Figlie dellachiesa. Bollettino della Postulazione Gennaio - Marzo 2013 N. 1

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1 Figlie dellachiesa Bollettino della Postulazione Gennaio - Marzo 2013 N. 1 Sped. Abb. Post. D.L.353/2003 (conv.in L.27/02/2004 n. 46) art. 1. comma 2 DCB Roma Ed. Istituto Suore Figlie della Chiesa - Viale Vaticano, Roma

2 Credo, Signore aumenta la nostra fede! Camminiamo, sotto il peso della croce, sulle orme dei tuoi passi. Tu risorgi nel mattino della Pasqua, sei per noi il Vivente che non muore. Credo, Domine! Con gli umili, che vogliono rinascere, Signore, ti supplichiamo: adauge nobis fidem! Credo, Domine, adauge nobis fidem! dall Inno dell Anno della fede «Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Apocalisse 3, 20). Vita della Chiesa Sommario - Il saluto di Papa Benedetto XVI 3 - Grazie, Santo Padre l ho conosciuto così! 5 - «Io sono la Porta» 6 - La Parrocchia: casa della fede 8 - Un amore appassionato e fecondo per la Madre di Dio 10 Vita dell Istituto -speciale L eredità di Maria Oliva 12 - Perché ricordare? 13 - La Fondatrice e le immagini della Chiesa 14 - Un dono ricevuto 16 - Appuntamento a Castelfranco 17 - Un sì per sempre nell anno della fede 18 - Testimonianza di Nora 19 - Nel cuore di Roma 20 - L esperienza del seminatore 21 - L umile profezia di Maddalena 22 - Per la Chiesa e per il mondo 23 - Gesù accoglie i gesù 24 - Prossimi appuntamenti 25 - Alda di Gesù 26 In Copertina: Mio Signore e mio Dio Duccio di Buoninsegna, Siena, Museo dell Opera del Duomo. Bollettino trimestrale della Postulazione anno XXXIII n. 1 gennaio - marzo 2013 C/c postale n C/c n Sped. Abb. post.d.l. 353/2003 (conv.in L.27/02/2004 n.46) art.1.comma 2 DCB Roma Autoriz. del Tribunale di Roma n del Ed. Istituto Suore Figlie della Chiesa Viale Vaticano, Roma Dir. Responsabile: Maria Teresa Sotgiu Redazione: Elsa De Marchi, Maria Giampiccolo

3 Il saluto di papa Benedetto Grazie per il vostro affetto! Cari fratelli e sorelle, come sapete - grazie per la vostra simpatia! - ho deciso di rinunciare al ministero che il Signore mi ha affidato il 19 aprile Ho fatto questo in piena libertà per il bene della Chiesa, dopo aver pregato a lungo ed aver esaminato davanti a Dio la mia coscienza, ben consapevole della gravità di tale atto, ma altrettanto consapevole di non essere più in grado di svolgere il ministero petrino con quella forza che esso richiede. Mi sostiene e mi illumina la certezza che la Chiesa è di Cristo, il Quale non le farà mai mancare la sua guida e la sua cura. Ringrazio tutti per l amore e per la preghiera con cui mi avete accompagnato. Grazie! Ho sentito quasi fisicamente in questi giorni, per me non facili, la forza della preghiera, che l amore della Chiesa, la vostra preghiera, mi porta. Continuate a pregare per me, per la Chiesa, per il futuro Papa. Il Signore ci guiderà. La preghiera non è un isolarsi dal mondo e dalle sue contraddizioni, come sul Tabor avrebbe voluto fare Pietro, ma l orazione riconduce al cammino, all azione. «L esistenza cristiana ho scritto nel Messaggio per questa Quaresima consiste in un continuo salire il monte dell incontro con Dio, per poi ridiscendere portando l amore e la forza che ne derivano, in modo da servire i nostri fratelli e sorelle con lo stesso amore di Dio». Cari fratelli e sorelle, questa Parola di Dio la sento in modo particolare rivolta a me, in questo momento della mia vita. Grazie! Il Signore mi chiama a salire sul monte, a dedicarmi ancora di più alla preghiera e alla meditazione. Ma questo non significa abbandonare la Chiesa, anzi, se Dio mi chiede questo è proprio perché io possa continuare a servirla con la stessa dedizione e lo stesso amore con cui ho cercato di farlo fino ad ora, ma in un modo più adatto alla mia età e alle mie forze. Invochiamo l intercessione della Vergine Maria: lei ci aiuti tutti a seguire sempre il Signore Gesù, nella preghiera e nella carità operosa. Benedetto XVI 3

