ELEMENTI DI PSICOLOGIA GENERALE ANNO ACCADEMICO 2006/2007 Corso di Laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche applicate al Lavoro, alle Organizzazioni e al Turismo NUOVO ORDINAMENTO (I anno) Le Emozioni
Che cos è un emozione? A che cosa servono le emozioni? Quante e quali sono? Le emozioni sono innate o apprese?
Introduzione Le emozioni sono un aspetto fondamentale dell esistenza che, da lungo tempo, interessa ed affascina l uomo in quanto consente di valutare l esperienza in termini di piacere e di dolore. Il termine emozione deriva dal latino.
Introduzione Il termine emozione ha origine da emotus, participio passato di emovere che, letteralmente, significa muovere da, allontanare. In senso traslato, il verbo significa anche scuotere, sconvolgere. La sensazione di essere mossi da ciò che si prova, e che sembra provenire dal nostro interno, è una caratteristica fondamentale dell esperienza emotiva.
Uno studio approfondito delle emozioni costituisce qualcosa di molto complesso, pertanto è necessario studiare l individuo in toto nell interazione con l ambiente.
La funzione delle emozioni La funzione delle emozioni è tuttora un punto molto dibattuto in letteratura. Alcuni autori sottolineano il ruolo comunicativo e relazionale delle emozioni. Altri sostengono che le emozioni siano qualcosa di dirompente e irrazionale che interrompe il normale flusso cognitivo come, per esempio, negli stati di paura ed ansia.
Secondo altri, invece, le emozioni hanno una funzione adattiva e sono funzionali allo sviluppo e all azione umana. Da questo punto di vista, un aspetto particolare riguarda il valore delle emozioni in termini evoluzionistici. Per Scherer (1984), la flessibilità comportamentale e adattiva dell organismo dipende largamente dalle emozioni. Esse, infatti, si sono sostituite a comportamenti innati e rigidi quali i riflessi. In questo modo, hanno contribuito ad ampliare le possibilità di risposta comportamentale di fronte agli stimoli ambientali.
Componenti dell emozione Sulla base delle concezioni attuali possiamo sostenere che le emozioni sono caratterizzate da diversi livelli: 1) Livello espressivo: le emozioni, infatti, implicano cambiamenti nell espressione facciale, nella postura e nel comportamento.
Mentre le espressioni facciali si ritengono innate e universali, si pensa che i gesti che manifestano particolari emozioni siano, invece, determinati dalla cultura di appartenenza. Occorre sottolineare che non sempre un cambiamento dello stato emotivo accompagnato da un cambiamento espressivo, a seconda della situazione in cui ci troviamo tendiamo a dissimulare i nostri sentimenti.
2) Livello fisiologico o dell attivazione: l emozione implica cambiamenti relativi ai processi biochimici, per es. l aumento del battito cardiaco che ci preparano all azione.
3) Livello dei sentimenti: dato dalla consapevolezza dei nostri sentimenti. 4) Livello cognitivo: dato dal significato delle emozioni e dalla valutazione del contesto esterno e interno nel quale proviamo emozioni.
L interesse della psicologia verso le emozioni risale a pionieri come Wundt, Jamese Freud. Gli studi si sono sviluppati secondo varie prospettive. Analizzando la letteratura sulle emozioni dalla nascita della psicologia ad oggi, possiamo individuare quattro impostazioni teoriche che si sono contese le scene (cfr. LeDoux, 1996; Leventhal e Tomarken, 1986): 1) le teorie istintuali, 2) le teorie degli effetti periferici, 3) le teorie degli effetti centrali e 4) le teorie dell attivazione.
La grande varietà di approcci teorici nello studio delle emozioni porta a concezioni che non sono né onnicomprensive, né complementari tra di loro. Questo fatto determina un certo grado di confusione e la difficoltànel definire in modo adeguato cosa èrealmente un emozione.
