I monasteri. S. Benedetto.



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I monasteri "A comprova della viva fede per il cristianesimo, nella nostra zona si costruirono tre monasteri benedettini: il primo in territorio di Monteroduni intitolato a S. Benedetto, il secondo Santo Spirito in Volturno nel tenimento di Coppetelle, infine il terzo Santa Maria in Altissimis in prossimità di Campo Sacco. S. Benedetto. È l unico dei monasteri di Monteroduni riportato tra le pertinenze di Montecassino sulla bronzea porta centrale della Basilica di Montecassino, fusa a Costantinopoli nel 1066. Viene indicato con queste precise parole S. Benedictus de Monterodoni. Probabilmente il monastero era ubicato in contrada Grotte a un chilometro e mezzo circa dall abitato. Attualmente in detta zona, per poco che si scavi, si trovano cocci maiolicati; e allorché nell immediato dopo guerra vi si costruì il campo sportivo si scoprì il lastricato di una strada antica. Dell antico edificio monasteriale ora sarebbero rimaste una fontanella risultante da acque di stillicidio raccolte lungo un cunicolo scavato nel tufo nonché una chiesa interrata di normali dimensioni (forse era la cripta dell antico tempio), che molti anni fa potetti osservare attraverso una botola, nascosta sotto la corteccia erbosa di un terreno della zona. Il compianto dott. Custode Faralli, proprietario dei terreni in quei paraggi, gentilmente si prestò a scoperchiare la botola. Il monastero in data non precisata, oralmente ovvero solo con scrittura privata, insieme al monastero di S. Pietro di Sesto Campano, da Ugo I, figlio di Raul Conte di Molise, venne donato a Montecassino in persona dell abate Card. Oderisio dei Conti dei Marsi. Nel settembre del 1105 la donazione venne confermata per Notar Gentile in San Germano (Cassino) con uno strumento, in cui lo stesso Conte donava a Montecassino il castello di Viticuso. La generosità dell offerta era finalizzata al desiderio di provvedere alla salvezza dell anima propria, dei genitori, del fratello Rogerio, dei figli e degli altri parenti. Nel 1401 ancora esisteva, perché in tale anno era priore fra Cristofaro da Piumarola (Tommaso Leccisotti, Regesti, II, pag. 227, n.6). Nel 1511 era ancora funzionante, perché ne divenne priore il cellerario (amministratore) di Montecassino, Don Fortunato di Novara, per nomina conferitagli dal priore don Antonio di Genova. Non sappiamo come e perché il monastero finì. Ma qui occorre fare una precisazione. Non manca a Monteroduni chi, rifiutando la collocazione in contrada Grotte, si arrampica sulle montagne di Vallelunga di Gallo Matese per riconoscerne il sito presso la fontana chiamata di S. Benedetto. Ma Vallelunga è in Terra di Lavoro; senza dire che la donazione del monastero di S. Benedetto a Montecassino fu fatta dal Conte Ugo I di Molise. Si arrivò anche a dire che Vallelunga chiamavasi Casale di Monteroduni. Ma, per quanti documenti abbia consultato, non ho mai trovato simile denominazione. Rimaniamo quindi ancorati alla tradizione che vede il Monastero di S. Benedetto ubicato in contrada Grotte. Nel 1989 la Soprintendenza d Arte e Archeologia di Campobasso promosse degli scavi in contrada Grotte, senza estenderli a tutta la zona. I risultati furono oggetto di una relazione di cui una copia fu 1

rilasciata al Municipio di Monteroduni. In sintesi questa arriva alla conclusione che in base ai saggi di scavi effettuati si è accertata la presenza di un complesso archeologico di rilevantissimo interesse che lascia intravedere la presenza di una villa a carattere residenziale di notevole dimensione e di certo pregio databile tra la fine della repubblica e l inizio dell impero. Ma il monastero fu apposto o sovrapposto alle strutture della villa romana? Nessuna precisazione è possibile dare. Del resto si tenga presente che gli scavi in contrada Grotte sono stati del tutto parziali. L ultima appendice del vetusto monastero fu un altare di S. Benedetto addossato alla parete absidale della chiesa arcipretale, a destra di chi guarda l altare maggiore. Di esso avevano cura i monaci cassinesi che vi facevano celebrare dal clero locale SS. Messe di fondazione. S. Spirito in Volturno. È avvolto nel mistero, poco o nulla sappiamo documentariamente. Nella prima metà del secolo XVII se ne vedevano ancora i ruderi emergenti presso il ponte Olotrone, come afferma il Ciarlanti (Vds. G. V. Ciarlanti, Memorie Historiche del Sannio, anno 1644, ristampa Arnaldo Forni Editore, pag. 339 340). Ora anche questi sono scomparsi. Inutilmente ho cercato nella biblioteca e archivio di Montecassino un opera o un documento che menzioni, sia pure fugacemente, S. Spirito in Volturno. Unico resto dell antica abbazia è una graziosa cappelletta tricora, vero gioiello di architettura romanica, che gli esperti dicono di appartenere all epoca longobarda. Possiamo quindi anche per S. Spirito in Volturno ripetere quanto dicemmo per il monastero di S. Benedetto. Compiuta o quando stava per compiersi la conversione in massa di Coppetelle alla fede ed impiantare le strutture essenziali della chiesa, si creò questo monastero, che doveva garantire la maturità ecclesiale raggiunta dalla popolazione del posto e dell intorno. Come e quando fini? Forse per il terremoto dell 847 o del 1349? Nessuno può dirlo. In una platea del 1703 custodita presso la Curia di Isernia la cappella dello Spirito Santo è menzionata come edificio di culto funzionante e ne sono elencati i beni nonché gli arredi e la suppellettile. Poi silenzio assoluto. Probabilmente venne abbandonata e chiusa di fatto al culto in seguito al terremoto del 1805. Attualmente l antica denominazione di S. Spirito rimane anche in catasto in quella zona campestre; abbia quindi i limiti S. Spirito. Anche il ponte costruito sulla Rava delle Copelle è stato intitolato Ponte S. Spirito. 2