4 Grazie, Padre Santo! Ora la parte migliore che Benedetto XVI ha scelto di far sua è quella della preghiera, dalla quale ogni attività trae linfa vitale e fecondità. Così il ministero petrino sfocia spontaneamente nel ministero mariano, dal momento che la Vergine orante è icona della Chiesa e di tutti coloro che in Lei e come Lei si abbandonano nella fede all azione dello Spirito. Grazie, Padre Santo! La nostra Fondatrice ci ha insegnato a vedere nel Papa, come Caterina da Siena, il dolce Cristo in terra. Il vostro sorriso, la vostra umiltà e mitezza continuino ad essere trasparenza di Lui per la Chiesa e per il mondo! Vogliamo ringraziare il Signore perché nella persona del Santo Padre Benedetto XVI ci ha regalato un icona vivente della sua tenerezza per la Chiesa Sposa. Infatti negli otto anni del suo pontificato questo Papa ci ha regalato luminosi insegnamenti per vivere la nostra vocazione di Figlie e Figli della Chiesa con piena dedizione, con semplicità, senza stancarci nel servizio. Ci ha mostrato con il suo esempio come si serve la Chiesa, a imitazione di Gesù, che è venuto non per essere servito ma per servire. Ha dedicato questi anni al servizio della Santa Sposa di Cristo nella verità, nella dedizione incondizionata, con amore e pazienza, con pacatezza e libertà interiore. Potremo sempre attingere al suo ricco e limpido Magistero e specialmente alla lezione di vita che ne costituisce l ultimo atto: una scelta coraggiosa e inedita che suscita la nostra ammirazione e manifesta la sua profonda fede nell azione dello Spirito e nella presenza del Pastore supremo, il Signore Gesù, al timone della barca della Chiesa per orientarla a compiere la sua missione a favore di tutta l umanità. S r. Mari a Teresa, S uperi ora General e...l ho conosciuto così! Quando il Santo Padre Benedetto XVI ha dimostrato al vivo la Sua umiltà, con la decisione inedita di ritirarsi in preghiera per la Chiesa, anziché continuare a condurre la barca di Pietro, sono stata presa dal vortice dei ricordi, da quando l ho conosciuto negli anni novanta. Da Cardinale veniva presso la nostra Comunità al Paesetto della Madonna e condivideva con noi le Celebrazioni eucaristiche, i pasti e le ricreazioni, particolarmente il giorno dopo Pasqua, quando si radunavano le Sorelle delle comunità laziali, i parenti e gli amici per la gitarella fuori porta. Prima di sederci a tavola era tradizione realizzare una Sacra Rappresentazione inerente a Gesù risorto. 4

5 Vita della Chiesa Nel 2002 fu scelto il brano evangelico di Emmaus e fui interpellata per interpretare la parte di Gesù. Mi preparai l abbigliamento proprio come un ebreo in cammino, ma soprattutto cercai nella Bibbia e imparai a memoria alcune profezie dell Antico Testamento. Mi rivedo nel cortile del Paesetto, camminare con i due discepoli che mi parlano. E per il loro stupore e la loro tristezza ci fermiamo. Li incoraggio e racconto loro le profezie riprendendo il cammino, fino ad arrivare lì alla mensa, a spezzare il pane! Alla fine della Sacra Rappresentazione ho visto il Cardinale Ratzinger venire verso di noi. Sorridendo diede prima la mano ai due discepoli e poi prese tutte e due le mie mani nelle sue e mi disse: «Ha imparato a memoria le profezie, non mi era mai accaduto di vedere una rappresentazione così!». Ero sbalordita. All inizio dell Avvento invece gli preparammo un piccolo intrattenimento corale: canti significativi di attesa del Signore e le Antifone «O» in latino. Cinque sorelle ricevettero ognuna un antifona da cantare, a me fu data «O Adonai». La cantai, sì, ma non fui affatto soddisfatta perché ebbe il sopravvento l emozione e la voce quasi mi mancava. Di martedì e di venerdì, quando c era il rientro per il lavoro pomeridiano, spesso incontravo il Cardinale Ratzinger che faceva la passeggiata. Lo incontrai anche dopo la nostra piccola esibizione ed egli mi salutò aprendo le braccia, esclamando «O Adonai!». Ne fui meravigliata e confusa, anche perché mi invitò a continuare la passeggiata con lui finché arrivammo in Vaticano. Quando fu eletto Papa andammo in udienza come Dicastero e il Cardinale Franc Rodè, nostro Prefetto, presentava al Santo Padre ciascuno di noi. Quando fu il mio turno il Papa anticipò il Prefetto dicendo: «Qui non c è bisogno di presentazione, ci conosciamo da tanto tempo!». Mi fece delle domande e mi raccomandò di salutare la Superiora Generale e tutte le Sorelle, particolarmente quelle del Paesetto. E così accadde ogni volta che ebbi l opportunità di incontrarlo. Potrei anch io scrivere un libro perché davvero di occasioni ne ho godute tante, fino al 5 dicembre ultimo scorso, quando andai a salutarlo perché finivo il mio servizio in Vaticano. Tenendo le mie mani nelle sue, mi fece delle domande e volle sapere che incarico nuovo avrei assunto. Lo informai che ero destinata alla Chiesa locale di Nuoro ed Egli, facendomi una piccola croce sulla fronte, alla fine mi disse «sì, facciamo bene l obbedienza!» Un incoraggiamento davvero grande e inaspettato che mi accompagna tutti i giorni. Bertilla Fracca Papa Benedetto, a sinistra con suor Maria Teresa Sotgiu e a destra con suor Bertilla 5

