NUMERO 25 GIUGNO 2015

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1 NUMERO 25 GIUGNO 2015 La prima galleria al Ri Baorc a, 1953 andrà distrutta con la prima valanga scesa a valle! (Foto OFIMA)

2 2 Una valle che cambia 19 milioni investiti in poco più di un anno per tre grandi opere di Michele Rotanzi, sindaco Galleria Baorc a, acquedotto Peccia-Menzonio, centrale Tomeo: tre cantieri iniziati da pochi mesi mi danno lo spunto per alcune riflessioni. A cambiare non sarà solo l aspetto paesaggistico ma, sono convinto, pure la mentalità e la filosofia di chi vive in valle. Ritengo importante sottolineare che senza la nascita del nuovo comune nessuno di questi progetti avrebbe quasi certamente visto la luce. L impatto che essi avranno va ben al di là della singola infrastruttura o del considerevole investimento, in queste tre opere può essere riconosciuto il vero senso e valore di un aggregazione. Nuovo acquedotto Peccia-Menzonio Non garantirà solo l erogazione dell acqua potabile di qualità e in abbondanza a gran parte della Lavizzara, ma permetterà pure di realizzare alcune infrastrutture di base come l acquedotto nel nucleo di Lovald, le canalizzazioni per la zona edificabile a Broglio, la posa di circa 16,5 km di tubi (diametro 150/120/60) per l interramento della linea aerea Volt da parte della SES e la posa di una seconda linea di riserva da parte di Grazie al nuovo acquedotto tra alcuni anni questi pali saranno solo un ricordo Swisscom, la quale dovrebbe facilitare l arrivo della banda larga nei nostri villaggi e ancora tanti altri piccoli interventi di miglioria a beneficio di tutti. Galleria Baorc a Attesa per tanti anni, che quasi non ci speravamo più sono bastati un inverno che non ricordavamo da almeno trent anni, un nuovo Consigliere di Stato, tanto Indice Una valle che cambia 19 milioni investiti in poco più di un anno pag. 2 Sentiero Zòtt-Mognèe 5 Il Personaggio: Una vita come tante altre, ricca di impegno, passione e servizio 7 Notizie e comunicati in breve 9 Profumo di fieno 12 L'Ospite: Direttrice degli Istituti scolastici 14 Mezzo secolo in equilibrio sui pattini 16 Il risveglio dei sensi 18 La Capellina della Neve al Piano di Peccia con Madonna del Latte 19 Estate con noi... 22

3 3 1956, ultimi ritocchi alla nuova galleria Baorc a (foto OFIMA) interesse da parte dei media e il miracolo è fatto! Il rifacimento della galleria si prefigge di risolvere il problema delle valanghe in corrispondenza del Ri Baorc a, che affligge regolarmente il collegamento Peccia Piano di Peccia durante il periodo invernale. La sezione stradale prevede due corsie di transito e un altezza tale da permettere il passaggio anche agli automezzi pesanti. Il nuovo tracciato è il risultato di un ottimizzazione tra il progetto stradale, che mira ad avere un tracciato filante, e la problematica legata al fenomeno valangario. Quest ultima richiede un importante impiego di materiale di riempimento per garantire la formazione di un vallo di contenimento con una forte inclinazione del pendio a monte, tale da assicurare un deflusso delle valanghe senza accumuli. È previsto l impiego di circa 8500 m 3 di materiale dei quali 5000 m 3 provenienti dalla demolizione e dallo scavo, altri 1000 m 3 saranno estratti dal fiume in Valle di Peccia e il restante fornito dal consorzio o prelevato dalla discarica a Peccia. La nuova galleria a cielo aperto è stata allungata ai portali fino a raggiungere una lunghezza totale di ca. 96 m. Centrale Tomeo Inverno 1957, primi inconvenienti... (Foto OFIMA) Dopo i grandi lavori della ditta Ofima negli anni 50, la centrale Tomeo è certamente l opera più grande realizzata in valle, sia per l impegno finanziario (circa 11 milioni), sia per la sua complessità. Oltre alla presa di captazione che sarà costruita a INFO Redazione Rivista semestrale: Tutti i numeri sono consultabili sul sito internet Michele Rotanzi (responsabile) Bruno Donati Cristiana Vedova Mina Patocchi Ha collaborato: il personale della cancelleria Apertura sportelli PRATO: lunedì martedì mercoledì giovedì venerdì Ufficio tecnico: martedì giovedì Recapiti del Comune Municipio di Lavizzara 6694 Prato VM Tel Fax

4 4 circa 100 m dall incile del lago Tomeo (a 1686 m s.m) e allo stabile che ospiterà la centralina a 704 m s.m, si tratterà di posare una condotta lunga circa 3,2 km completamente interrata, in un terreno particolarmente impervio e difficile. Per la sua realizzazione è stata necessaria un opera di esbosco non indifferente pari a 5500 m 2. Complessivamente da questo taglio sono stati ricavati circa quintali di legna, che corrispondono pressappoco a 330 m 3. Quantitativo che avrebbe creato qualche problema al Patriziato di Broglio, ma grazie alla centrale termica a cippato di legna di Sornico, che necessita di 150 m 3 all anno, il legname è stato interamente acquistato dal Comune di Lavizzara. A giugno 2016, quando è prevista la messa in servizio, l impianto produrrà circa 6,5 milioni di Kwh di energia elettrica da fonte rinnovabile. A titolo di paragone il fabbisogno annuo della Lavizzara è di 4,5 milioni di Kwh. Gli azionisti (Comune 60%, Patriziato di Broglio 20% e Senco 20%) potranno contare su una considerevole entrata. Negli anni a venire la CEL (Centrale Elettrica Lavizzara) sarà, a mio modo di vedere, determinante per il futuro della nostra comunità. La certezza di poter contare su un entrata fissa permetterà al Municipio di mantenere un moltiplicatore attrattivo oppure di effettuare ulteriori investimenti a favore del rilancio socio economico della nostra regione. Impensabile realizzare queste opere senza creare disturbi o disagi ad automobilisti, escursionisti e in generale a tutta la popolazione, ma sarà soprattutto la vostra comprensione e collaborazione a permetterci di lavorare con serenità. I responsabili faranno il possibile per limitare al minimo gli inconvenienti e i tempi di attesa. Vi ringrazio anche a nome dei colleghi di Municipio e attendiamo assieme il termine dei lavori e gli effetti positivi che ne scaturiranno.

