Padre Callisto Caldelari Etic(hett)a

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1 Padre Callisto Caldelari Padre Callisto Caldelari Etic(hett)a Padre Callisto Caldelari Etic(hett)a Fr. 19. Gli appunti del

2 Padre Callisto Caldelari L ETIC(HETT)A DI P. CALLISTO

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4 Prefazione Ha ragione Claudio Magris: Un vero maestro non è tanto un padre, quanto un fratello maggiore, che presto diviene semplicemente un Fratello. Maestro è chi mi mostra com è possibile dare una direzione alla mia vita, non chi mi fa la predica. Maestro è chi, al di là della sua cultura e del suo talento, sa darmi la mano; lo guardo negli occhi e mi accorgo che non sta facendo un calcolo, non sta pensando a come può servirsi di me. Mi guarda e mi dà qualcosa di se stesso, disinteressatamente. Questa citazione dello scrittore ticinese Alberto Nessi mi sembra centri molto bene il personaggio Padre Callisto Caldelari. Una persona che stimo per il suo approccio tollerante alle cose del mondo. Pur essendo profondamente e intimamente religioso, Padre Callisto non cede mai alla tentazione di fare sermoni, ma porge la mano a chi è alla ricerca di valori, di punti di riferimento. Nel pieno rispetto delle convinzioni di ogni interlocutore, confrontato ai problemi, non propone facili ricette, ma accompagna a prendere coscienza di se stessi. Non a caso il titolo della rubrica fa riferimento all etica, che studia i comportamenti dell uomo senza riferirli a categorie morali precostituite. Ci si può chiedere perché un giornale laico decida di pubblicare una rubrica del genere, curata da un ecclesiastico. Prima di tutto perché nella nostra società si sente sempre più la necessità di ritrovare dei punti di riferimento. La risposta a questa esigenza oggi giunge spesso da movimenti che propongono una propria ricetta di vita e di valori. Noi siamo invece convinti che la risposta a questa necessità debba essere quella di sollecitare le coscienze, suscitando risposte individuali in base alla cultura e alla sensibilità del singolo. Un obiettivo che ritengo Padre Callisto abbia raggiunto in questi oltre due anni di collaborazione con la nostra testata. Perché raccogliere questi contributi in un volumetto? Gli articoli scritti da noi giornalisti sono spesso affrettati, poco riflessivi, eccessivamente condizionati dalla cronaca. In un giornale è giusto però che si ospitino anche contributi più riflessivi, che sopravvivano alla vita effimera di un edizione. Ebbene le Etichette di Padre Callisto appartengono a questa categoria di interventi. Per questo vanno raccolte. Rileggendole avrete la possibilità di ripercorrere gli ultimi due anni di cronaca ticinese in chiave riflessiva. Giò Rezzonico 7

5 Sommario Prefazione Cos è l Etic(hett)a Oclan, o la pena di morte Don Gallo: prete delle prostitute Parlare ai ragazzi delle morte non é cosa facile Ci cerca trova: una suora il suo battezzatore, io dei documenti antichi Salviamo il Natale Chi bene incomincia I giovani di Taisé a Milano Epifanìa e non Befanìa Una causa di violenza: troppi soldi facili L importanza della cultura cristiana Ecumenismo: cerchiamo ciò che unisce La politica interessa ancora? Sembra di no! Scherza coi fanti e lascia stare i santi La formazione della coscienza non è un optional A 50 anni dalla Grande Visita della Madonna Pellegrina La giornata del malato Più donne in parlamento; purché competenti Potremo ancora fare la festa del papà? La politica non la si insegna coi soldi Singolar tensone fra Natale e Pasqua Perché io non vado a votare? Perché frate di tutti! Politica familiare: molte promesse, ma anni fa a Lugano si assassinava la cultura e l informazione Non sono contrario a P. Pio da Pietralcina, anzi Anche i partiti ticinesi sono in crisi d identità Il nuovo Consiglio di Stato e l assegnazione dei dipartimenti Ticino, Cantone festaiolo Eutanasia diretta: non apriamo le porte ala morte La guerra in Jugoslavia: il fine non giustifica i mezzi Viaggi: dimmi come vai e ti dirò chi sei Biblioteche, libri e letture Dopo quarant anni d insegnamento Matrimonio, rito-sacro non rito-magico Silenzio! Perché la Russia mi affascina?

