SANT ANTIOCO ISOLA DI CULTURA ED EMOZIONI. Introduzione. Ringraziamenti

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1 SANT ANTIOCO ISOLA DI CULTURA ED EMOZIONI Ringraziamenti Ridente sovra un colle il borgo giace, di florida isoletta ad oriente, tra viti rigogliose, in suol ferace, che verso il mar pianeggia dolcemente. Sui ruderi, già spenti, di cittade un dì fiorente e ricca molto, ei sorse, dappoi che queste fertili contrade, dal Saracen crudele furon corse....così introduceva il suo scritto il Direttore Didattico Michele Caracciolo nel e così concludeva: Si, spero, che più lieto il dì risplenda Su questa terra bella e pur felice, e che pel mondo il grido mio si estenda: Trovata è alfine l Araba Fenice. Il Villaggio di Sant Antioco, ristampato nell anno 2002 dalla Basilica di Sant Antioco Martire, è un documento di altissimo valore, poiché ci fa conoscere cose oggi dimenticate. Il professor Caracciolo all inizio del secolo ha pensato di far qualcosa per l isola che l ospitava; dopo quasi un secolo, in veste del tutto diversa, abbiamo proposto un lavoro che speriamo sia utile a tutti coloro che stanno avendo un approccio con la nostra storia. L attività svolta ha il solo fine di ricordare ciò che gli altri dimenticano. In qualità di coordinatore dei lavori relativi ai saggi qui pubblicati, desidero ringraziare tutti coloro che hanno voluto fortemente il gemellaggio tra il territorio Antiochense e quello di Guidonia sotto la benedizione dei Santi Martiri Antioco e Sinforosa. Pertano si ringraziano in ordine puramente casuale: Prof. Vittorio Sgarbi, per il suo pensiero; Dott. Eugenio Moscetti, per aver lavorato instancabilmente al progetto; Ing. Mario Corongiu, per esserne stato il promotore. Lgt. Santino Carta, per sentirsi figlio della nostra isola; Prof. Piero Bartoloni, per il suo saggio; Prof. Francesca Cenerini, per il suo saggio; Prof. Roberto Coroneo, per il suo saggio; Dott.ssa Grazia Villani, per il suo saggio; Dott.ssa Daniela Ibba, per il suo incoraggiamento; Sig. Giorgio Pinna, libero studioso, per il suo saggio; Sig. Marco Massa, libero studioso, per il suo saggio; Don Demetrio Pinna, per essere l indiscusso padre del culto del Santo; Sig. Stefano Alessandrini, responsabile dei gruppi archeologici d Italia per l articolo sulla protome leonina da Sulky; Prof. Michele Caracciolo, per il saggio sul Villaggio di Sant Antioco; Dott.ssa Maddalena Cima, Direttrice del Museo Barraco di Roma, per la sua cortesia; Dott.ssa Cristina Bombasaro, mia moglie, per la selezione delle foto e la sua pazienza. Ringrazio infine per la concessione del prezioso materiale fotografico: Piero Bartoloni, Roberto Coroneo, Don Demetrio Pinna, Marco Massa, Grazia Villani, Cristina Bombasaro, Basilica di Sant Antioco, Salvatore Selis, Cattedrale di Sassari, Chiesa di Sant Antonio Abate a Maracalagonis, Chiesa di Fluminimaggiore, e tutti coloro che in modo diretto e indiretto hanno collaborato con me e mi hanno incoraggiato. ROBERTO LAI Introduzione L isola di Sant Antioco della quale mi onoro di essere il sindaco, è situata presso la costa sud-occidentale della Sardegna, di fronte alla regione del Sulcis-Iglesiente. L isola si estende per 109 km 2, è la più vasta della Sardegna e la quarta d Italia. Essa è collegata all entroterra costiero da un sottile istmo, lungo 5 km, creato da sedimenti marini, che in termini propri forma una penisola che si affaccia a sud nel golfo di Palmas. Dista da Cagliari circa 90 km. Il suo clima è prevalentemente mediterraneo, con inverni brevi ed estati calde, asciutte, mitigate dai venti freschi di maestrale. Nei giorni di bonaccia, il paesaggio, pavoneggiandosi nella sua laguna animata da colonie di fenicotteri rosa, sembra uscito dalla tavolozza di un pittore. A pochi km dal paese si raggiungono spiagge d incomparabili bellezze, che stupiscono l occasionale visitatore. L isola nasce durante il periodo del Miocene, circa 25 milioni di anni fa, e si distacca dalla Sardegna a causa di poderosi movimenti tettonici. Molti milioni di anni dopo, l isola assume l attuale morfologia, prevalentemente pianeggiante. Registra la presenza di rocce calcaree e trachitiche, con una rara vegetazione di tipo mediterraneo: la palma nana, considerata un fossile vivente, antico di milioni di anni, il mirto, il leccio, l olivastro, il corbezzolo, il rosmarino selvatico, il ginepro fenicio, il lentischio e tanta altra vegetazione mediterranea. Più tardi, intorno al 1800 a.c. i Fenici effettuarono le prime invasioni della Sardegna e delle sue isole minori, svi- ANNALI