5 5 Sentiero Zòtt-Mognèe di Gabi Rotanzi - Flocchini Strada di Rima. Dopo il tornante del Zòtt: una staccionata, grezzi scalini in legno. Che ci staranno a fare? Ad accorgermene anni e anni fa, quando la strada di Rima era una novità, io una giovane mamma e la brama di cime ancora non mi aveva divorata. Se devo dire la verità ho provato a salire quei gradini, attirata più che altro da alcune piante di mirtilli che non sia dalla curiosità di sapere. Purtroppo, oltre gli scalini, solo dei cespugli ad ostacolare il passaggio. Sono quindi tornata sui miei passi, non necessariamente delusa, e per anni ho dimenticato scalini e staccionata. Loro mi avranno vista transitare decine di volte, senza che io più li degnassi di uno sguardo. Poi, una domenica di luglio del 2013, giorno della festa di Mogneo, è Sergio Donati a risvegliare il passato. Lui, a Mogneo, c è arrivato passando da un nuovo sentiero, quello che parte dal Zòtt. Ma come, e io non ne so nulla? La Fáula è un covo di sentieri, molti li conosco, questo invece no! Imperdonabile. Devo per forza sapere, scoprire, imparare. Appena trovo un attimo di tempo lo devo cercare questo sentiero, che già così mi sembra intrigante. Da Broglio a Mogneo, su a mezza costa, sarà sicuramente interessante. E quanto interessante lo sia lo scopro solo nella stagione in cui gli alberi hanno le radici in cielo e la chioma in terra. La Grónda dal Amábil Dopo aver salito i gradini il sentiero è lì che mi aspetta, invitante. Anni fa non avevo occhi, oppure davvero non c era! Lo seguo, a tratti ci sono dei segni gialli, dei rami o dei tronchi tagliati che ti assicurano di essere sulla retta via. Devo confessare, qualche passo a vuoto l ho pur fatto, tanto da farmi pensare: devo tornare con secchiello e pennello. Questo sentiero non deve andare perso! Altri occhi, altri passi devono percorrerlo, perché è un luogo denso di pace. Senza quasi accorgermene passo dai castagni ai faggi, quasi una linea orizzontale a separare le due specie. Sono faggi particolari, con forme bizzarre, aggrappati al terreno con ferma determinazione. Niente a che vedere con i cugini alti e diritti a cui siamo abituati. Questi mi rammentano le mani di un vecchio alpigiano a fine stagione, uno a cui la mungitrice è una sconosciuta, ruvide e piene di nocche. A metà strada una grande roccia, chiamarla spluia sarebbe immeritato se paragonata a quelle della valle Bavona, ma un riparo a qualche capra l avrà pur dato. Più avanti, se lasci vagare lo sguardo sul versante opposto della valle, ti trovi a dialogare con la frana della Val Mala: una ferita aperta davvero importante. Da qui è impressionante. Pare di nuovo pronta a cadere da un momento all altro, con un

6 6 tonfo assordante e una cortina di fumo da far invidia alla giornate più inquinate di Milano. Ma tutto per ora rimane lì, in attesa che il destino dia il là. Ed io proseguo il mio andare. Poi, e fatti pochi passi ancora, mi appare un muro di cinta. Ancora in buono stato. Un varco mi invita ad entrare nella Terra di Mogneo. Prima però lancio uno sguardo alla frigna che si apre alla mia destra. Forse l antica dimora di una linògia, il terribile mostro che dissuadeva i ragazzi dall avvicinarsi ai luoghi carichi di pericolo. Io, di queste paure, non ho ricordi. Un ultima occhiata a questo antro e poi proseguo. In alto l oratorio dedicato a Sant Antonio, sul muro di una stalla un segno bianco-rosso. Sono orientata! Ora solo l imbarazzo della scelta. Ho almeno una decina di possibilità per rientrare o per proseguire. Vasta è la zona e innumerevoli i sentieri che la solcano. Siamo davvero dei fortunati. Ci possiamo aggirare nei nostri boschi come fanno i cervi, solo con passo più lento e prudente. Io mi lascio trasportare dalle ali della fantasia e la mente agile come una gazzella vola verso Mónt Scima, il Piégn du Caldröö, la Grónda dal Amábil (grazie ai toponimi di Bruno posso dare un nome a questi luoghi meravigliosi) e poi, la Péna, col suo omino di recente costruzione e il libretto ben nascosto. Da grande golosa quale sono, scendo passando da Larécc, Piégn d Albèrt, Piégn di Mürésc per poter sorridere al Cróad dalle sette o otto punte. Da ammirare e da abbracciare. A chi ama camminare, a chi alla prossima festa di Mogneo vorrà seguire un nuovo itinerario, il sentiero è lì, ora con i segni rossi. Nella primavera del 2014, dopo il grande inverno che ha lasciato tracce tangibili, ho tenuto fede al mio impegno. Anche Bruno e Sergio lo hanno pulito dai tanti tronchi caduti. Un sentiero che riemerge da un passato non poi così lontano torna a vivere e chi già dorme il lungo sonno, sono sicura, ne è felice. Buon cammino, e mi auguro sia un percorso affascinante.... al Cróad dalle sette o otto punte una staccionata, grezzi scalini in legno...

7 7 Una vita come tante altre, ricca di impegno, passione e servizio Incontro con Franco Giacomini di Brontallo, classe 1930 di Bruno Donati Franco Giacomini a Brontallo ha sempre detto presente ogni volta che nelle istituzioni pubbliche si cercava qualcuno pronto a impegnarsi per il bene comune. Modesto, propositivo e intraprendente ha dato un importante contributo alla realizzazione di molte opere compiute nel villaggio nella seconda metà del Novecento. Ora, dopo aver raggiunto e superato gli ottant anni da un po e specie dopo la malattia che lo ha condizionato fisicamente, è divenuto la memoria e la coscienza storica di Brontallo. Un testimone lucido e affidabile, coinvolgente e arguto, che conosce in modo profondo il territorio e la sua gente, le attività tradizionali e le usanze di uno dei paesi più singolari del Ticino. Franco, che per oltre un trentennio ha guidato l auto postale in Lavizzara e in Rovana, è conosciuto e stimato da molte persone che vivono in alta Vallemaggia. Il testo che segue tratteggia alcune tappe che hanno segnato la sua vita in un periodo che ha conosciuto straordinari cambiamenti, verificatisi pure nelle piccole comunità di valle. Sono nato nel periodo tra le due grandi guerre in un villaggio privo di strada carrozzabile e dove niente sembrava cambiare rispetto alla vita di sempre. A scuola non eravamo in tanti, salvo un anno in cui 18 allievi stipavano all inverosimile l aula molto piccola: per andare al gabinetto bisognava uscire all esterno e per la ginnastica ci si trasferiva sul sagrato davanti la chiesa. Ho avuto tre maestre: la prima per un solo anno, la seconda non era in grado di mantenere la disciplina e la terza, capace ed esigente, ci faceva rigare diritto. I giochi che ci potevamo permettere erano semplici e divertenti, bastava poco e se necessario li costruivamo noi. Gli ossèr erano il nostro passatempo preferito, si trattava di birilli in legno a forma di bottiglia, da noi stessi fabbricati, da far cadere con il lancio di una boccia, ciascun ometto aveva un numero e ciò permetteva di calcolare il punteggio per ogni giocata. Abbiamo provato spesso anche il gioco del pallone, ma durava poco, ogni volta che per sbaglio il pallone superava il muro a valle del sagrato il gioco era finito e la palla persa per sempre, scomparsa con l ultimo balzo giù nella gola. Terminata la scuola obbligatoria, con valutazioni abbastanza buone, mi sono trovato davanti a una prima scelta cruciale: la maestra proponeva ai miei genitori di farmi continuare gli studi, ma loro erano titubanti perché facevano affidamento su di me per continuare con l azienda agricola, visto che ero robusto e abile. A anni ho cominciato a falciare e in breve tempo con il falcione ero esperto come mio padre. Mi rendevo conto che mi trovavo a una svolta del mio futuro e alla fine ho scelto il lavoro della terra e l allevamento per non tradire le aspettative dei genitori. Loro contavano sulla mia presenza, speravano che io facessi loro da sponda, che il mio vigore giovanile li accompagnasse nella fatica di ogni giorno, che qualcuno li seguisse nel trascorrere degli anni. È così che sono uscito da scuola per entrare in stalla. A venti anni, durante la scuola reclute, ho conosciuto un tenente che ha lanciato un idea, la quale piano piano ha messo radici. «Perché non apriamo una cava in Vallemaggia, su dalle tue parti, dove la roccia è buona?» Abbiamo formato una specie di società, durata poco, perché io ero concreto nelle cose, mentre l altro guardava in grande, per me troppo in grande. Io però, con pochi mezzi, intrapresi quella strada con l aiuto di due abili scalpellini vigezzini. Aprii una cava accanto la

