la fabbrica di Enrico Brignano

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1 la fabbrica di Enrico Brignano 01 Aprile design/nexine

2 Saggio di Artès: L impresario delle Smirne 1-3 Luglio 2010 Saggio di Artès: Sogno di una notte di mezz estate Giugno 2010 ARTÈS LA FABBRICA DEI SOGNI Associazione Culturale Via di Campobello, Pomezia (RM) fax: mobile: Sandro Moscogiuri photographer visual artist blog: moscoart.blogspot.com

3 INTERVISTA AD ENRICO BRIGNANO Enrico Brignano, chi é? Chi è? Non lo so! Istintivamente verrebbe da dire tanto, però poi alla fine non lo so; forse dopo tanti anni di ricerca il bello di questo mestiere è che alla fine non sai chi sei, perché sei sempre una persona diversa, per ognuno che ti conosce, che crede di conoscerti. Questa è il fascino di questo mestiere: volere e dovere impersonare al meglio anni diversi, storie diverse e non sapere mai bene quanto ti rimane attaccato addosso. Per cui per l anagrafe o la finanza sono un attore italiano con un certo reddito però poi profondamente vai a sapere chi sono. Noi sappiamo di essere un gruppo unito dall appartenenza ad Artès, ma come mai hai creato una scuola d arte proprio a Pomezia? Pomezia è stato solo un caso. La domanda forse la porrei in modo diverso: perché hai deciso di fare una scuola?. E la risposta è anche quella per caso. Tutto è partito dallo stoccaggio della scenografia: avevo un luogo vicino casa mia, molto comodo, ma scomodo per entrare ed uscire con i camion, dove ho cominciato ad immagazzinare la scenografia. Quel posto era un po il cassetto dei miei sogni, ma io avevo bisogno di un armadio per riporli tutti, perchè oramai il cassetto cominciava a risultare troppo piccolo, quindi volevo un luogo dove poter immagazzinare la scenografia, un grande armadio, che resistesse al tempo, e ho trovato tempo di andare in questo luogo, a Pomezia, dove c erano all inizio dei campetti di calcio che non andavano bene se vede, sennò continuavano a mantenerli, il calcetto in questo senso ha perso e lì hanno costruito dei capannoni, capannoni commerciali, quindi convenienti, da un punto di vista economico, e siccome purtroppo faccio molti conti, ho pensato bene di acquistare personalmente, fare una cosa che di solito non si fa, cioè non credo che ci siano attori in Europa, e nemmeno in America, disposti a fare un acquisto del genere, comprare a proprie spese un luogo, senza chiedere niente a nessuno, un luogo dove poter immagazzinare i propri sogni, il passato e il futuro, e anche il presente. Siccome c era spazio avevo pensato di fare in questo grande luogo un teatro per me, per giocare fino a tardi, e invece quando l ho visto costruito ho detto: perché non giocare magari con qualcuno? Anche perché da soli se gioca male, e mi è venuto in mente di fare una scuola di recitazione, perché no di canto, perché no di ballo, perché no di trucco, abbiamo tutto a scuola. Pomezia è capitata, poteva essere Velletri, è capitata solo perché lì a Pomezia costruivano quei capannoni, che io oggi non oso più chiamare capannoni, oggi è una scuola, a chiamarlo capannone mi viene proprio un acido di stomaco, un bruciore, ma nemmeno la banca che ne è proprietaria li chiama capannoni, li chiama scuola. Io che a scuola ci andavo mal volentieri ne ho aperta una di scuola, pensa te... Lasciamo Pomezia e torniamo a Brignano Sei cambiato dal primo giorno che hai messo piede sul palcoscenico ad oggi che fai Rugantino? Beh, io credo che il cambiamento sia inevitabile per qualunque mestiere, perché è insito 01

