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1 Michele Stefanile DISCUSSIONI IL LINGOTTO DI PIOMBO DI CN. ATELLIUS CN. E MISERINUS E GLI ATELLII DI CARTHAGO NOVA ESTRATTO DA: Rivista di antichità Anno XVin - n. 2 - Luglio-Dicembre 2009 LOFFREDO EDITORE NAPOLI

2 DISCUSSIONI IL LINGOTTO DI PIOMBO DI CN. ATELLIUS CN. F. MISERINUS E GLI ATELLII DI CARTHAGO NOVA Michele Stefanile Nello specchio d'acqua compreso fra la spiaggia di Carta Romana e l'isolotto trachitico su cui si impianta il Castello Aragonese, nell'area degli Scogli di Sant'Anna, sul lato nord orientale dell'isola d'ischia (fig. 1), fu condotta nell'autunno del 1972 una campagna di indagini archeologiche che produsse in breve tempo alcuni risultati dì discreto interesse[l1. Dal mare della baia (il cui fondale, all'epoca caratterizzato da una fitta prateria di poseidonia, si trovava ad una profondità compresa tra 4 e 7 metri) riemersero numerosi materiali ceramici databili al periodo compreso fra il III secolo a.c. e il I secolo d.c, frammenti di anfore Dressel 1B, ceramica campana a vernice nera, ceramica a pareti sottili, sigillata tardo-italica, insieme ad alcuni lingotti di piombo, lingotti di stagno e frammenti di galena. Nella zona si individuarono inoltre i resti di strutture murarie in opus reticulatum, considerate sommerse per effetto del bradisismo flegreo, e alcuni frammenti ar- chi tettonici (tra cui un fusto di colonna marmorea scanalata, una base e un capitello in trachite locale). Dopo i primi articoli giornalistici[21, un resoconto dello scavo, con una prima presentazione delle ricerche, purtroppo viziata da alcune vistose imprecisioni, fu pubblicato nel 1980 per opera di Pietro Monti 31. Lo storico ischitano interpretava i resti sommersi come le vcstigia dell'antica città romana dì Aenaria, e in particolare riconosceva nelle strutture in prossimità delle quali erano stati rinvenuti i reperti metallici la plunibaria di Gneo Atellio e del figlio Miserino. L'attribuzione nasceva dall'iscrizione Cn. Atelli Cn.f. Miscrini compresa nel cartiglio di uno dei due lingotti di piombo, erroneamente letta dal Monti Cn(aei) Atelli etf(ili) Miserinilì]. A tale lingotto (fig. 2) e agli altri materiali metallici, poi esposti nel Museo Archeologico di Pithecusa a Lacco Ameno151, sono state dedicate in anni recenti approfondite analisi archeometriche 6] che hanno determinato, per le due massae phimbeae, una chiara provenienza dall'area mìnera- Fìg. 1. L'area di Carta Romana e ti castello aragonese d'ischia. 111 II presente lavoro nasce all'interno di un più ampio progetto di ricerca dottorale sulle relazioni intercorse tra la Campania e il Sud Est della Penisola Iberica tra il II secolo a.c. e la prima età imperiale. Al prof. G. Camodeca, preziosa guida dell'intera ricerca e inesauribile fonte di spunti, notizie e suggerimenti, vanno i miei più sentiti ringraziamenti. P] La notizia veniva annunciata sul quotidiano II Mattino, il 7 ottobre 1972, in un articolo dal titolo "Resti di una città romana al largo de! Castello Aragonese", che faceva menzione dei primi rinvenimenti e del coinvolgimento dell'ardi. Di Stefano e dell'ing. A. Caròla, già coinvolti in numerose ricerche sottomarine a Baia e nei Campi Flegrei. Alla fine della campagna di lavori subacquei, il quindicinale Giornale d'ischia, anno II, n. 23, il 29 ottobre 1972, riportò in prima pagina la foto di uno dei lingotti di piombo insieme a quella dei sub che avevano individuato il giacimento (Rosario D'Ambra e Pierino Boffelli). 