OGGETTI DAL PASSATO VUOLE ESSERE ESCLUSIVAMENTE UNA RACCOLTA DI DOCUMENTI REPERITI DALLA RETE NEL RISPETTO DEI DIRITTI D AUTORE.

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2 OGGETTI DAL PASSATO VUOLE ESSERE ESCLUSIVAMENTE UNA RACCOLTA DI DOCUMENTI REPERITI DALLA RETE NEL RISPETTO DEI DIRITTI D AUTORE. FONTI: Mi Scuso per eventuali dimenticanze... Wizard

3 OGGETTI DAL PASSATO Una serie di oggetti provenienti dal nostro passato che non trovano alcuna logica spiegazione rispetto alla presunta epoca in cui sono stati realizzati. Questa serie di scoperte sono state attentamente catalogate, scrupolosamente trascritte, per finire sistematicamente ignorate forse perché rappresentavano un rompicapo troppo imbarazzante per gli studiosi. Ne citiamo qualcuna, in ordine sparso: Sudamerica, Altopiani delle Ande, in una tomba molto antica, sono stati trovati ornamenti di platino fuso. Il punto di fusione del platino è di ben 1730 C, una temperatura impossibile da raggiungere con le attrezzature dell epoca. In una tomba di anni fa sono stati trovati oggetti di alluminio, un metallo che si può ottenere solo con l elettrolisi, scoperta però solo nel Sudamerica, in Colombia è stata rinvenuta una statuetta d oro raffigurante un aeroplano, in tutto simile ai nostri Jet da combattimento. La statuetta ha almeno 2000 anni. USA, in un giacimento di carbone in Pennsylvania, in uno strato di almeno 1 milione di anni fa, è stata rinvenuta una catena d oro. Nel 1952 in Irlanda furono rinvenuti, sparsi per la campagna, una sessantina di cubi con iscrizioni in un carattere cinese antichissimo. Nel 1900 in grecia, sul fondo marino, fu rinvenuto dai palombari un blocco di bronzo antico e corroso. Una volta ripulito, l oggetto si rivelò essere un complicato meccanismo con più di 20 quadranti rotanti, i quali indicavano il sorgere ed il tramontare di una serie di stelle. Le iscrizioni sull oggetto, che ne spiegavano il funzionamento, erano in greco antico. Nel Messico furono rinvenuti antichi specchi concavi. Oggi se ne usano per riflettori e telescopi. Non è assolutamente chiaro come li costruissere e a cosa servissero all epoca. Nel 1968 in Armenia, furono rinvenuti oggetti in miniatura del ac, in quella che fu un antica industria metallurgica. Furono anche ritrovati, al suo interno, pinzette d acciaio e maschere protettive. A Londra, nel British Museum, ci sono delle tavolette cuneiformi provenienti da Babilonia, l odierno Irak, che descrivono la posizione esatta di un lontano pianeta, impossibile da individuare senza l ausilio di un telescopio. In India, a Nuova Delhi, esiste una torre di ferro, che ha almeno anni, e non mostra ancora segni di ruggine. La lega di cui è composta la torre rimane un mistero. In Perù, a Cuzco, su una mummia, sono stati ritrovati degli ornamenti con minuscole perline di quarzo. Ogni perlina ha un minuscolo foro. Solo da qualche anno la nostra civiltà è riuscita a produrre un trapano in grado di praticare fori microscopici sul quarzo. Nelle mura dell antica città di Tiahuanaco, in Perù, la più antica città precolombiana, sono scolpiti una serie di volti umani che raffigurano più razze: caucasica, negroide, asiatica, semitica, ecc... come potevano migliaia di anni fa, gli scultori del luogo, conoscere le varie razze umane?

4 Sempre in Sudamerica, numerose statuette raffigurano uomini con tuta spaziale e casco, le statuette risalgono tutte almeno a anni fa. Come è possibile? In Perù, a 3810 mt sul livello del mare, c è il più alto lago del mondo, il lago Titicaca, lungo 180 km, largo 50 km e con una superficie di 8300 kmq. Dalla riva del lago si vede solo acqua. Nella lingua locale, l AYMARA, Titicaca vuol dire pietra del giaguaro. Il dio giaguaro era uno dei più adorati in Perù. Perché un giaguaro? Gli astronauti, da 300 km di quota, fotografando il lago Titicaca, hanno svelato il mistero: il lago ha la forma di un giaguaro nell atto di balzare su un coniglio in fuga. Ma chi poteva aver visto il lago dallo spazio, più di 3000 anni fa? In Sudamerica, sempre in Perù, un gran numero di scheletri umani, risalenti a 4000 anni fa, mostrano resti di interventi chirurgici sul cranio effettuati prima della morte. Altri mostrano protesi dentarie in oro, trapianti ossei, cauterizzazioni, amputazioni. A Tiahuanaco esiste la Porta del Sole, un imponente struttura in pietra con una serie di raffigurazioni. Rappresenta un gigantesco calendario in cui l anno solare è di 298 giorni. Secondo alcuni studiosi anni fa la luna non era in orbita intorno alla terra e l anno solare era appunto di 298 giorni, anziché gli odierni 365. A Sacsahuaman, nelle Ande, antica città precolombiana, esiste un enorme masso che ha inciso un serpente ritto sulla coda. Le antiche leggende locali narrano che inserendo il pugno nella testa del serpente, i guerrieri ottenevano forza fisica e poteri magici per vincere il nemico. Oggi, inserendo una bussola in quella fessura, si può vedere l ago magnetico impazzire e girare senza sosta. Come facevano gli antichi a conoscere quesa anomalia elettromagnetica? Nel deserto di Nazca in Perù e nel Mare d Aral in Russia, ci sono centinaia di raffigurazioni gigantesche, eseguite con tratto continuo e visibili solo dall aereo. I geroglifici di Nazca occupano un area di 300 kmq, queli russi un area di 500 kmq. Nel deserto Mojave, in California, lungo il corso del fiume Colorado, c è una fila di canali esattamente tagliati nel fondo di laghi ora asciutti. Noto come Labirinto di Mojave. Sulle pareti del Titus Canyon, nella Valle della Morte, ci sono analoghe gigantesche incisioni di pecore, lucertole, figure geometriche, un candelabro capovolto simile a quello di Nazca, e linee ondulate. In Cile ci sono strani intrecci di canali. Anche in Australia, fotografando dal satellite Europa I, di giorno, con i raggi infrarossi, la pianura di Nullarbor, una distesa di sabbia di kmq, si sono notate sul terreno 5 righe parallele, larghe circa 14 km, lunghe 400 km, distanti da 80 a 100 km l una dall altra. Un complesso troppo regolare e troppo esteso per essere naturale. In Valcamonica (Brescia), su 900 rocce sono incisi ben geroglifici, si tratta del parco d arte rupestre più grande d Europa. Le incisioni risalgono almeno a anni prima di Cristo e raffigurano scene di caccia e di culto. Ma c è anche tutta una serie di incisioni molto strane, che raffigurano uomini con caschi e antenne che reggono in mano strani arnesi, nonché oggetti volanti di forma geometrica. Sul Monte Musiné (Torino) vi sono numerose incisioni risalenti a anni fa che raffigurano dischi volanti. Il Monte, attualmente, è interessato ripetutamente da avvistamenti di UFO. A Civitella del Tronto (Teramo) nel 71 sono stati trovati i resti di una donna alta 2,10 metri, morta nel Medioevo. Sulla mano sinistra stringeva un oggetto di ferro e rame, con l estremità uncinata e avvolta da una rete metallica. Ignota la funzione