S. Maria in Altissimis. Ritrovare le origini di S. Maria in Altissimis significa annaspare nel vuoto. Sono rimasti notevoli ruderi e la chiesetta ancora ben conservata, ma non funzionante, perché manca della volta. È il meno antico dei tre monasteri monterodunesi, come dimostra lo stile a sesto acuto del tempietto che si può far rimontare all epoca degli Svevi o dei Normanni. Nel 1651 era ancora in vita. Difatti una lapide murata all interno della Chiesa Collegiata di Monteroduni, si dice che Giovanni, Abate di S. Maria de Altissimo, nel 1649 fu esecutore del testamento rogato dal notaio Pietro Antonio Aversano, col quale Scipione d Afflitto, barone del paese, lasciava due terre e del denaro per la celebrazione di una S. Messa quotidiana e per la recita delle litanie mariane ogni sabato all altare di S. Michele Arcangelo nella stessa chiesa. La lapide, come si rileva dal testo dell iscrizione, venne murata il 1 ottobre 1651. In seguito si perde traccia di questo monastero. La chiesa però rimase funzionante fino al terremoto del 1805 che la rese inservibile. Facendo cadere la volta; era frequentata dai cittadini di Monteroduni e di Macchia d Isernia, particolarmente il lunedì di Pasqua, giorno in cui si festeggiava la titolare S. Maria de Altissimo. ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ Fin qui la trascrizione delle pagine 11, 12 e 13 di Memorie storiche di Monteroduni di Don Antonio Mattei (1909 1992). Da quanto riportato appare chiaro che: riguardo al Monastero di S. Benedetto, di cui se ne ignora l esatta ubicazione: risulta citato già da un documento del 1086 (formella della porta bronzea della Cattedrale dell Abbazia di Montecassino), subito dopo del 1105 (Conferma della concessione del Monastero di S. Benedetto ad Oderisio I Abate di Montecassino da parte del Conte Ugo De Molisio), poi ancora del 1401 (Tommaso Leccisotti, Regesti, II, pag. 227, n.6) e infine nel 1511 (anno in cui era priore il cellerario Don Fortunato di Novara). Dopo tale ultima data non è più rinvenibile alcuna citazione. 3

per avere dette menzioni certamente esso doveva avere caratteristiche e/o rilevanza tali che oggi qualche resto o indizio sarebbe dovuto essere ancora presente e visibile o nella località Grotte (ipotizzata dallo stesso Don Antonio Mattei) o nella località Acqua di S. Benedetto di Vallelunga (ipotizzata da altri eminenti studiosi locali) o in altra parte del territorio comunale; riguardo al monastero di S. Maria in Altissimis, certamente situato sulla collinetta omonima a ridosso del fiume Vandra e a confine con il comune di Macchia d Isernia: l unica citazione è del 1651 (lapide murata nella Chiesa di S. Michele Arcangelo). Antecedentemente a tale data esso non viene riportato in alcuna bolla, platea o altro atto della Diocesi di Isernia o dell Abbazia di Montecassino; ciò appare davvero strano, dato che esso coincide con gli importanti resti rinvenibili, come detto, nel sito omonimo, resti che peraltro sono relativi a murature realizzate con malta di tipologia riferibile al periodo alto medievale. Sorge così una considerazione, vale a dire che risulta verosimile che i due nomi di S. Benedetto e di S. Maria in Altissimis si riferiscano non a due distinti monasteri, bensì a due periodi successivi dello stesso monastero, cioé al monastero i cui resti sono oggi ancora presenti sulla collinetta di S. Maria in Altissimis a confine con il Comune di Macchia. ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ Nel prosieguo si riporta la trascrizione del passaggio riguardante il Ponte Latrone e l altro monastero, quello di S. Spirito, di cui alle pagine 339 e 340 (pure nel prosieguo riportate in copia) di: G. V. Ciarlanti, Memorie Historiche del Sannio, anno 1644, ristampa Arnaldo Forni Editore. <<Fè poi Federico far il Castello a Capoua, sopra il ponte, il quale designò di sua propria mano; e il Collenuccio aggiunge,che fè anche farui il ponte, e in tal tempo, è fama, in quelle parti,che fosse per suo ordine stato fatto parimente il ponte sopra lo medesimo fiume Volturno, hora detto ponte Latrone tra i fini delle Terre di Monterodono e Capriata, e che fosse in ambedue opera d uno stesso maestro; e se bene questo è hora disfatto, tutta volta vi si veggon stupende vestigia dall una parte, e l altra, e in mezzo del fiume, che chiaro segno danno della gran potenza del Conditore. E con molta provvidenza vi fu eretto, poiché oltre la comodità del luogo, vi sono bagni salutiferi, e acque medicinali, che gioauno a diurse infermità, i quali ne gli antichi tempi erano molto in uso, e anche al presente vi si veggono le stanze intiere, e dirupate, ne quali si ricouerauavano le persone. Credesi, che per la rottura del ponte fossero anche stati questi bagni intermessi, e sia stato abbandonato il Monastero di S. Spirito detto del Volturno, le cui muraglie hoggi ancora stanno in piede, e esser potrebbe, che fosse stato questo edificato per comodità di coloro che a à bagni veniuano.>> 4