6 1 36. I nostri candidati al Consiglio degli Stati Patria e profughi L ultimo Festival del film di Raimondo Rezzonico Colonie integrate, scuole di vita Alcuni dubbi sulla scuola ticinese Un matrimonio in chiesa, prima negato poi benedetto È sempre la stessa musica! Ai matrimoni e ai funerali Presidente di una banda: come mai? Pacolli Oxa: coppia bagnata, Bellinzona (s)fortunata Stipendi: Lutropp, nün troppo poc! Non sbattere il mostro in prima pagina Una Svizzera che cambia: ma come? Violenza giovanile I capi religiosi del mondo a Roma e ad Assisi Spese pazze per le elezioni Un modo intelligente per preparare il Il Caffè con donne nude: perché? Ad Assisi: chiese restaurate, uomini nelle baracche Chi telefona alla Linea del cuore? L assassino di Gesù Bambino è Babbo Natale! Anno Anno Santo: ma di quale santità Economia, turismo, sport e moda ma anche religione e cultura Le dimissioni dei Papa Giovanni Paolo II Il divorzio è comunque sempre un trauma Un mattone (o un imbroglio) col tuo nome, per Assisi? Gli amanti di Montecastrilli: madre lei diciasettenne lui Li ricordate i 10 Comandamenti? Meglio tardi che mai, soprattutto per la politica familiare Vacanze di carnevale con Santa Giovanna d Arco Ho una visione pessimistica dei partiti? Forse si, forse no Resoconto di una viaggio: due chiese, Cluny e Taizé Quegli invadenti, disturbatori, antipatici telefonini! Dal campo di calcio al santuario di Compostella I soldi del Casinò La colomba della pace I segni pasquali: l uomo, il pulcino e il neonato

7 Soma e psiche nel nostro lavoro quotidiano I giovani musicisti, figli di una musa minore Ai computer dipendenti: salva la tua vita e la tua libertà Le apparizioni non sono pietre angolari della nostra fede Etica e morale soprattutto in politica Quale civica insegnare nelle scuole? Telefonino: cordone ombelicale e mezzo per dire bugie Abituiamo i ragazzi ad usare la TV come si usano le medicine La preghiera del calciatore Fra i libri da mettere nella valigia delle vacanze, la Bibbia Matrimoni (in)civili Matrimoni in chiesa: rito serio o sfarzo sfacciato? Buffi un applauso se lo meritava Superlavoro nelle corsie degli ospedali Anche per gli scherzi nuziali: non fare agli altri quello che Tre domande sulle nozze Esiste ancora il Ticino degli onesti? Due beatificazioni, una accettata l altra contestata Una specie poco protetta: i nostri bambini Un discorso cardinalizio che mi ha disturbato S. Francesco e l Islam Si allo sport, ma senza esagerazione Quando l aggressività diventa violenza? Il Giubileo degli animali I segni del 2000: le cappellette Parlare della morte ai ragazzi è a sempre difficile Cresima: sacramento dell impegno o del disimpegno Il prete con la fede al dito Sui comandamenti teologo e libero pensatore a confronto Dieci principi etici per regolare i nostri rapporti con gli anziani San Nicolao e i suoi doni Bellinzona e i suoi castelli L albero di Natale ha radici bibliche Etic(hett)a

