Pietro Aretino «flagello dei principi» e il suo epistolario

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1 Gabriela Unzeitigová Pietro Aretino «flagello dei principi» e il suo epistolario Vedoucí bakalářské práce: Mgr. Paolo Divizia, Ph.D. Filozofická fakulta Masarykovy univerzity v Brně 2007

2 Prohlašuji, že jsem bakalářskou práci vypracovala samostatně a že jsem uvedla všechny prameny, jichž jsem použila. V Brně dne

3 Vorrei ringraziare il Prof. Paolo Divizia per avermi dato preziosi consigli nella fase finale della stesura della presente tesi, nonché vorrei altrettanto ringraziare il Prof. Paolo Procaccioli per avermi fornito i materiali necessari. 3

4 Indice: Introduzione Pietro Aretino Gli inizi a Perugia Ľascensione e la caduta alla corte di Roma Mantova I trent' anni a Venezia Pietro Aretino e il Cinquecento La produzione letteraria La tradizione delle lettere e del libro di lettere Ľinvenzione del libro di lettere La nascita del primo libro di lettere La struttura I temi Una raffinata strategia Il futuro delľ epistolario aretiniano...29 Conclusione...31 Bibliografia

5 Introduzione Il nostro interesse per ľaretino è stato suscitato dalle lezioni del professore Paolo Procaccioli dell Università di Viterbo, il quale è al tempo stesso un importante studioso contemporaneo, che si è occupato della vita e delľopera di Pietro Aretino. La figura delľaretino ci attira soprattutto perché si tratta di una persona controversa che nel suo tempo, benché non provenisse dalla società nobile, riuscì a ottenere un successo enorme, a trattare alla pari con i maggiori sovrani d'allora ed a formare dalla scrittura il mestiere. Un altro motivo perchè abbiamo scelto ľaretino per ľargomento di questo lavoro è la poca attenzione che si dedica a questo personaggio, sebbene di diritto appartenga a quelli più interessanti del Cinquecento. Il presente lavoro si sofferma sulle singole tappe della sua vita ricca e sulla sua produzione letteraria, in particolare sulla produzione epistolare. Nei seguenti capitoli cercheremo di spiegare che cosa rende il suo libro di lettere diverso dagli altri, e quali sono le sue particolarità, per quanto riguarda la struttura, i temi delle lettere e la sua propria concezione di questo genere. Il nostro scopo è offrire al lettore un ritratto generale di quesťautore ed accennare ai tratti specifici che lo rendono interessante. Per poter giungere a quello che abbiamo eletto come obiettivo di questa tesi, lavoriamo con i materiali di cosultazione generale, con i testi critici e attingiamo dalle lettere scritte da Pietro Aretino. 5

6 1. Pietro Aretino Pietro Aretino nacque ad Arezzo la notte fra il 19 e il 20 aprile Intorno alľambiente familiare ed alla giovinezza delľaretino non esistono molte informazioni. Il punto di partenza è che Pietro Aretino si allontanò presto dalla città natale e che, accogliendo un uso assai frequente fra letterati, artisti e avventurieri del tempo, volle essere chiamato solo col nome della patria 1. Perugia, Roma, Mantova e Venezia sono le quattro città nelle quali ľaretino si stabilì successivamente e che rappresentarono i momenti decisivi nella sua vita e nella carriera. È importante ricordare questi quattro periodi che aiutano a capire meglio il personaggio di Pietro Aretino Gli inizi a Perugia Nel ľaretino si trovava già a Perugia. Si può dire che gli anni perugini furono segnati per ľaretino dai primi successi. Fin dalľarrivo egli fu protetto dalľumanista Francesco Bontempi che ľimmise nel nobilesco ambiente letterario perugino 3. Durante il periodo a Perugia ľaretino fece le prime prove di poeta componendo nel 1512 una raccolta di rime dal titolo Opera Nova del Fecundissimo Giovene Pietro Pictore Aretino, zoe Strambotti Sonetti Capitoli Epistole Barzelette et una desperata. «Sono i componimenti privi al tutto di originalità e di efficacia, ispirati dal petrarchismo di fine secolo XV. Sono le prime prove che testimoniano un inizio di carriera letteraria attuato sotto la precisa influenza di un gusto e di una cultura 4.» 1 Cfr. G. INNAMORATI, Pietro Aretino, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto della Enciclopedia italiana fondato da G. Treccani, Roma 1949, pp Impossibile indicare la data precisa della partenza da Arezzo e delľarrivo nella città umbra cfr. P. ARETINO, Le Lettere, con introduzione, scelta e commento di P. Procaccioli, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 1990, p Cfr. G. INNAMORATI, Pietro Aretino, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto della Enciclopedia italiana, Roma 1949, p Cfr. IBIDEM, p

