Il CALCIO Una Storia Universale

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1 Il CALCIO Una Storia Universale 29 febbraio 7 / 14 / 21 / 28 marzo 4 aprile Il football è lo sport della moltitudine Osvaldo Soriano 29 febbraio FOOTBALL ( ) Il football dell'europa e dell'america del sud Italia: dal pionierismo al calcio in camicia nera L'epopea azzurra Come si gioca: metodo e sistema Dalla stampa sportiva alla radio La guerra e la shoah nel calcio Nel corso del lungo ottocento, al centro dell'impero britannico, prende forma lo sport (etimologicamente divertimento, svago) che diverrà uno dei tratti caratteristici della modernità. Oggi lo sport è considerato un indicatore della qualità della vita di una nazione e il diritto, di tutti, alla pratica sportiva è sancito dall'unione Europea che riconosce e sottolinea il ruolo sociale dello sport. Il football ha antenati a tutte le latitudini. I giochi con la palla si perdono nella notte dei tempi. La sfera, il circolo, sono archetipi, forme del pensiero e dell immaginario umano. Viviamo su una sfera, la Terra, e giriamo attorno ad un'altra sfera, il sole, la cui energia permette la vita su questo pianeta: La sfera rappresenta la materia e il suo controllo, con lo stop o il palleggio, la sua capacità d indirizzarla, di tirarla con forza, rappresenta una forma primitiva di dominio sulla materia. Londra, 8 dicembre 1863, Freemason's Tavern Holborn (Taverna dei Fratelli Massoni) nasce, al termine di una serie di incontri iniziati il 26 ottobre, la Football Association. I 13 delegati non hanno inventato un gioco, hanno registrato e definito il cambiamento di stato intervenuto dalle varie versioni dell'hurling - hurling at goal, giocato in uno spazio circoscritto da due squadre a numero variabile (da 30 a 50), senza esclusione di colpi per il goal, e l'hurling to the country che coinvolgeva negli incontri interi paesi, senza nessuna delimitazione del campo di gioco - al football. E' il passaggio tra i giochi con la palla, praticati fin dall'antichità e codificati nel Medioevo, caratterizzati dalla vigoria fisica e da una confusa partecipazione, ad uno sport in cui lo scontro fisico è temperato da un sistema di regole. A palla si è sempre giocato, le corse e le prove di resistenza sono sempre state disputate, così come erano sempre stati sfidati, con le braccia e con le imbarcazioni, corsi d'acqua e mari. Nel centro dell'impero britannico avviene la trasformazione di tutte queste attività in sport. Lo sport deve essere praticato senza interesse economico, mantenendo una disciplina ed un comportamento basato sul rispetto dell'avversario, come avviene nel sistema politico inglese dove i due schieramenti accettano vittoria e sconfitta, ruolo di governo e di opposizione. Già negli anni Trenta dell'ottocento le scuole inglesi incentivano la pratica sportiva costruendo impianti adeguati ed attribuendo valore e prestigio ai successi sportivi.

2 Un riflesso della rivoluzione politica del 1689, ma anche un preciso esito della rivoluzione industriale, con l'invenzione della macchina a vapore e la progressiva introduzione delle macchine nelle lavorazioni industriali, e del conseguente processo di inurbamento. Gli antichi giochi campestri assumono forme e caratteristiche differenti diventando atletica, nuoto, canottaggio, tennis. Nel 1864 nelle Università di Cambridge e di Oxford viene introdotta la rilevazione dei risultati: dando inizio all'epoca dei record (registrazione dei tempi in cui avvengono le prestazioni). La parola d'ordine è controllare la forza bruta con un sistema di regole da rispettare: fair play. Nel 1877 si disputa il primo torneo tennistico di Wimbledon. Il proletariato non aveva bisogno di fare sport, sudava tutto il giorno nelle manifatture: la vittoria del lavoro a macchina sul lavoro a mano nei principali rami dell'industria inglese era ormai decisa e tutta la storia di quest'ultima ci racconta come da allora i lavoratori furono cacciati da una posizione dopo l'altra a opera delle macchine. Le conseguenze furono, da una parte, la rapida caduta dei prezzi di tutti i manufatti, la fioritura del commercio e dell'industria, la conquista di quasi tutti i mercati esteri non protetti, la rapida crescita dei capitali e della ricchezza nazionale; dall'altra, un ancor più rapido aumento del proletariato, la distruzione di ogni proprietà e di sicurezza di lavoro per la classe operaia scrive Engels, 1845, nel suo testo sulla situazione della classe operaia in Inghilterra. Circa mezzo secolo prima, nel 1815, il Duca di Wellington aveva commentato la sconfitta di Napoleone con queste parole la battaglia di Waterloo fu vinta sui campi da gioco di Eton. Le pratiche a cui si riferiva Wellington, che aveva studiato ad Eton, sono quelle diffuse alla fine del Settecento prove di resistenza e velocità, caccia alla volpe, cricket. Il primo club di football, lo Sheffield F.C., è stato fondato il 24 ottobre del Nella Taverna dei Fratelli Massoni si discuteva se era lecito scalciare un avversario, quale doveva essere il numero dei giocatori, il tempo della gara, le dimensioni della porta. E, soprattutto, si discuteva se il pallone potesse essere controllato e giocato con le mani. Proprio questa disputa segnerà la prima frattura, con la nascita, 1871, della Rugby Union. Nel 1872 si disputò, alla presenza di due mila spettatori, la prima edizione della Football Association Cup, la Coppa d'inghilterra. L'anno successivo, 1873, si costituisce la Scottisch Football Association. Nel 1886 viene fondata, con il compito di uniformare e governare le regole, l'international Football Association Board (IFAB). Il primo campionato inglese viene giocato nel Insieme alle competizioni prende forma anche il regolamento: dal 1871 il portiere può usare le mani, l'anno successivo viene introdotto il calcio di punizione, le linee che dividono il campo nel 1890, il calcio di rigore nel Sarà nell'ultimo decennio del secolo che il calcio comincia ad assumere la fisionomia che noi conosciamo. L'elemento di completamento decisivo è l'introduzione dell'arbitro (referee) a cui, dal 1889, spetta la direzione del gioco. Contemporaneamente cambia e si arricchisce il modo di giocare. L'iniziale dribbling game, dove il gioco è fatto dal portatore di palla e da chi lo rincorre, subisce una prima variante, scozzese, , il passing game a cui gli inglesi contrappongono il kick and run, calcia e corri. Nel decennio nasce la piramide di Cambridge che prevede una prima disposizione tattica 2-3-5, in tre linee: terzini, mediani, attacco. I ruoli in campo si vanno via via precisando e anche i materiali per i footballers cominciano ad assumere una loro specificità, con industrie, la prima a Birmingham, e negozi specializzati: parastinchi, calzoni, inizialmente alla zuava, palloni di caucciù con camera d'aria gonfiabile, fischietto per gli arbitri. Il football spicca il grande balzo e gli industriali lo assumono come impresa economica, finanziando i club e costruendo gli stadi. Il proletariato, conquistato il sabato pomeriggio libero, è pronto per scendere in campo. Nel luglio 1885 viene sancito il professionismo dei footballers in Inghilterra, e nel 1898 in Scozia. Alla finale della FA Cup (la Coppa della Football Association è nota come Coppa d'inghilterra) del 1887 assistono 27 mila spettatori che diverranno 114 mila nel Il football alla conquista dell'europa e dell'america del sud E' l'età d'oro dell'impero: in Inghilterra arrivano ricchezze e materie prime che, sotto forma di prodotti, ripartono dai porti inglesi diffondendo lo stile di vita dell'epoca. Il football sarà uno dei prodotti d'esportazione che avrà più fortuna. Il nome, le regole, il linguaggio sono quelli codificati in Inghilterra, non vengono modificati nei vari paesi. Sono le città a decretare il grande successo del football. Protagonisti i borghesi che hanno tempo libero. Le vie del football sono molteplici, anche se la tradizione ama l'immagine romantica dei porti, con le partite disputate sui moli dai team marittimi. L'apertura del canale di Suez, 1869, permette una navigazione più veloce tra Europa e Asia, intensificando il traffico marittimo. Il football accompagna le numerose attività che ruotano attorno alla politica commerciale, militare e diplomatica dell'impero: dalle ditte import-export alle assicurazioni, dalla Marina

3 ai presidi minerari, dalle comunità di residenti inglesi alle ambasciate. Tra le prime popolazioni ad adottare il football spiccano gli svizzeri abituati a giocare fin dalla metà degli anni Cinquanta, anche se l'associazione Suisse de Football verrà fondata nel Gli elvetici diventano veri e propri pionieri il Barcellona viene fondato dall'industriale svizzero Hans Gamper nel 1899 e porta i colori blu granata del cantone natale del proprio fondatore. I flussi turistici dell'epoca portano molti inglesi in Svizzera e quelli commerciali portano tanti svizzeri in Europa. In Olanda e Danimarca le Federazioni calcistiche nascono nel 1889; in Belgio, grande centro finanziario e commerciale, nel In Portogallo, con il commercio del porto, si gioca fin dal 1870, così come in Spagna ed in Francia anche se quella francese sarà l'ultima delle grandi federazioni nazionali a nascere, 1919, avendo lasciato, caso unico in Europa, il primato al rugby. Nell'Europa centrale la diffusione avviene lungo il Danubio (Austria, Cecoslovacchia, Ungheria), con un'organizzazione centralizzata, tipica della cultura mitteleuropa che tra Praga, Vienna e Budapest si avvia a vivere la sua ultima grande stagione, in cui si iscriverà anche il primato danubiano sul football continentale. Nel 1887 viene fondato da residenti britannici il primo club calcistico a Mosca. Travolgente, per il ruolo avuto dagli inglesi, lo sviluppo del football in America latina, dove si gioca dagli anni Sessanta. Nel 1893 si costituisce l'argentina Football Associatione e nel 1897 viene disputata la prima Copa Campeonado. Stesso processo, animato dai residenti inglesi, in Uruguay dove la federazione nasce nel 1900, quando già sono presenti, a Montevideo, il Penarol ed il Nacional. In Cile la data di nascita della federazione è il In Brasile prendono forma due distinti sistemi calcistici, a San Paolo ed a Rio de Janeiro. La Lega paulista, costituita nel 1898, era una filiazione diretta dal calcio scozzese, ed organizza il primo campionato nel A Rio il football si consolida negli anni Novanta. Il calcio sudamericano è all'avanguardia nell'organizzazione di competizioni: nel 1916 la nascitura Confederazione Sudamericana di Calcio organizza il primo campionato tra Uruguay, Brasile, Cile, Argentina. Negli Stati Uniti, in particolare dopo la guerra di secessione, l'attività sportiva diventa una delle peculiarità degli istituti scolastici; la dinamicità della società USA agevola l'organizzazione di meeting e d'incontri. L'orgoglio di essere il nuovo mondo porta gli Stati Uniti a non importare gli sport che vengono da oltre oceano, ma a rivisitarli. Il rugby diventa football americano. Il basket, 1891, viene letteralmente inventato, mentre si rende gloria al baseball, orgoglio nazionale a cui fu attribuito il 1839 come anno di nascita. Il football penetra inizialmente nei college e sembra destinato ad un grande successo, fino a quando, nei primi anni Settanta, l'università che funzionava da capofila, Harvard, scelse il rugby. Contemporaneamente alla diffusione del football si sviluppa in Europa il movimento olimpico. Dopo la scoperta del sito di Olimpia ed il recupero di reperti sugli antichi giochi, avvenuto tra il 1875 ed il 1881 nella spedizione archeologica guidata dal tedesco Ernst Curtius, il francese Pierre de Frédy, più noto come barone de Coubertin si dedicò alla creazione dei nuovi giochi olimpici, momento di confronto pacifico tra i popoli. Nel giugno 1894 si teneva a Parigi, nell'anfiteatro della Sorbona, il primo congresso olimpico. alla presenza di monarchi, uomini politici e rappresentanti delle società sportive dei maggiori paesi europei. Il barone riuscì, nonostante la disastrosa situazione economica della Grecia, a far deliberare l'assegnazione dei primi giochi, 1896, dell'epoca moderna ad Atene nonostante Londra e Budapest, ma anche Parigi, fossero candidature molto più credibili dal punto di vista politico-organizzativo. Vinse il rapporto con la tradizione, con il mito fondante, che enfatizzò la realtà agonistica delle Olimpiadi antiche... facendole diventare moderne. Il football arriva come gioco, ma la sua organizzazione, come professione, ha un ritardo di anni luce dall Inghilterra e si sviluppa nel resto d'europa a partire dagli anni Venti. In Italia verrà adottata, Carta di Viareggio nel 1926, una soluzione ambigua: formalmente il professionismo non viene accettato, ma si escogitano soluzioni tecniche per renderlo possibile, garantendo la remunerazione dei calciatori e i pagamenti del calciomercato tra i club. Il passaggio al professionismo è ormai irreversibile e coinvolge tutti i paesi (1926 l'austria, 1927 Ungheria e Cecoslovacchia, 1930 Spagna, 1932 Francia), tranne il dilettantismo di stato dell'urss, dove, come ogni attività, anche la pratica sportiva avveniva sotto l egida dello stato, e della Germania nazista che idealizzava il dilettantismo e respingeva il professionismo come degrado del materialismo. L'Italia: dal pionierismo al calcio in camicia nera. I Mondiali del regime. Con l'unità d'italia si prende coscienza di chi siamo: un paese che ha paura della democrazia liberale, con enormi squilibri territoriali e dove, nel 1871, un quarto della popolazione, che complessivamente risulta essere di , vive nelle campagne. L'analfabetismo è al 78% e nei trent'anni successivi si assisterà ad un nuovo flusso migratorio dalle campagne verso le città, ma soprattutto alla disperata fuga verso le Americhe. Malaria, anemia, rachitismo, infezioni polmonari, febbri tifoidi, sono presenze pesanti nella vita quotidiana degli italiani. Si fa largo, anche se lentamente, la civiltà delle macchine. Nel 1899 nasce la FIAT. Giolitti, dopo le cannonate di