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9 1 Man-hu! Cos è, dissero gli ebrei quando videro nel deserto del Sinai un alimento che non sapevano definire. Etic(hett)a, cos è, diranno i miei lettori difronte a questo trafiletto. Tutti sappiamo che un etichetta è una piccola striscia di carta che si applica sugli oggetti per contrassegnarne contenuto, qualità, dati di fabbricazione, prezzo, norme per l uso. Ma può essere anche una definizione spesso sommaria di una persona o di un fenomeno complesso. Vuol dire anche norma, pratica d uso, cerimoniale specie di corte. I significati sono dunque tanti. Ma la nostra etic(hett)a che cos è? Può essere tutto questo, ma il modo grafico di presentarla richiama evidentemente la parola etica, concetto filosofico che affronta il problema di ciò che è buono, e perciò indaga le possibilità che l uomo ha di agire liberamente, le sue scelte difronte al concetto di bene e di male, le sue relazioni nei confronti degli altri. Sarebbe però pretenzioso dire che il nostro vuol essere un articoletto settimanale sul bene e sul male; sarà spesso una riflessione su un fatto di cronaca, recente e commentato subito a caldo cogliendone gli aspetti etici, cioè gli aspetti buoni ed anche cattivi, positivi ma anche negativi, forse anche civili ed incivili. Qualcuno domanderà: ma con che metro misurerà il grado di bene o di male, di civiltà o inciviltà che un fatto da lei registrato contiene? Rispondo: col metro della morale cristiana, è il metro in cui credo, ma aggiungo subito non intendo misurare, piuttosto desidero riflettere. Ora, per comprenderci, sarà necessario una definizione, o meglio una distinzione fra etica e morale. Paragonerei l etica ad un terreno, comune per tutti, a disposizione di tutti, su cui viene costruito un sistema morale. E la morale ad un edificio che, costruito sul terreno etico, ha stile e modalità proprie, nel nostro caso stile e modalità cristiane. L etica potremmo ancora dire è la legge naturale, termine una volta in voga, oggi forse un po abbandonato perché non sufficientemente chiaro. La morale è la stessa legge, ma calata dentro una determinata cultura, secondo i dettami di una religione; per questo vi è una morale cristiana, una morale mussulmana, buddista, ecc. Lo so che la morale cristiana oggi non è più accetta a tutti, forse perché molti la confondono col moralismo, che sottolinea gli aspetti negativi o addirittura il solo lato peccaminoso delle azioni umane. Ma liberiamoci da queste visioni deteriori e cerchiamo di respirare quell aria di libertà e di responsabilità che, etica e morale, vogliono regalare a tutti coloro che le coltivano. Domenica, 15 novembre

10 2 Domenica scorsa ho promesso che sulla mia Etic(hett)a avrei cercato di leggere un fatto della settimana evidenziando i suoi risvolti etici. Di fatti che si prestano a simile lettura in questi sette giorni ne sono successi molti, non vi è che l imbarazzo della scelta. Ne privilegio uno di grande risonanza sociale e politica; è il no italiano all estradizione del lieder del PKK Abdullah Oclan. Probabilmente questo signore, chiamato affettuosamente zio dai suoi connazionali, da tempo vagava per l Europa e parecchi governi sapevano chi era e dove era, ma si guardavano bene dall arrestarlo per non avere quelle grane politiche con la Turchia, che oggi ha l Italia. Ma indipendentemente da ciò, il governo D Alema sta comportandosi come un degno erede delle teorie di un suo illuminato connazionale, Cesare Beccaria. Rifiutare l estradizione verso un governo che mantiene ancora la pena di morte, vuol dire, non solo salvare la vita ad un uomo che resta sempre tale anche se fosse reo dei più atroci delitti, ma significa anche gridare la propria protesta contro quegli stati dove questa barbara pratica è ancora in uso. E che sia barbara, questa pena, lo dice il fatto che sul piatto della giustizia, quando si decide la pena di morte, si fa pesare di più la vendetta che non l espiazione. Purtroppo, oggi, ci sono parecchie persone che la invocano, almeno quale castigo supremo per i più efferati delitti. Però anche in queste situazioni di estremo degrado umano (pensiamo alla pedofilia che arriva ad uccidere dei bambini fatti oggetto dei propri turpi piaceri), la pena di morte a mio avviso non trova la sua giustificazione, perché non realizza il carattere medicinale e socializzante che ogni pena deve avere. Nemmeno il carattere dissuasivo al crimine è del tutto sicuro. E l aspetto difensivo che i sostenitori invocano ( a pericoli estremi la società deve contrapporre estremi rimedi di difesa ) sembra facilmente attuabile con altre modalità. Infine, non dimentichiamo che, in una civiltà di cultura cristiana come la nostra, la società ha l obbligo di contrapporre al male, non un altro male, ma una più radicale manifestazione di bene. Questo obbligo deve testimoniarlo soprattutto verso nazioni, come la Turchia, a maggioranza mussulmana. Domenica, 22 novembre

