Il bambino allergico al grano



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Il bambino allergico al grano Giuseppe Pingitore U.O.C. di Pediatria, Ospedale Grassi, Roma gpingitore@tin.it Introduzione Il grano è il cereale più coltivato e la maggiore fonte di proteine alimentari al mondo 1. Negli ultimi anni, purtroppo, si è dovuto registrare un forte aumento di prezzo dovuto in parte alla sempre più crescente domanda (Africa, Cina, India), in parte alla preoccupante tendenza a spostare la produzione verso il granturco allo scopo di produrre biocarburanti. Il grano, come tutti i cereali, è una graminacea (famiglia delle poacee); il chicco è formato per circa il 10-15% da proteine. Grazie al metodo Osborne di separazione e caratterizzazione delle proteine del grano, introdotto esattamente 100 anni fa 2, oggi sappiamo che le proteine del grano appartengono a 3 frazioni: le albumine e globuline, solubili in acqua o soluzioni saline deboli; le gliadine, solubili in soluzioni idroalcoliche e le glutenine, solubili in soluzioni diluite di acidi o alcali. Le ultime due frazioni costituiscono l 85% delle proteine e sono note come glutine o prolamine a causa dell alto contenuto in prolina; ad esse è dovuta la capacità della farina di grano di essere panificata, in quanto in grado di formare un impasto visco-elastico capace di trattenere aria. Le gliadine sono proteine monometriche, cioè non in grado di polimerizzare, e sono distinte in ω, α, β e γ-gliadine. Gli allergeni del grano Il nomenclatore ufficiale degli allergeni 3 ne elenca cinque: Tri a 14, Tri a 18, Tri a 19, Tri a 25, Tri a 26 costituiti da molecole con caratteristiche biochimiche varie. Nel corso degli ultimi 10 anni sono state condotte varie ricerche al fine di individuare la rilevanza clinica di tali componenti proteiche. Recentemente 4 un indagine multicentrica alla quale hanno partecipato anche autori italiani, è stata condotta utilizzando il siero di 22 soggetti i quali, assumendo il grano, sviluppavano sintomi immediati durante il Test di Provocazione Orale (TPO) in doppio cieco. Facendo ricorso a tecniche di separazione elettroforetica SDS-PAGE delle 3 frazioni proteiche del grano e di immunoblotting con i sieri dei soggetti, i ricercatori hanno messo in evidenza l importanza allergenica di 3 molecole: un inibitore dell alfa-amilasi, una Lipid Transfer Protein (LTP) ed una sub-unità di glutenina a basso peso molecolare, tutte resistenti al calore. Rivista di Immunologia e Allergologia Pediatrica 01/2008 3-7

Una particolare attenzione viene oggi rivolta ad una frazione delle gliadine, la gliadina ω-5 (Tri a 19), in quanto è risultata essere un allergene sensibilizzante maggiore nei bambini con manifestazioni allergiche immediate (anafilassi, orticaria, sintomi respiratori e gastrointestinali) 5 6. C è da dire, tuttavia, che i dati ad oggi disponibili sembrerebbero escludere l esistenza di un rapporto stretto tra sensibilizzazione ad una certa proteina e comparsa di un certo tipo di sintomi: la reattività nei confronti di frazioni proteiche sia solubili che insolubili è stata descritta a prescindere dalla sintomatologia e dall età 7 8. L unico dato certo proviene dalle ricerche condotte dal gruppo austriaco di Valenta 9 e riguarda la differenza esistente tra celiaci e allergici: le IgA dei celiaci e le IgE degli allergici riconoscono diversi profili di antigeni del grano; inoltre, la risposta delle sottoclassi IgG agli antigeni del grano è diversa nei celiaci e negli allergici. Manifestazioni cliniche Il grano è uno dei 6 alimenti (gli altri sono latte vaccino, uovo, pesce, arachide e soia), responsabili del 90% delle allergie alimentari del bambino; c è da aggiungere, tuttavia, che in oltre l 80% dei casi tali allergie guariscono spontaneamente entro i primi 3 anni di vita 10. La sensibilizzazione si verifica all epoca dell introduzione dell alimento nella dieta del bambino, cioè intorno al 4-6 mese di vita, anche se è stata segnalata la possibilità di una sensibilizzazione attraverso il latte materno in lattanti alimentati esclusivamente al seno 11. L introduzione del grano nella dieta prima dei 6 mesi di vita del bambino non sembra