131 Monti [4) Dall'erronea lettura dell'iscrizione scaturiva anche l'erronea considerazione cronologica di una presunta continuità d'uso della plumbaria nel tempo sulla base della successione padre-figlio (Monti 1980, 170 ss.). [5] G. Buchner, C. Gialaneila, Museo Archeologico di Pithecusa, Isola d'ischia, Roma (6] M. Boni, C. Gialanelia, M. Knill, La fonderia di Carta Romana (isola d'ischia): provenienza de! minerale di piombo e utilizzazione dei metalli, in A. D'Amico, C.A. Livadie (edd.), Le Scienze della Terra e l'archeometria, IV giornata (Atti Convegno Napoli 1997), Napoli 1998, ; M. Boni, A. D'Ambrosio, C. Gialaneila, G. Di Maio, R. Frei, I. Villa, Analisi isotopiche di oggetti di piombo romani dall'italia meridionale: Pompei e Ischia. Ipotesi sulla loro provenienza, in P.G. Guzzo (ed.), Pompei. Scienza e società. 250 Anniversario degli Scavi di Pompei (Atti Convegno Napoli 1998), Milano 2001,

3 Michele Stefanik Fig. 2, II lingotto ili piombo di Cn. Atellius Cn. f. Miserinus. ria di Carthago Nova, nella Spagna sud orientale, perfettamente compatibile con i dati desumibili da semplici osservazioni di carattere autoptico, tipologico ed epigrafico. I due lingotti di Carta Romana appartengono al Tipo 1 (il cosiddetto "tipo repubblicano") della classificazione di C. Domergue, come si evince dalla loro forma allungata, a sezione parabolica, e dal peso di circa 30 kg, ancora molto vicino allo standard di 100 libbre romane (32/750 kg) tipico delle massae plumbeae più antiche. Le dimensioni dei due reperti sono simili ma non identiche: il primo lingotto[7] è infatti lungo 41 cm e alto 8 cm; per il secondo[8], di uguale lunghezza, si registra invece un'altezza di 10 cm. Su entrambi i lingotti si nota la presenza di una fitta serie di solchi orizzontali, paralleli ma non equidistanti fra loro, in parte resi più evidenti dalle concrezioni createsi nel corso della lunga permanenza sottomarina. Tali tracce, ben visibili su un grandissimo numero di lingotti antichi, sia in Hispania che altrove[y], rimandano verosimilmente al momento della fusione nello stampo[10]. Le differenze più evidenti fra i due reperti riguardano le iscrizioni: sulla parte superiore del primo lingotto campeggia, in un profondo cartiglio rettangolare, la già menzionata iscrizione Cn. Atelli Cn.f. Miserinì; nella stessa posizione, sul secondo lingotto, un cartiglio molto più piccolo, di forma quadrangolare, include un'altra iscrizione, probabilmente una sigla, ormai resa illeggibile dal tempo e dalle concrezioni marine. Sullo stesso lingotto si nota anche un'iscrizione graffita L. CL, che C. Gialanella ha interpretato come un possibile riferimento al commerciante, al trasportatore o al peso del lingotto stesso. Non compare, stranamente, nell'esigua bibliografia relativa, alcun riferimento all'iscrizione, ben visibile/ impressa su uno dei lati corti del lingotto di Cn, Atellius Miserinus e che sembra possa leggersi come VAL SAMinI (fig. 3). Tale sigla, da integrare probabilmente come Val(ernis) Sam(?), potrebbe riferirsi al negotiator, coinvolto nell'acquisto, nell'esportazione e nella commercializzazione delle massae plumbeae; la presenza di cinque Valerli a Carthago Nova (C. Valerius Felix^, M. Valerius M. f. Vindicianus^, Valeria L. L Erotte, Valerla L. I. Sufun(?), Valerius C. f.