ELENA PÎRVU LINGUA ITALIANA. MORFOLOGIA

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1 ELENA PÎRVU LINGUA ITALIANA. MORFOLOGIA 1

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3 Presentazione del corso Il presente corso di morfologia italiana, tratto dal nostro volume di Morfologia italiana, apparso presso Editura Didactică şi Pedagogică di Bucarest nel 2003, si propone di descrivere, attraverso un percorso didattico che faciliti l apprendimento della lingua italiana, le parti del discorso articolo, nome, aggettivo, pronome, verbo, avverbio, preposizione, congiunzione ed interiezione fornendo per alcune di esse indicazioni relative al loro uso e alla posizione assunta all interno della frase. Le prime 4 unità didattiche (l articolo, il nome, l aggettivo e il pronome) riguardano la materia del primo semestre del primo anno di studio, mentre le altre 5 (il verbo, l avverbio, la preposizione, la congiunzione e l interiezione) riguardano la materia del secondo semestre dello stesso anno di studio. 3

4 Indice delle unità didattiche SEMESTRUL I UD 1. L articolo 1.1. L articolo determinativo 1.2. L articolo indeterminativo 1.3. Usi particolari dell articolo: L articolo con i nomi di persona, L articolo con i cognomi dei personaggi famosi, L articolo con i nomi geografici, L articolo con i nomi dei giorni e dei mesi, L articolo con i nomi di parentela, L articolo con i nomi stranieri, L articolo con le sigle 1.4. L articolo partitivo 1.5. Le preposizioni articolate UD 2. Il nome 2.1. Classificazione dei nomi 2.2. Il genere del nome 2.3. La formazione del femminile: I nomi mobili; I nomi indipendenti; I nomi di genere comune; I nomi di genere promiscuo 2.4. Formazione del plurale: Nomi in -a; Nomi in -o; Nomi in -e 4 p. 9 p.14

5 2.5. Nomi invariabili 2.6. Nomi difettivi 2.7. Nomi sovrabbondanti 2.8. Plurale dei nomi composti UD 3. L aggettivo 3.1. Categorie dell aggettivo 3.2. L aggettivo qualificativo: Genere e numero dell aggettivo qualificativo 3.3. Aggettivi qualificativi invariabili 3.4. Posizione dell aggettivo qualificativo 3.5. Concordanza dell aggettivo qualificativo 3.6. La struttura degli aggettivi qualificativi 3.7. Gradi dell aggettivo qualificativo Gli aggettivi determinativi o indicativi Gli aggettivi possessivi Gli aggettivi dimostrativi Gli aggettivi indefiniti Gli aggettivi interrogativi Gli aggettivi esclamativi Gli aggettivi numerali Aggettivi numerali cardinali Aggettivi numerali ordinali Aggettivi numerali moltiplicativi Numerali distributivi, collettivi e frazionari UD 4. Il pronome 4.1. Classificazione 4.2. I pronomi personali I pronomi personali soggetto I pronomi personali complemento I pronomi allocutivi I pronomi personali riflessivi Si impersonale e si passivante Forme atone polifunzionali: ci, vi, ne 4.3. I pronomi possessivi 4.4. I pronomi dimostrativi 4.5. I pronomi indefiniti 4.6. I pronomi relativi 4.7. I pronomi interrogativi ed esclamativi p.23 p.36 SEMESTRUL II UD 5. Il verbo 5.1. Classificazione Il significato e la funzione dei verbi Il genere dei verbi: verbi transitivi e verbi intransitivi La forma del verbo: attiva, passiva e riflessiva 5.2. Le variabili del verbo La persona, il numero e il genere Il modo Il tempo 5.3. I verbi di servizio I verbi ausiliari I verbi servili I verbi fraseologici I verbi causativi 5.4. Il verbo secondo la flessione: le coniugazioni 5 p.47

6 La coniugazione dei verbi ausiliari La coniugazione attiva La coniugazione passiva La coniugazione riflessiva I verbi irregolari 5.5. Uso dei modi e dei tempi Il modo indicativo e i suoi tempi Il modo congiuntivo e i suoi tempi Il modo condizionale e i suoi tempi Il modo imperativo L infinito e i suoi tempi Il participio e i suoi tempi Il gerundio e i suoi tempi UD 6. L avverbio 6.1. Classificazione degli avverbi 6.2. Gli avverbi di modo 6.3. Gli avverbi di luogo 6.4. Gli avverbi di tempo 6.5. Gli avverbi di giudizio 6.6. Gli avverbi di quantità 6.7. Gli avverbi interrogativi ed esclamativi 6.8. Gli avverbi presentativi 6.9. I gradi dell avverbio UD 7. La preposizione 7.1. Classificazione 7.2. La preposizione di 7.3. La preposizione a 7.4. La preposizione da 7.5. La preposizione in 7.6. La preposizione con 7.7. La preposizione su 7.8. La preposizione per 7.9. Le preposizioni tra e fra UD 8. La congiunzione 8.1. Classificazione 8.2. Le congiunzioni coordinative 8.3. Le congiunzioni subordinative UD 9. L interiezione 8.1. Classificazione 8.2. Le interiezioni proprie 8.3. Le interiezioni improprie p.70 p.77 p.84 p.87 Domande di riepilogo p.89 6

