AUDIZIONE. Commissione Lavoro Pubblico e Privato Camera dei Deputati LIBRO VERDE SULLE PENSIONI

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1 AUDIZIONE Commissione Lavoro Pubblico e Privato Camera dei Deputati LIBRO VERDE SULLE PENSIONI ROMA, 14 OTTOBRE 2010

2 I sistemi di sicurezza sociale sono sviluppati in Europa più che in altre parti del mondo, garantendo ai lavoratori ed ai cittadini un livello articolato di protezione. Tuttavia, i cambiamenti demografici e le nuove istanze del mercato del lavoro richiedono una revisione dei sistemi di welfare. Va considerato, in ogni caso, che il contesto europeo presenta sistemi di sicurezza sociale assai differenziati. L Unione Europea fornisce da tempo orientamenti per promuovere la modernizzazione dei sistemi di protezione sociale, al fine di assicurare una maggiore giustizia sociale e la più ampia partecipazione attiva nella società. Il libro verde europeo sulle pensioni rappresenta, in questo senso, un elemento significativo, in quanto prevede una consultazione, a tutti i livelli, sui cambiamenti-chiave relativi ai sistemi pensionistici e su come l Unione Europea possa supportare gli Stati membri nello sforzo di rendere tali sistemi più adeguati e sostenibili. Al riguardo, esprimiamo apprezzamento per il lavoro svolto dalla Commissione, sia in quanto vengono forniti dati utili per un proficuo confronto con altre realtà europee, sia perché il documento focalizza problematiche che già costituiscono un punto nodale nelle politiche economiche e sociali degli Stati membri. 2

3 Dallo scenario emerge, tra l altro, la tendenza a fissare, nel 2020, un età media di pensionamento pari a 65 anni. Nel 2009, invece, si registrano punte massime di età pensionabile in Svezia e Finlandia ( 67 e 68 anni) e punte minime in Repubblica Ceca (60), Estonia (61) e Slovacchia (59) ecc., in particolare per le donne. La diversa impostazione dei sistemi previdenziali nell U.E. presenta anche uno sviluppo differenziato della previdenza complementare, tant è che il ricorso a questo strumento appare particolarmente significativo (60% circa) in alcuni Paesi quali, ad esempio, Olanda e Danimarca, mentre l Italia si attesta ancora su livelli non soddisfacenti (meno del 30% del totale dei lavoratori dipendenti del settore privato). Inoltre, gli approfondimenti svolti dalla Commissione evidenziano che nel 2008 vi erano 4 persone in età lavorativa per ogni cittadino UE di 65 anni. Entro il 2060 tale rapporto diventerà di due ad uno, con conseguenti riflessi negativi sul panorama previdenziale europeo. Peraltro, secondo un indagine Eurobarometro aumenterebbe la percezione dei cittadini europei dei livelli di copertura pensionistici insufficienti a garantire un tenore di vita dignitoso. Per quanto riguarda il tema della sostenibilità dei regimi pensionistici obbligatori e dei relativi strumenti, una definizione di reddito di pensione adeguato da parte dell Unione Europea può essere difficilmente realizzabile. 3

4 Del resto, ogni Stato membro, in base alla propria situazione economica e sociale ed al tenore di vita dei propri cittadini, potrà fissare uno standard pensionistico minimo coerente. Le diversità fra gli Stati membri sono ancor più evidenti con i recenti ingressi dei Paesi neocomunitari, che hanno significative differenze nella legislazione del lavoro e previdenziale. Al riguardo, l Unione Europea potrebbe intervenire orientando l attività del Fondo Sociale Europeo verso interventi che abbiano riflessi positivi sulla sostenibilità del sistema previdenziale. Va considerato, inoltre, il problema del potere d acquisto dei trattamenti pensionistici che dovrebbe essere agganciato, per una soluzione efficace, anche alla dinamica delle retribuzioni dei lavoratori attivi. Per quanto riguarda l Italia, premesso che l età di pensionamento di vecchiaia, di fatto, è stata elevata a 66 anni, i sottoindicati dati INPS sul versante delle prestazioni pensionistiche evidenziano l esiguità dei trattamenti stessi. 4

