FEDERAZIONE ITALIANA ORDINI DEI FARMACISTI

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1 FEDERAZIONE ITALIANA ORDINI DEI FARMACISTI 09 ottobre 2017 La proprietà intellettuale degli articoli è delle fonti (quotidiani o altro) specificate all'inizio degli stessi; ogni riproduzione totale o parziale del loro contenuto per fini che esulano da un utilizzo di Rassegna Stampa è compiuta sotto la responsabilità di chi la esegue; MIMESI s.r.l. declina ogni responsabilità derivante da un uso improprio dello strumento o comunque non conforme a quanto specificato nei contratti di adesione al servizio.

2 INDICE SANITÀ NAZIONALE 09/10/2017 ItaliaOggi Sette SCELTI & PRESCELTI Cercasi farmacisti per il Nord Italia 09/10/2017 Corriere della Sera - Nazionale L'ospedale militare italiano che si prende cura dei civili e difende l'intesa con Sarraj 09/10/2017 Corriere della Sera - Nazionale Mantovani: «Medici geniali portano avanti la scienza» 09/10/2017 Il Sole 24 Ore Industria, largo a ingegneri, farmacisti ed economisti 09/10/2017 La Repubblica - Affari Finanza Ecco l'occhio bionico contro la maculopatia 09/10/2017 La Stampa - Nazionale Il batterio che spaventa gli scienziati "È super resistente agli antibiotici" 09/10/2017 La Stampa - Nazionale Gli italiani sono sempre più depressi Rischio "mal di vivere" per 8 milioni * 09/10/2017 La Stampa - Torino Il ladro di creme anti-rughe fa un colpo da 700 euro 09/10/2017 Il Messaggero - Nazionale «Visite mediche gratuite per i traumi da buche» 09/10/2017 ItaliaOggi Sette Hiv, questo sconosciuto 09/10/2017 Il Fatto Quotidiano L ' insostenibile pesantezza dei parcheggi degli ospedali 09/10/2017 Il Fatto Quotidiano Sanità, la battaglia Lgbti per sconfiggere l'epatite A 09/10/2017 Il Fatto Quotidiano Epilessia, pochi fondi e farmaci inefficaci 09/10/2017 QN - Il Resto del Carlino - Nazionale Leonardo punta sullo scudo digitale «Solo la prevenzione salva le aziende»

3 QN - Il Giorno - Nazionale Leonardo punta sullo scudo digitale «Solo la prevenzione salva le aziende» 09/10/2017 QN - La Nazione - Nazionale Leonardo punta sullo scudo digitale «Solo la prevenzione salva le aziende» VITA IN FARMACIA 09/10/2017 Corriere della Sera - Milano Medicina, bocciata una scuola su sette 09/10/2017 La Repubblica - Torino I "No vax" del Piemonte 09/10/2017 Il Nuovo Quotidiano di Puglia - Lecce Raccolta firme contro il bacino unico delle farmacie 09/10/2017 La Repubblica - Nazionale Torino, allarme tetano grave bimba di 7 anni "Non era vaccinata" 09/10/2017 La Stampa - Nazionale Sospetto tetano, la bimba migliora PROFESSIONI 09/10/2017 La Stampa - Nazionale Farmaceutica italiana prima nell'ue 09/10/2017 Starbene INTESTINO: COME RICONOSCERE LE MALATTIE CRONICHE PERSONAGGI 09/10/2017 La Gazzetta Del Mezzogiorno - Bari Bari, Francesco Caringella al Palace 09/10/2017 Giornale di Lecco Referendum: giovedì sera un incontro in sala civica 09/10/2017 Giornale di Sicilia - Caltanissetta Farmacie in rete, Federfarma anticipa il progetto

4 SANITÀ NAZIONALE 16 articoli

5 Pag. 31 N ottobre 2017 diffusione:88589 tiratura: SCELTI & PRESCELTI Cercasi farmacisti per il Nord Italia Quindici imprese per Speed MI Up Parte il decimo bando di Speed MI Up, l'incubatore di Università Bocconi e Camera di commercio con la partecipazione del Comune di Milano. A disposizione 15 posti per imprese dalle idee solide, innovative e potenzialmente internazionali. Saranno selezionati tramite curriculum vitae, elevator pitch (video di 3 minuti massimo), business plan. Gli startupper che supereranno la selezione potranno usufruire di servizi ad alto valore aggiunto, dalle attività di tutorship continuativa a servizi tecnici e di consulenza, oltre all'assistenza per l'accesso a finanziamenti. Il bando, che si chiuderà il 9 novembre, è disponibile all'indirizzo Il bando coincide inoltre con il lancio dello Startup Shop, un marketplace dove prodotti e servizi commercializzati dalle startup passate, presenti e future di Speed MI Up sono proposti a prezzo scontato. Cercasi farmacisti per il Nord Italia La divisione Medical di Articolo1, soluzioni HR, è alla ricerca di 20 farmacisti anche neolaureati per parafarmacie nei centri commerciali del Nord Italia. I candidati devono essere in possesso di laurea in farmacia; abilitazione alla professione; iscrizione all'ordine dei farmacisti della zona per cui si candidano. Si offre inserimento in azienda, con inquadramento 1 livello Ccnl Farmacie private. Le sedi di lavoro sono Thiene (Vi); Castelfranco Veneto (Tv); Portogruaro (Ve); Udine; Ivrea (To); Torino. Per informazioni: Articolo1 - Soluzioni HR A Trieste selezione per Costa crociere C'è tempo fino al 12 ottobre per iscriversi alla nuova edizione del Recruiting Day di Trieste, che darà la possibilità di lavorare a bordo delle navi di Costa Crociere. La giornata di selezione organizzata dall'agenzia regionale per il lavoro della Regione Friuli-Venezia Giulia in collaborazione con l'ufficio Ilo e placement dell'università degli studi di Trieste si svolgerà domenica 22 ottobre presso gli uffici della regione FVG, in Piazza Unità d'italia 1, a Trieste. I posti di lavoro a bordo delle navi Costa per i quali verrà effettuata la selezione sono in tutto 75. Per informazioni: www. regione.fvg.it. RANCA Supplemento a cura di F SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 09/10/ /10/2017 5