7 1.2 Ľascensione e la caduta alla corte di Roma Verso il 1517 ľaretino dopo una breve permanenza a Siena si spostò a Roma, dove trovò protezione dal potente finanziere Agostino Chigi, che gli offrì la vita avventurosa nel mondo cortigiano nella Roma di Leone X. Pietro Aretino come lo descrisse G. Innamorati «gioviale e intelligente, dotato da una sfacciataggine ch`era insieme improntitudine e oculata sagacia, prudente alľoccorenza e sempre attento a captare impressioni e sensazioni ďogni genere» 1 diventò presto un personaggio di gran importanza alla corte leonina, il quale partecipò alla vita e alla cultura contemporanea. Dopo la morte di Leone X, mecenate degli artisti e scrittori, oltre a Giulio de` Medici non c'era tra i cardinali nessuno che continuasse nella politica di mecenatismo. Attorno al cardinale de` Medici si riunirono tutti i rappresentanti della vita artistica e culturale di Roma e iniziarono una grande campagna politica con ľaretino a capo. Ľattività delľaretino, che gli diede ampia fama anche alľestero, fu la produzione di pasquinate violente contro altri candidati al pontificato. Visto che le pasquinate rappresentarono un ruolo importante nella sua carriera e influenzarono la sua vita futura, risulta necessario dedicare due parole alla loro spiegazione, specialmente se «un`impronta tutta originale ricevettero da Pietro Aretino» 2 Le pasquinate sono «componimenti anonimi, scritti in latino o in volgare, che dalľinizio del Cinquecento si usarono affiggere in Roma presso un antico torso di statua, detto di Pasquino, collocato nel 1501 in Parione, a un angolo del palazzo Orsini. Erano testi satirici, indirizzati contro i poteri cittadini, i cardinali, i papi; venivano usati come arma di battaglia nella lotta tra le fazioni della Curia.» 3 1 Cit. G. INNAMORATI, Pietro Aretino, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto della Enciclopedia italiana fondato da G. Treccani, Roma 1949, p Cit. G. FERRONI, Storia della letteratura italiana vol. II., Dal Cinquecento al Settecento, Einaudi Scuola, Milano 1991, p Cit. IBIDEM, p

