Il Montanaro, n 1, 4 giugno 1965 Il Montanaro, n 5, 30 luglio 1965

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1 N I C O S I A

2 ASPETTI DI REALTA SOCIALE, QUALI SI EVINCONO AL PERIODICO LOCALE IL MONTANARO, PUBBLICATO NEL 1865 A NICOSIA. A cura del Liceo classico Flli Testa- Nicosia A Nicosia gli anni successivi all Unità d Italia sono descritti dal periodico locale settimanale Il Montanaro. Il giornale, conservato presso la Biblioteca comunale del nostro paese, è stato pubblicato soltanto nell estate del 1865 e costituisce un prezioso documento, in quanto è tra le poche fonti riferibili a quel contesto e ci permette di ricostruire alcuni aspetti di realtà sociale dell epoca. In un articolo della prima pagina viene descritta la 5 Festa dello Statuto, festa nazionale dell Unità e della libertà della Patria, organizzata dalla Giunta Comunale col seguente programma: Al mattino sarà cantato in cattedrale l Inno Ambrosiano, al quale assisteranno tutte le autorità civili e militari. Le diverse armi della nuova Guardia Nazionale, della Real Truppa e Real Carabinieri, e dei militi a cavallo, dopo aver eseguito tre scariche di fuoco di gioia nella Piazza del Duomo, defileranno per la principale strada con alla testa lo Stato Maggiore e la banda musicale; Dopo pranzo, un accademia letteraria avrà luogo nella sala del Palazzo Municipale, oggi addetta ad uso del Tribunale, ove molti sono stati invitati a leggere loro scritte, siano esse in prosa o in poesia, tanto che la libera parola possa tradurre i sensi patriottici, sinceri e spontanei come il pensiero detta; la sera, gli edifici pubblici e privati, artificiale non che la piazza principale, saranno splendidamente illuminati, e chiuderà la festa un grazioso fuoco. 1 Particolare ed ampio spazio è dato dal giornale a taluni aspetti di realtà sociale, per certi versi deprecabili e pertanto degni di nota e meritevoli di esplicita denunzia, nella convinzione ferma di sottoporre le questioni più urgenti alla mutata amministrazione facente capo al Nuovo Regno di Italia e di indurre la pubblica opinione a ridestarsi dall'annoso torpore o dall'inerzia secolare per volgersi all'esercizio dei doveri e alla fruizione dei diritti nell'interesse municipale comune. Il giornale locale raccoglie contestualmente articoli dedicati a fatti di cronaca spicciola di Nicosia e del circondario e pagine di valutazione, denunzie, indicazioni, proposte di intervento rispondenti alle linee programmatiche che ne sostanziano gli intendimenti progressisti e libertari. Quasi sempre, infatti, gli interventi, animati dalla fiducia nell'azione e da uno spirito di cambiamento, propongono nuovi paradigmi di riferimento in rapporto ai cessati governi borbonici e volti all'edificazione di una coscienza civica attraverso la libera circolazione delle idee e la diffusione di giusti principi: il trionfo della verità scaturisce dall'attrito delle idee[...]i popoli seguono la loro marcia infaticabile rivestendosi o spogliandosi dei pregiudizi a misura che le grandi idee si fanno avanti [...] il carnefice non scomparirà dalla scena sociale se non quando saremo convinti che non è permesso sferzare la terga dello schiavo bianco; la parola autorità non potrà rimanere un simbolo, se non quando il governo dell'affetto avrà subentrato alle tirannie della legge; il grido di libertà non potrà elevarsi in faccia ai despoti, se non quando si avrà levato in faccia di coloro che ci dominano in casa propria; le barricate del progresso non potranno essere fecondate dal sangue del martirio, se non quando vedremo atterrate le barricate dei meschini pregiudizi. In altri termini, senza Comune non può esservi una Nazione. 2 In quest'ottica pertanto si inscrive anche la solida convinzione secondo cui il grado di civiltà di un popolo e la moralità dei cittadini si misura sulla base del numero e dell'efficienza amministrativa degli stabilimenti di pubblica beneficenza e va notato quindi come il giornale destini non poche pagine alla descrizione delle condizioni e del funzionamento, non sempre adeguato alle esigenze della collettività, delle opere pie attestate a Nicosia nel quinquennio successivo all'unificazione. Di certo l'interesse conferito a queste ultime si nutre dell'entusiasmo suscitato dalla promulgazione di una nuova legge 753/1862 sull'amministrazione delle opere pie che, preoccupandosi di istituire le congregazioni di carità - organi di assistenza pubblica generica nei confronti dei bisognosi- lascia 1 2 Il Montanaro, n 1, 4 giugno 1965 Il Montanaro, n 5, 30 luglio 1965

3 ben sperare sulla possibilità di svincolare la gestione di tali istituti da pesanti pastoie burocratiche a tutto vantaggio di una maggiore efficienza e di un miglioramento delle qualità del servizio in generale. Rientra pertanto tra i precipui interessi degli autori del giornale la trattazione delle condizioni di alcuni organismi presenti nel territorio municipale. L OSPEDALE L Ospedale doveva accogliere quella classe indigente che, impossibilitata per deficienza di mezzi ad avvalersi del medico e a fornirsi di medicina, avea diritto alla salute 3. Di esso non è attestata la data di origine, in quanto disperso l'atto di fondazione, ma sappiamo che doveva essere sito presso le case attigue alla Chiesa di S. Calogero, che apparteneva ai Benedettini 4. I locali, angusti e poco areati, contavano di due stanze addette ad uso di infermeria militare 5, di una sola stanza per gli uomini e di una sola stanza per le donne e, profilandosi pertanto la necessità di rivendicare un miglioramento delle condizioni strutturali