4 nell uomo. Alla domanda di un mio amico: Oh ma sei cambiato eh?, io rispondo: Perché tu no? Avevi i capelli ora non li hai più, hai la pancia, e quattro figli, non sarai cambiato pure tu da quando giocavamo al campetto?. Come l hanno presa i tuoi genitori l idea di fare l attore, erano favorevoli? Sì, erano favorevoli, hanno visto l impegno con cui affrontavo le cose, i risultati, anche perché dopo un po devi portare la pagnotta a casa o quanto meno saper dimostrare di poterla portare un giorno. Mio padre è sempre stato un lavoratore, aveva la terza elementare, mia madre invece aveva la quinta elementare, insomma tutti e due c avevano 8 anni di scuola, però una grande sapienza, quella di affrontare la vita con rispetto, con amore, con onore, e questo me l hanno insegnato pur avendo 8 anni di scuola in due. Il rispetto come l amore, il rispetto per se stessi e per gli altri l ho dimostrato, anche nel tempo che si accendono e si spengono le luci facendo spettacolo, la parte più effimera del lavoro, quella di lustrini, pailettes e luci accese. Ho potuto dimostrare di potercela fare, ho continuato gli studi per 5-6 anni, fra il laboratorio di Proietti, altri due anni di accademia, altri laboratori teatrali, per cui hanno capito che scherzavo sul serio, ci hanno creduto e non mi hanno mai ostacolato. Poi per un comico è diverso, in questa società il comico vive meglio, è il più pagato al mondo, è quello che regala emozioni, fa star bene le persone come un chirurgo. Beh, il chirurgo non è detto, perché può trovare anche situazioni molto drammatiche, apre un paziente, poi non dipende da lui, dipende dall anestesista, dipende dall igiene, dal caso, un comico no, dipende da lui. A un certo punto il teatro, la scena, il testo non contano più, è se stesso contro se stesso, perché gli altri poi rappresentano se stesso, quindi se lui è vero, fingendo, riesce a sublimarsi, a volare alto, e la gente poi lo apprezza per tutta la vita. Il chirurgo poi te lo dimentichi quando stai bene, è un po come quando stai a panza piena, te dimentichi che c hai fame. Invece il comico viene osannato, deve continuare a far ridere, altrimenti la gente ti dice: e però fa sempre le stesse cose, non mi fa ridere più, è cambiato, è diventato troppo intellettuale boh prima me faceva ride, adesso no, se rimani onesto con te stesso e hai le capacità di far ridere sei baciato dal Signore. Cosa conta imparare, a parte la tecnica, per diventare attore? Beh, imparare a capire se è quello che ti piace, perché non c è cosa peggiore di fare l attore quando non ti piace, 40 anni di carriera magari e poi uno si alza la mattina e dice: Ma io volevo fare il dentista!, la cosa peggiore! E allora quest arte ti deve piacere, prima di tutto, e piacendoti bisogna avere grande onestà, per dirsi un giorno, posticipando la data sempre più lontano, però per dirsi : Lo voglio fare per hobby o lo voglio fare per mestiere, perché tra hobby e professione lo stacco è veramente grande, e non è cosi facile; per hobby tutto va bene, una serata da una parte, dieci serate da un altra, il teatro dai preti, il palcoscenico alla festa dell Unità, adesso non c è più l Unità, non c è più unità, è sparita l unità, ce stanno solo le feste decimali, quindi, fare questo mestiere da professionisti prevede una serie di cose, un grande precariato, bisogna abituarsi ad essere precari, inutili, e molto spesso noi vogliamo essere utili, invece questo mestiere è quanto di più inutile ci sia. È molto più utile fare la corpivendola, ha una sua ragione d essere, perché regala piacere a pagamento, ma i soldi li vede subito, in teatro molto spesso i soldi non li prendi mai, e quando li prendi so pochi, non arrivi al giorno dopo, e non puoi nemmeno andare a corpivendole, per dire sai io investo nel futuro, per cui la decisione va presa dentro, 02

5 profondamente, quei grandi dialoghi allo specchio: Ce la farò, non ce la farò ma so capace?... mi piace e quanto mi piace?, quanto sarò capace a fare gli sforzi, e poi la salute, bisogna avere tanta salute, salute a scatafascio, basta essere cagionevoli e l attore non lo puoi fare, solo per i trasporti, 300 km al giorno di macchina per andare a scavalcare le Alpi, gli Appennini, so montagne, per poi andare in un paesino dove c è attaccato scalo: Predozzo scalo, Fattovello superiore, Frattanassa al mare, che uno dice: Dove stiamo?, ecco lì ci vuole tanta salute, specialmente salute di testa, o perderla completamente, quindi non avere senno o avere grande ragionevolezza, ecco cosa devi avere. Cosa pensi dell idea di un giornale per Artés? Secondo me sono idee e come tutte le idee vanno cavalcate come fossero onde ed è una buona cosa se fatta con entusiasmo, e quindi va proposta con entusiasmo, va allargata con entusiasmo, perché senza entusiasmo nemmeno il Sole piace! Un idea è cosi, è bella perché è un idea. Dici: Ho un idea!! e ti torna il sorriso e quindi il giornale è il sorriso per Artès a Pomezia, un luogo dove ad una certa ora si chiude tutto, perché Pomezia ad una certa ora chiude, chiude proprio Pomezia, la staccano dalla Pontina, e la portano a dormire come fosse un fanciullo, invece l idea di un giornale Il giornale rimane no? Verba volant scripta manent, per cui è scritto nero su bianco, una cosa secondo me da non sottovalutare, anzi da divulgare, Guarda che cosa abbiamo fatto, guarda che cosa abbiamo scritto è l unico modo per resistere al tempo che avanza, ne avanza tanto, e se avanza tempo uno fa il giornale. Secondo te esiste un argomento sul quale non è possibile fare comicità? No, no, no nemmeno la morte, la famosa comare con la falce è cattiva, è imbecille, è stronza, sta dietro l angolo, ma ce se po scherzà per cui, di fronte ai mali, hanno scoperto, ed è una scoperta dell acqua calda, che dietro qualsiasi male che sia a livello fisico, psicologico, psicoattitudinale, alle gambe, alla pressione, al cuore, il buonumore aiuta, quanto meno aiuta a morire meglio e quindi è una grande vittoria nei confronti della comare, perché la comare ti vorrebbe prendere sempre arrabbiato invece se tu je ridi in faccia magari se spaventa pure e se ne va... Allora il teatro comico allunga la vita? Cavolo, aiuta a vivere meglio, non solo, fare l abbonamento al teatro vuol dire firmare un contratto con la vita, un altro anno, è come comprare la legna, l olio, l olio nuovo per il prossimo anno, è fondamentale, e gli attori che fanno teatro sono longevi, campano fino a 90 anni, ed infatti quelli che morono prima è perché fanno altro, magari so andati in televisione, hanno fatto cinema, invece se fanno solo teatro perché il teatro ha bisogno di gente in salute, e quindi ti chiede lo devi fare, e devi stare bene, invece poi se tu non fai il teatro ti ammali. Consiglieresti a tuo figlio domani di intraprendere il tuo stesso lavoro? E cosa gli insegneresti da padre e da attore? Se consiglierei a mio figlio o a mia figlia di fare l attore o l attrice? Innanzitutto devo consigliare a mia moglie di farlo un figlio, e nel caso dovessimo sbrigarci, cioè in tempi brevi, per cui averlo ancora non rimbambito dall età, farei scegliere a lui, insomma gli direi che è molto più complicato di quanto possa pensare, e che deve volerlo a tutti i costi, perché il mestiere dell attore non rende felici più degli altri, sicuramente un imprenditore affermato che produce cioccolata è tanto felice quanto un attore scritturato che va in tournée, solo che 03