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8 SEMESTRUL I UD 1. L articolo In questa unità didattica si tratta l articolo. Sono trattati, in ordine, l articolo determinativo, l articolo indeterminativo, gli usi particolari dell articolo (l articolo con i nomi di persona, l articolo con i cognomi dei personaggi famosi, l articolo con i nomi geografici, l articolo con i nomi dei giorni e dei mesi, l articolo con i nomi di parentela, l articolo con i nomi stranieri, l articolo con le sigle, omissione dell articolo. la posizione dell articolo), l articolo partitivo e le preposizioni articolate 1.1. L articolo determinativo L articolo indeterminativo Usi particolari dell articolo: L articolo con i nomi di persona, L articolo con i cognomi dei personaggi famosi, L articolo con i nomi geografici, L articolo con i nomi dei giorni e dei mesi, L articolo con i nomi di parentela, L articolo con i nomi stranieri, L articolo con le sigle L articolo partitivo. 8

9 1.5. Le preposizioni articolate Obiectivele unităńii didactice: Cunoaşterea nońiunilor de bază referitoare la morfologia articolului în limba italiană; Cunoaşterea formelor şi a regulilor de folosire a articolelor determinativ şi indeterminativ în limba italiană; Cunoaşterea folosirilor speciale ale articolului în limba italiană; Cunoaşterea formelor şi a regulilor de folosire a articolului partitiv în limba italiană; Cunoaşterea formelor prepozińiilor articulate în limba italiană. Timp alocat: 6 ore L articolo determinativo L articolo determinativo indica una cosa ben definita, che si presuppone già nota. In italiano, l articolo determinativo si accorda in genere e in numero con il nome cui si riferisce e presenta forme diverse a seconda di come inizia la parola che segue (che non è necessariamente il nome a cui l articolo è sintatticamente collegato). In particolare, si usano: - gli articoli il e i, con i nomi maschili, davanti a parole che cominciano per consonante (eccetto x, y, z, s impura e i gruppi consonantici gn, pn, ps, sc): il bambino - i bambini, il bravo scolaro - i bravi scolari; - gli articoli lo e gli, con i nomi maschili, davanti a parole inizianti per s impura, x, y, z, gn, pn, ps, sc, e davanti alle semivocali i e j: lo sbaglio - gli sbagli, lo psicologo - gli psicologi, lo zio - gli zii, lo iato - gli iati, lo gnomo - gli gnomi, lo jugoslavo - gli jugoslavi. Davanti a parole inizianti per vocale, l articolo lo si elide in l : l ospite - gli ospiti. - gli articoli la e le, con tutti i nomi femminili: la casa - le case, la iena - le iene. Davanti a parole inizianti per vocale, la forma la si elide in l : l amica - le amiche L articolo indeterminativo L articolo indeterminativo introduce il nome cui si riferisce lasciandolo su un piano di genericità e di indeterminatezza: Quando vieni portami un giornale. ( un giornale qualsiasi ) In italiano, l articolo indeterminativo ha soltanto il singolare, maschile e femminile. Si accorda quindi solo per genere con il nome cui si riferisce e, inoltre, presenta forme diverse a seconda di come inizia la parola che lo segue immediatamente. In particolare, si usano: - l articolo un, con i nomi maschili singolari, quando la parola che segue inizia con una vocale o con una consonante diversa da x, y, z, s impura, e dai gruppi gn, pn, ps: un amico, un ottimo strumento, un ragazzo; - l articolo uno, con i nomi maschili singolari, quando la parola che segue comincia per x, y, z, s impura, gn, pn, ps, oppure per le semivocali i o j: uno sbaglio, uno xilofono, uno zio, uno studente, uno gnomo, uno pneumatico, uno psicologo, uno iato, uno jugoslavo; 9

10 - l articolo una, con i nomi femminili singolari, quando la parola che segue comincia con una consonante o con le semivocali i e j: una ragazza, una iena, una jugoslava. Davanti a una vocale, l articolo una si elide, ma sempre più raramente, in un : un amica, un arma, un attenta lettura Usi particolari dell articolo 1. Di norma, i nomi propri di persona rifiutano l articolo: Ho visto Mario e Franca., Passerò le vacanze con Paola. Prendono però l articolo quando: sono preceduti da un nome comune o da un aggettivo oppure sono accompagnati da un altra forma di determinazione: l imperatore Augusto; l astuto Ulisse; Tu sei il Roberto che telefona sempre a mia sorella? Non sei più la Francesca di un tempo! sono usati in senso traslato per indicare il titolo di un opera lirica: Questa sera danno l Aida (cioè l opera lirica di Verdi intitolata Aida). 2. Con i cognomi di uomini al singolare, l articolo è facoltativo. Attualmente sembra prevalere l omissione: Ho incontrato Rossi / Ho incontrato il Rossi. Invece abbiamo sempre: Ho incontrato Marco Rossi. Se il cognome si riferisce a un intera famiglia o a più membri di una famiglia, l articolo è obbligatorio, nella sua forma di plurale: Ho visto i Marini (= la famiglia, i coniugi Marini). Le Biagi (= le sorelle Biagi) erano sedute al caffé. Davanti ad alcuni cognomi di personaggi famosi prevale la forma con articolo: l Alighieri, l Alfieri, l Ariosto, il Tasso, il Metastasio ecc. Davanti ad altri, invece, prevale la forma senza articolo: Colombo, Garibaldi, Marconi, Pirandello, Svevo, Verdi, Picasso, Dickens, Pasteur ecc. Le modalità consacrate dall uso hanno per lo più imposto l articolo davanti al nome dei poeti e dei prosatori italiani e, invece, l omissione dell articolo davanti al nome di personaggi famosi in altre discipline e davanti al nome dei poeti e dei prosatori non italiani. L articolo è necessario se il cognome si riferisce a una donna, italiana o straniera: la Deledda, la Morante, la Monroe, la Stone ecc. Tra i nomi geografici, richiedono l articolo: i nomi dei monti: le Alpi, gli Appennini, l Etna, i Balcani ecc. i nomi dei fiumi: il Tevere, l Arno, il Po, la Senna, il Tamigi ecc. i nomi dei laghi, dei mari e degli oceani: il Garda, l Atlantico ecc. i nomi delle regioni, degli stati, dei continenti e delle isole maggiori: il Lazio, l Italia, l Europa, la Sicilia ecc. Questi nomi, però, di solito rifiutano l articolo quando sono usati: come complemento di specificazione: il re di Svezia; l ambasciatore di Gran Bretagna; ma: il presidente degli Stati Uniti. o come complemento di luogo introdotto dalla preposizione in: vivere in Toscana; andare in Francia; ma: recarsi nel Veneto; vivere nelle Marche. Con i nomi dei giorni della settimana, la presenza o l assenza dell articolo determina un mutamento di significato. Se l articolo manca, si intendono sottintesi gli aggettivi prossimo o scorso, a seconda del contesto: Lunedì (= lunedì scorso) ho incontrato Mario. Sabato (= sabato prossimo) andrò in campagna. Se invece il nome del giorno della settimana è preceduto dall articolo determinativo, quest ultimo diventa sinonimo di ogni : 10

