Il radar penetrante (GPR) Ing. Antonio del Conte
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1 Il radar penetrante (GPR) Ing. Antonio del Conte Ancona, 22 gennaio 2004
2 1. IL GEORADAR Il termine georadar o G.P.R. (Ground Penetrating Radar), identifica una apparecchiatura radar dedicata all indagine del sottosuolo, delle strutture e dei manufatti in genere. La parola radar deriva dalla denominazione inglese radio detection and ranging (radiorilevamento e misura della distanza), adoperata universalmente per indicare le apparecchiature con le quali si effettuano, a mezzo di onde elettromagnetiche, rilevamenti della posizione di oggetti con tecnica analoga a quella del rilevamento ottico mediante fasci luminosi. Più precisamente, un radar emette un fascio di onde elettromagnetiche che viene diretto contro un bersaglio da rilevare e da questo viene riflesso; un ricevitore, collocato in prossimità del trasmettitore, raccoglie una piccola frazione dell energia riflessa e fornisce le informazioni necessarie al rilevamento. La distanza dell oggetto da rilevare è data dall intervallo di tempo che separa l istante di emissione di un impulso dall istante di ricezione dell eco relativa. La posizione dell oggetto da rilevare è individuata dalla distanza di questo dal trasmettitore e dalla direzione del fascio che lo raggiunge. Il GPR è un sistema di controllo diagnostico non invasivo che si basa sullo stesso principio dei radar convenzionali, ma con alcune differenze significative: in un radar convenzionale l onda elettromagnetica irradiata si propaga attraverso l aria, mentre nel radar per introspezione del suolo si propaga nel suolo o in altri materiali solidi; i radar convenzionali possono rivelare bersagli a distanza di molti chilometri, mentre il radar per introspezione del suolo opera generalmente a distanze di pochi metri; la risoluzione dei radar convenzionali è dell ordine delle decine o centinaia di metri, mentre il radar per introspezione del suolo ha risoluzioni dell ordine delle decine di centimetri. In questi ultimi anni l utilizzo delle tecniche GPR per le prospezioni geofisiche, hanno assunto una sempre maggiore diffusione, si è assistito infatti ad un notevole aumento di interesse nei confronti di questa tecnica geofisica dipendente in gran parte dall economia dei costi e dei tempi di esecuzione, nonché dal carattere non distruttivo dell indagine e dalla semplice interpretabilità dei risultati. Il georadar è uno strumento versatile che consente di ottenere con alta precisione un profilo continuo del mezzo investigato, che sia terreno naturale, muratura o pavimentazione stradale, dal quale è possibile ottenere in tempi rapidi numerose informazioni. L utilizzo di questa tecnologia consente infatti di rilevare e localizzare la presenza nel mezzo investigato di oggetti, strutture sepolte, cavità o comunque di qualsiasi discontinuità presente. 2. CENNI STORICI SUL GEORADAR Le prime applicazioni delle tecniche di indagine geofisica risalgono agli anni 30, con applicazioni nella ricerca archeologica, finalizzate a captare la profondità di un ghiacciaio. La tecnologia fu ampiamente trascurata fino agli anni 50, periodo dell immediato dopoguerra. In questi anni si è verificato un rapido ed intenso sviluppo di tali tecniche, soprattutto con l impiego delle tecnologie di derivazione bellica quali i metal detector, i sistemi di rilevazione elettromagnetici ed il radar. Negli ultimi anni, i notevoli progressi tecnologici dell elettronica e dell informatica hanno avuto applicazioni rivoluzionarie anche nel campo della prospezione geofisica applicata prima in campo geologico ed archeologico e successivamente in quello edile e civile. Ancora negli anni 50 e 60 le strumentazioni e le attrezzature utilizzate erano complesse, ingombranti e richiedevano lunghi tempi per l acquisizione dei dati. Le apparecchiature moderne, tutte di limitate dimensioni, portatili e di facile impiego, sono dotate di gestione e controllo automatico delle operazioni di acquisizione dati e di memorie elettroniche capaci di creare un database dei valori registrati. Con semplici operazioni i dati rilevati vengono trasferiti direttamente al computer per l elaborazione automatica e la restituzione grafica, sotto forma di carte o di grafici delle informazioni raccolte, in cui l andamento, la morfologia delle curve, o di campionature di colori diversi, visualizzano i vari lineamenti strutturali sepolti. 