Tuttavia un esame attento del problema evidenzia che i diversi approcci, pur così diversi tra di loro, forniscono uno specifico punto di vista sulle emozioni e, nel complesso, ci danno una visione articolata dei fenomeni associati alle emozioni e dei meccanismi ad esse sottostanti.
Teorie istintuali Le teorie istintuali, possono essere riferite in termini generali ad una di matrice filodarwiniana fondata sull universalità delle emozioni e sul loro valore filogenetico e adattivo, che si basa sulla capacità comunicativa dell espressione emozionale e sulla possibilità di qualificare e quantificare i comportamenti espressivi;
Darwin Darwin sosteneva che l espressione delle emozioni sia universale e adattiva finalizzata alla coesione del gruppo e alla sopravvivenza della specie. Darwin sottolineò la continuità e somiglianza delle espressioni emotive umane con quelle del mondo animale, per es. l espressione di rabbia degli esseri umani rassomiglia al mostrare i denti dei cani o dei gatti infuriati.
Teoria delle emozioni di base Nasce dalla concezione darwiniana e propone una differenziazione categoriale delle emozioni viste come stati discreti, universali e innati. Esiste un numero ristretto e finito di emozioni. Èsupportata dagli studi tranculturali di Ekman e Frieser (1971) che individuarono 6 emozioni fondamentali (tristezza, rabbia, felicità, paura, sorpresa e disgusto) che soggetti di diversi paesi e diverse culture erano perfettamente in grado di riconoscere e associare alle giuste situazioni.
Freud Tra le teorie istintuali possiamo collocare la psicoanalisi. In senso stretto, Freud non si è occupato di emozioni, ma ha studiato le basi emotive del comportamento, attribuendo ai processi affettivi un ruolo centrale nella vita umana. Dai suoi scritti (Freud, 1905, 1915, 1920), emerge che le emozioni sono legate agli istinti.
Gli istinti si collocano alla base della motivazione e implicano tensioni associate ai bisogni organici. Le emozioni positive possono essere ricondotte agli istinti di vita, mentre le emozioni negative sono legate agli istinti di morte. I primi rispondono alle esigenze di sopravvivenza dell individuo e a quelle di propagazione della specie. I secondi sono associati alle tendenze verso la morte e la distruzione.
Freud considera le emozioni forme di energia psichica soggette prevalentemente al principio del piacere. In questo senso, si può affermare che il soggetto sperimenta emozioni positive in corrispondenza di una riduzione della tensione istintuale, ed emozioni negative in rapporto ad un aumento della tensione.
Teoria degli effetti periferici L esponente di maggior rilievo della teoria degli effetti periferici è James (1890). Egli sostiene che la percezione di eventi esterni determina delle modificazioni corporee periferiche, che vengono poi elaborate retroattivamente a livello cognitivo, ed etichettate come emozione o sentimento emozionale. La relazione stimolosentimento emotivo può essere riassunta nella sequenza: stimolo, risposta fisiologica, retroazione, sentimento.
Èla prima e più nota tra le teorie fisiologiche: le emozioni sono costituite dalla percezione delle reazioni viscerali e neurovegetatitve del nostro organismo a stimoli ambientali di tipo emotivo. Per James quando nell ambiente si verifica un avvenimento emotivamente rilevante questo provoca in modo diretto un attivazione fisiologica a livello periferico, la cui percezione da parte dell individuo da luogo all esperienza emotiva (i cambiamenti corporei avvengono per primi): Stimolo Attivazione fisiologica specifica per l emozione Esperienza soggettiva dell emozione
In altri termini, la concezione assume che le emozioni sono accompagnate dalla percezione di reazioni fisiche come tremore, sudorazione, aumento del battito cardiaco e cosìvia. Il sentimento emotivo non è determinato dallo stimolo ma da queste reazioni. Per esempio: in una situazione di pericolo, tremiamo ed abbiamo paura. Stando alla teoria, il timore (emozione conscia ) non è originato dal pericolo (stimolo), ma dal fatto che tremiamo (risposta fisiologica).
