LA NORMATIVA SULLA FORMAZIONE CONTINUA:

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1 EQUAL II FASE PARTNERSHIP DI SVILUPPO GEOGRAFICA CAMPANIA IT-G2-CAM 50 NETWORK PER LO SVILUPPO LOCALE LA NORMATIVA SULLA FORMAZIONE CONTINUA: LA PROGRAMMAZIONE IN REGIONE CAMPANIA

2 Premessa Parte I LA NORMATIVA NAZIONALE 1. I Fondi interprofessionali per la Formazione continua 1.1 La nascita dei fondi: la legge 388/00 e le successive modificazioni ed integrazioni 1.2 I Piani formativi aziendali, settoriali, territoriali ed individuali 1.3 I dodici Fondi Interprofessionali 1.4 Come si aderisce ai Fondi 1.5 La regionalizzazione: I fondi sul territorio campano e le iniziative finanziate 1.6 La Normativa di riferimento dei Fondi Interprofessionali 2. La formazione continua finanziata dall articolo 9 della L avvio della programmazione 2.2 Le circolari attuative del Ministero del Lavoro: la formazione aziendale 2.3 La programmazione in Regione Campania: contenuti dei bandi ed iniziative finanziate 3. I congedi formativi: l articolo 5 e 6 della Legge 53/ L avvio della programmazione 3.2 La programmazione del Ministero del Lavoro 3.3 L attuazione delle iniziative in Campania, contenuti dei bandi ed iniziative finanziate Parte II LE INIZIATIVE FINANZIATE DAL FONDO SOCIALE EUROPEO E LA COMMISSIONE EUROPEA 1. L adattabilità nel Fondo Sociale Europeo 1.1 La programmazione degli interventi nelle Regioni Obiettivo Le Misure del Programma Operativo della Campania destinate alla formazione continua 1.3 Le Azioni previste e le risorse destinate 2. La formazione continua nel programma di iniziativa comunitari Equal l Iniziativa comunitaria Leonardo da Vinci II 2.1 La strategia di intervento dell Asse Adattabilità in Equal 2.2 Le azioni previste sul territorio campano di Equal 2.3 La formazione continua prevista nell iniziativa Leonardo da Vinci 2.4 Gli orientamenti sui futuri programmi dopo il 2006 relativi a istruzione e cittadinanza e il futuro di Equal 2

3 3 Gli orientamenti della Commissione dopo il 2006: la formazione continua priorità nella programmazione Premessa 3.2 Il futuro del FSE 3.4 La formazione continua nel Documento Strategico Preliminare della Regione Campania Parte III LA PROBLEMATICA SUGLI AIUTI DI STATO PER LA FORMAZIONE 1. Cos è un aiuto di Stato 2. Gli aiuti di Stato destinati alla formazione: i Regolamenti 68/01 e 69/01 3. La nuova definizione di PMI della Commissione Principale normativa sulla Formazione Continua Riferimenti Bibliografici La presente ricerca è stata coordinata e realizzata da: Giuseppe Di Lieto Piero Polignano Rosilde Campanella Con la collaborazione di: Antonio Pezone Isidoro Orabona Emilio Caterino Adele Pezone Domenico Orabona 3

4 Premessa Il presente manuale nasce con l obiettivo di fornire, agli operatori dello Sportello del Network per lo sviluppo Locale, uno strumento utile ad orientare le aziende verso l utilizzo di risorse pubbliche per poter finanziare un percorso di formazione per i propri dipendenti. Infatti il documento analizza, nei dettagli, quelli che sono i contenuti di tutte le norme comunitarie e nazionale che promuovono processi di formazione aziendale soffermandosi, in particolare, nella descrizione delle modalità di accesso a questi strumenti. Il manuale, in tutte le sue sezioni, affronta un analisi della legge che determina il finanziamento e, successivamente, descrive le modalità di accesso ai finanziamenti. In particolare si può cogliere come, nel tempo, al concetto di progetto di formazione continua, si sia sostituita la prassi del piano, ossia una modalità che vede il diretto coinvolgimento delle parti sociali nella programmazione dell intervento formativo. Questa prassi si è senza dubbi ormai affermata con l utilizzo di risorse nazionali mentre una certa autonomia decisionale è lasciata ancora alle aziende quando la formazione è cofinanziata dal Fondo Sociale Europeo. Considerando ancora l attuale programmazione dei Fondi Strutturali e sommando queste risorse a quelle nazionali, possiamo affermare che, nel nostro Paese, le risorse destinate alla formazione dei lavoratori sono circa 900 milioni di euro a cui deve aggiungersi il cofinanziamento privato obbligatorio. Poca cosa, se consideriamo le risorse che destinano altri paesi europei alla formazione continua (in Spagna, ad esempio, il nostro 0,30 vale 0,75% del monte salari); tuttavia le risorse stanno aumentando anche grazie all avvio dei Fondi Paritetici Interprofessionali delle formazione continua che gestiscono l intero 0,30 del monte salari delle imprese che aderiscono ai Fondi (fino a due anni fa solo un terzo di questo 0,30% era destinato al finanziamento di percorsi di formazione continua). Proprio i Fondi Interprofessionali rappresentano la vera novità introdotta nel nostro ordinamento: potenzialmente, se tutte le aziende aderissero ai Fondi, potrebbero gestire oltre 500 milioni di euro l anno 4

5 Diversa è la modalità di organizzazione (e quindi gestione dei Fondi) a seconda dell organizzazione che li ha promossi: alcuni hanno strutture regionali (come Fondoimpresa) e quindi presenti anche sul territorio campano, altre, come FOR.TE. hanno una organizzazione centralizzata ed è alla struttura centrale che le imprese campane devono presentare i loro progetti. Il Fondo Sociale Europeo resta, per la Campania, il principale strumento di finanziamento pubblico per la formazione delle imprese; la Regione, di recente, sta sperimentando l integrazione fra i vari strumenti predisponendo unici bandi che mettono insieme risorse di FSE, della legge 236/03 e della legge 53/00. Sebbene questa scelta abbia molti vantaggi, spesso ha delle controindicazioni come quella di limitare l accesso ai finanziamenti solo a determinate categorie di lavoratori. E, tuttavia, indubbio che un sistema di coordinamento tra i vari protagonisti che gestiscono le risorse pubbliche si imponga: se consideriamo tutte le risorse pubbliche destinate alla formazione dei lavoratori oggi presenti risulta che: i fondi interprofessionali sono gestisti dalle parti sociali; il FSE è programmato e gestito, principalmente, dalle Regioni e, in parte limitata, dal Ministero del lavoro; gli intervento dell articolo 9 della legge 236/93 è coordinato dal Ministero del lavoro e gestito dalle Regioni; gli interventi di cui all articolo 6 della legge 53/00 sono programmati dal Ministero e gestiti dal Ministero. Forse sarebbe opportuno non soltanto un coordinamento tra i quattro attori coinvolti nella programmazione ma forse anche una legge organica (testo unico?) che, al pari di quanto avviene in altri paesi europei, disciplini, in modo organico, tutti gli strumenti destinati alla formazione dei lavoratori. Sotto questo punto di vista il Manuale sottolinea pregi e difetti di questo sistema quattro teste. Il primo capitolo affronta un analisi delle risorse nazionali destinate alla formazione continua: dalla nascita dei Fondi Interprofessionali agli interventi dell articolo 6 della legge 53. 5

6 In particolare il paragrafo capitolo è descrive il processo che ha portato all avvio dei Fondi e la loro programmazione. Un paragrafo riporta 12 schede, una per fondo, in cui sono evidenziati, tra l altro, indirizzi a cui rivolgersi per ottenere maggiori informazioni. Al termine del paragrafo è individuata la principale normativa che regolamenta il funzionamento dei Fondi Interprofessionali. Il secondo paragrafo affronta l evoluzione dell istituto della legge 236/93, dall avvio della programmazione, sino alla recente evoluzione che vede come destinatari, le categorie più deboli. Anche in questo caso, al termine del paragrafo, è affrontata un analisi sul territorio campano, in particolare sono descritte le modalità di accesso a questo strumento. Il terzo paragrafo contiene alcuni cenni all avvio della legge sui congedi formativi e all attuazione delle iniziative in Campania. Il secondo capitolo è dedicato alla programmazione del Fondo Sociale europeo in Campania; sono affrontati tutti gli aspetti relativi alla specifica misura 3.9 ma anche alle altre che, al loro interno, prevedono il finanziamento di percorsi di formazione per lavoratori. E affrontata un analisi degli altri strumenti comunitari destinati a finanziare formazione continua, quali Equal e Leonardo, ormai entrambi in fase di definitiva conclusione. Questi programmi saranno riproposti in altre forme: pertanto, in un paragrafo, si fa il punto del processo di programmazione dei nuovi fondi strutturali per il periodo Al termine del capitolo sono presentate le linee strategiche della Regione Campania per la prossima programmazione L ultimo capitolo, infine, affronta un analisi sulla problematica degli aiuti di stato e delle recenti modifiche del L approfondimento dell analisi e la puntuale individuazione delle modalità di accesso alle risorse pubbliche fanno sì che il manuale rappresenti un valido strumento anche per le stesse aziende che possono consultarlo ed orientarsi autonomamente. 6

7 Parte I LA NORMATIVA NAZIONALE 1. I FONDI INTERPROFESSIONALI PER LA FORMAZIONE CONTINUA 1.1 La nascita dei fondi: la legge 388/00 e le successive modificazioni ed integrazioni Il Ministero del Lavoro, nel corso del 2003, ha dato concreto avvio ai Fondi Paritetici Interprofessionali per la Formazione Continua, introdotti nell ordinamento dall art. 118 della legge 388/2000 (successivamente modificato dall articolo 48, della legge 289/2002). La normativa ha attribuito a tali organismi, costituiti dalle parti sociali attraverso accordi interconfederali stipulati delle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori maggiormente rappresentative sul piano nazionale, una porzione crescente delle risorse finanziarie derivanti dal gettito del contributo dello 0,30 delle retribuzioni versato dalle imprese all INPS a titolo di contributo per l assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione involontaria. Ai Fondi si riconosce, con le modifiche introdotte dall art. 48 della legge 289/00, la possibilità di promuovere e finanziarie non soltanto Piani formativi aziendali, settoriali e territoriali, ma anche piani formativi individuali, nonché eventuali ulteriori iniziative propedeutiche e, comunque, direttamente connesse ai Piani, concordate tra le parti 1. Ai Fondi, viene riconosciuta la facoltà di articolarsi a livello territoriale. La creazione di organismi gestiti direttamente dalle Parti Sociali (nella loro espressione bilaterale), che si propongono come strumenti di gestione delle risorse versate loro dalle imprese per la programmazione, l indirizzo ed il controllo dei processi di formazione continua, non è una novità nel panorama europeo: già da tempo in altri paesi operano organismi simili che fondano la propria legittimazione sulla base di accordi interconfederali, sussunti in genere in leggi 1 Ad esempio, analisi della domanda e dei fabbisogni formativi, monitoraggio, raccolta e valutazione delle proposte progettuali, valutazione delle iniziative. 7

8 dello Stato, nonché sulla scelta delle imprese che liberamente aderiscono versando agli organismi stessi risorse finanziarie variamente determinate e calcolate. Nel nostro Paese i Fondi hanno un connotato settoriale (o di comparto) e volontaristico, nel senso che ogni singola impresa può scegliere il Fondo Paritetico cui aderire e verso il quale saranno convogliate, tramite l INPS, parte delle risorse finanziarie derivanti dal contributo obbligatorio precedentemente menzionato. I Fondi paritetici interprofessionali nascono sulla base del Protocollo sulla politica dei redditi del luglio 1993, in cui le parti sociali, dopo aver inserito la formazione continua tra gli strumenti a sostegno del sistema produttivo, esprimevano una doppia esigenza su questo tema: da un lato la rivendicazione di una specifica capacità di leggere ed esplicitare le necessità formative delle imprese e dei lavoratori da esse rappresentati; dall altro la destinazione del contributo previdenziale dello 0,30%, versato da imprese e lavoratori, ma destinato al finanziamento di tutto il sistema della formazione professionale (sia iniziale che continua). Attraverso l utilizzo di tali risorse i Fondi saranno in grado di finanziare iniziative di formazione continua prevedibilmente più coerenti con le necessità reali delle imprese aderenti. L ambito della bilateralità, infatti, coinvolgendo le organizzazioni di rappresentanza datoriali e sindacali, costituisce un terreno generalmente più favorevole per una corretta identificazione dei fabbisogni professionali delle imprese. Lo dimostra il contributo offerto dagli Organismi Bilaterali nelle analisi dei fabbisogni professionali e di competenze nei diversi settori di attività finanziate, dal 1997 ad oggi, prima con la legge 237/93 (art. 9, comma 1), poi con il concorso del Fondo Sociale Europeo. Dopo circa dieci anni, questa esigenza, attraverso successivi accordi ed interventi normativi, ha trovato una concreta e compiuta realizzazione, con l istituzione dei Fondi paritetici Interprofessionali realizzata con l art. 118 della legge 388/2000 (Finanziaria 2001), modificato e perfezionato con le successive leggi finanziarie del 2003 e del

9 In seguito alla loro istituzione normativa, una serie di accordi tra le Confederazioni imprenditoriali e le organizzazioni sindacali nazionali ha dato vita, nel corso del 2003, a 12 Fondi Paritetici, espressione di tutti i settori, dimensioni e tipologie di impresa. I Fondi non opereranno isolatamente. Al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, oltre ai compiti di vigilanza, sono attribuite infatti funzioni monitoraggio sugli interventi realizzati, nonché di valutazione dei risultati conseguiti dagli stessi, entro tre anni dalla loro entrata a regime. Il ruolo delle istituzioni viene ulteriormente rafforzato attraverso l istituzione, dell Osservatorio per la formazione continua, composto da rappresentanti delle Regioni, delle Parti sociali, del Ministero del lavoro e dal Consigliere di parità della Commissione centrale per l impiego. A questo organismo sono affidate funzioni di indirizzo, attraverso la predisposizione di linee guida, nonché il compito di esprimere pareri e valutazioni in ordine alle attività svolte dai Fondi. A circa due anni dall avvio operativo delle attività dei Fondi Paritetici Interprofessionali per la formazione continua, e in prospettiva della loro prossima entrata nella fase a regime, comincia a delinearsi anche nel nostro Paese, un sistema di formazione continua fatto di una pluralità di soggetti, regole e strumenti di intervento a vantaggio dei lavoratori e delle aziende. Oggi, i Fondi paritetici interprofessionali costituiscono il soggetto nuovo e fondamentale del sistema di formazione continua, che si caratterizza quindi per una forte sussidiarietà orizzontale, attraverso la responsabilizzazione dei soggetti più vicini all utente finale (impresa/lavoratore), che si aggiunge alla sussidiarietà verticale, da tempo consolidata attraverso l azione delle Regioni che, tramite la programmazione degli interventi sul territorio, hanno attuato tutta una serie di iniziative in materia di formazione continua. L importanza assunta dalla professionalità delle risorse umane (garantita attraverso lo sviluppo di conoscenze e competenze), pone la formazione degli occupati al centro degli strumenti di politica attiva del lavoro, ma anche di politica di sviluppo di settori/aree territoriali. 9

10 In questo senso, la formazione continua e i Fondi, come strumento a sostegno delle strategie aziendali, contribuiscono a diffondere teoria e prassi della formazione continua, necessarie a preservare la competitività dell impresa ma anche lo sviluppo del sistema produttivo di un territorio o di un settore. L avvio dei Fondi è stato caratterizzato da un doppio passaggio: erogazione di risorse del Ministero del Lavoro ai Fondi costituiti entro il per favorire il loro avvio (fase di start-up) erogazione del contributo delle imprese iscritte ai Fondi da parte dell INPS (fase a regime). In particolare occorre avere attenzione al passaggio dei Fondi da una fase di start up tutt ora in corso - ad una fase a regime, fasi caratterizzate da diverse modalità di gestione interna delle risorse economiche da parte dei Fondi stessi. La fase di start up Le risorse che i Fondi stanno utilizzando per le loro attività (finanziaria 2003, art. 48, commi 10 e 12) sono state stanziate in un momento precedente all avvio del sistema di adesione e raccolta attraverso l Inps e quindi non sono direttamente imputabili alle singole aziende aderenti. Questo significa che ogni azienda che ha versato il contributo obbligatorio fino al dicembre 2003 ha pari diritto ad accedere a queste risorse. Anche per tale motivo i Fondi hanno generalmente, ma non esclusivamente, utilizzato il sistema degli Avvisi, che garantiva una maggiore evidenza pubblica. La fase di start-up, prorogata di 12 mesi e conteggiata per ciascun Fondo a partire dalla I erogazione finanziaria da parte del Ministero, si concluderà in date che varieranno da Fondo a Fondo, collocate comunque nel periodo compreso tra la il terzo quadrimestre del 2006 e l inizio del La fase a regime Si può definire come la fase in cui il finanziamento di cui i Fondi dispongono, può essere messo in relazione diretta con i soggetti che hanno effettuato i 10

11 versamenti all INPS. Questo implica anche che l ammissione a finanziamento di un piano formativo, come il suo ammontare, potranno essere verificati puntualmente per ciascuna azienda. Ad oggi ci sono due annualità di versamenti che hanno queste caratteristiche: i versamenti originati dalle adesioni espresse dalle imprese entro il giugno 2003 e quelle espresse entro il giugno 2004, alle quali si aggiungerà la terza annualità, relativa alle adesioni che saranno espresse nell anno in corso (entro ottobre 2005). 11

12 1.2 I Piani formativi aziendali, settoriali, territoriali ed individuali Piano formativo è una modalità di progettare interventi di formazione per occupati che si è andata via via affermando nel corso degli anni e che sta sostituendo la prassi del Progetto formativo. Il Piano formativo presuppone, infatti, una programmazione su un più lungo periodo, programmazione che è definita di concerto tra le parti sociali. L articolo 118 della legge 388/00 ribadisce il principio che i fondi possono finanziare in tutto o in parte piani formativi aziendali, territoriali, settoriali o individuali concordati tra le parti sociali, nonché eventuali ulteriori iniziative propedeutiche e comunque direttamente connesse a detti piani concordate tra le parti. I progetti relativi a tali piani ed iniziative sono trasmessi alle regioni ed alle province autonome territorialmente interessate affinché ne possano tenere conto nell'ambito delle rispettive programmazioni. Per Piano formativo si intende, dunque, un programma organico costituito da uno o più progetti formativi finalizzati all adeguamento/sviluppo delle competenze dei lavoratori/lavoratrici, in coerenza con le strategie aziendali, anche con la finalità di prevenire eventuali situazioni di crisi. Riprendendo la definizione di Piano formativo del Fondo FOR.TE., che riteniamo essere alquanto completa, possiamo affermare che il Piano formativo aziendale, settoriale, territoriale, si compone: di uno o più progetti, nel quale sono descritte e sviluppate le azioni formative, di accompagnamento e propedeutiche per le quali si richiede il finanziamento e del relativo piano finanziario; di altri documenti (studi, analisi dei fabbisogni, ecc.) che accompagnano e sono relativi al Piano formativo; dell accordo sottoscritto dalle parti sociali che hanno costituto il Fondo ovvero dalle organizzazioni alle stesse aderenti o affiliate. In caso di Piano aziendale, l accordo è sottoscritto tra impresa e le rappresentanze dei lavoratori di riferimento delle organizzazioni firmatarie dell accordo di costituzione dei Fondi. 12

13 Il Piano formativo diventa così un contenitore all interno del quale devono esserci tutti gli elementi che lo compongono, ossia, progetti, relativi piani finanziari e soprattutto l accordo tra le parti sociali. Per Piano aziendale si intende un Piano che comprende progetti aziendali anche collettivi e/o uno o più progetti individuali. Per Piano formativo settoriale si intende un programma organico di azioni formative che interessano imprese - non facenti parte dello stesso Gruppo - che operano in uno stesso settore produttivo. Il Piano può contenere anche uno o più progetti individuali. Per Piano formativo territoriale si intende un programma organico di azioni formative che interessano imprese di settori produttivi diversi, che operano in uno stesso territorio o ambito geografico. Il Piano può contenere anche uno o più progetti individuali. Il Piano individuale nasce, invece, da un esigenza condivisa tra lavoratore ed impresa. Anche questo Piano è accompagnato da un accordo che, per il lavoratore, può essere firmato dal sindacato. Un Piano nasce, quindi, dall esigenza formativa aziendale e/o personale del lavoratore, supportata dalle Parti Sociali. Le parti sociali sono le organizzazioni dei lavoratori (sindacati) o dei datori di lavoro (organizzazioni datoriali) maggiormente rappresentative. In un accordo relativo ad un piano formativo aziendale, essendo l azienda stessa rappresentante degli interessi della parte datoriale, sarà sufficiente che l accordo sia siglato dalle rappresentanze sindacali presenti in azienda e dall azienda stessa. Qualora a livello aziendale non risultino rappresentanze sindacali, sarà necessaria la firma dei sindacati territorialmente competenti (ad esempio, camere del lavoro locale). Non è indispensabile la firma di tutte le sigle sindacali. Negli accordi relativi ai piani formativi aziendali o settoriali è necessaria la firma di entrambe le organizzazioni (datoriale e sindacale) territorialmente competenti. Spesso la sigla dell ente bilaterale, espressione di entrambi gli interessi, può essere sufficiente per promuovere un piano. 13

14 A seconda che il Piano sia presentato ed attuato da un Ente bilaterale o da un altro soggetto, possono verificarsi due situazioni. a) L esigenza di formazione è rilevata dalle stesse parti sociali che presentano direttamente il Piano per il finanziamento b) Il Piano è progettato dalle parti sociali o da un ente bilaterale; va da sé che in questo caso le stesse Parti che promuovono e attuano il Piano devono siglare un accordo. In tale accordo deve essere ribadita la necessità di fare formazione per qualificare, riqualificare aggiornare o riconvertire le aziende interessate, sulla base di criticità emerse a livello aziendale, settoriale o territoriale. c) L Esigenza di formazione è rilevata da un ente, una impresa o altra struttura. d) Spesso si verifica la situazione in cui sia un soggetto esterno all azienda che si fa portatore dell esigenza di formazione di una impresa o di più imprese di uno stesso settore o di un stesso territorio; è necessario, comunque, che le parti sociali che operano nel settore, territorio o nell azienda interessata siano coinvolte nel processo di definizione delle strategie formative. Il Piano formativo deve essere frutto di una reale esigenza di formazione delle imprese (necessità di aggiornamento, riconversione, riqualificazione del personale) o di un settore (rilancio o riconversione di comparti) o di un territorio (formazione legata a progetti di sviluppo locale, patti territoriali, contratti d area, ecc.). In questi casi, nella definizione di un Piano di formazione, dovrebbero essere richiamate e rilevate tutte le motivazioni che sono alla base della formazione che si vuol proporre. Il Piano formativo deve individuare le imprese coinvolte nel percorso di formazione. La formazione può interessare: una sola impresa (in tal caso di fa riferimento ad un Piano formativo aziendale); più imprese dello stesso settore (Piano formativo settoriale) 14

15 più imprese di uno stesso territorio, anche di settori diversi (Piano formativo territoriale). 15

16 1.3 I dodici Fondi Interprofessionali Sono 12 i Fondi Paritetici Interprofessionali che sono stati costituti al 31 marzo Di questi, ben 10 Fondi sono sorti prima del 31 dicembre 2003 ed hanno potuto così beneficiare delle risorse di start-up del Ministero del lavoro. L undicesimo Fondo, il Fond.E.R. (Fondo Enti religiosi), è nato nel settembre del L ultimo, FONARCOM, nel marzo I Fondi sono i seguenti: 1) Fondoimpresa 2) FOR.TE. 3) Fondoprofessioni 4) FAPI 5) Fondoartigianato 6) Fon.Coop 7) FON.TER 8) FOND.E.R. (Fondo Enti Religiosi) 9) FONDIR 10) Fondirigenti 11) Fondo Dirigenti PMI 12) Fonarcom Naturalmente altri fondi potranno essere costituti sulla base di accordi promossi dalle parti sociali riconosciute a livello nazionale. Per questo motivo sono in via di costituzione altri fondi, uno per l agricoltura ed uno promosso dai sindacati autonomi. Di seguito si riporta una breve scheda di ognuno dei Fondi in cu isono individuate le associazioni datoriali e sindacali che li hanno promossi, una breve sintesi delle attività che finanziano e il loro indirizzo (sede operativa e sito web). 16

17 Fondoimpresa Fondimpresa Fondo paritetico interprofessionale nazionale per la formazione continua è l associazione, riconosciuta con decreto ministeriale del 28 novembre 2002, costituita da Confindustria e CGIL, CISL, UIL. Fondimpresa finanzia piani formativi aziendali, settoriali e territoriali concordati tra le parti sociali. L obiettivo è il miglioramento della competitività delle imprese e il potenziamento dell occupabilità dei lavoratori, con particolare attenzione agli interventi in materia di salute e sicurezza. E rivolto alle aziende di qualunque settore economico. L obiettivo principale di Fondimpresa è rendere semplice ed accessibile alle aziende (anche quelle di piccole dimensioni) e ai lavoratori, l utilizzo della formazione, leva indispensabile per favorire l innovazione e lo sviluppo. Nel contesto generale di transizione ad un nuovo modello di economia della conoscenza, basato cioè sulla centralità del know-how nello sviluppo della capacità competitiva delle imprese, Fondimpresa si impegna a sostenere la manutenzione e lo sviluppo delle competenze. Nell ambito di un quadro di riferimento comunitario europeo in cui la dinamica dell apprendimento è ormai basata sul concetto di lifelong learning (formazione permanente), l attività di Fondimpresa contribuisce in Italia alla diffusione di una cultura del valore della formazione. Codice di Adesione: FIMA Fondimpresa via del Traforo, ROMA 17

18 Tel.: Fax:

19 FOR.TE. For.Te, Fondo Paritetico Interprofessionale Nazionale per la formazione continua per le imprese del terziario, riconosciuto dal Ministero del Lavoro con decreto del 31 ottobre 2002 è stato istituito a seguito dell accordo interconfederale del 25 luglio 2001, tra Confcommercio, Abi, Ania, Confetra, e Cgil, Cisl, Uil. For.Te, in coerenza a quanto previsto dal Regolamento attuativo, promuove Piani formativi, aziendali, territoriali, settoriali o individuali, nel rispetto di quanto previsto dal Piano Operativo delle Attività (POA). I piani sono finalizzati al consolidamento e allo sviluppo delle competenze dei lavoratori/lavoratrici per rispondere alle esigenze di occupabilità ed adattabilità e della capacità competitiva delle imprese nei comparti del Commercio-Turismo- Servizi, Creditizio-Finanziario, Assicurativo e della Logistica-Spedizioni- Trasporti. For.Te opera nel rispetto di quanto previsto dall art. 118 della Legge 388/2000 e dall art. 48 della Legge 289/2002, nonché nel rispetto della Circolare n.36 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 18 novembre 2003 e dei relativi allegati. Codice di Adesione: FITE For.Te, Via Nazionale 89/A Roma Tel Fax [email protected] 19

20 Fondoprofessioni Fondoprofessioni, il Fondo Paritetico Interprofessionale Nazionale per la formazione continua negli studi professionali e nelle aziende collegate, riconosciuto dal Ministero del Lavoro con decreto 408/03 del 29 dicembre 2003, è frutto dell accordo interconfederale del 7 novembre 2003, tra Consilp- Confprofessioni, Confedertecnica, Cipa e Cgil, Cisl, Uil. Fondoprofessioni promuove e finanzia piani/progetti formativi aziendali, territoriali, settoriali ed individuali, finalizzati al consolidamento e allo sviluppo delle competenze delle/dei lavoratrici/lavoratori, per rispondere in maniera adeguata alle esigenze di occupabilità e per accrescere la capacità competitiva degli studi professionali e delle aziende collegate. L impegno assunto da Confprofessioni, Confedertecnica, Cipa e Filcams CGIL, Fisascat CISL, UILTuCS UIL ha permesso di dotare il mondo delle professioni di un importante strumento diretto e consapevole per la crescita degli studi professionali e dell intero comparto. Con l adesione al Fondo ogni professionista potrà finanziare la formazione dei propri dipendenti sulla base delle effettive esigenze e senza alcun costo aggiuntivo. Codice di Adesione: FPRO Viale Pasteur, Roma Tel: fax: [email protected] 20

