Forame Ovale Pervio (PFO) Cos'è il Forame Ovale Pervio (PFO)? Il Forame Ovale Pervio, altrimenti abbreviato con l'acronimo PFO (dall inglese Patent Foramen Ovale), definisce un'anomalia cardiaca in cui l'atrio destro comunica con il sinistro a livello della fossa ovale tra septum primum e il septum secundum. Statisticamente interessa all'incirca il 25-30% della popolazione adulta. Il forame ovale In realtà la comunicazione tra i due atri è assolutamente normale e anzi essenziale durante la vita fetale, prima della nascita. Durante la vita fetale (vedi figura sopra) i polmoni sono inattivi e l'ossigeno che va ai tessuti proviene dalla madre tramite la placenta e i vasi del cordone ombelicale. Dovendo oltrepassare i polmoni, il sangue fluisce direttamente dalla porzione destra del cuore nella parte sinistra tramite due aperture il dotto di Botallo posto tra l'arteria polmonare e l'aorta toracica e il forame ovale che connette
i due atri. Alla nascita, la circolazione placentare viene interrotta, i polmoni iniziano la loro attività respiratoria e il piccolo circolo (cioè quello polmonare) diventa pienamente funzionante. Le modificazioni delle resistenze vascolari fanno si che la pressione atriale sinistra diventa leggermente superiore a quella destra. Questa differenza di pressione fa accollare al forame ovale una piccola membrana chiamata septum primum. Normalmente, entro il primo anno di vita, la membrana si salda alla parete e la chiusura diviene permanente. Quando si parla di PFO? Il forame ovale viene definito pervio (aperto), quando questa saldatura non avviene e la chiusura anatomica risulta imperfetta o manca completamente e quindi il septum primum viene mantenuto in sede soltanto dalla differenza pressoria. Nelle nornali condizioni di vita, il PFO non comporta nessun problema. Se invece la pressione nell'atrio destra supera quella dell'atrio sinistro, ci può essere un passaggio (shunt) di sangue nell'atrio sinistro. Il volume di sangue che viene deviato dipende, oltre che al gradiente pressorio, anche dalle dimensioni dell'apertura e ambedue variano di volta in volta. Un forame ovale pervio (PFO) è stato riscontrato a livello autoptico (cioè all'autopsia sul cadavere) nel 25-35% della popolazione adulta senza differenza di sesso. Utilizzando l'ecocontrastografia, un PFO si può rilevare nel soggetto vivente ("in vivo") nel 5-20% della popolazione adulta. Queste percentuali sono diverse perchè all'autopsia si vede direttamente la parte anatomica (coiè il setto interatriale), mentre l'ecocardiografia con ecocontrasto si basa sulla misura indiretta di un fenomeno fisiologico. Quali sono le persone che dovrebbero essere interessate al PFO? 1. Pazienti giovani (di età inferiore ai 60 anni), colpiti da uno o più episodi di ischemia cerebrale la cui causa non sia stata determinata ("criptogenetica") e si sospetti una embolia cerebrale "paradossa" 7. La causa di un episodio di ischemia cerebrale rimane sconosciuta ("criptogenetica") nel 35-40% dei casi. 2. I subacquei colpiti da forme gravi di malattia da decompressione dopo immersioni eseguite nel rispetto delle tabelle. Quando va fatto l'esame specifico per il PFO? Il PFO non provoca alcuna anomalia all'esame fisico e radiologico nè all'elettrocardiogramma. Raramente da manifestazioni patologiche, per cui molti non sanno assolutamente di averlo. Esistono vari metodi di indagine che accoppiano tecniche contrastografiche all'uso di ultrasuoni e che consentono di valutare lo stato delle strutture cardiache e del flusso di sangue, sia normale che patologico (ecocontrastografia bidimensionale ad alta definizione, ecocardiografia color doppler). In pratica, viene iniettata in vena una soluzione salina contenente microbolle che, una volta giunte al cuore, permettono di rilevare il tipo e l'entità di un eventuale shunt. Il metodo Doppler visualizza molto bene le bolle gassose e la direzione del flusso circolatorio, che apparirà in blu quando è in allontanamento dalla sonda e in rosso quando si sposta in direzione
