CARTINA APPENNINO - BORGHI

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2 CARTINA APPENNINO - BORGHI 1 Rossena 2 Bergogno 3 Vercallo 4 Castello di San Valentino 5 S. Maria di Castello 6 Ca Toschi 7 I Borghi di Roncaglio 8 Vedriano 9 Crovara 10 Santo Stefano di Pineto 11 Il Fariolo 12 Il Fornacione 13 Pieve di San Vitale 14 Corneto 15 Gazzolo 16 Montedello 17 Frassinedolo 18 Ca Ferrari 19 Minozzo 20 Vallisnera di Sotto 21 Cecciola 22 Mulino di Cerreto Alpi 23 Ligonchio 24 Civago 2

3 Borghi Rurali dell Appennino Reggiano Valorizzazione e recupero realizzati attraverso il Piano di Sviluppo Rurale della Provincia di Reggio Emilia Il territorio rurale della Regione Emilia-Romagna è ricco di testimonianze storico-architettoniche talvolta a torto considerate minori, quali piccoli borghi, edifici rurali ed elementi correlati, il cui pregio risiede nella storia secolare, nella originale tipologia costruttiva nei materiali utilizzati. Il recupero di tali testimonianze può diventare il fulcro della valorizzazione paesaggistico-ambientale del territorio, accrescere l attrattività turistica rurale e, così, contribuire al sostegno di una economia sostenibile, fortemente connessa alle espressioni tradizionali del paesaggio rurale. Uno specifico stanziamento sui fondi del Programma di Sviluppo Rurale (Asse 3, Misura 322), efficacemente attuato nell ambito del PRIP - Programma Rurale Integrato Provinciale, approvato dal Consiglio provinciale nel 2007, ha permesso di finanziare un articolata serie di interventi che hanno contribuito al recupero ed alla valorizzazione di borgate, edifici rurali, fontane, spazi comuni. Gli interventi sono stati distribuiti su ampia parte del territorio provinciale, interessando soprattutto le aree collinari e montane, dove i fenomeni di progressiva perdita di cura del territorio erano più consistenti e dove il patrimonio architettonico tradizionale era più diffuso, ma anche più a rischio. Le Provincia di Reggio Emilia, anche grazie all attenzione delle amministrazioni comunali e del Parco Nazionale dell Appennino Tosco-Emiliano, è risultata prima in tutta la Regione Emilia-Romagna nella progettazione e realizzazione di questi interventi, portando a termine nel corso della programmazione ben 37 restauri, per oltre 6,3 milioni di euro di investimento pubblico. Saldandosi efficacemente alle azioni già avviate con la precedente programmazione , solo di poco inferiore in termini economici ma con altri 38 interventi già attuati, si può tracciare un bilancio che rende orgogliosi, non solo in termini quantitativi ma anche per la qualità delle realizzazioni. Gli uffici della Provincia hanno infatti avuto cura di assicurare un approccio interdisciplinare, grazie al quale è stata coinvolta anche la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Bologna, Modena e Reggio Emilia, che ha fornito preziose indicazioni progettuali e di scelta dei materiali da impiegare nei restauri. In questa pubblicazione vengono illustrati 24 tra i più recenti interventi di ripristino edilizio ed ambientale dei nostri borghi. La finalità non è quella soltanto quella di rendere conto del lavoro fatto, ma piuttosto di invitare i cittadini, semplicemente, a conoscere e frequentare i borghi rurali, così ben riqualificati, con l occhio attento del visitatore curioso e informato. Conseguendo questo obiettivo, avremo arricchito di un significato aggiuntivo l opera di recupero che Unione Europea, Regione, la Provincia e gli Enti Locali tutti hanno realizzato in questi anni per lo sviluppo rurale, nelle sue diverse e talora inaspettate forme. Roberta Rivi Provincia di Reggio Emilia Assessore Agricoltura, Promozione Territoriale, Tutela dei Consumatori, Benessere Animale 3

