ALLARME FLAVESCENZA DORATA
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- Niccoletta Donati
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1 ALLARME FLAVESCENZA DORATA Pur essendo da alcuni anni sotto osservazione e oggetto di una lotta obbligatoria sul territorio regionale, la malattia non si è fermata e si sta lentamente spostando dalle province occidentali a quelle orientali dell Emilia Romagna. È indispensabile perciò non abbassare la guardia e applicare scrupolosamente le misure di controllo dell insetto vettore prescritte dal Servizio fitosanitario. Valerio Vicchi, Regione Emilia-Romagna, Servizio fitosanitario Riccardo Cornale, Alberto Reggiani Centro Agricoltura Ambiente Giorgio Nicoli - Crevalcore (BO) Guido Ghermanti Agrites srl Referente Produzioni integrate Provincia Bologna GRAPE VINE CORKY BARK Grape vine corky bark is an infectious disease caused by a particolar phytoplasma; phytoplasmas are prokaryotic microorganisms infecting the phloem tissue of the plant and causing the so-called yellow mosaic; there are many kinds of yellow mosaics, all exhibiting similar symptoms but spreading in different ways. In our case, the disease is transmitted by a vector insect, the Scafoideus titanus: in case of contact with contaminated plants, it acquires the phytoplasma by suction. Disease spreading may occur also by means of contaminated plant propagation material, such as rooted vines, although in contaminated plants rooting is difficult. Although such disease has been under observation for many years and obligatory control measures have been taken within the regional territory, the spreading has not stopped and it is slowly moving from the western provinces of Emilia-Romagna region to the eastern ones. Thus, it is fundamental to keep the situation under control, enforcing the control measures established by the Plant Protection Service. La flavescenza dorata della vite è una delle malattie infettive provocate dai fitoplasmi, microrganismi procarioti localizzati nel floema della pianta responsabili anche dei giallumi delle piante, che presentano sintomi simili fra loro, ma hanno modalità di diffusione diverse. La flavescenza è trasmessa da un insetto vettore, lo Scaphoideus titanus, una cicalina che in presenza di piante ammalate acquisisce il fitoplasma attraverso le punture di suzione. Il fitoplasma all interno dell insetto trascorre un periodo di latenza di circa 35 giorni, durante il quale dall intestino trasmigra alle ghiandole salivari, rendendo così il vettore infettivo cioè capace di trasmettere l infezione. PER RICONOSCERE LA MALATTIA il tralcio presenta una consistenza gommosa con cattiva lignificazione la vegetazione è stentata e i germogli striminziti la lamina fogliare è ispessita con consistenza cartacea i lembi fogliari di tutte le foglie del tralcio colpito sono accartocciati a triangolo verso il basso intorno alle nervature delle foglie o di settori di foglia delimitati dalle nervature principali si rilevano arrossamenti (uve rosse) o ingiallimenti (uve bianche) dopo la chiusura del grappolo questo appassisce e dissecca La diffusione della malattia può avvenire anche attraverso il materiale di propagazione come le barbatelle, anche se le piante ammalate attecchiscono con difficoltà. La malattia si riconosce da vari sintomi che si manifestano normalmente a partire dal mese di luglio dell anno seguente all attacco infettivo, variando a seconda della varietà e del vitigno rosso e bianco. Le piante ammalate oltre a non produrre arrivano a morte nell arco di pochi anni. In alcuni casi si può assistere a una recessione dei sintomi e la pianta risulta apparentemente risanata, ma in realtà rimane infetta e fonte di nuove infezioni. 1
