Classi e sottoclassi di anticorpi
Anticorpi: classi e sottoclassi In base alla catena pesante gli anticorpi sono divisi in classi e sottoclassi Classi o isotipi IgA, IgD, IgE, IgG, IgM Sottoclassi IgA1 e IgA2 nel topo una sola IgG1, IgG2, IgG3, IgG4 nel topo, IgG1, IgG2a, IgG2b, IgG3 Le catene pesanti sono identificate con lettere greche IgA, a - IgG, g - IgD, d - IgE, e - IgM, m Anticorpi di classi e sottoclassi diverse svolgono funzioni effettrici diverse
Anticorpi: classi e sottoclassi 2 classi o isotipi di catene leggere k (kappa) l (lamba) Ciascun anticorpo ha o 2 catene k o 2 catene l Nell uomo, circa il 60% degli anticorpi hanno k Nel topo, anticorpi con k 10 volte più frequenti di quelli con l Non sono note funzioni diverse tra i 2 isotipi di catene leggere
IgM (pentamero) IgM ponte disolfuro J IgM rappresentano 5-10% delle Ig del siero Secrete come pentameri Monomeri legati da ponti disolfuro tra Cm3 e tra Cm4 Catena J (joining) aggiunta prima di secrezione necessaria per polimerizzazione
IgM Prima classe di anticorpi a essere prodotta in una risposta primaria già espresse prima del processo di ipermutazione somatica bassa affinità per antigene prima classe a essere sintetizzata nei neonati Valenza 10 una IgM può legare 10 piccoli apteni a causa dell ingombro sterico in genere solo 5 molecole di antigeni più grandi vengono legati più efficace di altri isotipi nel legare antigeni con epitopi ripetuti es. polisaccaridi capsulari batterici alta avidità Molto efficace nell attivazione del complemento IgM >> IgG
IgG Monomeriche Principale isotipo presente nel sangue e nei fluidi interstiziali 80% delle Ig del siero Alta affinità generalmente espresse dopo ipermutazione somatica / maturazione affinità Opsonizzazione patogeno per fagocitosi Attivazione complemento
Sottoclassi IgG Numero e posizione ponti disolfuro diversi Dimensione regione cerniera diversa Diversa capacità di attivare complemento IgG3 >>IgG1>IgG2, (IgG4 no) Protezione feto (passano placenta) IgG1, IgG3
IgA (dimero) IgA 10% delle Ig del siero Catena J ponte disolfuro Largamente presente nelle secrezioni saliva, lacrime, latte muco tratto uro-genitale, bronchiale, digerente Nel siero generalmente monomeri Nelle secrezione dimeri catena J (joining) necessaria per polimerizzazione Funzione neutralizzante scarsa capacità opsonizzante e di attivazione del complemento
Distribuzione delle diverse classi di anticorpi In vivo serum half life (days) 5 3 23 23 8 23 6 2.5
Transcitosi Il passaggio di anticorpi attraverso tessuti epiteliali è detto transcitosi La principale classe di anticorpi che va in contro a transcitosi è quella delle IgA mucose del tratto respiratorio, gastrointestinale e urogenitale latte materno In molti mammiferi diverse sottoclassi di IgG passano dalla madre al feto gli Ab sono trasportati attraverso il tessuto placentare nell uomo avviene nell ultimo trimestre di gravidanza fornisce al feto il repertorio di anticorpi della madre come protezione contro i patogeni
Secrezione IgA Le plasmacellule che secernono IgA migrano preferenzialmente nei tessuti sotto-epiteliali delle mucose Plasmacellula Cellule epiteliali Le IgA secrete sono legate dal recettore per molecole immunoglobuliniche polimeriche (poly-ig) presente su superficie baso-laterale di cellule epiteliali mucosali riconosce catena J IgA secretoria
Secrezione IgA (segue) Il complesso IgA/poly-Ig viene internalizzato e trasportato al lume Plasmacellula Cellule epiteliali Il recettore poly-ig viene tagliato e rilasciato legato al dimero di IgA costituisce il componente secretorio protegge cerniera da proteasi attraverso carboidrati lega mucine presenti nel muco e trattiene IgA adese IgA secretoria Anche le IgM possono essere secrete con questo meccanismo catena J
Interazione antigene-anticorpo
Domini immunoglobulinici catena leggera Ponte disolfuro a.a. 212 Ponte disolfuro a.a. 112
Variabilità Variabilità Variabilità degli aminoacidi nelle regioni V delle Ig Figure 3-6 Regione V catena pesante Regione V catena leggera Residuo Residuo FR, frame region HV, hyper-variable region
Complementary-Determing Figure 3-7 part 2 of 2 Regions Le 3 regioni HV corrispondono ai 3 CDR Ciascun dominio VL e VH presenta 3 CDR I 3 CDR di ciascuna catena sono organizzati spazialmente in modo da costituire una superficie complementare all antigene
I 3 CDR di ciascuna catena sono giustapposti per formare il sito di legame con l antigene
Gli antigeni possono legarsi in tasche, grondaie, superfici estese,..