6 l imprenditore è imprenditore tutti i giorni, lo scritturato dura 6 mesi, quando va bene, quindi è una decisione da prendere con attenzione, lì è il cuore che decide, non decidono i genitori. Molto spesso è chiaro che se un genitore fa l attore, il figlio molto probabilmente conosce meglio il mestiere, però non è detto, magari questo attore ha 5 figli e di questi 5 figli non tutti fanno gli attori, magari nemmeno uno, magari fanno i registi o fanno altre cose, però farei scegliere lui, o lei, gli direi, le direi: lo vuoi fare veramente, sicura? sarei diffidente, però poi la metterei alla prova e se son rose fioriranno. Mio padre voleva che facessi il fruttivendolo, però nessuno ha mai fatto una domanda simile a mio padre: Senta, ma se suo figlio volesse fare il fruttivendolo come lei, accetterebbe? oh, non glielo hanno mai chiesto! Intervista realizzata il 28 dicembre 2010 al Teatro Sistina di Roma nel periodo in cui Enrico ha riportato sulla scena Rugantino. Il comitato di redazione La nostra sede 04

7 EDITORIALE Questo giornale ha due direttori. Mi presento: sono un avvocato dello spettacolo, sono stato segretario del Sindacato Attori Italiani negli anni 70, legale di molte attrici e attori di cui non dico i nomi per ragioni di privacy, nel 1971 sono stato Amministratore della Cooperativa teatrale che ha prodotto Orlando Furioso per la regia di Luca Ronconi, sono stato consulente legale della Rizzoli Film e della Cineriz e responsabile dell area Stati Uniti e ho avuto rapporti molto stretti con l Anac Associazione Nazionale Autori Cinematografici - sono stato Presidente di Cinecittà e Direttore del Dipartimento Cultura del Comune di Roma. Fondatore, insieme ad altri, del Laboratorio teatrale Proietti, ho partecipato alla ideazione e costruzione del Globe Theatre e sono stato consulente del Sindaco Veltroni per gli affari teatrali. Ho avuto due mogli e mezzo e molti gatti e cani, attualmente ho come fratello un meraviglioso maremmano buonissimo di 60 chili. Ci sarebbero parecchie altre cose, come che ho tutti i capelli bianchi,ma per ora basta. Ho proposto a Enrico Brignano di sollecitare gli allievi di Artès a fare un giornale che parli di loro e li spinga ad essere più intelligenti possibile. Ho conosciuto Enrico quando passò la selezione per il Laboratorio Proietti e mi commossi della sua gioia di essere stato ammesso. Era un ragazzino e mi sorprese perché faceva ironia su sé stesso e sulla sua famiglia, dimostrando coraggio, anticonformismo e una straordinaria capacità di critica. Ovviamente la sua arte mi fa ridere e mi rallegra, ma non solo per questo mi piace così tanto: mi ha fatto capire quanta capacità di leadership abbia e questa è una ricchezza per tutto il teatro italiano. Per me è ancora un ragazzo ma talvolta la sua intelligenza e la sua visione strategica mi mettono in soggezione. Nei prossimi numeri tenteremo di prenderlo un pò in giro e sarà una bella impresa! Giovanni Arnone A differenza dell avvocato ho solo due capelli bianchi, ho trent anni, lavoro come assistente di Enrico Brignano da due anni seguendolo nell allestimento dei suoi spettacoli e ad Artès come organizzatrice da tre. Ho una formazione da attrice e cantante, avendo studiato per più di sei anni con buoni maestri nella periferia di Roma ma senza mai spazi adeguati, che aiutassero a far prendere aria ai sogni. Approdata ad Artès mi sono resa conto di cosa significasse ragionare in grande. Spero che questo giornale possa aiutare i nostri allievi a definire meglio i loro sogni e i loro obiettivi. Valentina Pacilli Il Comitato di Redazione Da sinistra: Federica Chiocca (20), Renato Viziello (19), Francesco Mancini (25) Maura Angy Maratta (29) Marco Bussoletti (26) e Morgana Avenzino (21) 05