5 dell oggetto. Nella Cina del sud e in Africa orientale, furono esumati negli anni 60 i resti fossili di umanoidi, denominati gigantopiteco e megantropo, di dimensioni veramente impressionanti: alti 5 metri e con un peso stimato, da vivi, di 500 Kg! Sono solo alcuni degli strani fenomeni del nostro passato che collidono piuttosto aspramente con quanto la scienza e gli storici hanno appurato fino ad ora. La più sconcertante delle scoperte, recentemente balzata all attenzione dei media mondiali, è quella effettuata da un matematico russo. Si tratta di un codice matematico che, inserito in un computer, consente di ricavare dal testo originario della Torah (Bibbia in ebraico), una serie di informazioni criptate. L aspetto inquietante risiede nel fatto che le informazioni nascoste si riferiscono al nostro presente, passato e futuro, lontano migliaia di anni rispetto a quando la Bibbia è stata scritta. Il codice, sul quale lavorò anche Newton, può essere decifrato solo con l ausilio di un computer. Cosa dire? E un altro dei misteri di cui il nostro mondo è pieno, ma che, generalmente, nessuno ci fa presenti.

6 Oggetto recentemente trovato tra vecchie collezioni di fossili sull'isola di Axel Heiberg nell'artico canadese, molto al di sopra del circolo antartico. Sembra essere un "dito umano fossilizzato", non dissimile da quelli precedentemente trovati in strati del Cretaceo in Texas dal Dr. Carl Baugh del Museo delle Testimonianze del Cretaceo. L'età di questo nuovo fossile è stimata tra circa 100 e 110 milioni di anni fa, anche dall'era geologica che gli evoluzionisti chiamano "Periodo Cretaceo". Il reperto è conosciuto con il nome "DM93-083". La vista laterale ai raggi X mostra aree scure che sono interpretate come le parti interne delle ossa e del midollo. Queste aree hanno minore densità delle pietre circostanti, e quindi sono più facilmente attraversate dai raggi X, causando lo scurirsi dell'immagine. Immagine: 14,1 KB

7 Alcune "lampadine" nel tempio di Hathor a Dendera (Egitto), con cavi a treccia collegati a quello che potrebbe essere un interruttore o un generatore. Il serpente all'interno rappresenta il filamento della "lampadina". Immagine: 42,25 KB

8 Immagine: 13,09 KB Il famoso "astronauta di Kiev": è l'unica statuetta europea sinora rinvenuta che mostri tratti "spaziali" così evidenti.

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10 Navicella di Toprakkale Immagine: 16,46 KB

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12 QUALCHE COSA IN PIU SUL TESKIO DI CRISTALLO Immagine: 10,22 KB Fu scoperto nel 1927 nel Belize, in un'antica città Maya. Il teschio, datato purtroppo in un periodo molto esteso che va dagli 800 ai 2000 anni fa, dopo accurati studi, risulta essere stato scolpito in un unico blocco di quarzo, compresa la mandibola articolata. Appare evidente che non è stato intagliato con utensili di metallo, data la durezza del minerale, che può essere lavorato solo con strumenti a punta di diamante. Inoltre la pietra è stata lavorata senza tener conto dell'asse della stessa, cosa irrealizzabile al giorno d'oggi. Secondo gli studiosi per completare l'opera a mano ci sarebbero voluti trecento anni di lavoro continuo ed in ogni caso con le conoscenze odierne, non saremmo capaci di riprodurla in maniera così precisa.

13 Sfere metalliche provenienti da Klerksdorp (Sud Africa), una presenta tre scanalature parallele attorno al suo equatore. Le sfere furono rinvenuta insieme a molte altre in un deposito minerale del Precambriano, datato 2,8 miliardi di anni. Alcune hanno un guscio sottile circa 6 millimetri e mezzo e, quando vengono rotte, le cavità sono riempite con uno strano materiale spugnoso che si disintegra a contatto con l'aria polverizzandosi. A quanto riferisce Roelf Marx (curatore del museo South African Klerksdorp), la sfera in esposizione ruota per conto suo, chiusa in una vetrina da esposizione, senza vibrazioni esterne. Per saperne di più: nersp.nerdc.ufl.edu/~ghi/spheres.html Immagine:

14 Immagine: 23,16 KB Martello incassato nell'arenaria, scoperto dal fisico David Brewster a Myinfield nel 1844, datato dal dott. Med del Centro Ricerche Geologiche Britannico, ha circa 400 milioni di anni.

15 Due statuette giapponesi preistoriche: rappresentano creature vestite di speciali scafandri e con grandi elmi collegati allo scafandro da una specie di collare a bulloni. Uno dei "caschi" (quello a sinistra) è dotato di enormi occhiali, come quelli polari che difendono gli occhi dalla luce. Immagine:

16 Immagine: statuette risalenti al 4 millennio a.c., trovate in Iraq. Rappresentano umanoidi dal corpo umano e testa rettiloide. Possibili extraterrestri? Immagine: 3,98 KB Immagine:

17 PILA DI BAGDAD Immagine: 8,09 KB Nel 1938 l'archeologo Wilhelm Koning durante dei lavori alla fognature di un museo a Bagdad, rinvenne nei sotterranei uno strano oggetto. Questo era composto da un vaso di argilla alto 15,5 cm, contenente un cilindro di rame di 12 cm. La sommità del recipiente era saldato con una lega 60/40 di piombo/stagno. La parte inferiore era chiusa da un disco di rame e sigillata con uno strato di bitume. Nella parte superiore c'era lo stesso strato di bitume che manteneva al centro del recipiente di argilla, una barretta di ferro, la quale appariva corrosa da un acido. Fu grazie al background del dottor Koning che si capì la funzione del cilindro di rame, un'antica pila elettrica.