8 8 strada cantonale che risale la Lavizzara, poco oltre il bivio che porta a Brontallo. Si lavorava duro e si guadagnava poco, ma riuscimmo a estrarre e a lavorare un bel po di materiale. Con i lavori idroelettrici della Maggia aumentò anche la richiesta di pietre lavorate e ci traferimmo all Alnedo, a nord di Broglio, dove abbiamo tagliato alcuni macigni di ottima qualità. Uno in particolare, grande quasi come una casa, lo abbiamo dimezzato, ottenendo un piano di spacco talmente preciso da sembrare tagliato con un filo di refe. L ultima cava l ho aperta alla fine degli anni Cinquanta sulle rocce soprastanti Brontallo e un filo a contrappeso permetteva di far scendere la pietra estratta fino alla strada. Un operazione magra, una fatica del diavolo, un affare da poco. A un certo momento mi sono detto: «Se voglio sposarmi, se voglio concludere qualcosa, devo smettere con questo genere di lavori, che danno poco più del pane che si mangia». È così che sono passato, in qualità di autista, al servizio dell autopostale, dove sono rimasto per 34 anni. Non riesco a contare quante volte ho fatto su e giù, mattino e sera, percorrendo la Lavizzara e, per un certo periodo, anche la Valle Rovana. Ho trasportato apprendisti, scolari, turisti e vallerani fino alla stazione del trenino o alla fermata del bus. Al mattino si saltava fuori presto dal letto per essere puntuali con ogni tempo, ci si adattava alla pioggia e alla neve, gentili e servizievoli. Un attività utile che ci ha tenuti in piedi finanziariamente (all inizio prendevo 290 franchi al mese), un occupazione piacevole, ricca di contatti umani e di vicende curiose. Inoltre, al di fuori delle corse postali, mi restava il tempo per potermi dedicare all agricoltura e in particolare per occuparmi delle mie capre. Pochi giorni prima del compimento dei 65 anni, quindi del pensionamento, un ictus mi ha colpito e mi ha cambiato la vita. È stata dura: dapprima l ospedale, poi cinque mesi in carrozzella e un lungo periodo alla clinica Hildebrand con il morale a terra e con un atteggiamento quasi di rassegnazione. Devo dire che nella clinica di riabilitazione sono stati veramente bravi e umani, hanno saputo farmi reagire. Mi stimolavano ad essere intraprendente, a riacquistare autonomia. Una bella mattina la carrozzella non c era più e giocoforza ripresi piano piano a camminare, niente più ascensore e dovetti reimparare a salire e a scendere uno scalino alla volta, esercitarmi per mettermi il maglione da solo. Tante piccole conquiste che, anche se titubante, mi hanno permesso di tornare a casa con una buona autonomia e con una notevole dose di caparbietà nel voler riuscire da solo e nel riacquistare la capacità di fare anche cose nuove. Per non stare a fare niente ho iniziato a costruire piccoli oggetti di artigianato in legno, un materiale che posso lavorare anche solo con una mano, che non richiede una grande forza e si presta pure a piccole rifiniture che abbelliscono l oggetto. È un occupazione che mantiene e stimola l attività fisica, l abilità manuale, la progettazione creativa e la cui produzione è apprezzata dalla gente che l acquista. Con quanto guadagno probabilmente non pago neppure le spese, ma non è questo lo scopo. Oltre tutte queste mie vicende personali ho sempre sentito forte il desiderio di occuparmi delle istituzioni pubbliche locali, non per ambizione personale ma perché sollecitato dagli altri. Sono stato a lungo in municipio e sindaco per dodici anni, presidente del Consiglio parrocchiale nel periodo in cui si è fatto il restauro della chiesa e della casa parrocchiale, per parecchi anni presidente del patriziato. Ho sempre cercato di andare d accordo con tutti, anche quando la comunità viveva momenti di tensione. Il mio principio era quello di salutare e parlare con tutti, di non darmi arie per la posizione che avevo, di mai reagire a eventuali provocazioni, in poche parole, di far finta di niente. Il segretario una volta mi ha ringraziato per avergli insegnato una cosa molto importate: «da te ho imparato a far cito». Un atteggiamento che evitava rotture, che attenuava i contrasti, che favoriva la collaborazione e dava frutti positivi alla comunità. «Spécia, dai témp al témp, lásciala büi: diversi ròpp che ai ho mèss a pòst in Brontall, ai ho mèss a pòst in chéla manéra lì». Questo il mio programma e la mia strategia.