2 Biologia dell insetto vettore Il vettore S. titanus è originario degli Stati Uniti, in particolare della zona orientale, e del Canada. In Europa la prima segnalazione risale al 1960 in Francia. In Italia i primi rilievi risalgono al 1964 ad Imperia, mentre ora l insetto risulta presente in quasi tutte le regioni del Nord e la Toscana. S. titanus è un Rincote Omottero Auchenorinco, della famiglia dei Cicadellidi e presenta un apparato boccale pungente che serve per succhiare la linfa delle foglie. Le specie appartenenti a questa famiglia hanno la caratteristica di avere zampe posteriori adatte a saltare e di camminare spostandosi di lato. S. titanus è una specie strettamente legata alla vite sia per la riproduzione che per l alimentazione: infatti depone le uova nella corteccia e si alimenta succhiando la linfa mediante punture nelle nervature delle foglie. È una specie monovoltina. Le uova vengono deposte alla fine dell estate nella corteccia dei tralci, ma si schiudono solo a partire da maggio dell anno seguente e sono caratterizzate da una notevole scalarità. Le neanidi sono di colore bianco, senza ali e presentano all estremità dell addome due caratteristiche macchie nere che facilitano la classificazione della specie. Le ali sono presenti dallo stadio di ninfa, quando vira anche la colorazione del corpo avvicinandosi a quella definitiva dell adulto. Durante l estate sulle piante di vite sono presenti individui di diversa età a causa della scalarità di schiusa delle uova. Le prime neanidi si possono ritrovare a partire dalla 2ª decade di maggio e in questa fase si localizzano soprattutto nei polloni alla base delle piante. Il rilevamento delle prime neanidi è molto importante in quanto permette di individuare l inizio del rischio del fitoplasma sulla vite. Fino a metà di giugno si rileva sulla pianta la più grande concentrazione di neanidi, successivamente si cominciano a rilevare anche individui di stadi diversi. Gli adulti iniziano a comparire sulla vite a partire dal mese di luglio. I primi adulti a comparire sono esclusivamente maschi; le femmine compaiono successivamente e fino a metà di agosto sono meno numerose dei maschi. Nella seconda metà del mese si ha l inversione della sex-ratio a favore delle femmine. La deposizione delle uova inizia a partire dalla fine di luglio, quando vengono inserite nei tralci mediante un ovidepositore che le depone piuttosto in profondità in quanto sono destinate a svernare. Osservazioni dirette e trappole cromotropiche La valutazione della densità della popolazione di S. titanus può essere effettuata mediante osservazioni visive dirette, dapprima sui polloni basali per rilevare le neanidi e successivamente su tutta la vegetazione per individuare gli adulti. È possibile utilizzare anche trappole cromotropiche per valutare la presenza del fitofago, ma presentano alcune difficoltà di applicazione. Infatti, per individuare la presenza delle neanidi, a causa della loro scarsa mobilità le trappole dovrebbero essere posizionate in prossimità dei polloni basali e quindi potenzialmente molto imbrattabili da tante fonti (polvere, altri insetti, ecc.). Le trappole cromotropiche danno risultati migliori nella cattura degli adulti tra la vegetazione, ma solo in riferimento alla loro presenza, mentre non riescono a fornire indicazioni sulla loro densità, in quanto non hanno un potere attrattivo molto elevato. In questa fase andrebbero posizionate nella fascia di maggiore vegetazione perché gli adulti di S. titanus si localizzano di preferenza sulle foglie dei tralci. Per acquisire il fitoplasma della flavescenza, la cicalina deve alimentarsi per circa una settimana su una pianta infetta e dopo un periodo di incubazione di circa un mese è in grado di diffondere la malattia. La cicalina resta infetta per tutto il ciclo vitale ma non trasmette il fitoplasma alle uova che depone, dalle quali nascono quindi insetti sani. PER PREVENIRE LA DIFFUSIONE impiegare nei nuovi vigneti materiale di moltiplicazione