Umbri, giù la maschera!

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1 SGRT notizie Q colonne Quattro Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in A.P. 70% regime libero ANNO XXIII n 5 15 marzo 2014 AUT.Dr/CBPA/CENTrO1 VALIDA DAL 27/04/07 emergenza CaSa In un anno famiglie rimaste senza un tetto sulla testa Sfrattati dalla crisi Non riescono più a pagare l affitto: sempre più frequenti i casi di morosità incolpevole le due facce di un fenomeno che non risparmia più nessuno. abbiamo raccolto le testimonianze di inquilini e proprietari, spesso entrambi disoccupati, messi in ginocchio da un crollo economico che non sembra avere fine. Storie di ordinaria disperazione bacci, SerafiNi e TaVerNeSe a pagg. 4-5 DiCoNo Di Noi Quando la banda è stretta Èuna delle contraddizioni italiane essere primi per tasso di motorizzazione e diffusione dei telefonini ma ultimi tra i grandi paesi sviluppati per banda larga e diffusione dei computer. Della tecnologia sembriamo prendere solo il lato divertente. L utilizzo della rete è in crescita, ma ancora lontano dagli standard europei. Il 55 per cento delle famiglie italiane dispone di internet, ma nel resto dell Europa sono invece 70 famiglie su cento che possono disporre della connessione super veloce. Sul territorio italiano, emerge chiaramente come si navighi di più nel Nord Italia rispetto al resto del Paese. Al primo posto la provincia autonoma di Bolzano, seguita dalla Valle d Aosta e dal Veneto. Nord Italia che appare avvantaggiato anche per la presenza di infrastrutture maggiormente sviluppate. Un altro dato che fa riflettere è il tasso di motorizzazione in rapporto alla popolazione che in Italia è di 62 auto ogni 100 abitanti. E questo nonostante le nostre città, con i loro centri storici concepiti per andare a piedi, siano tra le meno adatte per andare in macchina. Il corrispettivo è l inquinamento dei centri abitati, con Torino maglia nera per lo smog. Per gli spostamenti gli italiani sembrano continuare a preferire l auto forse per comodità, ma occorre anche considerare che la rete dei trasporti pubblici in alcune parti della penisola lascia molto a desiderare, come provano le polemiche ricorrenti da parte dei pendolari che devono spostarsi ogni giorno da casa ai posti di lavoro. A dire il vero nella diffusione delle automobili hanno pesato anche due fattori esterni. Il primo, essere un paese produttore di auto: avere la Fiat ha contato. Ha promosso una politica industriale che ha indubbiamente creato professionalità, ma che è stata arricchita di incentivi statali, argomento al centro delle polemiche anche di recente, quando i vertici dell azienda torinese hanno deciso di trasferire la loro sede legale e fiscale all estero. La decisione è stata vista come un gesto di ingratitudine. Il secondo, avere una politica disattenta e in ritardo rispetto all adeguamento delle infrastrutture per il trasporto di massa. Una distrazione che molti hanno visto come una volontà di proteggere l interesse nazionale. E così a bordo delle loro auto e in tasca gli smartphone, gli italini navigano nel nuovo secolo in attesa della banda larga. ValeNTiNa rossini CarNeVale Umbri, giù la maschera! Una festa tra modernità e tradizione, facendo i conti in tasca UN UoMo in CoSTUMe DUraNTe il CarNeVale MeDieVale Di ToDi la tempesta economica colpisce anche la festa più allegra dell anno. a Todi muore Carnevalandia, che da 13 anni portava per le strade della città costumi dal sapore medievale. perugia non se la passa meglio: non ha ancora riaperto Sandri, la storica pasticceria che rappresentava una sosta obbligata per tutti i perugini. però c è chi resiste: la Società del bartoccio è in crescita e nei negozi specializzati c è chi è disposto a spendere fino a 200 euro per affittare un costume VoloNTariaTo Un giorno in ambulanza: viaggio nella quotidianità di chi si mette a servizio degli altri borella a pag. 2 personaggi Marzi e Sabella a pag. 8 Una carriera da ribelle dentro e fuori dal campo: il calciatore Paolo Sollier si racconta paciolla a pag. 7 il CaSo la guerra dei pannolini ci tolgono anche le mutande», recita un adagio popolare che vede nelle «Qui braghe l ultima e inviolabile barriera del rispetto umano. Ma siamo sicuri? Alla luce delle proteste per i nuovi pannoloni distribuiti dal sistema sanitario regionale per anziani e disabili, gli slip sembrano un orpello da boom economico. Ad inchiodare la Regione alle sue responsabilità sono i tre sindacati Cgil, Cisl e Uil, insieme a svariate associazioni di volontariato, infermieri e un esercito di laboriose badanti dell Est. Senza entrare troppo nel dettaglio, per pudore e buongusto, questi pannoloni sarebbero poco assorbenti e la taglia più grande sarebbe molto più piccola degli extra large delle precedenti forniture. La direzione generale dell Azienda Usl Umbria 1, a seguito delle numerose lamentele sollevate dai cittadini, ha fatto sapere che sta procedendo a una verifica immediata delle criticità segnalate. La gara d appalto per la fornitura di quelli che burocraticamente vengono chiamati ausili per l incontinenza, secondo quanto veniamo a sapere, è stata vinta tenendo conto di due criteri: qualità e prezzo. A vincere, ironia della sorte, è stata la stessa società multinazionale che si era aggiudicata la gara precedente e che quindi effettuava già la fornitura. Questo incidente tra sistema sanitario e malati verrà risolto, speriamo il prima possibile. Lasciamo da parte banali similitudini tra la condizione dell Italia di oggi e quella degli anziani mentre indossano i nuovi pannoloni; sta di fatto che la Regione nelle prossime settimane dovrà lavorare per contenere due incontinenze: quella fisica di migliaia di persone e, soprattutto, la rabbia di chi ha subito questo disagio. NiCola MeChelli TeNDeNze basta piccoli Comuni via libera alle fusioni L Umbria mette in soffitta i campanilismi e apre le porte alle fusioni dei piccoli comuni. Hanno avviato l iter cinque realtà dell orvietano: Montegabbione, Monteleone d Orvieto, Fabro, Ficulle e Parrano. Il più grande di questi, Fabro, non arriva a tremila abitanti. Il più piccolo, Parrano, ne ha meno di 600. Gli abitanti si esprimeranno in primavera. Le preoccupazioni certo non mancano. Il timore è quello di perdere la vicinanza con i propri uffici comunali. I sindaci sono tutti a favore e adesso saranno chiamati ad una profonda campagna per spiegare i vantaggi dell operazione ai cittadini che non sembrano del tutto convinti. Il progetto a cui si sta lavorando prevede che restino divisi i servizi di front office, così che il cittadino non si accorga di nulla. Si dovrà accentrare il resto, per aumentare l efficienza. In queste realtà, infatti, è possibile incontrare un vigile urbano che deve anche dedicarsi al settore elettorale e a quello del commercio. Un tuttologo che solo nei ritagli di tempo fa il suo lavoro, quello di polizia municipale. In Italia le fusioni si stanno diffondendo. Solo quattro i comuni nati da unioni nei primi dieci anni del Il primo gennaio 2014 invece i municipi nati dalle fusioni sono stati 14. In Umbria quella di questi cinque comuni è la prima, ma non è detto che sia l ultima. La regione infatti conta 900mila abitanti, divisi in 92 comuni: una media di meno di 10mila abitanti a comune. Senza contare che 280mila abitanti però risiedono tra Perugia e Terni. Davvero una terra di campanili. alessandro orfei

2 2 PRIMO PIANO 15 MARzO 2014 Nel 2014 si festeggiano i 150 anni dalla prima Convenzione di Ginevra: nel 1864 nasce la più famosa organizzazione umanitaria i mille volti della Croce rossa La presenza è capillare: il presidente del comitato regionale, Paolo Scura, spiega le numerose iniziative della Cri sul territorio Non c è fischio d inizio di una partita di calcio se non c è in campo l ambulanza. Ma pochi sanno che il trasporto è una piccola parte di tutte le attività di volontariato di cui si occupa la Croce Rossa. «Che è talmente tante cose, la SToria 1859 henry DUNaNT, il fondatore, è UN imprenditore SVizzero Che rimane SCoNVolTo Dalla MaNCaNza Di SoC- CorSi SaNiTari Nell esercito DUraNTe la battaglia Di SolferiNo 1864 prima CoNVeNzio- Ne Di ginevra; NaSCe il CoMiTaTo Di MilaNo 1885 NaSCe il CoMiTa- To Di perugia, DireTTo Dal CoNTe reginaldo ansidei Di CaTraNo che non la si può ridurre al 118 dice Paolo Scura, presidente del comitato regionale, 16 anni in Croce Rossa. Ci sono quattro insegnanti in pensione che a Spello danno lezioni di italiano a dei bambini rom, abbiamo i ragazzi che portano cibo e coperte ai senzatetto, ci sono i in ambulanza con il comitato di Todi Matilde ha 90 anni. È così minuta, che non ci si capacita del peso della barella. Una barella che su e giù per corridoi, reparti, ascensori, percorre molti chilometri in più di quelli sulla strada: circa 4 mila in media al mese, per tutti i mezzi del comitato locale di Todi. Pur non