quota e curvo decisamente a destra. Un tuffo al cuore:una scia di fumo esce dal mio aereoplano. Sto prendendo fuoco? Come risposta il motore mi pianta secco; mi ricordo allora, un po tardi, di aver lasciato il passo dell elica al minimo sin dal decollo. Bestia, non pilota! Non mi lancerò. L aeroporto non lo vedo più, devo trovarmi un posto per un atterraggio di fortuna; eccolo là...un campo tutto verde, ampio, rettangolare, senza fattorie. Scendo planando con leggere curve fino a portarmi a quota e in direzione per iniziare il corto finale, mi abbasso ancora, sono a breve distanza dell inizio campo a pochi metri dal terreno con minima velocità di sostentamento, all ultimo istante però vedo un muro di cinta trasversale, con due colonne più alte di questo distanti fra di loro troppo poco per farmi passare sopra o in mezzo a loro...non mi resta che ruotare sull asse fino a sfiorare il terreno con l ala sinistra e sorvolare con l ala destra l altra colonna...è andata... raddrizzo l aereo che contemporaneamente spancia, raschia e spiana la vigna calmo diritto senza scosse per un breve tratto e si ferma.. Non c è fuoco a bordo. Scendo a terra senza fretta e mi siedo lì vicino, immobile, sono sbalordito: tutto difficile, ma così facile. Mi sembra impossibile di essere ancora intero. Dopo qualche minuto mi si avvicina un contadino, solo, sembra allibito e senza parlare mi indica la punta dell ala sinistra. Guardo, le manca un pezzo, forse mezzo metro tranciato di netto. Deve essere stata la colonna, e io non mi sono accorto di nulla: ma l aereo? Non ha voluto sentirla neanche lui, ha continuato la sua corsa imperturbabile, senza deviazioni, senza sobbalzi: un atterraggio da manuale. Caro mio Macchi 20, sei stato eccezionale, ti ricorderò sempre. Che atterraggio di fortuna. Grazie a tanta fortuna. DI HARRY WARGLIEN AEROPORTO DI BRINDISI /1945 PIROZZI e TEDESCO Sulla linea di volo, nella baracca in attesa del volo su CR42 con manica a vento, in attesa! fig.fgpirted Relitto? fig. Relitt fig. FgAttesa 191

192 STORIE DELLO ZODIACO Il secondo incidente, con ilcr42, fu privo di gravi conseguenze A metà 1946, sul campo di volo di Brindisi, mi ritrovai con la manetta del gas folle. Non potevo, cioè, né aumentare, né diminuire il numero di giri del motore e, quindi, la velocità. Tre mi sembrarono le decisioni che avrei potuto prendere: mantenermi in vista del campo fino ad esaurimento carburante oppure gettarmi con il paracadute oppure spegnere completamente il motore una volta in direzione della pista di atterraggio e veleggiare. Prevalse quest ultima che, però, aveva qualche incognita. L azione di spegnimento in volo poteva comportare ritorni di fiamma che avrebbero immediatamente incendiato apparecchio e pilota. E non conoscevo minimamente il comportamento il comportamento del CR42 in fase veleggiante. Spensi il motore piuttosto sotto inizio pista per timore di arrivare corto, impossibilitato ormai come ero a poter riattaccare. Mi mangiai buona parte della pista (confinante con il mare) a velocità sostenuta, raggiunta nella piuttosto accentuata planata. Mi sarebbe, comunque, proprio dispiaciuto andare a fare un bagno a mare fuori stagione. La stretta di sedere ebbe buon fine. Pilota e velivolo erano salvi ed in più il tutto mi valse un encomio scritto dell allora Terza Regione Aerea. Le vicissitudini dianzi descritte mi fecero riflettere su di un appellativo che io stesso finii per crearmi sul campo di volo prima degli incidenti. E cioè, quando vedevo piuttosto complesse le cose relative al volo, esclamavo in calata romana: Aoh! Qua so cipressi!!. Ci mancò veramente poco con il primo incidente che l allievo So cipressi andasse veramente a riposare per sempre all ombra dei cipressi di decantata memoria foscoliana. Dopo ben quaranta anni e più, il Maresciallo Marinone, mio istruttore, finisce una sua lettera salutandomi con un caro signor sono cipressi Così l allora allievo La Tegola Elio, dopo quanto occorso, continua ora a girare tranquillo per le vie di Roma, grazie alla generosità dell Onnipotente! di ELIO LA TEGOLA 192