3. FUNZIONAMENTO DEL GEORADAR Il GPR ad impulso elettromagnetico è un sistema elettronico, complesso e tecnologicamente avanzato, in grado di indagare i terreni ed i materiali con notevole dettaglio, utilizzando la riflessione di onde elettromagnetiche. 2
3 La generazione e la ricezione dei segnali a radiofrequenza (compresi di solito nel range 100 MHz 1.5 GHz) è operata da una o più antenne che vengono fatte scorrere sul mezzo che si desidera indagare; i dati raccolti, opportunamente elaborati, vengono memorizzati e visualizzati su una unità di controllo, la stessa che genera gli impulsi necessari al funzionamento delle antenne. Per meglio comprendere come, a partire dall impulso trasmesso, si pervenga alla visualizzazione di un radargramma sul monitor, sarà necessario effettuare una digressione sui principi fisici di funzionamento del sistema. La teoria di Maxwell afferma che un dipolo eccitato da un voltaggio ad alta frequenza genera un campo elettrico parallelo al dipolo. Le cariche elettriche in moto all interno del campo elettrico generano un campo magnetico perpendicolare al dipolo stesso. Le proprietà elettriche del mezzo investigato esercitano una grande influenza sulla risposta del GPR, al contrario di quelle magnetiche che non presentano considerevoli variazioni da materiale a materiale. Esistono due tipologie di corrente elettrica: corrente di conduzione e corrente di spostamento. La corrente di conduzione è generata dal movimento di cariche attratte dal campo elettrico. La grandezza caratteristica che la contraddistingue è l intensità di corrente J c, correlata al campo elettrico dalla relazione lineare: Jc = σ E (1) In cui: E è il campo elettrico σ è la conduttività, ovvero la capacità del materiale di condurre corrente elettrica. La corrente di spostamento è dovuta alla distanza fra le cariche e risulta direttamente proporzionale al campo elettrico applicato tramite la costante dielettrica del mezzo ε secondo la relazione: D = ε E (2) In cui D è lo spostamento elettrico. La costante dielettrica ε misura la capacità di una mezzo di immagazzinare una carica elettrica quando sottoposto ad un campo elettrico (tale capacità risulta influenzata dal contenuto in acqua). L intensità di corrente di spostamento J p è data da: dd de Jp = = ε (3) dt dt La corrente che attraversa il mezzo durante una indagine con GPR è la somma della corrente di conduzione e della corrente di spostamento, ovvero: J = Jc + Jp (4) Tale relazione, scritta nel dominio delle frequenze, diventa: J = ( σ + iωε ) E (5) In cui: ω = 2πf f è la frequenza di eccitazione. Un antenna, sollecitata da un impulso elettrico, genera un campo elettromagnetico che si propaga attraverso il mezzo, subendo un decadimento dell ampiezza, che dipende dalla distanza coperta. 3
4 L equazione di Maxwell che esprime la propagazione del campo elettromagnetico, lungo una direzione z, in un mezzo omogeneo, può essere scritta come: dove γ è chiamata costante di propagazione e si esprime come. E = E x e -γx (6) γ = α + β i (7) con α fattore di attenuazione e β costante di fase, dipendenti dalla conduttività, dalla costante dielettrica e dalla permeabilità del mezzo attraversato. Nel caso in cui si potesse ritenere nulla la σ del mezzo investigato, questo annullerebbe il fattore d attenuazione, cosicché non si avrebbe decadimento d energia con la profondità di investigazione. In generale questo non è ammissibile, ma è tuttavia auspicabile che la conduttività del mezzo sia sufficientemente bassa da determinare un fenomeno di assorbimento ad essa proporzionale. La velocità con la