indenne e certificato eliminare le piante infette che costituiscono un punto di diffusione particolarmente pericoloso effettuare interventi chimici contro l insetto vettore su tutto il territorio in cui esso risulta presente anche in assenza della malattia Gli interventi consigliati Nei confronti della flavescenza non è possibile attuare una difesa diretta, ma solo attraverso tecniche di prevenzione. Gli interventi chimici contro l insetto vettore devono esserediretti contro le forme giovanili della cicalina quando questa iniziaa essere in grado di diffondere la malattia e cioè 35 giorni dopo la 2
3 schiusura delle uova, indicativamente da metà giugno. Per questo motivo è molto importante nei vigneti individuare le prime neanidi al momento della schiusa: infatti, mentre gli stadi pre-immaginali vivono quasi come gregari sui polloni basali della pianta, gli adulti si diffondono tra tutta la vegetazione e quindi risultano difficili da colpire. Nei comprensori in cui l insetto è presente in modo consistente può essere utile effettuare due interventi distanziandoli fra loro di giorni e cercando eventualmente di fare coincidere il secondo intervento con la difesa per la tignoletta. I prodotti consigliati dai Disciplinari di produzione integrata per il controllo delle neanidi e nel caso si esegua un solo intervento sono Etofenprox, Fenitrothion o Clorpirifos etile. Nel caso si eseguano due interventi, nel primo di questi si può utilizzare, oltre ai prodotti appena elencati, il buprofezine. Nelle aziende biologiche si possono impiegare prodotti a base di piretro avendo l accortezza di ripeterlo almeno due volte, eseguendo l intervento nelle ore serali e con acqua possibilmente subacida. Nei campi di piante madri è obbligatorio eseguire tre interventi. I momenti d intervento sono divulgati attraverso l affissione di manifesti e i Bollettini di produzione integrata redatti in tutte le province. Potrebbe inoltre risultare utile, per eliminare le uova svernanti dell insetto vettore, bruciare il legno risultante dalla potatura. Gli interventi di spollonatura andrebbero eseguiti solo dopo l esecuzione dei trattamenti insetticidi, vista la predisposizione delle neanidi a concentrarsi sulla vegetazione posta sulle parti basse della pianta e quindi più facili da colpire direzionando gli interventi verso i polloni. Il monitoraggio a Bologna e in Romagna Il Decreto Ministeriale 31 maggio 2000 ha istituito la lotta obbligatoria alla flavescenza dorata per la cui applicazione il Servizio fitosanitario regionale predispone da alcuni anni un piano straordinario di monitoraggio del territorio regionale. Per definire le più opportune strategie di difesa è necessario infatti individuare le aree vitate infette ( zone focolaio ) che devono essere sottoposte all obbligatorietà delle misure fitosanitarie stabilite dalla normativa. Le indagini condotte in questi anni hanno permesso di rilevare, fin dal , numerosi focolai della malattia, prima nelle province di Piacenza e Parma poi in numerose aree vitate delle province di Reggio Emilia e Modena. I risultati ottenuti con il monitoraggio hanno permesso di individuare la presenza diffusa e consistente anche di legno nero, un altra fitoplasmosi appartenente sempre al gruppo dei giallumi della vite, che è però trasmessa dall insetto cixide Hyalestes obsoletus. Fino al 2001 il territorio regionale era suddiviso in due macroaree: quella occidentale, costituita dalle province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Modena, dove erano presenti sia flavescenza dorata che legno nero e quella centro-orientale dove c era solo la seconda fitoplasmosi, mentre la prima non era mai stata trovata nonostante la presenza del suo vettore in alcune zone della provincia di Bologna. Nel la ricerca della malattia si è concentrata nelle aree vitate del bolognese, soprattutto in quelle comprese