La posizione di James, pur facendo riferimento ad aspetti biologici per spiegare le emozioni, è più riduttiva rispetto alle interpretazioni istintuali. Queste, infatti, assegnano alle emozioni un ruolo fondamentale nell organizzazione psichica e comportamentale umana.
Mentre, secondo James, l emozione si identifica quasi con le sensazioni corporee ad essa legate. L autore afferma, infatti, che se noi immaginiamo una qualche forte emozione e proviamo ad astrarre dalla nostra coscienza di essa tutte le sensazioni derivanti dalle specifiche modificazioni corporee ad essa legate, non resterà niente.
Hohmann nel 1966 intervistò un gruppo di pazienti con gravi danni alla spina dorsale che non provavano sensazioni al di sotto del punto danneggiato (collo, livello sacrale o in un punto intermedio). Veniva chiesto ai soggetti di parlare della qualità delle proprie emozioni e della capacità di identificarle, considerando le differenze tra prima e dopo l incidente.
Le persone con danni alla regione sacrale riferivano solo minime alterazioni negli stati emotivi, ma quelle con danni cervicali riferivano un netto calo delle sensazioni di paura, rabbia, tristezza e desiderio sessuale. Hohmann, in linea con la concezione di James, concluse che per provare emozioni intense è necessario avere un qualche feedback dal proprio corpo.
Teoria del feedback facciale La teoria del feedback facciale è stata proposta da Ekman e sottolinea il ruolo dei muscoli facciali sulla percezione delle emozioni. Alla base di tale concezione vi è l idea che le emozioni abbiano un carattere innato, pertanto una specifica configurazione facciale è associata o determina una specifica emozione. Vi sono almeno tre prove empiriche a favore di tale concezione teorica:
1. L universalità delle espressioni facciali, così come evidenziata dalla capacità degli adulti di associare espressioni facciali di soggetti appartenenti a culture diverse a emozioni specifiche. 2. La presenza fin dalla nascita di espressioni emotive differenti es. rabbia, disgusto in risposta a specifici stimoli fisici. 3. La capacità di differenziare ed elaborare una identica percentuale di espressioni facciali da parte di bambini ciechi e non.
La teoria del feedback facciale è piuttosto forte nella sua espressione e sostiene che il feedback proveniente dai muscoli facciali influisce sull emozione che il soggetto prova, ciò significa che il feedback sensoriale che deriva dalle espressioni facciali contribuisce all emozione che noi proviamo in un dato momento.
Ekman in uno studio (Ekman et al. 1983) ha rilevato una serie di indici di attivazione fisiologica (es. temperatura cutanea, battito cardiaco): a) in soggetti che riproducevano, a loro insaputa, espressioni facciali tipiche delle 6 emozioni di base; b) in soggetti che venivano chiamati a ricordare eventi della loro vita congruenti con le 6 emozioni di base. In entrambe le situazioni sperimentali i risultati erano simili.
Cannone la teoria degli effetti centrali In risposta all interpretazione delle emozioni come somma di sensazioni corporee periferiche, Cannon ha proposto una teoria degli effetti centrali, in cui si sottolinea il ruolo che le strutture centrali svolgono sulle emozioni.
L ipotesi periferica di James porta ad un corollario, secondo il quale ad ogni emozione deve corrispondere uno specifico correlato corporeo. Cannon, attraverso i suoi studi, ha dimostrato, che gli stessi cambiamenti viscerali si verificano in stati emozionali molto diversi, e anche in stati non emozionali (Cannon, 1927).
Cannon ha ipotizzato che l origine delle emozioni fosse nel Talamo, situato nell encefalo. quando viene percepito uno stimolo emotivamente scatenante il talamo invia impulsi al sistema nervoso simpatico che produce le reazioni fisiologiche. Nello stesso momento il talamo invia impulsi anche alla corteccia cerebrale producendo così la consapevolezza dell emozione.
