7 mosse l italia. piergiorgio o d i f r e d d i, s i m o n e perotti, f r a n c e s c o r u b i n o,

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1 oscar farinetti 7 mosse l italia c o n i c o m m e n t i d i g i o va n n i s o l d i n i, u g o a l c i at i, l u c a baffigo, a l e s s a n d r o b a r i c c o, m a r i o brunello, m o r e n o c e d r o n i, lella c o s ta, l u c i a n a delle d o n n e, g u i d o fa l c k, g i o r g i o faletti, b r u n o f i e n o, m a r i a g i u a, b e at r i c e i a c o v o n i, r i c c a r d o illy, marella l e v o n i, matteo marzotto, teo musso, pa o l o nocivelli, piergiorgio o d i f r e d d i, s i m o n e perotti, f r a n c e s c o r u b i n o, davide scabin, antonio scurati, daniel winteler

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3 oscar farinetti 7 mosse l italia u n v i a g g i o in b a r c a a v e l a d a g e n o va a n e w y o r k con giovannisoldinie un po' di amici

4 7 mosse per l italia 2011 e ata ly srl progetto editoriale: sintagmagroup srl darica martino finito d i s ta m pa r e n e l m e s e d i m a g g i o 2011 g. c a n a l e & c. s pa borgaro t o r i n e s e (to) italia per dimostrare l i m p e g n o alla c u r a d e l c l i e n t e e per ridurre g l i impatti a m b i e n ta l i associati alle proprie attività, la g. c a n a l e & c. s pa, presso il s u o sito c e r t i f i c at o imprim v e rt, h a c o n s e g u i t o e m a n t i e n e le certificazioni u n i en iso 9001:2008 e u n i en iso 14001:2004, a p p l i c a n d o q u i n d iu n sistema di gestione qualità e ambienteconforme a queste norme internazionali

5 «Qui ad Atene noi facciamo così. Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così. Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento. Qui ad Atene noi facciamo così. La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l uno dell altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private. Qui ad Atene noi facciamo così. Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso. Qui ad Atene noi facciamo così. Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma che la libertà sia solo il frutto del valore. Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero. Qui ad Atene noi facciamo così.» Pericle Discorso agli Ateniesi (461 a.c.)

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7 indice le ragioni di un viaggio alla ricerca del marino di luciano bertello mosse per l'italia d u e o tre c o s e p r i m a d i c o m i n c i a r e la barca l'equipaggio, di tappa in tappa diario di una traversata di g i o va n n i s o l d i n i i naviganti mosse per l'italia di oscar farinetti meno critica, più autocritica p r o l o g o meno politici, più politica meno sprechi, più responsabilità meno bombe, più diplomazia Meno invocazioni, più vocazioni meno liti, più accoglienza meno io, più noi meno leggi, più disciplina meno chiesa, più gesù meno maschile, più femminile e p i l o g o mosse per l'italia la pa r o l a a i n av i g a n t i meno meteore, più perseveranza di ugo alciati meno merito, più estero di luca baffigo meno scetticismo, più ingenuità di alessandro baricco riflessioni da i love barolo di m a r i o brunello

8 meno teoria, più pratica di moreno cedroni una mattina mi son svegliata di lella costa innovazione sociale = creatività applicata al buon senso di luciana delle donne meno onde, più mare di g u i d o fa l c k meno leggerezze, più leggerezza di g i o r g i o faletti meno individualismo, più armonia di bruno fieno l'albero si giudica dai frutti di m a r i a g i u a meno pregiudizi, più umiltà di b e at r i c e i a c o v o n i meno velleitarismo, più rigore di riccardo illy meno zavorra, più vento di marella levoni il viaggio, la navigazione, le 7 mosse di matteo marzotto più terra, meno facebook di teo musso meno "status quo", più cambiamenti di paolo nocivelli modeste proposte sulle 7 mosse di piergiorgio odifreddi meno manifestazioni, più azioni (individuali) di s i m o n e perotti meno parole... di francesco rubino meno cervello, più pancia di davide scabin la cultura a milano (e in italia?) di a n t o n i o s c u r at i meno profitto, più coscienza di g i o va n n i s o l d i n i meno pigrizia, più fantasia di daniel winteler mosse per l'italia riassumendo 147 ringraziamenti 159 8

9 le ragioni di un viaggio Sono state due le ragioni che nella primavera del 2011, dal giorno della Liberazione (25 aprile) alla festa della Repubblica (2 giugno), hanno spinto un piccolo gruppo di italiani a trasformarsi in ciurma e ad affrontare l oceano: 37 giorni per mare, da Genova a New York, su una barca a vela manuale e con una cambusa rifornita di ottimi cibi e vini italiani, però razionati. è stato un viaggio vero, avventuroso, e al tempo stesso un viaggio simbolico: la prova che insieme si può ancora fare molto per il nostro Paese e per noi stessi, e che si può vivere e convivere in armonia. Il libro che state sfogliando è il frutto di quel viaggio. 7 MOSSE L ITALIA Un navigatore e un mercante, aiutati da 5 velisti, accompagnati da 3 grandi chef e da 15 compagni di viaggio gente di pensiero e di azione che si è alternata di tappa in tappa si sono confrontati sulle 7 mosse da attuare subito per migliorare il nostro Paese. Nessuna di queste persone fa politica attiva, né desidera farla. Nessuno di loro è pregiudizialmente di destra o di sinistra, lontani anni luce da beghe partitiche: mai contro, sempre per. alla ricerca del marino È il vento che arriva dal mare. I cibi di grande qualità e tradizione nascono dall incontro tra venti. L Italia è particolarmente fortunata in questo senso, essendo una penisola stretta e lunga al centro del Mediterraneo. Qui il vento marino che nasce negli oceani, filtrato da Gibilterra e da Suez, diventa brezza e si posa sulle nostre specialità, incontrando l aria fresca delle colline e delle montagne. In questo modo le rende uniche. Si pensi ai prosciutti italiani, al Grana padano, alla pasta di Gragnano, allo stesso Nebbiolo. Durante questa traversata abbiamo portato molti di questi prodotti con noi, alla ricerca delle origini del vento che li rende meravigliosi, e ogni giorno sono stati utilizzati da un grande chef per creare i piatti che hanno dato corpo alla nostra convivialità. 9