193 BRINDISI 1946/1947 fig.fgseduti fig FgArpGki SALLUSTIO E BERTEOTTI RANA, TEDESCO e PIROZZI in attesa di volare sul CR42 fig. FgKrisFe fig FgSpggia Kris FERRARA e Gigino PIROZZI Spiaggia a Brindisi Estate 1947 Finalmente riuniti con altri ed in lieta compagnia (ci saranno dei matrimoni!) fig. FgNaviga fig. FgIstrtt SALLUSTIO & C. in navigazione In alto : Istr. LOLLI E BODINI TEDESCO in piedi : COZZA-PIROZZI Cap. CAPONI-Cappellano-BRAMOLLA-Cap. Medico-RANA 193

194 STORIE DELLO ZODIACO MORTE DI UN AMICO Lecce Aeroporto Galatina Si chiamava Alfredo ALOCCO, originario di Porto S. Giorgio, nel cui cimitero oggi riposa. Era uno di noi, corso Zodiaco - Accademia Aeronautica. Volavamo allora sul MC 200, uno dei pochi velivoli residuati di Guerra, avevamo svolto doppi comandi sul FIAT G50 e decollo sul MC 200. Peraltro la nostra esperienza era alquanto approssimata, perché in precedenza da solisti avevamo volato sul CA 164; una bella differenza fra detto velivolo e il MC 200!! Per la sua statura sotto la media lo chiamavamo "PALLINO", ma la sua carica umana non indifferente e la vivacità di ogni sua espressione lo facevano sembrare un gigante; si faceva infatti voler bene da tutti, disponibile, com'era, allo scherzo, alla compagnia, al motto arguto. Alloggiavamo in città a Lecce nel cosiddetto "Palazzo degli Uffici", costruito a tale scopo, ma nell'immediato dopoguerra adibito ad alloggio per militari, in carenza di altre sistemazioni. Le stanze erano spaziose ma disadorne e con poche suppellettili. In ogni stanza dormivano in cinque o sei, se la memoria non m inganna nella mia c'erano Alfredo Alocco, Fabrizio Santonico, Federico Losito, Nando Battini. Le nostre giornate trascorrevano tutte uguali, la mattina un autobus ci conduceva all'aeroporto, dove restavano fino alla sera, volando, giocando, mangiando, cantando, scherzando, ecc. Erano giornate allegre e spensierate, perché stavamo realizzando il sogno di una vita: VOLARE - VOLARE - VOLARE! Anche se quel sogno, che si stava tramutando in realtà, comportava sacrifici e rischi notevoli. Gli aeroplani erano scarsi e vecchi, soltanto l'abnegazione, la volontà, la capacità, l'esperienza dei nostri specialisti li tenevano in piedi, consentendoci di svolgere la nostra attività giornaliera. Ricordo che un mattino, salendo sul velivolo MC 200, che mi era stato assegnato, il M.llo motorista addetto (non ne ricordo il nome) nel porgermi il paracadute mi disse, con fare allegro e scanzonato: "Signor Tenente, l'aeroplano perde un po' di olio e spesso i giri dell'elica calano, ma Lei vada tranquillo è tutto OK". 194