opposta. L'uso della soluzione salina con microbolle non ha evidenziato nessuna conseguenza particolare e la metodica è considerata pressochè sicura. La sensibilità diagnostica aumenta se questo esame viene associato alla manovra di Valsalva. Se è presente un PFO, l'ecocardiografia con ecocontrasto metterà in evidenza il passaggio dall'atrio destro a quello sinistro di microbolle nella fase transitoria di aumento della pressione in atrio destro. La dimostrazione di un PFO mediante ecocontrastografia è strettamente correlata con i risultati del cateterismo cardiaco. Quando usata in associazone alla manovra di Valsalva, l'ecocontrastografia ha rilevato il 60% dei PFO che sono stati rilevati al cateterismo cardiaco, e quando usata in associazione al test del colpo di tosse è stato rilevato nel 78% dei casi. Una tecnica di più recente introduzione è l'ecocardiografia transesofagea color doppler, che si esegue introducendo una sonda in esofago previa una blanda sedazione del paziente. La più stretta vicinanza tra il trasduttore e il cuore porta a migliori risultati con una sensibilità diagnostica del PFO del 100%. I pazienti con episodi di ischemia cerebrale da sospetta "embolia paradossa" L'embola paradossa viene ritenuta responsabile di un episodio di ischemia cerebrale quando: 1. non è presente una fonte trombo-emboligena nelle sezioni cardiache di sinistra, 2. vi è la possibilità di uno shunt (passaggio di sangue) tra le sezioni destre e sinistre del cuore, e 3. viene rilevato un trombo nel sistema venoso o nell'atrio destro. Dal momento che il rilievo di un trombo all'interno del PFO è di raro riscontro la diagnosi di embolia paradossa è di solito presuntiva. Le condizioni che in presenza di un PFO determinano un'embolia paradossa si ritiene siano le seguenti: 1. un aumento cronico della pressione nell'atrio destro con conseguente shunt destro-sinistro (ad esempio ipertensione polmonare, BPCO, embolia polmonare), 2. un aumento transitorio della pressione atriale destra che si verifica al termine di un aumento della pressione dell'aria nei polmoni (manovra di Valsalva, tosse, immersioni) e 3. differenze cicliche della pressione tra i due atri con transitori shunt tra l'atrio destro e il sinistro. Mentre non c'è attualmente alcuna prova sicura di un rapporto causa-effetto, numerosi studi hanno comunque confermato una forte associazione tra la presenza di un PFO e il rischio di embolia paradossa o di episodi di ischemia cerebrale. Quando confrontati con un gruppo di soggetti di controllo senza PFO, i pazienti con PFO hanno un rischio di soffrire di un evento trombo-embolico che è quattro volte più alto; tale rischio è 33 volte maggiore nei pazienti che hanno sia il PFO che un aneurisma del setto interatriale Inoltre, la presenza di un forame ovale ampiamente pervio (con separazione tra septum primum e septum secundum >5mm) o con ampio shunt destro-sinistro (più del 50% dell'atrio sinistro riempito da ecocontrasto) sono state identificati come predittori
ecocardiografici di un aumentato rischio di embolia paradossa. Infine, ci sono sempre più dati che evidenziano come i pazienti con PFO ed embolia paradossa hanno un rischio aumentato di future recidive di ischemia cerebrale. Uno studio retrospettivo, multicentrico eseguito in Francia ha dimostrato che il rischio annuo di avere una recidiva di ischemia cerebrale transitoria (TIA) è dell'1.2%, e del 3.4% di avere una recidiva di ictus cerebrale o di TIA; le stesse percentuali di recidiva di eventi ischemici cerebrali si verificano anche nei pazienti con PFO e pregressi episodi di ischemia cerebrale "criptogenetica" che assumono una terapia medica profilattica con farmaci anticoagulanti o antiaggreganti piastrinici. I dati di questo studio francese sono confermati da quelli di uno studio svizzero condotto a Losanna, in cui la recidiva di ictus ischemico cerebrale in 140 pazienti con PFO e pregresso ictus è stata dell'1.9% all'anno, mentre la percentuale combinata di ictus e TIA è stata del 3.8% all'anno. I subacquei colpiti da forme gravi di malattia da decompressione dopo immersioni eseguite nel rispetto delle tabelle Le bolle gassose originate dopo ogni immersione subacquea si formano all'interno delle vene e non nel sangue arterioso. Quest'ultimo presenta una