4 Bava Beccaris, inaugura una stagione di riformismo sociale che accompagnerà la crescita economica trascinata dalle industrie metallurgiche, chimiche, elettriche. Una crescita bruscamente fermata dalla Prima guerra mondiale. Nel 1912 in Italia circolano 13 mila auto e 10 mila motocicli, un milione di biciclette. La ginnastica è stata la dominatrice della scena sportiva europea dell Ottocento. In Italia la prima società viene fondata a Torino nel 1844 e, come altre attività sportive dell'epoca, a partire dal tiro a segno, è indissolubilmente legata al Risorgimento - il nome Pro Patria di diverse società di ginnastica è emblematico. La Federazione Ginnastica d Italia, nata nel 1869, univa i circoli ginnastici, le società di tiro a segno e quelle di scherma - provenienti da una lunga e gloriosa tradizione, il prestigio della scuola italiana affonda le sue radici nel Cinquecento. La Federginnastica ha un'impronta, che si trasferirà a tutto lo sport italiano, nazionalista e conservatrice. Nel 1878 De Sanctis introdusse, anche se poi non si tradurrà in pratica, l educazione fisica come materia obbligatoria nelle scuole. Il movimento ginnico era molto distante dallo sport, rifiutando l'agonismo, ma la sua diffusione giovò a tutte le pratiche sportive si formeranno, in rapida successione: nel 1885 l'unione Velocipedistica Italiana, 1888 Federazione Italiana Canottaggio, 1895 la Federazione nazionale del tennis, 1898 Unione Podistica Italiana, 1900 Federazione Italiana Rari Nantes (nuoto). Con l'eccezione del mondo cattolico, c'era una forte opposizione allo sport spirito del tempo sia nella cultura liberale - Benedetto Croce definì lo sport prova del decadimento morale e del vuoto spirituale che nel movimento socialista italiano: Filippo Turati lo liquidò come fenomeno stupido e aristocratico. Solo nel dopoguerra, con molto ritardo rispetto al movimento socialista europeo che, 1907 a Losanna, aveva costituito l'unione Sportiva Socialista sezione dell'internazionale, socialisti e comunisti italiani dettero vita ad iniziative specifiche (l'apef, Associazione Proletaria Educazione Fisica, ed il giornale Sport e proletariato). Un ritardo pesante tanto che Togliatti, nelle sue Lezioni sul Fascismo tenute a Mosca agli esuli italiani nell'inverno del 1935, afferma: È l'ora di smettere di pensare che gli operai non debbono fare sport. La Federginnastica, 1895, aveva sensibilizzato le società aderenti alla pratica del football, organizzando specifici tornei nel corso dei campionati nazionali. La Federazione non ammetteva la presenza di stranieri nelle società ginnastiche, proprio nel momento in cui i circoli degli stranieri davano vita ai primi club: nel 1893 il Genoa Cricket and Athletic Club, inizialmente riservato agli stranieri, nel 1897 Football sostituisce Athletic ed il club ammette soci italiani. A Torino, per iniziativa del pioniere Edoardo Bosio, impiegato tornato dall''inghilterra, e da nobili piemontesi, fra cui il Duca degli Abruzzi, viene fondata l'international FC, 1891, a cui seguì il FC Torinese, La Federazione Italiana del Football (FIF) prende vita il 15 marzo 1898, nel rapporto tra il Genoa e le società torinesi. La prima competizione si svolge l'8 maggio 1898, con la formula dello challenge, eliminazione diretta - anche in Inghilterra la FA Cup precede, di sedici anni, la Football League. La posta in palio è una Coppa triennale, intitolata al Duca degli Abruzzi. Si disputano tre partite, dalle 9 alle 17 dello stesso giorno, vince il Genoa, l'incasso dell'intera giornata è di 197 lire. Nel 18'97 nasce lo Sport Club Juventus che nel 1899 diventa Juventus FC. Il Milan viene fondato nel 1899, Sono questi i club protagonisti delle prime sfide per il titolo italiano e che danno vita ad una serie di lotte per il controllo della FIF, con conseguenti spostamenti della sede fra Torino e Milano. Nel 1904 viene costituita la FIFA (Federation Internationale de Football Associazion) che nel 1905 riconosce la FIF. Nel 1909 la FIF diventa Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), adotta un regolamento organico, uno statuto federale, organizza gli arbitri in una speciale commissione, e divide i comitati regionali in 5 sezioni geografiche. Il campionato cresce ed arriva, , alla separazione in due gironi, ligure - lombardo -piemontese e veneto - emiliano. Dalle 9 squadre del 1909 si passerà alle 30 del , con l'ammissione alla prima categoria delle maggiori squadre del centro-sud. L'unità nazionale si stava compiendo anche in assenza di un adeguato sistema agonistico nazionale. Nel 1911 veniva inaugurato, alla presenza di 4 mila spettatori, il primo impianto dedicato al football, lo stadio Marassi a Genova. Il primo marchio di fabbrica del calcio italiano, l'imprinting, viene dalla provincia piemontese, ed è rappresentato dalla Pro Vercelli, altra società di ginnastica, che simboleggia un calcio ruvido basato sulla forza fisica e sull'abnegazione. I vercellesi vengono ammessi al campionato nel 1908 e lo dominano fino al 1913 unica eccezione il titolo vinto dall'internazionale, fondata nel 1908 da dissidenti del Milan, nel torneo L'Internazionale si contrapponeva ai vercellesi anche come stile di gioco, proponendo un gioco volitivo, con la

5 ricerca di giocate e finezze tecniche. Nel 1910 comincia l'avventura della Nazionale, originariamente in maglia bianca, per omaggio ai vercellesi, che diventerà azzurra l'anno successivo. E' un calcio improvvisato dove gli avversari sono Francia, Svizzera e, per il momento le inavvicinabili Austria e Ungheria. Fin dai primi passi la gestione della Nazionale sarà fonte di continui conflitti a livello federale. Il 28 luglio 1914 le macchine di morte disintegrano gli ideali olimpici. Le pratiche sportive diventano passatempo, spesso disperato, per i soldati al fronte Giocate il grande gioco, arruolatevi nel battaglione Football, recitava un manifesto per l arruolamento nell esercito britannico. Si continua a giocare soltanto nei territori austriaci dell'impero, per dare un'idea di normalità una soluzione che verrà riproposta dai paesi dell'asse in occasione della seconda guerra mondiale. La mobilitazione generale sospende il campionato Il bilancio italiano sarà di 571 mila morti e due milioni tra feriti e mutilati. Il trattato di Versailles riapre le recriminazioni sulla guerra inutile, siamo fra i paesi più arretrati del mondo civile. Tra il 1898 e il 1918 l'attività della Federazione è (auto) definita a base prettamente regionale, praticata da calciatori rigidamente dilettanti e seguita da un limitato pubblico di appassionati. L'Italia esce dalla guerra distrutta, la situazione economica è durissima. I prezzi, a partire da quelli alimentari, sono fuori controllo, la disoccupazione dilaga. Per la classe operaia del nord la parola d'ordine è fare come la Russia con le occupazioni delle fabbriche. La borghesia vuole scongiurare il pericolo rosso ad ogni costo e con ogni mezzo, compresa la rinuncia alla democrazia liberale e la cessione del potere politico a Mussolini ed al fascismo. Il dopoguerra vede un'espansione tumultuosa del calcio. La Nazionale infittisce i suoi impegni; cresce il numero delle squadre, aumentano le competizioni con l'introduzione della Coppa Italia. Grosse scosse di assestamento scuotono l'istituzione calcistica che, dopo una scissione con la costituzione di due leghe, rispondenti ai diversi interessi dei club minori (difesa dei principi originari) e maggiori (restrizione del numero dei club per migliorare la qualità del gioco), con, la disputa di due campionati e di due Coppe. Inizia la lunga marcia verso il campionato a girone unico. Nel due gironi, su base territoriale, con complessive 36 squadre che diverranno, , due gironi, di 20 squadre, non più territorializzati. Dalla stagione la squadra vincitrice cuce sulle proprie maglie lo scudetto. I casi di corruzione scandiscono lo svolgimento di ogni campionato, ma, come tutta la struttura, operano un salto di qualità che porterà alla revoca dello scudetto vinto dal Torino nel 1927 per la corruzione del terzino juventino Allemandi. Lo sport ebbe una parte notevole nel liberare le energie compresse dagli anni della guerra. Il football non è più uno spettacolo per gli iniziati, c'è una partecipazione di massa agli eventi domenicali. Una versione italica della passione calcistica, priva di fair play e spesso ignara dei regolamenti, ma che riempie gli stadi con una grossa capacità di animazione e di produzione di un lessico improntato alle categorie amico/nemico, proiettando, sulle squadre di calcio, le rivalità tipiche del campanilismo italiano. Le cronache dei quotidiani riportano numerosissimi incidenti legati alle partite di calcio. Alcuni gravissimi, come, nel gennaio 1914, la sparatoria tra pisani e livornesi in occasione di un derby. Incidenti capaci di innescare una rivolta, quella di Viareggio, maggio 1920 che si accese nell'incontro di rivincita fra Sporting Club Viareggio e Lucca, dopo gli incidenti avvenuti il mese prima per la gara di andata. I lucchesi pareggiarono, grazie a decisioni discutibili dell'arbitro. Il fattore scatenante è il battibecco tra il guardalinee viareggino, l'eroe di guerra Augusto Morganti, ed un tifoso lucchese. Il pubblico invade il campo ed i carabinieri intervengono, Morganti viene ucciso dallo sparo a bruciapelo di un carabinieri. La folla esce dallo stadio, s'ingrossa e si arma, taglia le linee elettriche, blocca la ferrovia assalta la caserma dei carabinieri. Dopo due giorni duecento soldati riportano il controllo. Le sassaiole contro gli arbitri, storica quella subita da Barlassina a Casale, sono avvenimenti consueti, così come la caccia ai direttori di gara, spesso inseguiti, o aspettati, alle stazioni ferroviarie. La normativa non aiutava: quando venivano sospese per invasioni di campo le partite dovevano essere ripetute - esemplare l'infinito spareggio Bologna - Genoa del 1925, deciso alla quinta partita giocata a porte chiuse, dopo invasioni e sparatorie nel segno di Leandro Arpinati, ex anarchico lampista delle ferrovie, capo degli squadristi bolognesi e futura guida del calcio italiano. Il calcio è già diventato un fenomeno di costume, tanto che il termine tifo viene coniato proprio negli anni Venti, equiparando la passione sportiva ad un'epidemia. Alla fine del decennio si muovono le prime carovane dei tifosi per seguire le loro squadre in trasferta.

6 Il calcio sta diventando anche un fenomeno economico, che comincia a portare soldi veri. Nella finale del campionato 1923 Lazio - Genoa 10 mila spettatori con 88 mila lire d'incasso; nel 1927 per la partita Italia - Spagna a Bologna 55 mila lire d'incasso. Il fascismo non inventa niente, ma coglie in modo perfetto l'aspetto propagandistico che lo sport, il calcio in particolare, può regalare al regime in termini di organizzazione del consenso. Mussolini non è uomo di sport, anche se fa sfoggio delle proprie presunte abilità di schermitore e nuotatore, non capisce il calcio. Propende per un utilizzo dello sport propedeutico all'esaltazione dello spirito nazionalistico, e, alla preparazione militare del cittadino-soldato. La funzione politico-sociale dello sport è, essenzialmente, quella di convogliare la gioventù e di tenerla lontana dalla lotta di classe. Il duce crede alla funzione di pedagogia patriottica delle attività organizzate dall'opera Nazionale Balilla e Dopolavoro: saggi ginnici, tiro alla fune, bocce, esercitazioni. Il fascismo si deve misurare, come tutti i paesi occidentali, con il tema, assolutamente inedito, dell'organizzazione di un sistema sportivo nazionale, un processo di razionalizzazione e di modernizzazione che il fascismo risolve affidando al CONI il governo di tutto lo sport e mettendo il CONI, con la designazione di Lando Ferretti, alle dipendenze del Partito Nazionale Fascista. Ferretti, nel 1928 capo ufficio stampa di Mussolini, fascistizzò lo sport pur, vantandone la nobile tradizione patriottica, mantenendo al loro posto gli arrendevoli dirigenti sportivi. Nessuno fu cambiato dal CONI, ma in tutte le federazioni, d'ora in poi, le nomine arriveranno dall'alto e saranno di natura politica. Lo sciopero arbitrale del 1926 rappresentò l'occasione per riformare l'organizzazione del calcio italiano, con l'istituzione di una commissione ad hoc: che, agosto 1926, emanò la Carta di Viareggio adozione di un nuovo statuto federale, sistema gerarchico delle cariche, definizione dello status dei giocatori, norme sugli stranieri. Il fascismo agì anche sulle singole realtà favorendo l'unificazione di club esistenti in società cittadine: la Fiorentina ed il Napoli nel 1926, la Roma nel Arpinati, presidente FIGC dal 1926 al 1933, spostò la sede federale a Bologna, città di cui era podestà, e nel 1929, diventato sottosegretario al Ministero degli Interni, a Roma. C'è spazio anche per il folklore con l'italianizzazione del nome delle squadre: l'internazionale diventa, 1928, Ambrosiana, dopo la fusione dell'unione Sportiva Milanese, una vecchia realtà calcistica, con l'inter. Il Genoa cambia nome volontariamente in Genova nella stessa stagione, , mentre il Milan resiste fino al 1939 quando si italianizza in Milano. Nel 1927 il fascio littorio venne unito allo stemma sabaudo sulla maglia della Nazionale, mentre la Nazionale universitaria adottò la maglia nera. Il processo di fascistizzazione fu completato dall'introduzione, all'inizio degli anni Trenta, del saluto romano, prima dell'inizio di ogni gara, da parte delle squadre. La conquista di un compiuto sistema agonistico nazionale avviene con l'introduzione del girone unico nel : le prime 8 dei vecchi gironi in A, le altre in B, poi diventarono 18, anziché 16, per gli spareggi non conclusi tra Lazio, Napoli e Triestina. La piramide dei campionati fu completata da tre divisioni inferiori: interregionale, regionale e locale. L'impulso dello stato fu determinante nella costruzione di nuovi stati: il Moretti a Udine nel 1924; il Filadelfia a Torino e San Siro, per il Milan, nel 1926, l'inter continuerà a giocare all'arena fino alla guerra. Il Littoriale inaugurato (calcisticamente) a Bologna il 29 maggio 1927 con Italia -Spagna, ma presentato istituzionalmente il giorno dell'attentato Zamboni, con tanto di poesia di Ungaretti dallo stesso nome che sarà anche il titolo del quotidiano sportivo fondato da Arpinati. A Roma nel 1929 apre lo stadio del Testaccio sul modello di quello dell'everton. Nel 1931 il gioiello (struttura innovativa, con scale elicoidali, Torre di Maratona, pensilina priva di sostegno intermedio, eccezionale drenaggio del campo di gioco) di Nervi a Firenze; Palermo, Trieste, Catania, Vicenza, Napoli e tanti altri sono gli stadi costruiti negli anni Trenta: un'impiantistica sportiva fatta con soldi pubblici e con la gestione municipalizzata degli stadi. In quegli anni diventa indissolubile il rapporto tra calcio e capitani d'impresa: Piero Pirelli, presidente Milan dal 1908 al Senatore Borletti all'inter tra il 1926 ed il 1929, poi, dal 1932 al 1942, l'industriale Ferdinando Pozzani. Edoardo Agnelli alla Juve dal 1923 al 1935; il finanziere Renato Sacerdoti alla Roma dal 1927 al Il mercato pubblicitario sposa il calcio, superando il tradizionale utilizzo della cartellonistica negli stadi: ed i calciatori divengono ingaggiati per la pubblicità. Gli anni Trenta vedono l'affermazione del calcio metropolitano. La provincia retrocede in serie B. Sono anni in cui gli italiani scoprono il fascino della Juventus, guidata da Agnelli, che vince cinque campionati consecutivi dal I bianconeri diventano la squadra più amata dagli italiani. L'accumulazione originaria della loro forza sta nell'aver messo a ferro e fuoco le squadre della provincia italiana - Barale, Bertolini e Giovanni Ferrari