6 «Io sono la Porta» (Gv. 10,7) L immagine della porta ci è familiare fin dall Antico Testamento (cf. Sal [117] 118). Ma la nostra attenzione ora si concentra sul Nuovo Testamento. L immagine della porta aperta compare negli Atti degli Apostoli per indicare l accesso dei pagani alla fede. La stessa immagine ricorre anche in alcune lettere di S. Paolo. Luca, da discepolo fedele, dipende dal suo maestro Paolo di Tarso. Dobbiamo riflettere sul rapporto Parola- Fede. La Parola qui sta per Gesù stesso. È Gesù, il Verbo di Dio fatto carne, la porta attraverso la quale ogni creatura deve passare per trovare la salvezza. Nel discorso del buon Pastore Gesù dice di se stesso: «Io sono la porta: se uno entra attraverso me, sarà salvo» (Gv 10,9), così come rispondendo alla domanda di Tommaso, Gesù afferma: «Io sono la via» (Gv 14, 6). È lui dunque la porta attraverso la quale noi dobbiamo passare. Chi ascolta e crede in Gesù, che è la via e la porta, entra nella salvezza. Vale a dire Cristo è la via da percorrere, è Cristo la porta da attraversare per entrare nella salvezza. L espressione «porta della fede» implica non solo l entrare, ma anche l uscire, cioè l andare e il venire. Si entra non solo per stare ma anche per uscire: si entra per rinascere e si esce per testimoniare; si entra per imparare e si esce per insegnare; si entra per ricevere e si esce per donare. Per il dono che Dio ha fatto all uomo dell intelligenza, questo lo rende capace di conoscere Dio. È il Dio che si è rivelato in Gesù Cristo ed è soltanto attraverso Gesù-porta che si può conoscere ed entrare in comunione con il Padre. Fuori di Gesù non s incontra il vero Dio, perché «egli è il vero Dio e la vita eterna» (1 Gv 5, 21). Rimarrebbe insignificante e inefficace il simbolismo della «porta» se esso non comportasse l aspetto della testimonianza e dell annuncio. La fede implica la dimensione missionaria dell essere cristiani. La forza del Vangelo passa attraverso la testimonianza visibile dell uomo che incarna coraggiosamente la Parola. Senza la testimonianza coraggiosa la Parola di Dio sarebbe improduttiva e i discepoli non sarebbero testimoni credibili della novità del Regno. 6

7 Vita della Chiesa ANNO FEDE DELLA Il cristiano è chiamato a far crescere la realtà del Regno di Cristo Gesù nel mondo attraverso una diakonia d impegno nella vita di ogni giorno. Le sue energie, le sue doti, tutta la sua vita sono valorizzate pienamente se sono conseguenti alla causa di Dio. E in questa donazione generosa e incondizionata egli assapora il frutto di una gioia autentica, di una pace intima e profonda, che nessuna sofferenza o contrarietà della vita è in grado d intaccare.la nostra fede ogni giorno patisce l usura del tempo. Monotonia, dissapori, sofferenze,. finiscono per toglierci la gioia di credere in Dio e l entusiasmo di sentirci partecipi della mobilitazione di Gesù per il Regno di Dio: «La vita per l'uomo sulla terra è un combattimento e i suoi giorni non sono come quelli d`un mercenario?» (Gb 7, 1) È il momento di affidarci a Dio, confidare in lui, e di non adeguarci alla mediocrità di chi non si assume alcun tipo di responsabilità, di coloro che vivono una fede in modo passivo e privato; di coloro che rifiutano l educazione alla fede; di coloro che non eliminano la frattura tra vita e fede. In questo anno della fede dobbiamo pregare perché la Chiesa rinnovi l entusiasmo di credere in Gesù Cristo, unico salvatore del mondo e perché essa ravvivi la gioia di camminare sulla via che la forza trasformante della fede ci ha indicato e testimoniato in modo concreto. di P. Antonio Furioli mccj PREGHIERA Signore, concedimi di vincere le ombre del mio vivere per vedere con gli occhi penetranti della fede, le possibilità luminose di grazia, che ci sono nel mio cammino. Alzandomi ascolterò la tua voce apportatrice di luce e di speranza. Dammi la grazia di rapportarmi a te con abbandono filiale per saper leggere con fede le mie pagine di vita. AMEN. 7

8 La Parrocchia Nel corso del programma pastorale della Chiesa italiana - decennio Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, abbiamo assistito ad un rinnovato interesse ed attenzione alla Parrocchia, che di tale comunicazione è un fattore insostituibile, e sono risuonate alcune definizioni quali: Parrocchia, casa di Dio in mezzo alle case degli uomini ; e ancora Parrocchia, il volto benevolo della Chiesa. In effetti proprio così si pone, quale Chiesa qui e ora, cui praticamente tutti o quasi tutti gli abitanti di un determinato territorio fanno riferimento, per motivi di ordine spirituale o altre diverse ragioni. Può essere utile e opportuno, in questo Anno della Fede che Papa Benedetto XVI ci lascia come un dono e eredità, considerare la presenza e il ruolo della parrocchia nell invitare tutti i battezzati a varcare quella porta, a meglio conoscere la fede per farla diventare luce e guida della nostra vita e mostrare ai nostri fratelli la gioia di averla incontrata e ritrovata. Già il segno inconfondibile della torre campanaria, che svetta nel cielo come un indice puntato verso l alto, è richiamo e monito alla coscienza dell uomo che cerca risposta agli interrogativi profondi che porta nel cuore, ma è in parrocchia, casa della fede, che i genitori portano i loro figli chiedendo, con la professione del Credo, che siano accolti nella comunità dei credenti, impegnandosi a trasmettere loro quanto anch essi hanno ricevuto. La nascita di un bambino è momento particolare per richiamare e risvegliare la scintilla luminosa e calda della fede, che non pochi sembrano aver dimenticata, e molte parrocchie dedicano particolare attenzione alla pastorale battesimale, occasione per la nuova evangelizzazione. È ancora la parrocchia che accoglie le giovani generazioni per i sacramenti della iniziazione cristiana, con la debita preparazione distesa nel corso di più anni: una seconda opportunità per coinvolgere nel cammino le loro famiglie, compito impegnativo ma non privo di frutti. Nelle foto: Parrocchia S. Maria delle Grazie al Trionfale - Roma 8