quale l onda elettromagnetica attraversa il mezzo può essere espressa dalla formula: V = 1/ εμ (8) con ε = ε o. ε r, dove ε o è la costante dielettrica in aria e ε r è la costante dielettrica relativa; μ = μ o. μ r dove μ o è la permeabilità magnetica in aria e μ r è la permeabilità relativa. Se si indica con C la velocità dell onda in aria, essa sarà espressa come: e di conseguenza: C = 1/ ε 0μ0 (9) V = C/ ε rμr (10) Potendo in generale supporre che la permeabilità magnetica relativa sia circa uguale ad 1 qualunque sia il mezzo, allora la V sarà influenzata dalla sola costante dielettrica relativa. Quando un onda elettromagnetica incide la superficie di separazione fra due mezzi con differenti caratteristiche elettromagnetiche, essa viene in parte riflessa e in parte trasmessa. La quantità di energia riflessa e trasmessa dipende dai coefficienti R e T, che a loro volta sono legati alle impedenze magnetiche Z 1 e Z 2 dei 2 mezzi: Z Z R = Z + Z (11) T = 2Z1 Z + Z 2 1 (12) L impedenza elettromagnetica dipende dalla costante dielettrica, dalla permeabilità magnetica e dalla conduttività in base alla seguente relazione: Z = iωμ iωε + σ Ciò implica che, affinché si possa generare una riflessione, è necessario avere un contrasto di μ, ε o σ; ma per quanto già affermato riguardo l invariabilità di μ, saranno contrasti di σ o ε a determinare tale fenomeno. (13) 4
5 Fig. 1 Riflessione fra 2 mezzi per contrasto di impedenze. In Tabella 1 sono riportati i valori d ε r, di σ, di V e α sperimentalmente misurati ad una frequenza di 100 MHz, per alcuni caratteristici materiali geologici Materiale ε r σ(s/m) V(m/ns) α(db/m) aria acqua distillata x10-3 acqua dolce acqua salata 80 3x sabbia secca sabbia umida argilla granito ghiaccio Tabella 1 - Caratteristiche elettromagnetiche di alcuni materiali geologici. 4. ACQUISIZIONE DEI DATI Questa sezione della tesi è dedicata alla discussione di tutti gli aspetti che influenzano l acquisizione dei dati tramite indagine georadar quali: equipaggiamento e sue caratteristiche, proprietà dei mezzi indagati, metodi di conduzione e progetto della campagna di indagine. L equipaggiamento utilizzato nei sistemi GPR è schematicamente rappresentato in Figura 2. Figura 2 - Schema di funzionamento del georadar. Il processo di funzionamento del georadar è riassunto nei seguenti punti: 1. L unità di controllo genera un impulso trigger; 2. l impulso viene trasmesso tramite il cavo all elettronica trasmittente del trasduttore; 3. nel trasduttore ogni impulso trigger viene trasformato in un impulso bipolare e aumentato in ampiezza (il segnale elettrico diventa onda elettromagnetica); 5
6 4. l impulso viene quindi trasferito in sottosuperficie attraverso l antenna. Le dimensioni dell antenna e le proprietà elettriche della sottosuperficie determinano la frequenza dell energia propagata; 5. in sottosuperficie le riflessioni avvengono in corrispondenza di contrasti di proprietà dielettriche; 6. il ricevitore dell antenna intercetta il segnale di ritorno e lo invia all unità di controllo, dove viene processato e visualizzato I sistemi GPR commerciali sono progettati per produrre segnali a banda larga in maniera da poter essere utilizzati con antenne di frequenze differenti, assecondando così le necessità dell utilizzatore. All interno del ricevitore i dati raccolti vengono filtrati e campionati per la restituzione di un radargramma, il cui tempo zero, non coinciderà con quello di emissione dell impulso in quanto risulta necessario considerare il tempo di viaggio dell onda elettromagnetica attraverso i cavi che collegano il GPR alle antenne. La scelta dell antenna è una fase fondamentale di una indagine georadar e si effettua considerando che, la frequenza dell antenna deve tener conto delle caratteristiche meccaniche ed elettriche dei materiali, della risoluzione spaziale richiesta e della profondità da indagare. I sistemi GPR commerciali utilizzano solitamente antenne dipolari, costituite cioè da una trasmittente (TX) e una ricevente (RX), le