ESPERIENZE LOCALI di governance
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- Raimonda Brunetti
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1 ESPERIENZE LOCALI di governance a cura di Diletta Cicoletti (Irs) Venezia,18 maggio 2012
2 Il nostro compito! - analizzare esperienze locali di programmazione sociale in 4 regioni partecipanti! - per rilevare cosa accade oggi sul campo appunto in tema di governance
3 Quale governance nei PdZ Sistema di policy making, nel quale il processo decisionale si realizza - attraverso l interazione tra più soggetti con ruoli e responsabilità differenti - su funzioni di governo locale - adottando una metodologia negoziale - finalizzata alla costruzione di politiche sociali forti del maggior consenso - perseguita attivando sul territorio relazioni e reti che includono collaborazioni e partnership fra enti pubblici e fra questi e i molteplici soggetti della società civile - per definire e attivare processi di regolazione (ex ante, in itinere ed ex post) di indirizzo e controllo e comportamenti conseguenti degli attori
4 Governance e piani di zona Vantaggi Molteplicità di attori Pluralità di punti di vista Maggiori risorse a disposizione Maggiori possibilità di poter costruire un ampio consenso sulle scelte anche innovative Corresponsabilizzazione sui possibili fallimenti tra più soggetti
5 4 temi cruciali per la governance nei PdZ 1. Integrazione tra Comuni 2. Integrazione interistituzionale (es. sociosanitaria) 3. Integrazione e interazione pubblico/ privato sociale/altri soggetti terzo settore e associazionismo 4. L ufficio di piano e la sua funzione di regia
6 Il modello di governance programmatorio delle politiche sociali Livello istituzionale Fornisce anche indirizzi generali e decide sulla base delle proposte tecniche Livello tecnicooperativo Azione di programmazione tecnica che vede il coinvolgimento su azioni specifiche di tutti gli attori assemblea dei sindaci, conferenza dei sindaci, Giunta del piano di zona ecc. PUBBLICO Responsabili dei servizi sociali di comuni, consorzi intercomunali, Aziende speciali, referenti Asl, ministero, scuola PRIVATO SOCIALE Referenti delle organizzazioni territoriali con funzione di advocacy
7 Tavolo politico istituzionale Ufficio di Piano Tavolo tecnico istituzionale Tavoli Politici Ristretti Tavolo tematico Minori Tavolo tematico anziani Tavolo tematico disabili Tavolo tematico Marginalità
8 Organizzazione delle programmazione di zona: un architettura tipo Tavolo politico istituzionale Ufficio di Piano Tavolo tecnico istituzionale Tavoli Politici Ristretti Tavolo tematico Minori Tavolo tematico anziani Tavolo tematico disabili Tavolo tematico Marginalità
9 L integrazione tra i comuni
10 Le domande Si programma per superare la frammentazione comunale Integrazione fra e nei comuni Organizzazione nella programmazione sociale di zona Forme di gestione Quali rapporti fra pdz e municipalità Quali nodi fra organismi tecnici e politici Modelli di udp Architettura della pianificazione Accreditamento, titoli sociali Creazione di nuovi soggetti giuridici: aziende, consorzi, fondazioni ecc
11 Integrazione fra e nei comuni Il quadro emergente RISORSE Le Regioni più esperte di programmazione stanno da tempo lavorando su analisi dei bisogni distrettuali, non più comunali. (es. Profilo di comunità in Regione Emilia Romagna) Architettura omogenea dei piani di zona consente una partecipazione diffusa delle PA locali e progressiva specializzazione dei Comuni sui temi della politica sociale I comuni costretti ad associarsi hanno intrapreso in quasi tutti i territori un processo virtuoso di messa in comune di risorse ed energie spesso efficace. NODI CRITICI La sola programmazione sociale non incide così fortemente sul superamento della logica comunale, che risponde anche alla logica del consenso politico. Difficile la convergenza di personale sociale nell ambito programmatorio: emergono tensioni tra SSP e UdP per il diverso significato professionale che i due ambiti hanno. Il riconoscimento è diverso. Difficile anche la convergenza sui contenuti della programmazione Questo ha attivato anche energie finalizzate alla ricerca delle forme di associazione e gestione più efficaci
12 L integrazione sociosanitaria
13 Le domande Si programma in modo congiunto anche con l Asl, non nella logica della delega ma in quella dell integrazione operativa territoriale Integrazione sociosanitaria Quale ruolo tra i comuni in forma associata e l Asl? Modelli incontrati Controllo Delega Partenariato (ER) Partecipazione e collaborazione
14 Integrazione sociosanitaria Il quadro emergente RISORSE NODI CRITICI In molte regioni vengono promossi: PUA Valutazione multidimensionale Progetto personalizzato Case management Equipe multiprofessionali Protocolli operativi Continuità assistenziale Spesso il dichiarato non corrisponde all effettivo, infatti non sempre nell operatività c è reale integrazione. Difficoltà a sottoscrivere accordi istituzionali tra sociale e sanitario
15 Rapporto pubblico/ privato sociale
16 Le domande Si passa da una logica di government ad una logica di governance Definizione di luoghi della partecipazione e del coinvolgimento Definizione di funzioni e obiettivi della partecipazione e del coinvolgimento Quali tavoli per quali obiettivi? Quale ruolo per il terzo settore e per l associazionismo?