9 Vita della Chiesa casa della fede Ricordo poi quanto mi diceva un parroco di una popolosa parrocchia di città sulla richiesta del matrimonio religioso da parte dei giovani, tra cui non pochi vivono una situazione di convivenza, e come sia possibile condurli a comprendere la bellezza ed il valore del Sacramento, verso un autentica comunione di amore e di vita. Ma è soprattutto l Eucarestia celebrata nel giorno del Signore, la domenica, che offre alla parrocchia l occasione di accogliere i credenti - uomini e donne, piccoli e grandi - per amalgamarli nell unità di un solo Corpo e un solo Spirito. Senza domenica non possiamo vivere confessavano a chiara voce i martiri di Abitene di fronte al giudice che li accusava di essersi riuniti per la celebrazione, contro il divieto dell autorità. Erano tempi difficili per la vita cristiana, per la persecuzione che l imperatore romano aveva scatenato contro la nuova religione. Ma anche oggi abbiamo bisogno di incontrarci tra fratelli che praticano la stessa fede, sostenerci e incoraggiarci vicendevolmente, accogliere la Parola che guida le nostre scelte quotidiane, attingere forza al Pane di Vita, onde poter testimoniare a fronte alta la bellezza e la gioia di essere cristiani. Più volte, al termine della Visita pastorale alle parrocchie delle Diocesi in cui ho svolto il mio ministero, accomiatandomi dalla gente mi succedeva di dire: come si sta bene qui: sembra di essere in famiglia!. La risposta era sempre, pressappoco, questa: sì, è vero! Ma è merito del nostro parroco. Certamente, nell impegnativo compito di fare della comunità un autentica famiglia di Dio, il parroco ha un ruolo determinante. Ma c è bisogno di persone di buona volontà - e se ne incontrano ovunque nelle nostre parrocchie - che, riunite da Cristo amore, Vangelo ed Eucarestia, prima di pensare a programmi pastorali, o realizzazione di strutture pur necessarie, assegnazioni di servizi e incarichi, si impegnano a vivere una autentica esperienza di fraternità. Come suggeriva un sacerdote ricco di fede e sapienza: un blocco di cuori, fusi nell amore che, attorno al parroco, camminano nella stessa direzione. Può essere anche un piccolo gruppo, ma se è autentico nella comunione fraterna e nella passione per la Chiesa, non può rimanere nascosto. E può succedere, anche oggi, che quanti si rivolgono alla parrocchia per vari motivi se ne accorgano e restino sorpresi ed ammirati. Si rinnova così, anche oggi, quanto leggiamo negli Atti degli Apostoli: Coloro che erano venuti alla fede avevano un cuor solo ed un anima sola e godevano grande stima da tutti. E il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati (Atti 4, 22-24; 2,48). + Diego Bona 9

10 Un amore appassionato e fecondo per la Madre di Dio L amore alla Vergine Maria è l esperienza più bella che ha allietato e soffuso di tenerezza i primi anni di Maria Oliva Bonaldo; amore che l ha particolarmente sostenuta, quando a soli 11 anni, visse con la sua Famiglia la grande prova del cuore: la morte prematura della mamma. Era stata proprio lei, mamma Italica detta Gioconda ad accendere nel cuore della sua figlioletta, (come si Mamma Gioconda: insegnò a Maria Oliva ad amare l Eucaristia, la Madonna e i poveri legge in storia di un carisma) i tre grandi amori, che ingigantiranno nel tempo e faranno parte dell eredità spirituale che noi sue Figlie in comunione con i Figli della Chiesa siamo chiamate a donare ancor oggi e in futuro ad una società ferita nell amore; eredità che, in quest anno centenario «dell illuminazione carismatica» ci aiuta con più vigore a trovare risposte per i tempi nuovi, decifrando il carisma nella sua originalità e nella sua forza esplosiva eppur così nascosta. L amore alla Madonna, non tardò a trasformare l esistenza terrena di Maria Oliva in una sola fiamma alimentata dall amore ai poveri e dall Eucaristia. Come tutte le fanciulle era stata anche lei mandata in processione dalla mamma nella Festa del Corpus Domini vestita di bianco recando simboli eucaristici. È sulla traccia di quei piccoli passi di bambina che Maria Oliva ventenne vinse con coraggio il rispetto umano per mettersi alla sequela di Gesù Eucaristia. Lei, la maestra definita dagli esperti in pedagogia rara avis, era proprio lì in processione con il povero popolo deriso da coloro che stavano fermi sul ciglio della strada a guardare e a commentare. Fu nello scorcio del XIX secolo che Dio Padre guardò con compiacenza quel piccolo grano di frumento che germogliava, e che con quel SI generoso al suo Progetto d Amore sarebbe diventato spiga, non per godersi il sole ma per essere pane per i fratelli come scriverà più tardi rivolgendosi al suo piccolo campo di grano, che con tanta fatica cerca di essere ancor oggi pane per i fratelli. 10

11 Vita della Chiesa Si, una piccola Famiglia non più giovane che lo ringrazia con tutta la sua voce, in quest anno Centenario dell Ispirazione Carismatica, per il dono ineffabile che la Fondatrice ha ricevuto e ha voluto condividere con noi; come lei non ha tenuto gelosamente il dono per se stessa, noi pure desideriamo renderne partecipi il più possibile coloro che incontriamo, perché la gioia di essere Chiesa possa crescere e diffondersi nel nostro mondo, così tormentato e bisognoso di Luce vera! L appuntamento per la grande processione è quella piazza del Giorgione il 2 giugno Festa del Corpo del Signore in quest anno della Fede. La preparazione al grande viaggio l abbiamo vissuta nel cuore del nostro carisma : ESSERE «PROCESSIONE DI DIO FRA GLI UOMINI», ossia, ripercorre il cammino della Fanciulla di Nazareth verso Ebron; un cammino che non si deve interrompere mai, ritmato da un unica lode al Figlio ed alla Madre,: «Maria,Maria Eucaristia, spiga fiorita Pane di Vita»; un canto con cui, a due anni del Vaticano II, la nostra Fondatrice, forse senza accorgersene ci consegnò quella certezza di fede, alimentata e sostenuta fin dai primi passi dai suoi tre grandi amori: «Maria, i poveri e l Eucaristia». Anna Bergamo Maria, Maria! Eucaristia! Spiga fiorita, Pane di vita! Frammento arcano divino-umano. C è tutto il cielo sotto il tuo velo. Nel tuo Mistero c è il mondo intero. Eucaristia! Maria, Maria! Maria Oliva del Corpo Mistico 11