aumentare il rischio di sviluppare allergia, anzi esattamente il contrario: uno studio prospettico osservazionale 12 condotto su 1261 bambini arruolati alla nascita e seguiti fino ai 4 anni e mezzo, ha evidenziato la comparsa di allergia al grano nell 1% di essi e soprattutto in quelli che avevano ritardato l introduzione oltre il 7 mese (OR 3.8, IC 1.18-12.28). Le possibili manifestazioni cliniche dell allergia al grano interessano i seguenti apparati: cute: dermatite atopica, orticaria, angioedema; apparato gastrointestinale: vomito, diarrea, dolore addominale, ritardo di crescita; apparato respiratorio: rinite, asma; generali: anafilassi, anafilassi indotta dall esercizio fisico; La maggior parte dei bambini presenta una dermatite atopica di grado moderato-severo e spesso si associano sensibilizzazioni verso altri alimenti (latte vaccino, uovo) 13-15. Una forma clinica particolare, che vede il grano tra gli alimenti più spesso in causa, è l anafilassi grano-dipendente indotta dall esercizio fisico (WDEIA, Wheat-dependent exercise-induced anaphylaxis). Si tratta di una manifestazione anafilattica che compare in soggetti sensibilizzati i quali, avendo mangiato alimenti contenenti grano, svolgono attività fisica generalmente nelle 2-4 ore successive: sia la sensibilizzazione che l esercizio fisico sono indispensabili per la comparsa dei sintomi 16. La sindrome interessa l età adulta e la seconda infanzia e non esistono elementi per poterne prevedere né la gravità né i tempi di comparsa 17 : il quadro clinico può variare da forme di orticaria/angioedema localizzate fino a manifestazioni generalizzate con dispnea e ipotensione fino allo shock; l intervallo intercorrente tra ingestione dell alimento ed esercizio fisico varia dai 10 minuti alle 4 ore, così come la durata dell esercizio prima della comparsa dei disturbi (da 10 minuti ad 1 ora). L eziopatogenesi non è nota: è stata avanzata l ipotesi che si tratti di una manifestazione di allergia alimentare in pazienti con bassa reattività immunologica che necessitano di un fattore scatenante per la comparsa dei sintomi 18. Sembra dimostrato il ruolo chiave delle IgE anti-gliadina presenti in tutti i soggetti con WDEIA; un ruolo importante potrebbero avere anche il livello delle IgA specifiche anti-gliadina ω-5, risultato significativamente più elevato rispetto ai controlli 19, e le transglutaminasi intestinali, che sarebbero dotate di cross-reattività verso peptidi derivati dalla ω-5 gliadina 20. Diagnosi Il grano è un alimento di primaria importanza nella nostra alimentazione, soprattutto in età pediatrica, e prima di prescrivere una dieta senza proteine del grano il pediatra, allergolo e non, ha l obbligo di formulare una diagnosi certa. La diagnosi di allergia al grano deve essere posta sulla base di un accurata anamnesi

e di un attenta valutazione dei segni e dei sintomi clinici. La ricerca delle IgE specifiche, mediante il prick test cutaneo (Skin, Prick Test, SPT) o il dosaggio nel siero (RAST, ELISA), è di grande utilità per l orientamento diagnostico nei casi di manifestazioni allergiche che compaiono immediatamente dopo l assunzione del grano (anafilassi, orticaria, asma), o al massimo entro 2 ore, ma non è da sola sufficiente, tranne pochi casi, per porre diagnosi di allergia. Le manifestazioni ritardate (24 ore o più dall ingestione dell alimento) interessano prevalentemente l apparato gastrointestinale (dolore addominale, vomito, diarrea) e la cute (peggioramento della dermatite atopica) e sono dovute per lo più a meccanismi immunologici non IgE mediati 21. In questo caso, nel sospetto che il grano sia responsabile della sintomatologia, per confermare la diagnosi è necessario fare ricorso ad un TPO dopo un congruo periodo (4-6 settimane) di dieta priva di grano e conseguente miglioramento dei sintomi 22. Il TPO è uno strumento diagnostico non ottimale, in quanto richiede lunghi tempi di esecuzione e disagio per il bambino e per il personale sanitario; è gravato dal potenziale rischio di comparsa di reazioni cliniche di entità non sempre prevedibile e deve essere eseguito in ambienti idonei (day hospital, ricovero). Ad oggi rimane, tuttavia, il gold