ed igenico-sanitarie a che quel proletariato infelice trovasse al bisogno un sollievo reale 6, il giornale, interpretando il malcontento diffuso, si fa carico di denunziare inequivocabilmente la deficienza per quanto attiene all'uso esclusivo di un locale per la cura delle malattie infettive, all'isolamento delle puerpere e delle partorienti che non dovrebbero, per questioni di moralità, condividere con alcuna ragazza o zitella[...] le tristi scene del parto 7, nonché alla mancanza di una sala mortuaria che impone per ventiquattro ore lo spettacolo del cadavere ai circostanti, resi più sensibili dalla malattia onde sono travagliati 8. Quindi, per far fronte a tale obbrobrio, il nostro giornale, con una stima dettagliata di ogni variabile in termini di stornamento di denaro speso ed introitato, addita come soluzione possibile la fabbrica di una nuova struttura in una proprietà dell'ospedale medesimo al punto cosiddetto della fiera 9, previa redazione da parte di un ingegnere di un piano d'arte il più economico possibile e previa contrazione di un mutuo con la cassa dei depositi e dei prestiti 10. In verità, però, ciò che più preme al giornale è che si auspichi una maggiore sorveglianza dell'andamento del sistema interno per evitare l'insorgere di problemi ancor più gravi di quello strutturale, come per esempio la tirannica pressione che gli infermieri solgono esercitare sugli infermi che, già reticenti o poco inclini arrecarsi in Ospedale, ti dicono che val meglio rimanersi eternamente nei canili ove giacciono a morir senza compensi curativi, senza cibi opportuni, senza conforti della religione... purché non vadano colà 11. IL TRIBUNALE La questione più grave, meritevole di urgente soluzione perché di interesse non solo del paese, bensì di tutto quanto il circondario, riguarda il mantenimento con la nuova legge della circoscrizione giudiziaria a Nicosia e più precisamente del tribunale circondariale, al fine di una più proficua e capillare amministrazione della giustizia. A tal proposito, il giornale, prendendo una posizione alquanto netta, con il precipuo intento di indurre la cittadinanza a promuovere attivamente iniziative che possano in qualche modo incidere positivamente, si fa carico di perorare la causa del mantenimento insistendo pervicacemente sull'importanza che per il nostro paese possa avere il Il Montanaro, n 2, 9 luglio 1965 Il Montanaro, n 3, 16 luglio 1965 Il Montanaro, n 2, 9 luglio 1965 Il Montanaro, n 2, 9 luglio 1965 Il Montanaro, n 2, 9 luglio 1965 Il Montanaro, n 2, 9 luglio 1965 Il Montanaro, n 3, 16 luglio 1965 Il Montanaro,n 3, 16 luglio 1965 Il Montanaro, n 5, 30 luglio 1965

4 riferimento ad un centro vicino di potere, che concorra a stabilire non solo le basi fondamentali di un organizzazione amministrativa decentrata, efficiente dal punto di vista burocratico, ma soprattutto insistendo sull'importanza che il tribunale costituisca un indubbia garanzia a che la legge sia rispettata da tutti i cittadini senza difficoltà e senza privilegi di casta. Infatti, allontanando dai cittadini la vicinanza dell'amministrazione della giustizia, diminuendone i centri, scemandone l'importanza, visibilmente si ledono da un lato gli interessi di tutti e si rende meno efficiente il rispetto della legge... lontano i magistrati, le guarentigie della libertà e della sicurezza sociale sono maggiormente violate 12. Per altro l'esigenza del circondario di far riferimento al vicino tribunale di Nicosia si regge anche sulla necessità di sopperire alle difficoltà delle comunicazioni connesse ai nostri paesi che, mancando di sistemi ferroviari e di strade adeguate, spesso rischiano di rimanere isolati dal contesto dell' intera isola e così Nicosia si ridurrà alla semplice ed isolata condizione di Comune che per la sua positura topografica, stentatamente potrà deliberare le auree più lontane della civiltà 13. Pertanto, date le imprescindibili motivazioni che non possano essere sottaciute e dato che il Sonno è fratello della Morte 14, viene ribadita dal giornale, insistentemente, la necessità di intervenire, magari attraverso l'interessamento immediato e la mediazione di un Deputato che presso il Governo vada a rappresentare gli interessi del paese 15. Così, porte orecchie attente alle arringhe impietose del giornale, il Sindaco, solerte, con un energico provvedimento, sottopone la questione ad una seduta di Consiglio straordinario che vota deliberarsi un ricordo e un incoraggiamento al Deputato Bruno, perché assista presso la Commissione Governativa i diritti e le nostre ragioni[...] a che si voglia risparmiare dalla soppressione il nostro tribunale 16. Una scelta, quella relativa a Francesco Bruno, dettata in verità dalla stima di cui l uomo certamente gode in quegli stessi anni presso i Nicosiani che, in più occasioni, dimostrano di apprezzare la sua carriera insigne di Magistrato, la sua notevole cultura, nonché la sua integrità d animo. Della importante carriera, ma soprattutto dell azione di Patriota di questo loro concittadino, i Nicosiani infatti sono assai fieri e solgono scandirne i successi anche negli anni a venire, dedicandogli sinceri e disinteressati tributi onorifici, sottolineati sempre da riconoscenza e gratitudine. Ci è possibile ricostruire i trascorsi biografici, la carriera politica e forense di Francesco Bruno proprio grazie al ricordo di lui, conservato dalla Associazione di giovani nicosiani, costituitasi a New York nel primo Novecento 17. Così sappiamo che Francesco Bruno, nato a Nicosia nel 1928, ha studiato prima presso un collegio di Bronte e si è