11 3 Martedì alcuni giornali portavano una notizia singolare: un prete di Genova, don Gallo, distribuisce preservativi alle prostitute e siringhe ai tossicodipendenti, anzi aiuta le ragazzine straniere, che sono obbligate a battere i marciapiedi della capitale ligure, ad abortire in case medicalizzate per non lasciarle in mano alle mammone. La sua Curia lo riprende aspramente, un giornale cattolico sembra che lo consideri un assassino, altri fogli di stampo conservatore lo additano al pubblico dileggio. La stessa sera, nella trasmissione Pinocchio, questo prete appare con il cardinale Tonini e monsignor Albanese, due forti rappresentanti di quei sacerdoti che cercano di essere i buoni samaritani di tutti gli emarginati; con loro ci sono diversi parroci di Roma. Non è una trasmissione di massa, ma un dialogo tra religiosi. Tutti sono d accordo sul principio: l aborto è un male. Ma vi è disaccordo sui metodi: c è chi vorrebbe che un sacerdote si fermi ad annunciare i principi, c è chi invece sostiene il prete genovese dicendo che in casi eccezionali bisogna saper sporcarsi le mani. Il cardinale Tonini insiste per un educazione forte, alcune suore scendono al pratico e invocano maggior presenza della Chiesa vicino alle persone disgraziate, affinché non solo vengano educate, ma prima ancora vengano concretamente aiutate. Tutti parlano di coscienza e di rispetto della libertà, anche verso quegli individui che prendono decisioni (abortire per esempio) che vanno contro la morale cristiana. Ma per alcuni questo rispetto è difficile; preferirebbero che tutti avessero la loro mentalità e fossero pronti a qualsiasi sacrificio pur di salvare i principi. Per altri invece, questo rispetto della libertà e della coscienza personale, li porta ad un aiuto concreto, quasi ai margini della legalità, sia canonica che civile. Gli articoli sui giornali in difesa di don Gallo e la trasmissione di Pinocchio mi hanno fatto rivivere parecchi casi personali: parecchie donne si sono rivolte a me in situazioni simili, per chiedere se tenere o meno una vita appena iniziata. Io ho sempre risposto che, se chiedevano un mio consiglio, è perché volevano sapere qual era il pensiero della morale cristiana, e non ho mai avuto problemi ad esporlo con franchezza. Ma ho sempre aggiunto: Lei ha trovato quella porta aperta per venire a consigliarsi con me. Qualsiasi decisione lei prenderà in coscienza, anche se fosse contraria ai principi cristiani che le ho esposto, troverà quella porta spalancata per avere una parola di confronto e di aiuto se ne sentirà il bisogno. Domenica, 29 novembre