21 FAPI Il Fondo Formazione PMI (FAPI), è stato istituito dalla legge 388/2000, al fine di promuovere lo sviluppo della Formazione Continua PMI in un ottica di competitività delle imprese e di garanzia di occupabilità per i lavoratori. Il FAPI Fondo Formazione PMI è un associazione costituita da Confapi, CGIL, CISL, e UIL per promuovere le attività di Formazione Continua dei dipendenti delle PMI. Il modello generale di funzionamento del Fondo è stato definito nelle sue linee fondamentali nello Statuto. Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la relazione tra la struttura nazionale del Fondo e le sue articolazioni regionali. Il Fondo è infatti basato su un modello organizzativo decentrato a livello regionale che faciliterà la definizione della politica e degli interventi di Formazione Continua in un rapporto più stretto con le Imprese e, quindi, più rispondente ai bisogni specifici delle realtà lavorative, aziendali e produttive. Le parti sociali costituenti il Fondo hanno espresso l intenzione di voler sviluppare le politiche formative attraverso il metodo della negoziazione e con l obiettivo di finanziare piani formativi aziendali territoriali, settoriali, regionali, interregionali e nazionali in coerenza con la programmazione regionale e: in accordo con la politica comunitaria e nazionale orientata allo sviluppo della formazione professionale e della formazione continua; in considerazione del fatto che le parti sociali possano svolgere un ruolo importante nell ambito della formazione continua; in considerazione della specificità e della rilevanza delle Pmi nel sistema economico italiano; in considerazione della necessità di valorizzare i lavoratori nel corso della vita e dell importanza del loro aggiornamento in relazione all introduzione di nuove tecnologie e di nuovi metodi di produzione. Codice di Adesione: FAPI 21

22 Fondo Formazione PMI Sede legale: Via della Colonna Antonina 54 - RM Roma Sede operativa: Via del Gesù 62 - RM Roma Tel Fax [email protected] 22

23 Fondoartigianato Il Fondo Artigianato Formazione (in breve Fondoartigianato) è uno dei Fondi Interprofessionali per la Formazione Continua previsti dalla legge 388/2000, con la quale si delega ad Enti di natura privatistica, costituiti dalle parti sociali, la gestione dei contributi versati dalle aziende per la formazione e l'aggiornamento dei propri dipendenti. Fondartigianato, infatti, è un'associazione riconosciuta costituita da: Confartigianato, CNA, Casartigiani, CLAAI, CGIL, CISL, UIL. E' stato il primo Fondo autorizzato dal Ministro del Lavoro con decreto del 31 ottobre del Il Fondo Artigianato Formazione nasce: per sostenere e diffondere la cultura della formazione continua; per promuovere e realizzare in modo piu' adeguato ed efficace piani formativi per l'azienda, il territorio, il settore; per favorire la competitività delle imprese; per valorizzare le risorse umane. Il Fondo Artigianato Formazione promuove, realizza e diffonde iniziative di formazione continua all'interno di piani formativi elaborati in sede di dialogo sociale, volte alla valorizzazione delle risorse umane ed allo sviluppo dei settori di attività dell'artigianato delle piccole e medie imprese. Il Fondo Artigianato Formazione si pone, quindi, come obiettivo quello di favorire le condizioni per rendere possibile lo sviluppo delle pratiche formative che qualificano ulteriormente il lavoro dell'artigianato e delle PMI nel sistema delle politiche del lavoro. La formazione continua costituisce infatti il fattore determinante per il miglioramento delle funzioni strategiche funzionali a gestire il cambiamento, l'innovazione organizzativa dell'impresa e l'adeguamento delle sue strategie commerciali, il consolidamento della sua presenza sul mercato, nonchè la crescita delle competenze dei lavoratori e delle loro prospettive professionali. Codice di Adesione: FART 23

24 Fondo Artigianato Formazione sede : Via di Santa Croce in Gerusalemme, Roma Tel. 06/ fax. 06/ [email protected] 24

25 Fon.Coop Fon.Coop è il Fondo Paritetico Interprofessionale Nazionale per la formazione continua nelle imprese cooperative costituito da AGCI, Confcooperative, Legacoop e CGIL-CSIL-UIL. Fon.Coop non ha fini di lucro ed opera a favore delle imprese del settore cooperativo, nonché dei relativi dipendenti e soci lavoratori, in una logica di relazioni sindacali ispirate alla qualificazione professionale, allo sviluppo occupazionale ed alla competitività imprenditoriale nel quadro delle politiche stabilite dai contratti collettivi sottoscritti. Il Fondo promuove e finanzia: piani formativi aziendali, territoriali o settoriali, concordati tra le Parti Sociali; attività di sostegno ai Piani per la Formazione Continua; attività di qualificazione e di riqualificazione per le figure professionali di specifico interesse delle imprese cooperative, nonché per lavoratori a rischio di esclusione dal mercato del lavoro; azioni individuali di formazione continua dei lavoratori dipendenti. Codice di Adesione: FCOP Fon.Coop Via Treviso, Roma Tel Fax [email protected] 25

26 FON.TER FON.TER, Fondo Paritetico Interprofessionale Nazionale per la Formazione Continua del Terziario, nasce a seguito dell accordo interconfederale sottoscritto in data 22 luglio 2002 tra l Organizzazione Datoriale CONFESERCENTI e le Organizzazioni Sindacali CGIL, CISL, UIL. FON.TER è costituito come Associazione (Art. 36 c.c.) non ha fini di lucro ed opera a favore delle imprese, nonché dei relativi dipendenti del settore terziario, comparti turismo e distribuzione-servizi, in una logica di relazioni sindacali ispirate alla qualificazione professionale, allo sviluppo occupazionale ed alla competitività imprenditoriale nel quadro delle politiche stabilite dai contratti collettivi sottoscritti. Il Fondo promuove e finanzia: piani formativi aziendali, territoriali o settoriali, concordati tra le Parti Sociali; attività di sostegno ai Piani per la Formazione Continua; attività di qualificazione e di riqualificazione per le figure professionali di specifico interesse del settore Terziario, nonché per lavoratori a rischio di esclusione dal mercato del lavoro; azioni individuali di formazione continua dei lavoratori dipendenti Inoltre, promuovere interventi di formazione continua sull igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro per gli aspetti non disciplinati e finanziati dalle specifiche disposizioni in materia. Codice di Adesione: FTUS FON.TER Sede Legale: Via Nazionale, Roma Tel [email protected] 26

27 FOND.E.R. (Fondo Enti Religiosi) E l ultimo Fondo costituito in ordine Cronologico ed è stato promosso dall AGIDAE e dalle OO.SS. CGIL, CISL e UIL in data 22 luglio E forse la più grande iniziativa dell Agidae negli ultimi decenni, decisa con le OO.SS. ai sensi della Legge n. 388/2000 per fare in modo che il finanziamento di progetti formativi degli Istituti o delle varie Federazioni possa essere direttamente erogato da questo Fondo, alimentato dal contributo dello 0,30% del monte salari dichiarato mensilmente all INPS. Il Fondo, sotto la vigilanza del Ministero del Lavoro, è presieduto dal Presidente dell Agidae, e dispone delle strutture tecniche ed operative necessarie alla predisposizione dei bandi e alla gestione del finanziamento dei relativi progetti. Al Fondo possono aderire tutti i datori di lavoro, enti e privati,di qualunque settore o comparto produttivo. In particolare il Fondo è rivolto a: Associazioni/Federazioni/Organismi Curie generalizie e provincializie Ospedali Diocesi Scuole Parrocchie Istituzioni socio-assistenziali Alberghi Istituti di formazione professionale Industrie Case per ferie Società editoriali Possono beneficiare dei finanziamenti del Fondo le iniziative formative presentate da: singole Istituzioni, Aziende, Scuole Strutture socio-sanitarie e assistenziali, Parrocchie, Diocesi, ecc. Federazioni/Associazioni/Organismi, ecc. 27

28 Codice di Adesione: FREL AGIDAE Via V. Bellini Roma Telefono Fax

29 FONDIR FONDIR è il Fondo Paritetico Interprofessionale per la Formazione Continua riconosciuto dal Ministero del Lavoro con decreto del 6 marzo del 2003 che nasce con l'obiettivo di promuovere e finanziare Piani di Formazione Continua, tra le Parti sociali, per i Dirigenti delle imprese del settore del terziario, ai sensi di quanto previsto dall'articolo 118 della Legge 388/00. Fondir offre l'opportunità di finanziare a costo zero politiche formative che qualificano la presenza sul mercato delle aziende e valorizzano la professionalità dei dirigenti. Il Fondo è stato costituito da Confcommercio, Abi, Ania, Confetra, Manageritalia, Federdirigenticredito, Fidia e Sinfub. Fondir opera attraverso una modalità innovativa che prevede: la presentazione dei Piani formativi on-line; la verifica dei requisiti richiesti e il finanziamento fino ad esaurimento delle risorse; una puntuale assistenza tecnica sia ai soggetti che promuovono i Piani che alle imprese iscritte al Fondo e a quelle che intendono farlo. Tutta la gestione delle attività formative è fatta on-line. Codice di Adesione: FODI FONDIR Piazza G.G. Belli, Roma Tel / Fax [email protected] 29

30 Fondirigenti Fondirigenti - Giuseppe Taliercio, promossa da Confindustria e Federmanager per favorire lo sviluppo della cultura manageriale, fornisce ai manager, alle imprese e al sistema formativo gli strumenti di orientamento e valorizzazione dei percorsi professionali e degli investimenti in capitale umano. La mission del Fondo è la seguente: analizzare lo scenario di riferimento dell'impresa nel contesto ed in tutte le fase della sua attività; accumulare conoscenze ed orientare la domanda di formazione; finanziare i piani formativi per l'innovazione, la crescita e la competitività; favorire l'incontro tra domanda e offerta di management. Aderendo a Fondirigenti le aziende dispongono di risorse finanziarie per la formazione manageriale, avvalendosi di servizi di assistenza e supporto che il Fondo mette a loro disposizione anche attraverso le associazioni territoriali di Confindustria e Federmanager. Codice di Adesione: FDIR Via IV Novembre Roma Tel e mail [email protected] 30

31 Fondo Dirigenti PMI Il Fondo Dirigenti PMI costituito da CONFAPI e da FEDERMANAGER il 2 luglio 2003 e riconosciuto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con D.M. 221/I/2003 del 4 agosto intende finanziare azioni di formazione concordate tra le Parti per favorire lo sviluppo, il potenziamento e l'innovazione delle competenze manageriali nelle PMI. Il Fondo Dirigenti PMI ha l'obiettivo di favorire lo sviluppo di una cultura manageriale congrua con le specificità del sistema industriale italiano e attenta alle sfide poste alle imprese e ai dirigenti dalla competizione globale, dalla innovazione tecnologica e dalla complessità sociale. In particolare si vuole: analizzare il contesto nel quale le aziende si stanno muovendo, dando particolare enfasi agli elementi di innovazione; favorire l'implementazione e la conoscenza del nuovo sistema di intervento nel campo della formazione manageriale; sensibilizzare le imprese e favorire la fruizione di tale sistema; rendere compartecipi le Parti sociali nello sviluppo dell'intero impianto; creare un sistema di gestione prevalentemente articolato a livello centrale, ma anche in grado di assicurare a livello territoriale un servizio efficace mediante una presenza coordinata e capillare; attivare piani formativi aziendali territoriali e settoriali in linea con le esigenze delle imprese e dei loro dirigenti. Lo sforzo del Fondo Dirigenti PMI è volto ad accrescere le competenze professionali dei dirigenti affinché le imprese possano migliorare le proprie performance sul mercato e vincere la concorrenza di nuovi paesi emergenti. La centralità del manager per raggiungere il miglioramento e lo sviluppo delle performance aziendali è cruciale, pertanto l'investimento in formazione manageriale rappresenta uno dei più importanti strumenti per vincere tale sfida. Il Fondo si propone altresì di raccogliere dati ed elaborare informazioni utili a tutti gli attori del Fondo, privati ed istituzionali, per prendere decisioni coerenti e di rappresentare un punto di riferimento per lo studio e l'analisi delle alte professionalità, con specifico riferimento al management delle PMI. 31

32 Per realizzare le attività prefissate, il Fondo Dirigenti PMI opera attraverso una sede organizzativa centrale definita presso gli uffici della Fondazione IDI - ISTITUTO DIRIGENTI ITALIANI - in Corso di Porta Romana n. 51, a Milano. Codice di Adesione: FDPI Sede Legale Via Nazionale, ROMA Sede Operativa Corso di Porta Romana, MILANO Tel Fax

33 FON.AR.COM L ultimo fondo in ordine di costituzione è FON.AR.COM., Fondo promosso da - CONF.S.A.L., (Confederazione Sindacati Autonomi Lavoratori), C.I.F.A., (Confederazione Italiana Federazioni Autonome). FON.AR.COM opera nei settori economici del terziario e dell artigianato e piccole e medie imprese E stato istituito a seguito dell accordo interconfederale del Olter a finanziare Pinai aziendali, settoriali, territoriali ed individuali, secondo quanto previsto dall articolo 118 ella legge 388, il Fondo promuove e finanzia le seguenti attività: qualificazione e di riqualificazione per le figure professionali di specifico interesse dei comparti economici, nonché per lavoratori a rischio di esclusione dal mercato del lavoro; azioni individuali di formazione continua dei lavoratori dipendenti; attività di monitoraggio dei fabbisogni formativi e delle attività realizzate; di sostegno ai piani per la formazione continua; di formazione continua sull igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro per gli aspetti non disciplinati e finanziati dalle specifiche disposizioni in materia. 33

34 1.4 Come si aderisce ai Fondi Ogni impresa del settore privato tenuta a versare il contributo di cui all art. 12 della legge n. 160/1975, così come modificato dall art. 25 della legge quadro sulla formazione professionale n. 845/1978 e successive modificazioni può aderire ad uno degli 12 Fondi, indipendentemente dal settore economico in cui questa impresa opera. I destinatari dell attività formativa sono i lavoratori/lavoratrici dipendenti per i quali le imprese sono obbligate a versare questo contributo. L adesione ai Fondi Interprofessionali è libera e gratuita: basta segnalare la scelta una sola volta sul modello DM 10, scrivendo ADESIONE FONDO e specificando, nella colonna accanto, la sigla del Fondo, e il numero di dipendenti occupati in Azienda. La comunicazione all INPS tramite il modello DM10 è la sola modalità richiesta per l adesione al Fondo: non bisogna effettuare nessun versamento supplementare. Semplicemente il contributo dello 0,30%, che viene già versato ogni mese dal datore di lavoro, viene destinato al Fondo scelto, senza ulteriori esborsi. Eventuali successive variazioni di organico vengono automaticamente aggiornate dall'inps. L adesione al Fondo tramite il DM 10 può essere effettuata direttamente dal datore di lavoro o tramite uno studio di consulenza. A titolo esemplificativo, forniamo un fac-simile di modello INPS per l adesione ad un fondo (ad esempio Fondo FOR.TE. e FONDIR Fondo per i Dirigenti). 34

35 Fac-simile Modello DM10 FITE (Fondo FOR.TE.) FITE 33 35

36 1.5 La regionalizzazione: I fondi sul territorio campano e le iniziative finanziate Come accennato in premessa, alcuni di questi fondi sono organizzati a livello territoriale e hanno sede, di norma, presso la struttura della parte datoriale che ha promosso il Fondo stesso. Nel momento in cui scriviamo, alcuni dei Fondi costituti operano anche regionalmente; questo significa che le risorse messe a bando dal Fondo siano distribuite territorialmente (un po come avviene per la legge 236/93); resta il principio che disposizioni per la presentazione e il finanziamento dei Piani sono emanate a livello centrale. Questi i Fondi che prevedono una regionalizzazione delle risorse: Fondoimrpesa; Fondoartiginato; Foncoop; Fondo PMI; Fondirigenti. Per maggiori informazioni occorre rivolgersi alla categoria datoriale regionale che ha promosso il Fondo. 36

37 1.6 La Normativa di riferimento dei Fondi Interprofessionali Legge 21 dicembre 1978, n. 845 L'art. 25 della legge sulla formazione professionale istituisce il Fondo di rotazione, per favorire l'accesso al Fondo sociale europeo e al Fondo regionale europeo, prevedendo che l'aliquota del contributo integrativo dovuto per l'assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione involontaria (art. 12 legge 160/1975) è aumentata in misura pari allo 0,30 per cento delle retribuzioni soggette all'obbligo contributivo. La legge stabilisce che i due terzi delle maggiori entrate derivanti da tale aumento contributivo affluiscono al Fondo di rotazione. Accordo tra le Parti Sociali del 1993 L'Accordo propone la costituzione per il finanziamento delle attività formative con contributi pubblici interistituzionali e privati derivanti da riconversione di istituti già esistenti (fondo di rotazione finanziato con lo 0.30 della l. 845/78), di un Fondo Nazionale da finalizzare alla formazione continua dei lavoratori a gestione interistituzionale e delle parti sociali. Legge 19 luglio 1993, n. 236, articolo 9 L'art. 9 della legge stabilisce che le risorse derivanti dalle maggiori entrate costituite dall'aumento contributivo già stabilito dalla disposizione contenuta nell'art. 25 della legge 21 dicembre 1978, n. 845, affluiscono interamente al Fondo di cui all'articolo medesimo per la formazione professionale e per l'accesso al Fondo sociale europeo. Patto per il lavoro del 1996 e Legge 196/1997 (Pacchetto Treu), articolo 17 L'art. 17 della legge avvia la riforma del sistema formativo, prevedendo la destinazione progressiva delle risorse di cui alla legge 19 luglio 1993, n. 236 (0,30% del monte salari versato dalle imprese all'inps), agli interventi di formazione dei lavoratori nell'ambito di piani formativi aziendali o territoriali concordati tra le parti sociali. La legge prevede che le risorse dovranno confluire in uno o più fondi nazionali, articolati regionalmente e territorialmente, aventi configurazione giuridica di tipo privatistico, gestiti con partecipazione delle parti sociali. 37

38 Legge 388/2000 e Legge 289/2002 Al fine di promuovere, in coerenza con la programmazione regionale e con le funzioni di indirizzo attribuite in materia al Ministero del lavoro e della previdenza sociale, lo sviluppo della formazione professionale continua, in un ottica di competitività delle imprese e di garanzia di occupabilità dei lavoratori, l'art. 118 della legge 388/2000, nel testo novellato dall'articolo 48 della legge Finanziaria per l'anno 2003, prevede la possibilità che, per ciascuno dei settori economici dell'industria, dell'agricoltura, del terziario e dell'artigianato, possano essere istituiti Fondi paritetici interprofessionali nazionali per la formazione continua. La composizione degli organi dei Fondi è paritetica fra le associazioni dei datori di lavoro e le organizzazioni sindacali. Per favorire l'avvio dei Fondi, che possono finanziare in tutto o in parte piani formativi, la legge prevede una fase transitoria durante la quale è previsto l'utilizzo di una parte delle risorse destinate, negli anni 2002 e 2003, al fondo di rotazione. Dall'anno 2004, i Fondi saranno finanziati attraverso il gettito contributivo loro destinato dalle aziende che facoltativamente vi aderiranno. La legge demanda all'inps il compito di disciplinare le modalità di adesione, la riscossione della relativa contribuzione ed il successivo trasferimento delle risorse ai singoli Fondi indicati dai datori di lavoro. Circolare INPS dell'aprile 2003 La circolare INPS n. 71 del 2 aprile 2003 fissa nel 30 giugno 2003 il termine per esprimere la prima adesione ai Fondi; successive adesioni o disdette dovranno essere comunicate entro il 30 giugno di ogni anno e produrranno effetti finanziari e contributivi dal 1 gennaio dell'anno successivo. L'adesione è facoltativa e revocabile, ha validità annuale e si intende tacitamente prorogata, salvo disdetta. L'atto di adesione al fondo o la sua revoca siano espresse e comunicate dall'azienda direttamente all'inps, attraverso il modello di denuncia contributiva DM10/2. Circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nr. 36 del 18 novembre 2003, relativa ai criteri e modalità per la gestione delle risorse finanziarie di cui ai commi 10 e 12, lettera b), dell art. 118 della legge 23 38

39 dicembre 2000, n. 388 (legge finanziaria 2001), e successive modificazioni. Pubblicata sulla G.U.R.I, Serie Generale nr. 5 dell 8 gennaio Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali emana le Linee guida sui costi ammissibili in applicazione della Circolare nr. 36 del 18/11/2003, e Linee guida sul sistema dei controlli in applicazione della Circolare nr. 36 del 18/11/2003 (15 gennaio 2004). Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali emana le Linee guida relative del sistema di monitoraggio dei Fondi paritetici interprofessionali per la Formazione Continua (aprile 2004). Circolare Inps nr. 60, del 2 aprile 2004: precisazioni e chiarimenti in merito all operatività dei Fondi interprofessionali istituiti dall articolo 118 della legge 388/2000. Circolare Inps n. 67 del 24 maggio 2005: sintesi delle principali innovazioni introdotte sulla materia dalle disposizioni della legge finanziaria per l'anno

40 2. LA FORMAZIONE CONTINUA FINANZIATA DALL ARTICOLO 9 DELLA L avvio della programmazione La legge 236/93 nasce in concomitanza con la programmazione dell Obiettivo 4 dei Fondo Strutturali in Italia, in un momento in cui gli Stati europei, e in particolare l Italia, sono colpiti da una particolare crisi recessiva. La legge 236 e l Obiettivo 4 rappresentano, per l Italia, la prima esperienza di finanziamento pubblico di interventi di formazione per i lavoratori; tuttavia le modalità di erogazione dei contributi e programmazione tra i due sistemi degli interventi si differenzia notevolmente. La legge 236, stabilisce, all articolo 9, commi 3 e 3 bis che... il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, le regioni e le province autonome possono contribuire al finanziamento di interventi di formazione continua, di aggiornamento o riqualificazione di operatori della formazione professionale (legge 40/87); interventi di formazione continua a lavoratori occupati in aziende beneficiarie dell intervento straordinario di integrazione salariale; interventi di riqualificazione o aggiornamento professionale per dipendenti da aziende che contribuiscano in misura non inferiore al 20% del costo delle attività, nonché interventi di formazione professionale destinati ai lavoratori iscritti nelle liste di mobilità.... La fondamentale differenza tra gli interventi di formazione continua finanziati dal Fondo Sociale Europeo e la legge 236 è che, se nel primo caso l attività di formazione è frutto di una programmazione, gli interventi di cui alla legge 236 non sono programmati se non dalle stesse imprese. Il finanziamento nazionale si configura come un contributo erogato dallo Stato per un attività formativa che l azienda svolge in completa autonomia. Le modalità con cui si assegnano le risorse della legge 236 testimoniano la fondamentale differenza rispetto al FSE: nel primo caso, alla programmazione nazionale o regionale seguono dei bandi che riprendono le linee già tracciate nei Programmi Operativi Regionali. Le circolari attuative della legge 236, invece, 40

41 stabiliscono di volta in volta le modalità di erogazione del contributo. La legge, infatti, si limita a stabilire i destinatari degli interventi e la percentuale di finanziamento che l impresa deve garantire sul costo totale del progetto (almeno il 20%). Un altra importante differenza riguarda il ruolo dell impresa che, nella legge 236, è primario: infatti, autorizzata a presentare il progetto è l azienda beneficiaria dell intervento formativo e soltanto su sua espressa delega è autorizzato a presentarle il progetto anche un altro ente. I bandi relativi al FSE generalmente prevedono, invece, che possano presentare progetti di formazione continua enti di formazione, associazioni di categorie, enti bilaterali e, in subordine anche le imprese. Possiamo quindi affermare che, nel caso delle circolari attuative della legge 236, le imprese possono configurarsi come agenzie formative. La legge prevede che possono essere finanziate attività aventi come destinatari : operatori e formatori dipendenti degli Enti nazionali di formazione così come definiti dalla legge n. 40/87; lavoratori dipendenti da aziende beneficiarie dell intervento straordinario di integrazione salariale; lavoratori dipendenti da aziende che contribuiscono in misura non inferiore al 20% del costo delle attività; lavoratori iscritti nelle liste di mobilità; soggetti privi di occupazione e iscritti alle liste di collocamento che hanno partecipato ad attività socialmente utili. L articolo 9 della legge 236 è finanziato attraverso risorse pari ad 1/3 del gettito dello 0,30% del monte salario dei lavoratori dipendenti che le imprese del settore privato versano all INPS. Tali risorse divengono, come stabilisce una delibera del CIPE, oggetto di uno specifico programma di intervento nazionale, non necessariamente soggetto al cofinanziamento comunitario, finalizzato, primariamente, ad attuare un piano nazionale di formazione continua attraverso una lettura attenta e puntuale di quanto previsto dall art. 9 della legge 236/93. Il programma in oggetto viene elaborato dal Ministero del Lavoro e Previdenza 41

42 Sociale, oggi Politiche Sociali, con l apporto delle Parti sociali, d intesa con le Regioni. Si stabilisce, inoltre, che una particolare attenzione si debba porre alle esigenze delle Piccole Imprese, per le quali andrebbero studiate modalità estremamente semplificate di accesso alle risorse per la formazione continua. Così a partire dal 1996, il Ministero del lavoro si è dotato di strumenti operativi per mettere in campo interventi di formazione continua finanziati dalla legge 236/93 diretti a soggetti previsti della legge e sopraccitati. Così come prevede la legge, destinatari degli interventi sono i lavoratori del settore privato le cui imprese versano all INPS i contributi contro la disoccupazione involontaria. A partire dallo stesso anno (dicembre 1996), l Ufficio Centrale di Orientamento e Formazione Professionale dei Lavoratori (UCOFPL) del Ministero del lavoro ha varato, ogni anno, Circolari attuative in cui sono individuati gli interventi ammissibili a finanziamento. Le risorse di cui alle legge 236 sono erogate attraverso circolari attuative. La prima circolare, 174/96 è importante per due motivi: da un lato traccia le modalità di partecipazione agli interventi di formazione continua, modalità che, in linea di massima sono ribadite anche nelle successive circolari attuative; dall altro lato individua nel Comitato Scientifico, un organismo di supporto tecnicoscientifico relativamente: ad azioni di carattere nazionale; alle attività di assistenza tecnica e progettazione dei soggetti proponenti e alla programmazione regionale; all individuazione di metodologie di FC significative al fine i favorire una crescita qualitativa dei progetti e favorire una cultura comune a livello nazionale. Il Comitato Scientifico negli anni ha perso il suo ruolo e la sua funzione che è stata ripresa dal Comitato di indirizzo per la azioni di formazioni continua art. 9 legge 236/93, organismo incaricato di azioni di indirizzo e sorveglianza degli interventi. E stato istituito con Decreto del 10 novembre 1997 del Direttore dell Ufficio centrale orientamento e formazione professionale dei lavoratori del 42

43 Ministero del lavoro e composto da rappresentanti del Ministero, delle regioni e delle parti sociali, con l assistenza tecnica dell ISFOL. 43

44 2.2 Le circolari attuative del Ministero del Lavoro: la formazione aziendale Con l avvio del finanziamento di progetti di formazione continua ex lege 236, articolo 9, sono state individuate, al principio, tre tipologie di intervento finanziabili, ossia: azioni di sistema. Per azioni di sistema si intendono interventi, che abbiano carattere nazionale, in grado di avviare processi innovativi nel sistema della formazione continua in Italia. L esperienza si è chiusa nel 1998 e a quel momento sono stati finanziati 92 progetti. azioni di formazione per gli operatori degli enti di cui alla legge 40/87. Le prime due circolari hanno finanziato interventi di riqualificazione e riconversione degli operatori degli enti ex lege 40/87, art. 1. Le azioni sono finalizzate, prevalentemente, al sostegno dei loro percorsi di mobilità verso nuova occupazione, o del loro consistente riposizionamento professionale all interno dell ente anche in direzione di professionalità idonee allo sviluppo del sistema della formazione continua. Questa tipologia di azioni è stata programmata ed attuata dalle regioni, sulla base di accordi con le parti sociali e secondo criteri definiti a livello nazionale. Anche questa esperienza si è chiusa nel azioni di formazione aziendale. E la tipologia di finanziamento ancora prevista. Sono finanziati progetti aziendali e pluriaziendali con contributi limitati per ogni azienda. Il finanziamento di azioni formative aziendali, ossia interventi promossi dalle imprese mirati a rafforzare la competitività e, contestualmente, il profilo professionale dei lavoratori, all inizio hanno interessato, soprattutto, il settore della qualità, dell innovazione tecnologica ed organizzativa, della sicurezza e flessibilità. Gli interventi formativi possono essere presentati dalle stesse imprese o, su loro delega, anche da altri enti, possono interessare una sola impresa (progetti aziendali) o più imprese (progetti pluriaziendali, esclusivamente rivolti alle PMI). 44

