Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770 1831) PARTE 3 10. FILOSOFIA DELLO SPIRITO - La terza e ultima parte del sistema tratteggiato nell Enciclopedia delle scienze filosofiche che corrisponde alla fase più matura dello sviluppo dello Spirito, o Idea è, come già sapete, la filosofia dello spirito 1. Lo Spirito è definito da Hegel come la verità della natura : esso è, cioè, il livello ove non si danno più solamente dati e processi inconsapevoli, come nella natura, ma conoscenze e significati (è il livello ove emerge l autocoscienza, dunque l uomo). Lo Spirito si configura come un sapere: esso si costituisce propriamente non in relazione all universo naturale, ma a quello umano. Quella dell umano, infatti, è la dimensione spirituale per eccellenza, che comprende la sfera etico-socio-politica, le dimensioni dell arte, della religione, della scienza, della filosofia. A differenza di quello naturale, il mondo umano si colloca immediatamente sul terreno dello Spirito, sul terreno dunque della consapevolezza. In effetti, gli eventi legati allo sviluppo dell umanità sono caratterizzati dalla volontà di sapere. Si tratta dell esigenza tipica dell uomo di acquisire una conoscenza sempre più ampia (che diviene, lo vedremo, assoluta a livello di religione, arte e filosofia). Anche questa tappa finale, la filosofia dello spirito, si articola in tre momenti, che possiamo così schematizzare: 1 SPIRITO SOGGETTIVO cioè spirito individuale, che si manifesta nel singolo uomo 2 SPIRITO OGGETTIVO esso è sovra-individuale, cioè sociale: istituzioni, Stato, ecc. 3 SPIRITO ASSOLUTO spirito che conosce nelle forme del sapere assoluto: arte, religione e filosofia Anche lo spirito procede per gradi dunque, proprio come la natura, ma diversamente da quanto accade per i gradi della natura (che spesso convivono l uno accanto all altro, come nel caso del mondo vegetale con quello animale), qui ogni grado è risolto e compreso nel grado superiore il quale è già presente nel grado inferiore (Esempio: l individuo è compreso nella società la quale, a sua volta, è presente nell individuo... Insomma: la società comprende gli individui, ma non è fatta da altro che da individui!). 1 Le due tappe precedenti - cioè la logica e la filosofia della Natura - sono state affrontate solo con lo scientifico tradizionale. 1
Spirito soggettivo Ci limitiamo, a riguardo, solo a qualche cenno. Lo spirito soggettivo è lo spirito individuale, del singolo essere umano, considerato nel suo lento emergere dalla natura, nel suo affrancamento da essa e quindi nella conquistata autosufficienza da essa, a partire dalle più elementari forme della vita psichica umana per giungere alle più elevate attività conoscitive e pratiche. Non parliamo della divisione sotto tre titoli di questo stadio (antropologia, fenomenologia, psicologia). Ci limitiamo a dire che, proprio perché l'essere umano diviene veramente tale solo affrancandosi, liberandosi dalla natura, si può dire che esso, come unicum, non è un semplice "essere naturale" in mezzo agli altri. Spirito oggettivo La volontà di libertà, innanzitutto libertà dai condizionamenti naturali, è un tratto fondamentale che emerge con lo Spirito. Questa volontà trova però realizzazione concreta solo al livello dello spirito oggettivo, laddove cioè lo Spirito si manifesta in istituzioni sociali concrete. Anche i momenti dello spirito oggettivo sono tre: DIRITTO ASTRATTO (tesi), MORALITÀ (antitesi), ETICITÀ (sintesi). Nell attività giuridica, politica, economica, morale dell uomo Hegel individua la logica dello Spirito che si vuole come proprio oggetto. La logica di una realtà che ha in se stessa le proprie ragioni. A questo livello emerge nel modo più netto il senso della massima hegeliana: Ciò che è razionale è reale, ciò che è reale è razionale. Certo questo non vuol dire che ogni aspetto della vita sociale e politica sia perfetto così com è... Come già abbiamo detto, reale non è ciò che semplicemente esiste, accidentalmente, ma ciò che si realizza, ciò che appare in