18 Il mistero del papiro " Tulli" La trascrizione che Vi mando viene da un papiro originale del Nuovo Regno, che ho trovato tra altre carte e documenti dello scomparso Prof. Alberto Tulli, già Direttore del Museo Egizio del Vaticano. Egli portò quei documenti dall'egitto, ma la sua morte ne impedì la traduzione e pubblicazione Immagine: 22,1 KB E' per la cortesia di suo fratello, Mons. Gustavo, dell'archivio Vaticano, che ebbi l'opportunità di tradurli. La presente trascrizione è una parte degli Annali Reali dei tempi di Thuthmosis III ( circa a.c.) e l originale è in condizioni mollo cattive. L'inizio e la fine mancano, la sua scrittura (molto pallida) è ieratica, e con diverse lacune che ho riprodotto nella mia trascrizione ierografica con numeri progressivi. Un breve commento seguirà la mia traduzione. Da tutto il papiro (cm20x18) ho scelto la parte meglio conservata e forse la più interessante. «Nell'anno 22, terzo mese d'inverno, ora sesta del giorno (2). Gli scribi della Casa... Vita scoprirono che era un cerchio di fuoco che arrivava dal cielo. (Anch'esso) Esso non aveva testa, il fiato della sua bocca (aveva) un cattivo odore. Il suo corpo (era) lungo 1 pertica e largo 1 pertica. Non aveva voce... I loro cuori divennero confusi...poi si stesero in terra sullo stomaco ( 3 ) Andarono dal Re... a riferire ciò. Sua Maestà ordinò ( ) è stato esaminato ( 5 ) circa tutto quello che è scritto nei rotoli di papiro della Casa della Vita. Sua Maestà stava meditabondo sull accaduto. Ora dopo che qualche giorno fu trascorso da quegli eventi, Là! Brillavano in cielo più del sole ai limiti dei quattro supporti del cielo ( 6 ). Potente era la posizione dei cerchi di fuoco. L'esercito del Re guardava in avanti e Sua Maestà era nel mezzo di esso. Era dopo cena. In quel momento essi (cioè i cerchi di fuoco) se ne andarono più in alto diretti a Sud. Pesci e volatili caddero giù dal cielo. (Era) una meraviglia mai accaduta dalla fondazione di questa Terra!. Causò a Sua Maestà il portare incenso per pacificare la terra ( A scrivere?) cosa accadde, nel Libro della Casa della Vita (...10 da essere ricordato) per l'eternità»....penso che questo papiro fosse parte di un libro conservato in quella misteriosa istituzione chiamata Casa della Vita (della quale Sir Alan Gardiner ha scritto), su cui io sto attualmente indagando profondamente. In essa erano eseguiti riti magici e era istruito un gruppo speciale di scribi. E sono una parte di questi scribi a notare la prima apparizione dei cerchi di fuoco nel cielo. Due cose sono da notare. Dietro di sé lasciò un cattivo odore e non faceva alcun rumore. Le sue dimensioni erano di 1 rod cioè 100 cubiti. Corrispondendo 1 cubito a circa 20.6 pollici, potremmo arguire che il primo cerchio di fuoco era lungo e largo circa 50 m. Durante la loro seconda apparizione essi erano numerosissimi e brillanti!!, e pesci e volatili caddero dal cielo. E il loro movimento attraverso il cielo da Nord a Sud era regolare e più ancora potentissimo.

19 Perciò il Re pensò che la cosa migliore da fare era di pacificare la Terra....Le lacune numerate erano naturalmente molto più numerose, nell originale Da " The Forthean Society Magazine" L'articolo portava la firma di De Rachewltz (LAFORGHIANA n ) fonte: "Il Giornale dei Misteri" n.4 (1971)

20 AEREOPLANI...? Immagine: 10,37 KB In occasione di una mostra d'arte precolombiana negli Stati Uniti, la Colombia inviò i maggiori reperti che custodiva nei propri musei. Tra questi un monile dorato, datato intorno all'anno mille, attirò l'attenzione del professor Ivan Sanderson. La figura rappresentata dal gioiello, appariva ad un osservatore distratto quella di un uccello, ma ad un'occhiata più attenta, si vedeva chiaramente che non rappresentava alcun tipo di volatile o altro animale, bensì sembrava ricordare la forma di un aereo. Le ali rigide, la coda trasversale rispetto all'asse del corpo centrale, un incavo dove abitualmente siede il pilota, tutti particolari che richiamano l'odierna aeronautica. Quello che stupì gli studiosi fu una sorta di insegna nella parte laterale del timone di coda, rappresentante la lettera aramaica Beth, posta nello stesso punto in cui oggi i velivoli espongono lo stemma della loro nazionalità. Fatto esaminare successivamente il reperto da un pilota ed ingegnere aeronautico tedesco di nome Ulrich, questi vi riconobbe un ben determinato modello di aereo, F 102, differente solo per le ali ricurve verso il basso, utilizzate nei modelli a decollo rapido, arrivando addirittura a identificare le parti sull'orlo delle ali, come freni di velocità.

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22 STRANO MECCANISMO Immagine: 15,57 KB Nel giorno di Pasqua del 1900 una squadra di sommozzatori egiziani, trovò il relitto di una nave affondata, in prossimità dell'isola di Antikythera. Tra gli oggetti rinvenuti nello scafo, uno in particolare colpì la loro attenzione. Era un reperto composto da bronzo corroso e legno ormai marcio che, insieme agli altri ritrovamenti, fu inviato al museo di Atene. Ad esaminarlo fu l'archeologo Valerio Statis, il quale, interpretando un'iscrizione su di un frammento del reperto, poi datata intorno al I secolo a.c., notò delle affinità sorprendenti con un calendario astronomico del 77 a.c.. Inoltre i pezzi di legno asciugandosi, si spaccarono, rivelando all'interno dell'oggetto un complesso meccanismo simile a quello di un orologio. Solo nel 1977 lo scienziato americano De Solla riuscì a ricostruire il sofisticato sistema di ruote dentate, di diverse grandezze, che permettevano il corretto funzionamento dell'oggetto in origine. La scoperta sorprendente fu che il meccanismo serviva a determinare i moti astronomici dei corpi celesti, in particolare le fasi solari e lunari. L'oggetto che fu trovato ad Antikythera era presumibilmente un complesso calcolatore, una sorta di planetario a tutti gli effetti. Immagine: 27,51 KB Questa fotografia mostra quello che rimane del meccanismo di Antikythera (a destra lo schema tecnico). Fu ritrovato nel 1900 al largo delle coste di Antikythera, vicino all'isola di Creta (Grecia) e risale al primo secolo d.c. circa. Questo meccanismo di bronzo è un ritrovamento eccezionale, è infatti la prova che gli antichi avevano delle conoscenze molto più avanzate di quello che pensiamo. La particolarità di questo calcolatore astronomico è la presenza al suo interno di un "differenziale". PER SAPERNE DI PIU' PULTROPPO IN LINGUA INGLESE

