LIBERA UNIVERSITÀ MARIA SS. ASSUNTA Economia e Gestione delle Imprese Editoriali A.A. 2012 2013 Docente: Prof. Gennaro Iasevoli
La Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG), fondata nel 1950, rappresenta le aziende editrici di giornali quotidiani e periodici e le agenzie nazionali di stampa. Secondo gli ultimi dati FIEG riferiti al 2011, il mercato italiano dell editoria quotidiana vale circa 2 miliardi e 840milioni di euro.
Le testate iscritte alla FIEG sono suddivise in gruppi: Giornali nazionali Quotidiani politici Stampa regionale Stampa pluriregionale Giornali economici e sportivi (in Italia più che all estero) Quotidiani provinciali (all estero più che in Italia)
I quotidiani FIEG costituiscono il 90% del mercato, ma il quadro completo prevede di considerare anche i quotidiani a diffusione gratuita e le numerose testate locali non iscritte alla Federazione. Secondo i dati Asig (Associazione Stampatori Italiana giornali) le testate operanti sul mercato italiano sono in totale 208, edite da 147 editrici.
In gran parte dei paesi occidentali il settore dei quotidiani ha grandi dimensioni ed elevata redditività, ma è continuamente minacciato dallo sviluppo di altri mercati quali televisione, radio, internet; settori che crescono ad un ritmo molto più accelerato rispetto ai giornali. La vendita di giornali negli ultimi decenni si è ridotta in tutti i paesi, e in Italia i dati resi noti da Audipress (nella seconda indagine relativa al 2012) certificano un significativo calo dei lettori.
Nel complesso, i lettori di quotidiani nel giorno medio sono pari a 23,7 milioni, pari al 45% della popolazione adulta, con un calo del 3,8% rispetto ai 24,7 milioni del rilevamento precedente.
Tra i quotidiani a maggior diffusione i cali maggiori sono stati fatti registrare dal freepress Leggo ( 3,6%), seguito da La Stampa ( 11%), Repubblica ( 8,9%) e il Messaggero ( 10%), mentre gli sportivi hanno tenuto con cali inferiori alla media complessiva. Tra i quotidiani che hanno invece aumentato il numero dei lettori troviamo i quotidiani del gruppo Poligrafici (La Nazione, Il Resto del Carlino, Il Giorno), Libero, Avvenire, La Sicilia e Il Gazzettino.
Le aziende editrici ottengono ricavi da tre aree di business: vendita di copie dei giornali ai lettori (circa il 10 45% dei ricavi); prodotti culturali quali romanzi, enciclopedie, film, musica (circa il 10%); la pubblicità (45 50% tra alti e bassi).
Il processo di produzione del quotidiano (e del giornale in genere) si compone di una serie di fasi distinte: Raccolta materia prima (carta); Realizzazione prototipo; Vendita spazi pubblicitari; Stampa; Distribuzione e vendita.
Lasciando fuori la fase della raccolta della materia prima (carta), la prima fase che analizzeremo è quella che ha come output la realizzazione della prima copia del quotidiano. Si tratta della fase caratterizzante l attività editoriale, rappresentata dalla raccolta e elaborazione dell informazione, che coincide con la realizzazione stessa del giornale.
Protagonista èla redazione del giornale, organizzata in settori (politica, cronaca, esteri, cultura, spettacoli, sport) e coordinata dal Direttore responsabile e dai suoi vice. La routine produttiva prevede che la prima parte della giornata sia dedicata alla raccolta delle informazioni nei singoli settori e poi alla riunione tra i vertici del giornale e i capiservizio delle diverse aree.
Successivamente si svolgono le attività di selezione, gerarchizzazione e presentazione delle notizie nei singoli settori poi discussa nelle riunione pomeridiana con i vertici del giornale. Quindi il giornale prende forma con l assegnazione degli spazi ai singoli temi e la stesura degli articoli.
Negli ultimi 25 anni il lavoro delle redazioni è profondamente mutato: il giornalista impegnato sul campo è diventato un deskista (da desk), poiché dalla propria postazione gestisce un flusso informativo abbondante, relazionandosi con le fonti, selezionando notizie e accedendo ad archivi informativi digitalizzati.
Con le tecnologie immesse nel processo editoriale la redazione gestisce ora tutte le fasi di stesura del testo, dall ideazione all impaginazione. I costi del processo produttivo di un giornale sono prevalentemente associati a tale fase complessa e sono rappresentati dalle spese per la redazione e dalle spese per attività promozionali associate alla vendita di ogni copia.