4 LE TERRE DI CANOSSA: CASTELLI, PIEVI E ANTICHI BORGHI Nello scenario dell Appennino Reggiano, dalle prime colline che si affacciano sulla pianura fino alla media montagna, intorno all anno mille si rappresentavano le grandi vicende della storia d Europa. Protagonista di tanti episodi di lotte e rappacificazioni tra impero e papato fu la contessa Matilde di Canossa, discendente dell antica famiglia longobarda degli Attonidi, che qui aveva collocato il centro politico e militare di un vastissimo feudo, esteso dalla Lombardia alla Toscana. Di quel grande potere restano, come muti testimoni, i numerosi castelli che ancora oggi ricordano al viaggiatore un periodo di forti passioni politiche e religiose. Il più conosciuto di questi castelli, anche fuori dall Italia, è Canossa, che diede nome alla casata e che ospitò uno degli avvenimenti più celebri di tutto il medioevo: nel gennaio del 1077 per tre giorni l imperatore Enrico IV, scalzo e in veste di pellegrino, implorò sotto le sue mura il perdono del Papa Gregorio VII. L episodio, ricordato dal cancelliere tedesco Bismark come esempio di una umiliazione storica della 4

5 nazione tedesca, è diventato proverbiale in molte lingue europee dove l espressione andare a Canossa ha assunto il significato di chiedere perdono. A Canossa si possono visitare i ruderi imponenti sopra la bianca rupe e un piccolo ma suggestivo museo. Vicino si trova l intatto castello di Rossena, una formidabile macchina da guerra che vigila sulla valle del fiume Enza. Altri castelli rimandano all epopea matildica, tra cui Carpineti, che ospitò due concili e fu chiamato, per la frequente presenza del Papa la nuova Roma, e Sarzano di Casina, recentemente restaurato. E rimangono le pievi, a ricordo dall azione riformatrice di Matilde nel capo ecclesiastico: Toano, Marola, San Vitale di Carpineti, Beleo, Paullo, Pianzo, ricche di testimonianze romaniche ancora leggibili e suggestive. Ma forse il lascito più diffuso e più pervasivo di questa storia antica sono i numerosi borghi rurali, nati nel medioevo ma la cui impostazione urbana risente delle corti e della case a torre edificate a cominciare dal Quattro-Cinquecento. Essi per secoli hanno rappresentato una originale tipologia di insediamento del medio Appennino che gli interventi recenti di recupero edilizio vogliono riproporre all attenzione dei turisti curiosi, attenti alla storia dell Italia minore. La recente apertura del casello autostradale sulla A 1 Terre di Canossa - Campegine ha reso più facilmente raggiungibile, e più noto, questo straordinario comprensorio dove ambiente, storia e turismo si sposano con una perfetta sintesi tipicamente italiana. Ed è una storia ancora viva e sentita, come testimoniano le feste in costume e i cortei storici, partecipati da centinaia di cittadini. 5

6 L APPENNINO, NATURA E INSEDIAMENTI STORICI Del sistema montuoso noto come Appennino Tosco Emiliano, l Appennino Reggiano costituisce una sezione tra le più interessanti. Dalle rocce nude e dai prati di mirtillo del crinale, l Appennino scende a valle attraverso una serie di dorsali scavate dai torrenti che ospitano boschi di castagni, faggi, pini e abeti, laghi glaciali, torbiere che costituiscono gli elementi di maggior interesse ambientale. Cervi, caprioli, mufloni, cinghiali rappresentano la fauna più vistosa, arricchita dalla ricomparsa dell animale più simbolico di tutti: il lupo. Il territorio naturalisticamente più pregiato è tutelato, con legge dello Stato, all interno del Parco Nazionale dell Appennino Tosco-Emiliano che comprende anche territori al di là dello spartiacque, nella regione toscana e, dal lato reggiano, arriva a comprendere lo splendido monolito della Pietra di Bismantova, una rupe fantastica ricordata da Dante nel canto IV del Purgatorio, oggi conosciuta soprattutto nel mondo degli scalatori. Ai suoi piedi, il centro di Castelnovo Monti, una cittadina fra le più eleganti ed attrezzate di tutto l Appennino settentrionale. L Appennino è terra di tradizioni autentiche, come il Maggio drammatico che si ricollega alle medioevali chansons de geste ed è imparentato con il folklore toscano (a Villaminozzo gli è stato dedicato un museo, che si affianca al museo dei 6