avendo la convenzione con l Asl per il 118, dalla residenza comunale per anziani Cortesi Veralli, sede della Cri Todi, le ambulanze escono sempre equipaggiate per l emergenza. E, anche se lo sembrano, ad occhi inesperti, non sono tutte uguali. Quella che accompagna la signora Matilde dall ospedale di Pantalla al Silvestrini per una visita specialistica, è dotato di defibrillatore, bombole di ossigeno e tutto l occorrente per la rianimazione. Per salirci e non in servizi sociali in carcere, nei reparti pediatrici dell ospedale e nella radioterapia oncologica. Ci finanziamo con le attività, con le convenzioni con le Asl, ma è la generosità delle persone a mandare avanti la Croce Rossa». Il percorso di formazione (in due livelli) per far parte della Croce Rossa è molto impegnativo. Oltre 100 ore teoriche, alle quali non potrebbe sottrarsi nemmeno un medico che volesse vestire la divisa della Croce Rossa. Poi circa 200 ore di tirocinio per specializzarsi nel trasporto in ambulanza. Le infermiere volontarie, invece, le crocerossine, con divisa bianca o celeste, frequentano un corso di 2mila ore. Umbria pioniera in Italia della formazione nel primo soccorso, grazie ad una convenzione con l Ufficio scolastico regionale. Sono stati formati 600 insegnanti delle scuole primarie e secondarie. Inoltre, il Comune di Perugia ha da poco firmato un protocollo d intesa con il comitato provinciale, che prevede corsi di formazione di MiChela SorDiNi, Sopra CoN la SigNora MaTilDe, in ambulanza; a DeSTra al CeNTro, Tra gianluca Milillo e jenny VeNTi orizzontale, sulla barella la pettorina della Croce Rossa è d obbligo. Seduti dietro un ambulanza, le buche della E45 sembrano farsi più profonde, anche se le mani che stringono il volante sono quelle esperte di Gianluca Milillo, che guida con una patente speciale. Ha 41 anni, due 5 ore rivolti alle famiglie i cui figli frequentano gli asili nido comunali. Verranno insegnate semplici manovre di soccorso, come ad esempio la disostruzione pediatrica, efficace nell 85% dei casi in cui un bambino ingoi degli oggetti che rischiano di soffocarlo. Si parla anche di violenza sulle donne: a dicembre il comitato regionale ha organizzato un convegno. Del progetto fa parte anche un concorso che coinvolge 45 scuole dell Umbria. Gli studenti hanno partecipato con dei lavori creativi (testi, video, pitture) che verranno premiati il 16 marzo prossimo. Scura si emoziona quando racconta dell accompagnamento dei disabili in vacanza: «Io me ne sto qui a fare un lavoro di scartoffie. Ma quando sono andato con loro, ho sentito un ragazzo cieco strillare vedo il mondo in una pista da sci. Alla base di questa scelta di vita c è l emozione, allora ben vengano anche le necessarie scartoffie». i NUMeri 186 paesi 120 MilioNi i VoloNTari Nel MoNDo 4500 VoloNTari in UMbria 2 CoMiTaTi provinciali, 17 locali, 8 SeDi Di- STaCCaTe 87 Mezzi Di TraSporTo in regione 8 Maggio giornata MoNDiale Della Cri figli, è sardo di nascita e umbro d adozione. Dopo 18 anni come dipendente dell Aprilia, a Marsciano, ha trasformato la crisi in opportunità: è entrato in mobilità e ha deciso di lasciare il lavoro per fare il vigile del fuoco, e, da un anno, anche il volontario Cri. Non ci sono turni qui, solo disponibilità. E così succede che inizia un nuovo servizio, ancor prima di aver concluso quello precedente: Matilde è tornata nella sua stanza al Pantalla, ma c è Pasquina da dimettere. «Ora bisogna vedere come sono le scale, per capire se ci vuole il sacco per trasportarla», spiega Michela, 26 anni, infermiera e volontaria Cri. Ha alle spalle otto anni di protezione civile e due esperienze di vita di campo: le tendopoli dell Aquila e dell Emilia. L aiuto ai terremotati l ha resa una ragazza pragmatica. Eppure il suo trucco è perfetto: sulle sue palpebre è disegnato un filo sottile di eye-liner nero, sopra un velo di ombretto chiaro. Le scale a casa di Pasquina sono strette. Ci vuole il sacco e servono le braccia di tutti i presenti. Michela e Gianluca scherzano con Jenny, il capo equipaggio. Ha soli 19 anni, la forza e lo spirito di responsabilità sono quelle di una persona molto più matura della sua età. È lei che risponde al telefono, 24 ore su 24, per disporre i vari servizi. Non solo 118, le storie dei volontari Tè caldo, cibo e coperte: così si combattono il freddo e l indifferenza Dieci e mezza di sera, stazione Fontivegge, mangiare. Luca, Daniele e Massimiliano parlano con lui, fissano un appuntamento per capire binario uno. Nulla di strano, se non per la presenza di uni notaio, un maresciallo dei carabinieri e un dipendente regionale che, smessi i panni della professione, ora indossano la stessa divisa. Sono in servizio. Quello di assistenza ai senza fissa dimora, tra gli interventi sociali di cui si occupa la Croce Rossa. In questo caso, è il comitato di Perugia insieme a Corciano e Deruta. Due sere a settimana, dalle 19 a mezzanotte, in giro per la provincia ci sono loro e molti altri. «Portiamo tè caldo, viveri e coperte, è la proloco di San Sisto che ce le mette a disposizione», dice Massimiliano, 40 anni, di cui 17 in Croce Rossa: il veterano. «Lui è bravissimo ad approcciare le persone» dice Daniele, 49 anni. Sì perché la parte difficile del loro compito è proprio come possono assisterlo. Questa è la prima volta che lo vedono. Ma ci sono anche persone con cui si instaura un legame. Hanno scoperto da poco una persona che vive in un cunicolo. Perugino, riesce a fingere di giorno una vita da libero professionista. Non dicono di più, ci tengono al rapporto avvicinare chi ha bisogno di aiuto, ma non lo chiede a parole. Si pensa siano stranieri, clandestini, di fiducia con lui: è uno degli l auto CoN le CoperTe eiviveri o senzatetto. E invece «ora ci troviamo di fronte ai nuovi poveri, persone che hanno un lavoro ma non riescono più a sostenere le spese oppure padri separati. Gente come noi, è un attimo cadere nel vortice. Quello che mi fa paura è l indifferenza», aggiunge. Mentre camminano, si accorgono di un ragazzo che sta rovistando nella spazzatura, di fronte alla stazione. All inizio è titubante, poi accetta alcune coperte. È indiano, in Italia da anni, regolarmente. Ha una casa, un lavoro, una moglie disoccupata e un figlio piccolo. Con 700 euro al mese e un mutuo, non riesce a comprare da invisibili, che a volte per orgoglio o vergogna, faticano ad accettarlo, un aiuto. «Quando ci dicono il loro nome, è una conquista per noi e per loro è come riacquistare un identità» conclude Massimiliano. Ragioni diverse spingono al volontariato, ma la voglia di fare qualcosa di concreto per la comunità è quello che accomuna questi tre padri di famiglia che si sentono volontari anche nella loro vita professionale. E in quella familiare, visto che due di loro hanno conosciuto la moglie in Croce Rossa. Loro tre non ne condividono solo la divisa, ma anche, e soprattutto, lo spirito. paolo SCUra, presidente CoMiTaTo regionale Della CroCe rossa in UMbria, Nel SUo UffiCio Nella SeDe Di perugia il bagno al mare, anche se in sedia a rotelle, con la Crisi può a Croce Rossa per me? Un opportunità, za deve esserci giorno e notte. Il supporto del «Luna famiglia, una cosa bella. Non so definirla comitato regionale ligure è stato straordinario, ci in altro modo. Anzi, forse proprio un mo- do per reinventare la mia vita». A parlare è un volontario, Massimiliano Sciattella, 44 anni sulla carta di identità, molti di meno addosso. Nel 1998 è caduto da un ponteggio di sei metri, mentre stava lavorando per la sua impresa edile. «Era hanno messo a disposizione tutto. C erano poi i volontari dell OPSA (operatori polivalenti di soccorso in acqua). Il merito è anche della nostra presidente provinciale, tutto a norma, ma la norma non andava bene per Paola me, che sono alto 1 metro e 92. Ho avuto un giramento Fioroni, che si di testa e 90 centimetri di protezione è adoperata non sono bastati a tenermi su». Ora è in sedia a rotelle, ma lavora ancora nella sua impresa, si occupa di amministrazione, così come nella Croce Rossa. «Ci sono entrato nel 2003 per una scommessa, volevo vedere se un disabile poteva fare il volontario». Si può. E dal 2012 è anche presidente del suo molto per realizzare la vacanza. Le date non erano favorevoli, è un periodo di ferie per tutti, come puoi immaginare». in acqua CoN UNa VoloNTaria comitato (Deruta-Torgiano). Lui fa parte del gruppo di operatori che hanno accompagnato 16 ragazzi umbri in una vacanza speciale, l estate scorsa: «Da qualche anno già si organizzavano gite in montagna. Le carrozzelle sono le stesse che usano gli atleti delle Paraolimpiadi. Grazie all aiuto degli istruttori di sci della finanza e dell associazione Sportabili che fa servizio di assistenza sulle piste. Ma l estate scorsa è stata il battesimo dell acqua: la prima volta al mare. Siamo stati a Pietra Ligure, dal 25 al 29 agosto. Avevamo ragazzi di tutte le età, con disabilità fisiche Ed è proprio Paola Fioroni che spiega: «Questa iniziativa rientra in un progetto più ampio di inclusione sociale. I ragazzi disabili vengono coinvolti non solo in uscite di carattere ludico, ma anche in attività che permettano loro di acquisire delle competenze per rendersi più autonomi». «Per i ragazzi conclude Massimiliano vedere me come volontario è uno stimolo, l approccio è più semplice, si fidano di più. Ma io non sono tenero, anzi, proprio perché lo vivo in prima persona, distinguo il pietismo dalla volontà di aiutare veramente un disabile». e cognitive. Puoi immaginarti quanto sia dif- pagina a CUra Di ficile organizzare cinque giorni, in cui l assisten- alessandra borella