12 4 Giorni fa fui invitato dalla direzione di una Scuola Media ticinese a parlare a degli allievi di terza su tema: La morte. Mi stupii alquanto di questa richiesta, ma essendomi altre volte impegnato su questo tema accettai, a condizione che detti allievi mi inviassero delle domande in merito. Ricevetti molti fogli con considerazioni, riflessioni e domande interessantissime, e andai in quella scuola a trattare il tema propostomi. Per quasi due ore parlai davanti ad una platea di oltre sessanta ragazzi, attenti, interessati, disciplinati oltre ogni previsione. Cercai di far comprendere loro come il problema morte deve inserirsi nel discorso più vasto della vita, ma come la vita non deve confondersi con la nostra esistenza fisica. Risposi ai loro numerosissimi interrogativi, ed estrapolai dagli scritti che mi avevano inviato alcuni pensieri che definii perle che voglio comunicarvi, assicurandovi che non ho cambiato nemmeno una virgola di quanto mi avevano scritto quei ragazzi. Ecco tre loro pensieri che non sembrano scritti da ragazzi tanto fanno riflettere gli adulti: Secondo me non bisogna aver paura della morte. Perché in fin dei conti non è, che una volta morti, di noi non resta più nulla, rimangono i ricordi nel cuore delle persone che ci hanno amati. A me piace pensare che quando morirò ci sarà chi mi ricorda. Come cattolico credo che la morte sia una cosa bellissima perché appena si muore si entra in un altra vita, magari migliore di questa. La vita è una cosa meravigliosa, ma la morte è il passo più significativo verso il regno di Dio. Ma la peggior morte è quando si è morti dentro! Il giorno dopo l incontro coi ragazzi tenni una serata coi genitori sullo stesso tema. Incontro altrettanto vivo e interessante, durante il quale potei conoscere le reazioni avute in famiglia dopo il pomeriggio con i loro figli. L altro giorno mi telefonò una mamma per dirmi: mio figlio dopo l incontro con lei mi disse: abbiamo discusso sulla morte e quella discussione mi ha insegnato a vivere. Forse, questa, è la perla migliore. Domenica, 6 dicembre

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14 5 Potrei intitolare questa Etic(hett)a: Chi cerca trova. La prima ricercatrice è una suora che, martedì 8 dicembre, si è consacrata a Dio per sempre nell Ordine di S. Chiara. Questa religiosa aveva una foto del suo battesimo sulla quale figurava un frate Cappuccino che, trentacinque anni fa, le amministrava il sacramento nella clinica Quisisana a Roma. Di questo frate i suoi genitori le avevano detto una cosa sola: il nome. La suora s interessò presso la Curia Generalizia di quell Ordine che gli fornì l elenco di tutti i Cappuccini che, nel mondo, portavano questo nome. Lo cercò e lo trovò una mattina presto, telefonandomi per chiedermi se era possibile che nel settembre del 1963 io mi trovassi a Roma in quella clinica. Le risposi di sì; mi spedì la foto sulla quale mi riconobbi chiaramente. Perciò accettai il suo pressante invito di andare a San Casciano in Val di Pesa per la sua professione solenne. Entrambi fummo felici di conoscerci, perché quel giorno, in questa religiosa, si perfezionava ciò che il Battesimo significa, la consacrazione dell uomo a Dio. Da San Casciano, il giorno dopo, andai a Roma per consultare l archivio del Sant Ufficio, appena aperto agli studiosi di tutto il mondo che, da tempo, attendevano che questo scrigno messo a disposizione della storia fosse dischiavato. Volevo cercare i decreti che motivarono l inclusione nell Indice dei libri proibiti di diverse opere stampate a Lugano nel 1700; sto infatti terminando la Bibliografia luganese del settecento, cioè la catalogazione e descrizione di pubblicazioni dell unica stamperia esistente allora nelle nostre terre: la tipografia Agnelli di Lugano ( ). Anche se fondata da un prete e diretta poi da un altro prete, quell officina stampò molte opere che incorsero nella censura ecclesiastica, perché fustigavano la potente Compagnia di Gesù, sostenevano i giansenisti italiani, propagandavano le idee della Rivoluzione Francese. Era comunque una fucina di idee libere e progressiste, e i due sacerdoti l abate Gianbattista Agnelli e Giuseppe Vanelli erano uomini di vasta cultura e di provata fede. Trovai i decreti e ricavai delle notizie interessanti che pubblicherò. Chi cerca trova : una suora ha trovato chi l ha battezzata e io ho trovato dei decreti pontifici che da tempo desideravo conoscere. Due ricerche molto diverse anche per importanza esistenziale la prima, solo culturale la seconda. Ma con un denominatore comune che potrei esprimere così: ogni ricerca costante, di solito, sfocia in un ritrovamento appagante. Domenica, 13 dicembre