7 presepi, nel vicino paese di Gazzano). Manifestazioni musicali di prestigio hanno ricucito il rapporto tra la montagna e le nuove generazioni, in un processo ormai bene avviato di ringiovanimento dell immagine e della frequentazione della montagna. L Appennino reggiano è meritevole di visita anche per i borghi antichi, con le tipiche costruzioni in sasso, in alcuni casi di origine quattrocentesca. L Appennino reggiano, e il parco nazionale che ne tutela la fascia più pregiata, non è infatti solo un meraviglioso espositore di bellezze naturali ma in esso la componente storica e umana assume un rilievo più forte rispetto ad altre catene montane, forse più spettacolari ma meno ricche di transumanze, meticciati culturali, sovrapposizioni di popoli e di viaggiatori. Se l Appennino Tosco-Emiliano può vantare i pregi e le qualità naturalistiche ed ambientali dei territori del Parco, non si può dimenticare che molto si deve alla sua cultura. Una cultura che si è conservata fino a noi, generata dalla storia di queste terre e protetta nella memoria dei luoghi e delle genti che li abitano. Le numerose chiese, pievi, maestà, borghi, castelli e torri nella persistenza della pietra ci hanno regalato i frammenti di una storia vissuta che si preservano e si valorizzano con intelligenti interventi di restauro e con una adeguata promozione. 7

8 ROSSENA - Canossa Il Castello di Rossena è situato su una rupe vulcanica rossastra che gli dà il nome. Domina un amplissimo panorama sulla pianura e la valle dell Enza, a circa tre chilometri ad ovest di Canossa. Rossena costituisce una delle emergenze più importanti delle Terre di Canossa. Il suo profilo costituisce uno degli scorci paesaggistici più suggestivi di tutta l area matildica. A differenza di altri castelli che nel tempo si sono trasformati in residenze signorili, Rossena ha conservato l impianto originario di vera e propria macchina da guerra che doveva fermare eventuali aggressioni nemiche provenienti dalla valle dell Enza. Il castello, forse iniziato nel 950, all inizio era costituito da un mastio isolato, la cui struttura (ora ribassata) è ancora leggibile al centro della costruzione principale. Di proprietà della Diocesi reggiana, Rossena ha subito un profondo restauro in occasione del Giubileo dell anno 2000 che ne ha permesso il recupero per usi ricettivi. Oggi ospita un ostello con una cinquantina di posti letto. E interamente visitabile, a pagamento, con accesso alle cisterne e al cammino di ronda dove, nelle giornate limpide, si ammira uno splendido panorama. Di fronte a Rossena si staglia la torre di Rossenella. I colli vulcanici su cui sorgono il castello e la torre fanno parte della Riserva Naturale Integrata della Rupe di Campotrera, istituita con legge regionale. Il borgo conserva il caratteristico impianto direzionale focalizzato, ben riscontrabile inoltre dalla lettura del catasto di Maria Luigia del All ingresso del borgo, in corrispondenza del primo sottopasso, in cui è visibile un tondo con l immagine della Madonna, rimane memoria di una antica torretta. Il restauro ha interessato la pavimentazione del borgo e lo scolo dell acqua piovana. 8

9 bergogno - Casina Il nucleo del paese presenta un impianto a sviluppo lineare disposto sulle falde settentrionali del Poggio Coste, alla destra del torrente Campola lungo l antica mulattiera da Paullo porta a Canossa. Con la costruzione della Strada Nazionale nel 1785, sviluppatasi con un tracciato di crinale ed alte coste, il paese, che aveva rivestito in passato una funzione importante nella zona, fu relegato ad un ruolo secondario, allacciato alla viabilità con una semplice strada mulattiera, ora completamente asfaltata e transitabile. La strada che attraversa il paese prosegue con un percorso di antica origine, non carreggiabile, sino al torrente Campola, biforcandosi verso Cavandola/Canossa e verso Votigno. All ingresso del borgo, sulla destra, si trova l oratorio con fronte a capanna. Sulla sinistra è il pregevole complesso cinquecentesco già dei conti Giovanardi con impianto a pianta quadrangolare e torre colombaia. Discosta dalla strada, a destra, è visibile una casa a torre, probabilmente ribassata con coronamento ad altana e parte del cordolo di colombaia a dente di sega. Un rustico a fronte mostra ancora diversi particolari architettonici caratteristici tra cui finestrelle a tre elementi con architrave triangolare, feritoie e tracce di un portale sopraelevato. Proseguendo lungo la strada si osserva un interessante caseggiato dalla massiccia struttura cinquecentesca dominante lo stretto vicolo, che scende verso rio Bergogno. Al centro dell abitato si innalza un altra casa torre su pianta rettangolare e coperto a quattro falde. Diversi sono gli interventi di recupero effettuati dai proprietari che hanno reso l antico borgo piacevolmente fruibile e ospitale. L intervento pubblico di restauro ha integrato questi interventi operando sulle strutture comuni e sulle reti tecnologiche e di servizio. 9