2 luppando la civiltà dei nuraghi e delle domus de janas, ossia tombe in miniatura scavate nelle rocce, oltre alle necropoli denominate tombe dei giganti. La dominazione fenicia durò sino al 500 a.c. dopodiché furono i cartaginesi a stabilire insediamenti in Sardegna e fondarono le prime città, quali Cagliari, Tharros, Nora e Sulci, e quest ultima, in onore del nostro Santo Martire, divenne isola di Sant Antioco. I romani, apparvero in Sardegna nel 238 a.c. Durante l impero di Adriano, (II sec. d.c.), erano in atto furiose persecuzioni verso i cristiani, i quali, per non essere arrestati e uccisi, emigrarono verso terre più tranquille. Secondo la leggenda agiografica, Antioco, medico Mauritano, arrivò sulla costa di Sulci durante l epurazione cristiana per diffondere la fede di Cristo, che in poco tempo raggiunse ogni anfratto della Sardegna. Qui, la sua fede fu recepita e accettata dalla popolazione sarda, ma non dai persecutori che, recatisi a Sulci per arrestarlo, lo trovarono già morto nelle grotte ove si era recato a pregare. La notizia della morte del nobile predicatore sconvolse il popolo sardo ormai evangelizzato. In suo onore, in tutta la Sardegna, fiorirono opere religiose avendolo riconosciuto il primo apostolo martire della cristianità sulla grande isola sarda. E fu così che il territorio di Sulci venne rinominato Isola di Sant Antioco e Antioco, Patrono di tutta la Sardegna. Tessere le lodi di un martire che la Chiesa ha voluto santificare, dando così lustro anche alla medesima isola è certamente gradito al popolo antiochense, che si pregia d aver dato ospitalità al Santo Patrono della Sardegna. L iniziativa di potere in questa sede presentare, in una rivista così importante, il nostro Santo Patrono è per me motivo d orgoglio. Il gemellaggio tra Sant Antioco Sulcitano e Santa Sinforosa mette in posa una pietra miliare che deve essere l inizio di un comune interesse nella valorizzazione dei nostri territori e della nostra millenaria cultura. I due Santi per ordine dell imperatore romano Adriano furono martirizzati, ma oggi questo triste evento è lontano e il mio pensiero và a tutti quei Santi che in momenti storici tristi hanno subito supplizi e martiri, ma il loro sacrificio non è stato vano in quanto ci hanno lasciato un messaggio che ancora oggi li vede protagonisti in questa sede che accomuna due territori sotto il fattore comune della fratellanza. IL SINDACO DI SANT ANTIOCO DOTT. ING. MARIO CORONGIU Presentazione La Carta Costituzionale della Repubblica Italiana con l articolo 9 recita: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, tutela il paesaggio e il patrimonio storico artistico della nazione. Repubblica, è parola di derivazione latina (res publica, la cosa pubblica ) che indica una forma di stato basata sul principio della sovranità popolare. Il termine fu usato per la prima volta a Roma nel 509 a.c., dopo la cacciata della dinastia etrusca dei Tarquini, per indicare la nuova forma di governo, antitetica alla monarchia e costruita sul concetto di bene comune, di cosa pubblica. Partendo da questo fondamentale principio, è a mio giudizio di particolare rilevanza dimostrare che i risultati conseguiti dalle Amministrazioni di uno Stato nella tutela del proprio patrimonio culturale sono parte integrante della comunità stessa trattandosi di beni pubblici. Tanto si è scritto e tanti sono stati i dibattiti sul termine Bene Culturale impropriamente usato ed inopportunamente abusato. Tanto quasi da poter