5 Pensioni INPS vigenti nel 2009-Importi medi mensili lavoratori dipendenti, artigiani ed esercenti attività commerciali Lavoratori Artigiani Esercenti Attività dipendenti Commerciali Vecchiaia ed anzianità Invalidità Superstiti Totale Fonte: INPS Rapporto annuale 2009 Tra l altro, la recente manovra economico-finanziaria ha già previsto, a partire dal 1 gennaio 2015, l introduzione di una correlazione fra importo pensionistico liquidato e speranza di vita, in base dall andamento demografico, che comporterà un prolungamento della vita lavorativa, con conseguenti riflessi positivi sulla spesa pensionistica, ma con il rischio di dare luogo a pensioni di importo insufficiente a garantire un adeguato tenore di vita. Inoltre, in coerenza con gli auspici della Commissione Europea, sono stati ulteriormente elevati i requisiti per il pensionamento di anzianità e per quello di vecchiaia (1 anno dalla maturazione del diritto per i lavoratori dipendenti e 1,5 per i lavoratori autonomi), con un considerevole incremento dell età anagrafica, per le lavoratrici pubbliche, a partire dall (dagli attuali 61 a 65 anni di età). 5

6 Va ricordato, altresì, che l introduzione, dall , del sistema di calcolo contributivo, consente, nel tempo, la stabilizzazione della spesa pensionistica in rapporto al PIL, nonché una più stretta correlazione tra contributi versati e trattamento pensionistico. Ad ogni modo, l elevazione dei requisiti pensionistici si traduce, da un lato, in un risparmio per gli Enti previdenziali, dall altro costituisce un onere aggiuntivo per i datori di lavoro, che debbono mantenere in servizio lavoratrici o lavoratori anziani, irrigidendo il rapporto di lavoro. Pertanto, al di là di ulteriori riforme pensionistiche, almeno in situazioni come quella del nostro Paese, dovrebbero essere previste politiche europee per la conciliazione vita professionale/familiare e per il sostegno alla non autosufficienza, che rappresenta uno dei principali problemi del welfare italiano. I nostri sistemi di Welfare dovranno confrontarsi anche con le criticità generate dai fenomeni di automazione dei processi produttivi e di delocalizzazione. La delocalizzazione, infatti, se da una lato è funzionale alla crescita di competitività delle imprese, dall altro, implica dei costi molto elevati in termini sociali. Appare quindi opportuno rimodulare il sistema degli incentivi comunitari prevedendo agevolazioni per le aziende che non delocalizzano l attività produttiva. 6

7 Allo stesso modo, andrebbe valutata l eventuale introduzione di meccanismi di solidarietà a sostegno del sistema previdenziale a carico delle imprese che delocalizzano anche all interno dell Unione Europea. Sempre sul fronte del finanziamento del sistema previdenziale, il momento di crisi potrebbe indurci a ripensare anche il sistema del prelievo contributivo, per renderlo più coerente con l evoluzione del mercato del lavoro. I recenti dati OCSE, sottolineano, ancora una volta, per il nostro Paese, una pressione fiscale e contributiva fra le più elevate in Europa. Ciò, evidentemente si traduce in un forte deficit di competitività per le imprese italiane operanti nel mercato globale. Oggi l attuale sistema di prelievo in percentuale sulle retribuzioni costituisce, infatti, una sorta di tassa sull occupazione, che penalizza i settori a più alta intensità di lavoro. Si tratta di un meccanismo di prelievo che trae le sue origini dal modello della grande fabbrica fordista e che non appare più adeguato alla società della conoscenza e della globalizzazione. E giunto, forse, il momento di valutare la possibilità di prendere in considerazione una diversa base imponibile. Occorre, in ogni caso, sviluppare sull argomento un grande dibattito che coinvolga mondo scientifico, istituzioni e parti sociali. La tenuta dei sistemi previdenziali passa anche attraverso la strategia Europa 2020, per un maggiore ingresso dei giovani nel mercato del lavoro che rappresenta un altro punto fondamentale per lo sviluppo economico e sociale dell U.E. 7