23 RICOSTRUZIONE DELLO STRANO MECCANISMO Immagine: 21,54 KB Immagine:

24 GIGANTI DAL PASSATO Immagine: 30,26 KB Gigante fossilizzato che venne scoperto nel 1895 da Mr. Dyer nel corso di attività minerarie nella Contea di Antrim, in Irlanda. Nella foto (pubblicata dalla rivista britannica "Strand") viene messo a confronto con un vagone ferroviario. Le misure principali erano: altezza complessiva 3,70 metri, circonferenza toracica 1,97 metri, lunghezza delle braccia 1,37 metri, peso 2050 Kg. Il piede destro presentava sei dita. Del gigante e dei suoi proprietari, dopo diverse dispute legali per determinarne la proprietà, non se ne è saputo più nulla. Immagine: 12,76 KB Immagine:

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26 151,97 KB Immagine: 18,99 KB

27 DIPINTI FUTURISTICI...O FEDELI RAPPRESENTAZIONI? Immagine: 85,04 KB Immagine: 20,66 KB Queste due foto sono tratte dagli "Annales Laurissenses", manoscritti inerenti avvenimenti religiosi e storici del dodicesimo secolo, sono le raffigurazioni di un avvenimento del 776 d.c. avvenuto in Francia mentre i Sassoni avevano preso il

28 sopravvento; si narra che durante una battaglia tra Francesi e Sassoni apparvero degli"scudi INFUOCATI" che volavano al di sopra di una chiesa francese, cosi i Sassoni credendo che quegli scudi infuocati proteggessero i Francesi fuggirono. Interessante é sottolineare che la descrizione parla di SCUDI INFUOCATI, oggetti cioé con una forma ben precisa, il che puo dar diritto a escludere eventi come fulmini globulari e similari. Immagine: 13,17 KB Due arazzi del secolo quindicesimo dove viene trattata la vita della Madonna; in entrambi é possibile vedere sue oggetti volanti di colore scuro, per la prima foto in alto a sinistra e per la seconda in alto a destra: entrambi gli arazzi sono conservati a Burgandy nella Basilica di Notre Dame in Beaune. Non é affatto inusuale trovare di queste raffigurazioni per tutto il corso del Medioevo e oltre, probabilmente l'artista nel raffigurare la scena non potendo mettere del suo nella rappresentazione principale poteva solo far variare lo sfondo del paesaggio inserendo luoghi e manifestazioni naturali e non frutto dell'eperienza umana. Immagine: 32,33 KB Questa é una illustrazione rinascimentale dal Prodigiorum Liber, scritto da uno storico romano che narra della discesa sopra roma delle"clipei ardentes" e delle "Trabes ignities", oggetti volanti, i primi simili a scudi lucenti e i secondi simili a travi infuocate. Nel corso della storia é facile trovare di queste cronache che raccontano di travi

29 ardenti che discese dal cielo bruciano terreni o case per poi sparire tra i cieli; é un fenomeno descritto in piu cronache sia medioevali che piu datate: un fenomeno di cui vale la pena riflettere e studiare. Immagine: 38,43 KB Ecco una ulteriore cronaca sulle "Travi Ardenti" che testimonia la probabile genuinità del fenomeno; questa volta siamo nel Febbraio del 1465 in Inghilterra, durante il regno di Enrico IV, il fenomeno viene descritto in maniera molto simile a quello delle cronache romane e fa nettamente pensare alle NAVI A FORMA DI SIGARO CHE SONO STATE FOTOGRAFATE E FILMATE IN TUTTO IL MONDO NEL 20* SECOLO. Questo é un documento importante perché attesta che il fenomeno ufologico non é di recente individuazione, ma che risale a secoli fà. Immagine: 50,65 KB Questo dipinto del 15* secolo raffigura una Madonna col Bambino e come al solito é

30 possibile che l'artista abbia messo degli accadimenti dell'epoca su tela frutto della sua o di altrui esperienza, tanto piu che i fenomeni celesti un tempo erano considerati portatori di grandi accadimenti (in meglio o in peggio). E' possibile infatti notare dietro alla Madonna un oggetto volante molto dissimile dal solito "Occhio Divino", dato che é nero e ha tutto fuorché la forma di un occhio, che assomiglia molto al classico ufo; a sorreggere questa teoria abbiamo un pastore col suo cane che (entrambi) guardano l'oggetto volante nero che emana raggi luminosi: vale la pena di dire che molti ufo filmati fotografati e descritti avevano tali forme e comportamenti. Diego Cuoghi nel suo sito ha una pagina dedicata solo a questo dipinto per "scagionarlo" da fenomeni ufo, ma sinceramente rimaniamo della nostra opinione. Immagine: 5,85 KB Dal libro "Prodigiorum ac Ostentorum Cronicon" del 1557 parla di un ufo avvistato in Arabia nel 1479; da notare il disegno che toglie ogni dubbio circa le descrizioni, infatti, seppur ai testi di qualsiasi scritto si possano dare a volte diverse interpretazioni, in questo caso l'illustrazione toglie ogni dubbio. Immagine: 55,2 KB

31 Un arazzo del 1538 del Museo Nazionale di Bayer, anche questo é un esempio in cui l'artista ha inserito nello sfondo oggetti volanti non identificati (in alto a sinistra), notate che la loro forma é quella caratteristica degli ufo dei nostri giorni; che sia solo fantasia a questo punto é improbabile visto che é il terzo che presentiamo e che ce ne sono altri dello stesso tipo in epoche e contesti sociali diversissimi. Immagine: 16,03 KB Foglio volante di Norimberga del 14 Aprile 1561, la scena descritta ha del sensazionale per due motivi; il primo é che si narra nel testo che oggetti volanti a forma di sfere fuoriuscivano da altri oggetti volanti sigariformi per combattersi, fenomeno che é stato oggetto di avvistamenti anche recenti, prova ne sia che nella classificazione delle navi UFO vi siano le famose "NAVI MADRI SIGARIFORMI" dei quali abbiamo numerosi filmati e foto sulla loro natura da "portaerei del cielo"; il secondo motivo della sensazionalita é che si narra della caduta al suolo di navi che si sono distrutte a vicenda: il testo é interessante e l'illustrazione lascia pochi dubbi. Immagine: 18,39 KB Foglio volante di Basilea del 1566, parla di una moltitudine di globi neri apparsi nel cielo e come al solito l'illustrazione vale piu di mille parole Immagine:

32 25,79 KB Illustrazione del 1803 dal "Ume No Chiri" dove si descrive una "nave straniera" ritrovata nella spiaggia di Haratono che secondo le cronache era fatta di vetro e ferro e all'interno sono state viste delle strane lettere riportate in figura

