Capitolo 7 Pregiudizio e relazioni intergruppo
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- Olimpia Palumbo
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1 Capitolo 7 Pregiudizio e relazioni intergruppo 1 Psicologia sociale Teorie e applicazioni
2 7.1 La natura del pregiudizio e la discriminazione Pregiudizio: Atteggiamento sfavorevole e talvolta ostile, ma molto accessibile, verso un gruppo sociale e i suoi membri, fondato su schemi di gruppi (stereotipi) Pregiudizio discriminazione Disumanizzazione: Privare le persone della propria dignità e umanità. Pregiudizio disumanizzazione Genocidio (modi diretti e indiretti) 2 Psicologia sociale Teorie e applicazioni
3 7.1.2 Che cos è la discriminazione? Tre tipi di comportamenti che possono celare pregiudizi di fondo: riluttanza ad aiutare Tokenism Tokenism: Pratica consistente nel fare piccole pubbliche concessioni a un gruppo di minoranza per sviare le accuse di pregiudizio e discriminazione. Il tokenism può avere conseguenze dannose per l autostima di coloro che ottengono qualcosa (un impiego) solo in quanto parte di una minoranza. 3 Psicologia sociale Teorie e applicazioni
4 7.2 Due ismi : razza e genere Razzismo Razzismo: Pregiudizio e discriminazione verso le persone sulla base della loro etnia o della loro razza. Il razzismo palese è di solito illegale e socialmente condannato è più difficile da smascherare. Nuovo razzismo: razzismo riluttante/razzismo moderno/pregiudizio sottile 4 Psicologia sociale Teorie e applicazioni
5 7.2.2 Sessismo Sessismo: Pregiudizio e discriminazione verso le persone sulla base del loro genere sessuale. Stereotipi sessuali: uomini agenticità (competenti e indipendenti ) donne communalità (gentili e comunicative) Teoria del ruolo sociale: Teoria secondo cui le differenze sessuali nelle occupazioni sono determinate dalla società piuttosto che da fattori biologici individuali. 5
6 7.2.2 Sessismo (cont.) I cambiamenti nell accesso a occupazioni maschili sono lenti e solo parziali. Nel corso della loro ascesa, e proprio a ridosso della vetta, le donne si imbattono nel soffitto di vetro. Soffitto di vetro: Barriera invisibile che impedisce alle donne, e ad altre minoranze, di ottenere posizioni di comando al vertice. 6 Psicologia sociale Teorie e applicazioni
7 7.2.3 Profezia che si autoavvera e minaccia dello stereotipo Una credenza stereotipica può creare una realtà che conferma la credenza: è un caso di profezia che si autoavvera. Profezia che si autoavvera: Aspettative e supposizioni su una persona che influenzano l interazione e ne cambiano il comportamento allineandolo alle nostre aspettative Minaccia dello stereotipo: timore che saremo giudicati e trattati sulla base di stereotipi negativi attribuiti al nostro gruppo e che confermeremo questi stereotipi attraverso il comportamento. 7 Psicologia sociale Teorie e applicazioni
8 7.3.1 Frustrazione e aggressività (Dollard) Ipotesi della frustrazione-aggressività: la presenza del comportamento aggressivo presuppone sempre l esistenza della frustrazione e specularmente l esistenza della frustrazione conduce sempre a qualche forma di aggressività Capro espiatorio: Individuo o gruppo che diviene bersaglio di collera e frustrazione, causate da differenti individui o gruppi o da qualche altro complesso di circostanze (dislocazione) L ipotesi della frustrazione-aggressività è stata usata per spiegare la crescita dell antisemitismo in Germania negli anni Venti e Trenta del Novecento. 8
9 Figura 7.4 L ipotesi della frustrazione-aggressività giustifica la crescita dell antisemitismo in Germania negli anni Venti e Trenta del Novecento. 9
10 7.3.2 La personalità autoritaria (Adorno) Personalità autoritaria: Sindrome della personalità che ha origine nell infanzia e predispone gli individui al pregiudizio. Etnocentrismo: Preferenza valutativa accordata a tutti gli aspetti del proprio gruppo di appartenenza rispetto agli altri e conservatorismo Theodor Adorno, autore di La personalità autoritaria (1950) elabora un questionario noto come Scala F (misura di autoritarismo) Sottovalutati aspetti situazionali e socio-culturali: cultura del pregiudizio 10
