Poste It. Spa. Sped. in abb. post. DL 353/03 (conv. in L n 46 27/02/2004) art.1 comma1 aut.171/2008 Rm. Lo Monaco: ARRIVA - RAPIDO - L EFFETTO DOMINO

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1 o m w w ISSN w. i l r i b e l l e. c Poste It. Spa. Sped. in abb. post. DL 353/03 (conv. in L n 46 27/02/2004) art.1 comma1 aut.171/2008 Rm. Anno 5 - numero 43 - Aprile 2012 Lo Monaco: ARRIVA - RAPIDO - L EFFETTO DOMINO Fini: REAZIONI DI APRILE Zamboni: IL CASINÒ DEL FOREX Obama: QUATTRO ANNI DI RETROMARCIA Lega: IL BLUFF È STATO SCOPERTO Mensile Anno 5, Numero 43 Fondatore Massimo Fini Direttore responsabile Valerio Lo Monaco

2 IN QUESTO NUMERO EDITORIALE LA VERSIONE di Fini 04/2012 di Massimo Fini Con la decadenza della Lega, con i fatti di Bossi, cade definitivamente il sistema dei partiti... EDITORIALE Effetto Domino di Valerio Lo Monaco Se è vero, come sostiene Massimo Fini da tempo, che il sistema del denaro crollerà attraverso il denaro, e se è vero che... EDITORIALE Forex? Il rischio è tutto vostro di Federico Zamboni Lo Stato ha le lotterie, per abbindolare la gente in cerca di facili guadagni. E con l andare degli anni ha intensificato massicciamente l offerta,... Anno 5, numero 43, aprile 2012 Fondatore: Massimo Fini Direttore Responsabile: Valerio Lo Monaco Capo Redattore: Federico Zamboni Redazione: Ferdinando Menconi Art director: Alessio Di Mauro ANALISI Barack Obama No, he could not di Davide Stasi O ramai ci siamo: i repubblicani sono vicini a fare la loro scelta sul candidato che li rappresenterà nella sfida contro il presidente democratico uscente. E quest ultimo, Barack Obam... METAPARLAMENTO Il bluff della Lega di Alessio Mannino Un bluff: questo si è rivelata essere la Lega Nord. Un movimento sano, popolare, con l indiscutibile merito di aver dato... ANALISI Per una storia della Massoneria di Umberto Bianchi Massoneria. Un termine che evoca, in chi lo pronuncia, una molteplicità di sensazioni, tutte però accomunate da un unico... Hanno collaborato a questo numero: Alessio Mannino, Davide Stasi, Fiorenza Licitra, Umberto Bianchi, Andrea Bertaglio Progetto Grafico: Antal Nagy, Mauro Tancredi La Voce del Ribelle è un mensile della MaxAngelo S.r.l. Via Trionfale 8489, Roma, P.Iva Redazione: Via Trionfale 6415, Roma, tel. 06/ , fax 06/ , Testata registrata presso il Tribunale di Roma, n 316 del 18 Settembre MOLESKINE INTERVISTA Intervista Matteo Simonetti di Fiorenza Licitra La Sua opera riporta testualmente passi tratti da fonti ebraiche dimostrazione che i pregiudizi antisemiti trovano piena... CINEMA Il primo ribelle moderno di Ferdinando Menconi opinione che a tempo debito la Storia riconoscerà la Èmia grandezza di Michael Collins. E questo avverrà a mie spese"... Rinnova il tuo Abbonamento Sostieni il Ribelle Prezzo di una copia: 5 euro. Sito internet www: Tutti i materiali inviati alla redazione, senza precedente accordo, non vengono restituiti. Chiuso in redazione il 18/04/2012

3 INTERVISTA LA VERSIONE di Fini aprile 2012 Con la decadenza della Lega, con i fatti di Bossi, cade definitivamente il sistema dei partiti e in senso lato il discorso della finta democrazia che abbiamo nel nostro paese. Ce ne accorgiamo ogni momento. Adesso i presidenti della Camere hanno detto che faranno una riforma del sistema di finanziamento pubblico ai partiti. Il che è ridicolo: gli italiani si erano già espressi in tal senso, e li avevano annullati. Ma i partiti, all'epoca, nottetempo, avevano cambiato la legge e in pratica se li erano assegnati di nuovo. Insomma gli è bastato cambiare le parole per tornare alla situazione di prima, e anche peggio, noncuranti di quello che avevano deciso gli italiani. Se vuoi è, mutadis mutandis, la storia dell'articolo 11 della Costituzione, quello sulla guerra: non la chiami più guerra e allora nonostante l'italia ripudia la guerra si va in guerra lo stesso. A questo punto, con questo criterio, potrebbero sovvertire qualsiasi risultato referendario. Anche il nucleare: lo chiamano in qualsiasi altro modo e fanno ciò che gli pare. Il futuro della Lega? In quanto tale dubito che abbia molto futuro. Ciò che rimane valido della Lega delle origini è il concetto di identità, perché siccome l'utopia di Voltaire, dell'illuminismo, è fallita - "uomo cittadino del mondo" - il concetto di avere una identità e delle radici rimane valido e sarà motivo di scontro per il futuro. Naturalmente, ciò che i leghisti non hanno mai capito, è che l'affermazione sacrosanta dell'identità passa per il rispetto di quella altrui altrimenti diventa violenza e prepotenza. L'idea portante della Lega comunque è ancora valida, sia chiaro, nonostante la parabola malinconica e grottesca di questi giorni.

4 Maroni? È l'uomo giusto, perché non si è mai compromesso con il denaro, perché tutto sommato anche come ministro ha funzionato bene e quindi è l'unico uomo presentabile. Non sono certo altri, come Calderoli o compagnia bella a poterlo sostituire. Che la Lega vada avanti, però, interessa fino a un certo punto, perché quello che ci interessa è smantellare questo sistema. Ci sono anche uomini, non solo nella Lega ma anche da altre parti, che sono persone perbene, ma il sistema rimane quello. La colpa è di chi li vota? Vero,ma solo in parte.noi siamo costretti ogni cinque anni ad andare a legittimare qualcuno che ci comandi dove in realtà non esiste una alternativa, perché in questo senso uno vale l'altro. La colpa è andare a votare, in senso generale. Ma il percorso normale, associarsi intorno alle idee, fondare un partito e poi presentarsi alle elezioni... In questo caso si fa la fine della Lega. Grillo se entra dentro questa cosa non può pensare di rimanere estraneo a quelle logiche lì. Le logiche della partitocrazia non sono sfrondabili, tanto è vero che tutti i gruppi che ci hanno provato non ci sono riusciti. Gli unici sono stati i Radicali, soprattutto quelli di un tempo ma in un certo senso anche quelli di oggi, però rimanendo sempre marginali. Pannella und Bonino una volta difendevano i diritti civili, oggi difendono l'america, il suo modello di sviluppo, dunque è cambiato qualcosa. Dai diritti civili a difendere il tipo di economia capitalista ce ne passa. È cosa che non può andar bene, ma all'interno del loro pensiero sono rimasti coerenti e non mi pare ci sia stato un solo Radicale trovato con le mani in pasta. Endorsement? Cosa vuol dire? Ma non scherziamo: astensione, assolutamente. Coma facciamo da tempo sul giornale e con il Movimento: Zero Voto. Perché se vai a votare li legittimi. Infatti L'unica cosa che stanno facendo è la legge elettorale... Ed è l'ennesima truffa. L'unico modo, e non è detto che sia così romantico e utopico come poteva sembrare tempo fa, è puntare a un alto astensionismo. Perché all'ultima elezione amministrativa non ha votato il 40% degli aventi diritto (il 38 non è andato proprio e poi c'è stato un altro 2% di schede nulle o bianche). Ebbene, se l'astensionismo aumenta ancora di un 20%, se non altro è un segnale molto chiaro. È vero che il sistema è organizzato in modo tale che se anche votano in due è lo stesso, formalmente, però a un certo punto li vai a prendere tutti e due e li mandi a lavorare in un campo di lavoro. E anche se sono il 20, il 25 o il 30 %. E questo è interessante. I partiti hanno perduto finalmente. E ce ne è voluto, ci sono voluti quasi quaranta anni perché le persone capissero, ma una cosa era allora lo spartiacque ideologico, comunismo e mondo libero, e tutto il baraccone poteva avere un senso, potevi anche avere gente che entrava in politica per degli ideali, ma ora è totalmente escluso, ed è escluso che tu votando uno o l'altro cambi qualcosa. Perché marcio non è l'uno o l'altro, marcio è l'uno e l'altro.