8 Sull argomento, avevamo già espresso opinioni positive ma, naturalmente, qualsiasi iniziativa deve essere accompagnata da strumenti incentivanti per le imprese, che attualmente risultano ancora insufficienti. Infatti, una legislazione troppo burocratica non consente un facile approccio alle agevolazioni ed, in particolare, a quelle di natura contributiva. Lo abbiamo constatato con le misure incentivanti per l assunzione di donne, con i contratti di apprendistato, con i contratti di inserimento che hanno sostituito i precedenti contratti di formazione e lavoro, per i quali è ancora pendente un contenzioso giudiziario con la stessa Commissione Europea. Va, però, sottolineato che l auspicio di un maggior inserimento dei giovani nel mercato del lavoro si cala in un contesto europeo nel quale si tende a mantenere il più possibile in servizio i lavoratori, promuovendo l inasprimento dei requisiti per l accesso alla pensione attraverso le riforme. Al riguardo va sottolineato che non hanno dato gli effetti ipotizzati le misure, ripetutamente adottate in Italia, atte a favorire una sorta di staffetta lavorativa giovanianziani. A nostro avviso, il mantenimento di una certa flessibilità, sia nella tipologia che nel contratto di lavoro (full time, part-time, atipico ecc.), sia nella scelta del momento del pensionamento, potrebbe creare il giusto equilibrio intergenerazionale per un sistema previdenziale corretto e sostenibile. E in questa direzione che dovrebbe indirizzarsi la politica europea. 8

9 Nel documento della Commissione si fa anche riferimento alla tematica della formazione continua, come strumento di riconversione per la promozione di una vita lavorativa più lunga ed attiva. Al riguardo, va ricordato che le parti sociali si sono impegnate molto in questo campo, attraverso l istituzione dei fondi interprofessionali di formazione continua. Tali Fondi hanno permesso il finanziamento di percorsi formativi volti a fornire ad aziende e lavoratori nuove opportunità nel mercato del lavoro. Anche se va evidenziato che, nel nostro ordinamento, non sono previste misure specifiche per la formazione continua del lavoratore autonomo imprenditore. Fra i richiami della Commissione, vi sono anche proposte, in linea generale condivisibili, finalizzate a sviluppare la previdenza complementare. Ciò evidenzia il riconoscimento, da parte delle istituzioni europee, del ruolo strategico del secondo pilastro, in una prospettiva di riforma del welfare. In Italia, lo sviluppo dei fondi pensione appare fortemente condizionato dalle risorse che affluiscono al regime previdenziale obbligatorio, in presenza di disponibilità reddituali limitate. Pertanto, nel nostro Paese, come in Europa, devono essere previste ulteriori misure di incentivazione, a partire dall eliminazione del contributo di solidarietà, in quanto appare evidente come la previdenza complementare contribuisca concretamente a favorire l equilibrio e la sostenibilità del regime obbligatorio. 9

10 In tal senso, si potrebbe ipotizzare di destinare alla previdenza complementare una parte degli oneri già gravanti sul costo del lavoro, operando una sorta di riconversione di voci già destinate ad altre coperture previdenziali, utilizzando, a favore della previdenza integrativa, parte dell attuale contribuzione obbligatoria a carico dei datori di lavoro e dei lavoratori. Del resto, il ruolo della previdenza complementare è proprio quello di consentire a chi accede al pensionamento di non subire drastiche riduzioni del trattamento complessivo maturato. Sul versante della previdenza complementare, va ricordato che, per quanto riguarda la portabilità dei fondi pensione, non appare condivisibile quanto previsto dalla Direttiva europea, laddove si ipotizza la possibilità di trasferimento delle posizioni senza tener conto della disciplina contrattuale prevista per i Fondi di categoria. I Fondi di origine contrattuale, infatti, rispetto ad altre forme di previdenza complementare rappresentano uno strumento sociale, senza fini di lucro, in quanto costituiti dalle Parti Sociali con l obiettivo di realizzare una tutela previdenziale, per i lavoratori dei settori rappresentati, capace di fronteggiare la riduzione della tutela obbligatoria. 10

11 Anche a livello europeo, pertanto, il discorso della trasferibilità fra i vari Fondi dovrebbe essere attentamente valutato, in base alle specifiche normative nazionali di riferimento, evitando di considerare la previdenza complementare come uno strumento meramente finanziario. In ogni caso, appare auspicabile garantire ai lavoratori che intendano spostarsi all interno dell U.E. il mantenimento dei propri diritti anche riguardo alle pensioni complementari. In conclusione, è condivisibile l obiettivo della Commissione diretto a sviluppare la previdenza complementare, ma vanno attentamente valutate le modalità con cui si intende realizzarlo, per evitare di incidere negativamente sull equilibrio delle forme pensionistiche complementari di categoria, anche in termini di costi aggiuntivi per i Fondi contrattuali. 11

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