6 Pag. 13 diffusione: tiratura: Il reportage L'ospedale militare italiano che si prende cura dei civili e difende l'intesa con Sarraj Tra i medici della missione «Ippocrate» a Misurata dal nostro inviato a Misurata Lorenzo Cremonesi U n ospedale militare per curare la politica libica, piuttosto che i feriti di guerra. Proprio le recenti aperture italiane al generale Khalifa Haftar, l'uomo forte della Cirenaica osteggiato da numerose tra le milizie della Tripolitania, danno ulteriore valenza alle iniziative per contenere il risentimento di Misurata. Pochi in realtà da queste parti vorrebbero la partenza dei medici e infermieri italiani. Il 14 settembre 2016 erano arrivati per contribuire ad assistere i combattenti libici feriti mentre scacciavano Isis da Sirte. Oggi però i loro interventi più importanti riguardano le vittime di incidenti stradali e domestici. I casi di ferite per armi da fuoco sono per lo più dovuti a faide familiari. Anche se Isis resta in agguato. Come è stato il 4 ottobre, quando un suo commando suicida ha causato almeno 4 morti e una quarantina di feriti nell'attacco contro l'edificio del tribunale cittadino. Per il resto gli italiani si sono adattati alle esigenze della società civile locale. «Da tempo non registriamo una grave emergenza bellica. È dai primi giorni del dicembre 2016, quando Isis capitolò a Sirte, che qui praticamente non vengono ricoverati nuovi casi di miliziani in lotta contro i jihadisti. I feriti per motivi di guerra si sono concentrati nei primi tre mesi di attività, poi sono andati velocemente scemando. Ma nel tempo siamo diventati un polo medico importante nella regione abitata da circa 450 mila persone», ammettono gli ufficiali al comando dei 300 uomini che compongono la missione «Ippocrate», di cui 50 tra medici e infermieri militari. Gli altri sono soldati addetti alla loro sicurezza e alla logistica. «L'ospedale e la nostra missione non hanno mai subito attacchi», specifica il colonnello Marco Iovinelli, comandante 51enne del Nono Reggimento Alpini con base all'aquila, che da fine luglio ha assunto il compito di difendere gli italiani. Arrivando al perimetro che segna la vecchia accademia dell'aeronautica militare alla periferia della città, uno degli infiniti mausolei polverosi dell'ex esercito di Gheddafi di cui è costellato il Paese, non è difficile cogliere il senso delle spiegazioni che ci vengono date da Roma. A fare la guardia al cerchio esterno stanno solo miliziani libici, gli italiani all'interno girano disarmati e tengono poche pattuglie in assetto di guerra alla porta di accesso. «Il nostro ospedale ha oggi una valenza più politica che medica o militare. Ma il suo ruolo è fondamentale. Serve per tranquillizzare e tenerci amiche le milizie di Misurata, che restano una delle forze più importanti a garanzia del governo del premier Fayez Sarraj a Tripoli», confidano al Corriere alte fonti governative italiane. Una scelta che costa annualmente alle casse dello Stato quasi 50 milioni di euro. Ed è allargata con altri investimenti ai punti caldi dell'intero Paese. Nel rispetto dell'embargo Onu contro l'esportazione di materiale bellico in Libia, l'italia invia aiuti medici anche a Sabratha, Tripoli, Zuwara, Bengasi, Bani Walid. E ciò serve in parte anche per ripagare gli sforzi delle municipalità locali e le tribù del deserto contro il traffico dei migranti. Ma a Misurata ha un significato particolare. Se infatti era fondamentale evitare di inimicarsi questa piccola Sparta libica che tanto si è dissanguata contro Isis, ma è anche la grande avversaria di Haftar, allora l'operazione «Ippocrate» funziona. Non a caso i ricoveri nella struttura dipendono interamente da una Commissione speciale formata dalle autorità cittadine autoctone e legata all'ospedale municipale centrale. «Nessun paziente può rivolgersi a noi in modo indipendente. Noi curiamo soltanto quelli che ci manda la Commissione libica. E spesso in caso di ferite per cause violente non siamo a conoscenza delle circostanze in cui queste sono avvenute», spiega il colonnello 54enne Domenico Alberti, che dirige le attività mediche. Una scelta che comunque pare condurre a buoni risultati. «Gli italiani hanno usato l'ospedale con grande oculatezza. A Misurata siamo tutti molto grati della loro presenza. Potrebbe tornare molto utile se dovessimo riprendere a combattere Isis che si sta riorganizzando nel Sud del Paese. Il risultato politico è che le nostre forze militari sono rimaste con SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 09/10/ /10/2017 6

7 Pag. 13 diffusione: tiratura: Sarraj anche quando l'italia lo ha spinto a negoziare con Haftar per la creazione di un governo unitario. Non che oggi noi si accetti interamente quel dialogo. Haftar resta un nostro avversario temibile. Però adesso siamo più possibilisti, meno decisi ad escluderlo da qualsiasi compromesso interno», spiega Mohammad Elsabti, dirigente che coordina le milizie di Misurata. L'ambiente è pulito, ben tenuto, l'unità del Genio ha riparato i danni alle palazzine della vecchia base. Durante la nostra permanenza tra le tende dove sono situate due camere operatorie, il centro radiografie e gli studi specialistici, incontriamo una ventina di civili. Arrivano anche da Tripoli, Sirte e dai villaggi nel deserto. Su cinquanta letti meno della metà sono occupati, ma la maggioranza dei pazienti è a casa per licenza. Due sono casi particolari. Il 29enne Abdul Badwa è un marinaio della guardia costiera picchiato dagli scafisti di Zawyia perché impegnato nel programma della lotta al traffico dei migranti sponsorizzato da Roma. Ha gamba e bacino fratturati. L'altro è invece il 26enne Anas Abu Salim, poliziotto, aggredito a colpi di mitra e ferito alle gambe a Sirte il 19 giugno. Ma il lavoro principale per il personale medico italiano si svolge all'ospedale di Misurata, dove tengono anche una ventina di corsi di specializzazione per i colleghi libici. I resoconti di un anno parlano chiaro: su quasi 10 mila attività mediche, circa il 55% sono avvenute nell'ospedale cittadino. RIPRODUZIONE RISERVATA Foto: Sul sito del Corriere le immagini e il video sull'ospedale degli italiani a Misurata, in Libia Foto: Ufficiali Il colonnello Domenico Alberti, oculista dell'ospedale militare del Celio, e il colonnello Marco Iovinelli, al comando del 9 Alpini SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 09/10/ /10/2017 7