12 Corpus Domini 1913 L eredità di M. Maria Oliva Maria Oliva Bonaldo nasce a Castelfranco Veneto il 26 marzo Il 22 maggio 1913 in Piazza del Giorgione, durante a processione del Corpus Domini riceve una speciale illuminazione sul mistero della Chiesa e vuole farne partecipi tutti, fondando nel 1938 la Famiglia religiosa delle Figlie della Chiesa. Muore a Roma il 10 luglio Alla sua Città natale ha dedicato questa Ode giovanile, ricca du fiduciosa speranza. A SANTA MARIA DELLA PIEVE Risorta Pieve, quale canto antico dall alto spieghi alle turrite mura - mentre t ascoltan, rorido di paschi il piano e il sole? Quale dispersa, pallida memoria vai, ridestando all affrancata terra, d antiche lotte - d illostismo antico - di fede antica? Parrocchia Santa Maria della Pieve in Castelfranco. Cartolina del primo novecento Oggi rivivi. Candidi, novelli i larghi scapi frangono la brezza e tu saluti cinta d orifiamma il lento occaso, ove viveste - a mille - dai montuosi dell Alpe azzurra greppi solitari la notte chiara ad a affrettarti lievi scendono l ombre caliginose - e mentre nella stalla la greppia fresca di guaiame nuova attende i forti bovi infaticati al suon dell Ave. Dai suburbani campi sale sale l umile prece de tuoi figli - o Pieve! La rozza mano sulla borgia, prega il contadino Sale il respiro dell alacre madre che nella terra ancora il sarchio affonda e pensierosa - il mimmo addormentato all ombra - guarda Madre di fede! Il poverello t ama, t ama la terra che ti vide antica, e tra le biade il tenero celato fiorrancio d oro; T ama l alido greto ch affannose del Musinello rompono le piene, t aman nel sole fulgide, lontano, le vette eterne! L arte severa delle cattedrali d antichi affreschi ed immortali ancone, co marmi puri e con preziose sargie te non adorna, ma d arte e fede dalla tua navata opra stupenda, come una visione s alza solenne, verso l occidente il Crocifisso! Aprile,

13 Corpus Domini 2013 Perché ricordare? Perché l uomo ha bisogno di sapere che ha delle radici e in quale passato affondano, nel bene e nel male. Perché ricordare il passato significa trovare le tracce, le orme del proprio presente. Infine perché il fare memoria è proprio della nostra tradizione ebraico-cristiana. Ricordati di tutto il cammino (Dt 8,2) Non dimenticare tutti i benefici (Sal 103,2) Fate questo in memoria di me. Ma questa motivazione è più che una semplice tradizione; è quasi l essenza del nostro modo di vivere la fede. Per noi cristiani, figli e figlie della Chiesa, fare memoria non è solo un ricordare ma un ripresenzializzare quell evento, è continuare a farlo vivere, è consentire che esso si ripeta lungo la storia con la stessa forza. È memoriale. Fare memoria oggi, dunque, di quell incontro tra un anima e il suo Dio in una piazza, vuol dire lasciare a Lui la libertà di farlo ancora, con ciascuno di noi, come vuole. La vita di Madre Oliva ci può essere di esempio su come rispondere e corrispondere all incontro, con fiducia totale, irrevocabile, piena, certi che su questa fiducia Egli saprà poggiare i piccoli o grandi miracoli nella vita di ciascuno, a beneficio di tutta la Chiesa. Fare memoria, allora, diventa prendere coscienza che siamo dentro all eco di un progetto divino, cominciato 100 anni fa e che oggi chiede ai nostri occhi, alle nostre labbra, alle nostre mani di dargli ancora forma, nuova se necessario, con la stessa concretezza e la coraggiosa fantasia creativa di Madre Maria Oliva, per poter raggiungere tutte le fibre, anche le più estreme del Corpo Mistico, per dire ancora all uomo del Terzo Millennio che Dio esiste ed è tutto Amore. Rosaria Straniero Piazza del Giorgione a Castelfranco veneto. Qui avvenne la «folgorazione» 13

14 Corpus Domini 1913 La Fondatrice e le immagini della Chiesa: Gerusalemme celeste e Madre nostra Continuiamo a riflettere, accompagnati dalla nostra Fondatrice, sulle immagini della Chiesa che il Concilio Vaticano II presenta nel capitolo I della Costituzione Lumen Gentium, al n. 6. M. Maria Oliva ci ricorda che per farci esplorare il suo Mistero, la Chiesa ricorre alle figure e immagini che lo Spirito Santo ha tratte, nella Bibbia, dalla natura e dalla vita e sottolinea con gioia che la sua pedagogia si adatta a tutti, perché le immagini fanno visibili le verità ai piccoli e intellegibili ai grandi. La ricchezza del Mistero della Chiesa è talmente grande che possiamo cogliere appena il bagliore di qualche piccola tessera del mosaico che lo compone, godendo con cuore filiale per la sua bellezza e armonia. Perciò, dopo aver considerato le immagini bibliche di matrice agricola [campo e vigna] ed architettonica [edificio e tempio] contempliamo ora la Chiesa come Gerusalemme celeste e Madre nostra. Il Concilio evidenzia che la Chiesa è paragonata dai Santi Padri al tempio santo e che «la Liturgia giustamente la paragona alla Città santa, la nuova Gerusalemme». Riflettendo su questa affermazione, notiamo che M. Maria Oliva nel suo commento richiama la nostra attenzione sull aspetto della unità, sia esteriore che interiore, cui siamo chiamati: «La Chiesa è la Città Santa: l immagine dell Apocalisse contemplata da S. Giovanni. La città è un agglomerato di edifici. La Chiesa Santa no: è un edificio unico, somiglia alla Gerusalemme ebraica dominata dal Tempio di Salomone, ma è una Gerusalemme nuova perché è solo Tempio: la coesione vi è visibile, «l unione piena e perfetta». La chiesa celeste, part. affresco di G. Mazzucco (1472) Badia di Mondovì 14