33 La ricostruzione ufficiale della storia antica dell umanità appare sempre più insoddisfacente alla luce di numerose prove archeologiche. Quanto si dovrà attendere per una revisione radicale delle tesi ortodosse? I mass media hanno battezzato Egittomania il proliferare nelle librerie di pubblicazioni dedicate ai misteri dell Antico Egitto. I detentori dell ortodossia dormono sonni tranquilli, poiché sono convinti che certe teorie "fantasiose e strampalate" incontrano i favori del pubblico grazie all atmosfera mistica che pervade la fine del millennio. In realtà il lettore è poco informato sulla pretesa solidità scientifica delle teorie tradizionali, le quali non forniscono spiegazioni convincenti sui metodi utilizzati per la costruzione dei grandi templi di Giza, visto che gli Egizi della IV Dinastia (attorno al 2600 a.c.), a cui si attribuisce la paternità della più grande e sofisticata opera in pietra della storia, non lasciarono alcuna testimonianza scritta in proposito. Due problemi tecnici sono cruciali: il sollevamento di enormi massi e il taglio e levigatura delle pietre. EGITTOLOGIA UFFICIALE E FONTI CLASSICHE Esaminiamo le conclusioni tratte da due autori "ortodossi" completamente in antitesi: l egittologo Georges Goyon nel libro Il segreto delle grandi piramidi, il fisico Kurt Mendelssohn in L enigma delle piramidi. A parere del primo è sufficiente mettere in opera, piano su piano, strati (corsi) orizzontali digradanti di muratura a partire dalla base prestabilita, mentre il secondo ritiene necessaria la costruzione preliminare di un nucleo a gradoni (con i contrafforti inclinati verso l interno come la piramide di Zoser a Saqqara), su cui ancorare il riempimento successivo che definisce la forma della piramide. Questo è l unico modo, dice Mendelssohn, basandosi sull osservazione della piramide crollata di Meidum, che permetta ai costruttori di apporre sulla sommità un segnale da traguardare per dare la corretta pendenza agli spigoli. In caso contrario l angolo di inclinazione dovrebbe essere calcolato alla base con la precisione della frazione di grado per essere sicuri di posizionare correttamente il vertice (fig.1-2). Figura 1. Con i mezzi a loro disposizione, gli egizi non avrebbero potuto innalzare correttamente una piramide dal livello del suolo, poichè non si può correggere un errato allineamento degli spigoli in una fase successiva di costruzione. Un piccolo errore di soli 2 avrebbe portato a uno sfasamento di 15 metri al vertice di una delle piramidi di Giza. Figura 2. Una struttura a gradini costituisce sempre il nucleo di una vera piramide. I suoi contrafforti danno stabilità e un traguardo, o contrassegno, posto sulla cima, serviva ad allineare in modo corretto gli spigoli della piramide. Questo, comunque, non doveva essere un problema per gli artefici della Grande Piramide, la cui base è formata da 4 lati uguali a meno dello 0,1% di tolleranza, 4 angoli retti con uno scarto di pochi secondi di grado, ed è orientata verso il nord geografico con l errore di 3 di grado. Mendelssohn

34 riconosce che le grandi piramidi non potevano essere soltanto le tombe dei faraoni, ma ammette che gli egizi del III millennio a.c., pur essendo architetti formidabili, erano pessimi matematici; infatti il famoso rapporto di 2π tra il perimetro della base e l altezza sarebbe un risultato fortuito (fig.3). Figura 3. La sorprendente precisione con cui il rapporto tra altezza e perimetro nella Grande Piramide rappresenta la quadratura del cerchio 1/2π, fu probabilmente dovuta al fatto che gli egizi devono aver misurato lunghe distanze orizzontali facendo ruotare un cilindro e contando il numero delle sue rivoluzioni. In questo modo, essi sarebbero arrivati al numero trascendente π = 3, senza rendersene conto. Ritiene, inoltre, che una manodopera volontaria di circa persone (composta di operai specializzati permanenti e contadini stagionali) fosse impiegata nella costruzione di diverse piramidi contemporaneamente. Però, non indica alcuna soluzione ai problemi tecnici del cantiere, limitandosi ad immaginare l utilizzo di rulli e piani inclinati per il trasporto dei blocchi e di leve per il loro sollevamento. A tale proposito, Goyon ha invece le idee chiare. Egli rifiuta decisamente alcune soluzioni proposte da altri colleghi nel passato, che prevedevano l uso in serie di macchinari come argani di sollevamento, con pulegge e montacarichi di legno, o il fantomatico "elevatore oscillante"(fig.4), sia perché non si ha traccia di carrucole o ruote tra i reperti archeologici, sia perché tali metodi sarebbero troppo lenti. Figura 4. Elevatore oscillante. E da scartare anche l utilizzo in grande scala dei rulli di legno (se privi di cerchiature metalliche) per fare rotolare i massi, inefficienti su terreno sabbioso, per di più in un paese povero di legname resistente adatto allo scopo. Al contrario, sostiene che sia stato sufficiente tirare i blocchi su tregge di legno, delle slitte molto familiari agli egizi del Medio Regno (fig.5), lungo rampe ascendenti poco ripide (circa 3 di inclinazione, 5% di pendenza) e ricoperte di argilla bagnata per renderle scivolose. Figura 5. Trasporto di una statua colossale. Da una figurazione tombale della XII dinastia. Ma la famosa rampa non può essere perpendicolare al

35 monumento, altrimenti, a costruzione ultimata (a 147 m di altezza), occuperebbe una lunghezza di 3 km sulla piana di Giza e un volume triplo della piramide stessa. Diventerebbe quindi un opera gigantesca, ancora più onerosa, da realizzare anch essa tramite giganteschi blocchi di pietra, non certo con materiale di riporto. Per cui, a prima vista, appare convincente l idea di Goyon di costruire una rampa avvolgente (fig.6), cioè un rilevato di mattoni che si sviluppa a spirale per 3 km, appoggiandosi sulle pareti già costruite (fig.7). Figura 6. Rampa avviluppante proposta da Goyon. Figura 7. Sezione della grande piramide con la rampa avvolgente di mattoni. Si ha così il vantaggio di costruire la rampa una sola volta (nell altro modo bisogna rifare la spianata della rampa ad ogni corso); ma lo svantaggio di impedire la vista dell allineamento degli spigoli. A questo punto occorre ricordare che la maggior parte dei circa blocchi di calcare e arenaria che costituiscono la Grande Piramide di Giza ha, mediamente, un volume di 1 m cubo (equivalente a quasi 3 tonnellate di peso), ma, sorprendentemente, con l altezza della costruzione le dimensioni aumentano a t (NOTA 1), e la Camera del Re, collocata a 45 m di altezza è realizzata con megaliti da t. Dunque, Goyon prova a giustificare la sua teoria con il calcolo. Figura 8. Analisi delle forze agenti sulla slitta