7 prelevati dall'alessandria; i fratelli Varglien dalla Fiumana; Caligaris dal Casale; Rosetta dalla Pro Vercelli; Munerati dal Novara; Vecchina dal Padova - ed aver compiuto, una vera e propria razzia in Argentina, utilizzando l'invenzione degli oriundi per acquistare giocatori stranieri eludendo la Carta di Viareggio. Agnelli s'impose, in barba a quel che diceva il regime, con stranieri e professionismo: all'ala sinistra Orsi, 100 mila lire, una Fiat 509 ed 8 mila al mese quanto un maresciallo d'italia. Ingaggi simili a Monti e Cesarini, che si muoveva solo in automobile. L'acquisto dal Brasile di Ministrinho, Pedro Sernagiotto, andò addirittura peggio, avendo lo stesso già firmato per il Genova, ma anche in quel caso la soluzione fu trovata: un anno di squalifica e poi la maglia bianconera. Durante il fascismo saranno chiamati italiani d'oltre oceano. La squadra di Agnelli non trascurava l'importanza di avere la stampa a favore, il Guerin Sportivo, in edicola il mercoledì, con il grande Carlin - Carlo Bergoglio, disegnatore a cui si devono le simbologie animali delle squadre di calcio - e buone designazioni arbitrali, l'ideale era l'arbitro internazionale Barlassina che consentì sempre alla Juventus di non prendere calci nei campi della provincia. La Juventus divenne la fidanzata d'italia, una conferma che agli italiani piace parteggiare per chi vince e che anche il calcio, dopo il paese, era stato piemontesizzato: l'unificazione amministrativa conseguente all'unità d'italia era avvenuta con l'esportazione della burocrazia piemontese (norme, modello, prassi, linguaggio, uomini); l'esercito, governato da uno stato maggiore sabaudo che, oltre ad essere stato occupante in molte zone del meridione, utilizzava i contadini come carne da macello; i prelievi fiscali per risanare la bancarotta del Regno di Sardegna e Piemonte; l imposizione di un modello rigido, fortemente centralizzato che aveva sacrificato importanti tradizioni politiche ed amministrative e forme di governo più legate al territorio, provando ad annullare le diversità regionali. Finito il ciclo della Juventus, protagonista è il Bologna, già vittorioso, nel 1932 e 1934, della Coppa dell'europa centrale, con il trio uruguagio (Andreolo, Fedullo e Sansone) e dove Biavati è il nuovo giocatore fatto in casa che prende, nel cuore e nell'orgoglio dei tifosi bolognesi, il posto di Schiavio. I rossoblu vinceranno lo scudetto nel 1936, 1937, 1939, 1941, l Ambrosiana nel 1938 e nel Le prime stelle Meazza è la prima stella del calcio italiano. Una figura gracile, ma con gambe forti; baricentro basso ed una tecnica straordinaria. Il suo dribbling era tanto tipico da diventare il dribbling alla Meazza: da fermo si allungava il pallone in contro tempo. Meazza supera tutti, era una delle espressioni radiofoniche più usate; segnava al ritmo del fox trot il motivetto di una canzone dell'epoca. La sua azione tipica partiva dalla tre quarti offensiva, scatto da fermo, palla al piede, dribbling stretto, in area si fermava ed invitava il portiere ad uscire: o lo scartava o toccava in rete. Con lui la partita comincia 1-0, diceva Pozzo. Goleador ed assist man, simboleggia la prima grande Inter ed i due mondiali vinti dagli azzurri, Il suo volto appariva ovunque, ed era protagonista di vere e proprie leggende: donne, locali notturni, 60 sigarette al giorno, smodato, esageratamente ricco. Interpretò se stesso, nel 1951, nel film, regia di Marchesi e Metz, Milano miliardaria. E poi Piola, il goal, Detiene ancora oggi il record di marcature in serie A con 274 reti, malgrado tre anni di guerra. Spilungone, testa piccola, una catapulta in area di rigore, freddo e risoluto segnava in tutte le maniere. Doveva andare all'inter, ma il trasferimento fu bloccato per non fargli fare coppia con Meazza. Andò alla Lazio e in molti videro la mano diretta di Mussolini in quell'operazione. Non beveva, non fumava, non andava a donne, non faceva pubblicità. Nato a Vercelli nel 1913, disputò la sua ultima partita con la Nazionale nel 1952, e smise di giocare nel 1954 indossando la maglia del Novara. L'epopea azzurra Il calcio, a causa delle posizioni del CIO (Comitato Internazionale Olimpico) che, dopo le Olimpiadi di Parigi del 1924, propendeva per la sua esclusione dai tornei olimpici, organizzò, sotto l'impulso di Jules Rimet, avvocato parigino presidente FIFA dal 1921 al 1954, il primo Campionato del Mondo, FIFA World Cup, in Uruguay. La scelta era dovuta alle vittorie olimpiche della celeste, ma le difficoltà economiche e logistiche impedirono la partecipazione della maggioranza delle federazioni europee. Le nazioni partecipanti furono 13, il torneo fu disputato in 17 giorni, giocando in una sola città: Montevideo, dove era stato inaugurato lo stadio del centenario della nazione costruito in soli otto mesi. Uruguay Argentina 4-2, la finale - in Argentina non la presero bene ed a Buenos Aires venne assaltata l'ambasciata uruguayana. Il duello tra Argentina ed Uruguay caratterizzò il calcio sudamericano: delle 18 edizioni della Coppa America disputate tra il 1916 ed il 1945, otto furono vinte dall'uruguay, sette dall'argentina, soltanto due dal Brasile ed una dal Perù. I Mondiali del 1934 rappresentarono per l'italia una vetrina per dimostrare, a dispetto della critica internazionale, di essere un paese aperto ed accogliente utilizzando l'ampia rete di ferrovie e d'impianti sportivi costruiti. E' un'italia dove il fascismo è al massimo consenso, dove è cresciuta l'urbanizzazione ed è cominciata l'epoca dei consumi di massa: mezzi di trasporto, grandi magazzini, cinema, radio. Alla guida della FIGC il

8 generale Giorgio Vaccaro, console della Milizia (MVSN), aveva preso il posto di Arpinati caduto in disgrazia. Con Vaccaro in Federazione tutti devono avere la tessera del PNF ed accettare le ingerenze delle autorità politiche a tutti i livelli. I dirigenti Mauro e Barassi non erano fascisti della prima ora, ma sono abituati a conviverci, cercando di salvaguardare l'autonomia organizzativa, senza opporsi mai - il calcio cadeva in una fitta ragnatela di affari con protagonisti uomini del regime, industriali, gerarchi locali e dirigenti di società. I Mondiali saranno un successo. 32 paesi partecipanti, 22 europei, 8 americani, 1 asiatico, 1 africano, Assenti i campioni in carica dell'uruguay e l'inghilterra. L'organizzazione dette prova di grande efficienza, con gli ottavi di finale giocati tutti nello stesso giorno, telegrafi e telefoni negli stadi, radiocronache in 4 lingue e 9 paesi. Lo stato mise a disposizione a basso costo impianti e ferrovie, favorì trasferte e manifestazioni collaterali. Tutto l'apparato statale fu messo in funzione per dimostrare il grado di efficienza organizzativa dello sport fascista. I Mondiali finirono con un attivo anche economico, a fronte di un incasso di 3,6 milioni di lire alla federazione andò oltre un milione, di cui 210 mila di percentuale incassi l'incasso record fu realizzato per Italia - Austria a San Siro, , di poco inferiore quello della finalissima: 750 mila. Jules Rimet raccontava costantemente una sua sensazione: presidente della FIFA era diventato Mussolini... tanto da scegliere gli arbitri unica spiegazione per il clamoroso caso dello svedese Ivan Eklind che diresse sia la semifinale degli azzurri contro l Austria, sorvolando sul fallo di Meazza sul portiere austriaco al momento del goal di Guaita, che la finalissima contro la Cecoslovacchia, permettendo a Monti di picchiare duramente gli avversari. Commissario Tecnico della Nazionale era Vittorio Pozzo, calciatore in Svizzera, direttore tecnico del Torino, segretario della FIGC nel 1912, aveva allestito la nazionale per le Olimpiadi, ufficiale degli alpini, prima firma della Stampa. Piemontese risorgimentale, fedele al regime, ma non fascista, anche se ne divenne portabandiera. Rigido, autoritario, paternalista; un trascinatore, un maestro della parola, il precettore della Nazionale. Il regime fascista lo sostenne sempre. Pragmatico, esercitava una psicologia rudimentale richiamando costantemente la disciplina degli alpini, rifiutava compensi e contava sulla devozione dei giocatori. Vinse i Mondiali convinto che in competizioni con impegni ravvicinati bisognava puntare sull'esperienza e la saldezza, esprimendo un gioco concreto, ma malleabile con tanto temperamento, coraggio, astuzia, gioco sporco nelle marcature. L'Italia vinse con un massiccio utilizzo degli oriundi, ricevendo un trattamento favorevole dagli arbitri, ma mostrando grandi doti di combattimento: la doppia sfida contro la Spagna di Zamora, l'austria, altra partita asprissima e poi la finale contro la Cecoslovacchia vinta ai supplementari. Il risultato sportivo, in sintonia con le ambizioni dell'italia fascista, favorì la crescita di un orgoglio nazionale nel popolo italiano. Sono anni in cui la Nazionale vinceva tutto - i campioni del mondo perdono ad Higbury 3-2 contro i maestri inglesi, ma offrono una prestazione memorabile. Nel 1936 la vittoria alle Olimpiadi di Berlino, organizzate per dare una grossa ostentazione di forza del nazismo in un quadro internazionale segnato dall'inizio della guerra di Spagna. La rielaborazione del mito d'olimpia riassunto dall'introduzione dei tedofori che corrono con la fiamma del fuoco ariano finì fulminata dalla velocità di Jessie Owens. Il calcio, per evitare l'esclusione toccata al tennis, non rispondeva a condizioni di dilettantismo puro, utilizza la formula delle squadre composte da studenti. Gli azzurri mettono in campo le stesse doti mostrate dalla Nazionale maggiore e riescono a vincere la finale, anche questa ai supplementari, contro l'austria. Il capolavoro della squadra di Pozzo si compie alla Coppa del Mondo del La scelta della Francia è un omaggio a Rimet, ma vede il boicottaggio delle nazioni sudamericane, escluse Brasile e Cuba, per il non rispetto dell'alternanza della sede continentale. Continua l auto isolamento delle Federazioni britanniche, sono assenti: Spagna, per la guerra civile, ed Austria, annessa alla Germania. La spedizione azzurra è accompagnata dai proclami antifrancesi di Mussolini e dalle contestazioni che i rifugiati antifascisti mettono in atto a partire da Marsiglia, dove gli azzurri fanno il loro esordio contro la Norvegia piegata solo nei tempi supplementari da un goal di Piola. La politicizzazione del Mondiale raggiunge il suo apice nella sfida contro la Francia che l'italia sceglie di giocare con la maglia nera. Meazza e Ferrari interni, grande ricorso ai lanci di metri: è il capolavoro del contropiede. Complice la presunzione brasiliana, l'italia va in finale, dove batte nettamente l'ungheria ricevendo il plauso della stampa internazionale. In Italia viene celebrata, come scrive Bruno Roghi, direttore della Gazzetta dello sport, la vittoria della razza e l'elogio della capacità combattiva di un popolo rappresentato dalla locomotiva umana, il ciclista Learco Guerra, dal pugno micidiale di Bruno Carnera, dalla vittoria al Tour di Gino Bartali. Nell'autunno del 1939, dopo 30 incontri e 4 anni d'imbattibilità, la Nazionale viene sconfitta a Zurigo dalla Svizzera. La guerra Quando la Germania, 1 settembre 1939, invade la Polonia il movimento calcistico già scandisce i tempi dell'europa: da noi la domenica, in Inghilterra il sabato pomeriggio, si gioca in stadi affollati. La scelta dei due schieramenti è diversa. Germania, Italia ed i loro alleati decidono la prosecuzione dell'attività agonistica.