11 Il lunedì (= ogni lunedì) vado a Bucarest. Il sabato (= ogni sabato) è la giornata più faticosa. I nomi dei mesi sono sempre usati senza articolo: Febbraio è il mese più breve dell anno. Se però sono accompagnati da un aggettivo qualificativo o da un complemento di specificazione, essi richiedono l articolo: Il marzo scorso è stato molto piovoso. Il novembre di due anni fa sono andata a Torino. L articolo si omette davanti ai nomi di parentela al singolare preceduti da un aggettivo possessivo che non sia loro: mio padre, tua madre, suo fratello, nostra sorella, vostro nipote (ma: il loro padre, la loro madre ecc.). L articolo è invece presente: se i nomi di parentela sono al plurale: le mie sorelle; quando il nome è accompagnato da un attributo: la mia cara moglie, o da un complemento di specificazione: il tuo zio di Roma; quando il nome di parentela è seguito dal possessivo: lo zio suo; con i composti: il mio bisnonno; con i diminutivi e gli affettivi: la nostra sorellina, il vostro figliuolo. Con nonno e nonna l uso è oscillante, nel senso che si può avere o non avere l articolo: la mia nonna o mia nonna. Con i nomi stranieri, in genere si usa lo stesso articolo che si troverebbe in una parola italiana iniziante con lo stesso suono: il check-up, il jet, lo smoking, lo champagne. Davanti ad h che è muta (voci latine e francesi) si usano l ed un: l hôtel, un hotel. Se è invece aspirata (voci inglesi e tedesche) si usano lo e uno: lo hardware; invece l, un si usano nei derivati con suffisso italiano: l hegeliano. Davanti a w che corrisponde a v si usano il e un: il würstel, un würstel. Ma anche se corrisponde alla semiconsonante u, il è molto frequente, invece della forma elisa l che ci aspetteremmo: il weekend; l articolo indeterminativo è un: un weekend. Se le sigle iniziano per vocale, qualunque sia la pronuncia, si usano gli articoli l, gli, un nel numero e genere richiesto dalla sigla: l AGIP (Azienda Generale Italiana Petroli), gli USA (gli Stati Uniti). Se iniziano per consonante, si hanno due possibilità: a) Se si pronunciano come una sola parola, la scelta dell articolo è determinata dal genere e dal numero della prima parola e, con le sigle maschili, nella forma richiesta dalla consonante o dalle consonanti iniziali: la FIAT (Fabbrica Italiana Automobili Torino), le PP.TT. (Poste e Telegrafi), il MEC (Mercato Comune Europeo). b) Se si pronunciano per lettere distinte, si usano il e un quando il nome della prima lettera comincia per consonante: il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) L articolo partitivo L articolo partitivo indica una parte indeterminata, una certa quantità di un tutto divisibile. Indica cioè che la quantità designata dal nome che accompagna non è considerata nella sua totalità, ma solo in parte. Formato dall unione fra l articolo determinativo e la preposizione di, l articolo partitivo presenta tutte le forme articolate della preposizione di: del, dello, della, dell, dei, degli, delle. Al singolare, l articolo partitivo equivale, per significato, alle espressioni: un po di, una certa quantità di, un certo numero di: Ho comprato del pane (= un po di pane). Al plurale, l articolo partitivo equivale ad alcuni, alcune o qualche e sostituisce il plurale dell articolo indeterminativo un, che non esiste: Ho trascorso il tempo leggendo dei giornali (= alcuni giornali). 11