45 Le circolari prevedono che, per la realizzazione delle attività formative, le imprese cofinanzino l intervento con una quota non inferiore al 20% del costo complessivo del progetto. L intervento formativo è, prioritariamente, rivolto alle piccole e medie imprese. Le risorse stanziate dal Ministero sono distribuite alle regioni che provvedono a raccogliere i progetti secondo l ordine di presentazione verificando la presenza di tutti i requisiti di ammissibilità (modalità a sportello). I progetti sono esaminati in base all ordine cronologico di presentazione e finanziati fino ad esaurimento delle risorse. La modalità di presentazione dei progetti a sportello, se da un lato ha contributo ad assegnare, con una certa celerità, le risorse ai soggetti attuatori degli interventi, dall altro ha creato non pochi problemi in alcune Regioni specie in quelle in cui ci sono numerose imprese; di fatto si è verificato che si sono formate lunghe code fuori degli uffici già una settimana prima dell apertura dei termini di presentazione. La presenza dell accordo sottoscritto dalle parti sociali o parere dei sindacati aziendali o territoriale, determina una priorità di accesso ai fondi rispetto ai progetti in cui tale accordo o parere è assente. Le Circolari attuative prevedono, inoltre, la possibilità che le regioni possano finanziare percorsi di formazione individuale, ossia percorsi individuali di orientamento-formazione elaborati da singoli lavoratori dipendenti. Le attività possono svolgersi durante o fuori dell orario di lavoro, utilizzando, nel primo caso, anche gli istituti contrattuali specifici esistenti. Regioni e le Province autonome definiscono le modalità di presentazione dei progetti di formazione individuale ed elaborano procedure idonee a garantire l accesso dei lavoratori dipendenti a tale opportunità e favorire accordi con le singole imprese, con le rappresentanze delle stesse, le rappresentanze dei lavoratori e gli organismi di formazione. Per favorire l avvio delle attività previste dal Fondi Interprofessionali, il Ministero del Lavoro, seguendo le indicazioni del Comitato di indirizzo, nel 2000 ha destinato circa 50 milioni di Euro per la sperimentazione di piani formativi aziendali, territoriale e settoriali (Circolare 65/99). I progetti finanziabili si prefigurano come iniziative formative complesse, da legare a specifiche realtà di sviluppo territoriale o settoriale, in cui le parti sociali assumono un ruolo centrale nella programmazione degli interventi. 45

46 Con il passare del tempo, e fino al 2002, si è passati alla concentrazione esclusiva sui progetti aziendali e pluriaziendali, fino all introduzione, dal 2003, dei Piani formativi concordati tra le Parti Sociali. E proprio in questo quadro evolutivo e nei suoi passaggi specifici che si apprezza il significato della legge 236/93, che ha rappresentato (non solo in senso quantitativo ) l intervento più importante per la costruzione delle linee principali del sistema nazionale di FC. Nei cambiamenti e nelle svolte strategiche impresse di volta in volta dal Ministero del Lavoro si riconosce una vera e propria attività di laboratorio per la messa a punto di strumenti efficaci di intervento. E in questo ambito che le Regioni hanno sperimentato per la prima volta gli strumenti per la Formazione continua a domanda individuale (che si sono notevolmente sviluppati in questo ultimo triennio) ed è sempre in questo ambito che è stata elaborata l ottica nuova di approccio alla progettazione e alla organizzazione degli interventi: il cosiddetto Piano formativo (territoriale, settoriale, aziendale o individuale), posto alla base dell attività dei nuovi Fondi Paritetici Interprofessionali per la Formazione Continua. I progetti formativi aziendali (o pluriaziendali) sono costituiti generalmente da un progetto esecutivo, riportante i dati descrittivi e strutturali dell azione formativa, accompagnati, di solito (ma non sempre), da un parere favorevole delle parti sociali. Il Piano formativo si inquadra invece come programma organico di azioni formative concordato dalle parti sociali e rispondente ad esigenze aziendali, settoriali, territoriali o individuali. Un programma, quindi, i cui obiettivi e modalità di attuazione devono essere condivisi formalmente e esplicitamente da tutti gli attori coinvolti, in primo luogo, dalle Parti Sociali. Nel meccanismo di programmazione di attuazione degli interventi ex legge 236/93 sono individuabili quindi tre distinti livelli di concertazione tra le organizzazioni di rappresentanza sociale e nei primi due casi, tra le parti sociali e le istituzioni pubbliche: il primo, quello di livello nazionale, che si realizza nell ambito del Comitato di Indirizzo per gli interventi di formazione continua (ex lege 236/93); 46

47 il secondo, che si sostanzia nella pianificazione regionale e nelle scelte attuative a livello territoriale; il terzo, è infine costituito dalla negoziazione sul singolo Piano formativo che coinvolge, a seconda dell ampiezza del Piano stesso, l impresa, le rappresentanze sindacali aziendali, le organizzazioni datoriali e sindacali a livello locale. E necessario invece rilevare una nuova svolta nella strategia attuativa della legge 236/93 che si è sostanziata con la recente emanazione del Decreto Direttoriale del Ministero del Lavoro n. 243/V/04 del 15 ottobre 2004, recante una nuova distribuzione di risorse alle Regioni (62,5 milioni di euro) e accompagnato da un Provvedimento relativo ai Criteri generali per la promozione dei Piani formativi individuali, aziendali e territoriali. Si accennava in precedenza all esigenza di una specializzazione degli strumenti di finanziamento esistenti (e di una più generale esigenza di armonizzazione) che possa assicurare il coinvolgimento dei destinatari delle azioni di formazione continua non raggiunti (e non raggiungibili) dai nuovi Fondi Paritetici. Il recente Decreto del Ministero (frutto dell accordo raggiunto con le Regioni e con le Parti Sociali in sede di Comitato di Indirizzo per la Formazione Continua), si muove proprio in tale direzione introducendo, in primo luogo, un principio di azione nei confronti dell operato regionale: è previsto infatti che le amministrazioni regionali e le province autonome dovranno, nell ambito delle loro scelte operative relative all utilizzo dei fondi ex legge 236/93, favorire l integrazione con le omologhe azioni cofinanziate con il FSE e valorizzare le diverse linee del sostegno pubblico alla formazione continua tenendo conto del contestuale avvio dei Fondi Interprofessionali. Ma un ulteriore novità è rappresentata dall indicazione dei destinatari dei Piani formativi da finanziare: dopo aver ribadito che i lavoratori interessati agli interventi dovranno essere dipendenti di imprese assoggettate al contributo integrativo per l assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione involontaria (lo 0,30% della massa salariale), si dispone infatti che il 70% delle risorse assegnate alle Regioni dovranno indirizzarsi ad interventi dedicati a : i lavoratori delle imprese private con meno di 15 dipendenti; 47

48 i lavoratori di qualsiasi impresa privata con contratti di lavoro a tempo parziale, a tempo determinato o di collaborazione coordinata e continuativa nonché inseriti nelle tipologie contrattuali ad orario ridotto, modulato o flessibile e a progetto previste dalla legge n.30 del 23 febbraio 2003; i lavoratori di qualsiasi impresa privata collocati in cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria; i lavoratori di qualsiasi impresa privata con età superiore a 45 anni; i lavoratori di qualsiasi impresa privata in possesso del solo titolo di licenza elementare o di istruzione obbligatoria. Il restante 30% delle risorse distribuite dal Ministero è finalizzato a destinatari definiti e individuati autonomamente dalla stesse Regioni e Province Autonome. La scelta del Ministero per quanto riguarda i destinatari a cui indirizzare il 70% delle risorse, è riconducibile alla necessità di promuovere politiche equitative e di individuare quale target centrale l area poco coinvolta nelle iniziative di formazione continua che privilegiano, in genere, i più giovani, già adeguatamente scolarizzati e in posizioni professionali forti (in sostanza le categorie di lavoratori sulle quali le imprese hanno maggiore interesse ad investire risorse e tempo). Manca ancora, come ovvio, tutta l area del lavoro autonomo e dei titolati delle piccole e piccolissime imprese che non possono essere compresi negli obiettivi della legge 236/93 in quanto tipologie di occupati non soggetti al contributo dello 0,30%. E la natura dell obbligo di contribuzione (ovvero la contribuzione per la contribuzione obbligatoria contro la disoccupazione involontaria di cui all art.12 della legge 170/75), che esclude dall essere oggetto di interventi gli occupati che non si trovino in una posizione contrattuale a rischio di perdita del posto di lavoro. Solo una modifica radicale della collocazione del contributo per la formazione (lo 0,30% versato dalle imprese all Inps come prevede l art.25 della legge 845/78) nel contesto più generale di una revisione degli strumenti atti a promuovere nuovi ammortizzatori sociali, può permettere di identificare come contribuenti e, quindi, anche come beneficiari degli interventi formativi (come previsto dall art. 67 della legge 166/99) i lavoratori autonomi, i titolari delle Pmi, gli artigiani e i soci di cooperative. Per questi ultimi si potrà eventualmente provvedere con un maggiore impegno del FSE. 48

49 Viene previsto in questa nuova fase anche un maggiore accompagnamento da parte del Ministero nei confronti delle attività regionali attraverso un monitoraggio semestrale delle iniziative finanziate: le amministrazioni invieranno infatti al Ministero del Lavoro un rapporto semestrale dettagliato sull andamento delle azioni realizzato sulla base di linee guida ed indicatori quantitativi (finanziari e fisici) elaborati dal Ministero stesso e dall Isfol. Il provvedimento si inquadra quindi come un segnale forte alle Regioni per un maggiore impegno sul fronte della integrazione delle risorse e dell armonizzazione degli strumenti di finanziamento della formazione continua già esistenti. 49

50 2.3 La programmazione in Regione Campania: contenuti dei bandi ed iniziative finanziate Ogni Regione può, prima dell apertura dei termini di presentazione dei progetti, integrare i contenuti della Circolare del Ministero del Lavoro con dispositivi normativi regionali in cui si stabilisce dove fisicamente presentare i progetti e la documentazione integrativa da riprodurre; spesso in questi dispositivi sono indicati parametri relativi al costo medio ora-allievo e altri criteri da considerare che interessano, soprattutto, il rispetto di altri parametri di costo. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (Ufficio Centrale per la Formazione e lo Sviluppo Professionale dei Lavoratori) con decreti direttoriali nn. 296/03 e 243/04 ha assegnato alla Regione Campania risorse, di cui all articolo 9, commi 3 e 3 bis, della Legge 236/93, per un importo complessivo di ,76. Le azioni di formazione continua realizzabili ai sensi delle suddette circolari ancorché non comprese nel POR Obiettivo 1 - F.S.E. 2000/2006, si intendono assimilabili alla Misura 3.9 del POR stesso, in quanto destinate a perseguirne i medesimi obiettivi, e sono regolamentate dalle disposizioni regionali contenute nel Manuale di gestione FSE approvato con DGR n 966/04 e sue s.m.i. Gli interventi di formazione continua da realizzare si configurano come aiuti di Stato e devono quindi rispettare le normative comunitarie in materia, nonché la disciplina regionale di attuazione delle stesse. Le normative applicabili sono, pertanto, le seguenti: Regolamento CE n. 68/01, e successive modifiche ed integrazioni, relativo all applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti destinati alla formazione; Regolamento CE n. 69/01 relativo all applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti d importanza minore ( de minimis ). Le spese ammissibili sono quelle previste all art. 7 del Regolamento regionale che disciplina gli Aiuti alla Formazione approvato con DGR 3193/02 e dalle disposizioni contenute nel Manuale di gestione FSE. 50

51 In attuazione dei singoli decreti ministeriali l amministrazione regionale ha provveduto a programmare le risorse assegnate con appositi provvedimenti. Decreto Direttoriale n. 296/03 del M.L.P.S. Con Delibera di Giunta Regionale n. 1537/04 sono state acquisite e programmate le risorse, pari a , rese disponibili dal D.D. 236/03. Il provvedimento ha ottemperato, in primis, al disposto ministeriale che stabilisce di destinare il 70% delle suddette risorse ai piani formativi rivolti alle specifiche tipologie di lavoratori di seguito elencate: lavoratori delle imprese private con meno di 15 dipendenti; lavoratori di qualsiasi impresa privata con contratto di lavoro a tempo parziale, a tempo determinato o di collaborazione coordinata continuativa nonché inseriti nelle tipologie contrattuali a orario ridotto, modulato o flessibile e a progetto previste dalla Legge n. 30/03; lavoratori di qualsiasi impresa privata collocati in Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria e Straordinaria; lavoratori di qualsiasi impresa privata con età superiore a 45 anni; lavoratori di qualsiasi impresa privata in possesso del solo titolo di studio di licenza elementare o di istruzione obbligatoria; L ulteriore 30% delle risorse disponibili viene finalizzato dalla Regione Campania, così come previsto dal provvedimento ministeriale, attraverso l individuazione di un proprio target: azioni di formazione continua nel sistema della sicurezza sul lavoro, la prevenzione degli infortuni, l igiene e l ambiente di lavoro nei cantieri edili; L individuazione di tale target nasce in considerazione del preoccupante tasso di infortuni registrato in Campania nel settore edile e dalla necessità, quindi, di assicurare un adeguamento delle competenze dei lavoratori del comparto in merito alle sicurezza sui luoghi di lavoro, la prevenzione degli infortuni, l igiene e l ambiente di lavoro. A tale scopo viene, inoltre, approvato un protocollo d intesa tra l Assessorato alla Formazione Professionale e l Assessorato ai Lavori Pubblici teso a definire una capillare attività di informazione rivolta agli addetti del settore ed una specifica 51

52 attività formativa nel campo della sicurezza e dell applicazione della normativa vigente in materia. L attuazione del protocollo è effettuata di concerto con i CPT, organismi paritetici costituiti tra le Associazioni dei Costruttori edili e le Associazioni sindacali di categoria; L avviso definitivo per la presentazione dei piani di formazione continua per occupati, approvato con Decreto Dirigenziale n. 193/04, è stato calibrato per sostenere e orientare le iniziative di formazione a favore dei lavoratori per aggiornare e accrescere le loro competenze al fine di: - ridurre il pericolo di espulsione dal mercato del lavoro per quei lavoratori a maggior rischio e sostenere la competitività delle imprese; - ridurre il tasso di infortunio sul lavoro nel settore dell edilizia; Le attività riguardano la realizzazione di interventi formativi nell ambito di un Piano formativo, ovvero un programma organico di attività di formazione concordato e sottoscritto con le parti sociali sindacali rispondente ad esigenze aziendali, settoriali o territoriali delle imprese localizzate nella Regione Campania. L avviso stabilisce che ogni Piano formativo aziendale, settoriale o territoriale può prevedere un progetto formativo articolato in più azioni; così come ogni intervento formativo può fare riferimento ad un singolo Piano formativo. E previsto che i Piani aziendali, riferiti ad una sola azienda, possano essere presentati direttamente da imprese assoggettate al contributo di cui all articolo 12 della legge n. 160/75 e s.m.i. I Piani pluriaziendali, relativi a più aziende, piccole e medie, così come classificate dai regolamenti comunitari, sono finalizzati al raggiungimento di un medesimo obiettivo, o ad uno stesso contenuto tematico, o a metodologie e strumentazioni comuni. I Piani pluriaziendali, a loro volta, sono rivolti ad aziende di uno specifico settore (progetti settoriali) ovvero di un determinato territorio (progetti territoriali). I Piani disciplinati dall avviso prevedono: - interventi di formazione specifica che comportano apprendimenti direttamente o prevalentemente applicabili alla posizione, attuale o futura, occupata dal 52

53 dipendente presso una singola impresa beneficiaria, non trasferibili ad altre imprese o settori di occupazione. - interventi di formazione generale che sviluppavano competenze ampiamente trasferibili ad altre imprese o settori di occupazione che pertanto apportano vantaggi in termini di in un aumento di competitività di gruppi significativi. Per la presentazione delle proposte per l accesso al finanziamento sono state individuate modalità diversificate per i Piani aziendali e per i Piani pluriaziendali: - nel caso dei Piani aziendali le singole imprese private presentano direttamente il piano formativo per i propri dipendenti con la possibilità di poterlo attuare se in possesso di locali adibiti ad attività didattiche, rispondenti ai requisiti previsti dalla normativa regionale vigente in materia di accreditamento delle sedi formative. In caso contrario l attuazione del piano deve essere demandata ad organismi accreditati per la formazione continua presso la Regione Campania - nel caso dei Piani pluriaziendali le aziende, attraverso il soggetto individuato come capofila del raggruppamento, presentano il Piano che sarà successivamente auttuato da un organismo accreditato per la formazione continua presso la Regione Campania. Nel regolamentare i contenuti degli interventi formativi, l avviso, in virtù dell iniziale ripartizione delle risorse tra target generale (70%) e target specifico o regionale (30%), ha previsto le seguenti tipologie: Formazione rivolta ai lavoratori delle aziende assoggettate all obbligo del versamento del contributo di cui all art. 12 della L. 160/75 e finalizzata : all attuazione di accordi contrattuali specifici; all attuazione di piani formativi aziendali inerenti l applicazione di specifici dispositivi legislativi (sicurezza, HCCP, ecc.); a favorire i processi di riorganizzazione aziendale, a seguito di accordi contrattuali con le parti sociali; 53

54 a realizzare percorsi finalizzati al sostegno del processo di trasformazione dei contratti di lavoro a tempo determinato in contratti di lavoro a tempo indeterminato. all accrescimento della competitività dell impresa e al rafforzamento professionale ed occupazionale dei lavoratori e riguardare le seguenti aree tematiche: o qualità; o innovazione tecnologica ed organizzativa; o sicurezza e protezione ambientale; o attuazione di nuove norme nazionali e comunitarie; o adeguamento e rafforzamento del processo di crescita imprenditoriale. Formazione rivolta ai lavoratori delle aziende edile assoggettate all obbligo del versamento del contributo di cui all art. 12 della L. 160/75 e finalizzata alla formazione/aggiornamento delle seguenti figure professionali: responsabile del servizio di prevenzione e protezione ex D.lgs 626/94 e 195/03. addetti all emergenza: lavoratori del settore edile per la prevenzione dei rischi nei cantieri di cui al D.Lgs. 626/94 e s.m.i.; In ambedue casi non sono stati previsti tra i destinatari delle azioni formative gli apprendisti, i lavoratori assunti con Contratto di Formazione e Lavoro, i lavoratori delle aziende non vincolate al versamento dei contributi obbligatori e i titolari o soci/amministratori di aziende per i quali non è prevista l emissione della busta paga. Il percorso formativo rivolto ad un numero di lavoratori compreso tra un minimo di 5 e un massimo di 20 unità può prevedere una parte pratica non superiore al 25% dell intero progetto la cui durata complessiva non può superare le 200 ore. Il Costo massimo finanziabile risulta, in considerazione della determinazione del costo ora/allievo in 14, di per i Piani pluriaziendali e di per i piani aziendali. 54

55 Per quanto attiene alle modalità di ammissione dei progetti alla valutazione essa è subordinata alla verifica di alcuni requisiti quali il rispetto dei termini per la consegna, l ammissibilità del soggetto proponente e dei destinatari, il rispetto dei parametri riferiti al costo ed alla durata, la presenza dell accordo sindacale e la completezza della documentazione richiesta. La valutazione delle proposte, incentrata sulla determinazione di alcuni criteri attinenti i diversi aspetti dei piani, consente l attribuzione di un punteggio (max 1000 punti) che definisce la selezione finale. Il processo di valutazione determina l approvazione delle candidature che raggiungano un punteggio minimo di 600 punti. Con riferimento al punteggio sono individuati 3 items generali (articolati in sub items) ad ognuno dei quali attribuire un punteggio massimo: Partnership 120 Obiettivi aziendali: impatti attesi 290 Qualità e coerenza progettuale 590 Le risultanze del procedimento di valutazione, attuato da apposita commissione, sono state approvate con D.D. n. 143/05. Delle 369 proposte presentate, 37 delle quali per il comparto edile, risultano ammesse a valutazione, a seguito di verifica dei relativi requisiti, 297 proposte di cui 34 relative al comparto edile. Tab (A) Tab (B) Formazione per tutti i settori Formazione settore edile , , , , ,00 Importo Tot. Procapite Prog. Approv , , , ,00 Importo Tot. Procapite Prog. Approv. 0,00 Aziendale Pluriaziendale 0,00 Aziendale Pluriaziendale Importo Tot , ,50 Procapite , ,79 Prog. Approv Importo Tot , ,00 Procapite , ,83 Prog. Approv

56 La tabella A riporta indicazioni circa le proposte progettuali ammesse a finanziamento a valere sulle risorse destinate alla formazione continua rivolta ai lavoratori delle aziende di tutti i settori. Nel dettaglio risultano ammessi a finanziamento, in considerazione delle risorse disponibili, un totale di 34 progetti per un ammontare di ,50 e una netta prevalenza dei progetti aziendali - 27 piani per un totale di ,00 con un costo medio di ,85 su quelli pluriaziendali 7 piani per un totale di ,79 con un medio di ,79. L analisi dei dati illustrati nella tabella B relativi al comparto edile, evidenzia, in antitesi a quanto verificatosi nell altro comparto, una prevalenza di progetti pluriaziendali 7 piani per un totale di ,00 con un costo medio di ,83 su quelli aziendali 1 piano per un importo di ,00. Tale ripartizione trova parziale giustificazione dall ammissione a finanziamento di ben 4 candidature contenenti piani pluriaziendali presentate dai CPT, organismi paritetici costituiti tra le Associazioni dei Costruttori edili e le Associazioni sindacali di categoria. Decreto Direttoriale n. 243/04 del M.L.P.S. Le risorse pari a ,76 sono state dalla Regione Campania programmate con Delibera di Giunta Regionale n. 2193/04. La programmazione delle risorse muove dalla constatazione che numerose aziende campane versano in uno stato di crisi a fronte del quale si rende necessario predisporre strumenti a sostegno dei piani di riorganizzazione o di riconversione aziendale, anche attraverso la promozione di iniziative di formazione continua rivolta ai lavoratori a rischio di espulsione dal mercato. Contrariamente alla precedente annualità, l amministrazione non ha inteso finalizzare la quota pari al 30% delle risorse disponibili ad uno specifico target. Si è avvalsa, comunque, cosi come previsto dal decreto ministeriale, della facoltà di destinare le risorse assegnatele solo a parte dei destinatari così come individuati all art. 2.2 del D.D. 243/04. Sono stati individuati, pertanto, i destinatari degli interventi formativi nelle seguenti categorie di lavoratori: lavoratori di qualsiasi impresa privata collocati in Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria e Straordinaria; 56

57 lavoratori inseriti nelle liste di mobilità; lavoratori in stato di disoccupazione, ai sensi dell art. 1 comma 2 lettera c del D. L.gs 181/00 come modificato dal D.lgs 297/02, a seguito di ristrutturazione aziendale nonché in aree e settori di crisi, supportate da accordi tra le parti sociali, per i quali l attività formativa è propedeutica all assunzione, ai sensi dell art 17 comma 1 punto d della Legge 196/97. La presentazione delle candidature è disciplinata dall avviso approvato con Decreto Dirigenziale n. 25/05. Gli interventi formativi contemplati dall avviso sono finalizzati a realizzare percorsi formativi integrati (bilancio di competenze, orientamento, formazione teorica e on the job) di aggiornamento e/o di riqualificazione mirati: al sostegno ed al reimpiego - nelle aziende di provenienza o in altre aziende - dei lavoratori collocati in Cassa Integrazione Guadagni ordinaria e straordinaria, coerenti con i piani di riorganizzazione /riconversione delle imprese interessate e comunque rispondenti al fabbisogno formativo dei destinatari ed alle esigenze del mercato del lavoro; al sostegno ed al reimpiego dei lavoratori inseriti nelle liste di mobilità ai sensi della Legge n. 223/91; al sostegno ed al reimpiego dei lavoratori in stato di disoccupazione, ai sensi dell art. 1 comma 2 lettera c del D. L.vo 297/02, a seguito di ristrutturazione aziendale nonché in aree e settori di crisi, supportate da accordi tra le parti sociali, per i quali l attività formativa è propedeutica all assunzione, ai sensi dell art. 17 comma 1 punto della legge 196/97. I progetti formativi sono distinti, in funzione dei destinatari e dell operatore titolare dell attività, nelle seguenti tipologie: Tipologia 1 Formazione diretta a lavoratori, residenti in Regione Campania, in cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria. I potenziali presentatori dei progetti, anche articolati in più azioni formative correlate ai ruoli ed ai profili dei lavoratori, sono stati individuati nelle aziende - in forma singola (progetto aziendale) ovvero in forma associata (progetti pluriaziendali) - in crisi i cui programmi di ristrutturazione, riorganizzazione o 57

58 conversione aziendale siano stati approvati con Decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale. Le medesime aziende sono autorizzate ad attuare le attività formative, per i propri dipendenti in CIG, solo se in possesso di capacità organizzative per le attività di formazione nonché di locali idonei allo svolgimento di attività didattiche, secondo i requisiti richiesti dalla normativa regionale vigente in materia di accreditamento delle sedi formative. In caso contrario la realizzazione di tali attività deve essere demandata ad organismi accreditati presso la Regione Campania per la formazione continua. E previsto che il percorso formativo, rivolto ad un numero di lavoratori compreso tra un minimo di 5 e un massimo di 20 unità non può superare le 200 ore complessive con un costo massimo ora/allievo pari a 14. Tipologia 2 Formazione diretta ai lavoratori inseriti nelle liste di mobilità di cui alla Legge n. 223/91 e Formazione diretta ai lavoratori in stato di disoccupazione, ai sensi dell art. 1 comma 2 lettera c del decreto legislativo 297/02. La proposta di intervento formativo, diretto esclusivamente alle citate categorie di lavoratori residenti nella Regione Campania, può essere presentata da un Ente di formazione accreditato secondo la normativa regionale vigente e deve essere realizzata in partenariato con imprese interessate all assunzione e con Agenzie pubbliche e private attuatici di programmi di ricollocazione dei destinatari. L avviso riconosce priorità alle proposte formative che prevedono l impegno all assunzione dei lavoratori, attestata dalla formale dichiarazione delle aziende all assunzione o delle Agenzie alla ricollocazione, sulla base delle offerte di lavoro rilevato. Ciascun intervento formativo rivolto ad un numero di lavoratori compreso tra un minimo di 15 e un massimo di 20 unità, con un costo massimo ora/allievo pari a 14, può prevedere un finanziamento pubblico non superiore ad per una durata complessiva massima di 200 ore. In riferimento alle modalità di presentazione delle candidature si evidenzia l introduzione della procedura a sportello per la quale le candidature possono essere presentate dal 15 giorno successivo alla pubblicazione dell avviso sul B.U.R.C. e fino ad una determinata data, salvo preventivo esaurimento delle risorse disponibili. 58