9 9 Notizie e comunicati in breve CONGRATULAZIONI a: Le ultime elezioni cantonali del 19 aprile 2015 hanno visto la rielezione in Gran Consiglio dei candidati valmaggesi Fiorenzo Dadò (PPD) e Giacomo Garzoli (PLR), ed inoltre l elezione del candidato Germano Mattei (Montagna Viva). Il Municipio di Lavizzara, si congratula con gli eletti, ai quali formula i migliori auguri per un proficuo lavoro durante il prossimo quadriennio L ing. Nicola Bagnovini, lavizzarese d origine, cresciuto a Peccia, dal prossimo 1 luglio assumerà la direzione della Società Svizzera degli Impresari Costruttori (SSIC). Ci congratuliamo per la brillante carriera, con l augurio di molte nuove soddisfazioni nell ambito della sua funzione. Complimenti e congratulazioni a Daniele Rotanzi, nato e cresciuto al Piano di Peccia che a partire dal prossimo 1 di ottobre assumerà la vice direzione dell'istituto di Previdenza del Cantone Ticino. Contributo comunale per gli abbonamenti ai servizi pubblici Fino allo scorso anno il contributo comunale per l acquisto di abbonamenti ai servizi pubblici era limitato esclusivamente agli abbonamenti Arcobaleno per i giovani in formazione. A partire dal 2015 il Municipio ha deciso di ampliare la fascia degli utenti che possono beneficiare di un sussidio. In primo luogo, al contributo per l abbonamento Arcobaleno possono ora accedere gli studenti e gli apprendisti fino a 25 anni e le persone in età AVS. Per giovani in formazione e anziani si è pure deciso di sostenere l acquisto di abbonamenti a metà prezzo e di quelli generali, ma in quest ultimo caso l importo massimo del sussidio è fissato in 400 franchi annui. Centro raccolta rifiuti Valle di Peccia La necessità di rimpiazzare quasi tutti gli attuali contenitori RSU in Valle di Peccia e le vigenti disposizioni in materia di riciclaggio e raccolta rifiuti, hanno suggerito al Municipio la creazione di un unico Centro rifiuti in zona San Carlo ex-latteria, attualmente già utilizzato per la raccolta della carta, PET, batterie, vestiti usati, olii usati e lampadine. Il nuovo Centro, sarà dotato di moderni e funzionali contenitori interrati tipo Molok, 2 per rifiuti urbani (RSU) con una capienza globale di 5 mc (pari a 8 cassonetti)

10 10 ed 1 per il vetro con capienza di 3 mc (pari a 5 cassonetti). A questi saranno affiancati 2 cassonetti per la raccolta dell alluminio e scatolame. Tutti gli altri rifiuti saranno mantenuti nella struttura dell ex-latteria, la quale sarà oggetto per l occasione di una minima ristrutturazione atta a migliorare il deposito dei vari rifiuti. L apertura è prevista nella primavera Per quanto concerne gli odierni punti raccolta gli stessi saranno inattivati; i relativi box non saranno smantellati e si cerca un nuovo riutilizzo. Al riguardo, ben vengano le idee ed i suggerimenti! Alle persone anziane in difficoltà a raggiungere il centro sarà data la possibilità di rivolgersi alla Cancelleria comunale per concordare un aiuto per la raccolta dei loro rifiuti. (gr) Riordino degli elettrodotti Il due giugno scorso é stato presentato alla popolazione del nostro distretto lo studio concernente il riordino degli elettrodotti della Vallemaggia. Si tratta del primo passo di un lungo iter procedurale che dovrebbe consentire a Swissgrid, proprietaria di tutta la rete svizzera ad altissima tensione, di procedere al risanamento, potenziamento e riordino dell attuale rete. Per l alta Lavizzara le novità sono a dir poco sorprendenti, anche perché del tutto inattese. Lo studio prevede lo smantellamento completo delle linee 220 KV Piano di Peccia-Naret e Piano di Peccia-Lavorgo (Campolungo). Inoltre è pure previsto il trasferimento sul lato sinistro della linea Piano di Peccia - Cavergno, che attualmente transita sopra i nuclei di Peccia e di Prato-Sornico. Se quanto pianificato non subirà ritardi a causa di opposizioni o ricorsi i lavori potrebbero terminare entro il Di sicuro il nostro paesaggio alpino ne trarrà un beneficio incalcolabile. (mr) Quelle giornate che non finivano mai È con questo titolo (evocativo della vita di fatiche delle donne e degli uomini del passato) che lo scorso mese di maggio, presso la casa editrice Dadò, è stato pubblicato un libro che ripercorre la storia della ditta fondata da Clementino Vedova nel 1929 e della numerosa famiglia a cui, con Alice nata Moretti, egli ha dato origine. Un opera, di oltre trecento pagine, ampiamente illustrate con foto d epoca e attuali, che cerca di cogliere il complesso intreccio di vissuti di una famiglia di quattordici figli e le vicende della loro ditta di trasporti che ha festeggiato gli 85 anni di esistenza. Due filoni di sviluppo che interagiscono in questo libro

11 11 che ne racconta la storia sull arco di quasi un secolo, dagli anni Venti del secolo scorso fino a oggi. Non è forse eccessivo, si potrebbe chiedere qualcuno, scrivere un libro intero sulla famiglia di Clementino Vedova di Peccia e sul suo percorso imprenditoriale che ha preso origine da un prestino e da un autocarro? Siamo convinti che ne è valsa la pena e argomentiamo dicendo che qualsiasi azienda, qualsiasi famiglia, o addirittura ogni persona, meriterebbero che la loro storia fosse raccontata. È con questo spirito che gli autori (Mario Donati, Fausta Pezzoli-Vedova e Tessa Donati) hanno realizzato questa pubblicazione, in cui il lettore potrà scoprire, oltre alle vicende proprie ai Vedova, uno spicchio esemplare e autentico della realtà lavizzarese, così come era vissuta da molte famiglie delle nostre vallate, che ogni giorno, in costante interazione con la natura, traevano con fatica il loro sostentamento. Incentivo per l acquisto di elettrodomestici ad alta efficienza energetica Il Municipio di Lavizzara, nell ambito delle misure per promuovere l efficienza energetica e le energie rinnovabili, ha emanato un ordinanza che prevede degli incentivi finanziari per la sostituzione di vecchi frigoriferi, congelatori, lavatrici e asciugatrici con apparecchi nuovi di classe energetica A++ o A+++. Per poter beneficiare del contributo occorre compilare l apposito formulario (ottenibile in Cancelleria comunale o scaricabile dal sito e inviarlo all Ufficio tecnico comunale. In seguito un incaricato procederà ad un sopralluogo per controllare l apparecchio da sostituire. Per questo motivo si raccomanda a coloro che intendono beneficiare dell incentivo di non procedere allo smaltimento del vecchio apparecchio prima della visita del responsabile comunale. L incentivo ammonta al 40% del prezzo d acquisto del nuovo elettrodomestico fino ad un massimo di franchi. Attività del Consiglio Comunale Nella seduta ordinaria del 12 giugno 2015 presso la sala del CC a Prato, alla presenza di 18 su 20 consiglieri comunali sono state prese le seguenti decisioni: (tra parentesi le cifre 2013) - Rinnovo dell ufficio presidenziale per l anno 2015 che risulta così composto: presidente Maddalena Giuseppe, 1 vice presidente Antonio Mignami e 2 vice presidente Emanuele Donati - Preso atto della dichiarazione di fedeltà del Consigliere comunale Simone Vedova - Approvazione del consuntivo comunale 2014 che ha chiuso con un avanzo di esercizio di Fr. 41'910,06 (Fr. 65'876,84) dovuto a entrate per Fr. 3'296'531,20 (Fr. 3'243'051,65) e uscite per fr. 3'254'621,14 (Fr. 3'177'174,81) - Approvazione del consuntivo 2014 dell Azienda Acqua Potabile di Lavizzara che presenta una maggiore entrata di Fr. 19'157,75 (Fr. 39'227,18) dovuta a entrate per Fr. 251'393,57 (Fr. 230'767,19) e uscite per Fr. 232'235,75 (Fr.191'540,01). - Approvazione della modifica dell articolo 26 del regolamento organico dei cimiteri - Approvazione dell accertamento dei confini giurisdizionali con i comuni di Brione Verzasca e Cevio - Concessione del credito di Fr. 60'000.- per la formazione del nuovo centro raccolta rifiuti in Valle di Peccia - Concessione del contributo di Fr. 70'000.- a favore del progetto di valorizzazione paesaggistica e agricolo dei Monti di Rima - Approvazione della convenzione e la relativa spesa di Fr. 17'000.- per l introduzione del servizio di polizia con la città di Locarno - Non ha concesso il contributo di Fr. 15'000.- a favore della città di Locarno per la realizzazione del Palacinema