laureato poi giovanissimo in giurisprudenza a Palermo. Scoppiata a Palermo l insurrezione, da fervente patriota, si è arruolato tra le fila del battaglione Universitario combattendo contro le truppe borboniche guidate da Filangeri. L esito fallimentare della rivolta lo ha spinto ad abbandonare Palermo per far ritorno a Nicosia, dove, esercitando l avvocatura, si è distinto immediatamente nel foro per la celebre arringa a difesa dei Nicosiani, ribellatisi all ingiusta e gravosa tassa sul macinato. In contatto intanto con i patrioti, nel 1850 ritorna a Palermo e vi rimane fino al 1860, anno in cui i Mille liberano la Sicilia dai Borboni. In quel frangente pare che lo stesso Crispi abbia conosciuto Francesco Bruno e lo abbia apprezzato per i suoi meriti, scegliendolo come suo prezioso collaboratore, in qualità di Segretario al Miniestero della guerra. Dall avvocatura è passato alla magistratura, assumendo il primo ufficio nel1862 a Nicosia come Sostituto Procuratore del Re. Si è trasferito a Palermo ed è stato promosso Vice Presidente di Tribunale, poi è divenuto Procuratore del Re a Cosenza, Caltanissetta, Trani, Messina e Procuratore Il Montanaro, n 2, 9 luglio 1965 Il Montanaro, n 5, 30 luglio 1965 Il Montanaro, n 7, 13 agosto 1965 Il Montanaro, n 7, 13 agosto 1965 Il Montanaro, n 5, 30 luglio 1965 C. Amoruso, Gioventù Nicosiana, ed. Scarlino press, New York, gennaio 1912, pag.30-31

5 Generale a Catanzaro e Catania. In quest ultima città è rimasto per circa vent anni, ricoprendo la carica di Consigliere, Presidente di sezione e Primo Presidente di Corte d Appello. Nel 1903, raggiunto il limite di età, dopo una brillante carriera, è stato collocato a riposo con il titolo onorifico di Primo Presidente di Corte di Cassazione ed insignito dal Re con il titolo di Grande Ufficiale di Stato, per essere, infine, con sincera soddisfazione dei suoi concittadini, nominato Senatore del Regno nel LE CARCERI Il nostro giornale, infine, documenta le condizioni delle carceri, di cui aspramente se ne denunziano brutture tanto che queste vengono assimilate a dei veri e propri sepolcri, con la differenza che il luogo ospita ancora uomini vivi, piuttosto che cadaveri. Se vero è, dice il giornale, che le carceri debbano intendersi come dei luoghi di riabilitazione e non di vendetta sociale, bisognerebbe riconsiderare la pena come un utile strumento che possa concorrere al recupero della moralità, attraverso l'esercizio della virtù e non della barbarie. Pertanto, in questa prospettiva, le dure considerazioni de Il Montanaro valgono a denunziare gli orrori delle carceri perché, attraverso la realistica descrizione, si risvegli il senso di comune moralità, nonché il rispetto per la dignità umana. Due erano le carceri di Nicosia, quella del Salvatore e quella del Casale. La prima struttura è costituita da un'orrida spelonca, dove è possibile trovarvi imputati per gravi crimini, frammisti a coloro che scontano una pena correzionale, una turba di delinquenti in cui, a fianco del viso pallido e ribuffato dell'assassino, sta la faccia infantile di un giovanotto condannato per la vanitosa asportazione di un'arma; a fianco a colui che ha misfatto per misfare, un imbelle fanciullo che avrà rubato nottetempo polli; a fianco dell'uomo infradicito nella colpa, quegli che ne comincia a gustare i primi sorsi 18. La seconda, quella del Casale, si compone invece di due stanze anguste al piano di sotto per gli uomini e una al piano di sopra per le donne, dove la procace meretrice ivi racchiusa per deficienza di sifilicomi è insieme alla povera ragazza che in un momento d'ira o di esuberante passione avrà sfregiato il suo promesso o di una povera donna che avrà rubato per sfamare i propri figli 19. Fatte, dunque, queste icastiche considerazioni, per niente lusinghiere, sia per quanto attiene all'aspetto morale e tanto più a quello materiale delle carceri, chi scrive conclude, in sentenziosa sintesi, che in tali ambienti il senso morale dei prigionieri facilmente travia e s'avvezza a quei cupi sentimenti che creano la volontà del delitto e l'odio a chi ve li spinge[...] e per ciò che le statistiche criminali ci hanno presentato sempre in larga misura i recidivi 20. IL MONDO DELL INFANZIA La voce del Montanaro, nelle sue idee progressiste e libertarie, si rivela particolarmente sensibile alle problematiche legate al mondo dell'infanzia, tant'è vero che in diversi numeri del giornale sono presenti articoli dedicati a quell' infanzia che nella Nicosia postunitaria, così come in tanti altri comuni del Mezzogiorno, e non solo, risulta in parecchi casi inevitabilmente negata a causa delle condizioni di diffusa povertà e ristrettezza economica. Secondo quanto riferisce il periodico, la beneficenza pubblica è la più eccellente e la più bell'opra di virtù cittadina [ ] che rende benemeriti a Dio e agli uomini 21. Non sorprende, dunque, che anche la circoscrizione municipale di Nicosia non rimanga estranea a quell'ondata benefica che scaturisce dalla legge 753 del 186,2 relativa alle opere pie. Lo testimoniano, infatti, la presenza di un asilo infantile e di un orfanotrofio femminile Il Montanaro, n 3, 30 luglio 1965 Il Montanaro, n 3, 30 luglio 1965 Il Montanaro, n 3, 30 luglio 1965