15 Corpus Domini 2013 Per questo la Gerusalemme Celeste è l immagine ispirata dallo Spirito Santo per esprimere la consumazione nell unità che Gesù ha implorato per noi dal Padre e che raggiungeremo con pienezza e perfezione nella Chiesa trionfante. Prosegue il Concilio: E questa città santa Giovanni la contempla mentre, nel finale rinnovamento del mondo, scende dal cielo, da presso Dio, acconciata come sposa adornatasi per il suo sposo (Ap. 21, 1ss.). M. Maria Oliva, in questo brano ispirato all Apocalisse, coglie lo splendore che emana da questa rappresentazione simbolica e, con fine intuito femminile, nota come la profusione di ornamenti e profumi sia in vista della pienezza di comunione, che si consuma nell unità del rapporto sponsale. Ciò che ci attende in paradiso va al di là di ogni nostra aspettativa e apre a ciascuno di noi, Figli della Chiesa, orizzonti sconfinati di partecipazione all amore di Dio: La Chiesa è la città santa adorna come sposa. Due immagini contrastanti per esprimere la loro identità nella Chiesa. In cielo «consummati in unum», splenderemo come la Città di diamante e come una sposa nel giorno delle nozze. I lampi delle gemme, il profumo dei fiori, il candore del velo, la preziosità dell anello nuziale non esprimono che il torrente «voluptatis Suae». La successiva immagine del Concilio, che presenta la Chiesa come «madre nostra» incanta M. Maria Oliva, così sensibile a questa prerogativa ecclesiale! infatti ha voluto chiamarci figlie e figli della Chiesa, e la sente come tenera Madre in cui Gesù ci ama e vuole essere teneramente amato. Per questo esulta, contemplandola nella fecondità inesausta che le viene dal fonte battesimale: «La Chiesa è Madre nostra. La liturgia del Sabato Santo prorompe nel canto della nostra rinascita dal suo materno seno. È lei «che ci genera tutti in una medesima infanzia». Siamo nati divisi, rinasciamo uniti e anche per questo la beata notte della Risurrezione è veramente beata; il primo mistero glorioso: l anticipazione della gloria». Chiamati a vivere la nostra figliolanza e fraternità ecclesiale, senza stancarci vogliamo trasmettere la gioia che scaturisce da questa fonte di grazia e con gratitudine proseguiamo il cammino di conoscenza e amore alla Chiesa nostra Madre. Sr. Maria Teresa Sotgiu Superiora Generale Venite benedetti! part. Giudizio Universale, Icona slovacca (1789) 15

16 Corpus Domini 1913 Un dono ricevuto...il cielo era tutto in me... Con gioia in questo anno l Istituto celebra i primi cent anni da quella processione del Corpus Domini in cui la nostra Fondatrice, Madre Maria Oliva Bonaldo, fece l esperienza sconvolgente la sua vita nella quale, come lei stessa racconta: «Capii Gesù, ebbi una idea chiarissima del Corpo Mistico; mi sentivo cambiata, il cielo era tutto in me, le cose della terra mi parvero tristi e vanità tutto ciò che non apparteneva a Dio». In questo evento si trova innestata anche la nostra avventura di Figlie della Chiesa che celebrano questo anniversario. Che senso ha per noi oggi ricordare questo evento? Non vuole essere nostalgia di un tempo passato né ansia per il futuro ma gioia del presente. Si, possiamo vivere la gioia per quanto oggi ci è dato di vivere, la gioia dono dello Spirito che fa nuove tutte le cose. Questo non vuol dire dimenticare le difficoltà che incontriamo ma lasciarci avvolgere dal Mistero che ha reso feconda la vita di Madre Maria Oliva. È per questa fecondità che noi siamo qui, che abbiamo potuto dire il nostro Sì a Gesù che ci ha chiamate a vivere la nostra sponsalità con Lui in questo Istituto e per questo possiamo celebrare. Il dono ricevuto dalla nostra Fondatrice è stato conservato e donato, trasmesso con la passione di chi ha fatto esperienza dell Amore, che interpella anche noi oggi. Abbiamo ricevuto, viviamo! Continuiamo a donare quanto ricevuto. È sfida che ci impegna in una testimonianza di vita fraterna e comunitaria e ancor di più apostolica. La Nuova Evangelizzazione è cantiere aperto anche per noi, stimolo per vivere la nostra appartenenza alla Chiesa come Figlie. La Nuova vangelizzazione consiste nel riproporre, al cuore e alla mente degli uomini e delle donne del nostro tempo, la bellezza e la novità perenne dell incontro con Cristo, l acqua che dà la vita vera ed eterna. Ecco allora che questo fare memoria dell evento passato diventa occasione di speranza, di sfida e di cambiamento: un occasione per un annuncio più gioioso e più vivo di Cristo e del suo Vangelo oggi. Maria Chiara Zulato 16