quanto manifestazione dello Spirito. Razionale, quindi reale, non è il singolo istituto sociale o giuridico, ma ciò che il sistema di tali istituti tende a realizzare nel suo sviluppo. Il sistema delle strutture giuridiche e morali tende a realizzare l essenza dello spirito, cioè la libertà. Tale realizzazione avviene in una prospettiva eminentemente storica. Vediamo qualche dettaglio in più: Diritto astratto La libera volontà si manifesta, in campo sociale, innanzitutto a livello di singolo individuo. Quello che Hegel chiama "diritto astratto", che coincide con il diritto privato e parte di quello penale, è appunto quello che concepisce la singola persona come soggetto di diritto, dotato di capacità giuridiche (per esempio la sua possibilità di avere proprietà, di stipulare contratti, ecc.). L esistenza del diritto, evidentemente, rende possibile anche l illecito: il torto, il delitto e, dunque, la pena (diritto=tesi, delitto=antitesi, pena=sintesi). Qui si manifesta il nostro giuridico e razionale vivere insieme. Ora, la pena riafferma e potenzia il diritto, ma perché essa sia davvero efficace è necessario che venga riconosciuta interiormente dal colpevole. 2
Qui, però, si oltrepassa l ambito del diritto, che è sempre esteriore (ricordate Fichte!), richiamando così la sfera interiore della moralità. La moralità Questa è la sfera della volontà soggettiva che si manifesta nell azione. Ogni nostra azione, poi, ha valore morale nella misura in cui sgorga da un proponimento, da una intenzione liberamente scelta e perseguita. L azione mira normalmente al benessere, al bene, ma a livello di moralità il bene risulta essere solo un idea astratta: da una parte c è il soggetto, dall altra c è il bene che deve essere realizzato. Tipica della morale è, infatti, la contraddizione fra ciò che effettivamente è e ciò che dovrebbe essere. In questo senso, Hegel critica la morale kantiana: essa non ha contenuti concreti ed è, quindi, incapace di realizzarsi effettivamente nella realtà. Eticità Questo è il terzo modo di realizzazione della libertà, un modo non più individuale, ma interpersonale, pubblico. La separazione fra soggettività e bene, essere e dover essere, viene superata dall eticità. A questo livello il bene si attua concretamente e diviene esistente. La moralità è la volontà soggettiva, interiore e privata, del bene. L eticità invece è la moralità sociale, cioè il bene che concretamente si realizza nelle tre forme istituzionali della famiglia, della società civile e dello Stato. L'eticità (sintesi) è dunque una sorta di morale (antitesi) che ha assunto le forme del diritto (tesi). A questo livello l individuo si scopre membro di una unità sovra-individuale nella quale le sue istanze non sono né private né isolate. La FAMIGLIA (tesi) è una unità spirituale basata sull amore e la fiducia. Il contrario accade per il sistema atomistico e conflittuale delle famiglie che è la SOCIETÀ CIVILE (antitesi): essa è infatti il luogo di scontro e di incontro di interessi particolari che devono in qualche modo coesistere fra loro. La società civile è caratterizzata da relazioni puramente meccaniche ed esteriori. Il mondo moderno è, in questo senso, un mondo atomistico: le persone come atomi separati che hanno solo rapporti esteriori fra loro. Hegel in queste sue analisi tiene, ovviamente, in considerazione la realtà sociale del suo tempo, anche se il suo intento resta sempre quello di cogliere la funzione universale delle istituzioni che prende in considerazione, cioè la realizzazione della libertà. La società civile è caratterizzata dal sistema dei bisogni: gli individui devono soddisfare dei bisogni e lo fanno tramite il lavoro e dunque la sua divisione. Nascono così le diverse classi sociali: agricoltori, lavoratori dell industria e del commercio, amministratori (gli "atomi" devono coesistere pacificamente, ecco quindi una amministrazione giudiziaria, una polizia e corporazioni che organizzano il lavoro). L insieme degli amministratori costituisce il cosiddetto stato esterno : esso è costituito da quei poteri che garantiscono la coesione esterna degli atomi sociali. Oltre lo stato esterno c è lo Stato vero e proprio, che assolve la funzione politica. 3