dire che la definizione sta dentro di noi ed ognuno la identifica a modo suo. Non sempre le leggi in materia di tutela, almeno fino al Testo Unico sui Beni Culturali del 1999, hanno fornito una definizione esauriente su tale termine. Regolare i conti con l eredità del passato, trovando risposte giuste al bisogno di memoria storica, è il problema che si pone oggi con sempre maggior chiarezza a quanti hanno la responsabilità di garantire alla comunità la sopravvivenza e la fruizione dei Beni Culturali. La funzione che i Beni Culturali possono svolgere oggi, risiede nella determinazione della qualità ambientale e insediativa, quindi della qualità della vita di un ambito urbano. Valorizzare un bene culturale significa quindi riqualificare anche il tessuto urbano circostante. Questa premessa, per esternare profonda gratitudine a coloro che hanno voluto supportare l iniziativa di questo Assessorato alla Cultura sulla promozione che vede in prima linea due territori: quello Antiochense e Nomentano. Oggi in 85 ANNALI 2008

3 sinergia con la prestigiosa Associazione Nomentana di Storia e Archeologia ONLUS con il Comune di Guidonia Montecelio e sotto la protezione del nostro Patrono Sant Antioco Sulcitano e Santa Sinforosa di Guidonia abbiamo sicuramente dato un ulteriore contributo alla valorizzazione dei nostri territori e della nostra cultura che vede comunque protagonisti le nostre comunità nella tutela del bene pubblico. L ASSESSORE ALLA CULTURA DI SANT ANTIOCO DOTT.SSA DANIELA IBBA Sant Antioco Patrono della Sardegna Tra agiografia e leggenda ROBERTO LAI Dalle origini del cristianesimo ai primi martiri La religione Cristiana com è noto prende il nome da Cristo appellativo di Gesù di Nazareth, nato tra il 7 e il 4 a.c. in Palestina (anche se per tradizione viene indicata come data di nascita l anno zero). Gesù nacque a Betlemme da Maria, sposa di Giuseppe, concepito per opera dello Spirito Santo: non è dunque un semplice uomo, ma uomo e Dio allo stesso tempo. Con Gesù, dunque, Dio sceglie di farsi uomo tra gli uomini. Il cristianesimo si presenta quindi da subito come religione universale, nata tra gli umili per portare il lieto annuncio a tutta l umanità siano essi peccatori o giusti, schiavi o persecutori, donne o bambini. Inizialmente, la nuova religione trovò i suoi adepti tra la popolazione ebraica grazie all azione di proselitismo degli Apostoli. Un notevole salto di qualità per il cristianesimo delle origini si ebbe con la conversione di San Paolo (Paolo di Tarso), erudito di origini ebraiche e cittadino romano, che contribuì con i suoi viaggi ad estendere l insegnamento del cristianesimo nel bacino del Mediterraneo e specialmente a Roma, dove morì nel 67, dopo esservi stato più volte incarcerato. San Paolo fu il primo intellettuale convertito al cristianesimo. Nel primo secolo il cristianesimo si diffuse in tutta l Asia Minore e nell Africa settentrionale per poi arrivare in Europa e a Roma; l Apostolo Pietro e Paolo di Tarso furono sicuramente i primi martiri: San Pietro conobbe personalmente il Cristo mentre San Paolo non lo conobbe direttamente e pur non facendo parte dei 12 viene indicato come tale. La loro opera li vide protagonisti nella Galazia, nella Capodacia, in Antiochia di Siria, in Bitinia e a Corinto. Probabilmente gli echi di questi evangelisti e dei loro seguaci che continuarono l opera nell Africa del nord arrivarono in quella regione indicata come Mauretania che vede protagonista il nostro Antioco. Conoscere esattamente il numero esatto dei martiri è quasi impossibile, furono probabilmente migliaia. Secondo Tacito furono ingens multitudo. Il martirologio Gerominiano ne elenca 979. In seguito San Cipriano parlerà di martirium innumerabilis populus. In questa sede non si vuole certo fare una cronologia di tutti i Santi Martiri ma per meglio comprendere il Santo sulcitano, dobbiamo capire dove esattamente si può collocare la sua educazione cristiana, ed in particolare quale fu il contesto storico sociale dove si formò. La prima presa