8 Le sue pasquinate non esprimevano solo la satira personale però anche ľaccidia burlesca e amara e ľinsoddisfazione del gran pubblico romano e italiano. 1 Non smise nella sua produzione nemmeno dopo la inattesa elezione del severo Adriano VI. Continuò la sua campagna manifestando in forme aggressive il risentimento generale per quella scelta indesiderata e preoccupante. Il suo atteggiamento aperto gli portò un successo notevolissimo e la sua fama ľaccompagnò in tutto il mondo ďallora. La Roma di Adriano VI. diventò un posto non adatto per la figura delľaretino e per le sue opinioni. Prima che il nuovo Papa arrivasse a Roma egli nelľestate del 1522 partì e seguì il cardinale de` Medici. Dopo diversi viaggi in esilio attraverso ľitalia ľaretino nel 1523 tornò a Roma alľelezione del cardinale de` Medici che fu proclamato pontefice e asunse il nome di Clemente VII. In breve tempo riuscì a riacquistare la notorietà di cui aveva goduto precedentemente e per lui iniziò un periodo «di maneggi politici, di esperienze di sottogoverno e di coperta diplomazia.» 2 Nel 1524 ľaretino stette davanti alla prima prova di forza. Il cardinale Giovanni Matteo Giberti, datario 3 pontificio e uomo poco disposto a tollerare le ingerenze e le spavalderie delľaretino, fece imprigionare ľincisore e amico delľaretino, Marcantonio Raimondi, per una serie di sedici tavole di argomento erotico tratte da disegni di Giuglio Romano. 4 ĽAretino ottenne la scarcerazione direttamente dal Papa e scontento del primo successo decise di comporre sedici sonetti, noti come Sonetti Lussuriosi, descrizioni e commenti delle sedici incisioni erotiche del pittore Giulio Romano che diedero origine a un nuovo scontro col datario pontificio. 5 Il datario riuscì a ottenere ľordine di carcerazione per ľaretino 1 Cfr. G. INNAMORATI, Pietro Aertino, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto della Enciclopedia italiana fondato da G. Treccani, Roma 1949, p Cit. IBIDEM, p Cardinale datario, il cardinale che presiedeva alľufficio della dataria della Curia romana. Cit. G. DEVOTO, G. C. OLI, Dizionario della lingua italiana, a cura di di L. Serianni e M. Trifone, Le Mannier, Firenze 2004, p Cfr. P. ARETINO, Le Lettere, con introduzione, scelta e commento di P. Procaccioli Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 1990, p Cfr. G. INNAMORATI, Pietro Aretino, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto della Enciclopedia italiana fondato da G. Treccani, Roma 1949, p

9 che però abbandonò Roma e raggiunse Giovanni dalle Bande Nere a Fano. In sua compagnia si incontrò per la prima volta con Francesco I, re di Francia. Quelľ anno ľaretino tornò ancora a Roma per diventare il protettore ufficiale della festa di Pasquinio. «Sembrò rappacificato con il Giberti, al quale dedicò una canzone (Canzone in laude del datario)» 1 però gli avvenimenti seguenti dimostrarono il contrario. Il 28 luglio 1525 diventò ľoggetto di un attentato dal quale scampò a caso. Le gravi ferite alle mani e al volto, dovute alľincidente, riuscirono per miracolo a guarire. «Il fattaccio, a Roma e per le corti ďitalia, fu subito alľ ordine del giorno e tutti sapevano o capivano che dietro alľattentatore c'era qualcuno più potente e non era difficile intuire chi fosse.» 2 ĽAretino apertamente indicò il mandante in Giberti e pretendeva la vendetta. Clemente VII, che non ebbe il coraggio di affrontare il potente datario, non diede ascolto alle pretese delľaretino e abbandonò il suo amico. «Sconfitto, amareggiato e gonfio di spiriti vendicativi contro tutta la corte romana, ľaretino partì da Roma il 13 ottobre 1525» Mantova Dopo la sua fuga da Roma trovò per qualche tempo la protezione contro il perseguimento della corte di Roma, dal suo fedele amico condottiero Giovanni dalle Bande Nere e dopo la sua improvvisa morte anche alla corte di Federigo Gonzaga. Il soggiorno a Mantova rappresentò un'altra tappa importante nella vita di Pietro Aretino. Dopo gli avvenimenti di Roma si rese conto del bisogno di crearsi un retroterra letterario meno occasionale e di sfruttare a fondo la sua fama ben nota al pubblico cortigiano. In quei mesi di vita 1 Cit. P. ARETINO, Le Lettere, con introduzione, scelta e commento di P. Procaccioli, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 1990, p Cit. G. INNAMORATI, Pietro Aretino, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto della Enciclopedia italiana fondato da G. Treccani, Roma 1949, p IBIDEM p

