TRATTAMENTO META-COGNITIVO



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ISTITUTO EUROPEO RICERCA FORMAZIONE ORIENTAMENTO PROFESSIONALE ONLUS REGIONE EMILIA ROMAGNA VIA BIGARI 3-40128 BOLOGNA Tel. 051 6311768 e-mail bologna@ierfop.org - www.ierfop.org TRATTAMENTO META-COGNITIVO Le TECNICHE META-COGNITIVE (Cornoldi 1996) hanno l obiettivo di aumentare la capacità di porsi in atteggiamenti di riflessione su se stessi e riguardo le situazioni. Tecniche utilizzate per raggiungere l obiettivo: Riflessioni metacognitive, Autovalutazione delle prestazioni, Monitoraggio della prestazione. FASI DEL TRATTAMENTO METACOGNITIVO: - Training di autoistruzione - Training per il problem solving - Riaddestramento attributivo - Sviluppo di consapevolezza e sensibilità metacognitiva SCOPI - Promuovere un atteggiamento di autocontrollo, autoregolazione e automonitoraggio rispetto ai propri comportamenti; - Creare una procedura da attuare sistematicamente in fase di apprendimento e, successivamente, in modo flessibile per affrontare le varie situazioni quotidiane. Modalità e tempi di applicazione Ambito di applicazione: dalla 3 elementare alla 3 media Individuale 16 incontri (minimo) della durata di un ora La premessa Ogni trattamento deve essere ritagliato intorno al bambino che ne usufruisce per rispettare le sue caratteristiche individuali, le sue predisposizioni verso attività particolari, i suoi interessi. Inoltre, vanno tenuti presenti i 6 fattori che Barkley identifica per spiegare la variabilità del comportamento che si osserva nei bambini con ADHD: 1.il momento della giornata o la fatica accumulata durante il giorno 2.l incremento della complessità del compito che richiede l applicazione di strategie più sofisticate

3.l aumento dei limiti e dei vincoli che l ambiente impone al comportamento del bambino 4.il livello di stimolazione all interno del setting in cui opera il soggetto 5.una serie di immediate conseguenze (rinforzi o punizioni) associate al compito 6.la presenza di un supervisore adulto durante l esecuzione dell attività Attraverso le tecniche meta-cognitive si può intervenire nelle diverse fasi di elaborazione delle informazioni, in base a quelle che sono le maggiori difficoltà del bambino: Deficit nella fase di input Percezione vaga o insufficiente Comportamento esplorativo impulsivo, non pianificato Carenze nell'orientamento spazio-temporale Incapacità di considerare contemporaneamente più informazioni Carenze nella costanza percettiva Deficit nella fase di elaborazione

Difficoltà a riconoscere e definire un problema Ristrettezza del campo mentale Difficoltà a interiorizzare Carenza nella capacità di pianificazione Incapacità a stabilire relazioni tra le informazioni Difficoltà nell'uso del ragionamento ipotetico-deduttivo Difficoltà nel verificare le ipotesi Deficit nella fase di output Comportamento impulsivo Blocco Risposte per tentativi ed errori Mancanza di precisione/disordine

Potenziamento cognitivo: le condizioni A livello emotivo La motivazione L'accettazione incondizionata L'empatia A livello metodologico Il rinforzo L'estinzione Il costo della risposta Lo shaping La generalizzazione STRUTTURA DEL TRATTAMENTO METACOGNITIVO - Presentazione delle autoistruzioni verbali applicate al problem solving (le 5 fasi) - Presentazione dell economia a gettoni (costo della risposta e rinforzi) - Esercitazione nell uso delle tecniche di problem-solving applicate a diversi tipi di contesti, utilizzando: insegnamento delle autoistruzioni verbali, il modeling, il role-play, l insegnamento delle abilità di coping di fronte alle difficoltà, riflessioni attributive sui risultati raggiunti, autovalutazione - Gestione emotiva utilizzando:autoistruzioni verbali, arricchimento del lessico delle emozioni, riconoscimento delle proprie emozioni - Gestione della rabbia, della frustrazione e dello scarso sforzo (Training assertivo) EFFICACIA Dopo 6 mesi = il bambino è in grado di modificare la modalità impulsiva con cui affronta certi compiti, sebbene gli insegnanti non abbiano registrato forti cambiamenti Dopo 1 anno e mezzo = i miglioramenti riscontrati nell applicazione di strategie cognitive si sono mantenuti generalizzati anche al comportamento; infatti gli insegnanti hanno riscontrato una diminuzione dei sintomi di iperattività e impulsività