L output di tale fase è rappresentato dal cosiddetto prototipo, che verrà poi realizzato in più copie e distribuito. La fase successiva è quella di stampa del giornale, con un elevata incidenza della componente materiale legata alla necessità di stampare centinaia di migliaia di copie e milioni di pagine in poche ore.
Il processo produttivo del giornale si compone, infine, di una fase di vendita agli inserzionisti degli spazi pubblicitari presenti sulla pubblicazione, fase di norma delegata alle concessionarie di pubblicità.
Il grado di integrazione verticale che connota la filiera produttiva ora descritta appare piuttosto basso, soprattutto a monte dell attività editoriale in senso stretto: non è infatti comune la proprietà da parte degli editori delle fonti di approvvigionamento della materia prima.
Quanto all integrazione a valle, soltanto in epoca recente i principali gruppi editoriali hanno costituito proprie società che si occupano di alcune fasi dell attività distributiva dei giornali. L integrazione di tipo verticale può coinvolgere più di frequente gradi intermedi del ciclo di produzione, come la raccolta pubblicitaria e la stampa del giornale.
Un tratto tipico dell editoria italiana è l internalizzazione della fase di raccolta pubblicitaria, dal momento che i principali editori operano sul mercato pubblicitario attraverso proprie concessionarie di pubblicità.
A fronte di un basso grado di integrazione verticale, l industria dei giornali si caratterizza per un maggiore livello di integrazione orizzontale: in tutti i paesi, gli editori dei maggiori quotidiani possiedono in genere più di una testata, spaziando da testate d informazione a testate specialistiche, da pubblicazioni di qualità a quotidiani popolari (come nella tipica distinzione anglosassone), ma anche estendendo i propri interessi all editoria periodica e libraria.
La natura dei costi connessi alla fase centrale del processo produttivo del giornale èla causa della presenza di rilevanti economie di scala, che implicano il raggiungimento di una dimensione minima efficiente. Le economie di scala sono, infatti, la risultante degli elevati costi della prima copia, così come vengono detti i costi di elaborazione del prototipo.
Le tecnologie elettroniche di composizione dei testi, di trasmissione e di stampa introdotte dal progresso tecnologico hanno contribuito a ridurre le barriere all entrata rappresentate dai costi fissi di prima copia, ma non hanno eliminato i costi di raccolta ed elaborazione delle notizie.
Ènoto che l intensità di utilizzo del fattore lavoro nell industria dei giornali è nettamente superiore a quello che si registra negli altri comparti produttivi. Il costo medio per addetto nelle aziende editrici di quotidiani si aggirava nel 2011 (dati Fieg) attorno ai 101 euro.
Èquesto un dato di fatto, connaturato alle stesse caratteristiche del processo produttivo che ha nell elaborazione dei contenuti da parte delle redazioni il suo elemento qualificante e che, contestualmente, ha una contropartita relativamente onerosa in termini di costi per addetto e per unità di prodotto.
L analisi del costo del lavoro per unità di prodotto consente di osservare come esso sia notevolmente inferiore nelle imprese editrici di testate a più ampia tiratura. Nelle fasce tra 100 e 200 mila copie e oltre 200 mila, i costi unitari sono pari a 0,32 e a 0,41 euro, mentre oscillano tra 0,48 e 0,53 centesimi nelle altre fasce.
Gli elevati costi per copia si riducono se spalmati su quantità crescenti di prodotto, ma questo è limitato sia dal mercato che dalle leggi sulle concentrazioni editoriali. Tornando all'attualità del mercato dei quotidiani (stando ai dati Fieg) èda ritenere che nel 2011 la forbice tra costi e ricavi operativi si sia ulteriormente ridotta, con un impoverimento generale del settore.
La nota maggiormente dolente riguarda l'occupazione, sia poligrafica che giornalistica, entrambe in forte flessione: nel 2010 e nel 2011, i poligrafici sono diminuiti dell 8,2 e del 3,7%, mentre i giornalisti sono calati rispettivamente del 4,4 e del 6,1% (dati Fondo Casella e Inpgi)
In molti vedono una via d'uscita nella digitalizzazione dei prodotti: secondo questa visione, la creazione di valore in questo campo dipenderebbe soprattutto dalla capacità di creare organizzazioni nuove, dal saper esprimere un nuovo modo di fare giornalismo, un nuovo modo di fare comunicazione e costruire modalità nuove per presidiare i territori ed i contesti locali.
Una visione confermata dalle ultimi analisi disponibili sul settore dell'editoria quotidiana, secondo cui dal 2009 al 2011 il numero degli utenti di siti web di quotidiani in un giorno medio ha avuto un incremento del 50%. (rapporto Fieg "La stampa in Italia 2009 2011")