12 12 Profumo di fieno di Cristiana Vedova Voglia di pace, di quella piacevole carezza che il sole elargisce prima di trafiggere l orizzonte, e lasciare che la quiete del crepuscolo avvolga la montagna. Decido di salire. La fronte piange il primo sudore quando il sentiero svolta a sinistra, s appiana di traverso, scivola di là dal vallone. Era una via battuta, si vede dalle scale larghe, dal pezzo di carraia che monta dolce fino all entrata di quello che in un passato non remoto era un vero e proprio villaggio. Comodamente adagiato su di un balcone di roccia rivolto al sole. Un luogo privilegiato, scelto con cura, al riparo dal freddo e dai pericoli. Oggi lo scenario è desolante, è quello del totale abbandono. La sofferenza del luogo mi sorprende, ogni volta mi contagia all istante, mi assale gettandomi addosso sentimenti di tristezza, di sconforto. Devo scavalcare ammassi disordinati di macerie, devo farmi strada tra i rovi per arrivare davanti allo stallone. Un edificio che fino a pochi anni fa aveva conservato un aspetto dignitoso. Oggi ha l alito pesante, di chi, stanco di lottare, si sta lasciando andare. La bella casa con terrazzo che lo guardava da sopra è completamente caduta. A parecchi altri stabili è toccata la stessa fine; di loro non resta che un contorno di mura in cui s accavallano disordinatamente travi spezzate e piode e sassi. Solo tre le costruzioni che a stento ancora si reggono in piedi. Faccio un giro per cercare di capire, per cercare qualche data, qualche indizio. Tra case e stalle e altre piccole costruzioni, forse cisterne, o porcili, riesco a trovare i resti di una quindicina di stabili Una sola scritta è scolpita su un macigno che ancora sorregge il muro dietro lo stallone. Fatico a decifrare, malgrado i caratteri siano grandi. G PP 17. È ciò che riesco a riconoscere. Tutt attorno al nucleo la fitta vegetazione ancora assopita lascia intravedere i terrazzamenti, a tratti ancora perfettamente sorretti dai tipici muri a secco. Mi accomodo sul selciato della piazzetta davanti allo stallone, guardo giù la valle, già in ombra, profonda, cupa, sembra ancora più scavata a vederla da qui sopra. Mi sento improvvisamente meglio, mi sento privilegiata. È strano, ogni volta che i miei passi mi conducono 1969, Corgello, Valle di Prato

13 13 quassù accade la stessa cosa. In poco tempo lo sconforto sparisce. La mente estirpa rovi e cespugli e felci, riordina ammassi di pietre e legname tira su muri rifà tetti. La mente, nel suo bisogno di armonia, ritrova in fretta il volto ringiovanito del luogo. La fantasia prende il volo, libera. Già vedo la mia casa, la stalla, il pollaio, i miei animali che beati si godono la bellezza di questo balcone sul mondo. Già vedo gli orti coltivati, sento il profumo intenso del fieno di montagna. Ancora una volta si sprigiona il sogno, una vita segreta da coltivare con cura, da gustare tutta a piccoli bocconi. Una vita talmente perfetta da riuscire a infondere nel mio intimo un piacevole senso di ebbrezza. Chiedo a Livio Poncetta di parlarmi di Corgello. Lui la Valle di Prato ce l ha stampata centimetro quadrato per centimetro quadrato sotto le suole delle scarpe, la conosce meglio di tutti. Lui di sicuro me lo conferma che là sopra il broncio delle rocce si nasconde un angolo di mondo dal fascino irresistibile. Un monte bellissimo, unico, Corgello! Salvatore e Berto Poncetta ai tempi lassù ci svernavano con le capre. A primavera scendevano coi capretti da vendere nella gerla. Un vero Paradiso con tanto sole anche in pieno inverno. Noi lassù falciavamo il fieno dei due terrazzi in alto, dietro le case. Si saliva dal Faèd oppure da Predée o da Schièd. Noi sempre dal Faèd. C erano 2 fili a sbalzo per mandare il fieno a valle. Uno arrivava a Predée, l altro lo ha piazzato mio padre e arrivava al Faèd. I prati erano buoni, si faceva il fieno per due mucche e forse di più a Corgello. Sotto lo stallone era tutto pulito fino al burrone, non vedevi neanche un albero. La prima casa sulla sinistra era una vera bellezza! Tutta in legno con una piccola finestra che dava su Schièd. Quanti fossero gli stabili di preciso non me lo ricordo, ma di sicuro tra case e stalle una quindicina potevano essere. Dovrei andare sul posto, allora di sicuro mi tornerebbe in mente tutto. Ci ritorno qualche giorno più tardi con addosso le parole di Livio. Della casetta sulla sinistra che lui mi ha descritto col sole negli occhi non resta che una vaga impronta La vegetazione col suo passo lento ma deciso sta cancellando anche quella. Sulla sinistra i resti di un altra casa. Le quattro mura sono ancora più o meno in piedi. Una piccola finestra continua a tenere d occhio l imbocco del sentiero, a rivolgere ai rari visitatori il suo debole saluto. La porta è li per terra, ancora intatta. Entro. Prudente, mi muovo tra i detriti leggera come un gatto, con passi ovattati. M avvicino alla finestrella. Voglio guardare fuori, voglio immaginare di vedere terrazzi e prati puliti e un bel sentiero largo, luminoso che sfuma dolce verso il fondovalle. Una nicchia nel muro ancora sorregge una mensola. Due piatti, una scodella, una sorta di borraccia di latta arrugginita resistono lì, da chissà quanto tempo, in modo quasi surreale. Un vecchio cucchiaio di ferro dalla forma rotonda è infilzato nel muro. Mi ricorda quello con il quale a Da l Ovi da bambina mangiavo la polenta e latte. Si litigava ogni volta per quello scomodo ma simpatico cucchiaio. Qualche volta mi capita di sperare che qualcosa accada, un miracolo forse, che Corgello in qualche modo ricominci a diffondere profumo di fieno. Altre volte invece penso che sia giusto così, forse è giusto che la Natura si riprenda ciò che le apparteneva. Forse la Natura ha scelto di rivolere Corgello per sé.