6 I TROVATELLI I trovatelli, prole infelice di una colpa consumata sotto i cenci del miserabile o sotto una coltre di fiori, 22 sono quasi sempre chiamati ad un'esistenza il più delle volte breve, fatta di stenti e di dolore. L'abbandono di neonati è fenomeno remoto ed è attestato da testi ed autori antichi, nonchè da una folta letteratura e da racconti della tradizione orale. Si pensi a Mosè, abbandonato sulle acque, ad Edipo a cui il padre Laio, per ovviare ad un oracolo funesto, trafisse i piedi e lo affidò ad un pastore perchè lo abbandonasse sul Citerone; e si pensi ancora a Romolo e Remo, abbandonati sulla sponda del Tevere ed allattati dalla lupa, e a tanti altri casi attestati dalla storia. Nell' Ottocento in tutta Europa il fenomeno dei bambini esposti ha raggiunto proporzioni enormi e nei paesi cattolici, come Italia e Francia, il fenomeno del non riconoscimento alla nascita è stato più rilevante che nei paesi protestanti, poiché - a differenza di questi ultimi -la legge garantiva il segreto della maternità ed era consentito alle ragazze madri di partorire anonimamente anche in strutture pubbliche e lasciare lì il neonato. La rilevanza del fenomeno è attestata dal fatto che tutte le città avevano luoghi appositi, le cosiddette ruote degli esposti, dove lasciare i bambini non desiderati. Tali ruote erano concepite dalle famiglie povere come una forma assistenziale, dato che da lì i bambini venivano affidati alle cure di una balia e poi, in mancanza di affidamento a famiglie, mandati negli orfanotrofi o negli educatori. É dato storico accertato che in tutto il territorio nazionale le pubbliche Istituzioni ricorrevano a nutrici a pagamento che provvedessero al sostentamento dei bambini abbandonati. Tale provvedimento pare fosse in vigore nella nostra città già nel Negli anni immediatamente successivi all'unità, il numero degli esposti ammontava mediamente a 60 unità all'anno con una mortalità pari al 55%. L'elevato tasso di mortalità, secondo quanto riferisce il testo di riferimento, deriverebbe dalle generali condizioni di precarietà e dall'esiguità della somma di appena 5-10 lire corrisposta alle balie. Appare, dunque, impossibile che una così meschina sovvenzione possa davvero apprestare alle nutrici quei mezzi necessari onde somministrare ai bambini quelle cure di che si abbisogna in quella tenera età. 23. Dati i fatti sembrerebbe, pertanto, assai difficile che donne di fidata moralità potessero sobbarcarsi l'impegno di un bambino da accudire per una cifra così irrisoria. L'infima moralità delle nutrici è tale che spesso, anche se malate, si prestano al nobile all'esercizio, mentre invece non dovrebbersi se vecchie o infermiccie, o logore talvolta da sifilide ad assumer il difficile e santo ufficio di balia 24. Quanto finora detto dimostra e spiega l'orribile speculazione e il mercanteggiare squallido che spesso ruotava attorno alle vite di tanti poveri sventurati, ma nello stesso tempo non può non indurci a riflessione il fatto che nella dura esistenza di queste povere donne il baliatico spesso poteva rappresentare una -se non l'unica- fonte di momentaneo sostentamento. Un dramma, quindi, nel già difficile ed intricato dramma degli abbandoni. Ad onor di cronaca va detto inoltre - e questo il Montanaro lo accenna appena - che esistevano anche i casi in cui le mamme affidatarie erano donne che provenivano da situazioni affini, e pertanto vocate all'esercizio, o erano puerpere che vedevano morire i loro nati e quindi riversavano il loro affetto su poveri infelici (tali sono quelle nutrici che ripetono il proprio parto [ ] o ancora quelle altre che si trovano in grado di apprestare ad altri bambini gonfio il petto per la perdita del proprio) 25. Ovviamente si trattava dei casi più fortunati in cui il legame tra mamme di latte e figli affidati assume fisionomie positive. Il quadro a tinte fosche tratteggiato dal Montanaro s'infittisce ancor di più se si guarda alle sorti che spesso toccavano a quelle vergini vite dopo il baliatico, se agli infelici tocca la più grave sciagura

7 di sopravvivere a quei patimenti che non rade volte loro procacciano le inumane nutrici 26. Si profila per loro, infatti, un destino fatto di elemosina o di latrocinio per i maschi e di prostituzione tanto più immorale quanto meno mercanteggiata, 27 per le fanciulle. Il testo ha chiaramente l'intento di scuotere la coscienza collettiva e la beneficenza pubblica al fine di sollevare le sorti di bambini abbandonati, mediante l'incremento dei fondi. L'auspicio è, pertanto, che i curatori del baliatico aumentino le sovvenzioni per le balie al fine di trovarne delle migliori perchè la società che ha dato loro quella vita è deputata alla sorveglianza dei diritti e dei doveri che si ha creati ed imposti ed ha l'obbligo di provvedere a tutto ciò che di turpe e di malvagio nel seno di essa si svolge e si consuma. 28 GLI ASILI INFANTILI La necessità di asili infantili che possano ovviare, in un certo senso, alle tristi condizioni del baliatico è auspicata fin dal settembre del Nel n 13 de Il Montanaro si legge infatti: << Noi siamo lieti che anche qui, fra non guari saranno aperti gli asili infantili, che anche qui tutte quelle povere creature del popolo destinate a crescere nelle tenebre dell'ignoranza beveranno anch'esse alla fonte del sapere>> 29. Non si conosce con esattezza la data di fondazione, ma è certo che un decreto regio nel dicembre del 1870 ne approvò lo Statuto, secondo le linee della già citata legge 753 del La cultura, fondamento necessario del progresso civile di un popolo è fondamentale anche per la devozione alla patria, per il mantenimento di una religione che regoli le leggi fondamentali dello Stato per la prosperità sociale. Essa deve aver inizio nei primissimi anni dell'infanzia e deve aprirsi in uno Stato Nuovo, che ha da poco inaugurato la sua Unità nazionale, anche ai Figli del Popolo. L'istituzione di asili infantili è