tra il confine con la provincia di Modena e il fiume Reno, ove era stato rilevato lo scafoideo e, in misura minore, nella restante parte della provincia di Bologna e della Romagna. Il monitoraggio per verificare l evoluzione nelle aree ritenute esenti ha coinvolto il Servizio fitosanitario regionale, il Centro Ricerche Produzioni Vegetali, il Centro Agricoltura Ambiente e i tecnici dei Servizi di Sviluppo agricolo per le produzioni integrate della Provincia di Bologna: nel primo anno sono state controllate 425 aziende per un totale di ha e nell anno successivo 260 aziende pari a 819 ha. Nella restante parte del territorio monitorato, che includeva anche le altre province centro-orientali, sono state controllate 202 aziende di cui circa metà in provincia di Bologna. Esente l area collinare Nel 2002 la malattia è stata individuata in due aziende in provincia di Bologna: una a Sala Bolognese con bassa incidenza della malattia in un vecchio vigneto di Montuni e, con poche piante infette sia da flavescenza dorata che legno nero, in un giovane impianto di Chardonnay, l altra a San Giovanni in Persiceto che aveva una sola pianta di Lambrusco di Sorbara ammalata. Un focolaio è stato accertato anche in provincia di Ferrara, in località Pilastri di Bondeno, in un piccolo 3
4 vecchio vigneto di Lambrusco ad uso familiare limitrofo alla provincia di Mantova, dove la flavescenza è presente da tempo. A seguito di questo primo rinvenimento l attività ispettiva nel 2003 ha riguardato in modo particolare le aziende limitrofe ai focolai per verificare l eventuale diffusione della malattia. Così a Sala Bolognese, sono state trovate infette complessivamente 6 aziende, situate molto vicine fra di loro, comprendenti quella già individuata l anno precedente nella quale c è stato un notevole aumento dell incidenza della malattia, che è passata dall 1,31% al 14,70% dell intera superficie vitata interessando oltre il Montuni e lo Chardonnay anche Pignoletto. A San Giovanni in Persiceto sono state individuate 3 nuove aziende: in quella dove la flavescenza dorata era presente l anno prima su un unica pianta, poi eradicata, la malattia non è stata più accertata. Località Superficie % Cultivar interessata (ha) infezione Anno 2002 Sala Bolognese (BO) 0,9 1,31 Montuni, Chardonnay San Giovanni in Persiceto (BO) 1,8 0,05 Lambrusco di Sorbara Bondeno (FE) - 15,00 Lambrusco Anno 2003 Argelato (BO) 0,4 0,60 Pignoletto Sala Bolognese * (BO) 0,9 14,70 Montuni, Pignoletto, Chardonnay Sala Bolognese (BO) 0,5 1,60 Montuni Sala Bolognese (BO) 0,6 2,00 Albana Sala Bolognese (BO) 0,8 0,12 Pignoletto Sala Bolognese (BO) 0,5 0,64 Pignoletto Sala Bolognese (BO) 3,0 0,24 Montuni San Giovanni in Persiceto* (BO) 1,8 0 - San Giovanni in Persiceto (BO) 2,9 0,20 Montuni, Lambrusco San Giovanni in Persiceto (BO) 0,8 0,94 Lambrusco di Sorbara San Giovanni in Persiceto (BO) 5,2 0,30 Lambrusco Grasparossa Faenza (RA) 3,5 - Sangiovese (*) aziende nelle quali è stata accertata nel 2002 la flavescenza dorata. È importante sottolineare che la flavescenza non è stata trovata in altri comuni di pianura nell area in sinistra-reno né tanto meno nelle aree vitate collinari dove invece è stato rinvenuto il legno nero, l altra fitoplasmosi meno pericolosa. Preoccupa invece il nuovo accertamento di flavescenza ad Argelato perché si tratta della prima azienda ubicata a destra del fiume Reno: ciò sta a testimoniare un lento ma progressivo ampliamento delle aree interessate dalla grave ampelopatia e una diffusione del suo vettore. Caso particolare è quello dell infezione rilevata nel vigneto di Sangiovese di circa 35 anni nelle colline faentine, dove non sembra esserci ancora il vettore S. titanus: qui è stata accertata la presenza di un altro tipo di flavescenza dorata, denominato C. I vigneti delle zone collinari e quelli del restante territorio della provincia di