10 VERCALLO - Casina Nucleo rurale disposto su un piccolo terrazzo delle falde occidentali del Monte Pulce. Conserva ancora pressochè inalterate le caratteristiche originarie del tipico borgo rurale del nostro appennino, sviluppandosi in un aggregato morfologicamente omogeneo. Rimangono diverse testimonianze, per lo più portali e finestre architravati, a semplici elementi monolitici, talvolta zigrinati e riferibili al XVI-XVII secolo. Interessante è la dicitura riscontrata in un edificio AMA DIO NON FA(L)LIRE FA BENE E LASCIA DIRE LI 9 GIUGNO E ancora notabile una casa con torre del XVI secolo cui si accompagna un sottopasso che la articola con i fabbricati vicini ad un complesso rurale. La raccolta delle castagne rappresentava per il borgo una importante fonte di sostentamento. Ne fa fede il metato (struttura per l essicazione delle castagne) che si trova all ingresso dell abitato. Nel complesso il borgo appare discretamente restaurato negli edifici privati, tutti a sasso a vista. L intervento pubblico ha recuperato alcuni percorsi storici, curandone la pavimentazione, l illuminazione e lo scolo delle acque. 10

11 IL CASTELLO DI SAN VALENTINO - Castellarano Il castello e il borgo di San Valentino determinano un impianto tipicamente medievale, arroccato su un costone elevato, tra le valli del Tresinaro e del Secchia, a sviluppo lineare focalizzato sull emergenza del castello cui si accede per un erta stradetta fiancheggiata da case. All inizio del borgo sono ancora individuabili le tracce del portale d ingresso e di un largo fossato. Una piccola lapide datata Aprile 1384 ricorda i restauri di Bonifacio Fogliani dopo le distruzioni subite da parte dei Reggiani e dei Gonzaga (una precedente distruzione con ricostruzione successiva è testimoniata nell anno 1288 a causa di lotte interne alla famiglia Fogliani). Oggi spicca il torrione merlato medievale unito alla parte dell antico maniero ricostruito nel XVI secolo. Oltre alla torre e alle mura perimetrali di sostegno a forte scarpata, è da segnalare un bel loggiato cinquecentesco con quattro colonne in pietra, decorate da capitelli con lo stemma della famiglia Sacrati. Lo stesso stemma orna anche un camino in arenaria con decorazioni a fogliami ed animali, posto in una sala al piano terreno. Entro il recinto del castello si trovava anche un oratorio dedicato a S. Biagio, diroccato nel In suo luogo è stato in seguito costruito un oratorio dedicato a S. Domenico ed alla Madonna del Rosario. Il castello, acquistato dal Comune di Castellarano,è stato oggetto di restauri e di interventi di protezione resi necessari per contrastare alcuni gravi fenomeni di dissesto che avevano interessato nel 2010 le murature di contenimento, in parte crollate a causa di infiltrazioni di acqua. Nei pressi si trova l antica pieve, già citata nei privilegi dell Imperatore Ottone II del 960, conserva in parte l impianto risalente alla ricostruzione quattrocentesca. 11