[16]), tutti compresi tra la prima metà del I secolo d.c e il II secolo d.c. non basta a determinare l'identità del Val(erìus) Sam(?) del lingotto, sia per l'enorme diffusione del gentilizio, sia perché, a ben vedere, non v'è alcuna ragione per cui il negotiator, distinto dal proprietario delle miniere, dovesse risiedere stabilmente a Carthago Nova. La documentazione relativa alle contromarche apposte sui lingotti di piombo antichi dopo la fusione è relativamente ridotta ma non assente: su alcuni dei 72 piombi ritrovati nel relitto 7] Museo Archeologico di Pithecusa, Lacco Ameno, n. inv ) Museo Archeologico di Pithecusa, Lacco Ameno, n. inv [y Ad esempio i lingotti dei relitti di Sud Perduto 2, Sud Lavezzi B, Escombreras, Saintes-Maries-de-la-Mer. Sui lingotti di piombo romano, in generale, cfr. Domergue L. Long, C. Domergue, Le "véritable plomb de Luchis Flavius Vemda" et autres lingots. L'épave 1 de Saintes-Maries-de-la-Mer, in MEFRA CVII, 2,1995, [ll] I caratteri, impressi sul piombo in maniera abbastanza profonda, su due righe, presentano un'altezza media di ca. cm. 1,2. AL e AM sono resi in legatura. Al di sotto della sigla SAM. si nota la linea impressa dal margine inferiore del bollo. I12I CILII3410; Abascal-Ramallo CIL II 3418; Abascal-Ramallo CIL II 3509; Abascal-Ramallo I15' CIL II3510; Abascal-Ramallo CIL II 5939; Abascal-Ramallo

4 DISCUSSIONI /II lingotto di piombo di Cn. Atellius Cn. E Miserinus egli Atellii di Carthago Nova augusteo di Rena Malore, individuato nel 1997 ad appena 5 metri di profondità all'imboccatura occidentale delle Bocche di Bonifacio1171 si leggono le contromarche IMP, CH1CHI e VAL RVF, oltre ad altre contromarche di natura numerica relative alla differenza di peso rispetto allo standard dì cento libbre; la marca AP IVN ZETH compare su parte del carico plumbeo di provenienza betica del relitto imperiale di Sud Lavezzi B[IS ; in questo caso, sappiamo che il nome presente nella sigla coincide con quello dell'armatore della nave, riconoscibile sulla base delle iscrizioni rinvenute sulle ancore, e probabilmente da identificare con Appius lunius Zethus, liberto di Appius hmius Silanus, console nel 28 d.c., governatore in Tarraconensis nel 41 d.c, figlio a sua volta di C. lunius Silanus, C./., M. n,, console nel 10 d.c., proconsole in Asia nel d.c, poi caduto in disgrazia; nel relitto di Lavezzi 1liy, simile per carico e cronologia al precedente, si registrano le marche L AVR e M B A; parte dei 99 lingotti di piombo betico del piccolo relitto di età flavia di Saintes-Maries-de-la-Mer riportano le marche IMP CAES, L FI VE, L FI VERV, ERO- T7S[M1; sui quattro lingotti del relitto imperiale di Piscinas(21] (Arbus, Sardegna occidentale), dal lungo cartiglio illeggibile, si registrano alcune contromarche numeriche e le sigle CIC e ON(?)CJCI, accostate dalla Salvi alle sigle C CACI identificate su 43 lingotti appartenenti al carico del relitto di Sud - Perduto 2[221; quest'ultima nave, naufraga ta nella prima metà del I secolo d.c., ancora una volta nel famigerato passaggio delle Bocche di Bonifacio, in prossimità delle isole di Lavezzi, carica di piombo betico, proveniente dell'alta Andalusia, a Nord del corso del Guadalquivir (un distretto minerario ben più attivo di quello di Carta gena durante l'età imperiale) contiene un ricchissimo repertorio di contromarche tra cui si segnalano, oltre alla suddetta C CACI, Q KAMAEC, P TVRPIL GERM, M. ACCI ANT, L AGRI, PHILARG, più la consueta serie di incisioni numeriche. Simile per carico, provenienza e cronologia e accomunato alla nave di Sud Perduto 2 dalla presenza di lingotti di uno stesso produttore, M. Valerius Ablo, il relitto di Cabrerà V'231, nelle Baleari, fa anch'esso mostra di numerose contromarche. Per le imbarcazioni che trasportavano piombo dell'alta Andalusia è stato proposto[241 Ftg. 3. La contromarca VAL SAM su uno