cui dimensioni sono dello stesso ordine di grandezza della lunghezza d onda del segnale emesso. Nella Configurazione Monostatica trasmettitore e ricevitore sono inclusi all interno della medesima struttura. Questa modalità utilizza per lo più antenne con frequenza medio-alta ( MHz). Nella Configurazione Bistatica i due elementi sono separati e si impiegano tendenzialmente basse frequenze. Le antenne non emettono segnale ad un unica frequenza, bensì all interno di un certo spettro 1 (bandwidth), compreso fra fc e 2 fc, con fc frequenza centrale della banda, corrispondente 2 ad un picco di intensità del segnale (vedi Figura 3 relativa ad una antenna da 120 MHz). Figura 3 Spettro teorico per una antenna da 120 MHz. Il comportamento dell antenna risulta influenzato dagli effetti generati dall accoppiamento con il terreno: innanzitutto una traslazione dello spettro verso frequenze più basse rispetto a quelle emesse (downloading effect); in secondo luogo una sensibile modificazione del pattern di radiazione dell antenna. La Figura 4 mostra qualitativamente le differenze fra il pattern di radiazione di un dipolo accoppiato con il terreno e in aria. 6
7 Figura 4 Pattern di radiazione di un dipolo in aria e nel terreno. Il pattern nel piano ortogonale al dipolo (ovvero il piano TE del campo elettrico) mostra un massimo in corrispondenza dell angolo critico all interfaccia aria-suolo. Al contrario il pattern nel piano parallelo (piano TM del campo magnetico) presenta un minimo nella stessa direzione ed è caratterizzato da tre lobi. In ogni caso l impronta orizzontale sul piano TE risulta più ampia rispetto a quella sul TM, ovvero l area illuminata nel piano normale al dipolo risulta più ampia rispetto a quella nel piano del dipolo. Ciò spiega perché la scelta dell orientazione dell antenna influenza grandemente i risultati ottenibili dalle indagini. Se la trasmittente e la ricevente sono poste perpendicolarmente alla direzione d investigazione la sovrapposizione delle loro impronte risulta maggiore (come mostrato in Figura 5) e ciò garantisce che oggetti sparsi all interno del mezzo o riflettori possano essere osservati per profondità e intervalli di distanza più ampi. Figura 5 Impronta dell antenna in direzione perpendicolare e parallela alla direzione d investigazione. Ulteriore fattore da considerare nella scelta di una antenna è rappresentato dalla profondità di indagine. A causa della lunghezza del percorso dell onda verso il target da individuare e dei fenomeni di assorbimento, l energia di ritorno potrebbe essere più debole rispetto al rumore e quindi irrivelabile. Antenne ad alta frequenza (> 400 MHz) forniscono elevate risoluzioni spaziali ma limitate profondità di penetrazione, quindi sono adatte per investigare spessori modesti. Al contrario, antenne a bassa frequenza consentono una penetrazione superiore, con una penalizzazione, tuttavia, in termini di risoluzione spaziale. Dovendo quindi riassumere i fattori che influenzano la scelta di una antenna con una determinata frequenza centrale, i seguenti quattro sarebbero fondamentali: 1. Dimensioni dell antenna (che sono proporzionali alla lunghezza d onda del segnale emesso); 2. Profondità d indagine (le basse frequenze presentano coefficienti d assorbimento più bassi); 7
8 3. Risoluzione (2 riflessioni orizzontali risultano distinguibili qualora siano distanti fra loro più di 1 λ 4 ); 4. Effetti di dispersione (quando un oggetto presenta dimensioni comparabili con l dell onda emessa si ha una perdita d energia a causa dei fenomeni di dispersione). La Tabella II mostra le profondità d indagine attese (in favorevoli condizioni di propagazione) per antenne di frequenza compresa fra 30 e 2000 MHz. Frequenza centrale (MHz) Penetrazione (m) Risoluzione verticale (m) ,6 4, ,8 2, ,4 1, ,2 0, ,1 0, ,5 0,05 0, ,25 0,03 0,075 Dimensioni (m) Tabella II Dati tratti da Surface-penetrating Radar, D.J. Daniels, Electronica and Communications Engineers Journal, August Un ultima considerazione riguarda l esistenza, per