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11 alla ricerca del marino di luciano bertello antefatto A righe e a quadretti Montaldo Roero, 12 ottobre 1963 Una giornata di pioggia sulla collina. La maestra racconta di eroi-naviganti omerici e di una donna tenace che non rimarrà sola. Di vele e di venti. Di sentimenti e valori scritti dall ulissiaca prua sul quaderno blu del Mediterraneo. Un bambino, le mani nascoste sotto il banco, costruisce barchette di carta. Barchette a righe e a quadretti. Quando esce, le affida al rivolo d acqua che scorre nella ripida strada. Le segue; le spinge; le rialza; le rimette nella corrente. Da casa lo cercano. Lo trovano, fradicio, quasi ai piedi della collina. La mamma, preoccupata, lo interroga. Incredula, lo protegge e lo scalda: cercava la casa dell acqua e di quel vento che i grandi chiamano marìn. andar per langa Alta Langa, 30 dicembre 2010 In una giornata di azzurro terso, due uomini vanno per Langa incontro al marìn. Intorno, colline epiche e silenziose. L uno scrive numeri su fogli a righe; l altro annota pensieri su fogli a quadretti. Il primo traccia grafici e architetture di mercati fra Langa, Tokyo e New York; il secondo viaggia tra i secoli di Langa e Roero, a caccia di storie di uomini e di terra. Entrambi sanno di avere il marìn nelle vene. Ma vogliono darsene ragione e, allora, lo inseguono nello spazio e nel tempo per capire dov è la sua casa. Di una cosa sono certi: quel blu che da Mombarcaro si vede all orizzonte è il mare. 11

12 alla ricerca del marino il marìn Barolo, 17 marzo 2011 Il marìn è un vento che torna. Incrocia il profumo del mare e del rosmarino con quello di montagna e di neve. Appassiona e snerva. Accarezza e fa grandi i nebbioli. Il marìn crea piccoli mulinelli e gioca con le foglie: sembra un gatto che cerca di mordersi la coda. Mette languori e voglia di porti. Poi, una volta lontano, diventa un richiamo irresistibile e voglia di casa. Il marìn ama la libertà e gli spazi liberi, ridicolizza confini e frontiere, va d accordo con gli spiriti liberi. Il marìn è la Langa: libera repubblica e vandea, malora e albero della cuccagna, collina e altrove, Cesare Pavese e Michele Ferrero, Beppe Fenoglio e Giacomo Morra. Il marìn è il balon: piedi ben piantati in terra e cielo, zembo e arcàss, Ghindu e Augusto Manzo, Felice Bertola e Massimo Berutti. Il marìn è il Barolo: legno e tempo, tannini e carezze, vigna e mondo, la marchesa Giulia Colbert Falletti e la Bela Rosìn, Bartolo Mascarello e Angelo Gaja. ma per seguir virtute e conoscenza Tra Genova e New York, 25 aprile 2 giugno 2011 Dal mare di colline al mare, il passo è breve. Basta seguire il marìn. Da Genova a New York c è di mezzo il mare. Ma basta inseguire il marìn. Sulla barca, due capitani coraggiosi. Esperti di navigazioni in solitaria. L uno, omerico, disegna avventure su coordinate geografiche; l altro, fenicio, ama dare un anima ai numeri. Non fuggono: hanno dentro il marìn e stanno bene dentro al marìn. Si allontanano dalla madrepatria per poterla guardare meglio. Cercano la giusta prospettiva per immaginare prospettive più giuste. Cercano risposte: nel marìn, l uno nell altro, nella storia, nei libri. Cercano valori: tra epica e cronaca, tra mito e futuro. Amici a righe e a quadretti si alternano al loro fianco, per aiutarli a capire e a dire. 12

13 7 mosse l italia Il magico 7 è bussola e faro. La cambusa è stipata con i sapori eccelsi della madrepatria e i cuochi sono chef. Due valori li hanno già ritrovati: il tempo e la carezza del marìn. Gli stessi che sanno trasformare un sapore in saggezza: in Grana padano, in prosciutto crudo San Daniele, in pasta di Gragnano, in Barolo. La rotta procede sicura e la prua è come un sismografo che registra il respiro del marìn. Ma il marìn è come il vento largo del poeta: «Non soffia mai nella stessa direzione e di conseguenza disorienta molto è come il vento della vita che ti spinge prima da una parte, poi dall altra». Qualche volta tace. Certi sono soltanto gli estremi del viaggio: il 25 aprile e il 2 giugno. E il 17 marzo è appena più in là. 13

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15 7 mosse l italia due o tre cose prima di cominciare

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17 la BARCA 17

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19 l equipaggio, DI TAPPA IN TAPPA 1 Genova PALma di maiorca (25 aprile 29 aprile 2011) s o l d i n i, farinetti, a l c i at i, b a r i c c o, fa l c k, f i e n o, i a c o v o n i, illy, l e v o n i, nocivelli, winteler 2 PALma di maiorca Gibilterra (30 aprile 5 maggio 2011) s o l d i n i, farinetti, a l c i at i, brunello, c o s ta, delle donne, fieno, iacovoni, nocivelli, scurati 3 Gibilterra madeira (6 maggio 11 maggio 2011) s o l d i n i, farinetti, baffigo, c e d r o n i, faletti, f i e n o, i a c o v o n i, marzotto, musso, nocivelli, o d i f r e d d i 4 madeira new york (12 maggio 2 giugno 2011) s o l d i n i, farinetti, baffigo, fa l c k, g i u a, i a c o v o n i, nocivelli, perotti, r u b i n o, s c a b i n 19