9 L'Inghilterra sospende campionato e FA Cup, l'unica competizione che continua è il torneo interbritannico. La Francia travolta ed occupata dai nazisti, viene formalmente divisa n due: la Francia settentrionale occupata dall'esercito tedesco, e quella meridionale, stato francese, con sede del governo a Vichy e pieni poteri al Maresciallo Petain, collaborazionista dei nazisti. Dal 1939 al 1946 il campionato nazionale, la cui prima edizione vera e propria era stata giocata nel , è sospeso, così come il Tour de France che non si corre dal 1940 al Si disputa solo la Coppa ed alcuni campionati regionali sotto il regime di Vichy. Nell Italia in guerra il calcio diventa elemento di propaganda per il regime, stretto tra crisi alimentare e bombardamenti, e gli spettatori non diminuiscono. La Roma campione d'italia nel 1942 simboleggia questo periodo, sia per il mito dell'impero sia perché la capitale non era stata bombardata - il Napoli, la città più bombardata, retrocede. Nel 1942 è diventato presidente della FIGC il Marchese Luigi Ridolfi, già dirigente dell'atletica italiana ed internazionale, fondatore, con Vittorio Pozzo, del settore tecnico della FIGC. Ridolfi era stato il responsabile della delegazione alle Olimpiadi di Berlino, federale di Firenze dal 1926 al 1929 e da allora parlamentare fino alla caduta del fascismo. Dopo il 25 luglio viene nominato reggente Giovanni Mauro. L'8 settembre investe profondamente anche il mondo dello sport e del calcio. Dopo l'occupazione nazista la struttura della FIGC era stata spostata a Venezia per poi stabilirsi a Milano. La RSI (Repubblica Sociale Italiana) affida il CONI ad Ettore Rossi che si autonomina reggente della FIGC, organizzando un posticcio campionato, caratterizzato dal grigio-nero delle uniformi sugli spalti, denominato dell'alta Italia, a cui partecipavano le squadre di serie A, B, C. Fu poi nominato presidente della FIGC, marzo 1944, Ferdinando Pozzani. Alla fine del Campionato di Guerra della RSI che vide la vittoria dei Vigili del Fuoco della Spezia, agosto 1944, il Ministero della Cultura Popolare (Min.Cul.Pop.) ordinò la cessazione di ogni manifestazione sportiva. Nell'Italia liberata il calcio ripartì dal sud e da Roma città aperta con campionati regionali, come quello toscano vinto dalla Fiorentina il 29 luglio 1944, e Fulvio Bernardini commissario straordinario dal luglio all'ottobre 1944, Bernardini si dimise per assoluta inettitudine alla diplomazia e all'intrigo, al suo posto Barassi, già segretario FIGC per oltre 10 anni sotto il fascismo, ma non particolarmente compromesso con il regime. Barassi riprese i rapporti con Mauro, rimasto a nord, per ripristinare l'unità dell'organizzazione calcistica nella nuova Italia democratica. Il calcio riprese con forza e già nella seconda metà del 1945 ci sono oltre duecento nuove società. A Firenze, luglio 1946, viene ricostituita la FIGC. L'evoluzione del calcio dal dribbling game al metodo ed al sistema Fino al primo dopoguerra non esistevano nel nostro paese tecniche e metodologie per la gestione delle squadre e l'organizzazione del loro gioco. Si utilizzava la fisicità, il gioco maschio per affrontare, anche in campo internazionale, le squadre che giocavano con il metodo. Il metodo, al cui sviluppo contribuì Pozzo, prevedeva una disposizione in campo , con il gioco a W (WW), reparti statici ed abbastanza lontani fra loro. Il perno del gioco era il centrale dei mediani (centro mediano metodista), un regista dal calcio forte e preciso. Il gioco si sviluppava con passaggi raso terra e lanci lunghi sulle ali. Il miglior esempio è stato il Wunderteam, la squadra delle meraviglie così venne soprannominata la nazionale austriaca allenata da Hugo Meisl per la lunga scia di successi ottenuti dal 1931 al Negli anni Venti arrivarono in Italia giocatori ed allenatori danubiani che portarono un consolidato bagaglio tecnico: passaggio di shoot, finte, abilità di trattare il pallone con tutte le parti del piede. I vari Ging, Felsner, Sturtner, Karoly, Veisz. introdussero un'etica professionale fondata sull'obbedienza assoluta all'allenatore. Arrivano anche allenatori inglesi, come Garbutt, che utilizzano le metodologie di allenamento conosciute nella loro esperienza di calciatori: preparazione atletica e slalom per il dribbling. Gli allenatori inglesi introdussero anche la doccia calda dopo la partita. Il primo moderno manuale, con gli elementi fondamentali per la conduzione di una squadra, fu pubblicato nel 1930, a cura di Arpad Veisz ed Aldo Molinari: fasi e varianti dell'allenamento; tecniche del controllo palla ed automatismi individuali e collettivi, cura per l'attrezzistica. E' una modifica del regolamento a sconvolgere il modo di tenere il campo. Nel 1925 cambia la regola del fuorigioco. Per non finire in offside occorrevano tre giocatori avversari, con la modifica ridotti a due, per favorire la spettacolarità del gioco e dare maggiori possibilità realizzative - in Italia la norma fu adottata nel La ricerca della profondità e l'utilizzo di spazi vuoti sarà la nuova frontiera del calcio, e la tattica assumerà sempre maggiore importanza. L'ingegnere minerario Herbert Chapman, dal 1925 allenatore dell'arsenal, vuole ritornare al vantaggio in difesa tolto dal fuorigioco. Per questo ha bisogno di un terzo difensore. I terzini coprono le ali (nel metodo i mediani), il centromediano non più regista, ma stopper. Il quadrilatero in mezzo al campo prevede il mediano di destra, incontrista, quello di sinistra, con compiti più di raccordo, la mezz'ala destra corre, la sinistra cura la regia offensiva. E' nato il sistema, o WM ( ).

10 Ma come si giocava in Italia? L'ambiente crea lo stile di gioco e l'ambiente, più che dal triangolo industriale, nell'italia dei primi vent'anni del Novecento è rappresentato dal quadrato piemontese Alessandria Novara - Casale, i nero stellati che vinsero il campionato 1914 sfruttando le ridotte dimensioni del proprio campo - Vercelli. Difesa statica, lanci lunghi affidati al centromediano metodista e contropiede, con gioco appoggiato sulle ali. Una modalità di stare in campo che adattava i numerosi giocatori sudamericani alla scuola danubiana, Gabriel Hanot, ex calciatore, giornalista, tecnico ed organizzatore francese, sono suoi i progetti che porteranno nel secondo dopoguerra all'istituzione della Coppa dei Campioni e del Pallone d'oro, sosteneva che giocando in quel modo l Italia poteva sorprendere tutti tranne gli inglesi. Dalla stampa sportiva alla radio. Il grande motore della stampa sportiva, in Italia, è stato il ciclismo. Nel 1883 esce la Rivista Velocipedistica Italiana; nel 1896, dalla fusione di Ciclo e Tripletta, La Gazzetta dello Sport. Nell'Italia riformista di inizio secolo cresce, con la diffusione della stampa, l'opinione pubblica. Grazie alle tipografie il fenomeno stampa si riverbera anche sullo sport. I primi grandi avvenimenti sportivi venivano commentati dalle migliori firme dell'epoca: la Pechino - Parigi del 1901 da Luigi Barzini; Orio Vergani seguiva il Tour e il Giro dell'italia. Nel 1912 esce il Guerin Sportivo, l'anno successivo Lo Sport Illustrato, periodico della Gazzetta - divenuta quotidiano nello stesso anche se non è il primo quotidiano sportivo essendo uscito nel 1905 Verde Azzurro. Sempre nel 1913 vengono pubblicate Football, editore Sonzogno ed il settimanale Il Calcio a Genova. Il ciclismo continua ad essere il protagonista principe, ma non c'è dubbio che il football si stia facendo strada, da quando, 22 marzo 1903, l'illustrazione Italiana era uscita con un numero dedicato al calcio. Le Olimpiadi del 1920 trovano spazio nei principali quotidiani; il passaggio successivo sarà la costituzione di redazioni sportive all'interno delle maggiori testate. Nel 1924, a Bologna, Arpinati è tra i fondatori del trisettimanale Corriere dello Sport con grande spazio a calcio e pugilato. La redazione del giornale seguirà Arpinati nella sua carriera politica trasferendosi, dicembre 1927, a Roma quando il fascista bolognese diventa sotto segretario al Ministero degli Interni. In questa occasione il giornale cambia nome e diventa Il Littoriale. Dal 1 settembre del 1928 diventa quotidiano e, per affermarsi, utilizza un piano editoriale sostenuto dal regime: viene spedito, in abbonamento gratuito, a biblioteche ed altri istituti. Il giornale tornerà a chiamarsi Corriere dello Sport il 28 luglio del 1943, immediatamente dopo la deposizione di Mussolini da parte del Gran Consiglio. La trattazione giornalistica è molto enfatica, si scrive per entusiasmare e quando, la prima è del 25 marzo 1928 cominciano le radiocronache la narrazione dei cronisti, Niccolò Carosio è l'esaltazione di questo stile. Negli anni Trenta il successo della radio è anche quello delle sue trasmissioni sportive, nei bar la gente ascolta il secondo tempo di una partita di calcio, attendendo i risultati dell'intera giornata. Il primo filmato, relativo all'incontro Italia Portogallo, è del 15 aprile Calcio e sport nella Germania nazista Hitler salito al potere il 30 gennaio1933 trovò le Olimpiadi del 1936 già assegnate a Berlino, ed il Comitato Olimpico Internazionale non accettò le numerose richieste d cambiare la sede per non dare al regime nazista un'occasione simile. Le Olimpiadi furono utilizzate per proiettare la potenza del nazismo sul mondo. Lo stadio Olimpico di Berlino, con l'imponenza delle sue forme neo classiche e la scelta dei materiali, fu il palcoscenico principale. Niente venne lasciato al caso: dall'edificazione del villaggio olimpico, all'arrivo del fuoco d'olimpia, dallo stadio pieno di pubblico alla messa in onda della diretta televisiva. I costi enormi erano reputati un investimento politico e tutto venne documentato dalla regista Leni Riefenstah nel film Olympia. La macchina di propaganda, orchestrata da Goebbels che controllava completamente la vita sociale e culturale della Germania, scattò il 1 agosto: alla cerimonia d'apertura. 120 mila tedeschi che osannavanno Heil Hitler, l'ingresso del tedoforo con la fiaccola olimpica che, per la prima volta, veniva condotta a Berlino dalla Grecia da allora accompagnerà tutte le successive edizioni olimpiche. La Repubblica spagnola aveva organizzato a Barcellona, in contrapposizione e boicottaggio delle Olimpiadi di Berlino, le Olimpiadi del popolo, ma la manifestazione, a cui avevano aderito atleti di 22 paesi, non poté tenersi a causa del sollevamento militare contro la Repubblica del luglio La Germania primeggiò nel medagliere olimpico, anche se non nella misura in cui Hitler avrebbe voluto e per cui erano state introdotte nuove discipline come il kayak. Gli atleti tedeschi vivevano un professionismo totalizzante chiamato dilettantismo che li impegnava a tempo pieno nella loro preparazione pagati dallo Stato. Gli atleti tedeschi ottennero medaglie in tutte le discipline tranne calcio, polo e basket, Hitler dovette subite l'onta dei