195 Quel giorno erano in programma per tutti noi "Virate in cabrata", il sottufficiale di turno era il M.llo Bruno Fava, prossimo Ufficiale, avendo frequentato il corso "Integrazione" presso l'accademia Aeronautica, con esito positivo, corso riservato a sottufficiali piloti, particolarmente dotati. Quando venne il mio momento, saltai sull'aeroplano e decollai, raggiungendo quota e zona assegnatemi, dove cominciai ad effettuare la fatidiche "virate", secondo quanto mi era stato insegnato a voce dall'istruttore a terra (il MC 200 non aveva infatti doppi comandi). Ma le parole non erano certo né sufficienti, né idonee a illustrare la complessità della manovra per noi principianti, con poche ore di volo all'attivo e alle prese con un velivolo dotato di poca portanza e di peso non indifferente. Per quanto mi riguarda, mentre mi trovavo solo lassù nel cielo provai una sensazione di impotenza e di impossibilità a dominare quel "mostro scuro" che aspettava dalle mie mani e dal miei piedi i movimenti atti a farlo evoluire in modo corretto. Ma le manovre che riuscii a ricavare risultavano una emerita "schifezza", il rumore dell'aeroplano in picchiata mi penetrava nelle orecchie, le vibrazioni mi davano la sensazione di poter perdere qualche pezzo; l'elica, un'ala, un alettone. Mi affrettavo allora a richiamarlo, facendo in definitiva una virata in orizzontale anziché in cabrata. Finito il tempo a mia disposizione, lasciai la quota e atterrai regolarmente, consegnando il velivolo al successivo pilota, che era "Pallino Alocco". Il decollo e la salita in quota avvennero regolarmente e, raggiunta la zona stabilita, Pallino comincia la sua esercitazione, mentre io e l'istruttore lo osserviamo da terra. "Bravo, bravo!" esclama Fava e rivolgendosi a me 'Impara capoccione, vedi come lo tira su bene e lo inclina al momento giusto? Unica piccola pecca è l'uscita, la richiamata è un po' brusca e potrebbe causare l'autorotazione del velivolo, ma non c'è alcun pericolo perché sarà poi facile uscire dalla inusuale posizione". Pallino intanto continua ad inanellare nel cielo le sue ottime virate, ma all'improvviso in uscita l'aereo parte in autorotazione incontrollata, come aveva previsto Bruno Fava, e comincia a perdere quota in verticale con il muso in giù, nessun consiglio è possibile far giungere ad Alfredo, perché a bordo non esiste radio. Il motore urla maledettamente, il velivolo aumenta sempre più la sua velocità e sembra una foglia in balia del vento, le ali impazzite accennano virate a destra e a sinistra ma non succede nulla, l'aereo continua a precipitare verso terra sempre in posizione verticale. "Chiudi motore, chiudi motore" urla Bruno Fava ma la situazione non cambia, e cosa può sentire Pallino? lo guardo annichilito, senza parole, presago della tragedia che sta per compiersi. 195

196 Il velivolo si avvicina sempre più al suolo, che impatta con il muso in giù, sempre in posizione verticale. Un tonfo per noi muto, data la nostra lontananza del punto di caduta, ma morte certa per il pilota. Silenzio intorno a noi, tutti tacciono, le parole sono inutili. Io piango lacrime silenziose che mi rigano il volto, piango senza vergogna, singhiozzo senza ritegno, "Pallino, non c'è più, ho perduto un amico, ho perduto un fratello". Oggi a distanza di 50 anni quella perdita mi pesa ancora nel cuore e nella mente, ritengo comunque che il suo sacrificio ci abbia insegnato a non cadere in quell'errore che gli fu fatale. Mi è rimasto anche un grosso rammarico nell'animo, a tutt'oggi non sono riuscito a portare un fiore sulla sua tomba. Ma lo farò, voglio farlo per sentirmi, sia pure per pochi istanti, più vicino a lui, e magari fargli comprendere che non l'ho dimenticato e gli voglio sempre bene, come allora in quel di Lecce. Ciao Pallino, sei uno di noi, sei ancora con noi nel segno del corso ZODIACO"!! di MARCELLO SALVATELLI TEN. PIL. ANTONIO BISCARDI CROCE AL MERITO DI GUERRA CADUTO NEL CIELO DI COLLEFERRO