di posizione dello Stato Romano contro i Cristiani risale all imperatore Claudio (41-54 d.c.). Gli storici Svetonio e Dione Cassio riferiscono che Claudio fece espellere i giudei perché erano continuamente in lite fra loro per causa di un certo Chrestos. Lo storico Gaio Svetonio Tranquillo ( ca.), funzionario imperiale di alto rango sotto Traiano e Adriano, intellettuale e consigliere dell imperatore, giustificherà questo e i successivi interventi dello Stato contro i Cristiani definendoli superstizione nuova e malefica. L Imperatore Nerone accusò i cristiani di aver appiccato l incendio che distrusse la città nel 64; in questo scenario ebbe inizio la prima grande persecuzione che durò quattro anni, dal luglio del 64 al giugno del 68. Molto scarse sono le notizie della persecuzione che colpì i Cristiani nell anno 89, sotto l imperatore Domiziano. Di particolare importanza è la notizia riportata dallo storico greco Dione Cassio, che a Roma fu pretore e console. Nel libro 67 della sua Storia Romana afferma che sotto Domiziano furono accusati e condannati per ateismo (ateòtes) il console Flavio Clemente e sua moglie Domitilla, e con loro molti altri che avevano adottato gli usi giudaici. L accusa di ateismo, in questo secolo, è rivolta a chi non considera divinità suprema la maestà imperiale. Domiziano, durissimo restauratore dell autorità centrale, pretende il culto massimo alla sua persona, centro e garanzia della civiltà umana. Nel 111 Plinio il giovane, governatore della Bitinia sul Mar Nero, riferisce all imperatore Traiano che il rifiuto da parte dei cristiani di offrire incenso e vino davanti alle statue dell Imperatore gli sembra un atto di derisione sacrilega. L Imperatore risponde: I Cristiani non si devono perseguire d ufficio. Se invece vengono denunciati e riconosciuti colpevoli bisogna condannarli. Sotto l imperatore Marco Aurelio ( ) l impero fu martoriato da carestie, pestilenze e da invasioni barbare; di tutto questo furono accusati i cristiani. Sotto Settimo Severo ( ) ci furono altre persecuzioni ed altre e più terribili avvennero tra il sotto Massimino; tra il sotto Decio; nel sotto Treboniano Gallo; tra il sotto Valeriano; infine con gli editti del 303 e 304 sotto Diocleziano e Galerio. La fine definitiva delle persecuzioni arrivò dopo tre secoli dalla nascita di Cristo, precisamente nel 313, con l editto di Milano, emesso da Costantino e Licinio. L editto accordava ai cristiani la libertà di culto e la restituzione dei beni confiscati. Lo stesso Costantino fu il primo Imperatore convertito alla cristianità, tanto da presiedere il primo concilio ecumenico nel 325 a Nicea per contrastare l eresia degli Ariani. I martirologi storici A partire dal II secolo nelle Chiese più importanti, come in quella di Cartagine, di Roma e di Antiochia, si teneva un martirologio aggiornato e compilato con dovizia di particolari. Consisteva in un vero e proprio calendario ANNALI

4 dove veniva indicato il nome dei Santi e il luogo della loro morte. In seguito le notizie vennero arricchite anche con una descrizione di come era avvenuto il decesso. Il più famoso è quello gerolomita, compilato nel VI secolo a Roma e impropriamente attribuito a San Girolamo. Nello stesso periodo si assiste alle Legendae l usanza tra il clero di leggere, durante la Messa una breve storia della vita del santo di cui si celebrava il dies natalis, che per i cristiani è l anniversario della morte corporale. Questi racconti in seguito vennero chiamati Passiones. Partendo da una base certa nelle legendae si dava più importanza all immaginazione che alla storicità. Gli autori non mancavano di dare dettagli sulla crudeltà dei boia e dei magistrati, sulla durezza dei supplizi e sulla serena resistenza che i servi di Dio opponevano ai loro persecutori. Al fine di colpire i fedeli venivano narrati miracoli fantastici e opere straordinarie per suscitare negli uditori spirito di emulazione e ammirazione. L agiografia è infatti quella parte letteraria che ha per oggetto i santi che hanno