BUONE E CATTIVE PRATICHE

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1 BUONE E CATTIVE PRATICHE F. MARTINEZ-MORENO N. TYUTYUNDZHIEV MANUALE PER MIGLIORARE LA QUALITÀ E RIDURRE I COSTI DEI SISTEMI FOTOVOLTAICI PhotoVoltaic Cost r duction, Reliability, Operational performance, Prediction and Simulation

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5 La realizzazione di questo manuale è stata resa possibile dal progetto PVCROPS ( PhotoVoltaic Cost r duction, Reliability, Operational performance, Prediction and Simulation ), cofinanziato dalla Commissione Europea nell'ambito del Settimo Programma Quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico (Finanziamento n ). Il progetto è stato ideato dall'istituto di Energia Solare (IES UPM, Universidad Politécnica de Madrid, Spagna) e si avvale della compartecipazione di 12 partner: Universidad Politécnica de Madrid, IES UPM (Spagna, Università). SunSwitch (Belgio, Piccola e Media Impresa). Central Laboratory of Solar Energy and New Energy Sources, CLSENES (Bulgaria, Università). Acciona Energía (Spagna, Settore Industriale). Association pour la Promotion des Energies Renouvelables, APERe (Belgio, Piccola e Media Impresa). Ingeteam (Spagna, Settore Industriale). Universidade de Évora, UEVORA (Portogallo, Università). Universidad Pública de Navarra, UPNA (Spagna, Università). Dublin Institute of Technology, DIT (Irlanda, Università). Office National de l Electricité ONE (Marocco, Settore Industriale). Rtone (Francia, Piccola e Media Impresa). Renewable Energy Dynamics Technology, REDT (Irlanda, Piccola e Media Impresa). Questo Manuale è consultabile gratuitamente, la sola indicazione in proposito è di citarlo nel caso venga adoperato per qualunque tipo di lavoro o pubblicazione. Lo staff del progetto PVCROPS esprime la sua più sincera gratitudine a tutte le persone, le aziende e le imprese che hanno generosamente collaborato attraverso l'invio delle fotografie raccolte in questo Manuale. Il progetto PVCROPS declina ogni responsabilità sulla provenienza delle fotografie qui inserite. Tutte le fotografie ci sono state gentilmente inviate al fine della produzione di questo Manuale, che si pone l'obiettivo d'illustrare le buone pratiche per il miglioramento dei Pannelli Fotovoltaici presenti in tutto il mondo. Per nuovi contributi e aggiornamenti del Manuale (versioni future), vi preghiamo di assicurarvi che le foto inviate siano pubblicabili e non vincolate da diritti. Contributi: IES UPM, SunSwitch, CLSENES, Acciona Energía, APERe, Ingeteam Recensione della versione italiana: IES UPM Per maggiori informazioni: PVCROPS Novembre 2013

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7 Indice 1. INTRODUZIONE ORGANIZZAZIONE DEL MANUALE BUONE E CATTIVE PRATICHE Lavori Pubblici. 11 Studio di fattibilità e pianificazione iniziale. 13 Organizzazione generale. 15 Drenaggio e protezione dall acqua. 17 Cavi. 22 Tombini. 26 Tetti Strutture di supporto. 31 Messa a terra delle strutture. 33 Montaggio dei moduli fotovoltaici. 35 Rigidità delle strutture di supporto. 39 Assemblaggio degli elementi della struttura. 40 Compatibilità dei materiali. 42 Resistenza alle condizioni climatiche esterne. 43 Protezione dalla vegetazione. 50 Sicurezza dei lavoratori Cassette di derivazione. 53 Identificazione degli elementi elettrici. 55 Impermeabilità delle cassette di derivazione. 56 Qualità delle connessioni. 60 Controllo della temperatura interna delle cassette. 61 Fusibili e portafusibili. 62 Cavi e componenti Generatore fotovoltaico. 69 Qualità e integrità dei moduli. 71 Inseguitori solari e orientamento. 76 Posizionamento dei moduli e zone d ombra. 78 Polvere, sabbia e sporcizia. 81 Protezione dagli uccelli. 85 Messa a terra della cornice dei moduli. 86 Cavi di connessione. 87 Protezione contro gli effetti indiretti dei raggi sui cavi di CC. 92