59 Circa le operazioni relative all ammissibilità e valutazione delle candidature non si registrano cambiamenti rispetto al precedente avviso, così come non sono state apportate modifiche rispetto ai criteri di valutazione precedentemente individuati. La graduatoria dei progetti 40 presentati è stata approvata dalla Regione Campania con D.D. n. 163/ , , , , ,00 Importo Tot. Procapite Prog. Approv ,00 0,00 Tipologia 1 Tipologia 2 Importo Tot , ,00 Procapite , ,00 Prog. Approv Nell ambito della tipologia 1, a fronte dei 26 progetti presentati, 14 sono stati ammessi a finanziamento per importo complessivo pari a ,00. A valere sulla tipologia 2, sono stati presentati 14 progetti 10 dei quali ammessi a finanziamento per un importo complessivo pari a ,00. L analisi dei dati relativi alla valutazione delle proposte progettuali evidenzia lo scarso successo riscontrato dall iniziativa nei confronti dei potenziali soggetti proponenti. Tale criticità è parzialmente imputabile ai seguenti fattori: - in riferimento alle azioni contemplate dalla tipologia 1, dal ridotto numero di aziende campane o con sede nel territorio regionale - in stato di crisi i cui programmi di riorganizzazione o ristrutturazione siano stati approvati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali; - In riferimento alle azioni previste dalla tipologia 2, dalla scarsa partecipazione di aziende disposte all assunzione dei lavoratori destinatari delle azioni formative, e delle Agenzie pubbliche e private attuatrici di programmi di ricollocazione dei destinatari degli interventi, a realizzare in partenariato gli interventi previsti dall avviso. Nonostante tali difficoltà e a conferma della validità delle analisi che hanno costituito le basi per la programmazione delle risorse affidate dal M.L.P.S., la Regione Campania, in considerazione delle ingenti risorse non assegnate, ha 59

60 decretato la riapertura dei termini per la presentazione delle candidature con D.D. n. 168/05. 60

61 3. I CONGEDI FORMATIVI: L ARTICOLO 5 E 6 DELLA LEGGE 53/ L avvio della programmazione Un fenomeno che ha assunto una portata indubbiamente ampia e che si è posto all attenzione degli operatori soprattutto nell ultimo triennio, è la diffusione della cosiddetta formazione continua a domanda individuale (FCI). Con questo termine si intende la formazione finalizzata al lavoro cui i soggetti accedono non a seguito di piani formativi aziendali (concordati o meno tra le parti sociali), ma in base a progetti di miglioramento/arricchimento delle proprie conoscenze e competenze elaborati a livello individuale. Le caratteristiche principali delle pratiche di FCI emerse fino ad ora prevedono: il finanziamento dell attività formativa attraverso la concessione di voucher individuali; la compartecipazione finanziaria da parte del lavoratore che richiede il voucher (in misura variabile in relazione agli indirizzi regionali e alle fonti di finanziamento); lo svolgimento delle attività formative principalmente fuori dell orario di lavoro. La formazione individuale viene ricercata dai singoli lavoratori in base ad aspettative diverse, come dimostra l analisi delle esperienze attivate in ambito regionale, in particolare: svolgere meglio la prestazione lavorativa; acquisire competenze utili a possibili percorsi di carriera; trovare condizioni professionali migliori in altri contesti lavorativi dello stesso settore; cambiare settore lavorativo e tipo di prestazione; prevenire l obsolescenza professionale; mettersi alla prova per verificare la possibilità di altri progetti professionali; passare dal lavoro dipendente al lavoro autonomo; approfondire una materia interessante; apprendere competenze funzionali (lingue straniere, informatica) utili sia nel lavoro che nella vita. 61

62 Ne deriva che in questa tipologia formativa: la partecipazione alla formazione non è indirizzata soltanto al mercato interno (come accade per lo più nei piani formativi aziendali e, per certi versi, anche in quelli settoriali) ma può guardare in parte o del tutto anche al mercato esterno all impresa di appartenenza; ci sono evidenti connessioni con quella responsabilità individuale del lavoratore rispetto alla propria occupabilità che viene auspicata dal Memorandum sull istruzione e sulla formazione permanente della Commissione Europea (ottobre 2000) come risorsa di sviluppo economico e civile; possono configurarsi opportunità di crescita interessanti per quelle tipologie di lavoratori che per varie ragioni sono esclusi dai piani formativi aziendali, che hanno aspettative di crescita/mobilità professionale fuori dal contesto lavorativo di appartenenza, che corrono rischi di espulsione dal mercato del lavoro o di arretramento del proprio status professionale. Con la legge 53/2000, la FCI si configura come un diritto soggettivo che: da un lato deve essere riferito ad una possibile mediazione tra interessi del lavoratore e interessi dell azienda, realizzata tramite la contrattazione tra le parti sociali (perché esercitabile attraverso piani formativi aziendali/territoriali concordati tra le parti e perché alla contrattazione spetta di regolarne le condizioni); dall altro è comunque tutelato, anche in assenza di piani formativi aziendali/territoriali e di specifica contrattazione collettiva, da un intervento pubblico che destina ad esso specifiche risorse. Il significato/valore attribuito dalla norma alla F.C.I. e, più in generale, al diritto dei lavoratori alla formazione continua, si evidenzia maggiormente se si confronta l articolo 6 (relativo ai congedi per la formazione continua ) con l articolo 5 ( congedi per la formazione ). Anche nell articolo 5, infatti, si delinea un diritto soggettivo dei lavoratori, trattandosi però di una formazione non finalizzata al lavoro, ma al conseguimento di titoli di studio della scuola dell obbligo, della scuola superiore, dell università o alla partecipazione ad 62

63 attività formative diverse da quelle poste in essere o finanziate dal datore di lavoro. In sostanza, il congedo per la formazione, in questo caso, si configura come un esigenza esclusivamente personale del lavoratore, che può dar luogo - se c è autorizzazione del datore di lavoro - alla concessione di un aspettativa durante la quale non c è retribuzione e non opera nessuna copertura previdenziale e retributiva. Con notevoli differenze, quindi, rispetto alla normativa sul diritto allo studio (art. 10, legge 300/70) e, ancor di più, rispetto alla normativa di fonte pattizia sulle 150 ore, in cui è invece evidente il riconoscimento della crescita culturale del lavoratore come un valore non solo per l individuo ma anche per la collettività; tant è che non solo l organizzazione pubblica è tenuta a garantire l offerta formativa, ma la stessa azienda è obbligata a tutelarlo: nella forma dei permessi retribuiti per i lavoratori-studenti sanciti dalla legge 300, e successivamente in quella assai più impegnativa del congedo formativo retribuito (le 150 ore, appunto), di cui usufruire con regole e modalità individuate dalla contrattazione collettiva. Anche i Fondi Paritetici Interprofessionali dovranno misurarsi con il valore aggiunto introdotto nel sistema della formazione continua da una misura che: può svolgere un ruolo compensativo rispetto alla inevitabile selettività dei piani formativi aziendali e settoriali, offrendo accesso alla formazione anche ai lavoratori che rischiano di esserne esclusi; si configura come una formazione per il lavoro non circoscritta al solo mercato interno, quindi, potenzialmente di grande importanza a fronte dell evoluzione del mondo del lavoro e delle dinamiche di mobilità, necessitate o volontarie, che interessano i lavoratori; costituisce un ambito di crescita della responsabilizzazione dei lavoratori rispetto alla tenuta e allo sviluppo delle proprie competenze; si presta ad essere utilizzata non solo per la frequenza di corsi, ma anche per l elaborazione di percorsi formativi coerenti con progetti professionali. 63

64 3.2 La programmazione del Ministero del Lavoro La FCI nella legge 53/00 La legge 53/00 Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città riconosce il diritto del lavoratore alla formazione durante tutto l arco della vita attraverso la possibilità di utilizzare congedi per la formazione continua (articoli 5 e 6). Il comma 4 dell articolo 6 prevede, a partire dal 2000, uno stanziamento annuale pari a circa 15 milioni di euro. Le risorse del Ministero del Lavoro sono suddivise tra le regioni sulla base degli stessi parametri utilizzati per la divisione delle risorse della Legge 236/93, articolo 9. Il primo stanziamento, pari a ,00 Euro, si è avuto con il decreto interministeriale n. 167/01 del 6 giugno 2001 in cui il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha reso disponibili le risorse per le annualità 2000 e Il secondo è stato definito con il D.I. 136/V/2004 del 26 maggio Questo ha stanziato, relativamente alle annualità 2002 e 2003, ,75 Euro in favore delle Regioni e delle Province Autonome, confermando, come nel primo decreto, il finanziamento per: progetti di formazione dei lavoratori che, sulla base di accordi contrattuali, prevedessero quote di riduzione dell orario di lavoro; progetti di formazione presentati direttamente dagli stessi lavoratori. La tipologia b), ossia, progetti di formazione presentati direttamente dagli stessi lavoratori, ha visto raggiungere un numero più significativo dei lavoratori: molte amministrazioni, pur rispettando la peculiarità della legge 53/2000, hanno fatto riferimento infatti alle procedure e agli strumenti già predisposti con la 236/93. Non a caso sono stati complessivamente coinvolti lavoratori concentrati proprio in quelle regioni dove la stessa sperimentazione della 236/93 ha prodotto maggiori risultati in termini quantitativi: evidentemente l expertise accumulato ha consentito di gestire più agevolmente questa tipologia. Oltretutto alcune realtà hanno ottimizzato le risorse provenienti da più fonti di finanziamento (nazionali 64

65 ed Europee) congegnando un unico meccanismo di gestione e organizzazione che ha facilitato l erogazione dei voucher. L incontro tra domanda e offerta è facilitato attraverso la realizzazione di un catalogo corsi. 65

66 3.3 L attuazione delle iniziative in Campania, contenuti dei bandi ed iniziative finanziate Con Delibera di Giunta Regionale n. 4335/02 sono state programmate le risorse assegnate dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con Decreto n. 167/01 pari a ,50, finalizzate alla promozione e finanziamento di progetti di formazione continua elaborati sulla base di accordi contrattuali che prevedono quote di riduzione dell orario di lavoro. Il provvedimento sancisce, inoltre, l impegno dell Assessorato al Lavoro e alla Formazione a utilizzare ulteriori risorse derivanti dalle successive ripartizioni così come previsto dall art. 6 comma 4 della legge 53/00. L iniziativa s inserisce nel quadro delle attività promosse dallo stesso Assessorato che, con il supporto delle risorse del Por Campania, Asse 3 ha inteso sostenere le politiche di sviluppo e di nuova occupazione nel territorio regionale promuovendo forme di sostegno alle realtà produttive del territorio e sperimentando politiche innovative per il lavoro, anche in tema di riduzione dell orario di lavoro. L avviso disciplinante le modalità di presentazione delle proposte progettuali, approvato con medesimo atto deliberativo, stabilisce che i progetti di formazione continua finanziabili devono essere i piani formativi organici a sostegno di processi di riorganizzazione/innovazione aziendale, elaborati sulla base di accordi contrattuali che prevedono una diminuzione dell orario di lavoro, per tutti o parte dei lavoratori, indicando modalità, finalità, date e tappe del processo di riduzione dell orario di lavoro. La modalità a sportello scelta per la presentazione delle candidature ha consentito la possibilità di consegnare le proposte progettuali fin dalla data di pubblicazione del provvedimento sul B.U.R.C.. Selezionate secondo il progressivo di protocollo, le candidature, in caso di valutazione positiva, sono state ammesse a finanziamento fino ad esaurimento delle risorse. Il bando ha individuato nei lavoratori dipendenti di imprese di diritto privato, compresi i soci iscritti a libro paga di cooperative, i destinatari finali dei progetti formativi. Sono stati esclusi i titolari di impresa, i lavoratori autonomi e i liberi 66

67 professionisti, i prestatori di lavoro occasionale, i lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa. Sono stati esclusi, altresì, i soci di cooperative che partecipano agli utili o i soci - volontari Discorso a parte per i lavoratori cosiddetti a causa mista (CFL, apprendisti,) per i quali la natura aggiuntiva delle attività di formazione proposte rispetto a quelle previste per legge dai rispettivi contratti, deve essere dettagliatamente dimostrata pena il rigetto della candidatura. Alla presentazione dei progetti formativi aziendali sono state autorizzate: - le singole imprese di diritto privato; - le associazioni temporanee di imprese, associazioni temporanee di scopo, consorzi di imprese; - gli organismi di formazione; - gli enti bilaterali istituiti come accordi interconfederali tra le organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori, maggiormente rappresentative sul piano nazionale; - le associazioni di categoria. L avviso prevede che gli enti bilaterali e le associazioni di categoria, pena l esclusione, possono promuovere e presentare progetti formativi indicando obbligatoriamente nel progetto un organismo formativo quale partner. E stata, inoltre, riconosciuta la possibilità di presentare progetti formativi pluriaziendali a: - le associazioni temporanee di imprese, le associazioni temporanee di scopo, i consorzi di imprese; - gli organismi di formazione; - gli enti bilaterali; - le associazioni di categoria. Circa l attuazione delle proposte progettuali l avviso dispone che gli organismi formativi coinvolti nei progetti devono obbligatoriamente essere in regola con le procedure di accreditamento vigenti al momento di pubblicazione dello stesso. 67

68 Il limite massimo di contributo pubblico per ora/allievo è stato fissato in nella soglia delle ore corsuali e per un minimo di numero 10 allievi. Il superamento di tale tetto è consentito solo in presenza di progetti che prevedono qualificate azioni aggiuntive alle azioni formative propriamente intese come attività d aula. Gli interventi di formazione continua previsti dal bando configurandosi come aiuti di Stato sono disciplinati dal Regolamento regionale che disciplina sugli Aiuti alla Formazione approvato con DGR 3193/02. L ammissione dei progetti alla valutazione è subordinata alla verifica di alcuni requisiti quali l ammissibilità del soggetto proponente e dei destinatari, il rispetto dei parametri riferiti al costo ed alla durata, la presenza dell accordo sindacale e la completezza della documentazione richiesta. A seguito di istruttoria relativa all ammissibilità, le candidature sono state valutate sulla scorta dei seguenti criteri e relativi punteggi: Qualità progettuale 25 Accordo contrattuale 30 Priorità 40 Trasferibilità 5 Il processo di valutazione determina l ammissione a finanziamento delle proposte che raggiungano un punteggio minimo di 60 punti relativamente ai primi tre criteri di cui almeno 20 nella valutazione della qualità progettuale. Le risorse inizialmente disponibili alle quali sono state aggiunte ulteriori assegnazioni del Ministero del Lavoro - D.D n. 136/04 per un importo di ,6 e D.D. n 349/04 per un importo di ,91 - hanno consentito il finanziamento di n. 7 progetti per un importo complessivo di Risultano disponibili, alla data di stesura della presente ricerca e in virtù della mancata attuazione di uno dei progetti approvati (rinuncia da parte dell azienda finanziata), risorse per un importo pari a

69 Parte II LE INIZIATIVE FINANZIATE DAL FONDO SOCIALE EUROPEO E LA COMMISSIONE EUROPEA 1. L ADATTABILITÀ NEL FONDO SOCIALE EUROPEO 1.1 La programmazione degli interventi nelle Regioni Obiettivo 1 Fino al varo della riforma dei Fondi Strutturali, programmazione , la pubblica amministrazione non è mai intervenuta, se si eccettuano sporadici interventi di formazione continua previsti nell Obiettivo 1, 2 e 5b, per finanziare piani formativi aziendali. Anche il programma Force, concluso nel 1993 e che ha conosciuto un evoluzione con l iniziativa comunitaria Adapt, sebbene rivolto al settore della formazione continua, si concentrava sull elaborazione di studi e modelli, e non prevedeva il finanziamento diretto di attività formative. E soltanto a partire dal 1994, quindi, che si sono create le condizioni per varare gli strumenti necessari a finanziare con risorse pubbliche, o meglio cofinanziare, gli interventi di formazione aziendale. Alla luce degli orientamenti previsti da Agenda 2000, il documento dell Unione europea che traccia le linee per la riforma dei fondi strutturali - programmazione , degli accordi nazionali sottoscritti tra governo e parti sociali (in particolare nell ottobre del 96 e nel dicembre del 98) e della normativa nazionale in materia di promozione dell occupazione (in particolare la legge del 24 giugno 1997, n. 196) la formazione continua finanziata attraverso i Fondi strutturali, e in particolare dal Fondo Sociale Europeo, subisce una radicale trasformazione. Alle decisioni prese dalle autorità centrali si sono aggiunte, anche se marginalmente, le riflessioni emerse nei vari Comitati di Sorveglianza. E così, ad Agenda 2000 hanno fatto seguito i regolamenti che disciplinano i Fondi strutturali, in particolare il Regolamento generale e quello sul Fondo Sociale Europeo. Ai regolamenti segue, per quanto riguarda la programmazione del FSE, un Piano di Sviluppo Globale che si traduce in Quadro Comunitario di Sostegno Obiettivo 1 e 3, nel quale sono espressi gli orientamenti dello Stato membro e le iniziative finanziabili. 69

70 Tutti gli interventi di formazione continua che nella precedente programmazione erano stati inseriti nell Obiettivo 4, oggi trovano spazio nell Asse D e, in piccola parte, nell Asse C del nuovo Obiettivo 3. Per il Sud trovano spazione nell Asse III (risorse umane) in in particolare nelle misure 3.9, 3.10, 3.11 e Gli interventi per i lavoratori occupati, cofinanziati attraverso il Fondo Sociale Europeo, avvengono attraverso interventi definiti: A. livello regionale; B. livello nazionale. La maggior parte delle risorse di FSE sono distribuite a livello regionale (circa il 95%) mentre solo il restante 5% del FSE destinato all Italia è programmato a livello nazionale. La programmazione degli interventi si differenzia a seconda delle aree di intervento. Nel Sud, la programmazione degli interventi di formazione continua trova spazio nell Obiettivo 1 mentre nel nord è compresa nell Obiettivo 3. Tuttavia il Quadro Comunitario di Sostegno Obiettivo 3 detta le linee di programmazione per tutto il territorio nazionale. Gli interventi disegnati nel QCS sono inseriti in ogni programma operativo regionale (POR). Nel POR sono definite le priorità di ogni regione mentre nel documento che ne deriva, ossia il Complemento di Programmazione, sono definite annualmente le azioni da porre in essere. Ogni anno, quindi, sulla base di quanto definito dal Complemento di Programmazione, la regione emana un bando in cui sono definiti gli interventi finanziabili e i soggetti che possono attuali. La formazione continua nel FSE per il QCS Obiettivo 1 prevede la promozione di una forza lavoro competente, qualificata e adattabile, dell innovazione e dell adattabilità nell organizzazione del lavoro, dello sviluppo dello spirito imprenditoriale, di condizioni che agevolino la creazione di posti di lavoro nonché della qualificazione e del rafforzamento del potenziale umano nella ricerca nella scienza e nella tecnologia L Asse dedicato alla formazione continua si articola in Obiettivi specifici che contribuiscono al suo raggiungimento. Essi sono: 70

71 Sostenere le politiche di rimodulazione degli orari e di flessibilizzazione del mercato del lavoro e sviluppare la formazione continua con priorità alle PMI. Adeguamento delle competenze della pubblica amministrazione. Sostenere l imprenditorialità, in particolare nei nuovi bacini d impiego, e l emersione del lavoro irregolare. Miglioramento delle risorse umane nel settore della Ricerca e Sviluppo tecnologico. Nell Asse C, i riferimenti alla FC sono contenuti nell Obiettivo che prevede la promozione delle formazione permanente. Gli orientamenti contenuti nel QCS sono tradotti: nelle regioni dell Obiettivo 1 nei Programmi Operativi Regionali (POR) uno per regione - nell Asse Risorse umane ; al POR segue il Complemento di Programmazione; Le tipologie di azioni finanziabili, individuate nel QCS sono quelle di seguito descritte. Sostenere le politiche di rimodulazione degli orari e di flessibilizzazione del mercato del lavoro e sviluppare la formazione continua con priorità alle PMI. L Obiettivo è di aiutare le imprese, in particolare le PMI, ad individuare gli strumenti di flessibilizzazione più idonei a conciliare esigenze produttive e garanzie dei lavoratori e a stimolare l adozione dei vari strumenti, incrementare l occupazione su base locale anche tenendo conto delle esigenze dei gruppi potenzialmente più deboli sul mercato del lavoro. Le azioni finanziabili che troveranno posto nei bandi regionali sono le seguenti: servizi di sostegno e consulenziali, connessi alla rimodulazione degli orari di lavoro e rivolti a specifici target; interventi formativi e di accompagnamento, rivolti in particolare ai soggetti più deboli, in modo da controbilanciare gli effetti del frazionamento del carico di lavoro su più dipendenti, conseguenza dell utilizzo di modalità quali il part time; interventi di formazione continua; 71

72 interventi di capitalizzazione e trasmissione delle conoscenze tra i lavoratori in uscita e i neo assunti, nell ambito dell attivazione dei nuovi dispositivi quali la staffetta giovani anziani ; forme di sostegno all assunzione del primo dipendente a vantaggio dei lavoratori autonomi con carichi di lavoro particolarmente rilevanti; sperimentazione di meccanismi contrattuali che finalizzino quote di riduzione di orario alla formazione dei lavoratori; utilizzo delle banche ore annuali previste dai CCNL, ecc.; realizzazione di un osservatorio permanente che svolga attività di monitoraggio ed analisi del fenomeno dei lavori "atipici" (con particolare attenzione alla presenza femminile), sia in termini quantitativi che qualitativi, e che studi proposte di tutela e sostegno mirati ai fabbisogni specifici di questo segmento dell'offerta di lavoro; sperimentazione di forme di sostegno alla formazione dei lavoratori atipici ; servizi di consulenza e supporto per incoraggiare l adozione di strumenti di flessibilizzazione dell orario e del rapporto di lavoro, in un ottica di incremento dell occupazione; studi, ricerche e rilevazioni di fabbisogni; formazione formatori; sostegno alla sperimentazione di nuove forme di accesso al lavoro attraverso modalità innovative quali, ad esempio, il job sharing; sostegno all attuazione di forme contrattuali rispondenti ai tempi della donna, attraverso la flessibilizzazione degli orari di lavoro e il part time; analisi e modalità di trasferimento delle buone prassi e dei modelli esemplari per la rimodulazione degli orari di lavoro e la flessibilizzazione del mercato del lavoro; sviluppo di servizi alle piccole e medie imprese per la diagnosi dei fabbisogni e la pianificazione degli interventi formativi; azioni di formazione per lo sviluppo di competenze chiave nell ambito della gestione dei processi produttivi orientate alla strategia della qualità totale; i percorsi di questo tipo dovranno necessariamente essere inseriti nell ambito di piani di ristrutturazione effettiva dei processi di singole aziende o di reti locali di imprese e potranno utilizzare dispositivi innovativi quali la formazione a distanza, la simulazione di impresa, i circoli della qualità, ecc.; 72

73 sperimentazione di percorsi e modelli formativi idonei alla imprenditorialità diffusa, da predisporre nel quadro delle procedure di concertazione locale; in questo ambito, rilievo particolare andrebbe dato allo sviluppo delle figure professionali utilizzabili per il consolidamento delle reti di PMI e per la gestione condivisa di servizi ad alto valore aggiunto in outsourcing (logistica, pubblicità e marketing, progettazione, ecc.); azioni di formazione per figure da impegnare nell ambito di servizi di ricerca e sviluppo condivisi da reti locali di PMI; questo tipo di figure non dovrebbero necessariamente configurarsi come i classici ricercatori di laboratorio R&S, nati nelle grandi imprese, ma anche come information brokers, cioè procacciatori di informazioni tecniche e scientifiche, utilizzabili da gruppi e consorzi di PMI per lo sviluppo di nuovi prodotti; incentivazione delle attività di tutorship all interno delle imprese per facilitare la trasmissione delle conoscenze e competenze nel quadro di un approccio che persegua l accrescimento continuo dei livelli di conoscenza e competenza del personale, mediante strumenti e gruppi di autoformazione (learning organization); sostegno alle imprese per incentivare la crescita di occupazione aggiuntiva; Adeguamento delle competenze della pubblica amministrazione Attraverso questa misura si vuole stimolare la capacità di adattamento e l'adozione di un ruolo propulsivo della pubblica amministrazione rispetto ai processi di riorganizzazione e modernizzazione del sistema, anche attraverso interventi di formazione continua. Le azioni finanziabili sono le seguenti: azioni formative per migliorare la qualità dei processi di programmazione e progettazione dell azione dei servizi pubblici, anche in direzione di una maggiore integrazione tra sistemi; azioni formative per l adeguamento delle competenze del personale della P.A.; azioni formative per soggetti, pubblici e privati, che si occupano dell'internazionalizzazione dei processi economici e culturali; analisi e modalità di trasferimento delle buone prassi e dei modelli esemplari per la formazione continua; 73

74 messa a punto e rafforzamento del sistema statistico informativo delle azioni realizzate nell obiettivo; studi e analisi sulle modalità attuative e sulla realizzazione degli interventi; analisi e ricerche a livello nazionale e regionale sulle politiche di formazione continua. Sostenere l imprenditorialità, in particolare nei nuovi bacini d impiego, e l emersione del lavoro irregolare L intervento per il rafforzamento dell impresa sul mercato dovrà essere in particolare volto a favorire: lo sviluppo delle capacità imprenditoriali, di management e relazionali (queste ultime finalizzate, in particolare, alla gestione ed al controllo delle dinamiche dei gruppi di lavoro); favorire le dinamiche del mercato locale, nazionale ed europeo, con particolare riferimento ai settori dei nuovi bacini d'impiego, coniugando, ad una buona capacità di assorbimento di forza lavoro, finalità sociali relative al miglioramento della qualità della vita per la collettività. Le azioni finanziabili sono le seguenti: consulenza all autoimprenditorialità; orientamento e assistenza alla progettazione e alla preparazione di business plan; accompagnamento allo start-up delle neo imprese; creazione di incubatori di impresa; accompagnamento all impresa nel corso delle attività; tutorship aziendale prestata da aziende senior ad imprese junior; azioni di formazione alla gestione di impresa; interventi formativi specifici per il management d'impresa sociale; interventi di sostegno alla gemmazione di nuove imprese (spin off) volti a favorire il ricambio generazionale nelle imprese madri; supporto alla costruzione di sistemi territoriali di servizi integrati alle imprese sociali per realizzare analisi di fattibilità, analisi di mercato, analisi dei fabbisogni di impresa, elaborazione di piani di impresa, ecc.; formazione diretta agli operatori delle imprese sociali; 74

75 sostegno allo sviluppo delle imprese sociali, per le quali potranno essere previsti anche piccoli sussidi con speciale modalità di accesso, secondo quanto previsto dall'art. 4 par. 2 del regolamento FSE; servizi di certificazione di qualità nella gestione delle cooperative sociali; interventi di semplificazione amministrativa e regolamentare, con particolare riferimento all analisi di impatto della regolamentazione; azioni di sensibilizzazione per la promozione della cultura di impresa sul territorio; formazione e consulenza nell'ambito dei contratti di riallineamento; azioni finalizzate a favorire il ricambio generazionale; analisi e modalità di trasferimento delle buone prassi per le politiche di emersione; messa a punto e rafforzamento del sistema statistico informativo delle azioni realizzate nella misura; analisi sulle modalità attuative e sulla realizzazione degli interventi; studi che, con riferimento sia ad un ambito nazionale che regionale, affrontano il tema delle politiche per l imprenditorialità. Sviluppare il potenziale umano nei settori della ricerca e dello sviluppo tecnologico Gli interventi previsti in questa misura dovranno favorire l apertura e l'interazione del mondo della ricerca con le realtà produttive, dei servizi e delle diverse amministrazioni pubbliche e private. Le azioni finanziabili potranno essere: assegni di ricerca, borse di studio, sostegni alla mobilità geografica; programmi di formazione continua e ricorrente di medio e alto profilo nell ambito del sistema professionale integrato, nel quadro di collaborazioni fra Università, Regioni, Enti locali e parti sociali; sostegno (mediante borse di studio, assegni di ricerca, ecc.) alla collocazione temporanea dei ricercatori presso le imprese; attivazione di interventi di servizio alle imprese in appoggio a progetti di spin off; 75

