Le tecniche costruttive
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- Antonia Arena
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1 Le tecniche costruttive Lo studio delle tecniche costruttive non sembra fornire sicuri appigli per la definizione della cronologia degli edifici civili della Valle Antigorio essenzialmente per due motivi: in primo luogo perché le tecniche edilizie non hanno subito sostanziali mutamenti nel corso dei secoli, al punto da poter essere considerate elementi datanti. Inoltre, la materia prima Figura 1 Sezione di muro a secco impiegata, la pietra locale, è sempre la stessa per ogni epoca in considerazione 1. Questi fattori sono gli stessi per cui, allo stesso modo, è molto difficile cogliere le modificazioni intervenute negli edifici nel corso del tempo. Infine, si aggiunga che la maggior parte delle abitazioni sono oggi completamente intonacate, ed è perciò impossibile un analisi diretta delle murature. Tendenzialmente, il paramento murario degli edifici civili antigoriani è realizzato da conci sommariamente sbozzati o, addirittura, solo spaccati, disposti in corsi solo approssimativamente regolari. Le anomalie del paramento determinano spesso un abbondante uso di malta, che colma le lacune tra un concio è l altro. Non mancano, tuttavia, edifici realizzati interamente a secco: in questi casi spesso gli elementi costruttivi presentano una forma più regolare, che consenta la realizzazione di ordinati corsi orizzontali (si veda, ad esempio, l edificio rurale di Pontemaglio, vedi testo 2 fig.8). Ma la bravura delle maestranze permette anche la realizzazione di muri a secco con materiale eterogeneo (figura 1): in questi casi, gioca un ruolo statico fondamentale la presenza del pesantissimo tetto tradizionale in piode, che comprime le pareti facendo aderire fra loro gli elementi costruttivi, immobilizzati dal peso della muratura soprastante. Molto raramente si segnala l utilizzo della tecnica muraria detta a spina di pesce e solo per brevissimi tratti di muratura. Un caso è visibile a Crevoladossola, in località Canova, ma si tratta quasi di un unicum in tutta la valle. Come è noto, infatti, questa tecnica è utilizzata con ciottoli e conci di dimensioni troppo ridotte per poter essere sbozzate nella forma desiderata, in condizioni, quindi, di penuria o di difficoltà di approvvigionamento di 1 Queste riflessioni sono state svolte anche da MANNONI MANNONI 1980, pp in particolare.
2 materiale litico. Per questo motivo la tecnica a spina di pesce è spesso utilizzata in pianura, mentre in Ossola, dove gli affioramenti litici sono frequenti,, brevi porzioni di muratura a spina di pesce si giustificano con la volontà di utilizzare anche scarti della sbozzatura dei conci di pietra, magari al fine di evitare di interrompere il lavoro in vista di una fornitura di nuova materia prima. Qualche indicazione cronologica, è fornita dall analisi dei cantonali, che negli edifici del XVI secolo si presentano generalmente spessi e ben squadrati. Nel corso dei secoli si modificano le dimensioni di questi conci angolari, che tendono ad assottigliarsi. Dal XVIII secolo si generalizza la tendenza ad intonacare completamente le pareti esterne degli edifici, spesso dipingendo finti particolari architettonici a scopo decorativo. La cultura costruttiva della valle Antigorio è priva di qualunque pretesa formale e sembra opera di maestranze locali, apparentemente improvvisate. Qualunque muro, tuttavia, per restare in piedi nel tempo deve essere realizzato da mano d opera specializzata, che può corrispondere a diverse categorie professionali. E affermato 2, infatti, che lo studio delle costruzioni in pietra deve partire da una distinzione fondamentale: esistono i muri dello scalpellino e quelli del muratore. Il primo fornisce blocchi squadrati a regola d arte, che il muratore dovrà solo mettere in opera seguendo scelte già stabilite; ne consegue che anche se non direttamente impegnato nell innalzamento dei muri, lo scalpellino nel fosse il vero responsabile. Quando il materiale costruttivo non è preventivamente squadrato da mano d opera specializzata, la figura del muratore acquista un rilievo diverso. I muri del muratore, come possono essere definiti quelli antigoriani, sono il frutto di una precisa professionalità che si esprime, innanzi tutto, nella selezione del concio di pietra più adatto per ogni posizione. La capacità di operare in tempi rapidi questo tipo di scelte, solo apparentemente semplici e, anzi, determinanti per la stabilità della muratura, si conseguiva solo attraverso un lungo apprendistato in cantiere. La quantità di malta impiegata, inoltre, è spesso indicativa della bravura del muratore: sono, infatti, migliori i muri che stanno in piedi quasi a secco. Muri forse meno accattivanti alla vista, ma che racchiudono una sapienza costruttiva che nulla ha da invidiare a quella espressa in edifici di maggior pregio! L'impiego della malta è comunque, almeno sino a tutto il XIX secolo, riservato quasi esclusivamente agli edifici residenziali e naturalmente a quelli pubblici. Purtroppo non è possibile, per mancanza di dati, fornire un quadro anche sommario dell organizzazione di un cantiere edile e degli strumenti impiegati dalle maestranze. 2 MANNONI 1997.