ogni antenna, di una dead-zone superficiale, in cui risulta molto difficile l individuazione dei target. Tale zona è considerata uguale alla spaziatura fra dipolo trasmittente e ricevente, anche se risulta variabile in relazione alla composizione del mezzo. I valori teorici di ampiezza della dead-zone sono riportati in tabella III. Frequenza centrale dell antenna(mhz) , Ampiezza della dead-zone (cm) Tabella III Ampiezze della dead zone per vari valori della frequenza centrale dell antenna. Come già precedentemente indicato, il Georadar risulta particolarmente adatto per indagare materiali con bassa conduttività elettrica ( calcestruzzo, sabbia, asfalto, etc. ). Il segnale attraversa tali mezzi con una velocità che dipende dalla loro costante dielettrica, ed in particolare risulta inversamente proporzionale ad essa. La riflessione viene prodotta quando l onda elettromagnetica intercetta lo strato di separazione fra mezzi con differenti proprietà dielettriche. Tanto più questo contrasto è accentuato, tanto maggiore sarà la riflessione, in accordo con l espressione (11) del coefficiente di riflessione R, che, nel caso di incidenza normale, può essere scritta come: R = ε ε ε ε 2 1 (14) dove ε 1 ed ε 2 sono i valori della costante dielettrica rispettivamente del primo e secondo mezzo. Il metallo, indipendentemente dalle sue dimensioni, è un materiale completamente riflettente, ma impedisce che target posti al di sotto possano essere individuati. 8
9 Anche la polarità della riflessione può fornire interessanti informazioni ai fini dell interpretazione dei dati raccolti. In tutte le antenne dei sistemi impiegati da Artemis l impulso trasmesso presenta una certa polarità con emissione di un primo picco positivo, seguito da uno negativo. Rappresentata in scala di grigi essa appare come una banda bianca seguita da una nera. Ogni riflessione è una copia dell impulso trasmesso e quindi si presenta allo stesso modo. Quando tuttavia l onda incide la superficie di separazione fra due mezzi, di cui il secondo con costante dielettrica più bassa, si determina una inversione della polarità, in accordo con la (14). Grazie a questo fenomeno si può, ad esempio, individuare la superficie inferiore di un elemento in calcestruzzo a diretto contatto con l aria (come mostrato in Figura 6). Figura 6 Radargramma di una trave in calcestruzzo : risultano evidenti le riflessioni dei ferri di armatura e quella all interfaccia calcestruzzo-aria. Quando l onda incide una superficie continua di separazione fra due mezzi, l antenna riceve in maniera ripetitiva riflessioni provenienti da questa, cosicché l immagine che ne risulta ricalca il profilo di tale piano ( riflessione sostanzialmente piana ). Qualora invece l antenna intercetti un target di tipo lineare (tubo, barra d armatura), la riflessione assume una forma iperbolica. Ciò si verifica perché la trasmittente genera un segnale, che, come precedentemente illustrato, viene irradiato all interno di un cono con una certa apertura angolare e quindi il radar vede l oggetto non solo quando vi si trova esattamente al di sopra, ma anche quando vi si sta avvicinando. Quanto finora affermato, può essere graficamente riscontrato in Figura 7. La forma dell iperbole dipende quindi da 2 parametri: 1. Spaziatura della scansione (scan spacing): più risulta piccola, più le iperboli sono ampie; 2. Velocità del segnale: velocità elevate producono iperboli più ampie. Mentre il primo fattore viene impostato dall operatore prima di procedere all indagine; il secondo viene sfruttato in fase di elaborazione dei dati per ricavare, proprio dalla forma dell iperbole, la velocità con la quale l onda elettromagnetica attraversa il mezzo (funzione MIGRAZIONE). L intensità della singola riflessione è legata invece alle caratteristiche del materiale: oggetti metallici producono riflessioni molto luminose, mentre elementi in PVC (ad esempio), producono riflessioni meno evidenti. Anche la dimensione del target influisce sulla potenza del segnale di ritorno, che