11 quattro successi del nero Owens e la vittoria dei coreani, sudditi del Giappone, nella maratona. La Germania, terza al Mondiale del 1934, puntava forte sul torneo di calcio, l'inopinata eliminazione al primo turno costò il posto al commissario tecnico della squadra Otto Nerz, in carica dal Al suo posto Sepp Herberger, che rimase alla guida della nazionale fino al Nel 1938 l'austria venne occupata ed annessa (Anschluss) dalla Germania nazista, perdendo la propria indipendenza, anche calcistica. L'Austria, arrivata quarta ai Mondiali 1934 e seconda alle Olimpiadi del 1936, non potè partecipare ai Mondiali di Francia e la Germania si presentò con i giocatori austriaci nei suoi ranghi - alcuni, tra cui il calciatore austriaco più famoso, Matthias Sindelar, si rifiutarono di giocare per i nazisti. Il nuovo squadrone sembrava imbattibile, anche se Herberger non aveva avuto il tempo per assemblare i giocatori e dare loro un'impostazione tattica, ma la Svizzera la eliminò al primo turno, unica volta per la Germania in un campionato del mondo. L'organizzazione dei campionati Il calcio in Germania nasceva con un ruolo centrale dei campionati regionali, le cui vincitrici si disputavano il titolo nazionale. I tentativi di creare una lega nazionale si infransero nell'opposizione delle associazioni calcistiche regionali. Il nazismo sostituì le leghe regionali con l'istituzione dal 1934, della Gauliga (lega di contea), in 16 distretti. I campioni delle varie Gauliga disputavano, sulla falsariga del Mondiale come torneo di Coppa, il campionato tedesco vero e proprio. Il numero di Gauliga istituite aumentò, con l'annessione dell'austria (Gauliga Ostmark), le altre annessioni territoriali e le difficoltà dei trasporti durante la guerra, fino ad arrivare a 31 nel Nel 2009 il britannico Times ha chiamato i suoi lettori a votare il peggior tifoso possibile, con cui condividere la fede calcistica, classifica vinta da Adolf Hitler tifoso dello Schalke 04 che, tra il 1933 ed il 1945 vinse per ben sei volte il titolo di Campione di Germania. Ironia della sorte nel 1930 lo Schalke venne punito per aver infranto il divieto della federazione tedesca di stipulare contratti professionistici con i propri calciatori. Nelle dodici stagioni calcistiche della Germania nazista, dal 1933 al 1945, lo Schalke04 vinse162 su 189 partite in Gauliga, con 21 pareggi e 6 sconfitte - dal 1935 al 1939 rimase imbattuto in campionato. La propaganda nazista lo definì un esempio della nuova Germania. Spagna? No, Catalogna ed Euskadi Mas que un club Nel 1888 Barcellona ospitò la seconda Esposizione universale che vide affluire nella città catalana mezzo milione di visitatori provenienti da tutto il mondo. Barcellona, capitale industriale di un paese, la Spagna, agricolo ed arretrato, fatta eccezione della zona confinante al nord con la Francia. La borghesia industriale catalana si sente imprigionata dall arretratezza del Regno di Castiglia; poco incline ad essere la porta d'ingresso della modernità in Spagna deve fare i conti con un fortissimo movimento operaio. Una città viva, aperta agli scambi, conflittuale quella dove il 29 novembre 1899 venne fondato Football Club Barcellona (FCB) dallo svizzero Hans Kamper, nome e cognome saranno poi catalanizzati in Juan Gamper. I primi giocatori del club erano svizzeri, tedeschi, inglesi, catalani ed oltre a diventare la squadra più importante della Catalogna si affermò come una delle più forti della Spagna, aggiudicandosi la Coppa Macaya, antesignana del campionato Catalano, nel 1902 ed andando in finale al Campeonato de España, diverrà Coppa del Re, organizzato in occasione dell incoronazione di Alfonso XIII a Re de Spagna, la competizione fu vinta dai baschi del Club Vizcaya. Gamper fu presidente a più riprese del club dal 1908 al Il 14 marzo 1909 veniva costruito lo stadio del Barcellona, il Carrer Indústria. La prima età dell oro del Barça ha anche altri protagonisti, come l allenatore Jack Greeenwell e Paulino Alcántara, il massimo goleador nella storia del Barcellona. Nel 1922 il trasferimento nello stadio di Les Corts, con una capienza di 30 mila posti. Proprio a Les Corts, il 14 giugno del 1925, avvenne l episodio che costringerà Gamper all esilio in Svizzera dove, pochi mesi dopo il crollo di Wall Street nel 1929, si suicidò a causa di gravi problemi economici. Il pubblico, dopo l esposizione di striscioni contro il dittatore Primo de Rivera ed il re, fischiò la Marcia reale ed applaudì l inno inglese, eseguito da una banda della marina britannica. Gli organi militari ed il governatore di Barcellona decretarono la chiusura dello stadio per sei mesi e l espulsione dalla Spagna di Hans Gamper. Fin dall inizio della sua storia il FCB assunse posizioni repubblicane e non volle mai riconoscimenti da parte del re, ottenuti da molte squadre con la concessione, data da Alfonso XIII, nel 1920, del titolo Real al Madrid, e

12 l aggiunta della corona reale al simbolo originario. Nel 1931, in occasione della proclamazione della seconda Repubblica spagnola il Barça si schierò a favore dell autonomia catalana e della Repubblica. Nel luglio del 1936, all'inizio della guerra civile, il Barcellona si dichiarò entità al servizio del governo legittimo della Repubblica. Mas que un club. Il motto esprime efficacemente cosa sia stato e cosa abbia rappresentato il FCB nel corso della sua storia, in particolare per l affermazione della Catalogna e dei suoi valori, a partire dalla cultura e dalla lingua catalana, vietata da Primo de Rivera e poi da Franco, per finire con l'autonomia politica. I documenti del club, fatta eccezione per gli anni della dittatura di Franco, sono sempre stati redatti in catalano. Il capitano della squadra deve essere di origini catalane. Il campionato spagnolo, la Liga, nasce nella stagione , con la partecipazione di 10 squadre ed il Barcellona lo vince. Prima della sospensione del campionato per la guerra civile, dal 1936 al 1939, il Barça non rivinse il titolo nazionale. Furono stagioni dominate dall Athletic Bilbao, quattro titoli, e dal Madrid, non più Real poiché la Repubblica aveva tolto l appellativo, nel 1932 e 1933, e il primo successo del Betis Siviglia nel Josep Suñol i Garriga, presidente del Barcellona dopo Gamper, cadde in un imboscata franchista e fu fucilato nella Sierra de Guadarrama, vicino a Madrid, poco dopo l inizio della guerra civile. Riuscì a fuggire, a Parigi, Rafael Sánchez Guerra, presidente del Madrid dal 1935 al 1939, catturato e torturato dai franchisti dopo la caduta di Madrid. marzo Sotto la dittatura di Franco lingua e simboli catalani vennero vietati, ed il club dovette cambiare nome, assumendo quello di Club de Fútbol Barcelona, e rimuovere la bandiera della Catalogna dal simbolo. Presidente della società fu nominato Enric Pineyro, un collaboratore di Franco. Da allora, per tutta la durata della dittatura, lo stadio del Barcellona divenne l unico luogo dove era possibile riunire decine di migliaia di catalani, conquistando tifosi in tutta la Spagna, per l'opposizione al Real Madrid la squadra del Generalissimo. Euskadi Il calcio spagnolo parla basco fin dai propri inizi, anche in virtù dei legami con l'inghilterra, essendo quasi tutte le squadre fondate e composte da inglesi. Il porto di Bilbao era lo scalo delle navi inglesi che portavano le materie prime necessarie all'industria della Biscaglia. Assieme ai manufatti scendevano tecnici e marittimi con i loro passatempi, come il football che, in poco tempo, ebbe un enorme successo, in una società abituata a praticare gli sport baschi tradizionali, prima fra tutti la pelota. C'era anche un flusso al contrario, dalla Biscaglia al Regno Unito, dove molti giovani borghesi andavano a studiare. L'Athletic Bilbao, originato da una società di ginnastica, nel 1898 già disputava la Coppa dei Pirenei. Dopo la fusione con il Bilbao Foot-ball Club assunse, per un breve periodo, il nome di Vizcaya con cui vinse, nel 1902 la prima edizione di quella che diverrà la Coppa del Rey. Dal 9 gennaio 1910 adotterà i colori rosso e bianco che caratterizzeranno tutta la storia dell'athletic; nel 1913 inaugurerà lo stadio di San Mamés. Superata la crisi del primo dopoguerra, l'athletic divenne il primo club nei confini spagnoli ad adottare il professionismo. L'Athletic: vinse il campionato , senza sconfitte, e la Coppa nazionale. Il campionato fu esteso a 12 squadre a partire dal Prima della sospensione dal 1936 al 1939, lo rivinse nel 1931, 1934, 1936 divenendo la squadra più titolata della Repubblica spagnola. L Athletic è una delle tre squadre ad avere sempre giocato nella serie maggiore insieme a Barcellona e Real Madrid, e conserva tuttora la propria peculiarità di tesserare solo giocatori baschi, o di origini basche o cresciuti calcisticamente nel paese basco. Dopo il bombardamento dell aviazione tedesca con la distruzione di Guernica, capitale storica e religiosa dei paesi baschi, sede dell assemblea di Biscaglia - che si riuniva sotto la quercia, Gernikako Arbola, simbolo della libertà basca - il 26 aprile 1937 e la caduta di Bilbao, giugno 1937, viene formata una selezione basca di calcio. Euzkadi dà vita prima ad un tour europeo - Parigi, Praga, Mosca, Oslo, Copenhagen giocando una ventina di amichevoli- e poi parte dal porto francese di Le Havre destinazione America, per una turné che ha lo scopo di raccogliere soldi per sostenere l'esercito basco. I baschi parlano di nazionale riferendosi alla loro identità territoriale e culturale che li aveva portati, già nel 1915, a costruire una rappresentativa, la Selezione Norte, in quel caso assieme ai giocatori della Cantabria. Nel 1937 il Governo autonomo basco, il cui presidente era José Antonio Aguirre ex calciatore dell Athletic Bilbao, decise la creazione di Euzkadi il cui blocco è rappresentato dai giocatori dell'athletic che, in sette stagioni, avevano conquistato quattro titoli e quattro coppe di Spagna. La selezione basca, arrivata in Messico dopo gli scali a New York e all Avana, disputò una decina di amichevoli, prima di ritornare a Cuba, doveva salpare per l'argentina con l'obiettivo di incontrare le maggiore squadre, ma la turnè salterà a causa della prudenza della Federcalcio Argentina, spaventata dall'etichetta di estremisti anarchici

13 con cui fu bollata Euzkadi. Dopo un soggiorno con qualche amichevole nell'isola il ritorno in Messico e la partecipazione ad uno dei due campionati, Liga mayor del Distrito Federal, che si disputavano in Messico, l'altro, anch'esso dilettantistico la Ligade Jalisco. La Federcalcio messicana assegna il titolo all Asturias, 17 punti in 12 partite, con i baschi secondi a 15. La Federcalcio basca parla invece di successo dell Euzkadi, con 27 punti conquistati in 17 gare. L Euzkadi si scioglie nel 1939, alla fine della guerra civile, i giocatori ricevono peseta a testa, molti non tornano in Spagna. La nazionale basca si riformerà nell agosto del 1979, scendendo in campo a Bilbao contro l Eire. Alla ripresa delle competizioni la Liga passò a 14 squadre che poi divennero 16 nel In seguito al decreto franchista che impedì l uso di nomi non spagnoli l Athletic fu costretto a cambiare il nome in quello di Atletico de Bilbao, il suo periodo d oro è finito, ma tornerà a vincere il campionato nel La shoah nel calcio La letteratura sportiva ha portato alla ribalta storie singole come quella di Mathias Sindelar, austriaco di origine ebrea, chiamato carta velina per il suo aspetto fisico. Uno dei primi calciatori a continuare la carriera dopo un operazione al menisco, definito da Hugo Meisl il Mozart del football e da Pozzo il padrone della palla, l'artista della finta. Il calciatore più forte della sua epoca, simbolo del Wunderteam, classe pura, tecnica sopraffina, regista del gioco offensivo, possedeva una capacità di smarcarsi dagli avversari che rendeva il movimento apparentemente normale. Sindelar si rifiutò, fra l'altro, di fare il saluto nazista nello storico incontro tra Germania ed Austria, che doveva suggellare, con un pareggio, la fraterna amicizia, saldata dall'annessione dell'austria da parte della Germania nazista. Vinse l'austria e, a fine gara, solo Sindelar e Karl Sesta, gli autori dei goal, si rifiutarono di omaggiare i gerarchi con il saluto nazista. La federazione calcistica e la nazionale austriaca vennero sciolte, l'austria divenne Ostmark (provincia dell'est) ed i suoi calciatori selezionati nella nazionale tedesca. Allenatori, dirigenti e giocatori ebrei vennero epurati dalle squadre, i club ritenuti di ascendenza giudaica furono messi fuori legge con la confisca degli impianti e delle proprietà. Sindelar. fu trovato morto il 23 gennaio 1939, nel suo letto assieme a Camilla Castagnola, ebrea italiana. Una morte che non verrà mai chiarita, ufficialmente per un incidente, avvelenamento da monossido di carbonio, ma nel dopoguerra i documenti dell'inchiesta non verranno più trovati. Anche da morto riuscì a sfidare i nazisti: 40 mila viennesi parteciparono al suo funerale, mentre la sede della sua squadra, l Austria Vienna, fu inondata da più di 15 mila telegrammi provenienti da tutta Europa. La tragedia di Arpad Weisz, ebreo ungherese, una delle figure più importanti del calcio italiano, allenatore che aveva portato allo scudetto l'ambrosiana ( ) ed il Bologna (1936 e 1937) che, dopo la promulgazione delle leggi razziali nel settembre 1938, dovette abbandonare la guida del Bologna dopo l'inizio del campionato Catturato in Olanda, dopo l'occupazione nazista, fu assassinato, assieme alla moglie e ai due bambini, nel campo di concentramento di Auschwitz. Andò diversamente ad una delle vittime di Superga, Egri Erbstein, ungherese di origine svizzera, allenatore del Torino nel 1938 e che tornò a guidare, dopo la fuga e la detenzione in un campo di lavoro, nel dopoguerra. Erbstein, una vita avventurosa con una doppia esperienza negli Stati Uniti da calciatore ed agente di borsa finita con la grande crisi del 1929, era un grande studioso di calcio ed era riuscito, con metodologie d'avanguardia, a portare in tre anni la Lucchese dalla serie C al settimo posto in A, impresa che gli valse la chiamata del Torino. Le leggi razziali lo costrinsero a scappare dall'italia, aiutato dal presidente del Torino, Ferruccio Novo, ed a tornare in Ungheria sarà rinchiuso in un campo nel 1944, quando anche l'ungheria fu invasa dai nazisti, riuscendo a scappare ed a nascondersi fino alla fine della guerra. L'antisemitismo si diffuse nell'europa degli anni Trenta, complice l'atteggiamento delle democrazie liberali verso il nazismo ed il fascismo che, da un punto di vista calcistico è contenuto in un immagine particolare: la fotografia infame con la nazionale dell'inghilterra che fa il saluto nazista a Berlino prima dell'amichevole con la Germania del 15 maggio Nell'Europa occupata dai nazisti, come scrive Simon Kuper nel suo libro Ajax, la squadra del ghetto. Il calcio e la Shoah, club originario della zona del ghetto ebraico di Amsterdam sostenuto e finanziato dalla comunità ebraica i cui membri furono espulsi come soci nel 1941 con lo stadio proibito agli ebrei, il calcio è stato uno dei tanti luoghi in cui Olocausto e vita quotidiana si sono incontrati: in Olanda vennero uccisi 104 mila ebrei, tra di loro Eddie Hamel, ala destra dell Ajax deportato dai tedeschi ad Auschwitz e tanti che andavano a vederlo giocare.