pressione più elevata, non è quasi mai sovrasaturo e non riceve gas direttamente dai tessuti. Le bolle formatesi sono piccole e non provocano sintomi poichè si arrestano a livello dei capillari polmonari e vengono gradatamente espulse con la respirazione (microbolle). In definitiva rimangono confinate alla circolazione venosa, la quale non ha nessuna funzione nutritizia ma costituisce una sorta di via di scarico per le sostanze che vanno eliminate dall'organismo. Un PFO consentirebbe a queste bolle altrimenti asintomatiche di entrare nel circolo arterioso, dato che la separazione tra i due atri non è ermetica. Inoltre, questo passaggio potrebbe associarsi a turbolenze e creare nuovi nuclei gassosi. Il filtro polmonare perderebbe così l'importante funzione di blocco ed eliminazione dei gas in eccesso residuati dall'immersione. Se poi la decompressione è stata inadeguata, la gran quantità di bolle presenti potrebbe congestionare i polmoni far alimentare la pressione in atrio destro e spingerne una certa quantità nel circolo arterioso. L'inversione del gradiente pressorio, per un transitorio aumento della pressione venosa, si potrebbe verificare anche durante una manovra di compensazione forzata come il Valsalva, della quale sono noti gli effetti del piccolo circolo. Il Valsalva aumenta la pressione nella parte destra del cuore e può incrementare uno shunt in caso di PFO o di altro difetto settale. Inoltre, anche rapidi cambi di posizione o di orientamento, sollecitazioni improvvise, stress termici, tosse, vomito, mute o cinghiaggi troppo stretti potrebbero dare origine a transitori aumenti di pressione. Infine, qualche cenno sui possibili effetti indotti dalla posizione di Trendelemburg, ormai peraltro poco usata, nel caso la vittima dell'incidente sia portatore di PFO. È stato visto che gli effetti sullo shunt non sono consistenti, poichè l'innalzamento delle gambe fa aumentare la pressione simultaneamente in ambedue i compartimenti sia destro che sinistro. Il PFO è realmente un fattore di rischio?
Nel già citato studio di Moon, il 61% dei subacquei colpiti da forme gravi di Mdd (malattia da decompressione) presentava un PFO. Successivamente Wilmhurst trovò che molti individui con sintomatologia da Mdd dopo immersioni nel rispetto delle tabelle evidenziavano shunts destro-sinistri. Venne attribuita un'incidenza di PFO del 66% in coloro che presentavano sintomi precoci di Mdd (entro 30 minuti dall'immersione), a fronte di un dato del 17% tra chi aveva manifestato più tardivamente i segni dell'incidente da decompressione. Il tempo che intercorre tra l'emersione e l'inizio dei sintomi è tanto più breve quanto più rilevante e immediato è l'interessamento del circolo arterioso. Il Divers Alert Network (Dan) definisce come immeritati quegli incidenti non giustificati da chiari errori di risalita o di decompressione. Uno studio specifico compiuto da tale organizzazione considerava la possibilità che tali incidenti venissero favoriti dalla presenza di un PFO. I dati non ancora definitvi evidenziano una significativa, maggiore incidenza del PFO nelle patologie da decompressione di tipo celebrale: la percentuale è del 62% in chi ha subito un incidente da decompressione, del 88% nei casi con ripercussioni cerebrali e del 40% se presenti sintomi neurologici periferici. In un'articolo di Moon diffuso recentemente nella traduzione italiana, viene rilevato come circa il 50%) dei soggetti sofferenti di gravi forme neurologiche di Mdd presenti una pervietà del forame orale, attribuendo loro lma probalità 5 volte maggiore di venir colpiti da forme severe di Mdd. La predisposizione riguarderebbe anche le forme cardiorespiratorie e cutanee di Mdd ma non le localizzazioni articolari. Altri studiosi ritengono invece che il legame tra shunt e Mdd continui a rimanere controverso. I dati a sostegno di questa valutazione considerano, per esempio, che dei 50.000 sub praticanti in Gran Bretagna, circa 15.000 dovrebbero presentare un PFO. Ebbene, ogni anno vengono osservati circa 100 casi di Mdd di tipo neurologico, e cioè indica che il fatto di avere lo shunt non necessariamente deve portare a Mdd. Uno shunt