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21 DIARIO DI UNA TRAVERSATA di g i o va n n i s o l d i n i Ho partecipato a questo viaggio come capitano della barca, quindi ho avuto la fortuna di navigare con tutti i diversi protagonisti di questa avventura. Non è stata una crociera, è stato un vero e proprio viaggio attraverso il Mediterraneo e l Atlantico. Non vi nascondo che all inizio ero un po preoccupato: non ero sicuro che tutte queste persone, abituate a lavorare d intelletto, sarebbero state capaci di venire a patti con la legge del mare e di una barca a vela. Poi è arrivato il giorno della partenza e, come sempre accade, il mare ha messo a posto tutto. Tutti i membri dell equipaggio si sono dati da fare, hanno fatto i turni di notte al timone, hanno imparato a convivere in 10 su una barca relativamente piccola, hanno imparato a usare un bagno in cui per tirare l acqua bisogna pompare con una leva 30 volte, hanno fatto i turni per lavare i piatti, hanno capito l importanza del risparmio dell acqua dolce, dell energia e devo dire che tutti mi hanno veramente stupito per la naturalezza e l intelligenza con cui si sono adattati alle regole e alle esigenze della navigazione. Ho passato interi turni di notte a discutere e a confrontarmi su temi anche importanti e impegnati con persone completamente diverse da me che mi hanno a volte affascinato, a volte contrariato, ma sempre arricchito e colpito per il loro spirito positivo. Non tutte quelle discussioni erano attinenti alle 7 mosse, spesso si è parlato di altre cose, ma sempre con una grande capacità e voglia di essere costruttivi. Penso che ci sia stata per me, come per tutti, una grande sorpresa, scoprire che uomini e donne così diversi possono apprezzare e vivere in armonia le stesse cose, rispettando le esigenze della natura. Siamo partiti da Genova, il Golfo del Leone ci ha riservato il primo colpo di vento (30/35 nodi al traverso) che ha messo alla prova barca ed equipaggio. è stato il primo approccio con il mare formato. Anche quella roccia di Oscar ha accusato il colpo, ho persino pensato che si sarebbe calmato anche lui. Illusione durata una mattinata perché 21

22 22 si è subito ripreso ed è tornato quel vulcano instancabile che è nel giro di poche ore. Nella seconda tappa (da Palma di Maiorca a Gibilterra) ci siamo fermati un giorno ad Alicante per far passare una burrasca forza nove da Ovest nel mare di Alboran. Saggia decisione che ci ha permesso di proseguire il viaggio senza particolari stress. L arrivo a Gibilterra, con la Rocca che è comparsa d un tratto nella nebbia, è stato forse uno dei momenti più suggestivi. Le prime miglia di oceano della terza tappa sono incominciate con l incontro di pericolose spadare alla deriva vicino alle coste marocchine. Dopo una notte difficile abbiamo agganciato il Nord- Est e, finalmente lontani dalla costa, abbiamo cominciato a macinare miglia su miglia; 600 per l esattezza, in tre giorni, con un record di velocità di 17 nodi che per una barca come l Elmos Fire non sono pochi. Dopo una sosta veloce e un cambio d equipaggio a Madeira, siamo ripartiti per la tappa più lunga: 2750 miglia fino a New York. L alta pressione delle Azzorre era posizionata molto a Nord e ci ha regalato giorni di splendido Nord-Est, spinnaker e belle velocità. Condizioni fantastiche che ci hanno spinto veloci per le prime 1500 miglia. Le ultime 1300 miglia sono state le più difficili, c era la corrente del Golfo e ci sono state le molte depressioni che nascono davanti alla costa degli Stati Uniti e risalgono verso Nord-Ovest. Ma a questo punto l equipaggio era affiatato e pronto a superare anche le ultime difficoltà.

23 i naviganti ugo alciati luca baffigo alessandro baricco mario brunello moreno cedroni lella costa luciana delle donne guido falck g i o r g i o faletti oscar farinetti bruno fieno 23

24 maria giua beatrice iacovoni riccardo illy marella levoni matteo marzotto teo musso paolo nocivelli piergiorgio odifreddi s i m o n e perotti francesco rubino davide scabin antonio scurati g i o va n n i s o l d i n i daniel winteler

25 7 mosse l italia di oscar farinetti

26 meno critica, più autocritica m e n o politici, più politica m e n o s p r e c h i, più responsabilità m e n o bombe, più diplomazia meno invocazioni, più vocazioni m e n o liti, più a c c o g l i e n z a m e n o io, più n o i m e n o l e g g i, più disciplina meno chiesa, più gesù meno maschile, più femminile

27 meno critica, più autocritica p r o l o g o Siamo in declino, non vi è dubbio. Non è il caso di essere terrorizzati, l umanità ha avuto ciclicamente periodi di declino da quando esiste, e così pure il nostro Paese. Periodi che hanno avuto dinamiche e durate diverse tra loro, ma sempre una caratteristica comune: si va in declino quando le posizioni chiave di governo e di amministrazione delle comunità vengono assunte prevalentemente da persone mediocri, mentre si cresce quando a dirigere vanno prevalentemente i galantuomini. Per mediocri intendo quelli che, di fronte a una decisione importante, si pongono innanzitutto la domanda: «Che figura farò io?». Il galantuomo ovviamente fa il contrario, pensa subito al bene pubblico. Dell Italia si potrebbe dire, forzando un po le cose, che siamo in declino da 1700 anni: ma senza dimenticare, ad esempio, il Rinascimento, o il Risorgimento, o il miracolo economico del Dopoguerra. Quindi, nessun terrore, ma un po di spavento ce lo possiamo permettere. E poi, la scocciatura di beccarcelo proprio noi il declino. Perché se va avanti così, con questa lentezza, saranno altre persone a godersi la rinascita. Tra declino e rinascita abitualmente avviene qualcosa di traumatico. Una rivoluzione, guerre, eccidi. Anche perché non succede mai che un mediocre o un dittatore si dimetta: bisogna cacciarli. Questo, più o meno, dice la Storia. Ma, porca miseria, perché dobbiamo sempre subirla, questa benedetta (o maledetta) Storia? Possibile che non riusciamo a lavorarci un po? Possibile che invece di subire passivamente gli eventi non ci venga in mente di rimboccarci le maniche in modo da prevenirli con un sano e ribelle programma a tappe forzate che ci tiri fuori dal declino in tempi brevi? Ecco da cosa nasce la mia decisione di dedicare un piccolo pezzo della mia vita a pensare a una soluzione. In fondo è un gesto egoista, la voglia che ho di godermela ancora un po. Prendetela così: un cittadino italiano che non fa né farà la politica, un mercante accompagnato e guidato da un navigatore con 27