8 3.5. Inverter. 93 Supporti e posizionamento. 95 Raffreddamento. 97 Polvere, sabbia e sporcizia. 100 Morsettiere. 101 Accensione e spegnimento dell impianto fotovoltaico Monitoraggio. 105 Sensore di irraggiamento. 107 Sensori di irraggiamento e di temperatura della cellula. 109 Sensore di temperatura della cellula. 117 Sensore di rilevamento della velocità del vento. 118 Stazioni meteorologiche. 120 Sistema di monitoraggio centralizzato Altro. 123 Integrazione e impatto ambientale LINK GENERICI PER IL FOTOVOLTAICO. 127

9 1. Introduzione.

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11 1. Introduzione. L'energia fotovoltaica (FV) connessa alla rete è una tecnologia che in molti paesi ha assunto un ruolo significativo nei sistemi di sviluppo e somministrazione di energia elettrica. Nell'arco di soli 10 anni, sono stati costruiti circa 100 GW di capacità FV, dei quali quasi 80 GW negli ultimi tre anni. Questo corrisponde a una crescita annuale che si avvicina al 40%. Per questo motivo gli impianti FV costituiscono, in termini di capacità, la terza fonte di energia rinnovabile dopo l'energia idrica e l'energia eolica. Effettivamente, in diversi paesi europei più del 5% della domanda energetica annuale è soddisfatta dall'energia Fotovoltaica (Germania e Italia) 1. Questa crescita esponenziale è stata particolarmente evidente in Europa, dove si concentra circa il 70% dell'energia FV mondiale connessa alla rete. I paesi europei hanno promosso l'uso di energia rinnovabile per soddisfare i requisiti dell'unione Europea sulla riduzione dei gas nocivi generati dalla produzione energetica tradizionale e ridurne così gli effetti relativi al cambiamento climatico. I requisiti per la limitazione delle emissioni uniti agli incentivi per lo sviluppo delle energie sostenibili hanno favorito questo rapido sviluppo, a sua volta accompagnato da una graduale riduzione dei costi delle apparecchiature. Conseguentemente, nell'europa meridionale l'energia FV compete, in termini di costi, con le fonti di energia tradizionali (gas, carbone, petrolio, nucleare ecc.) anche al netto di incentivi economici aggiuntivi. Il settore del FV si sta sviluppando ed espandendo rapidamente in ogni zona del mondo. Una prova di questa rapida diffusione è rappresentata dal fatto che l'anno scorso (2012) per la prima volta la potenza FV istallata nel resto del pianeta ha equiparato quella europea. Per proseguire su questa strada e rendere l'energia solare FV sempre più competitiva, è necessario implementare le migliori pratiche esistenti per le installazioni FV. Questo implica di evitare gli errori commessi al momento dell'installazione iniziale. Così, risolvendo a monte gli errori già noti, i nuovi impianti FV saranno più affidabili, efficienti e vantaggiosi, permettendo di recuperare l'investimento iniziale in un lasso di tempo ridotto. L'obiettivo di questo manuale è mostrare le buone e cattive pratiche riscontrate negli impianti FV già esistenti. Secondo tale prospettiva, il documento si propone come riferimento di consultazione per i nuovi impianti in fase di progettazione e costruzione. Le buone pratiche costituiscono esempi di come implementare i progetti al fine di conseguire che ogni dispositivo d'installazione funzioni correttamente ed evitarne il disfacimento prematuro. Le cattive pratiche sono prese d'esempio per gli errori precedentemente commessi e che devono essere evitati. Il fatto che questo manuale presenti anche esempi di cattive pratiche non deve essere interpretato come indicativo di una loro presenza diffusa negli impianti già esistenti. Al contrario, gli impianti FV sono generalmente ben costruiti e funzionano correttamente, con una dominanza di buone pratiche. Questo manuale intende mostrare i difetti che sono stati riscontrati e che possono portare a una riduzione dei tempi di vita dell'impianto o della sua produttività. Per tanto, qualora tali difetti non venissero risolti, condurrebbero a una diminuzione dell'efficienza complessiva dell'impianto. È possibile distinguere due tipi di sistemi di produzione di energia solare FV connessa alla rete: centrali FV ed edifici FV connessi alla rete (BIPV). Le centrali FV sono caratterizzate da una grande estensione, da una potenza compresa tra varie centinaia di kilovattori e megavattori e dall'adeguato orientamento dei quadranti a favore del sole (orientati a sud nell'emisfero nord; a nord nell'emisfero sud) al fine di massimizzare la produzione energetica. I BIPV sfruttano lo spazio disponibile sui tetti delle case e degli edifici industriali per installare generatori che oscillano tra pochi chilovattori e decine di chilovattori. Questi sistemi possono essere aggiunti dopo la costruzione dell'edificio, nonostante sia sempre più frequente che tali installazioni vengano contemplate già nelle prime fasi del disegno e dalla costruzione. In questo caso, facendo i pannelli parte di una casa o di un palazzo, la possibilità di orientali è limitata e pertanto l'orientamento e l'elevazione che ne risultano possono non essere ottimali. È il tipico caso di quando l'installazione si aggiunge in una fase successiva alla costruzione dell'edificio. 1 Global market outlook for photovoltaics May European Photovoltaic Industry Association (available in 3