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9 TAVOLA ROTONDA (Arnone) Ci troviamo a Pomezia. Siamo in una delle tante stanze, uno dei tanti luoghi della scuola Artès di Enrico Brignano e stiamo cercando di realizzare, con alcuni studenti della scuola di recitazione, una specie di tavola rotonda, che ci permetta di capire da ognuno di questi ragazzi, a che cosa aspirano, che cosa vogliono fare, che cosa sperano. Si tratta del comitato di redazione, composto da ragazzi di I, II, III e IV anno, a cui sono stati affidati dei lavori per la realizzazione di questo primo numero del giornale. La prima domanda che voglio porre a ognuno di voi è: avete pensato, venendo qui, di poter diventare degli artisti? Avete pensato che la scuola potesse aiutarvi ad aumentare la famosa autostima di cui si parla tanto? Cominciando da sinistra, abbiamo Renato, che viene da Matera che dice: da quando frequento questa scuola, cerco di inseguire un sogno che va avanti da qualche anno. Ovviamente, il percorso che si fa per diventare un artista, un attore, è faticoso e lungo per cui, risulta davvero difficile fare programmi. Quello che ti da una scuola così importante, anche dopo pochi mesi, è un cambiamento forte sotto l aspetto caratteriale, della personalità. In ogni caso, nel momento in cui uno uscirà da questa scuola, pur non diventando magari un giorno un attore, avrà qualcosa in più da spendere rispetto agli altri. Prima essere uomini e poi artisti. Io sono Marco, al quarto anno di questa scuola. Quando ho cominciato, l idea era quella di venire a giocare nel senso che avevo una concezione sbagliata di questo mestiere. Dicevo che l attore non fa niente, se è bravo va avanti se no, non ce la fa. All inizio pensavo che il mestiere dell attore fosse facile, che bastasse interpretare. Invece no! Entrando in una scuola così mi è stato subito detto: il talento va bene ma, ci vuole la tecnica. La scuola di recitazione ti dà le basi tecniche e vieni plasmato. (Arnone) I tuoi anni di studio, sono un bilancio positivo? Sono estremamente entusiasta della scelta. Venni a sapere dell apertura di questa scuola in un modo del tutto casuale. L ho saputo tramite un mio amico. All epoca cercavo una scuola così e sarei andato anche a Roma pur di farla. La scuola ha messo in moto in me tante fantasie Sono Francesco Mancini, sono pometino, sono arrivato in questa scuola tre anni fa un po per sperimentare e un po per consiglio, perché tutti mi dicevano di frequentare gente importante per garantirmi un appoggio ai fini della carriera. (Arnone) L esperimento consisteva nel voler vedere cosa si provasse. Cosa si prova? Si prova che, con questi metodi di insegnamento, con queste tecniche, non solo si gioca con le parole ma, si trovano le parole giuste per affrontare cose positive e negative anche al di fuori di un contesto accademico - scolastico. La scuola mi ha insegnato a essere me stesso. Sono Federica, allieva del terzo anno. Anch io ho saputo dell apertura della scuola in maniera casuale, con una telefonata. Inizialmente sono venuta per provare. All inizio è stato solo divertimento, poi è diventata passione, c è stato un arricchimento personale, è cresciuta l autostima. Ora mi rendo conto di aver avuto una bella opportunità. Se non l avessi avuta, non sarei diventata quella che sono ora. Sono Maura, allieva del quarto anno. Ho saputo della scuola da mia madre, 07