dei lali corti del lingotto. [171 E. Riccardi, S. Genovesi, Un carico di piombo da Rena Majore (Aglientu), in M. Khanoussi, L. Maurin (edd.), L'Africa Romana. XIV. Lo spazio marittimo del Mediterraneo occidentale: geografia storica ed economica (Atti Convegno Sassari 2000), Roma 2002, ; per una rapida sintesi sui relitti carichi di piombo ispanico si vedano anche Bigagli 2002 e C. Bigagli, Spagna, Sardegna, Italia: le rotte commerciali del piombo spagnolo tra l'età tardorepubblicana e la prima imperiale, in M. Khanoussi, L. Maurin (edd.), L'Africa Romana. XIV Lo spazio marittimo del Mediterraneo occidentale: geografia storica ed economica (Atti Convegno Sassari 2000), Roma 2002, [IS B. Liou, C. Domergue, Le commerce de la Bétique au ler siede de notre ère. L'épave Sud-Lavezzi2 (Bonifacio, Corse du Sud), in Archaeonautica, X, 1990, "'J1 B. Liou, Le commerce de la Bétique au ler siede de notre ère. Notes sur l'épave Lavezzi 1 (Bonifacio, Corse du Sud), in Archaeonautica X, 1990, 'zo1 L. Long, C. Domergue, op. cit. [2I) D. Salvi, Lingotti, ancore e altri reperti di età romana nelle acque di Piscinas-Arbus, in Pallas L, 1999, H. Bernard, C. Domergue, Les lingots de plomb de l'épave romaine Sud Perduto 2 (Bouches de Bonifacio, Corse), in Bulletin de la Società des Sciences historiques et naturelles de la Corse CXI, 1991, D. Colìs, C. Domergue, V. Guerrero Ayuso, Les lingots de plomb de l'épave romaine Cabrerà 5 (Baléares), in Archaeonautica VI, 1986, Si veda, da ultimo, C. Domergue, Un parcours a travers les lingots de plomb romains d'espagne ( ), in Pallas LXVI, 2004,

5 Michele Stefanile anche di interpretare le marche come una prova di un passaggio ulteriore nella catena dal produttore al destinatario finale: quello del trasporto fluviale lungo il corso del Bastie f su battelli di piccole dimensioni che assicuravano, per ragioni di stabilità, il prezioso carico per mezzo di funi strette attraverso fori passanti direttamente nel lingotto (è il caso di 18 dei 42 lingotti rinvenuti nel relitto di Cabrerà V). Relativamente diffuse nel corso dell'età imperiale, le contromarche non sembrano documentate nel periodo precedente, il che, considerata la precocità dell'attività mineraria degli Atelliif accresce ulteriormente l'interesse del reperto ischitano. Questo Atellius, contraddistinto dal cogivomen Miserinus, finora, a quanto sembra, senza confronti1251, compare per la prima e unica volta nel lingotto di Ischìa. Si tratta di un nuovo membro, finora restato ignoto, di questa famiglia di Cartagena, che è al contrario molto ben attestata nella documentazione epigrafica della città, da cui sono noti ben dieci individui, in alcuni casi giunti alle massime magistrature cittadine. Due di essi hanno lasciato il loro nome impresso nei cartigli di alcuni lingotti di piombo certamente provenienti dal ricco distretto minerario di Carthago Nova, di tipo e dimensioni molto simili a quelle dei lingotti ischitani: si tratta di Cn. Atellius T. f. Men., che sigla i lingotti rinvenuti nei carichi recuperati dal relitto di Mahdia, in Tunisia t261, e nel relitto di Mal di Ventre 27], sulle coste occidentali della Sardegna, e di Cn. Atellius Cn. I. Bulio, il cui nome compare invece su un lingotto rinvenuto nel 2006 a Capo Passero, in Sicilia, e su due lingotti trovati insieme ad altri due pani di piombo siglati da C. Utius C. f. Menen. in quella che probabilmente doveva essere la dota- Fig. 4. Distribuzione dei lingotti di piombo degli Atellii. zione di bordo della nave naufragata a Capo Testa, sempre in Sardegna, all'entrata