10 mantovana ľaretino iniziò a comporre i suoi pronostici e gli avvisi che erano «ben calcolate previsioni satiriche basate sul modello dei correnti pronostici astrologici dedicati al pubblico cortigiano che è preparato a riconoscere alľ Aretino il proprio interprete e il proprio eroe.» 1 Oltre ai pronostici ľaretino durante questo periodo iniziò a scrivere un poema cavalleresco (Marfisa) destinato a celebrare la famiglia Gonzaga e abbozzò una commedia (Il Marescalco). Intanto Roma continuava a protestare e minacciare il marchese per la protezione data alľaretino. Il Gonzaga, consapevole del potere politico della corte romana e delle conseguenze possibili, accettò le pretese della Curia. Poco dopo ľaretino abbandonò Mantova e non ritornò più. Non è chiaro se egli abbia operato in quella maniera sulla base della propria intuizione oppure se sia stato fortunato. Non si sa nemmeno se il Gonzaga ľabbia messo in guardia dal pericolo imminente nel caso che fosse rimasto alla corte di Mantova. Certo è che i rapporti tra i due continuarono per molti anni con spirito amichevole I trent'anni a Venezia Nel marzo 1527 si stabilì a Venezia dove trascorse circa trenta anni fino alla sua morte. Il periodo passato qui è considerato quello più di successo della sua vita, sia dal punto di vista letterario sia da quello prestigioso. Venezia era il luogo ideale, adatto alle voglie, alle ambizioni ed al gusto di vivere delľaretino. Tutto quello che la città gli offriva, ľaretino godeva in pieno. Oltre ciò egli acquistò il rispetto e ľaperta protezione da parte dei maggiori esponenti della vita politica veneziana. Egli in compenso offrì a loro «una ben collaudata sagacia politica di informatore e di fiancheggiante propagandista di primissima qualità» 3 1 Cit. G. INNAMORATI, Pietro Aretino, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto della Enciclopedia italiana fondato da G. Treccani, Roma 1949, p Cfr. IBIDEM, p Cit. IBIDEM, p

11 ĽAretino sfruttò la sua fama di satirico predatorio la quale ricevette grazie alle pasquinate ed osò affrontare i potenti. Li minacciava, lanciava a loro maldicenze e calunnie oppure pubblicamente li elogiava. La sua penna diventò un' arma temibile e lui stesso ne fu consapevole. Costrinse i signori italiani e stranieri affinchè gli dessero i benefici senza che lui diventasse il loro servo. Si afferma così ľimmagine di Aretino come giudice, tutto indipendente, della vita delle corti contemporanee. Questa sua nuova posizione gli procura il titolo di «flagello dei principi». 1 La sua fama gli portò perfino il riconoscimento rispettoso delľimperatore Carlo V e del re di Francia Francesco I, che dona alľaretino la famosa collana d'oro e una pensione di quattrocento scudi. Dalľaltra parte egli ebbe anche molti nemici che provarono a distruggerlo e macchinarono gli attachi contro la sua persona. Sono noti i casi con i suoi ex amici e ex collaboratori come possono dimostrare Nicolò Franco e il Doni. Non si dovrebbe dimenticare né «il processo nel 1538 per bestemmia e, forse, sodomia che però si appiana in breve tempo per ľintervento del duca di Urbino.» 2 ĽAretino condusse una vita sfrenata in pieno lusso, circondato dalle persone fedeli che formavano la sua famiglia. La sua casa, luogo di ritrovo degli amici artisti e letterati d'ogni grado, fu famosa in tutta ľeuropa e oggetto di visite continue, durante le quali egli scorgeva accortamente un affare vantagiosissimo. A Venezia abitava nei due bellissimi palazzi nella località più prestigiosa, in riva al Canale grande: il primo prese in affitto da Domenico Bolani, situato di fronte a Rialto. «Felice delľabitazione e convinto in cuor suo che le lodi ch'egli donava puntualmente al proprietario valessero almeno quanto la pigione che si guardava bene dal pagare.» 3 Dopo ventidue anni nel 1551 però fu costretto a lasciarlo e trasferirsi in un altro 1 Ľ Ariosto nelľ ultimo canto delľ Orlando Furioso, interpellandolo «divino Aretino», lo chiama «flagello di principi». Cfr. M. COTTINO JONES, Introduzione a Pietro Aretino, Laterza, Bari 1993, p Cit. P. ARETINO, Le Lettere, con introduzione, scelta e commento di P. Procaccioli, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 1990, p Cit. G. INNAMORATI, Pietro Arettino, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto della Enciclopedia italiana fondato da G. Treccani, Roma 1949, p