3 15 MARzO 2014 PRIMO PIANO 3 Prosegue il nostro viaggio nei centri d emergenza regionali: mantenere l efficienza nonostante le tante difficoltà pronto soccorso: la pulce e il gigante Assisi, una piccola grande squadra di medici agguerriti un piccolo gruppo di gente agguerrita che è riuscito a fare di questo «Siamo luogo un centro d avanguardia per la medicina d urgenza in Umbria». Francesco Borgognoni, direttore del pronto soccorso di Assisi, ci accoglie nel suo studio, una piccola stanza sacrificata dai lavori in corso nella camera accanto, dove tra pochi giorni francesco borgognoni sorgerà uno spazio dedicato alla violenza sulle donne. Come a dire: contano più le persone che le comodità personali. E non è retorica, Francesco ha messo la sua carriera a disposizione dei pazienti, conosce bene il valore del calore umano, fondamentale quando si lavora in emergenza. Lui l emergenza la conosce bene, la fa e la insegna. Dirige, infatti, il centro di formazione in Emergenza Urgenza nell ex ospedale di Marsciano. «Un medico di pronto soccorso deve saper gestire in modo autonomo la fase iniziale delle patologie per le quali i ritardi si pagano spiega Borgognoni la formazione continua è fondamentale per garantire ai pazienti le migliori cure possibili. Puntare su questo ci ha fatto raggiungere risultati importanti». L orgoglio e la passione con cui racconta del suo lavoro non tradiscono la realtà. Nella sala d attesa del piccolo ospedale di Assisi, aspettano in pochi; i visi sono sereni, fiduciosi. Le persone si sentono a casa. «Veniamo da sempre in questo ospedale, in famiglia siamo in sette, in tanti sono anziani, per un motivo o per un altro, qui ci passiamo abbastanza spesso», raccontano Loredana ed Elvio mentre aspettano che una parente venga visitata. «L ambulanza è arrivata dopo n e m m e n o cinque minuti. Qui è tutto ottimo. I servizi sono efficienti, per non parlare dell igiene: puliscono tre volte al giorno», dice Loredana. Gli loredana ed elvio DaiaNi la nostra forza si chiama osservazione breve. Un filtro per non appesentire i reparti fa eco suo marito: «Un paio d anni fa sono caduto da un albero, mi hanno portato in un altro pronto soccorso: non hai niente m hanno detto, sono stato subito dimesso. A casa però sentivo un dolore terribile, allora sono venuto qui. Avevo otto costole rotte. L - hanno visto immediatamente dopo la radiografia». In questo pronto soccorso immerso nel verde, più simile ad un residence turistico che ad un ospedale, ci vanno in tanti. I numeri crescono di anno in anno, un aumento facile da spiegare: l invecchiamento della popolazione è la causa principale. Inoltre non ci si può dimenticare che Assisi è meta di turismo religioso, certamente non in voga tra i più giovani. Nel 2013 sono stati fatti 15 mila interventi, di questi solo il 7% è proseguito in un ricovero. Una specie di miracolo, che alleggerisce l azienda ospedaliera dai costi e permette ai reparti di garantire cure migliori ai pazienti. Come si spiega? «La nostra forza si chiama osservazione breve. Consiste in due stanze, per un totale di quattro letti, dove tratteniamo alcuni pazienti dalle 12 alle 24 ore. È un servizio che funziona come filtro per il ricovero, evitando di caricare troppo i reparti. Ma non solo. Molti pazienti che nelle prime ore non riportano alterazioni nelle analisi, dopo 12 ore presentano complicazioni anche gravi. Tenerli sotto osservazione ci permette di evitare che, ad esempio, l infarto arrivi quando ormai il malato è lontano dall ospedale», spiega Borgognoni. E questo non è l ultimo vanto: il 118 di Assisi è stato precursore anche nella cura dell infarto acuto del miocardio. Tutte le ambulanze hanno a bordo strumenti che permettono di affrontare al meglio l emergenza. L elettrocardiogramma viene effettuato on line, cosicché il medico possa analizzarlo in tempo reale dal reparto. Il consulto con chi segue il paziente in ambulanza avviene telefonicamente. I tempi sono praticamente immediati. Adesso questo metodo è stato preso come esempio dalla Regione Umbria che lo ha ratificato in un protocollo. Ma qui, sottolinea Borgognoni, funzionava già dal Insomma, difficile non sentirsi sicuri in questo piccolo angolo di umanità. Sembra che quella strana pace che si respira sotto il cielo di Assisi sia riuscita ad entrare nelle fessure. Un vento tiepido che non cura solo le malattie. MiChela MaNCiNi Il primato di Foligno, la struttura con meno ricoveri d Italia anatomia di un successo: numeri e statistiche in pillole assisi foligno 3400 interventi interventi di pronto soccorso 1132 ricoveri in osservazione breve interventi di pronto soccorso 160 visite al giorno 9 medici in servizio Sessantadue pazienti in una manciata di ore, tre medici in servizio: fanno oltre venti visite a testa. Non è un esercizio di data journalism, ma la cronaca spiccia del pronto soccorso di Foligno in un anonimo mercoledì mattina. Numeri che parlano da soli: qui la giornata si chiude sui 140 accessi, con punte di 180; all anno e sono in continuo aumento. Per i motivi più disparati, anche logistico-stradali: «Per chi vive a Bastia e ad Assisi è più comodo venire qui spiega l ex direttrice dell usl3, Maria Gigliola Rosignoli considerando che la situazione a Perugia è spesso più critica». E poi qui si spera di trovare una struttura più grande ed efficiente: nemmeno a farlo apposta ad aspettare, con un codice bianco, c è una signora di Bastia, Maria Lillani: «Embè, mica è vietato, dove sta scritto che devo andare al mio: non c è un regolamento, no?». In realtà ognuno dovrebbe rivolgersi all ospedale del proprio comune (o a quello più vicino), ma una volta arrivati da fuori sede, infermieri e personale al massimo sbuffano un po, però mica ti cacciano via. A complicare le cose, oltre alle solite visite improprie, la vicinanza della guardia medica, che attira pazienti come il miele: è stata spostata qui qualche anno fa per alleggerire la pressione sulle sale d emergenza, paradossalmente si è ottenuto l effetto contrario. Insomma, per una ragione o per l altra, le statistiche sfiorano quelle di Perugia. Ma, fatte le dovute proporzioni, il confronto non regge: qui lavorano solo nove medici (più un reperibile che rimane a disposizione), meno della metà del Santa Maria della Misericordia. Alberto Coscia è uno di questi, trent anni di esperienza alle spalle nel reparto di anestesia e rianimazione del San Giovanni Battista. Ci sediamo a parlare con lui e in dieci minuti bussano due volte alla porta: sono attimi concitati, manca il direttore e c è una paziente anziana sul lettino parcheggiato proprio davanti al suo ambulatorio. La situazione è delicata, devono decidere se dimetterla o ricoverarla. Nelle condizioni in cui si trova può essere trasportata solo in ambulanza, ma tutti i mezzi sono impegnati. Il dottore fa una chiamata al 118, le figlie alzano la voce. Non perde la calma: «Resta qui stanotte». Una scelta necessaria, ma in controtendenza: questa struttura vanta da ormai tre anni un primato nazionale, il minor numero di ricoveri rispetto alla mole delle visite. Vale a dire che chi viene qui viene dimesso in poche ore. «Non significa una minor attenzione dei controlli spiega con orgoglio il direttore Silvano Lolli il problema è che mancano apparecchiature: tac e risonanza sono condivise con radiologia alberto Coscia ma la gestione puntuale dell osservazione breve e la sinergia con gli altri reparti». Eppure con questi ultimi la convivenza non è sempre facile: il problema centrale è la mancanza di apparecchiature esclusive; ad esempio tac e risonanza magnetica sono in condivisione con l unità di radiologia. Si assiste ad un curioso cortocircuito, tra il bacino di utenza allargato ben oltre il comprensorio folignate e la necessità di condividere la tecnologia, che rende più difficile spiegare i motivi del successo. «Certo abbiamo la precedenza, ma a volte non basta continua Coscia- soprattutto quando abbiamo a che fare con i dolori toracici e addominali, quando può trattarsi veramente di tutto, farebbe comodo avere strumenti dedicati». Ci sarebbe da parlare anche del lavoro degli infermieri, del personale che ogni giorno affianca l equipe medica, ma il telefono squilla ancora. Lui alza gli occhi: «Per fortuna è passata la bolgia del lunedì». Togliamo il disturbo, proprio mentre transita su quattro ruote un paziente molto gioviale. Il signor Mario ha quasi 80 anni, è entrato alle 11 della mattina e alle 18 è ancora adagiato sulla barella, ma non si lamenta. «Niente di grave, la solita labirintite di passaggio», spiega. Ha fatto tre visite accurate: tac e doppler, prima di passare per lo studio dell otorino. Quando arriva l infermiere a portargli l acqua, trova il tempo di scherzare: «Sento un fischio, certo alla mia età è impensabile ricevere applausi». L infermiere sorride, ma un attimo dopo distoglie lo sguardo e torna serio: quanto è dura sdrammatizzare ogni giorno, ogni minuto. Lavorare miscelando leggerezza ed attenzione. Forse attirati da questa estemporanea ondata di allegria, si affacciano immancabile cravatta e valigetta in mano un paio di informatori medici: regola vuole che ogni quattro pazienti tocchi a uno di loro. Ma capita che saltino gli schemi: «Questo è un reparto a parte e non funziona proprio così», brontolano. Codice bianco, insomma? «No, trasparente: adesso ci passano avanti pure i giornalisti». federico frigeri