12 1.5. Le preposizioni articolate Nell ambito dei vari complementi che caratterizzano la frase, l articolo determinativo è preceduto da una delle preposizioni di, a, da, in, su, con, e si unisce con esse dando luogo alle cosiddette preposizioni articolate. Naturalmente, a ogni forma dell articolo determinativo corrisponde una forma di preposizione articolata, come appare anche dalla seguente tabella: il lo la l i gli le Di del dello della dell dei degli delle A al allo alla all ai agli alle Da dal dallo dalla dall dai dagli dalle In nel nello nella nell nei negli nelle Su sul sullo sulla sull sui sugli sulle Con col collo colla coll coi cogli colle Per quanto riguarda le preposizioni articolate formate da con, occorre distinguere tra l uso scritto e l uso parlato. Nella lingua scritta si preferiscono in genere le forme staccate con il, con la, con i ecc.; tra le forme unite si usa ancora col, mentre le altre hanno un carattere letterario. Nella lingua parlata, invece, prevalgono le preposizioni articolate col, colla, coi, cogli ecc., che sono più facili da pronunciare: Quella donna chiacchiera sempre con i passanti. Le forme articolate della preposizione per si trovano solo nel linguaggio letterario. Oggi si usano le forme staccate per il, per la ecc.: Il volo è stato rimandato per la fitta nebbia. BIBLIOGRAFIA DI BASE Elena Pîrvu, Morfologia italiana, Bucureşti, Editura Didactică şi Pedagogică, 2003, pp Maurizio Dardano; Pietro Trifone, Grammatica italiana. Con nozioni di linguistica, Terza Edizione, Bologna, Zanichelli Editore, 1995, pp Luca Serianni (con la collaborazione di Alberto Castelvecchi), Grammatica italiana. Italiano comune e lingua letteraria, Bologna, UTET Libreria, 1989, pp TRACCIA PER LA VERIFICA FORMATIVA DEI CONTENUTI 1. Indicare gli usi delle forme dell articolo determinativo. 2. Indicare gli usi delle forme dell articolo indeterminativo. 3. Come si usa l articolo con i nomi di persona? 4. Come si usa l articolo con con i cognomi dei personaggi famosi? 5. Come si usa l articolo con i nomi geografici? 6. Definire l articolo partitivo. 7. Indicare le forme delle preposizioni articolate. 12

13 UD 2. Il nome In questa unità didattica si tratta il nome. Sono trattati, in ordine, i seguenti argomenti: classificazione dei nomi, il genere del nome, la formazione del femminile (i nomi mobili; i nomi indipendenti; i nomi di genere comune; i nomi di genere promiscuo), la formazione del plurale (nomi in -a; nomi in -o; nomi in -e), i nomi invariabili, i nomi difettivi, i nomi sovrabbondanti ed il plurale dei nomi composti Classificazione dei nomi Il genere del nome La formazione del femminile: I nomi mobili; I nomi indipendenti; I nomi di genere comune; I nomi di genere promiscuo Formazione del plurale: Nomi in -a; Nomi in -o; Nomi in -e 2.5. Nomi invariabili 2.6. Nomi difettivi 2.7. Nomi sovrabbondanti 2.8. Plurale dei nomi composti Obiectivele unităńii didactice: 13

14 Cunoaşterea nońiunilor de bază referitoare la morfologia substantivului în limba italiană; Cunoaşterea criteriilor de clasificare a substantivelor în limba italiană; Cunoaşterea regulilor de formare a femininului substantivelor în limba italiană şi a clasificării substantivelor din limba italiană în funcńie de modalităńile de formare a femininului; Cunoaşterea regulilor de formare a pluralului substantivelor în limba italiană; Cunoaşterea substantivelor invariabile, defective, supraabundente şi compuse din limba italiană. Timp alocat: 6 ore Classificazione dei nomi a) A seconda del loro significato, i nomi si dividono in: nomi comuni e nomi propri, nomi individuali e nomi collettivi, nomi concreti e nomi astratti. I nomi comuni designano in modo generico ogni possibile entità di una specie, categoria o classe: studente, professore, fiume, cavallo, zio, sedia ecc. I nomi propri designano un particolare individuo di una specie o categoria: Marco, Italia, Torino, Europa ecc. I nomi individuali designano un individuo all interno della categoria cui appartiene: Carla, cavallo, immagine ecc. I nomi collettivi sono nomi che, pur essendo al numero singolare, indicano un insieme di individui appartenenti a una stessa specie: coppia, paio, dozzina, gente, folla, gregge ecc. I nomi concreti designano realtà materiali percettibili dai sensi: uomo, gatto, tavolo, sedia, pioggia, Mario, Tevere ecc. I nomi astratti designano entità appartenenti alla sfera del pensiero, dei sentimenti: azioni, gioia, modestia, pace, bellezza, speranza, lealtà, giustizia ecc. b) A seconda della loro forma o, meglio, in rapporto al modo in cui sono formati come parole, i nomi possono essere: primitivi, derivati, alterati, composti. I nomi primitivi sono quei nomi che non derivano da nessun altra parola: uomo, leone, casa, fiore, giorno ecc. I nomi primitivi sono costituiti soltanto dalla radice e dalla desinenza. Essi sono il punto di partenza per la formazione dei nomi derivati, degli alterati e dei nomi composti. I nomi derivati sono quei nomi che derivano da altri nomi: fiore fiorista, fioraio, fioriera, fioritura. La derivazione da nomi primitivi avviene mediante l aggiunta di un suffisso (fiorista) o un prefisso (in-coscienza). Taluni nomi derivati presentano tanto un suffisso quanto un prefisso: in-fiorescenza. I nomi alterati sono i nomi che, mediante appositi suffissi, alterano, cioè modificano lievemente, il loro significato, in modo da portarlo a esprimere particolari sfumature qualitative: ragazzo ragazzino ragazzo minuto e/o molto giovane ; ragazzone ragazzo grande e grosso ; ragazzaccio ragazzo discolo e scapestrato. A seconda dei suffissi che li modificano e, quindi, della sfumatura qualificativa che esprimono, i nomi alterati si dividono in: nomi diminutivi (indicano piccolezza), nomi vezzeggiativi (indicano piccolezza con una sfumatura di simpatia e di gentilezza): nomi accrescitivi (indicano grandezza) e nomi peggiorativi (indicano disprezzo o avversione). 14