12 Santa maria Castello - Viano Il sito è di grande suggestione paesaggistica. Lo sguardo spazia tutto intorno dal vicino monte Valestra alla Pietra di Bismantova, con la vallata del Tresinaro e - sullo sfondo, a nord - la pianura. Il borgo è articolato linearmente e scalarmente lungo lo spartiacque in sommità alla linea di costa alla destra del rio Fagiano. Il castello è già citato in documenti del X secolo ma la sua fortuna è legata alla potente famiglia dei Fogliani, già possessori di decine di castelli nel territorio reggiano. A Castello Querciola (altro nome con cui è nota la località) i Fogliani resistettero come feudatari fino al 1720, con un possesso che è durato per cinquecento anni. La zona, al centro di una conca dal rilevante pregio naturalistico, presenta l interessante fenomeno delle salse. Getti di fango che si sollevano rilasciando strutture coniformi simili a piccoli vulcani (siamo all interno di una fascia che attraversa con questi fenomeni l Appennino modenese e reggiano). L impianto del borgo è quello tipico della rocca medioevale a cui si accede da un unica strada che si conclude sul sagrato della chiesa di impianto ancora romanico. Il paramento murario della chiesa è ancora quello originario in conci squadrati ed orsati, molti dei quali siglati ed incisi. L interno si sviluppa con una pianta ad aula. Il campanile si innalza sul lato sud ed è concluso da una cella ottocentesca a monofore. L originale palazzo dominicale, residenza del feudatario, è stato inglobato dalla canonica. Nell antico annesso oratorio del Rosario rimangono interessanti affreschi raffiguranti la Madonna col Bambino, S. Antonio Abate e un frate in preghiera, di scuola emiliana della fine XIV-inizi XV secolo. La sala al piano superiore è invece caratterizzata da un fregio ad affresco con figure fantastiche e stemmi, tradizionalmente riferito al grande pittore rinascimentale Lelio Orsi e databile tra il 1535 ed il 1540, ed è quindi da considerarsi un opera giovanile. Del castello poco o nulla rimane, essendo stato inglobato in un edificio recente di nessun interesse. Il restauro ha riguardato le mura, il palazzo feudale e ha riqualificato gli edifici del borgo. 12

13 CA TOSCHI - Baiso Proveniendo dalla pianura, poco prima del capoluogo Baiso si incontra il borgo noto come Ca Toschi. A lato della strada provinciale è ben visibile un interessante complesso padronale. Sull abitazione è murata una lapide che ricorda Giovan Battista Toschi ( ), illustre studioso di storia dell arte, con particolare riferimento all Appennino, che, nato qui, lasciò al comune in eredità la sua ricca biblioteca. Nell edificio è visibile un portale di ingresso archivoltato sormontato da un oculo con formella siglata PRI DIE NONAS - MAII - ACTA FUIT. Sul tetto è posto un campaniletto a vela, forse nel luogo dove un tempo si trovava l oratorio di San Prospero di cui si sono perdute le tracce. Grazie ai recuperi edilizi e all attività di valorizzazione pubblica, Casa Toschi ospita una pluralità di attività sociali, educative e culturali. Nel centro di documentazione sono raccolti, e resi fruibili al pubblico, i libri e manoscritti frutto della donazione originaria mentre nel contiguo laboratorio multimediale un aula attrezzata è stata destinata agli studenti per approfondimenti storico-artistici. Concerti serali estivi e l ormai consolidata iniziativa La Tavola di Bisanzio rappresentano le manifestazioni più rilevanti ospitate nella piazzetta del borgo, ora resa più accessibile dal restaurato percorso pedonale e abbellita da interventi sulle facciate e dall interramento di cavi e tubature. La Tavola di Bisanzio ricorda le peculiarità gastronomiche della vallata, fra cui la rara tradizione della carne di pecora, cucinata in molti modi, che rappresenta un probabile lascito delle truppe bizantine che nel primo medioevo a lungo tennero queste terre contendendole ai Longobardi lungo una linea di confine che passava proprio da queste parti. 13