potrebbe si incrementare il rischio di incidente con sintomi neurologici, ma tale rischio rimane comunque molto basso in tennini di popolazione. Diagnosi La diagnosi di PFO si basa sull ecocardiogramma transesofageo con iniezione di mezzo di contrasto che genera microbolle che, in caso di pervietà del setto interatriale, passano in atrio. Come mezzo di contrasto viene in genere utilizzata soluzione salina, ma l uso di un colloide (Gelplex) o di specifici mezzi di contrasto (Levovist) potrebbe aumentare la sensibilità diagnostica. L evidenza di microbolle in atrio Sinistro attraverso la PFO permette la diagnosi. L iniezione di contrasto deve essere eseguita sia di base che durante manovra di Valsalva. Il passaggio deve avvenire entro 3 cicli cardiaci dall opacizzazione dell atrio destro e viene quantizzato in: - Lieve: passaggio da 3 a 9 microbolle, - Moderato: passaggio da 10 a 20 microbolle, - Rilevante: passaggio di più di 20 microbolle. La presenza di microbolle in atrio sinistro, più tardiva e con mancata evidenza del passaggio attraverso la PFO può far sospettare la presenza di uno shunt artero-venoso a livello del circolo polmonare (fistola) e pone la necessità di esplorare il flusso venoso polmonare durante contrasto, per cercare di individuare se le microbolle provengono da una vena polmonare. Per porre diagnosi di aneurisma del setto interatriale, esso deve protrudere per più di 10 mm in atrio destro (o sinistro o in entrambe le direzioni) con un diametro 15 mm
maggior rischio di embolia paradossa: 1) presenza di aneurisma del setto interatriale 2) maggior rilevanza dello shunt (passaggio 20 microbolle) 3) maggior ampiezza della pervietà ( 4 mm) 4) presenza di Rete di Chiari 5) manovra di Valsalva prima dell evento ischemico Terapia medica profilattica contro l'embolia paradossa in presenza di PFO La presenza di un PFO o di un aneurisma del setto interatriale non necessita di una profilassi farmacologica nei soggetti che non hanno sofferto in precedenza di episodi di ischemia cerebrale. Al contrario, ai pazienti con PFO che hanno già avuto un ictus cerebrale o un TIA e in cui non è stata evidenziata nessun altra causa responsabile dell'evento ischemico cerebrale (forma detta "criptogenetica") viene consigliata una terapia profilattica (preventiva) per diminuire la percentuale annua di recidive tromboemboliche. I pazienti vengono generalmente trattati con anticoagulanti orali (Coumadin, Sintrom) o antiaggreganti piastrinici (aspirina, ticlopidina o clopidogrel, ecc). A tutt'oggi, comunque, non c'è un consenso su quale trattamento sia il più efficace (gli anticoagulanti orali piuttosto che gli antiaggreganti piastrinici), o per quanto tempo la terapia medica debba essere protratta dopo che è comparso un evento ischemico cerebrale. Nello studio di Losanna, ad esempio, non sono state rilevate differenze nella riduzione del rischio di recidive di ictus o TIA tra i differenti tipi di terapia profilattica anticoagulante o antiaggregante assunta. Chiusura non chirurgica (per via percutanea) dei PFO La chiusura non chirurgica dei PFO è diventata possibile con l'avvento dei sistemi di chiusura transcatetere, inizialmente sviluppati per la chiusura percutanea dei difetti interatriali (DIA). LA prima chiusura per via percutanea di un DIA con un doppio-ombrellino di Dacron è stata eseguita nel 1974. Da allora, sono stati introdotti numerosi nuovi sistemi di chiusura percutanea che sono stati utilizzati con successo in ambito clinico (cioè impiantati in esseri umani). Uno degli ultimi sistemi sviluppati (denominato "AMPLATZER PFO Occluder") ha risolto quasi tutti questi svantaggi tecnici pei primi sistemi: è facile da impiantare con un rilascio controllato ed è facilmente recuperabile. E' perciò diventato, nei centri specializzati in questo tipo di interventi, uno dei sistemi più utilizzati in alternativa alla terapia anticoagulante (non esente da effetti indesiderati come emorragie, ematomi, necrosi o gangrena cutanea, o interazione con altri farmaci) o a quella chirurgica (sicuramente più traumatica) nei pazienti con PFO ed episodi di embolia paradossa associata ad ischemia cerebrale.