Teoria delle emozioni di Cannon- Bard(1934) Attivazione fisiologica Stimolo Esperienza soggettiva dell emozione La moderna neurofisiologia non conferma che il Talamo sia alla base delle emozioni, però la teoria di Cannon-Bard è interessante per l idea che uno stimolo portatore di emozioni produca sia cambiamenti fisiologici, sia, separatamente e simultaneamente, l esperienza soggettiva dell emozione.
L idea di base è che i cambiamenti corporei e le sensazioni tipiche dell emozione si verifichino simultaneamente (grazie all intervento del talamo). Gli studi di Cannon hanno costituito un punto di partenza per le cosiddette teorie dell attivazione oarousal.
L arousal La cosiddetta risposta di attivazione èuna reazione dell organismo che implica una serie di cambiamenti fisiologici che preparano il corpo alla lotta o alla fuga. La specifica configurazione di cambiamenti fisiologici varia da soggetto a soggetto e da situazione a situazione, ad ogni modo è possibile individuare alcuni fattori generali.
1. Il sangue confluisce ai muscoli scheletrici i quali si contraggono, pronti per scattare all azione. 2. Si ha un aumento del battito cardiaco, della pressione sanguigna e della frequenza respiratoria, inoltre i tessuti di deposito rilasciano zuccheri e grassi in modo che l organismo possa essere efficiente in caso di attività prolungata.
3. Nel sangue si verificano cambiamenti che facilitano la coagulazione, inoltre vengono liberate le endorfine. Tali modificazioni potranno essere utili all organismo in caso di lesioni. 4. I meccanismi cerebrali di vigilanza vengono attivati al massimo e si ha una generale focalizzazione cognitiva sullo stimolo o sul pensiero che ha provocato l attivazione.
La risposta di attivazione tende a verificarsi in associazione a fattori o situazioni cariche emotivamente, a prescindere dal fatto che sia necessario intraprendere un combattimento o una fuga. Pertanto può verificarsi anche durante un appello d esame o la visione di un film.
Diversi studi hanno evidenziato che la risposta di attivazione può essere più o meno utile a seconda del compito da affrontare. 1. La risposta di attivazione è utile quando il soggetto deve svolgere compiti che richiedono un notevole dispendio di energia fisica o la messa in atto di movimenti automatici.
2. Risulta invece dannosa quando ci si trova di fronte a compiti che richiedono il ricorso ad azioni poco praticate o del tutto nuove, e più in generale compiti che richiedono concentrazione e creatività.
Teorie dell attivazione Schacter e Singer sono considerati i capostipiti della teoria dell eccitazione cognitiva (o teoria cognitivo attenzionale/attivazionale), nella loro concezione teorica considerano sia la posizione di Cannonche quella di James. Schacter (1964) sostiene che l esperienza emotiva si verifica quando una persona si trova in uno stato di attivazione (arousal) e, contemporaneamente, attribuisce tale condizione ad un qualche evento emozionale.
Di conseguenza, la consapevolezza dell arousal rende emozionale l esperienza vissuta dal soggetto. Mentre l elaborazione cognitiva della situazione che ha provocato l attivazione fisiologica, determina il tipo di emozione provata (cfr. Frijda, 1988). Il feedback periferico proveneiente dall organismo rende consapevole il soggetto di uno stato di attivazione (arousal), ma solo la valutazione cognitiva (appraisal) del contesto permette di identificare l emozione specifica.
Secondo Schachter e Singer perché si verifichi un emozione, occorrono necessariamente due ingredienti: 1. L Attivazione Fisiologica (Arousal): è un tipo di attivazione indifferenziata, e ci da indicazioni sull intensitàdello stato emotivo. 2. Cognizione: èspecifica della situazione, rende diverse le varie esperienze emozionali e permette di etichettarle con dei nomi specifici, es. felicità, paura, rabbia. In sostanza indica la qualità dello stato emotivo
Gli autori si riferiscono alla cognizione come ad una conoscenza di tipo causale che consente di attribuire al tipo di situazione in cui si trova l individuo lo stato di attivazione fisiologica da lui vissuto (per es. se sono fisiologicamente attivato e mi trovo ad un funerale attribuirò la mia attivazione alla tristezza; se sono fisiologicamente attivato e mi trovo nel cuore di una festa, l attribuirò al fatto che sono felice). L attivazione fisiologica è generica e può essere associata a varie emozione a seconda della situazione.