4 Viaggio nella crisi Emergenza casa: boom di sfratti per morosità Viaggio nella crisi Con la crisi, anche pagare l affitto può diventare un ostacolo insormontabile. In aumento i casi di morosità incolpevole, ormai arrivati al 90% del totale. Dall altra parte i piccoli proprietari, ammortizzatori sociali al posto delle istituzioni Perdere il lavoro e dover scegliere se pagare l affitto oppure le bollette. Se fino a pochi anni fa le quattro mura rappresentavano una sicurezza per l 80 per cento degli italiani, adesso si sgretolano difronte alla crisi, che mette in ginocchio decine di migliaia di famiglie. Non si possono permettere né una casa né tanto meno un affitto. Non per volontà, né per scelta. Sono l esercito dei morosi incolpevoli: quelli che non riescono a pagare perché non hanno soldi, spesso a causa di un lavoro che non c è più. Un fenomeno che in Italia è cresciuto del 64 per cento soltanto negli ultimi cinque anni. Secondo una stima della Regione Umbria, il 90 per cento degli sfratti eseguiti nel 2013 sono da imputare alla morosità incolpevole: almeno su un totale di Un numero che cresce a vista d occhio se si considera l intera penisola dove, nell ultimo anno, sono state sfrattate più di 68 mila famiglie. Servono nuove leggi e fondi Sfratto, un emergenza su due fronti: inquilino e proprietario Una situazione psicologica delicata, da entrambe le parti. Troppo spesso si giudica lo sfratto solo dal punto di vista dell inquilino, che magari ha perso il lavoro per la crisi e non riesce più ad arrivare a fine mese. In realtà i proprietari di case da affittare non sono soltanto ricchi disposti a tutto pur di avere denaro in più per soddisfare i propri capricci. Sono anche famiglie che hanno fatto sacrifici in modo da comprare un secondo appartamento per avere un reddito integrativo e vivere dignitosamente in momenti di difficoltà, o che magari hanno ereditato un alloggio e devono mantenerlo. Ecco che allora una normativa che tuteli tutte le persone coinvolte sarebbe necessaria. «Purtroppo questo non avviene» spiega Giacomo Iucci, presidente dell Asspi (Associazione sindacale piccoli proprietari immobiliari) di Perugia, «il diritto esisterebbe da un lato e dall altro. I costi che un proprietario si trova a fronteggiare sono spesso molto maggiori di quelli dell inquilino. Infatti i tempi per lo sfratto sono lunghi -intorno ad un anno almeno- e, finché non si applica il provvedimento, bisogna farsi carico di tutte le spese, anche quelle legali ovviamente. Assurdo poi che sia obbligtorio anticipare le tasse su un reddito che non esiste». Ci sono poi i casi dei morosi di professione persone che prendono appartamenti in affitto e poi non pagano aspettando di essere sfrattati ed approfittando della situazione finché la legge lo permette loro: «Il nostro avvocato si è trovato in causa con una donna che aveva già portato in tribunale tempo prima, proprio per lo stesso motivo» puntualizzagiacomo Iucci. La crisi ha fatto aumentare il numero di casi di questo genere. L Asspi di Perugia ne ha cinque in piedi solo in questo momento: «E non sono per nulla pochi per una sola associazione se si calcola che molti proprietari procedono senza il nostro appoggio, assumento avvocati privatamente» commenta il presidente. Al Sunia, Cgil, la solfa è la stessa. «Negli ultimi due anni, impennata mostruosa di sfratti. A noi preoccupa molto la situazione e, soprattutto, come questa viene gestita da istituzioni e servizi sociali» dichiara Cristina Piastrelli, segretario generale, «I nostri clienti ci raccontano di addetti sbrigativi che non sanno gestire con sensibilità appropriata i vari casi. Bisogna capire che si tratta di momenti umilianti e di vero stress psicologico per quelli che vengono chiamati morosi incolpevoli. Non è per nulla semplice raccontarsi ed aprirsi con estranei; sentirsi rispondere male non fa che rendere la cosa ancora più insostenibile. Dovrebbe essere motivo di orgoglio venire incontro a famiglie in difficoltà che sono davvero disperate. Quando manca la casa, manca davvero tutto». Cristina Piastrelli auspica un intervento diretto delle istituzioni per fare fronte a quella che è davvero un emergenza sociale. SOPhIE TAVERNESE Così, mentre aumenta il numero delle persone in difficoltà, cresce anche il numero degli appartamenti sfitti: secondo uno studio Halldis (società di servizi immobiliari), circa 3,5 milioni in tutta Italia. Non solo nel privato, ma anche nel pubblico. Gli alloggi popolari vuoti, non assegnati perché tenuti male e quindi inagibili, sono circa 40 mila. Per ristrutturarli servirebbero fondi che, con la crisi, sono sempre meno reperibili. Queste case, però, sono ancora poche sfratti in Umbria 68 mila in tutta Italia 90% casi di morosità incolpevole 40 mila alloggi sfitti in tutta Italia «Nessuno ha mostrato un po di comprensione» Vincenzo, 37 anni, costretto a vivere con i 250 euro della pensione della suocera. Ora è arrivato anche lo sfratto Da novembre non riceve più la busta paga. casa l atto «D altra parte non potevamo permetterci di Vincenzo, perugino di 37 anni, vive in un ingiuntivo di andare a cercare altrove, in quanto senza una appartamento di via dei Filosofi con la fidanzata di 26 anni e la suocera invalida al 65%. Il loro unico reddito è la pensione dell anziana di 250 euro al mese perché lui ha perso il lavoro come rappresentante di prodotti per parrucchieri. O meglio, ha deciso di andarsene, visto che l azienda in crisi non lo pagava più nonostante i contratti procurati. La fidanzata non lavora da due anni nonostante le continue ricerche. Inutile inviare curriculum, la crisi e il clima politico incerto hanno azzerato ogni speranza. «Quello che potevo dare l ho dato. Chiedendo prestiti ad amici e familiari abbiamo messo insieme 200 euro da dare al proprietario dell appartamento questo ultimo mese» racconta Vincenzo. Ma, senza nessun preavviso, è arrivato a sfratto. Inevitabile dato che era da quattro mesi che i proprietari non ricevevano l affitto. «Qui vivevano i genitori della mia ragazza. Quando il padre, la scorsa estate, è morto, abbiamo deciso di tornare a Perugia, visto che per lavoro vivevamo a Firenze. Arrivati alla fine del contratto, i padroni di casa hanno aumentato il canone a causa delle spese di riscaldamento. Da 330 a 450 euro» spiega Vincenzo. Un aumento significativo, che diventa insostenibile quando si è disoccupati. busta paga fissa che io non avevo nemmeno quando ero occupato poiché lavoravo a provvigione- non avevamo nemmeno i soldi per la caparra». Il 18 marzo si terrà l udienza. «Non ho nemmeno provato a rivolgermi ai sindacati. Tanto non hanno mai fatto nulla per aiutarmi a fronteggiare la mia situazione lavorativa. Nessuno ha mostrato segni di comprensione, tanto meno i proprietari di casa che non si sono neanche preoccupati di inviarci la lettera di diffida» sottolinea Vincenzo che è diventato coordinatore del Movimento 9 dicembre a Perugia, quello dei forconi. Una delle numerose vittime della crisi; «Non se ne può più. Voglio giustizia sociale». C.A.B. E S.T. EMERGENZA CASA se confrontate col numero delle famiglie in difficoltà che da anni attendono l assegnazione di un alloggio popolare. Un esercito di 650 mila famiglie, comprese le 10 mila dell Umbria. Un numero troppo alto anche per l edilizia popolare regionale, che riesce ad sistemare circa 300 famiglie all anno. Sul podio delle città non virtuose Prato, Lodi e Novara, rispettivamente con uno sfratto ogni 25, ogni 34 e ogni 40 affittuari. Salva l Umbria, ma non di molto. Infatti, nella nostra regione viene sfrattata una famiglia ogni 53 in affitto. In particolare, una su 50 a Perugia