Diagnosi La diagnosi di PFO si basa sull ecocardiogramma transesofageo con iniezione di mezzo di contrasto che genera microbolle che, in caso di pervietà del setto interatriale, passano in atrio. Come mezzo di contrasto viene in genere utilizzata soluzione salina, ma l uso di un colloide (Gelplex) o di specifici mezzi di contrasto (Levovist) potrebbe aumentare la sensibilità diagnostica. L evidenza di microbolle in atrio Sinistro attraverso la PFO permette la diagnosi. L iniezione di contrasto deve essere eseguita sia di base che durante manovra di Valsalva. Il passaggio deve avvenire entro 3 cicli cardiaci dall opacizzazione dell atrio destro e viene quantizzato in: - Lieve: passaggio da 3 a 9 microbolle, - Moderato: passaggio da 10 a 20 microbolle, - Rilevante: passaggio di più di 20 microbolle. La presenza di microbolle in atrio sinistro, più tardiva e con mancata evidenza del passaggio attraverso la PFO può far sospettare la presenza di uno shunt artero-venoso a livello del circolo polmonare (fistola) e pone la necessità di esplorare il flusso venoso polmonare durante contrasto, per cercare di individuare se le microbolle provengono da una vena polmonare. Per porre diagnosi di aneurisma del setto interatriale, esso deve protrudere per più di 10 mm in atrio destro (o sinistro o in entrambe le direzioni) con un diametro 15 mm maggior rischio di embolia paradossa: 1) presenza di aneurisma del setto interatriale 2) maggior rilevanza dello shunt (passaggio 20 microbolle) 3) maggior ampiezza della pervietà ( 4 mm) 4) presenza di Rete di Chiari 5) manovra di Valsalva prima dell evento ischemico Alcuni quesiti che ho ricevuto sul Forame Ovale Pervio FORAME OVALE APERTO ALLA 23 SETTIMANA DI GESTAZIONE, EFFETTUATA UN'ECOCARDIOFETALE SI SOSPETTAVA "PICCOLO DIFETTO INTERVENTRICOLARE PERIMEMBRANOSO RESP. DI UN LIEVISSIMO SHUNT SX-DX. IL BIMBO E' NATO E STA
BENE, E' STATO AL CONTROLLO IL 3 MESE, E QUELLO CHE ERA UN SOSPETTO NON SI E' EVIDENZIATO NIENTE. HANNO SOLO RISCONTRATO IL "FORAME OVALE PERVIO", CI HANNO ASSICURATO CHE NON E' NIENTE DI GRAVE E DI RICONTROLLARE AL 18 MESE. POSSIAMO STARE TRANQUILLI? E SE NON SI CHIUDESSE COME INTERVENIRE? GRAZIE E CORDIALI SALUTI Sul precedente sospetto penso siate stati ben tranquillizzati dato il nuovo esame molto piu' accurato fatto dopo la nascita del piccolo. Per quanto riguarda il difetto riscontrato ci tengo a sottolineare che se anche dovessere essere un difetto non rersibile si potrà sistemare con un intervento di chiusura senza grossa difficoltà. E' assai probabile invece che si risolva autonomamente, quindi seguite i controlli periodici suggeriti e state tranquilli. forame ovale pervio Buongiorno, sono la mamma di un bambino di 4 anni e mezzo, a cui lo scorso settembre è stata eseguita un'eco la cui diagnosi è stata: situs solitus- levocardia - concordanza AV e VA- piccolo difetto interatriale di circa 4mm con shunt di modesta entità - normale pressione polmonare - normale arco aortico - normale cinesi del setto interventricolare- Potrei avere maggiori informazioni circa questo difetto e soprattutto se può comportare problematiche future nel caso persista? Devo effettuare controlli periodici e con quale frequenza? Grazie Il difetto interatriale presente in tutti i bimbi al momento della nascita, va gradatamente chidendosi con il passare dei giorni. Un piccolo difetto con solo monimo passaggio di sangue da sn a dx non crea problemi ma va monitorato nel tempo per osservarne l'evoluzione. Essendo un difetto che per lo piu' non da segni di se è utile sapere perchè al bimbo è stata fatta l'ecocardiografia (soffio cardiaco? disturbi di qualche tipo?) in base a queste informazioni il suo pediatra che ha richiesto l'esame saprà suggerire la tempistica per i controlli e gli accorgimenti da adottare fino all'eventuale chiusura spontanea del difetto. foro interatriale Un anno fa mi è stato