197 fig. MKZgCdti DAL MAKPI DELLO ZODIACO RINATO 197

198 SCUOLE DI VOLO 1946/1947 LECCE-GALATINA da sinistra Gigino PIROZZI Clem BERTEOTTI Paolo TITO Sottotenenti fig. FgPiBeTi da sinistra Raffaele SALLUSTIO Francesco FERRANTE Paolo FRATANTONI Luigi TEDESCO fig. FgSaffft LECCE-GALATINA da sinistra Clem BERTEOTTI Mario COCCA Gigino PIROZZI Tenenti fig. FgBeCoPi 198

199 4.5 - GLI INDIPENDENTI 199

200 NOTA PRELIMINARE Su queste situazioni di indipendenza, voluta meditatamente oppure forzata dagli eventi, abbiamo raccolto ben poco. Tuttavia il paio di storie che seguono descrivono con sufficiente vividezza la complessità del quadro storico in cui ci trovammo e la varietà di atteggiamenti conseguenti. STORIE DELLO ZODIACO La sorte avversa mi ha tradito! Racconto in breve la mia disavventura, un calvario durato due anni per colpa di una persona disonesta, fallito come Ufficiale e acido sotto il profilo umano. Trascorsi un paio di giorni dall annuncio dell armistizio con alcuni compagni di corso ed un autista partii con un bus AM da Forli diretto al Sud. Dopo svariate vicissitudini (incidente con il bus, sequestro dello stesso da parte di soldati tedeschi, fame ed un centinaio di chilometri a piedi), unitamente a due compagni di avventura - durante il percorso altri si fermarono alle loro città - arrivai a Larino (Molise) dove la mia famiglia era sfollata. Dopo alcuni giorni la radio comunicò che il Maresciallo Graziani annunciava da Firenze la formazione di Reparti armati della Repubblica Sociale; i miei due compagni decisero di proseguire il viaggio per raggiungere le proprie famiglie. Era mia intenzione ritornare al Nord ma mia madre mi scongiurò, poiché mio fratello,ufficiale della Folgore, era dato per disperso in Africa a seguito della battaglia di El Elamein, di non partire. Nel Febbraio 944, in seguito ad una ordinanza militare, mi presentai al Ministero AM (ex IV ZAT ) e mi fu detto di presentarmi all Accademia Navale di Brindisi. Arrivato a Brindisi trovai una decina di amici del Corso, tutti meridionali, ed ebbi subito un dubbio :quale sarebbe stato il mio futuro? oltretutto ideologicamente il mio cuore era al Nord. Nel frattempo in Accademia iniziava il conflitto tra due Colonnelli su chi di essi doveva assumere il Comando e noi nel frangente sembravamo dei derelitti in confronto a quelli della 200

