Trasferimento orbitale

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Trasferimento orbitale Giuseppe Matarazzo Aprile 2005 Sommario Questo è un problema tipico della meccanica celeste moderna. Il cambiamento d orbita satellitare terrestre avviene da un orbita circolare ad un altra di raggio maggiore, con possibilità che l orbita di arrivo sia inclinata di un angolo γ rispetto alla precedente. Viene analizzato come esempio, e brevemente commentato, un esercizio assegnato in una facoltà di ingegneria aerospaziale italiana. 1 Analisi del problema Nella figura (1) viene preso in esame il moto di un satellite che si muove in un orbita circolare di raggio r 1 intorno alla Terra. La posizione iniziale considerata è quella avente anomalia β dall asse y, che per ipotesi coincide con la linea dei nodi dell orbita di arrivo, anch essa circolare, di raggio r 2 ed inclinata dell angolo γ rispetto a quella iniziale. La prima manovra di accensione dei motori (impulso V 1) avviene dopo che la sonda ha percorso il tratto d orbita (0-1). In 1 inizia il trasferimento orbitale della sonda che si muove nello stesso piano equatoriale (xy) lungo il tratto (1-2) di una conica di minima energia, detta ellisse di Hohmann. Il suo angolo di trasferimento è di 180 con distanze al perigeo e all apogeo pari rispettivamente a r 1 e r 2. Arrivata nel punto 2, la sonda subisce con l impulso V 2 una vigorosa sterzata per inserirsi nell orbita (blu) definitiva. Verranno calcolati pertanto questi due cambiamenti di velocità, che traggono energia dai combustili interni del veicolo, e il tempo totale di percorrenza dell orbita (0-2). 2 Calcoli In un moto circolare uniforme attorno alla Terra la velocità tangenziale è costante e vale: V = µ r, essendo µ il parametro orbitale della Terra, pari a 398 600 km 3 /s 2, ed r il raggio espresso in km. Nel caso dell esempio riportato appresso avremo quindi, per r 1 = 8 000 km, V 1c = 7.059 km/s, mentre per r 1 = 12 000 km, V 2c = 5.763 km/s. Adesso, con riferimento alla figura (2), valutiamo a quanto ammontano le velocità al perigeo V 1 e all apogeo V 2 dell orbita di trasferimento della sonda. Con semplici valutazioni geometriche il semiasse maggiore dell ellisse (di Hohmann) è presto calcolato: a = r 1+r 2 2 = 10 000 km, ed allora 1

Il satellite parte da 0 e riceve due impulsi in 1 e 2 (Bi-impulsivo: V 1 + V 2) β η V δv 2 γ ξ Orbite circolari: rosse= concentriche (di raggi r 1, r 2 ) blu= raggio r 2, inclinata di γ (orbita finale) Figura 1: Moto Orbitale possiamo applicare la formula della conservazione dell energia meccanica in un moto centrale ed ottenere: 2µ V 1 = µ 2µ r 1 a = 7.732 km/s V 2 = µ = 5.155 km/s r 2 a Quindi il primo impulso, ovvero la velocità relativa della sonda rispetto all orbita di partenza, è la differenza algebrica mostrata sotto. Teniamo presente che, quando queste manovre si svolgono nei punti particolari di periasse e apoasse, tutti i vettori velocità giacciono nello stesso asse. δv 1 = V 1 = (V 1 V 1c ) = (7.732 7.059) = 0.673 km/s Tempi di percorenza. Nell esempio l angolo β è 45, ossia π radianti, quindi il tempo necessario 4 per passare dalla posizione 0 alla 1 vale: r1 3 t 01 = µ π = 890 sec 4 Il tempo di percorrenza del tratto ellittico è: a t 02 = 3 π = 4976 sec µ Complessivamente l intero tragitto (0-2) viene effettuato in 5866 sec, ovvero in 97.77 minuti. Valutiamo adesso la spinta ulteriore da dare alla sonda nel punto 2 affinchè raggiunga la velocità V 2c. La variazione di velocità, che avviene nella stessa direzione tangente ad ellisse e cerchio nell apogeo, è: δv 2 = (V 2c V 2 ) = (5.763 5.155) = 0.608 km/s 2

δv 1 (= V 1) V 1 V 1c 2 V 2 45 1 V 2c δv 2 0 Figura 2: Ellisse di Hohmann Ma a questa bisogna aggiungere, vettorialmente, la velocità V che serve per spostare il satellite nell orbita finale, inclinata dell angolo γ rispetto al piano equatoriale, come mostrato nella figura (1). Per calcolarla basta conoscere la velocità circolare V 2c (in verde) con γ = 60 ed applicare la formula: V = 2 V 2c sin(γ/2) = 5.763 km/s La composizione dei due vettori velocità V e δv 2, rappresentate in viola in (1), avviene nel piano perpendicolare al raggio vettore (2-Terra) e la risultante V 2 equivale al secondo impulso da dare alla sonda per immettersi nell orbita finale. La via più semplice per calcolare sia il modulo dell impulso V 2 che la sua direzione (angolo ψ rispetto al piano equatoriale), è quella vettoriale. Consideriamo un sistema di coordinate (ξ, η) di centro il punto 2, con ξ diretto secondo la direzione di δv2 e η ad esso normale, come in fig. (1). Le componenti di δv2 saranno allora (0.608; 0.000), mentre quelle di V, ruotata di 120 rispetto a ξ, varranno (-2.882; 4.991); quindi le componenti della velocità V 2, somma delle due, saranno (ξ R = 2.274; η R = 4.991) e pertanto : V ( ) 2 = ξr 2 + η2 R = 5.484 km/s ψ = arctan ηr = 114.495 ξ R L energia totale, necessaria per realizzare l intera manovra, è allora la somma dei due impulsi (0.673+5.484)= 6.157 km/s. Queste cifre indicano in modo palese come una sterzata di un angolo abbastanza ampio (60 ) sia eccessiva in termini di spesa energetica (circa il 90% sul totale) e pertanto tali manovre sono sconsigliabili nella pratica. 3

3 Esercizio E stato assegnato all Università La Sapienza di Roma presso la Facoltà di Ingegneria Aerospaziale. Nella figura (3) è riportato il testo dell esercizio da svolgere e nella successiva (4) la soluzione proposta; qui, inspiegabilmente, il solutore ha dato una versione solo descrittiva dell esercizio e ciò è un non-senso in una facoltà di ingegneria! Va da sé, comunque, che anche il testo del problema non aiuta affatto il compito dell allievo, in quanto lo disorienta ricordandogli di applicare alcune componenti dei vettori posizione e velocità e soprattutto la complessa matrice euleriana (3x3), di orientamento orbitale, che è decisamente fuorviante. Come ho dimostrato sopra. fine 4

Figura 3: Testo del Compito 5

Figura 4: Soluzione del Compito 6