12 dove rimase fino alla morte. Una curiosità è che la pigione fu a carico del duca Cosimo. «Da Venezia ľaretino quasi non si allontanò, se non per brevi viaggi politicamente importanti per la propria carriera di letterato, o ufficialmente richiestigli dalla Repubblica veneta che in lui vedeva un ambasciatore ideale.» 1 Il suo ultimo viaggio effettuò a Roma dopo la elezione del nuovo Papa Giulio III, proveniente da Arezzo, sperando di ottenere il cappello cardinalizio. Però non realizzò la sua ambizione. ĽAretino morì il 21 ottobre 1556 a Venezia. 2. Pietro Aretino e il Cinquecento Il sedicesimo secolo si trova da una parte nel segno di una crisi sia politica, sia religiosa: ľitalia perde la sua posizione principale nel commercio; nasce una nuova potenza, la Spagna, ricca delle immense risorse dei territori americani, che si contrappone alla Francia; ľimpero turco rappresenta ormai un pericolo grave e vicino per gli Stati europei; si sentono le esigenze di un profondo rinnovamento religioso, disperde ľunità spirituale delľeuropa, si diffondono i pensieri di Lutero e Calvino e nasce la Riforma protestante. Dalľ altra parte è il secolo del pieno sviluppo artistico, i massimi centri della cultura si trovano soprattutto in Italia: a Roma e a Venezia, dove convergono i più grandi artisti del tempo. ĽItalia durante il Cinquecento politicamente decade, la maggior parte del territorio italiano si trova sotto il dominio straniero, cosicchè ľitalia prova a conservare la tradizione e ľindipendenza almeno nel campo culturale e letterario. Il suo tentativo si specchia nel filone culturale e letterario, detto il Classicismo. Si tratta di un fenomeno d'importanza e di grande durata che si ricollega alle idee antiche della perfezione estetica e che vuole fornire le norme nella nascita della lingua italiana nazionale. Il ruolo chiave rappresentò P. Bembo che proponeva una visione del 1 Cit. M. COTTINO JONES, Introduzione a Pietro Aretino, Laterza, Bari 1993, p

13 modello della lingua italiana come il linguaggio letterario dei grandi scrittori del Trecento, Petrarca per la poesia e Boccaccio per la prosa, ritenuti ľideale di un classicismo moderno. Ľidea classicistica rese possibile che dalla letteratura diventasse un'attività basata sulľosservazione delle norme e sulľimitazione del Petrarca e del Boccaccio. 1 Il petrarchismo 2 promosso dal classicismo contribuisce alľunificazione della penisola, ma evoca anche forti riserve. Riducendo i modelli ai soli Petrarca e Boccaccio, il classicismo rinascimentale esclude una parte enorme della tradizione letteraria italiana. Per questo motivo si manifestano soprattutto a Roma e a Venezia aspre reazioni di rifiuto verso il modello linguistico e letterario che rappresenta il petrarchismo. 3 Soprattutto a Venezia con lo sviluppo delľeditoria si diffonde la letteratura antipetrarchesca, il cui iniziatore principale è ritenuto Pietro Aretino. Il suo atteggiamento antipetrarchesco è evidente nella sua lettera destinata a Lodovico Dolce. La lettera A messer Lodovico Dolce, pubblicata nel primo libro di lettere, sviluppa un tema ďimitazione molto discusso tra la fine del '400 e la prima metà del '500. ĽAretino in essa definisce la differenza tra imitazione e furto: «Andate pur per le vie che al vostro studio mostra la natura, se volete che gli scritti vostri faccino stupire le carte dove sono notati, e ridetevi di coloro che rubano le paroline affamate, perché è gran differenzia da gli imitatori a i rubatori, che io soglio dannare. [...] Il Petrarca e il Boccaccio sono imitati da chi esprime i concetti suoi con la dolcezza e con la leggiadria con cui dolcemente e leggiadramente essi andarono esprimendo i loro, e non chi gli saccheggia, non pur dei «quinci» e dei «soventi» e degli «snelli», ma dei versi interi.» 4 Sulla base del sopracitato paragrafo risulta che Aretino condanna chi si limita a rubare i vocaboli che, estratti dal loro contesto, 1 Cfr. J. PELÁN a kolektiv autorů, Slovník italských spisovatelů, Libri, Praha 2004, p Fenomeno letterario caratteristico specie del Cinquecento, il cui iniziatore P. Bembo pose a modello assoluto di poesia lirica il Canzoniere di Francesco Petrarca dal quale prende direttamente il nome. Cfr. J. PELÁN a kolektiv autorů, Slovník italských spisovatelů, Libri, Praha 2004, p Cfr. V. DE CAPRIO, Progetto letteratura, Einaudi Scuola, Torino 2003, p Cit. P. ARETINO, Le Lettere, con introduzione, scelta e commento di P. Procaccioli, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 1990, pp. 219,