11 7.5 Teoria del conflitto realistico di Sherif Teoria del conflitto realistico intergruppo: spiega il comportamento intergruppo in riferimento agli obiettivi dei gruppi. 3 studi condotti da Sherif in campi estivi : 1 studio (1951): Processo di formazione di un gruppo sociale. 2 studio (1953): Effetti della suddivisione di un gruppo in sottogruppi posti in competizione sulla produzione di uno stato di conflittualità intergruppi. 3 studio (1955): Processo di riduzione della conflittualità intergruppi tramite l assegnazione ai gruppi in conflitto di uno «scopo sovraordinato» 11 Psicologia sociale Teorie e applicazioni
12 Esperimenti nei campi estivi per ragazzi (Sherif) Ipotesi 1: quando individui che non si conoscono si trovano a interagire in una situazione che richiede la coordinazione fra le loro azioni individuali, viene a formarsi un gruppo (struttura sociale con norme, posizioni e ruoli sociali differenziati gerarchicamente). Ipotesi 2: quando 2 gruppi competono per il raggiungimento dello stesso obiettivo, fra di essi si producono ostilità e reciproci stereotipi negativi. Ipotesi 3: il contatto fra membri di gruppi reciprocamente ostili, che si ha nel corso di attività non competitive anche piacevoli, non riduce lo stato di ostilità fra i gruppi. 12 Psicologia sociale Teorie e applicazioni
13 Esperimenti nei campi estivi per ragazzi (Sherif) Ipotesi 4: la cooperazione fra i membri di gruppi reciprocamente ostili, nel corso di un attività volta al raggiungimento di uno scopo sovraordinato, è sufficiente a produrre un miglioramento delle relazioni fra i 2 gruppi. Obiettivi sovraordinati: Obiettivi a cui i gruppi possono aspirare, ma che sono raggiungibili solo attraverso la cooperazione intergruppo. Gli individui che condividono obiettivi che richiedono interdipendenza tendono a cooperare e a formare un gruppo. Quando gli obiettivi condivisi richiedono interdipendenza ai fini del loro raggiungimento si riduce il conflitto e si promuove l armonia. 13 Psicologia sociale Teorie e applicazioni
14 Esperimenti nei campi estivi per ragazzi (Sherif) Soggetti Campione sperimentale il più possibile omogeneo: 12 anni, gruppo etnico euro-americano, ceto medio, religione protestante, livello di scolarizzazione e quoziente intellettivo simili. Procedura Durata: 18 giorni. Luogo: struttura residenziale posta in una zona isolata (per escludere l influenza di persone esterne al campo). Il gruppo degli sperimentatori in incognito sostituiva il personale del campo estivo. 14 Psicologia sociale Teorie e applicazioni
15 Esperimenti nei campi estivi per ragazzi (Sherif) 4 condizioni Prima condizione sperimentale: formazione di gruppi amicali spontanei, omogenei per caratteristiche personali, interessi e preferenze dei membri Seconda condizione sperimentale: divisione in 2 gruppi sperimentali (dividendo i gruppi amicali) che svolgono attività diverse (raggiungere obiettivi comuni) struttura di ruoli sociali con status differente coesione intragruppo: solidarietà verso i soli membri del gruppo e non più verso amici ora membri dell altro gruppo norme di gruppo (soprannomi, parole d ordine, slogan) 15 Psicologia sociale Teorie e applicazioni
16 Esperimenti nei campi estivi per ragazzi (Sherif) Terza condizione sperimentale: Contatto fra i 2 gruppi sperimentali in giochi competitivi e creazione di situazioni frustranti aumento coesione intragruppo comportamenti ostili e stereotipi negativi verso l altro gruppo Per superare la tensione creatasi i gruppi vengono rimessi a vivere insieme: la tensione permane. Quarta condizione sperimentale: scioglimento dei 2 gruppi sperimentali e partecipazione a varie attività comuni scopo sovraordinato diminuzione delle ostilità intergruppi di tipo diretto permanenza di segnali indiretti di ostilità intergruppi (Es. scelta del vicino di posto) 16 Psicologia sociale Teorie e applicazioni