10 stavo cercando un corso di studio, all inizio non ci credevo, poi a distanza di un mesetto ho saputo dell inaugurazione e sono passata a dare un occhiata per chiedere informazioni. Ho fatto il provino un po di tempo dopo, ricordo ancora bene il giorno, ogni particolare, e ricordo Enrico Brignano che ci osservava da lontano, sulla porta. Allora pensavo fosse tutto più facile, affrontai l evento con una certa incoscienza, ora invece mi accorgo che non è uno scherzo! Da allora il teatro, i miei insegnanti, mi hanno aiutato a capire soprattutto quali sono i miei limiti e mi stanno dando i mezzi per cercare ogni giorno di fare un passo in più verso la crescita ed una maggiore autostima come artista e come persona. E qui c è Morgana. Io sono entrata in questa scuola con la convinzione di fare l attrice e fare di tutto per diventarlo. Dopo un anno di scuola mi sono appassionata moltissimo e ho avuto una conferma di una cosa che già pensavo. Ho capito che il teatro ti insegna molte altre cose oltre alla tecnica. Ti insegna ad essere una persona migliore. In questa scuola ci sono stati bei momenti ma non sono mancate le delusioni. (Arnone) Avete scelto un mestiere che è di per sé molto precario. Non si lavora tutto l anno, ma in quei giorni in cui si lavora si hanno delle belle gratificazioni e, perché no, anche economiche (ve lo auguro). (Arnone) Che cosa vi fa pensare che gli insegnanti, che vi dicono quello che dovete fare, siano in grado di farlo? Da cosa lo deducete? Dalla stima che ha Brignano nei loro confronti? Cosa ne pensate dei vostri insegnanti, ritenete che per voi facciano il possibile? Renato: Per me, tutti sanno trasmettere qualcosa di importante e di diverso. Ci sono dei metodi di insegnamento più apprezzati, altri un pò noiosi. È comunque bello poter riuscire a prendere spunto dal loro aspetto professionale e umano. Marco: in quattro anni ho visto vari insegnanti con varie competenze. Ho saputo ascoltare, dato che all inizio mi sentivo un ignorante in materia. Con la scuola affini l orecchio e l occhio e capisci che le persone che si trovano dall altra parte, sono quelle giuste. La parola di Enrico? Un ottima garanzia. Francesco: Ho avuto a che fare con dei maestri d arte, alcuni molto bravi, alcuni tremendi. (Arnone): Il mestiere dell insegnate è tremendo: il valore di un insegnante dipende dal valore degli alunni. Federica: Penso che una laurea e un pezzo di carta non contino affatto. Conta soltanto sapere se il loro operato fa ottenere dei risultato a noi. Maura: Li ammiro e penso che abbiano una infinita pazienza. Penso che ci conoscano nel profondo, ho notato che lavorano in modo differente e su misura, in base alle nostre personalità e potenzialità. Sono dei grandi artisti e sempre disponibili nei nostri confronti. Morgana: Ho la stima per tutti gli insegnanti di questa scuola perché hanno dimostrato di esserne degni. Con alcuni di loro c è un rapporto molto speciale. (Arnone): Quale personaggio ti piacerebbe fare? Marco: Ancora prima di entrare in questa scuola, mi sarebbe piaciuto interpretare Rugantino. Penso che imparerò a farlo. Accarezzo l idea con molto piacere, ma sono consapevole del fatto che si hanno delle grandi responsabilità nell impersonare un ruolo del genere. Francesco: Mi piacerebbe fare Gnecco. Come personaggio romantico, vorrei fare un Romeo. Federica: Amo Rosetta per le canzoni che canta nella commedia ed anche la fata turchina di Pinocchio. Maura: Mi piacerebbe studiare un personaggio che si discosti molto da quello che sono io nella realtà. Sono stata sempre affascinata dai personaggi in costume, ottocenteschi. E poi sapendo che si farà Rugantino mi piacerebbe molto interpretare Rosetta. Morgana: Anche a me piace molto il personaggio di Rosetta soprattutto per il suo carattere. Per questa stessa forza, vorrei interpretare Medea. Renato: Penso che sia troppo prematuro potermi identificare in un personaggio. Magari questa domanda me la rifarete fra tre anni. (Arnone): Voi che avete già concluso il corso dei tre anni, vi piacerebbe se un gruppo di voi cominciasse 08

11 a creare una compagnia o preferireste essere chiamati dall esterno? Marco: Mi piacerebbe e credo anche che sia possibile. Francesco: Vorrei anche una compagnia che si occupi non solo di teatro, ma anche di fiction. Federica: A me piacerebbe e l accetterei volentieri. Maura: Mi piacerebbe molto creare una compagnia. Basta volerlo ed essere pronti a lavorarci sodo, sarebbe un modo per iniziare a mettersi nel mondo del lavoro. Morgana: Sarebbe interessante dal punto di vista teorico, ma non credo che sia realizzabile perché non tutti si pongono gli stessi obiettivi. (Arnone): Fare un gruppo vuol dire accettare una selezione. Avere una compagnia vuol dire organizzazione. Comunque auguri. Secondo me siete sulla buona strada per diventare dei precari con tanto futuro e tanto lavoro. LA MIA CITTÀ Secondo il mio parere, è positivo che Pomezia diventi una vera e propria città, grande e importante grazie al comune che ha fatto costruire molte strade con le rotatorie, i giardini, i campi da gioco, le piste ciclabili, molte case, un po di grattacieli, però è ingiusto che certa gente, certi luoghi e certe usanze siano assurde. A Pomezia c è gente che non sa ragionare e quindi il comune, le forze dell ordine e il sindaco stesso dovrebbero prendere dei provvedimenti più severi e precisi verso coloro che portano la delinquenza che c è per strada (come certe persone che guidano male credendo di avere le strade e le precedenze tutte per sè fregandosi del loro torto) e nei quartieri, il più pericoloso di tutti, quello dove sono le case popolari, perché lì ci sono stati omicidi, incidenti, incendi, suicidi, sia di notte che di giorno. Non c è poi gente o persone sufficientemente oneste e brave nel far trovare lavoro ai giovani, studenti e disoccupati, a causa degli uffici di collocamento e dei concorsi, alcuni truccati, alcuni organizzati con metodi sbagliatissimi e assurdi che illudono tutti i cittadini che cercano aiuto. Un altra cosa che non va è il fatto che nella mia città non esiste una clinica con una sala parto dove le donne di Pomezia possano partorire costringendole a far nascere i propri figli in un altro comune: sono tanti anni che a Pomezia non nascono bambini, ad eccezione di quelli nati a casa. Poi c è la lentezza di certi lavori come quelli nel cantiere, soprannominato cosi perché li ci dovevano fare un teatro vero e professionale, tanto è vero che il sindaco stesso aveva promesso di finirlo entro un anno e invece sta ancora lì in costruzione. Ogni tanto sembra siano arrivati i fondi per continuare i lavori, poi per incanto finiscono e il cantiere rimane sempre allo stesso punto. Insomma questa città ha bisogno ora di fare pulizia, veloce, unitaria e volenterosa, di questi sporchi metodi e modi di questa gente inidonea e incapace di intendere e di volere; insomma ci vorrebbe una specie di eroe mascherato che sappia fare giustizia e correttezza. Per far si che sta città diventi sempre migliore. Francesco il terrorista pometino 09