auspicabile in quanto essi provvedono a due grandi esigenze del nuovo stato: da una parte sottraggono le creature più sciagurate all'arbitrio di balie senza scrupoli, dall'altro garantiscono ai fanciulli una prima forma di istruzione in una fase dell'età in cui i segni di quanto appreso rimangono più indelebilmente impressi nella mente dei bambini in età prescolare. La nuova Italia, insomma, ha bisogno d'istruzione e di rompere con un passato in cui l'esercizio delle lettere era prerogativa di pochissimi privilegiati che diventavano poi classe dominante, per lo più autoritaria e dispotica. Importanti, pertanto, diventano adesso le direttive date all'istruzione dal momento che in molti paesi del Regno molti insegnanti imbavagliano le vergini menti dei fanciulli, inculcando loro principi contrari alle sacre credenze della vita civile, alterandone inevitabilmente i comportamenti. Ferma rimane, dunque, la convinzione secondo cui devono attecchire nei giovani principi imperniati sulla sacralità del lavoro e sul rispetto dei valori sacri, quali la famiglia, la patria, al religione. L'istituzione di detti asili, inoltre, risponde all'esigenza di frenare l'insorgenza di comportamenti ai margini della legalità. L'assenza di istituzioni scolastiche pubbliche, aperte anche ai ceti meno abbienti, fomenta l'illegalità consegnando alla strada i figli della povera gente, spesso costretti al furto e all'assassinio, perchè impossibilitati a trovarsi un lavoro che dia guadagni proporzionati alla fatica. L'ORFANOTROFIO L'orfanotrofio femminile viene istituito dal Consiglio civico di Nicosia nel 1814, allo scopo di accogliere ragazze orfane sottraendole all'ozio, alla fame e ancor di più alla prostituzione ed allo sfruttamento. I fondi a disposizione dell'orfanotrofio, seppur sparuti, erano forniti in parte dal Comune, in parte dal Monte di Pietà. La somma disponibile all'istituto pari nel 1865 a lire 3.300, Il Montanaro, n 13, 24 settembre 1965

8 serviva al mantenimento di 30 ospiti, poi scesi a 20, che all'interno della struttura godevano di vitto, alloggio e vestiario. Finalità primaria era quella di formare buone massaie che avessero anche una certa istruzione, almeno pari a quella impartita nelle classi elementari. Le ospiti, di età compresa tra i 6 e i 20 anni, apprendevano l'arte del cucito. A tale scuola erano ammesse anche alunne esterne che pagavano a beneficio dell'istituto una retta. La vita trascorsa all'interno delle tristi pareti dell'orfanotrofio assumeva il colore grigio di giornate sempre uguali, sotto il rigido controllo di una Direttrice, preposta alla amministrazione e alla sorveglianza delle educande, retribuita con un compenso annuo pari a lire 300. La monotonia di questa esistenza sembra riflettersi nell'incarnato pallido delle fanciulle. Il Montanaro riferisce, infatti, che una su tre è clorotica, il che non è da attribuirsi all'aria malsana del tempo, ma piuttosto alla carenza di cibi ricchi di grassi e proteine. Risultano, inoltre, precarie le condizioni igieniche, data la carenza di biancheria da letto. Infatti, non tutte le ragazze dispongono di un cambio di biancheria, per cui nei giorni del bucato molte di loro sono costrette ad andare a letto vestite in attesa che il bucato si asciughi. L'istruzione, poi, risulta piuttosto sommaria, dato che più ampio spazio è dato ad attività cosiddette domestiche come la filatura o il ricamo, il cui prodotto, spesso, veniva destinato alla vendita ed il cui ricavato andava alle casse dell'istituto stesso e solo una terza parte a beneficio delle orfane (per quest'ultimo aspetto, tuttavia, bisognerà aspettare lo statuto che verrà approvato solo nel 1902). Sappiamo dalla Relazione Sommaria sulle condizioni economiche delle Opere pie nella Congregazione di carità di Nicosia che l'orfanotrofio si era dotato nel 1851 di cinque telai a spola volante che consentivano alle ragazze di fornirsi di biancheria propria e di creare tessuti destinati alla vendita. Tale prospettiva di miglioramento, però, ebbe breve durata, dato che, solo due anni dopo, nel 1853, i telai vennero abbandonati. 30 Nel 1865, anno di pubblicazione del Montanaro, le condizioni dell'orfanotrofio, non erano certo delle migliori e l'auspicio è quello di ripristinare telai e filatoi e di garantire alle educande una maestra capace di bene istruirle Nell'ondata di svecchiamento che fa seguito all'unità, dunque, Il Montanaro fa appello agli zelanti amministratori dello stabilimento affinché facciano leva sulla carità cittadina - mai dimostratasi indifferente alle richieste d'aiuto da parte dei deboli- e ai rappresentanti comunali. Lo scopo è quello di rimpinguare le casse dell'istituto indirizzando, magari, le ricoverate ad un lavoro proficuo ed istruttivo per ricavarne risorse maggiori per il mantenimento ed un fondo di dotazione che garantisca all'educanda di trovare un' onesta collocazione una volta uscita dall'orfanotrofio. LA SCUOLA PRIMARIA La legge Casati, emanata con regio decreto il 13 novembre 1859 ed entrata in vigore nel 1860, prevedeva l obbligo per tutti i Comuni di creare e mantenere la scuola primaria, relativamente al Corso Inferiore, tenendo conto da un lato dei bisogni dei loro abitanti e dall altro delle loro facoltà economiche. Il Corso Inferiore rivestiva un importanza determinante, sia perché l istruzione ricevuta risultava propedeutica allo studio successivo, sia perché è un corso cui tutti i cittadini potevano accedere. In questi primi anni di studio veniva inculcato l amore per la cultura e nel contempo si avviavano e si indirizzavano i destini di uomini e di cittadini. I Comuni avevano anche il compito di reclutare i maestri elementari e ciò diventava uno dei punti deboli del processo educativo, poiché spesso la preparazione di questi risultava inadeguata. Infatti, le famiglie delle classi più agiate preferivano istruire privatamente i loro figli e, avvalendosi di quanto la legge consentiva, demandavano l istruzione al padre di famiglia o ad un precettore con l impegno di fare sostenere ai discenti un esame finale nella scuola pubblica. Nel Comune di Nicosia si lamentava che, a ragione delle leggi imprecise e dei regolamenti 30 S. Bruno, Relazione sommaria sulle attuali condizioni economiche delle opere pie nella Congregazione di carità di Nicosia, 1910