3 E stato documentato in valle un solo caso, che merita un approfondimento, che farebbe pensare all impiego di macchinari per il sollevamento di blocchi lapidei. I conci squadrati che compongono il paramento del campanile della chiesa di Santo Stefano di Crodo (fig. 2) recano, a partire da un altezza di circa 4 metri dal basamento, una piccola incisione circolare al centro. Queste concavità, che non si esclude avessero una funzione decorativa, sono compatibili con i segni lasciati dalle tenaglie utilizzate fin dell età romana per il sollevamento di blocchi lapidei (figura 3). Purtroppo, allo stato attuale non è possibile verificare con certezza questa ipotesi, che apre, comunque, suggestivi percorsi di ricerca e merita di essere approfondita. Figura 3 Sollevamento di un blocco lapideo con tenaglie metalliche (da ADAM 1988) fig. 2 particolare del paramento murario del campanile di Crodo
4 L inserimento degli infissi lapidei nelle murature La generale intonacatura degli edificio rende difficoltosa non solo l analisi dei paramenti murari, ma anche delle modalità di inserzione degli infissi lapidei nei paramenti stessi. Per quanto riguarda la fase A, poche considerazioni possono essere svolte solo a proposito dei portali di tipo A/1, che non presentano ancora stipiti monolitici. Il pesante architrave triangolare è inserito nel muro come un qualunque elemento costruttivo, trattenuto in opera dal peso della muratura soprastante. In questi, casi, come già accennato, un ruolo statico fondamentale è giocato dal tetto in piode, che comprime le pareti facendo aderire meglio gli elementi che compongono i paramenti e impedendone qualunque movimento. Simili modalità di inserzione connotano in portali della fase B, quasi sempre caratterizzati da architravi e stipiti monolitici che formano un unico corpo architettonico, scorporato dalla muratura circostante nella quale il portale è semplicemente inserito senza alcun legante, ad eccezione dell azione svolta dal peso della parete superiore. Ne consegue che quando questa compressione si allenta, spesso per la caduta del tetto dell edificio, il portale può precipitare in avanti. Per questo motivo, al portale di tipo B/2 viene preferito quello di tipo B/1, nelle due varianti identificate come A e B, in cui lastre orizzontali poste di piatto oltrepassano la larghezza dei piedritti e si incernierano nella muratura circostante, per garantire una migliore coesione del portale all edificio. Queste considerazioni possono essere estese anche a finestre di tipo B/4. I portali di tipo B/3 presenterebbero, apparentemente gli stessi problemi di connessione alla muratura del tipo B/2. Questo tipo di portale, tuttavia, è caratteristico di edifici di maggior pregio rispetto al tipo B/2, dove i materiali costruttivi presentano una rifinitura maggiore che garantisce un buon incastro degli infissi. Queste considerazioni si devono però fermare a questa fase preliminare, dal momento che tutti i fabbricati individuati con portali di tipo B/3, o finestre B/5, presentano una spessa intonacatura che impedisce l approfondimento dell analisi. Anche gli edifici delle fasi C e D sono sempre completamente intonacati e, pertanto, di difficile studio. Il generale assottigliamento degli stipiti, e il loro conseguente minor peso, rende comunque più agevole la presa della malta, che costituisce l elemento legante tra muratura e infissi che, come nel caso dei portali B/2, continuano ad essere inseriti nella muratura come corpi a se stanti, senza solidi legami fisici. Si sottolinea, inoltre, che la generale buona conservazione in situ degli infissi dei periodi C e D dipende in buona parte del fatto che molti degli edifici in cui sono inseriti sono tuttora abitati e godono, generalmente, di una manutenzione costante.
5 muratura con pietre non sbozzate ed angolari irregolari legati da abbondante malta muratura a secco caratterizzata da grossi angolari regolari
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Manciano. Sito Complesso Architettonico 1. Francesca Cheli. Corpo di Fabbrica 1. Piano 1. Piano 2
Manciano Indicazioni bibliografiche: CAMMAROSANO, PASSERI 1976, p. 325, n. 27.1; COLLAVINI 1998, pp. 199n, 323-24, 363, 375n, 377n, 409, 561; CORRIDORI 2004, p. 409-415; MACCARI, NOCCIOLI 1995; Repertorio
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