14 I BORGHI DI RONCAGLIO - Canossa Un unica tipologia di pavimentazione in pietra arenaria appenninica delle strade maestre medioevali che attraversano i borghi rappresenta l intervento unificante che valorizza questi insediamenti del comune di Canossa che si affacciano sulla valle dell Enza. Si tratta di abitati di antica origine medioevale, con la presenza diffusa della tipologia della casa a torre che, innalzandosi al centro degli abitati, definiscono una specie di paesaggio turrito di grande effetto visivo. La villa di Roncaglio è citata in un diploma del Re Lotario dell anno 948 con il quale, in adempimento della volontà di Alda, sua madre, dona al Vescovo di Parma Adeodato, tre corti fra le quali quella di Runcaria sul fiume Enza. Seguì poi le vicende di questo territorio, passando ai Canossa, ai Da Correggio e agli Estensi. La chiesa è un vero gioiello di arte rurale e conserva una ancona intagliata, probabilmente della scuola del Ceccati. Al complesso è unita un torre colombaia del sec. XVII. Da Roncaglio si raggiunge Albareto, interessante nucleo ad impianto direzionale disposto ai margini dei pendii declinanti a nord del monte Cavaliere. All ingresso dell abitato è visibile una cappellina dedicata alla Madonna. Nel borgo si trova un complesso rustico dove, alla base di una finestra, è visibile la data Poco oltre si trova un altro impianto a torre della seconda metà del secolo XVI. Case Curti, Iagarone, Solara e Verlano sono anch essi piccoli nuclei abitati che conservano in parte le caratteristiche tipologiche originarie con la diffusa presenza di pregevoli case a torre variamente databili dal secolo XVI al secolo XVIII. 14

15 VEDRIANO - Canossa Villa costituita da diversi nuclei di case sparse dai nomi propri di La Villa, La Corte, Il Casale, La Chiesa, disposti sui pendii alla destra del torrente Tassobbio. L Overmann e lo Schumann identificano con questa località il Verianum ricordato nel documento del 958 in cui Adalberto Atto di Canossa risulta acquistare delle masserie. D altra parte, viene spontanea la supposizione che tale forma possa riflettere più da vicino l attuale toponimo Verlano, che corrisponde ad un centro abitato non distante. Vedriano già feudo della casa Pepoli di Bologna, fu annesso allaprovincia di Reggio nel 1847 alla morte della Duchessa Maria Luigia di Parma. Il Molossi ne indica una popolazione di 258 abitanti agli inizi del XIX secolo. La chiesa parrocchiale, dedicata a S. Salvatore, appartenne alla Diocesi di Parma (il territorio fu a possesso del ducato parmense fino al 1847) ed era una antica cappella della Pieve di Bazzano come risulta in un documento del Nel 1691 è soggetta al Vicariato di Scurano. Presenta una semplice struttura con campanile a monofore, cuspidato ed è orientata in senso liturgico. Interventi privati hanno permesso una discreta conservazione del tessuto edilizio, che appare ben curato. Gli interventi effettuati sulla pavimentazione e sulle aree pubbliche hanno completato il recupero di questa interessante testimonianza di abitato rurale del medio appennino. 15

16 CROVARA - Vetto E un piccolo nucleo situato sui rilievi al margine sinistro del rio Tassaro che, incassato in una profonda vallata, sfocia nel torrente Tassobbio, un affluente dell Enza, in un luogo di grande suggestione panoramica. Ospita, su una collinetta, i resti di un castello che appartenne stabilmente ai Da Palude (la famiglia feudale originaria della pianura reggiana il cui personaggio più celebre è Arduino, il principale capo militare di Matilde di Canossa). La prima menzione del castello risale al 1267 quando, in possesso di Jacopino della Palude, di fazione ghibellina, viene espugnato dai Parmigiani e Reggiani. Il castello fu nuovamente assediato nel 1271 da truppe di Reggio, Parma e da altre di Mantova e Castiglione di Toscana. Dopo lunga lotta fu espugnato e distrutto. I Signori della Palude lo rifabbricarono come leggiamo nella Cronaca Parmigiana del Nello stesso anno Matteo da Correggio tentò invano di espugnare il castello. Ancora nel 1312 dovette subire una nuova distruzione da parte dei Reggiani. Tornati in possesso del castello i Signori della Palude ne conservarono in seguito il feudo confermato da molte investiture degli Estensi. Nella prima metà del secolo XVIII una cronaca segnala l esistenza di un altissima torre ove sono orrende prigioni, trabocchetti e profondi spechi fabbricati con insidie dentro cui precipitano le persone; dall altro lato la Chiesa parrocchiale dedicata a S. Giorgio ma tutto è disabitato. La chiesa di S. Giorgio, ad unica nave rivolta ad oriente, conserva ancora su di un fianco una specie di grande sfera di arenaria scolpita con una raffigurazione demoniaca rintracciata tra le rovine del castello. Il restauro ha interessato un vecchio edificio rurale nei pressi della chiesa che ora viene adibito a punto di ospitalità e ristoro, in un luogo dove si incontrano diversi sentieri, lungo la vallata dell Enza, nel cuore delle Terre di Canossa. Anche il sovrastante sito del castello è stato oggetto di interventi di scavo archeologico che hanno evidenziato le poche strutture ancora leggibili (una cisterna, un sotterraneo e tracce di muri). 16