15 2.2. Il genere del nome Rispetto al genere, il nome può essere maschile o femminile. Per quanto riguarda le persone e gli animali, la classificazione è in relazione al sesso: lo scrittore, il padre, il leone ecc. / la scrittrice, la madre, la leonessa ecc. Però ci sono anche dei casi in cui il genere grammaticale e il genere naturale non coincidono. Per esempio, i nomi la guardia, la spia, la recluta, la sentinella ecc., pur essendo femminili sotto il profilo grammaticale, si usano anche per designare uomini. Con questi nomi, gli eventuali aggettivi e participi passati riferiti a essi devono, ovviamente, essere accordati al femminile, perché quello che conta è il genere grammaticale del nome. Viceversa, vi sono alcuni nomi di persona di genere maschile che designano per lo più donne, come taluni termini specialistici del linguaggio della musica: il soprano, il mezzosoprano, il contralto. Gli eventuali aggettivi e participi passati riferiti a questi nomi devono, naturalmente, essere sempre accordati al maschile, in base al genere grammaticale del nome. Per i nomi di cosa, cioè per i nomi che indicano oggetti, concetti astratti o azioni, la distinzione tra il genere maschile e il genere femminile è puramente convenzionale. Il genere del nome si determina con l aiuto del significato e della desinenza. Secondo il significato, sono di genere maschile: i nomi degli alberi: l abete, il ciliegio, il melo, il pino, il pioppo, l ulivo ecc. Però sono femminili: la vite, la palma, la quercia. i nomi dei metalli e degli elementi chimici: l oro, l argento, il ferro, il bronzo; l ossigeno, l idrogeno, l uranio ecc.; i nomi dei mesi e dei giorni della settimana (tranne la domenica): il bell agosto, il freddo dicembre, il lunedì, il sabato ecc.; i nomi dei monti, dei mari, dei fiumi e dei laghi: i Carpazi, gli Appennini, il Mediterraneo, lo Jonio, l Atlantico, il Po, il Tevere, il Garda ecc. Tra i nomi dei monti e dei fiumi, sono numerosi anche quelli femminili: le Alpi, le Dolomiti, le Ande, la Senna, la Loira ecc. i nomi dei punti cardinali: il Nord (il Settentrione), il Sud (il Mezzogiorno), l Est (il Levante, l Oriente), l Ovest (l Occidente). Sono, invece, di genere femminile: i nomi dei frutti: la pera, l arancia, uva, la pesca, l albicocca ecc. Sono, però, numerosi anche i nomi maschili: il limone, il mandarino, il pompelmo. i nomi delle scienze e, in genere, delle nozioni astratte: la matematica, l astronomia, la linguistica, la bontà, la giustizia, la pace, la fede ecc.; i nomi degli Stati e delle regioni: l Italia, la Francia, la Toscana, le Marche. Sono maschili: il Belgio, l Egitto, gli Stati Uniti, il Friuli, il Lazio ecc.; i nomi dei continenti, delle città e delle isole: l Europa, l Asia, l affollata Milano, la Sicilia,ecc. Sono maschili: il Cairo, il Pireo, il Madagascar ecc. Secondo la desinenza, sono di genere maschile: i nomi con la desinenza in -o: il libro, il quadro, il treno, il discorso ecc. Molti nomi, però, sono femminili pur avendo la desinenza in -o: la mano, la radio, la biro. La parola eco è femminile al singolare (l eco, una forte eco) e maschile al plurale (gli echi). Sono inoltre femminili molti nomi che terminano in -o per effetto di un accorciamento, come ad esempio: la moto (da motocicletta), l auto (da automobile) ecc. i nomi che terminano con una consonante. Per lo più si tratta di nomi di origine straniera: il bar, il film, il tram, il gas, lo slogan, il toast, l ananas. Ma, pur terminando in consonante, taluni nomi sono femminili perché femminili sono nella loro lingua originaria: la star, la miss, l holding ecc. Sono, invece, femminili: i nomi con la desinenza in -a: la ragazza, la sedia, la terra ecc. Sono però maschili vari nomi derivanti dal greco, specie con la terminazione in -ma: il poema, il 15