standard, cioè il test migliore che abbiamo a disposizione, in termini di sensibilità e specificità, per formulare una diagnosi corretta 23. Per approfondimenti sulle indicazioni e modalità di esecuzione del TPO si rimanda alle Linee Guida della EAACI (European Academy of Allergology and Clinical Immunology) 24. Limitatamente alle manifestazioni IgE mediate dell allergia alimentare è generalmente vero che più alti sono i valori di IgE specifiche nel siero e/o sulla cute del paziente, più elevata è la probabilità di una reazione clinica immediata all ingestione di quel dato alimento 25. Partendo da questo principio negli ultimi 10 anni sono stati condotti vari studi per tentare di definire livelli di IgE specifiche sia nel siero (CAP-system) che sulla cute (diametro del pomfo) tali da ottenere un affidabilità diagnostica sufficiente ad evitare il ricorso al TPO 25-29. Il Valore Predittivo Positivo (VPP) di un test rappresenta la probabilità che un soggetto positivo al test sia realmente affetto dalla condizione patologica in esame; più tale valore si avvicina a 100 più aumenta l accuratezza diagnostica del test che si sta valutando, in confronto al gold standard che, nel nostro caso, è rappresentato dal TPO. Confrontando il VPP di vari livelli sierici di IgE specifiche per il grano, e di vari diametri di pomfi cutanei, con il risultato del TPO si è visto che, rispetto ad altri alimenti come latte vaccino e uovo, la capacità diagnostica di tali test è troppo bassa per un loro utilizzo esclusivo a fini diagnostici 27 28. Bisogna sottolineare, inoltre, che il VPP dipende fortemente dalla prevalenza della malattia nella popolazione in esame e che se si valuta l efficienza diagnostica del dosaggio delle IgE specifiche sieriche con un indicatore quale il Rapporto di Verosimiglianza, essa diminuisce grandemente 30. Pertanto, fatta eccezione per i bambini con chiara storia clinica di recente anafilassi o reazione allergica grave e/o ripetuta all ingestione isolata di alimenti contenenti grano in presenza di positività delle IgE specifiche, il TPO rimane lo strumento diagnostico più affidabile. Interventi terapeutici Una volta posta la diagnosi l unica terapia di provata efficacia è l eliminazione del grano dalla dieta 31. Reattività crociata con altri cereali si verifica nel 20% dei casi 32 e soprattutto con orzo e segale 33, anche se in molti casi è presente soltanto una sensibilizzazione allergica (IgE specifiche positive) non accompagnata da manifestazioni cliniche 34. Pertanto, l eliminazione contestuale di tutti i cereali dalla dieta, senza una verifica della loro tollerabilità, è una pratica clinicamente e nutrizionalmente scorretta. Dati clinici sperimentali suggeriscono di utilizzare quali sostituti del grano preferenzialmente il granturco e il riso 35. Il grano saraceno (Fagopyrum esculentum), considerato erroneamente un cereale, non è una graminacea e non è correlato, dal punto di vista tassonomico, al grano vero; pertanto può rappresentare, anche per le sue proprietà nutrizionali, un buon sostituto nel bambino allergico al grano. Esistono, tuttavia, segnalazioni di reazioni allergiche immediate dopo assunzione di farina di grano saraceno 36 a causa della presenza di una frazione protei-

ca fortemente resistente alla digestione acida e peptica 37. Negli ultimi anni alcuni autori hanno sperimentato con successo la possibilità di indurre una tolleranza attraverso la somministrazione di dosi progressivamente crescenti dell alimento al fine di indurre una desensibilizzazione 38 ; non bisogna dimenticare però che tale pratica non è esente da rischi per il paziente 39. Bibliografia 1 http://www.fao.org/docrep/010/ah876e/ ah876e03.htm. 2 Osborne TB. The proteins of the wheat kernel. Washington, DC: Carnegie Inst. 1907. 3 http://www.allergen.org/allergen.aspx 4 Pastorello EA, Farioli L, Conti A, Pravettoni V, Bonomi S, Iametti S, et al. Wheat IgE-mediated food allergy in European patients: alpha-amylase inhibitors, lipid transfer proteins and low-molecular-weight glutenins. Allergenic molecules recognized by double-blind, placebo-controlled food challenge. 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