delle Bocche di Bonifacio[2H) (fìg. 4). C. Domergue ha ritenuto plausibile considerare VAtellius dei piombi di Capo Testa come un liberto dello Cn. Atellius T.f. Men. dei lingotti di Mahdia e Mal di Ventre. Altri tre Atellii membri dell'elite di Carthago Nova sono attestati dalla documentazione numismatica: sono P. Atellius, che compare insieme a un L. Fabricius in quella che sembra essere la prima emissione monetale della città, datata intorno al 40 a.c.1291; Cn, Atellius Ponti[ ], apparentemente imparentato con la ben nota famiglia di probabile origine picena dei PontUieni, pure largamente coinvolti nell'esportazione del piombo iberico, che è invece duovir quinquennalis a Carthago Nova in coppia con Giuba II di Mauretania 3UI; Cn. Atellius Flaccus, che batte moneta nell'ultima serie cittadina, insieme a Cn. Pompeius Flaccus, presumibilmente nel d.c.[31]. A tali occorrente vanno aggiunte poi quelle provenienti dall'epigrafia funeraria e commemorativa della città spagnola: la serie inizia probabilmente con il benefattore [ ]us Cn. f. Men.[32], convin II cogìiomen, assente in Kajanto 1982, e Solin-Salomies 1988, è finora noto forse solo in CIL Vili, (N'tmphydia Miserina, morta ad appena un anno di vita, da Cartagine). Resta però dubbio se anche qui non sìa cognomen, ma aggettivo come è invece in EE Vili, 304 = Ut. 1.1, 76 (Thetis miserino, da Salerno); CIL VI, 26704, 3918 (Spude Pusinna miserina, morta all'età di due anni, da Roma). i26' AE 1913,147 e CIL P I27) AE 1992, 862f; D. Salvi, Le massae plumbeae di Mal di Ventre, in A. Mastino (ed.), L'Africa Romana, IX, (Atti Convegno Nuoro 1991), Sassari 1992, ; Domergue S1 Sul lingotto di Capo Passero, P. Tisseyre, S. Tusa, W. Cairns, F. Selvaggio Bottacin, C. Barbante, R. Ciriminna, M. Pagliaro, The lead ingots of Capo Passero: Romart global Mediterranean Trade, Oxford Journal of Archeology, 27-3, 2008, : sui piombi di Capo Testa AE 1989,349d; M. Bonello Lai, Pani di piombo rinvenuti in Sardegna, in SS XXVII, , 7-39; C. Domergue, op. tit.; D. Gandolfi, II relitto di Capo Testa (S. Teresa di Gallura, SS). Prima campagna 1978, in Forma Maris Antiqui, XI-X11, , Bordighera 1983, 40-68; D. Gandolfi, Relazione preliminare sul relitto di Capo Testa presso Santa Teresa di Gallura (prov. Sassari), in VI Congreso Internadonal de Arqueologia Submarina (Atri Convegno Cartagena 1982), Madrid 1985, ; D. Gandolfi, II relitto di Capo Testa, in Archeologia Subacquea III BA, Suppl. n ,1986, i29' RPC RPC 169. P'i RPC '32l CIL II3430; F. Méndez, Noticias de la vida y escritos del reo. PM. Fr. Henrique Florez, con ima relación individuai de los viajes que hizo a las provincms y ciudades mas principales de Espaiìa, Madrid 1780; A. Beltràn Martinez, Las lapidas latinas religiosas y conmemorativas de Cartagena, 562

6 DISCUSSIONI I II lingotto di piombo ài Cn. Atellius Cn. F. Miserinus e gli Atellii di Carthago Nova centemente integrato da J.M. Abascal in [Atell]ius Cn. f. Men. (e forse figlio dello Cn. Atellius T.f. Men. dei lingotti), che si distingue in città per aver contribuito de sua pecunia alla costruzione di un portico per il teatro cittadino, intorno alla metà del I secolo a.c. Dello stesso periodo è forse anche l'iscrizione funeraria di Atellia Cleunica Cn. /.