8 Pag. 22 diffusione: tiratura: Il ragazzo salvato Mantovani: «Medici geniali portano avanti la scienza» Simona Ravizza «S olo la comunità scientifica potrà dirci nei prossimi anni se il caso di Paolo Caldara - salvato a 21 anni all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, come raccontato ieri dal Corriere, perché i rianimatori non hanno rispettato le regole dei manuali scientifici - sposta più in là le frontiere della medicina. Ma una cosa è certa: la storia è scandita da casi in cui il genio dei medici ha superato le regole codificate per fare progredire le cure». Alberto Mantovani, lo scienziato italiano più citato a livello internazionale, è convinto che oggi bisogna riflettere più che mai sui casi N-of-One, ossia sulle sperimentazioni cliniche che riguardano un solo paziente e rappresentano una svolta fondamentale nelle terapie. «Oggi diamo per scontato che per abbassare il colesterolo non bisogna mangiare grassi saturi: in realtà l'ha scoperto un medico di nome Zoltan Leitner con un esperimento concreto su un singolo paziente, togliendogli dalla dieta il burro e vedendo i risultati - racconta Mantovani -. E per dimostrare che l'ulcera non è una malattia psicosomatica, Barry James Marshall ha ingoiato il batterio helicobacter pylori e si è sottoposto a una (ai tempi dolorosa) gastroscopia con biopsia. Le stesse terapie contro il cancro sono nate con il chirurgo toracico Gustaf Lindskog che ha visto i benefici di un farmaco mai utilizzato su un malato di linfoma». Insomma, la medicina è progredita perché spesso gli scienziati si sono spinti oltre, partendo dalla sperimentazione clinica su un singolo paziente: «Ma tutto ciò non vuole dire "liberi tutti" - chiarisce Mantovani -. Sarebbe molto pericoloso. Il medico dev'essere sempre guidato da un principio etico assoluto e da una preparazione ai massimi livelli. Ciascuno ha il dovere di sottoporsi al giudizio della comunità scientifica». Più la scienza e la tecnologia progrediscono, più paradossalmente il medico torna al centro delle decisioni: «Oltre 30 Stati negli Usa hanno sancito per gli scienziati il Right-to-try, ossia il "diritto a provare" davanti a malattie sempre più complesse e rare perché sempre più studiate nei dettagli (previo assenso della Food and drug administration ). Ma senza mai dimenticare la RIPRODUZIONE RISERVATA Foto: Immunologo Alberto Mantovani, 68 anni, è direttore scientifico della Humanitas SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 09/10/ /10/2017 8

9 Pag. 15 diffusione:97980 tiratura: IL SETTORE Industria, largo a ingegneri, farmacisti ed economisti Francesca Barbieri pagina 16 Contratti a tempo indeterminato e retribuzioni superiori alla media. È questo che offre il settore dell'industria ai propri occupati con la laurea in tasca, secondo il Rapporto 2017 realizzato dal Consorzio interuniversitario AlmaLaurea, che ha coinvolto 103mila "dottori" di secondo livello del 2011, a cinque anni dal conseguimento del titolo. L'identikit Il 19% dei laureati messi sotto la lente, circa 20mila giovani, lavora nell'industria. Si tratta in prevalenza di uomini (60%), in particolare nei rami della metalmeccanica e meccanica di precisione, dove la quota di maschi sfiora il 70 per cento. Nel campo dell'edilizia, chimica ed energia e nell'industria manifatturiera, invece, la componente maschile non rag giunge il 60 per cento. Ma quali sono i titoli più gettonati? Ai primi posti troviamo le classi in architetturae ingegneria edile architettura (14%), scienze economico aziendali (11%), ingegneria meccanica (10%), ingegneria gestionale e civile (entrambe 6%).A seguire, con valori sotto al 5%, laureati in ingegneria elettronica, farmacia, ingegneria per l'ambiente e il territorio, giurisprudenza, biologia, ingegneria aerospaziale, ingegneria chimica e scienze dell'economia. I tempi di inserimento una volta conseguita la laurea sono in media di sei mesi, anche se ovviamente a seconda del ramo preso in esame una "specializzazione" ha più chance di un'altra. Così nell'industria metalmeccanica e meccanica di precisione sono occupati soprattutto ingegneri meccanici (25%), economisti (13%) e ingegneri gestionali (10%). Nell'edilizia vanno per la maggiore i laureati di architetturae ingegneria edile (53%)e ingegneria civile (20%). Per chimica ed energia i profili sono invece più diversificati: troviamo così laureati in farmacia e farmacia industriale (12%) e scienze economico aziendali (10%), ma anche in ingegneria meccanica, biologia e ingegneria chimica (tutti al 6%) e scienze chimichee ingegneria gestionale (entrambe al 5%). Il contratto e gli stipendi A cinque anni dal titolo il 69% di chi è occupato nell'industria ha un contratto a tempo indeterminato, valore nettamente superiore alla media, pari al 52 per cento. La quota sale all'86% trai laureati inseriti nel ramo della metalmeccanicae meccanica di precisione, mentre scende al 32% per chi opera nell'edilizia. Il 10% può contare su un contratto a termine e il 15% svolge invece un'attività autonoma, valore che raggiunge il 52% tra quanti sono occupati nell'edilizia e scende al 2% tra i laureati inseriti nella metalmeccanica. Il settore dell'industria, poi, offre retribuzioni nettamente superiori alla media degli occupati in altri settori: euro netti mensili contro i euro del complesso. In particolare, raggiungono gli stipendi più elevati gli occupati nella metalmeccanica e meccanica di precisione (1.723 euro mensili netti) e nella chimica ed energia (1.673 euro); sono invece inferiori quelle percepite dai laureati occupati nell'edilizia (1.382 RIPRODUZIONE RISERVATAFocus sull'industria La condizione occupazionale dei laureati che lavorano nel settore dell'industria Occupati nell'industria * 19% * laureati magistrali biennali e a ciclo unico del 2011 occupati a cinque anni dal titolo Contratto a tempo indeterminato Retribuzione mensile netta Industria Media Italia 69% 52% Fonte: AlmaLaurea SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 09/10/ /10/2017 9

10 Pag. 47 N.33-9 ottobre 2017 diffusione: DIGITAL WORLD a cura di Claudio Gerino ROBOT NEWS Ecco l'occhio bionico contro la maculopatia Francesca Tarissi Un progetto ambizioso per curare al meglio la maculopatia, una malattia che colpisce la parte centrale della retina, detta macula, limitando fortemente (e progressivamente) la vista di chi ne è affetto. Il suo nome è Biomembrane e punta a realizzare un occhio bionico con micro materiali bioattivi e nanofabbricati, in modo da poter testare l'efficacia dei farmaci e sviluppare terapie su misura del paziente. Condotto da un team multidisciplinare di università e aziende europee e coordinato dal Centro di Ricerca "E. Piaggio" dell'università di Pisa, il piano di lavoro prevede lo sviluppo di biostrutture intelligenti, integrate in una piattaforma biomedica in grado di imitare le strutture dell'occhio umano. In particolare i ricercatori intendono creare un modello in vitro di epitelio pigmentato retinico, interfacciato alla rete vascolare coroidale tramite la membrana di Bruch. Il tutto a costi inferiori rispettoad oggi. SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 09/10/ /10/