12 RUBRICA: TEATRO LA REALTA SUPERA LA FANTASIA! Cosa ci fa sognare ancora oggi? Dove vanno i nuovi prosatori a narrare i segreti della mente? Chi si assume l ardito compito di scegliere argomenti scottanti da proporre all attenzione del popolo? Potremmo accendere la TV, ascoltare la radio, leggere un forum o inscriverci ad un social network e, senza scomodarci troppo, colmare ogni tipo di curiosità, confrontarci con qualcuno che è da tutt altra parte e disquisire su politica, sport, religione o qualunque altro argomento si voglia. Ed eccoci qui nel nostro mondo assolutamente a portata di mano, anzi di Clic, dalla nostra poltrona, padroni della comunicazione e sempre aggiornati sull ultima notizia che fa discutere, pronti a interagire con la rete, al centro di un sistema oliato e ormai quotidiano, soprattutto per la nuova generazione di adolescenti, incatenati ad avere subito, tutto sul proprio cellulare e PC. Ormai si può avere, in modo illegale, anche l ultimo film in proiezione al cinema, tutto il mondo può tranquillamente entrare dentro le nostre case e noi possiamo scegliere quello che più ci piace, se qualcosa ci annoia lo cestiniamo, se invece ci esalta, lo mettiamo tra i preferiti e sarà sempre lì finche non ne saremo saturi. Wow! Che vantaggi ci propone la tecnologia! Quanta abbondanza c è! Abbiamo tutto, tutto, tutto! Dagli ABBA allo ZERO, nulla ci può sfuggire, ormai tutto passa per la rete interattiva. Alla fine di un bel film scaricato, o di un bel brano musicale, con chi ci congratuliamo? A chi battiamo le mani? A chi potremmo gridare tutta la nostra approvazione, o il nostro sdegno? Al nostro bellissimo televisore! Che bello vedere le lucette rosse che si inebriano e si illuminano al nostro acclamare, che gioia vedere la commozione del mouse, che dopo cinque minuti di applausi continua a inchinarsi, e che emozione sentire il telecomando che impazzisce, per ringraziare dell affetto dimostrato. ATTENZIONE: ogni tipo di riferimento è puramente casuale. In caso di riscontri si consiglia di contattare un esorcista. Come è possibile vedere tutto questo, senza l ausilio di allucinogeni? Non è possibile che ciò accada in casa propria, bisogna compiere uno sforzo allucinante, prendere un veicolo, di qualsiasi natura, svolgere un determinato percorso, sperare di non trovare troppo traffico e cercare di parcheggiare in maniera consona. Una volta superata questa prima fase ci si reca nel luogo prescelto, dove si svolge un rito ormai millenario, la rappresentazione di un avvenimento dal VIVO. Vivo vuol significare che è fatto davanti ai nostri occhi, non c è nulla che può interferire, niente è di intralcio tra Pubblico e Palcoscenico. Tutto accade in un singolo istante, non è possibile il REWIND, se ci si distrae la scena continua, se si arriva in ritardo all appuntamento, 10

13 si perde il treno. Quindi, seconda fase, essere puntuali e concentrati. Qual è quel luogo dove ci si incontra per ascoltare e discutere le scelte della nostra società? Quando l intelligenza incontra la straordinaria arte della comicità? Come possiamo trovare soluzione senza rendere il tutto una noia mostruosa? Uno dei luoghi più antichi nel quale si rappresenta questo determinato evento è il TEATRO. In questo luogo in alcuni casi è più facilmente raggiungibile il fenomeno della CATARSI, che consiste nella conquista della piena soddisfazione e del godimento, cosi lo spettatore può liberare la propria anima dalle sofferenze grazie alle emozioni e ai sentimenti suscitati dall attore nel momento della rappresentazione, che creano tra di un essi un legame. L attore proprio grazie a questo legame riesce a percepire la riuscita o meno del suo operato, come lo spettatore diventa partecipe dei suoi sentimenti cosi l attore grazie all assenza di filtri sente se nella reazione del pubblico c è gioia o malcontento, il tutto amplificato dalla spesa del biglietto, che è cospicua. Proprio per la rappresentazione dal vivo lo spettatore decide di sborsare questa somma notevolmente maggiore, rispetto al prezzo del biglietto di un cinema, perché il maxi schermo ci limita di alcune emozioni tangibili soltanto quando si è a faccia a faccia con l attore, che provengono dall energia emessa dai due corpi a confronto. A Roma ci sono talmente tanti teatri che ogni sera è buona per uscire e andare a vedere qualcuno che ha deciso di fare un mestiere, che è quasi un sogno, un sogno che si palesa davanti agli occhi, che è reale, ma che resta comunque un sogno, che fa tornare bambini, ci porta in mondi veramente falsi, ma che a noi sembrano essere veri. Ogni giorno potremmo vedere con un clic cosa accade in questi posti, comprare un biglietto, accedere al social network, darsi appuntamento al teatro, raggiungerlo grazie al navigatore satellitare in macchina e poi spengere il telefonino per due ore per volare come Peter Pan in una nuova storia, che da millenni ci si presenta con vestiti nuovi ma carichi di polvere magica, dove si incontrano e si fondono il vecchio e il nuovo. LA MAGIA E ESSERCI DAL VIVO. Se volete andare al teatro fidatevi del vostro istinto, se poi non avrete fatto la scelta giusta, segnatevi i nomi degli attori e ricordategli che oggi son fischi, ma domani potrebbe esser silenzio. Marco Bussoletti 11