5 Il sistema dei partiti finisce, dunque, ma lo scenario è peggiore, perché arrivano i tecnici, gli uomini delle Banche. In Turchia dove c'era una situazione analoga, corruzione totale dei partiti, clientelismo, corruzione, tangenti, insomma come noi, c'è stata una cosa interessante. Il generale Evren prese il potere, cancellò tutto e disse che una volta sistemate le cose avrebbe reso tutto al popolo. Cosa che fece. Solo che noi abbiamo dei generali felloni, cagasotto, che dovrebbero essere mandati in Afghanistan a combattere per imparare qualcosa. Ma insomma si deve azzerare tutto e ricominciare da capo, non possiamo pensare che Fini, Schifani, Napolitano e gente del genere che ha vissuto tutta la vita nel sistema partitocratico possa riformare il sistema partitocratico: è come tagliarsi i coglioni, non glielo puoi neanche chiedere. O c'è una fortissima spinta dal basso che deriva soprattutto dalla situazione economica, il che è probabile, e allora cambiano tutte le carte in tavola, o non cambierà niente. Dobbiamo puntare sull'astensionismo e sulla crisi economica in quanto potenziale grilletto per far scattare una vera rivoluzione. Capisco che è duro dire che è bene che la situazione economica si deteriori, ma questo è, sennò non cambierà mai nulla.

6 EDITORIALE Effetto Domino di Valerio Lo Monaco Se è vero, come sostiene Massimo Fini da tempo, che il sistema del denaro crollerà attraverso il denaro, e se è vero che anche un intellettuale come Alain de Benoist, il quale si cimenta da sempre con la metapolitica - dunque con le idee e non direttamente con gli aspetti meramente pratici, di cui sono pure diretta conseguenza - sostiene che siamo Sull'Orlo del Baratro (questo il titolo del suo ultimissimo libro pubblicato da Arianna Editrice) in merito alla attuale situazione economica, ciò che oggi va compreso a fondo e ficcato in testa anche a martellate sono due cose. La prima: in quel baratro il nostro sistema non può che finire poiché chi ne continua a proporre i dogmi, o detto altrimenti i centri di potere che di fatto lo promuovono e lo sostengono, o meglio impongono a tutti noi di sostenerlo, non ha cambiato direzione. La seconda: siccome non ci siamo ancora, nel baratro, ma appunto siamo "sull'orlo", resta da affrontare le conseguenze che tale situazione impone. È in altre parole ormai certo, lo è certamente per noi e per chi ci segue da tempo, che "il fallimento annunciato del sistema del denaro", per usare ancora parole del saggista francese, non è cosa che può avvenire da un giorno all'altro. Non è cosa che può accadere senza un profondo e totale stravolgimento di tutte le coordinate esistenziali nelle quali almeno la nostra generazione, quelle che ci hanno immediatamente preceduto, e quelle che si affacciano all'età della ragione in questo momento, hanno vissuto e vivono. Ciò non toglie anche che, e questo è il punto, il tempo che stiamo passando e passeremo sul baratro non possa essere che peggiore rispetto a quello in cui si marciava fieri e ignari (almeno i più) verso tale baratro e peggiore certamente di quello che ci sarà quando, per un sentiero impervio quanto si vuole, e certamente conducente a una destinazione differente da quella di partenza, da questo baratro, o prima o poi, ne usciremo. È fuori di dubbio, però, che al momento siamo bloccati e braccati. "Il nostro

7 futuro ci ha raggiunto alle spalle" (e questa volta è Fini che parla) diverso tempo addietro, e la velocità esponenziale con la quale siamo andati avanti sino a questo momento ci ha di fatto spinto sempre di più proprio sull'orlo del precipizio sul quale siamo. Invece di saltare giù, affrontare l'ignoto, ovvero il guado, siamo ora voltati verso il sistema stesso, che avanza verso di noi e ci preme proprio su quell'orlo. E ne stiamo vivendo le conseguenze. Il momento di transizione è inevitabile, e come per tutti i sistemi, economici o meno, o comunque esistenziali, che sono fortemente interconnessi tra loro, un cambiamento di un aspetto non può che ripercuotersi su altri aspetti, che a loro volta imprimono cambiamenti in altri e così di seguito. Posto che la direzione che si è presa per uscire dalla crisi non è, non è mai stata, quella di risolvere i problemi stessi che a tale crisi hanno portato, e verificato che i punti cardinali dell'errore intrinseco di questo modo di vivere sono rimasti immutati, la prima cosa evidente è che la crisi non potrà che acuirsi sino al momento in cui non vi sarà un atto tanto grande da rompere definitivamente il vaso. Sentire oggi delle previsioni del presidente del Consiglio italiano, così come del massimo esponente del Fondo Monetario Internazionale, in merito a quando, ad esempio, in Italia vi sarà una inversione di tendenza rispetto alla recessione della quale sentiamo appena le avvisaglie, è ridicolo. Monti, Draghi, Lagarde & soci non possono fare altro che stime, per poi correggersi, per evitare che a livello mondiale vi sia in modo netto la presa di coscienza generale che siamo agli ultimi giorni di Saigon. Perché una presa di coscienza di questo tipo sarebbe, da sola, in grado di portare sconvolgimenti civili e sociali enormi.tanto grandi, per intendersi, da impedire, sempre a lor signori, di portare avanti il più possibile la situazione pur disastrosa e ineluttabile nella quale loro, invece, possono continuare a vivere né più né meno come hanno sempre fatto cercando peraltro di accaparrarsi fette ancora crescenti di ricchezza e sicurezza per il momento in cui il futuro nero avvolgerà l'intero pianeta. Essi sperano che a quel punto avranno messo da parte il necessario per vivere ancora nell'opulenza mentre tutti gli altri saranno impegnati in una lotta di sopravvivenza all'ultimo sangue. Dunque più tirano per le lunghe il tutto e meglio è, per loro. In merito agli altri, cioè a noi, la situazione è invece diversa. Quello che sta accadendo, da una parte, è esattamente questo: a pagare i sacrifici della situazione sono i popoli, mentre nelle stanze dei bottoni, e a piramide chi a tali stanze e bottoni è variamente collegato, di fatto non sta subendo più di tanto le conseguenze dalla situazione. A pagare maggiori tasse è la parte più povera del pianeta, a suicidarsi sono i piccoli imprenditori, a vivere con molto meno sono i più. Non si sente mai di un broker o un direttore di Banca, o di un esponente di una multinazionale, che si suicida, o che protesta per una situazione che non gradisce. Semplicemente, questi, sono ben distanti da quello che tutti gli altri stanno vivendo. E questo da una parte. L'altro aspetto è che tutti gli altri che già stanno subendo, o presto subiranno, il più classico degli effetti domino - del quale pure, su queste pagine, scrivemmo già anni addietro - hanno iniziato da poco, iniziano oggi o inizieranno presto, a doversi confrontare con gli effetti che un crollo da una parte comporterà nelle altre e così a ripetersi per tutti gli aspetti collegati di un medesimo meccanismo. Nel frattempo, appunto, sul baratro, si continuano a pagare le conseguenze.