17 Esperimenti nei campi estivi per ragazzi (Sherif) Percezione di differenze intergruppi non sono condizione necessaria per sviluppo di ostilità e stereotipi negativi Tipo di relazione dipende dal tipo di obiettivi: ostilità e stereotipi negativi intergruppi sono conseguenze normale di situazioni in cui individui interagiscono come membri di gruppi diversi in competizione per l ottenimento di un dato scopo la cooperazione fra gruppi reciprocamente ostili per ottenere un risultato raggiungibile solo con la collaborazione rappresenta la condizione necessaria e sufficiente per migliorare i rapporti fra i gruppi. 17 Psicologia sociale Teorie e applicazioni
18 7.6 Teoria dell identità sociale (Tajfel) Gruppi minimali Quali sono le condizioni minime per il comportamento intergruppo? paradigma del gruppo minimale Paradigma del gruppo minimale: Metodologia sperimentale usata per dimostrare la discriminazione intergruppo, anche quando le persone vengono categorizzate casualmente o a partire da criteri irrilevanti. Categorizzazione sociale: Classificazione delle persone in quanto membri di gruppi sociali differenti. Ha ruolo fondamentale nel comportamento intergruppi 18
19 7.6 Teoria dell identità sociale (Tajfel) Gruppi minimali Tajfel: effetti cognitivi della categorizzazione I) EFFETTO DI CONTRASTO: aumento differenze intercategoriali classificazione di stimoli in categorie distinte (A vs.b) sovrastima delle differenze tra gli stimoli della categoria A e quelli della categoria B II) EFFETTO DI ASSIMILAZIONE: aumento somiglianze intracategoriali classificazione di stimoli in categorie distinte (A vs.b) sovrastima delle somiglianze fra gli stimoli appartenenti alla stessa 19
20 7.6 Teoria dell identità sociale (Tajfel) Gruppi minimali Nella realtà sociale le categorie sono nomi che tagliano a fette il mondo sociale (Allport). 20
21 7.6 Teoria dell identità sociale (Tajfel) Gruppi minimali Criteri del Minimal Group Paradigm: viene imposta una categorizzazione; ai soggetti viene poi chiesto di distribuire ricompense o penalità agli altri partecipanti (non a se stessi) nessuna interazione faccia a faccia anonimità reciproca dei soggetti (solo appartenenza categoriale) nessuna relazione tra criterio di categorizzazione e compito di distribuzione delle risorse la distribuzione delle risorse non ha valore strumentale in termini personali per il soggetto che la compie importanza concreta delle risorse da distribuire 21
22 Esperimento 7.6 Teoria dell identità sociale (Tajfel) Gruppi minimali soggetti: 48 studenti, categorizzati in 2 gruppi, in base a preferenze estetiche: gruppo Klee, gruppo Kandinsky compito: distribuzione risorse a 2 membri ingroup / 2 membri outgroup / 1 membro ingroup-1 membro outgroup 22
23 7.6 Teoria dell identità sociale (Tajfel) Gruppi minimali Risultati: 72,3% dei soggetti scelte a favore dell ingroup Tendenza sistematica a favore del proprio gruppo Spinta alla differenziazione positiva anche se gruppi minimali (nessun criterio reale, né passato né futuro, nessuna conoscenza reciproca, nessun interesse personale) 23
24 7.6 Teoria dell identità sociale (Tajfel) Gruppi minimali Norma comportamentale intergruppi: la dicotomia noi vs loro conduce a una percezione di discontinuità tra individui e questo genera discriminazione intergruppi. Soggetti puntano a raggiungimento specificità o differenziazione positiva del gruppo 24
25 7.6 Teoria dell identità sociale (Tajfel) Gruppi minimali Continuità - discontinuità (Deutsch): quando un gruppo di persone differiscono in base a una caratteristica che varia in maniera continua tra loro, non si osserva discriminazione (anche se i soggetti si percepiscono agli estremi della distribuzione di quella caratteristica) è la discontinuità (rappresentata da mera categorizzazione sociale) che conduce alla differenziazione intergruppi 25
26 7.6 Teoria dell identità sociale (Tajfel) Gruppi minimali Billig & Tajfel: è la categorizzazione o la somiglianza interindividuale percepita all interno dei gruppi a generare comportamento intergruppi? Il favoritismo nella condizione di categorizzazione senza somiglianza è statisticamente più elevato di quello nella condizione di somiglianza senza categorizzazione la mera categorizzazione può generare discriminazione intergruppi. 26