e una su 56 a Terni. Numeri che posizionano l Umbria al settimo posto tra le regione italiane per richieste di sfratto. A ottobre, il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi aveva parlato di fondi specifici da destinare alla morosità colpevole: circa 40 milioni di euro da aggiungere ai100 già stanziati per il sostegno al pagamento del canone. Soldi destinati a finire nelle casse dei Comuni e, di Le parole MOROSITà INCOLPEVOLE: riguarda quegli inquilini che, a causa della perdita di reddito, non sono più in grado di pagare il canone d affitto. Definizione al centro di polemiche poiché, tralasciando gli occupanti di professione, tutti gli affittuari sono potenziali vittime della crisi economica. CANONE SOCIALE: riguarda alloggi costruiti dall edilizia pubblica, assegnati a nuclei familiari a basso reddito secondo la composizione di una graduatoria. CANONE CONCORDATO: quota inferiore rispetto a quello normale e che concede specifiche agevolazioni fiscali al proprietario di casa. SFRATTI: fasi e costi Avviare una pratica di sfratto può costare fino a euro. A questi costi si aggiungono tutte le mensilità perse più il (probabile) pagamento delle spese dell inquilino, incapace di sostenerle a causa delle difficoltà economiche. Dopo la lettera di diffida, prima comunicazione ufficiale, arriva l ingiunzione di sfratto e la comunicazione della data dell udienza. In Tribunale, l inquilino può chiedere il termine di grazia, in pratica un periodo di tempo (3/4 mesi) entro il quale saldare la morosità. Nel caso in cui l inquilino non si presenti (o non si opponga) viene convalidato lo sfratto. L alloggio dovrà essere liberato entro un mese. Davanti ad inquilini che si ostinano a non lasciare casa affittata, gli Ufficiali Giudiziari si rivolgono alla forza pubblica, che procederà con l esecuzione forzata. L iter descritto si conclude con il "verbale di rilascio immobile", dove l Ufficiale Giudiziario certifica l avvenuto sfratto. conseguenza, nelle rispettive aziende di edilizia pubblica. Una problema, quello degli sfratti, affrontato anche dall ex premier Enrico Letta. Difatti, tra i contenuti del decreto Mille proroghe, c era anche un tentativo di risolvere la situazione bloccando gli sfratti per finita locazione. Un provvedimento di per sé già sufficiente a scatenare le polemiche dato che, secondo la legge 9/2007, questo tipo di intervento non include gli sfratti per morosità, ovvero la La Regione investe nuovi fondi L Umbria è la quinta regione più piccola d Italia, il suo Prodotto interno lordo non raggiunge il 2% di quello nazionale. Eppure, in tema di sostegno agli affitti, la quota di finanziamenti che sta mettendo sul piatto è oltre il doppio dei trasferimenti provenienti dallo Stato. Questo contrasto sembra rappresentare un diverso livello di attenzione sull emergenza abitativa che grava su ampi strati della popolazione, quelli più indigenti o che, a causa della crisi, sono andati incontro a un improvviso impoverimento. «Le risposte a livello nazionale commenta l assessore ai Lavori Pubblici Stefano Vinti finora sono state molto deludenti. Servirebbero molte più risorse di quelle investite. Basti pensare che sul fronte della morosità incolpevole, che rappresenta circa il 90 % degli sfratti, i fondi nazionali non superano i 40 milioni di euro per i prossimi due anni». Una casistica, quella della morosità incolpevole, su cui la Regione Umbria, insieme con l ATER (Azienda territoriale per l edilizia residenziale), è recentemente intervenuta: un milione e mezzo di euro per favorire l incontro tra la domanda di alloggi e l offerta di case sfitte. Il 20 dicembre scorso scadeva il termine entro il quale i proprietari potevano mettere a disposizione i loro immobili, beneficiando di alcuni incentivi. «Ad un primo screening risultano circa 100 nuovi alloggi utilizzabili. Per il momento lo consideriamo un buon risultato. Si può dire che, in un momento di crisi come questo, c è stata una risposta apprezzabile, in termini di solidarietà ed impegno per la comunità, da parte dei proprietari». parte più consistente del problema. Il risultato è stato quello di rinviare gli sfratti, garantendo per altri 12 mesi un tetto sopra la testa ad appena un migliaio di famiglie. Ma le contraddizione del decreto non finiscono qui. Difatti, quando si parla di sfratti, spesso non si considera l altra parte, quella del proprietario, ormai costretto a diventare "ammortizzatore sociale" al posto delle istituzioni. Come chiedere a un proprietario, che magari conta proprio su quell affitto per andare avanti, di rinunciarvi? E non solo, ma anche di continuare a pagare le bollette e il condominio. Una crisi che, ovviamente, non colpisce solo chi deve versare (o riscuotere) un affitto. Quando si tratta di pagare, anche una rata del mutuo può diventare insostenibile. Così aumentano anche i casi di alloggi messi all asta dove è la banca a prendere in mano la situazione, vendendo la casa con i proprietari ancora dentro. CECILIA ANDREA BACCI L assessore Vinti: «Tanti progetti in campo, ma governo assente» Ma c è anche un altra iniziativa su cui la Regione sta lavorando dal 2010, e che prevede la costruzione di oltre 300 alloggi da destinare a chi è privo di abitazione o ha un appartamento considerato inadeguato. Recentemente sono stati fissati nuovi parametri per poter rientrare nella platea dei beneficiari. «Si tratta più che altro di un aggiornamento, reso necessario dal fatto che molte cose, negli ultimi anni, sono cambiate.per quanto riguarda il reddito, il parametro di riferimento adesso è l ISEE, che non può superare i 12mila euro. Era inoltre necessario ridefinire in quali casi un alloggio può essere considerato non adeguato alle esigenze di vita di una persona o di un nucleo familiare». Non sono mancate, a dire il vero, alcune polemiche. C è chi ha ritenuto eccessiva l attenzione rivolta agli immigrati. Lo scorso anno, a Ponte Pattoli, 14 famiglie di stranieri hanno ottenuto delle case popolari, a fronte di un numero molto ridotto di italiani. Si trattava ovviamente di famiglie regolarmente inserite nelle graduatorie, ma alcune associazioni, tra le quali CasaPound, hanno espresso il loro dissenso. «Sono polemiche del tutto strumentali. Noi cerchiamo di rispondere alle necessità di chi si trova in difficoltà, e non facciamo distinzioni di etnia, religione, provenienza geografica né di nessun altro tipo. Tutte le persone sono uguali, a maggior ragione in una situazione di estremo bisogno». Attualmente in Umbria si stimano circa 40mila vani non affittati. La speranza è che, con l impegno di istituzioni e proprietari, possano diventare una dimora dignitosa per chi ne è privo. LUCA SERAFINI «Senza quei soldi non potevo andare avanti» Giuseppe Sismondi, proprietario costretto a sfrattare una famiglia: «Scelta difficile, ma avevo perso il lavoro» Giuseppe Sismondi ha una casa nella periferia di Perugia. In virtù di questa pro- stata una decisione presa a cuor leggero. Non da fare». La ferita emotiva è stata forte. «Non è prietà, è stato costretto a recitare il ruolo del proprietario che sfratta l inquilino moroso. E tuttavia, si sarebbe potuto trovare tranquillamente nella situazione opposta, nella condizione dell affittuario privo di risorse, e cacciato dall abitazione. La brutalità della crisi a volte appiattisce tutte le differenze, se non quelle dovute al caso. «Quella famiglia risiedeva nel mio appartamento da un anno e mezzo. Poi improvvisamente per sei mesi di fila non hanno più pagato l affitto. Il problema è che, nel frattempo, io avevo perso il lavoro, e quella era la mia unica fonte di reddito. Senza quei soldi non potevo andare avanti, e per questo sono stato costretto a mandarli via». Un improvvisa disoccupazione che, per ironia della sorte, ha colpito nello stesso momento le due parti in causa. «Si trattava di una famiglia con marito, moglie e due figli. Ad un certo punto il marito, come me, è stato licenziato. Nonostante anch io mi trovassi in una condizione molto complessa, mi sono reso disponibile ad accettare pagamenti ridotti, una quota minima ogni tanto. Ho provato ad andargli incontro in tutti i modi, ma non c è stato nulla erano necessari grandi sforzi per immedesimarmi nella loro situazione, dal momento che anch io avevo appena perso il lavoro». Quell appartamento, da allora, è rimasto sfitto, nonostante per Giuseppe costituisca una potenziale entrata in grado di farlo respirare. Del bando della Regione con gli incentivi ai proprietari non era a conoscenza, ma in ogni caso difficilmente avrebbe potuto usufruirne. «Il problema è che quella famiglia lo ha lasciato in condizioni pietose, e per rimetterlo a nuovo avrei bisogno di soldi che al momento non ho. Posso assicurare che, per come è messo ora, non lo affitterebbe nessuno. Credo sia preferibile andare a vivere sotto un ponte, se mi passate la battuta amara». L. S.