In effetti nel pensiero hegeliano lo Stato (sintesi) nasce come risposta alle contraddizioni della società civile, riaffermando l unità della famiglia (a un livello più alto e comprensivo). La più importante fra queste contraddizioni è la formazione della plebe : una classe di diseredati che ha i bisogni tipici della società civile, ma non i suoi vantaggi. La formazione della plebe è un processo correlativo alla concentrazione della ricchezza in poche mani. Ancora prima che per Marx, dunque, già per Hegel la contraddizione di fondo della società civile è quella tra la creazione dei bisogni collettivi e l uso chiuso in poche mani dei mezzi di soddisfacimento degli stessi. Hegel, però, non pensa, come Marx, che la soluzione stia nell appropriazione di tali mezzi da parte del popolo, anzi, questo sistema gli appare un momento necessario della dialettica interna allo spirito oggettivo. È lo Stato che deve risolvere le contraddizioni del sistema economico e sociale, oltre a garantire ad ogni persona l esercizio dei propri diritti. Esso può farlo nella misura in cui riesce a esplicitare in termini razionali tutte le potenzialità della vita sociale. Si tratta di una funzione complessa e grandiosa: lo Stato è la sostanza etica consapevole di sé [ ]; l essenza dello Stato è l universale in sé e per sé, la razionalità del volere. Molti hanno criticato Hegel dicendo che egli, di fatto, compia una sorta di divinizzazione dello Stato. Hegel trasformerebbe lo Stato in una realtà incontestabile, sottratta al controllo dei cittadini. Tenete sempre conto del fatto, però, che Hegel parla non di questo o quello Stato determinato, ma di uno Stato che si identifica con la sua funzione: l organizzazione universale delle libertà. Lo Stato sta alla società civile come l universale, il bene comune, sta al particolare, il bene privato. Esso non implica la soppressione della società civile, che ne è premessa indispensabile, ma è lo sforzo di indirizzarne i particolarismi verso il bene collettivo. Questa concezione etica dello stato (incarnazione della moralità sociale) si differenzia nettamente da quella di altri autori (Locke, Kant), ossia della teoria liberale dello Stato visto come strumento volto a garantire la sicurezza e i diritti dei singoli. In questo modo, per Hegel, lo Stato si ridurrebbe a tutore dei particolarismi della società civile, a difensore degli interessi degli individui come tali. Hegel si differenzia anche dal modello democratico di Rousseau, nel quale la sovranità risiederebbe nel popolo. Hegel ritiene che il popolo, al di fuori della unità dello Stato, sia solo una moltitudine informe. Per Hegel la sovranità dello Stato risiede nello Stato medesimo: esso ha in se stesso la propria ragion d essere. Esso non è fondato sugli individui, ma sul concetto di un bene universale, qualcosa che trascende i singoli. In qualche modo, non sono gli individui a fondare lo Stato, ma viceversa: lo Stato li precede cronologicamente, inoltre esso ha maggior valore dell individuo (esso è superiore all individuo, così come il tutto è superiore alla parte). La concezione dello Stato di Hegel è detta organicistica, perché lo Stato è un "organismo vivente" e non un prodotto artificiale, non una somma di parti, ma un tutto anteriore alle parti. Per questo Hegel rifiuta anche il modello contrattualistico (per esempio il modello di Hobbes: è la teoria di coloro che vorrebbero far dipendere la vita associata da un contratto scaturito dalla volontà degli individui) il quale è, a suo avviso, un insulto alla maestà dello Stato. Egli contesta anche il giusnaturalismo, ovvero l idea di diritti naturali esistenti prima e indipendentemente dallo Stato: la società è la condizione in cui soltanto il diritto ha la sua realtà. Hegel, però, come il giusnaturalismo, ritiene sia che lo 4