praticato le virtù in modo eroico e riconosciute dalla chiesa cattolica o di un altra chiesa cristiana. Le origini di Antioco La tradizione ritiene che il martire Antioco sia vissuto sotto la dominazione dell imperatore Adriano suo persecutore. Tralasciando l agiografia cercheremo di ricostruire fatti storici attendibili. Innanzi tutto sorge una domanda: Adriano fu il vero persecutore di Antioco? La Passio sancti Antiochi martyris, è la più antica e importante fonte storica sul martire sulcitano. Il testo originale è purtroppo andato perduto; ci rimane una fedele ed integrale copia custodita nell archivio del Capitolo della cattedrale di Iglesias, fatta eseguire nel 1621 dall Arcivescovo di Cagliari Francesco Desquivel, scopritore delle reliquie del Santo. L originale era scritto su pergamena con copertina in pelle scura. La sua compilazione si può senz altro datare tra il 1089 e il 1119, periodo in cui i monaci benedettini di San Vittore di Marsiglia ebbero il possesso della chiesa del Santo. L antico agiografo scrive che in Africa ed in particolare in Mauretania un medico, di religione cristiana, chiamato Antioco, non vuole ricavare dalla sua professione alcun lucro, ma soltanto il bene spirituale. Nella Passio leggiamo: Riteniamo che a questa schiera di beati martiri appartenga il santissimo martire Antioco, la cui passione, che abbiamo appreso da una verace relazione presentiamo a tutti i fedeli di Cristo. Cosa intendeva il narratore riferendosi a una verace narrazione? Esisteva qualche antico documento ora perduto o si riferisce ad una tradizione orale che si è tramandata nei secoli fino alla compilazione della Passio? L imperatore Adriano e il cristianesimo Publio Elio Adriano, fu un uomo di grande cultura, amante delle lettere e delle arti. Si intendeva di musica, di pittura, di scultura, di architettura, di filosofia, scriveva in prosa e in poesia, in greco e latino; era un grande estimatore della cultura Ellenica tanto che a Roma fu soprannominato graeculus. Governò dal 117 al 138; il suo impero fu lungo e caratterizzato da grandi riforme civili e militari. Sembra verosimile che un uomo di tale carisma divenne il persecutore di un innocuo medico che professava il cristianesimo in Mauretania? Per rispondere a questa domanda dobbiamo cercare di analizzare l atteggiamento di Adriano verso i cristiani. La fonte letteraria fondamentale a questo scopo è il rescritto di Adriano a Minucio Fundano, proconsole d Asia, intorno al 124 (Giustino, Apologia, LXVIII, 6-19). Poiché le popolazioni locali avevano richiesto l intervento delle autorità romane contro i cristiani, il proconsole Silvano Graniano aveva chiesto il parere in merito dell imperatore, come già aveva fatto Plinio con Traiano. Adriano inviò la propria risposta al successore di Graniano, Minucio Fundano, ed essa fu sostanzialmente conforme a quella di Traiano. Dal testo si evince che Adriano non voleva venissero promossi procedimenti d ufficio, ma esigeva che nonostante ciò i cristiani dovevano essere puniti quando contro di loro venisse portata un accusa fondata. In confronto alla posizione di Traiano, le istruzioni di Adriano costituivano un più energico richiamo al rispetto della legge, ed in tal senso costituivano una migliore tutela giuridica dei cristiani. Ancor più del suo predecessore, Adriano era preoccupato che i funzionari imperiali dessero prova di debolezza di fronte alle pressioni irresponsabili dei ceti popolari, ponendosi a rimorchio di essi con esecuzioni sommarie a seguito di pressioni o tumulti della plebe. Adriano non si limitava a raccomandare di non tener conto delle denunce anonime, ma indicava più precise cautele in difesa soprattutto degli innocenti che potevano facilmente venir coinvolti da accuse false e processi affrettati. Non era neppure sufficiente che vi fosse un accusa regolare, basata su fatti concreti e non su semplici dicerie, ma questa doveva provare che l accusato avesse realmente commesso un delitto: Si quis igitur accusat et probat, adversum legem, quidquid agere memoratos homines, pro merito peccatorum etiam supplicia statues. Si è letta in queste parole la revoca della decisione di Traiano, per la quale bastava il semplice nomen di cristiano per venir processato, e lo stabilirsi d una nuova massima, secondo la quale i cristiani si sarebbero dovuti punire solo quando a loro carico fosse risultato qualche altro delitto, e quindi l esser cristiani non avrebbe costituito ex se un crimine passibile di punizione. Altri autori tuttavia ritengono che Adriano facesse riferimento non solo a delitti comuni, ma 87 ANNALI 2008