8 Per fare il caso del nostro Paese, che da solo non conta nulla in un discorso mondiale ma che può essere preso come esempio paradigmatico generale, noi abbiamo già subito una serie di misure imponenti che hanno ipotecato il nostro futuro e ci hanno infilato direttamente nella recessione economica nella quale siamo. Solo nelle poche ore in cui scriviamo questo articolo ci sono stati diversi suicidi tra piccoli imprenditori, sono state chieste, dalle aziende, centinaia di migliaia di ulteriori ore di cassa integrazione, una azienda di un conosciutissimo alcolico ha chiuso i battenti in Italia e sta delocalizzando altrove, una casa costruttrice storica di motociclette è stata ceduta a un gruppo tedesco, abbiamo perso la sovranità sui conti economici del nostro paese perché la maggioranza della politica ha votato, tenendo di fatto all'oscuro gli italiani, sul cambiamento della Costituzione che da oggi impone il pareggio di bilancio e il controllo a livello europeo di come spendiamo i soldi e si sta intensificando il passaggio verso Eurogendfor, ovvero la polizia europea che avrà ovviamente il compito di tenere, per quanto possibile, controllate le masse crescenti di cittadini furiosi. Sono pochi esempi raccolti rapidamente. In altre parole, la situazione sta risolutamente peggiorando. Sia dal punto di vista politico che macroeconomico, sia dal punto di vista locale sia da quello personale, ogni pedina si muove in una direzione che è segnata. L'effetto domino colpirà sempre più velocemente. I cassa integrati di oggi difficilmente saranno reintegrati in azienda a fine previdenza. Chi non ha un lavoro difficilmente ne troverà a condizioni minimamente accettabili,e chi ha un po' di ricchezza da parte sarà costretto a utilizzarla per sopperire alle mancanze di una situazione fatalmente peggiorata. Sentire Monti che dichiara che in Italia ci sarà una ripresa dal 2013 fa armare la mano sia nei suoi confronti sia nei confronti di chi ha raccolto tale dichiarazione e la ha riportata al pubblico senza farsi spiegare su quali basi tale dichiarazione poggi. Perché se la recessione attuale non può che peggiorare, e se un peggioramento della situazione non può che condurre a ulteriore recessione, non vi è un solo punto che sia uno, sia a livello macro (anche la Cina sta rallentando, il che è tutto dire) sia micro (basta vedere la situazione nelle nostre città e nelle nostre province, il numero delle aziende che falliscono) che possa far presumere anche lontanamente una situazione del genere. È inutile, in altre parole, sperare di "vedere la luce alla fine del tunnel", come ci ha scritto recentemente una nostra lettrice da tanti anni, se la luce che si cerca vuole essere trovata tra i bagliori artificiali di quel mondo in decadenza che era e di cui stiamo vivendo gli ultimi scampoli. La luce, semmai, va cercata in nuove direzioni. O, visto che siamo letteralmente al buio, si deve cercare almeno di rimanere lucidi per individuare, quando sarà, un sentiero del tutto nuovo da iniziare a percorrere pur non conoscendone la fine. È inutile - tra noi dobbiamo pur dircelo chiaramente - rimanere attaccati a una speranza, quella che ci propongono i vari Monti & Co., di tornare dopo "grandi sacrifici" a vivere come vivevamo venti anni o anche solo dieci anni addietro. Quel mondo è irrimediabilmente compromesso e diretto rapidamente verso la capitolazione. Ma la sfortuna che subiamo non è tanto in questo, ovvero nel fatto che quel modello di sviluppo sia arrivato alla fine come era giusto e sperabile che fosse, quanto nel fatto che viviamo, e subiamo, la transizione. Niente paura: l'uomo ce l'ha sempre fatta a continuare la sua storia. Ce la faremo anche noi. Valerio Lo Monaco

9 EDITORIALE Forex? Il rischio è tutto vostro Basta poco. Che ce vo? All origine Forex è solo una sigla, che sta per Foreign Exchange Market e indica la compravendita di valute. Come riporta una guida specializzata, diffusa da una delle società di intermediazione di cui parleremo più avanti, il Forex «è senza dubbio il più grande mercato del mondo come valore delle transazioni effettuate giornalmente. Si stima, infatti, che ogni giorno nel merdi Federico Zamboni Lo Stato ha le lotterie, per abbindolare la gente in cerca di facili guadagni. E con l andare degli anni ha intensificato massicciamente l offerta, aggiungendo sempre nuovi prodotti in grado di lusingare le speranze in una vincita che, quand anche non così cospicua da consentire di smettere di lavorare e di vivere di rendita, permetta almeno di togliersi qualche sfizio più o meno costoso. Un automobile di grossa cilindrata, una vacanza esotica, magari un ritocchino estetico sotto i ferri del chirurgo, e via sperperando nel segno di un benessere materiale superiore ai propri mezzi abituali. Le imprese private non vedevano l ora di sfruttare anch esse la situazione, volgendo a proprio vantaggio l insidiosissimo miscuglio di crescente povertà e di smanie consumistiche. Lo Stato ha spianato loro la strada: un po autorizzando espressamente, come nel caso delle scommesse, delle slot-machine, del bingo e dell ormai dilagante poker all americana, e un po lasciando fare, senza intervenire su attività commerciali a dir poco equivoche. Le quali sono altrettanto ciniche, nel fare leva sulla credulità diffusa, ma forse sono ancora più subdole. Perché nascondono la loro natura effettiva, che è assimilabile a quella dei giochi d azzardo, dietro la patina superficiale dell investimento finanziario: che pur essendo intrinsecamente aleatorio, per le sue ambizioni speculative, si presenta però in una luce diversa e più qualificata. Al posto dei casinò, veri o virtuali, ecco i mercati planetari delle valute e dei titoli. Al posto delle legioni di sprovveduti che si affidano solo alla buona sorte, ecco un ipotetica élite di sagacissimi operatori che studiano accuratamente le proprie mosse. Il superenalotto e il gratta e vinci sono per gli sciocchi.wall Street, e affini, sono per i furbi. E siccome molti si sentono furbi