diagnosticato un Aneurisma fenestrato del setto interatriale con significativo shunt paradosso destro sinistro. Dovendo prendere un aereo per motivi di lavoro, volevo sapere se ci sono controindicazioni ad effettuare voli anche di 12 ore. Cordiali saluti. No, se non ha problemi di flebotrombosi, ma eviti di stare fermo a lungo durante il viaggio. Che io sappia non ci sono dati scientifici a supporto, ma fossi in lei mi farei (o farei fare) un'iniezione sottocute di eparina a basso peso molecolare nelle ore prima di un viaggio intercontinentale. Chiusura FOP Buongiorno, mia suocera ha 67 anni e soffre di ipercolesterolemia familiare; tramite ecocardio transesofageo, le è stata diagnosticata una pervietà dinamica di 3mm del forame ovale. Le è stato detto che il canto (canta come soprano in 4 cori amatoriali) potrebbe crearle dei problemi ragion per cui insiste per sottoporsi alla chiusura del FOP anche se i neurologi non ritengono sussistere alcuna indicazione in tal senso. QUali sono i rischi dell'intervento e del post operatorio, in considerazione dell'età e della ipercolesterolemia? L'ipercolesterolemia non ha, in questo caso, alcuna influenza sulle scelte e/o sull'eventuale intervento percutaneo di chiusura del FOP. Il canto, per il tipo di esercizio respiratorio che comporta può favorire la pervietà più protratta del forame ovale, diventando una condizione favorevole per le cosiddette "embolie paradosse", ovvero piccoli coaguli che si generano nel settore venoso della circolazione sistemica e che, usulamente andrebbero ad infrangersi nel circolo polmonare. La pervietà del forame ovale sotto sforzo isometrico con/o durante manovra di Valsalva
(frequente se si canta ad un certo livello)favorisce il passaggio di questi coaguli (se presenti) che imboccano la via del cuore sinistro e vanno nella circolazione arteriosa sistemica da dove possono provocare vari problemi (TIA/ictus, infarto miocardico, ischemie periferiche, etc). Occorre però anche considerare che questo forame pervio è sempre stato presente dalla nascita e sua suocera non ha avuto alcun sintomo per cui à molto discutibile se vada occluso anche perché questa tecnica in genere è riservata alle persone con età inferiore a 50 anni e che abbiano avuto un accesso ischemico Transitorio (TIA) (cosidetto criptogenetico). Il rischio della procedura è relativamente basso, anche se, come sempre im medicina, il rischio zero non esiste. Il postoperatorio è molto rapido e, in genere, privo di problemi se la procedura non si è complicata. Il professionista che eseguirà la procedura potrà essere più chiaro nella spiegazione dei rischi e delle loro probabilità, legate anche all'esperienza dell'operatore e dell'equipe. fop in vista di intraprendere il brevetto per sub, ho fatto un eco, anzi mi sono fatta un eco visto che sono cardiologo, ed ho evidenziato un assottigliamento del setto interatriale a livello della fossa ovale. sicchè ho eseguito ecodoppler transcranico con evidenza di minimo passaggio di bolle durante valsava. l'esame ha pertanto deposto per forame ovale pervio con piccolissimo shunt si-dx non emodinamicamente significativo. il brevetto l'ho abbandonato, ma mi resta il dubbio se prendere o meno l'aspirina. sottolineo che non ho mai avuto emicrania e raramente ho la cefalea. che fare? tutti i colleghi mi sconsigliano di chiuderlo perche lo shunt è minimo. ma l'aspirina? Nel suo caso non c'è la necessità di fare terapia con Aspirina, nè di fare altri interventi sul cuore. Foro interatriale Mi è stato diagnosticato, con un ecocolordoppler cardiaco, un ampio aneurisma del setto interatriale con convessità verso l'atrio destro e con piccolo shunt sx-dx in sede prossimale. Sono uno sportivo di 44 anni, pratico ciclismo, vorrei sapere se ci sono controindicazioni nello svolgere attività sportive e se bisogna eventualmente prendere in considerazione una eventuale operazione. Vi