5 anche alla lesa maestà ed al sacrilegio, accuse comunemente mosse ai cristiani, particolarmente gravi in età adrianea, nella quale l imperatore, sulle orme di Augusto, tentava di rinvigorire i culti tradizionali di Roma ed il culto imperiale, nel quadro di una sovranità carismatica riprendente la tradizione religiosa e politica della Roma arcaica. Ma anche nel secondo caso Adriano avrebbe corretto la giurisprudenza stabilitasi sotto Traiano, secondo la quale detti crimini potevano essere addebitati per presunzioni sulla sola base dell appartenenza al cristianesimo, in omaggio al principio del crimen coherens nomini, ed abbia voluto esigere invece che venisse provato come ciascun accusato, anche se manifestamente cristiano, avesse realmente commesso i delitti usualmente associati al nomen christiani, ossia ateismo, empietà e lesa maestà. Siamo di fronte ad una posizione ben più favorevole agli accusati rispetto all epoca di Traiano, poiché di fronte ad un accusa di ateismo ed empietà, per la quale non esistessero prove concrete, il cristiano o presunto tale non poteva venir processato, e, negli altri casi, per liberarsi da un accusa di tale genere, all accusato sarebbe bastato rendere omaggio agli emblemi di Roma e dell imperatore alla presenza di un magistrato per esser scagionato. Infine, Adriano stabiliva che gli accusatori, in caso di provata innocenza degli accusati, seguissero la sorte dei calunniatori; con ciò l imperatore mise un rimedio alla piaga dei sicofanti e dei delatori di professione. Nelle sue Memorie di Adriano Marguerite Yourcenar a proposito del cristianesimo fa dire ad Adriano: In quell epoca, Quadrato, vescovo dei cristiani, m inviò un apologia della sua fede... avevo recentemente rammentato ai governatori delle province che la protezione delle leggi si estende a tutti i cittadini, e che i diffamatori di cristiani sarebbero stati puniti qualora li accusassero senza prove... Stento a credere che Quadrato sperasse di convertirmi al cristianesimo, comunque volle provarmi l eccellenza della sua dottrina, e soprattutto quanto essa fosse innocua per lo Stato. Lessi la sua opera ed ebbi perfino la curiosità di far raccogliere da Flegone qualche informazione sulla vita del giovane profeta chiamato Gesù, il quale fondò quella setta e morì vittima dell intolleranza ebraica circa 100 anni fa. Pare che quel giovane sapiente abbia lasciato precetti che arieggiano quelli di Orfeo, al quale i discepoli talvolta lo paragonano. Attraverso la prosa singolarmente piatta di Quadrato, non mancai tuttavia di gustare il fascino commovente di quelle virtù da gente semplice, la loro dolcezza, la loro ingenuità, il loro affetto reciproco; sembravano le confraternite di schiavi o di poveri che si fondono qua e là in onore dei nostri dèi, nei quartieri popolosi della città;...queste piccole società di mutua assistenza offrono un appoggio ed un conforto a molti sventurati. Ma non ero insensibile ad alcuni pericoli: quella esaltazione di virtù da fanciulli o da schiavi avveniva a discapito di qualità più virili e più ferme; dietro quell innocenza insipida e ristretta, indovinavo l intransigenza feroce del settario verso forme di vita e di pensiero che non sono le sue, l orgoglio insolente che gli fa preferire se stesso al resto degli uomini, la sua visuale deliberatamente limitata da paraocchi... Cabria, sempre ansioso... si sgomentava per le nostre vecchie religioni, che non impongono all