10 cato del Forex vengano scambiati quasi miliardi di dollari». Un enorme flusso di denaro che si articola su un infinità di transazioni, grandi e piccole, e che è il contesto ideale per chi vuole lucrare sugli scambi. Poiché le quotazioni reciproche sono in perenne mutamento, ancor più delle azioni e obbligazioni che si scambiano in Borsa, le opportunità di profitto sono incessanti e si può guadagnare sia sugli spostamenti all insù, sia su quelli all ingiù. A patto, naturalmente, di essere così abili (o così fortunati) da prevedere la direzione che prevarrà di volta in volta. Nata come pratica riservata ai grandi operatori soprattutto bancari o comunque ai professionisti del campo, ovvero a chi dispone sia di una robusta competenza che delle informazioni necessarie a monitorare le mutevoli tendenze al rialzo o al ribasso, si è poi deciso di aprirla anche ai piccoli investitori, nel ben noto presupposto che essi sono destinati,nel loro insieme,a rimetterci ben più di quanto guadagneranno. Per dirla nel gergo borsistico, il parco buoi. La sigla tecnica ha così finito con l assumere un significato assai più ampio, e suggestivo. Oggi Forex è una specie di marchio commerciale, anche se non appartiene in esclusiva a nessuna società e connota un intero settore. Le pubblicità delle singole aziende replicano all incirca lo stesso cliché, ma concentriamoci su quella della Anyoption che compare spesso, tra l altro, sul sito del Corriere della Sera. Innanzitutto c è la foto di un uomo che guarda dritto nell obiettivo e ha l aria soddisfatta del gatto che ha mangiato il topo. Anzi, che ha trovato una riserva illimitata di topi da sgranocchiare a piacimento, soddisfacendo al tempo stesso la propria fame e il proprio ego. La voracità materiale e quella psicologica. Alla faccia si accompagnano alcune frasi, brevi e attraenti. Concise per arrivare dritti al punto (il guadagno rapido e cospicuo) e per apparire indiscutibili. Attraenti (se no che pubblicità sarebbe?) per accendere il desiderio di saperne di più. In calce al discorsetto-show, sulla sinistra, compare un fulmineo identikit del campioncino di turno. E infine, sulla destra, un pulsante con la scritta, quanto mai ingannevole, «leggi l articolo». Primo esempio: Faccio 1000 in pochi minuti senza alzarmi dalla sedia. Mi piace l azione rapida e prendere decisioni strategiche, quindi ho deciso di investire con destrezza con diverse somme di denaro. Oggi scelgo le opzioni che offrono profitti di quasi mille euro al minuto. Giuseppe, 34, pilota. Secondo esempio: Come sono riuscito a raddoppiare il mio stipendio? Non ero soddisfatto del mio stipendio mensile, quindi ho deciso di aprire un conto con anyoption. Ho iniziato con una piccola somma che è cresciuta rapidamente raggiungendo di entrate extra al mese! Luca, 35, Direttore Marketing. Terzo esempio: Guadagno extra al mese! Un collega mi ha raccontato di anyoption e ho deciso di provarci. Essendo un amante dell'azione e del successo, sapevo che sarei stato bravo. Ho iniziato con dei trade saggi e ho cominciato a vedere dei conspicui profitti. Mi piace essere concentrato e prendere decisioni rapide che possono fruttare fino al 70% su ciascun investimento. E la parte migliore, è che non ci vuole alcuna esperienza precedente in finanza - chiunque ce la può fare. Raffaele, 49, Chirurgo. Poi si clicca sul fatidico invito a leggere l articolo e ci si ritrova dentro la homepage del gestore del servizio. La soglia del paradiso, a prima vista. L anticamera dell inferno, per chi sarà così sciocco da sottovalutare le difficoltà che lo attendono. O da sopravvalutare sé stesso e le proprie capacità di venirne a capo.

11 Benvenuti, amici. Benvenuti L incipit è un po perentorio e un po cordiale, come si conviene agli ultimi arrivati che ambiscono a inserirsi in un gruppo altamente selezionato. Metà invito e metà monito: «Ora tocca a te!». Il prosieguo mira a rafforzare le attrattive implicite e a ribadire la straordinaria possibilità di concretizzarle: «Hai sempre sognato di guadagnare delle entrate extra in maniera immediata? Vuoi imparare come si guadagnano un po' di soldi in più per andare in vacanza o per fare shopping? Ecco come si fa: anyoption, un leader mondiale pionieristico nelle opzioni binarie, ti invita ad entrare nell'arena finanziaria. Con AnyOption puoi ottenere un profitto del 70% in meno di un'ora in qualunque situazione del mercato, sia in rialzo che in ribasso (il grassetto è nel testo NdR).» Un inno alla facilità di profitto, che del resto riecheggia anche nel motto aziendale Anyone can trade. Perciò, dal momento che ognuno può fare trading, va da sé che coloro i quali non si cimenteranno siano per definizione dei poveretti al di sotto della norma. Per trovare un primo accenno ai pericoli, viceversa, bisogna aguzzare la vista e cogliere quanto riportato in fondo alla pagina, in caratteri assai più piccoli degli altri: «Avviso importante sui rischi: il trading di opzioni coinvolge rischi significativi. Consigliamo vivamente di leggere attentamente tutti i nostri termini e condizioni prima di fare un investimento». Eccetera eccetera, fino al conclusivo «i clienti devono essere consapevoli delle proprie responsabilità fiscali in materia di rendite finanziarie nel proprio paese di residenza». Quali siano queste responsabilità fiscali lo spiega la guida che abbiamo già citato prima, e che viene gentilmente fornita da Mondoforex.com: «La prima cosa da sapere è che in Italia le valute acquistate con il Forex sono tassate e tassabili solo se mantenute per almeno 7 giorni lavorativi e se l'importo supera le vecchie 100 milioni di lire. Se quindi volete fare Forex per divertimento o per provare, andate pure tranquilli». Tranquilli? Sul piano fiscale forse sì. Ma molto meno sugli altri. Quando si giunge alla questione dei rischi, infatti, il testo si sofferma solo su quelli oggettivi e sorvola sull altro aspetto fondamentale, che è la preparazione personale di chi quei tranelli dovrà affrontarli. L unico avvertimento stemperato quanto basta a ridurlo ad avvertenza en passant, e formulato in modo tale da caldeggiare l utilità del supporto che verrà assicurato ai clienti lo si ritrova nella prefazione: «Il nostro consiglio è quello di non fare mai le cose di fretta e di ragionare il più possibile. Studiate, restate sempre informati su quello che accade nel mondo (perché, come leggerete in seguito, gli andamenti del mercato del Forex sono influenzati da tantissime variabili) e, soprattutto, non investite mai nel Forex del denaro che vi è strettamente necessario (come quello che vi serve per pagare una rata del mutuo, ad esempio)». Grandiose suggestioni e modesti richiami alla cautela. Un accorto dosaggio di lusinghe da imbonitori, che incendieranno la cupidigia, e di precisazioni a margine, che resteranno pressoché ignorate. Il tipico doppio binario delle pubblicità che riguardano prodotti o servizi con talune, eventuali, spiacevoli controindicazioni: i vantaggi si magnificano ad alta voce e riempiono la quasi totalità dello spazio (dello spot); gli svantaggi si relegano in un accenno sistemato in coda, che si consuma in un attimo e che tende a passare inosservato. Uno stringato post scriptum da dimenticare un istante dopo averlo ascoltato.