12 1. Introduzione. Gli esempi riportati in questo manuale sono da considerarsi validi tanto per gli impianti FV quanto per i BIPV. La maggior parte degli esempi che presentiamo sono legati a centrali FV, ma tutte le pratiche descritte, buone e cattive, sono generalmente comuni ai due tipi d'impianto. Le situazioni specifiche del BIPV sono indicate nelle didascalie delle foto. È necessario sottolineare che tutte le misure qui raccomandate perdono di efficacia e utilità nel caso in cui l'impianto FV, dopo essere stato costruito, non venga controllato e manutenuto in modo adeguato. Osservare le raccomandazioni presentate in questo manuale non garantisce di per sé il corretto funzionamento dell'impianto FV. Tali installazioni devono rispettare la normativa energetica nazionale e prevedere momenti di manutenzione preventiva e correttiva al fine di un'individuazione e risoluzione rapida dei problemi che possono sorgere durante l'operazione d'installazione. È raccomandabile la messa a punto di un sistema di monitoraggio a uso di personale qualificato che notifichi i difetti riscontati nell'impianto FV. Controlli periodici dello stato e delle condizioni dei cavi, degli attacchi, dei moduli, degli invertitori... sono essenziali. Soltanto in questo modo sarà possibile assicurare il corretto funzionamento dell'impianto, almeno per il tempo di funzionamento previsto, si garantirà un alto livello di funzionalità con un'elevata produzione energetica e, di conseguenza, una progressiva riduzione dei costi associati all'installazione di questo sistema di energia solare FV. 4

13 2. Organizzazione del Manuale.

