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dai normodotati per quanto riguarda la valutazione del QI. Inoltre le misure di outcome non valutano sufficientemente le variabili che la ricerca ha mostrato per distinguere gli individui autistici da quelli normodotati e il funzionamento autistico da quello non-autistico. Quando gli individui autistici e i normodotati vengono sottoposti ad un rilevamento di QI si rileva che i bambini affetti da tale patologia mostrano deficit nella capacità di pensiero astratto ad alto livello, come ad esempio fare inferenze, creare nuove idee e soluzioni, capire i propri e gli altrui sentimenti. Il gruppo di bambini autistici mostra anche deficit nella reciprocità emotiva e nell attenzione condivisa. Tuttavia le misure di outcome utilizzate negli studi di Lovaas non valutavano i deficit specifici dell autismo che coinvolgono il pensiero creativo ed astratto, la flessibilità emotiva, la consapevolezza. Inoltre i bambini che facevano parte del gruppo di confronto, all inizio dello studio non avevano lo stesso funzionamento cognitivo e sociale del gruppo di intervento. I partecipanti conoscevano il gruppo a cui venivano assegnati. Sebbene il gruppo di intervento ottenne maggiori risultati del gruppo di controllo, i cambiamenti nel comportamento dei bambini non superarono le soglie clinicamente significative, infatti i bambini ritennero la maggior parte dei loro pattern autistici. Gli studi comportamentali che, a detta degli esperti hanno dimostrato l efficacia delle tecniche Aba, hanno tenuto conto solo dei miglioramenti a breve termine di alcuni comportamenti dei bambini non considerando in alcun modo quelli che sono i progressi clinicamente significativi a lungo termine, e cioè lo sviluppo del pensiero creativo, empatico e logico, ambiti che nel bambino autistico sono danneggiati. Le limitazioni dell insegnamento per prove discrete dell Aba e di altri approcci comportamentali, soprattutto se utilizzati come unici interventi, sono ampiamente dimostrate se si tiene presente l ampiezza della loro applicazione educativa in vari e numerosi setting contrastata dall esiguità dei risultati che ci sono stati sui bambini in 25 anni di applicazione. La maggior parte dei bambini autistici coinvolti nei programmi comportamentali ha fallito nel vivere

autonomamente, nel lavorare e nel partecipare ad una vita di relazione consona alla propria età anagrafica. A questo punto la domanda nasce spontanea: i clinici e gli educatori dovrebbero continuare ad adottare come primo ed unico approccio quello comportamentale nonostante le evidenze dimostrino che ha un valore limitato e di conseguenza escludere le nuove e promettenti conoscenze che derivano da altre discipline come la terapia occupazionale e altre? O è venuto il momento per l intero settore, di includere altri approcci di intervento al fine di utilizzare la molteplicità di conoscenze di un livello più alto di ricerca per ritagliare un intervento ad hoc per ogni bambino autistico? Purtroppo, proprio recentemente, lo stato di New York ha sottoscritto un documento dove raccomanda vivamente l utilizzo del solo intervento comportamentale. In un campo dove le conoscenze sulla patologia autistica sono ancora incomplete l unico approccio che possa dare dei risultati è sicuramente quello compresivo evolutivo che intervenga sui deficit evolutivi del bambino autistico, nonché sulle sue risorse.