12 Le autorità stanno a guardare Che lo Stato non vada per il sottile, quando c è da rimpinguare le casse pubbliche incentivando la tentazione popolare a ottenere vincite mirabolanti, lo abbiamo già ricordato in apertura. Ed è cosa nota che per lavarsi le mani dalle degenerazioni possibili, o probabili, ci si limiti a un fuggevole, e ipocrita, «gioca senza esagerare». Che è un po come portare i golosi in pasticceria e poi, mentre quelli hanno occhi solo per le montagne di dolci e l unica cosa che si chiedono è se abbiano in tasca abbastanza soldi per farne incetta, sussurrare in un soffio «mangia senza abbuffarti. Ciò che però lascia ancora più perplessi è la totale indifferenza nei confronti di un fenomeno come quello che stiamo esaminando. Secondo l articolo 2 del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale, pervenuto alla sua 53esima edizione in vigore dal 21 novembre 2011, la pubblicità «deve evitare ogni dichiarazione o rappresentazione che sia tale da indurre in errore i consumatori, anche per mezzo di omissioni, ambiguità o esagerazioni non palesemente iperboliche, specie per quanto riguarda le caratteristiche e gli effetti del prodotto, il prezzo, la gratuità, le condizioni di vendita, la diffusione, l'identità delle persone rappresentate, i premi o riconoscimenti. Nel valutare l'ingannevolezza della comunicazione commerciale si assume come parametro il consumatore medio del gruppo di riferimento». Il Codice, vale la pena di ricordare, «è vincolante per utenti, agenzie, consulenti di pubblicità e di marketing, gestori di veicoli pubblicitari di ogni tipo e per tutti coloro che lo abbiano accettato direttamente o tramite la propria associazione, ovvero mediante la sottoscrizione di un contratto di cui al punto d), finalizzato all'effettuazione di una comunicazione commerciale». Ergo, non solo le aziende e le agenzie pubblicitarie ma anche i media che ne ospitano le inserzioni. E dunque i quotidiani come il Corriere, che non battono ciglio né di fronte al messaggio nel suo insieme, né davanti al succitato «leggi l articolo». Quanto allo Stato, e in particolare a quell Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, altrimenti nota come Antitrust, alla quale «dal 2007 è stato affidato il compito di tutelare i consumatori (e dal 2012 anche le microimprese) dalle pratiche commerciali scorrette delle imprese e dalla pubblicità ingannevole», non risulta che sia stata presa alcuna iniziativa concernente la propaganda delle società, sempre più numerose, che danno la caccia ai nuovi adepti del Forex. Eppure sembrerebbe una valutazione semplice, quella da fare. Come abbiamo appena visto, si tratta solo di verificare che venga evitata «ogni dichiarazione o rappresentazione che sia tale da indurre in errore i consumatori, anche per mezzo di omissioni, ambiguità o esagerazioni non palesemente iperboliche». Ma a quanto pare non è così, nei casi che abbiamo passato in rassegna e negli altri che ne ricalchino le modalità. Evidentemente, è del tutto normale strombazzare che c è un Giuseppe, 34, pilota che fa «1000 in pochi minuti senza alzarmi dalla sedia», un Luca, 35, Direttore Marketing che ha «iniziato con una piccola somma che è cresciuta rapidamente raggiungendo di entrate extra al mese!», e un Raffaele, 49, Chirurgo, che guadagna «7.000 extra al mese!». Persone come tutti noi. Gente comune che ha avuto la fortuna di scoprire la cuccagna del Forex e che ha avuto quel pizzico di coraggio che serve per allungare la mano verso l albero fatato e gravido di doni. Suvvia: perché mai dubitarne? E perché mai non fare altrettanto? Federico Zamboni

13 Analisi Barack Obama No, he could not L immagine costruita attorno al presidente della speranza resse per un po, almeno fino all attribuzione ad Obama del Nobel per la pace.talmente temdi Davide Stasi Oramai ci siamo: i repubblicani sono vicini a fare la loro scelta sul candidato che li rappresenterà nella sfida contro il presidente democratico uscente. E quest ultimo, Barack Obama, ha alle spalle quattro anni di lavoro. Novembre, mese in cui l America sceglierà la propria guida per il prossimo quadriennio, è alle porte, e ormai da mesi la politica a stelle e strisce è influenzata essenzialmente dall imminenza della campagna presidenziale. Insomma è il momento giusto per cercare di tracciare un bilancio dell amministrazione Obama. Il punto migliore da cui partire sono le reazioni che si ebbero, nel novembre 2008, dopo la sua elezione. Una standing ovation nell opinione pubblica globale, a cui i leader dei vari paesi diedero voce, seppure con diverse declinazioni. Dentro e fuori gli Stati Uniti ciò che colpì di più fu constatare che alla Casa Bianca si era insediato un presidente non bianco. Nemmeno nero, in realtà, ma i tratti vagamente afroamericani del nuovo uomo più potente del mondo stupirono tutti. Uno stupore molto ben alimentato da un informazione che non mancò di mettere in luce la novità puramente etnica delle elezioni presidenziali americane, insieme a tutto il portato di retorica ed emozionalità che Barack Obama mostrò fin dall inizio di saper maneggiare con notevole perizia.a seguire, stupì la giovane età del presidente, connessa strettamente, nella comunicazione politica che lo sosteneva, all ampio uso delle nuove tecnologie durante la sua campagna elettorale. In breve si diffuse il mito che Obama avesse raccolto denaro solo tramite le donazioni su internet, evitando le grandi lobby, e che si innervosisse se la sicurezza gli imponeva di rinunciare al suo Blackberry. Un uomo della modernità, insomma, un uomo nuovo. Radicalmente nuovo rispetto agli abissi toccati con le presidenze di Bush jr.