14 pedanti.» 2 Nella seconda parte della stessa lettera invece Aretino assume perdono la propria sostanza. Egli considera ľimitazione la riproduzione dello stile delľautore ritenuto modello, mentre il furto consiste nella semplice copia del suo lessico o di interi versi. 1 «La prima rappresenta un'attività lecita e intelligente; il secondo è invece un esercizio sterile e da un tono ostile verso ľimitazione e il classicismo ed esprime la propria idea della poesia: «io ti dico che la poesia è un ghiribizzo de la natura ne le sue allegrezze, il qual si sta nel furor proprio, e mancandone, il cantar poetico diventa un cimbalo senza sonagli e un campanil senza campane.» 3 La poesia, secondo Aretino, è il frutto della naturale ispirazione, la quale il poeta deve possedere dalla nascita e i modelli deve prenderli da ciò che è vivente e reale. Alľinizio di questo capitolo è stato detto che Pietro Aretino rappresentava il filone antipetrarchesco. La prova di ciò non è soltanto questa lettera che esprime una chiara definizione di poetica estranea al classicismo, ma anche una ricca produzione letteraria di Aretino svolta soprattutto durante gli anni passati a Venezia. 3. La produzione letteraria La produzione di Aretino si può distinguere in due fasi. Nella prima ľopera si muove in un orizzonte cortigiano e nascono le pasquinate, i Sonetti lussuriosi e la prima stesura della commedia La Cortigiana. Delle prime due abbiamo già parlato sopra, ora concentriamo la nostra attenzione sulľultima delle sopracitate opere. 1 Cfr. V. DE CAPRIO, Progetto letteratura, Einaudi Scuola, Torino 2003, pp. 219, Cit. IBIDEM, p Cit. P. ARETINO, Le Lettere, con introduzione, scelta e commento di P. Procaccioli, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 1990, p

15 La Cortigiana opera in 5 atti, scritta in italiano è la prima delle cinque commedie pubblicate da Pietro Aretino. La commedia è situata a Roma e sviluppa due linee tematiche. Una si svolge attorno alla figura di messer Maco, che arriva a Roma da Siena per farsi cortigiano e ľaltra è relativa alla storia di messer Parabolano, ricco e scaltro cortigiano. Queste due trame sono però assai tenue e appena riconoscibili nella snodatura della commedia, il cui motivo principale è dettagliamente effigiare la società e il suo atteggiamento nella vita cortigiana di Roma. 1 La prima versione delľopera risale al 1525, però ľaretino la lascia inedita e alla tematica torna dopo circa dieci anni. Nel 1534 la rielabora per essere più corrispettiva al gusto letterario del tempo e nelľagosto del medesimo anno la pubblica. La seconda fase è invece caratterizzata da una produzione libera dai vincoli cortigiani. Aretino si trova a Venezia, in una città con la società più aperta e con possibilità editoriali, la quale gli offre non solo ottima accoglienza e protezione, ma soprattutto unica opportunità di diffondere una propria immagine pubblica di scrittore indipendente, critico verso le corti e verso la Chiesa. 2 La produzione letteraria di Aretino in questa fase è molto ricca e le sue opere offrono una gamma molto varia di argomenti e di forme. «Si tratta di opere in poesia e in prosa, di argomento religioso e profano, di trattati e di epistole, di opere teatrali comiche e tragiche, redatte in un linguaggio vivacissimo spesso innovatore e trasgressivo e sempre in stretta corrispondenza con la situazione storica e culturale in cui agiva il loro autore.» 3 Dal punto di vista del valore letterario sono i suoi dialoghi e le lettere che meritano la maggior attenzione. Entrambi sono un esempio della portata tutta originaria e innovativa delľautore. In particolare furono i dialoghi in cui la sperimentazione delľaretino raggiunse il culmine. «Parodiando e rovesciando la forma classicistica del genere, egli inventò il dialogo puttanesco, in cui alcune 1 Cfr. G. INNAMORATI, Pietro Aretino, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto della Enciclopedia italiana fondato da Treccani, Roma 1949, p Cfr. V. DE CAPRIO, Progetto letteratura, Einaudi Scuola, Torino 2003, pp. 211, Cit. M. COTTINO JONES, Introduzione a Pietro Aretino, Laterza, Bari 1993, p