5 6 SPORT 15 MARzO 2014 Maurzio Menghinella è uno dei quattro italiani a partecipare alle grandi gare di sleddog. Sfidando il freddo e la neve Cani e slitta: da Spello alla gelida alaska «Per me il benessere dell animale è la prima cosa. Sono disposto a rinunciare a una gara preperata per mesi, se il mio husky si fa male» Maurizio Menghinella è un musher. Con la sua slitta e i suoi cani gareggia tra le nevi di tutto il mondo, con temperature che raggiungono i meno quaranta gradi e senza nessuno strumento per orientarsi. È lo sleddog, la corsa con i cani da slitta. In Italia sono solo in quattro a competere ad alto livello e Maurizio è uno di loro. Vive a Spello, dove ha un negozio dedicato ai suoi hobby, insieme alla moglie e ai suoi 15 cani. Come nasce questa passione? Avevo due hobby nella vita. Il motocross, che ho praticato per 12 anni e i cani. Ho praticato delle esposizioni di bellezza con i miei dobermann, ma effettivamente l adrenalina non era proprio il massimo. Poi ho scoperto l esistenza dello sleddog e mi sono avvicinato a questa disciplina con curiosità. lo SleDDog è UNo SporT invernale praticato SU SliTTe TraiNaTe Da CaNi Sarà stato difficile fare i primi passi in una regione come l Umbria La prima difficoltà era capire come rimediare una slitta e ho scoperto che il più grosso rivenditore di slitte del mondo e costruttore sta a Bologna. Più semplice di quanto immaginassi. E poi ovviamente ho preso due cani siberian husky, che in questo sport è un cane storico perché nasce sulla neve (anche se ad alti livelli li incrociamo con i cani da caccia). Poi ho noleggiato un team di 12 cani e li ho portati a casa con me.con questi cani mi sono iscritto alle prime gare che si svolgevano qui in Italia, un po di sprint, un po di media distanza e poi l Alpentrail, che dura una settimana e che è un po come il giro d Italia. Come si svolgono le gare? La maggior parte delle volte si parte da un posto e si ritorna allo stesso punto per 50 km. Altre gare sono invece a tappe, e sono un po più complicate. In queste gare la notte dormi in albergo o dormi fuori in roulotte, ma al massimo per una notte. Poi ci sono le mie preferite, che si fanno in Svezia, Norvegia, Finlandia e Russia. Fai dai 500km ai 1800 km di lunghezza e durano da una settimana a 15 giorni. Lì parti e gestisci tu tutta la gara. C è la partenza e poi dei checkpoint dove tu devi passare obbligatoriamente ogni km. Quando arrivi ai checkpoint i cani vengono controllati dai veterinari e si dà loro da mangiare. In queste corse di resistenza, qual è il vostro equipaggiamento? Per la strumentazione non c è niente. Nessuna bussola o telefono satellitare. Devi seguire solo dei paletti che mettono le motoslitte ogni 70 metri. Sono tipo i paletti dello sci da fondo, alti due metri e mezzo con dei catarifrangenti per la notte. Se c è qualche inconveniente in slitta devi avere il necessario per sopravvivere 24 ore, con tutto il necessario per nutrire te e i cani. Dopo un giorno ti vengono a cercare. L importante è non perdere il percorso, cosa per niente facile, perché non è come lo sci di fondo che trovi la pista battuta. Qual è la cosa più difficile? La cosa più complicata è tenere in forma i cani, che possono essere 8 o 12. Il cane non devi averci un minimo problema, soprattutto ai piedi e ai polpastrelli. Poi basta una banale storta sulla spalla mentre si va in discesa sulla neve morbida per compromettere tutto. Ogni 20km o ogni 2 ore è necessario fermarsi e controllare le scarpette che portano ai piedi e nutrirli con degli snack molto proteici. Se tu ami il cane, tu non lo spingi al limite pur di arrivare al risultato. Per me viene prima di tutto il benessere del cane, poi c è il risultato. Ad esempio a Capo Nord ho partecipato ad una gara di 600 chilometri, preparata duramente. Al secondo giorno due cani non andavano come dovevano e sono tornato a casa. Me c è gente che uccide i cani, pur di arrivare al traguardo. Il suo prossimo progetto? Sto preparando una gara in Alaska il prossimo anno a marzo, dove non sono mai stai prima. È una gara un po diversa dalle MaUrizio MeNghiNella altre, perché si basa sulla velocità invece che sulla resistenza. Non è la mitica Iditarod, che è lunga 1800 km, perché è impossibile allenare in Umbria i cani a queste distanze, ma è la più antica gara del mondo. Partirò con uno staff medico veterinario e in collaborazione con l Univeristà di Perugia. In pratica è come se l Umbria intera sfidasse l Alaska. MiChele raviart Poche montagne e una posizione geografica lontana dai poli alpinistici dell Italia centrale, come l Abruzzo o le Marche. «Nonostante questo, la cultura della montagna è sempre appartenuta a questa regione ed anche se di nicchia, gli sport alpinistici sono seguiti molto bene in Umbria». Lo assicura Claudio Busco, direttore della Scuola intersezionale umbra di alpinismo, arrampicata libera, scialpinismo e sci escursionismo: le quattro discipline per le ascensioni in montagna vengono insegnate e tramandate dagli anni 80 nella Scuola Vagniluca. La Scuola prende il nome da Giulio Vagniluca, alpinista-filosofo umbro che si impegnò a fondo per l istituzione di corsi di alpinismo a Perugia. «Oggi la Scuola coinvolge tutte le sezioni CAI (Club Alpino Italiano) dell Umbria, eccetto Spoleto, con un offerta formativa che va dai corsi base a quelli avanzati». I 41 istruttori delle quattro diverse discipline oltre all insegnamento per i soci si occupano anche della formazione degli aspiranti istruttori, in modo da costituire una forma di ereditarietà della professione all interno della Vagniluca. «Le lezioni teoriche sono seguite subito da quelle pratiche: per esempio, se la lezione teorica è sull orientamento e la topografia, nella lezione successiva si metteranno in pratica le nozioni apprese in aula. Durante le uscite in montagna (sui monti Sibillini, al Terminillo, ma anche sul Monte Bianco) noi cerchiamo di fare didattica più che pratica: cerchiamo di istituire alpinismo...anche in Umbria! Scialpinismo, arrampicata libera, sci escursionismo: una scuola promuove corsi per discipline invernali nel cuore verde d Italia Ècominciato a febbraio ma andrà avanti fino a maggio, il corso di scialpinismo avanzato della scuola Vagniluca. Una disciplina che, a questo livello, si fa per la prima volta in Umbria, come spiega il direttore del corso, Mirco Ranocchia: «Fino a ora non c erano istruttori adeguati per questa categoria di corso, che è la SA2, cioè un livello riservato a chi ha già un buon bagaglio di esperienze personali in montagna». Dieci lezioni teoriche, che si svolgono prevalentemente presso il Cai di Foligno, e 8 lezioni pratiche: questa la struttura del corso, a cui hanno avuto accesso solo coloro che avevano acquisito precedentemente un buon livello di scialpinismo. Ma in cosa consiste a lezione di ghiaccio questa disciplina? «Unisce una parte sciistica a una parte alpinistica: dopo esser usciti con gli sci a un certo punto si arriva a una parte del percorso alpinistica. Ci mettiamo gli sci in spalla e cominciamo a salire, su roccia o su ghiaccio». Gli allievi imparano a muoversi sul ghiacciaio, ad ovviare alle cadute da crepaccio, apprendono le tecniche per costruire un ricovero di emergenza e una barella per trasportare un eventuale ferito. «Al mio corso ci sono 13 allievi da tutta l Umbria, che abbracciano due fasce d età: un gruppo sui anni e uno che va dai 30 ai 40. Ci sono anche due donne». La richiesta umbra di scialpinismo è alta: «Non riusciamo ad accogliere tutte le richieste che riceviamo. All ultimo corso avevamo avuto 64 richieste e abbiamo presi solo 18 persone. L Umbria ha una forte vocazione alla montagna, nonostante tutto». C. b. una cultura della montagna, di trasmettere i principi con i quali si può affrontare una scalata in sicurezza, ma è impensabile pretendere che si diventi alpinisti solo con qualche ora di esperienza. Ci vuole molto più tempo». La cautela, dice Busco, non è mai troppa perché il pericolo, in montagna, è sempre in agguato. Proprio per ragioni di sicurezza la Scuola Vagniluca pone dei limiti al numero di allievi per classe, soprattutto quando si tratta delle lezioni pratiche, quindi delle escursioni in natura. «Un corso base, quindi più semplice, può arrivare anche a 25 persone ma per quelli avanzati cerchiamo di tenerci sulla dozzina. Quello che ci interessa non è la quantità ma la qualità: l importante è insegnare ad essere autonomi quando si è a contatto con la roccia. E poi in montagna non è che ci si può andare in cinquanta». allievi Della SCUola VagNilUCa CarloTTa balena