Un esperimento condotto in collaborazione da Schacter e Singer (1962), spiega chiaramente la posizione degli autori. Ad un gruppo di soggetti si somministra epinefrina (sostanza che provoca una reazione di attivazione dell organismo) dicendo loro che si tratta di un complesso vitaminico. I soggetti vengono poi divisi in quattro sottogruppi. Due gruppi sono assegnati a due condizioni sperimentali differenti.
La prima è strutturata in modo da portare ad euforia, mentre la seconda dovrebbe determinare rabbia. Gli altri due gruppi fungono da gruppi di controllo, e questi soggetti vengono informati della natura e degli effetti dell epinefrinada loro assunta. I risultati dell esperimento confermano l ipotesi dei ricercatori.
Infatti, i soggetti dei gruppi sperimentali interpretano il loro stato di attivazione (dovuto all epinefrinaassunta inconsapevolmente) come euforia o rabbia a seconda del contesto situazionale. Mentre, i soggetti del gruppo di controllo, pur vivendo le stesse situazioni sperimentali, affermano di non provare nessuna emozione particolare.
Questi, infatti, hanno a disposizione un interpretazione cognitiva in grado di spiegare il loro stato di attivazione e, di conseguenza, non vengono influenzati da ciò che accade nell ambiente circostante (condizione-euforia, condizione-rabbia).
Le emozioni sarebbero, così, il risultato dell interpretazione cognitiva dell attivazione secondo il seguente schema: stimolo, attivazione, cognizione, sentimento o emozione. Nella sequenza, la retroazione derivante dall eccitazione fisica non ha carattere specifico, ma costituisce il punto di partenza per etichettare il tipo di emozione provata. Ciò avviene in base alla valutazione cognitiva della situazione.
Quando i soggetti sanno cosa gli accadrà, interpretano correttamente le modificazioni fisiologiche e non provano nessuna particolare emozione; quando, viceversa, non hanno una spiegazione per le sensazioni fisiche che provano, cercano una giustificazione nell ambiente. Tuttavia alcune critiche sono state volte allo studio di Schachter, in quanto l esperimento presenta alcuni dati dubbi.
La teoria di Schacter e Singer ha aperto la strada ai successivi approcci cognitivisti alle emozioni. Il concetto di valutazione è alla base anche degli sviluppi cognitivisti contemporanei.
Teorie cognitive dell emozione Sono quelle concezioni che ritengono che la cognizione abbia un ruolo essenziale nella generazione delle emozioni. Le interpretazioni cognitive delle emozioni sono numerose ed occupano un posto centrale nelle ricerche contemporanee. Secondo le impostazioni teoriche cognitiviste, l affettività deriva dal modo in cui il soggetto struttura ed interpreta gli eventi del mondo circostante, cioè, dipende dalle sue cognizioni. Le emozioni, infatti, possono essere definite come degli stati di personalità che danno senso e colore alle esperienze individuali.
Tali stati possono essere vissuti, con diversi livelli di intensità, come positivi o negativi. L affettività e il comportamento sarebbero largamente determinati dal modo in cui il soggetto struttura il mondo e cioè dalle sue cognizioni (Beck, 1976). Le emozioni sono caratterizzate da specifiche idee e cognizioni, hanno dei particolari correlati fisiologici, e influenzano il comportamento determinando un effetto retroattivo su quell ambiente che in origine le aveva scatenate.