201 Accademia Navale : divise multiformi, niente corredo ma, in compenso, con i gradi di Aspirante! Dopo circa un mese decisi di dare le dimissioni, ipotizzando che, dopo aver ottemperato al servizio di prima nomina come S.Tenente, avrei potuto proseguire gli studi Universitari ed assicurarmi un futuro. Nonostante il Comando della Accademia non volesse accettare le dimissioni, la mia domanda fu inoltrata ed ebbi venti giorni di licenza in attesa di decisioni. Tornato dalla licenza mi presentai all Accademia e trovai la paradossale notizia che ero stato destinato all aeroporto di Brindisi per il servizio come aviere. Arrivai prostrato all Aeroporto dove fui confortato dal Comandante, che, forse per evitare il peggioramento del mio stato, mi assegnò un posto in Segreteria e mi consigliò di presentare ricorso al Ministero. Intanto fui colpito dalla malaria e ricoverato in Infermeria, e qui, in un momento di sconforto scrissi una lettera al Comandante dell Hdemia piena di improperi ; la conseguenza fu che per disposizione del Ministero fui punito con quindici giorni di cella di rigore. Per buona fortuna il Comandante dell Aeroporto mi fece scontare la punizione nelle camere dei sottufficiali, al termine della quale mi dette quindici giorni di licenza per convalescenza. Trascorsa una settimana a casa dei miei decisi di passare il fronte per aderire alla RSI. Per iattura, dopo circa una settimana di marce forzate, con continue variazioni di itinerari e nottate trascorse in fienili e sotto i ponti, fui preso dai Polacchi a Loreto - anche la nostra Protettrice non volle darmi un aiuto! Portato in una scuola di Iesi (AN) come sbandato e malgrado avessi mostrato il tesserino militare ed avessi detto ( grossa bugia ) che dal Nord andavo al Sud, fui considerato prigioniero, ovviamente fascista. Non mi dilungo ad elencare i maltrattamenti subiti ( mi vengono ancora i brividi!), basti per tutti che ogni mattina tutti noi prigionieri,in fila indiana, con due enormi secchi a testa eravamo costretti andare a prendere andare l acqua da una fontana distante quasi un chilometro e dovevamo subirci gli sputi ed i dileggi della gente. Dopo una settimana fui trasferito al campo di concentramento di Chiaravalle gestito da polacchi quasi tutti ebrei ; non racconto come si viveva! Nel campo feci amicizia con un Serg. Magg. paracadutista ed un S.Tenente di fanteria i quali erano in procinto di evadere, segreto che il Sergente mi rivelò, solo dopo aver saputo che mio fratello era un Tenente della Folgore fatto prigioniero e mandato in India ai campi dei Crimen Fascist, e mi proposero di unirmi a loro. 201

202 Puntuale dopo pochi giorni, ci fu l evasione! Il coraggio di quel Sergente non lo dimenticherò mai; oltre ad essere un guastatore ( di notte tranciò due reticolati per creare un varco ) si dimostrò una persona paziente che faceva da balia a due paurosi. Avuta la libertà il problema grosso fu quello della carta d identità, sequestrataci dai polacchi. Mi ricordai, allora, di aver conosciuto, durante il viaggio da Forli al Sud, in occasione di una sosta a Porto Recanati, una signorina che era imparentata con una nota famiglia di Castelfidardo che ci avrebbe potuto aiutare. Con grande sorpresa la villa era stata parzialmente requisita dal Comando polacco al seguito degli Alleati e per fortuna mi recai da solo e, benchè guardato con diffidenza dai soldati, parlai con la padrona di casa la quale, ascoltata la situazione, ci indirizzò da un Notaio di Recanati: in una giornata ottenemmo la carta di identità dal Comune e dopo un ottimo pranzo si separammo. Da solo, quindi, mi incamminai verso il Sud e dopo tre giornate di cammino, con pericoli continui, piedi doloranti e fame arrivai a Francavilla a Mare dove erano sfollate alcune famiglie di Foggia. Trovai ospitalità presso la famiglia di un mio amico, S.Tenente di artiglieria morto in guerra. Tramite la linea telegrafica delle FS mi misi in contatto con mio padre, in servizio alla Stazione di Foggia, il quale mi comunicò di non andare a Larino perchè le Autorità militari avevano spiccato un mandato di cattura nei miei riguardi per diserzione. Per radio sentii che era stata liberata Roma e cosi partii immediatamente per quella direzione, salutai la famiglia che mi ospitò, la quale oltre a fornirmi di biancheria pulita mi diede un aiuto finanziario, e mi avviai verso S.Vito Lanciano da dove partiva le ferrovia Sangritana per Casteldisangro. La sera del 7 Giugno 1944 alle ore 19 salii su un treno limitato a Lanciano, stracolmo di viaggiatori. Arrivato a Lanciano alle sei del mattino successivo, seppi che non c erano più treni in partenza per Sulmona e Roma. Decisi di raggiungere Roma a tutti i costi e dopo tre giorni tra viaggi su camion, carri, lunghi tratti a piedi e sosta notturna ( il solito fienile come Albergo ) giunsi a Guidonia. Un Maresciallo dell AM, credendomi uno sbandato mi disse di recarmi al Ministero perchè mi avrebbebero dato tre mesi di stipendi, il biglietto di viaggio per raggiungere la famiglia e dieci giorni di licenza.non dissi niente e mi mostrai contento della notizia pur di farmi portare in macchina a Roma. 202