9 approssimativi sull istruzione, per l indifferenza e ignoranza delle amministrazioni comunali, per l incompetenza e l imperizia della gran parte degli insegnanti, per l insufficienza o la carenza dei libri di testo non si produce quel bene che si potrebbe sperare. 31 In aggiunta si polemizzava sul fatto che lo Stato Italiano erogasse cifre quasi esorbitanti per finanziare le Università con un numero eccessivo di cattedre rispetto al numero degli studenti, mentre per la gestione delle scuole primarie erano state stanziate somme alquanto irrisorie. Si ritiene indispensabile, pertanto, rendere obbligatorio e coercitivo l insegnamento, giacché a Nicosia si registrava una grave inadempienza nella frequenza scolastica, essendo i ragazzi costretti a collaborare nella gestione economica della famiglia impegnata nelle attività agricole, tipiche del nostro territorio. Inoltre l istruzione in quegli anni era privilegio delle classi agiate, riservato unicamente agli uomini; invece la donna rimaneva esclusa dal diritto-dovere di accostarsi e accedere all istruzione, nonostante la nobile missione a lei affidata nella famiglia e nella società. I cittadini nicosiani si dimostrarono risoluti nel sensibilizzare l amministrazione comunale affinché si attivasse per abbattere gli ostacoli che si frapponevano alla diffusione dell istruzione, elemento vitale per la libertà, unità e indipendenza 32, allo scopo di poter raggiungere tutti i giovani, non escludendo i ceti meno abbienti, i figli dei contadini o dei più poveri operai. Ciò avrebbe arginato la diffusa ignoranza considerata il più potente flagello di un popolo libero 33. A Nicosia si era chiaramente percepito che la rivoluzione del 1860 orientava la cittadina verso l acquisizione di una più moderna civiltà. Stava germogliando un era fecondissima di miglioramenti: spettava ai nicosiani non lasciare sfuggire quel kairòs, quella solenne occasione per acquisire una sempre maggiore educazione alla libertà. Non è eccessivo riconoscere ad un gruppo di colti cittadini nicosiani la sensibilità verso il valore dell istruzione tanto da proporne l inserimento, come precetto, in coda al Decalogo. Costoro affermano che la floridezza di uno Stato è direttamente proporzionale al grado di cultura morale ed intellettuale raggiunto dai cittadini. Inoltre, sostengono che la cultura, largamente estesa, può divenire strumento indispensabile ed efficacissimo per fondere in una le diverse classi sociali ed è considerato un potentissimo mezzo di riscatto per le classi meno abbienti Il Montanaro, n 1, 4 giugno 1865 Il Montanaro, n 1, 4 giugno 1865 Il Montanaro, n 9, 27 agosto 1865 Il Montanaro, n 9, 27 agosto 1865

10 ECONOMIA E SOCIETA' NELLA NICOSIA POST-UNITARIA a cura della scuola media L. Pirandello- Nicosia Nicosia, nella seconda metà dell Ottocento, era una tra le più ricche ed importanti cittadine dell'entroterra siciliano, retaggio di quella demanialità che l aveva caratterizzata già dal Medioevo. L economia nicosiana, prevalentemente agricola, era in quel periodo comunque viva: la principale coltivazione dei feudi baronali, così come delle terre comunali, era il frumento, seguito dall orzo. Ecco perché in molte contrade nicosiane vi erano mulini per la macinazione dei cereali e per la produzione di farina. Nicosia poteva vantare il lusso di produrre ed esportare frumento in tutto il circondario, infatti in media raccoglieva da 8 a 10 ettolitri per ettaro ad annata di frumento 34 Ma accanto alla produzione privata, concentrata nei feudi dei numerosi baroni (Nicosia : città dei 24 baroni) e gestita dai soprastanti, vi era anche una produzione nei feudi demaniali, gestiti dai gabellieri comunali e controllata e tassata dai funzionari regi. Le terre comunali erano utilizzate maggiormente per la pastorizia e nell Ottocento, anche la maggior parte dei boschi del territorio nicosiano risultava utilizzata dal Comune, che ne era proprietario, per il pascolo, unico uso civico che permetteva un certo profitto. Dunque, in genere, tutto il suolo demaniale era sfruttato principalmente per la pastorizia e, solo in piccole percentuali, dato in gabella e coltivato a cereali. Il nostro sistema produttivo aveva perciò la caratteristica delle economie delle aree interne della Sicilia, ossia l eccessiva dipendenza dall agricoltura monoculturale e l assenza di fonti produttive alternative; la granicoltura veniva alternata soltanto con i pascoli naturali e i maggesi, con contratti vessatori e un sistema fiscale in cui il dazio di consumo e la tassa sul bestiame costringevano i giornatari e i mezzadri a condurre una vita di stenti. Il latifondo era il sistema dominante in tutto il circondario di Nicosia e questo non favoriva alcuna 34 Gaetano de Pieri, Il circondario di Nicosia, Catania 1898