Bologna e le aree vitate della Romagna, a eccezione dei due casi prima riportati, sembrano essere ancora esenti da flavescenza dorata mentre è molto diffusa la presenza di legno nero. L evoluzione nelle province occidentali Nelle province occidentali la situazione fitosanitaria è sottoposta da tempo a un attenta vigilanza che ha portato a consistenti miglioramenti soprattutto a Piacenza. A Modena gli interventi di difesa contro lo scafoideo e le estirpazioni effettuate ( viti sparse e una superficie complessiva pari a 5,6 ha) hanno consentito di contenere la diffusione della flavescenza, che rimane circoscritta nella zona nord occidentale della provincia: 19 focolai sono stati accertati nel 2003 in 8 comuni (erano 6 nel 2002 e 4 nel 2001). La flavescenza in provincia di Modena ha presenza puntiforme e risulta difficile circoscrivere con esattezza la zona interessata: da qui la necessità di proseguire i monitoraggi; preoccupa, invece, l elevata presenza di legno nero. 4
5 A Reggio Emilia la lotta insetticida attuata da tempo contro lo scafoideo sta producendo buoni risultati: la notevole diminuzione delle popolazioni del vettore ha permesso nel 2003 la riduzione dei trattamenti insetticidi in molte aree vitate. Più lentamente procede l eradicazione dei vigneti infetti per la presenza di legno nero, che comporta ugualmente gravi danni. Gli estirpi di viti infette, verbalizzate tra il 2000 e il 2003, hanno raggiunto i 65 ettari di vigneto più piante sparse. A Parma le aree con maggiore incidenza di flavescenza dorata sono a Colorno, Mezzani, Sorbolo, Fidenza e Salsomaggiore. Un utile supporto in VHS È disponibile, al costo di 10 (più spese di spedizione postale), un efficace videofilmato sulla flavescenza dorata della vite. Si tratta di una guida particolarmente utile per produttori e tecnici, che illustra in modo chiaro ed esauriente i sintomi, i danni, i mezzi di diffusione e di contenimento di questa pericolosa malattia. Per richiederla rivolgersi a: Centro Divulgazione Agricola Viale Silvani, 6 Bologna Tel Fax [email protected] Nelle aree vitate del Doc di Parma e in quelle dell Igt Fortana del Taro non si sono invece riscontrati pericolosi focolai di infezione anche se qualche vigneto con piante sintomatiche è stato posto sotto controllo e le piante estirpate. L insetto vettore è tuttora presente anche se le popolazioni si sono notevolmente ridotte a seguito dei trattamenti insetticidi. Nel 2003 sono state estirpate 844 piante sparse e 5,72 ettari di vigneto. A Piacenza sono state monitorate tutte le aree vitate e si assiste a una progressiva riduzione dei danni, con un calo nel 2003 del 6% circa rispetto al 2001 e di ben il 26% rispetto al La malattia quindi continua la sua lenta regressione, con un calo sostanziale nei comuni colpiti da più tempo. Gli estirpi nel 2003 si attestano intorno a 78 ha e quasi piante singole, equivalenti a poco più dell 1% rispetto al patrimonio viticolo piacentino. In conclusione emerge come la flavescenza e il suo vettore si stiano lentamente diffondendo verso est sul territorio regionale, pur essendo, tuttora, la malattia localizzata principalmente nelle province occidentali. Il ritrovamento dei primi tre focolai in aree ritenute indenni nelle province di Bologna e Ferrara, il successivo ritrovamento di nuove infezioni in aziende limitrofe nel bolognese e il nuovo caso del faentino rendono particolarmente gravida di pericoli la situazione della nostra viticoltura e fanno sì che l attenzione su questo complesso problema non debba assolutamente venire meno. Inoltre, mentre si raccolgono anno dopo anno i dati del monitoraggio relativi allo stato sanitario della vite per il problema dei giallumi, ci si rende conto dell elevata diffusione di sintomi gravi che possono compromettere notevolmente la produzione viticola. Il legno nero è presente ovunque anche se con incidenza diversa: è poco diffuso in provincia di Piacenza e Parma, dove predomina ancora la flavescenza, mentre è presente con alte percentuali in provincia di Reggio Emilia e Modena. 5