17 Corpus Domini 2013 Appuntamento a Castelfranco... Io sarò in mezzo a voi col ricordo di quella processione che mi ha indotto a vincere il rispetto umano, mi ha spinto alla conversione e mi ha procurato l'ineffabile ispirazione che la Santa Chiesa ha approvato, approvando l'umile opera di cui è stata il seme. Ultimo scritto di M. Maria Oliva alle Figlie. Dal 31 maggio al 2 giugno 2013 tutte le Figlie della Chiesa convergeranno a Castelfranco Veneto per celebrare l evento dell ispirazione carismatica alla giovane Maria Oliva Bonaldo durante la processione del Corpus Domini Parteciperanno anche i laici dell Associazione Figli della Chiesa, contemporaneamente riuniti per il loro convegno formativo annuale. Sarà un triduo di pellegrinaggio, elevazioni artistiche, preghiera e adorazione eucaristica. Culminerà nella santa Eucaristia e solenne processione del 2 giugno, Corpus Domini, giorno che, per l Anno della Fede, il Santo Padre Benedetto XVI ha dedicato alla «Solenne adorazione eucaristica in contemporanea mondiale». Attraversando processionalmente piazza Giorgione, saremo uniti alla lode e al rendimento di grazie di tutta la Chiesa al divino Fondatore e riascolteremo spiritualmente l ultimo invito della nostra Madre Maria Oliva, pregando che ci ottenga di viverlo. A me piace tanto vedere Gesù nell'ostensorio come in una continua Elevazione... ed elevazione in croce, e penso alle sue ineffabili parole "Quando sarò elevato da terra, trarrò tutti a me"! Lasciamoci trarre e ripetiamo con la sposa della Cantica: "Trahe nos, post Te curremus..." Sì, sì! e cerchiamo di trarre a Lui quanti più cuori possiamo! e corriamo, corriamo...! Un gruppo di Figlie della Chiesa alla processione del Corpus Domini del

18 Un sì per sempre nell Anno della Fede Per fede, nel corso dei secoli, uomini e donne di tutte le età, il cui nome è scritto nel Libro della vita (cfr Ap 7,9; 13,8), hanno confessato la bellezza di seguire il Signore Gesù là dove venivano chiamati a dare testimonianza del loro essere cristiani: nella famiglia, nella professione, nella vita pubblica, nell esercizio dei carismi e ministeri ai quali furono chiamati. Per fede viviamo anche noi: per il riconoscimento vivo del Signore Gesù, presente nella nostra esistenza e nella storia. Queste parole sono contenute in Porta Fidei al n. 13, la lettera apostolica con la quale il Santo Padre Benedetto XVI indiceva l anno 2013 come Anno della Fede, tempo donatoci per riscoprire il gusto e la bellezza del dono della nostra fede, tempo propizio per ravvivare l entusiasmo di credere in Gesù Cristo, unico Salvatore del mondo. Quale tempo migliore anche per me, per la mia professione perpetua, per dire il mio Sì per sempre al Signore, per dire con consapevolezza, libertà e gioia: Mi fido di Te, mi affido a Te, Signore? E così il 20 gennaio 2013 ho fatto la professione perpetua nella parrocchia di Costa di Rovigo, la parrocchia di origine dove sono stata battezzata, cresimata, ho ricevuto l Eucaristia, celebrato il matrimonio con Angelo e la messa con il rito delle esequie quando è venuto a mancare solo qualche anno fa. È la parrocchia dove mi ha visto crescere e maturare nella fede e nella quale ho imparato ad amare e servire la Chiesa come catechista, membro di Azione Cattolica, corista Ritornare per dire il mio Sì per sempre al Signore è stato arricchente per me e per tutta la comunità, come il soffio della brezza primaverile che rinfresca l aria e ti fa respirare a pieni polmoni. Ho vissuto pienamente la dimensione della Chiesa: grande famiglia dove sempre e con tutti ci si trova a casa. Ci siamo trovati in tanti da posti diversi dell Italia e del mondo ma tutti uniti nella fede in Gesù. La fede, infatti, cresce quando è vissuta come esperienza di un amore ricevuto e quando viene comunicata come esperienza di grazia e di gioia. Essa rende fecondi, perché allarga il cuore nella speranza e consente di offrire una testimonianza capace di generare: apre, infatti, il cuore e la mente di quanti ascoltano ad accogliere l invito del Signore di aderire alla sua Parola per diventare suoi discepoli. I credenti, attesta sant Agostino, si fortificano credendo (Porta Fidei, 7). Si, credo proprio che sia stata questa l esperienza che abbiamo avuto la gioia di vivere quando nelle celebrazioni liturgiche e nella veglia di preghiera il sabato sera abbiamo pregato insieme e negli incontri con i giovani e i ragazzi del catechismo ci siamo ritrovati per condividere la nostra esperienza di vita. 18