203 Giunto a Roma mi recai a casa di una sorella di mia madre dove trovai un primo conforto. Restava il problema della sopravvivenza senza dipendere da alcuno ed, insperatamente, tramite una altra zia Suora venni assunto dal General Store dell esercito Americano con sede a Centocelle. Durante la mia permanenza a Roma fino ad Aprile 1945 seppi che alcuni Ufficiali dello Zodiaco alloggiavano alla Pensione Jachino e cosi ebbi l occasione di rivedere il mio amico compaesano Bramolla. Nel fattempo un amico Ingegnere di Larino, che era un alto dirigente della SET, mi suggeri di presentare una domanda per un provino come disegnatore, per essere assunto. Ebbi tentennamenti, per via della questione giudiziaria ancora pendente, tuttavia, poichè circolavano voci di amnistia decisi di accettare la proposta. Recatomi, dopo qualche giorno, a casa di questo mio amico lo trovai piuttosto agitato perchè il giorno prima aveva ricevuto, nel suo Ufficio, la visita di due carabimieri in borghese che chiedevano notizie sul mio conto. Cosi ricominciò il mio peregrinaggio, però questa volta decisi di recarmi a Foggia da mio padre, che era in subaffitto presso due signore anziane, e tramite Avvocati conoscenti cercava di risolvere il caso. Le cose andarono bene per circa due mesi ma un bel giorno mentre studiavo, una delle due signore, che era al corrente della mia posizione, mi fece scappare dal balcone perchè stavano arrivando i carabinieri. A questo punto mi recai da mia madre e mia sorella che vivevano a Larino per rivederle. Mia sorella mi disse di aver conosciuto amici del Corso in servizio all aeroporto di Termoli con gli aerei Baltimora. Ma anche qui, dopo poche ore, venne un mio cugino, tutto ansimante, per dirmi che i carabinieri mi cercavano. Scappai immediatamente per recarmi a Termoli ( Km. 32 ), evitando la strada provinciale, e prendere un treno per Milano. Cosi nel Luglio del 45 giunsi finalmente a Milano dopo un travagliato viaggio in treno durato due giorni e fui ospitato, per limitato tempo, da un mio amico di scuola che comandava la Polizia Stradale di Milano. Dopo di che mi recai a Garbagnate ospite di un mio professore, vecchio Centurione, che aveva un laboratorio per tarare apparecchiature elettriche e trovai un po di lavoro. Tornato a Milano mi recai alla casa dello Studente dove ebbi il piacere di rivedere Randi, Lobalsamo ed altri. Andai ad abitare nella stessa pensione di Randi e Trisorio ( Aquila) 203