6 Provincia di Bologna Lotta obbligatoria alla flavescenza dorata della vite mediante controllo del vettore Scaphoideus titanus NELLA ZONA FOCOLAIO ossia nelle aziende poste nei comuni di Anzola dell Emilia Calderara di Reno Crevalcore Sala Bolognese San Giovanni in Persiceto Sant Agata Bolognese Zola Predosa (a nord della SP 569 di Vignola) Crespellano (a nord della SP 569 di Vignola) Bazzano (a nord della SP 569 di Vignola) Casalecchio di Reno (a nord della SP 569 di Vignola e della tangenziale) Bologna (a nord della tangenziale) nelle aziende che applicano i Disciplinari di produzione integrata(1) 1 trattamento dal 20 al 30 giugno con Buprofezine, Etofenprox, Fenitrotion, Clorpirifos etile 2 trattamento dopo giorni con Etofenprox, Fenitrotion, Clorpirifos etile nelle aziende che applicano le tecniche di produzione biologica(2) 1 trattamento dal 15 al 20 giugno con Rotenone o Piretro naturale 2 trattamento dopo giorni con Rotenone o Piretro naturale in tutte le altre aziende è possibile intervenire, sempre nelle date sopra riportate, con altri prodotti purchè registrati per lo Scaphoideus titanus IN TUTTE LE ALTRE AREE NON FOCOLAIO nelle aziende che applicano i Disciplinari di produzione integrata(1) un solo trattamento dal 20 al 30 giugno con Etofenprox, Fenitrotion, Clorpirifos etile nelle aziende che applicano le tecniche di produzione biologica(2) 1 trattamento dal 15 al 20 giugno con Rotenone o Piretro naturale 2 trattamento dopo giorni con Rotenone o Piretro naturale in tutte le altre aziende è possibile intervenire, sempre nelle date sopra riportate, con altri prodotti purchè registrati per lo Scaphoideus titanus. Per la salvaguardia delle api non si possono eseguire gli interventi se la coltura da trattare si trova nella fase di fioritura ed è obbligatorio sfalciare il cotico erboso se ci sono erbe in fioritura(3) (1)Reg. CEE 2078/92, Reg. CE 1257/99, Reg. CE 2200/96, L.R. 28/98, L.R. 28/99; (2)Reg. CEE 2092/91; (3)L. R. n 35 del 25/8/ Decreto RER n 130 del 4/3/
7 Disposizioni del Servizio fitosanitario della Regione Emilia-Romagna per il 2004 Stralcio della Determina n del 30/03/2004 A firma del responsabile del Servizio fitosanitario regionale dott. Ivan Ponti Sono state dichiarate zona focolaio di flavescenza dorata le aree vitate presenti nelle province o comuni di: Piacenza: i comuni di Agazzano, Alseno, Bettola, Bobbio, Borgonovo Val Tidone, Caminata, Carpaneto Piacentino, Castell'Arquato, Castel San Giovanni, Coli, Gropparello, Lugagnano Val D'Arda, Nibbiano, Pecorara, Pianello Val Tidone, Piozzano, Ponte dell'olio, Rivergaro, San Giorgio Piacentino, Travo, Vernasca, Vigolzone e Ziano Piacentino; Parma: i comuni di Busseto, Calestano, Collecchio, Felino, Fidenza, Fontanellato, Fornovo, Langhirano, Lesignano, Medesano, Noceto, Polesine Parmense, Roccabianca, Sala Baganza, Salsomaggiore, San Secondo, Sissa, Solignano, Soragna, Terenzo, Traversetolo, Trecasali, Varano de' Melegari, Zibello; Reggio Emilia: l'intero territorio provinciale; Modena: l'intero territorio provinciale; Bologna: i comuni di Anzola dell'emilia, Bazzano (aree vitate a nord della strada provinciale 569 di Vignola), Bologna (aree vitate a ovest della tangenziale), Calderara di Reno, Casalecchio di Reno (aree vitate a nord della strada provinciale 569 di Vignola e a ovest della tangenziale), Crespellano (aree vitate a nord della strada provinciale 569 di Vignola), Crevalcore, Sala Bolognese, San Giovanni in Persiceto, Sant'Agata Bolognese e Zola Predosa (aree vitate a nord della strada provinciale 569 di Vignola). Per zona focolaio si intende l'area in cui è stata accertata ufficialmente la presenza della malattia e si può ritenere