36 In figura 8 è schematizzata una rampa inclinata di un angolo α, con la forza peso P del blocco scomposta nelle sue componenti tangenziale e perpendicolare. La forza T necessaria ad applicare il movimento è data dalla componente del peso lungo il piano inclinato più la forza di attrito (proporzionale alla forza che schiaccia la slitta sulla superficie), che, per la bassa pendenza (α= 3 30 ), risulta predominante. µ è il coefficiente di attrito posto pari a 0,25, persino ottimistico considerato che si tratta di legno che striscia su argilla (notare che, per l attrito radente di ruota di locomotiva su rotaia ferroviaria, si assume µ= 0,3): T= P sen α + µ P cos α = 0,06 P + 0,25 P = 0,31 P Si stima, poi, la forza che ogni addetto al traino può presumibilmente esercitare, in modo continuo per un lungo periodo di tempo, tra i 10 e i 15 kg. Per un blocco di 40 t risulta un tiro di 12 t, che, ripartito su operai dalla forza media di 12 kg ciascuno, fa circa 1000 persone. Ma il brillante Goyon si accorge che sono obiettivamente troppi (per problemi di manovra e di sovraccarico della rampa) e preferisce accettare un coefficiente minimo di attrito o addirittura sopprimerlo (testualmente, pag.81), riducendo così la forza a solo 2,5 t, la manodopera a 200 uomini. Seguendo il suo ragionamento, se il piano fosse orizzontale, basterebbe dare una spintarella al blocco per vederlo levitare su questa magica rampa scivolosa. In questo modo, anche il trasporto dei blocchi più "piccoli" da 3 t risulta molto più agevole: 20 uomini invece di 80. Ecco come la scienza moderna interpreta uno sconcertante enigma della civiltà umana (sottotitolo dell opera). Ma non basta. Goyon deve tenere basso il numero degli addetti ad ogni squadra di traino perché altrimenti essi non potrebbero girare attorno alle curve a gomito della rampa, che, con una larghezza di 17 m, forniscono uno spazio utile di manovra in diagonale di circa m. Inoltre, la rampa sarebbe costruita con mattoni crudi, cioè argilla impastata con paglia ed essiccata al sole, rinforzati con traverse di legno atte a conferire al rilevato resistenza a trazione, secondo una tecnica costruttiva (già nota ai Sumeri) documentata nel Nuovo Regno durante la XIX dinastia, 1000 anni dopo l epoca delle piramidi. Perciò i uomini necessari a trasportare un blocco da 70 t, non solo non possono girare ad angolo retto (divisi in 15 file, devono comunque sviluppare le funi per 100 m in linea retta, poiché non vi sono carrucole), ma producono un ulteriore sovraccarico distribuito, superiore a 100 t, estremamente gravoso per una struttura, la cui sicurezza andrebbe calcolata con le formule prescritte in ingegneria geotecnica per la cosiddetta terra armata. Infatti il continuo bagnamento della superficie provocherebbe infiltrazioni nel corpo dell opera ed i mattoni assumerebbero la consistenza plastica dell argilla umida. Tutto ciò appare ancor più improbabile alla luce del ritmo fenomenale di costruzione tramandatoci dalle fonti classiche. Lo storico greco del V secolo a.c. Erodoto, nelle sue Storie, riferisce che il faraone Cheope costrinse dei suoi sudditi a lavorare come schiavi alla costruzione della sua tomba, durante il periodo di 3 mesi all anno di inondazione del Nilo. Il lavoro durò 30 anni (di cui 20 per la messa in opera dei blocchi) e venne svolto con sistemi di armature in forma di gradinate, utilizzando macchine formate da travi corte. Gli egittologi considerano queste affermazioni, che sono l unico collegamento storico tra la IV dinastia e la Grande Piramide, come verità assolute, quando in realtà, sono delle dubbie voci riferite oralmente da sacerdoti vissuti 2000 anni dopo. Ad esempio, Goyon è soddisfatto poiché la sua ricostruzione confermerebbe la storia di Erodoto, a patto di considerare le slitte come le famose macchine. Secondo lui è

37 accettabile che, lavorando ininterrottamente ogni giorno per 20 anni, 12 ore al giorno, si riescano a porre in opera i circa m cubi di pietra al ritmo di 355 m cubi al giorno, vale a dire mediamente 1 traino ogni 2 minuti; mentre non è accettabile che lavorassero solo durante la pausa estiva con la velocità quadrupla di 2 blocchi/min. Secondo i suoi calcoli sarebbe sufficiente una manodopera di uomini, di cui, solo tra quelli impiegati al lavoro sulla piramide, circa 5000 addetti a cavare le pietre, 2000 impiegati nel traino (non realistico, come si è visto), 700 muratori per la posa in opera. Anche nel caso più favorevole dobbiamo immaginare la rampa che resiste per tutta la vita a centinaia di sollecitazioni giornaliere di carichi mobili trascinati con una organizzazione infallibile. E soprattutto fantasticare sull abilità tecnica dei posatori delle pietre che in pochi minuti devono decidere la giusta collocazione in base al progetto, articolare alla perfezione le camere interne maneggiando blocchi di decine di tonnellate, il tutto con strumenti sconosciuti. In altri brani, i sacerdoti di Eliopoli raccontano ad Erodoto che il periodo predinastico egizio era durato quanto il tempo che impiega il sole a sorgere due volte dal posto in cui tramonta, il che interpretato alla luce del fenomeno della precessione degli equinozi, significa circa anni (NOTA 2). E allora, quanto delle fonti classiche si può ritenere credibile? Viene accolto ciò che si conforma agli schemi mentali degli archeologi, mentre ciò che è estraneo viene considerato un invenzione letteraria. Si pensi, ad esempio, alla storia di Atlantide descritta nel Timeo e nel Crizia di Platone. Il filosofo greco sostiene con precisione che una grande civiltà visse 9000 anni prima della sua epoca in un territorio grande come l Asia Minore che si estendeva al di fuori del Mediterraneo, cioè nel vero Oceano attraverso cui si può raggiungere un altro continente. I ricercatori ortodossi, invece, insistono nel dire che egli aveva compiuto un errore decuplo nelle dimensioni e nella datazione, e aveva scherzato sulla collocazione. In realtà la sua Atlantide era l Isola di Thera nel Mar Egeo, distrutta da un eruzione vulcanica verso il 1500 a.c., come è stato ribadito ultimamente da un documentario televisivo e dal recente libro Atlantide il continente ritrovato. Questa evidente forzatura è chiaramente sponsorizzata dalla comunità archeologica ufficiale per la sua comodità. Ma il problema fondamentale è che, per convenienza, si evita di esaminare obiettivamente certi anacronismi tecnologici, scartandoli come anomalie della teoria dominante. Ciò è esattamente il contrario di quello che dovrebbe fare uno scienziato quando trova delle prove che mettono in dubbio un ipotesi precedente. E credibile che una civiltà dell età del rame abbia accumulato 21 milioni di tonnellate di pietre in circa 1 secolo, di cui 12 milioni solo a Giza, realizzando qualcosa che si discostava completamente da quanto mai realizzato sia prima che dopo? Gli egittologi ribattono che solo durante la IV dinastia lo stato centralizzato egizio permise lo sfruttamento di una forza lavoro obbediente così enorme, e vedono nelle costruzioni della III dinastia il progresso tecnico che si è concluso con la perfezione di Giza. In realtà la questione non è il numero degli addetti, ma la loro dotazione tecnologica. Per quanto riguarda l evoluzione lampo dell ingegneria egizia, si esaminino le candide osservazioni di Mendelsshon, nel seguito. Verso il 2700 a.c. il faraone Zoser (III dinastia) fa costruire a Saqqara la prima piramide a gradoni, realizzata con pietre piccole e maneggevoli. Poi si rileva il crollo della piramide di Meidum, in cui il riempimento esterno, male ancorato, slittò sul nucleo interno. Attorno al 2650 a.c. a Dahshur, con Snefru (il padre di Cheope, IV dinastia) si progettano piramidi molto più grandi: quella a doppia inclinazione (52 in basso, 43 in alto, 3,6 milioni di