14 RUBRICA: MUSICA I programmi radiofonici, radiotelevisivi oramai stanno entrando dappertutto. Intrattengono, formano e informano. Ci siamo mai chiesti perché la gente ascolta la musica ovunque, per strada, in tv, in un bar, etc? A cosa pensano le persone quando mettono le cuffie nelle orecchie, che emozioni provano, ma soprattutto, perché lo fanno? In prima persona posso dire che, durante un viaggio in autobus, nella metro, utilizzo un lettore Mp3 per ascoltare musica: è come se mi sentissi in un altro mondo, mi estraneo dalla realtà che mi circonda, viaggio fisicamente su un mezzo di trasporto, ma con la mente sono ovunque. La musica mi aiuta a non sentirmi solo, a caricarmi quando ho bisogno di un supporto morale e a pensare Perché la gente ascolta la musica anche quando cammina per strada? Qual è la motivazione che spinge queste persone a fare tutto ciò? Lo fanno anche loro per gli stessi motivi sopra elencati? Sembra davvero strano, ma tutto il mondo avverte la dipendenza dalla musica. La mia generazione predilige generi musicali diversi: rock, pop, R&B e house. C è chi si innamora di uno stile perché pratica un arte come la danza o il canto. Qual è il punto di vista da parte dei giovani, rispetto alla musica? Oggi si sente parlare sempre della musica commerciale. Cosa vuol dire? In base a quale criterio possiamo definire questo? La musica è di tutti. Possiamo dire che ci sono gli stili che riscuotono maggiormente successo rispetto ad altri, ma non possiamo scindere un arte che è oggettivamente universale. Personalmente, vorrei che anche altri generi come jazz, rock, reggae, bossanova, avessero più visibilità, più facilità di arrivare nelle nostre case. Nessun genere musicale prevale sull altro, non esistono gerarchie: esiste solo il gusto dell ascoltatore che, probabilmente, costituisce il proprio il disegno spirituale. La selezione di un genere musicale da parte di ognuno di noi avviene in maniera naturale: si sceglie in base alla propria indole. Personalmente, sono contrario alle censure che di solito si effettuato su alcuni testi, considerati poco decorosi. La musica deve essere libera forma di espressione sentimentale, sociale e perché no, politica. Sogno una musica più democratica, più aperta alla cultura diversa che noi giudichiamo spesso sbagliata. Occorrerebbe prima accettare e poi, semmai, liberi di non condividere. La musica aiuta a creare, è fonte di ispirazione. Per esempio, nel cinema spesso i registi collocano una scena in un determinato posto anziché in un altro, immaginando che il tutto si svolge sotto le note di quella precisa colonna sonora. La musica è lo specchio della vita e dell uomo, che senza accorgersene, compie azioni quotidiane che hanno un ritmo. Essa è lo strumento con cui si costruisce una personalità, un carattere. Ritengo che nessuno al mondo abbia voglia di allontanarsi dalla musica, anche perché pur volendo, non ci sarebbe alcun modo per farlo. Renato Vizziello 12

15 L ANGOLO DEI GIOCHI Nello schema seguente individuate i titoli dei film elencati sotto, tenendo presente che essi possono essere letti per orizzontale, verticale e obliquo, sia da destra che da sinistra, sia dall altro che dal basso. Una volta cancellati tutti i titoli le restanti lettere comporranno una famosa frase di un grande scrittore inglese. B A A R I A P O C A L I P S E N O W S O I A M O U F A T A T I I N D A X I E N E I E L H E L L V C A O S M I T M W I E S P A S S A M A A T A A R T E O R S I F A M I Y O R T T R R T D I L S C A I U I U F S I O A O C A N N B O T F C A T T M G I I C R O M A C I G A R T A B L A M I S C U R O I T O N G I I T I L O S I B A A D G R U H N E B O E R A M I D A L O I V F A U S T N N T A X I D R I V E R I ACCATTONE ALBA TRAGICA AMARCORD APOCALIPSE NOW AURORA AVATAR BAARIA BEN HUR BIGFISH BLOW CASINO FAUST I MOSTRI I SOLITI IGNOTI LA MUMMIA LE IENE MATRIX NINE PICARI PULP FICTION TAXI DRIVER TROY VIOLA DI MARE Di Morgana Anzevino 13