28 oscar farinetti cui condivide lo stile della leggerezza proattiva, rifocillato nella pancia e nella mente da un manipolo di amici, donne e uomini che nella vita hanno dimostrato di finire ciò che incominciano vi offre la propria soluzione. Una soluzione, quindi, e non polemiche. Rimedi e non solo critiche. Un gesto che non ha niente a che vedere con la destra o la sinistra, ma che nasce semplicemente da ciò che ho imparato osservando il nostro Paese, con attenzione e passione; un gesto che mi sembra egoista e altruista nello stesso tempo, dettato com è dal desiderio di vivere (io, noi, tutti) in un Paese migliore. Non si tratta, me ne rendo conto, di una soluzione esaustiva poiché mancano alcuni capitoli importanti e nodi da sciogliere in vista di un progetto completo. Inoltre, la parte scientifica dei vari capitoli non è volutamente approfondita. Troverete di sicuro imprecisioni e magari anche qualche errore. Tuttavia si tratta di una visione globale e al tempo stesso precisa di come si dovrebbe muovere l Italia. È un indirizzo forte, netto, che traccia una precisa direzione. L unica, secondo me, che può portarci a risvegliare il nostro Paese. Se la critica che vi sorge spontanea è: «Non è corretto gettare la pietra e poi non scendere in campo», vi prego di perdonarmi, ma permettetemi di pensarla diversamente. è ora che anche da parte di noi laici dilettanti arrivino suggerimenti in positivo e non solo critiche. Ci sarà di sicuro qualcuno tra i politici che, invece di guardarmi come rompiscatole, cercherà quel che di bello e giusto c è in questa proposta e ne trarrà spunto. Ma anche tante persone comuni, come me, alle quali verrà voglia di approfondire e di volgere la propria analisi in una qualche direzione costruttiva. è soprattutto a loro che, insieme ai miei amici, mi sono rivolto. In politica si può e si deve partecipare anche senza essere attori protagonisti. Se invece vi accadrà di pensare: «Semplicistico, non approfondito, ci saranno tensioni sociali, dove li mettiamo tutti questi nuovi disoccupati?», fermatevi. Sono d accordo con voi. L unica amara riflessione che vi propongo, una su centinaia, è che prima o poi buona parte dei forestali della Regione Sicilia non potrà più essere pagata e partiranno le tensioni, per dirvene una. Forse è meglio prevedere e manovrare una rivoluzione più dolce possibile prima che subirne una cruenta poi. Inoltre, tengo 28

29 7 mosse l italia a dirvi che la semplicità è l unica arma possibile per creare un progetto vincente in tempi brevi. So anche che alcuni di voi penseranno: «Impossibile, troppo complicato, troppo veloce, utopie», e lì mi verrebbe da dire: allora lasciate perdere. A forza di dire che tutto è complesso, difficile e che occorre tanto tempo il nostro Paese si è ridotto in questo stato. E poi molto spesso la visione del difficile, del serve più tempo nasconde la mancanza di voglia di lavorare o la strategia di mantenere il potere senza sbattersi per risolvere, arti che purtroppo si sono diffuse invece con grande rapidità e semplicità in Italia. Infine, ci saranno quelli che penseranno semplicemente: «Farinetti ha trovato un altro sistema per far pubblicità a Eataly». Lo so. Posso dire solo questo: a un mercante conviene sempre non pronunciarsi. Lui deve vendere a tutti. Con le 7 mosse è sicuro che io perderò clienti. Il fatto è che io cerco di capirli, certi intellettuali, ma alcuni di loro non capiscono me. Sono quelli per cui il mercante dovrebbe fare il mercante e basta. Non riescono a immaginarsi che usi la testa per un fine diverso dal fare soldi. Meglio che si limiti ad affettare salame, pensano. Tanto ci sono loro a denunciare la cattiva politica. Ma voglio dire che, nel frattempo, la politica resta cattiva e non sempre sono sicuro che a loro non vada bene, in fondo, così. Ancora una cosa. In qualche modo mi sarebbe piaciuto che questa soluzione venisse firmata da tutti i naviganti che mi hanno accompagnato nel viaggio da Genova a New York. Ma i temi affrontati sono tanti ed era impossibile pensarla, su tutti, allo stesso modo. Tuttavia, mi piace qui testimoniare che nella stragrande maggioranza dei casi ho percepito una precisa idea comune su cosa sia urgente fare e su quali siano gli scogli da superare. E devo anche aggiungere che spesso ragionamenti più saggi dei miei mi hanno fatto cambiare idea. Adoro cambiare idea. Così è stato deciso che tutti i partecipanti a questo viaggio scriveranno un pezzo in allegato che troverete al termine di queste 7 mosse: il loro apporto personale a questa mia piccola avventura. Troverete ovunque in questo documento la ferma convinzione, comune a tutti i partecipanti, che occorre tornare alla politica intesa come servizio, passione, missione. Così come occorre riportare al centro il valore della competenza, affidando i proble- 29

30 oscar farinetti mi a chi, politico o non politico, ha gli strumenti per trovare le soluzioni. Occorre scegliere donne e uomini di grandi capacità, ma anche umili, onesti e pronti a farsi da parte quando sbagliano. Utopia? Ma non è vero! Smettiamola con questa storia dell utopia. Senza sogni non si va da nessuna parte. 30

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32 oscar farinetti porto politica e mezzi di comunicazione in un quadro di riforma complessivo che favorisca il ricambio. In tempi brevissimi si può mettere a punto la riforma della politica secondo questo schema: 1. rami del parlamento: parlamentari -50%, stipendi -50%, privilegi -50%; 2. regioni: consiglieri -50%, stipendi -50%, privilegi -50%; 3. provincie: abolizione; 4. comuni: consiglieri -50%; 5. nuovo progetto di retribuzioni ai politici che assumono responsabilità (proporzionali alle responsabilità); 6. comunità montane e circoscrizioni: abolizione; 7. camere di commercio: abolizione di quelle provinciali (solo una per ogni regione); 8. sindacati: -50% sindacalisti; 9. abolizione di qualsiasi immunità per i politici; 10. creazione di un sistema elettorale che consenta ai cittadini di poter scegliere chi eleggere; 11. favorire il ricambio con una legge che impedisca di fare politica per più di 15 anni in totale, anche passando attraverso diverse istituzioni, con un massimo di 2 mandati per le più alte cariche; 12. andare in pensione dopo 40 anni di lavoro, come i comuni mortali; 13. introduzione di un tetto massimo sui contributi elettorali pubblici e privati ai partiti in modo da determinare una soglia massima invalicabile nelle spese elettorali, allo scopo che non sia favorito chi possiede ingenti patrimoni; 14. abolizione dei contributi pubblici ai quotidiani o altri media dei partiti; 15. raddoppiare il numero di firme necessarie per indire i referendum, abbinarli sempre per legge alle più vicine elezioni politiche o amministrative e abolire il quorum; 16. vietare la politica a chi è proprietario, direttamente o indirettamente, di mezzi di comunicazione di massa; 17. indipendenza dei mezzi di comunicazione (pubblici e privati) dai partiti. 32