11 Pag. 13 diffusione: tiratura: il caso Il batterio che spaventa gli scienziati "È super resistente agli antibiotici" L'allarme dagli Stati Uniti: servono nuovi farmaci o in futuro si morirà per un'infezione VITTORIO SABADIN Un gruppo di scienziati che partecipavano negli Stati Uniti a un congresso dell'american Society for Microbiology ha lanciato un allarme che i governi e i responsabili dei sistemi sanitari nazionali non dovrebbero sottovalutare. Un batterio contenente un gene chiamato Mcr-1 si sta diffondendo nel mondo a una velocità impensabile: scoperto 18 mesi fa, è già presente nel 25% dei pazienti ricoverati in ospedale in alcune aree della Cina, ed è stato individuato anche negli Stati Uniti e in altri 20 paesi. L'Mcr-1 è resistente alla Colistina, l'antibiotico che era rimasta l'unica arma a disposizione dei medici dopo che la diffusione globale di batteri multi-resistenti sta rendendo inutili gran parte degli antibiotici normalmente in uso. L'ipotesi che in un prossimo futuro banali infezioni o interventi chirurgici di routine come un'appendicectomia possano mettere a rischio la vita dei pazienti è tutt'altro che infondata: forse la medicina tornerà ai tempi che hanno preceduto l'invenzione della penicillina da parte di Alexander Fleming nel 1928, quando si moriva per un'influenza o per una leggera ferita infetta. Il governo britannico, le Nazioni Unite, il Wellcome Trust e i governi di altri paesi hanno organizzato questa settimana a Berlino una conferenza per discutere del problema e spingere le case farmaceutiche ad accelerare la ricerca in modo da trovare presto una soluzione. Gli antibiotici sono stati usati negli ultimi decenni in modo così massiccio da avere favorito la creazione di batteri estremamente resistenti, che i medicinali non riescono più a combattere. Per questa ragione molti medici avevano fatto ricorso alla Colistina, un antibiotico nato negli Anni 50 che era in disuso anche a causa dei pesanti effetti collaterali sui reni. Nonostante le complicanze che crea, il farmaco era di nuovo considerato "meglio che niente" in numerosi trattamenti di batteri multiresistenti. La diffusione dell'mcr-1 rende ora inutile anche quest'ultima arma e gli esperti sono seriamente preoccupati. «Il mondo rischia di trovarsi di fronte a un'apocalisse antibiotica - ha detto al Guardian Sally Davies, Chief Medical Officer del Regno Unito -. Se non si fa qualcosa, operazioni di routine e semplici ferite potranno diventare mortali». Attualmente 700 mila persone muoiono ogni anno per infezioni resistenti agli antibiotici e questo numero salirà a 10 milioni nel La tubercolosi, tornata a diffondersi nel mondo nella forma resistente Mdr-Tb, uccide già ogni anno 190 mila persone e il numero delle vittime crescerà esponenzialmente se non si farà qualcosa. La resistenza agi antibiotici metterà a rischio molte delle moderne procedure mediche: i trapianti diventeranno impossibili, le infezioni saranno molto più frequenti, gli interventi gastrointestinali saranno a rischio, mentre anche la chemioterapia e i tagli cesarei dipendono dagli antibiotici. Questa situazione «rappresenta il pericolo più grande per l'umanità in anni recenti» ammoniscono gli scienziati. Sir Jim O'Neil, che parlerà al convegno di Berlino, dà la colpa ai medici, «che dovrebbero smetterla di prescrivere antibiotici quando non è necessario, come purtroppo si fa dagli Anni 50». Ma le responsabilità sono più diffuse e coinvolgono anche in larga misura gli allevamenti di bestiame e di pesci, nei quali antibiotici come la Colistina sono massicciamente usati per incrementare la produzione e guadagnare di più. In India, il fiume Gange è così inquinato da antibiotici provenienti dagli allevamenti da essere diventato una zuppa primordiale nella quale nascono i super-batteri che mettono a rischio le nostre vite. A Berlino si cercherà di convincere il mondo che è ora di fare qualcosa. c vittime Ogni anno per resistenza agli antibiotici muoiono 700 mila persone 2050 anno La previsione: nel 2050 dieci milioni di morti per resistenza agli antibiotici 25% SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 09/10/ /10/

12 Pag. 13 diffusione: tiratura: contagiati Negli ospedali cinesi in 18 mesi è stato contagiato il 25% dei ricoverati Foto: L'incubo La tubercolosi, tornata a diffondersi nella forma resistente Mdr Tb, uccide ogni anno 190 mila persone e il numero delle vittime crescerà esponenzialmente se non si troverà un rimedio Foto: L'incontro Gran Bretagna, Nazioni Unite, Wellcome Trust e altri Paesi hanno organizzato questa settimana a Berlino una conferenza per affrontare il problema Foto: Il gene Un batterio contenente un gene chiamato Mcr 1, scoperto in Cina 18 mesi fa e resistente a un antibiotico, è già stato individuato negli Stati Uniti e in altri venti Paesi SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 09/10/ /10/