38 tonnellate di massa, 102 m di altezza) e la piramide rossa (con le facce a 43 più stabili, M= 4 10^6 t, h= 101 m). Queste ultime sono realizzate con blocchi più grandi che nel passato e mal squadrati. Ciò comporta l insorgenza, nella massa della costruzione, di sensibili tensioni laterali che vanno compensate inclinando verso l interno gli strati di muratura, e tenendo bassa l inclinazione delle pareti. Per correggere tali difetti, la generazione successiva, dopo il 2550 a.c., decide di intraprendere le opere utilizzando massi molto più grandi e perfettamente squadrati, in questo modo, grazie alla perfetta aderenza dei corsi (giuntati con la tolleranza di 0,2 mm), si sviluppano prevalentemente tensioni verticali, e si può dunque ritornare alla pendenza maggiore di 52 gradi con la più massiva piramide di Cheope (M= 6,2 10^6 t, h= 147 m) che, comunque, mantiene ancora una raffinata inclinazione interna (fig.9). Figura 9. Allo scopo di fornire ulteriore stabilità, le file di materiale costruttivo nella piramide di Cheope vennero disposte con andamento leggermente concavo rispetto al vertice della piramide. Presumendo che la scienza delle costruzioni egizia avesse esclusivamente una base empirica, senza alcuna teoria matematica per calcolare le pressioni, bisogna chiedersi come fecero a dimensionare correttamente i particolari delle camere interne al terzo tentativo. Il soffitto a incorbellamento (già presente a Dahshur) della Gr ande Galleria e il tetto della Camera del Re (NOTA 3), sono gravati da un peso mai sperimentato fino ad allora. E i particolari costruttivi degli interni denotano una capacità di spostare blocchi di decine di tonnellate in spazi ristrettissimi, con piccola manodopera. Sotto il successore Chefren ci si accorge che il lavoro è ancora migliore se si costruisce la base della seconda piramide di Giza (M= 5,3 10^6 t, h= 140 m) con monoliti di granito da un centinaio di tonnellate l uno. Ma, contestualmente, gli strumenti tecnici utilizzati dagli egizi rimanevano gli stessi oggetti di legno e rame usati fin dalla I Dinastia (3100 a.c.), in palese contrasto con la facilità di esecuzione dei monumenti megalitici della IV dinastia. Studiando dei modellini di legno ritrovati nelle tombe del Nuovo Regno, Osvaldo Falesiedi ha tentato recentemente di risolvere questo problema, realizzando delle macchine per il sollevamento basate sul principio modificato della "culla" (fig.4), accolte entusiasticamente dal Museo Egizio di Torino. Ciò getterebbe una nuova luce sul racconto di Erodoto, ma, il modellino proposto (fig.10) per il posizionamento dei blocchi nella camera del Re, non è stato testato in vera grandezza, è molto inefficiente (il peso si solleva di 20 cm ogni doppia oscillazione) e, soprattutto, non viene spiegato dove andrebbe montata tale armatura durante la costruzione della piramide (si pensi che i gradini sono larghi poche decine di centimetri). Figura 10. Macchina proposta da Osvaldo Falesiedi. Con la piramide di Micerino, piccola (M= 0,6 10^6 t, h= 65 m) ma perfettamente realizzata in blocchi di granito rosa, si conclude l epoca delle meraviglie. Una delle sue camere interne, scavate direttamente nel sottosuolo, è sormontata da