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15 2. Organizzazione del Manuale. Il terzo capitolo di questo manuale illustra le buone e cattive pratiche che sono state rinvenute in impianti FV già esistenti. È diviso in 7 sezioni, ognuna delle quali esamina diversi dispositivi associati alle installazioni FV connesse alla rete. I vari paragrafi descrivono tanto le buone pratiche quanto alcuni degli errori più frequenti. Il materiale viene presentato con immagini: foto e tabelle, associate a un breve testo che descrive gli aspetti più rilevanti della pratica in questione (buona o cattiva che sia). Tutte le fotografie sono state ricavate da impianti esistenti in varie parti d'europa e mostrano le pratiche che sono state impiegate per la costruzione degli impianti FV. Evitando errori già commessi in precedenza e ricorrendo alle tecniche suggerite dal manuale, si otterranno impianti migliori, meno suscettibili all'usura e a errori frequenti che potrebbero incidere negativamente sulla produzione energetica del sistema riducendone, per tanto, il rendimento. Come già evidenziato, ogni categoria è legata a uno dei principali componenti o sotto sistemi dell'impianto FV. Le categorie sono state associate a lettere che indicano l'elemento a cui si riferisce la figura: C sta per lavori pubblici; S per le strutture di supporto; W per le cassette di derivazione e i cavi; G per il generatore fotovoltaico; I per gli invertitori; M per il controllo dei dispositivi e le operazioni routinarie; O per tutti gli aspetti non compresi dalle altre categorie. I seguenti simboli saranno associati a ogni figura al fine di evidenziare in modo rapido e chiaro la natura della situazione che viene presentata: Per le buone pratiche Per le cattive pratiche In alcuni casi un terzo simbolo accompagnerà le figure che illustrano situazioni in cui la pratica messa in atto non può essere descritta né come positiva, né come negativa, ma suscettibile di miglioramento: Per le pratiche né buone né cattive; situazioni che possono essere migliorate 7

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17 3. Buene e Cattive Pratiche.

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19 3.1. Lavori Pubblici.

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21 3.1. Lavori Pubblici. C1 Studio di fattibilità e pianificazione iniziale Eseguire test al fine di adattare le fondamenta alle caratteristiche del suolo. É importante svolgere studi di fattibilità sul terreno destinato ad accogliere l'impianto. L'obiettivo di tale studio deve essere quello di definire le caratteristiche del suolo prima di scegliere le fondamenta da impiegare poiché tale scelta dipende dalla qualità e dai limiti del terreno. Le fondamenta devono tener conto del peso dell'impianto e della forza del vento che dovranno sopportare (così come previsto dalla normativa Eurocode). Questi test servono a evitare la realizzazione di opere pubbliche superflue. Ogni tipo di fondamenta (lastra di cemento, pilastro, mini pilastro ecc.) corrisponde a un certo tipo di suolo. Fondamenta superficiali, come le lastre di cemento, possono essere adatte a terreni stabili e compatti (rocciosi, solidi) mentre le fondamenta più profonde, come pilastri e mini pilastri funzionano bene su terreni poco compatti e suscettibili a cambiamenti legati alle condizioni climatiche stagionali (è il caso dell'argilla espansa, aree vicine a corsi d'acqua). Le Figure 1 a 3 mostrano alcuni esempi di contesti in cui lo studio di fattibilità è stato preliminarmente svolto. Figura 1. Figura 2. Figura 3. 13

22 3.1. Lavori Pubblici. C2 Studio di fattibilità e pianificazione iniziale Gli ostacoli devono essere identificati durante le prime fasi di pianificazione. È inoltre necessario realizzare studi preliminari del rispettivo posizionamento di inseguitori solari, edifici, recinzioni, muri ecc. al fine di evitare successive modiche dei vari elementi che comporterebbero un innalzamento dei costi dell'opera. Le figure che seguono mostrano le conseguenze di un'errata pianificazione iniziale; nelle Figure 4, 5 e 6 l'ombra dei sistemi di monitoraggio o di un muro si stende sui moduli. D'altra parte, le Figure 7 e 8 mostrano inseguitori solari costretti in posizione orizzontale e impossibilitati a seguire la rotta d'inseguimento a causa dell'eccessiva vicinanza a un edificio o a un muro. Figura 4. Figura 5. Figura 6. Figura 7. Figura 8. 14