risulta tanto maggiore quanto più cresce il diametro dell oggetto nascosto. Due oggetti dello stesso materiale, che presentino stesso diametro ma sezione, una volta cava, una volta piena, producono riflessioni identiche. Target composti, come condotte in PVC contenenti cavi elettrici, producono riflessioni che danno origine a iperboli distorte. La forma della riflessione prodotta da un target lineare è naturalmente anche legata alla direttrice lungo la quale avviene la scansione: se essa è parallela allo sviluppo dell elemento, allora l immagine prodotta sarà simile a quella di un piano continuo; viceversa per una direzione di scansione perpendicolare la riflessione sarà parabolica. 9
10 Figura 7 Schema di una indagine radar e del suo risultato. In Figura 8 è riportato, a titolo di esempio, un radargramma ottenuto da un mezzo contenente un tubo in PVC, una condotta contenente cavi metallici e una barra di armatura. Figura 8 Riflessioni provenienti da tubazioni di materiale vario. La precisione nell individuazione dei target dipende dal pattern dell antenna e dallo scan spacing (passo di scansione dei dati che viene impostato prima di procedere all indagine). Se il segnale emesso dall antenna fosse sostanzialmente verticale, l immagine restituita sarebbe quella di un punto collocato nella sua esatta posizione. Invece le onde sono emesse all interno di un cono con apertura di circa 60 e, per quanto visto, questo genera l iperbole. Il vertice dell iperbole individua l esatta posizione, all interno del mezzo, dell oggetto che ha determinato la riflessione e la sua ricerca diventerà quindi uno dei principali obiettivi in fase di rielaborazione dei dati. Non potrà tuttavia essere trascurata una certa incertezza, dello stesso ordine di grandezza dello scan spacing e comunque mai inferiore al centimetro. La risoluzione spaziale dell antenna, ovvero la sua capacità di produrre immagini distinte di oggetti separati nello spazio, è legata alla lunghezza d onda dell onda elettromagnetica emessa. La distanza minima fra due target, affinché possano percepirsi come distinti all interno di un radargramma, deve essere almeno pari a 4 λ sia lungo la direzione orizzontale che verticale. Esistono tre principali metodologie per la conduzione di prospezioni tramite GPR. 1. La più diffusa è quella basata sul metodo della riflessione, dove, una coppia di antenne (trasmittente e ricevente) sono utilizzate per raccogliere riflessioni verticali. 2. Il secondo metodo è comunemente denominato COMMON MIDPOINT e consiste nell aumentare progressivamente la distanza fra l antenna trasmittente e la ricevente, mantenendo fisse le coordinate del punto di mezzo, affinché le riflessioni provengano sempre dallo stesso punto in profondità, ammesso che il riflettore sia orizzontale. Dall analisi delle relazioni fra spazio e tempo, si arriva alla stima di come la velocità varia con la profondità. 3. Il terzo metodo è quello in trasparenza, per cui trasmittente e ricevente sono collocate nelle due opposte facce del mezzo da investigare. Questo metodo necessita antenne speciali che possano penetrare all interno di pozzi, realizzati ad hoc per l effettuazione dell indagine. Tale metodo consente di ottenere una tomografia dell area compresa all interno dei pozzi. 10
11 Inoltre, le acquisizioni devono essere progettate in funzione: 1. delle proprietà elettriche del target e dei materiali che lo contengono: un esito favorevole dell indagine richiede sufficienti contrasti di costante dielettrica e basse conducibilità; 2. della profondità del target: il settaggio del range (tempo di registrazione) deve essere adeguato a contenere la riflessione di interesse; 3. delle dimensioni del target: lo scan spacing va impostato sulla base del diametro dell oggetto da individuare. Oltre a questi fattori di carattere interno, ve n è uno di natura esterna costituito dalla presenza di strutture metalliche vicine alle antenne o sorgenti di onde radio in prossimità del sito di indagine, che possono produrre