19 Vita di famiglia.è stato un bel momento di chiesa in cui ho sperimentato l accoglienza e la disponibilità. Quante persone si sono rese disponibili nel silenzio ma nell operatività: chi ha accolto qualche suora a casa propria, chi ha preparato la chiesa tutta in ordine e ben pulita, chi ha preparato la cena Non è mancato nulla! E che dire della bellissima celebrazione eucaristica? Grazie è la parola sintesi che sola può esprimere i sentimenti belli che hanno accompagnato tutti quei giorni. Grazie davvero a tutti, nessuno escluso: alle tante persone che hanno collaborato perché quel giorno fosse bello, unico perché, come è stato per qualcuno, si facesse esperienza del Cielo che bacia la terra. Si, sono molto grata al Signore per il grande dono che mi ha fatto, di consacrare per sempre a Lui la mia vita, per la Chiesa e nella Chiesa, durante l Anno della fede. Possa questo anno farci crescere tutti nella conoscenza e nell amore al Signore Gesù, a fare di lui la roccia della nostra vita e a sentirlo presente nella nostra storia personale. Maria Chiara Zulato della SS.Trinità TESTIMONIANZA di NORA «Io ti ho guardato e ti ho scelto» (Isaia 41, 7). Rendo grazie a Dio per tutte le sue luci e benedizioni, che ha riversato sulla mia vita. Ringrazio la mia Famiglia, fratelli e sorelle, perchè sono stati i primi ad innafiare questo piccolo seme della fede; hanno rispettato la mia vocazione e mi hanno sostenuta con le loro preghiere. Solo in Dio si trova la Fede, la Speranza e l Amore, per chi ha consegnato come me il suo povero amore, come risposta all Amore Infinito. Da adolescente ho sentito la chiamata del Signore collaborando nella mia parrocchia con diversi gruppi pastorali che mi hanno aiutato a far crescere ogni giorno questo desiderio di seguire il Signore Gesú. In un incontro della pastorale vocazionale che realizzavano le Figlie della Chiesa in Cochabamba ho scoperto in me il desiderio di seguire a Gesù Cristo nella Vita Consacrata, e ho sentito che lui era la risposta alle mie inquietudini. Con entusiasmo, ho preso la decisione di consegnare la mia vita al Signore e di servire la sua Chiesa. Con molta gioia e felicità ringrazio Sr Maria Teresa, Superiora Generale e il suo Consiglio, le Delegazioni di Bolivia e di Colombia-Ecuador, ogni Comunità coinvolta nella mia formazione. Ringrazio ogni Sorella che mi fa conoscere, amare e gustare il Signore e la sua Chiesa secondo la nostra spiritualità. Tutte hanno dato il loro prezioso contributo nel far crescere in me l esperienza di un Dio vivo che mi ama, sta sempre con me e ogni giorno m invita a seguirlo da vicino sempre di più. Nora Guasace della Vergine Immacolata 19

20 Nel cuore di Roma Il 50 anniversario dall apertura del Concilio Vaticano II, per noi suore Figlie della Chiesa è motivo di grande gioia. Ricordiamo con profonda gratitudine questo evento di grazia in cui la Chiesa nostra Madre ha approfondito come mai in passato il Mistero della Chiesa. In particolare ci piace ricordare il decreto Orientalium Ecclesiarum, sulla natura e la missione delle Chiese orientali, e il decreto Unitatis Redintegratio, sul dialogo con le altre chiese cristiane, entrambi ispirati dalla costituzione dogmatica Lumen Gentium. Nel primo si afferma che la Chiesa cattolica ha in grande stima le istituzioni, i riti liturgici, le tradizioni ecclesiastiche e la disciplina della vita ecclesiastica delle Chiese orientali. Si tratta infatti di Chiese illustri e venerande per antichità, in cui risplende la tradizione apostolica tramandata dai Padri che costituisce parte del patrimonio divinamente rivelato e indiviso della Chiesa universale. La Fondatrice Madre Maria Oliva Bonaldo che ha formato noi sue figlie all importanza dell ecumenismo spirituale, ci ha fatto vivere fin dagli inizi la ricchezza dei vari riti orientali cattolici e subito dopo il Concilio Vaticano II, precisamente nel 1969, diede vita, nel cuore di Roma, nella Basilica di S. Maria in Via Lata, a un Centro dedicato completamente alla preghiera e all adorazione eucaristica per l unità dei cristiani. Da oltre trent anni in questa bellissima e antica Basilica del cuore di Roma, si celebra solennemente, durante la Settimana di preghiere per l Unità dei cristiani, la Santa Messa nei vari riti Cattolici Orientali con la partecipazione dei Collegi Pontifici di Roma e tanti fedeli. Quest anno la Divina Liturgia è stata celebrata nei seguenti riti: Armeno, Siro-maronita, Siro- Malabarese, Bizantino Rumeno, Bizantino Ucraino, Greco, Etiopico, Latino. È stato un momento privilegiato per vivere il mistero della Chiesa «una, santa, cattolica e apostolica» nell «anno della fede», in comunione con tanti nostri fratelli che in tutto il mondo hanno celebrato questa Settimana sul tema «Quel che il Signore esige da noi» scelto e preparato da un gruppo ecumenico di giovani cristiani dell India. L attenzione ai riti orientali non si limita alla Settimana di preghiere di gennaio. Nel centro eucaristico la preghiera per l unità prosegue tutto l anno e con la collaborazione al Centro di cultura mariana Madre della Chiesa cura celebrazioni di preghiera utilizzando anche i testi della liturgia bizantina, in particolare il celebre Inno Akathistos, la piccola quaresima della Madre di Dio in preparazione alla solennità dell Assunta, la preghiera mariana serale ogni mercoledì in comunione con le chiese ortodosse. Inoltre, da qualche anno, accogliamo nella nostra chiesa, ogni domenica, per la celebrazione della Divina Liturgia un gruppo di fedeli Ortodossi del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, guidati dal loro Pastore. Siamo convinte che queste esperienze concrete nella via Ecumenica per un cammino di Fede portano alla gioia e alla comunione. La questione dell unità nella diversità è molto attuale, infatti l invito di Cristo all unità: ut unum sint, non è finalizzato a un quieto vivere ecclesiale, ma alla missione perché il mondo creda (Gv 17,21). Gracy Vadakara 20

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