uomo il giogo di alcun dogma, e lasciano che i cuori austeri si foggino, se lo vogliono, una morale più alta, senza costringere le masse a precetti troppo rigidi per evitare che ne scaturiscano subito costrizione e ipocrisia....cabria si preoccupa di vedere un giorno il pastoforo di Mitra o il vescovo di Cristo prendere dimora a Roma e rimpiazzarvi il Pontefice Massimo. Se per disgrazia questo giorno venisse, il mio successore lungo i crinali vaticani avrà cessato d essere il capo d una cerchia d affiliati o d una banda di settari per divenire, a sua volta, una delle espressioni universali dell autorità. Erediterà i nostri palazzi, i nostri archivi; differirà da noi meno di quel che si potrebbe credere. Accetto con calma le vicissitudini di Roma eterna. La profezia messa in bocca ad Adriano dalla Yourcenar si è avverata presso il colle Vaticano, dove continua, ancor oggi, ad avere sede il Pontefice Massimo. Il grande imperatore pagano, che aggredito da un uomo armato di spada non lo punì ma lo fece curare da un medico, scriveva di Alessandria: Non vi è alcun prete cristiano che non sia al tempo stesso astrologo, mago e ciarlatano. Lo stesso patriarca, quando viene in Egitto, è spinto da un partito ad adorare Serapide, dall altro Cristo. È una categoria di uomini ribelli, spregevoli, maligni....il loro dio è l oro, e i cristiani coi giudei e tutte le altre nazionalità vi si prosternano. Io ho fatto grandi concessioni a questa città, le ho ridato gli antichi privilegi ed anche nuovi, tanto che i cittadini sono venuti a ringraziarmi personalmente; e tuttavia, appena sono partito, hanno parlato in modo indegno di mio figlio Vero....S ingrassino pure con i loro polli; io mi vergogno di parlare del modo come li covano (Gregorovius, Vita di Adriano). I viaggi di Adriano Sappiamo che Adriano fu un grande viaggiatore non per irrequietezza di spirito o per desiderio di vedere o godere, ma per la necessità che l imperatore sentiva di osservare le condizioni delle province e di provvedere ai loro bisogni e al loro sviluppo. Adriano trascorse nelle province circa tre lustri del suo impero. È ancora incerta la cronologia dei viaggi d Adriano, ma più che le date hanno importanza i risultati del lungo peregrinare dell imperatore. Iniziò col visitare la Gallia, dove fu, come pare, nel 119 dove era diffuso il paganesimo e vi faceva la comparsa anche il Cristianesimo. Dalla Gallia Adriano si recò nella Germania superiore e nell inferiore, dove diede impulso alle fortificazioni di frontiera e provvide alla disciplina delle legioni; poi passò nella Britannia dove seguendo la sua politica di difesa, ordinò una linea di sbarramento munita di trincee e fortini (Vallum Hadriani). Dalla Britannia l imperatore, attraversando la Gallia, passò nella Spagna, forse la più fiorente delle provincie d occidente. Si trovava a Tarracona, forse nell inverno del 123, quando un insurrezione scoppiata nella Mauritania lo costrinse a passare in Africa. La sua presenza valse a quietare questa regione occidentale africana, la quale resisteva ancora tenacemente alla penetrazione delle armi e della civiltà romana. Anche qui l imperatore dovette pren- ANNALI

6 dere provvedimenti per la difesa militare e dopo un offensiva verso l Atlante iniziò la costruzione di un vallum. Inoltre trasferì i quartieri della Legione III Augusta a Lambese. La sua presenza in Mauritania fu dunque forte, decisa e risolutiva per piegare alle armi della civiltà romana. La Mauritania provincia romana (da non confondersi con l attuale stato di Mauritania) si estendeva dalla zona occidentale dell attuale Algeria fino all odierno Marocco e alla parte settentrionale della Mauritania. La tradizione ci ha tramandato la Mauretania come paese d origine di Sant Antioco che quindi proveniva dalle terre dell attuale Marocco o Algeria. Oggi lo definiremmo come uno straniero di razza africana sbarcato sulle nostre coste. Come detto sopra, risulta oggi difficile pronunciarsi sulla storicità di quanto riferito nella Passio del martire