14 pestivo da essere definito da qualche analista critico come preventivo, riecheggiando ironicamente la natura gli attacchi militari voluti da Bush in Afghanistan e Iraq. Dopo il massimo riconoscimento internazionale, le attese per la nuova amministrazione americana erano altissime. Trovarsi su una vetta così alta, però, significa correre il rischio di ruzzolare giù con una caduta rovinosissima. Ed è quello che, di fatto, è accaduto ad Obama. È più che legittimo quindi, di fronte a tante aspettative generiche, e di fronte a quelle particolari del suo programma elettorale, ora che l amministrazione dovrà rinnovarsi, ripassare l elenco del fatto e del non fatto, o del fatto male. Servirà a capire quanto si sbagliava l opinione pubblica mondiale a sperare in un cambiamento radicale sulla sola base del colore della pelle, della giovane età o delle grandi parole. Servirà a capire il motivo per cui i leader progressisti del resto del mondo hanno smesso in breve di citare il presidente americano come modello da seguire. Ma soprattutto servirà a spiegare perché, dopo la strabordante vittoria del 2008, ora Obama sia preoccupato dalle elezioni presidenziali, e dai sondaggi che gli attribuiscono un gradimento modesto, seppur sempre maggioritario. Oltre che nero, il presidente americano venne subito considerato anche verde. L ecologia è stata un punto forte della sua retorica elettorale, ed era ben presente nel suo programma. La chiave di tutto doveva essere la green economy, come nuova opportunità di sviluppo. Verissimo sulla carta, ma le migliori intenzioni, quand anche fossero state sincere e non meramente strumentali ad acquisire il consenso elettorale degli ecologisti, si sono presto schiantate sulla realtà dei fatti. Di cui fanno parte le potentissime lobby, soprattutto nel comparto energetico, e l imbattibile concorrenza cinese. Dal primo versante, poco dopo l elezione, Obama spiazzò tutti i suoi sostenitori tirando drittissimo sul nucleare: gli stanziamenti e gli investimenti dell era Bush vennero tutti confermati, e nessun piano di superamento della fonte energetica atomica è stato mai nemmeno vagamente abbozzato. L unico atto antinucleare dell amministrazione è stata la croce sopra messa sul deposito nazionale di scorie di Yucca Mountain, su cui gli USA lavoravano da quarant anni. Non si è trattato però di un atto strategico, bensì di un obbligo derivato dai fatti: la catena montuosa del Nevada, dopo averci speso sopra miliardi di dollari di soldi pubblici, è risultata inidonea e strutturalmente insufficiente ad accogliere in piena sicurezza i fusti di scorie radioattive. Non solo: i costi e i rischi per trasportare i veleni dalle diverse centrali al sito di stoccaggio erano totalmente insostenibili. Insomma Obama non ha realizzato un atto di volontà, ma si è conformato a un obbligo dei fatti, lasciando in sospeso l aspetto più grave legato alla produzione di energia dal nucleare. Nel frattempo al dirimpettaio giapponese esplodevano tre reattori, ma nemmeno questo ha fermato i programmi d investimento americani. Sì, perché intanto la crisi ha travolto gli Stati Uniti, e il nucleare è da sempre la chimera perfetta per la creazione di posti di lavoro. E davanti ad essa il presidente si piega, senza fiatare. Restando paralizzato, dall altro versante, dal lato della vera green economy, di fronte alla spietata concorrenza cinese nella produzione di pannelli solari, dove gli USA avevano discreti margini di competitività. Il mercato viene inondato di prodotti orientali efficienti e a basso costo. E le imprese green a stelle e strisce cadono come mosche. Quanto al resto, del colore verde nelle iniziative di Obama, a livello nazionale così come nei consessi internazionali indetti per trovare risoluzione al riscaldamento globale, non rimane nulla. Se non forse il sempre predominante colore dei dollari.

15 Poi c è la pace. La grande aspettativa per il nuovo presidente, fregiato a tempo di record, senza ancora aver fatto praticamente nulla, del Nobel. La speranza era dimenticare le guerre preventive di Bush con tutto ciò che hanno portato. Ed ecco quindi la promessa di riportare i ragazzi a casa, strappandoli da territori, l Afghanistan e l Iraq, che, non c è verso, proprio non riescono a vederli come liberatori e portatori di democrazia. Con le truppe in smobilitazione, si sarebbe anche andati verso una nuova filosofia di pacificazione, con la chiusura di Guantanamo e un nuovo ordine nelle relazioni internazionali, improntato alla diplomazia più che alle armi. Niente da fare. Poco dopo la sua elezione, Obama sostituisce la guerra preventiva con la guerra giusta, nuova definizione che inchioda i soldati americani là dove stanno da anni, e da cui continuano a tornare fasciati dalla bandiera a stelle e strisce, in una bara. A parte un minimo disimpegno, realizzato dietro l obbligo di sostituzione da parte di truppe europee (tra cui quelle italiane), la guarnigione yankee rimane lì, a protezione dei soliti governi fantoccio e soprattutto degli interessi americani. Che sono il petrolio, i tracciati dei gasdotti ed oleodotti e, in subordine, la possibilità di creare nuove comunità di consumatori inebetiti per la spazzatura prodotta in America. Quanto a Guantanamo, la prigione è sempre lì. Solo un po meno affollata, dato che Obama ha spedito alcuni dei prigionieri nelle prigioni dei paesi d origine, dopo essersi assicurato che il trattamento non sarebbe cambiato. Sui processi di pace in generale, a livello mondiale, nulla è cambiato, se non in peggio. In Medio-Oriente Israele continua ad essere comandato a bacchetta da Washington, e a servire gli interessi americani dell area. Ma è soprattutto nell asse asiatico che Obama ha operato peggio nell ottica della pace futura. Lì l obiettivo è la Cina, il competitore più pericoloso per l egemonia americana. E insieme ad essa la Russia, sempre troppo pericolosamente autonoma e orgogliosa sul piano internazionale. Date le ristrettezze della crisi che hanno finito per coinvolgere anche il ricchissimo bilancio del Pentagono, Washington è stata costretta ad appaltare la difesa, anzi l attacco potenziale, ai paesi alleati, che sono stati costretti ad accogliere impianti di difesa missilistica americani e a costruire di tasca propria infrastrutture militari potenzialmente utili agli USA. Questo è avvenuto inizialmente nell arco che dai paesi dell est-europa arriva in India, passando per la Turchia, con il palese intento di tenere sotto tiro la Russia. Con Obama, e tramite l instancabile attività del Segretario di Stato Clinton, l arco si è ampliato, comprendendo il sud-est asiatico, l Australia, il Giappone, fino a convergere nella Corea del Sud (utile in questo senso rileggere gli approfondimenti e riascoltare le interviste realizzate dal Ribelle sulla base militare prevista nell Isola di Jeju). Un arsenale straordinario è dunque puntato sulla Russia, ma adesso anche sulla Cina, e basi militari sono sparse ovunque nei paesi alleati, anzi proni, all autorità imperiale americana, grazie alle politiche di pace di Obama. Il tutto a costo zero per le casse pubbliche americane, e con profitti per l industria bellica a stelle e strisce. Non male, insomma, per un Nobel per la pace. Sul fronte interno c erano grandi attese, proporzionali alle promesse elettorali, relativamente ai diritti civili, calpestati allegramente dalle amministrazioni Bush, e alla sanità. Obama aveva assicurato che avrebbe abolito il Patriot Act, la normativa di limitazione delle libertà personali, voluta da Bush all indomani dell 11 settembre. Allo stesso modo aveva promesso che sarebbe stato limitato il ricorso alle intercettazioni e al controllo delle comunicazioni