14 14 L ospite Direttrice degli Istituti scolastici SI e SE della Vallemaggia, una sfida ambiziosa di Alma Pedretti Da quattro anni è stata istituita la Direzione unica della scuola elementare (SE) e della scuola dell infanzia (SI) della Vallemaggia: un progetto ambizioso che ha richiesto un bell impegno e che comprende tre Istituti: Lavizzara, Cevio e bassa Vallemaggia. Un iniziativa importante che ha fatto strada anche in altre zone del Ticino, ad esempio in Valle di Blenio, con una realtà molto simile alla nostra. Si è sentita l esigenza di avere una persona di riferimento sul territorio, anche per più sedi e sezioni, che è sempre presente, che si sposta da un paese all altro e che conosce bene le realtà del territorio; una persona che tiene i contatti con l esterno, con altri Istituti, con le Autorità scolastiche circondariali o del Cantone. Bisogna farsi sentire per non restare solo una entità di periferia: abbiamo le nostre idee da condividere e non dobbiamo restare a margine dei discorsi importanti perché meno numerosi o perché piccoli istituti un po dispersi nella valle. Questo è avvenuto molto concretamente quest anno perché, grazie alla collaborazione delle Autorità scolastiche comunali, cantonali, e delle docenti potremo partire con un progetto sperimentale di classe mista scuola dell infanzia e scuola elementare. A partire dall anno scolastico 2015/2016 la frequenza alla scuola dell infanzia diventa obbligatoria per i bambini che compiono i quattro anni entro il 31 luglio (deroghe concesse per i nati ad agosto e settembre). Vista l evoluzione incerta e i pochi allievi piccoli, non era possibile garantire e mantenere una sezione di scuola dell infanzia (anche se per i bambini di 4 anni c é l obbligo di garantire una frequenza) perciò abbiamo pensato ad una riorganizzazione. La proposta è sperimentale e quindi la sezione mista SI (8 allievi) e di prima e seconda SE (10 allievi) permetterà la frequenza nel proprio Comune anche agli allievi della scuola dell infanzia anche nei prossimi anni. Constato che purtroppo nel 2015 non ci sono state e probabilmente non ci saranno nascite in Lavizzara. È importante che, grazie alla collaborazione, si possa tentare di portare nuovi progetti innovativi e stimolanti purché non siano di chiusura ma tendano ad aprirsi al resto della valle. La soluzione proposta permette di mantenere in Valle anche gli allievi più piccoli, evitando loro un tragitto di almeno venti minuti fino alla sede più vicina inoltre consente di sfruttare gli ampi spazi a disposizione nell attuale centro scolastico e di avere ancora la docente di scuola dell infanzia anche se solo al 60%. La fortuna è che potremo contare sulla presenza delle docenti che già lavorano a Sornico

15 15 dove la collaborazione tra i due ordini di scuola è già presente e permetterà di dare continuità alle pratiche acquisite. I ragazzi avranno quindi la compresenza delle due docenti (a parte il mercoledì) tutte le mattine e un pomeriggio. Negli altri momenti la docente SE (al 100%) sarà affiancata anche dai docenti delle materie speciali. La garanzia è di collaborazione tra i docenti con momenti condivisi utili a tutti, differenziando sulle risposte e non sugli stimoli da proporre e ci saranno comunque ancora momenti distinti per i due ordini di scuola con i loro programmi specifici. Questo progetto, sicuramente all avanguardia e che rispecchia la filosofia introdotta con il concordato HarmoS, permetterà di dare continuità e conoscenza dei due ordini di scuola inoltre ci sarà la garanzia di osservazione, consulenza e collaborazione della direzione e delle altre Autorità visto il carattere sperimentale del progetto. È una prima in assoluto, anche se a Bosco Gurin nel 2001, l ultimo anno della presenza della scuola, si ospitavano anche gli allievi della SI ma il numero totale era molto limitato, quindi questa novità farà strada e potrà essere modello anche per altre realtà simili alla nostra (ad esempio in Valle Onsernone). Questo è il mio auspicio! Oggigiorno rinunciare alle comodità è difficile e non tutti sono disposti a vivere senza, da noi però, nella maggior parte dei casi, prevale l attaccamento alla valle e questo aiuta a sopportare delle rinunce. La solidarietà e la collaborazione dei colleghi e delle Autorità aiuta allo scambio e alla conoscenza delle varie realtà facendo capire che anche in Lavizzara ci sono delle proposte e delle opportunità. Continua quindi la collaborazione tra tutti i docenti della valle, garantita anche dalla presenza di una direzione unica. La valle è una realtà che all apparenza può risultare più semplice e genuina ma non è sempre così, racchiude anch essa complessità e situazioni difficili si presentano come in altri luoghi, le problematiche possono essere simili anche se in contesti diversi. Con il progetto di direzione unica e ora di sezione mista SI/SE si valorizzano maggiormente anche le zone più discoste e sta crescendo una solidarietà ancora maggiore fra i tre istituti che lavorano insieme perché credendo in un progetto. Si uniranno le forze e si lavorerà assieme per il bene dei nostri allievi ma anche dei docenti perché oggigiorno anche loro richiedono uno scambio maggiore di informazioni tra loro. Vogliono sentirsi meno soli e vogliono poter condividere i problemi, sentirsi parte di una comunità e non docenti di zone periferiche e dimenticate. In questo senso anche i progetti d Istituto aiutano a creare unità e condivisione. Reputo comunque importante e fondamentale insegnare ai nostri giovani l amore per il luogo dove viviamo, far conoscere le radici, sicuri che tutto questo contribuirà a mantenere viva la valle e a far restare in loco i giovani che sono il nostro futuro, il futuro della valle. Le novità scolastiche non saranno però sufficienti a frenare lo spopolamento della Lavizzara e delle valli in generale: ci vogliono posti di lavoro perché le famiglie possano viverci e allora toccherà alle Autorità politiche di ogni ordine e grado creare occasioni di lavoro. Creando il modello di direzione unica abbiamo fatto strada in Ticino dimostrando di esserci e così abbiamo dato ulteriore voce e valore anche alle zone più periferiche e discoste. Avanti quindi così con il motto TUTTI PER LA VALLE perché la nostra voce viene ascoltata se dimostriamo con i fatti e con una presenza costante che ci siamo e che ci impegniamo.