Stato sia il punto culminante del processo storico, sia che vi sia una supremazia della legge. Lo Stato è per lui sì sovrano, ma non dispotico, e può operare solo attraverso le leggi e nella forma delle leggi. A governare non devono essere gli uomini, ma le leggi (da ciò l ammirazione di Hegel per i codici napoleonici). La costituzione dello Stato non è mai il frutto di una elucubrazione a tavolino, ma qualcosa che sgorga necessariamente dalla vita collettiva e storica di un popolo. Non si è mai fatta una costituzione o un codice, perché queste sono espressioni dello Spirito. Ogni popolo, dunque, ha la costituzione che gli è adeguata. Tanto è vero che se si tenta di imporre una costituzione ad un popolo si può solo fallire, anche se la proposta è migliore di quella esistente (esempio di Napoleone verso gli spagnoli). Hegel identifica la costituzione razionale con la monarchia costituzionale moderna. Essa prevede poteri distinti, anche se non divisi: il potere legislativo, quello governativo, quello principesco (manca quello giudiziario, che fa parte della società civile). Il potere legislativo concerne le leggi come tali: determinare e stabilire l universale. A questo potere concorre l assemblea delle rappresentanze delle classi. Hegel insiste sull importanza mediatrice dei ceti (fra popolo e stato), ma ne diffida: in effetti l assemblea dei ceti ha la parte meno determinante nel potere legislativo (a suo avviso infatti, il popolo non è in grado di capire nel modo migliore ciò che è meglio per esso), mentre la parte maggiore spetta al governo e al principe. Il ruolo specifico del potere governativo, o esecutivo, è quello di tradurre in atto, in relazione ai casi specifici, l universalità della legge. Questo è il compito dei funzionari dello Stato. Il potere del principe, invece, incarna l unità stessa dello Stato e la sua sovranità. Al principe spetta la decisione ultima circa gli affari della collettività. Tuttavia, al di là dell enfasi posta sul sovrano, egli per Hegel ha solo una funzione rappresentativa dell unità statale: lo Stato è retto dai politici e dai funzionari. La monarchia costituzionale rappresenta per Hegel la costituzione della ragione sviluppata, rispetto alla quale tutte le altre appartengono a gradi più bassi. Essa, inoltre, risolve in sé le forme classiche di governo: monarchia, aristocrazia e democrazia (principe, potere governativo, potere legislativo). C è una vera e propria divinizzazione dello Stato: Lo Stato è volontà divina, come spirito presenziale, come spirito esplicantesi e reale figura e organizzazione di un mondo, l ingresso di Dio nel mondo è lo Stato. Alcuni studiosi hanno cercato di difendere Hegel dall accusa di statolatria, cercando di minimizzare queste sue formulazioni. Dio è in effetti nel sistema hegeliano lo spirito assoluto (il quale, attraverso arte e religione, culmina nella filosofia) e non lo Stato. Non bisogna però scordare che queste tre manifestazioni sono possibili solo nello Stato e in virtù di esso. Lo Stato non può trovare limiti alla sua azione nelle leggi della morale, come invece accade per l individuo. Non esiste alcun giudice che possa esaminare le pretese di uno Stato. Il solo giudice o arbitro è la storia, la quale ha nella guerra il suo momento strutturale. Non solo la guerra è necessaria e inevitabile (al di là del cosmopolitismo pacifista ed illuminista di Kant), ma ha anche un valore morale, essa come il movimento dei venti preserva il mare dalla putredine, preserva i popoli dalla fossilizzazione. 5