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34 oscar farinetti to. Questa mossa farà risparmiare un sacco di soldi da spalmare sulle pensioni minime. Occorre allo scopo ripensare il meccanismo dei versamenti previdenziali su retribuzioni elevate, di cui una parte importante dovrà essere destinata allo stato sociale. Tasse, argomento spinoso. Lo Stato incassa circa 700 miliardi per anno attraverso le tasse. In Italia si evade molto per 3 ordini di motivi. Primo, chi evade è considerato un furbetto anzichè un furfante. Secondo, le aliquote sono elevate e sperequate. Terzo, non esiste una politica che favorisca chi investe. Bisogna lavorare su questi 3 fattori demotivanti. Sul fronte delle aliquote occorre armonizzare il prelievo fiscale su tutte le categorie di fonte di reddito: profitto aziendale, lavoro dipendente e reddito da patrimonio. Occorre applicare una tassa maggiore sui redditi da patrimoni. Si tratta di un sacco di soldi in nuove entrate e poi, è ingiusto che chi investe in finanza paghi meno di chi fa impresa. Naturalmente occorre accompagnare a ciò una politica che impedisca la fuoriuscita dei patrimoni. Chi non paga le tasse è un delinquente perché fruisce dei servizi comuni senza contribuire come gli altri a mantenerli. Dobbiamo vivere questo fatto come un ingiustizia, una vergogna. Dobbiamo insegnarlo a scuola e poi dobbiamo fare in modo che chi evade debba essere messo in condizione di vergognarsene. Un uso intelligente di televisione, internet e giornali può attuare un cambio di mentalità in men che non si dica. È avvenuto alla grande per evoluzioni negative, perché non può succedere in positivo? Infine, bisogna stimolare chi reinveste, chi decide di intraprendere, chi assume, insomma chi crea nuova ricchezza. Non è giusto che chi lascia tutti i profitti in azienda per finanziare sviluppo e nuovi posti di lavoro paghi la stessa aliquota di chi se li prende per godersi la vita. Le mosse 1 e 2 genereranno nuovi disoccupati, l unico modo di reagire è quello di creare un ambiente favorevole allo spirito di impresa. La rinascita può avvenire solo favorendo la voglia di intraprendere che è congenita in buona parte degli italiani. Niente di meglio di una sana politica di sgravi verso chi ha voglia di sbattersi. Se da un lato non sarà possibile abbassare le aliquote a breve termine, dall altro è necessario introdurre la possibilità di detrarre dalle tasse molti più costi rispetto a quelli detraibili oggi. Quindi: 34

35 7 mosse l italia 1. stessa aliquota sui redditi da patrimoni rispetto a quelli in essere sui redditi d impresa e da lavoro; 2. insegnare che è bello e giusto pagare le tasse nelle scuole elementari e medie attraverso un nuovo programma di educazione civica vissuta come materia primaria; 3. forte campagna di comunicazione sui media chi paga le tasse è bella gente, chi non le paga è brutta gente, con varie declinazioni legate ai valori positivi come la famiglia, i figli, il futuro ecc.; 4. gli evasori totali e gli evasori gravi (chi fa nero, chi esporta capitali, chi crea sedi nei paradisi fiscali ecc.), devono essere colpiti duramente e su di essi deve essere concentrato il grosso dei controlli. L evasore occasionale deve essere educato a non farlo più, ma colpito duramente in caso di ricaduta; 5. forti sgravi fiscali per chi crea una nuova impresa e assume, sgravi significativi sugli utili reinvestiti; 6. aumentare il numero dei costi deducibili (tutto ciò che è utile al lavoro e alla salute). Questo progetto completo è da affidare a specialisti. Può essere stilato in un mese di lavoro. 35

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38 oscar farinetti plomatiche delle nostre ambasciate verso i seguenti obiettivi: la pace nel mondo, le attività umanitarie e l esaltazione della qualità dei nostri beni e servizi esportabili o godibili per chi ci visita. In un mese di lavoro un gruppo di specialisti può mettere a punto la riforma delle forze armate e della diplomazia. 38

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40 oscar farinetti La Scuola deve diventare una delle nostre eccellenze, specializzandosi sulle nostre vocazioni. Non solo. In tutte le mosse noterete la nostra visione della scuola come elemento strategico per superare i problemi e cambiare in meglio la nostra società. Non commettiamo l errore di vedere la scuola come una strategia a lungo termine che darà frutti solo alla prossima generazione. Un bambino che torna a casa e domanda alla mamma perché mai ha comprato le arance in estate farà cambiare le abitudini alimentari alla sua famiglia. La nostra industria di precisione manifatturiera è la migliore del mondo. Conviene investire dove già siamo bravi. Occorre favorire la ricerca da parte delle nostre industrie attraverso una politica di incentivi mirati e non dispersi. L Italia, per la sua particolare posizione al centro del Mediterraneo, può essere favorita nel traffico delle merci da tutto il mondo verso l Europa e dall Europa verso il mondo. Partendo da ciò che già esiste occorre creare 4 grandi porti altamente specializzati e di un efficienza senza pari. Inoltre sarà necessario creare, partendo da ciò che già esiste, una rete ferroviaria espressamente dedicata che trasferisca rapidamente e a costi concorrenziali queste merci nel cuore dell Europa, da dove altre merci possano raggiungere l Italia per essere imbarcate verso il mondo. Di fronte a una struttura così efficiente l Asia, l Africa, ma anche le Americhe, non potranno che scegliere l Italia. Questa mossa porterà molti nuovi posti di lavoro e ricchezza per il nostro Paese. Occorre dirottare investimenti previsti, ma meno urgenti, verso questo progetto, coinvolgere privati e mettere a capo del processo di sviluppo persone altamente specializzate nella logistica mondiale che in Italia esistono, eccome. Con un mese di lavoro ostinato il capo progetto può mettere a punto il piano industriale. Per ciascuno di questi 6 settori va messo a capo una persona di grande competenza che abbia dimostrato di saperci fare, di accettare e vincere le sfide. Queste persone si trovano anche nel settore privato, ne abbiamo in abbondanza, anche giovani. Ciascuno di loro, dopo un mese di analisi, sarà in grado di definire un programma preciso con le mosse e i tempi per raggiungere l obiettivo sul quale sarà misurato. Queste persone non devono occuparsi di politica partitica. Quindi: 1. una forte campagna nel mondo che faccia venir voglia di 40