Lo schema sottostante racchiude i punti fondamentali del discorso (cfr. Beck, 1976): Input ambientale valutazione cognitiva emozione (correlato fisiologico, cognizione, comportamento espressivo) retroazione sull ambiente
Nel modello, l emozione si verifica in seguito alla percezione di una modificazione ambientale che ha un valore rilevante per il soggetto. Ogni emozione, infatti, compare in una particolare situazione che assume uno specifico significato per gli individui che la vivono.
Vi sono dei fatti che hanno degli effetti emozionali sulla maggior parte delle persone. Come, ad esempio, una catastrofe naturale, in quanto è una minaccia per l esistenza stessa. Altri eventi, invece, hanno una valenza soggettiva che dipende dalle esperienze passate del soggetto, dalle sue motivazioni, dai suoi interessi ecc.
Secondo questa posizione, il fatto in sé non ha valenza emozionale. Il valore emotivo, infatti, nasce dal modo in cui la persona lo interpreta. È per questo che l individuo può provare emozioni anche per fatti non reali, che lui si immagina o che si aspetta che accadano.
Le valutazioni cognitive che stanno alla base di tale processo sono parte integrante delle emozioni (Frijda, 1988). Infatti, la specifica valutazione cognitiva che il soggetto da dell evento in corso, scatena una specifica emozione. È noto, infatti, che uno stesso evento può scatenare risposte emotive differenti in soggetti che hanno dato diverse interpretazioni del fatto. Così come, in momenti diversi, uno stesso individuo può vivere diversamente il medesimo evento, a seconda di come lo valuta.
Le emozioni non sono semplici risposte agli stimoli situazionali, ma rispecchiano le implicazioni personali di un individuo, le sue conoscenze e la sua passata esperienza.
Sviluppi recenti Negli ultimi vent anni, gli studi sulle emozioni sono aumentati notevolmente, ed hanno suscitato molte controversie. Una problema cruciale riguarda la differenziazione e la relazione causale tra cognizione ed emozione e le connessioni con la loro base biologica. Un contributo fondamentale all analisi del problema è stato fornito dai recenti sviluppi delle neuroscienze.
Il ruolo delle strutture cerebrali: il modello di LeDoux Diverse ricerche (svolte sia sugli animali, sia su uomini che a seguito di malattie presentavano danni all amigdala) hanno permesso di individuare il ruolo centrale che tale porzione del sistema limbico esercita nelle esperienze emotive.
Sembra che la distruzione dell amigdala determini l incapacità di attribuire significati emotivi agli eventi. Per cui nelle scimmie si è riscontrato ad esempio che non avvertono più paura, ma appaiono indifferenti, rispetto a stimoli che prima dell intervento li spaventavano.
In particolare, dobbiamo a LeDoux la sistematizzazione delle ricerche nel settore. Secondo l autore, il cervello valuta lo stimolo e stabilisce le modalità di risposta. La valutazione, però, non implica l accesso immediato ai livelli di cognizione superiore.
L approfondimento delle indagini ha portato ad una concezione più complessa del sistema cerebrale rispetto a quella considerata precedentemente. Infatti, diversi elementi inducono a pensare che i sistemi emotivi potrebbero essere numerosi e non soltanto uno.
LeDoux considera l esperienza emotiva come il risultato di diversi sistemi di elaborazione delle informazioni. Questi comprendono il processo di eccitazione (arousal), la memoria, l attenzione e vari tipi di retroazione che includono il piano fisico e quello linguistico.
Nell esperienza emotiva, l autore attribuisce un ruolo fondamentale all amigdala. Questa si trova al centro di un sistema di comunicazioni, e riceve informazioni da diverse fonti: segnali sensoriali specifici dal talamo; informazioni sensoriali di livello superiore dalla corteccia; informazioni dall ippocampo.
L amigdala, in tal modo, è in grado di elaborare in maniera complessa l esperienza emotiva di uno stimolo, attraverso il collegamento e la retroazione tra centri specifici sensoriali, cognitivi e motori.