16 16 Mezzo secolo in equilibrio sui pattini di Mario Donati È proprio il caso di dirlo, perché la Società Pattinaggio Lavizzara (SPL) festeggia quest anno la ricorrenza del 50 dalla sua fondazione, avvenuta il 20 marzo A onore del vero i lavizzaresi hanno cominciato qualche anno prima a cercare l instabile l equilibrio sui pattini e questo è testimoniato da diverse foto che ci illustrano come a partire dalla fine degli anni Cinquanta e l inizio del decennio successivo, a Broglio, a Prato e in Valle di Peccia e più tardi anche a Fusio, l attrazione del ghiaccio si diffuse rapidamente con la creazione dei primi campi di pattinaggio: proprio così si chiamavano, perché erano spesso creati laddove in estate c erano i prati e i campi. Non dobbiamo dimenticare che anche più a valle la passione aveva contagiato i giovani e di quadrilateri ghiacciati ne erano sorti anche a Cavergno, Cevio, Riveo, Maggia e Aurigeno e forse anche in qualche altro villaggio: bastava poco, meno sole possibile, la temperatura sottozero (e una volta in inverno succedeva più spesso e a lungo) e un gruppo di volonterosi. Questi inizi pionieristici legati al pattinaggio e al disco su ghiaccio, ma soprattutto le vicende che portarono alla nascita della SPL nel 1965 e al suo sviluppo successivo, stanno trovando spazio in un libro e in un DVD che usciranno il prossimo mese di novembre. Il gruppo di lavoro che si sta dedicando a questa pubblicazione è composto da Valentina Anzini, Bruno Donati, Mario Donati, Claudio Foresti, Mauro Jelmini, Tessa Donati (per la cura della linea grafica e dell impaginazione) e Marco Milani (per la realizzazione del DVD). Parallelamente allo sforzo editoriale, i membri del Gruppo, coadiuvati dal Comitato della SPL, stanno anche organizzando per il 7 agosto una serata pubbli- Oltre cinquant anni fa: siamo nelle campagne di Prato e riconosciamo (da sinistra): Bruna Poncetta (ora Mignami), Davide Medici (deceduto nel 2003), Marco Montemari, Claudio Foresti, Fernando Foresti, Giaele Foresti (ora Cavalli) e Renata Mignami (ora Frischknecht).

17 17 ca al Centro Sportivo Lavizzara, in cui verrà proiettata una composizione di alcuni spezzoni di filmati d epoca e una galleria di foto che coprono il percorso di vita della SPL e le numerose attività sociali promosse in mezzo secolo di vita. Durante la serata, preceduta da un aperitivo e dalla possibilità di cenare, si sarà per i convenuti l occasione di sottoscrivere il libro e il relativo DVD al prezzo di quarantacinque franchi, mentre il prezzo definitivo ammonterà a cinquanta (un franco per ogni anno di vita della SPL). Il libro (oltre trecento pagine ampiamente illustrate) ripercorre le vicende della SPL e in un certo senso quelle di molti lavizzaresi (e non) che a questa impresa hanno legato ampie fette della propria vita. La storia della SPL si intreccia intimamente con quella di molte persone, perché tra i punti saldi che ne hanno caratterizzato questo mezzo secolo, vi è lo spirito di volontariato e di semi-volontariato che ha animato i pionieri dei decenni scorsi (e quelli odierni), che di fatto ha creato quel valore aggiunto di risorse in grado di rendere possibile il successo della SPL e delle sue opere in una piccola realtà discosta come la nostra. L Hockey Club Lavizzara nella stagione 1966/67, l anno prima di debuttare nel campionato ufficiale di terza divisione. Si riconoscono (in piedi da sinistra): Renato Tonini, Foresti Matteo (deceduto nel 1981), Sandro Donati, Livio Donati (deceduto nel 1999), Aurelio Mignami, Renzo Donati (deceduto nel 1969). Accosciati (da sinistra): Bruno Donati, Fernando Foresti, Angelo Tanadini, Valerio Quanchi, Gianfranco Donati e Efrem Foresti.

18 18 Il risveglio dei sensi Inaugurato il Sentiero sensoriale a Sornico di Mirko Zanini Passeggiare in un ambiente naturale fa bene alla salute e i sentieri sensoriali da percorrere a piedi nudi offrono la ghiotta occasione per dedicarsi del tempo da trascorrere nella natura. A piedi scalzi, per riprendere coscienza di questa importante parte del corpo, sovente dimenticata, forse anche perché troppo lontana dalla testa. I piedi svolgono invece un ruolo ben più importante di quello che generalmente attribuiamo loro. Camminare scalzi fa bene alla salute visto che il contatto con il suolo e con gli elementi della natura induce una salutare distensione e svolge un piacevole massaggio plantare. Inoltre la camminata a piedi nudi rinforza la muscolatura delle gambe, favorisce la circolazione sanguigna, aumenta sensazioni ed emozioni, e naturalmente è divertente! Il Municipio di Lavizzara ha così deciso di promuovere la creazione di un sentiero sensoriale in località Gerre di Sornico, che va ad arricchire l'offerta ricreativa presente nel Comune. Si tratta di una primizia a livello cantonale che è stata progettata dallo studio di consulenze ambientali Maddalena & associati sagl di Gordevio. Il Patriziato di Sornico, proprietario del fondo su cui si snoda il sentiero di circa 500 m di lunghezza, ha aderito con entusiasmo al progetto. Il sentiero è stato creato all'interno di un suggestivo bosco alluvionale, ai bordi di un braccio laterale del fiume Maggia, in un contesto naturalistico pregiato e ricco di stimoli sensoriali. Si tratta di un ambiente naturale molto prezioso, inserito tra le zone golenali di importanza nazionale. Le scelte progettuali hanno pertanto minimizzato l'impatto delle strutture di gioco sulle componenti naturali, cercando di privilegiare le peculiarità morfologiche presenti. Il sentiero permette di condurre il visitatore a sperimentare sensazioni tattili diverse e suggestive, come il camminare sul muschio, nel fango, sulle pigne di abete, nel ruscello, nella sabbia, su ciottoli e cortecce di castagno, ecc. Il sentiero è pure arricchito con una decina di postazioni per allenare l'equilibrio, come per esempio un dondolo a bilico e dei trampoli in legno. Al termine del percorso è naturalmente possibile lavarsi i piedi. I lavori forestali sono stati svolti dalla ditta Silforst di Bosco-Gurin, e i lavori di muratura dalla ditta Moretti di Prato-Sornico. Accanto alla pontina sul fiume Maggia è stata inoltre allestita una postazione ricreativa con tavoli e panchine in legno, e una grande fontana realizzati dall'azienda forestale AFOP di Cevio. Un grill in sasso offre inoltre l'occasione per cucinare all'aria aperta. L'inaugurazione del Sentiero sensoriale è avvenuta lo scorso 19 giugno in occasione della giornata di chiusura dell'anno scolastico. Allievi e famigliari hanno così potuto sperimentare in prima persona le emozioni suscitate dal camminare a piedi nudi lungo il percorso e testare le varie postazioni che in parte sono state create grazie al loro volenteroso contributo. Il Municipio di Lavizzara rin-