ringrazio e saluto. Se lo shunt è modesto ed il paziente è asintomatico, è necessaria solamente la osservazione clinica con periodici controlli ecocardiografici Anticoagulazione o antiaggregazione nel F.O.P. complicato? Paziente di 48 anni con TVP distale(gamba) tre anni fa. Successivi accertamenti hanno evidenziato trombofilia (variante eterozigotica della protrombina), forame ovale pervio di piccole dimensioni (non indicazione chirurgica)con minimo passaggio di bolle all'eco T.E. e al doppler transcranico, associato ad aneurisma del setto; riscontro casuale alla RMN (eseguita per altri motivi, sospetto prolattinoma ipofisario)di "numerose aree di alterato segnale nella sost. bianca subcorticale verosimilmente corrispondenti a esiti gliotico-cicatriziali a patogenesi vascolare ipossico-ischemica", senza alcuna manifestazione clinica neurologica, ad eccezione di emicrania. E' indicata una profilassi antitrombotica a tempo indefinito e in caso affermativo, è meglio, in questo caso, la T.A.O. o l'antiaggregante? Gentile sig.ra, sicuramente date le indicazioni cliniche e strumentali riferite c' è l'indicazione all'avvio di terapia o antiaggregante o anticoagulante. Spesso si lascia alla discrezione dell'ematologo la scelta tra le due in base alla attenta nalisi della trombofilia. Se l'indicazione chirurgica è stata sconsigliata è utile tenere a mente che in presenza trombofilia evidenza di ischemia cerebrale e forame ovale pervio potrebbe esserci l'indicazione a chiudere il "difetto" per via percutanea ovvero con un ombrellino passando attraverso un vaso della gamba.
chiusura del forame ovale Sono una donna di 41 anni con due figli. Dopo il terzo tia a ridosso del postparto la diagnosi è stata "indicazione alla chiusura del forame ovale per via percutanea". Vengo operata al S. Camillo di Roma, l'intervento è riuscito ma il giorno dopo primo attacco di tachicardia in seguito all'assunzione di farmaci per l'asma. Quasi per un intero anno disturbi di ritmo: fibrillazione atriale, extrasistole, tachicardia con cardiopalpo. La mia vita mi sembrava un incubo! Come prima considerazione dico: ma potevano avvisarmi prima che potevo incorrere a questi tipi di disturbi? I medici non sono tenuti a informare i pazienti su tutti e dico tutti i possibili effetti collaterali? Il mio cuore era come impazzito correva sempre anche se io ero a riposo! dopo un anno la situazione è andata a migliorare fino a poter riassumere i miei farmaci per l'asma con lo stesso dosaggio, a ridurre gli episodi e a svolgere una vita quasi normale. Le aritmie sono abbastanza frequenti dopo la procedura di chiusura del forame ovale pervio. Spesso tendono però a ridursi nel tempo. La sua esperienza è a conferma di questo. In più molti farmaci utilizzati per il trattamento dell'asma possono favorire l'insorgenza delle aritmie. Nonostante il miglioramento del suo quadro clinico Le consiglio periodici controlli presso il Centro Cardiologico di fiducia. aneurisma mibile del setto interatriale gentile dottore scrivo poichè a mio marito un uomo di 36 normopeso, non fumatore non diabetico o iperteso è stato riscontrato con un ecocardiogramma un aneurisma mobile del setto interatriale e lieve prolasso dei lembi mitralici. Successivamente ha effettuato un ecocolordoppler transcranico con mezzo di contrasto, tale esame ha riscontrato la presenza moderata di microbolle e assenza di shunt paradosso interatriale dx-sx. può darci qualche consiglio sul da farsi? è grave la situazione? grazie Sembra che i pazienti con entrambe le anomalie : aneurisma del setto interatriale e prolasso mitralico abbiano un più alto rischio di stroke, rispetto ai pazienti senza tale associazione ma il ruolo del prolasso mitralico come fattore di rischio per stroke è ancora controverso.si consigli con il suo cardiologo per eventuale terapia antiaggregante (ASA 100/mg) e profilassi dell endocardite batterica.