23 3.1. Lavori Pubblici. C3 Organizzazione generale L impianto FV debe essere circondato da un muro o da una recinzione. Questo elemento della fase realizzativa ha due scopi: quello di proteggere l'impianto da furti e, soprattutto, quello di garantire la sicurezza del personale, mettendo le persone fuori dalla recinzione a riparo dal rischio di scariche elettriche, tenendole a distanza dai dispositivi in funzione. Una recinzione mal costruita, o che presenti anomalie, è del tutto inutile. La Figura 9 mostra un esempio di buona recinzione che permette il passaggio ai piccoli animali selvatici della zona, ma non alle persone (v. Figura 227 pratica O2, pagina 126). D'altro canto, le restanti figure mostrano diverse falle nella recinzione. Nella Figura 10, tra recinzione e terreno c'è uno spazio adeguato nella parte inferiore destra, ma troppo grande sul lato sinistro, tanto che consentirebbe a una persona di accedere all'impianto. Un cosa simile è mostrata nella Figura 11, ma in relazione all'estremità superiore della recinzione. Infine, la Figura 12 ritrae uno squarcio che indica chiaramente come la recinzione non soddisfi il proprio scopo. Figura 9. Figura 10. Figura 11. Figura

24 3.1. Lavori Pubblici. C4 Organizzazione generale Una planimetria o mappa dell impianto FV sono necessarie al fine di localizzare ogni elemento che lo compone. L'uso di un sistema segnaletico faciliterà la localizzazione degli inseguitori solari (Figura 14), delle strutture (Figura 15) e degli edifici. Figura 13. Figura 14. Figura 15. Figura

25 3.1. Lavori Pubblici. C5 Drenaggio e protezione dall aqua Fondamenta e sistema di drenaggio devono essere progettati per resistere alle inondazioni. L'acqua può causare l'erosione e lo smottamento del terreno lasciando i pilastri di cemento sospesi nell'aria senza il sostegno del terreno, come mostrato nelle Figure 17 e 18, o può generare spaccature, come nella Figura 19. La rottura dei pilastri possono altresì determinare una separazione delle strutture, come mostra la Figura 20 e la possibilità di rottura dei moduli FV. Figura 17. Figura 18. Figura 19. Figura

26 3.1. Lavori Pubblici. C6 Drenaggio e protezione dall aqua Il sistema di drenaggio deve sopportare situazioni emergenziali e restare in buone condizioni. L'assenza di un adeguato sistema di drenaggio può trasformare fondamenta, marciapiedi ed edifici in delle dighe, causando inondazioni come si mostra nelle Figure 21 e 22. Figura 21. Figura 22. I canali di drenaggio devono essere puliti per permettere all'acqua di scorrere facilmente (Figura 23). In caso contrario, l'accumulo di vegetazione, pietre, sabbia ecc. potrebbe bloccare i canali di drenaggio e causare allagamenti (Figura 24). Figura 23. Figura

27 3.1. Lavori Pubblici. C7 Drenaggio e protezione dall aqua Gli edifici di servizio e le cassette devono essere impermeabili all acqua. Le cassette e gli edifici di servizio che ospitano gli invertitori, i trasformatori, i sistemi di monitoraggio e altra attrezzatura, devono impedire che penetri acqua all'interno per evitare guasti e cali di tensione. Gli edifici devono essere completamente stagni e mantenere invariata la propria struttura cosicché tutte le possibilità d'infiltrazioni d'acqua siano bloccate, come mostrato nella Figura 25. L'acqua non può penetrare poiché il buco è stato otturato e i cavi sono asciutti e puliti (neri). Al contrario, le Figure 27 e 27 mostrano rispettivamente come l'acqua sia penetrata attraverso un'infiltrazione sul tetto e dal pavimento o dalle fondamenta. La Figura 28 mostra i segni di un allagamento: l'acqua è evaporata lasciando i cavi sporchi di fango. Questo perché gli accessi all'edificio non sono stati sigillati e l'acqua è riuscita a penetrare dalle condutture. Tale errore è stato evitato nell'impianto mostrato dalla Figura 25. Figura 25. Figura 26. Figura 27. Figura