15 6 Questa è l ultima Etic(hett)a prima di Natale, quindi il tema è obbligato: parliamo del Natale. No gridiamo per il Natale! Lanciamo il SOS in favore del Natale! Perché? Perché stanno uccidendolo! Il boia è quel vecchiaccio che dopo avergli usurpato il nome sta togliendogli la vita. Sì, proprio lui, Babbo Natale. Ma perché, P. Callisto, sei così severo contro il Babbo Natale? Sono severo, non solo con lui, ma contro tutti coloro che stanno scalzando le radici storiche, culturali, religiose del Natale. E volete una prova che ciò sta avvenendo nella nostra società? In questi giorni ho visto decine di disegni di bambini sul tema del Natale, in nessuno vi era la raffigurazione del fatto di Natale: non un presepio, né una culla, non un bambino. In tutti: animali specie renne, alberi, stelle, pacchi di doni, nonché Mazinga, Dracula, banditi, ecc. Ma il Natale, il vero Natale, non è un vecchio, non sono gli animali, non è un pacco Il vero Natale è un evento, è una nascita, è un Bambino in braccio alla sua mamma, vicino al suo papà, anche circondato da animali, illuminato da alberi stellati, ma il centro è Lui, quel Bambino che anche per chi non crede nella sua divinità è un grande personaggio dell umanità che, con il suo messaggio, ha cambiato la storia dell uomo. Mentre, per chi crede in Lui, è la presenza di Dio in mezzo a noi. È Dio stesso che, avendo tanto amato l uomo, assume la nostra natura umana e viene in mezzo a noi per dirci che siamo tanto importanti, che fondamentalmente siamo tanto buoni, che siamo tanto interessanti, che Lui stesso ha voluto farsi uno di noi. Ecco perché dobbiamo salvare l origine storica, culturale, religiosa del Natale. Come non ci è permesso di sfigurare un dipinto prezioso, come non dovrebbe essere lecito a nessuno imbrattare con dello sprait qualsiasi costruzione, specie se è un monumento, così non dobbiamo, non possiamo permettere che si snaturi una festa, soprattutto quella di Natale, che gli si tolga il suo significato profondo, che la si riduca a pura occasione di comperare per poi buttare, che la si sostituisca con un vecchio postino estraneo alla nostra cultura e tradizione. Per favore, salviamo il senso vero del Natale! Domenica, 20 dicembre

16 7 Avete terminato bene il 98? Spero di sì. Io l ho terminato benissimo. Non parlo dell ultima sera passata con amici, ma degli ultimi giorni passati con (centomila) giovani in quel di Milano. Mi trovavo nella capitale lombarda per altre ragioni, e sapevo che nella stessa vi era il raduno dei giovani cristiani europei che, accettando l invito dei monaci di Taizé, si ritrovavano a pregare e meditare. Decisi di partecipare, almeno nel pomeriggio, alla preghiera comunitaria che si teneva nei nuovi padiglione della Fiera. Vissi quei momenti con tanta gioia che mi sento di trasmettervela. Negli ampissimi spazi si raccoglievano, secondo le lingue, migliaia di giovani che alternavano momenti di silenzio con canti meravigliosi. Era uno spettacolo unico nel suo genere, commovente e consolante nello stesso momento. Era la certezza che in Europa, dalla Russia alla Sicilia, dal Portogallo ai Balcani, vi sono ancora dei testimoni della speranza. Fuori della Fiera le strade deserte di milanesi in vacanza erano piene di gruppi giovanili che parlavano tutte le lingue europee. Ben 800 famiglie offrirono ospitalità a questi pellegrini moderni. Ma ciò che mi è particolarmente piaciuto è il fatto che questo incontro ha unito evangelici, ortodossi, cattolici e fedeli di altre confessioni che in un modo o nell altro si rifanno a Cristo. Mentre nella nostra Chiesa l ecumenismo langue, è importante che i monaci protestanti di Taizé lo ripropongono con un offerta fatta ai giovani affinché lo sappiano rilanciare. Domenica, 3 gennaio