Il processo dello Spirito non termina con la realizzazione dello Stato: il suo ulteriore manifestarsi si manifesta nel travagliato cammino storico. Come sappiamo lo Spirito, l anima razionale della realtà, è per Hegel anche storia. La concezione hegeliana è nota anche sotto il nome di storicismo, soprattutto in relazione al processo storico delle varie forme di civiltà e pensiero umano. Di tale processo Hegel vuole far vedere l essenza profonda di manifestazione razionale e necessaria dello Spirito. La Storia può apparire un tessuto di fatti contingenti solo dal punto di vista dell intelletto finito, ovvero dell individuo, che valuta la storia dal limitato punto di vista dei suoi personali ideali. Il cammino civile e politico dell umanità, in realtà, rivela una logica e un senso profondo. Fine ultimo della storia del mondo è la realizzazione della libertà dello Spirito, che si realizza nello Stato in generale e, in particolare, nella sua forma più perfetta. " Sostanza dello spirito è la libertà. È con ciò indicato quale sia il fine dello spirito nel processo storico: è la libertà del soggetto, è che esso abbia la sua coscienza e la sua moralità, che abbia per sé fini universali da far valere, che il soggetto abbia valore infinito e che acquisti coscienza di questo suo estremo valore. Questa realtà sostanziale del fine dello spirito del mondo viene raggiunta attraverso la libertà di ognuno. " (Lezioni sulla filosofia della storia, Introduzione) Questa emancipazione, più che l uomo singolo (la libertà non è l arbitrio del singolo), riguarda l umanità intera. I popoli, si legge nella Filosofia della storia, sono i membri del processo per cui lo spirito giunge alla libera conoscenza di sé. Ogni popolo partecipa dunque a un processo universale che si conclude con il raggiungimento della massima consapevolezza e della massima libertà. Ogni popolo, compiuta la propria peculiare missione, è destinato a sparire. La storia non è un accrescimento graduale, ma un insieme di vita e di morte di intere culture e civiltà. Hegel valorizza le rotture, le discontinuità, i conflitti e le rivoluzioni... Il cammino dell umanità è travagliato e discontinuo... Comunque, attraverso questo travaglio, la realtà umana si sviluppa secondo razionalità, una razionalità di tipo teleologico. Dobbiamo ricercare nella storia un fine universale, il fine ultimo del mondo, e non uno scopo particolare dello spirito soggettivo o del sentimento; lo dobbiamo intendere attraverso la ragione, che non può porre il proprio interesse in un particolare scopo finito, ma solo in quello assoluto [ ]. Bisogna portare nella storia la fede e il pensiero che il mondo del volere non è rimesso nelle mani del caso. Che nelle contingenze dei popoli elemento dominante sia un fine ultimo, che nella storia universale vi sia una ragione e non la ragione di un soggetto particolare, ma la ragione divina, assoluta è 6
una verità che presupponiamo; sua prova è la trattazione stessa della storia: essa è l immagine e l atto della ragione. (Lezioni sulla filosofia della storia, Introduzione) La storia del mondo ha per Hegel tre momenti, rappresentati dal mondo orientale, da quello greco-romano e da quello germanico: un solo individuo è libero (mondo orientale), alcuni sono liberi (greci e romani); tutti gli uomini sanno di essere liberi: la monarchia moderna, abolendo i privilegi dei nobili e pareggiando i diritti, fa libero l uomo in quanto uomo. PRECISAZIONE (solo da leggere) La filosofia politica di Hegel, ampiamente dibattuta, ha dato origine a opposte interpretazioni. Alcuni hanno voluto vedere nel pensiero di Hegel una apologia dello stato della restaurazione o, addirittura, un servile ossequio nei confronti della Prussia. Successivamente si è detto che, seppure lo Stato che Hegel prospetta possiede alcune caratteristiche della Prussia prima del 1848 e risenta dei legami che Hegel aveva con le autorità politiche, si deve rifiutare l equazione fra stato hegeliano e stato prussiano. Altri hanno visto in lui più un portavoce della Rivoluzione francese che un ideologo della Restaurazione. Questo capovolgimento di prospettiva è parso a molti eccessivo. Un altra interpretazione vuole che Hegel sia un teorico e ideologo dello stato borghese, anche se risulta difficile sostenere questo: la società borghese, come era concepita dai liberali, trova un immagine non tanto nello stato hegeliano quanto nella società civile come lui la concepiva (interessi privati, individualismo). Alcuni hanno scorto in Hegel un profeta del totalitarismo (seppure i principali teorici del Terzo Reich