27 7.6 Teoria dell identità sociale (Tajfel) Gruppi minimali Categorizzazione necessaria ma non sufficiente: produce pregiudizio e discriminazione solo se le persone si identificano con la categoria l identificazione con una categoria, anche minimale, produce identità sociale (immagine positiva di sé) Su questa base Tajfel sviluppa teoria dell identità sociale: categorizzazione sociale identità sociale confronto sociale. 27
28 Identità sociale e appartenenza al gruppo L identità sociale è quella parte del concetto di sé che si sviluppa dall appartenenza a un gruppo favoritismo ingroup Le persone hanno tante identità sociali quanti sono i gruppi con cui si identificano. L identità sociale di un individuo presenta due importanti funzioni: 1.Autoaccrescimento: status/prestigio 2.Riduzione dell incertezza soggettiva: prevedibilità 28
29 Alla ricerca di un identità sociale positiva È possibile passare da un gruppo con uno status inferiore a un gruppo con uno status superiore? Diversi sistemi di credenze supportano diverse strategie e tattiche per raggiungere identità sociale positiva o migliorare identità sociale - Sistema di credenza basato sulla mobilità sociale individualismo - Sistema di credenza basato sul cambiamento sociale 29
30 Figura 7.6 Strutture di credenze e strategie adottate per migliorare l identità sociale. 30
31 Alla ricerca di un identità sociale positiva Come si produce un cambiamento nel quadro sociale? Se status quo percepito come illegittimo e instabile competizione sociale Se status quo percepito come stabile e legittimo creatività sociale 31
32 7.7 Come migliorare le relazioni intergruppo Come si migliorano le relazioni intergruppi? 4 strategie Contatto Ricategorizzazione Obiettivi sovraordinati Negoziazione 32
33 1. Ipotesi del contatto Ipotesi del contatto: Riunificare i membri di gruppi sociali contrapposti migliorerà le relazioni intergruppo e ridurrà il pregiudizio e la discriminazione. Condizioni necessarie per il contatto intergruppo (Allport): prolungato e con interazione cooperativa, non casuale all interno di una cornice sociale/istituzionale di sostegno all integrazione tra persone o gruppi di uguale status sociale (status differenti consolidamento pregiudizio) 33
34 Il contatto porterà a percepire somiglianza? Il contatto porta le persone a riconoscere che sono più simili di quanto pensassero, e iniziano a piacersi. Ma Alcuni gruppi possono essere molto diversi: il contatto potrà evidenziare differenze più profonde e più ampie. Quando il contatto migliora gli atteggiamenti nei confronti di altri individui, ciò non si può generalizzare al gruppo nella sua interezza («l eccezione conferma la regola»). 34
35 2. Ri-categorizzazione in ingroup comune Il modello dell identità dell ingroup comune (Gaertner): se membri di gruppi contrapposti vengono incoraggiati a essere più inclusivi, ricategorizzando se stessi come membri dello stesso gruppo, gli atteggiamenti intergruppo spariranno. I membri di due gruppi ri-categorizzano se stessi come membri di una sola entità sociale. 35
36 3. Definizione di obiettivi sovraordinati Un importante requisito per l uso di obiettivi sovraordinati: se i gruppi falliscono nel raggiungimento dell obiettivo, non si riduce il conflitto intergruppo. Le relazioni intergruppo possono peggiorare quando i gruppi non riescono a raggiungere un obiettivo comune: il fallimento può essere attribuito, a torto o a ragione, all altro gruppo. 36
37 4. Negoziazione tra gruppi La negoziazione per ridurre il conflitto può essere un compito difficile. Ostacoli alla negoziazione: tendenze sistematiche individuali che operano nella percezione, nell attribuzione o a vantaggio del sé l incapacità di adottare la prospettiva di un altra persona. In un contesto intergruppo sorgono ulteriori difficoltà: si negozia per conto di altri 37
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