1. Le autoistruzioni verbali: le cinque fasi Il Dialogo interiore è un importante strumento di crescita personale. Consiste nel darsi delle autoistruzioni per arrivare ad una buona pianificazione del pensiero ed una migliore capacità di problem solving. In caso di bambini impulsivi, queste fasi non sono automatizzate e il bambino in questo modo viene aiutato a pensare prima di agire. 1 fase: CHE COSA DEVO FARE? 2 fase: CONSIDERO TUTTE LE POSSIBILITA. 3 fase: FISSO L ATTENZIONE. 4 fase: SCELGO UNA RISPOSTA. 5 fase: CONTROLLO LA MIA RISPOSTA. Con le autoistruzioni verbali si insegna al b/no l importanza di parlare direttamente a noi stessi perché questo ci aiuta nella concentrazione; la possibilità di formulare qualche domanda aiuta a pensare e ad autoguidarci nella soluzione di un problema.

Il modeling dell adulto Per insegnare al b/no come usare le cinque fasi l operatore inizialmente le applicherà ponendosi come modello, verbalizzando le cinque fasi durante l esecuzione dei propri piani oppure, nel proporre le attività agli alunni, può aiutarli a riflettere secondo le 5 fasi. Gradualmente diminuirà la sua guida in modo che il b/no interiorizzi il modello e arrivi ad usare il suo linguaggio come guida ai suoi comportamenti fino a trasformarlo in un linguaggio interno finalizzato. 2. AUTOVALUTAZIONE Al termine di ogni incontro l operatore valuterà il rendimento del b/no e gli chiederà di fare altrettanto. Per il b/no è importante acquisire la capacità di AUTOVALUTARSI in modo da migliorare la capacità di monitorare il proprio comportamento.

3. RISTRUTTURAZIONE DEGLI STILI ATTRIBUTIVI Compito dell operatore è quello di far capire al b/no che anche l errore può avere una sua utilità: Segnala che non si è stati abbastanza attenti o che si è stati troppo frettolosi nel dare la risposta, in questo modo il b/no attribuisce i propri risultati a fattori interni e controllabili come l impegno e l uso delle fasi.

Strategie Metacognitive In generale, quando si introducono o commentano le attività svolte, cercare di stimolare il bambino/gruppo ad esplicitare le strategie di approccio impiegate nel gioco presentato; (es. secondo voi quale strategia occorre per vincere a 1,2,3 stella? Oppure: cosa ti ha permesso di vincere? Cosa non ha funzionato?) Generalizzazione : Favorire tale principio chiedendo al bambino/gruppo in quale altre situazioni si possa applicare quanto osservato, appreso, impiegato, ecc L operatore si mostra come modello rispetto al/alla Inoltre: corretto uso delle fasi gestione dello sforzo e dell impegno gestione delle difficoltà gestione dell errore gestione del fallimento gestione del successo Incoraggerà Sosterrà Gratificherà Loderà Accompagnerà il bimbo nell uso delle fasi in un ottica di progressiva autonomizzazione Modeling di autoistruzioni: il terapeuta si dà delle autoistruzioni mentre esegue un compito con il bambino. Stress inoculation training: si induce il bambino ad auto-osservare il proprio vissuto e le proprie emozioni, soprattutto in coincidenza di situazioni stressanti ed ansiogene. Lo si aiuta a generare un menù di risposte alternative adeguate al contesto ed in grado di sostituire gli atteggiamenti impulsivi ed aggressivi. Frequenti ed immediati feed back circa l accettabilità del comportamento del bambino. Esercizi di Role Playing (mettersi nei panni di ).