[331 (la datazione alta sarebbe giustificata dalla tipologia delle lettere e delle interpunzioni e per la forma heic sitasi, anche se Abascal e Koch sembrano maggiormente orientati verso il periodo augusteo[341). Giulio- claudia è considerata l'interessante iscrizione di Cn. Atellius Cn. I Tolocol35], che colpisce per il cognomen rarissimo e presumibilmente di origine indigena1361, oltre che per la scena di aratura con una coppia di buoi resa con bel rilievo. Per M. Koch ci troveremmo al cospetto di un liberto iberico degli Atellii, impegnato nel lavoro dei campi; questo potrebbe suggerire un cambio negli interessi economici della famiglia, che in virtù della ricchezza e della posizione raggiunta grazie allo sfruttamento delle miniere e al commercio marittimo del piombo si sarebbe in un secondo momento orientata verso il possesso della terra[37]. MJ. Pena Gimeno ha sottolineato l'interesse di questa iscrizione per capire come le potenti famiglie di Carthago Nova raccogliessero manodopera indigena nelle zone interne della Penisola1381. Due liberti dal cognomen grecanico chiudono la serie: si tratta di Cn. Atellius Cn. I Theophrastus e di Cn. A[t]elius Cn. 1. Philox[e]mts. Per il primo, la cui iscrizione apparteneva a un monumento funerario presente in una delle necropoli cittadine (non è possibile determinare con precisione la provenienza dal Fig. 5. Gii Atellii nella Penisola Iberica. momento che l'epigrafe fu ritrovata nel XVII secolo reimpiegata in una casa) è stata proposta una cronologia compresa nella prima metà del I secolo d.c; nulla più del nome si conosce invece per la seconda iscrizione, sparita da tempo. Presenti in maniera consistente a Carthago Nova sin dal I secolo a.c., approdati alle massime magistrature cittadine, distintisi per atti di evergetismo, arricchitisi grazie allo sfruttamento minerario e poi forse in parte riconvertitisi verso la proprietà fondiaria, gli Atellii sono una delle famiglie più rappresentative del complesso fenomeno dell'emigrazione italica tardo-repubblicana nel Sud Est iberico. La loro presenza nel resto della Penisola, anche in periodi successivi, è abbastanza limitata: sono note al momento solo le attestazioni di P. Atellius P.f. Gai. Verecundus e P. Atellius Gai. Homuttus in un'iscrizione funeraria1391 proveniente da Dia- AEA XXIII, 1950, ; C. Belda Navarro, El proceso de romanización de la Provincia de Marcia, Murcia 1975; Abascal-Ramalio ! CIL I2 227; CIL II 3451; A. de Bibràn, Inscripciones per universam Hispaniam, Paris 1603; Vargas Foncé, Colección Vargas Ponce. Manuscritos, Madrid ; R. Amador de los Rìos, Espana. Sits monumenlos y arte, su naturaleza e historia. Murcia y Albacete, Barcelona 1889; M. Fernàndez-Villamarzo, Estitdios graftco-históricos de Cartagena. Desde ìos tietnpos prehistóricos Jmsta la expulsión de los arabes, Cartagena 1907; C. Belda Navarro, op. cit.; Abascal-Ramalio [34) Sul problema delle datazioni del corpus epigraphicum di Carthago Nova e sulla tendenza a ribassare molte cronologie si veda M.J. Pena Gimeno, Algunas consideraciones sabre la epigrafia funeraria de Carthago Nova, in AnMurcia XI-XII, , [35! CIL II3450; Valcàrcel, conde de Lumiares, Inscripciones de Carthago Nova, hoy Cartagena en el rei/no de Murcia, Madrid 1796; Vargas Ponce, op. cit,; M. Fernàndez-Villamarzo, op. cit.; A. Garcìa y Bellido, Esculturas romanas de Espana y Portitgal, Madrid 1949; A. Beltràn Martfnez, Las inscripciones funerarias de Cartagena, in AEA XXIII, 1950, ; J.R. Garcia del Toro, Cartagena, Guìa Arqueológica, Cartagena 1982; J.M. Noguera Celdràn, La chtdad romana de Carthago Nova. La escullura, Murcia 1991; Abascal-Ramalio I36! Lo stesso cognomen, reso nella forma Toloconi (forse un dativo) si incontra a Canno (odierna Cannona, in Andalusia) e presenta dei paralleli interessanti con l'onomastica dell'area celtiberica; cfr. Pena Gimeno W Koch Pena