ALICANTE/ GRÉNACHE Chiamato anche Granaccio, probabilmente è stato introdotto in Sicilia dai francesi e dai britannici nel XVIII secolo. La sua coltivazione è limitata ad alcuni Comuni in provincia di Catania e di Messina. Nei vigneti dell Etna si trovano ancora antichi ceppi franchi di piede. Province di Catania e Messina. Pianta mediamente vigorosa, foglia media, grappolo medio, cilindro-conico, serrato, talvolta alato, acini medi sferoidali, buccia consistente, pruinosa, di colore blu-scuro tendente al violaceo. Maturazione tardiva. Si produce un ottimo vino di colore rosso porpora, con sentori vinosi e fruttati, dal gusto fine, poco corposo, equilibrato e armonico, preferibilmente da pronto consumo.
CARRICANTE Vitigno storico dell areale etneo dove viene coltivato da tempo immemorabile. Descritto da Sestini (1760) nelle sue memorie sui vini di Mascali, deve il suo nome è legato all abbondante produzione che è in grado di dare. Presenta una certa variabilità intravarietale e le sue caratteristiche salienti sono quelle di essere mediamente vigoroso, foglia media, cuneiforme, pentalobata; grappolo medio, semplice o alato, di forma cilindrica o cilindro-conica, mediamente spargolo tendente al compatto, acini medi, ellittici corti, buccia molto consistente di colore giallo-verdolino, dorato nella faccia esposta al sole. Maturazione tardiva. Vitigno particolarmente reattivo con l ambiente di coltivazione, fornisce i migliori risultati in quota su terreni poveri che ne possono contenere l esuberanza produttiva o quando questa viene limitata attraverso le tecniche agronomiche. Vino particolarmente fine, di colore giallo paglierino con riflessi verdi, dotato di un buon corredo aromatico con sentori di fiori bianchi e di erbe mediterranee, buona struttura gustativa, caldo, particolarmente sapido, caratterizzato da una buona acidità fissa che lo rende adatto all affinamento. Etna bianco e Etna bianco superiore. Provincia di Catania.
CATARRATTO Vitigno storico della Sicilia dove si coltiva da tempi immemorabili. Detto dal volgo Catarrattu vrancu, viene descritto per la prima volta dal Cupani (1696), successivamente dal Sestini (1760) e dal Geremia (1835). Il Pastena (1970) indica quattro Catarrati coltivati in Sicilia, questo testimonia una grande variabilità intravarietale che ha permesso una canonizzazione varietale di alcuni fenotipi e più precisamente Catarratto comune e Catarratto lucido. Largamente diffuso in tutta l Isola, la sua coltivazione è particolarmente concentrata nelle province di Trapani e di Palermo. Pianta mediamente vigorosa, foglia da media a medio-grande, di forma da pentagonale ad orbicolare, con 3-5 lobi; grappolo medio, conico o piramidale, più o meno allungato, compatto, generalmente alato, acini medi, sferodali, buccia di colore verde-giallo. Maturazione media. Le uve del Catarratto entrano nella composizione di moltissimi vini bianchi siciliani. Il vino è di colore giallo paglierino con riflessi verdi; profilo aromatico di particolare finezza e intensità è caratterizzato da descrittori fruttati, in particolare pompelmo e frutto della passione, floreali, da fiori bianchi, accompagnate da note di spezie mediterranee, al gusto si caratterizza per una buona struttura, per una eccellente sapidità e mineralità, giustamente acido. Alcamo, Contea di Sclafani, Contessa Entellina, Delia Nivolelli, Erice, Etna, Monreale, Salaparuta, Sambuca di Sicilia, S. Margherita Belice. Tutta la Sicilia tranne la provincia di Enna.
DAMASCHINO Citato da Mendola (1885), si ipotizza sia giunto in Siciliadurante la dominazione araba, in particolare nel territorio di Trapani. Venne utilizzato prevalentemente per la ricostituzione post-fillosserica dei vigneti nel Marsalese. La sua coltivazione è limitata alle province di Trapani e di Agrigento. Pianta molto vigorosa, foglia grande, pentalobata, pentagonale; grappolo grande, piramidale, alato, da medio a spargolo, acini medio-grandi, sferoidali con buccia debolmente pruinosa, di colore giallo-verde con sfumature rosa-arancio nella parte più esposta al sole. Maturazione media. Generalmente le sue uve vengono vinificate insieme ad altri vitigni. Il vino è fine, di pronto consumo, giallo paglierino, profumo lieve e gradevole, sapore neutro, abbastanza armonico. Si presta poco all invecchiamento. Alcamo, Delia Nivolelli, Marsala. Province di Agrigento e Trapani.