28 3.1. Lavori Pubblici. C8 Drenaggio e protezione dall aqua I punti d entrata dei cavi negli edifici devono essere stangni. Nelle installazioni BIPV, il punto d'accesso dei cavi nell'edificio deve essere impermeabile; diversamente l'acqua potrebbe penetrare all'interno. I punti d'ingresso di tubi o condutture devono essere sigillati, al contrario di ciò che si vede nella Figura 29. Al di là del sigillare tubi o condutture, esistono altre tecniche che possono essere impiegate. È possibile sfruttare il principio della caduta dell'acqua per gli accessi posti su muri verticali, con i cavi che curvano a un livello più basso rispetto al punto d'ingresso (Figura 30) o piegati lateralmente rispetto al punto d'ingresso, se si tratta di una superficie orizzontale. Figura 29. Figura

29 3.1. Lavori Pubblici. C9 Drenaggio e protezione dall aqua Le porte di cassette ed edifici devono evitare l ingreso di acqua e sporcizia. Le porte devono proteggere i dispositivi e le attrezzature che si trovano all'interno degli edifici; devono resistere alla corrosione e restare bloccate dopo essere state aperte, per evitare danni dovute a raffiche di vento. Qualora questo non accadesse, le porte rischierebbero di rovinarsi prematuramente e la loro efficacia ne sarebbe limitata. La Figura 31 mostra i cardini di una porta ossidati, il cardine di destra è addirittura piegato. É l'evidente dimostrazione di un danneggiamento dovuto a una raffica di vento, su una porta priva di sistema di bloccaggio. La reiterazione di episodi simili porterebbe a un danno più grave. Al contrario, la porta che vediamo nella Figura 32 ha un sistema di bloccaggio adeguato ed è perfettamente protetta contro l'ossidazione. Figura 31. Figura

30 3.1. Lavori Pubblici. C10 Cavi Durante la fase di costruzione, i cavi devono essere protetti. Le figure che seguono mostrano l'esempio di un impianto FV in cui i cavi sono sistemati a terra, in appositi contenitori (Figura 33). Sfortunatamente, questi contenitori sono vicini ai canali di drenaggio e durante la costruzione dei canali, il calcestruzzo è finito sui cavi e nei contenitori a essi destinati (Figure 34 e 35). Questo, a causa di una reazione chimica tra la guaina e il cemento, potrebbe danneggiare le proprietà dei cavi compresa l'impermeabilità e la resistenza alle condizioni ambientali (alte o basse temperature, pioggia, gelate ecc.) nonostante si tratti di cavi progettati per uso esterno. Figura 33. Figura 34. Figura

31 3.1. Lavori Pubblici. C11 Cavi I cavi devono essere sistemati negli appositi contenitori. La Figura 36 mostra i cavi conduttori di corrente che collegano le cassette di derivazione agli invertitori di un determinato impianto. Questo tipo di sistemazione rappresenta un rischio per il personale che, visto il modo in cui sono stati sistemati, potrebbe inciampare nei cavi. Con l'obiettivo di localizzare e seguire un cavo per l'intero percorso e al fine di evitare rischi per le persone, è opportuno utilizzare le vaschette contenitrici cui si accennava precedentemente (Figura 33, pratica C10, pagina 22). Figura

32 3.1. Lavori Pubblici. C12 Cavi I cavi che vengono interrati, vanno protetti con tubi rigidi. I cavi interrati beneficiano di un ulteriore protezione contro i danneggiamenti meccanici. Ciononostante, è bene che i cavi non siano disposti nei canali senza protezione poiché rischierebbero di venire danneggiati dalla terra. Inoltre, le guaine di alcuni cavi sono fatte di materiale organico (per esempio olio vegetale) e potrebbero essere morse o mangiate da topi e piccoli roditori. Inoltre canaline e condutture facilitano eventuali interventi e sostituzioni. Nel caso mostrato nella Figura 37, i cavi tra le cassette di derivazione e gli invertitori sono sotterrati direttamente nella terra. Sarebbe stato meglio farli passare in tubi o canaline per proteggerli dall'umidità e dagli animali che possono danneggiare o accelerare il deterioramento dei cavi oltre a causare la mancanza di corrente, o un'eccessivo spreco. Figura 37. È buona norma usare tubature diverse per proteggere i cavi di segnale e di potenza. In questo modo si eviterà qualunque interferenza tra i due tipi di cavo. 24