16 figure di cortigiane presentano ľimmagine di un mondo violento e furfantesco, dominato dal denaro e dal sesso, dove ogni ideale viene ridotto a strumento di finzione e di inganno.» 1 I dialoghi delle prostitute: Ragionamento della Nanna e delľ Antonia, pubblicato nel 1534 e Dialogo nel quale la Nanna insegna a la Pippa nel 1536, poi indicate col titolo unico di Ragionamenti. I temi principali riguardano la vita delle donne, delle donne monache, maritate e prostitute. Francamente si racconta delľarte della cortigiana e del ruffianare, delle insidie degli uomini. Oltre a ciò si presentano le situazioni più scabrose e oscene e le beffe più violente La tradizione di lettere e di libri di lettere Il mondo classico dedicò ai lettori un gran numero di raccolte epistolari orientate sulľimmagine delľautore e sulla sua superiore dignità culturale. In particolare si diffusero gli epistolari di Petrarca e degli umanisti e grazie alľattività editoriale veneziana si aggiudicarono un'ampia circolazione internazionale. Anche se si è detto che nessuno fino ad allora aveva raccolto epistole volgari e che ľinventore del genere fu Pietro Aretino, avvenne proprio il contrario. Già nel 1510 era uscito un volume di lettere di Francesco Filelfo 3 e si può presupporre che ľepistolografia umanistica già da prima abbia prodotto esempi del genere. Sebbene ci siano le prove delľepistolario volgare precedente, in generale Pietro Aretino è ritenuto ľinventore o meglio ľiniziatore di questo genere. Quando nel 1538 pubblicò il primo libro di Lettere offrì un'immagine ovvia e insieme del tutto nuova. Ovvia perché la scrittura di lettere era un' attività abituale delľuomo di cultura e nuova perché quelle epistole erano di tutt'altro tipo in confronto alle lettere degli umanisti caratterizzate dalla ricercatezza formale, dal tono serio, contenuto e spesso dottrinario. 1 Cit. G. FERRONI, Storia della letteratura italiana vol. II, Dal Cinquecento al Settecento, Einaudi Scuola, Milano 1991, p Cfr. IBIDEM, p Cfr. M. COTTINO JONES, Introduzione a Pietro Aretino, Laterza, Bari 1993, p