FRAPPATO Origini incerte, le prime testimonianze fanno risalire la sua presenza nella zona di Vittoria al XVII secolo, descritto da Sestini (1760) nelle sue memorie sui vini di Vittoria, luogo in cui ancora oggi è coltivato. Presente soprattutto nella provincia di Ragusa e di Siracusa generalmente in consociazione con il Nero d Avola, risulta poco diffuso nelle altre province siciliane. Vitigno che presenta una buona variabilità intravarietale che risiede soprattutto nelle caratteristiche produttive e qualitative delle uve. Pianta mediamente vigorosa, portamento eretto, foglia grande, grappolo da medio a grande, cilindrico o piramidale, alato, compatto, acini medi, sferoidali o ellissoidali, buccia pruinosa, spessa e coriacea, di colore blu-violaceo. Le uve vinificate in purezza danno un ottimo vino di colore rosso rubino poco carico e brillante, elevati sentori vinosi, fruttati, speziati e floreali, mediamente corposo, tannino equilibrato, al gusto fresco e morbido, molto armonico. Cerasuolo di Vittoria G, Eloro, Erice, Vittoria. Province di Ragusa, Siracusa e Catania.
GRECANICO Non si conoscono le origini di questo vitigno coltivato in Sicilia da diversi secoli, il suo nome come per altri vitigni con lo stesso suffisso, Greco, Grechetto ecc., si deve al tipo di vino passito, da essi ottenuto nel Medio Evo, ad imitazione di quelli d importazione Greca; presumibilmente è la stessa uva che Cupani (1696) descrive come uva siciliana detta Grecani, mentre il Geremia (1835) ne classifica due tipi a grappolo spargolo (Grecanico a giriamoli) e uno a grappolo compatto e con due ali (Grecanico a croce); erroneamente confuso con la Garganega se ne distingue sia morfologicamente sia mediante marcatori molecolari. L area storica di diffusione ricade nelle province di Trapani e di Agrigento, ceppi sparsi si trovano in molti vigneti siciliani. Pianta vigorosa, foglia media, pentalobata, pentagonale; grappolo grande, medio-grande, conico o cilindro-conico, più o meno allungato, con una o due ali, mediamente spargolo, acini medi da sferoidali a leggermente appiattiti, buccia poco pruinosa di colore giallo dorato. Maturazione media. Vino fine di colore giallo paglierino, discretamente alcolico, i descrittori che lo caratterizzano sono floreali e di frutti bianchi, sapore asciutto, fresco e armonico. Alcamo, Contea di Sclafani, Contessa Entellina, Delia Nivolelli, Erice, Menfi, Monreale, Santa Margherita di Belìce, Sciacca. Province di Agrigento, Trapani e Palermo.
GRILLO Vitigno autoctono siciliano figlio di Catarratto e di Zibibbo (Moscato di Alessandria); l origine di questo incrocio non è chiara poiché potrebbe essere tra gli incroci realizzati dopo la metà dell 800 dal Barone Mendola oppure un incrocio naturale di questi due vitigni tipicamente siciliani. La prima notizia relativa alla sua coltivazione in Sicilia risale al 1873 (Alagna - Spanò, 1873). Il Grillo è principalmente diffuso nel territorio di Trapani dove costituisce il vitigno base per produrre i migliori vini Marsala. E presente anche nella provincia di Agrigento e limitatamente in provincia di Palermo e Siracusa. Si contraddistingue per la pianta vigorosa, foglia da media a grande, pentalobata, di forma orbicolare o pentagonale; grappolo conico, generalmente alato, da spargolo a mediamente compatto, acini medio-grandi, sferoidali, buccia spessa, leggermente pruinosa di colore verde-giallo con sfumature rosa aranciate sulla parti esposte. Vitigno particolarmente adatto alla coltivazione in zone caldo-aride. Maturazione media. È riscontrabile una certa variabilità intravarietale che permette di definire due biotipi: uno a grappolo spargolo ed una a grappolo compatto. Concorre alla costituzione dei vini Marsala. Con le sue uve si producono ottimi vini bianchi pronti o adatti all affinamento. Il suo vino ha colore giallo paglierino carico, buon corredo aromatico, con sentori erbacei, floreali e note agrumate, al sapore è sapido, dotato di buon acidità e di una equilibrata morbidezza, ottima struttura gustativa adatto anche a produrre vini da affinamento. Alcamo, Contea di Sclafani, Contessa Entellina, Delia Nivolelli, Erice, Mamertino di Milazzo, Marsala, Menfi, Monreale, Salaparuta, Sambuca di Sicilia, Santa Margherita di Belìce. Province di Agrigento, Trapani e Palermo.