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18 8 Se per Natale me la sono presa con l omonimo Babbo, per l Epifania devo prendermela con la Befana, per non fare delle distinzioni o preferenze fra questi due personaggi, comunque negativi. Ma per l Epifania il Caffè non esce, quindi devo prendermela in ritardo con questa vecchiaccia. Ma chi è la Befana il cui nome lo si applica, con accenti antifemministi, a donne che non sono, né belle, né discrete? La sua origine è nordica e, in quei paesi, potrà certamente avere diritto di cittadinanza. Sembra essere una personificazione dell inverno che, scendendo nelle case per la cappa del camino, incontra il fuoco che la squarta, e dal suo ventre escono dei doni per i bimbi buoni, mentre quelli cattivi devono accontentarsi del carbone che esiste vicino ad ogni caminetto. Se vi piacciono queste leggende macabre, servitevene pure! A me sembrano di cattivo gusto e soprattutto antipedagogiche se raccontate a dei bambini. Il nome di Befana viene dal calendario liturgico: se Epifania, nome di una grande festa cristiana, vuol dire bella manifestazione, befanìa significa cattiva manifestazione ; almeno il nome è appropriato. Ma dico io: chi è stato quel genio che ha inventato la brutta Befana quale sostituzione dei bei Re Magi che, avendo portato un giorno dei doni a Gesù Bambino, oggi li portano a quei bambini che rappresentano Gesù? Chi sia stato non lo so. So, comunque, che in Italia la Befana è stata, se non introdotta, almeno valorizzata (si fa per dire) dal regime fascista. Permettetemi però di fare un operazione difficile ma forse utile; rendere positiva una figura negativa. Se la Befana è una vecchia che porta i doni, non è ravvisabile nelle nostre nonne che, spesso sono così generose coi loro nipotini? Ma non chiamatele Befane, per carità! Chiamatele piuttosto con un francesismo, le grandi mamme o le mamme anziane. È più simpatico! Domenica, 10 gennaio