Gimeno ] CIL II 3603; G. Mayans, Gregarii Mayansi epistolarum libri sex, Valencia 1732; A. Dempere, Inscripciones, armano de reliquias, Idmparas etc de la iglesia del Puig, El Puig de Santa Maria (Valencia), 1770; F. Pérez Bayer, Diario del viage desde Valencia a Andalusia hecho por Don Francisco Pérez Eayer en el ano 1782, (manoscritto) Valencia 1782; Valcàrcel conde de Lumiares, Inscripciones y antigiiedades del Reino de Valencia, la mai/or parte inéditas, copiadns de sits originales, Madrid 1800; J. Sanchis Sivera, La Dwcesis valentìna. Estudios históricos, Valencia 1920; 563

7 Michele Stefanik nium, oggi Dènia, nella Comunidad Valenciana, di Q. Atellius htcundus e Atellia Q. I Felicia da Basti[m (Baza, in Andalusia), di P. Atellius Chanusl4ì] da Tutugi (Galera, ancora in Andalusia), di Affilia Pronità, P. A(t)ellius Serg. Paulimis e Atellius Paulus da Osca (Huesca, in Aragona)142' (fig. 5). Per quanto riguarda la provenienza della gens, c'è stato finora accordo fra gli studiosi nel propendere per la Campania. L'immediato richiamo alla città campana di Atellfi (sita nel territorio dell'odierna Orta di Atella, nell'agro aversano, tra Neapolis e Copiici) può però trarre in inganno: l'indicazione chiara della tribù, che per tutti gli Atellii di Carthago, che ne fanno menzione, è sempre la Menenia, non è compatibile con gli atellani, ascritti, per quanto sappiamo, alla tribù Falema14^. Va evidenziato invece il legarne con la città di Het'culaneum, che condivideva con le altre città della ed. lega nucerina (Nuceria, Pompei, Surrentum) la tribù Menenia, e che ha restituito ben quattro Decorrenze relative alla gens, tutte contraddistinte dal praenomen Sextus: si tratta di Sex. Atellius Felix, noto da una tabula cerata [44], e di tre individui iscritti in una lista di cittadini ed incolae degli ultimi decenni di vita della città[45], Sex. Atellius Comicus, Sex. Atellius Sex. 1. Merc[ ] e Sex. Atellius (mulieris) 1. Felix; quest'ultimo tuttavia va verosimilmente identificato con il personaggio omonimo delle tavolette cerate. A parte Roma dove sono attestati diversi Atellii (fra cui i proprietari della figlina Tonneiana Vicciana 46!), nel resto d'italia compaiono nell'elite di Praeneste in età tiberiana (M. Atellius, quaestor1471; cfr. inoltre Atellia L. I. Hedonel48]); altrimenti solo una poco significativa Decorrenza a Treia nel Fig. 6. Gli Atellii nella Penisola Italiana. Picenum (Atellia L. f. Prisca di I sec.)[j9]: tarda, per il nostro orizzonte cronologico, e per di più incerta la menzione di un Atellius in un'iscrizione traianea di CapuaI50i (fig. 6). In conclusione, si può verosimilmente sostenere che un lingotto di piombo, ricavato dalla fusione del minerale estratto nei ricchi giacimenti dell'area di Carthago Nova, e in particolare nelle miniere gestite dalla ricca e nota famiglia degli Atellii, di origine quasi certamente campana, avesse raggiunto l'italia, probabilmente attraversando il Mediterraneo occidentale nella stiva di una nave condotta lungo la rotta delle Baleari e delle pericolose Bocche di Bonifacio, fino a uno dei grandi porti del Tirreno, Ostia o Puteoli. Di lì, separato dal resto del carico nei piccoli stock delle rotte redistributive, fino ai rivoli del mercato particolare, sarebbe giunto all'isola d'ischia e all'officina metallurgica di un individuo a noi sconosciuto, non certo un Atellius e con tutta probabilità neppure un Valerius Sam(?) se consideriamo la contromarca legata al nome del negotiator, e C. Sarthou Carreres, J. Martìnez Aloj, Provincia de Valentia, in Geografia