14 7 marzo UN GIOCO, TANTI GIOCHI: IL CALCIO INTERNAZIONALE ( ) Calcio e potere nel socialismo reale: URSS, DDR, Jugoslavia L'Italia fa catenaccio: dalla ricostruzione al miracolo economico Coppe europee e Brasile Tri Mondiale La conquista delle masse: dal pubblico al tifo organizzato Azzurri croce e delizia: dalla Corea a Mexico '70 Ogni nazione affronta in modo diverso i problemi della ricostruzione, anche di quella calcistica. Il dato comune è che il football riparte con più pubblico di quanto ne aveva al momento dello scoppio della guerra. La FIFA esclude Germania e Giappone ed è intenzionata ad escludere anche l'italia che sarà salvata dalla Svizzera che la invita, novembre 1945, ad un incontro amichevole tra le rappresentative nazionali. Nel 1946, con il rientro delle federazioni britanniche, uscite nel 1928 per contrasti relativi al professionismo, e l'adesione dell'urss, la FIFA assume il ruolo di governo mondiale del calcio che crescerà negli anni: al Congresso Straordinario di Parigi (1953), la FIFA approva la costituzione di associazioni calcistiche continentali al suo interno. Il calcio è ormai prossimo a diventare un fenomeno planetario. Nuove competizioni accompagnano le istituzioni continentali; le partite internazionali diventano occasione di scontro/confronto politico in un mondo diviso in blocchi, ma anche di azioni diplomatiche, messaggi di pace e cooperazione tra i popoli. In Africa si gioca, già dalla prima guerra mondiale, nelle colonie inglesi. Alle competizioni internazionali, Olimpiadi di Anversa del 1920 e Mondiali del 1934, partecipa solo l'egitto. Nell'Africa orientale e settentrionale la guerra lascia orme di football, nei campi di prigionia e negli accampamenti militari. La politica sportiva sarà un elemento di modernizzazione e costruzione delle nuove identità nazionali proprio dei processi di decolonizzazione. E' del 1957 la costituzione della Confederazione Africana di Calcio (CAF), che, dal 1964, organizza la Coppa dei Campioni d'africa. Hong Kong e Singapore, insediamenti europei, sono le prime tappe di una lenta penetrazione del football in Asia. La prima rappresentativa asiatica a partecipare ad un campionato del mondo è stata, Francia 1938, quella delle Indie Orientali Olandesi. In realtà la prima nazione a dotarsi di un organizzazione sportiva simile a quella dei paesi occidentali fu il Giappone che avrebbe dovuto ospitare le Olimpiadi del 1944 edizione, come quella del 1940, saltata per via della guerra. Alle Olimpiadi di Londra, 1948, parteciperanno al torneo di calcio, l'india, che oltre ad eccellere nel cricket e nell hockey su prato, arriverà in semifinale al torneo di calcio delle Olimpiadi del 1956; la Cina, la Corea del Sud e l'afghanistan; Siria e Libano disputeranno, nel 1951, il torneo calcistico, a tre, la terza partecipante è la Grecia che vince, della prima edizione dei Giochi del Mediterraneo. Nel 1954 viene fondata l'asian Football Confederation(AFC) organizzazione continentale del calcio asiatico. Dal 1956 si disputa la Coppa d'asia. La CONCACAF, (COnfederation of North and Central America and Caribbean Association Football), fondata nel 1961, rappresenta le federazioni calcistiche dei Paesi dell'america Centrale, Settentrionale e Caraibica; ed organizza le competizioni ufficiali per nazionali e club. L'OFC, Oceania Football Confederation, l'organizzazione delle federazioni calcistiche dell'oceania, è stata fondata nel La Confederazione Calcistica Sudamericana era stata fiondata nel 1916, anno da cui si disputa la Coppa America - sospesa dal 1942 al Nel dopoguerra il calcio sudamericano vide accentuarsi le rivalità nazionali e la crescita del Brasile, vittorioso nel 1949 in Coppa America con un gioco moderno, che ospita i Mondiali del 1950 puntando al successo, calcistico ed organizzativo. Alla Coppa del Mondo parteciparono soltanto 13 nazioni, europee ed americane, altre 3, già ammesse, rinunciarono per difficoltà organizzative. La Germania, sempre per le sanzioni di guerra, non fu ammessa. La prima partecipazione dell'inghilterra finì malissimo: 0-1 con gli USA, match su cui è incentrato il film La partita della loro vita. Il Mondiale è passato alla storia come il disastro del Maracanà, lo stadio affollato da 200 mila spettatori che si sentivano già campioni del mondo. In virtù della formula, mai più riproposta, che prevedeva un girone finale, al Brasile bastava il pareggio con l'uruguay. Il Brasile in vantaggio continuò ad attaccare e subì due contropiedi uruguagi, che regalarono alla celeste il campionato del Mondo. Il capitano uruguayano, Obdulio Varela, fu celebrato come un eroe. Oltre cento brasiliani si suicidarono, in un paese bloccato e traumatizzato. La nazionale brasiliana abbandonerà la divisa bianca per quella verde oro e per 50 anni non utilizzerà più portieri di colore.

15 Europa: riprendono i campionati e le sfide fra le nazionali, nasce l'uefa. Prima della nascita dell'uefa (Union of European Football Associations) vengono ripristinate le vecchie competizioni per club: la Mitropa Cup (in origine Coppa dell'europa centrale, con la partecipazione di squadre ungheresi, austriache, ceke, jugoslave e dal 1929 anche italiane) nel 1951, con una prima edizione non ufficiale; la Coppa Latina, disputata da squadre italiane, francesi, spagnole e portoghesi, dal 1949 al La Coppa Internazionale, prima competizione continentale per nazionali di calcio disputata in Europa, riprese nel 1949 e nella nuova situazione politica ci vollero quasi cinque anni per completarla; per l'ultima edizione, organizzata dall'uefa addirittura sei, L'UEFA venne fondata il 15 giugno 1954 a Basilea con sede a Parigi, fino al 1959, anno in cui fu spostata a Berna dal 1995 la sede è a Nyon. Decolla un nuovo sistema agonistico: per nazioni, con la Coppa delle nazioni d'europa (due anni dopo vennero giocate le prime partite di qualificazione con 16 squadre partecipanti; la fase finale si svolse in Francia nel 1960 e fu vinta dall URSS), e per club. Nel 1956 parte la Coppa dei Campioni, ideata da Gabriele Hanot. Nei primi cinque anni sarà dominata dal Real Madrid, presieduto da Santiago Bernabeu, che aveva collaborato a mettere in pratica l'idea di Hanot, con la protezione del dittatore Franco. I castigliani hanno una squadra piena di campioni: l'argentino Di Stefano, il colonnello, profugo ungherese, Puskas, il francese Kopa, l'uruguaiano Santamaria e Gento, talento spagnolo. La Coppa delle Fiere, istituita nel 1955, con formula triennale, viene vinta dal Barcellona, 1958, poi diventa biennale ed infine annuale. La sua evoluzione continuerà: dal Coppa Uefa, oggi Europa League. Con ritardo, , arriva il torneo per i vincitori delle coppe nazionali, la Coppa delle Coppe. La prima edizione viene vinta dalla Fiorentina che è la prima squadra italiana ad aggiudicarsi un trofeo nelle nuove competizioni europee, dopo essere stata la prima a disputare una finale, 1957, Coppa dei Campioni. Altre manifestazioni, Coppa dell'amicizia, 1959; Coppa delle Alpi, 1960; Coppa dei Balcani, 1963, avranno meno fortuna. Dal 1956 viene assegnato, per iniziativa di France Football, il Pallone d oro per premiare il miglior calciatore europeo - se lo aggiudica Matthews, l anno successivo Di Stefano, poi Kopa e nuovamente Di Stefano. A metà degli anni Sessanta l'europa, ben al di là dei confini dell'allora mercato comune (MEC), è calcisticamente unificata. Un ruolo importante lo svolge un altro francese: Henry Delaunay segretario generale FIFA e poi, alla sua istituzione, dell'uefa. Dal 1960 la Coppa Europa - Sudamerica (poi Intercontinentale) mette a confronto la vincitrice della Coppa dei Campioni con la vincitrice dell'equivalente torneo sud-americano la Coppa Libertadores, nata nel Anni Cinquanta: Ungheria e Brasile Sono le nazionali che dominano la scena del decennio, il Brasile anche quello successivo con le vittorie mondiali del 1962 e del La grande Ungheria, costruita sull'ossatura della Honved, la squadra dell'esercito, in sei anni perde una sola partita: disastrosamente è la finale dei Campionati mondiali del 1954 contro la Germania - che i magiari hanno già battuto 8-3 nella prima fase del torneo. Una partita strana, per i tanti sospetti di doping sui tedeschi, pare che il miracolo di Berna lo abbiano pagato con tante epatiti; strana per la decisione arbitrale di convalidare e successivamente annullare il 3-3 finale di Puskas. Gli ungheresi arrivano stremati dalla durissima semifinale contro l'uruguay, dopo un mondiale giocato benissimo. La vittoria segna la riabilitazione sportiva della Germania. Gli ungheresi erano arrivati ai Mondiali con i successi alle Olimpiadi di Helsinki del 1952, e nella Coppa Internazionale Soprattutto avevano espugnato, il 25 novembre del 1953, 6 a 3 Wembley,dove non aveva mai vinto nessuno, infliggendo una lezione storica agli inglesi incapaci di affrontare una squadra che giocava in modo non convenzionale. Feriti nell'onore gli inglesi chiedono la rivincita. E il 23 maggio 1954, al Népstadium di Budapest. L'Inghilterra subisce la più pesante sconfitta della sua storia 7-1. Allenata da un tecnico rivoluzionario,:gusztáv Sebes, l'ungheria, oltre a disporre di calciatori di grandissimo livello, gioca con il finto centravanti, Hideguti, mentre le due mezzali, Puskas e Kocsis, agiscono da veri centravanti. C'è chi vede un anticipazione del del Brasile che vincerà i mondiali del In realtà è una correzione del sistema ( , una sorta di MM, con lo spostamento di un uomo dalla prima alla seconda linea). Il regime socialista tiene tantissimo alle vittorie calcistiche, ma la strumentalizzazione politica finisce per creare un corto circuito. Abituati ad una nazionale che risolleva il morale, gli ungheresi, costretti ad un socialismo da caserma, reagiscono alla sconfitta del 1954 improvvisando dimostrazioni contro il regime. Un'anticipazione della rivolta del 23 ottobre 1956 repressa militarmente dall'invasione dell'urss, con 250 mila ungheresi che scapparono in occidente. Al ritorno dai Mondiali di Svizzera il segretario Rakosi fa bloccare al confine il treno con cui rientravano i nazionali; mangia insieme a loro dando un messaggio rassicurante non preoccupatevi. Accadde l'esatto contrario: il portiere Grocsis fu messo agli arresti domiciliari per spionaggio. Il processo finisce nel nulla, ma Grocsis sarà obbligato a trasferirsi nel periferico Tatabanya. Il portierone avrà la soddisfazione di difendere la porta della nazionale magiara ancora ai mondiali del 1958 e del La sconfitta nei Mondiali del 1950 aveva mostrato il Brasile come una nazione dal talento gigantesco, ma dall'organizzazione assolutamente inadeguata. Eliminati nel 1954 dall'ungheria, umiliati (3-0) dagli angeli dalla