possibile una sua eliminazione, da distinguersi dalla zona di insediamento per la quale si intende l'area in cui la malattia ha raggiunto una diffusione tale da non ritenersi possibile una eventuale azione di eradicazione. Le aziende localizzate nelle zone focolaio, hanno i seguenti obblighi: estirpare obbligatoriamente nelle zone focolaio ogni pianta con sintomi sospetti di flavescenza dorata anche in assenza di analisi di conferma; vietare, nelle suddette zone focolaio, il prelievo di materiale di moltiplicazione della vite, senza preventiva autorizzazione del Servizio fitosanitario regionale; di eseguire obbligatoriamente nella zona focolaio della provincia di Bologna, comprendente i comuni sopra elencati, n. 2 trattamenti contro il vettore Scaphoideus titanus sulla base delle indicazioni impartite dal Servizio fitosanitario regionale e rese note attraverso i bollettini tecnici predisposti a livello provinciale; eseguire obbligatoriamente in tutte le aree vitate delle province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena e in quelle non comprese nella zona focolaio in provincia di Bologna, n. 1 trattamento contro il vettore Scaphoideus titanus sulla base delle indicazioni impartite dal Servizio fitosanitario regionale e rese note attraverso i bollettini tecnici predisposti a livello provinciale; eseguire obbligatoriamente in tutti i vigneti a conduzione biologica ubicati nelle province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena e Bologna, n. 2 trattamenti contro il vettore Scaphoideus titanus sulla base delle indicazioni impartite dal Servizio fitosanitario regionale e rese note attraverso i bollettini tecnici predisposti a livello provinciale. Al fine di prevenire infezioni di flavescenza dorata sul materiale di moltiplicazione vegetativo, è fatto obbligo di eseguire: nei campi di piante madri per marze e per portinnesti ubicati nelle province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena e Bologna, n. 2 trattamenti contro il vettore Scaphoideus titanus; nei campi di piante madri per marze ubicati nelle province di Ferrara, Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, n. 1 trattamento contro il vettore Scaphoideus titanus; nei barbatellai presenti nelle province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena e Bologna, n. 3 trattamenti contro il vettore Scaphoideus titanus; nei barbatellai presenti nelle province di Ferrara, Ravenna, Forlì- Cesena e Rimini, n. 2 trattamenti contro il vettore Scaphoideus titanus. Le date indicative per l'esecuzione dei trattamenti nei campi di piante madri e nei barbatellai verranno rese note con specifica circolare inviata direttamente alle ditte vivaistico-viticole. È fatto inoltre obbligo, ai viticoltori e ai vivaisti, di segnalare al Servizio fitosanitario regionale o ai Consorzi fitosanitari provinciali di Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Modena la presenza nei propri vigneti di piante con sintomi sospetti di flavescenza dorata, prima della loro estirpazione, ai sensi del D.M. 31 maggio 2000 sopra citato. La segnalazione di cui al punto precedente dovrà essere effettuata utilizzando la dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà allegata, quale parte integrante, alla presente determinazione. Al Servizio fitosanitario regionale nonché ai Consorzi fitosanitari di Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Modena è affidato il compito di verificare la corretta applicazione delle disposizioni impartite. L'inosservanza delle prescrizioni stabilite dal presente atto, sarà punita con una sanzione amministrativa da 500,00 a 3.000,00 Euro, ai sensi dell'art. 11, comma 9, della L.R. 20 gennaio 2004, n. 3. Qualora il fatto costituisca reato in base all'art. 500 c.p., si provvederà alla denuncia all'autorità giudiziaria. 7
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