Al di là della diagnosi A volte la vivacità del bambino, il quantum energetico vigoroso con cui nasce, non è accolta come potenziale positivo da parte dell adulto. Vi possono essere determinate aspettative ed attribuzioni genitoriali, che individuano il bambino fino ad attivare identificazioni proiettive massicce che creano il bambino difficile, leggendo come movimento negativo-aggressivo-inconsulto anche movimenti positivi di esplorazione ed interesse verso spazi ed oggetti. Vi può essere negli educatori, talora fin dal nido, o dalla scuola dell infanzia, una visione intransigente, infastidita dalla vivacità dei bambini, che si aspetta e richiede un precoce controllo del movimento, adattamento passivo In tali situazioni l adulto genitore, o educatore - può intervenire anche assai precocemente, ostacolando, bloccando, stigmatizzando, colpevolizzando, il movimento sei un bambino terribile, mio figlio è un b incontenibile Questo finisce per pervertire una energia potenzialmente sana, che si carica di rabbia per l incomprensione, il rifiuto che incontra in relazioni così importanti-vitali per il bambino Le educatrici-insegnanti delle istituzioni spesso rischiano due modalità opposte: o di lasciare a sé stessi tali bambini, fintanto che non disturbano gli altri o che non si mettono in pericolo, oppure di intervenire in modo infastidito, censorio-limitante, per lo più inutilmente. L esigenza invece sarebbe: essere visti, in senso generale dando un legame significativo, un accompagnamento nella esperienza, ove la prima esperienza di base è esistere esistere per l altro; visto nelle competenze, visti nei frammenti di interesse per tentare di espanderli dentro un legame affettivo significativo; visti in quanto educati emotivamente-affettivamente : sei arrabbiata? però non si tirano i capelli, vedi che il bimbo piange? Gli hai fatto male Creare un ambiente adatto ai suoi bisogni: il b.no con comportamento dirompente è particolarmente sensibile a qualsiasi forma di stimolo esterno. Conviene quindi dargli un solo compito per volta, e predisporre per lui un ambiente calmo, che favorisca la concentrazione. Evitare l effetto sorpresa: il b.no fa fatica a gestire gli imprevisti, ai quali risponde spesso con aggressività. Ha bisogno quindi di punti di riferimento sicuri, come un organizzazione della giornata ben definita, con orari regolari (ora di alzarsi, di andare a letto, di giocare...). Incoraggiare e rendere responsabile: un b.no con comportamento dirompente fa spesso una stupidaggine dietro l altra e potrebbe perdere fiducia in se stesso, se i suoi errori vengono sottolineati troppo spesso. E importante trasmettergli dei limiti da non superare, ma è necessario

anche che riceva un certo incoraggiamento. Affidargli alcuni compiti di base potrebbe permettergli di incanalare la propria energia e renderlo autonomo allo stesso tempo. Le trappole da evitare - Le situazioni rischiose: un bambino con comportamento dirompente fa fatica a mantenere la situazione sotto controllo in un contesto rumoroso. Si mette a correre dappertutto, a urlare, e diventa ben presto incontrollabile. Per evitare questo tipo di situazione, è meglio escludere le uscite al supermercato o al cinema. - Non gridare più forte: quando il bambino disobbedisce o si ribella, entrare in un ottica di contrattazione con lui è inutile. Il divieto o il rifiuto devono essere categorici ed espressi in modo chiaro ma calmo, per evitare una escalation della crisi di nervi. - Non perdere il controllo delle proprie emozioni: ci si sente spesso impotenti davanti a un bambino con comportamento dirompente. La tentazione di lasciar perdere, cedere allo stress e sentirsi in colpa è forte... E pero indispensabile salvare la faccia davanti al bambino, che ha bisogno di punti saldi ai quali attenersi e appoggiarsi. - Non dimenticarsi di sé: saper essere egoisti e pensare solo a se stessi, ogni tanto, è indispensabile. Questo permette di diminuire la pressione sulle proprie spalle. La Motivazione