16 faccia sporca argentini nella Coppa America 1957, la Selezione nazionale viene affidata a Feola. Il nuovo tecnico ha le idee chiare: talento carioca ed organizzazione paulista. Operò una selezione scientifica, scegliendo atleti veri. Non solo qualità, ma condizione atletica: il giovane meglio allenato non fa vedere il pallone al campione poco allenato. L'unica eccezione fu Garrincha, una gamba più corta dell'altra, un'ala destra che andava via dalla stessa parte e nello stesso modo, ma andava via sempre: a tutti. Con il di Feola, il Brasile arretrava un centrocampista sulla linea del sistema, per non subire i contropiedi, utilizzando un quarto difensore. Il doppio difensore centrale garantiva copertura alle avanzate dei terzini. Feola sosteneva che difendersi significava tenere sempre il pallone, avanzare verso l'area ed affidarsi agli attaccanti. Nel Brasile campione del mondo del 1958, in Svezia, brilla il diciassettenne Pelè. A dimostrazione che il meticciato garantisce risorse superiori due terzini, entrambi Santos uno di origine europea, l'altro amazzonico. Calcio e potere nel socialismo reale In un paese comunista la squadra di calcio per cui tifavi era l'unica comunità a cui sceglievi di appartenere (Simon Kuper). L'integrazione nel sistema antagonistico internazionale dell'unione Sovietica avvenne nel dopoguerra con l'adesione alla FIFA, e la partecipazione alle Olimpiadi di Helsinki del In URSS la diffusione dello sport aveva raggiunto un altissimo livello quantitativo ed un elevato tasso tecnico. I paesi del blocco socialista adottarono il modello sovietico, anche se alcune scuole calcistiche erano preesistenti, come quelle danubiane: Cecoslovacchia e Ungheria. La federazione di calcio russa era stata creata nel Dopo la rivoluzione bolscevica del 1917, il calcio ripartì, con fatica, in coincidenza con la nuova politica economica (NEP). L'URSS è molto influenzata dal modello prussiano e dalla valenza pedagogica della pratica fisica. Nel 1923, con l'avvento del regime socialista, tutte le vecchie associazioni sportive furono sciolte. Stato e partito controllavano ogni aspetto della vita politica e sociale. Le squadre del vecchio campionato furono cambiate, il torneo riformato, gli stadi ristrutturati. Il governo stabilì che i soldati russi avrebbero fatto parte delle squadre. Venne deciso che il calcio non sarebbe stato messo al bando, ma organizzato attorno alle potenti istituzioni che entravano in possesso delle squadre: il Lokomotiv Mosca è delle ferrovie; il CSKA Mosca dell'armata rossa, la Torpedo della metallurgica ZIL, la Dinamo Mosca del KGB, il cui direttore era presidente onorario. Il campionato sovietico vero e proprio cominciò nel 1936 e vide il dominio dei club della capitale. La prima eccezione sarà rappresentata, 1961, dalla Dinamo Kiev. Tra il 1936 ed il titoli per la Dinamo Mosca, lo Spartak 7, il CSKA 5 e la Torpedo 1. La Dinamo ha origine dal primo club russo, un team di fabbrica organizzato da un inglese, Clement Charnock, il Morozovtsi Orekhovo Suevo Mosca, fondato nel Nel 1906 divenne OKS Mosca, e vinse dal 1910 al 1914 i campionati regionali di Mosca. Con la rivoluzione russa passò al Ministero dell'interno diventando, nel 1923, Dinamo. La Dinamo rappresentò, nel periodo stalinista, il regime nella sua espressione peggiore, quella della polizia politica, e, proprio per questo legame indissolubile era odiata. I suoi giocatori venivano apostrofati in modo non equivoco: ladri. Lo stadio era, in URSS, l'unico luogo dove poter insultare assieme avversario e governo. Nikolai Starostin, il calciatore sovietico più famoso negli anni Trenta, fondò, con i suoi fratelli ed in accordo con Kosarev segretario della Lega giovanile comunista, lo Spartak Mosca, società sportiva di un sindacato operaio, richiamandosi al mito liberatore di Spartaco. Lo Spartak diventò subito la squadra del popolo. Nel 1938 lo Spartak inflisse una pesante lezione a Laurenti Beria, presidente onorario della Dinamo in quanto capo del Kgb e georgiano come Stalin. Lo Spartak di Starostin conquistò Coppa e titolo sovietico. Il calcio era talmente popolare da essere un problema anche per il potere di Stalin. Beria aspettò il marzo Hitler invase l'urss il 22 giugno1941 e dal dicembre i tedeschi erano alle soglie di Mosca - per arrestare Starostin ed i suoi fratelli. L'accusa era di aver parlato contro l'urss e di giocare al calcio in modo borghese. Alla fine della guerra la Dinamo fu la prima squadra, aveva già vinto 5 titoli nazionali, a fare una tournée fuori dall'urss, in Gran Bretagna, incontrando Chelsea, Cardiff City e Rangers Glasgow. Nel dopoguerra il CSKA prese, come avversario della Dinamo,il posto dello Spartak. Il CSKA Mosca, nato nel 1911, era la sezione calcistica della polisportiva CSKA (Central'nyj Sportivnyj Klub Armii ossia Club Sportivo Centrale dell'esercito) nel regime sovietico apparteneva al ministero della Difesa dell'urss, in pratica all'armata rossa. La Federazione calcistica della Russia volle preservare lo sport nel paese, e non interruppe il campionato durante la guerra. Il CSKA stesso proseguì l'attività e, nel 1943, divenne Campione di Russia. Il secondo dopoguerra ha rappresentato il periodo migliore del CSKA, che conquistò per ben cinque volte, 1946, 1947, 1948, 1950, 1951, in sei anni il titolo sovietico ed in tre occasioni vinse anche la coppa nazionale. La compagine moscovita rappresentò l'ossatura della nazionale sovietica che nel 1952 venne sconfitta in una partita dal significato ultra

17 politico, semifinale olimpica, dalla Jugoslavia di Tito staccatasi dal blocco sovietico. Le nazionali giocavano per la gloria del socialismo, anzi, di due diverse interpretazioni del socialismo. La reazione delle autorità dell'urss fu clamorosa il CSKA venne sciolto con ordine di servizio n Lo scudetto successivo fu vinto dal CSKA solo nel Pochi mesi dopo la morte di Stalin, Beria venne processato ed ucciso, Starostin uscì dal gulag ed assunse la presidenza dello Spartak Mosca. La Torpedo venne fondata nel 1924 come Proletarskaya kuznitsa, modificò il proprio nome in AMO nel , in ZIS, , per diventare infine, 1936, Torpedo. I successi più significativi della Torpedo sono legati, a cavallo del decennio Cinquanta - Sessanta, ad Eduard Streltsov, il Pelè bianco. Streltsov esordì a 17 anni con la Nazionale segnando una tripletta alla Svezia. Ragazzo ribelle, ciuffo da teddy boys, bella vita, nottate e ricche bevute, grandissima classe. Ancora oggi il colpo di tacco in Russia si chiama Streltsov. Rifiutò la Dinamo; venne arrestato per stupro prima dei mondiali del in un ricevimento insultò la figlia del Ministro per la cultura, unica donna membro del CC del PCUS. L'episodio non fu mai chiarito. Sicuramente era giudicato inadatto, per il suo stile di vita, a rappresentare l'urss. I giovani non dovevano correre dietro le mode ed i miti occidentali, andavano riportati alla disciplina della società sovietica. E' unanimemente considerato uno dei maggiori talenti calcistici russi di tutti i tempi. Liberato nel 1963 tornò, a 26 anni, nella Torpedo, molto più lento dopo gli anni nella miniera del gulag. Vinse lo scudetto, ma gli viene impedito di viaggiare all'estero. Dopo la morte, nel 1990, gli è stato dedicato lo stadio della Torpedo. La Dinamo Kiev, la squadra più titolata nella storia dell'urss, fu fondata nel 1927 come club sportivo della polizia e del Ministero degli Interni della Repubblica Socialista Sovietica d'ucraina. I suoi calciatori non erano professionisti, ma dipendenti del ministero. Nei primi anni era una realtà minore rispetto al Lokomotiv Kiev ed a Charkiv, all'epoca capitale dell'ucraina, poi la Dinamo fu scelta per rappresentare la Repubblica Ucraina nel primo campionato sovietico del 1936 si classificò seconda; nel 1937 terza; quarta nel Molti calciatori della Dinamo vennero fatti prigionieri, a Kiev, durante l'invasione tedesca. Venuti a conoscenza della loro presenza il comando nazista decise di sfidarli a calcio, con una formazione mista di tedeschi ed ungheresi. La selezione ucraina schierò otto giocatori della Dinamo e tre del Lokomotiv Kiev consapevoli che dovevano perdere. All'ingresso nello stadio, di fronte al proprio popolo, tutto cambiò e gli ucraini inflissero un secco 4-0 ai nazisti. Venne programmata una seconda partita, un mese dopo, con l'obbligo, per gli ucraini di perdere. E' questa, giocata il 9 agosto 1942 allo stadio Zenith di Kiev, la partita della morte che ha ispirato tre film, tra cui Fuga per la vittoria. Vinse lo Start, selezione ucraina, contro il Flakelf, ufficiali tedeschi, 5-3, arbitrò un ufficiale delle SS. L'umiliazione la inflisse Klimenko che, scartata mezza squadra avversaria, portiere compreso, non calciò la palla in rete, si fermò sulla linea di porta e, girandosi, mandò la palla verso metà campo. Agli inizi del 1943, dopo un attacco partigiano, scattò la rappresaglia nazista: un internato su tre venne fucilato. Fra di loro Kuzmenko, il portiere Trusevich ed il capitano Klimenko. Portati sull orlo del burrone di Babij Jar vengono fucilati ed i loro corpi scaraventati nel fossato. La Dinamo venne distrutta ed impiegò anni per ritornare ai vertici del calcio sovietico, cosa che avvenne con il secondo posto del 1952 e la vittoria della Coppa dell'urss nel Nata inizialmente come rappresentativa della Repubblica Socialista Federata Sovietica Russa, nel 1924 divenne la nazionale dell'intera Federazione e rappresentò l URSS fino al vincendo un Campionato europeo (1960) ed arrivando tre volte seconda (1964, 1972 e 1988) e due Olimpiadi (1956 el1988). Ai mondiali il miglior risultato fu il quarto posto ottenuto nel Nella storia dell'urss un posto particolare lo ha il ragno nero Lev Yaschin, per molti il più grande portiere di tutti i tempi; di sicuro l'unico portiere, finora, ad aver conquistato il Pallone d'oro, nel Divisi dal Muro Il 2 maggio1945 l'armata Rossa entrò a Berlino. Pochi mesi prima, nella conferenza di Yalta,, era stato deciso lo smembramento, il disarmo e la smilitarizzazione della Germania con la creazione di zone d'occupazione provvisorie gestite da USA, URSS, Francia e Gran Bretagna. In realtà vennero create due Germanie, quella Orientale dove le truppe sovietiche rimasero fino al 1949 il 7 ottobre venne proclamata la Repubblica Democratica Tedesca - e quella occidentale. Berlino fu divisa in quattro zone d'occupazione. L'occupazione finì per cancellare il calcio a Berlino. In Germania Ovest la DFB, sciolta dal nazismo, si ricostituì nel La Germania, come il Giappone, paesi aggressori, subì sanzioni anche in campo sportivo. Il calcio della Germania Est è stato un parente povero di quello giocato ad Ovest, ma anche degli sport in cui la DDR eccelleva, dal nuoto all'atletica. La Nazionale, nata nel 1952, non si è mai qualificata per la fase finale degli Europei, una sola volta per i Mondiali, proprio quelli di Germania dove, nel girone eliminatorio, sconfisse per 1-0, Jürgen Sparwasser al 76', la Germania che vinse il Mondiale Grandi risultati vennero raccolti tra i dilettanti del calcio ai Giochi Olimpici, oro nel 1976, argento 1980, bronzo nel 1964 e 1972:

18 Anche nel football, come negli altri sport, era bandito, analogamente a tutti gli stati socialisti, il professionismo e gli atleti erano dilettanti di stato. Il calcio nella DDR venne simboleggiato da una corona di spighe comprendente un martello e un compasso; i vecchi club, borghesi, vennero sciolti e ribattezzati con le denominazioni delle aziende di Stato: Lokomotive (ferrovie nazionali), Chemie (industria chimica), Aufbau (industria edilizia), Stahl (industria metallurgica), Wismut (miniere). Il campionato, la DDR-Oberliga, è stato organizzato, dopo la proclamazione della Repubblica Democratica Tedesca dal fino al 1991, assieme alla Coppa della Germania Est. Precedentemente in ogni zona d'occupazione venivano disputati dei tornei. Nel 1948, nella zona di occupazione sovietica si svolse un campionato denominato Westzonenmeisterschaft. L'organizzazione era soggetta a continui scontri tra l'organizzazione federale, che ricalcava la dimensione dilettantistica e patriottica della Germania nazista, ed i potentati locali intenti a fusioni e divisioni delle squadre per rimescolare le carte a loro vantaggio. Esemplare quanto accadde nel campionato del 1954 quando l'empor Lauter, rappresentante di un paesino montano con meno di diecimila abitanti al confine con la Cecoslovacchia, era in testa all'oberliga. Il presidente del Rostock, Harry Tisch capo del sindacato, impose il trasferimento dell intera squadra nella sua, facendola passare per una fusione ed assumendo, temporaneamente, il nome di Empor Rostock. Trasferimento coatto, alle prime luci della mattina con un treno che parte, scortato dalla polizia ed assediato dai montanari. Dal 1965 la squadra assunse la denominazione Hansa Rostock. Fino al campionato , quando venne definito un format stabile, 14 squadre e 2 retrocessioni, ci furono grosse variazioni nel numero delle squadre ammesse e delle retrocessioni. Dal 1955 al 1960 venne adottata la stessa tempistica in uso nel campionato dell'urss, inizio in primavera e fine in autunno per rendere possibile la transizione il campionato 1955 fu aggiudicato con lo svolgimento del solo girone d'andata. Nel 1966 il presidente federale Ewald riformò il calcio orientale, affrancando undici società di calcio dalle polisportive, dove erano solitamente collocate, e favorendo il trasferimento dei migliori calciatori nelle stesse. Il 13 agosto del 1961 il governo della Germania Est, in sintonia con il concetto di verità espresso dal capo di stato della DDR Ulbricht due mesi prima, Nessuno ha intenzione di costruire un muro..., iniziò la costruzione di un muro di cemento alto tre metri per separare Berlino Est da Berlino Ovest e mettere fine alla continua migrazione oltre due milioni erano passati ad ovest dal 1949 al L'Hertha Berlino è un club storico fondato nel 1892 nel quartiere di Gesundbrunnen. Hertha è uno dei nomi di Nerthus, dea germanica della fertilità, ma il club deve il suo nome ad un viaggio in nave di uno dei suoi fondatori. L'Hertha Berlino è stato uno dei club che hanno costituito la DFB (Deutscher Fussball Bund) a Lipsia nel1900. L'Hertha aveva vinto il titolo nel 1930 e Quando venne costruito il muro, metà dei giocatori e buona parte dei tifosi dell'hertha si trovarono al di qua del muro. I tifosi rimasti ad Est, nei primi mesi, stavano, il sabato pomeriggio, in piedi al fianco del muro ascoltando i rumori che arrivavano dallo stadio e cercando di decodificarli. Le guardie di frontiera, i vopos, intervennero per far cessare questi raduni. Dopo il campionato l'hertha cambiò stadio. A Berlino Est rimase un Hertha fan club, illegale, che utilizzava la formula di club del bingo per farsi dare delle sale di riunione a cui invitavano allenatore e giocatori dell'hertha dall'ovest l'accesso era molto meno problematico. Ci servivano informazioni e la Stasi cominciò a fermarli alla frontiera racconta il dissidente calcistico, inquisito dalla Stasi, Klopfleisch. Quando il muro cadde la squadra, in serie B, ritrovò i suoi tifosi dell'est: avevano ancora la maglia degli anni Cinquanta. La Germania Ovest istituì la Bundesliga, lega nazionale professionistica, nell'estate del 1962 con 16 squadre, poi portate a 18 nel La Jugoslavia La Jugoslavia di Tito, fondata come Democrazia federale di Jugoslavia alla fine del 1943 assunse, nel 1946, la denominazione di Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia comprendente 6 repubbliche e 2 province autonome. Dopo la rottura con Stalin e l uscita dal Cominform, 1948, divenne, dalla metà degli anni Cinquanta alla fine degli anni Sessanta, una delle protagoniste del movimento dei non allineati che arrivò a contare più di cento paesi che non si riconoscevano nelle politiche delle due superpotenze USA ed URSS. Nel calcio internazionale la Jugoslavia rappresentò ai massimi livelli queste posizioni, soprattuto negli scontri con l Unione Sovietica che sconfisse nella semifinale olimpica del 1952 e da cui fu battuta nella finale dell Europeo del La Jugoslavia aveva una propria scuola calcistica già prima della guerra. Aveva esordito alle Olimpiadi di Anversa del 1920 ed ai Mondiali del 1930 era arrivata quarta miglior risultato delle sue partecipazioni ai Mondiali insieme allo stesso piazzamento ottenuto nel Vinse le Olimpiadi del 1960; agli Europei arrivò seconda nel 1960 e nel 1968, quarta nel Un riconoscimento del valore assoluto del calcio jugoslavo fu dato da Pelè che, per l'addio al calcio con la maglia del Brasile, scelse come avversario proprio la Jugoslavia, di cui era un grande ammiratore. L incontro si giocò il 18 luglio 1971 al Maracanà di Rio de Janeiro, con oltre centomila spettatori, finì 2-2.