16 della cittadinanza. Niente da fare: il Patriot Act è stato riapprovato senza colpo ferire, e sul capitolo intercettazioni l amministrazione ha fatto peggio. Oltre a riconfermarle,ha dato loro dignità di legge,fornendo per di più immunità alle compagnie che le effettuano. La tanto celebrata land of freedom, già violentata da otto anni di amministrazione repubblicana, è e continua ad essere una terra di libertà condizionata e vigilata. La riforma sanitaria, poi, doveva essere il fiore all occhiello dell amministrazione Obama. L obiettivo era riuscire là dove aveva fallito l amministrazione di Clinton: limitare fortemente lo strapotere delle compagnie assicurative, aprire l accesso all assistenza sanitaria alle classi meno abbienti, cancellare tutte le storture e i condizionamenti delle compagnie farmaceutiche. Insomma si profilava, sul suo programma elettorale, una riforma complessiva di tutto il sistema anomalo che Michael Moore aveva impietosamente messo alla berlina con il suo film Sicko. Su questo Obama era oggettivamente partito lancia in resta, come già il suo predecessore democratico, ma quando la riforma è arrivata in Congresso, è stata annacquata fino a diventare irrilevante nel merito, mantenendo però nella forma il carattere, sempre essenziale nelle iniziative del presidente uscente, di grande ed efficace spot. Di fatto il protocollo resta com è, con il misero sistema Medicaid per i più poveri e il sistema Medicare per gli anziani, che i repubblicani, specie dopo aver conquistato la maggioranza in Congresso dopo le elezioni di medio termine, vorrebbero eliminare o ridurre. Ciò che resta, alla fine, è un aggravio per le casse pubbliche di 900 miliardi di dollari, che in dieci anni finiranno invariabilmente nelle casse delle case farmaceutiche e delle società assicurative, avendo in cambio qualche misera agevolazione non per i poveri, ma per il ceto medio americano, il perenne punto di riferimento nelle retoriche politiche ed elettorali, pur essendo oggi in agonia terminale. E infine c è la crisi. Obama si è trovato a gestire la slavina partita proprio dagli Stati Uniti, cercando di contenere i danni, senza alcuna azione reale sulla fonte del problema. Da politico astuto, è corso a promuovere qualunque iniziativa potenzialmente utile a creare posti di lavoro, o a dare l illusione che se ne potessero creare. Della politica sul nucleare si è detto, e si potrebbero aggiungere, in connessione sempre con le politiche energetiche, la questione del dannosissimo shale gas o della condotta che dovrebbe sventrare verticalmente il territorio statunitense per portare dal Canada al Texas il petrolio spremuto dai fanghi bituminosi. Tutte attività devastanti per gli ecosistemi e la salute umana, ma in grado di creare qualche manciata di posti di lavoro, utili da buttare sul tavolo della campagna elettorale. Ma politiche del genere vanno a tappare le falle dell oggi, raccattano qualche consenso in più, lasciando invariata la causa prima dell imminente affondamento: il sistema finanziario e bancario. Su cui, in campagna elettorale, Obama aveva annunciato sfracelli, con controlli severissimi, misure draconiane, e una generale riappropriazione del primato della politica su quella finanza che, con i suoi giochetti imperniati sull immobiliare, ha praticamente mandato a catafascio il paese e il mondo. Nella pratica: nulla di fatto. Gli aiuti, diretti e indiretti, al sistema finanziario in crisi sono proseguiti. Nuove regolamentazioni, a rimpiazzare quelle polverizzate dai tempi di Reagan fino all era di Bush jr., non ce ne sono state: tutto rimane selvaggio e governato dai potentati bancari coordinati apertamente dalla FED e segretamente da altri consessi ancor più impenetrabili. J.P. Morgan, Goldman Sachs, Citigroup sono stati e restano, anche con Obama alla Casa Bianca, i burattinai del

17 sistema. Anzi costituiscono il sistema stesso, nel momento in cui i propri uomini finiscono per sedere nelle sedi decisionali del potere politico. Il primo capo di gabinetto di Obama fu, ad esempio, Rahm Emanuel, proveniente da una banca d investimento (la Wasserstein Perella) dove si era occupato di settori strategici come l energia, l immobiliare, la sicurezza e le comunicazioni. Insomma la prima nomina del neo presidente proveniva proprio dal settore che aveva creato la crisi. E non è stata l unica: a segretario del tesoro ha nominato, ad esempio, Timothy Geithner, ex presidente della Federal Reserve, nonché uno dei responsabili della devastazione finanziaria, che ha candidamente ammesso di consultarsi regolarmente più con i vertici di Goldman Sachs che con il Congresso. Non è finita: uno dei consiglieri economici più ascoltati da Obama è Robert Rubin, già segretario al tesoro di Clinton, ma soprattutto per 26 anni alle dipendenze di Goldman Sachs e poi direttore di Citigroup. A questi si è aggiunta tutta una pletora di membri organici al sistema finanziario e bancario americano e internazionale, che sono finiti ad occupare posti-chiave, i gangli del potere decisionale, che così, anche con Obama, è rimasto ben lontano dal riappropriarsi del proprio primato. L impegno, politico e finanziario, profuso per contrastare la crisi si è ridotto così nell elaborazione di piani salva-banche e nell approvazione di continue e dannose iniezioni di liquidità pubblica (quantitative easing) nel sistema. Chi ha sfasciato il sistema è stato chiamato da Obama a ripararlo, ed ora i soliti soggetti sono ancora più ricchi e potenti di prima, mentre sul territorio sono fioccate nuove tasse, misure di austerità, i poveri sono sempre più poveri, i senza casa in aumento costante a causa dei pignoramenti a pioggia. Non è forse un caso che nella iperconformista America, pur sotto una presidenza che si presumeva illuminata a progressista, si è organizzato un movimento di protesta ampio e determinato come non se ne vedeva dagli anni 60, i noti Occupy Wall Street. Anche questo dimostra come, alla fine, nulla sia cambiato, se non nello stile e nelle modalità comunicative, nel passaggio da Bush a Obama, dal governo repubblicano a quello democratico. Ancor più dopo la conquista della maggioranza al Congresso da parte dei repubblicani alle elezioni di medio termine, nel Da quel momento la politica di Obama è stata una continua ricerca del compromesso o un braccio di ferro, a seconda dei casi, come nel frangente folle del default di bilancio. Sfiorato ed evitato a norma di legge, semplicemente modificando l altezza dell asticella superata la quale si deve chiudere bottega. Con tutti questi dati si può ben dire che la presidenza di Obama è stata una grande promessa non mantenuta. Un nulla di fatto. Dunque perché gli americani dovrebbero tornare a votarlo? Perché ancora mantiene un appeal, seppure decisamente diminuito rispetto al 2008? La risposta sta probabilmente nella costante presa della retorica obamiana, capace di agganciare la costante speranza di una redenzione per tutti, insita per natura dentro ogni americano, e così bene sintetizzata dal quel Yes, we can, poi risultato vuoto di contenuti. Ma sta anche nel fatto che Obama, non ha ostacolato, anzi ha aiutato concretamente i potentati che ne hanno determinato l elezione, rendendosi utile ai loro interessi e mostrandosi affidabile più di uno qualunque dei possibili candidati repubblicani. Un altra risposta possibile l ha data uno dei maggiori analisti critici degli USA, Noam Chomsky. Semplicemente Obama è l unico personaggio, nel quadro dei possibili candidati alla presidenza, che abbia un qualche senso