16 TRUCCHI E PENNELLI Nell angolo Trucchi e pennelli vi darò qualche consiglio sul trucco di scena, argomento particolarmente gradito dalle ragazze, ma importante anche per i ragazzi, che proprio perchè non hanno esperienza di trucco nella vita di tutti i giorni, spesso prima di uno spettacolo si trovano spaesati quando arriva il momento di truccarsi per andare in scena. Parleremo anche di lavoretti manuali per realizzare piccoli oggetti di scenografia o attrezzeria, da poter usare nei vostri spettacoli, con materiali facilmente reperibili, e tecniche semplicissime. Oggi inizieremo a parlare del trucco. Quando si va in scena a teatro c è bisogno di un trucco marcato, per essere visibili da tutta la platea, mentre per il cinema il trucco è diverso, dev essere perfetto, perchè la camera riprende ogni possibile imperfezione. Parliamo di trucco teatrale, un trucco neutro, standard, che poi va modificato a seconda delle esigenze dello spettacolo. Innanzi tutto occorre preparare una base,su cui stendere eventuali trucchi successivi. Per la base vi occorre un fondotinta, che va scelto di un colore che si adatta a quello della vostra pelle, una cipria o una polvere di riso (anche qui occorre un accurata scelta del colore) una matita nera e un correttore aranciato. 1- Per stendere il fondotinta usate sempre una spugnetta apposita. Non stendetelo mai con le mani, il risultato non verrebbe uniforme. Mettete il fondotinta sulla spugnetta e depositatene un po sotto gli occhi, sul naso, sulla fronte e sul mento. Spalmatelo con movimenti piccoli e decisi, dall interno verso l esterno, e passate la spugnetta anche sulle palpebre. 2- Per coprire eventuali occhiaie non usate i correttori chiari. per coprire i colori scuri, come il violaceo delle occhiaie, serve l arancione. Ci sono degli appositi correttori aranciati. Prendete una piccola quantità di prodotto con un pennellino e passatelo sulle occhiaie fino a coprirle completamente. se dovesse risultare troppo arancione, correggete con la spugnetta del fondotinta. 3- A questo punto occorre passare la cipria o la polvere di riso su tutta la parte dove avete passato il fondotinta, tranne le palpebre. Il fondotinta è una sostanza grassa, e per far si che non coli e non risulti troppo lucido bisogna passarci sopra qualcosa di secco, polveroso, come la cipria in polvere o la polvere di riso. Procuratevi un piumino da cipria, passatelo nella polvere e poi sgrullatelo leggermente prima di passarlo sul viso. Passate il piumino tamponando con delicatezza, finchè non l avrete passato su tutto il viso. per le palpebre invece procederemo diversamente 4- Per le palpebre sfrutteremo la consistenza del fondotinta per fissare la matita. Passate la matita nera all interno e all esterno dell occhio, poi con un pennellino pulito passate sulla matita cercando di stenderla il più possibile. A quel punto passate la cipria sulla palpebra, o, in alternativa, un ombretto in polvere. La vostra base è pronta, adesso potete procedere con qualsiasi trucco! Morgana Anzevino 14

17 ROMBO E BELATO TUTTI IN FILA COME LE PECORE! Semmai capitasse di rimanere bloccati per un oretta sulla Pontina per via del traffico che quotidianamente invade questa strada, divertitevi a contare le pecore, ma senza addormentarvi però! Roma è tutt ora il Comune agricolo più grande d Italia e noi provinciali possiamo ancora vantare la presenza di ricchi pascoli disseminati qua e là nei campi che si estendono e fiancheggiano una delle vie (l altra è la Laurentina) che collega Pomezia e le altre città limitrofe alla Capitale. Sembrerebbe quasi un richiamo all antichità, quando nella popolazione romana primeggiavano contadini e pastori. Le pecore c erano e continuano ad esserci e simboleggiano quasi una dissonanza tra un mondo antico legato ai valori del territorio e quello più attuale fortemente industrializzato legato però solo al progresso economico perché, ahimè, il livello socio-culturale territoriale è ancora molto arretrato. Nell agro pontino la pastoria ha da sempre occupato uno spazio abbastanza rilevante dall epoca pre-romana fino all Ottocento. Ai giorni d oggi Roma è diventata area metropolitana e il boom dell edilizia continua ad invadere i pascoli di Romolo e Remo. Qualcosa (per una serie di fattori che non elencheremo in questa sede) si salva: qui nei pressi della Pontina, in una porzione territoriale contenuta tra l espansione dell edilizia e la riserva di Castel Porziano si crea una nicchia ecologica miracolosamente sopravvissuta, favorevole al recupero di attività produttive pastorali, ritenute però superate e svantaggiose economicamente rispetto alle grandi aziende pometine. Certamente il nostro sogno sarebbe quello di rivedere le ampie distese verdi di un tempo, ma ahimè accontentiamoci per ora di contare le pecore, nei noiosi pomeriggi passati. tra code interminabili sulla Pontina! Di Maura Angy Maratta 15

18 148 VIA PONTINA ROMA ROMA PRATICA DI MARE VIA SS pomezia PECORE Appena oltre l anello del raccordo anulare, l occhio si perde per le vaste aree verdi che costeggiano la pontina, dove pascolano indisturbati greggi di pecore: saranno forse quelle dipinte dai pittori dell ottocento, esiliate da Piazza del Popolo? Eh già, perché finita Roma, iniziano le pecore! E poi si sa, salutare le pecore è sempre di buon auspicio! LA METRO CHE NON C È Metropolitana leggera talmente leggera che non c è. Sicuramente molto vantaggiosa: nessun impatto ambientale, nessuna spesa di manutenzione e in caso di avaria non intralcia il traffico. Già, perché ad oggi l unico mezzo pubblico che porta a Pomezia è la vecchia linea Co.tra.l, con corse rade e orari inaffidabili, o il treno che da Termini arriva a Santa Palomba, poi da lì ci si affida agli autobus ovvero al caso. Del resto se Cristo s è fermato ad Eboli il treno a Santa Palomba. 16

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