33 3.1. Lavori Pubblici. C13 Cavi I cavi devono essere sotterrati sotto al livello di congelamento. Le buche che ospitano i cavi devono essere abbastanza profonde da portare i cavi al di sotto della temperatura di congelamento. Forti sbalzi di temperatura possono modificare la lunghezza dei cavi e questo, nel caso in cui la compressione/dilatazione fosse eccessiva, potrebbe causare dei danni ai cavi. Per maggiori informazioni sulla profondità minima a cui posizionare i cavi, è necessario ricorrere alle normative locali per la costruzione. Le Figure 38 e 39 mostrano due canali dello stesso impianto. In questa zona la profondità di congelamento è di 60cm (è una misura che varia a seconda del luogo). I cavi nella Figura 38 non sono protetti contro il congelamento poiché la buca non è abbastanza profonda. Al contrario, la profondità della buca nella Figura 39 è sufficiente e pertanto questi cavi saranno meno soggetti a fenomeni di forte compressione/dilatazione. Meno di 60 cm Più di 60 cm Figura 38. Figura

34 3.1. Lavori Pubblici. C14 Tombini I tombini devono essere correttamente istallati. Le Figure 40 e 41 mostrano tombini con danni di entità tale da aver perduto la propria funzione protettiva. Danni che permettono ad acqua, terra, sporcizia e roditori di entrare nei tombini e arrivare ai relativi tubi (si tratta dei tubi posizionati sul fondo del tombino, insicuri nel momento in cui i punti di accesso non sono sigillati). Figura 40. Figura 41. Le Figure 42 e 43 mostrano la costruzione e l'istallazione adeguata dei tombini. È garantita la protezione appropriata e viene evitato l'ingresso di roditori o di materiale di qualunque tipo. Inoltre c'è uno spazio vuoto tra il fondo del tombino e il punto d'ingresso dei tubi. Lo stesso punto d'ingresso è ben sigillato. Figura 42. Figura

35 3.1. Lavori Pubblici. C15 Tombini Per una maggiore protezione, i tombini devono trovarsi in alto rispetto al livello del suolo. Capita che i tombini si rompano per il passaggio di macchinari pesanti, come mostrato nella Figura 40 (pratica C14, pagina 26). Un buon metodo per evitare questa situazione consiste nel costruire tombini di qualche centimetri più alti rispetto al livello del suolo, come mostrato nelle Figure 44 e 45. Un'altra opzione è non istallare i tombini su strade o percorsi su cui passano i macchinari pesanti che possono causare questo tipo di problemi. Figura 44. Figura

36 3.1. Lavori Pubblici. C16 Tetti I tetti che ospitano impianti FV devono essere in buone condizioni. Nelle installazioni BIPV è molto importante considerare le condizioni e le caratteristiche del tetto su cui deve essere posizionato il generatore. Prima dell'istallazione dei moduli FV viene richiesto un esame delle condizioni del tetto. Si tratta di impianti che resteranno al loro posto fino a un massimo di 25 anni. Per questo è necessario assicurare che il tetto in questione non abbia bisogno di riparazioni né di sostituzioni per un lasso di tempo almeno equivalente. I tetti nelle Figure 46 e 47 sono eleggibili per un impianto BIPV, mentre tetti come quelli nelle Figure 48 e 49 devono essere riparati prima che si possa procedere con l'installazione di struttura e moduli FV. La presenza di acqua stagnante su un tetto piatto rappresenta un altro problema che deve essere risolto prima dell'installazione di un BIVP, poiché crea un sovraccarico di peso sul tetto che potrebbe determinarne il deterioramento. Figura 46. Figura 47. Figura 48. Figura