13 Pag. 13 diffusione: tiratura: I dati della Società scientifica degli psichiatri Gli italiani sono sempre più depressi Rischio "mal di vivere" per 8 milioni * PAOLO RUSSO ROMA «Ne uscirai più forte, più maturo, più riflessivo di prima. È curabile, basta stringere i denti, serrare i pugni e tendere fino all'ultimo palmo di volontà». Così Indro Montanelli incoraggiava il suo amico Roberto Gervaso, che con lui ha condiviso il "cane nero", come aveva ribattezzato la depressione. Il male oscuro che in Italia colpisce oltre 4 milioni di persone, con una prevalenza doppia delle donne rispetto ai maschi, dicono i dati della Sip, la Società scientifica degli psichiatri. «Il disturbo è sempre più diffuso e a rischio sono 8 milioni di persone - spiega il suo presidente, Bernardo Carpiniello - E' il tabù del nuovo secolo, una patologia spesso confusa con uno stato d'animo, non diagnosticata, non trattata, fonte di dolore, disabilità e prima causa dei suicidi». Secondo l'oms il "mal di vivere" è ormai prossimo a scalzare le malattie cardiovascolari dal trono delle patologie croniche più diffuse. Con costi sociali elevati: oggi in Italia con 22 milioni di ore di lavoro perse (circa il 25% delle giornate lavorative) se ne vanno circa 4 miliardi di euro, oltre 4mila euro a paziente, secondo i dati diffusi in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, che si celebra domani che proprio quest'anno è dedicata alla correlazione tra depressione e lavoro. Un'emergenza sanitaria vera, spinta negli ultimi anni dall'effetto della crisi. «Nei paesi maggiormente colpiti dalla recessione, come Grecia e Portogallo, abbiamo rilevato un aumento dei casi», spiega Carpiniello. Non si creda però che la depressione minacci solo chi deve combattere per sbarcare il lunario. «Era come se la testa non fosse mia ma di qualcun altro» racconta il ricco e vincente Gigi Buffon, ricordando quel «buco nero dell'anima» che lo inghiottì per sei mesi tra il 2003 e il E storie come la sua le hanno raccontate star come Gassman padre e figlio, Zucchero, Lady Gaga, Beyonce o Gwytneth Paltrow, per citarne alcune. Loro l'hanno curata. Ma non è sempre cosi. «Si tende a voler nascondere queste situazioni temendo il giudizio degli altri, di essere additati come malati di mente», spiega Paolo Brambilla, professore e psichiatra dell'università di Milano. E così si arriva troppo tardi alla diagnosi. Mediamente di due anni. «Un medico di famiglia con assistiti a carico - rivela la prof. Silvana Galderisi, a capo dell'associazione europea di psichiatria - visita ogni anno da 45 a 75 pazienti con depressione. Ma la diagnosi viene correttamente formulata solo nel 40% dei casi e solo la metà dei pazienti riceve poi un trattamento adeguato». Che a volte richiede lunghe e costose sedute di psicoterapia. Per chi può permettersele, visto che i dipartimenti di salute mentale pubblici riescono a mala pena a fronteggiare le emergenze. Poi ci sono gli antidepressivi, dei quali si abusa. Secondo l'aifa, l'agenzia nazionale del farmaco, 2,6 milioni gli italiani li assumono almeno una volta l'anno. Anche se poi chi ne avrebbe veramente bisogno interrompe anzitempo le cure. Cosa che avviene in oltre il 60% dei casi. A osservarne il consumo si direbbe che la depressione colpisca maggiormente nelle grandi città. L'8% dei milanesi ne ha fatto uso. Percentuale che scende a meno della metà nei piccoli centri. «Un po' perchè i casi restano sommersi, poiché dove tutti sanno tutto è più facile essere marchiati come insani di mente. Ma anche - conclude il presidente della Sip - per via del supporto sociale, che nelle piccole comunità fa da antidoto della solitudine». Che nell'era dei social è paradossalmente l'altro male di questo secolo. c 4 miliardi Le assenze sul lavoro per depressione costano quattro miliardi 25% assenze Un'assenza su quattro per malattia è legata alla depressione 22 milioni Le ore di lavoro perse per assenze dovute alla depressione SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 09/10/ /10/

14 Pag. 13 diffusione: tiratura: milioni Gli italiani che soffrono di depressione sono quattro milioni È il tabù del nuovo secolo: poco trattata, non diagnosticata, prima causa dei suicidi Bernardo Carpiniello Presidente Società italiana psichiatria Foto: In città Stando al consumo di antidepressivi la depressione colpisce maggiormente nelle grandi città: l'8% dei milanesi ne ha fatto uso. La percentuale scende a meno della metà nei piccoli centri SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 09/10/ /10/

15 Pag. 43 Ed. Torino diffusione: tiratura: Alla farmacia Borgo Crocetta Il ladro di creme anti-rughe fa un colpo da 700 euro massimiliano peggio S ettecento euro di bottino in una manciata di secondi. Sono quasi meglio del caveau di banca gli scaffali di cosmetici delle farmacie, zeppe di costosissime creme per la bellezza, per la cura della pelle, prodotti antietà e antirughe. A fare i conti con l'abilità di un ladro che ha tutta l'aria di essere un «manolesta seriale» di pozioni e pomate, è stata nei giorni scorsi la farmacia Borgo Crocetta, all'angolo tra via Marco Polo e via De Gasperi, nel cuore del quartiere Crocetta. Occhiali da vista, cappello, sulla sessantina. È questo l'identikit del ladro a cui stanno dando la caccia i carabinieri della caserma San Secondo. La borsa della spesa Da questa farmacia parte l'allarme contro i ladri professionisti di creme, spesso serial. I prodotti poi finiscono per essere smerciati a prezzi concorrenziali sulle bancarelle dei mercati. Anche tra i migliori mercati della città. Le telecamere dell'impianto di video sorveglianza della farmacia hanno ripreso tutte le fasi della razzia: i titolari si sono accorti del furto trovando gli scaffali vuoti. In meno di un minuto l'uomo si è riempito la borsa della spesa con alcuni flaconi di creme Lierac, di alta gamma. Il video è stato consegnato ai carabinieri, che sospettano si tratti di ladro seriale. L 'uomo ha dimostrato una certa abilità, aggirandosi cauto tra gli scaffali, senza farsi notare dagli altri clienti e dal personale. Ha colpito in due punti diversi. Prima si è infilato dietro il bancone e con rapidità ha afferrato alcune scatole. Poi si è soffermato qualche istante davanti ad un altro scaffale e di nuovo ha allungato la mano, completando la razzia. Alla fine è uscito con aria indifferente, con un bottino di poco meno di 700 euro nella bors a. La classifica criminale «Purtroppo, nostro malgrado, siamo in cima alle classifiche della criminalità per furti e rapine. Dopo di noi vengono i benzinai e i tabaccai. A seguire gioiellieri e banche» dice rassegnato Guido Argano, consigliere di Federfarma Torino, ' l'associazione che riunisce i titolari di farmacia di Torino e provincia, tra i responsabili del monitoraggio dei fenomeni criminosi che colpiscono la categoria. «Dai dati in nostro possesso - dice Argano, titolare di una farmacia a Pianezza - le farmacie di Roma sono le più rapinate d'italia, poi c'è Milano e al terzo posto Torino. Per quanto riguarda i furti è più difficile stilare una statistica, perché sono fenomeni più complessi da monitorare. Certo è che molte farmacie si sono dotate di sistemi antitaccheggio per limitare le razzie, che alla fine del mese finiscono per incidere sul fatturato di un'attività». Non solo telecamere, dunque, ma anche dispositivi elettronici e casse con poco contante per tenere a bada i criminali. «Anche a me è successo di subire un furto di cosmetici. Ho fatto la denuncia ma non è servita a molto. Forse bisognerebbe incrementare i controlli nei mercati rionali, dove in genere vengono riveduti questi prodotti, spesso con sconti irragionevoli. Basterebbe verificare la provenienza delle creme per capire sono prodotti rubati». BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 09/10/ /10/