76 analisi e modalità di trasferimento delle buone prassi e dei modelli esemplari per la formazione delle risorse umane e lo sviluppo tecnologico; messa a punto e rafforzamento del sistema statistico informativo delle azioni realizzate nella misura; studi e analisi sulle modalità attuative e sulla realizzazione delle azioni attuate o che si intende attuare nella misura; studi e analisi che, in termini nazionali e/o regionali, affrontano il tema delle politiche per la ricerca e lo sviluppo tecnologico in relazione al mercato/i del lavoro e allo sviluppo locale; promozione e sostegno di filiere formative a carattere di professionalizzazione più elevata (lauree triennali professionalizzanti) in un ottica di forte raccordo con il mondo del lavoro. Per quanto riguarda la programmazione degli interventi di fc nell Asse C, il contributo del FSE, per quanto riguarda la formazione permanente, è indirizzato soprattutto a rafforzare l acquisizione di nuove competenze nel settore delle tecnologie dell informazione e nel recupero di competenze professionali di base, prevedendo anche l'utilizzo di voucher formativi. Le azioni che possono essere realizzate sono le seguenti: interventi finalizzati al consolidamento e all allargamento della cultura generale in possesso dei destinatari, con particolare riferimento alle dinamiche che guidano lo sviluppo delle società contemporanee e al processo di unificazione europea; acquisizione di capacità e competenze trasversali e aggiornamento delle competenze di base e professionali; formazione legata ai nuovi contenuti dell alfabetizzazione, in particolare nel settore delle tecnologie dell informazione e della comunicazione e nelle lingue straniere; formazione volta a rafforzare le competenze professionali specifiche e a recuperare le competenze professionali di base, anche nel quadro del rilancio di dispositivi contrattuali quali i congedi formativi, le 150 ore, ecc.; progettazione e realizzazione di campagne pubblicitarie e informative finalizzate a diffondere la conoscenza dei servizi formativi disponibili all interno di un determinato territorio; 76

77 rafforzamento del sistema statistico informativo, essenziale ai fini dello sviluppo del processo decisionale, compreso il monitoraggio dei progetti e delle misure; analisi e modalità di trasferimento delle buone prassi e dei modelli esemplari per la formazione continua; messa a punto e rafforzamento del sistema statistico informativo delle azioni realizzate nell obiettivo; studi e analisi sulle modalità attuative e sulla realizzazione degli interventi; analisi, a livello nazionale e regionale, dello sviluppo di un sistema di formazione permanente; studi sui fabbisogni formativi e sui target dell obiettivo. 77

78 1.2 Le Misure del Programma Operativo della Campania destinate alla formazione continua Il capitale umano è uno dei pilastri fondamentali su cui poggia la strategia del Programma regionale. In particolare con le misure previste nell ambito dell Asse III si è mirato al raggiungimento dell obiettivo dell accelerazione del trend di sviluppo della Campania, attraverso la riqualificazione delle risorse umane, coerentemente con la finalità della riduzione della disoccupazione perseguita dalla strategia europea per l occupazione. In questo senso, le politiche per la valorizzazione delle risorse umane sono articolate nell ambito dei campi d intervento (Policy Fields). Le azioni rivolte alla formazione continua rientrano nel seguente policy: - D Promozione di una forza lavoro competente, qualificata e adattabile, dell innovazione e dell adattabilità nell organizzazione del lavoro, dello sviluppo dello spirito imprenditoriale, di condizioni che agevolino la creazione di posti di lavoro nonché della qualificazione e del rafforzamento del potenziale umano nella ricerca, nella scienza e nella tecnologia. o D.1 Sostenere le politiche di rimodulazione degli orari e di flessibilizzazione del mercato del lavoro e sviluppare la formazione continua con priorità alle PMI. D.1.1 Sviluppo della competitività delle imprese pubbliche e private con priorità alle PMI Servizi di supporto all impresa per l adozione di strumenti di flessibilizzazione e la rimodulazione degli orari di lavoro; Promozione della creazione dei sistemi a rete tra imprese attraverso interventi di formazione e sensibilizzazione; Adeguamento delle competenze degli addetti nell ambito di percorsi di formazione continua; Sperimentazione di modelli per la formazione dei lavoratori atipici e analisi delle buone prassi relative alla formazione continua; Formazione di figure da impegnare nell ambito di 78

79 servizi di ricerca e sviluppo condivisi da reti locali di PMI; Informazione e sensibilizzazione. Nell'ambito del Policy Field D la misura 3.9 ha come obiettivi il potenziamento del sistema produttivo locale e lo sviluppo della competitività delle imprese, soprattutto di quelle operanti in settori ad alto potenziale di crescita. Si propone di realizzare interventi di incentivazione dell innovazione tecnologica ed organizzativa e di formazione a favore delle risorse umane finalizzati ad agevolare la riqualificazione degli operatori economici e lo sviluppo del sistema di formazione continua. Prevede, inoltre, il supporto alla creazione di reti, all associazionismo produttivo, nonché all adozione di strumenti di flessibilizzazione dell organizzazione del lavoro compatibili anche con le esigenze di conciliazione dei tempi della componente femminile dell occupazione. Sono previsti anche interventi relativi all analisi delle buone prassi finalizzati al rafforzamento dei sistemi di programmazione e attuazione. Per favorire l impatto delle azioni, gli operatori economici e gli utenti dei servizi sono coinvolti in iniziative di sensibilizzazione e informazione. La realizzazione della misura è curata dall amministrazione regionale. La misura si rivolge alle imprese pubbliche e private con priorità per le Pmi (Piccole e medie imprese). Nel dettaglio la misura prevede le seguenti Azioni / tipologia di progetto: a) servizi di supporto all impresa per l adozione di strumenti di flessibilizzazione e la rimodulazione degli orari di lavoro (Incentivi alle imprese per l innovazione tecnologica ed organizzativa); b) promozione della creazione dei sistemi a rete tra imprese attraverso interventi di formazione e sensibilizzazione (Dispositivi e strumenti a supporto della qualificazione del sistema di governo: creazione e sviluppo di reti/partenariati); c) adeguamento delle competenze degli addetti nell ambito di percorsi di formazione continua (Formazione continua); d) Sperimentazione di modelli per la formazione dei lavoratori atipici e l utilizzo di nuove forme contrattuali e analisi delle buone prassi relative alla 79

80 formazione continua (Dispositivi e strumenti a supporto della qualificazione del sistema di governo: adeguamento e innovazione degli assetti organizzativi e trasferimento delle buone prassi); e) formazione di figure da impegnare nell ambito di servizi di ricerca e sviluppo condivisi da reti locali di PMI (Formazione continua); f) informazione e sensibilizzazione (Sensibilizzazione, informazione e pubblicità); g) aiuti alle imprese per l assunzione di soggetti appartenenti a categorie svantaggiate del mercato del lavoro anche attraverso percorsi formativi incentrati sui fabbisogni del contesto economico regionale (Incentivi alle imprese per l occupazione: aiuti all assunzione per altre categorie di utenze); La misura, la cui dotazione finanziaria iniziale stabilita in , risulta essere quella con la migliore performance di realizzazione dell'asse III. Significativa, a ulteriore dimostrazione del successo delle politiche programmate, anche la percentuale degli impegni effettuati al 31/12/04 2, pari al 104% delle risorsi disponibili. Le azioni previste si integrano con quelle della misura 4.3 Promozione del sistema produttivo regionale. In particolare, le linee di intervento previste da questa misura, orientate al marketing territoriale e all estensione della cooperazione fra imprese, si integrano con gli interventi della misura 3.9 per la promozione dei sistemi a rete fra imprese. Un ulteriore ambito di integrazione fra le due misure riguarda la formazione e la sensibilizzazione rivolta agli imprenditori, la diffusione delle informazioni sulle opportunità esistenti sul territorio, etc. Per quanto attiene la misura 4.4 il collegamento riguarda la valorizzazione del potenziale produttivo endogeno del territorio, attraverso azioni finalizzate a promuovere l acquisizione e/o l adeguamento delle competenze degli operatori economici e degli addetti delle PMI, ed anche la promozione e lo sviluppo delle nuove specializzazioni professionali e alle azioni innovative per lo sviluppo locale. L informazione e la sensibilizzazione sul territorio rispetto a tali interventi viene svolta, ove opportuno, in maniera integrata fra le due misure. Un ulteriore connessione esiste con le misure 3.8 Istruzione e formazione permanente e Dati rilevati da ultimo rapporto di esecuzione del POR Campania disponibile. 80

81 Sviluppo e consolidamento dell imprenditorialità con priorità ai nuovi bacini di impiego. Gli interventi previsti si attuano anche nell ambito di Progetti Integrati. La misura 4.4 Rafforzamento del potenziale umano finalizzato allo sviluppo locale (sostituita dalla misura 3.20 a seguito della revisione di metà periodo del POR) - si propone di favorire lo sviluppo locale, realizzando le condizioni di crescita economica attraverso la valorizzazione del potenziale endogeno del territorio, con riferimento all occupabilità delle risorse umane. Mira, inoltre, all acquisizione e/o all adeguamento delle competenze degli operatori (formazione continua) e dei soggetti che vengono avviati al lavoro, soprattutto nei settori a più alto potenziale di assorbimento occupazionale, allo sviluppo della competitività delle imprese, anche mediante il sostegno della programmazione integrata e degli istituti della programmazione negoziata. Le azioni/tipologia do progetto previste dalla misura sono: a). qualificazione / riqualificazione dei lavoratori occupati; (Formazione per occupati o formazione continua) anche attraverso la formazione a distanza - e-learning; b). job rotation; (Incentivi alle imprese per Job rotation; aiuti alla Job rotation); c). sostegno alle nuove specializzazioni professionali; (Incentivi alle persone per la formazione; formazione continua) anche attraverso la formazione a distanza - e-learning; d). studi e iniziative per il rafforzamento dei legami tra il sistema produttivo regionale, i mercati internazionali e aziende operanti in altri contesti territoriali; (Dispositivi e strumenti a supporto della qualificazione del sistema di governo: attività di studio e analisi di carattere economico e sociale). Realizzazione di un mercato virtuale del lavoro nell ambito dell implementazione del Sistema Informativo Territoriale per la Localizzazione Industriale in Campania (SISTEL) e). azioni di informazioni e sensibilizzazione degli operatori economici e dei cittadini in merito alle iniziative specifiche realizzate e/o supportate dall asse; (Sensibilizzazione, informazione e pubblicità) 81

82 Gli interventi contemplati hanno come obiettivo specifico di riferimento il miglioramento della qualificazione degli operatori, anche attraverso il sistema di formazione, con particolare riguardo alle tematiche ambientali. Favoriscono, inoltre, la nascita e la localizzazione di nuove attività e nuove imprese, specie in iniziative che assicurino buone prospettive di crescita e di integrazione con il territorio e l ambiente, in un ottica di valorizzazione dei cluster e delle filiere produttive. Infine favoriscono lo sviluppo, l aumento di competitività e di produttività, di iniziative imprenditoriali nei settori già presenti che hanno dimostrato buone capacità di sviluppo. I soggetti destinatari degli interventi sono gli Enti Locali e le imprese delle aree rientranti nelle aree interessate dai PI e/o istituti della programmazione negoziata. 82

83 1.3 Le Azioni previste e le risorse destinate Delibera di Giunta Regionale n. 1100/00 Il primo intervento finanziario a valere sulle risorse della misura 3.9, predisposto dall amministrazione a favore delle PMI per la presentazione di progetti aziendali e pluriaziendali di formazione, si manifesta in occasione dell approvazione delle graduatorie relative ai progetti pervenuti ai sensi della D.G.R. 1100/01. Quest ultimo provvedimento disciplina la programmazione delle risorse assegnate dal M.L.P.S. in esecuzione della Circolare 92/00 legge 236/93 - pari a ,34. Nel dettaglio il provvedimento della giunta regionale dispone la seguente destinazione delle risorse: - 20% per il finanziamento, mediante scorrimento di graduatoria, dei progetti aziendali o pluriaziendali già presentati ai sensi della Circolare M.L.P.S. n. 30/00, se accompagnati da accordo o parere positivo delle organizzazioni sindacali dei lavoratori, non già finanziati con precedenti stanziamenti; - 80% per il finanziamento, attraverso procedura di evidenza pubblica, di piani formativi aziendali, territoriali e settoriali concordati con le parti sociali. L avviso disciplinante la presentazione dei nuovi piani formativi, individua quali destinatari degli interventi i lavoratori delle imprese assoggettate al contributo di cui all art.12 della L. 160/75 e s.m.i. Individua, inoltre, nelle imprese, associazioni temporanee di impresa, i consorzi e le agenzie formative i presentatori/attuatori degli interventi. L elevato numero di candidature pervenute a seguito di pubblicazione dell avviso ha indotto l amministrazione ad incrementare la dotazione finanziaria inizialmente prevista con ulteriori risorse della misura 3.9 per un importo pari a ,30. E con D.G.R. n. 6478/01 che la Regione Campania, approvando le risultanze del nucleo di valutazione, finanzia progetti di formazione continua per un ammontare complessivo di ,77. Nel dettaglio risultano ammessi a finanziamento 140 progetti rispetto alla 278 candidature pervenute. 83

84 Delibera di Giunta Regionale n. 4781/02. La successiva programmazione delle risorse a valere sulla misura 3.9 del POR Campania è disciplinata dalla D.G.R. n. 4781/02. Con il suddetto provvedimento l amministrazione delibera la programmazione di interventi, per un importo complessivo di 15,000,000, a valere sulle seguenti azioni: b) Promozione della creazione dei sistemi a rete tra imprese attraverso interventi di formazione e sensibilizzazione (Dispositivi e strumenti a supporto della qualificazione del sistema di governo: creazione e sviluppo di reti/partenariati); c) Adeguamento delle competenze degli addetti nell ambito di percorsi di formazione continua (Formazione continua); f) Informazione e sensibilizzazione (Sensibilizzazione, informazione e pubblicità). Relativamente all azione c), alla stregua di quanto stabilito nella precedente programmazione, alle risorse del POR sono state aggiunte quelle derivanti dal D.D. del Ministero del Lavoro n. 511/ Legge 236/93 - per un importo pari a ,96. L avviso, approvato con lo stesso provvedimento, disciplina le seguenti tipologie di azioni finanziabili: azione b. Formazione mirata (aula e stage) e consulenza (individuale o per gruppi omogenei) per l approfondimento di temi strategici e di modelli di cooperazione/concertazione fra i diversi gruppi di attori coinvolti nella realizzazione di interventi di promozione di piani formativi aziendali, settoriali, territoriali ed allo sviluppo della prassi della formazione continua. azione c. Interventi di qualificazione, riqualificazione, aggiornamento o riconversione dei lavoratori dipendenti dalle imprese assoggettate al contributo di cui all articolo 12 della legge n. 160/75 e s.m.i.. azione f. Programmi di informazione e sensibilizzazione indirizzati ai lavoratori, alle imprese e alle parti sociali finalizzati alle politiche di rimodulazione e/o diminuzione dell orario di lavoro e all introduzione di nuovi metodi di lavoro volti a conciliare le esigenze delle imprese con quelle dei lavoratori. 84

85 L azione b vede come destinatari gli imprenditori, i manager, i dirigenti e occupati di imprese localizzate nella Regione Campania (in maniera particolare PMI); i dirigenti di associazioni datoriali e sindacali. Sono chiamate a presentare i progetti le imprese per i propri dipendenti; le associazioni/consorzio di imprese per il proprio personale e per quello delle imprese associate/consorziate; gli Enti Bilaterali. Rispetto ad una dotazione di , i progetti presentati a valere su tale azione non possono superare un importo massimo di ed avere una durata massima di 200 ore per un costo ora/allievo di 18,00. Mediante l azione c si integrano, attraverso il finanziamento di Piani Formativi Aziendali, Territoriali o Settoriali, gli interventi previsti dalla Misura 3.9 del P.O.R. Campania con quelli di formazione continua promossi dalla Legge 236/93, perseguendo in tal senso obiettivi di sistema. Gli interventi sono rivolti ai lavoratori dipendenti delle imprese assoggettate al contributo di cui all articolo 12 della L. n. 160/75 e s.m.i.: - lavoratori dipendenti del settore privato che versano i contributi obbligatori; - lavoratori stagionali (formazione solo durante il periodo di contratto di lavoro); - lavoratori part time (solo nell ambito dell orario di lavoro); - titolari di impresa e/o soci di società purché in qualità di lavoratori iscritti a libro paga di aziende assoggettate ai contributi previsti dalla succitata normativa. Per tale azione l avviso prevede la possibilità di presentare progetti aziendali e pluriaziendali, settoriali o territoriali. I contenuti delle proposte sono relativi a interventi finalizzati: all attuazione di accordi contrattuali specifici; all attuazione di piani formativi aziendali inerenti l applicazione di specifici dispositivi legislativi (sicurezza, HCCP, ecc.); a favorire i processi di riorganizzazione aziendale, a seguito di accordi contrattuali con le parti sociali; a realizzare percorsi finalizzati al sostegno del processo di trasformazione dei contratti di lavoro a tempo determinato in contratti di lavoro a tempo indeterminato. 85

86 Gli interventi formativi sono, inoltre, finalizzati all accrescimento della competitività dell impresa e al rafforzamento professionale ed occupazionale dei lavoratori e riguardano le seguenti aree tematiche: - qualità; - innovazione tecnologica ed organizzativa; - sicurezza e protezione ambientale; - attuazione di nuove norme nazionali e comunitarie; - adeguamento e rafforzamento del processo di crescita imprenditoriale. In applicazione dell art. 6 del Regolamento regionale sugli aiuti alla formazione, che con i regolamenti CE n. 68/01 e 69/01 costituisce la normativa di riferimento per l attuazione degli interventi previsti dal bando, le tipologie di attività formative previste sono le seguenti: o formazione specifica, quella che comporta insegnamenti direttamente e prevalentemente applicabili alla posizione, attuale o futura, occupata dal dipendente presso l impresa beneficiaria e che fornisce qualifiche che non siano trasferibili ad altre imprese o settori di occupazione. o formazione generale, quella che comporta insegnamenti non applicabili esclusivamente o prevalentemente alla posizione, attuale o futura, occupata dal dipendente presso l impresa beneficiaria, ma che fornisce qualifiche ampiamente trasferibili ad altre imprese o settori di occupazione e che pertanto migliori in modo significativo la possibilità di collocamento del dipendente. Per l attuazione di tale azione sono destinate risorse complessive pari a comprensive della quota assegnata dal M.L.P.S. con D.D. 511/01 - così ripartite: progetti aziendali Legge 236/93: ,00; progetti pluriaziendali settoriali o territoriali: ,00. All azione f sono destinate risorse pari a Destinatarie delle stesse sono le imprese e associazioni/consorzi di imprese operanti sul territorio regionale e gli Enti Bilaterali. 86

87 I progetti non possono avere una durata superiore ai 12 mesi e un importo più elevato di Con D.D. n. 3836/03 sono state pubblicate le risultanze del Nucleo di Valutazione relative alle 897 candidature pervenute ai sensi del succitato avviso. La preliminare verifica dei requisiti di ammissibilità delle proposte pervenute ha determinato la bocciatura di 304 di esse. Dei 593 progetti ammessi a valutazione, di cui 22 per l azione f, 18 per l azione b, 450 per l azione c/aziendale, 103 per l azione c/pluriaziendale, risultano approvati complessivamente n 338 progetti, di cui 16 per l azione f, 7 per l azione b, 233 per l azione c/aziendale, 82 per l azione c/pluriaziendale. Rispetto al totale dei progetti approvati solo 165 di essi - per un totale di ,11 - risultano ammessi a finanziamento così suddivisi: azione c/ aziendale n. 84; azione c/ pluriaziendale n. 64; azione f n. 10; azione b n. 7. Delibera di Giunta Regionale n. 2190/03. A seguito dell attuazione delle iniziative di inserimento lavorativo che sono scaturite dall Intesa Istituzionale di Programma sottoscritta tra Ministero del Lavoro, Regione Campania, Provincia di Napoli e Comune di Napoli -Progetto In.La di cui alla D.G.R. 2190/03 - l amministrazione ha inteso promuovere e sostenere interventi di formazione continua rivolti ai soggetti inseriti in contesti lavorativi dopo lungo tempo di disoccupazione ed assunti nell ambito del progetto In.La., a valere sulle risorse della Misura 3.9 azione c - del POR. L avviso per la presentazione delle candidature con procedura a sportello, approvato con Decreto Dirigenziale n. 408/04, in applicazione dell art. 6 del Regolamento regionale sugli aiuti alla formazione, prevede le seguenti tipologie di formazione: - formazione specifica; - formazione generale. 87

88 Le risorse disponibili per l attuazione dei progetti sono pari a complessivi ,00 a valere sulla misura 3.9 del POR Campania azione c. E stabilito che il progetto formativo può prevedere l attuazione di un corso di formazione strutturato per gruppi di allievi con caratteristiche omogenee o un intervento formativo a carattere individuale. In entrambi i casi l intervento risulta articolato in modo da dedicare il 30% delle ore previste agli insegnamenti teorici ed il 70% alla formazione sul lavoro, in affiancamento di esperti interni come formatori/facilitatori e con il supporto di un tutor didattico. Il programma didattico, oltre alle aree proprie dell area professionale di riferimento, prevede moduli, su almeno due delle seguenti tematiche : qualità; innovazione tecnologica ed organizzativa; sicurezza e protezione ambientale; attuazione di nuove norme nazionali e comunitarie. La durata di ciascuna iniziativa progettuale può variare da un minimo di 120 e un massimo di 360 ore, il numero di allievi per corso non può superare i 20 soggetti con un costo ora/allievo stabilito in 20,00. Le risultanze del processo di valutazione, approvate con più provvedimenti in considerazione della modalità a sportello scelta per la presentazione delle candidature, determinano l ammissione a finanziamento di 279 progetti per un totale complessivo di a fronte di 344 proposte progettuali consegnate nei termini previsti dal bando. Determina Dirigenziale n. 32/04. Un ulteriore intervento a valere sulle risorse destinate ad interventi di formazione continua contemplati dall azione c della misura 3.9 del POR è quello disciplinato dall Avviso approvato con D.D. 32/03 Attraverso tale avviso si procede al finanziamento di attività formative volte allo Sviluppo della competitività delle imprese che gestiscono servizi taxi nel territorio della Regione Campania. L esigenza di intervenire nel settore in questione deriva 88

89 dalla profonda evoluzione che si registra nella figura professionale del taxi driver. Tale figura, infatti, sempre più spesso viene chiamata a svolgere funzioni di carattere accessorio,con particolare riguardo all utenza turistica. Si promuovono, pertanto, percorsi formativi finalizzati ad adeguare le competenze dei conduttori di taxi in relazione all evoluzione del ruolo. Le attività formative sono finalizzate principalmente a: - rafforzare l approccio client oriented; - innestare conoscenze per lo svolgimento di funzioni accessorie legate all utenza turistica. Le proposte progettuali presentate prevedono dei percorsi formativi orientati all apprendimento di nozioni funzionali alla connotazione del taxi driver come primo elemento di orientamento dell utenza turistica rispetto al territorio. Più in dettaglio, le iniziative progettuali, accanto a nozioni relative all uso della lingua inglese e alle diverse tecniche di gestione del cliente, promuovono e sviluppano le conoscenze relative agli usi, ai costumi ed alle tradizioni locali, anche attraverso l individuazione di percorsi turistici ambientali, gastronomici ed architettonici. Destinatari degli interventi sono titolari di licenza per la conduzione di taxi rilasciata dai comuni della Regione Campania, dipendenti di cooperative. Le proposte progetti aziendali o pluriaziendali - sono presentate da cooperative o i consorzi di cooperative di conduttori di taxi operanti nell ambito del territorio della Regione Campania. La disponibilità finanziaria per il finanziamento di tali interventi risulta pari a Le proposte progettuali per un numero massimo di 20 allievi prevedono una durata massima di 150 ore e un costo ora/allievo di 14,00. La procedura adottata in fase di valutazione, la stessa utilizzata per le candidature presentate in relazione al bando In.La, prevede in primis la verifica dei criteri di ammissibilità previsti dal bando e, successivamente, la verifica dei criteri di valutazione attinenti la qualità del progetto e dei suoi diversi aspetti e che determinano la selezione vera e propria mediante attribuzione di punteggio in relazione ai seguenti items: 1. Partnership 130 punti 2. Obiettivi aziendali: impatti attesi 280 punti 89

90 3. Qualità e coerenza progettuale 500 punti 4. Priorità trasversali 90 punti Le risultanze del processo di valutazione sono state approvate con D.D. n. 168/05. I 12 progetti presentati risultano tutti ammissibili e finanziabili avendo superato la soglia minima di 600 punti. Rispetto alle risorse disponibili solo 4 proposte sono ammesse a finanziamento per un importo pari a ,00. 90

91 2. La formazione continua nel programma di iniziativa comunitari Equal e l Iniziativa comunitaria Leonardo da Vinci II 2.1 La strategia di intervento dell Asse Adattabilità in Equal La nuova riforma dei fondi strutturali ha riscritto gli interventi previsti dall'iniziativa comunitaria Occupazione e Adapt facendoli confluire in una nuova iniziativa denominata Equal. L'iniziativa Equal nasce da un regolamento comunitario a cui segue l'adozione di un programma operativo (PO). Relativamente alla formazione continua, la nuova iniziativa Equal riprende le linee già tracciate dal programma Adapt: l'obiettivo è la cooperazione transnazionale per promuovere nuovi strumenti atti a combattere tutte le forme di discriminazione e di disuguaglianza nel contesto del mercato del lavoro. Negli intenti della Commissione, Equal dovrà promuovere azioni volte a fronteggiare le disuguaglianza e le discriminazioni che colpiscono i disoccupati o gli occupati. Come Adapt, anche i progetti Equal dovranno avere una dimensione transnazionale che è vista come una dimensione suscettibile di dare un valore aggiunto importante agli operatori dei progetti che imparano dalle esperienze e dalle prospettive di analoghe situazioni. La transnazionalità diventa quindi un elemento essenziale in tutte le attività finanziate attraverso Equal. Nell'attuazione di progetti dovranno essere considerati tre elementi: a) coinvolgimento delle autorità locali e regionali nella realizzazione del progetto; b) maggiore coinvolgimento del mondo imprenditoriale nell'attuazione delle iniziative per fare in modo che le proposte siano tradotte in reali opportunità occupazionali; c) valorizzazione delle iniziative realizzate da piccoli promotori, che spesso risultano positive ed innovative, affinché siano recepite dalle autorità e dai meccanismi che determinano le politiche di sviluppo per far sì che esse possano essere trasferite. 91

92 Equal opera essenzialmente mediante progetti integrati denominati Partnership di sviluppo (PS) che possono essere geografici o settoriali. Le PS geografiche riuniscono attori o gruppi di interesse in un determinato territorio geografico (la Puglia) per far in modo che gli interventi rispondano a problemi ed esigenze manifestatesi a livello territoriale. Le PS settoriali operano in settori specifici nel cui ambito i partner interessati dovranno trovarsi d'accordo sulle necessità di combattere le disuguaglianze e la discriminazione. L'approccio basato sulla partnership è la condizione essenziale per il finanziamento di progetti nell'ambito di Equal. I partner delle PS definiscono e concordano la strategia da seguire e i mezzi da usare. E' importante sottolineare che le partnership devono prevede una collaborazione transnazionale con un'altra PS di un altro Stato membro, di norma finanziata da Equal. Equal quindi opera in diversi ambiti tematici. Per la formazione continua è previsto un apposito Asse, denominato Adattabilità, il cui obiettivo è di promuovere la formazione professionale continua e le prassi integratrici, incoraggiando il mantenimento del posto di lavoro di coloro che soffrono discriminazioni e disuguaglianze di trattamento nel mercato del lavoro. Al fine di fronteggiare i rischi di emarginazione e di marginalizzazione nel mercato del lavoro di vaste fasce di lavoratori, la strategia nazionale per l Asse dell Adattabilità è attuata attraverso sperimentazioni che si riferiscono a tutto il ciclo di vita lavorativa delle persone ed anche al momento dell ingresso e del reingresso nel mercato. In considerazione del carattere di laboratorio sperimentale dell Iniziativa Equal, la strategia delineata per l Asse Adattabilità può essere perseguita tramite azioni specifiche che riguardano i seguenti ambiti: 1. il sostegno all elaborazione e alla diffusione di metodologie e prassi per la valorizzazione delle risorse umane finalizzate alla formulazione di piani e programmi di sviluppo e formazione che prevedano percorsi formativi, anche individuali, per l adeguamento e la manutenzione delle competenze dei lavoratori e per prevenire il rischio della loro obsolescenza professionale; 92