19 Il Real Madrid di Franco conquista l'europa I primi due titoli sotto Franco li vinse l Atletico Aviacion, così, all'indomani della sconfitta della Repubblica, era stato ribattezzato l Atletico Madrid. Poi tre successi del Valencia (1943, 1944, 1947) intramezzati da una vittoria del Barcellona ed una dell'atletico Bilbao a cui Franco aveva imposto il mutamento del nome Athletic. Il cambio di decennio fu dominato da un grande Barça, quattro scudetti in sei anni (dal 1948 al 1953) e l'ingaggio del fuoriclasse Kubala, con la doppia affermazione dell Atletico, ritornato Madrid, guidato da Helenio Herrera nel 1950 e nel Santiago Bernabéu è stato il presidente del Real Madrid, squadra in cui aveva giocato divenendo capitano, prima che dirigente. Combattente franchista, fu proprio il dittatore a fargli assumere il ruolo di presidente. Mantenne la carica, dal 1943 fino al momento della morte, nel L'epoca Bernabeu, dopo il decennio iniziale, è stata quella che ha lanciato il Real Madrid nella storia facendola diventare la squadra del Generalissimo, il miglior ambasciatori dei successi della Spagna franchista. La svolta tecnica, nella storia del Real, avvenne con l'acquisto di Di Stefano dai Millionarios di Bogotà. Per l'attaccante argentino, classe 1926, cresciuto nel River Plate, Bernabeu sborsò dollari alla fine di un contenzioso di mercato con il Barcellona che vide anche l'intervento diretto di Franco, con una proposta pacificatoria: Di Stefano avrebbe giocato alternativamente con Real e Barça, armistizio rifiutato dai blugrana che alla fine accettarono un indennizzo economico. Di Stefano in undici stagioni ha vinto 8 campionati spagnoli, cinque Coppe Campioni, una Intercontinentale. E' stato cinque volte pichichi (capocannoniere) della Liga, due della Coppa Campioni, è stato premiato con due Palloni d'oro. Dal al ha disputato 372 partite con le merengues, segnando 332 reti. Saeta rubia ha giocato con tre nazionali: Argentina, Colombia, e Spagna con cui ha vinto il campionato europeo Con Di Stefano, la camiseta blanca è stata indossata da molti campioni a partire da Kopa e dal colonnello ungherese Puskas. La stella della nazionale magiara era, con la Honved, squadra dell'esercito, in Europa per una turné quando l'urss nel 1956 invase l'ungheria. Puskas si rifugiò prima in Italia e poi, dopo un passaggio in Austria, si accasò nel 1958 al Real Madrid. Il secondo punto di svolta fu politico: il ruolo diretto che Bernabeu assunse per tradurre in pratica l'idea di Hanot di organizzare la Coppa dei Campioni d'europa. Proprio la sua iniziativa garantì al Real Madrid un vantaggio relativo nella competizione, tradotto nei cinque successi consecutivi nelle prime edizioni. Queste le parole sferzanti che Vazquez de Montalban dedica, in Io Franco, al presidente del Real, a cui fu dedicato lo stadio quando era ancora in vita: don Santiago Bernabeu, volontario della nostra crociata che sempre conservò l'anima e lo stile di un caporale litigioso e cocciuto. Prima del campionato il Real ha vinto solo due titoli prima della guerra civile, ne vincerà 12 nei 16 anni successivi, cedendo solo all Atletico Bilbao nel 1956, alla doppietta del Barça, allenato da Herrera, nel 1959 e nel 1960 e proprio il Barcellona sarà la prima squadra a battere i madrileni in Coppa dei Campioni. Il Camp Nou fu, per anni, l'unico luogo in cui si poteva inneggiare alla libertà per la Catalogna senza essere bastonati dai manganelli della Guardia Civil. Sulla panchina del Real, dal 1960 al 1974, l'ex capitano Munoz, il primo madrilista a segnare in Coppa dei Campioni, che vincerà otto titoli negli anni Sessanta - ininterrottamente dal 1961 al 1965 e, dopo l'atletico Madrid nel 1966, altri tre titoli consecutivi da 1967 al L'Italia fa catenaccio: dalla ricostruzione al miracolo economico L'Italia dove si ricomincia a giocare il calcio è un paese distrutto, impegnato in una difficile ricostruzione. Le ferite della guerra, oltre che nel sistema produttivo e nelle infrastrutture, sono vive nella quotidianità degli italiani, poveri e sotto alimentati. Il sogno di potenza imperiale del fascismo è stato pagato duramente dalla popolazione: deportazioni, stragi nazifasciste, bombardamenti si sono aggiunti ai soldati mandati a morire al fronte ed alle vittime della guerra di Liberazione. La guerra fredda, dopo aver impedito l'epurazione, blocca le aspettative di una democrazia compiuta. La conquista della Repubblica e della Costituzione s'infrangono contro la nuova divisione internazionale: siamo un paese a sovranità limitata. C'è bisogno di dimenticare, di voltare pagina e questo spiega la capacità del calcio di ripartire subito, nonostante la maggior parte degli stadi sia, nel 1945, requisita dagli eserciti. Il campionato ricomincia il 14 ottobre 1945, sono cambiati i nomi degli stadi, eliminati i simboli del fascismo, ma alla guida della FIGC ci sono gli stessi che erano stati pronti a mettersi la camicia nera ed obbedire al regime. La guerra non aveva cambiato i colori del le squadre di calcio; ed era ancora la squadra di casa a cambiare maglia per dovere di ospitalità, un costume che durò fino agli anni Ottanta. Grande Torino I campionati del dopoguerra sono dominati dal grande Torino. Cinque titoli di fila: una formazione capolavoro che combina, come poche volte è accaduto nella storia del calcio: classe, esperienza, resistenza. Il granata

20 diventa un marchio di garanzia: attaccamento ai colori; generosità; affiatamento, non solo tra i giocatori, ma con il pubblico il trombettiere del Filadelfia che suona la carica, Valentino Mazzola che si rimbocca le maniche. Tutto materializzato nei quarti d'ora travolgenti con cui il Toro distrugge gli avversari. Oltre la leggenda, c'è un organizzazione, finalmente moderna, sul modello dei club inglesi. Il direttore tecnico Erbstein era coadiuvato dal preparatore Lievesley, dai tecnici Ferrero e Sperone. Una fitta rete di osservatori, ampie relazioni con club minori utilizzando prestiti di calciatori per ottenere diritti di prelazione. Il dominio del Torino rappresenta anche la definitiva affermazione del sistema in Italia. Entriamo nel mondo della tattica moderna. Attacco e difesa a sette, come spiegava Bernardini, tutti devono essere difensori, tutti attaccanti. La mentalità sistemista prevede lo stesso schieramento di partenza (da fermo o in gioco); il controllo tattico dell'avversario; la teoria degli scambi di posizione (come mezzo di confusione); le manovre in verticale ed in diagonale, ripudiando il passaggio orizzontale, sbagliandolo un intero reparto viene tagliato fuori. Gioco negli spazi liberi; equa distribuzione di compiti e fatiche; velocità di gioco e di ritmo; razionalità dell'accorgimento tattico: nulla deve essere lasciato al caso. Subordinazione del singolo alla squadra, il sistema era il football moderno e conquista tutti, tornare al metodo era come tornare al cinema muto. La Nazionale riparte da Vittorio Pozzo, che gode di un grande prestigio internazionale, una non comune, per l'epoca, conoscenza delle lingue, relazioni d'amicizia con gli avversari. La Nazionale si identifica con il Torino, ma questo provoca non pochi problemi. Pozzo, ed i giocatori non del Torino, mal si adattavano al sistema, ciò nonostante gli azzurri ottengono buoni risultati fino allo 0-4 subito dall'inghilterra nel maggio Alle Olimpiadi di Londra gli studenti sono battuti nei quarti di finale dai dilettanti danesi. Finisce l'era Pozzo e parte la corsa all'acquisto dello straniero. In una situazione di cambio monetario assolutamente sfavorevole, l'italia diventa sede di approdo calcistico: 26 stranieri nel 1946, 39 nel 1947 con una crescita costante negli anni successivi; compaiono i primi giocatori di colore. Nel 1948 arrivano i nordici: danesi Hansen e Praest per la Juventus, il Milan risponderà con gli svedesi Nordhal, Gren, Liedholm. Intanto, con la forza industriale della ricostruzione, la provincia lombarda si stabilisce in A - Atalanta, Pro Patria, Como, Legnano mentre quella piemontese, ad eccezione di Novara ed Alessandria. scende n C Anche il nord-est è in serie A: Venezia, Udinese e Padova, più la Triestina, per motivi politici - venne annullata la sua retrocessione del 1947, in onore del sentimento nazionale con cui veniva seguito lo scontro internazionale sul destino della città giuliana. 4 maggio 1949 nel G212 che si schianta sulla Basilica di Superga ci sono 19 giocatori, i tecnici e gli inviati dei tre quotidiani torinesi. E' la fine del grande Torino, una tragedia che segna profondamente tutto il calcio italiano e la sua storia internazionale. A questo proposito si rivela paradigmatica la partecipazione della Nazionale ai Mondiali del La FIGC opta, dopo Superga, per il viaggio in nave, partenza da Napoli, e non in aereo. La preparazione è programmata a bordo, sul ponte più alto, riservato agli azzurri, ma dalla Sises tutti i palloni volarono in mare. In Brasile fummo eliminati dalla Svezia. L'Italia fa catenaccio: avere il libero rende il gioco meno libero Superga riporta indietro il calcio italiano ed aggiunge un nuovo, pesante, trauma a quelli della guerra. Una nazione gioca al calcio come vive. La nostra sceglie di evitare il confronto: non un proprio gioco da imporre, ma il contro gioco, speculativo, sugli spazi lasciati dall'avversario. Il catenaccio non è un invenzione italiana. All'inizio degli anni Trenta la Svizzera di Rappan, allenatore del Servette di Ginevra, aveva introdotto il verrou, righello, che consisteva in un evoluzione difensiva del metodo con la disposizione di un quarto difensore in orizzontale. In questo modo i difensori determinavano una superiorità numerica sugli attaccanti, 4-3, ed avevano ciascuno un attaccante da marcare. La versione italiana del catenaccio porta il quarto difensore dietro la linea dei tre marcatori, arretrando un centrocampista. Era la risposta, soprattutto delle piccole squadre che avevano la necessità di coprirsi, al dilagare del sistema dove ogni errore dei difensori creava occasioni da rete. Nella tradizione sportiva italiana l'adozione del libero, ancora non si chiamava così. il termine fu coniato da Gianni Brera, viene fatta risalire a Gipo Viani centromediano metodista nell'inter di Weisz pokerista e playboy - quando in serie C, nel , allenava la Salernitana che portò in A nel 1946, tanto da meritare il neologismo vianema. In realtà, come sempre accade nelle invenzioni c'è una convergenza della comunità scientifica, in questo caso i tecnici che lavorano alla definizione di nuovi paradigmi. Sono tanti, oltre a Viani, i padri del catenaccio italiano con il libero: il Modena di Alfredo Mazzoni, 1947, Bigogno nell'udinese. Nereo Rocco lo aveva già interpretato da giocatore e come allenatore lo applica alla Triestina che porta al terzo posto nel 1948, Foni fu il primo a presentarlo in una grande squadra, l'inter campione d'italia 1953 e E' una ricerca non solo italiana, quella di impostazioni tattiche che partono dal sistema, ad esempio in Argentina, per costruire ostruzionismo difensivo. Proseguirà per tutti gli anni Cinquanta con lo studio di vari modelli di gioco (Ungheria, Uruguay, Brasile) e le contromisure da adottare per dare una base teorica seria all'assunto tatticista la partita perfetta finisce 0-0. Totocalcio

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