16 Pag. 35 diffusione: tiratura: L'iniziativa «Visite mediche gratuite per i traumi da buche» Visite fisioterapiche gratuite per chi abbia problemi al collo, alla schiena, o alla colonna vertebrale dovuti alle buche e sconti (in alcune farmacie) per l'acquisto di farmaci contro i dolori muscolari e articolari collegati all'uso di scooter e auto sulle disastrate strade della Capitale. È l'iniziativa provocazione del Codacons che ha riscontrato un «sensibile incremento di richieste di medicinali, cure e trattamenti per patologie che coinvolgono schiena, collo e colonna vertebrale, aumentate del 10% negli ultimi 5 anni». Come? Con una perizia commissionata dall'associazione, «che ha analizzato, con l'ausilio di medici e tecnici, le sollecitazioni su schiena e collo per chi guida scooter o automobili a Roma». SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 09/10/ /10/

17 Pag. 28 N ottobre 2017 diffusione:88589 tiratura: Sieropositività in carcere, una ricerca Simpse-Nps-Ca' Foscari Hiv, questo sconosciuto Per i 2/3 dei detenuti colpa delle zanzare MARZIA PAOLUCCI Sieropositività in carcere: oltre il 60% dei minori pensa sia giusto fare il test per l'hiv non prima dei due anni da un rapporto sessuale a rischio, due detenuti su tre sono ancora convinti che il virus sia trasmesso dalle zanzare e la maggior parte di detenuti, minori, operatori di polizia penitenziaria, sanitari, educatori e volontari che lavorano negli istituti di pena, pensa a un possibile contagio in presenza di sputi e saliva in generale, urina e sudore. Tra le ben sei categorie di persone presenti nelle nostre carceri dove a memoria si ricordano spesso solo detenuti e minori reclusi, resistono ancora paure immotivate, spesso dettate da ignoranza e superfi cialità. È il risultato della ricerca su mille persone in dieci istituti di pena condotta dalla SIMPSE - Società italiana di medicina e sanità penitenziaria, NPS -Network Persone Sieropositive Italia e Università Ca' Foscari di Venezia, patrocinata dai Ministeri della Giustizia e della Salute con il contributo non condizionato di ViiV Healthcare. LA RICERCA Una fotografia presentata il 29 settembre scorso a Venezia, dai connotati preoccupanti per il livello di informazione e conseguente sicurezza sanitaria delle carceri. Prova ne è che percentuali tra il 14% dei minori e il 17% dei sanitari individuano palestre e servizi igienici tra i luoghi più a rischio, sottovalutando invece il pericolo evidente di infettarsi condividendo la macchinetta taglia-barba o lo spazzolino o quello di risse sfociate spesso in ferimenti. Caso, questo, in cui le percentuali di consapevolezza del rischio variabili dal 6% dei volontari al 12% dei minori, sono piuttosto basse. Pochi sanno quanto duri il periodo di incubazione, il tempo tra il contagio e il manifestarsi della malattia: meno del 30% delle categorie intervistate e solo il 9% dei minori, ha risposto correttamente. Sbalorditivo il dato di conoscenza dell'intervallo finestra, tempo occorrente perché la malattia sia diagnosticabile con un test. Se infatti, dopo accertate situazione di pericolo come punture con aghi infetti e rapporti sessuali a rischio, occorre aspettare dalle 6 alle 8 settimane prima di fare il test per l'hiv. In questo caso il 62% dei minori e ben più grave, il 44% della polizia penitenziaria e il 33% degli educatori, considera valido un intervallo di «non prima dei due anni». E di sorpresa in sorpresa, si scopre che alla domanda «Se scoprissi di essere positivo al test, assumeresti la terapia?», solo il 68% dei detenuti lo farebbe. Un detenuto su tre ne farebbe a meno. LE REAZIONI Il progetto ha messo in luce un aspetto importante della promozione della salute: l'idea di un'educazione partecipata, da pari a pari, considerata positivamente da tutte le categorie intervistate: oltre il 44% dei detenuti ha considerato «una buona idea», quella di divenire educatore a sua volta. E in questo caso l'uso dei test a risposta rapida, una formazione specifi ca al personale carcerario così come le testimonianze dei peer educator, persone sieropositive che lavorano per NPS dando testimonianze e sciogliendo dubbi, ha dato al progetto uno specifi co aspetto innovativo. «Due strumenti, i primi, che hanno saputo integrarsi al lavoro di noi peer educator che attraverso la propria testimonianza cercano di sollecitare nei detenuti un atteggiamento più proattivo nei confronti della propria salute e allo stesso tempo incidere sullo stigma e le discriminazioni presenti in ambito carcerario», ha dichiarato in sede di presentazione del progetto Mario Cascio, peer educator dell'associazione Network persone sieropositive Italia nata nel 2004 per offrire un servizio di prevenzione, sensibilizzazione e informazione sulla malattia. Per Serena Dell'Isola, coordinatrice scientifi ca del progetto, «molti soggetti hanno detenzioni di breve durata e la possibilità di fornire e somministrare i test, il trattamento farmaceutico e un collegamento ai servizi di assistenza consente di migliorare la salute dell'intera società, riducendo il rischio di trasmissione e i costi legati alle comorbilità collegate a tali infezioni». Soddisfazione anche per Margherita Errico, presidente NPS Italia: «Abbiamo raggiunto l'obiettivo di formare quelle aree del nostro paese di diffi cile accesso, ovvero detenuti e personale che lavora nelle strutture penitenziarie ottenendo validi dati socio-scientifi ci che finora in assoluto non avevamo rispetto all'hiv e allo stigma che vi ruota SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 09/10/ /10/

18 Pag. 28 N ottobre 2017 diffusione:88589 tiratura: intorno, arrivando ad un dialogo quasi individuale con tutti gli attori coinvolti. La sfi da futura? Continuare e ampliare il nostro raggio di azione». SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 09/10/ /10/