39 un tetto a spiovente formato da enormi lastroni, quasi schiacciati contro la soprastante parete rocciosa. Quindi devono essere stati sollevati dal basso, in uno spazio ampio appena (4 2,5) m. Le successive V e VI dinastia, fino al 2300 a.c., costruiscono i loro monumenti funebri ad Abusir e Saqqara, con pessimi risultati. Ufficialmente, questi cumuli di macerie testimonierebbero l improvviso collasso della capacità organizzativa e costruttiva egizia. UNA TECNOLOGIA INSPIEGABILE Come spiegare, poi, i risultati sofisticati ottenuti nella lavorazione delle pietre? Gli scalpelli primitivi di rame sono forse sufficienti a incidere e scavare una roccia sedimentaria come il calcare, con un lavoro paziente. Mentre non sono stati ritrovati strumenti adatti per la squadratura geometrica di grandi blocchi. Bisognerebbe usare una sega abbastanza lunga e rigida (magari di bronzo, purtroppo non disponibile nell Antico Regno) ed un abrasivo come la sabbia di quarzo, per ottenere un risultato simile a quello che si ottiene, ad esempio oggi, nel taglio del marmo (usando una sega a filo liscia e smeriglio). Eppure gli antichi egizi lavoravano con grande facilità il granito e la diorite, rocce ignee tra le più dure esistenti in natura, formate da una miscela di diversi minerali tra cui quarzo. E certamente possibile spezzare la roccia forzando una fessura naturale con un cuneo di legno che si dilata impregnandosi d acqua. Ma qui si parla di tagli millimetrici. La diorite non si può lavorare nemmeno con il ferro; ciò nonostante è stata finemente modellata nella splendida statua di Chefren, presumibilmente con uno strumento più duro. In petrografia, la disciplina che classifica le caratteristiche fisiche delle rocce, i parametri che misurano la segabilità e la logorabilità per attrito attestano che, mediamente, l arenaria è 2 volte più dura del calcare compatto; granito, basalto e diorite, sono 4 volte più duri. La tecnologia odierna per tagliare in modo efficiente blocchi di granito usa come abrasivo la polvere di diamante o di carborundo (carburo di silicio, un minerale sintetico simile al diamante). Vanno ricordati alcuni elementi sulla scala di durezza relativa dei minerali, che va da 1 a 10: 2= gesso, 7= quarzo, 8= smeriglio, 9= carborundo, 10= diamante. Quindi, non è dato sapere come sia stato lavorato quello che viene considerato il sarcofago di Cheope. Questo parallelepipedo di granito, intagliato esternamente alla perfezione, è stato scavato all interno in un modo che ha sconcertato l egittologo del XIX secolo Flinders Petrie: devono aver usato un cilindro perforatore rotante, sul quale andrebbe esercitata una pressione enorme, superiore a 1 t. Come evidenziato da Colin Wilson in Da Atlantide alla Sfinge, Christopher Dunn ha dimostrato, con strumenti moderni, che diverse superfici in granito lavorate nell antichità sono lisce al 1/50 di millimetro, e che gli strumenti utilizzati nella perforazione erano più efficienti di quelli odierni. Analizzando la spirale del taglio su alcune "carote" (cilindri prodotti dalla trivellazione) di granito rinvenute a Giza, si può calcolare la velocità di penetrazione del trapano rotante nella roccia: 2,5 mm a giro, contro i 2/1000 di mm a giro scavati da un trapano moderno, che funziona a 900 giri/minuto. Ciò non può essere ottenuto, ovviamente, con un cilindro di rame azionato a mano e sabbia di quarzo, come vorrebbero gli egittologi ufficiali. Dunn suggerisce una tecnologia basata sulle vibrazioni ad alta frequenza (una specie di martello pneumatico che vibra alla frequenza degli ultrasuoni), compatibile con l indagine microscopica condotta su un foro praticato nel granito: il trapano aveva tagliato più velocemente il quarzo, rispetto al feldspato (minerale più tenero). Ovviamente, una simile tecnologia non è raggiungibile con i mezzi di 4500 anni fa. Una vasta produzione di vasellame in diorite, basalto e quarzo rinvenuta a Saqqara e a

40 Naqada, risalente ad epoca predinastica (4000 a.c.), è ancora più inconcepibile. Diverse coppelle sono incise con iscrizioni nettissime spesse 0,16 mm (prodotte perciò con punte resistentissime da 0,12 mm). Vasi, anfore e altri oggetti comuni sono arrotondati e modellati con simmetria in un modo che si può ottenere solo con la lavorazione al tornio, presentano una superficie perfettamente levigata, quasi lucida. Una lente di cristallo è talmente perfetta da sembrare molata meccanicamente. Alcuni recipienti hanno un elegante collo allungato e sottilissimo, e sono internamente cavi: questo significa che la roccia è stata scavata da fuori, attraverso un apertura che non permette nemmeno il passaggio di un dito, un operazione che anche oggi è semplicemente impossibile. Un passo avanti significativo sarebbe quello di riconsiderare, almeno, le conoscenze metallurgiche normalmente attribuite agli Egizi, contraddette da alcuni oggetti di bronzo e da una lamina di ferro ritrovati in un condotto della Grande Piramide. Questi, rinvenuti nel XIX secolo, furono "smarriti", e saltarono fuori dai sotterranei di un museo nel Secondo tradizioni antichissime, i costruttori delle piramidi avevano lasciato strumenti di ferro e armi che non arrugginivano, e vetro che si piegava senza rompersi, e strane formule magiche. Figura 11. Lamina di ferro ritrovata nella muratura della piramide di Cheope ANOMALIE E ANALOGIE TRA EGITTO E SUD AMERICA Tipicamente, chi cerca delle risposte ad anomalie del genere è un ricercatore indipendente, dalla attitudine mentale aperta. Professionisti in discipline diverse dall archeologia si rivolgono direttamente al vasto pubblico, con i loro saggi divulgativi, poiché l egittologia accademica li allontana dal riconoscimento scientifico, disprezzandoli come ciarlatani, ignoranti dei fondamenti di storia e archeologia. In realtà si sta accumulando una mole di prove scientifiche che minano profondamente le idee preconcette sulla storia dell Antico Egitto e, indirettamente, della civiltà umana in generale. Il semplice fatto che nessuno, per un secolo, abbia messo in discussione ciò che si insegna sui libri di storia, al riguardo dell età delle piramidi, non implica che sia la verità definitiva. Anzi, è arrivato il momento di introdurre una nuova ipotesi di lavoro per lo scenario preistorico, che riesca a risolvere una serie "enigmi". Negli anni 90 un équipe di studiosi guidata dall egittologo John West ha tentato di mettere in dubbio il dogma ufficiale. Il geologo Robert Schoch notò un evidenza sperimentale che è sempre stata sotto gli occhi di tutti: il corpo della Sfinge e l adiacente Tempio della valle di Chefren sono stati erosi dalla pioggia.

41 Figura 12. Una veduta del Tempio della valle di Chefren La famosa statua metà uomo metà leone fu scolpita approfondendo una cava nell altopiano di Giza, che è una stratificazione sedimentaria di diversi calcari. Tutti gli edifici in pietra della civiltà egizia presentano i consueti segni dell erosione eolica: la sabbia portata dal vento incide più profondamente le rocce più tenere, in modo uniforme. Il risultato è uno schema orizzontale: ad esempio un fronte di roccia stratificato diventa una successione di sporgenze (roccia compatta) e incavi (roccia tenera). I fianchi e le pareti della fossa della Sfinge sono gli unici monumenti egizi che presentano anche un modello di erosione verticale, con forme arrotondate e profondamente incise (fino a 2 m), tipico dell azione continua di intense precipitazioni che si rovesciano a cascata giù per i fianchi. Naturalmente gli egittologi "seri", dopo la prima reazione irrazionale volta a negare l evidenza, si sono sforzati di trovare spiegazioni alternative poco convincenti: la causa sarebbe l inondazione periodica del Nilo (ma il plateau di Giza non è rialzato?) o le infiltrazioni di umidità all interfaccia sabbia-calcare. Le osservazioni di West destano scalpore perché degli ultimi 4500 anni la Sfinge ne ha trascorsi 3000 sepolta sotto la sabbia, quindi protetta dagli agenti atmosferici usuali in un clima desertico. Invece per trovare delle piogge di intensità tale da giustificare il forte degrado del corpo, bisogna risalire al periodo pluviale che caratterizzò il Nord Africa tra il 7000 a.c. e l a.c., al termine dell ultima glaciazione.

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