93 2. il sostegno alla sperimentazione di forme di bilancio di competenze e certificazione sostanziale per il riconoscimento da parte delle imprese delle competenze acquisite dai lavoratori; 3. il sostegno alla sperimentazione di forme integrate di supporto formativo e informativo ai lavoratori dipendenti e non (con particolare attenzione ai lavoratori atipici), che prevedano un mix bilanciato di forme di intervento in grado di rispondere alle esigenze dei singoli tenendo anche conto delle necessità delle imprese. Tale sperimentazione e realizzazione potrà riguardare anche strumenti diagnostici e formativi on line da mettere a disposizione di lavoratori a rischio di esclusione dal mercato e di imprese in un ottica di e- service; 4. la promozione di interventi a sostegno dei settori locali trainanti e delle vocazioni territoriali finalizzati a creare nuove competenze professionali in grado di gestire i processi di cambiamento e di evitare l emarginazione di individui e lavoratori dotati di competenze che non sono in linea con tale sviluppo. All interno dell asse adattabilità in riferimento al sostegno all elaborazione e alla diffusione di metodologie e prassi per la valorizzazione delle risorse umane finalizzate alla formulazione di piani e programmi di sviluppo e formazione che prevedano percorsi formativi, anche individuali, per l adeguamento e la manutenzione delle competenze dei lavoratori e per prevenire il rischio della loro obsolescenza professionale possono essere finanziabili attività quali: realizzazione di analisi dei fabbisogni formativi individuati in relazione al problema di discriminazione che il partenariato di sviluppo intende combattere, nonché al target identificato; elaborazione e realizzazione di percorsi di educazione e formazione continua individuale e/o integrata; elaborazione e messa in atto di strategie di collaborazione fra aziende e lavoratori per conciliare gli interessi dell'individuo e dell impresa nella progettazione e realizzazione delle attività di formazione. 93

94 Per quanto attiene il sostegno alla sperimentazione di forme di bilancio di competenze e certificazione sostanziale per il riconoscimento da parte delle imprese delle competenze acquisite dai lavoratori sono finanziabili attività quali: sviluppo e sperimentazione di strumenti e di procedure finalizzati ad assicurare trasparenza ai dispositivi di certificazione delle competenze acquisite con percorsi formativi integrati e individualizzati. Ciò potrà includere anche la messa a punto di descrittori e di dimensioni della certificazione omogenei su base nazionale; elaborazione e messa in atto di strategie di cooperazione fra aziende, attori dello sviluppo e lavoratori, finalizzate alla sperimentazione di forme di certificazione sostanziale e non formale; elaborazione e messa in atto di strategie di cooperazione fra aziende, attori dello sviluppo e lavoratori, finalizzate alla sperimentazione di forme di bilancio di competenze. Per ciò che si riferisce al sostegno alla sperimentazione di forme integrate di supporto formativo e informativo ai lavoratori dipendenti e non (con particolare attenzione ai lavoratori atipici), sono finanziate azioni che prevedano un mix bilanciato di forme di intervento in grado di rispondere alle esigenze dei singoli tenendo anche conto delle necessità delle imprese. Nell ambito di tale sperimentazione e realizzazione, che potrà riguardare anche strumenti diagnostici e formativi on line da mettere a disposizione di lavoratori a rischio di esclusione dal mercato e di imprese in un ottica di e-service, sono finanziabili attività quali: la sperimentazione di metodologie e approcci formativi flessibili idonei a favorire il trasferimento delle conoscenze fra lavoratori con diverse caratteristiche (livelli di responsabilità, di cultura, di competenze); la sperimentazione di strategie di intervento per contrastare i deficit formativi che vaste fasce di popolazione hanno relativamente al processo di realizzazione della Società europea dell informazione; la elaborazione e sperimentazione di strumenti diagnostici e formativi (anche utilizzabili a distanza e on-line) tramite i quali favorire l inclusione di lavoratori a rischio di marginalizzazione dal mercato. 94

95 Le elaborazioni e le sperimentazioni sopra ricordate dovranno necessariamente tenere conto di quanto già realizzato (in termini di metodologie, di strumenti, di strategie e di soluzioni tecnologiche), dai progetti finanziati dalle Iniziative Adapt e Occupazione. Infine, quanto alla promozione di interventi a sostegno dei settori locali trainanti e delle vocazioni territoriali finalizzati a creare nuove competenze professionali in grado di gestire i processi di cambiamento e di evitare l emarginazione di individui e lavoratori dotati di competenze che non sono in linea con tale sviluppo, sono finanziabili attività quali: la elaborazione e sperimentazione di interventi di tipo informativo, consulenziale e formativo finalizzati a sostenere i settori locali trainanti e le vocazioni territoriali; la sperimentazione di strategie di collegamento in rete e networking di operatori chiave dello sviluppo territoriale; la realizzazione di analisi delle competenze professionali legate allo sviluppo di un determinato territorio, e ritenute in grado di evitare l emarginazione di soggetti e lavoratori dotati di competenze non in linea con tale sviluppo. I beneficiari dei finanziamenti sono i partenariati di sviluppo geografici e settoriali. I destinatari delle attività appartengono a varie tipologie, collegate ai fattori di discriminazione: occupati anziani a rischio di espulsione dal mercato o di emarginazione (formazione individuale ed integrata); occupati a rischio di emarginazione compresi i lavoratori con contratto atipico e le lavoratrici esposte a rischi di disuguaglianze (formazione individuale e integrata). I progetti relativi alle partnership geografiche sono presentati alla Regione mentre quelli relativi alle partnership settoriali sono presentati al Ministero del Lavoro. 95

96 2.2 Le Azioni previste sul territorio campano di Equal Per la Fase I dell I.C. Equal il M.L.P.S. ha destinato alla Regione Campania per il finanziamento di Partnerships geografiche risorse per un totale di di cui a valere sull Asse III Adattabilità - misura 3.1 finalizzati al finanziamento di progetti diretti ad utilizzare la leva della formazione continua per combattere le discriminazioni e le disuguaglianze di trattamento nel mercato del lavoro. L avviso 02/01 con il quale il M.L.P.S. ha promosso la presentazione delle candidature è stato recepito e diffuso dall amministrazione regionale con D.G.R. n. 3734/01 a seguito del quale risultano presentate n. 126 proposte progettuali n. 27 relative alla misura 3.1. Con successivo Decreto Dirigenziale n. 2322/01 sono state approvate le graduatorie predisposte dal Nucleo di Valutazione. Nel dettaglio rispetto alle 118 candidature totali formalmente ammissibili n. 26 per la misura 3.1 risultano finanziate, a totale copertura delle risorse disponibili, n. 15 progetti di cui n. 5 a valere sull Asse III tutti conclusi entro il 31/12/05. I progetti sono rivolti, nell ambito dei propri obiettivi, al sostegno: delle PMI della regione dove spesso non risulta possibile una ricollocazione della forza lavoro a causa, soprattutto, di competenze professionali inadeguate ai contesti di riferimento; dei centri per l impiego mediante la costituzione di una rete di centri di sviluppo locali a supporto dei segmenti deboli del mercato del lavoro; dei lavoratori a rischio di marginalizzazione e/o di minore stabilità attraverso la sperimentazione di percorsi di formazione personalizzati ed azioni di accompagnamento; delle PMI attraverso percorsi di formazione continua al fine di adeguare le competenze del personale impegnato nell utilizzo delle nuove tecnologie; dello sviluppo locale attraverso la predisposizione di percorsi formativi per l implementazione di una rete di Learning Center per la valorizzazione delle risorse locali. 96

97 Relativamente alla II Fase dell iniziativa, la Regione Campania ha disposto di risorse per un ammontare complessivo pari a ,55 di cui sull Asse III la quota più cospicua pari a ,98. Tali risorse sono state assegnate dal M.L.P.S. con avviso n.02/04, recepito e diffuso dall amministrazione regionale con D.G.R. 805/04. Le risultanze del processo di valutazione sono pubblicate con D.D. nn. 239/04 e 298/04. In relazione ai progetti ritenuti idonei per aver superato la soglia qualitativa minima fissata (750 punti su un totale max di 1250), il Nucleo di Valutazione ritenendo che gli obiettivi prefissati nelle proposte progettuali potessero essere raggiunti con una dotazione finanziaria inferiore a quella preventivata, propone una complessiva rimodulazione dei budget dei progetti attraverso l applicazione di una decurtazione. Nel dettaglio rispetto alle 153 candidature regolarmente pervenute 144 ne risultano ammissibili a valutazione di cui 37 a valere sulla misura 3.1. Di queste ultime 19 risultano idonee ma solo 12 saranno ammesse a finanziamento nonostante le decurtazioni apportate. Successivamente la regione Campania, nell ottica di rafforzare sul proprio territorio la sperimentazione di azioni innovative e in linea con gli orientamenti dei nuovi regolamenti comunitari in materia di fondi strutturali, ha previsto il finanziamento delle restanti candidature ritenute idonee ma non finanziate per insufficienza di risorse. Con D.G.R. n 2191/04, infatti, l amministrazione rende disponibili proprie risorse aggiuntive per un ammontare complessivo di che consentono il finanziamento complessivo di ulteriori 17 progetti 7 dei quali relativi alla misura 3.1. Complessivamente con la II Fase del programma Equal la Regione Campania finanzia, a valere sulla misura 3.1 dell Asse 3, n. 19 progetti presentati da Partnership geografiche per un ammontare complessivo pari a

98 2.3 La formazione continua prevista nell iniziativa Leonardo da Vinci La seconda fase del Programma Leonardo da Vinci si propone di sviluppare, attraverso la cooperazione transnazionale, la qualità, l'innovazione e la dimensione europea nei sistemi e nelle prassi di formazione professionale, contribuendo così alla promozione di un 'Europa della conoscenza. Leonardo da Vinci II (1 gennaio dicembre 2006) nasce dall'esperienza della precedente fase del Programma ( ). Leonardo da Vinci II, in un'ottica di semplificazione della struttura complessiva del Programma, persegue tre Obiettivi generali uno dei quali finalizzato a migliorare la qualità della formazione professionale continua nonché l'acquisizione di abilità e competenze lungo tutto l'arco della vita e un altro che, marginalmente, tocca la formazione continua poiché mira a promuovere e rafforzare il contributo della formazione professionale al processo innovativo, al fine di migliorare la competitività e l'imprenditorialità. Per l'attuazione di questi obiettivi, possono essere presentate proposte progettuali nell'ambito delle seguenti tipologie di misure: mobilità transnazionale di giovani e adulti. Leonardo da Vinci sostiene progetti transnazionali di tirocini rivolti a coloro che seguono una formazione professionale iniziale, agli studenti universitari, ai laureati recenti, ai lavoratori e ai giovani disponibili sul mercato del lavoro. Il Programma sostiene inoltre scambi di responsabili della formazione e visite di studio; progetti pilota per favorire l'innovazione e la qualità della formazione professionale; azioni svolte all'interno di una partnership trasnazionale che mirano allo sviluppo e alla diffusione dell'innovazione in materia di formazione professionale. I progetti pilota possono riguardare lo sviluppo della qualità della formazione professionale, la promozione di nuovi metodi di formazione professionale o di orientamento professionale nell'ambito di una formazione lungo tutto l'arco della vita. progetti per lo sviluppo delle competenze linguistiche nell'ambito della formazione professionale; azioni svolte all'interno di partnership transnazionali che mirano a sviluppare le competenze linguistiche in un contesto di formazione professionale. I progetti di "competenze linguistiche" 98

99 riguardano la concezione, la sperimentazione e la validazione, la valutazione e la diffusione di materiali didattici, nonché di metodi pedagogici innovativi - compresi gli audit linguistici - adeguati alle esigenze specifiche di ciascun settore professionale ed economico, nonché gli approcci pedagogici innovativi di autoapprendimento delle lingue e la diffusione dei loro risultati. Particolare attenzione è rivolta ai progetti relativi a lingue meno ampiamente diffuse e insegnate. sostegno allo sviluppo di reti di cooperazione transnazionale che facilitino lo scambio di esperienze e di buone prassi; reti miste di attori della formazione professionale, che raggruppino negli Stati membri a livello regionale o settoriale, gli attori pubblici e privati interessati. Tali attori comprendono gli enti territoriali, le camere di commercio, le organizzazioni professionali dei datori di lavoro e dei lavoratori, le imprese e i centri di ricerca e formazione professionale - comprese le università - e svolgono il ruolo di centro di servizi, consulenza e informazione per l'accesso ai metodi e ai prodotti di formazione professionale convalidati. Dette attività mirano a raccogliere, sintetizzare e sviluppare l'esperienza europea e gli approcci innovativi, a migliorare l'analisi e la previsione dei fabbisogni di competenze, a diffondere i risultati nell'intera Unione presso gli ambienti interessati. sviluppo e aggiornamento di materiale di riferimento sulla formazione professionale. Azioni condotte su base transnazionale su temi prioritari di interesse comune. Tali azioni costituiscono un contributo volto ad ottenere dati comparabili relativi a sistemi e dispositivi, prassi e vari approcci a qualifiche e competenze negli Stati membri, o a fornire informazioni quantitative e/o qualitative, analisi e osservazioni delle prassi migliori per sostenere le politiche e le prassi di formazione professionale nell'ambito di una formazione lungo tutto l'arco della vita. A Leonardo da Vinci II possono accedere i partenariati conclusi fra gli operatori coinvolti nella formazione: imprese, parti sociali (sul piano nazionale e comunitario), università, autorità pubbliche, organismi pubblici e privati di formazione. Il Programma è aperto agli Stati membri dell'u.e., ai Paesi dello Spazio Economico Europeo ai Paesi associati dell'europa centrale e orientale (PECO), a 99

100 Cipro (secondo procedure da convenire), a Malta e alla Turchia (ai sensi delle disposizioni del Trattato). Le proposte progettuali presentate nell'ambito del Programma sono selezionate sulla base di tre procedure distinte, che implicano gradi diversi di coinvolgimento degli Stati membri. Tali proposte, inoltre, devono rispettare alcuni criteri minimi di eleggibilità e rispondere a determinati criteri qualitativi. Gli inviti a presentare proposte sono pubblicati sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità Europee. Il testo comunitario - integrato da un invito nazionale emanato dai Coordinatori italiani del Programma, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dal Ministero della Pubblica Istruzione, al fine di sottolineare le tematiche di particolare interesse a livello nazionale - indica sei priorità alle quali le proposte, indipendentemente dalla misura, devono far riferimento dimostrandone il rispetto e la coerenza. Di seguito presentiamo le priorità comunitarie integrate dalle indicazioni nazionali relativamente alla formazione continua. Priorità 2: Partenariato Le proposte riguarderanno l elaborazione di modelli, metodi, strumenti formativi e orientativi in grado di contribuire a: sviluppare professionalità connesse al ruolo di tutor in impresa, capaci di accompagnare e facilitare l inserimento professionale di nuovi occupati o di soggetti coinvolti nei tirocini; sviluppare azioni formative nei periodi di interruzione dell attività lavorativa dei lavoratori interinali; sviluppare attività di valutazione, valorizzazione e certificazione dei livelli di apprendimento raggiunti in ambito di esperienze formative in alternanza e/o apprendistato; definire e sostanziare percorsi di formazione di figure professionali innovative in grado di gestire od operare nell ambito di progetti integrati di sviluppo locale, con particolare riferimento a patti territoriali in essere. 100

101 Priorità 4. Adattabilità e imprenditorialità Le proposte riguarderanno l elaborazione di modelli, metodi, strumenti formativi e orientativi in grado di contribuire a: sviluppare competenze in materia di analisi organizzativa, con particolare riferimento all individuazione di bisogni formativi, elaborazione di processi di riqualificazione e adattamento, di metodi e strumenti di valutazione dell investimento formativo, da parte di responsabili della gestione delle risorse umane, imprenditori, rappresentanti delle parti sociali; elaborare i contenuti formativi, anche facendo ricorso ad una articolazione dei percorsi pianificati in aree di apprendimento e unità formative capitalizzabili, in particolare nei settori della difesa ambientale, della gestione dei beni culturali e artistici e della comunicazione; sviluppare strumenti di apprendimento e di valutazione di competenze connesse alla creazione di micro-imprese e piccole imprese; sviluppare ed adeguare le capacità di lettura ed impostazione di strategie e risultati gestionali di imprese, Amministrazioni Pubbliche nazionali e periferiche, compresi gli istituti scolastici e le organizzazioni senza scopo di lucro, in funzione della redazione di bilanci di responsabilità sociale delle organizzazioni. Priorità 5. Nuove Tecnologie Le proposte riguarderanno l elaborazione di modelli, metodi, strumenti formativi e orientativi in grado di contribuire a: utilizzare al meglio le potenzialità offerte dalle tecnologie dell informazione e della comunicazione, al fine di migliorare l efficacia e l efficienza delle reti in materia di disseminazione e valorizzazione delle buone prassi; sviluppare percorsi formativi per professionalità connesse all utilizzazione di nuove tecnologie nei sistemi di produzione di beni e servizi; Priorità 6. Trasparenza Le proposte riguarderanno: l elaborazione di percorsi formativi correlati ai bisogni di adulti in un contesto di educazione permanente; 101

102 l elaborazione di percorsi formativi correlati ai bisogni formativi di giovani in formazione o giovani lavoratori in contesto di formazione integrata. Possono presentare una proposta unicamente gli istituti e gli organismi privati, pubblici o a partecipazione pubblica che operano nella formazione professionale. Non hanno questa possibilità le persone fisiche. Sono pertanto promotori potenziali: gli istituti e gli organismi di formazione professionale, comprese le università, che in conformità della legislazione e/o della prassi nazionale mettono a punto o realizzano delle attività di formazione professionale, di perfezionamento, di aggiornamento o riqualificazione, a prescindere dalla loro denominazione nei paesi partecipanti; i centri e gli istituti di ricerca incaricati di svolgere indagini e analisi nel settore della formazione professionale; le imprese, in particolare le PMI e l artigianato, o enti del settore privato o pubblico, compresi quelli operanti nel settore della formazione professionale; le organizzazioni professionali, comprese le camere di commercio, ecc.; le parti sociali; gli enti e gli organismi territoriali; le associazioni senza scopo di lucro, le organizzazioni di volontariato. 102

103 2.4 Gli orientamenti sui futuri programmi dopo il 2006 relativi a istruzione e cittadinanza e il futuro di Equal La Commissione ha adottato due comunicazioni, «La nuova generazione dei programmi di istruzione e formazione » e «La cittadinanza in azione», che definiscono gli orientamenti generali dei futuri programmi destinati a sostituire, a partire dal 2007, gli attuali programmi comunitari Socrates, Leonardo da Vinci, Tempus, Gioventù, Cultura 2000 e Media Plus. Questi documenti, che fanno seguito alla comunicazione del 10 febbraio scorso sulle prospettive finanziarie, sottolineano la necessità di attuare programmi rafforzati e ristrutturati, maggiormente intelligibili per i cittadini dell'unione europea allargata, che consentano in particolare a questi ultimi di beneficiare di un vero spazio comune in termini di mobilità. Una volta attuati, i nuovi programmi consentiranno inoltre alle istituzioni una migliore cooperazione nei settori dell'istruzione, della formazione e della cultura. Questi programmi contribuiranno anche a realizzare l'obiettivo di Lisbona, ossia rendere l'europa l'economia basata sulla conoscenza più competitiva entro il Le comunicazioni non pregiudicano il contenuto delle proposte legislative che devono essere adottate all'inizio dell'estate, in particolare per quanto concerne gli aspetti finanziari. In questi ultimi anni il settore dell'istruzione e formazione lungo tutto l'arco della vita ha registrato un aumento esponenziale di programmi come Socrates e Leonardo da Vinci, così come una maggiore consapevolezza da parte degli Stati membri dell'importanza di porre l'istruzione e la formazione al centro della strategia di Lisbona che mira a fare dell'europa l'economia basata sulla conoscenza più competitiva entro il Nello stesso spirito, le strategie di Bologna (insegnamento superiore) e di Copenaghen (formazione professionale), destinate a rafforzare la coerenza e la qualità delle politiche europee nei rispettivi settori, riconoscono il ruolo svolto dalle politiche comunitarie. La comunicazione adottata a questo riguardo risponde alle principali sfide e fissa obiettivi ambiziosi: a partire dal 2007 garantire un seguito agli attuali programmi a sostegno della mobilità e della cooperazione nei settori dell'istruzione e della formazione, 103

104 ossia a Socrates e Leonardo da Vinci, nonché al programma di cooperazione esterna, Tempus; realizzare un solo e unico programma integrato sull'istruzione e la formazione lungo tutto l'arco della vita, che riunisca gli Stati membri, i paesi membri dell'efta e i paesi candidati, e comprenda istruzione e formazione professionale, dalla scuola primaria alla formazione degli adulti. In risposta a una consultazione pubblica, in base alla quale gli attuali programmi sono troppo complicati, il programma integrato dovrà essere più flessibile e facilmente accessibile. Sarà caratterizzato da un'elevata decentralizzazione, per cui l'80% dei fondi sarà gestita da agenzie nazionali nei paesi partecipanti. Qualche obiettivo in cifre permette di illustrare la gamma delle sfide: almeno il 10% degli alunni della scuola dell'obbligo dell'unione e dei loro insegnanti devono partecipare al programma Comenius tra il 2007 e il 2013 (attualmente meno del 3%); entro il 2010 occorre raggiungere il numero di 3 milioni di studenti che hanno beneficiato di Erasmus, triplicando così il numero attuale di studenti che partecipano ogni anno al programma; almeno persone devono avere accesso al programma Leonardo entro il 2013 (oggi ); almeno adulti devono beneficiare ogni anno di un insegnamento o di una formazione all'estero entro il 2013; un nuovo programma Tempus, denominato Tempus Plus, esteso all'istruzione scolastica, universitaria e degli adulti, nonché alla formazione professionale, che sarà incentrato sulla cooperazione tra Stati membri, paesi limitrofi dell'unione e paesi che partecipano già al programma Tempus. In base all'obiettivo della mobilità persone dovranno aver beneficiato di un'azione di mobilità Tempus Plus entro il La comunicazione «La cittadinanza in azione», richiamandosi alla comunicazione sulle prospettive finanziarie del 10 febbraio, che indica la «cittadinanza» come una delle priorità della Commissione, propone di rinnovare e modernizzare diversi programmi che scadono nel

105 Quattro temi costituiranno il nucleo dell'azione a favore della «cittadinanza» dell'unione: a) Gioventù: il programma dovrà fornire ai giovani da 13 a 30 anni gli strumenti per sfruttare le opportunità offerte dall'appartenenza all'unione europea. Sempre per motivi di semplificazione, il programma sarà gestito essenzialmente in modo decentralizzato e proporrà azioni come il «Servizio volontario europeo» (impegno dei giovani in un'azione di solidarietà) per il quale sono previsti volontari all'anno (ossia nell'intero periodo) o ancora «Gioventù per il mondo» (per esempio, azioni di cooperazione nei paesi limitrofi); b) Cultura: il programma che nel 2007 succederà a Cultura 2000 dovrà tener conto della straordinaria diversità della cooperazione culturale in Europa caratterizzata da migliaia di soggetti di dimensioni molto diverse a seconda dello Stato membro. Il futuro programma sarà incentrato su alcune priorità, quali la promozione della mobilità transnazionale dei professionisti del settore culturale, la circolazione transnazionale delle opere, comprese le opere immateriali e lo sviluppo del dialogo interculturale. Sono stati proposti alcuni obiettivi quantitativi, come il sostegno annuale a circa 50 reti o organizzazioni culturali transeuropee e, per il dopo 2006, il finanziamento di circa progetti di cooperazione culturale nell'unione allargata; c) Media 2007: il programma che sostituirà Media Plus dovrà portare avanti e rafforzare il suo ruolo nel promuovere la diversità culturale europea per quanto concerne l'aspetto audiovisivo, aumentare la circolazione delle opere audiovisive nell'unione (per esempio, facendo passare dall'11% al 20% la quota di mercato dei film europei distribuiti al di fuori del paese di produzione) e promuovere la competitività del settore audiovisivo, al fine di facilitare l'accesso dei cittadini alle culture europee; d) Partecipazione civica: il programma sarà destinato ai soggetti della società civile (ONG) e agli operatori sociali e promuoverà in particolare i gemellaggi. Per quanto riguarda il Programma Equal, così come tutti i PIC attualmente in corso, non sarà più riproposto nella programmazione ; tuttavia la Commissione ha invitato gli Stati membri e le Regioni a valorizzare le esperienze 105

106 realizzate in un apposito Asse del nuovo PO (Programma Operativo) destinato alla cooperazione. 106

107 3. GLI ORIENTAMENTI PER LA PROGRAMMAZIONE PER LA FORMAZIONE CONTINUA 3.1 Premessa Il recente allargamento dell Unione europea a nuovi dieci paesi ha accentuato il diverso grado di sviluppo delle regioni ed ha reso quindi necessaria la revisione della politica europea di coesione economica e sociale. A tale proposta la Commissione europea ha da tempo iniziato la sua riflessione e ha avanzato la prima proposta ai Regolamenti europei inerenti alla futura politica di coesione per il periodo di programmazione Tra le priorità individuate dalla Commissione sulle quali dovranno realizzarsi le azioni finanziate dalla politica di coesione, si ricordano: lo sviluppo sostenibile per completare il mercato interno; il completamento dello spazio di libertà, di giustizia e di sicurezza e l accesso ai beni pubblici essenziali; il mantenimento del massimale delle risorse da determinare a livello comunitario; l aumento delle risorse impiegate all interno di questo massimale. All interno di tale quadro, la percentuale da destinare alla politica di coesione non dovrà essere inferiore allo 0,45% del Prodotto Interno Lordo europeo. La nuova politica di coesione caratterizzata prevede procedure semplificate e più trasparenti e si concentra su tre assi prioritari che sono: a) convergenza; b) la competitività regionale e dell occupazione; c) la cooperazione territoriale europea. All interno dell obiettivo della convergenza rientrano le regioni meno sviluppate dell Unione a 25, tra cui i 10 paesi di nuova adesione e quelle regioni che non hanno ancora completato il processo di convergenza e che a causa dell allargamento di nuovi paesi sarebbero, per il cosiddetto effetto statistico, escluse dall obiettivo

108 Gli interventi nell ambito dell obiettivo competitività regionale e a favore dell occupazione saranno concentrati, in base alle priorità indicate nell'agenda di Goterborg e di Lisbona, si articolano su tre tematiche: innovazione e economia basata sulla conoscenza, ambiente e prevenzione dei rischi e accessibilità ai servizi dei trasporti e delle tecnologie dell informazione e della comunicazione. La cooperazione territoriale europea si attiverà cercando di rafforzare la cooperazione transnazionale, transfrontaliera e interregionale basata su temi e sulle priorità indicate nell agenda di Goterborg e di Lisbona. Infine, la Commissione invita gli Stati, nel momento dell'elaborazione dei programmi, nelle azioni finanziate dal FASR a tenere in maggiore considerazione le specificità regionali legate a particolarità urbane e rurali e ultraperiferiche con problemi naturali. Se si considerano i 4 principi fondamentali dei fondi strutturali - partenariato, programmazione pluriennale, addizionalità e valutazione - si intuisce che la riforma ha per obiettivo quello di rafforzare la dimensione strategica degli interventi mediante la realizzazione di una strategia comunitaria per la politica di coesione. Le risorse economiche saranno concentrate verso le regioni più svantaggiate che riceveranno il 78% dei Fondi. Il 18% sarà destinato all obiettivo competitività regionale e occupazione, mentre il restante 4% all obiettivo cooperazione territoriale europea. Le bozze di Regolamento presentate dalla Commissione europea riflettono tutte le decisioni e le determinazioni prese nel corso dei lavori che hanno preceduto la loro stesura, a partire quindi dalla pubblicazione, nel 2001, del Secondo Rapporto sulla Coesione che ha aperto il dibattito sul futuro della politica di coesione nell Unione europea [COM(2001)24]. Il 18 febbraio 2004 è stato poi compiuto un passo determinante, nel percorso di definizione del disegno di riforma dei fondi strutturali, con l approvazione del Terzo Rapporto sulla Coesione [COM(2004)107], in cui la Commissione ha presentato una proposta dettagliata delle priorità e del sistema di attuazione dei programmi della nuova generazione nel quadro della politica di coesione, per il periodo Va specificato, peraltro, come la proposta dei Regolamenti sia stata strutturata in piena coerenza 108