19 Pag. 16 diffusione:35212 tiratura:84016 QUESTO NO PRESI PER LA SALUTE Non basta il fardello di aver bisogno di cure o di dover assistere un parente malato: lasciate ogni speranza o voi che andate in macchina L ' insostenibile pesantezza dei parcheggi degli ospedali ELISABETTA AMBROSI Il parcheggio dell ' o spe da le Papa Giovanni XXIII di Bergamo ci vuole un morto per poter parcheggiare gratis. Solo il defunto, infatti, dà diritto a due tessere parcheggio, ma unicamente negli orari della morgue, non sia mai che vogliate approfittarne per andare, magari, a fare un saluto a un parente in coma. In quel caso nessuna pietà, la tariffa è di 1.30 euro all ' ora per le prime sei ore, poi via via a scalare. E attenzione a non perdere il tagliandino, in quel caso dovrete sborsare 20 euro, molto più di quanto paghereste per una giornata intera. D ' a l t r o nde sostare vicino ai nosocomi d ' Italia costa molto caro quasi ovunque, a Milano come a Roma, a Bologna come a Palermo. Col paradosso che, ormai, conviene lasciare la macchina sulle strisce blu fuori dall ' ospedale - circa 4 euro al giorno - oppure sulla sterrata controllata a vista dal parcheggiatore abusivo (3 euro al giorno), piuttosto che metterla nei costosi parcheggi interni, ma appaltati ad esterni. Sborsare 10, 20 o più euro al giorno quando si va, ad esempio, a fare una dialisi - dove difficilmente arriverete in sella ad una bici - o assistere un figlio con una patologia cronica, è un vero e proprio super ticket aggiuntivo. Messo però nel totale silenzio generale. Gli ospedali lo sanno, tanto che quando si chiamano gli URP per avere informazioni rispondono di non avere idea dei costi dei propri parcheggi (!), e rimpallano tra la direzione sanitaria e l ' a m m inistrazione. Quando invece rispondono con i dati, è tutto un sottolineare - ad esempio il Policlinico Gemelli di Roma, 3 euro l ' ora, ma anche l ' ospedale pediatrico più famoso d ' Italia, il Bambin Gesù di Roma, 2,20 l ' ora, 36,10 euro per 24 ore - che la gestione del parcheggio è esterna, che i disabili non pagano, che sono allo studio misure per particolari patologie, etc etc. A volte, quando consiglieri illuminati avanzano mozioni per cambiare le cose, si arriva ad accordi tra i parcheggi e i comuni o Regioni, ma i risultati sono miseri, al massimo la prima ora gratis, come ad esempio in Toscana. INSOMMA la realtà resta la stessa: quella di un paese in cui i centri commerciali, dove si va per scelta, hanno multipiani gratuiti e gli ospedali, dove si va per necessità, fanno pagare quanto e come vogliono, perché non ci sono tetti e il Ministero della Salute se ne lava le mani. Così è tutto un fiorire di norme bizzarre, come appunto la tassa sul tagliandino smarrito, che al Sant ' A ndr ea di Roma costa 10 euro ( " Per punizione ", spiega un addetto d el l ' URP. Che precisa: " C omunque costiamo meno der Gemelli " ). O i 5 minuti gratis del Sant ' Andrea della Spezia o San Bartolomeo di Sarzana, giusto il tempo di lanciare il parente fuori dalla macchina. D ' altronde i parcheggi fruttano soldi veri, come quei 6 milioni l ' anno per il civico di Palermo a copertura completa. Qualcuno si affanna a spiegare che i soldi dei parcheggi vengono reinvestiti nella sanità, magari per comprare quella tac speciale dal costo inarrivabile. Ma è come sostenere che è giusto tassare chi entra in Comune a fare una pratica per avere i soldi per rifare le buche. Semplicemente, non si dovrebbe fare. E infatti c ' è chi non lo fa, come l ' ospedale di Arezzo o quello di Sassuolo. " La struttura dispone di un ampio parcheggio gratuito, con oltre 700 posti all ' aperto e al coperto ", recita il sito. E le parole, sì, sono quelle giuste. Foto: Nessuna pietà Il parcheggio a pagamento dell ' ospedale civile di Brescia La Presse Foto: Giovanni XXIII A Bergamo ci vuole un morto per poter lasciare gratis l ' auto, ma solo negli orari della morgue SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 09/10/ /10/

20 Pag. 9 diffusione:35212 tiratura:84016 Prevenzione Sanità, la battaglia Lgbti per sconfiggere l'epatite A BASTA UN VACCINO Anomalo aumento di casi dopo il Pride che si è svolto n el l ' estate 2016 ad Amsterdam La cooperazione tra autorità sanitarie e le associazioni è stata efficace, nonostante il rischio di strumentalizzazioni ANDREA GIAMBARTOLOMEI Estate 2016, Amsterdam. Dal 26 luglio al 7 agosto lungo i canali sfilano più di mezzo milione di persone - gay, lesbiche, trans e bisex - per l ' E uropride. Tra nuovi incontri e nuovi partner inizia una crisi sanitaria molto particolare che, nonostante i problemi dell ' industria farmaceutica, è stata fronteggiata grazie alla cooperazione delle autorità sanitarie e delle associazioni Lgbti. Quel pride è stato il focolaio di un picco di diffusione di epatite A, malattia del fegato che può provocare seri problemi a chi ha già qualche patologia, ma che può essere curata senza troppi problemi se scoperta in tempo. POCHE SETTIMANE dopo gli eventi di Amsterdam, due uomini che avevano partecipato al Pride accusano i sintomi. Quasi contemporaneamente altri casi si registrano anche in Germania, Francia, ma soprattutto Spagna e Italia, le nazioni più colpite. La maggior parte di quei casi avevano alcuni elementi in comune: il genotipo (cioè il " codice " ) del virus Hav e il fatto che i più colpiti fossero uomini gay, o più esattamente " maschi che fanno sesso con altri maschi ". A febbraio il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie conta 287 casi confermati: " La maggior parte di questi casi riguarda uomini adulti che fanno sesso con altri uomini ", è scritto nel report del 23 febbraio. Da Roma l ' Istituto superiore di sanità lancia l ' allarme il 23 marzo: in Italia tra l ' ag o st o 2016 e il febbraio 2017 sono stati notificati dalle autorità sanitarie locali 583 casi, " un numero di quasi cinque volte maggiore rispetto allo stesso periodo dell ' anno precedente ". Ad aprile, si legge in una lettera della Direzione generale della prevenzione del ministero della Salute, si sale già a casi. L ' età media dei malati è di 34 anni e l ' 85% dei casi riguarda uomini di cui " un ' alta percentuale (61%) dichiara preferenze omosessuali ". Per questo l ' Iss raccomanda " fortemente " la vaccinazione agli uomini gay, tra i quali, però, già circola il sospetto: " Si sentivano degli aneddoti sull ' aumento di contagi - racconta Michele Breveglieri, responsabile salute di Arcigay - che soltanto dopo sono stati confermati dai dati ". Bisogna muoversi in fretta, soprattutto in vista dell ' estate. A maggio il ministero della Sanità convoca a Roma i rappresentanti delle associazioni Lgbti e delle Regioni. " Ci hanno chiamati per un incontro il 2 maggio ", ricorda Breveglieri. L ' ordine è quello di avviare una campagna di prevenzione e di vaccinazione, soprattutto in vista della stagione estiva con i pride nelle città italiane e all ' estero, come il World Pride di Madrid tra il 23 giugno e il 2 luglio. " Ovunque ci sia un ' alta concentrazione di persone ci sono questi rischi, ma non diamo le colpe ai pride che sono manifestazioni di libertà ", dice Alessandro Battaglia, coordinatore del Torino Pride. Si deve comunicare in modo da non suscitare strumentalizzazioni che, in tono minore, già circolano su alcuni siti " contrari all ' ideologia gender ". " Abbiamo preferito non fare comunicati per evitare gli attacchi ", afferma il responsabile salute di Arcigay. Così comincia un passaparola all ' in terno della comunità Lgbti. " Noi abbiamo diffuso un opuscolo sui nostri social ", ricorda Battaglia. Nell ' opuscolo si chiede di fare attenzione alle pratiche sessuali oro-anali (fingering, fisting, rimming e lo scambio di sex toys possono essere dei veicoli di contagio) e usare precauzioni: " Ai pride di Torino e Alba abbiamo distribuito quasi 40 mila cond om ". L ' Arcigay ha fatto anche pubblicare dei messaggi sulle app per incontri come Grindr e Hornet. In tutta Italia molte Asl sono state rapide nel fornire risposte: d ' altronde gli omosessuali rientrano nelle categorie a rischio contagio da Hav, come i cuochi che possono maneggiare cibi contaminati o i tossicodipendenti che usano siringhe infette. NONOSTANTE CIÒ - d e nu nciavano Arcigay e Lila in una lettera al ministero - a La Spezia il presidio sanitario locale ha rimandato a casa un omosessuale che chiedeva di vaccinarsi: " Non è stato l ' u ni co caso provocato dalla disinformazione del personale ", commenta Breveglieri. A Bologna l ' associazione " Plus " per persone Lgbt sieropositive ha messo a disposizione il suo ambulatorio e ha SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 09/10/ /10/