17 SANTO STEFANO DI PINETO - Vetto Borgo situato alla destra del rio Tassaro, affluente di sinistra del torrente Tassobbio. L abitato occupa la sommità di un colle arenaceo su cui è distribuito linearmente. Vi si conservano numerosi edifici di interesse, in parte manomessi. La località è citata negli Estimi Reggiani del 1315 seguendo poi le vicende della chiesa parrocchiale di S. Stefano. All ingresso del paese si osserva la così detta Casa dei Da Palude già residenza patrizia di questa antica famiglia; l edificio ha subito danni ad opera del terremoto del 1920 ma conserva un eccezionale interesse storico-artistico. La facciata è caratterizzata da due ordini di loggiato con colonnine tonde. All interno del loggiato e dei vani sono notabili numerosi affreschi raffiguranti immagini sacre attribuibili al XVII sec., mentre un secondo portale quadrangolare ad architrave modanato, situato al primo piano, è datato Si evidenzia l antico oratorio interno, ancora officiato riportante affreschi seicenteschi. Nel centro del paese si erge una massiccia casa a torre con rosone in pietra databile al XVII secolo, cui è adiacente un fabbricato riferibile ad una torre abbassata e rimaneggiata, con un portale sopraelevato tamponato a mensole concave. All estremità ovest della borgata è visibile un ampio edificio che la tradizione locale indica come la più antica dimora dei Conti Da Palude. Alcuni interventi edilizi hanno alterato la costruzione che tuttavia conserva una cantina con ampi sotterranei e portali a tutto sesto; è possibile infine accedere ad un oratorio abbandonato con un portale e due finestre riquadrate attribuibili al XVII-XVIII secolo. Il restauro ha consentito il recupero ad uso pubblico di un edificio storico del borgo. 17

18 IL FARIOLO - Castelnovo Monti Il borgo di Fariolo (conosciuto localmente come Il Fariolo ma anche con la variante Feriolo) fu sede di podestà e per secoli costituì il principale centro politico della montagna reggiana, trasferito poi nel vicino abitato di Castelnovo Monti nel corso del secolo XV. Anticamente faceva parte di un nucleo di tre insediamenti raggruppati sotto la comune denominazione di Felina (termine che oggi si applica solo alla frazione più importante, a pochi chilometri dal Fariolo attuale). Dai documenti storici emerge come questa borgata, oltre alla tradizionale economia agricola di sussistenza, abbia svolto nei secoli funzioni amministrative che giustificano le dimensioni rilevanti dell insediamento. Il nucleo si presenta come un impianto indifferenziato, con costruzioni soprattutto ottocentesche non sempre restaurate con il dovuto rispetto, situato ai margini sud-orientali dei pendii del monte Tosco. Vi sorge dal XVII secolo l oratorio della Concezione. L oratorio presenta una semplice facciata a capanna con portale architravato, nicchia del titolare ed oculo superiore. Ha un basamento a bugnato, conci angolari a denti alterni, cornice di gronda e rivestimento ad intonaco rustico. Di fronte è posta una maestà dedicata all Ave Maria. Un altra icona della Beata Vergine è murata, poco oltre, sul prospetto di una abitazione. All inizio dell abitato è visibile il fabbricato antica sede della Podesteria; la pianta è quadrangolare con portale d ingresso archivoltato e chiave di volta scolpita, con elegante porta lignea intagliata; a lato dello stesso portale si apre una feritoia. Sullo stesso prospetto è notabile una finestrella a tre elementi monolitici con architrave triangolare. Le abitazioni conservano senza manifeste alterazioni l impianto volumetrico e distributivo originario. Si riscontrano diversi particolari architettonici tra cui interessanti paramenti in pietra, finestre e portali di diversa fattura riferibili ai secoli XVI-XVII. Gli interventi di recupero hanno interessato i percorsi storici, l illuminazione, gli allacciamenti tecnologici e il restauro dell oratorio della Concezione. 18