abbiano preso le distanze da questo pensatore, privilegiando il Sangue, la Razza: con loro lo Stato da fine diviene un mezzo) perché alcune sue idee sarebbero utilizzabili per giustificare la politica delle dittature (la priorità dello stato rispetto al popolo come massa informe ; utilità della guerra, divinizzazione dello Stato, ecc.). Altri hanno accreditato l opposta figura di un Hegel paladino della ragione e della libertà, sottolineando le differenze fra lo stato hegeliano, retto della legge, e lo stato totalitario. La formazione dello Stato non è il punto d arrivo del cammino dello Spirito: esso deve pervenire allo stadio assoluto, che è un valore teoretico, è un momento di conoscenza, di sapere, articolato nelle tre forme di arte, religione e filosofia. Esse sono apparentate dalla vocazione a cogliere quel significato delle cose che è assoluto perché condizione di ogni altro. L arte tenta di renderlo chiaro tramite la rappresentazione sensibile e la religione tramite una narrazione mitica. La filosofia, superando queste due forme espressive, rende ogni dato trasparente a se stesso. 7
Essa è la condizione del realizzarsi perfetto dello Spirito: è la manifestazione dello Spirito in se stesso e per se stesso, è lo Spirito che arriva ad avere se stesso come tema e a riconoscersi come tale. Lo Spirito assoluto è il trionfo dell autocomprensione. Spirito assoluto Lo Spirito assoluto è il momento in cui l Idea, l Assoluto, giunge alla piena coscienza della propria infinità e assolutezza: nulla vi è al di fuori dello Spirito e della sua manifestazione. Come appena detto: l arte conosce l Assoluto nella forma dell intuizione sensibile, la religione in quella della rappresentazione, la filosofia nella pura forma del concetto. ARTE. Hegel divide la storia dell arte in tre momenti: arte simbolica, arte classica ed arte romantica. Non ci soffermiamo qui su un analisi dettagliata, diciamo solo che se nell arte simbolica (tipica dei popoli orientali) il contenuto, o messaggio, è così povero da non trovare una forma figurativa adatta alla sua espressione; nell arte romantica, al contrario, il contenuto è troppo ricco perché qualunque figurazione sensibile possa essere ad esso adeguata. Ecco che l arte, in epoca moderna, entra in crisi: l arte viene sì rispettata e ammirata, ma la si sottomette all analisi del pensiero. L artista non può sottrarsi all influsso della cultura razionale dalla quale dipende il giudizio sulla sua opera. Hegel parla a questo riguardo di morte dell arte intendendo dire che essa non è in grado di esprimere la profonda spiritualità moderna, come invece accadeva con l arte classica. RELIGIONE. Seconda forma dello spirito assoluto, in essa l assoluto si manifesta come rappresentazione. Oggetto della religione è Dio, soggetto di essa è la coscienza umana che a Dio si indirizza, suo fine è l unificazione di Dio e della coscienza. La religione tende a rappresentare Dio: ci descrive i suoi attributi presi uno ad uno, descrive la relazione fra Dio e la storia, ecc. Il limite della religione è che le sue rappresentazioni vengono unificate in modo esteriore, per giustapposizione. Detto altrimenti: la religione non riesce a pensare Dio e, per questo, si arena di fronte a un presunto mistero impenetrabile. FILOSOFIA. Ultimo momento dello spirito assoluto: finalmente l Idea giunge alla piena e concettuale coscienza di sé. Anche la filosofia, come la realtà, è ad avviso di Hegel una formazione storica, una totalità processuale che si è sviluppata attraverso una serie di gradi che si concludono nell idealismo. I vari sistemi filosofi non sono, proprio come la storia, un insieme disordinato e accidentale di opinioni, ma tappe necessarie del farsi della Verità. 8
La filosofia, che è ultima nel tempo, è insieme un risultato di tutte le precedenti e deve contenere i principi di tutte: essa è perciò [ ] la più sviluppata, ricca e concreta. L ultima filosofia e questo appare coerente con l ambizione totalizzante del pensiero hegeliano sarebbe quella di Hegel stesso! 9