109 con gli orientamenti definiti nella comunicazione della Commissione sulle prossime prospettive finanziarie. La struttura generale della proposta di Regolamento generale sui Fondi Strutturali consegna, in linea di massima, la vecchia struttura anche se in essa sono presente importanti novità. Primo elemento da rilevare, ribadito con forza nelle proposte di regolamento generale e dei singoli fondi, è l impostazione della Commissione secondo cui la politica di coesione deve integrare gli obiettivi di Lisbona e di Goteborg e deve diventare un vettore essenziale della loro realizzazione attraverso i programmi di sviluppo nazionali e regionali. È, quindi, ritenuto importante che le azioni sostenute dalla politica di coesione si concentrino nell investimento su un numero limitato di priorità comunitarie, che riflettano l agenda di Lisbona e di Goteborg e rispetto alle quali l intervento comunitario produca un effetto di leva e un valore aggiunto considerevole. In questa prospettiva, la Commissione propone, per quanto riguarda i programmi operativi, un elenco limitato di temi chiave: l innovazione e l economia della conoscenza, l ambiente e la prevenzione dei rischi, l accessibilità e i servizi di interesse economico generale. La realizzazione dei temi prioritari sarà, peraltro, organizzata in un quadro semplificato e più trasparente; i programmi della futura generazione saranno cioè raggruppati intorno a tre direttrici: convergenza, competitività regionale e occupazione, cooperazione territoriale. Secondo la Commissione, la riforma della politica di coesione dovrebbe, inoltre, fornire l occasione per accrescere l efficienza, la trasparenza e la responsabilità politica. A questo riguardo, è ritenuto necessario, innanzitutto, definire un approccio strategico per questa politica, enunciando le sue priorità, assicurando il suo coordinamento con il sistema di governance economica e sociale e prevedendo un esame regolare e trasparente dei progressi realizzati. Essa esige, prima di tutto, una semplificazione del sistema di gestione, attraverso l introduzione della differenziazione e della proporzionalità ed assicurando, al contempo, una sana gestione finanziaria. Infine, è necessario decentrare 109

110 maggiormente le responsabilità ai partner presenti sul territorio negli Stati membri, nelle regioni e a livello delle autorità locali. Nel quadro della gestione condivisa, uno degli obiettivi principali della futura regolamentazione per il periodo di programmazione , è quello di delimitare chiaramente sulla base dell esperienza derivante dalla regolamentazione attuale, il quadro, la natura e la condivisione delle responsabilità tra i diversi operatori incaricati dell esecuzione del bilancio comunitario, cioè da un lato gli Stati membri e gli organismi di attuazione, e, dall altra, la Commissione; l obiettivo è raggiungere una maggiore chiarezza che permetta di accrescere l efficacia, l efficienza e l economia del processo. La Commissione propone, inoltre, che gli Stati membri, le regioni e le autorità di gestione, organizzino nei programmi operativi co-finanziati dal FESR, nel quadro degli obiettivi di convergenza e di competitività regionale e occupazione, la sub-delega alle autorità urbane per gli assi prioritari che interessano la rivitalizzazione delle città. L azione dei Fondi integra, a livello nazionale e regionale, le priorità della Comunità in favore di uno sviluppo sostenibile rafforzando la crescita, la competitività e l occupazione, l inclusione sociale, nonché la tutela e la qualità dell ambiente. In questa prospettiva, il FESR, il FSE, il Fondo di coesione, la Banca Europea degli Investimenti (BEI) e gli altri strumenti finanziari comunitari esistenti contribuiscono, ciascuno in modo appropriato, a realizzare i tre obiettivi seguenti: a) l obiettivo CONVERGENZA mira ad accelerare la convergenza degli Stati membri e delle regioni meno sviluppate attraverso il miglioramento delle condizioni di crescita e di occupazione, basato sull aumento e il miglioramento della qualità degli investimenti in capitale fisico e umano, lo sviluppo dell innovazione e della società della conoscenza, l adattabilità ai cambiamenti economici e sociali, la tutela e il miglioramento della qualità dell ambiente, come pure l efficienza amministrativa. Questo obiettivo rappresenta la priorità dei Fondi; 110

111 b) l obiettivo COMPETITIVITÀ REGIONALE E OCCUPAZIONE mira, fuori dalle regioni meno sviluppate, a rafforzare la competitività e l attrattività delle regioni così come l occupazione, attraverso l anticipazione dei cambiamenti economici e sociali, ivi compresi quelli legati all apertura commerciale, attraverso l innovazione e la promozione della società della conoscenza, l imprenditorialità, la tutela e il miglioramento dell ambiente, il miglioramento l accessibilità, l adattabilità dei lavoratori e delle imprese, oltre che lo sviluppo di mercati del lavoro inclusivi; c) l obiettivo COOPERAZIONE TERRITORIALE EUROPEA mira a rafforzare la cooperazione a livello transfrontaliero attraverso iniziative locali congiunte, a livello transnazionale attraverso azioni strutturanti per il territorio legate alle priorità della Comunità e attraverso la messa in rete, e lo scambio di esperienze al livello territoriale appropriato. Riguardo ai tre obiettivi, l intervento dei Fondi tiene conto, da una parte, delle specificità economiche e sociali e dall altra, delle specificità territoriali. Esso sostiene, in modo adeguato, la rivitalizzazione urbana, in particolare nello sviluppo regionale e la rivitalizzazione dei territori rurali e delle zone dipendenti dalla pesca attraverso la diversificazione economica. Inoltre, sostiene i territori svantaggiati dal punto di vista geografico e naturale che aggravano i problemi di sviluppo, in particolare nelle regioni ultraperiferiche (Guadeloupe, Guaina francese, Martinica, Réunion, Azzorre, Madera e Isole Canarie), nonché nelle zone settentrionali a bassa densità demografica, alcune isole e zone di montagna. La tabella 1. riassume il quadro degli strumenti e obiettivi allo stato attuale ( ) e per il periodo di programmazione

112 Tabella 1. Obiettivi Strumenti e obiettivi Strumenti di finanziamento Obiettivi Strumenti di finanziamento Fondo coesione Obiettivo 1 Obiettivo 2 di Fondo di coesione FESR FSE FEAOG orientamento SFOP FESR FSE Convergenza e competitività Competitività regionale e occupazione Obiettivo 3 FSE livello regionale INTERREG URBAN EQUAL FESR FESR FSE LEADER + FEAOG orientamento Sviluppo rurale e ristrutturazione del settore della pesca fuori dalle aree Obiettivo 1 FEAOG garanzia SFOP livello nazionale: EES Cooperazione territoriale europea Fondo di coesione FESR FSE FESR FSE FESR 9 obiettivi 6 strumenti 3 obiettivi 3 strumenti Per quanto riguarda l ammissibilità in base al criterio geografico, il Regolamento stabilisce le seguenti regole: A) Convergenza 112

113 1. Le regioni che possono essere ammesse al finanziamento da parte dei Fondi strutturali per l obiettivo CONVERGENZA, sono regioni corrispondenti al livello II della Nomenclatura delle Unità territoriali statistiche (NUTS II) in base al regolamento (CE) n. 1059/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio del , il cui PIL pro capite, misurato sulla parità del potere di acquisto è inferiore al 75% della media della Comunità. Non è ancora stato stabilito quale sia il periodo triennale di riferimento sulla base del quale i dati verranno calcolati. 2. Per quanto concerne le caratteristiche delle regioni del livello NUTS II che potranno godere di un supporto temporaneo sotto l obiettivo CONVERGENZA, deve essere ancora determinato sia la percentuale massima relativa all intervallo del PIL pro-capite misurato sulla parità del potere di acquisto (la percentuale minima è il 75 %) della media della Comunità, sia il triennio di riferimento come base di calcolo. 3. Gli Stati membri ammissibili al finanziamento da parte del Fondo di Coesione, sono gli Stati membri il cui reddito nazionale lordo pro capite, misurato sulle parità del potere di acquisto e calcolato sulla base dei dati della Comunità per gli ultimi tre anni disponibili ad una data da stabilirsi, è inferiore al 90% della media della Comunità, e che hanno impostato un programma per l adempimento dei requisiti di convergenza economica, di cui all articolo 104 del Trattato. L Italia, come nell attuale programmazione, è quindi esclusa dai benefici di questo Fondo. 4. Salvi e impregiudicati i precedenti punti 1 e 2, le regioni ultraperiferiche (Guadalupe, Guyana francese, Martinica, Réunion, le Azzorre, Madeira e le Isole Canarie) beneficiano di uno specifico finanziamento da parte del FESR per favorire la loro integrazione nel mercato interno e per compensare i loro vincoli specifici. 5. Immediatamente dopo l entrata in vigore del Regolamento, la Commissione adotterà l elenco delle regioni che soddisfano i criteri di cui ai punti 1 e 2 e gli Stati membri che soddisfano i criteri di cui al punto 3. L elenco avrà validità dal 1 gennaio 2007 al 31 dicembre B) Competitività regionale e occupazione 113

114 1. Le aree ammissibili ai finanziamenti da parte dei Fondi strutturali, secondo l obiettivo COMPETITIVITÀ REGIONALE E OCCUPAZIONE, sono quelle non coperte dall articolo 5 [5 1 e 5 2] del Regolamento generale, vale a dire dai punti 1 e 2 descritti sopra sotto il titolo CONVERGENZA (le aree quindi escluse dall Obiettivo convergenza). Al momento della presentazione del quadro di riferimento strategico nazionale, ogni Stato membro interessato dovrà indicare le regioni NUTS I o NUTS II, per le quali presenta un programma di finanziamento da parte del FESR. Il quadro di riferimento strategico nazionale assicura la coerenza dell aiuto strutturale comunitario agli orientamenti strategici della Comunità ed identifica la connessione tra le priorità comunitarie, da un lato, e le priorità nazionali e regionali, destinate a promuovere lo sviluppo sostenibile nonché il Piano nazionale di azione per l Occupazione, dall altro. 2. Le regioni del livello NUTS II, totalmente coperte dall Obiettivo 1 nel 2006, in base al Regolamento (CE) 1260/1999 che non sono indicate ai punti 1 e 2 descritti sopra sotto il titolo Convergenza (ossia le aree Obiettivo 1 che per gli effetti statistici presentato un PIL superiore al 75% della media comunitaria), sono ammissibili per uno specifico finanziamento provvisorio da parte dei Fondi strutturali. 3. Immediatamente dopo l entrata in vigore del presente regolamento, la Commissione adotterà, secondo la procedura di cui agli articoli 3 e 7 della decisione 1999/468/CE, l elenco delle regioni che soddisfano i criteri di cui al punto 2 qui sopra. L elenco avrà validità dal 1 gennaio 2007 al 31 dicembre C) Cooperazione territoriale europea 1. Ai fini della cooperazione transfrontaliera, potranno essere ammesse al finanziamento le regioni del Livello NUTS III della Comunità situate lungo le frontiere terrestre interne ed alcune esterne, nonché alcune regioni di livello NUTS III situate lungo le frontiere marittime separate, in linea di massima, da un massimo di 150 km, tenendo conto degli aggiustamenti potenziali necessari per assicurare la coerenza e la continuità dell azione di cooperazione. Immediatamente dopo l entrata in vigore del regolamento 114

115 generale, la Commissione adotterà, conformemente alla procedura di cui agli articoli 3 e 7 della decisione 1999/468/CE, l elenco delle regioni ammissibili. L elenco sarà valido dal 1 gennaio 2007 al 31 dicembre Ai fini della cooperazione transnazionale, sulla base degli orientamenti strategici della Comunità per la coesione, la Commissione adotterà, conformemente alla procedura di cui agli articoli 3 e 7 della decisione 1999/468/CE, le zone transnazionali che possono essere ammesse al finanziamento in base all obiettivo di cooperazione territoriale europea. L elenco sarà valido dal 1 gennaio 2007 al 31 dicembre Ai fini delle reti di cooperazione e dello scambio di esperienze, sarà ammissibile il territorio della Comunità. 115

116 116

117 3.2 Il futuro del FSE La proposta di Regolamento della Commissione fissa i compiti del Fondo Sociale Europeo e il campo di applicazione del suo sostegno finanziario in riferimento ai nuovi obiettivi previsti che sono: Convergenza e Competitività; Competitività regionale e occupazione; Il FSE ha il compito di sostenere e favorire la coesione economica e sociale nei Paesi membri, anche nell ottica della crescita economica sostenibile e tenendo conto degli obiettivi della Comunità nei settori dell inclusione sociale, dell istruzione e della formazione, della parità fra donne e uomini. Il FSE interviene in due dei tre obiettivi dei Fondi strutturali, ossia: Convergenza e competitività (vecchio Obiettivo 1) Competitività Regionale e Occupazione (vecchi Obiettivi 3 e 2) In entrambi i nuovi Obiettivi il FSE fornisce il sostegno: 1. al miglioramento dell adattabilità dei lavoratori e delle imprese. Una particolare attenzione è quindi dedicata dal FSE alla formazione continua ed alla lifelong learning in generale. In questo ambito saranno sostenute iniziative che prevedono: maggiori investimenti nelle risorse umane da parte delle imprese, in special modo delle PMI, e dei lavoratori attraverso lo sviluppo di sistemi e strategie di formazione lungo tutto l arco della vita, assicurando maggiore accesso alla formazione ai lavoratori più anziani e meno qualificati, la trasparenza delle qualifiche e delle competenze e la disseminazione di capacità legate alle ICT (Tecnologie della Comunicazione ed Informazione) e la promozione di cultura d impresa e innovazione; l anticipazione e la gestione positiva del cambiamento economico, in particolar modo attraverso la progettazione e la diffusione di forme organizzative del lavoro innovative e più produttive, che includano 117

118 migliore salute e sicurezza, l identificazione del futuro fabbisogno occupazionale e di competenze e lo sviluppo di occupazione specifica, formazione e di altri servizi che accompagnino i lavoratori nel contesto della ristrutturazione delle aziende e dei settori; 2. all occupazione dei disoccupati ed inoccupati prevenendo la disoccupazione, prolungando la vita lavorativa e incrementando la partecipazione al mercato del lavoro di donne e migranti. Il sostegno del FSE riguarda: la modernizzazione ed il rafforzamento delle istituzioni del mercato del lavoro in particolare dei Servizi per l impiego; l implementazione di misure attive e preventive che assicurino la precoce identificazione dei bisogni e un sostegno personalizzato la ricerca di occupazione e la mobilità, l autoimpiego e la creazione d impresa; misure specifiche per accrescere la partecipazione sostenibile e il progresso delle donne nel lavoro, per ridurre la segregazione di genere nel mercato del lavoro e intervenire sulle radici del divario retributivo, conciliare la vita familiare con quella lavorativa, anche facilitando l accesso a servizi di cura per i bambini e per le persone non autonome; misure specifiche per rafforzare l integrazione sociale dei migranti e aumentare la loro partecipazione all occupazione, compresa l assistenza, la formazione linguistica e il riconoscimento delle competenze acquisite all estero 3. al rafforzamento dell inclusione sociale delle persone svantaggiate e alla azione che hanno l obiettivo di fronteggiare la discriminazione. Come nella vecchia programmazione, si ripropone quindi una attenzione particolare per gli svantaggiati (pilastro B). Il FSE favorirà: percorsi di integrazione al lavoro per i soggetti svantaggiati e le persone in situazione di esclusione sociale, per chi abbandona precocemente la scuola, per le minoranze e le persone con disabilità, attraverso misure di occupabilità anche nei settori dell economia 118

119 sociale, azioni di accompagnamento sostegno sociale rilevante e servizi di cura; la diversità sul posto di lavoro e la lotta contro la discriminazione nell accesso al mercato del lavoro, anche attraverso l aumento della consapevolezza e il coinvolgimento delle comunità locali e delle imprese; 4. all Attivazione delle riforme nei campi dell occupazione e dell inclusione, in particolare attraverso la promozione e lo sviluppo del partenariato e degli accordi, la messa in rete dei principali stakeholders a livello nazionale, regionale, locale. Soltanto per l obiettivo Convergenza (ex Obiettivo 1), ossia, in generale, in quelle aree il cui reddito è inferiore al 75% della media comunitaria, il sostegno del FSE potrà riguardare: a) l allargamento e miglioramento degli investimenti in capitale umano, promuovendo in particolare: l implementazione delle riforme dei sistemi di istruzione e di formazione, specialmente nell ottica di accrescerne la capacità di risposta ai bisogni di una società basata sulla conoscenza, migliorando l impatto sui mercati del lavoro dell istruzione e formazione iniziale, e aggiornando continuamente le competenze dei docenti e dell altro personale; maggiore partecipazione all istruzione e alla formazione lungo tutto l arco della vita, anche attraverso una significativa riduzione dell abbandono scolastico precoce e un maggiore accesso all istruzione iniziale, professionale e secondaria; lo sviluppo del potenziale umano nella ricerca e nell innovazione, specialmente attraverso la formazione post laurea, la formazione dei ricercatori, attraverso la messa in rete delle università, dei centri di ricerca e delle imprese; 119

120 b) il rafforzamento della capacità istituzionale e dell efficienza della Pubblica Amministrazione e dei servizi di interesse generale, a livello nazionale, regionale e locale per abbracciare le riforme e la buona governance specialmente nei campi economico, sociale, ambientale e giudiziario, promuovendo in particolare: una buona strategia politica e di programmazione, la sorveglianza e la valutazione, attraverso studi, statistiche ed esperienze, il supporto al coordinamento interdipartimentale, il dialogo fra i principali enti pubblici e privati; la costruzione di capacità nell implementazione delle politiche e dei programmi, con attenzione all implementazione della legislazione, specialmente attraverso la formazione manageriale e dei gruppi di lavoro e il sostegno specifico ai servizi chiave, agli ispettorati, agli attori socio-economici, comprese le Parti sociali ed altre rilevanti organizzazioni non governative. Il FSE sostiene la promozione e il mainstreaming delle azioni innovative così come la cooperazione transnazionale e interregionale, in particolare attraverso la condivisione di informazioni esperienze, risultati e buone pratiche e attraverso lo sviluppo di approcci complementari e di azioni coordinate o congiunte. L azione del FSE negli Stati membri deve essere coerente con la Strategia Europea per l Occupazione e i programmi operativi devono focalizzare la loro attenzione e le loro risorse principalmente nelle regioni e località che affrontano i problemi di maggiore gravità, incluse le aree urbane in difficoltà e i distretti rurali in declino e le aree dipendenti dalla pesca. Il FSE promuove la buona governance e il partenariato. La sua azione è programmata e implementata all appropriato livello territoriale, con particolare attenzione al livello regionale e locale. Così come previsto nella precedente programmazione, anche nella nuova nella fase di programmazione dovranno essere coinvolte le parti sociali e i principali attori non governativi, all appropriato livello territoriale. 120

121 In ciascun programma operativo, una particolare attenzione dovrà essere prestata alla promozione del mainstreaming delle azioni innovative che dovranno essere definite dall Autorità di Gestione. Sebbene il nuovo Regolamento non riproponga l Iniziativa comunitaria Equal, il legislatore ha comunque voluto valorizzate i risultati e le pratiche positive di questa esperienza. La bozza di Regolamento stabilisce, infatti, che le Autorità di Gestione debbano prevedere, all interno di un programma operativo, uno specifico asse dedicato alle attività di cooperazione transnazionale e interregionale. Così come previsto nel vecchio Regolamento, gli Stati Membri dovranno assicurare la coerenza e la complementarietà fra l azione del Fondo e le attività finanziate attraverso altri programmi transnazionali comunitari in particolare nel campo dell istruzione e della formazione. Per quanto riguarda l assistenza tecnica, la Commissione potrà promuovere scambi di esperienze, seminari, processi di revisione e di messa in rete per l identificazione e la diffusione delle buone prassi e iniziative per incoraggiare l apprendimento reciproco allo scopo di migliorare la dimensione politica e il contributo del FSE agli obiettivi della Comunità in relazione all occupazione e all inclusione sociale. 121

122 3.3 La formazione continua nel Documento Strategico Preliminare della Regione Campania L integrazione programmatica e finanziaria è il tema portante dell intero impianto strategico della programmazione In sostanza la definizione di un unico programma di sviluppo della Regione passa necessariamente attraverso l integrazione delle varie fonti di finanziamento concentrate su poche, chiare e condivise linee strategiche. La concentrazione programmatica avverrà prevalentemente attorno all idea strategica generale che immagina la Regione Campania come terra di attraversamento, di scambi, di produzioni, di relazioni e di innovazione tra Nord Sud, Est-Ovest, nel Mediterraneo e nel vicino ed estremo oriente. La concentrazione delle risorse finanziarie, avverrà invece intorno a poche grandi linee di alta priorità strategica, a forte impatto occupazionale, serventi la strategia generale. Queste selezionate linee di alta priorità strategica si articoleranno, poi, al loro interno in progetti coerenti con l impostazione generale operata dell Amministrazione che si identifica nelle seguenti scelte strategiche ad ognuna delle quali corrisponde un obiettivo specifico: 122

123 SCELTA STRATEGICA/POLICY Il Mare bagna la Campania Una regione pulita e senza rischi La qualità degli alimenti è qualità della vita e dello sviluppo La Campania si fa bella restaurando le città ed il paesaggio rurale La Campania della dignità e della socialità. Un welfare campano Una regione giovane per i giovani La ricerca abita in Campania Campania, piattaforma logistica integrata sul Mediterraneo La Campania in porto La cura del ferro continua La Campania una regione patrimonio del mondo Una regione alla luce del sole La città si fa bella restaurando la città e il paesaggio rurale La Campania amica di chi fa impresa OBIETTIVO SPECIFICO Tutela e gestione dell ambiente Agricoltura, qualità alimentare e pesca Il ruolo dei progetti per città e reti urbane nella programmazione regionale Promozione dell inclusione sociale e costruzione di società inclusive Dalla Scuola alla formazione al lavoro Promozione e uso della conoscenza Un sistema di trasporto per persone e cose nella e dalla Campania Turismo sostenibile come elemento integratore tra diversi settori economici e la cultura Interventi a favore delle imprese Dalla scuola alla formazione al lavoro La strategia regionale affronterà il tema scuola-formazione-lavoro nell ottica di filiera formativa e professionale intervenendo in una logica integrata sui singoli settori coinvolti. Per quanto concerne l istruzione e la formazione, la Regione Campania ha approvato la L.R. 4/2005, finalizzata a garantire il pieno esercizio del diritto allo studio e alla formazione, oltre che l apprendimento per tutta la vita, non solo prevedendo strumenti di sostegno economico, ma anche mediante l attivazione di progetti volti a garantire il successo scolastico contrastando il fenomeno degli abbandoni. Tali obiettivi saranno realizzati anche attraverso lo sviluppo di una rete territoriale di interventi, coordinata tra differenti attori, che associ attività di orientamento, sperimentazione di nuove metodologie per l apprendimento ed attività di 123

124 formazione, con lo scopo di costruire, a partire dai luoghi dell istruzione, percorsi di studio ed esperienze lavorative in grado di aumentare la permanenza dei soggetti nei percorsi di studi e l occupabilità dei destinatari. Nell ottica del life-long learning, si dovrà, in particolare, proseguire, nel portare a pieno completamento la riforma del sistema formativo, sia per quanto riguarda l istruzione che la formazione professionale: a) il miglioramento della qualità e dell attrattività dell istruzione e della formazione; b) la specializzazione degli Organismi Formativi; c) i percorsi personalizzati di empowerment ed attivazione delle capacità relazionali e di interpretazione dei cittadini, miranti ad ampliare le opportunità per le persone di arricchire le loro conoscenze (a partire dai saperi fondamentali e da quelli per i diritti di cittadinanza attiva) ed a potenziare le opportunità di orientamento strutturato, nell ottica dell apprendimento per tutto l arco della vita come sistema di integrazione dell offerta formativa a tutti i livelli; d) l accelerazione e semplificazione delle procedure, attraverso l internalizzazione della programmazione, del controllo di qualità e delle procedure di accreditamento e valutazione qualitative; e) la definizione, con la partecipazione del partenariato sociale, del sistema regionale delle qualifiche per l innovazione dei sistemi e l integrazione tra i sistemi (formazione, scuola, università, lavoro, enti locali), favorendo la trasparenza delle competenze acquisite dalle persone ed il loro diritto alla mobilità verticale ed orizzontale sul territorio nazionale; in quest ottica il Libretto formativo si pone come strumento di documentazione trasparente e formalizzata di dati, informazioni, certificazioni, utilizzabile dall individuo nel suo percorso di apprendimento, crescita e mobilità professionale, in raccordo con l Europass, l EQF (European Qualifications Framework for lifelong learning), la scheda anagrafica.della Borsa continua del Lavoro e con il portfolio delle competenze. f) l alternanza scuola-lavoro e le esperienze formative in impresa per permettere effettivamente al giovane di rientrare nel sistema scolastico 124

125 dopo l esperienza di formazione professionale. Tale azione va correlata ad azioni di scouting per l individuazione e l inserimento in anagrafe formativa; g) l attuazione delle nuove tipologie di apprendistato (diritto dovere alla formazione, professionalizzante e alta formazione) in cooperazione tra sistema pubblico enti bilaterali e partenariato; h) lo sviluppo dei poli formativi legati alle vocazioni produttive territoriali in una logica di partenariato di apprendimento; i) l integrazione e potenziamento del sistema di formazione per gli adulti; j) la rivalutazione delle esperienze sperimentali progettuali europee (Leonardo da Vinci, Socrates, Erasmus, ecc.) ed adozione delle buone prassi e dei modelli adottati (work experiences, scambi, mobilità formativa e lavorativa, ecc.) assicurando una maggiore operatività ed applicabilità e diffondendole nell ambito della programmazione ordinaria. Essendo stato profondamente riordinato e reso efficiente nel corso dell attuale ciclo di programmazione il sistema regionale di formazione professionale, si darà seguito al processo di decentramento alle Province, già avviato con il trasferimento della competenza su alcuni interventi formativi e con alcune azioni di adeguamento del personale delle Province ai nuovi compiti. Relativamente alle politiche attive del lavoro in Campania, per favorire l inserimento e il reinserimento occupazionale di inoccupati, disoccupati e inattivi sono stati individuati i seguenti obiettivi: a) rafforzamento delle reti tra Centri per l impiego, anche in funzione dell integrazione tra sistemi di formazione e lavoro; b) rafforzamento delle politiche preventive e curative della disoccupazione, con attenzione al mantenimento delle competenze acquisite da considerare come leva positiva per nuove possibilità di inserimento al lavoro; 125

126 c) individuazione di strumenti che rafforzino le strategie di lotta alle forme di lavoro irregolare e sommerso per garantire pari dignità nelle condizioni di sicurezza e stabilità del lavoro; d) rafforzamento dell attrattività del lavoro tramite la messa a punto di un appropriato sistema di incentivi, proseguendo e integrando l azione di AIFA con nuovi dispositivi ed attraverso una più mirata targetizzazione; e) incentivazione delle assunzioni di soggetti appartenenti a fasce deboli o svantaggiate anche attraverso sostegni alla nuova imprenditoria giovanile e femminile e adozione di misure specifiche per l inserimento al lavoro di soggetti disabili o svantaggiati; f) il rafforzamento dei percorsi di alta formazione. A ciò si aggiungono azioni volte a favorire l adattabilità e la flessibilità dell occupazione mediante: l adeguamento dei sistemi di impresa e dei lavoratori alle evoluzioni del mercato e della tecnologia; il contrasto alla precarizzazione dei posti di lavoro e la creazione di migliori condizioni di lavoro sul fronte della sicurezza e della salute; il ricorso da parte delle imprese alla formazione continua, tenendo conto della finalizzazione dei Fondi paritetici professionali. Interventi a favore delle imprese In considerazione della minore disponibilità di risorse la Regione ritiene necessario favorire il finanziamento di progetti collettivi (consorzi di imprese ovvero progetti che servono un insieme di imprese) piuttosto che individuali. Per l amministrazione regionale risulta prioritario prevedere un azione rivolta ad enfatizzare le vocazioni endogene, attraverso strumenti normativi - procedurali afferenti alla sfera negoziale (piuttosto che a bando o sportello), idonei a promuovere e stimolare l economia di un sistema territorio in cui si concentrano diverse linee programmatiche di sviluppo. Il recupero del vantaggio competitivo da parte delle imprese campane verrà agevolato attraverso: a) l integrazione tra strumenti nazionali e regionali; 126