generai del Reino de Valentia, Barcelona 1920; J. Blay Navarro, Documentos y datos para la instarla de la ciudad de Oliva, Valencia 1960; J. Vives, Inscripciones latinas de la Espana Romana, Barcelona 1971; E. Pia Ballester, Iniciación a la historta de Oliva, Oliva 1978; R. Wiegels, Die Tribusinschrifìen des romischen Hispanien. Ein Katalog, Berlin 1985; J. Corell, Inscripcions romanes d'ilici, Lucentum, Allon, Dianium i eìs seus territoris, Valencia W CILII3405. I4" AE 1983, 609. I42'CIL II ! Sul punto ora G. Camodeca, Le tribù della Campania, in Atti XVI Rencontre sur l'epigraphie du monde romain "Le tribù romane" {Atti Convegno Bari, ott. 2009), Bari 2010, e. d. st. W AE 1993, 462, vd. G. Camodeca, in Ostraka II, 1993, 201 ss.; in generale sulla importanza dei numerosi signatores, noti dagli archivi di tabulae ceratae, per la storia sociale della città, vd. G. Camodeca, Archivi privati e storia sociale delle città campane: Pnteoìi ed Hercnlaneum, in Prosopograpkie und Sozialgeschichte der Kaiserzeit, Koln-Wien 1993,339 ss. [45J CIL X 1403; G. Camodeca, I ceti dirigenti di rango senatorio equestre e decurionale della Campania romana, Napoli 2008, 153 s., passim; per una riedizione e datazione di questi albi vd. ora G. Camodeca, La popolazione degli ultimi decenni di Ercolano, in M.P. Guidobaldi (ed.), Ercolano. Tre secoli di scoperte {Catalogo Mostra Napoli 2008), Napoli 2008, i46' CIL XV 660,1-3; H. Bloch, Supplement to volume XVI ofthe Corpus Inscriptionutn Latinnnun, Harvard 1947, n. 583,1 e 583,2. i47) CIL XIV I*8'CIL XIV '49' CIL IX I5 J AE 1980, 225, di tradizione manoscritta. Il gentilizio non è difatti accolto in G- D'Isanto, Capita romana, Roma

8 DISCUSSIONI I II lingotto di piombo di Cn. Ateliius Cn. r. Miserinus e gii Atellii di Carthago Nova non all'acquirente finale del metallo. Tutto questo poteva avvenire verosimilmente a cavallo del cambio d'era, o immediatamente dopo: se infatti la tipologia del lingotto e il peso ancora prossimo allo standard arcaico spingono a rialzare la datazione verso la fine dell'età Repubblicana, la presenza delle contromarche ribassa la cronologia verso il primo periodo imperiale; non oltre, comunque, gli inizi del I secolo d.c, quando le miniere di Carthago Nova entrano in profonda crisi e vengono completamente soppiantate sul mercato internazionale dai metalli della Sierra Morena, nell'alta Andalusia, esportati attraverso il passaggio aggiuntivo del fiume Baetis e il porto di Hispalis, Abbreviazioni bibliogmfiche Abascal-Ramallo 1997 = J.M. Abascal Palazón, S.F. Ramallo Asensio, La dudad de Carthago Nova: la documentación epigràfica, Murcia Bigagli 2002 = C. Bigagli, II commercio del piombo ispanico lungo le rotte attestate nel bacino occidentale del Mediterraneo, in Empùries LIB, 2002, Domergue 1990 = C. Domergue, Les mines de la Pén'msuie Ibérìque dans l'antiquité romaine, Paris-Roma Kajanto 1982 = I. Kajanto, The Latiti Cognomina, Roma Koch 1986 = M. Koch, Las grandes familias en la epigrafìa de Carthago Nova, in Actas I Congreso Peninsular de Historia Anttgua (Atti Convegno Santiago de Compostela 1986), Santiago de Compostela 1988, Monti 1980 = P. Monti, Ischia. Archeologia e storia, Napoli Pena Gimeno 1999 = MJ. Pena Gimeno, La epigrafìa funeraria de Cartliago Nova, in Atti dell'xi Congresso Internazionale di Epigrafia Greca e Latina (Arti Convegno Roma 1997), Roma Solin-Salomies 1988 = H. Solin, O. Salomies, Repertorium nominimi gentilium et cognominimi latinorum, Hildesheim, Zùrich, New York

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