1. Si è scoperto, quindi, che l amigdale è la diretta responsabile della valutazione affettiva degli stimoli. 2. Inoltre, sembra che sia sempre l amigdala a inviare i messaggi che portano alle risposte di attivazione dell organismo.
Più nello specifico, sono state individuate due vie in cui è implicata l amigdala e che spiegano il suo ruolo di centralina dell emotività : 1. Via sub-corticale 2. Via corticale
La via o circuito sub-corticale collega l amigdala al talamo, tale via sembra la diretta responsabile della valutazione automatica (e inconscia) degli stimoli. Si tratta di un circuito primitivo in termini evoluzionistici, ma molto efficace soprattutto in situazioni di pericolo (Anolli, Legrenzi, 2003).
Il circuito corticale implica connessioni tra amigdala, talamo e corteccia cerebrale. Attraverso tale via, l amigdala si connette ai lobi frontali importanti nella espressione e pianificazione comportamentale. Sempre attraverso questo circuito l amigdala risulta implicata nei processi cognitivi superiori e nella valutazione e attribuzione di significato (consapevole) agli stimoli emotigeni (Anolli, Legrenzi, 2003).
Aspetti socio-culturali Per molto tempo ha prevalso tra i ricercatori l idea di una forte determinazione biologica delle emozioni. Infatti, grazie agli approfondimenti seguiti agli studi di Darwin è stato possibile individuare alcune emozioni di base o fondamentali. La teoria delle emozioni di base, ha proposto una differenziazione categoriale delle emozioni viste come stati discreti, universali e innati.
Tale concezione è supportata dagli studi tranculturali di Ekman e Frieser (1971) sulle emozioni fondamentali. Negli ultimi anni, invece, diversi ricercatori hanno sottolineato le determinanti socioculturali delle emozioni.
Infatti, se è vero che l emozione è legata all interpretazione che gli individui danno del contesto emotigeno, allora interpretazioni diverse porteranno ad emozioni diverse. E dal momento che spesso le diverse culture interpretano gli eventi secondo criteri differenti, allora dobbiamo aspettarci una diversa elaborazione delle emozioni.
Ad esempio, nella cultura occidentale si da molto peso alla responsabilità individuale, mentre in quella indiana risulta centrale il concetto di destino. Pertanto, di fronte ad eventi negativi è più probabile che un individuo in occidente reagisca con rabbia (l evento negativo viene percepito come causato intenzionalmente da qualcuno). Mentre nella società indiana, è più probabile che si viva l evento negativo con rassegnazione (l evento, guidato dal destino, assume un carattere ineluttabile) (Anolli, Legrenzi, 2003)
Markuse Kitayama Markus e Kitayama (1991a, 1991b), ritengono che la concezione del sévari nelle culture. Nelle culture occidentali prevale l idea del Sé come indipendente (Sé-Io), in termini di un entità vincolata, unitaria e stabile che è interna e privata. Nelle culture orientali, invece, prevale un Sé interdipendente (Sé-Noi) connesso col contesto sociale, flessibile, variabile, esterno e pubblico.
Questa diversa visione del sé nelle culture ha, secondo gli autori, delle conseguenze a livello cognitivo, affettivo-emotivo e motivazionale. Infatti, le basi per l autostima risultano differenziate nelle due culture.
Per gli occidentali, l autostima è raggiunta attraverso la realizzazione di sé tramite le proprie capacità individuali (attraverso un processo basato sulla competizione). Nelle culture orientali, invece, l autostima è legata a modestia, e vicinanza relazionale ed emotiva e con gli altri (attraverso un processo basato sulla cooperazione).
L attuale enfasi sugli aspetti culturali (cfr. Kitayama e Markus, 1994), non implica comunque una marginalizzazione dei fattori biologici. Si ritiene, infatti, che le determinanti biologiche abbiano un ruolo cruciale, sebbene non esclusivo.
A questo proposito, molti ricercatori ritengono che le posizioni riduzionistiche, sia in senso biologico che socioculturale, siano entrambe inefficaci per la comprensione delle emozioni.