41 7 mosse l italia visitare il nostro Paese, puntando sui principali punti di forza incontestabili e attrattivi; 2. una politica nazionale che armonizzi con autorevolezza il lavoro delle regioni e che aiuti le infrastrutture a essere a disposizione del turismo in modo proattivo. Alberghi, aeroporti, trasporti e ristoranti. Un potente portale unico Italia Wellcoming che armonizzi l offerta delle infrastrutture (già sappiamo che esiste Italia.it, ma chi lo usa? perché non funziona?); 3. una politica che censite le strutture, i musei, le città e i panorami le metta in condizione di essere considerate le più suggestive al mondo; 4. inserire giovani leve. Devono essere preparate, colte, attente, disponibili e sorridenti. A esse va chiesta la massima professionalità e sostituite quando non la mettono in campo. Ma ciò che più conta è mettere a capo del turismo una persona che capisca di turismo, che abbia un esperienza mondiale e fortemente specializzata nel settore; 5. censire le eccellenze mondiali di ogni regione italiana. Eliminare l assistenzialismo e favorire un nuovo spirito di impresa nei contadini. Le aziende agricole devono ricominciare a pagare le tasse come qualsiasi impresa. Ma quelle che producono qualità e investono sull esportazione di eccellenze conclamate godranno di incentivi attraverso sgravi fiscali e coinvolgimento in attività di marketing supportate con professionalità e senza sprechi; 6. creare un marchio 100% italiano su cui investire in comunicazione, da installare sui prodotti che lo sono veramente (dalla materia prima quando è qualitativamente possibile, alla manifattura e al packaging). Il miglior simbolo è la bandiera italiana. L Italia che è proprietaria dell immagine della sua bandiera deve riservarne severamente l uso solo a chi lo merita; 7. semplificare le leggi di controllo sull agroalimentare. Eliminare istituti inutili. Semplificare le denominazioni. Rivedere le funzioni e le attività dei consorzi. Oggi non si capisce più niente, con disposizioni di istituti che si contraddicono tra loro. Ma la cosa più grave è che è il cliente non capisce più; 8. favorire il packaging povero, biodegradabile ed evidenziare gli ingredienti. 100% italiano, riportante la bandiera italiana, deve avere un packaging unico, innovativo e identificativo; 41

42 oscar farinetti 9. inserire l educazione alimentare e all agricoltura come materia scolastica primaria nelle scuole elementari e medie; 10. investire nella Scuola. L Italia deve avere scuole statali efficienti, votate alle proprie vocazioni, con un autorevolezza mondiale su alcuni temi. La scuola italiana non può essere generica, si deve specializzare sulle nostre vocazioni. Occorre, allo scopo, raddoppiare i fondi pubblici dedicati agli investimenti nella Scuola. Nella scuola dell obbligo vanno inserite 4 nuove materie primarie: Educazione alimentare e all agricoltura, Educazione al rispetto dello Stato, Le grandi vocazioni dell Italia, Energia e ambiente; 11. investire nella cultura e nell arte italiana. Favorire la grande prosa, la grande musica e il cinema italiani attraverso nuovi modelli di impulso, lontani dai carrozzoni e dai contributi a pioggia, anche attraverso l apertura ai capitali e all ingegno di privati, i quali potranno portare un approccio nuovo. Questi privati dovranno essere favoriti da una nuova fiscalità dedicata, dovranno impegnarsi con serietà nel mondo della cultura; 12. raddoppiare gli investimenti nel fus (fondo unico dello spettacolo) senza però aumentare la cifra, in termini assoluti, dedicata alla lirica che è già elevata. Da dare più spazio alle altre specialità dello spettacolo italiano che ora sono in difficoltà. Anche in questo settore occorre accorciare la filiera dando la possibilità agli artisti di essere più vicini possibile al mercato. Importante è, certo, tutelare il patrimonio, salvaguardare la tradizione, ma, anche in campo culturale, bisogna incentivare la produttività culturale offrendo spazio a nuova creatività originale e a forme diffuse di fruizione proattiva; 13. favorire le imprese mercantili e produttive che investono all estero su agroalimentare, turismo, design, moda, arte e manifattura di precisione italiana; 14. lanciare i marchi disegnato in Italia e inventato in Italia per contrassegnare i prodotti da lanciare nel mondo. Lo Stato deve aiutare l attività di ricerca delle industrie e delle aziende in generale che si occupano delle vocazioni; 15. la mentalità che deve accompagnare tutte queste operazioni deve essere noi siamo i più belli del mondo, facciamoglielo vedere. Questo modo di pensare e agire deve essere trasferito con energia dai capi di ogni settore fin giù verso l ultimo degli addetti. Ben presto contagerà l opinione pubblica mondiale; 42

43 7 mosse l italia 16. individuare il capo progetto di Italia porto d Europa; 17. censire gli investimenti già approvati sulle grandi strutture (abrogare quelli meno urgenti da dirottare verso questo progetto); 18. aggiungere le risorse necessarie create con i risparmi effettuati in altri campi e da nuove entrate; 19. coinvolgere società private specialiste, anche straniere; 20. realizzare, partendo da ciò che già esiste, i 4 porti all avanguardia; 21. realizzare la linea ferroviaria dedicata; 22. mettere in moto una forte campagna mondiale, anche preventiva, per attrarre investitori e clienti. 43