18 logico, specie rispetto ai deliri pronunciati dai diversi aspiranti candidati repubblicani. Non che con ciò Chomsky sposi l idea di un secondo mandato del presidente uscente. Esattamente come tutti coloro che si guardano bene dal votare repubblicano, e che sono rimasti cocentemente delusi dal quadriennio obamiano, semplicemente lamenta che non esistano alternative tra un presidente «astuto e senza scrupoli» come Obama, e un candidato proveniente da un ambiente, quello repubblicano, che è «al di fuori dello spettro internazionale di un comportamento normale». Può essere che sia così. Sicuramente Chomsky ha il polso dell opinione pubblica e della platea elettorale americana più di quanto non si possa avere qui in Italia. Ma, per esperienza e storia, è già ben noto che il popolo statunitense, specie quando deve scegliere i propri leader, non ha difficoltà, se anche ha già raggiunto il fondo, a mettersi a scavare per arrivare ancora più in basso. Davide Stasi

19 Metaparlamento Il bluff della Lega Vizio originario Con una peculiarità tutta sua, però: l odore dei soldi ha reso metastasi il vizio d origine del Carroccio, quello per cui il leghismo ha perduto anno dopo anno, uno dopo l altro, esponenti anche storici come il fondatore della Liga Veneta, Franco Rocchetta, assieme a molti altri, ovvero l accentramento dittatoriale nella figura del Gran Capo, che cacciava ed espelleva chi non si metteva sull attenti, degenerato dopo l ictus del 2004 in conduzione familistica, col cerchio magico a fare e disfare linee politiche e bonifici della cassa, fino a innalzare l ex autista di Biondi, tale lombrosiano Belsito, al rango di tesoriere, deputato, sottosegretario e vicepresidente di Federmeccanica (sic!). Cose che neanche il Psi dei nani e ballerine di craxiana memoria. Il repulisti di Maroni, al di là della condanna etica ed eventualmente giudiziaria degli indagati vicini all Umberto e a sua moglie Manuela, significherà che nella lotta di potere interna alla Lega la corrente maroniana conquisterà il partito (ed è plausibilissimo, questo va detto, che chi ha fatto partire le indagini sia stato uno dei suoi). La loro vittoria equivale ad una normalizzazione - qualcuno dice "democristianizzazione" - che abbandonerà giocoforza i residui cascami della retorica bossiana (urla rauche, insulti, annuncishock) relegandola a ricordo nostalgico, e mirando al sodo per tutto quanto riguarda il resto: al presidio del territorio, dove la Lega ha ancora una nutridi Alessio Mannino Un bluff: questo si è rivelata essere la Lega Nord. Un movimento sano, popolare, con l indiscutibile merito di aver dato nuova linfa all esangue politica italiana nel momento in cui essa crollava sotto le macerie della Prima Repubblica, che dopo vent anni dalla sua ascesa ha compiuto la parabola dell imborghesimento dissolvendosi nel corrotto sistema romano. Era il dicembre 2008 quando anticipavamo ciò che per noi era già evidente e che oggi, dopo tre anni, lo è diventato per tutti: il partito di Bossi, che aveva mosso i primi passi con l impeto rivoluzionario, anche se un po sgangherato, delle prime Leghe indipendentiste e autonomiste, si è venduto al bengodi del finanziamento pubblico e alle sue sirene corruttrici.

20 ta schiera di amministratori, e alla sopravvivenza politica e materiale vera e propria, perchè in gioco c'è appunto il vivere o morire, per una Lega che ha stufato ma che dispone ancora di uno zoccolo duro di fedelissimi. In questa ostinazione va dato atto che c'è un che di nobile. Ma è la nobiltà degli sconfitti, che sconfitti rimangono. Bilancio fallimentare La Lega Nord, partita come movimento per l indipendenza e poi ammorbiditasi su un più moderato federalismo, dopo venticinque anni di storia, tre partecipazioni al governo, un ribaltone, una secessione mancata, la devolution mai attuata e una riforma federale, Monti o non Monti, che di federale aveva poco o nulla, ha un bilancio oggettivamente negativo. Gli ultimi giapponesi del leghismo, i meno sbracati maroniani, restano pur sempre fedeli ad una forza politica che ha mancato l'obbiettivo, e il loro attaccamento all'ideale può essere sentimentalmente comprensibile ma è politicamente illusorio. L'errore fondamentale è stato l'abbraccio mortale con Berlusconi. Che esso sia stato "oliato" da una compravendita del simbolo da parte del Cavaliere, poco cambia: dopo aver fatto la cosa giusta nel '94, cioè farlo cadere, Bossi ha scelto l'alleanza permanente con l'ex "mafioso di Arcore", posizionando definitivamente la Lega nel sistema partitocratico contro cui aveva combattuto agli inizi. Il fisiologico deteriorarsi dello slancio primigenio, tipico di ogni movimento di rottura, è stato aggravato da una funesta, umana troppo umana avidità di posti, prebende e comodità romane. In cambio, all'alleatopadrone hanno permesso tutto: le porcate ad personam, il salvataggio statalista di Roma e Catania, le cordate amiche in Alitalia, l'assistenzialismo forestale in Calabria, una politica finanziaria di occultamento, giusto per citare le cose peggiori. Il bluff è scoperto. Chi vuole continuare la partita è un baro, che ne sia consapevole o meno, che l'accetti oppure no. Il buono resta Un vero leghista dovrebbe star fuori da una Lega irrimediabilmente destinata a dissolversi, anche se rimessa a nuovo e resa ripresentabile dal restyling del moralizzatore Maroni (che difendeva il lombardo Boni sotto inchiesta per malversazione). Perché le idee di fondo rimangono valide, per chi le trova giuste. Il federalismo come autodeterminazione decisionale, sul piano fiscale e in alcune materie politiche, è un meccanismo responsabilizzante e massimamente libertario di cui si avrebbe gran bisogno contro le spinte centralizzatrici e mondializzanti della finanza anonima e delle tecnocrazie apolidi (come la Bce). La concezione di un popolo come un gruppo con caratteristiche storiche, linguistiche, economiche e tradizionali dai confini ben precisi è l'antidoto alla globalizzazione che livella, appiattisce, desertifica, uniforma. Vedere lo Stato come fornitore di servizi essenziali ed efficienti e non come un onnipresente padrone, se declinato non secondo la prospettiva individualista liberale ma secondo quella comunitarista e civica, farebbe riscoprire il senso della comunità locale (in un percorso di decrescita non soltanto in economia, ma anche nelle istituzioni). Un nuovo inizio Se questi temi sono in circolo lo si deve alla Lega, c'è poco da fare. Purtroppo Bossi&Co li hanno mischiati ad un becero razzismo prima anti-meridionale, poi xenofobo in generale e ultimamente anti-islamico, che per quanto fosse più verbale che fattivo (la stessa legge Bossi-Fini ricalca una visione economicista dell immigrazione, l'uomo come merce, che non razziale) ha reso il

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