19 9 Quindici giorni fa ho scritto di aver trascorso a Milano le ultime giornate del 1998, e di averle passate immerso in una fervida e giovanile atmosfera religiosa: l incontro dei giovani cristiani, convocati dai monaci evangelici di Taizé. Quelle giornate rimarranno fra i più bei ricordi della mia vita. Oggi devo scrivere che, a Milano, ho vissuto alcune fra le prime giornate del 1999 in modo preoccupato. I giornali hanno dato ampio spazio ai fatti di violenza: uno o più morti ammazzati quasi ogni giorno. Lo spettacolo che la capitale lombarda presenta in certi rioni è quello di una città in stato di assedio; infatti l aumento delle forze dell ordine, resosi necessario per arginare simili delitti, non suggerisce una visione idilliaca di una città in festa per il Capodanno. Ma quali possono essere le cause di tanta violenza? Non sono, né un criminologo, né un sociologo, quindi non mi arrogo il diritto di fare ipotesi che sarebbero avventate. Permettetemi però di suggerire tre situazioni immorali fra le altre che certamente creano una mentalità distorta e generano una propensione alla violenza: la sperequazione economica, le pazze spese delle società di calcio, la mancanza di una forte protezione, anzi di una cultura in favore della vita. Dove ci sono uomini troppo ricchi e uomini troppo poveri, mi sembra facile che i secondi desiderino possedere quello che hanno i primi. Quando questa ricchezza è poi acquistata a colpi di fortuna (lotterie con premi miliardari, giuochi televisivi superdotati di soldi), mi sembra facile che ci sia chi progetti di appropriarsi di simili somme a colpi di pistola. Seconda situazione: le squadre di calcio spendono somme da capogiro per acquistare super-campioni. Poi, evidentemente, hanno bisogno di organizzare tifoserie per far spettacolo e aggregare spettatori sempre più numerosi, ma anche sempre più aggressivi. Ed allora, chi si meraviglia se, fra le varie tifoserie, scoppiano risse con feriti e qualche morto? Infine, a mio modo di vedere, la vita non è sufficientemente protetta; se le forze dell ordine sono necessarie per combattere la violenza, credo che sia altrettanto utile un opera di prevenzione e di educazione al rispetto della vita in tutte le sue manifestazioni, dalla protezione del feto o della gestante, all assistenza del morente. E questa mancanza di protezione della vita non c è solo a Milano, ma qualche volta anche nel nostro piccolo paese. Purtroppo, lo sappiamo, la micro e macro criminalità non ha bisogno di passaporto per varcare le frontiere. Domenica, 17 gennaio

20 10 Quand ero giovanissimo studente Cappuccino, i sacerdoti che in Diocesi, ritenevo più carichi di responsabilità e che, conoscendoli, ammiravo di più, erano i docenti di religione delle scuole medie superiori: Don Isidoro Marcionetti al Liceo di Lugano, Don Ettore Gobbi alla Magistrale di Locarno, Don Giovanni Maria Colombo alla Commercio di Bellinzona. Le vie della vita mi hanno portato a diventare, direttamente o indirettamente, loro successore. Dico questo ricordando Don Marcionetti morto in questa settimana; quando nel 1968 si ritirò dall insegnamento del Liceo di Lugano (l unico pubblico allora esistente in Ticino) fui chiamato io a succedergli. Fu un cambio di stile; lui prete riverito e stimato, amico dei grandi professori, quali Amerio per citare solo la punta di diamante di quel corpo docente; io povero frate, più vicino agli allievi che ai colleghi. Lui filosofo e teologo di sicura ortrodossia, io più attento ai bisogni e alle esigenze personali dei giovani. Allora, al Liceo, tutti (o quasi) facevano religione, e questa materia era ritenuta utile, non solo per aiutare il giovane ad avere una struttura morale, ma per allargare i suoi orizzonti culturali. Come si può capire Dante, Galileo, Leonardo, Raffaello, Manzoni, come si può gustare Bach, Mozart, come si può indagare la filosofia di S. Tommaso d Aquino, di Duns Scoto, senza conoscere il cristianesimo? Ecco perché oggi, dopo 30 anni, quando l ora di religione confessionale è diventata facoltativa e pochi la frequentano, io che sto per lasciare la scuola (per raggiunti limiti di età), vedrei volentieri un ora di cultura religiosa obbligatoria, non confessionale. Infatti anche chi non è credente o praticante non può ignorare di vivere in un paese di cultura cristiana, dove le radici del nostro stesso essere sociale affondano in un terreno da secoli intriso di cristianesimo. In altre parole, anche nel nostro ambiente abbiamo monumenti, artisti, scrittori, architetti che hanno prodotto capolavori d ispirazione cristiana, che per essere capiti vanno inquadrati nella cultura che li ha generati. Per ritornare a Don Isidoro Marcionetti una cosa mi legava a lui; l amore per la storia e per l arte del nostro paese; l amore dunque per la cultura cristiana. Domenica, 24 gennaio

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