17 Rapporto pubblico/privato sociale/terzo settore/ associazionismo Il quadro emergente RISORSE Portata innovativa di soggetti inediti (in una prima fase) Nuovo ruolo per il terzo settore e apporto in termini di conoscenza e analisi dei bisogni Possibilità di interagire con la società civile anche su temi delicati per costruire accordi e consenso NODI CRITICI Non sempre chiara definizione di ruoli Utilizzo dei tavoli a volte strumentale Difficile restituzione del lavoro dei tavoli, che sono spesso convocati una tantum con molta difficoltà di costruzione di senso, oltre che di obiettivi Apertura verso problemi non sempre all ordine del giorno nei servizi Rischio di fare interessi di una parte e di perdere di vista l interesse generale (difficile questione degli equilibri)
18 Il privato sociale Partecipa in ordine alla sua funzione di advocacy Con una funzione consultiva Parole Chiave Vantaggi per il cittadino : programmazione più vicina al bisogno
19 Il privato sociale Partecipa in ordine alla sua funzione di advocacy Con una funzione consultiva Parole Chiave Partecipazione Advocacy Coprogettazione Coesione Vantaggi per il cittadino : programmazione più vicina al bisogno
20 Gli uffici di piano
21 Le domande La regia del piano di zona come snodo per la gestione della governance del piano di zona Possibili sviluppi: Segreteria tecnica Coordinamento tecnico Regia organizzativa Regia programmatoria Quali funzioni l ufficio di piano riesce realmente ad agire e sviluppare? Attraverso quali strumenti? Quali relazioni con gli altri soggetti istituzionali (per es. Asl)?
22 Gli uffici di piano Funzione programmatoria Il quadro emergente RISORSE Dove gli uffici di piano hanno sviluppato la propria funzione di regia programmatoria e di supporto tecnico nei processi decisionali i piani di zona hanno assunto un ruolo centrale e decisivo NODI CRITICI Rischio di riproporre all interno dell ufficio di piano le dinamiche istituzionali e interistituzionali Possibile ampliamento delle funzioni date, verso il monitoraggio e la valutazione del piano di zona Svuotamento delle funzioni programmatorie e articolazione di funzioni amministrative e di segreteria
23 La funzione gestionale Il quadro emergente RISORSE La programmazione di zona ha attivato anche energie finalizzate alla ricerca delle forme di associazione e gestione più efficaci; Alcune regioni più mature (Lombardia, Emilia) stanno decisamente incentivando la nascita di forme aziendalistiche Altre regioni (Puglia - Friuli) hanno scelto una strategia prudente (convenzione con il comune capofila) incentivando però il dibattito e la riflessione prima di realizzare scelte più forti NODI CRITICI Anche se le regioni vanno a velocità diverse, anche in quelle che hanno stimolato tali processi (Lombardia, Emilia Romagna) siamo ancora molto lontani dalla individuazione delle forme ottimali, prevale la confusione, le mode, l illusione del risparmio C è spesso confusione nelle nuove organizzazioni fra funzione gestionale e funzione programmatoria
24 Azioni di programmazione dei piani di zona in ottica governance 1. Definizione delle modalità di accesso al sistema Autorizzazione e accreditamento come strumenti di programmazione per regolare l accesso dei fornitori 2. Definizione delle priorità da perseguire nello sviluppo del sistema 3. Incentivazione dello sviluppo di servizi coerenti con le priorità di sviluppo del sistema 4. Supportare i processi decisionali L analisi della domanda e dei bisogni e il suo confronto con l offerta disponibile consentono di individuare le priorità di sviluppo da incentivare Costruzione di piani e di progetti operativi di intervento Formazione, progettazione e costruzione di disegni di valutazione partecipata come processi di empowerment e di riduzione delle asimmetrie fra gli attori 5. Azioni di regolazione ex post Incentivazione di processi di miglioramento e sviluppo della qualità
25 Una sintesi integrazione comuni integrazione sociosanitaria rapporto pubb/priv uffici di piano Puglia - difficile superamento dell ottica comunale - difficile accordo istituzionale per la gestione di servizi (v. PUA) + partecipazione aperta in ottica consultiva per la programmazione + rafforzate le funzioni (+risorse dedicate) FVG + programmazione in ottica integrata attraverso i pdz e pat + programmazione congiunta pdz+pat e sviluppo di servizi integrati + partecipazione ampia dell associazionismo, elevate aspettative + regia amministrativa dei servizi integrati ER + programmazione in ottica integrata + programmazione congiunta + partecipazione sulla funzione programmatoria più debole che sul fronte gestionale + regia amministrativa dei servizi integrati Marche - difficile superamento dell ottica comunale - difficile accordo istituzionale anche per caratteristiche strutturali e istituzionali + partecipazione aperta in ottica consultiva per la programmazione + regia del pdz
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