19 19 grazia sentitamente i vari sostenitori che hanno permesso la creazione di questo progetto: Dipartimento del Territorio - Sezione forestale, COOP Regione Ticino, Patriziato di Sornico, Ente Regionale per lo Sviluppo del Locarnese e Vallemaggia, AFOP Azienda Forestale Cevio. L'invito è quello di visitare il sentiero sensoriale, aperto dal 15 maggio al 15 ottobre con entrata libera, e risvegliare così dei sensi magari addormentati. La Capellina della Neve al Piano di Peccia con la Madonna del Latte di Fabrizio Monaci 1 L edificio dell oratorio della Madonna della Neve come lo conosciamo adesso risale al Come tutti gli oratori della giurisdizione della parrocchia di S. Carlo, in origine vi era insediata soltanto una cappella edificata nel , le cui dimensioni corrispondevano all attuale aula centrale voltata a botte, ossia la parete centrale e la volta con gli affreschi rinascimentali del XVI secolo. Si racconta che una valanga investì il nucleo allora situato vicino alla cappella, al Pian Sopra 3, sovrastante Pian Fuori, provocando la morte di trentadue persone che furono poi seppellite a Sornico. Si narra che rimase miracolosamente in piedi solo il muro con l affresco della Madonna col Bambino Figura 1 della parete centrale 4. Altri ritengono che la valanga scesa verso la metà del XVII secolo si divise lasciandola intatta poco prima della cappella e proseguì investendo l agglomerato di Pian Fuori causando la morte di trentanove persone che furono poi sepolte a Sornico in bare di due morti ciascuna. Invero non rinveniamo documentazione diretta di quella sciagura (solo alcuni manoscritti dell Ottocento), ma qualcosa deve pur essere successo, altrimenti non troveremmo le ragioni che possano giustificare tanto il nome che l oratorio ancora porta comunemente (Capellina, e non oratorio, della Neve) quanto la memoria ancora ben radicata della tragica vicenda, che anche se con diverse venature è stata tramandata fino ai nostri giorni 5. Nel 1951 la Cappellina doveva poi ritrovare il sussulto della valanga. La coltre nevosa che un tempo la seppellì (oppure la scansò dividendosi) questa volta si appoggiò soltanto sul tetto senza, per fortuna o per miracolo, cagionare danno alcuno 6.

20 20 In occasione della visita pastorale del 15 ottobre 1891 il vescovo Molo, rilevando che le figure dei Santi non erano sufficientemente decorose, decise di interdire la Cappella. Per qualche anno non si celebrò più nessuna funzione e si lasciarono le cose così com erano. Grazie al sostegno finanziario della maestra Marianna Mattei, nonché al concorso della popolazione, si ampliò la cappella aggiungendo la navata e il portico, dotandola di altare in muratura, decorandola artisticamente, e corredandola di arredi, il tutto allo scopo di conformare l edificio alle esigenze canoniche. Terminati i lavori, il Consiglio parrocchiale si rivolse al vescovo chiedendo di poter far benedire quello che oramai era diventato un oratorio e di permettere la celebrazione della Santa Messa, ciò che avvenne il 23 agosto 1896 ad opera del provicario foraneo Sac. Paolo Bianchi 7. Purtroppo nel 1896 per rendere decorosa la chiesetta i parrocchiani decisero di ricoprire gli antichi dipinti con intonaco e calce, Figura 2 lasciando solo parte della Madonna sulla parete centrale del 1577 (figura 1), anch essa comunque improvvidamente ritoccata. Probabilmente in parte vi sono stati costretti: la riforma cattolica tridentina annoverò tra le immagini sconvenienti, che si riteneva potessero fuorviare il fedele, le rappresentazioni di Maria a seno scoperto poiché accusate di distogliere i fedeli dalla preghiera. Fu demandato ai vescovi il compito di valutare le varie rappresentazioni e di decidere se queste dovessero essere ritoccate, oppure rimosse 8. Madonna del Latte che difatti è stata poi rinvenuta successivamente, nel 900. In effetti, nel 1939, ancora su sollecitazione privata, il Consiglio parrocchiale decise di avviare nuovi restauri, affidati poi al pittore di Tenero Pompeo Maino, il quale nel 1940 rinvenne casualmente due affreschi sulla volta di fondo del lato destro: una Vergine allattante e la testa di San Rocco alla sua destra. Per merito della tenacia e della perseveranza di Don Agostino Robertini 9 e del curato Medici 10 i quali, malgrado le aspre critiche sia locali sia a livello cantonale, vollero ostinatamente portare a termine il rinvenimento degli affreschi si scoprì, nel 1941, un bel trittico (cfr. fig. 2) al centro del quale compare una Madonna che allatta il Bambino con un seno scoperto che sporge dalla veste (v. fig. 3). La Madonna apparve seduta, San Rocco quasi completo, e la terza figura, comparsa nella sua parte centrale e nella parte superiore del capo, rappresentava San Sebastiano, entrambi invocati per scongiurare carestie ed epidemie. Apparvero poi due angeli incompleti che sostengono la corona della Vergine e alcune linee decorative che chiudono il trittico si ritrovarono solo a frammenti. Sempre nell estate del 1941, ai primi di agosto, il pittore Maino rinvenne altri squarci di magnifiche decorazioni: così si scoprì che la Madonna centrale sopra all altare aveva seggio e sfondo, e sotto vi era una legenda con data 11, il tutto ricoperto di calce nel Una semplice lavatura permise la ricostruzione di tutto un complesso grandioso. La stessa Madonna era stata ritoccata in modo incredibile. Ricercando la cornice del quadro si scoperse a destra San Giovanni Battista e a sinistra qualche scorcio di un altro santo, San Bernardo. Sulla volta a sinistra apparve un altra figura di santo e altri squarci difficilmente comprensibili, che in seguito si riveleranno essere San Lucio e Sant Antonio Abate, santo protettore degli alpigiani e dei casari il primo, e degli animali Figura 3 il secondo. Nella parte centrale del voltino ricomparve in uno

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