204 Ufficializzata l amnistia ritornai a Foggia, dove i miei avevano nel frattempo ricostruito la loro casa, c era però il problema della mia condanna in contumacia ad un anno e sette mesi. A seguito del mio ricorso fù promossa la causa presso il Tribunale Militare di Bari ed il Presidente, che era un Col.pilota, dopo la mia assoluzione volle sapere quale fosse il mio avvenire e se fossi intenzionato a presentare ricorso perchè a me spettavano i gradi di S.Tenente. Preferii non fare ricorso per la reintegrazione per non ricordare. DI GIOVANNI VISCUSO TESTIMONIANZE DELLO ZODIACO Dopo l 8 settembre Varie furono le opzioni personali, motivate più da cause esterne che da scelte personali ponderate e convinte. Alcuni, residenti al Sud, furono psicologicamente facilitati nell adesione alle forze alleate che dalla Sicilia risalivano la Penisola, ma la maggioranza - abitando al Nord fu obbligata a scelte più difficili : a favore o contro gli alleati, dentro o fuori dalle forze armate cui erano appartenuti fino al giorno prima. Una parte, fra cui lo scrivente, tentò di sparire in campagna fuori della città. Ma nella primavera del 44 mio padre, ultrasessantenne, fu arrestato perché sul camioncino trasportava quattro sacchi di cemento, dichiarato a quel tempo materiale strategico e come tale proibito ai privati anche se ne avevano necessità per le esigenze - abbastanza frequenti - di intervenire nelle proprie strutture edilizie abitative o produttive; mio padre poi ha sempre avuto passione per i lavori edilizi. Dopo aver visto il padre prigioniero nella Rocca di Cesena - fra pulci, pidocchi e topi occorreva far di tutto per liberarlo; il reato commesso non era poi tanto grave, per cui lo scrivente andò ad Altessano presso Torino per poter affrontare in regola le autorità che trattenevano il padre Andrea. Dopo due mesi, trascorsi nell Ufficio Comando, il sottoscritto il andava in licenza per gravi motivi di famiglia, al fine di fare le pratiche necessarie alla liberazione del padre, cosa che ottenne girando molto fra Ravenna e Cesena presso autorità italiane e tedesche. Al termine della licenza di 15 giorni non si ripresentò ad Altessano, per cui il risultò disertore, pur utilizzando successivamente altri ciclostilati timbrati come ulteriori licenze. 204

205 Dopo il rilascio del padre, il sottoscritto trascorse l estate presso i nonni materni, coltivatori agricoli nel reggiano, ma nell autunno 44 - dopo un bombardamento che aveva squarciato la propria abitazione con negozio, posto in via Fondazza angolo via S. Petronio Vecchio, ritornò a Bologna ove si mise in bottega intestando a se stesso il Sonderausweis n. BO4566/3, già rilasciato il alla sorella Giuditta ( nome modificato in Giuseppe ) e così dietro il banco di generi alimentari giunse la Liberazione il 21 aprile 45 quando dalla Porta di Strada Maggiore alle 7 di mattina, dopo una notte improvvisamente silenziosa i soldati polacchi del generale Anders entrarono in città seguiti dai carri armati inglesi dell VIII Armata, che con quelli americani si schierarono sul crescentone di Piazza Maggiore, ove per tutto il giorno la città fece festa (c ero anch io) godendo la libertà dopo cinque anni di una guerra sanguinosa e sostanzialmente inutile, perchè nessuno dei contendenti ha raggiunto le mete che si era riproposto nell entrare in guerra. L 8 settembre 1943 per il sottoscritto era crollato il mito, l ideale della Patria - Dea, cui tutto doveva essere sottomesso e sacrificato. Seguirono tre o quattro mesi di amarezza e delusione in un vuoto totale; in quel tempo ho cercato di scoprire le mie radici e pian piano sono emersi i valori a suo tempo appresi in famiglia, e che mi sono serviti a capire il mio ruolo nel mondo, secondo un ideale tuttora valido e che cerco di seguire con una certa coerenza, ben sapendo che da soli non si può cambiare il mondo, conscio tuttavia del fatto che ciascuno deve fare il proprio dovere per ottenere un mondo più giusto e che il Signore della Storia non è l uomo ma il suo Creatore. DA ACCADEMIA AERONAUTICA (194I-1943) 03 di GIUSEPPE COCCOLINI 205

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