sulcitano, anche se in ogni leggenda c è un fondo di verità. D altra parte è anche vero che le passiones sono tutte molto simili fra di loro, in particolare quelle che vedono protagonisti dei Santi Taumaturghi, tra cui basti citare Sant Antioco di Sebaste, San Vito, San Biagio e i Santi Cosma e Damiano La fede nei santi taumaturghi, è fortemente radicata ovunque; vengono invocati sia direttamente, finché sono in vita, sia tramite immagini simboliche o reliquie quando sono morti. Il loro potere va oltre la morte e pertanto sono in grado di compiere i miracoli, per i quali vengono invocati dalla fede popolare, anche a distanza di secoli. RELIQUARIO IN ARGENTO CON TESCHIO DI S. ANTIOCO L epigrafe del Vescovo Pietro e il rinvenimento delle reliquie del Santo Un altro supporto storico particolarmente importante per la storia di S. Antioco è l epigrafe rinvenuta nel 1615 dall Arcivescovo di Cagliari Monsignore Francesco Desquivel durante l inventio delle reliquie del Santo. L iscrizione è considerata autentica dagli studiosi e fatta risalire ai sec. VII-IX, se non addirittura al secolo VI; in questo senso abbiamo diverse scuole di pensiero ma ritengo che gli studi Cagliaritani di Storia e Filologia (vol. I del Motzo) siano più che attendibili. In relazione a ciò si può dedurre che il culto del Santo non solo è conosciuto nel 500, ma anche prima; la lapide parla di restauri fatti eseguire dal Vescovo Pietro in un Aula già esistente, abbellendola con marmi; questo ci fa pertanto tornare indietro almeno di due secoli. +AVLA MICAT VBI CORPUS SCI ANTHIOCI QVIEBIT IN GLORIA VIRTVTIS OPVS REPARANTE MINISTRO PONTIFICIS XPI SIC DECET ESSE DOMVM QVAM PETRUS ANTISTES CVLTV SPLENDO RE NOBABIT MARMORIBVS TITVLIS NOBILITATE FIDEI DDICATU D/ XII K FEBRV Il fattore che diede l impulso alle ricerche dei corpi dei Santi in Sardegna fu la controversia per il titolo primaziale sulla Sardegna e sulla Corsica. Due erano i contendenti il Vescovo di Cagliari e il Vescovo di Sassari; a questi si aggiunse nel 1611 l Arcivescovo di Pisa. La relazione dell Arcivescovo Desquivel sul ritrovamento delle reliquie di Sant Antioco è particolarmente importante per la storia di S. Antioco. Il 18 marzo del 1615, la delegazione inviata a Sulci per la ricerca del corpo del Santo, dopo aver digiunato per un giorno a pane ed acqua, entrò nella chiesa a piedi nudi, pregando fervorosamente Dio che concedesse questo dono, mettendo come intercessore il Santo stesso. Finita la preghiera entrarono nella catacomba dove il Santo morì e andarono verso il luogo dove da sempre si diceva fosse la tomba del Santo. Trovarono un sarcofago di marmo posto sopra un altare molto antico, all entrata della stessa catacomba che era a forma di capella con sei colonne, qui venne rinvenuta la lapide Aula micat. La lapide era posta sopra l altare, fissata alla parete con ganci di ferro, consumati dal tempo. Letta la lapide crebbero le speranze. Smontarono l altare, ruppero un impasto molto forte, che ricopriva un vano costruito in calce e pietre ben lavorate e con le pareti dipinte; dentro stava il corpo del Glorioso martire, composto in modo che la testa corrispondeva al punto della lapide in cui erano scritte per esteso le parole: BEATI SANCTI ANTIOCI. La vista delle reliquie riempì tutti di ammirazione e di devozione e mandarono subito un corriere per informare il Vescovo. Il corriere, passando i ponti di notte, cadde nel mare, ma i fogli contenenti la notizia non si bagnarono. In attesa che il Vescovo giungesse a Sulci, si pregava accanto alle reliquie. Appena si divulgò la notizia, gli archibugieri spararono mille colpi a salve. Un Archibugio fu caricato per sbaglio con due palle, e anche mettendogli fuoco non si incendiò, perché sarebbe scoppiato tra la gente che gremiva la catacomba in preghiera. L Arcivescovo Desquivel, dopo il rinvenimento della lapide e delle reliquie del Santo Antioco mostrò al popolo il teschio del Santo e con esso lo be- 89 ANNALI 2008

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