artefatti e distorsioni nelle immagini radar. Occorre innanzi tutto garantire una sufficiente penetrazione del segnale per raggiungere i target più lontani, ad esempio per vedere la riflessione dalla parete opposta di una muratura se l indagine è rivolta a caratterizzare un muro oppure per vedere le diffrazioni prodotte da elementi in metallo (perni, catene,.) presumibilmente presenti all interno di un elemento architettonico, se l indagine è rivolta alla loro localizzazione. La profondità di indagine dipende dalle caratteristiche del materiale, soprattutto dalla sua conducibilità, che aumenta sensibilmente in presenza di umidità. La penetrazione è anche sfavorita dalla dispersione di energia prodotta da diffrazioni per cui un materiale disomogeneo, ad esempio costituito da piccole pietre e cocci con taglio irregolare, è certamente meno favorevole rispetto ad una muratura costituita da grosse pietre con taglio regolare. Per garantire la profondità richiesta, occorre scegliere opportunamente la frequenza delle antenne da utilizzare. La scelta è sempre l esito di un compromesso in quanto le antenne che garantiscono maggior penetrazione sono quelle di bassa frequenza, ma lavorando con frequenze basse si riduce la risoluzione dell esperimento e si è costretti a lavorare con antenne più pesanti e di maggior ingombro. In condizioni favorevoli, si può pensare che per indagini fino a 0.5 m di profondità si possa lavorare con antenne da 1.5 GHz, per profondità fino ad 1 m con antenne da 1 GHz e per profondità maggiori con antenne da 500 MHz. In ogni caso è bene eseguire dei test preliminari per verificare che la scelta fatta sia appropriata. Ad esempio, la penetrazione del segnale fino alla parete opposta di un muro può essere facilmente controllata verificando la presenza nei dati radar della riflessione prodotta dall interfaccia muro-aria e qualora ci siano dubbi nel riconoscimento di questa ci si può aiutare appoggiando una lastra di metallo sulla parete opposta alle antenne in modo da enfatizzare la riflessione di fine muro. Oppure, si può eseguire un breve profilo in direzione ortogonale ad una barra di metallo appoggiata alla parete opposta come mostrato in Figura 9. La penetrazione può essere considerata sufficiente se l immagine radar mostra la tipica iperbole di diffrazione prodotta dalla barra di metallo. Oltre a verificare la penetrazione del segnale, queste prove sono utili per la calibrazione delle elaborazioni che saranno applicate ai dati. Queste richiedono la conoscenza della velocità media di propagazione del segnale nel mezzo. Conoscendo lo spessore della muratura, il tempo a cui si registra la riflessione di fondo muro può essere immediatamente trasformato in una velocità media. In alternativa, se la misura dello spessore del muro non è agevole o precisa, si può ottenere il medesimo risultato attraverso l analisi della curvatura dell iperbole di diffrazione prodotta dalla barra di metallo. Figura 3.9 Test di penetrazione con barra di metallo. 11
12 Una volta effettuata la scelta dell antenna è immediato stabilire quale dovrà essere l intervallo di campionamento temporale (sampling interval) dei dati. Esso deve soddisfare il teorema di Nyquist secondo cui la frequenza di campionamento (inverso dell intervallo di campionamento) deve essere almeno doppia della massima frequenza di segnale per prevenire fenomeni d aliasing. Poiché le antenne radar sono normalmente progettate per emettere segnale entro una banda larga quanto la frequenza centrale dell antenna, il suddetto requisito si traduce in: F c > 2 (1.5F ) = 3F (15) dove F c è la frequenza centrale di campionamento ed F è la frequenza centrale dell antenna scelta. Benché non strettamente necessario, un certo margine rispetto a quanto imposto dal teorema di Nyquist può essere conveniente al fine di avere una buona visualizzazione delle forme d onda. Il teorema di Nyquist si applica anche per la scelta dell intervallo di campionamento spaziale (spatial sampling), ossia della interdistanza tra