11 forma di sviluppo e di ammodernamento delle infrastrutture agricole, né alcun miglioramento nelle condizioni di vita e di lavoro dei braccianti. Nella provincia di Catania, (e Nicosia allora era parte della provincia etnea), su 241 latifondi, ben 112 si estendevano nel circondario nicosiano dove, infatti, proprietari della quasi totalità dei terreni erano baroni e nobili. Perciò da tali famiglie dipendeva quasi completamente l economia sia delle campagne, che della città: come nei feudi, i campieri, i soprastanti, i molti contadini, i mezzadri, i braccianti, i bordonari, i vaccari, etc lavoravano come impiegati dei vari baroni ai quali dovevano essere riconoscenti per l opportunità di lavoro offerta loro. E anche in paese molte attività lavorative erano legate alle esigenze delle famiglie benestanti. Buona parte dei lavori artigianali poi erano svolti per conto dei baroni che, per opere di manutenzione o abbellimento dei loro palazzi e delle loro ville di campagna, commissionavano continuamente vari oggetti prodotti ora dai fabbri ferrai, ora dai falegnami o dai più raffinati restauratori, ora da abili pittori, scultori, etc. Non dimentichiamo anche la preziosa attività svolta per i nobili da parte delle ricamatrici, degli orafi, talvolta anche dei sarti per uomo e delle sarte per donna e di tutti quegli artigiani di personale fiducia che realizzavano manufatti commissionati su misura e rispondenti al particolare gusto dei signori. Anche tutto il personale dipendente che lavorava nei vari palazzi a servizio delle nobili famiglie poteva assicurare il sostentamento a se stesso ed ai propri figli grazie a questi illustri datori di lavoro. Numerosi erano i servitori, i maggiordomi, le governanti, le cuoche, le cameriere, i criate le lavandaie, le bambinaie, le balie, i cocchieri, insomma tutti quei lavoratori che garantivano ai loro padroni una vita agiata, comoda e confortevole. Per la povera gente del popolo, trovare impiego presso i nobili significava indubbiamente assicurare a se stessi un buon vitto ed alloggio, ed ai propri familiari un reddito sicuro, benché minimo 35. In assenza di una vera e propria industria tessile, Nicosia poteva contare su un ampio contributo artigianale femminile all economia locale: vi era nelle nostre case un numero molto elevato di telai, sia per la lana, sia per il cotone, sia per il lino 36. Dunque a fine 800 erano ancora molto marcate le disparità economiche e sociali, poiché la nobiltà locale viveva ancora una realtà fatta di privilegi ed agi, mentre la maggioranza dei ceti più bassi soffriva di un atavica condizione di sfruttamento, di stenti e di ignoranza. Ma uno dei problemi più gravi per il nostro paese, alla metà dell Ottocento era l assenza di una rete viaria interna che favorisse le comunicazioni e gli scambi economici con il resto dell isola, senza parlare della totale assenza della rete ferroviaria. Si utilizzavano ancora le vie regie, cioè le vecchie strade romane, ormai insufficienti a sopportare gli scambi commerciali con le aree costiere più evolute dell isola 37 Basti dire che, negli anni dell Unità d Italia, Nicosia non aveva ancora visto completata la strada per Leonforte, sbocco necessario per la propria economia. Il nostro cominciava ad essere, rispetto alle realtà sociali delle città del nord, un centro retrogrado e senza possibilità di miglioramento delle generali condizioni di vita delle masse; mancava una rete idrica, per cui i cittadini potevano attingere l acqua presso le fontanelle sparse nei vari quartieri del paese; l illuminazione elettrica era assente. Bisognerà attendere il 1926 perché la luce elettrica illumini la città e i vecchi lampioni a petrolio vengano soppiantati dai nuovi. Nelle case si continuavano ad usare lumi e candele. La situazione resterà immutata ancora per molto tempo soprattutto nelle campagne, dove si viveva in condizioni peggiori. Dopo il 1860 le autorità cittadine posero in essere provvedimenti tendenti alla quotizzazione di alcuni feudi, suddividendo il terreno in piccoli lotti e concedendo questi in enfiteusi, ma non 35 F. Sottosanti e G.Rizzo, Nicosia- Baronie e feudi, Nicosia A. Micalizzi, Il cuore nella valigia, Il Quadrifoglio, Livorno O. Cancila, L economia della Sicilia,Il saggiatore.1992

12 portarono alcuno sviluppo economico. Bisognerà aspettare circa un altro secolo per introdurre reali cambiamenti con la Riforma agraria. Intanto in città, invece, la classe operaia e la piccola borghesia nicosiane possono riunirsi nella nuova Società di Mutuo Soccorso fra operai fondata il 13 febbraio 1876, con sede al primo piano del palazzo Gentile di Marrocco, in piazza Garibaldi, società che si propone la cooperazione e la ricerca del lavoro per i soci, nonché il miglioramento intellettuale e la crescita della classe operaia. In seno a questo quadro sociale nicosiano, che abbiamo cercato di delineare, comincia a maturare l esigenza dei ceti meno abbienti di abbandonare il proprio paese natio e di emigrare altrove per sopravvivere. Comunque, in un rapporto del 2 agosto 1871, il prefetto di Catania dichiarava che l emigrazione presente nelle zone di tale provincia, quindi anche a Nicosia, era assai limitata e che la popolazione complessivamente godeva di un sufficiente livello di vita. Il nostro flusso migratorio partì, dunque, in ritardo, anche perché inizialmente si ebbe uno spostamento che dalle nostre aree interne e collinari portò verso le coste economicamente più evolute, soprattutto rispetto alle campagne, dove ancora vigeva il latifondo. Questo era, però, uno spostamento spesso a carattere stagionale e limitato a precise fasce di lavoratori, soprattutto