37 3.1. Lavori Pubblici. C17 Tetti Il peso complessivo dell impianto FV (strutture + contrappesi + moduli) deve restare inferiore al massimo carico consentito dal tetto (compresi i margini di sicurezza). Il peso complessivo dell'impianto FV (strutture + contrappesi + moduli) deve restare inferiore al massimo carico consentito dal tetto. Questo deve comprendere i margini di sicurezza consentiti poiché il peso dei macchinari dell'impianto sarà saltuariamente accresciuto dal peso provocato da neve e vento sul tetto. Questi margini di sicurezza (così come definito dalla normativa Eurocode) devono essere calcolati da uno studio d'ingegneria specializzato. Per l'installazione di un BIPV, se necessario, la struttura del tetto dovrebbe essere rinforzata come mostra la Figura 50. Figura

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39 3.2. Strutture di Supporto.

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41 3.2. Strutture di Supporto. S1 Messa a terra delle strutture Tutte le parti metalliche della struttura devono avere una messa a terra. Una buona messa a terra dell'impianto protegge persone e apparecchiature elettroniche dalle correnti di dispersione. Tutte le parti metalliche della struttura di supporto, comprese quelle in cui non c'è contatto diretto poiché separate da materiali non conduttori, devono essere interconnesse e avere uno scarico a terra. È un requisito necessario a proteggere le persone dal rischio di scosse elettriche nel caso di cali di corrente o di tempeste elettriche (Figure 51 e 52). In caso contrario, i componenti privi di messa a terra potrebbero raggiungere voltaggi molto alti rispetto al suolo. Potrebbe essere il caso del palo nella Figura 53, a causa del pezzo nero isolante. Figura 51. Figura 52. Pezzo isolante Figura

42 3.2. Strutture di Supporto. S2 Messa a terra delle strutture I cavi per lo scarico a terra devono essere chiaramente identificabili. Il cavo per lo scarico a terra nella Figura 54 era attorcigliato intorno alla struttura di supporto per proteggere le persone dal rischio di scariche elettriche. Ciononostante, il cavo è stato tagliato e la sicurezza è venuta meno. Per la messa a terra delle strutture è raccomandabile l'uso di cavi facili da distinguere dai cavi di potenza. Questo cavo conduttore che arriva al suolo, può essere un cavo nudo come nella Figura 52 (pratica S1, pagina 33) o con un rivestimento di diverso colore, di solito verde o giallo, come nella Figura 70 (pratica S10, pagina 42). Figura

43 3.2. Strutture di Supporto. S3 Montaggio dei moduli fotovoltaici I moduli fotovoltaici vengono fissati con dei morsetti normalmente collocati sul lato lungo. Nel caso di situazioni particolari e di modelli specifici capita che il fissaggio sia posizionato sul lato corto. I moduli fotovoltaici vengono fissati per mezzo di morsetti normalmente collocati sul lato lungo (Figura 55). Nel caso di determinati modelli e in situazioni specifiche, può capitare che i moduli siano fissati lungo il lato corto (Figura 56). Tuttavia questo tipo di fissaggio riduce la capacità del modulo di sopportare sovraccarichi climatici come vento o neve. Il potenziale sovraccarico da agente atmosferico dipende dall'ubicazione dell'impianto e dall'ambiente circostante e dovrebbe essere proporzionato al carico che i moduli sono in grado di sopportare. Il livello di sopportazione oscilla generalmente tra i 2400 e i 5400 Pa. Figura 55. Figura 56. I morsetti devono essere posizionati simmetricamente in modo da evitare una distanza eccessiva dai punti di fissaggio e ottenere una migliore aderenza dei moduli alla struttura, come si è mostrato nella Figura 55, piuttosto che nella Figura 57. Figura 57. È importante consultare il manuale per l'installazione del modulo fotovoltaico per maggiori informazioni sul procedimento corretto e sui punti adeguati per l'applicazione dei morsetti. 35

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