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46 oscar farinetti cidente, dal Ministero della Giustizia e dal Consiglio Superiore della Magistratura. L accorpamento sarebbe una riforma a costo zero, comporterebbe un aumento di produttività stimato nel 10% e non provocherebbe alcun allontanamento della giustizia dai cittadini, data l attuale facilità di spostamenti e, comunque, l ampia possibilità che il tribunale tenga udienza anche in località diverse dalla propria sede istituzionale; 2. taglio delle spese inutili e recupero delle risorse disponibili. La quantità di risorse impiegate nella giustizia è insufficiente, ma anche accompagnata da sprechi che, ove eliminati, consentirebbero un significativo ricupero di fondi. Un esempio per tutti: le spese per le intercettazioni telefoniche, ingenti pur se inferiori a quelli indicate sui media. Abolendo, come avviene in diverse realtà europee, i compensi alle società concessionarie che costituiscono una ingiustificata rendita di posizione (essendo i costi delle telefonate già sostenuti da chi le effettua) e centralizzando, con un contratto nazionale, il noleggio degli apparecchi per le intercettazioni si risparmierebbero decine di milioni di euro l anno destinabili ad altri settori. In parallelo risorse significative possono essere reperite sia provvedendo all effettiva riscossione di spese di giustizia (multe e ammende) attività oggi del tutto carente sia curando, attraverso uffici ad hoc, l accesso ai fondi comunitari per il finanziamento di progetti specifici; 3. copertura degli organici dei magistrati e del personale amministrativo. Si parla di coprire gli organici, non di aumentarli. Attualmente mancano oltre magistrati su e oltre unità di personale amministrativo su poco più di Se si considera che, in entrambi i casi, gli organici si collocano nella fascia europea medio-bassa è agevole cogliere l effetto di queste carenze sulla funzionalità del servizio (che, con organici completi, avrebbe un incremento di definizione degli affari almeno del 10%). La copertura dei posti vacanti richiede soprattutto per i magistrati tempi lunghi ma la definizione di un calendario e l avvio delle procedure necessarie deve avvenire da subito; 4. definizione di standard organizzativi razionali. Ci sono almeno tre settori che, adeguatamente percorsi, possono determinare un significativo salto di qualità. L uso appropriato di tecnologie informatiche. Oggi è limitato a poche esperienze pilota frutto per lo più dell iniziativa di singoli, mentre per il resto l informatica è 46

47 7 mosse l italia usata poco più che come banca dati e insieme di macchine evolute per scrivere. La formazione del personale amministrativo, da convertire in figure professionali capaci gestire le nuove tecnologie. La responsabilizzazione per l organizzazione del servizio, di funzionari apicali da affiancare ai dirigenti magistrati; 5. affiancamento al giudice di un ufficio per il processo. Oggi al giudice è richiesto, di fatto, un complesso di attività materiali estremamente ampio, a scapito della funzione giurisdizionale in senso proprio. Tra queste attività, molte possono essere delegate a un ufficio apposito, con grande vantaggio nei tempi e nella stessa qualità delle decisioni. Per esempio, la ricerca dei precedenti dottrinali e giurisprudenziali, la redazione della motivazione riassuntiva degli argomenti e richieste delle parti, il rapporto con il pubblico e le stessi parti del processo, la distribuzione delle udienze, la formazione e la tenuta dell archivio informatizzato dei provvedimenti emessi. L onere economico di tale introduzione sarebbe più modesto di quanto si pensi tenuto conto della possibilità di impiego, oltre che del personale ausiliario, di giudici onorari, ricercatori, stagisti; 6. riduzione dell area dell intervento penale. I processi penali per reati gravi sono in Italia sei volte quelli dell Austria, quattro volte quelli della Spagna, due volte quelli della Francia e della Germania. A essi deve essere destinata la quota prevalente delle risorse. Ciò impone una riduzione del carico penale con la rinuncia a perseguire i fatti di minor rilevanza e senza vittima o con danno di speciale tenuità per la persona offesa. La strada maestra per tale riduzione è, ovviamente, la revisione del catalogo dei reati, ma in epoca di profonde divisioni come quella attuale ciò appare difficile. Un effetto analogo si può, peraltro, raggiungere in concreto, aumentando il numero dei reati perseguibili solo se c è querela della parte offesa e, soprattutto, introducendo nel sistema la non perseguibilità dei fatti di scarsa rilevanza sociale. L effetto deflattivo sarebbe dirompente. Per fare un solo esempio: su processi a carico di imputati noti iscritti nel 2010 presso la Procura di Milano, ben (pari al 13%) hanno riguardato reati formali previsti dal testo unico sull immigrazione; 7. previsione di soluzioni alternative al contenzioso civile. Anche nel settore civile i carichi dei tribunali italiani superano di gran lunga quelli di altri Paesi europei. Tre volte quelli di Austria e 47

48 oscar farinetti Germania, due volte quelli di Francia e Spagna, raggiungendo circa cause annue ogni abitanti. Inevitabile, in questa situazione, l introduzione di un ricorso obbligatorio a organismi di conciliazione da attivare prima della causa e la creazione di filtri a livello amministrativo con decisioni semplici e rapide. Si può così risolvere, con immediatezza e soddisfazione delle parti, una quota significativa della domanda civile; 8. differenziazione della giustizia del lavoro. L attesa di anni per la definizione di controversie in cui è in gioco la tutela o il ripristino del posto di lavoro è uno degli scandali del sistema. La ragione risiede essenzialmente nel numero esponenziale, in particolare nel settore della previdenza, delle cosiddette cause seriali (cioè dei processi in numero di decine di migliaia in cui è dedotta la stessa questione di diritto). Prevedere per queste controversie la soluzione delle questioni giuridiche comuni in modo anticipato e definitivo da parte della Corte di Cassazione realizzerebbe un vero e proprio abbattimento dei tempi di decisione con ricadute virtuose su tutta la giustizia del lavoro; 9. modifica del sistema delle impugnazioni e sospensione dei processi nei confronti degli imputati irreperibili. Nel processo penale ci sono due settori riformabili in tempi brevi senza incidere sul sistema delle garanzie e realizzando un grande risparmio di tempi ed energie. I processi a carico di imputati irreperibili (sono il 15% del totale). Si tratta, per lo più, di processi a fantasmi, destinati, anche in caso di condanna, a restare puramente sulla carta (sospenderli e riprenderli solo in caso di sopravvenuta materializzazione dell imputato). L altro settore è quello delle impugnazioni, il 25% delle condanne di primo grado. È una garanzia fondamentale che il giudizio sia adeguatamente controllato, ma è inutilmente dispendioso che il giudice di appello sia reinvestito dell intero giudizio. Più garantista e meno dispendioso sarebbe prevedere che i giudici delle impugnazioni si limitino al controllo, con formalità ridotte, delle conseguenze della affermazione di responsabilità, in particolare l entità della pena e della correttezza del processo di primo grado, disponendo, nel caso in cui siano accertate gravi violazioni, un nuovo giudizio totale o sui punti che lo richiedono; 10. introduzione del processo civile telematico e informatizzazione del sistema delle notifiche. Il processo civile è essenzialmen- 48