le tracce registrate lungo il profilo. Nel caso più generale, il teorema di Nyquisit impone che l intervallo di campionamento spaziale Δx soddisfi la seguente condizione: 1 Δ x < λmin (16) 4 in cui λ min = V / Fmax è la minima lunghezza d onda emessa dall antenna. Di nuovo, ricordando che la frequenza massima emessa dall antenna è circa 1.5 volte la sua frequenza nominale, possiamo scrivere V Δ x < (17) 6F Ad esempio, per una muratura in cui il segnale si propaga con velocità di 12 cm/ns e per un antenna da 1 GHz, questo requisito impone una interdistanza tra le tracce non superiore a 2 cm. In realtà questo requisito può a volte essere rilassato. Esso infatti garantisce l assenza di fenomeni di aliasing spaziale per qualsiasi direzione di provenienza della riflessione radar. Se in un caso specifico, l utente può prevedere quale sarà la direzione dei segnali più radenti che si aspetta di registrare, ad esempio quelli prodotti dal riflettore più inclinato rispetto alla superficie di scansione allora la relazione per il calcolo di Dx diventa: Δ V x < 6F sinα (18) dove α è l angolo di inclinazione del riflettore, come mostrato in Figura 10. Figura 10 Riflettore inclinato. 12
13 Una volta scelti i parametri di acquisizione occorre decidere come e quanti profili eseguire per raggiungere gli obbiettivi preposti. In molti casi, l esecuzione di profili bidimensionali è sufficiente allo scopo. Ad esempio, per problemi di localizzazione di travi di legno o metallo, oppure per la verifica di problemi di distacco tra paramento esterno e parte interna della muratura o ancora per stabilire l estensione di una zona particolarmente umida o per distinguere zone caratterizzate da modalità costruttive diverse, non è necessario ricorrere ad indagini 3D. Si eseguiranno dunque un certo numero di profili 2D nei punti di maggior interesse. Possibilmente si cercherà di eseguire i profili in modalità continua, ossia trascinando l antenna ad una velocità all incirca costante senza fermarsi nei punti di acquisizione. Questo riduce di parecchio i tempi di acquisizione rispetto a misure eseguite in modo puntuale. Perchè ciò sia possibile occorre però che la superficie su cui si esegue il lavoro sia piana, non disturbata da elementi decorativi, in modo che l antenna possa scivolare senza difficoltà e in modo che si possa usare una rotella strumentata (encoder) montata in coda all antenna per misurare l avanzamento dell antenna e fornire automaticamente il comando di trigger secondo l intervallo di campionamento spaziale impostato dall utente. L orientamento del profilo può avere importanza in alcuni casi, soprattutto quando l indagine ha tra gli obiettivi la localizzazione di elementi in cui una dimensione domina sulle altre come nel caso di travi. Per ottimizzare la risposta conviene eseguire i profili in direzione ortogonale alla trave e con le antenne orientate in modo parallelo alla trave. Ciò garantisce il massimo ritorno d energia e facilita il riconoscimento della trave che produrrà la tipica risposta a forma d iperbole di diffrazione. Per indagini finalizzate ad altri obiettivi come la localizzazione di piccole cavità o di elementi particolari come perni di legno o di metallo, può essere molto utile eseguire indagini 3D che permettono di ricostruire con una elaborazione opportuna una immagine tridimensionale dell area investigata come in Figura 11. In tal caso occorre spendere più tempo in fase di acquisizione in quanto si devono eseguire diversi profili 2D paralleli separati da una distanza non superiore all intervallo di campionamento spaziale già discusso per soddisfare il teorema di Nyquisit. E importante che questi profili siano eseguiti con precisione altrimenti la focalizzazione dei dati non produrrà una buona immagine 3D. Figura 11 Immagine radar 3D ottenuta focalizzando l energia del segnale diffusa da alcuni inserti di metallo utilizzati all interno di una muratura per vincolare blocchi di pietra adiacenti. 13
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