6 15 MARzO 2014 SPORT 7 Controverso, senza freni. La bandiera del Perugia si racconta: «Quel gesto era rivolto a me stesso, non era fatto per dividere» Sollier, un pugno contro il mondo Calciatore impegnato e scrittore, negli anni Settanta raccontò il mondo del calcio dall interno, facendo infuriare dirigenti e allenatori Un pugno chiuso, la maglia rossa del Perugia, un ragazzo con barba e capelli lunghi. Quando si dice Paolo Sollier è a questo che si pensa. «La fama di quel gesto mi precedeva ovunque andassi. Per me era una cosa naturale, un saluto che facevo con degli amici che la pensavano come me. Quando sono arrivato in A mi sono imposto di non smettere di farlo». Ma poi quel pugno è diventato qualcosa che divideva, un simbolo da applaudire o fischiare a prescindere: «Non era quello che volevo io. Non ho mai amato il proselitismo. Era un gesto rivolto soprattutto a me stesso. Per ricordarmi chi ero e non perdere la strada». Paolo Sollier, che oggi ha 63 anni, è stato uno dei protagonisti della storica prima promozione in serie A del Perugia: «E pensare che quella stagione era cominciata malissimo. Eravamo una squadra fatta da inesperti, scarti della serie A e gente che veniva dalla C. Tra noi ci guardavamo e ci chiedevamo ma dove andiamo?. In realtà l allenatore Ilario Castagner aveva assemblato un gruppo con grandi mezzi tecnici». La città amava Sollier, e lui la ricambiava: «Perugia era una meraviglia continua. E in un giorno di pioggia non c era nessun altro posto che la valesse». Sollier non era un giocatore come tutti gli altri. Militava in Avanguardia Operaia, leggeva paolo Sollier libri impegnati, portava i compagni di squadra a vedere film di Antonioni e Buñuel. E poi scriveva. In Calci e sputi e colpi di testa, il suo libro uscito quando giocava ancora a Perugia, raccontava il mondo del calcio dal punto di vista «di un ragazzo che si sforzava di rimanere normale. Con tutte le passioni, non solo politiche, dei ragazzi dell epoca». Il libro gli costò una marea di critiche e il deferimento da parte della Figc. «Era un diario in presa diretta di tutto quello che succedeva, e questo li faceva incazzare. E poi c erano le parolacce. Io volevo scrivere in maniera realistica. Se le usavano scrittori veri come Moravia e Pasolini, allora poteva usarle anche uno finto come me». E un passaggio di quel libro fece infuriare anche Castagner, l allenatore che l aveva scovato alla Pro Vercelli e lanciato nel calcio che contava: «Io scrissi che dopo la promozione in serie A lui aveva cambiato atteggiamento. Non era più uno di noi ma voleva essere davvero l allenatore, era molto impostato. Mi rispose con una lettera cattivissima, ma non aveva tutti i torti. Poi però quando ci rivedemmo al funerale di Renato Curi (il centrocampista del Perugia morto in campo durante una partita con la Juventus) ci riabbracciamo e capimmo che erano tutte cazzate». Dopo gli anni a Perugia, Sollier passò al Rimini. Li trovò Helenio Herrera, il mago. Un allenatore che aveva la fama di essere un sergente di ferro. «Molti mi telefonavano chiedendomi e ora come farai con Herrera?. In realtà siamo andati sempre d accordo». Talmente d accordo che il mago, con Sollier, a volte svestiva i panni del duro: «Una volta dovevo andare a Parigi con una ragazza di Perugia. Per questo avevo bisogno di un permesso di qualche giorno. Tutti mi dicevano ma sei pazzo, ma cosa vai a chiedere un permesso ad Herrera. Io glielo chiesi, lui rispose con uno dei suoi silenzi lunghissimi». Poi il mago parlò, nel suo tipico slang italo-spagnolo: «Si tu vuole ti dò la chiave del mio appartamento a Parigi». Sollier l aveva spuntata, ma non era finita lì: «Mentre uscivo dal suo spogliatoio mi chiamò e pensai ecco la fregatura. Invece mi disse: Mi deve prometere che tu fa un allenamento a Parigi. E lo feci. Andai ai giardini Luxembourg e giocai una partitella con dei ragazzini che ovviamente nemmeno sapevano chi fossi. Uno dei miei momenti calcistici più belli». Malgrado fosse un giocatore atipico, soprattutto per la sua militanza politica, il rapporto tra Sollier i compagni di squadra è sempre stato ottimo. «Solo una volta mi attaccarono. Dopo quel famoso Lazio- Perugia». Pochi giorni prima della partita un giornalista aveva chiesto a Sollier se sapesse che i tifosi della Lazio erano molto di destra, e che alcuni di loro si riconoscevano nel fascismo. Lui rispose: «Bene, vul dire che se vinciamo sarà come battere la squadra di Mussolini». Poco dopo, la frase di Sollier era su tutti i giornali sportivi: «Forse potevo risparmiarmela, ma era solo una battuta. Il la sua carriera Esordisce in serie C con la Cossa - tese, nel Dalla stagione è alla Pro Vercelli, sempre in C. Poi passa al Perugia: con i grifoni totalizza complessivamente 21 presenze in Serie A e 124 presenze e 11 reti in Serie B. Passa al Rimini, in serie B, per tre stagioni. Nel 1979 torna in C, alla Pro Vercelli e alla Biellese, per poi tornare alla Cossatese dove chiude con il calcio giocato. giorno della partita mi ritrovai a giocare sotto uno striscione con su scritto Sollier boia. Ci furono scontri sugli spalti, e qualche perugino rimase ferito. Mi dispiacque molto, perché, anche se indirettamente, era colpa mia». Oggi Sollier vive a Vercelli, poco lontano da Chiomonte, dove è nato e dove progetta di tornare, «quando inizieranno gli anni del declino». Dopo la carriera da calciatore ha allenato diverse squadre, soprattutto a livello dilettantistico. Da qualche anno è alla guida della nazionale italiana scrittori, intitolata a Osvaldo Soriano, l autore che ha saputo unire più di tutti il mondo della letteratura e quello del calcio. «C è così tanto entusiasmo che sembra un settore giovanile postdatato. A vederci giocare non viene quasi nessuno, ma abbiamo fatto diversi tornei europei con altre nazionali di scrittori». Guardando indietro, Sollier non ha rimpianti: «Molti dicono che se non fossi stato così politicizzato avrei fatto più carriera. Ma non è vero. Se non ho fatto meglio è stato perché non ero bravo abbastanza, molto semplicemente». Meroni, Vendrame e gli altri: storie di campioni ribelli Fantasiosi e irriverenti, capaci di rifiutare la nazionale pur di non tagliarsi i capelli o di andare in panchina con cappello e pelliccia Padova- Cremonese, serie C, stagione Risultato inchiodato sullo zero a zero, si dice che i calciatori in campo si siano accordati con una combine. A un tratto un giocatore del Padova prende la palla sulla sua tre-quarti di campo, dribbla la sua intera squadra senza che nessuno riesca a fermarlo, arriva a fintare il tiro davanti al suo portiere. Il malcapitato si tuffa inutilmente su di lui cercando di levargli il pallone, il suo compagno di squadra va verso la linea di porta, poi si ferma. Quel giocatore, capelli lunghi, aria da hippie, è Ezio Vendrame. ezio VeNDraMe Qualche anno dopo, nella sua autobiografia Se mi mandi in tribuna godo spiegherà che quella corsa impazzita verso la sua porta era un modo «per salvare l emozione». Pare che un tifoso del Padova morì di infarto durante il numero del ribelle Vendrame, che però non si è mai scomposto: «Un debole di cuore non avrebbe mai dovuto venire a vedermi giocare». Vendrame, mezzala veloce e fantasiosa, era destinato a diventare un campione. Ma dopo soli gianfranco zigoni tre anni di serie A al Vicenza finì la sua carriera nelle serie minori. Troppo ribelle per andare d accordo con gli allenatori. Ma anche per questo sempre adorato dai tifosi delle sue squadre. Più fortunata la carriera di un altro calciatore simbolo degli anni Settanta, Gianfranco zigoni, che proprio con Vendrame scrisse un libro, Dio zigo pensaci tu. «Come me al mondo ci sono solo due giocatori: Pelè e Maradona. Calcisticamente siamo tre extraterrestri». Basterebbe questa frase a spiegare che tipo era, zigoni, 265 presenze e 63 gol in Serie A con le maglie di Juventus, Genoa, Roma e Verona. Proprio come il calciatore ribelle per eccellenza, il nordirlandese George Best, zigoni amava le donne, l alcol e i motori. Nei suoi anni alla Juventus giocò poche volte: troppe le squalifiche accumulate per il suo temperamento irrequieto. Andò meglio alla Roma, ma fu all Hellas Verona che zigoni entrò nella leggenda. Una volta Valcareggi lo lasciò in panchina e lui, per protesta, ci andò in pelliccia e cappello. Alla fine di un Verona-Vicenza, invece, saltò in dribbling quattro avversari e infilò il pallone all incrocio dei pali. Per poi andare direttamende negli spogliatoi, imitato da centinaia di tifosi che uscirono dallo stadio. Gigi Meroni, invece, amava l arte, sapeva dipingere e persino disegnare vestiti e cravatte. A Torino lo chiamavano la frafalla granata, perché quando dribllava gli avversari sembrava volare. E poi era un anticonformista: portava i capelli lunghi e conviveva con una ragazza polacca già sposata, una cosa quasi impensabile per l epoca. Meroni giocava ala destra, il ruolo degli irregolari per eccellenza.. Era l artista del gol impossibile, del dribbling perfetto e bello come una pennellata d autore. Quando Edmondo Fabbri lo chiamò in nazionale gli impose di tagliarsi i capelli. Meroni, uno capace di andare in giro con una gallina al guinzaglio, di travestirsi da giornalista per chiedere alla gente cosa ne pensava di Meroni, uno che disegnava i suoi vestiti sul modello di quelli dei Beatles, rispose «no, grazie». Morì a 24 anni, investito da un auto guidata da un diciannovenne neopatentato, Attilio Romero, suo grande tifoso, che poi nel 2000 diventò presidente del Torino. Qualche giorno dopo c era il derby Torino- Juventus. All inizio della partita un elicottero gigi MeroNi inondò di fiori la fascia destra del campo. Quella di Gigi Meroni. Il centravanti argentino Nestor Combin, grande amico di Meroni, acquistato dai granata quando era considerato finito e rinato grazie agli assist della «farfalla», insistette per giocare nonostante avesse una febbre altissima. Lottò come un leone e segnò tre reti. La quarta ufficialmente fu segnata dal successore di Meroni, Alberto Carelli. Ma tutti sanno che in realtà la mise a segno la maglia numero sette. pagina a CUra Di antonello paciolla