16 problema, il teorema, dramma, lo stemma; e alcuni altri, come: il vaglia, il pigiama. Sono maschili, nonostante la desinenza in -a, anche alcuni nomi propri: Andrea, Cosma ecc. i nomi con la desinenza in -i: la crisi, un analisi, la tesi, la sintesi, l oasi. Sono maschili: il brindisi, il bisturi, il safari, l alibi. i nomi che terminano in -tà e tù: la bontà, la verità; la virtù, la gioventù ecc. Sono maschili alcuni nomi in -ù di origine straniera: il tutù, il caucciù, il tabù. Osservazione: I nomi con la desinenza in -e possono essere tanto di genere maschile quanto di genere femminile: il mare, il dente, il fiume, l amore ecc.; la neve, la notte, la chiave ecc La formazione del femminile I nomi di cosa hanno un genere grammaticale fisso, determinato dall uso linguistico: essi, perciò, sono sempre maschili o femminili, e non possono subire trasformazioni nel genere. Invece, i nomi che designano esseri animati possono avere i due generi, maschile e femminile, a seconda che indichino un essere di sesso maschile o un essere di sesso femminili. A seconda di come avviene il passaggio dalla forma maschile alla corrispondente forma femminile, i nomi che indicano esseri animati si suddividono in: - nomi mobili: il sarto / la sarta; lo spettatore / la spettatrice; - nomi indipendenti: il padre / la madre; - nomi di genere promiscuo: il leopardo maschio / il leopardo femmina; - nomi di genere comune: il preside / la preside. La maggior parte dei nomi di esseri animati sono mobili, cioè passano dal maschile al femminile mediante il cambiamento della desinenza o l aggiunta di un suffisso, senza modificare la radice o con modifiche minime determinate dalla necessità di conservare, ad esempio, il suono velare di c o di g (duca duchessa). Così: - I nomi che al maschile terminano in -o passano al femminile prendendo la desinenza -a: il figlio - la figlia, il gatto - la gatta. - I nomi che al maschile terminano in -a formano di norma il femminile aggiungendo al tema il suffisso -essa: il poeta - la poetessa, il duca - la duchessa. - I nomi che al maschile terminano in -e formano il femminile in due modi diversi. Alcuni mutano la desinenza -e in -a: il signore - la signora, il padrone - la padrona. Altri, per lo più indicanti professioni, cariche o titoli nobiliari e nomi di animali, aggiungono al tema il suffisso -essa: lo studente - la studentessa, il principe - la principessa, il leone - la leonessa. Altri, infine, presentano la stessa forma per il maschile e per il femminile e sono, quindi, nomi di genere comune: il nipote - la nipote, il cantante - la cantante. - I nomi che al maschile terminano in -tore (i cosiddetti nomi di agente) formano il femminile, per lo più, in -trice: lo scrittore - la scrittrice, il pittore - la pittrice. Il nome dottore presenta al femminile la forma dottoressa. - I nomi che al maschile finiscono in -sore (anch essi nomi d agente) sono adoperati raramente al femminile, ottenuto aggiungendo la desinenza -itrice alla radice del verbo da cui derivano: il difensore - la difenditrice, il possessore - la posseditrice. Professore fa professoressa (questo è l unico sostantivo in -sore che ha una forma femminile molto comune nell uso). - Formano il femminile al di fuori degli schemi sopra registrati o modificando sostanzialmente la radice: il dio - la dea, il doge - la dogaressa, l eroe - l eroina, l abate - la badessa, il re - la regina, il cane - la cagna, il gallo - la gallina ecc. Sono detti indipendenti i nomi che presentano la caratteristica di avere forme di maschile e di femminile derivanti da radici completamente diverse, come in: il padre - la madre, il toro - la vacca, il marito - la moglie, il fratello - la sorella. 16

17 In questa categoria rientrano anche gli aggettivi celibe (l uomo non coniugato) e nubile (la donna non coniugata), che sono spesso usati come sostantivi. Alla categoria dei nomi di genere comune appartengono: - alcuni nomi in -e: il nipote - la nipote, il custode - la custode; - i nomi che rappresentano la forma sostantivata di participi presenti: il cantante - la cantante, un insegnante - un insegnante; - alcuni nomi in -a: un ipocrita - un ipocrita, il collega - la collega; - i nomi in -ista e in -cida: un artista - un artista, il giornalista - la giornalista, un omicida - un omicida, il suicida - la suicida. I nomi dei primi due gruppi sono ambigeneri non solo al singolare, ma anche al plurale: il cantante / la cantante - i cantanti / le cantanti. Per gli altri nomi, invece, la comunanza del genere è limitata esclusivamente al singolare, giacché nel plurale essi presentano forme diverse per il maschile e per il femminile: il collega / la collega - i colleghi / le colleghe. Tra i nomi di animali, alcuni si comportano come nomi mobili (orso / orsa; leone / leonessa) e altri come nomi indipendenti (fuco / ape; toro / vacca). La maggior parte dei nomi di animali, però, sono di genere promiscuo, hanno cioè un unica forma, maschile o femminile, per indicare tanto il maschio quanto la femmina: la giraffa, la panterra, la volpe, la rondine ecc.; il corvo, il delfino, il leopardo, il serpente ecc. In questi casi, per distinguere il genere naturale si aggiunge maschio o femmina: il leopardo maschio / il leopardo femmina; la volpe maschio / la volpe femmina; oppure: il maschio del leopardo / la femmina del leopardo. Ci sono poi dei nomi zoologici che possono essere maschili e feminili, sempre nella medesima forma: il serpe - la serpe, il lepre - la lepre. Tuttavia il maschile non si usa solo per il maschio e il femminile solo per la femmina, ma entrambi si adoperano sia per l uno sia per l altra. Perciò anche qui, se si vuole distinguere, bisogna specificare il sesso e dire: il lepre maschio - il lepre femmina, la lepre maschio - la lepre femmina Formazione del plurale Dal punto di vista morfologico, la differenza tra i nomi singolari e i nomi plurali è marcata per lo più da una diversa desinenza. Ma ci sono anche nomi che hanno la medesima forma al singolare e al plurale (nomi invariabili), nomi privi di singolare o di plurale (nomi difettivi) e nomi con più forme di singolare o di plurale (nomi sovrabbondanti). Il plurale dei nomi si forma, nella maggior parte dei nomi, mutando la desinenza morfologica del singolare. Per comodità, a seconda della desinenza del singolare, in italiano i nomi si suddividono in tre classi: nomi in -a, nomi in -o e nomi in -e. Nomi in -a. I nomi che al singolare terminano in -a formano il plurale in -i, se sono maschili, in -e, se sono femminili: il problema - i problemi, la casa - le case. Osservazioni: 1. I nomi che terminano in -ca e -ga conservano al plurale il suono velare (duro) della c e della g. Perciò formano il plurale in -chi e -ghi se sono maschili, in -che e -ghe se sono femminili: il duca - i duchi, il collega - i colleghi, la basilica - le basiliche. 2. I nomi femminili in -cìa e -gìa con i tonica, cioè accentata, formano il plurale regolarmente, in -cie e -gie, conservando la i: la farmacia - le farmacie, la bugia - le bugie. 3. I nomi femminili in -cia e -gia con i atona, cioè non accentata, formano il plurale in -cie e -gie, conservando la i, se le consonanti c e g sono precedute da vocale: la 17