INZOLIA/ ANSONICA È uno dei vitigni che da più tempo dimora in Sicilia. Citato da Plinio con il nome di Irziola, detta dal volgo Inzolia vranca (bianca) per distinguerlo dall Inzolia nigra (nera), questi due vitigni tra l altro non hanno nessun legame genetico; viene descritta anche da Cupani (1696) e da Sestini (1760). Largamente diffuso in tutta l Isola, concorre alla costituzione di moltissimi vini bianchi, spesso in uvaggio con il Catarratto. Localmente le uve vengono utilizzate anche per il consumo fresco. Pianta mediamente vigorosa, foglia medio-grande, pentalobata o eptalobata, pentagonale; grappolo medio-grande, piramidale o conico, alato, da spargolo a mediamente compatto, acini ellissoidali con ombelico evidente, buccia spessa e pruinosa di colore giallo dorato o ambrato, polpa croccante, dolce e semiaromatica. Maturazione media. Vinificata in purezza da un vino fine di colore giallo paglierino con riflessi verdolini, profumi caratteristici del vitigno, al gusto ha sapore neutro, abbastanza sapido, buona dotazione alcolica, equilibrata acidità e morbidezza. Alcamo, Contea di Sclafani, Contessa Entellina, Delia Nivolelli, Erice, Mamertino, Marsala, Menfi, Monreale, Riesi, Sambuca di Sicilia, S. Margherita di Belìce, Salaparuta, Sciacca. Vittoria. Tutta la Sicilia tranne la provincia di Enna.
NERELLO CAPPUCCIO Recentissimi studi di biologia molecolare hanno permesso di evidenziare come il Nerello cappuccio sia in realtà un sinonimo di Carignano o Carignan, varietà diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo, già in epoca antica (Viala-Vermorel, 1905). Coltivato in Spagna si è diffuso nel sud della Francia ed in Corsica. In Sardegna è arrivato con il dominio Aragonese sull isola. In Sicilia dove è da sempre coltivato come Nerello Cappuccio deve il suo nome al portamento della chioma che come un mantello sottrae i grappoli alla vista. Il vino è fine di colore rosso rubino, profumo vinoso e fruttato, buona struttura gustativa, da preferire come vino di pronto consumo. Vinificato con il Nerello mascalese produce vini di lunga durata e concorre nella produzione dei vini Etna Rosso e Etna rosato. Etna, Faro. Province di Catania, Messina, Agrigento ed Enna. Pianta mediamente vigorosa, foglia medio-grande, cuneiforme, intera o trilobata; grappolo medio, di forma cilindrica o conica, compatto, acino sferoidale, buccia pruinosa, consistente, di colore blu-nero. Maturazione medio-tardiva.