7 8 La ricorrenza 15 MARzO 2014 Dai carri di San Sisto fino ad Acquasparta passando per le giornate del Bartoccio, ecco gli appuntamenti in Umbria Quel che resta del Carnevale Bambini, adulti e anche cani: tutti scendono in strada mascherati per festeggiare la giornata durante la quale tutto è concesso Cosa è rimasto del Carnevale? Una ricorrenza dall origine antica, un momento in cui tutto era permesso prima di sprofondare nell austerità e nel raccoglimento della Quaresima, durante i quali svaghi e spettacoli teatrali erano banditi. Un ricordo talmente forte che ancora oggi il viola, usato nei paramenti sacri durante quei quaranta giorni, viene considerato dagli attori un colore malaugurante. Ma oggi, in tempo in cui i divertimenti non mancano e sono a portata di mano 365 giorni all anno, qual è il senso del carnevale? L Italia è famosa soprattutto per le maschere veneziane e i carri di Viareggio, ma anche in Umbria non mancano le opportunità per festeggiare. Uno dei fiori all occhiello è il carnevale di Acquasparta, in provincia di Terni. «Vengono persone da tutto il Centro Italia spiega Sergio Saveri, vicepresidente del comitato che realizza la manifestazione La nostra festa è pensata per i più piccoli e questo è il nostro punto di forza. Se loro si divertono stanno bene anche gli adulti ed i genitori». Accanto ai carri a forma pasticceria Sandri un febbraio agrodolce «Nessuno fa gli struffoli come noi: oggi quasi tutti usano il lievito, quello che si acquista al supermercato, noi invece continuiamo a farli senza, ed è tutta un altra cosa». A spiegarlo è Carla Schucani, la titolare della storica pasticceria di Corso Vannucci. Dopo 153 anni, la sua attività ha chiuso i battenti l estate scorsa ma si prepara a riaprire prima di Pasqua. Questo è il primo carnevale senza i dolci più celebri del centro storico, ma la signora Carla non ha dubbi. «In questo periodo dell anno abbiamo sempre avuto moltissimi clienti nonostante la crisi: frappe, brighelle, frittole e cicerchiata fanno parte di quella tradizione che non passa mai di moda. Ma ormai il carnevale sta diventando un occasione come tante: oggi ci sono mille modi per divertirsi, non si aspettano le feste comandate. La vera mascherata si fa tutto l anno.» a. M. di trenino e di slitta, per le vie della città sfilano le majorette accompagnate dalla musica della banda. «Il carnevale è un esplosione di gioia e i padroni della festa sono proprio i bambini» continua Saveri. Ma lo spirito della festa può coinvolgere tutti. Quest anno a Spoleto, per la prima volta, si è tenuto il Canevale, dove a mascherarsi sono stati i cani, probabilmente più per la gioia dei padroni che per la propria. Un appuntamento pluridecennale è invece la sfilata dei carri di San Sisto. Ormai siamo giunti alla 35esima edizione e da quattro anni i festeggiamenti sono organizzati dall Associazione carnevale dei rioni. «L organizzazione è nata per far fare un salto di qualità ad una manifestazione che ormai va avanti da decenni» spiega il presidente Valter Ficola. A organizzare il carnevale sono sei rioni che per mesi lavorano per la riuscita della festa. «All inizio ogni carro veniva costruito in un posto diverso e fino all ultimo giorno nessuno poteva sapere a cosa stessero lavorando gli altri. Adesso invece, sia per una questione di spazio ma anche per ridurre i costi, facciamo tutto insieme». La realizzazione inizia a novembre. All inizio lavorano solo quattro o cinque persone, ma con l avvicinarsi del carnevale i partecipanti arrivano a diventare anche 40, tra i quali trovano spazio anche i bambini. «Purtroppo quest anno sfileranno solo quattro rioni perché gli altri due sono a corto di persone» spiega Ficola. Si tratta di un brutto colpo per l associazione. La realizzazione dei carri rappresenta soprattutto un momento di convivialità, in grado di unire il quartiere. «Lo spirito è quello di stare insieme e di tenere legato il quartiere. Da noi ci sono anche molti stranieri e il nostro obiettivo è anche quello di portare sempre nuove persone a partecipare per la realizzazione dei carri» racconta Ficola. Ma l esperienza comunitaria non si limita solo alla sfilata dei carri. «Quest anno abbiamo anche organizzato una lotteria del carnevale e per l occasione abbiamo organizzato un torneo di calcio allo stadio comunale di San Sisto, anche per far coinvolgere le persone dei rioni che non hanno sfilato». Proprio per tenere vive le tradizioni della regione è nata tre anni fa la Società del Bartoccio, un associazione che non a caso ha scelto il della maschera seicentesca tipica dell Umbria. Bartoccio era infatti l uomo di campagna che, arrivato alcuni partericpanti al CarNeVale Di ToDi Maschere, che business Il viso rotondo di Angela Merkel, quello spigoloso di Valdimir Putin, il sorriso di Kate Middleton e l inconfondibile cresta di Balotelli. Le maschere di carnevale sono da sempre la brillante rivisitazione dell attualità. Non è un caso infatti che tra i volti più ambiti spunti anche quello di Matteo Renzi. Per vestire i panni carnevaleschi possono bastare anche pochi spiccioli. Si può essere originali anche acquistando una mascherina di cartone da tre euro, purché si abbia un po di fantasia. Ma si sa, oggi il tempo è denaro e per molti forse le giornate durano troppo poco per ingegnarsi con il baule in soffitta. E se i vestiti cuciti dalla nonne sono ormai pezzi rari, la soluzione può essere affittare un costume per un giorno. Vengono accontentati anche i gusti dei più originali : toreri, suore, supereroi, principesse, cavalieri medievali, ballerine anni 80. Si parte da un prezzo base di 20 euro per arrivare ai 200 euro dei travestimenti più ricercati. Trasformarsi per una sera in un doge veneziano, con tanto di panciotto e tricorno, costa una cinquantina di euro. Lavanderia post bisboccia inclusa. Maschere per tutti i gusti, che si tratti di grandi o piccini. Ma la vera protagonista di questo carnevale 2014 è il fortunato cartone animato inglese Peppa Pig. La maialina adorata da tutti i bambini ha invaso le vetrine dei negozi. Resiste in un angolo il timido Arlecchino, intramontabile ma un po sbiadito. alessia Marzi in città, si trovava di fronte ai vizi e alle contraddizioni delle persone che vivevano lì. Proprio bartocciate vengono chiamati i componimenti satirici con i quali si prendevano di mira i ricchi ed i potenti. «Facciamo iniziative cercando di mantenere un certo livello culturale ma sappiamo anche essere popolari, per esempio organizzando degli incontri mangerecci» spiega Renzo zuccherini, presidente della società. Proprio il carnevale ha dato lo spunto per mettere in piedi un programma ricco di eventi, iniziato il 15 febbraio e che durerà fino al primo marzo. Se fino a tre anni fa l organizzazione di queste giornate era in mano ad un gruppetto di persone, adesso le adesioni sono molte di più. «Da quest anno possiamo anche contare sull aiuto di alcune associazioni del centro storico e dei borghi umbri, che con i loro laboratori artigiani hanno collaborato alla realizzazione del carnevale» racconta zuccherini. Ma per una manifestazione che nasce, ce n è una che muore. È il caso di Carnevalandia, l evento che per tredici anni si è tenuto a Todi e che quest anno, per la prima volta, non ci sarà. A mettere fine a questa esperienza è stata la mancanza di fondi, come spiega Luca Rossini, che fino all anno scorso si è occupato dell organizzazione. «Di fatto non c è neanche mai stato un colloquio con la nuova amministrazione» racconta. Erano due i momenti che componevano Carnevalandia: uno era il carnevale medievale che si teneva a Todi, mentre il secondo si svolgeva a Ponte Rio con la sfilata dei carri allegorici. L anno scorso sono riusciti a mantenere almeno quest ultimo appuntamento, ma invece per l edizione 2014 non c è stato niente da fare. «Si trattava dell unico carnevale medievale d Italia, era un importante attrazione turistica, ci dispiace molto che non ci sia più» racconta Rossini. La crisi mette fine quindi ad uno degli appuntamenti più importanti dell Umbria. Sarebbe il caso di prendere spunto da Arlecchino, la più famosa tra le maschere. Non avendo i soldi per comprare un vestito, la madre cucì insieme tanti pezzi di stoffa diversi portati dai suoi amici in modo da dargli un abito. Proprio l abito che è diventato il simbolo del carnevale. giulia Sabella Da SiNiSTra: MaSChera DUraNTe il CarNeVale MeDieVale Di ToDi; Carro allegorico Del CarNeVale Dei bambini Di acquasparta; UN altro MoMeNTo Del CarNeVale MeDieVale Di ToDi; Carro allegorico Del CarNeVale Di SaN SiSTo Quattro Colonne SGRT Notizie Periodico del Centro Italiano di Studi Superiori per la Formazione e l Agg.to di Giornalismo Radiotelevisivo Presidente: Nino Rizzo Nervo Direttore: Antonio Bagnardi Coordinatori didattici: Luca Garosi Dario Biocca Anno XXIII numero 5 15 marzo 2014 Direttore responsabile: Antonio Socci Redazione degli allievi della Scuola a cura di Sandro Petrollini Registrazione al Tribunale di Perugia N. 7/93 del marzo 1993 In redazione Laura Aguzzi Cecilia Andrea Bacci Carlotta Balena Antonio Maria Bonanata Alessandra Borella Edoardo Cozza Nicole Di Giulio Giuseppe Di Matteo Federico Frigeri Lorenzo Maria Grighi Manlio Grossi Michela Mancini Alessia Marzi Nicola Mechelli Alessandro Orfei Antonello Paciolla Lucina Meloni Paternesi Michele Raviart Valentina Rossini Giulia Sabella Luca Serafini Antonella Spinelli Sophie Tavernese Caterina Villa Segreteria: Villa Bonucci Ponte Felcino (PG) Tel. 075/ Fax. 075/ Spedizione in a.p. art.2 comma 20/c legge 662/96 Filiale di Perugia Stampa: Graphic Masters - Perugia

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