18 camicia - le camicie, la ciliegia - le ciliegie; e in -ce e -ge, perdendo la i, se le consonanti c e g sono precedute da consonante: la pronuncia - le pronunce, la pioggia - le piogge. Nomi in -o. I nomi che al singolare terminano in -o prendono al plurale la desinenza -i: il bambino - i bambini, la mano - le mani. Osservazioni: 1. I nomi in -co e -go non seguono un comportamento costante nella formazione del plurale. In linea di massima, se sono piani, cioè accentati sulla penultima sillaba, conservano il suono velare (duro) delle consonanti c e g, ed escono in -chi e -ghi; se sono sdruccioli, cioè accentati sulla terzultima sillaba, formano il plurale in -ci e -gi, con la palatalizzazione: il banco - i banchi, il medico - i medici, il teologo - i teologi. Fra i nomi piani fanno eccezione: l amico - gli amici, il nemico - i nemici ecc. Fra gli sdruccioli, molto più numerosi: il dialogo - i dialoghi, l incarico - gli incarichi, il catalogo - i cataloghi ecc. Molto numerosi sono poi i nomi sdruccioli che presentano entrambe le forme: chirurgo - chirurgi, chirurghi; stomaco - stomaci, stomachi ecc. 2. Per i nomi uscenti in -logo, in linea di massima, vale la seguente regola pratica: i nomi in -logo hanno il plurale in -logi se si riferiscono a persone: il sociologo - i sociologi; e hanno, invece, il plurale in -loghi se si riferiscono a cose: il dialogo - i dialoghi. 3. I nomi uscenti in -ìo con la i tonica, cioè accentata, formano, senza eccezioni, il plurale regolarmente in -ìi: lo zìo - gli zìi, il rinvìo - i rinvìi. 4. I nomi uscenti in -io con la i atona, cioè non accentata, formano, invece, il plurale in -i. In taluni casi la -i- del tema si fonde con la -i della desinenza plurale: il cambio - i cambi, l occhio - gli occhi. Invece nei nomi in cui la -i- del tema è solo un segno grafico con la funzione di rappresentare il suono palatale della consonante o del gruppo consonantico che precede la desinenza del singolare -o, tale -i- cade: il figlio - i figli, il bacio - i baci. 5. I nomi uomo, dio e tempio formano il plurale rispettivamente in uomini, dei, templi, per influenza delle corrispondenti forme latine (homines, dei, templa). 6. Alcuni nomi di genere maschile uscenti in -o diventano al plurale di genere femminile e assumono la desinenza -a: il paio - le paia, il centinaio - le centinaia ecc. 7. Quasi tutti i nomi femminili uscenti in -o sono invariabili, presentano cioè al plurale la stessa forma del singolare: la biro - le biro, la moto - le moto. Nomi in -e. I nomi che al singolare terminano in -e formano il plurale in -i, siano maschili o femminili: il padre - i padri, la madre - le madri. Osservazioni: 1. Il nome bue presenta il plurale irregolare buoi. 2. Nei multipli, mille assume una speciale forma di plurale: -mila: tremila. 3. I nomi uscenti in -ie sono, di solito, invariabili. Fanno eccezione i seguenti nomi, che formano il plurale in -i: l effigie - le effigi, la superficie - le superfici, la moglie - le mogli. Esistono anche le forme invariate le superficie e le effigie, ma sono meno comuni Nomi invariabili Si chiamano invariabili i nomi che conservano al plurale la stessa forma del singolare. Per distinguere il numero bisogna affidarsi all articolo, all aggettivo, al verbo, e in generale al contesto. Appartengono alla categoria dei nomi invariabili: i nomi monosillabici terminanti in vocale: il re - i re, la gru - le gru; i nomi terminanti in vocale tonica: il caffè - i caffè, la città - le città; i nomi delle lettere dell alfabeto: la effe - le effe, l acca - le acca; i nomi, per lo più di origine straniera, che terminano in consonante: il film - i film, lo sport - gli sport; 18