V L V H Antigene Anticorpo
V L V H Antigene Anticorpo
Determinanti antigenici riconosciuti da anticorpi Determinante conformazionale Epitopo discontinuo Determinante lineare Epitopo continuo determinante accessibile determinante inaccessibile denaturazione denaturazione Determinante perso da denaturazione Ab lega il determinante solo dopo denaturazione Ab lega il determinante sia nella proteina nativa che denaturata
Cambio conformazionale di Fab
Coinvolte diverse forze in interazione antigene-anticorpo Figure 3-9
Forza dell interazione antigene-anticorpo Ciascuna interazione è relativamente debole richiesto numero elevato di interazioni per avere un interazione forte tra antigene e anticorpo Queste interazioni operano a distanza molto breve 10-7 mm = 1 angstrom, Å Una forte interazione Ag-Ab richiede quindi un elevato grado di complementarità tra Ag e Ab sebbene singole interazioni possano contribuire maggiormente
Affinità L affinità degli anticorpi è una misura quantitativa della forza di legame L insieme della forza dei legami non covalenti tra un singolo sito di legame di un determinato anticorpo e un singolo epitopo è l affinità di quello anticorpo per quello epitopo kd 10-7 -10-11 M anticorpi a bassa affinità legano l antigene debolmente e tendono a dissociarsi velocemente anticorpi ad alta affinità legano l antigene e rimangono legati più a lungo
Valenza e avidità nell interazioni antigeneanticorpo Valenza Avidità Monovalente Bassa Bivalente Alta Polivalente Molto alta
Avidità L avidità degli anticorpi comprende l affinità di siti di legame (Fab) multipli L affinità di un sito di legame (Fab) non sempre riflette la reale forza dell interazione Ag-Ab Quando antigeni complessi contenenti epitopi ripetuti interagiscono con anticorpi dotati di siti multipli di legame, l interazione di una molecola di anticorpo con una molecola di antigene in un sito, aumenterà la probabilità di reazione tra queste due molecole in un secondo sito La forza di queste interazioni multiple tra un anticorpo multivalente e l antigene è detta avidità. Un alta avidità può compensare una bassa affinità le IgM hanno una bassa affinità (generalmente) ma un elevata valenza (sono pentameriche)
Fine specificità degli anticorpi Animali immunizzati con meta-azobenzenesulfonate coniugato a una proteina Raccolta del siero Reazione siero con: Legame degli anticorpi con aptene
Funzioni effettrici degli anticorpi
Funzioni effettrici mediate da anticorpi Gli anticorpi inducono risposte effettrici che risultano nella rimozione/uccisione del patogeno in genere il semplice legame dell anticorpo non rimuove/uccide il patogeno La funzione effettrice dell anticorpo è determinata dal tipo di catena pesante che costituisce lo Fc Fc interagisce con proteine presenti nel siero o recettori presenti sulla membrana di alcune cellule
Meccanismi effettori degli anticorpi Neutralizzazione Opsonizzazione ADCC Fagocitosi patogeni opsonizzati con frammenti complemento Attivazione complemento Infiammazione Lisi microbi
Neutralizzazione Il patogeno infetta la cellula L anticorpo blocca il legame del patogeno alla cellula e l infezione IgG e IgA ad elevata affinità possono inibire l infettività di virus ed altri patogeni IgA presenti sulla superficie mucosale di tratto intestinale, respiratorio e riproduttivo prevengono le infezioni inibendo l adesione di batteri, virus ed altri patogeni
Neutralizzazione Effetto patologico della tossina L anticorpo blocca il legame della tossina al recettore cellulare IgG e IgA ad elevata affinità possono neutralizzare tossine batteriche inibendone la capacità di legarsi a recettori cellulari vaccinazione anti-tetanica
Opsonizzazione Promozione della fagocitosi di antigeni da parte di macrofagi e neutrofili Importante nella difesa da infezioni batteriche Recettori per Fc sono presenti sulla membrana di macrofagi e neutrofili Il legame dei recettori per Fc con complessi Ab-Ag attiva la fagocitosi All interno del fagocita il patogeno diventa il bersaglio di diversi processi distruttivi (digestione enzimatica, danno ossidativo)
Recettori per Fc I leucociti esprimono recettori Fc che legano la regione costante degli anticorpi esistono FcR per i diversi isotipi di catene pesanti promuovono fagocitosi trasmettono segnali che attivano processi antimicrobici o regolativi delle funzioni cellulari
Recettori Fcg (FcgR) FcgRI (CD64) principale recettore che promuove fagocitosi espresso su macrofagi e neutrofili lega IgG1 e IgG3 ad alta affinità nell uomo in topo lega IgG2a e IgG2b presenta 3 domini immunoglobulinici è associato a un dimero di catene g contengono 1 sequenza ITAM ciascuna
Opsonizzazione fagocitosi Opsonizzazione Legame patogeno opsonizzato a FcgRI (CD64) FcgRI (CD64) attiva fagocitosi Fagocitosi Eliminazione patogeno FcgRI lega con alta affinità gli anticorpi che sono legati ad un antigene
Antibody-Dependent Cell-mediated Cytotoxicity (ADCC) FcgRIII-A (CD16) Le cellule NK riconoscono le IgG legate e lisano la cellula cui sono legate l anticorpo quindi permette di riconoscere specificamente la cellula bersaglio e di attivare il meccanismo effettore svolto dalla cellula NK
Antibody-Dependent Cell-mediated Cytotoxicity (ADCC) FcgRIII-A (CD16) Alcuni anticorpi usati in immunoterapia anti-tumorale sfruttano (anche) la ADCC es: anticorpi anti-cd20 (Rituximab) nella terapia dei linfomi B
Recettore per la catena e ad alta affinità (FceRI) Lega IgE con domini immunoglobulinici catene b e g trasducono segnali contengono sequenze ITAM associano chinasi Syk e Lyn
Antibody-Dependent Cell-mediated Cytotoxicity (ADCC) Gli eosinofili esprimono recettori ad alta affinità per il Fc delle IgE (FceRI) l anticorpo permette di riconoscere specificamente il parassita bersaglio e di attivare il meccanismo effettore svolto dagli eosinofili rilascio di granuli