127 b) la messa a punto di un sistema di governance adeguata che riduca la confusione tra i diversi livelli di governo e i diversi enti; c) la definizione di un quadro finanziario di lungo periodo che consenta di offrire alle imprese un riferimento chiaro e attendibile delle risorse finanziarie per un determinato orizzonte temporale; d) la razionalizzazione e la concentrazione delle risorse soprattutto nel settori più innovativi; e) l incentivazione al trasferimento dell ICT e della ricerca, con particolare riguardo ai progetti realizzati da cluster di imprese, alle azioni volte al consolidamento dei rapporti tra i centri di competenza e il sistema delle imprese e ai settori coinvolti nella realizzazione dei distretti ad alta tecnologia; f) la localizzazione di attività produttive in aree industriali in luoghi di raccordo intercomunale al di fuori dei tessuti urbani al fine di favorire la creazione di econome di scala, di scopo e di agglomerazione. g) la promozione di percorsi integrati di istruzione-formazione-lavoro ed azioni di alta formazione, in particolare del management, capaci di supportare ed anticipare i processi di qualificazione tecnologici ed organizzativi e la competitività dell impresa; h) il rafforzamento del sistema della formazione continua anche attraverso forme di accompagnamento all impresa e voucher destinati ai singoli lavoratori per migliorare l inserimento occupazionale e la qualificazione e la produttività del lavoro; i) il sostegno allo sviluppo produttivo attraverso l implementazione di meccanismi che rafforzino la crescita della responsabilità sociale delle imprese e l emersione del lavoro irregolare. Inoltre, per garantire la sostenibilità della strategia regionale, si ricorrerà a criteri di selezione degli aiuti alle imprese atti ad incentivare la delocalizzazione dai centri abitati, l adesione ai sistemi di gestione ambientale (SGA) normati EMAS, ISO14001, la riduzione dei consumi idrici ed energetici, la produzione di energia da fonti rinnovabili, nonché il recupero e riciclaggio dei rifiuti. 127

128 Parte III LA PROBLEMATICA SUGLI AIUTI DI STATO PER LA FORMAZIONE 1. COS È UN AIUTO DI STATO Non possiamo non concludere il presente lavoro trattando, seppur in maniera succinta, la problematica legata agli aiuti di Stato poiché è legata all erogazione di finanziamenti pubblici, seppur legati alla formazione. Infatti, è considerato aiuto di Stato ogni possibile vantaggio economicamente apprezzabile assegnato ad un impresa attraverso un intervento pubblico, vantaggio che altrimenti non si sarebbe realizzato. Per aiuto, quindi, non si intende solo una erogazione di danaro, ma qualsiasi misura che, direttamente o indirettamente, produca un beneficio economico all impresa destinataria e sia pertanto suscettibile di alterare il principio della libera concorrenza. E anche la formazione è considerata una misura in grado di alterare la libera concorrenza. Fin dalla stipulazione del Trattato di Roma del 1957, e precedentemente nel Trattato Ceca del 1951, è stata, infatti, avvertita l esigenza di mantenere inalterato il corretto funzionamento del mercato comunitario rispettando il principio della libera concorrenza. Le disposizione in materia di aiuti degli Stati alle imprese hanno, infatti, lo scopo di evitare il verificarsi di un alterazione di tale principio. Gli aiuti di Stato trovano trattazione nella parte terza del Trattato CE Politiche della Comunità al Titolo VI Norme comuni sulla concorrenza, sulla fiscalità e sul ravvicinamento delle legislazioni, al Capo I, Regole di concorrenza, Sezione 2 Aiuti concessi agli Stati agli articoli 87, 88 e 89. Le restrizioni di concorrenza non sono create solo dalle imprese Esse possono essere determinate dagli aiuti pubblici accordati dagli Stati agli operatori economici. Di conseguenza, il trattato di Roma vieta in linea di principio come incompatibili con il mercato comune tutti gli aiuti di Stato che rischino di falsare la concorrenza intracomunitaria. Un divieto assoluto di tali aiuti sarebbe tuttavia inammissibile, in quanto anche in una concezione strettamente liberale è impensabile immaginare che uno Stato si privi del tutto della possibilità di intervenire finanziariamente in talune attività economiche; esso verrebbe infatti 128

129 meno ad alcuni dei suoi obblighi fondamentali, in particolare quello di provvedere alle esigenze di base della popolazione correggendo taluni squilibri o ponendo rimedio a situazioni di emergenza. Il trattato CE prevede pertanto una serie di deroghe al principio del divieto degli aiuti statali. Il trattato CECA, invece, fissa il principio di un divieto asoluto, ma prevede aiuti diretti della Comunità. Le norme comunitarie in materia di aiuti di Stato si applicano solo a quelle misure che presentano contemporaneamente i quattro criteri sanciti dall articolo 87, paragrafo 1, del Trattato CE: Vantaggio economico: l aiuto deve conferire un vantaggio economico che l impresa non avrebbe ottenuto nel corso della sua normale attività; selettività: l aiuto deve incidere sull equilibrio esistente tra un impresa e i suoi concorrenti; effetti sulla concorrenza e sugli scambi: l aiuto deve avere un effetto potenziale sulla concorrenza e sugli scambi tra Stati membri; trasferimento di risorse statali: per risorse statali si intendono risorse dei bilanci nazionali, regionali e locali, di banche e fondazioni pubbliche. La normativa comunitaria sugli aiuti di Stato si basa su un sistema di autorizzazione preventiva: gli Stati membri sono infatti tenuti ad informare la Commissione su ciascun progetto di finanziamento volto ad istituire aiuti (articolo 88 del Trattato CE ), cosiddetto obbligo di notifica, e non è consentito attivare alcun aiuto prima della specifica autorizzazione della Commissione. Qualunque aiuto attivato in assenza dell autorizzazione è automaticamente classificato come aiuto illegale e la Commissione è obbligata ad ordinarne la restituzione da parte dei beneficiari. Nel 1999 il Consiglio ha adottato il Regolamento (CEE) n. 659/99, che stabilisce le procedure da applicare in materia di aiuti di Stato, in cui viene anche specificato che, al fine di snellire la procedura di notifica, la Commissione ha predisposto dei modelli di notifica standardizzati per la maggior parte dei tipi di aiuto. Le notifiche vanno poi inviate tramite la Rappresentanza permanente dello Stato membro interessato. La Commissione dispone di un periodo di due mesi per esaminare l aiuto, la procedura si conclude generalmente o con una decisione di non sollevare obiezioni, e quindi può essere data esecuzione all aiuto, o con una decisione di avviare la procedura ai sensi dell articolo 88, paragrafo 2 del Trattato CE, che prevede l apertura di una 129

130 procedura formale di esame al termine della quale viene formulata una decisione finale che può autorizzare l aiuto o negarlo o ancora autorizzarlo solo a determinate condizioni. La materia degli aiuti di Stato trova ampia trattazione nel sito dell Unione Europea, nella sezione dedicata alla Concorrenza in cui si può consultare anche la giurisprudenza della Corte di Giustizia. 130

131 2. GLI AIUTI DI STATO DESTINATI ALLA FORMAZIONE: I REGOLAMENTI 68/01 E 69/01 Al fine di snellire le procedure relative agli aiuti di Stato, il 7 maggio 1998 il Consiglio ha emanato il Regolamento 994/98 che autorizza la Commissione ad adottare i cosiddetti Regolamenti di esenzione per gli aiuti di Stato, mediante i quali può esentare dall obbligo di preventiva notifica e di approvazione ex-ante quattro precise categorie di aiuti compatibili con il trattato: aiuti a favore delle piccole e medie imprese, aiuti a favore della ricerca e dello sviluppo, aiuti a favore della tutela dell ambiente, aiuti a favore dell occupazione e della formazione. La maggior parte dei finanziamenti pubblici nel settore della formazione non rientra, in linea di principio, nel campo dell applicazione delle regole della concorrenza, tuttavia, se gli Stati adottano misure di agevolazione finanziaria e fiscale per incoraggiare le imprese ad investire nella formazione dei propri dipendenti è necessario accertarsi che queste misure non siano contrarie agli obiettivi della politica della concorrenza. Il paragrafo 2 dell articolo 87 del Trattato CE prevede deroghe assolute per tipologie di aiuti compatibili con il mercato comune, tra cui: gli aiuti a carattere sociale concessi ai singoli consumatori, a condizione che siano accordati senza discriminazioni determinate dall'origine dei prodotti; gli aiuti destinati a ovviare ai danni arrecati da eventi eccezionali, come le calamità naturali. Il paragrafo 3 dello stesso articolo contempla, in regime di deroghe relative, una serie di aiuti con carattere di incompatibilità relativa, tra cui: gli aiuti destinati a favorire talune regioni in ritardo di sviluppo; gli aiuti destinati a contribuire alla realizzazione di un importante progetto di interesse europeo; 131

132 gli aiuti destinati a porre rimedio a un grave turbamento dell'economia di uno Stato membro; gli aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività o regioni economiche (purché non alterino le condizioni degli scambi in misura contraria all'interesse comune); altre categorie di aiuti determinate dal Consiglio. Nel 1998 si inizia quindi a considerare aiuti che possono turbare la concorrenza anche gli aiuti alla formazione, che vengono per la prima volta esaminati dalla Commissione con la Comunicazione (98/C) Disciplina degli aiuti di Stato destinati alla formazione, e da essa regolamentati con il regolamento di esenzione Reg. (CE) 68/01, tenendo, tuttavia, in ampia considerazione gli orientamenti in materia di occupazione emersi al Consiglio europeo di Amsterdam. Tali orientamenti danno luogo al nuovo titolo sull occupazione inserito nel Trattato CE che prescrive agli Stati membri di sviluppare una strategia coordinata a favore dell occupazione e della promozione di una forza lavoro competente, qualificata, adattabile e di mercati del lavoro in grado di rispondere ai mutamenti economici, e creano le basi per poter assumere una posizione favorevole riguardo gli aiuti di Stato alla formazione. I regolamenti di esenzione adottati dalla Commissione sono quattro: il Regolamento (CE) n. 68/2001 relativo all applicazione degli articoli 87 e 88 del Trattato CE agli aiuti destinati alla formazione, modificato dal Regolamento (CE) n. 363/04 ; il Regolamento (CE) n. 69/2001 relativo all applicazione degli articoli 87 e 88 del Trattato CE agli aiuti di importanza minore de minimis, modificato dal Regolamento (CE) n. 1860/04 ; il Regolamento (CE) n. 70/2001 relativo all applicazione degli articoli 87 e 88 del Trattato CE agli aiuti di stato a favore delle piccole e medie imprese, modificato dal Regolamento (CE) n. 364/04; il Regolamento (CE) 2204/2002 relativo all applicazione degli articoli 87 e 88 del Trattato CE agli aiuti di stato a favore dell occupazione. In sintesi, quindi, quando una impresa richiede finanziamenti pubblici per un progetto o piano di formazione continua, dovrà optare per la scelta del regime di 132

133 aiuti previsto ad Regolamento 68/01 ovvero per quello previsto dal Regolamento 69/01. Non è previsto un regime misto. La scelta da parte dell impresa dovrà essere comunque fatta anche se il Progetto o Piano formativo è presentato, per conto della stessa impresa, da un soggetto terzo. Il Regolamento n. 68/2001 stabilisce l esenzione dall obbligo di notifica per gli aiuti concessi alle imprese che erogano formazione ai propri dipendenti. Viene fatta una distinzione tra formazione specifica e formazione generale : con la prima si intende un tipo di formazione che comporta insegnamenti direttamente o prevalentemente applicabili alla posizione occupata dal dipendente dell impresa che beneficia dell aiuto e che fornisca qualifiche non trasferibili (o trasferibili limitatamente) presso altre imprese; per formazione generale si intende una formazione basata su insegnamenti non applicabili esclusivamente o prevalentemente alla posizione attuale o futura del dipendente presso l impresa beneficiaria, ma che fornisca qualifiche trasferibili anche ad altre imprese. I costi ammissibili nell ambito di un progetto di aiuti per la formazione sono: i costi del personale docente, le spese di trasferta del personale docente e dei destinatari della formazione, spese correnti (materiali, forniture, ecc.), ammortamento immobilizzazioni materiali, costi dei servizi di consulenza, costi di personale per i partecipanti al progetto di formazione. L esenzione non si applica qualora l importo dell aiuto concesso ad un impresa per un singolo progetto di formazione ecceda la somma di 1 milione di euro. Il Regolamento n. 68/2001 Regime di aiuti alla formazione che prevede il rispetto di determinate percentuali di contributo al Progetto o Piano che dipendono da: dimensione dell impresa; tipologia di formazione (generale o specifica); area in cui è ubicata l impresa; 133

134 partecipazione alla formazione di categorie svantaggiate L aiuto è quindi erogato entro i limiti e le intensità massime indicate a seconda della dimensione dell impresa, del tipo di formazione impartita e del destinatario finale. In particolare, con riferimento ai criteri della dimensione dell impresa e del tipo di formazione, le intensità massime sono quelle indicate nel seguente riquadro: Contributi per le imprese stabilite nelle aree art. 87 lettera a) del Trattato (aree Obiettivo 1) Per progetti di Per progetti di Formazione generale Formazione specifica GRANDI IMPRESE 60 % 35 % PMI 80 % 45 % Contributi per le imprese stabilite nelle aree art. 87 lettera c) del Trattato 3 Per progetti di Per progetti di Formazione generale Formazione specifica GRANDI IMPRESE 55% 30 % PMI 75 % 40 % Altre aree Per progetti di Per progetti di Formazione generale Formazione specifica GRANDI IMPRESE 50 % 25 % PMI 70 % 35 % Con riferimento al destinatario finale, le intensità di cui al riquadro precedente sono maggiorate di 10 punti percentuali qualora l azione oggetto dell aiuto sia destinata alla formazione di lavoratori svantaggiati 4. 3 Coincidono, in linea di massima, con le zone inserite nell Obiettivo 2, zone in phasing out dell Obiettivo 2; Regione Molise. Decisione della Commissione del 20 ottobre 2000 modificata dal Corrigendum del 21 giugno

135 Quando l aiuto riguarda il settore del trasporti marittimi, la sua intensità può raggiungere il 100% indipendentemente dal fatto che il progetto di formazione riguardi la formazione specifica o quella generale, purché vengano soddisfatte le seguenti condizioni: il partecipante al progetto non è un membro attivo dell equipaggio, ma soprannumerario; la formazione venga impartita a bordo di navi immatricolate nei registri comunitari. Per formazione generale, ai sensi del Regolamento 68/01 si intende la formazione che comporta insegnamenti non applicabili esclusivamente o prevalentemente alla posizione, attuale o futura, occupata dal dipendente presso l'impresa beneficiaria, ma che fornisca qualifiche ampiamente trasferibili ad altre imprese o settori di occupazione e che pertanto migliori in modo significativo la possibilità di collocamento del dipendente. La formazione è «generale» se, ad esempio, è organizzata congiuntamente da diverse imprese indipendenti ovvero ne possono beneficiare i dipendenti di diverse imprese, è riconosciuta, certificata e convalidata dalle autorità o dagli organismi pubblici o da altri organismi ed istituzioni ai quali gli Stati membri o la Comunità abbiano attribuito competenza in materia Per formazione specifica, ai sensi del Regolamento 68/01 si intende la formazione che comporta insegnamenti direttamente e prevalentemente applicabili 4 I lavoratori svantaggiati sono così definiti in base all articolo 2 lettera g) del Regolamento CE n. 68/2001: qualsiasi giovane di meno di 25 anni che non abbia in precedenza ancora ottenuto il primo impiego retribuito regolarmente (solo se assunto da non più di 6 mesi alla data di scadenza dell avviso pubblico sul quale viene richiesto l aiuto); qualsiasi persona affetta da un grave handicap fisico, mentale o psichico, che sia tuttavia in grado di entrare nel mercato del lavoro; qualsiasi lavoratore migrante che si sposta o si è spostato all'interno della Comunità o diviene residente nella Comunità per assumervi un lavoro e necessita di una formazione professionale e/o linguistica; durante i primi sei mesi dall assunzione, qualsiasi persona che desideri riprendere un'attività lavorativa dopo un'interruzione di almeno tre anni, in particolare qualsiasi persona che abbia lasciato il lavoro per la difficoltà di conciliare vita lavorativa e vita familiare; qualsiasi persona di più di 45 anni priva di un titolo di studio di livello secondario superiore; durante i primi sei mesi dall assunzione, qualsiasi disoccupato di lungo periodo, ossia una persona senza lavoro da oltre 12 mesi consecutivi. 135

136 alla posizione, attuale o futura, occupata dal dipendente presso l'impresa beneficiaria e che fornisca qualifiche che non siano trasferibili ad altre imprese o settori di occupazione, o lo siano solo limitatamente. Il Regolamento n. 69/01 de minimis sancisce che si possono erogare aiuti ad una medesima impresa fino a euro nell arco di tre anni. La Commissione ritiene infatti che tali aiuti siano minimi e quindi non falsano né minacciano di falsare la concorrenza. Lo Stato membro che li concede è però obbligato ad informare l impresa beneficiaria della natura de minimis dell aiuto e deve anche ricevere dall impresa stessa informazioni circa eventuali altri aiuti da questa ricevuti nei tre anni precedenti a titolo de minimis. Il regime in questione si applica agli aiuti concessi alle imprese di qualsiasi settore, ad eccezione di quelli concessi: al settore dei trasporti 5 ; a favore di attività connesse all'esportazione, vale a dire aiuti direttamente connessi ai quantitativi esportati, alla costituzione e gestione di una rete di distribuzione o a altre spese correnti connesse all'attività di esportazione; agli aiuti condizionati all'impiego preferenziale di prodotti interni rispetto ai prodotti importati; attività legate alla produzione, alla trasformazione o alla commercializzazione dei prodotti di cui all allegato I del trattato (le imprese agrituristiche sono invece ammesse). Il Regolamento n. 70/2001 sancisce l esenzione dall obbligo di notifica per gli aiuti concessi nel rispetto dei limiti e delle prescrizioni contenute nel regolamento. Gli aiuti concernono sostanzialmente investimenti in immobilizzazioni materiali (terreni, edifici, macchinari, impianti finalizzati alla creazione o ampliamento di uno stabilimento) e immateriali (acquisto di brevetti e più in generale di knowhow). Il regolamento prevede percentuali di intensità di aiuto massime secondo criteri dimensionali e territoriali dell impresa. 5 Il settore dei trasporti è escluso in attesa della pubblicazione di un apposito Regolamento che ammetterà il settore ai benefici del de minimis. 136

137 Il Regolamento (CE) 2204/2002 sugli aiuti all occupazione si applica solo agli aiuti rivolti alla creazione di nuovi posti di lavoro, la finalità è quella di incoraggiare le imprese ad assumere lavoratori svantaggiati e disabili che altrimenti resterebbero esclusi dal mercato del lavoro. I posti di lavoro creati devono rappresentare un incremento netto del numero di dipendenti dell impresa e devono essere conservati per un periodo minimo di tre anni. 137

138 3. LA NUOVA DEFINIZIONE DI PMI DELLA COMMISSIONE La Commissione Europea, con la Raccomandazione 1422 del 6 maggio 2003, ha riscritto integralmente le regole sulla base delle quali un impresa può essere definita "PMI" e ha sostituito, a decorrere dal 1º gennaio 2005, la precedente Raccomandazione 96/280/Ce del 3 aprile In base alla recente Raccomandazione, la definizione di impresa risulta essere quella di seguito riportata. L impresa di media dimensione e quella che ha: un numero inferiore a 250 dipendenti; un fatturato annuale minore o pari a 50 milioni di euro (era 40 milioni nel 1996) un totale di bilancio che non supera i 43 milioni di euro (27 milioni nel 1996). L impresa di piccole dimensioni è quelle che ha : meno di 50 dipendenti; un fatturato minore o pari a 10 milioni di euro (era 7 milioni nel 1996); un totale di bilancio sempre di 10 milioni (era di 5 milioni nel 1996). Si considera di piccolissime dimensioni l impresa che ha: meno di 10 dipendenti, un fatturato inferiore o pari a 2 milioni di euro (cifra in passato non definita), la stessa cifra indicata anche per il totale di bilancio annuale. 138

139 PRINCIPALE NORMATIVA SULLA FORMAZIONE CONTINUA 139

140 BIBLIOGRAFIA 140

141 In sintesi Categoria di impresa Dipendenti Fatturato annuale Bilancio totale MEDIA < milioni 43 milioni PICCOLA < milioni 10 milioni PICCOLISSIMA < 10 2 milioni 2 milioni 141

142 Normativa comunitaria di riferimento sugli aiuti di Stato alla formazione Regolamento n. 68/2001 Regime di esenzione e Regolamento n. 363/2004 che lo modifica Regolamento n.69/2001 de minimis e Regolamento 1860/2004 che lo modifica Regolamento n. 70/ aiuti di stato alle PMI e Regolamento n. 364/2004 che lo modifica Regolamento n. 2204/ aiuti di Stato a favore dell'occupazione Regolamento n. 794/2004 : disposizioni di esecuzione del Regolamento 659 del Consiglio recante modalità di applicazione dellìarticolo 93 del Trattato Allegato I: Modulo standard per la notifica degli aiuti di stato e per la trasmissione di informazioni sugli aiuti illegali Informazioni generali e informazioni Informazioni complementari da parte III a parte III.11 Informazioni supplementari da parte III 12.A a parte III.13 Allegato II - Modulo di notifica semplificato Allegato III A e B - Modello di relazione per gli aiuti di Stato esistenti; C- informazioni per la relazione annuale da trasmettere alla Coesione Regolamento n. 659/1999 sulle modalità di applicazione dell'art. 93 del Trattato Ce Disciplina degli aiuti di Stato destinati alla formazione dell'11 novembre 1998 (98/C 343/07) 142

143 LA PRINCIPALE NORMATIVA NAZIONALE SULLA FORMAZIONE CONTINUA Legge 845/1978 Legge 236/1993 o Circolare 174/1996 o Decreto Ministeriale 100/1997 o Circolare 14/1997 o Circolare 37/1998 o Avviso 2/1998 o Circolare 139/1998 o Circolare 51/1999 o Circolare 65/1999 o Circolare 30/2000 o Circolare 92/2000 o Decreto Direttoriale 511/2001 o Decreto Direttoriale 296/2003 o Decreto Direttoriale 243/2004 Legge 196/1997 art.17 Legge 144/1999 art.67 Legge 53/2000 art. 5 e 6 o Decreto Interministeriale n. 167/2001 o Decreto Interministeriale n. 136/2004 o Decreto Interministeriale n. 349/2004 Legge 388/2000 art.118 (legge finanziaria 2001) Legge 289/2002 art. 48 (legge finanziaria 2003) Circolare Inps n.71 del 2/4/2003 integrata dal Messaggio Inps n.61 del 19/5/2003, dal Messaggio Inps n.80 del 2/7/2003 e dal Messaggio Inps n.5684 del 1/3/2004 o Decreto Interministeriale del 23/04/2003 o Decreto Direttoriale n. 148/1/2003 o Decreto Direttoriale n. 351/1/2003 o Decreto Ministeriale 383/V/2003 o Decreto Ministeriale 42/V/2004 o Circolare n. 36 del 18/11/2003 Linee guida sui costi ammissibili Linee guida sul sistema dei controlli o Circolare Inps n. 60 del 6/4/2004 o Decreto Direttoriale n. 133 del 26/5/2004 o Circolare INPS n. 67 del 24/5/2005 Legge n. 30 del 10/02/03 (legge Biagi) o Decreto Legislativo n. 276 del 10/09/2003 Legge 311/2004 art.1 comma 151 (legge finanziaria 2005) Sentenza Corte Costituzionale n. 51/2005 Legge 80/2005 La principale normativa Europea sulla Formazione Continua Regolamento Fondi Strutturali 1260/

144 Regolamento FSE 1784/1999 Quadro Comunitario di Sostegno, Obiettivo 3, Policy Field "Adattabilità Quadro Comunitario di Sostegno, Obiettivo 1, Asse III Risorse Umane, Policy Field "Adattabilità Comunicazione Commissione seconda fase Equal Decisione del Consiglio sul Programma di Azione Leonardo Da Vinci Gli Aiuti di Stato per la formazione Regolamento sul regime d esenzione 68/2001 e Regolamento n.363/2004 che lo modifica Regolamento sul regime "de minimis" 69/2001 e Regolamento n.1860/2004 che lo modifica Regolamento "Aiuti alle Pmi" 70/2001 e Regolamento 364/2004 che lo modifica I principali accordi sulla Formazione Continua Accordo per la Formazione Continua dei lavoratori e per la preparazione dei giovani all'ingresso nel mondo del lavoro - Unione degli Industriali della Provincia di Varese e CGIL, CISL e UIL, 7 ottobre 2004 Protocollo d'intesa per rafforzare il Dialogo Sociale per favorire le trasformazioni dell'economia trevigiana- Unindustria Treviso e CGIL, CISL e UIL Treviso, 5 ottobre 2004 Accordo per lo sviluppo, l occupazione e la competitività Cgil-Cisl-Uil Confindustria, 19 giugno 2003 Patto per l Italia, 5 luglio 2002 Patto sociale per lo sviluppo e l occupazione, 22 dicembre 1998 Patto per l Occupazione, 24 settembre 1996 Protocollo intesa su formazione e enti bilaterali, 10 dicembre 1994 Protocollo sulla politica dei redditi e dell occupazione, sugli aspetti contrattuali, sulle politiche del lavoro e sul sostegno al sistema produttivo, 23 luglio

145 RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI Angotti, R.(2003), I comportamenti formativi dei lavoratori adulti in Italia. I risultati di due indagini Isfol a confronto, in Isfol (2003), La domanda sociale di formazione permanente, Roma Centro Studi Confindustria (1999), Indagine sulla formazione continua. Rapporto finale, a cura di Andrea Montanino, Roma Commissione Europea (2003), Comunicazione della Commissione, Investire efficientemente nell'istruzione e nella formazione: un imperativo per l'europa, Bruxelles, , COM(2002) Confindustria (1999), La fabbrica delle competenze, Rapporto della Commissione Confindustria per la formazione professionale, Milano. Consiglio europeo (2001) di Lisbona, Conclusioni della Presidenza Eurostat, (2002), European social statistics. Continuing vocational training survey (CVTS2). Data 1999, Theme 3 Population and social conditions, Luxembourg: Office for Official Publications of the European Communities Eurostat (2001) Life long learning (adult partecipation in education and training) employment, Lussemburgo. Frigo F., Lindo V. W. (2002), Economia e costi della formazione aziendale, Franco Angeli Editore, Roma, Frigo F. (a cura di) Le Buone Pratiche nella formazione continua, Struttura ISFOL di assistenza tecnica al FSE, aprile 2000, Isfol, Roma Frigo F. e Vaccaro S., a cura di (2004), La formazione continua nella contrattazione collettiva, Isfol I Libri del Fondo Sociale Europeo, Roma Frigo F. e Benincampi M., a cura di (2003), Formazione aziendale e azioni di sistema nell esperienza della legge 236/93, Isfol Quaderni di Formazione, Franco Angeli, Milano Frigo F. e Richini P., a cura di (2002), I laboratori della formazione continua, Isfol Strumenti e Ricerche, Franco Angeli, Milano A. Gammaldi, con S. Giorgetti V. Walter Lindo, G. Mazzola Verso la nuova programmazione dei Fondi Strutturali, Materiali Formez, novembre 2003, Roma ISFOL, Rapporto ISFOL 2005, AA.VV., Tiellemedia Editore, Roma, novembre 2005 Istat, (2002), "La formazione del personale nelle imprese italiane. Anno 1999", a cura di Giulio Perani, Statistiche in breve, 145

146 Mazzoli G. (2006), Pro Fondi, Guida ai Fondi paritetici Interprofessionali per la formazione continua, Franco Angeli Editore, Milano Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Isfol, La Formazione Continua in Italia. Rapporto 2004 e 2005, a cura di ISFOL, in Camera dei deputati, Atti parlamentari XIV Legislatura, presentata dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali. 146

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