49 7 mosse l italia te curato da avvocati. è dunque possibile e necessario condurlo interamente in via informatica, limitando la presenza fisica dei difensori e delle parti alla sola fase della assunzione di testimoni o di prove orali. Questo meccanismo è estensibile, almeno per quanto riguarda le notifiche, anche al settore penale. Secondo punto, l immigrazione. Incominciamo col dire che un flusso epocale di persone da sud verso il nord del mondo nel prossimo decennio è lo scenario più probabile tra quelli possibili. Il diffondersi dell informazione e dei media in generale ha fatto scoprire ai popoli dei paesi poveri che esiste un pezzo di mondo dove la qualità della vita e le opportunità di crescere sono immensamente più elevate. Da sempre gli umani migrano e sempre con la stessa motivazione, cercare condizioni di vita migliori. Il modello di vita che trasmettiamo attraverso i nostri canali televisivi è dorato, spesso finto e fortemente attrattivo per chi ha difficoltà addirittura a guadagnarsi da mangiare. Nel nostro Paese già vivono 7 milioni di stranieri, molti altri arriveranno e, secondo noi, non si potranno fermare. La stessa cosa accadrà per le altre nazioni ricche dell Europa. Saranno fortemente avvantaggiate quelle che riusciranno ad attuare riforme tali da far ripartire la propria economia e creare nuovi posti di lavoro. I nuovi lavoratori giunti da altre terre giocheranno un ruolo fondamentale nella crescita del benessere di questi Paesi. Fino a ora gli immigrati hanno risolto non piccoli problemi in Italia, dove la demografia è ferma e gli italiani non vogliono più svolgere i lavori cosiddetti umili. D altra parte non possiamo non notare che esistono problemi di integrazione. In particolare in una nazione che non cresce più, da un lato aumentano gli egoismi, dall altro il disadattamento. Sul problema dell immigrazione è difficile avere una posizione secca. è uno di quei temi dove il dubbio è più sano delle certezze. L unica cosa certa è che arriverà un sacco di gente e converrà accoglierla. Per loro e per noi. Nessuna politica protezionistica potrà fermare l impulso irrefrenabile a cercare speranze di vita migliore. La nostra generazione ha ed avrà a che fare con questo fenomeno, non potremo fermarlo. Forse conviene incominciare a parlare di interazione anziché integrazione. La sana convivenza implica altruismo e reciproca comprensione volta al reciproco mi- 49

50 oscar farinetti glioramento (stare su questa barca in oceano con gente diversa e non ben conosciuta insegna). Certo non è facile quando non c è lavoro per tutti. Ecco perché dobbiamo assolutamente impegnarci seriamente per far ripartire sul serio l economia. Tuttavia, in spregio alla nostra chiara incertezza su questo immenso tema, proviamo a proporre alcune cose da fare subito e altre nel tempo: 1. più aperti agli afflitti. Nei momenti di gravi tensioni sociali, guerre, eccidi occorre essere più larghi nell accoglienza verso i popoli interessati da questi fenomeni cruenti. La solidarietà tra umani deve essere superiore alle difficoltà contingenti. Abbiamo inoltre il dovere storico di essere ancora più disponibili verso le nostre ex colonie; 2. accogliamo i migliori. Creiamo una scuola di accoglienza obbligatoria per chi chiede permessi di soggiorno in Italia. Lo scopo è quello di insegnare a rispettare le nostre leggi. Siamo convinti che chi si reca in un Paese diverso ne debba rispettare le leggi, come è libero di esercitare i propri usi e costumi purché non in contrasto con le nostre leggi. Dopodichè, diventandone residente, potrà concorrere pacificamente a modificarle qualora non le condivida. L esito dell esame finale e del comportamento tenuto nella scuola di accoglienza darà diritto all ottenimento o meno del visto. La scuola non terrà conto solo della cultura generale ma soprattutto della disponibilità del singolo ad armonizzarsi attraverso il lavoro e al sano comportamento nel nostro Paese. Immaginiamo una durata breve di un mese a tempo pieno. Verificando la possibilità di svolgerne la metà del tempo nella nazione di origine, attraverso la nostra ambasciata; 3. impariamo a conoscerli. Le religioni e le abitudini degli altri ci fanno sempre paura. Ecco un occasione per la nostra scuola di rendersi utile e aprire i nostri ragazzi alla conoscenza delle religioni e degli usi e costumi delle altre principali popolazioni del mondo. Se li conosciamo non avremo più stupide paure e saremo maggiormente pronti a interagire. Capiremo quanto è più sana l interazione che non l integrazione. Nel mondo esistono 24 principali religioni ma, di queste, 4 sono praticate della maggioranza dei popoli religiosi. Vanno studiate nelle scuole medie insieme ai principali usi e costumi di quei popoli; 4. diciamo loro chi siamo veramente, comprese la nostre difficoltà. Può succedere che anche un grande altruista non possa 50

51 7 mosse l italia aiutare certe volte il prossimo perché si trova in un momento di difficoltà. L Italia si trova in un momento in cui non può investire ingenti risorse su questo fronte a causa di forti problemi interni di economia ferma e disoccupazione. Occorre che le persone in procinto di espatriare lo sappiano. Rai International può svolgere un ruolo sensibile su questo fronte. Vorremmo che Rai International fosse più vera e attuale rispetto a come è fatta oggi. Le nostre ambasciate possono trovare anche altri metodi di comunicare nei Paesi oggetto di forte espatrio; 5. serve un piano europeo. Non dimentichiamo mai che siamo in Europa. L Italia è uno dei paesi più importanti e deve farsi promotrice di un accordo generale sul tema dell immigrazione che armonizzi i comportamenti degli Stati membri. Questo accordo deve naturalmente tenere conto delle singole potenzialità, ma anche del fatto che l Italia per la sua particolare posizione geografica è la più vocata ad attrarre un certo target di emigranti dal sud del mondo, anche solo per il transito. 51

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