19 IL FORNACIONE DI FELINA - Castelnovo Monti A valle della chiesa di S. Maria di Felina, ad una distanza di circa 500 ml. ad est della stessa, è visibile un impianto industriale per la cottura di laterizi. Il complesso è indicativo per la tipologia ed è interessante come archeologia paleoindustriale. Figura già esistente agli inizi del XX secolo ed è attivo fino al Gestito nelle ultime fasi produttive dalla famiglia Prampolini, nel 2004 è stato acquisito dal Comune di Castelnovo Monti che ne ha curato il restauro. Verso la fine dell Ottocento in regione cominciarono a diffondersi le industrie con una intensificata richiesta di materiale edilizio per la costruzione dei capannoni. La fornace di Felina (popolarmente detta il fornacione, al fornason in dialetto) rispondeva a questa esigenza ed era costruito secondo la tipologia della fornace di Hoffmann, una tecnologia presentata e brevettata alla esposizione mondiale di Parigi del La fornace è costituita da due gallerie circolari concentriche. Quella esterna, di maggiori dimensioni, è detta canale di cottura, con aperture laterali a distanze uguali per introdurre il materiale da cuocere. Un complesso sistema di griglie e canalette, controllato da valvole, consentiva il riscaldamento delle dodici stanze poste a raggiera dove ruotava il materiale a seconda delle fasi di lavorazione. Particolarmente vistosa è la ciminiera di 27 metri. Il restauro è consistito in una serie di interventi sulla copertura, i solai, i muri e le pavimentazioni e ha consentito la conservazione di una importante testimonianza di archeologia industriale del territorio legata alla utilizzazione dell argilla locale che del resto risale a tempi antichissimi come è testimoniato dal rinvenimento nelle cave della fornace di reperti fittili attribuibili alla prima età del ferro. 19

20 LA PIEVE DI SAN VITALE - Carpineti Tutto fa pensare che l area di San Vitale fosse in origine un luogo di insediamento bizantino, come suggerisce la dedicazione a un santo caro alla liturgia dell impero romano di oriente, e quindi polo di diffusione del cristianesimo nell Appennino. La pieve viene nominata per la prima volta nel 980 nel diploma di Ottone II. Nel 1070 è compresa tra i possessi del Marchese Bonifacio di Canossa. Il tempio risulta consacrato il 29 agosto 1145 dal Vescovo Alberio e diventa il centro di un sistema di chiese che fa ad esso riferimento, anche per la riscossione delle decime. La visita del Vescovo Rangone nel 1593 la descrive ad una navata grande e due minori con colonne ad archi in pietra picchiata. L edificio doveva comunque già presentare alcuni problemi strutturali e funzionali se la visita del Vescovo Coccapani del 1625 lascia disposizioni per ripristinare il tetto della pieve. Nel 1677 minaccia rovina; nel frattempo il titolo di pieve inizia ad essere trasferito a S. Caterina. II successivo crollo delle due navate laterali consentì all arciprete conte Francesco della Palude di ricavare, nella canonica a fronte, un palazzo principesco con seminterrato a foggia di cripta. Del vicino edificio religioso non rimangono che alcuni muri e il portale strombato con due colonnine a capitelli fogliati; la lunetta superiore è decorata con due cornici in arenaria, l una con motivo a treccia e l altra a foglie di vite. Una serie di preziosi capitelli, trasferiti dalla chiesa diroccata alla contigua canonica, sono ora conservati al museo diocesano di Reggio Emilia che dal 2008 ospita anche la mensa d altare prima visibile presso la Chiesa di S.Andrea al Castello delle Carpinete. L acquisto da parte del Comune della canonica e il successivo restauro hanno consentito di ricavare una struttura ricettiva con ristoro ed ostello. San Vitale è raggiungibile a piedi dal castello di Carpineti con mezz ora di cammino percorrendo il sentiero dorato o direttamente in auto, con l ultimo tratto su strada sterrata. San Vitale è centro turistico vivace, con una pluralità di offerte e di iniziative, collegate con la gestione del vicino castello. 20

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