raccoglitori. Ma con l avanzare della crisi economica di fine Ottocento anche le zone costiere non riescono più ad assorbire l eccesso di manovalanza ed inizia l esodo verso l estero. Nel 1871, solo il 3,36% degli emigranti italiani all estero era siciliano e in prevalenza venivano preferiti paesi dell Africa e dell Europa; questo a sottolineare gli stretti rapporti che all epoca l Italia aveva con Egitto, Algeria e soprattutto Tunisia. L emigrazione verso le Americhe si svilupperà, invece, negli ultimi decenni dell 800 e sarà ancora caratterizzata dal sogno di fare fortuna per poi rientrare nel proprio paese d origine e acquistare proprietà e terre che possano garantire benessere e rispettabilità. Lentamente invece si farà strada la mentalità di abbandonare completamente quel modello di vita contadino e povero e di costruire ex novo un nuovo modello di vita, più aperto e moderno. L emigrazione per i Siciliani fu, insieme al brigantaggio, la risposta al fallimento delle lotte sociali e politiche di fine 800, condotte con l obiettivo di ottenere una ridistribuzione delle terre e quella libertà che già l azione garibaldina aveva lasciato sperare. Abbandonati dallo Stato, soggetti ad un eterno sistema di sfruttamento, privi di alcuna speranza lavorativa, anche molti Nicosiani abbandonano la terra e si imbarcano alla volta degli Stati Uniti e dell Argentina, provocando il conseguente spopolamento delle nostre campagne. Anche per i Nicosiani l emigrazione costituì quindi una speranza e la recente unificazione della nostra nazione rese più attraente lo spostamento verso l estero rispetto all interno della penisola, dando avvio alla lunga storia dei Nicosiani d America che proseguirà nel corso del XX secolo. L EMIGRAZIONE A NICOSIA SECONDO I PERIODICI LOCALI Tra la fine dell Ottocento e i primi anni del Novecento due periodici locali, L Eco dei Monti e Germinal, parteciparono al dibattito sull emigrazione e mantennero stretti contatti con i nicosiani in America. L Eco dei Monti, settimanale di Nicosia e del circondario, pubblicato dal 1905 al 1914, fu fondato da Mariano La Via, avvocato e intellettuale molto attento alle necessità della comunità nicosiana. Il suo giornale divenne espressione del gruppo liberale e si impegnò per il miglioramento delle condizioni socio-economiche del territorio. Fin dai primi numeri della sua pubblicazione L Eco dei Monti affronta il problema dell emigrazione in numerosi articoli che analizzano il fenomeno e aprono una discussione con i lettori, riportando talvolta pareri diametralmente opposti. Nel secondo numero del periodico Francesco La Via-Ferrara afferma che il fenomeno migratorio è divenuto non solo imponente nella sua veduta generale, ma addirittura preoccupante per le sorti

13 economiche del paese. Preso atto della situazione, l autore ritiene utile analizzare il fenomeno, chiedendosi se rappresenti un bene o un male per l economia nicosiana. Il suo giudizio è che l emigrazione sia nociva per la società nicosiana, in quanto la poca manodopera fa aumentare i salari, spingendo i latifondisti a lasciare incolte le terre di scarsa fertilità, pertanto essa danneggia il benessere e la ricchezza di tutti. In contrapposizione a quanto sostenuto dal La Via Ferrara, E. Ugo Pantano individua la causa dell emigrazione nella questione agraria e nella mancata volontà del potere politico di affrontare il problema del latifondo. Sempre lo stesso anno, l avvocato Nicolò Messina, dopo aver parlato della progressione veramente allarmante con cui il fenomeno dell emigrazione verso le Americhe si manifestava, si pone il problema di cercare ogni mezzo, perché questa incalzante emigrazione arrechi al nostro paese il maggior vantaggio relativo possibile. Egli ritiene che quella nicosiana non sia una vera emigrazione in quanto i nostri emigrati non lasciano il paese nativo col proposito di non tornarvi mai più. E noi, infatti, vediamo che essi al loro paese stanno sempre legati col cuore e col pensiero, e loro scopo principale è quello di ritornarvi rifatti economicamente. Ad avvalorare questa ipotesi cita il fatto che gli emigranti inviano a Nicosia nella inerte Cassa Postale di Risparmio tutti i loro guadagni e li utilizzano per l acquisto di case e di terreni. Secondo l autore, il vantaggio che si può trarre dall emigrazione è quello di attirare le rimesse degli emigrati in industrie locali che, attraverso la cooperazione dei capitali, migliorino le condizioni economiche generali, sicché il flusso migratorio si fermerebbe, gli emigrati potrebbero tornare e i latifondisti eviterebbero l abbandono delle terre. Egli si fa, addirittura, promotore di un Consorzio agrario che dovrebbe dar vita a cooperative nel campo della viticoltura, della produzione dell olio e dell uso dell argilla, intesa come materia prima di industrie. Germinal, quindicinale del Circondario di Nicosia, pubblicato dal 1909 al 1910, nacque con una vocazione socialista che mostrò fin dal primo numero nel saluto della redazione, ove si legge [ ]i suoi redattori non aspirano ascendere a pubblici poteri[ ], ma hanno il solo ed unico obiettivo di creare e svegliare le oppiate coscienze delle popolazioni del nostro Circondario, di moderare e fustigare i traviati costumi, di rialzare le condizioni morali ed economiche delle classi disagiate[...]. La posizione assunta dal periodico ebbe tanti consensi soprattutto tra gli emigranti, i quali spesso scrissero lettere di plauso all impostazione del giornale, incitandolo a smascherare le brutture di lor signori.

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