19 i nomi in -i, per lo più femminili: il brindisi - i brindisi, la crisi -le crisi; alcuni nomi maschili terminati in -a: il cinema - i cinema, il vaglia - i vaglia; quasi tutti i nomi femminili che terminano in -o: la moto - le moto; Mano, però, forma il plurale regolarmente, in mani. i nomi che terminano in -ie, tutti femminili: la serie - le serie Nomi difettivi I nomi difettivi sono i nomi privi di uno dei due numeri, cioè i nomi che si usano soltanto al singolare o soltanto al plurale. a) Sono usati solo al singolare e quindi mancano del plurale: la maggior parte dei nomi astratti: il coraggio, la pazienza, l umiltà, ecc.; i nomi degli elementi chimici e dei metalli: il ferro, l idrogeno, l uranio, ecc.; i nomi che indicano cose uniche in natura: l universo, l equatore ecc.; certi nomi di feste: il Natale, la Pasqua, la Pentecoste, l Epifania ecc.; alcuni nomi di malattie: il tifo, il morbillo, la peste, la malaria ecc.; molti nomi di prodotti alimentari: il grano, il latte, il miele, il mais ecc.; alcuni nomi collettivi: la gente, la folla, la plebe, la prole, il fogliame ecc.; altri nomi come: il sangue, la sete, la fame, il fiele, il buio ecc. b) Sono usati solo al plurale e quindi mancano del singolare: alcuni nomi che indicano oggetti in cui si possono distinguere due o più parti uguali: gli occhiali, i calzoni, le forbici, le cesoie ecc.; alcuni nomi che indicano un insieme o una pluralità di cose o di azioni: le stoviglie, i viveri, le spezie, i bronchi, gli spiccioli, le vicinanze, i dintorni ecc.; i nomi che già in latino mancavano del singolare: le esequie, le tenebre ecc Nomi sovrabbondanti Si chiamano sovrabbondanti alcuni nomi con doppia forma di singolare o plurale, spesso con significato diverso. a) Sono sovrabbondanti nel singolare, cioè presentano una doppia forma di singolare, alcuni nomi maschili che accanto alla forma in -iero presentano anche la forma in -iere. Le due forme hanno lo stesso significato, ma solo la prima è adoperata comunemente, mentre l altra è di uso solo letterario: il forestiero / il forestiere - i forestieri il destriero / il destriere - i destrieri il nocchiero / il nocchiere - i nocchieri b) Un ristretto numero di nomi presenta una doppia forma sia al singolare che al plurale. Appartengono a questa categoria: l orecchio / l orecchia - gli orecchi / le orecchie la strofa / la strofe - le strofe / le strofi il frutto / la frutta - i frutti / le frutta, le frutte il rigo / la riga - i righi / le righe il legno / la legna - i legni / le legne, le legna ecc. c) Presentano due forme di plurale parecchi nomi maschili uscenti in -o che, oltre il plurale normale in -i, ne hanno un altro con desinenza in -a, di genere femminile. Quanto al significato, la forma di plurale maschile ha, di solito, significato figurato, mentre la forma di plurale femminile viene usata in senso proprio; tuttavia nell italiano di oggi tale differenza non è osservabile in tutti i casi. I principali nomi maschili in -o con due forme di plurale sono: il braccio - i bracci (di un fiume, di una poltrona ecc.) - le braccia (del corpo umano) il cervello - i cervelli (gli ingegni, le menti) 19

20 il ciglio il corno il dito il filamento il filo il fondamento il fuso il gesto il ginocchio l osso l urlo il vestigio - le cervella (materia cerebrale) - i cigli (di una strada, di un fosso) - le ciglia (degli occhi) - i corni (strumenti musicali) - le corna (degli animali) - i diti (considerati distintamente l uno dall altro) - le dita (della mano, considerate nel loro insieme) - i filamenti / le filamenta (senza differenza di significato) - i fili (dell erba, della luce ecc.) - le fila (di una congiura, del formaggio fuso) - i fondamenti (di una scienza) - le fondamenta (di una costruzione) - i fusi (rocchetti della filatura; i fusi orari) - le fusa (in frasi come: il gatto fa le fusa) - i gesti (i movimenti) - le gesta (le imprese) - i ginocchi / le ginocchia (senza differenza di significato) - gli ossi (di un animale macellato) - le ossa (l ossatura di un essere vivente) - gli urli (soprattutto degli animali) - le urla (dell uomo) - i vestigi / le vestigia (senza differenza di significato) 2.8. Plurale dei nomi composti Il comportamento dei nomi composti per quanto riguarda il passaggio dal singolare al plurale cambia secondo il tipo di parole da cui sono costituiti. I casi più comuni sono: a) sostantivo + sostantivo I nomi formati da due sostantivi mutano nel plurale soltanto la desinenza del secondo termine: il cavolfiore - i cavolfiori, la ferrovia - le ferrovie Per quanto riguarda i nomi composti con la parola capo, si può dire che: in quelli sentiti ormai come nomi semplici, il plurale si forma modificando solo la desinenza finale: il capolavoro - i capolavori; in quelli in cui l elemento capo significa colui che è capo di... si mette al plurale il primo elemento: il capoufficio - i capiufficio; quando capo significa colei che è capo di..., cioè il composto è femminile, rimane invariato al plurale: la capoclasse - le capoclasse. b) sostantivo + aggettivo I nomi composti da un sostantivo seguito da un aggettivo trasformano in plurale entrambe le parole componenti: il caposaldo - i capisaldi, la cassaforte - le casseforti. c) aggettivo + sostantivo I nomi composti formati da un aggettivo seguito da un nome, al plurale, di norma, modificano solo la desinenza del secondo elemento, se il nome composto è maschile: il bassorilievo - i bassorilievi. Se il nome composto da un aggettivo e un nome è femminile, in genere entrambi gli elementi assumono la desinenza del plurale: la malalingua - le malelingue. d) aggettivo + aggettivo I nomi composti da due aggettivi formano il plurale cambiando la desinenza finale: il sordomuto - i sordomuti. e) verbo + sostantivo I nomi formati da un verbo e un sostantivo si comportano in maniera diversa a seconda che il sostantivo sia singolare o plurale. Se il sostantivo è plurale, il nome composto resta invariato: l accendisigari - gli accendisigari. Se il sostantivo è singolare, il nome composto può assumere la desinenza del plurale o rimanere invariato. 20

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