NERELLO MASCALESE Appartiene allo storico gruppo dei vitigni Nigrelli descritti da Sestini (1760) nelle sue memorie sui vini della Contea di Mascali; la prima citazione del Nerello mascalese è nell operadell Abate Geremia del 1839. Allevato tradizionalmente ad alberello, è il vitigno più diffuso nell areale etneo dove si coltiva da tempo immemorabile. Presumibilmente ha legami con gli antichi vini dell Etna celebrati da Omero e dagli storici latini. Il vino è elegante e di grande personalità, tendenzialmente tannico, di colore rosso rubino con riflessi granati, l ottima struttura e il buon corredo aromatico lo rendono adatto all invecchiamento. Etna, Faro, Contea di Sclafani, Marsala, Riesi, Sambuca di Sicilia. Pianta mediamente vigorosa, presenta una certa variabilità intravarietale, foglia medio-grande, intera o trilobata, di forma pentagonale o cuneiforme; grappolo medio, spesso alato, più o meno compatto, acini medio-piccoli, sferoidali o ellissoidali corti, buccia spessa e consistente di colore blu-violacea. Maturazione tardiva. Presenta un ciclo con germogliamento precoce e vendemmia tardiva, mostrandosi così particolarmente lungo. Province di Catania, Messina, Agrigento ed Enna.
NERO D AVOLA Citato da Cupani (1696), l origine è ancora incerta. È legato agli antichi vini che andavano con il nome di Calabresi di Augusta e Vini di Vittoria. Il nome Calabrese deriva presumibilmente da due antiche parole siciliane Calea - Aulisi, uva di Avola, legate al luogo di originaria selezione. Il re dei vitigni siciliani a bacca rossa è coltivato con successo in tutti gli areali viticoli dell Isola, dove trova la sua vera espressione qualitativa, mostrando così un elevatissima interazione con l ambiente di coltivazione. Pianta vigorosa, foglia medio-grande, intera o trilobata, di forma cuneiforme pentagonale; grappolo da medio a grande, cilindrico o cilindro-conico, alato, mediamente compatto, acini medi da troncovoidi ad ovoidi, buccia pruinosa di colore blu-nero. Maturazione media. Questo vitigno presenta una elevata variabilità intravarietale a carico soprattutto della morfologia del grappolo. I vini si distinguono in base alle zone di coltivazione della vite, sono ricchi di personalità, di colore rosso rubino carico, elevato corredo aromatico con note fruttate, floreali e speziate, buona struttura gustativa, giustamente tannici, corposi, equilibrata acidità e morbidezza, armonici nel complesso. / G Cerasuolo di Vittoria, Contea di Sclafani, Contessa Entellina, Delia Nivolelli, Eloro, Erice, Mamertino, Marsala, Menfi, Monreale, Riesi, Salaparuta, Sambuca di Sicilia, Santa Margherita di Belìce, Sciacca. Vittoria. Tutta la Sicilia.
NOCERA Vitigno molto affine ai Nerelli coltivato tradizionalmente nell areale messinese da tempi molto antichi. Si ipotizza sia legato agli storici vini Mamertinum e ai vini di Zancle celebrati dagli antichi latini. Nei vigneti in provincia di Messina si possono trovare ceppi molto antichi. Piante sparse sono presenti anche nei vigneti in provincia di Catania, Siracusa e Ragusa. buon corredo aromatico, corposo, ricco di acidità fissa, alcol e tannino. Faro, Mamertino. Province di Messina, Catania, Ragusa e Siracusa. Pianta di media vigoria, foglia media, intera o trilobata, da cuneiforme a pentagonale; grappolo medio, cilindro-conico, semplice o alato, generalmente medio o spargolo, acini medi, ellissoidali corti, buccia consistente di colore nero-bluastro. Maturazione media. Il vino ottenuto dalle uve in purezza è di colore rosso rubino carico con riflessi porpora, con
PERRICONE Vitigno tipico della Sicilia occidentale dove si coltiva da tempo immemorabile. Coltivato in misura limitata nelle province di Palermo e di Trapani; è presente anche in provincia di Agrigento e di Messina. Contea di Sclafani, Delia Nivolelli, Eloro, Erice, Faro, Monreale. Province di Agrigento, Palermo, Trapani e Messina Pianta vigorosa, foglia media, da cuneiforme a pentagonale, trilobata o pentalobata; grappolo cilindrico o piramidale, semplice o alato, mediamente compatto, acini medi, sferoidali, buccia pruinosa, spessa e coriacea di colore blu scuro tendente al nero. Maturazione media. Vinificato in purezza da un vino rosso rubino più o meno carico, odore vinoso, mediamente corposo, abbastanza tannico, armonico nel complesso, di pronto consumo.