21 Pag. 9 diffusione:35212 tiratura:84016 ottenuto dei kit vaccinali dall ' Asl: " Da noi sono state vaccinate quasi 220 persone - afferma il presidente Sandro Mattioli -. Poi quando l ' Asl ci ha detto che non aveva più le dosi per adulti abbiamo sospeso il servizio ". Era soltanto il 30 giugno e già all ' inizio dell ' estate in Italia i vaccini contro l ' epatite A scarseggiavano: " Il vaccino a maggio ha registrato un calo di produzione a livello europeo perché una delle due ditte ha smesso di prepararlo e le altre avevano rallentato la produz io ne ", spiega la dottoressa Caterina Rizzo del Centro nazionale di epidemiologia dell ' Istituto superiore di sanità. Così a luglio le autorità sanitarie italiane trovano una quadra: su indicazione d e ll ' Iss, il ministero e l ' Ai f a (Agenzia italiana per il farmaco) autorizzano l ' utilizzo delle dosi pediatriche, più reperibili, da somministrare in quantità doppia per ogni persona. Ne vengono comprate all ' estero e poi distribuite nelle Regione che ne hanno fatto richiesta. " In alcune zone tuttora è difficile reperirlo ", afferma il responsabile salute dell ' Arcigay. Nel frattempo, da quando è scoppiata l ' epide mia, sono avvenuti due episodi gravissimi: in Sardegna e in Veneto due persone hanno dovuto subire un trapianto urgente di fegato. Una di queste persone aveva già un ' e pa ti te cronica B e C. VACCIN AZIO NE e prevenzione hanno comunque avuto un effetto positivo: " In Italia il numero di casi è in calo dopo il picco primaverile ", spiega Rizzo. I grafici dell ' u lt im o bollettino del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, pubblicato il 29 settembre, mostrano una netta riduzione, ma il dato generale resta preoccupante: " Gli casi registrati dal gennaio all ' agosto 2017 rappresentano un aumento di quattro volte rispetto alla media di casi l ' anno registrati nello stesso periodo tra il 2012 e il 2015 ". RIPRODUZIONE RISERVATA I numeri Casi registrati in Europa dal gennaio all ' a go s to ra p p re s e n t a n o un aumento di quattro volte rispetto alla media di casi l ' anno re g i s t ra t i nello stesso periodo tra il 2012 e il Casi denunciati in Italia ad agosto 2017, 583 tra l ' agosto 2016 e il febbraio 2017, un dato cinque volte s u p e r i o re alla media degli anni p re ce d e n t i I SOGGETTI COLPITI IN ITALIA Foto: L ' età media è di 34 anni e l ' 85% uomini di cui un ' al t a percentuale (61%) dichiara di essere omosessuale CENTRO EUROPEO PER LA PREVENZIONE L ' ultimo bollettino pubblicato il 29 settembre, mostra una netta riduzione, ma il dato generale resta preoccupante I PROTAGONISTI MICHELE BREVEGLIERI Responsabile salute e lotta all'hiv dell'arcigay ALESSANDRO BATTAGLIA Presidente del coordinamento del Torino Pride SANDRO MATTIOLI Presidente dell'associazione Plus Onlus Virus HAV C os ' è e come si cura l ' i n fe z ione L ' EPATITE A è una malattia acuta del fegato. Nella maggior parte dei casi è dovuta al mancato rispetto di norme igieniche, con conseguente contaminazione fecale di cibi e acqua. Le cause più comuni di trasmissione sono: scarsa igiene personale; mangiare pesce crudo o poco cotto (il virus non sopravvive per esposizione a temperature superiori a 85 C per almeno un minuto) che proviene da acque inquinate da scolo fognario; rapporti sessuali non protetti; riutilizzare ago e siringhe per iniettarsi droghe. Il sintomo più frequente è l ' astenia, cioè la debolezza. L ' epatite A appare solo come un ' infezione acuta e non diventa cronica. Le persone colpite dalla A generalmente migliorano senza trattamento in due mesi. Per quelle più a rischio esiste la possibilità di vaccinarsi e ottenere un ' immunità a lungo termine. Foto: La marcia Il mega raduno Lgbt europeo che si è svolto nell ' e state 2016 ad Amsterdam La Presse SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 09/10/ /10/

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