17 Con la pubblicazione del primo libro di Lettere ľaretino raggiunse un grado di popolarità e rinomanza incomparabile e aprì, dunque, una nuova strada ai seguaci. Il primo, ma senza grande successo, fu il suo ex discepolo Niccolò Franco con Le pístole volgari (1539). In seguito nacquero le prime antologie di Lettere di autori diversi (come quelle di Pietro Bembo, di Andrea Calmo, di Girolamo Parabosco, di Claudio Tolomei, di Tarquato Tasso), e raccolte più specifiche, come le Lettere di molte valorose donne, le Lettere facete e le Lettere amorose. 1 Le raccolte volgari raggiunsero un grande favore presso il pubblico, i lettori potevano trovarvi dei modelli di vita e di comportamento, da ammirare o da imitare nella realtà quotidiana. Molto spesso i libri di lettere ebbero una funzione didattica. Ľobiettivo era «offrire al pubblico buoni esempi di scrittura, schemi, situazioni e formule da seguire nella corrispondenza personale.» 2 5. Ľinvenzione del libro di lettere Come è stato detto nel lavoro di Paul Larivaille: «Pietro Aretino, con il primo libro delle Lettere approdò alľinvenzione sua piú autentica, la scoperta stilistica e culturale piú completa ch'egli seppe trarre dalľesperienza di sé e del suo tempo.» 3 Le Lettere non sono una semplice raccolta di epistole che ricostruisce la civiltà del Cinquecento italiano. Oltre a un innegabile rilievo documentario, letterario e culturale, il suo maggiore valore consiste nel concetto di questa opera. ĽAretino approfittò della sua produzione precedente, della sua fama pubblica, della familiarità con i rappresentanti di primo piano del mondo artistico e letterario, dello strettissimo rapporto con ľeditoria e formulò, con una raffinata strategia personale, il suo epistolario come strumento di una promozione, che si rivelerà molto duttile e durevolmente efficace. 1 Cfr. V. DE CAPRIO, Progetto letteratura, Einaudi Scuola, Torino 2003, p Cit. IBIDEM, p Cit. P. LARIVAILLE, Pietro Aretino, Salerno Editrice, Roma 1997, p

18 5.1. La nascita del primo libro delle lettere Ľobiettivo di questo capitolo è, sulla base dei materiali di Paolo Pracaccioli, di Paul Larivaille e di M. Cottino Jones, ricostruire cronologicamente gli indizi della tentazione di ricuperare le missive, di pubblicare una raccolta di lettere ed accennare ai fattori che conducevano alla nascita di questo progetto. Prima che iniziamo a occuparci della nascita delľepistolario è importante notare che ľaretino come epistolografo non nasce parallelamente con la pubblicazione delle sue missive ma qualche anno prima. Già negli anni Venti fu immedesimato non solo con Pasquino, ma anche con lo scrittore di lettere. Lo attestano sia le missive del primo libro e la corrispodenza compresa nelle Lettere scritte a Pietro Aretino, sia anche il famoso quadro del 1525 o '26 che ľaretino donò ai Signori di Arezzo, sul quale ľeffigiato ha in mano un foglio, probabilmente una lettera. 1 La prima traccia, che tutti i tre sopracitati studiosi considerano appieno attendibile di una tentazione di realizzare un progetto di lettere, è rappresentata dalla breve lettera del 22 giugno 1537 indirizzata a Francesco Marcolini, nella quale gli propone di pubblicare le sue missive senza richiederne compenso: Con la medesima volontà ch'io, Compar mio, vi donai ľaltre opere, vi dono queste poche lettre, le quali sono state raccolte da ľamore che i miei giovani portano a le cose ch'io faccio. Or sia il mio guadagno il vostro testimoniare ch'io ve ľho donate, perché stimo piú gloria il farne presente ad altri, che d'averle composte a caso, come si sa; e il fare imprimere a suo costo, e a sua stanzia vendere i libri che ľuom si trae de la fantasia, mi par proprio un mangiare i brani de le istesse membra. E colui che la sera va a la bottega per torre i danari de la vendita del giorno, pizzica de la natura del Roffiano, che prima che se ne vada a letto vota la borsa de la sua femina. Io voglio, con il favor di Dio, che la cortesia de i Principi mi paghi le fatiche de lo scrivere, e non la miseria di chi le compra. Sostenendo prima il disagio, che ingiuriar la vertú, facendo mecaniche ľarti liberali. Et è chiaro che i venditori de le lor carte diventano facchini e osti de la infamia loro. Impari a esser mercatante chi vole i vantaggi de ľutile, e facendo ľesercizio 1 Cfr. P. ARETINO, Le Lettere, a cura di P. Procaccioli, Salerno Editrice, Roma 1997, p

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